Far comunicazione

E’ vero, scrivo poco. O meglio, scrivo poco su queste pagine. In questi mesi ho scritto parecchio, una relazione conclusiva di un progetto a cui ho lavorato, ho risposto a domande per interviste, per ricerche da parte di studenti che mi hanno contattata. Poi sto buttando giù la bozza di un nuovo libro, un romanzo. Quest’ultima cosa la faccio al pascolo, con carta e penna, ho ripreso adesso che i capretti iniziano ad essere indipendenti e non c’è più da tenerli sotto controllo costantemente per paura che restino indietro, si addormentino sotto una radice, in un punto riparato tra l’erba secca.

Scrivere al pascolo con supervisione e correzione delle bozze! – Petit Fenis, Nus (AO)

Già, nel frattempo sono anche nati i capretti, manca ancora il parto di una ritardataria, poi la stagione 2021 sarà conclusa. E’ andato tutto bene, anche se la componente maschile ha battuto le femmine per 10 a 2! Capita, non ci puoi fare niente. Però i parti sono andati tutti bene, fino ad ora non ci sono state complicazioni, per fortuna.

Le prime leccate della mamma subito dopo il parto – Petit Fenis, Nus (AO)

Non sono solo tutti questi impegni dall’avermi allontanata dallo scrivere sia qui sul blog, sia su facebook. Trovo che stia diventando estremamente difficile far comunicazione. E’ sempre più frustrante vedere come molte persone, on line, si fermino al titolo e non vadano nemmeno a leggere il contenuto, commentando così a sproposito. Oppure vedere come la cattiva informazione, le fake news, la disinformazione creata ad are dilaghino raccogliendo consensi, mentre l’articolo ben scritto, che cita le fonti, basato su fatti concreti, dati, numeri resti lì nella sua solitudine.

Meglio godersi la natura che ci circonda, piuttosto che farsi il sangue cattivo on-line… – Petit Fenis, Nus (AO)

Non stiamo vivendo in un periodo facile. E’ da un anno che cerchiamo letteralmente di sopravvivere. Alla malattia, al dolore per le perdite di amici e famigliari, alla crisi economica, alla mancanza di lavoro / impossibilità di lavorare, alle privazioni, alle incertezze sul futuro, alla depressione, all’ansia, alla confusione, alla paura. Le reazioni delle persone a tutto questo variano in base al carattere, ma mi spaventa l’odio e la rabbia che molti mostrano commentando ciò che leggono. E non parlo di argomenti fondamentali, basta la foto di un cane scappato da casa per scatenare diatribe infinite a suon di pesanti insulti.

…nonostante ciò che sta accadendo, la natura continua a regalarci spettacoli meravigliosi – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Così, per evitare il mal di stomaco e per non ridurmi a urlare virtualmente pure io, preferisco tacere. Mi mancano però le occasioni di confronto con il pubblico, il “fare bella comunicazione”, incontrare le persone ad un convegno, alla presentazione dei miei libri. L’ultima volta è stato nel dicembre 2019… Per quanto io ami scrivere, mi rendo conto che ciò che viene messo nero più bianco molte volte possa venir mal interpretato. Perciò un bel dibattito, un confronto, un approfondimento faccia a faccia resta la cosa migliore. Anche perché chi mi legge può aver voglia di comprendere meglio, oppure io posso aver dato per scontato un dettaglio che il lettore invece ignora.

Backstage delle prime riprese per Linea Bianca – Petit Fenis, Nus (AO)

L’altro giorno abbiamo ospitato una troupe della RAI per la trasmissione Linea Bianca. E’ un programma sul territorio montano, non specificamente sull’agricoltura (quella è Linea Verde, che invece sta girando in Valle questa settimana). Mi incontravano come scrittrice e allevatrice di capre, quindi più che altro interessava loro la mia storia, non dettagli tecnici o discorsi sulle problematiche dell’allevamento di montagna.

Alcuni dei capretti nati quest’anno – Petit Fenis, Nus (AO)

Però mi ha infastidito il fatto che mi venisse detto, prima di iniziare le riprese, che non era il caso di dire che alcuni capretti erano destinati al macello. La conduttrice non era animalista o vegana, ma mi ha fatto capire che certi temi non si dovevano toccare, proprio per non attirare le ire degli animalisti. Anche ne avessi parlato, comunque quella parte sarebbe stata tagliata (e taglieranno comunque moltissimo, visto che sono stati diverse ore a filmare e, se va bene, ci saranno 5 minuti di servizio dedicato a me e alle capre).

Una delle due femmine nate quest’anno – Petit Fenis, Nus (AO)

Ritengo la gran parte dei sedicenti animalisti persone “ignoranti”, cioè che ignorano, che non sanno com’è la realtà. Come ho già avuto modo di dire molte volte, non giudico chi vive o si alimenta in modo diverso dal mio, ma non tollero l’essere giudicata sulla base di credenze errate. Ormai, per tutti coloro che allevano animali cosiddetti da reddito, la parola “animalista” ha assunto un significato negativo. Perché l’animalista è quello che ti insulta, che ti infanga, che ti ritiene un assassino, mentre tu invece dai tutto te stesso per il bene dei tuoi animali.

Scontri tra due giovani maschi sotto l’anno di età, equipaggiati con “grembiule” per evitare gli accoppiamenti – Petit Fenis, Nus (AO)

Certo, preferirei vendere “da vita” tutti i capretti maschi, ma so bene che non sarà così. Non posso tenerli perché consanguinei con le capre del gregge, ma anche perché si massacrerebbero tra di loro quando raggiungono la maturità sessuale. Si picchierebbero continuamente. Quindi, o si macellano a pochi mesi di vita, o si castrano, si lasciano insieme alle madri fino alla discesa dall’alpe, e si macellano allora, in autunno. Non si macellasse nulla, non si alleverebbero nemmeno animali. Cos’è più giusto, impedire a delle capre di vivere secondo la loro natura, in un gregge, riproducendosi, oppure macellare a norma di legge qualche capretto? Qualcuno per autoconsumo, qualcuno per la vendita, anche per ripagare almeno in parte le spese di mantenimento del gregge.

Becco di due anni – Petit Fenis, Nus (AO)

Lasciassimo le capre libere in natura, la mortalità sarebbe molto più alta. Ci sarebbero capre e capretti morti nel momento del parto, mentre l’allevatore interviene da solo o con l’aiuto di un veterinario per evitare il più possibile che ciò accada. Molti morirebbero nei primi mesi di vita, per i motivi più vari. Quando la capra ha poco latte, intervengo con il biberon per integrare la dieta dei piccoli, per esempio. Ai primi sintomi di diarrea, si valutano le cause e si cerca di curare l’animale, ecc ecc. Poi comunque, liberi nel “loro” ambiente, i giovani maschi si scontreranno con il maschio dominante, qualcuno verrà allontanato. Come solitario, sarà facilmente vittima dei predatori. Questa è la natura.

Capra in stalla con la sua capretta – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma queste cose non le ho potute raccontare. Così ve le ho scritte qui, anche se le ho già ripetute mille volte. Per fortuna hanno filmato le capre al pascolo, chissà cosa avrebbero pensato vedendole legate in stalla. Già, perché l’animalista ignorante le vorrebbe almeno libere. Così non sarebbe nato nemmeno un capretto, perché si sarebbero picchiate, causando aborti, gambe rotte, ferite varie. Già, questa razza (la valdostana) è una razza in cui le femmine hanno un carattere spiccatamente dominante e si battono per stabilire la gerarchia nel gregge. Questo aspetto così spettacolare (e raramente cruento, se avviene all’aperto) è apprezzato dagli appassionati, che organizzano vere e propri circuiti di “battaglie” per far incontrare le loro capre più forti e vedere qual è la regina. No, non ho raccontato nemmeno questo, tanto l’avrebbero tagliato…

Ancora alcuni dei capretti (Ponpon, Cognac e Zenith) – Petit Fenis, Nus (AO)

La puntata di Linea Bianca sulla Valle d’Aosta andrà in onda sabato 27 marzo 2021 su Rai1 alle ore 14:00. Ovviamente sarà visibile successivamente on-line sul sito di RaiPlay.

Pensieri montanari

Le brume oggi avvolgono la valle e si intravvede appena il profilo delle montagne. Le capre cercano ghiande a muso basso nel sottobosco. E’ una giornata d’autunno come tante, come sempre. Sì, quassù è tutto immutato, almeno in apparenza. Se non si ascoltasse il telegiornale o la radio, se non si aprissero i social, se non ci si muovesse da casa, ci potrebbe un’illusione di normalità. Ma non sono così fuori dal mondo, so bene quel che succede “intorno” a me, però nello stesso tempo mi sento fisicamente e mentalmente lontana da tutto, ogni giorno più lontana. Un po’ è un allontanamento volontario, per non farmi prendere da una certa isteria collettiva, un po’ è una strategia di sopravvivenza, dato che l’evitare contatti è comunque la migliore garanzia, di questi tempi (tanti non possono permetterselo, io sì, abbastanza), un po’ è un sentirmi sempre più distante dal modo di vivere e pensare di molta, moltissima gente. L’isolamento non è un gran sacrificio, i luoghi affollati mi hanno sempre messo a disagio, la compagnia ideale per i momenti “sociali” è sempre solo composta da pochi buoni amici.

Atmosfere autunnali con sguardo sulla valle – Petit Fenis, Nus (AO)

Che la folla, la concentrazione di esseri viventi, di esseri umani, fosse malsana già si sapeva. La qualità della vita si abbassa quando molte persone vivono le une vicine alle altre, sopra, sotto alle altre. Forse dal di fuori lo vediamo e lo capiamo meglio? Forse chi vive in città sta bene dov’è, si sente addirittura protetto, avendo perso di vista tutto ciò che è naturale. Cosa penserà quel minuscolo pedone che cammina su di un marciapiedi in città, circondato da immensi grattacieli incombenti su di lui, affiancato da un flusso ininterrotto di auto, furgoni, bus?

Atmosfere urbane – Genova

Io, in montagna, so di non essere niente, una nullità. Più che mai in questa stagione si rafforza questa sensazione, quando in quota c’è un silenzio assoluto e le pareti, spruzzate di neve, sembrano ancora più alte ed austere, svettanti verso il cielo. Mi sento fragile, so che basta anche solo un minuscolo sasso in caduta dall’alto per colpirmi a morte. Il pericolo è ovunque, evitarlo può dipendere dal mio comportamento, dalla mia prudenza, ma non solo, c’è sempre una componente di casualità. Più di una volta, pascolando le pecore, ho visto una pietra rotolare sul versante e colpire fatalmente un animale che fino ad un attimo prima era lì a mangiare con le sue compagne.

Autunno nel Vallone di Saint Barthélemy – Nus (AO)

Quassù vita e morte sono una cosa naturale, quotidiana, ciclica. Gli stambecchi più forti, sani, grassi, pascolano in branco, i maschi da una parte, femmine e capretti dall’altra. Poi c’è il vecchio maschio solitario, o l’individuo ferito, malato, quello che non ha accumulato abbastanza riserve per superare la stagione invernale. In questo caso non c’è solidarietà, quella esiste più nelle favole che non in natura, dove questi animali si allontanano o vengono allontanati dal branco, perché fragili, deboli, portatori di malattie, facilmente cacciabili dai predatori, quindi pericolosi per i loro simili.

Maschi di stambecco nel pieno della forma a fine settembre – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Quando l’uomo gli animali li alleva, interviene per curarli, per quanto possibile. Però la morte arriva, talvolta per problemi di parto, oppure colpisce un soggetto già debole, capita anche che muoia o si debba sopprimere un capo giovane, quello che fino a poco prima sembrava essere il più bello e in forze, ma che poi si ammala all’improvviso. Non si si abitua mai, fa male, ma si sa che è così, la morte è una componente della vita. C’è gente che invece persino evita di nominarla…

Vecchio stambecco solitario, troppo magro per affrontare l’inverno – Champoluc, Val d’Ayas (AO)

Cosa passa per la testa di tutti coloro che pensano che un virus sia un “complotto”? Senza dubbio c’è chi si sta approfittando della situazione che si è venuta a creare con la pandemia e le varie decisioni prese per cercare di arginarla. Il male di uno può essere il bene dell’altro, è una legge di natura anche quella, in fondo. Ci sarà sempre chi si ciba della carcassa di quello stambecco solitario, il giorno che non si alzerà più.

Grifoni intorno ad una carcassa in un canalone – Val di Susa (TO)

Io il virus lo vedo come un segnale della natura verso l’uomo, che sta vivendo nel modo sbagliato, o anche come uno strumento della natura per auto-regolarsi, perché siamo in troppi, viviamo tutti appiccicati gli uni agli altri, in ambienti inquinati, facendo una vita spesso poco sana, quindi siamo troppo fragili. Inoltre ci vogliamo spostare continuamente, con ogni mezzo, persone e merci in un giorno possono fare il giro del globo. Sarebbe da stupirsi se un virus non riuscisse a spostarsi velocemente, così com’è accaduto.

Turisti in una giornata di pioggia nelle vie di Bolzano

Un gregge di capre sta bene, è sano, in forma. Viene unito ad altre greggi per la stagione estiva, tanti animali, appartenenti a cinque, dieci, venti proprietari diversi, tutti ugualmente sani, ma forse no. Sulla quantità, in mezzo a quelle cento o duecento capre, ce n’è uno o forse due che hanno un problema non visibile… ed ecco che tutti gli individui più deboli, quelli con meno anticorpi, quelli che hanno avuto meno contatti con altri in passato, si ammalano.

Gregge di capre in alpeggio – Pont, Valsavarenche (AO)

Passerà anche questo virus. Quel che mi preoccupa maggiormente è il fatto che, già in passato, non si sia investito abbastanza sulla sanità, visto che tutti vogliamo vivere il più a lungo possibile, mi preoccupa il fatto che già prima dovevi aspettare mesi per una semplice visita, che certi giorni passavi ore al telefono per riuscire a prendere la linea per prenotare una visita dal tuo medico di base! Adesso ci vogliono di nuovo chiudere in casa affinché non ci si ammali di Covid-19. Anzi, per non contagiarsi, perché non tutti si ammalano, e anche se ci si ammala, si può anche guarire. Qualcuno muore. Potrei essere io, ma sulla Terra sono quella nullità di cui si parlava. Chiusi in casa senza lavorare, come si fa? Qui in montagna un minimo di autosufficienza ce l’abbiamo, di fame non moriamo, di freddo nemmeno. Ma in città?

Folla nel centro di Aosta per la Fiera di Sant’Orso

I politici che vogliono “chiudere” perché la gente non muoia di Covid, perché non hanno mai chiuso le fabbriche di armi? Quelle ammazzano la gente, senza ombra di dubbio. E perché lo Stato vende le sigarette? C’è scritto persino sul pacchetto che il fumo uccide. Non mi fa “paura” il virus, cerco di seguire le regole per prevenire un possibile contagio, ma quassù non è difficile. Contatti pochissimi, tutte le occasioni “sociali” a cui partecipavamo sono state annullate (fiere, rassegne del bestiame, ecc.), ho fatto scorta della maggior parte dei generi alimentari che mi serviranno nei prossimi mesi. Quelli che non produciamo noi, solitamente li acquistavo in fiera (riso, farina da polenta, spezie, legumi), ma sto provvedendo a farmeli spedire dai produttori.

Fine stagione nei pascoli d’alpeggio per un gregge di pecore che pratica il pascolo vagante – Bardonecchia (TO)

Sicuramente altrove è diverso, lo capisco che abbiate paura. Quando si è in tanti, in troppi, tutti ammassati, ci sono più rischi ed è ovvio che servano più vaccini, più medicinali. Se si vive secondo natura, godendo del sole, del freddo, di cibi genuini, del territorio, di stagione, il nostro sistema immunitario e il nostro corpo sono più forti. Se sto fuori al freddo, rischio meno di prendermi un’influenza rispetto a chi sta tutto il giorno al chiuso. Gli animali, sotto la neve, all’aperto, se sono sani e hanno la pancia piena, non patiscono le basse temperature. Sono “cose della natura”, non c’è nemmeno da spiegarle a chi vive in montagna e fa questo mestiere.

Pascolo autunnale, tra ghiande e foglie – Petit Fenis, Nus (AO)

Le capre continuano a cercare ghiande, qualcuna alza il muso e si drizza per afferrare con i denti una foglia. Anche se, essendo animali domestici, siamo noi a pensare alla loro alimentazione, la natura fornirebbe comunque il giusto cibo per affrontare l’inverno: castagne e ghiande, altamente nutritive, insieme a tutte le foglie che, lentamente, cadranno a terra nei prossimi giorni.

Montagne silenziose, gli alpeggi si sono svuotati e il turismo di massa dei mesi scorsi è cessato con i primi freddi – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Non vi ho dato soluzioni, ci mancherebbe, chi sono io per farlo? Ho solo messo giù, nero su bianco, un po’ di pensieri. Riflessioni anche dure, ma occorre essere realisti e concreti, in un mondo sempre più virtuale che oggi si sta scontrando con questo aspetto della realtà. Anche nel più tecnologico dei mondi siamo comunque soggetti alle leggi della natura… e non sarà barricandoci in casa che diventeremo immortali! (testo scritto il 21.10.20)