Vivere lassù

Non avessi avuto da fare, avrei battuto tutti sul tempo… sì, perché adesso la notizia è uscita, ma io l’avevo già vista l’altro giorno. Di cosa sto parlando? Oggi alcuni giornali on-line danno spazio (ma anche La Stampa) al fatto che sia stata messa in vendita su Subito una borgata tra quelle a monte di Castelmagno, Batuira, per essere precisi. Avevo visto l’annuncio qualche giorno fa e avevo subito chiesto a un amico che risiede da quelle parti…

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Casa walser in vendita a Dorca, Rimasco (VC)

Quando qualcosa approda sui social, ormai prende ogni sorta di direzione e i commenti si sprecano. Preferisco parlarne qui in modo più articolato. Dopo aver visto quell’annuncio e molti altri, tra cui quello della casa che vedete sopra, in Valsesia, ho pensato a tutte le volte che, pubblicando foto di case abbandonate, qualcuno mi ha detto: “Ma com’è possibile lasciar andare in rovina delle case così belle…“. Prendete questa casa: bellissima anche dal punto di vista architettonico, ci sono addirittura degli affreschi, l’intero villaggio dev’essere incantevole. C’è addirittura la corrente elettrica, ma il villaggio si raggiunge a piedi con una camminata di 25-30 minuti. E c’è una teleferica per i carichi pesanti…

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Alpeggio in vendita nel Canavese (TO)

Che bello, che avventura! Se volete si trovano anche alpeggi in vendita, come questo nelle montagne del Canavese. La quota è 1200m, verrebbe voglia di stabilirsi lì tutto l’anno, no? C’è gente che vive ad altitudini ben maggiori… Tutto è possibile, tutto è fattibile, con lo spirito giusto (e le risorse necessarie, oserei dire). Ma soprattutto, con un “piano” che tenga conto di tutti, ma proprio tutti i fattori. Non innamoratevi di uno di questi posti in primavera con i narcisi fioriti o d’autunno con gli aceri gialli e gli aceri arancioni. Andate a visitarli quando piove, quando c’è la nebbia. Se pensate di viverci stabilmente, salite a vederli d’inverno e stateci tutto il giorno, per vedere quante sono le ore di sole.

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Vecchie case in legno e pietra a Pradiran, St-Vincent (AO)

C’è chi sogna di far rivivere le borgate con progetti imprenditoriali di vario tipo… che possono anche funzionare, senza dubbio, ma non sono nello spirito e nelle competenze di chi scrive. Non esprimo giudizi, mi limito a considerare che, nei posti più poveri delle Alpi, dove chi ci viveva ha fatto delle vite grame ed è fuggito lasciando lì i suoi miseri averi, oggi occorre investire capitali non indifferenti per restaurare conservando intatta la bellezza degli edifici, arredandoli con gusto, isolandoli dal freddo e dotandoli, all’interno, di confort inimmaginabili per chi li aveva costruiti pietra su pietra.

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“Rustico da ristrutturare”, come si legge negli annunci immobiliari – Lavenche Dessus, Nus (AO)

Tornando invece a progetti più “agricoli”, un giorno ascoltavo alla radio (RAI Radio2) le telefonate degli ascoltatori che parlavano proprio del tema “il ritorno alla montagna”. Per pura combinazione, prendevano la linea ascoltatori del Nord Ovest. Uno era molto soddisfatto, da Milano era andato a vivere e lavorare a Gressoney, mi pare facesse il cuoco. Un’altro, sempre dalla città, si era spostato in un villaggio vicino ad Aosta, ma lavorava comunque in ufficio. Poi telefonava una donna di origini fiorentine, che si era trasferita in Valchiusella. Raccontava che la loro era stata una scelta voluta, di ritorno alla terra, ma valutava negativamente l’esperienza, perché i figli non vedevano l’ora di essere maggiorenni e andarsene. Ricordo che parlava di difficoltà nei servizi, i problemi per portarli a scuola, il dover viaggiare per avere qualche forma di intrattenimento, ecc.

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Un comignolo con la data 1864 su una casa abbandonata – Lavenche Dessus, Nus (AO)

Chi può far sì che questi comignoli tornino a fumare? Coppie molto giovani, piene di entusiasmo e di progetti. Però quando poi arrivano i figli, ma soprattutto quando questi entrano nell’età scolare, iniziano spesso i problemi. Homeschooling? Per qualcuno è una soluzione, o comunque è una soluzione per i primi anni, poi bisognerà affrontare levatacce, lunghi viaggi, o ancora la lontananza da casa e dalla famiglia ancor prima della maggiore età. Allora coppie di mezza età ancora in salute, senza figli o con figli già adulti e indipendenti. In questo caso probabilmente ci saranno dei risparmi accumulati che permettono anche di affrontare le spese di ristrutturazione per poi dar vita a qualcosa di nuovo. Mentre scrivo, penso ad amici che effettivamente hanno seguito questo percorso.

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Baite ai Piani di Cappia, Valchiusella (TO)

Gli aspetti da tenere presenti sono davvero tanti. Di cosa non possiamo fare a meno? Basteranno le soddisfazioni della nuova vita a compensare i disagi, le difficoltà fisiche e psicologiche? I legami con le persone che affronteranno con noi queste scelte sono sufficientemente forti? Perché… sì, verranno messi a dura prova. Per qualcuno sicuramente si rafforzeranno e avremo allora quelle belle storie di famiglie felici che ce l’hanno fatta, ma altri invece si troveranno soli, in una casa isolata in alta quota, con un’attività avviata o ancora in via di assestamento, spese, mutui, impossibilità di gestire da soli un’azienda, ecc.

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Case disabitate e un rascard pericolante a Perrière, St.-Vincent (AO)

Non voglio essere pessimista, ma realista, come mio solito. Prendiamo ancora in considerazione un altro aspetto: molti di coloro che compiono questa scelta di ritorno alla montagna, giustamente, pensano a un’attività agricola e/o zootecnica. Come vi ho già raccontato nel mio libro Capre 2.0, la capra è spesso l’animale scelto da chi non ha esperienze di allevamento. Se volete allevare animali, ricordate che vi servono anche i pascoli e… ciò che sembra abbandonato, non vuol dire che non abbia un padrone! Inoltre vi serve il foraggio per l’inverno. Se non riuscite a farlo o a stoccarne a sufficienza, tenete conto che dovrete essere in un posto raggiungibile dai mezzi che e lo porteranno. E il costo sarà in funzione anche di queste difficoltà. Personalmente, se dovessi cercare un posto dove trasferirmi e allevare capre, lo sceglierei isolato e non in un villaggio (specialmente se ci sono case ancora abitate, anche solo d’estate). La convivenza con dei vicini, quando si hanno animali, spesso è complessa… Gli animali puzzano, fanno rumore, “sporcano”, la loro presenza attira le mosche, i cani abbaiano, le capre brucano un fiore o un ramo di rosmarino passando, e così via. Però l’isolamento vi complica la vita quando dovete vendere i vostri prodotti…

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Mont Menè, Valtournenche (AO)

Già, l’isolamento. Magari è proprio quello che cercate. Ma siete sicuri che non diventerà mai un grosso problema? C’è chi dice che il clima che cambia porterà la gente ad abbandonare le metropoli per cercare “rifugio” in quota. Però magari i cambiamenti climatici un giorno si manifestano con piogge torrenziali e rimaniamo ancora più isolati perché frana il sentiero, la strada sterrata è impraticabile, cade un masso, esonda un torrente. O magari fa tre inverni miti e senza neve durante i quali ristrutturiamo la nostra casa e ci trasferiamo, poi arriva una stagione “vecchia maniera” e già a dicembre ci troviamo isolati, con metri cubi di neve da spalare anche solo per uscire di casa, ma di scendere in auto in fondovalle non se ne parla proprio…

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Case ristrutturate nel villaggio di Emarese (AO)

Prima di pubblicare questo articolo, ho letto nel gruppo “Indiani di valle” su Facebook la discussione in merito al “caso Batuira”. A supporto di tutto quello che avevo già scritto, ho trovato la testimonianza di Marta, un’amica che ha fatto questo percorso con la sua famiglia. Visto che la loro storia l’ho già raccontata altre volte, per completare il post riporto il suo commento, in quanto mi sembra che ben completi le mie considerazioni. “Il problema maggiore è che una volta comprato e ristrutturato (e già qui ci vanno tanti, ma tanti soldi), poi bisogna viverci e guadagnare sufficientemente per restarci… e valutare i servizi per famiglie che li potrebbero abitare. Creare un luogo dove si vive e di cui si vive è la vera sfida. Senza togliere nulla a chi investe in montagna, la possibilità di rinascita nasce dal fatto che vi siano famiglie che abitino queste borgate e vivano di quello che il territorio offre, e non è davvero facile. Parlo per esperienza personale. Non voglio sembrare pessimista o disfattista, ma non è corretto creare false illusioni: non basta avere soldi per rinnovare le nostre montagne. Dopo quasi 30 anni che sono diventata valmairese amo la scelta, amo i luoghi, ma è una fatica che sarebbe sbagliato negare. Poi penso che vivere in città abbia altre fatiche che non accetterei più e quindi per me vivere in montagna rimane una scelta valida che però non va fatta con leggerezza…

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Case ristrutturate a San Martino di Stroppo, Valle Maira (CN)

Cosa accadrà a Batuira non lo so. Chi è della zona dice che, sia nell’annuncio, sia negli articoli dei giornali, si sono “dimenticati” di dire che d’inverno la strada non è praticabile per rischio valanghe. Ma altrove nelle Alpi e non solo, in tutte le “terre marginali”, che siano montagne o colline, ci sono migliaia di case abbandonate. Molte crollano perché chissà dove sono gli eredi, magari all’estero. Altre crollano perché nelle divisioni delle eredità la proprietà è così frammentata che non si trova un accordo per venderle. Ma qualcosa on-line o nelle agenzie immobiliari c’è, altre le vedete con i cartelli sulle porte o sui balconi girando per sentieri e strade strette che si inerpicano lassù. Chi è pronto a raccogliere la sfida, nonostante tutto quello che è stato detto?

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L’invidia degli altri

La scorsa domenica ero a Genova in occasione del Book Pride, per l’uscita del mio nuovo libro, il romanzo “Il canto della fontana“. Parlare di una propria opera dove nessuno (o quasi) ti conosce è una soddisfazione maggiore, perché chi si ferma a chiedere maggiori informazioni sull’opera o a chiacchierare con l’Autore è sicuramente una persona interessata, non si tratta dell’amico che si sente in dovere di acquistarti il libro…

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Ultime giornate al pascolo in quota – Cret, Nus (AO)

Più volte, chiacchierando con questi potenziali lettori, è ritornata la classica frase sul “beato te che…”. Che fai questa vita, che vivi in quei posti, che stai in montagna con gli animali, ecc ecc ecc. L’immaginario collettivo sembra fermarsi ai momenti belli, alle immagini come quella che ho appena pubblicato.

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Al pascolo prima di iniziare la discesa di fine stagione – Venoz, Nus (AO)

Quando cerco di spiegare che occorre andare oltre la poesia, che è un lavoro come un altro, anzi… il settore zootecnico vincola come pochi altri mestieri, ricevo in cambio sguardi eloquenti: “Cosa ti lamenti, che fai un mestiere invidiabile!”. Ma cosa invidiate? Me lo spiegate? Forse abbiamo punti di vista differenti.

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Con Joli coeur, capra viziata e “molto social”! – Petit Fenis, Nus (AO)

Io non mi lamento affatto, le mie scelte le ho fatte, poi molte cose le ho comprese solo vivendole. Quello che cerco di spiegare è la differenza tra l’immagine stereotipata a metà tra il cartone animato di Heidi e il quadretto romantico. Se vi piace questa vita, se ciò a cui aspirate è il contatto con la natura, le soddisfazioni che vengono dal lavoro con gli animali, spazi in montagna, in collina ce ne sono, potete iniziare anche voi.

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In posa per uno scatto con l’alta valle sullo sfondo – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma mettete in conto non solo l’affettuosità degli animali: considerate che al momento magico delle nascite si contrappongono i casi di malattia e anche di morte. Per non parlare poi delle difficoltà economiche nel gestire un’azienda agricola/zootecnica in montagna… Degli orari che gli animali ti richiedono…

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Il cielo in un pomeriggio autunnale di vento – Petit Fenis, Nus (AO)

La montagna che offre momenti magici, paesaggi incantati… Il lavoro di allevatore spesso ti permette di goderne appieno, specialmente se sei al pascolo. Devi però stare al pascolo anche quando fa freddo, quando soffia il vento freddo dal mattino alla sera, quando piove o c’è la nebbia.

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La desarpa – Blavy, Nus (AO)

E la montagna te la godi in modo subordinato al tuo lavoro: mentre scendi con gli animali per la transumanza di fine stagione, incontri decine e decine di auto con persone che salgono, pronte a inforcare la bicicletta o mettere lo zaino in spalla e compiere delle meravigliose escursioni approfittando del clima ancora mite, dei colori caldi dell’autunno. Tu che fai l’allevatore invece in alta montagna probabilmente non ci salirai più fino alla tarda primavera o in estate.

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Contrasti e giochi di nuvole – Petit Fenis, Nus (AO)

Quando, anni fa, proprio d’autunno, ero salita in un villaggio di montagna per intervistare un giovane allevatore, anch’io avevo esclamato qualcosa sul “beato te che stai in un posto del genere!”. Il giallo e l’arancione delle foglie contrastavano con il blu del cielo e il profilo delle montagne. Lui non mi sembrava così entusiasta: forse pensava alle levatacce mattutine per andare a scuola in fondovalle, agli amici che non abitavano lì (non aveva ancora la patente). Ad età maggiori uno pensa ai negozi (o fai la scorta, o devi magari farti mezz’ora e più di macchina per raggiungere un alimentari), ai servizi di ogni tipo (dalla posta all’ospedale), al maltempo, alla neve che rendono questi spostamenti ancora più complicati. Se anche ti ritagli quel po’ di tempo libero (cosa non facile, con gli animali), non sempre è facile e immediato raggiungere un luogo per staccare dalla quotidianità, magari anche solo perché sei stanco morto e non hai più voglia di muoverti di casa.

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Rientro dopo il pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Quando ero in alpeggio, gli amici che sono venuti a trovarmi per un paio di giorni o anche solo per una cena sono stati pochissimi. Nonostante le mie amicizie comprendessero quasi esclusivamente persone che la montagna la frequentano in modo assiduo nel tempo libero. Quando quest’estate, in modo scherzoso, pubblicavo su facebook immagini di giornate soleggiate e prati di montagna, nessuno ha risposto ai miei appelli per abbronzatura gratuita durante la fienagione. Immagino che, chi ha una seconda casa in montagna, dove ci si può abbronzare sulla sedia sdraio, non abbia problemi a trovare amici che si invitano per qualche giorno… Capite cosa volevo dire?

E’ inverno e nevica

Non so voi, ma a me era quasi venuta la paura di non vedere più l’inverno, le stagioni, la neve. Temevo che mi sarebbero toccati anni di clima anomalo, giornate in cui stare in camicia anche a gennaio o a dicembre. Ma poi invece…

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Nevicata del 1 dicembre, Tussiot – Cumiana (TO)

La prima nevicata è arrivata all’inizio del mese ed ha imbiancato le vallate del Cuneese e del Torinese, arrivando anche in pianura. Che sollievo per le scorte idriche, per i boschi martoriati dagli incendi e per quelli dove i piromani ancora si accanivano ad innescare nuovi fuochi!

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Rientro in stalla, Cumiana (TO)

Dalle mie parti la neve caduta non era stata eccessiva, poco più a monte si sfiorava il mezzo metro, ma da me era caduta anche pioggia, compattando la neve, che poco per volta si era anche sciolta dove batteva il sole. Così si riusciva anche ad andare al pascolo!

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La neve aveva schiacciato i rovi, così le capre si nutrivano ghiottamente delle foglie ancora verdi. Non erano giorni da fare le difficili e le schizzinose, qualunque cosa era appetibile in questi giorni di magra: felci, foglie di frassino ormai secche, cadute a terra da settimane, piccoli ciuffetti di erba già verde grazie all’umidità della pioggia e della neve.

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Pascoli aridi imbiancati da una spolverata di neve, Porliod – Nus (AO)

Ma non dappertutto aveva nevicato. In Val d’Aosta per esempio la neve caduta era stata proprio solo una spolverata. Discorso turistico-sportivo a parte, per la montagna serviva comunque ben altro, specie per vallate come questa, abbastanza arida d’estate, ma dove l’agricoltura e la zootecnia di montagna si basano sull’irrigazione attraverso un fitto sistema di canali e ruscelli artificiali.

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La Combaz – Nus (AO)

Un inverno con solo freddo, ma scarse precipitazioni, sarebbe stato un vero e proprio disastro, dopo la siccità che già aveva compromesso l’estate e l’autunno. Stagione d’alpeggio breve, scorte di fieno inferiori alla norma, zero termico ad alta quota, con i ghiacciai che si sciolgono sempre più, estate dopo estate. Guai se fosse mancata anche l’acqua per l’anno successivo!

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Inizia la nevicata, Petit Fénis – Nus (AO)

Ma poi ecco che, ieri mattina, pur con una temperatura abbastanza bassa, inizia a nevicare: è neve finissima, veri e propri cristalli, con tutti i loro aghetti e disegni diversi l’uno dall’altro. Sembra farina che viene giù dal cielo, pare incredibile che possa creare uno strato spesso, tanto è leggera e impalpabile.

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Tra le vecchie case, Petit Fénis – Nus (AO)

Pian piano la neve va a coprire tutto, case abitate e case abbandonate. Copre i muri crollati, porta indietro nel tempo con la sua magia. E’ vero, tra non molto sarà tutto più complicato, quassù, ma è impossibile non lasciarsi rapire dalla sua magia.

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Petit Fénis – Nus (AO)

La nevicata va avanti, aumenta d’intensità, copre tutto ed è inverno. Si fanno i lavori inderogabili e poi ci si chiude in casa con la stufa accesa. Poi ci sono tutti gli altri, quelli che devono andare altrove, devono mettersi in viaggio, e allora protestano perché le strade sono difficili da percorrere… ma siamo d’inverno e siamo in montagna. La natura, quando si mette d’impegno, si fa rispettare e cerca di insegnare anche all’uomo del XXI secolo i suoi giusti ritmi. D’inverno tutto si ferma, d’inverno tutto riposa sotto il candido manto.

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Si porta il fieno in stalla, Petit Fénis – Nus (AO)

Non è solo tutta poesia: non sempre le stalle sono tutte vicine a casa, non sempre il fienile è adiacente, così i “due passi” con la balletta di fieno in quei momenti si fanno più impegnativi. Ma fin quando c’è fieno, gli animali stanno bene e c’è la salute anche per l’allevatore, si fa anche questo. Vivere e lavorare in montagna è diverso dalle grandi stalle di pianura…

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Vitelli di razza valdostana, Petit Fénis – Nus (AO)

In stalla si sta al caldo, non ci si preoccupa minimamente di quel che accade all’aperto. Tanto il fieno nelle mangiatoie arriva come al solito, al massimo si protesta con muggiti e belati se la neve complica il lavoro fuori e c’è qualche slittamento di orario.

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Dopo circa 10 ore di nevicata, Petit Fénis – Nus (AO)

…e la neve intanto si accumula… si affanna a toglierla chi deve uscire con l’auto, magari per andare al lavoro. Per una volta forse invidiano gli allevatori, che invece sono lì che finiscono di mungere o di pulire la stalla. Beati loro che non devono muoversi di casa… Ma per loro non c’è busta paga a fine mese, non c’è domenica, non c’è giorno di festa…

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Ritiro serale del latte, Petit Fénis – Nus (AO)

Per lavoro deve anche passare il camion del latte, al mattino e alla sera, per portare i bidoni in caseificio, dove subito inizierà la lavorazione della Fontina.

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Pulizia della strada con la fresa, Petit Fénis – Nus (AO)

I mezzi fanno il possibile per mantenere aperte le strade, ma la nevicata continua e, il mattino dopo, nevica ancora. C’è chi si lamenta, ma penso sia materialmente impossibile, con una precipitazione così intensa e con strade dallo sviluppo così esteso come quelle dei comuni di montagna, togliere ogni singolo fiocco nel momento in cui tocca terra!! Anzi, tanto di cappello a quelle persone che hanno lavorato notte e giorno per cercare di pulire le strade, talvolta trovando come ostacolo i mezzi di chi si è fatto cogliere impreparato, senza mezzi e attrezzature idonee alla stagione e alla neve.

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Il villaggio al mattino presto, Petit Fénis – Nus (AO)

Ho pubblicato queste foto su Facebook, dove le immagini romantiche vanno di pari passo con le polemiche. Un’amica mi ha raccontato una storia che mi sembra giusto condividere anche con tutti voi. Scrive Augusta: “Era il 1986, fine gennaio inizio febbraio, in una frazione di un comune della bassa valle (non faccio nomi perché mi sembra più corretto) vivevano 4 famiglie, in quei giorni comincia a nevicare, lì sono quasi 1500 metri la neve ammucchia, si pala ma ne viene tanta…

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Tra le “vie” del villaggio, Petit Fénis – Nus (AO)

La strada asfaltata penso non arrivasse proprio ancora vicino alle case. Il comune è vasto e i soccorritori e volontari non arrivano. La frazione è isolata, ci si tira su le maniche e si pala. Sembra andar abbastanza bene, se non che un anziano muore… poverino… ma questi non si perdono d’animo, si sistema il nonnino in una stanza che fa da camera ardente, e si organizza i lavori, ci si aiuta a pulire stradine per andare nelle stalle dar mangiare alle bestie, pulire con le carriole il letame mungere, andare nei fienili, preparare il fieno… A quei tempi il fieno non era imballato, nel fienile c’era la “biesta” e per portarlo in stalla si usavano dei teli con delle corde negli angoli, si legavano dei mucchi che poi venivano portati direttamente nelle mangiatoie e slegati. Comunque senza perdersi d’animo c’era chi accudiva le stalle chi cucinava prodotti che avevano in casa.

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La parte non abitata del villaggio, Petit Fénis – Nus (AO)

Sicuramente non erano senza scorte di patate farina salumi, perché era febbraio e a dicembre avevano tutti lavorato il maiale. Intanto continuava a nevicare e si palava…
Alla sera dopo cena si passava dal nonnino per una corona. Un paio d’ore e poco più di riposo e si ricominciava, le giornate passavano così e in quella situazione ne passarono tre sicuro, forse quattro o addirittura cinque, fino a che i volontari del Comune arrivarono in soccorso.
Io la storia l’ho sentita raccontare, ma senza lamentele, semplicemente come un momento che la natura e la vita portavano a vivere, “quasi” una normalità. Adesso sarebbe uno scandalo roba da denunce, pagine di giornali, servizi tv ecc ecc ….
E forse… concludete voi.

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Giornate difficili per tutti gli animali selvatici, Petit Fénis – Nus (AO)

Direi che non c’è altro da aggiungere a questa bella storia che mi ha scritto/raccontato Augusta Agnesod. qui nevica ancora, ma oggi molto meno intensamente di ieri. Ormai sono 36 ore, ma non c’è da stupirsene. E’ inverno, quello vero, come ai vecchi tempi. Abbiamo perso l’abitudine, ormai vogliamo che sia tutto ai nostri comandi, la neve solo per andare a sciare, l’acqua che scorra infinitamente dai nostri rubinetti, le strade sempre libere per permetterci di correre freneticamente qua e là per lavoro e per piacere.