Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta

Eccomi di nuovo a parlarvi di un nuovo libro. Proprio stamattina, dalle mani degli editori, ho ritirato le primissime copie della mia nuova fatica letteraria. Andrà in distribuzione in questi giorni, quindi dopo il 20 aprile dovreste iniziare a trovarlo on-line, a fine mese arriverà anche nelle librerie, ma… potete già andare a prenotarlo!

jovgnx
La copertina

“Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari” MonteRosa Edizioni (prezzo di copertina 24,50€) è la mia nuova opera. Posso dirmi davvero soddisfatta del risultato. Forse non dovrei, come Autrice, ma un libro è un lungo “viaggio”: le frasi preliminari, la raccolta delle informazioni, le “uscite in campo”, le interviste, la raccolta di tutta la documentazione per i testi introduttivi, la scrittura… poi le revisioni delle bozze, la scelta delle foto. Dopo il tutto passa alla casa editrice per l’impaginazione e le revisioni successive. Infine io avevo ricevuto una versione digitale dell’opera. Mi piaceva, ma poi bisognava vedere come avrebbe “reso” una volta stampato. E’ stato dato il giusto risalto alle immagini, stampate su carta lucida e… non posso che complimentarmi con gli Editori. Spero che piaccia altrettanto anche a voi lettori!

j7tgcg
Plan de Breuil – Ollomont (AO)

Ma che cos’è questo libro? Cosa ci trovate all’interno? Innanzitutto, trovate per l’appunto 23 itinerari escursionistici, da affrontare principalmente a piedi (alcuni si prestano anche per la MTB, ma l’utente “tipo” è un camminatore), con diversi gradi di lunghezza. Questi vi porteranno a scoprire un po’ tutta la Valle d’Aosta, dalla Bassa, alla Media, all’Alta Valle, nei sui angoli più o meno conosciuti, con i suoi meravigliosi panorami alpini.

w51xc5
Vallorsiére -Vallone di St. Barthelemy, Nus (AO)

Ogni itinerario raggiunge non una cima, un colle, ma uno o più alpeggi. Alcuni vengono sfiorati, in altri ci si ferma. Si tratta ovviamente di una minima parte del gran numero di alpeggi ancora attivi sulle montagne della Val d’Aosta. Poi l’escursionista può proseguire per vedere laghi, pranzare o pernottare in un rifugio, arrivare ad un colle (secondo le indicazioni fornite anche nel testo), ma la meta principale normalmente è proprio l’alpeggio.

phduqh
Fontine – Alpe Djouan, Valsavarenche (AO)

Lo scopo principale del libro è quello di condurre gli escursionisti alla scoperta e all’acquisto dei prodotti caseari degli alpeggi: Fontina, ma non solo! Nella prefazione, tra i vari aspetti trattati, vi è la storia e l’origine del nome di quello che è il formaggio più conosciuto della valle. Negli alpeggi però potremo trovare anche molto altro, spaziando tra la tradizione e le innovazioni.

oc01jw
Vacche al pascolo sopra alla Tsa de Fontaney – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

Nel libro, e lungo gli itinerari, incontreremo ovviamente gli animali al pascolo. Bovini soprattutto, ma anche capre e pecore. Si parla delle razze, del perché vengono scelte, delle loro caratteristiche e anche di come gli escursionisti devono comportarsi in loro presenza. Non li vedremo fuori in qualsiasi ora del giorno, e anche questo vi verrà spiegato…

oilask
Al pascolo nel Vallone di San Grato – Issime (AO)

Ho voluto dare molto spazio però soprattutto agli allevatori, ai loro aiutanti, alle persone che si incontrano negli alpeggi e sui pascoli. Sarà attraverso le loro parole che il lettore potrà andare alla scoperta di questo mondo, delle sue tradizioni, ma anche di come è cambiato e sta cambiando in questi ultimi anni. Si parla molto di passione, ma anche di difficoltà legate alla burocrazia, alle normative sulla lavorazione del latte, al valore dei prodotti non proporzionato allo sforzo che permette di ottenerli. Ci sono giovani, famiglie, anziani, operai dal Marocco e dalla Romania, ciascuno con la propria storia e le proprie esperienze.

a3k7p5
Comboé, la cappella e la casa parrocchiale – Charvensod (AO)

Infine, quasi ogni itinerario prevede anche la scoperta di aspetti storici, archeologici o naturalistici: siti minerari, sculture lignee, architettura Walser e così via. Insomma, un libro che spero soddisfi un pubblico molto vasto. Il mio obiettivo principale nello scriverlo è stato soprattutto quello di avvicinare due dei principali gruppi di utenti della montagna estiva: chi ci va per lavoro, salendo in alpe con mandrie e greggi, e chi la sceglie come luogo di svago per una gita, per un trekking, per un soggiorno. Scriverlo, ma soprattutto “farlo” recandomi in ciascuno dei luoghi descritti, per me è stata una bella avventura, che mi ha permesso di conoscere meglio questa regione e i suoi allevatori, instaurando anche nuovi rapporti di amicizia.

A questo punto, non vi resta che leggerlo! La prima presentazione ufficiale sarà a Verrés ad inizio maggio (seguiranno comunicazioni sulla data e sul luogo esatto). Potrete trovare copie del libro anche alle presentazioni già in programma delle altre mie opere. Per chi invece fosse interessato ad organizzare una serata dedicata a questo testo… come sempre, contattatemi!

Annunci

Scegliamo la copertina!

E’ arrivato il momento conclusivo per il libro a cui ho lavorato in questi mesi: l’estate per raccogliere foto e interviste, l’autunno e l’inverno per documentarmi e scrivere i testi. La mia nuova “fatica” sugli alpeggi della Valle d’Aosta dovrebbe uscire per gli inizi di maggio. Si tratta di un testo contenente 23 itinerari escursionistici che conducono il turista alla scoperta degli alpeggi valdostani, preferibilmente dove di produce e vende formaggio. “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta” sarà edito da MonteRosa edizioni.

khhddq
Scelta 1: Valtournenche, alpeggio La Manda
dr3kb1
Scelta 2: Laghi di Djouan, Valsavarenche 

Qui trovate il sondaggio dove votare. Sarebbe molto gradito un commento in cui mi spiegate la motivazione della vostra scelta. Grazie mille!

 

Chi non conosce la Fontina?

Era da qualche tempo che volevo scrivere un articolo sulla Fontina. La spinta finale me l’ha data un amico valdostano che, fuori regione per motivi di lavoro, l’altro giorno ha acquistato un pezzo del suddetto formaggio per preparare un piatto tipico del suo paese, da consumare in compagnia di amici. Le sue considerazioni espresse su Facebook hanno aggiunto un tassello a questa travagliata storia…

1ijinj
Fontina d’alpeggio in una bancarella di produttori a Roccaforte Mondovì (CN)

Come saprete, la scorsa estate ho girato dalla bassa all’alta Valle per raccogliere materiale e testimonianze per un libro di itinerari di prossima pubblicazione (uscirà nel 2018). Ho così avuto modo di vedere dove nasce la Fontina d’alpeggio, ascoltare le storie (e le lamentele, in alcuni casi) di chi la produce. Mi sono documentata sulla sua storia, sulle origini del suo nome e sul perché la Fontina d’alpeggio, in alpeggio, non si possa acquistare…

wejpmj
Produttori con i loro formaggi alla fiera di Luserna San Giovanni (TO)

Mi era capitato, tempo fa, di sentir dire che “la Fontina d’alpeggio non esiste più, non trovi nessuno che ne abbia da vendere, ormai danno il latte ai caseifici“. Sì e no… è vero che alcuni produttori conferiscono il latte ai caseifici anche d’estate, è vero che molte delle Fontine prodotte in quota non vengano più stagionate in alpeggio, ma sono conferite “bianche” al consorzio o a privati, che si occupano poi della stagionatura e della vendita. Ma comunque, in alpeggio, la Fontina non la potete acquistare, a meno che sia stata prodotta in fondovalle o nei primissimi giorni d’alpe, perché il disciplinare prevede almeno 80 giorni di stagionatura dopo il giorno di produzione.

91bced
Stand della Fontina a Cheese – Bra (CN)

Prima di passare ad altre considerazioni, lasciatemi dire che, secondo me, soprattutto in Val d’Aosta, la Fontina viene venduta al consumatore ad un prezzo troppo basso. Innanzitutto, la sua lavorazione: latte intero, entro due ore dalla mungitura (quindi due volte al giorno), per non parlare poi di tutta la stagionatura con salatura e spazzolamenti vari. Poi è una DOP, quindi viene controllata e marchiata, ciò che non è conforme, si scarta. Infine, il suddetto disciplinare, impone una certa alimentazione alle vacche (che sono rigorosamente di razza autoctona valdostana), quindi nella stagione invernale il fieno deve essere solo valdostano. Aggiungiamo che il territorio è interamente montano, quindi 365 giorni all’anno le condizioni di vita e di lavoro son diverse da quelle di un’azienda di pianura.

weibm6
Degustazione di Fontina d’alpeggio a Cheese – Bra (CN)

E’ vero che il disciplinare prevede l’eventuale impiego di altri alimenti che non siano solo erba e fieno, ma solo in certe percentuali e solo quelli indicati. Come vi avevo raccontato quest’estate, c’è anche un progetto a cui hanno aderito alcuni alpeggi, di non impiegare mangimi per un certo periodo d’estate. Quelle Fontine vengono vendute separatamente. Insomma, la Fontina è un formaggio conosciuto, la sua storia è antica, le sue vendite e la sua esportazione risalgono ai secoli scorsi, quando venivano i commercianti da fuori regione ad acquistarle a fine stagione d’alpeggio. Ma oggi che succede??

9iyvgh
La Fontina comprata in Piemonte dal mio amico, con tanto di carta e marchio ufficiali

Come vi dicevo, c’è stato un amico che, fuori regione (e ben conoscendo la buona Fontina) ha dovuto comprarne una fetta per cucinare un piatto tipico della Vallée. Così ha scritto dopo averla scartata e assaggiata: “Qualcuno sa spiegarmi… Mentre in Valle d’Aosta per il MODON D’OR fanno passerella politici e non, in Piemonte, un valdostano vuole cucinare per amici la Soupetta di Cogne. Dopo essermi procurato le spezie giuste, mi fermo in un negozio dove vendono esclusivamente prodotti di marca, mi avvicino al bancone dei formaggi che trovo veramente ben fornito, si presenta una commessa che mi domanda: Desidera? Vorrei della Fontina! La vuole di Aosta o quella dolce? La vorrei di Aosta! La commessa ne prende un pezzo ed io lo compro tutto, lei lo incarta e me lo porge, la pago €. 16,90 al kg. (per informazione la Fontina dolce si chiama Fontella). Arrivo a casa di amici, scarto la Fontina, l’assaggio, amara come il fiele. Nella speranza che qualcuno, guardando le foto sappia spiegarmi di cosa si tratta, ricordo che la Fontina dovrebbe essere il nostro fiore all’occhiello e ambasciatrice della Valle al di fuori dei nostri confini, saluto. Un valdostano amareggiato “in tutti i sensi” Ps. la crosta non l’ho grattata io.

xpsbpf
Fontina DOP e DOP alpeggio in vendita a Cheese – Bra (CN)

A questo punto le considerazioni da fare sarebbero molte. La prima è che, appena fuori valle, i prezzi lievitano tantissimo. Sapete che in Val d’Aosta in media la trovate a 10-12 euro al kg? Al caseificio così come dal privato, anche quelle veramente buone, così buone che viene spontaneo dire al produttore: “Te la pago di più perché non è giusto che la vendi ad un prezzo di una toma qualsiasi!“.

k0wfuy
Fontine e tome valdostane – Condove (TO)

Ho fatto un esperimento ed ho provato a chiedere agli amici on-line se comprano Fontina, dove e come la giudicano. Vi copio un po’ dei loro commenti. “Acquistata sempre facendo attenzione al marchio del consorzio sulla crosta. Poi quando ho tempo, da ottobre in poi, cerco di andare a trovarmi i produttori/clienti e lì il profumo e il gusto cambia con i fiori di alpeggio. Non tutta la fontina è uguale. E da un produttore all’altro cambia un po’. Il consorzio garantisce un prodotto conforme.” “Io Fontina buona qua in Piemonte non ne ho quasi mai trovata… spesso e volentieri è amara…“. “Buona quella di alpeggio e quella di caseificio acquistata in Valle, fuori dalla Valle quella dei supermercati ha poco sapore, buona quella dei piccoli negozi specializzati in formaggi.” “Buona solamente quando la comperi in Vallée. Diversamente è sempre amara.” “La sua bontà è direttamente proporzionale al prezzo, sovente prendo quella bio al Naturasì di Pinerolo, la pago 21 euro al kg ed è molto gustosa, mi è capitata di prenderla al Unes di Villar Perosa ad un costo decisamente inferiore, ma di fontina aveva solo l’etichetta.” Una voce dalla Toscana: “La fontina fa schifo… vai nei supermercati e non sa di nulla… se vai in da un casaro dove nasce e dove la fanno davvero è fantastica ragion per cui vai a sapere che ci mandano qui… una volta ad Aosta c’avrei preso l’indigestione, ce la portò un vecchietto che teneva le mucche, avrei mangiato anche la carta!” Dalla Lombardia: “Qui da noi, nei supermercati, non sa di niente e costa cara.” Altri amici invece hanno risposto indicando i nomi dei produttori da cui vanno direttamente a fornirsi, oppure la acquistano in occasione della Fiera di Sant’Orso.

wxifad
La Fontina è una sola… ed essendo una DOP non può essere fatta altrove! – Coazze (TO)

Aggiungo qualche mia esperienza personale. Il consumatore deve sempre fare ben attenzione, perché spesso viene spacciato per Fontina… del formaggio che Fontina non è! Quante volte nelle fiere mi è capitato di vedere delle “fontine” di chissà dove, ma sicuramente non valdostane!

8ycvuh
Parmigiano valdostano?? – Lanzo (TO)

Il plagio e i tarocchi colpiscono ogni formaggio, non ne è vittima solo la Fontina. Nelle fiere davvero si può trovare di tutto. Non è detto che il gusto sia cattivo, ma se vogliamo un certo prodotto, dobbiamo conoscerne le caratteristiche. Soprattutto poi non mi puoi vendere ad un certo prezzo un formaggio che non è quello autentico.

6qugne
Toma “fontinata” – Luserna San Giovanni (TO)

Nel caso della Fontina però, se compriamo un formaggio con un marchio, una DOP, vorremmo che sia buono! Probabilmente ci sono “tome fontinate” (in questo caso penso sia ammesso chiamarle così, sappiamo che stiamo comprando una toma prodotta con il metodo della Fontina, ma non rispettando il disciplinare della DOP e l’origine probabilmente non sarà valdostana) più buone di certa Fontina che si trova in giro! Per completezza di informazione, il Fontal è un formaggio industriale che non ha niente a vedere con la Fontina, con la sua lavorazione e con la Val d’Aosta (qui per saperne di più sul Fontal).

n6ujgv
Stagionatura a Merdeux – St.Rhemy-en-Bosses (AO)

I controlli in alpeggio sono molto rigorosi, l’ho sentito dire e ripetere in ogni alpeggio dove sono stata. Lo sono per tutti i formaggi, ma in particolar modo per la Fontina. Potremmo dire che ciò sia giusto, perché si tratta di una DOP, di quel fiore all’occhiello di cui si parlava prima, di quell’ambasciatrice della Val d’Aosta nel resto d’Italia, del mondo. Ma forse bisognerebbe essere più rigorosi nel resto della filiera, non solo in alpeggio! Perché sono stata in un alpeggio dove ho assaggiato un formaggio meraviglioso che non solo non può più essere chiamato Fontina (anche se era nato come tale) perché viene lasciato stagionare “abbandonato” in alpeggio… Ma non può nemmeno essere venduto, tant’è vero che l’alpigiano deve mettere il cartello “uso personale” allo scaffale dove lo tiene (andate a leggere qui).

0fdmm6
Fontina in vendita a Cheese – Bra (CN)

Poi però, anche in manifestazioni “di settore” troviamo delle Fontine che hanno più di un anno e che sono state confezionate e tenute sottovuoto (per quanto tempo??), come si può vedere nell’immagine sopra. E questo è il meno, tornando alla Fontina con la carta “ufficiale”, ma con la crosta tagliata dell’amico di cui sopra. E poi, per favore, rendetela più riconoscibile, più tracciabile. Tolta la placchetta dove c’è il numero del caseificio dov’è stata fatta (che poi lo può capire solo un addetto ai lavori, facendo una ricerca), il consumatore come fa a sapere se viene dal caseificio, dall’azienda agricola, all’alpeggio? Penso che in molti sarebbero disposti a pagare qualche euro in più al chilo una buona Fontina di tizio o di caio, trovandola in Piemonte o in Lombardia o in Lazio. Poi… se non è buona, so chi l’ha fatta e magari gli scrivo anche due righe attraverso internet!

v3bjlp
C’è scritto Fontina, ma poi si vende un po’ di tutto… – Luserna San Giovanni (TO)

Non sono così ingenua da non sapere/immaginare cosa ci sia dietro, è stato un discorso ricorrente negli alpeggi quest’estate. Ma che senso ha tenere i prezzi uniformi verso il basso? Fino a quando reggerà questo sistema? Fino a quando reggeranno i piccoli allevatori di montagna di questa regione? E soprattutto, che senso ha mandare in giro nella grande distribuzione Fontina di livello medio-basso, insapore, gommosa, per non parlare di tutta quella amara?? Pensate che c’è addirittura gente che pensa che la Fontina debba essere amara!!!!! Ci sarà sempre differenza tra un formaggio d’alpeggio e uno di caseificio, che si chiami Fontina, Asiago, Montasio o quel che è… Il consumatore deve essere consapevole e informato, deve saper scegliere e cercare, ma non deve nemmeno essere imbrogliato quando paga anche caro un formaggio marchiato, che dovrebbe avere certe caratteristiche garantite. Buon appetito a tutti…

 

Far festa con la transumanza

Questo è il periodo delle discese dagli alpeggi e delle fiere zootecniche: da qualche anno si sono però aggiunte le feste della transumanza, occasione per richiamare turisti nei paesi delle vallate alpine in un periodo altrimenti un po’ “morto” e per far incontrare il mondo degli allevatori con quello dei turisti. Più volte vi ho partecipato in qualità di spettatore, ricavandone emozioni e sensazioni contrastanti. In questi ultimi 10-15 anni, di transumanze ne ho seguite parecchie, accompagnando amici, scattando fotografie o ancora dando una mano in prima persona a spostare gli animali (greggi e mandrie), ma l’idea mia è che raramente si riesce a portare nelle “feste” quella che è la vera realtà di questo momento.

q6mtes
Artigianato valdostano – Cogne (AO)
thsq6b
Formaggi di un’azienda locale – Cogne (AO)

Non avevo mai partecipato ad una festa organizzata per una desarpa in Val d’Aosta, così sabato scorso ho scelto di vedere quella di Cogne (ce n’erano altre due in valle nella stessa data). Qui l’evento prende il nome di Devétéya, cioè “lo spogliarsi” (così ha spiegato lo speaker ufficiale della manifestazione). C’era un mercatino con prodotti artigianali e prodotti agro-alimentari locali, comprese ovviamente le produzioni casearie.

twzp9u
Lou Tintamaro – Cogne (AO)

Oltre alle bancarelle, l’altra attrazione, in attesa dell’arrivo degli animali, erano il coro e il gruppo folkloristico. La gente però a poco a poco ha iniziato a spostarsi nella via centrale, per prendere posto in vista della sfilata. Il tratto comune alle varie transumanze era relativamente breve, si trattava della stretta via al centro del paese, quindi in poco tempo centinaia di persone si sono assiepate sui due lati, iniziando a dare segni di nervosismo. Lo speaker continuava a ripetere di stare indietro perché gli animali possono avere scarti improvvisi, non tenere cani e bambini davanti, ecc ecc… Intanto gli “adulti” si spintonavano e arrivavano persino a litigare: “Perché io sono qui da un’ora e lei non può arrivare cinque minuti prima delle transumanza e mettersi davanti a me!!” C’era poi gente che rimaneva incollata al proprio posto anche quando un’auto doveva passare (le strade sono state chiuse proprio solo nell’imminenza del passaggio degli animali).

grpyrl
Inizio della sfilata – Cogne (AO)

Il primo gruppo è arrivato con un buon ritardo, ma si sa… con gli animali è difficile essere puntuali! Ogni alpeggio era preceduto dal gruppo folkloristico, per “animare” l’evento.

zsnmu7
Gli alpigiani in costume – Cogne (AO)

Ciò che mi ha lasciata perplessa è stato, in alcuni casi, l’utilizzo dei costumi e degli abiti d’epoca. A me personalmente non sono piaciuti. Un conto è una rievocazione storica, un altro è la transumanza, momento di vita e di lavoro ancora attuale, anche se prosegue anno dopo anno, affondando le sue radici nel passato.

5kxudl
La Devétéya – Cogne (AO)

Ascoltando i discorsi del pubblico mentre ero in attesa dell’inizio della manifestazione, mi sono resa conto di quanto poco molta gente sapesse del mondo degli alpeggi, dei suoi ritmi, del lavoro e della vita dell’allevatore. Ero in mezzo a cittadini di varie parti d’Italia, a giudicare dagli accenti (Cogne è una località rinomata…), che applaudivano e scattavano foto come avrebbero potuto fare al Giro d’Italia o a un Carnevale. Si godevano la sfilata, uno “spettacolo” organizzato per i turisti… Certamente non era così per tutti, ma più che altrove in quell’occasione ho avuto queste sensazioni.

xb0b8t
La Devétéya – Cogne (AO)

Io fatico troppo ad “aspettare” una transumanza rimanendo pigiata tra la folla, penso che qualcosa in più possa essere compreso solo camminandoci insieme, ascoltando i rumori, annusando gli odori. Sarebbe però impossibile far camminare tutta quella gente con gli animali, a contatto dei quali è meglio che vi siano solo persone esperte.

ewpjx7
Come scendevano le Fontine quando non c’erano le strade – Cogne (AO)

Quindi ben vengano le feste della transumanza, dove si osserva un momento del lavoro annuale (che è anche una festa per gli allevatori, sia quando si sale, sia quando si scende), però non vorrei solo che certe sciure vestite in abiti griffati da simil montanare chic pensino che le Fontine scendano dagli alpeggi ancora sulle spalle e sulle teste delle donne! L’alpeggio ormai è al passo con i tempi, deve esserlo anche più dell’immaginabile, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione del latte e la stagionatura dei formaggi.

3nbmtg
La reina del latte – Cogne (AO)

Una particolarità della desarpa valdostana è la presenza delle “reine“, le vacche regine, adornate con i bosquet, addobbi con decorazioni e nastri di colore rosso per la regina della mandria, bianchi per la regina del latte, cioè l’animale che ha dato più latte nel corso della stagione.

klhsyc
La Devétéya – Cogne (AO)

Il ritardo della prima mandria ha fatto sì che la successiva, proveniente da un altro vallone, arrivasse quasi immediatamente. Si trattava di una mandria di “manzi”, cioè animali giovani che non hanno ancora mai partorito.

ek1zd4
La Devétéya – Cogne (AO)

Il gruppo era abbastanza numeroso, così gli animali si erano frazionati e arrivavano a scaglioni. Io nel frattempo mi ero spostata verso il fondo del paese, nel rettilineo che porta verso il bellissimo Prato di Sant’Orso, dove le mandrie venivano fatte fermare, in recinti già predisposti precedentemente.

3wgq3m
La reina con il bosquet, La Devétéya – Cogne (AO)

Essendo manze e manzette, mancava la reina del latte, ma c’era comunque la reina della mandria!

3drpmy
Gli asini davanti al gregge – Cogne (AO)

Chiudeva la parte mattutina della festa il passaggio del gregge. Qui ero maggiormente “nel mio campo”… sapevo bene dove andare a cercare i pastori e compiere così un tratto di cammino insieme a loro. Di questo gregge vi avevo già parlato anni fa qui… e poi ancora qui l’anno scorso.

6itup9
L’asino con gli agnelli nelle “taschette” – Cogne (AO)

Il successo degli asini con gli agnelli nel basto era assicurato, una volta in mezzo alla folla! Non si trattava solo di coreografia, dato che l’alpeggio dove salgono Davide ed Enrico si raggiunge soltanto a piedi, quindi gli asini sono un fondamentale mezzo di trasporto. Inoltre, nel pascolo vagante, accanto ai mezzi motorizzati di vario tipo, un asino con questo tipo di taschette c’è quasi sempre, per i parti che avvengono qua e là quando non c’è la jeep e il rimorchio al seguito.

7navm0
Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Il gregge avanzava spedito, era stato fatto scendere dall’altra parte del torrente fino alla frazione sotto a Cogne, per poi risalire lungo l’asfalto e passare nel mezzo del paese.

sbah4i
Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Due parole con Davide, il pastore, originario del Biellese. Era inevitabile commentare la stagione, così secca, così calda… e il nulla che attende il gregge nei pascoli. Miseri i prati, secche le stoppie, gli incolti, i bordi dei fiumi. Sarà dura per tutti, sarà durissima per i pastori vaganti, adesso che si è scesi dagli alpeggi.

63jasy
Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Anche il gregge arrivava tra le due ali di folla, la gente tendeva ad avvicinarsi, non c’era più il timore che avevano con le vacche. I pastori temevano che la strada si “chiudesse” troppo, le pecore si spaventassero, gli agnelli restassero indietro, ma per fortuna è andato tutto per il meglio.

j4tiw3
Polvere e siccità – Cogne (AO)

Ho ritrovato le pecore a monte del paese: scendevano verso i prati in una nuvola di polvere, anche qui era verde solo quello che era stato bagnato, altrimenti la siccità era chiaramente evidente.

5nkbyk
Il gregge diretto verso i pascoli dei pendii – Cogne (AO)

Il gregge attraversava i prati già pascolati dalle vacche o sfalciati e si dirigeva verso i pendii più ripidi. Per quanto l’erba fosse dura e secca, era sempre meglio di quel poco che si troverà una volta raggiunta la pianura.

4ct23m
Bovine valdostane nel prato di Sant’Orso – Cogne (AO)

Le mandrie invece pascolavano placide nel prato. Qualcuno era già venuto con i camion a caricare i propri animali e portarseli a casa. Molti non resteranno qui, sono solo stati mandati in affido negli alpeggi di Cogne, ma i proprietari hanno la stalla in altri comuni della valle. Le transumanze si sono interrotte per il pranzo, c’era la possibilità di consumare un menù “di giornata” nei ristoranti convenzionati, poi al pomeriggio ci sono stati altri passaggi di animali provenienti da diversi alpeggi intorno a Cogne.

 

Per tutto questo devo dire grazie a mio papà

Per concludere le mie visite in alpeggio, sono salita in Val d’Ayas, una vallata che offre molto dal punto di vista escursionistico e paesaggistico. La mia meta ovviamente era un alpeggio dove si producono (e vendono) prodotti caseari, ma anche un villaggio walser molto particolare. Nonostante avessi già visto delle foto, non ero del tutto pronta per quello che avrei trovato lassù.

z1ysgo
Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Mascognaz, questo è il nome della località. Qui potete trovare un po’ di informazioni sulla storia di questo antico villaggio e sulle polemiche legate al suo recupero/trasformazione. Inevitabilmente ci sarà stato un periodo in cui il posto è stato oggetto di cantieri, ma oggi il villaggio è un piccolo gioiellino. Si tratta di un hotel di lusso, ben integrato con la realtà che lo ospita. Esternamente le baite hanno conservato le loro caratteristiche, mentre all’interno troviamo ogni comfort. “E’ un hotel a 4 stelle con clientela molto selezionata, italiani e stranieri. E’ venuto anche Sarkozy con Carla Bruni…“, mi racconta Aurelio, facendomi fare il giro turistico del villaggio.

afhzrt
Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

L’alpeggio e il villaggio con i suoi ospiti non sono in contrapposizione, anzi! “Il turista ci dà da vivere. Poi hanno capito che senza l’agricoltura e allevamento, Mascognaz non sarebbe Mascognaz! Gli stranieri comunque sono più consapevoli. Quando hanno aggiustato qui, il padrone si è sempre confrontato con mio papà. Io passo con le bestie nel villaggio per andare a pascolare. Poi, quando scendiamo, mi fanno mettere il liquame sui prati intorno alle baite, per avere l’erba migliore.” Aurelio mi porta all’interno, scambiamo due parole con il personale, la visita continua, poi torniamo sui pascoli. “I miei hanno fatto una vita dura qui… Usavamo 7-8 stalle, tutte da pulire a mano con la carriola.

dtzadm
La famiglia Vercellin – Mascognaz (AO)

Veniamo qui da 50 anni. Mio papà ha comprato nel 2000, abbiamo subito ristrutturato. Quando noi ci siamo spostati qui, nell’alpeggio nuovo, hanno iniziato  lavori per l’albergo. Adesso ho anche preso un altro alpeggio più sopra. E’ stato un rischio, ci ho pensato a lungo, ma sono contento di averlo fatto. Il giorno dopo averlo preso, ho incontrato due imprenditori qui della zona e mi hanno detto che avevo fatto bene: <<Pensa da lassù tuo papà come sarebbe contento!>>. Mi ha toccato il cuore, mi ha fatto luccicare gli occhi! Per tutto questo che ho qui, devo dire grazie a mio papà.

r4vv1t
Uscita mattutina verso i pascoli – Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Quando sono arrivata a Mascognaz, c’erano 4 gradi alle 8:00 del mattino e la mandria stava per uscire verso i pascoli, accompagnata dal più giovane della famiglia, Denis. Entrambi i figli di Aurelio hanno frequentato l’Institut Agricole di Aosta, Sylvie ha appena finito i tre anni: “I miei genitori dicono che è una scuola che non prepara abbastanza, che non ho niente in mano, ma abbiamo fatto sia teoria, sia pratica. Però a fare i formaggi ho imparato soprattutto dalla nonna…

s85xu6
Sylvie estrae la cagliata, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Quest’anno è il primo anno che nonna Clara si è un po’ fatta da parte, lasciando a Sylvie il posto in casera. “Per tutta la vita, due volte al giorno, ho sempre fatto formaggi… Da queste parti, dire Mascognaz voleva dire Fontina, negli altri alpeggi non riuscivano a farla, non veniva…“, racconta Clara.

po1wzj
La cantina, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Questo però è il primo anno che a Mascognaz di Fontine non se ne producono più: in cantina ci sono solo formaggi, con tanto di marchio. “Sono 5-6 anni che facciamo il Mascognaz, sono stato il primo a registrare e depositare il marchio del formaggio qui in valle. Ci troviamo bene, abbiamo meno spese e un prodotto più valorizzato. Ho fatto per vent’anni il marchiatore di Fontine, quindi conosco bene la realtà della Valle… Riesco a vendere tutto il mio prodotto qui in alpeggio, ho più richiesta che produzione, secondo me è un gran bel risultato.

d9sm68
Paola nel punto vendita – Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Aurelio è un assiduo lettore di questo blog. Non è stato lui ad invitarmi a salire qui, ma il suo nome mi è stato fatto diverse volte dai miei “suggeritori”.  “Ho letto che tanti si lamentano dei turisti in alpeggio… qui sono rispettosi, certamente bisogna usare le buone maniere! Però sono i turisti che ci danno da vivere. C’è un cartello davanti al villaggio che invita a rispettare i pascoli, la pulizia. La gente che viene qui, sono dei signori in tutti i sensi.

poa5xf
Alpe Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Per avvicinare ancora di più il turista all’alpeggio e alle sue produzioni, su prenotazione, è possibile organizzare delle visite. “A volte può essere anche un po’ una perdita di tempo… ma fa anche piacere quando la gente è interessata. Abbiamo molta richiesta anche di burro, avrei le attrezzature per fare lo yogurt, ma ho lasciato perdere. Ci volevano tutte le schede tecniche di ogni marmellata che mettevi nello yogurt… troppa burocrazia.

Aurelio e Denis, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Sapendo della mia venuta, Aurelio aveva lasciato da pascolare un pezzo particolare, dove il panorama era migliore per scattare le foto. “Sai che è la prima intervista che mi fanno? Foto me ne hanno fatte tante… ma intervistarmi, è la prima volta!” Ci tiene a raccontarmi la sua vita, che in fondo è storia semplice. “Le soddisfazioni maggiori sono quelle di venire in alpeggio, essere proprietari e sapere che la clientela apprezza il tuo prodotto!

Denis e la sua prima mucca, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Il futuro per questo alpeggio sembra garantito, i figli paiono aver ereditato la passione e l’entusiasmo dei genitori. Riparto mentre arriva gente a comprare formaggio, poi altri amici in visita… la stagione non è ancora terminata, visto che la famiglia Vercellin resterà qui fino ad ottobre.

Ci tengo che tutto sia fatto bene!

Con Enzo ci eravamo sentiti varie volte, da quando mi avevano dato il suo numero di telefono. O non poteva lui, o non potevo io… quasi credevo che non sarei più andata, anche perché io pensavo di intervistarlo in un vallone dove ero già stata per un’escursione l’anno scorso, un bell’itinerario da suggerire nel libro, e invece alla fine mi toccava raggiungerlo sull’altro versante…

6insdb
Alpe Le Bois – Valgrisenche (AO)

Mi ha richiamata lui, chiedendomi quando sarei andata. Lo ammetto, stavo quasi per rinunciare, ma alla fine siamo riusciti a combinare per un bel pomeriggio decisamente autunnale. Per fortuna, perché ne valeva veramente la pena, sia per il posto, sia per la chiacchierata. Con Enzo a dire il vero ci eravamo già incontrati lo scorso anno alla fiera di Luserna San Giovanni, dato che lui, oltre ad essere un allevatore, è anche commerciante di bestiame. L’appuntamento per quel giorno invece era sopra alla diga di Beauregard, al cancello che blocca l’accesso alle auto.

e1cach
Interno della vecchia stalla, Alpe Le Bois – Valgrisenche (AO)

Salgo pure io, seguendo Enzo e suo figlio Julien, che mi fanno fare una visita completa, fermandosi a tutti i tramuti, mostrandomi gli interni delle stalle e delle baite, le parti antiche e le nuove ristrutturazioni. “Prima affittavamo. Andavamo già su verso San Grato, poi siamo venuti anche qui, dopo due anni c’è stata l’occasione di comprare e così ho preso questi alpeggi e li abbiamo sistemati.

85hzax
Alpe Plontaz – Valgrisenche (AO)

Al secondo alpeggio la strada arrivava già nel 1973, poi all’ultimo non l’hanno fatta fino negli anni ’90. Hanno dovuto fare tutto il giro, salire e poi scendere, perché c’era uno sotto che non lasciava passare sui suoi terreni. L’alpeggio va curato come si deve, come una volta! Io ci tengo che sia tutto fatto bene, anche la casa deve essere tenuta pulita. Ci si cambia le scarpe per entrare e quando si va via, si pulisce tutto. Poi vengono le donne a mettere a posto a fine stagione, ma già gli operai devono lasciar pulito!

2k7fad
Brévil – Valgrisenche (AO)

L’ordine e la pulizia regnano ovunque, nelle baite, all’esterno e anche sui pascoli, dove il sistema di ruscelli per la fertirrigazione è ancora curato e utilizzato. Ormai i pascoli sono quasi stati interamente mangiati e i colori sono quelli dell’autunno. La quota è elevata, ma la stagione è comunque stata molto particolare, quest’anno, tra sbalzi di temperatura, temporali e siccità. Le baite nei vari tramuti hanno un portico tra la stalla e la casa con una fontana dove ci si può lavare prima di entrare nella struttura, rimanendo al coperto in caso di pioggia.

pboyus
Mungitura manuale, Brévil – Valgrisenche (AO)

Fino a 5-6 anni fa ho avuto operai valdostani, poi sono venuti anziani, hanno smesso e non c’è stato un ricambio di giovani. Così ho preso dei marocchini, sono più bravi a mungere a mano, mi sono trovato bene. Sono di parola, se dicono che fanno la stagione, la finiscono, non se ne vanno dopo un mese o due. Se i Valdostani avessero voglia di lavorare, potrebbero venire! Ma non hanno più voglia di lavorare tanto… Io voglio che si munga a mano perché così si controlla meglio l’animale, poi la mungitrice rimpiazza solo il lavoro di mungere. Per avere la gente seduta che guarda la macchina, meglio essere in 5-6 a mungere a mano e poi dopo via a fare i ruscelli!

9zbapl
Enzo all’alpeggio di Brévil – Valgrisenche (AO)

Enzo conosce molta gente, anche tra i pastori di pecore. Pure lui aveva un gregge, ma adesso alleva solo più bovini, pezzate rosse valdostane. “Una volta c’era chi aveva anche un po’ di pecore, ma 7-8, non di più. Poi venivano i Biellesi, ma anche allora per le pecore c’erano solo gli alpeggi diroccati.

q8xyot
La casera, Brévil – Valgrisenche (AO)

E’ vero, in Val d’Aosta abbiamo avuto dei contributi per mettere a posto gli alpeggi, ma c’è anche stato chi non li ha sfruttati. Continuiamo ad andare per un periodo anche di là a San Grato, ma lì non hanno ristrutturati nulla. Il casaro è uno dei miei operai, un paio di anni fa, mentre lavorava da altri, le sue Fontine hanno vinto il premio al concorso.

awi7cs
Fontine, Brévil – Valgrisenche (AO)

Le Fontine le porto via, ma quelle fatte quassù me le tengo. Le vendo io o le do in pagamento a quelli che mi mandano le mucche. Una volta a San Pietro si pesava il latte di tutte le mucche… a chi ha la mucca buona, qualcosa do ancora adesso. La Fontina non viene valorizzata abbastanza, quella buona finisce mischiata alle altre, una volta erano tenere che sembravano burro. Adesso il latte viene trasportato nei camion, alla fine nei caseifici scaldano di più il latte perché è tutto mischiato. Una volta, nelle latterie turnarie, non ti accettavano il latte se venivi da troppo lontano, perché arrivava freddo.

xycyss
Uscita dalla stalla, Brévil – Valgrisenche (AO)

Io ho l’alpeggio mio, qualche guadagno quindi ce l’hai ancora, ma i momenti in cui rastrellavi grandi soldi sono finiti! Io sono fissato per le bianche e rosse, le bestie le devi far rendere, non solo portare su bestie per avere letame per concimare i prati!

0zn8f3
Verso i pascoli, Brévil – Valgrisenche (AO)

C’è quella luce e quell’aria di fine stagione, anche i colori dicono che a breve bisognerà scendere. Si farà ancora una tappa nei tramuti sottostanti, mentre quassù verrà messo il letame nei pascoli, per garantirsi della buona erba per la stagione successiva. Devo salutare, devo rientrare, lasciandomi alle spalle questo vallone e questi alpeggi. Quando arrivo al lago, il sole è ormai tramontato dietro alle creste e soffia un vento freddo, autunnale.

Quella di fare agriturismo è un’opportunità che molti non hanno sfruttato

In questa settimana di “assenza” da queste pagine, ho ultimato veramente in bellezza il mio girovagare per gli alpeggi della Val d’Aosta. Ho raccolto le ultime storie d’alpeggio, di allevamento, di caseificazione e di territorio. Prossimamente un bilancio di questa mia “esperienza”, ma oggi voglio raccontarvi una delle ultime interviste realizzate.

vh7q8c
Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Risalendo da Champdepraz, in bassa valle, sono andata alla scoperta del territorio del Parco del Monte Avic, dove non ero mai stata. La meta non erano i suoi famosi laghi, ma un alpeggio-agriturismo dalla storia particolare. Pra Oursie si raggiunge a piedi ed è collocato sotto al monte che da il nome al parco naturale.

jynv1l
L’agriturismo Maison du Lord, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Questo alpeggio, oggi di proprietà regionale, nasce come particolare residenza, solo in seguito è stato ristrutturato ed adibito ad alpeggio. “Si chiama anche Maison du Lord, anche l’agriturismo si chiama così, perché era la casa di un lord inglese, dirigente delle miniere di Herin e del Lago Gelato. L’aveva fatta perché aveva un figlio malato di tubercolosi e doveva rimanere in quota per avere aria migliore.” Così mi racconta Didier, che gestisce l’azienda famigliare insieme alla mamma e alla sorella. “…ma l’intervista la devi fare a Simone, è lei la titolare!

qyyg8i
Didier in caseificio, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Intanto però io fotografo Didier alle prese con la caseificazione, mentre aspettiamo che arrivi Simone, scesa con la mandria verso i pascoli. Quando arriverà, sarà lei a raccontarmi la scelta particolare fatta dalla sua azienda, trasferitasi qui dopo anni di “normale” alpeggio.

tqf1y4
L’agriturismo, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Siamo qui dal 2009, abbiamo fatto un contratto per 10 anni. Prima andavamo in alpeggio a Chamolè, dalle nostre parti, noi d’inverno siamo a Charvensod. Lì salivamo con molti animali… Qui siamo venuti apposta per l’agriturismo. E’ a gestione famigliare, l’altro fratello ha famiglia e sta giù a fare i fieni. Quest’anno mio papà è stato operato alle gambe e quindi non è potuto salire.

98ask2
La mandria al pascolo, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

D’inverno facciamo anche altri lavori. Mio papà e mia mamma avevano già esperienza di ristorazione… Io ho fatto il corso e, nel 2010, abbiamo iniziato con l’agriturismo. Diamo tutti prodotti nostri, abbiamo anche sei posti letto, c’è gente che si ferma anche 3-4 giorni. Il turista che viene qui, cerca proprio i prodotti di alpeggio.

ppkkqe
La cagliata appena estratta dalla caldaia, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Facciamo formaggi freschi, tomini, yoghurt, burro, ricotta brossa, poi i dolci per la cucina dell’agriturismo, panna cotta, creme caramel… Come vendita diretta, solo formaggio stagionato. Serviamo anche crepes con la ricotta. Abbiamo anche polli e galline, per le uova e per la carne, li portiamo su con l’elicottero. Carni e salumi sono tutti dei nostri animali.

jaehxz
La stagionatura, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

D’inverno vendiamo il latte. L’agriturismo vuol dire soldi alla mano, non devi aspettare 90 giorni che il consorzio ti paghi. Secondo me, quella di fare agriturismo, è un’opportunità che molti non hanno sfruttato. Io sono soddisfatta della scelta, anche se hai meno mucche e il lavoro è diverso.

b7xm9p
Plan Chateau – Monte Avic (AO)

I pascoli circostanti l’alpeggio sono pochi, ma viene utilizzato anche un tramuto a quota maggiore. Quando le bestie sono lì al pascolo, bisogna fare avanti e indietro, perché ovviamente la struttura per la ricettività dei turisti resta la medesima.

wrbmle
Al pascolo con lo sfondo del Monte Avic (AO)

Lavoro ce n’è… fare le camere, servire a tavola, pulire le stalle… Alla sera sei stanco anche se abbiamo solo una ventina di mucche. Su prendevamo bestie in guardia, stavo al pascolo tutto il tempo, qui sei obbligato a seguirle in un altro modo, mettere il filo e tornare a fare i lavori. Ma soddisfazioni ce ne sono: la gente che va via contenta, le recensioni positive su internet!

Non dateci niente, ma lasciateci lavorare!

Dovendo cercare alpeggi dove si producono e vendono formaggi in Val d’Aosta, sono anche tornata a Valmeriana, nel comune di Pontey. C’ero già stata un paio di anni fa e ve lo avevo raccontato qui.

5bzjb1
Tour delle macine, partenza del sentiero, Valmeriana – Pontey (AO)

Il tramuto più alto è collocato a poca distanza dal sentiero che porta alla scoperta delle “macine di Valmeriana“, un sito archeologico davvero particolare. Quest’anno il Comune ha organizzato alcune escursioni guidate per visitare le macine, in occasione delle quali era possibile pranzare/cenare presso l’alpeggio, ovviamente con i prodotti locali dell’azienda di Clelia Collè, che da 5 anni sale qui con i suoi animali. “In quell’occasione c’era la strada aperta e si poteva salire in macchina, altrimenti c’è il divieto. Ho dato i miei prodotti, carne di capra, di capretto, i formaggi… Tutto con le autorizzazioni, ho dovuto fare le pratiche per la somministrazione saltuaria di cibo.

hxnf1p
Il gregge torna in stalla, Valmeriana – Pontey (AO)

La vita di Clelia sarebbe lunga da raccontare per intero. “Sono nata e cresciuta in mezzo alle capre! Sono stata con mio nonno a Vignolaz (villaggio ora abbandonato, privo di strade, tra i comuni di Nus e Quart – ndA), sono stata l’ultimo bambino che è cresciuto là. Mio papà è andato per trent’anni in alpeggio a La Thuile. Ci sono stati alcuni periodi della mia vita in cui magari non lavoravo direttamente con gli animali, ma c’erano comunque in casa. Adesso… i miei figli non hanno intenzione di continuare. Prima o poi vendo tutto, mi aggiusto la casa e tengo solo più qualcosa come hobby!

yk3c1d
Formaggi di capra, Valmeriana – Pontey (AO)

In questo alpeggio Clelia realizza diversi tipi di formaggio, a latte caprino, vaccino, misto e formaggi aromatizzati. “Qui si vende qualcosa, ma poco. Li vendo ai mercatini, alle fiere… Ho dovuto farne di piccolissimi, perché la gente mi chiedeva di tagliare a metà quelli più piccoli che avevo. Ho portato al concorso regionale anche quello con i semi di finocchio, l’ho quasi portato per caso… e ho vinto il primo premio! Lavoro qui ce n’è tanto, tenere pulita la casa, seguire i formaggi…

syeajt
Francesco, Valmeriana – Pontey (AO)

Personale affidabile fatichi a trovarlo. Adesso c’è Francesco, lui munge, pulisce le stalle, mette i fili alle mucche, va a prendere le capre quando non rientrano da sole… Io ho anche l’azienda di fondovalle da mandare avanti, gli orti, il fieno. Se hai anche altri prodotti oltre ai formaggi, vendi di più sui mercatini. Non dateci niente, ma lasciateci lavorare! Lo diceva già mio papà 15 anni fa… Invece ci sono troppi paletti, troppe spese, troppe analisi… Questo lavoro qui non rende più. Io d’inverno devo andare a fare la cuoca in Svizzera per avere i soldi per vivere e pagarmi i contributi per la pensione. Non va bene così… i nostri genitori, lavorando, si sono fatti la casa e noi invece non riusciamo più a mantenerci!

bpoqr0
Clelia e le sue capre, Valmeriana – Pontey (AO)

Clelia racconta e intanto cucina. Per pranzo ci servirà la “sorsa”, una zuppa tipica valdostana a base di verdure, aromatizzata con lardo, che accompagneremo con i vari formaggi presi in cantina. “Erano venuti i NAS a farmi un controllo a casa! Mi hanno fatto aprire la casetta dove faccio i miei traffici, c’erano dei formaggi, ma quelli erano per me! Io sono convinta che potrei vivere in autonomia alimentare, ma ormai non ce lo permettono più… La veterinaria mi ha dato ragione, io posso in casa mia produrmi del formaggio per consumarmelo!

hotltb
Il gregge rientrato a fine mattinata, Valmeriana – Pontey (AO)

Sono anche un’appassionata di erbe e saperi antichi. Uso le erbe per curarmi e per curare gli animali. Amo raccogliere le erbe, alcune le coltivo. Cerco anche di salvare semi di varietà antiche, preservare la biodiversità: è anche una forma di lotta contro il sistema che vorrebbe omologare tutto!

etd3sc
Una delle passioni di Clelia, gli animali da cortile, Valmeriana – Pontey (AO)

Quel giorno Clelia è arrabbiata contro i cercatori di funghi: il posto è conosciuto, quest’anno a causa della siccità c’è poco, ma orde di gente scorrazzano per boschi e pascoli, oltrepassano il divieto, parcheggiano sull’erba che le vacche dovranno pascolare nelle prossime settimane, quando si inizierà a scendere. “Se non mi crei problemi, se mi rispetti, arrivi qui e ti faccio un sorriso, magari ti offro anche il caffè. Ma se mi parcheggi nel prato, mi molli il cane, mi spaventi gli animali… allora abbiamo già tirato su un muro!

Non è che mi sono fatto prete perché non mi piaceva questa vita!

Quando, mesi fa, ho iniziato a muovermi per avere un elenco di persone da intervistare negli alpeggi valdostani, praticamente tutti mi hanno suggerito di andare da Don Giuliano, cosa che peraltro avevo già intenzione di fare!

qmir9q
Stefano e Don Giuliano, Vallorsiere – Nus (AO)

Siamo nel Vallone di Saint Barthelemy, una vallata ricca di alpeggi, e qui ce n’è anche uno un po’ speciale per la professione svolta dal proprietario della mandria. A guardare gli animali c’è Stefano, un ragazzo valdostano, che è qui con i suoi animali. “Adesso ho un aiutante valido, di cui mi posso fidare, ma non è facile trovarne… Ho avuto un Albanese, un Biellese…

fxfegt
Vallorsiere – Nus (AO)

Don Giuliano Reboulaz però non è solo allevatore, è anche parroco a Champorcher. “La Parrocchia ce l’ho sempre avuta là. Faccio 113.000km in quattro anni… poi cambio la macchina! Vengo su due volte alla settimana, un po’ di più quando ci sono i fieni, più o meno si cerca di combinare gli impegni, ovviamente quelli della Parrocchia hanno la priorità.”

xmif5x
Non solo bovini all’alpeggio Vallorsiere – Nus (AO)

La mia chiacchierata comunque non si è discostata da qualunque altra fatta negli alpeggi della Val d’Aosta in questi mesi. Abbiamo parlato del presente, abbiamo parlato molto del passato. “Sono sempre stato in alpeggio, fin da bambino, con mia sorella. Quando è mancato mio fratello, avevamo appena iniziato a ristrutturare qui, bisognava andare avanti, così l’ho preso io. Non è che mi ero fatto prete perché non mi piaceva questa vita!

demf4u
Vallorsiere – Nus (AO)

Questo alpeggio l’aveva comprato mio papà nel 1952. Era della famiglia Peccoz di Gressoney, avevano 5 alpeggi in zona. All’epoca l’avevano venduto per 7 milioni di lire! Così i miei hanno messo via quasi tutte le mucche, ne hanno tenute solo 3 e le manze, hanno ricavato un milione…

fqdbej
Rientro in stalla dopo la mattinata al pascolo, Vallorsiere – Nus (AO)

Mungiamo solo un po’ per fare qualche formaggio per noi. Tengo le bestie per passione. E’ strano, ma… dove uno tribola, si affeziona! Dove invece la strada è liscia… niente! Quando ero in seminario comunque mi mancava questa vita. Pensavo… adesso saranno lì al pascolo… adesso staranno mungendo… Quando tornavo a casa, andavo a mungere, ma le mani ormai erano troppo tenere e mi venivano i calli!

diumiz
In stalla, Vallorsiere – Nus (AO)

Anche quando le hanno vendute per comprare l’alpeggio, i miei comunque hanno tenuto la razza. La nonna mi raccontava che già suo papà aveva la passione per le regine. Accettava di farle battere per scommessa, all’epoca non c’erano incontri organizzati, e chi vinceva, portava via la mucca all’altro.” Anche oggi Don Giuliano porta le sue reines alle battaglie.

wf0mmr
Vallorsiere – Nus (AO)

Altri tempi… quelli in cui tutti gli alpeggi erano utilizzati e abitati da molte più persone. “Ce n’era di gente… i ragazzini di 7-8 anni venivano mandati in alpeggio per togliere delle bocche da sfamare da casa. Quando avevano due ricambi per tutta la stagione era tanto. Qui arrivavano da Verrayes, c’era tanta povertà. Qui non c’era una stanza decente dove dormire, si dormiva sopra alle mucche, negli alpeggi era così.

to5jxm
Razza valdostana castana, Vallorsiere – Nus (AO)

In bassa valle c’erano più le famiglie, ma qui di donne in alpeggio non ne trovavi, a meno che fossero con chi teneva l’alpeggio. C’erano i pastori, chi si occupava delle Fontine, chi dell’acqua, i bambini… Non tutti gli alpeggi avevano il magazzino per le Fontine, così ogni alpeggio aveva una base dove portarle. Anche dopo che si era scesi con le bestie, rimaneva su uno per girarle, magari passava anche 2-3 magazzini. A fine novembre si portavano via con i muli, fin dove arrivava la strada e venivano i grossisti a caricarle.

9wkx8c
Vallorsiere – Nus (AO)

La chiacchierata potrebbe andare avanti per ore. Ogni tanto si scivola sul patois, si ricordano persone che non ci sono più, oppure si ricostruisce la genealogia delle reines… o si parla di campane, come in qualsiasi altro alpeggio di queste vallate. “C’è anche la malattia per le campane, ho uno chamonix della fine dell’800 che è un regalo che mio nonno aveva ricevuto per il matrimonio…

Saliamo qui dal 1933

Dopo vari tentativi per combinare questa intervista, finalmente sono riuscita a raggiungere Rino a Torgnon. Questo comune collocato in quota sui versanti della Valtournenche è ricchissimo di alpeggi. Una lunghissima pista sterrata, da cui si staccano diramazioni secondarie, permette di raggiungerli attraversando le varie conche, alternando boschi di conifere e pascoli. La pista è chiusa al traffico (a parte gli aventi diritto) ed è molto frequentata dagli amanti della bicicletta. Alla fine del percorso si raggiunge il lago di Cignana (qui il percorso escursionistico per il lago, che però non passa all’alpeggio di cui sto per parlarvi).

l98sma
Telinod – Torgnon (AO)

La segnaletica è perfetta, quasi senza consultare la cartina, arrivo all’alpeggio Telinod mentre la mandria sta uscendo dalla stalla, diretta verso i pascoli. Saluto la signora Franca, poi raggiungo Rino, che sta tirando i fili per dare il pezzo alle vacche. La cagna mi abbaia, diffidente: “E’ da pascolo… ma anche da guardia!

uqtiow
Delimitazione del pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Terminato il lavoro, mentre gli animali brucano tranquilli, possiamo chiacchierare. “L’alpeggio è comunale, siamo in affitto, sarebbe troppo bello fosse nostro! Veniva già qui mio nonno, è dal 1933 che saliamo qui, poi mio papà e adesso noi… Io con la moglie e i figli e mio fratello.

tmwf6j
Al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Una volta mio papà aveva tutte pezzate nere, le rosse non le voleva… Abbiamo iniziato io e mio fratello, quando abbiamo fatto la stalla nuova, abbiamo aumentato il numero dei capi e preso le pezzate rosse, per la resa. Poi c’è qualche castana per le battaglie, abbiamo anche quella passione lì. Qualcuna ci vuole, ma non troppe. Qui abbiamo le nostre bestie e altre che ci danno in affida per l’estate. La transumanza, con le nostre, la facciamo interamente a piedi, in salita e in discesa. E’ una vera festa!

xofubm
Al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

E’ una bella, lunga chiacchierata, quella con Rino. Mi racconta le cose di oggi, ma anche tanto sul passato. “Oggi usiamo solo più questo alpeggio come strutture: quello vecchio lì sulla strada, ce n’era un altro sotto e uno più sopra, ma non li usiamo più. Dovessi tornare sotto… nelle baite vecchie… tutto a mano… non c’era la luce, si usava l’acetilene. Quando pioveva era tutto umido, c’era il camino e il buco nel tetto per fare uscire il fumo. Mangiavi al freddo con la giacca e il berretto, adesso non c’è paragone!

pvylg5
Rino al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Le maggiori soddisfazioni di questo mestiere sono la libertà… la passione, prima cosa, altrimenti non si farebbe! A me piace tanto il pascolo, anche sotto la pioggia, non me ne fa niente di stare al pascolo quando piove. E’ una soddisfazione vedere le mucche sazie, belle.

qdngil
La famiglia Barrel, Telinod – Torgnon (AO)

Adesso siamo solo noi, prendiamo un operaio a contratto quando abbiamo bisogno, a volte tutta l’estate, a volte no. Mio fratello adesso è giù a far fieno. Il figlio maggiore si è sposato quest’anno, ha 25 anni. Sembra che vogliano continuare… Speriamo per il futuro che questo mestiere cambi per il meglio! A volte ti chiedi chi te lo fa fare… Ma hai tutte le attrezzature, è il tuo mestiere, mica vai a fare altro.

b38g04
Fontine, Telinod – Torgnon (AO)

A differenza della maggior parte degli alpeggi di Torgnon, che conferiscono il latte al caseificio di fondovalle, a Telinod si caseifica e si vendono i prodotti. “Facciamo Fontina, formaggio semi-grasso, ricotta, seras, brossa, burro e burro fuso. Molti negozi ci ordinano i prodotti e noi li portiamo giù. Parte delle Fontine le diamo alla cooperativa.

f7rezx
In caseificio, Telinod – Torgnon (AO)

Quel giorno è il figlio minore in caseificio a girare le Fontine, ma solitamente i casari sono lo zio o il fratello maggiore, uno impegnato con la fienagione e l’altro con lo spandimento dei liquami della concimaia sui pascoli.

dubed0
Concimazione dei pascoli, Telinod – Torgnon (AO)

La strada qui l’hanno fatta a scaglioni, in 4 tratte. Prima si saliva a piedi con i muli… Dall’alpeggio sotto avevano fatto una pista dove si poteva salire con il trattore e ce lo facevamo imprestare per portare su la roba. Circa 35 anni fa noi siamo stati i primi ad utilizzare il motore a scoppio collegato all’attrezzo per girare la cagliata e per la mungitrice a carrello.

w5onum
Vista sul Cervino – Tognon (AO)

Proseguo oltre l’alpeggio, fino ad affacciarmi dove si può vedere il Cervino. E’ un vero peccato che le mandria non sia più qui al pascolo, sarebbe stata una magnifica foto… I pascoli invece sono già stati brucati, anche da queste parti l’erba quest’anno non era abbondante. Qualche pioggia c’è stata, poi anche la grandine e la neve.

1bbyss
Rientro in stalla, Telinod – Torgnon (AO)

Mentre rientro, incontro numerosi ciclisti che approfittano della splendida giornata. La mandria sta tornando in stalla, io mi affretto a ripercorrere tutta la strada, incontrando escursionisti a piedi solo nell’ultimo tratto. Anche quest’anno in uno degli alpeggi di Torgnon si è tenuto uno degli appuntamenti di Alpage Ouverts, Telinod l’ha già ospitato in tre occasioni. In quelle giornate è possibile anche usufruire delle navette.