Io fatico a capire…

Io, sul tema “lupo”, fatico a capire tante cose. L’argomento è così vasto che sono sempre più restia ad affrontarlo, perché comunque se ne parli, si tralascia qualcosa e si creano fraintendimenti di vario tipo, discussioni, animi che si infiammano.

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Gregge di capre in alpeggio: gli ovicaprini sono tra gli animali domestici i “preferiti” dal lupo, ma si registrano predazioni anche nelle mandrie di bovini – Valsavarenche (AO)

Raramente trovo chi affronta il tema in modo obiettivo e corretto, il più delle volte si preferiscono estremismi che non portano da nessuna parte, ma solo a un’esasperazione e un odio sempre più profondo (come se ce ne fosse bisogno!). Sicuramente tale atteggiamento non porta al dialogo e alla ricerca di soluzioni concrete. Si va da quelli che ritengono i lupi animaletti “pucciosi e coccolosi”, con emeriti idioti che cercano il selfie con il lupo o il video mentre cercano di dar da mangiare al lupo… fino a quelli che vorrebbero sterminarli tutti.

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Escrementi di lupo su di un sentiero – Valle d’Aosta

Come in molti altri casi, la buona e corretta informazione passa in terzo o quarto piano, si preferisce condividere il post di poche righe con questi messaggi estremi, fa sensazione e agevola il commento da parte di chiunque. Tralasciando gli animalisti da salotto e tutti quelli che pensano che il mondo reale sia un film di Walt Disney, vorrei capire, per esempio, a cosa mirano quelli che continuano a pubblicare foto di animali selvatici predati dal lupo. Il lupo c’è, il lupo si è diffuso, è aumentata la sua presenza, quello ormai è un dato di fatto. Il lupo è un carnivoro. Il lupo è un animale selvatico, quindi… preda e consuma quello che trova! Capisco molto bene l’allevatore disperato per le predazioni al bestiame, ma cosa trovate di “notevole” nel fatto che venga ucciso e mangiato un capriolo o un cervo?

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Gregge di pecore di razza frabosana-roaschina: le razze autoctone a rischio di estinzione dei piccoli allevamenti sono messe particolarmente in pericolo dalla presenza dei predatori – Valle Stura (CN)

…e quelli che si ostinano a dire “bisogna uccidere tutti i lupi”? Come pensano sia possibile farlo? Anche cambiando le leggi, mai al giorno d’oggi si potrebbe pensare di ottenere una cosa del genere. Secondo me l’insistere nel chiedere una cosa del genere è dannoso e controproducente. Quando leggo di qualcuno che propone di “spostare” i lupi mi viene da ridere. Dove?? E poi, come pensano di tenerli fermi? Sugli abbattimenti se ne può discutere, ma io resto della mia idea, che l’unico ad avere il diritto di sparare al lupo dev’essere l’allevatore che lo avvista nei pressi dei suoi animali. Le ipotesi di “quote di prelievo di lupi” secondo me hanno poco senso e, per gli allevatori, non porterebbero a risultati degni di nota (non è detto che nella “quota” ci siano effettivamente lupi che sono soliti avvicinarsi all’uomo, predare il bestiame, ecc…)

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Grosso gregge in alpeggio: di giorno si pascola con la presenza dell’uomo e i cani da guardiania, per la notte tocca posizionare le recinzioni mobili elettrificate – Bardonecchia (TO)

Altra cosa che non capisco, l’ostinazione di molti a sostenere che “il lupo non si avvicina all’uomo” o “il vero lupo non si avvicina…”. Allora tutti quelli che scendono nei paesi comportandosi quasi come animali spazzini, quelli che camminano nelle strade, cosa sono? Qualcuno farà anche parte dei vari cani lupo cecoslovacchi sfuggiti al controllo dei padroni, ma tutti gli altri sono lupi. Che poi ci siano anche ibridi in circolazione, viene più o meno detto, ma non in modo chiaro. Quello che piacerebbe sapere e cosa si pensa di fare con questi ibridi, dato che molto probabilmente la loro “paura dell’uomo” è ancora minore rispetto a quella dei lupi-lupi!

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Non è solo in alpeggio che si verificano predazioni, ormai si segnalano casi anche in fondovalle e in collina – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Ci sono poi tutti quelli che “il lupo è pericoloso per l’uomo”. Puntualmente ogni presunto attacco capitato dalle nostre parti viene smentito dai fatti o dai diretti interessati. Ma certo che è pericoloso, probabilmente però meno di quanto lo possa essere un cane, ma pari a un cinghiale o a qualunque altro animale selvatico che attacca o per paura della propria incolumità in situazioni in cui la fuga non è possibile o per difendere la prole. Che oggi, in Italia, un lupo attacchi un uomo per “fame” lo escluderei.

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Gregge e cani da guardiania – Bardonecchia (TO)

Le cose che vorrei capire sono tante, ma mi limito a parlare ancora di due aspetti. Primo, vorrei che chi si occupa di studiare e tutelare il lupo facesse più chiarezza. Mi è piaciuto un articolo che ho letto qualche tempo fa (o forse era un post su facebook), dove si diceva che il lupo non è “né buono né cattivo”. Partendo da questo atteggiamento, bisognerebbe andare avanti con obiettività, ammettendo (come si diceva sopra) che il lupo non scappa più o non sempre scappa appena vede l’uomo. E poi ammettendo che i lupi ormai hanno colonizzato e stanno colonizzando tutti gli spazi, dalla montagna alla pianura.

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Gregge vagante “scortato” dai cani da guardiania tra le strade di pianura del Canavese (TO)

E veniamo così all’ultimo punto. Mi chiama un pastore, o meglio, un allevatore che ha, per passione, un gregge di pecore. E’ una persona intelligente, sa che ormai i lupi ci sono, che non possono essere sterminati, così si è dotato dei mezzi per proteggere il gregge. Ha cercato dei cani “giusti”, non si è accontentato della razza, ma è andato a prenderli in Centro Italia, da un pastore che li ha sempre avuti con il gregge. Le sue pecore ora sono in fondovalle e, vicino al recinto, passa chi va a fare la passeggiata, chi va in bici, chi corre. Il pastore mi telefona per chiedermi come fare per avere i cartelli che segnalano i cani da guardiania, mi attivo per rispondergli e… scopriamo che non vengono più forniti, quindi chi li vuole, deve arrangiare a farseli.

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Cucciolo di pastore maremmano-abruzzese  in un gregge vagante, dietro si scorge anche un cane adulto – Santhià (VC)

Ma il pastore ha anche un altro problema. Il suo Comune, a cui ha fatto richiesta per apporre questi cartelli prima e dopo il gregge, lungo la pista che passa da quelle parti, gli ha mandato una lettera dove, sentito anche il parere di un veterinario, gli rispondevano che tali cani fossero da usare esclusivamente per proteggere le pecore dai predatori in alpeggio! E’ qui che non ci siamo!!! Abbiamo un pastore che si comporta correttamente, usa le reti, i cani, e gli diamo questa risposta? Un organo ufficiale gli fornisce questa risposta?? Soprattutto quando a pochi chilometri di distanza nelle settimane precedenti c’è stato un attacco certificato? E se anche in quel caso fossero stati cani vaganti, i cani da guardiania difendono il gregge anche da quelli, quindi è mio diritto tenerli sempre nel gregge!

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Cucciolone accanto al recinto: il cane reagisce abbaiando alla presenza di estranei in assenza del pastore – Canavese (TO)

E qui siamo arrivati all’ultimo punto (per oggi), la nota dolente dei cani. Mi domando perché ci siano persone che continuano a sconsigliarne l’utilizzo. Per me equivale condannare i pastori e i loro animali. Sai che ci sono i lupi e… non fai niente?Bisognerebbe addirittura stimolare i pastori a prendere i cani prima ancora che ci siano problemi di predazione in zona, per evitare che, trovando facili prede, si insedi un branco. Allo stato attuale le forme di difesa del gregge sono solo passive. I cani da guardiania, se adatti e ben inseriti, funzionano. L’ho già detto altre volte, un pastore sa che non tutti i cani “lavorano bene” per quanto riguarda la conduzione del gregge e sa anche che un buon cane già addestrato vale molto. Perché non dovrebbe essere valido lo stesso principio per i cani da guardiania? Certamente, c’è chi ne sta facendo un business, ma anche un valido sistema di sicurezza per tenere i ladri fuori di casa non me lo regala nessuno. L’importante è che il cane acquistato faccia il suo lavoro. Anche un montone con una certa genealogia e genetica non me lo regala nessuno!

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Gregge e turismo – Sestriere (TO)

Mi spiace leggere le parole di chi si “oppone” ai cani. Preferirei che si spendessero le stesse energie per aiutare i pastori ad inserire dei cani “giusti”, per favorire la comunicazione da parte di pastori (magari di altre aree d’Italia) che i cani li hanno sempre usati con buoni risultati e anche per fare molta, molta informazione a tutti i fruitori del territorio. Perché il grosso problema dei cani è proprio quello, cioè attirare sul pastore le ire dei turisti e altri fruitori della montagna/degli spazi rurali, visto che il cane con il gregge ci deve stare sempre. Se non ci fossero lamentele (e anche qualche denuncia), molti pastori non sarebbero così contrari ai cani. Anche perché, mi raccontava uno di loro, “…da quando li ho, non mi è più sparito un agnello dalle reti, di notte…

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L’inserimento dei cani da guardiania nel gregge è un processo fondamentale che richiede cura e attenzione da parte del pastore – Santhià (VC)

E’ finito qui, il discorso? No di sicuro, ma ne ho già parlato così tante volte… Quello che posso invitarvi a fare, è cercare di documentarsi e comprendere il problema in tutte le sue sfaccettature, senza pregiudizi e preconcetti. Il predatore per l’allevatore è un grosso problema, soprattutto perché gli stravolge il modo di lavorare, comportando spese aggiuntive, perdite economiche, danni nel caso di predazione, stress continuo. Tutto questo in un periodo storico in cui le aziende, specialmente quelle piccole, quelle di montagna, quelle delle aree marginali. già non stanno affatto bene. I prodotti rendono poco, senza contributi economici statali/europei non si va avanti e a nessuno vengono compensati interamente i “disagi” causati dai predatori. Questo è il nocciolo del discorso. Poi di parole possiamo andare avanti a farne all’infinito…

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Non è come sembra

Abbiamo fatto un veloce viaggio oltralpe, qualche giorno per staccare dalla “routine”. La Francia è vicina, non eccessivamente cara, offre un buon assortimento di paesaggi e luoghi da visitare senza affaticarsi troppo. Non cercavamo le città, quindi buona parte del tempo siamo stati circondati da spazi rurali. Dormendo nelle chambres d’hôtes (l’equivalente francese dei bed&breakfast) c’è modo anche di chiacchierare con i gestori e gli altri ospiti, specialmente se si cena tutti insieme.

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Gregge salendo al Colle dell’Izoard – Francia

Non intendo raccontarvi nel dettaglio il nostro viaggio, ma solo presentarvi alcune riflessioni su tematiche emerse nel corso di queste chiacchierate. L’allevamento ovino è molto radicato sul territorio, specialmente nelle regioni del Sud che abbiamo attraversato. La carne è presente nelle macellerie (sia quelle francesi sia, a maggior ragione, nelle numerose macellerie halal che abbiamo visto un po’ in tutte le cittadine) e non manca mai nei menù.

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Cartellonistica rivolta ai turisti – Cervières, Francia

Ovunque, lungo le strade, i sentieri e nelle strutture dove abbiamo soggiornato, sono presenti cartelli, locandine e depliant informativi sulla presenza dei cani da guardiania e sul comportamento da tenere. Il gestore di una delle strutture dove abbiamo soggiornato ci diceva che la convivenza cani-turisti è molto problematica. In Francia la razza più utilizzata è quella dei Pastori dei Pirenei, ma… contrariamente a quello che solitamente ci viene detto, non sono così docili. “Ci sono stati molti casi di turisti che sono stati morsicati, i pastori si sono stufati, non sono cani che puoi educare! Non sono cani, loro pensano di essere pecore!!! Molti adesso hanno preso altre razze, come i Pastori del Caucaso o i Pastori dell’Asia Centrale.

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Gregge al pascolo, Comps-sur-Artuby, Francia

Ogni volta che dicevamo che abbiamo animali, una ferme, immediatamente ci chiedevano com’è in Italia la situazione con il lupo. E’ successo ovunque, in zone di montagna e in paesi a poca distanza dalla costa. “Qui il lupo è un grosso problema…“. Non è difficile da credere, sia per il fatto che l’allevamento ovino è così diffuso, sia perché le zone dove il predatore si può rifugiare sono immense. Abbiamo attraversato innumerevoli aree completamente disabitate, coperte di boschi.

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Pascoli e abbeveratoio su di un altopiano – Caussols, Francia

Altrove invece era la “garriga” a coprire sconfinare zone calcaree, altopiani e gole, con radi boschi, aree cespugliate e distese di erbe dure, spesso spinose, ciuffi di lavanda selvatica e altre piante aromatiche. “Da noi molti pastori sono giovani che hanno fatto un corso a scuola (l’Ecole du Merle di Salon de Provence, ndA), non sono preparati al lupo, agli attacchi. A me piace andare in montagna e mi fermo sempre a parlare con i bergers. C’era una ragazza che era sconvolta, essere su da sola con gli animali e avere attacchi continui, trovare gli animali morti, sbranati, le pecore gravide con il ventre squarciato….“. Ho chiesto se è vero che i pastori possono sparare al lupo: “No, anche se ormai molti sono comunque armati, perché sono stufi di questa situazione. Qualche lupo viene abbattuto in modo ufficiale, ma solo quando si ritiene che sia davvero pericoloso e allora viene fatta intervenire una squadra apposita.

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Fattoria didattica a Cervières – Francia

Tutte le persone che ci hanno fatto domande sul lupo erano curiose di sapere se davvero in Italia c’è un buon livello di convivenza tra allevatori e predatori, perché questo è ciò che viene detto loro negli incontri informativi o che appare sugli articoli. Così come qui da noi dicono che in Francia convivono perfettamente… no? Poi il discorso, dal lupo, passava alla crisi che interessa molte aziende. “In Francia c’è un suicidio al giorno tra i paysan“, raccontava una signora. “Va un po’ meglio per quelli che si sono messi a trasformare in proprio, che seguono tutta la filiera nella loro azienda“, ci diceva un altro gestore.

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Mercato a Dignes-les-Bains – Francia

Nei mercati sono numerose le bancarelle delle aziende agricole. In generale, non manca mai almeno un paio di piccoli produttori di formaggi di capra e/o pecora. Così ad occhio direi che le vendite sono buone, dato che alle 11:30-12:00 i loro banchetti nei mercati più affollati avevano già praticamente esaurito i formaggi freschi. E i prezzi sono notevolmente più elevati dei nostri. La sensazione che ho, ogni volta che vado in Francia, è che da loro le normative per la trasformazione e vendita siano meno restrittive che da noi. Però non so se fosse pienamente in regola quella signora che si aggirava per le vie di La Ciotat con una borsa con le rotelle “vecchio stile”, un corno di capra in mano. Ogni tanto lo suonava con vigore, dopodiché annunciava a gran voce: “Fromage de chevre!“. La gente si avvicinava e lei estraeva dalla borsa le formaggelle, per incartarne uno o due pezzi, a seconda delle richieste dei clienti.

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Vecchia porta in un vicolo del villaggio, Bargemon – Francia

In Piemonte i paesi di montagna sono ancora vivi, ci sono i negozi! Da noi è tutto chiuso, morto!“, così raccontava un signore che in questi anni è stato in ferie in Valle Maira e Valle Varaita. Evidentemente è proprio vero che l’erba del vicino brilla sempre di un verde più intenso… Le nostre vallate montane non se la passano affatto bene, anche se effettivamente qualche negozio che resiste c’è ancora.

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Nella parte alta di Tende – Francia
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Tra i vicoli di Bargemon – Francia

I villaggi di questa parte della Francia sono così belli da visitare se ti piacciono i vicoli e quel senso di indefinita trascuratezza senza tempo. Tra case chiuse da anni e angoli decorati e ricchi di fiori si respira l’atmosfera tipica della Provenza.

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Turismo di massa a Saint Paul de Vence – Francia

Poi ci sono i villaggi turistici, dove tutto è stato recuperato, sono proliferati negozi e atelier di artigiani e artisti. Qui arrivano i turisti in massa, pullman interi e decine e decine di auto. Senti parlare tutte le lingue del mondo, c’è gente in qualsiasi ora, fino a tarda sera.

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Uno dei tanti gatti incontrati nei villaggi – Villecroze, Francia

Io però preferivo di gran lunga gli altri, quelli dove, nei vicoli, incontravi soprattutto gatti e sentivi odore di aglio che usciva dalle finestre mentre la gente stava cucinando. Non mancava mai anche qualcuno che rientrava con la baguette sottobraccio e quei due o tre tavolini con gruppetti di gente del posto che si beveva un pastis al bar in piazza. E’ vero che non erano più popolati come un tempo, ma il vero abbandono l’ho percepito altrove.

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Strada degli artisti a Draguignan – Francia
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Colori vivaci e senso di abbandono – Grasse, Francia
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Strade silenziose a Grasse – Francia

E’ stato nelle cittadine che mi ha colpito il silenzio e la desolazione di alcune vie. Appena fuori dal centro, ecco decine e decine di serrante abbassate, vetrine polverose, porte serrate da anni. Qua e là tentativi di valorizzazione poi abortiti, strade dedicate agli artisti con i laboratori chiusi o aperti saltuariamente. Non che non succeda anche da noi, dove il commercio spesso si sposta interamente (ahimè) nei grandi centri commerciali. C’è chi trasferisce la sua attività al loro interno e… molti altri invece chiudono definitivamente.

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Prati sfalciati al tramonto – Saint-Vincent-les-Forts, Francia
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Campi di cereali con papaveri e altre “infestanti” – Provenza, Francia
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Campi di cereali e coltivazioni di lavanda, Valensole – Francia

Torniamo alla vita rurale. Buona parte del turismo di queste aree è legato al paesaggio rurale e alle sue produzioni. La fioritura della lavanda è uno dei simboli della Provenza, ma poi ci sono anche vigneti e vini, uliveti e olio e così via. Mancasse l’aspetto rurale ed eno-gastronomico, queste terre perderebbero gran parte della loro attrattiva.

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Visita notturna di una famiglia di cinghiali davanti alla porta della nostra camera – Tourtour, Francia

Vi sono però, come dicevo prima, immensi territori quasi disabitati, dove guidi per chilometri senza vedere una casa, o al massimo scorgi un cabanon, una piccola azienda agricola circondata da vecchi macchinari, qualche auto o furgoncino arrugginito e non più funzionante. Oltre ai lupi, sicuramente lì trovano cibo e rifugio moltissimi animali selvatici. In una zona residenziale, con numerose ville circondate da giardini e pini, notavamo un susseguirsi di recinzioni elettrificate, anche se chiaramente all’interno non vi era alcuna forma di allevamento. Nel cuore della notte abbiamo compreso le ragioni: le fotocellule sono scattate e hanno illuminato chi si stava avvicinando alla porta della nostra stanza, una grufolante famiglia di cinghiali, la cui presenza sul territorio è ben nutrita.

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Tende, Valle Roya – Francia
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Passaggi coperti e scalinate – Tende, Francia
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Al lavoro nell’orto, Tende – Francia

Per concludere, sulla via del ritorno ci siamo finalmente fermati a Tenda (Tende in Francese). Sono passata innumerevoli volte qui, specialmente da bambina, e il villaggio arroccato contro la montagna mi aveva sempre affascinata. Questa volta ho potuto visitarlo con calma, scoprendo un vero gioiellino. Alte case antiche, fontane, portali decorati, ripide scalinate e passaggi coperti tra le case. La parte più viva e nuova è quella lungo il corso della strada che risale la Valle Roya per portare al traforo del Colle di Tenda e quindi a Cuneo, ma merita addentrarsi nelle strette strade lastricate.

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Museo della tradizione – Tende, Francia

Si arriva anche ad un museo molto particolare, frutto della passione di un uomo che, per quasi 50 anni, ha collezionato tutto quello che riguardava la vita di questo paese. Oggi il museo è in vendita “a pezzi o in blocco”, così recita il cartello scritto a mano. Ogni articolo ammassato nelle anguste stanze che ospitano la collezione ha un prezzo, dalle credenze alle canaule con campana, dai vasi in vetro ai coltelli e così via. Un posto dove un appassionato potrebbe perdersi per ore… (ho cercato riferimenti on-line su questo museo, ma non ho trovato nulla).

Piangere non serve, allora bisogna attrezzarsi per convivere

Continuiamo con il racconto delle mie giornate in altre parti delle Alpi. Ora sono rientrata in Piemonte (e vi ricordo che domani sera presenterò “Capre 2.0” alla Crumiere di Villar Pellice). L’altro giorno invece, lasciato Ponte di Legno, sono salita al Passo del Tonale, passando così dalla Lombardia al Trentino Alto Adige.

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Passo del Tonale (TN)

Al passo c’era ancora un po’ di neve, ma i pascoli iniziavano ad essere punteggiati di crocus. Non faceva freddo, per cui sicuramente in poco tempo anche lì si farà vedere il verde della primavera. Via via che avanzavo verso il lato trentino, il panorama era occupato dalle infrastrutture turistiche, come in tutte le stazioni invernali. Non un bel vedere…

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Val di Sole (TN)

Poi però, scendendo nella valle, per chilometri si sono susseguiti meravigliosi paesaggi fatti di boschi e prati, punteggiati da masi e attraversati da strade bianche. Qua e là c’erano anche vacche al pascolo. Ho visto le indicazioni per tanti luoghi dove mi sarebbe piaciuto andare, dai finestrini ho osservato villaggi, castelli, ma dovevo proseguire perché ero attesa in più posti. Sono poi entrata in Val di Non e ho guidato tra infiniti meleti, con un fastidioso odore di antiparassitari che aleggiava nell’aria.

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Daniel e Bruno con il gregge 

Ad Ala mi aspettava un amico che non avevo ancora mai incontrato dal vivo, Bruno. Grazie a lui che mi ha accompagnato, sono andata a trovare una “vecchia conoscenza”, Daniel, che quest’anno lavora da quelle parti come pastore. “Lo scorso anno qui c’ero io con il gregge, ma quest’anno non andrò in alpeggio. Le mie pecore le ho date su a Daniel insieme ai cani. Lui lavora per l’allevatore per cui lavoravo io gli anni scorsi. La mia morosa ha una malga, lei non vuole fare la vita nomade, così quest’anno provo io a stare fermo…“. Bruno ha studiato da geometra, ha intrapreso per qualche mese il lavoro d’ufficio, ma ha subito capito che quella non era la sua strada. Così ha iniziato ad andare in alpeggio, “in malga”, come dicono dalle sue parti. E da allora gli animali hanno sempre fatto parte della sua vita.

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Cani da guardiania e gregge – TN

Anche qui ci sono problemi con il lupo, ormai da qualche anno. Io non sono contento che sia tornato il lupo, il lupo non l’abbiamo voluto, né io né gli altri allevatori. Però per me prima di tutto vengono le pecore. Tanti parlano, dicono che bisogna ammazzare tutti i lupi, ma intanto stanno lì e non fanno niente, così gli attacchi continuano e il lupo si insedia sempre più sul territorio. Piangere non serve, bisogna attrezzarsi per convivere.

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Bruno con l’asina e il gregge – TN

La convivenza di cui parla Bruno non è pacifica e nemmeno indolore: “Perdite e attacchi ne ho avuti, anche con i cani. Intorno a casa le fototrappole fotografano i lupi di continuo. Con i cani però posso dormire, prima eri sempre lì pronto a scattare, a vedere quello che succedeva.” Il significato di “convivenza” quindi è da intendere come qualcosa di imposto: il lupo c’è, bisogna attrezzarsi con ciò che la legge ci consente di usare. Bruno cerca anche di sensibilizzare i colleghi, far capire che occorre prevenire il problema.

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Cane da guardiania nel gregge – TN

Inserire un cane è un lavoro lungo. Per quello bisogna farlo prima, quando non c’è ancora l’urgenza di difendere gli animali da lupi già stabili sul territorio. Io voglio dei cani che facciano il loro lavoro, ma che mi riconoscano anche come capobranco. Se sbagliano, faccio come se fossi uno di loro, li prendo per il collo e li costringo a terra. Per i cani questa è la prova di forza del dominante. I miei cani devono obbedire al tono della mia voce.

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Cartelli informativi per i turisti sulla presenza dei cani da guardiania

A volte ci sono problemi con i turisti, ma… è affar loro! Nel senso che ci sono i cartelli e loro devono rispettare le regole. Io i cani li devo avere per difendere il gregge, il turista si deve adeguare.” Daniel racconta che, poche ore prima, un ciclista ha avuto paura dei cani, ma non è successo niente. “I cani devono difendere il gregge, ma non devono nemmeno essere troppo aggressivi con la gente. Però nemmeno troppo socievoli, altrimenti seguono il turista e abbandonano le pecore!

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Il cane da guardiania nel gregge – TN

La posizione di Bruno a riguardo di questi temi non sempre viene capita dai “colleghi”, anche perché, mi dice, ogni tanto il suo pensiero è stato strumentalizzato in certi articoli. Riconosce che non ovunque il problema può essere affrontato nello stesso modo, ma insiste sulla necessità di provare a prevenire, soprattutto con l’inserimento dei cani. Ammette che non sia una cosa semplice, ma proprio per questo bisogna iniziare per tempo, consapevoli che occorra dedicarci tempo e pazienza. “Le reti antilupo da sole non sono sufficienti, il lupo entra come vuole, le salta. Io ho sempre rinforzato tra un picchetto e l’altro con i picchetti che si usano per il filo delle vacche, ma nel recinto ci devono essere anche i cani. Su sul Carrega fare il recinto non è facile, queste reti hanno il doppio piede, è impensabile spostare il recinto frequentemente. Su è tutto sassi, per fare il recinto avevamo fatto i buchi con il tassellatore.

Due settimane in Valle Po

Scusatemi per la mia scarsa presenza su queste pagine… il meteo si mantiene fin troppo “bello”, quindi è più facile che io sia all’aperto! Inoltre vi sono gli impegni “editoriali”. Vi comunico ufficialmente che “Capre 2.0” (Blu Edizioni) sarà in vendita nelle librerie e on-line a partire dal 24 ottobre prossimo. Inoltre cercherò di partecipare alle principali fiere e rassegne di settore che si terranno dalle mie parti nelle prossime settimane. Per un libro che esce (dopo mesi di lavoro), ce n’è un altro che incombe, quindi sto iniziando a concretizzare il lavoro sul campo dei mesi scorsi, per dare lentamente forma alla mia prossima opera. Permettetemi poi di rendervi partecipi di una notizia appresa da poco: un mio romanzo inedito, “Il canto della fontana”, è tra le opere finaliste del premio letterario “Parole di terra”. L’esito lo sapremo l’11 novembre…

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Pascoli sopra a Ciampagna – Valle Po (CN)

Dopo questa lunga premessa, torniamo ai temi di questo blog. L’altro giorno ho fatto una veloce gita in Valle Po. Essendo un giorno infrasettimanale e avendo scelto una zona lontana dagli itinerari più classici, non pensavo di incontrare nessuno.

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Edifici restaurati, Ciampagna – Valle Po (CN)
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Edificio abbandonato lungo la strada asfaltata, Ciampagna – Valle Po (CN)

A questa stagione amo particolarmente frequentare quelle quote, è la fascia di montagna dell’uomo che un tempo era abitata stabilmente tutto l’anno. Oggi, anche se fortunatamente non tutto è stato abbandonato, pare che i restauri riguardino soprattutto delle seconde case.

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Ciampagna – Valle Po (CN)
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Baite crollate, Anbournet, Valle Po (CN)

Nella frazione più bassa dei muratori erano impegnati a ristrutturare un edificio lungo la strada, ma il mio itinerario invece attraversava borgate silenziose. Man mano che salivo, i grumi di case erano sempre più intatti per quel che riguarda i segni del XXI secolo (niente plastica, cemento, nylon), ma spesso mi capitava di dover scavalcare i muri crollati a terra.

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Baita con affresco di Giors Boneto, Ciampagna – Valle Po (CN)

Salivo seguendo la stretta stradina, che proseguiva asfaltata fino all’ultima frazione. La strada passava a metà tra i vari nuclei di baite, io deviavo di volta in volta su antiche tracce per andare a vederli tutti.

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Anbournet, Ciampagna – Valle Po (CN)

La mano dell’uomo e i magici tocchi della natura in questa stagione possono regalare scorci unici. Mi spiace per quelli che idealizzano una natura senza l’uomo. Questo panorama, senza le baite in pietra, non avrebbe lo stesso fascino! E se l’uomo non continuasse a pascolare con mandrie e greggi questi territori, in questo aridissimo autunno qui ci sarebbe solo una fitta coltre di alte erbe secche e cespugli impenetrabili.

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Castello Stockalper, Brig – Svizzera

Poco oltre ho fatto un incontro inaspettato: una giovane coppia di turisti svizzeri che stavano trascorrendo qui le loro ferie (per noi fuori stagione, ma per loro splendidamente azzeccate per il clima, i colori e la tranquillità). Un po’ in Inglese (parlato da lei), un po’ in Italiano (parlato da lui), mi hanno raccontato di provenire dal canton Vallese, da Briga.

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Il Monviso da Ciampagna, Ostana – Valle Po (CN)

Sono luoghi che personalmente apprezzo molto, per i panorami, l’ordine e la pulizia, gli itinerari ben segnati, le architetture… loro invece erano entusiasti della Valle Po, che stavano girando da due settimane. “C’è così tanto da vedere…“. Avevano fatto il giro del Monviso dormendo nei bivacchi invernali perché ormai i rifugi sono chiusi. A Chianale “…bellissimo villaggio!” non avevano trovato nessuna struttura ricettiva ancora aperta, così erano dovuti scendere fino ad un bed&breakfast di Pontechianale.

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Traccia di sentiero con ometti per il Colle delle Porte – Valle Po (CN)

Abbiamo proseguito per un tratto insieme, poi le nostre strade si sono divise. Io, consultando la mappa, ho imboccato un sentiero che pensavo ben tracciato (linea rossa continua), mentre si è rivelato evanescente, percorribile solo grazie agli ometti di pietra prima e al passaggio delle vacche più in alto.

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Meire Coumpercie, baite e recinti, Crissolo – Valle Po (CN)

Qua e là lungo il mio cammino o nei valloni di fronte a me, segni di quando la montagna era molto più viva e gestita. Guardate ad esempio i recinti in pietra usati un tempo per ricoverare gli animali (capre e pecore da mungere, presumo) nei pressi delle Meire Coumpercie. Qui d’estate sale ancora un gregge, ma ormai i recinti sono quelli con le reti mobili e le batterie…

Per tutto questo devo dire grazie a mio papà

Per concludere le mie visite in alpeggio, sono salita in Val d’Ayas, una vallata che offre molto dal punto di vista escursionistico e paesaggistico. La mia meta ovviamente era un alpeggio dove si producono (e vendono) prodotti caseari, ma anche un villaggio walser molto particolare. Nonostante avessi già visto delle foto, non ero del tutto pronta per quello che avrei trovato lassù.

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Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Mascognaz, questo è il nome della località. Qui potete trovare un po’ di informazioni sulla storia di questo antico villaggio e sulle polemiche legate al suo recupero/trasformazione. Inevitabilmente ci sarà stato un periodo in cui il posto è stato oggetto di cantieri, ma oggi il villaggio è un piccolo gioiellino. Si tratta di un hotel di lusso, ben integrato con la realtà che lo ospita. Esternamente le baite hanno conservato le loro caratteristiche, mentre all’interno troviamo ogni comfort. “E’ un hotel a 4 stelle con clientela molto selezionata, italiani e stranieri. E’ venuto anche Sarkozy con Carla Bruni…“, mi racconta Aurelio, facendomi fare il giro turistico del villaggio.

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Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

L’alpeggio e il villaggio con i suoi ospiti non sono in contrapposizione, anzi! “Il turista ci dà da vivere. Poi hanno capito che senza l’agricoltura e allevamento, Mascognaz non sarebbe Mascognaz! Gli stranieri comunque sono più consapevoli. Quando hanno aggiustato qui, il padrone si è sempre confrontato con mio papà. Io passo con le bestie nel villaggio per andare a pascolare. Poi, quando scendiamo, mi fanno mettere il liquame sui prati intorno alle baite, per avere l’erba migliore.” Aurelio mi porta all’interno, scambiamo due parole con il personale, la visita continua, poi torniamo sui pascoli. “I miei hanno fatto una vita dura qui… Usavamo 7-8 stalle, tutte da pulire a mano con la carriola.

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La famiglia Vercellin – Mascognaz (AO)

Veniamo qui da 50 anni. Mio papà ha comprato nel 2000, abbiamo subito ristrutturato. Quando noi ci siamo spostati qui, nell’alpeggio nuovo, hanno iniziato  lavori per l’albergo. Adesso ho anche preso un altro alpeggio più sopra. E’ stato un rischio, ci ho pensato a lungo, ma sono contento di averlo fatto. Il giorno dopo averlo preso, ho incontrato due imprenditori qui della zona e mi hanno detto che avevo fatto bene: <<Pensa da lassù tuo papà come sarebbe contento!>>. Mi ha toccato il cuore, mi ha fatto luccicare gli occhi! Per tutto questo che ho qui, devo dire grazie a mio papà.

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Uscita mattutina verso i pascoli – Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Quando sono arrivata a Mascognaz, c’erano 4 gradi alle 8:00 del mattino e la mandria stava per uscire verso i pascoli, accompagnata dal più giovane della famiglia, Denis. Entrambi i figli di Aurelio hanno frequentato l’Institut Agricole di Aosta, Sylvie ha appena finito i tre anni: “I miei genitori dicono che è una scuola che non prepara abbastanza, che non ho niente in mano, ma abbiamo fatto sia teoria, sia pratica. Però a fare i formaggi ho imparato soprattutto dalla nonna…

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Sylvie estrae la cagliata, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Quest’anno è il primo anno che nonna Clara si è un po’ fatta da parte, lasciando a Sylvie il posto in casera. “Per tutta la vita, due volte al giorno, ho sempre fatto formaggi… Da queste parti, dire Mascognaz voleva dire Fontina, negli altri alpeggi non riuscivano a farla, non veniva…“, racconta Clara.

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La cantina, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Questo però è il primo anno che a Mascognaz di Fontine non se ne producono più: in cantina ci sono solo formaggi, con tanto di marchio. “Sono 5-6 anni che facciamo il Mascognaz, sono stato il primo a registrare e depositare il marchio del formaggio qui in valle. Ci troviamo bene, abbiamo meno spese e un prodotto più valorizzato. Ho fatto per vent’anni il marchiatore di Fontine, quindi conosco bene la realtà della Valle… Riesco a vendere tutto il mio prodotto qui in alpeggio, ho più richiesta che produzione, secondo me è un gran bel risultato.

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Paola nel punto vendita – Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Aurelio è un assiduo lettore di questo blog. Non è stato lui ad invitarmi a salire qui, ma il suo nome mi è stato fatto diverse volte dai miei “suggeritori”.  “Ho letto che tanti si lamentano dei turisti in alpeggio… qui sono rispettosi, certamente bisogna usare le buone maniere! Però sono i turisti che ci danno da vivere. C’è un cartello davanti al villaggio che invita a rispettare i pascoli, la pulizia. La gente che viene qui, sono dei signori in tutti i sensi.

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Alpe Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Per avvicinare ancora di più il turista all’alpeggio e alle sue produzioni, su prenotazione, è possibile organizzare delle visite. “A volte può essere anche un po’ una perdita di tempo… ma fa anche piacere quando la gente è interessata. Abbiamo molta richiesta anche di burro, avrei le attrezzature per fare lo yogurt, ma ho lasciato perdere. Ci volevano tutte le schede tecniche di ogni marmellata che mettevi nello yogurt… troppa burocrazia.

Aurelio e Denis, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Sapendo della mia venuta, Aurelio aveva lasciato da pascolare un pezzo particolare, dove il panorama era migliore per scattare le foto. “Sai che è la prima intervista che mi fanno? Foto me ne hanno fatte tante… ma intervistarmi, è la prima volta!” Ci tiene a raccontarmi la sua vita, che in fondo è storia semplice. “Le soddisfazioni maggiori sono quelle di venire in alpeggio, essere proprietari e sapere che la clientela apprezza il tuo prodotto!

Denis e la sua prima mucca, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Il futuro per questo alpeggio sembra garantito, i figli paiono aver ereditato la passione e l’entusiasmo dei genitori. Riparto mentre arriva gente a comprare formaggio, poi altri amici in visita… la stagione non è ancora terminata, visto che la famiglia Vercellin resterà qui fino ad ottobre.

Non dateci niente, ma lasciateci lavorare!

Dovendo cercare alpeggi dove si producono e vendono formaggi in Val d’Aosta, sono anche tornata a Valmeriana, nel comune di Pontey. C’ero già stata un paio di anni fa e ve lo avevo raccontato qui.

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Tour delle macine, partenza del sentiero, Valmeriana – Pontey (AO)

Il tramuto più alto è collocato a poca distanza dal sentiero che porta alla scoperta delle “macine di Valmeriana“, un sito archeologico davvero particolare. Quest’anno il Comune ha organizzato alcune escursioni guidate per visitare le macine, in occasione delle quali era possibile pranzare/cenare presso l’alpeggio, ovviamente con i prodotti locali dell’azienda di Clelia Collè, che da 5 anni sale qui con i suoi animali. “In quell’occasione c’era la strada aperta e si poteva salire in macchina, altrimenti c’è il divieto. Ho dato i miei prodotti, carne di capra, di capretto, i formaggi… Tutto con le autorizzazioni, ho dovuto fare le pratiche per la somministrazione saltuaria di cibo.

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Il gregge torna in stalla, Valmeriana – Pontey (AO)

La vita di Clelia sarebbe lunga da raccontare per intero. “Sono nata e cresciuta in mezzo alle capre! Sono stata con mio nonno a Vignolaz (villaggio ora abbandonato, privo di strade, tra i comuni di Nus e Quart – ndA), sono stata l’ultimo bambino che è cresciuto là. Mio papà è andato per trent’anni in alpeggio a La Thuile. Ci sono stati alcuni periodi della mia vita in cui magari non lavoravo direttamente con gli animali, ma c’erano comunque in casa. Adesso… i miei figli non hanno intenzione di continuare. Prima o poi vendo tutto, mi aggiusto la casa e tengo solo più qualcosa come hobby!

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Formaggi di capra, Valmeriana – Pontey (AO)

In questo alpeggio Clelia realizza diversi tipi di formaggio, a latte caprino, vaccino, misto e formaggi aromatizzati. “Qui si vende qualcosa, ma poco. Li vendo ai mercatini, alle fiere… Ho dovuto farne di piccolissimi, perché la gente mi chiedeva di tagliare a metà quelli più piccoli che avevo. Ho portato al concorso regionale anche quello con i semi di finocchio, l’ho quasi portato per caso… e ho vinto il primo premio! Lavoro qui ce n’è tanto, tenere pulita la casa, seguire i formaggi…

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Francesco, Valmeriana – Pontey (AO)

Personale affidabile fatichi a trovarlo. Adesso c’è Francesco, lui munge, pulisce le stalle, mette i fili alle mucche, va a prendere le capre quando non rientrano da sole… Io ho anche l’azienda di fondovalle da mandare avanti, gli orti, il fieno. Se hai anche altri prodotti oltre ai formaggi, vendi di più sui mercatini. Non dateci niente, ma lasciateci lavorare! Lo diceva già mio papà 15 anni fa… Invece ci sono troppi paletti, troppe spese, troppe analisi… Questo lavoro qui non rende più. Io d’inverno devo andare a fare la cuoca in Svizzera per avere i soldi per vivere e pagarmi i contributi per la pensione. Non va bene così… i nostri genitori, lavorando, si sono fatti la casa e noi invece non riusciamo più a mantenerci!

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Clelia e le sue capre, Valmeriana – Pontey (AO)

Clelia racconta e intanto cucina. Per pranzo ci servirà la “sorsa”, una zuppa tipica valdostana a base di verdure, aromatizzata con lardo, che accompagneremo con i vari formaggi presi in cantina. “Erano venuti i NAS a farmi un controllo a casa! Mi hanno fatto aprire la casetta dove faccio i miei traffici, c’erano dei formaggi, ma quelli erano per me! Io sono convinta che potrei vivere in autonomia alimentare, ma ormai non ce lo permettono più… La veterinaria mi ha dato ragione, io posso in casa mia produrmi del formaggio per consumarmelo!

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Il gregge rientrato a fine mattinata, Valmeriana – Pontey (AO)

Sono anche un’appassionata di erbe e saperi antichi. Uso le erbe per curarmi e per curare gli animali. Amo raccogliere le erbe, alcune le coltivo. Cerco anche di salvare semi di varietà antiche, preservare la biodiversità: è anche una forma di lotta contro il sistema che vorrebbe omologare tutto!

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Una delle passioni di Clelia, gli animali da cortile, Valmeriana – Pontey (AO)

Quel giorno Clelia è arrabbiata contro i cercatori di funghi: il posto è conosciuto, quest’anno a causa della siccità c’è poco, ma orde di gente scorrazzano per boschi e pascoli, oltrepassano il divieto, parcheggiano sull’erba che le vacche dovranno pascolare nelle prossime settimane, quando si inizierà a scendere. “Se non mi crei problemi, se mi rispetti, arrivi qui e ti faccio un sorriso, magari ti offro anche il caffè. Ma se mi parcheggi nel prato, mi molli il cane, mi spaventi gli animali… allora abbiamo già tirato su un muro!

Incontri che ti cambiano la giornata

Questa volta non ho una storia d’alpe da riportarvi, perché… non sono riuscita a farmela raccontare! Capita anche questo. Raramente, in tutti questi anni, mi è successa una cosa simile, ma comunque fa parte “del gioco”. Diciamo che lo stereotipo del montanaro rude e burbero fortunatamente è stato via via sostituito dalla presenza di alpigiani sorridenti, chiacchieroni e disponibili, quali quelli che possiamo incontrare per lo meno nella maggior parte degli alpeggi dove si ha contatto con il pubblico per la vendita dei prodotti.

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Invito al rispetto dei prati – Val d’Aosta

L’altro giorno uno di loro mi diceva: “…e poi sta anche a noi parlare con i turisti! Spesso siamo proprio noi ad essere diffidenti verso di loro, ma dipende da come ti comporti, poi possono anche nascere belle amicizie!“. C’è il turista maleducato, che non rispetta e non comprende il lavoro dell’alpigiano, ma ci sono anche soggetti che sembrano infastiditi da chi passa da loro in alpeggio, anche se hanno il punto vendita dei loro prodotti. Avevo contattato una famiglia per una delle mie consuete interviste, ci eravamo accordati, ma già telefonicamente la signora mi era già sembrata un po’ burbera. Si era nel pieno della stagione turistica e comprendevo perfettamente il timore di essere intralciati nei lavori, ma le mie interviste non avvengono mai a tavolino, seguo le persone mentre lavorano. Comunque, una volta sul posto (alle 8:00 del mattino, di turisti nemmeno l’ombra, c’erano 2,5°C all’aperto!), non mi è stata concessa l’intervista e non mi è stata data la possibilità di scattare foto. Capisco il momento non particolarmente roseo, le condizioni di salute precarie del marito, però avrebbe potuto dirmelo subito, quando avevo telefonato… “I formaggi noi li vendiamo tutti e non abbiamo bisogno di pubblicità… e poi non si viene ad agosto a far foto alla caldaia del latte, che è quasi vuota!“. Non si può arrivare ovunque a fine stagione… e comunque le foto le avrei fatte volentieri alla cantina o al punto vendita… ma non c’è stato verso. “Vada a farsi un giro e provi a passare tra un’ora…

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Marmotta – Parco del Gran Paradiso (AO)

Il giro sono andata a farmelo di sicuro, allontanandomi alla svelta, ma è durato molto più di un’ora. Il libro a cui sto lavorando prevede l’abbinamento di itinerari ad alpeggi… in questo caso l’alpeggio era alla partenza del sentiero, per cui sono andata almeno a vedere cosa trovavo più a monte, nella speranza che il panorama mi facesse passare il nervoso. Capisco tutto, ma capisco anche come simili incontri contribuiscano ad alimentare un certo stereotipo nei confronti del mondo degli alpigiani. Mi avevano assicurato che qui i formaggi sono davvero buoni… che fare? Sul libro consiglierò l’acquisto, ma non la conversazione con la signora?!

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Inizio del territorio del Parco – Val d’Aosta

Il posto però è splendido, individuo un bel giro ad anello da proporre. C’è un altro alpeggio, ma la gentile signora mi aveva già detto che lì non vendono formaggio, conferiscono le Fontine alla cooperativa. Oltre a godermi il panorama, i ghiacciai, le marmotte, le fioriture di stelle alpine, lascio che la mia fantasia costruisca una storia.

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…incontri lungo il sentiero…

Sì perché, prima in salita, poi in discesa, mi capita di camminare dietro ad una coppia particolare. Al mattino, mentre di buon passo cercavo di smaltire il nervoso per lo sfortunato incontro, mi sono trovata davanti due escursionisti. Come spesso succede, nel silenzio della montagna, essendo io da sola, mi sono arrivati brandelli di conversazione. Inizialmente ho pensato ad un nonno con il nipote, l’adulto aveva un cappello con paraorecchi abbastanza démodé, occhiali da alta montagna, camminava appoggiandosi ad un alpenstock dalla punta di ferro. Il ragazzino invece aveva una picozza (?!??). Il sentiero era largo, battutissimo, si trattava di una gita elementare, una classica meta da famiglie. “…lassù… la valanga mi spingeva verso il bordo…“. Ho quindi pensato ad una persona di età già avanzata che raccontava al nipote le sue vecchie glorie di gioventù. Li ho superati e non ho più pensato a loro. Mentre scendevo, ecco però lo stridere della picozza sulle pietre del sentiero. L’uomo aveva tolto il copricapo ed ho così scoperto che si trattava di padre e figlio. Avevano il mio passo e così per un lungo tratto ho camminato dietro di loro, osservando e ascoltando mio malgrado ciò che non si disperdeva nell’aria. Erano… belli! Non solo una bellezza fisica, sicuramente infatti si trattava di belle persone, ma emanavano amore. Innanzitutto si parlavano, dialogavano e si ascoltavano a vicenda, diversamente da altri ragazzini che incrociavamo, qualcuno con le cuffiette nelle orecchie, altri con lo smartphone o l’i-pod in mano a trasmettere musica. Altri ancora procedevano muti, oppure vociando e ridacchiando con i coetanei. Padre e figlio si raccontavano le cose, discutevano di ciò che vedevano, degli incontri lungo il sentiero. “…sarà un’atleta che si allena… qui c’è il Tor des Geants, una gara in cui c’è da fare un percorso di vari giorni, vince chi ci mette meno tempo…” “E dove dormono? Ma non si fermano mai?” “Il meno possibile…” “Ma così allora non vedono niente, è assurdo, in posti così belli…“, ragionava il ragazzino.

Dalla punta degli scarponi allo zaino, parevano appena usciti da un negozio di sport. Il giovane osservava con stupore lo scarpone riemerso asciutto dal torrente appena attraversato. Misteri dell’idrorepellenza! Chi erano? Voglio pensare che la madre sia rimasta giù, nell’albergo o nell’appartamento affittato, a prendere il sole o a chiacchierare con le amiche. Padre e figlio invece sono andati ad affrontare, con cameratismo maschile, questa escursione fino ai piedi del ghiacciaio. Ogni tanto il padre abbraccia il bambino, sull’orlo dell’adolescenza. Tra un anno o due forse non si lascerà più abbracciare così… o accarezzare sulla testa. Il padre è sicuramente un professionista, durante l’anno lavora, magari si vedono poco, ma queste giornate sono tutte per loro, fanno cose “da uomini”, vanno a scoprire insieme la montagna. L’accento è lombardo, incontrano dei conoscenti anche loro in vacanza da quelle parti, sento parlare di Varese. Penso al padre e figlio de “Le otto montagne” di Paolo Cognetti… Vedo e sento, anche a distanza di qualche passo, l’orgoglio del padre nei confronti del figlio e l’adorazione del ragazzino per il genitore. Spero che diventi un adulto che ama la montagna, che la rispetta, che continui ad avere voglia di vederla, assaporarla, non di percorrerla in una corsa contro il tempo, senza nemmeno sapere dove si sta transitando in quell’istante.

Rallentano, li supero, li saluto. Mi hanno risollevato il morale. Non mi fermo più all’alpeggio, non vedo nessuno, scorgerò la signora più a valle, è andata a vedere cosa stava succedendo nei pressi del parcheggio dove avevo lasciato la macchina, dove è arrivato l’elisoccorso per prestare aiuto ad un turista che si è sentito male. Non mi riconosce o forse preferisce non farlo…

Ho sempre avuto la passione per la campagna

Risalire la Valsavarenche in un fresco sabato mattina, alla ricerca del gregge di capre “parcheggiato” lungo la strada. Con una settimana di anticipo rispetto all’anno scorso, era arrivato il momento di far scendere il gregge da un alpeggio e portarlo dall’altra parte, più su per la valle.

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Neve fresca e ghiacciai, Valsavarenche (AO)

Le precipitazioni dei giorni precedenti avevano addirittura portato a neve alle quote più alte, ennesimo sbalzo di temperatura durante la stagione. Il fondovalle era decisamente fresco, le capre (arrivate lì la sera prima) avevano il pelo dritto e la schiena arcuata, ma dopo pochi minuti di cammino avrebbero cambiato aspetto.

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Il gregge – Eau Rousse, Valsavarenche (AO)

Bisognava risalire la vallata fino alla fine, cercando di evitare la strada principale dove esistevano alternative. Era un sabato mattina e c’era parecchio traffico, persone che salivano per un’escursione, per passare il weekend in quota o per raggiungere i rifugi e andare poi in vetta a qualche cima.

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Il gregge a Pont – Valsavarenche (AO)

Da un certo punto in poi bisognava per forza seguire la strada, facendo defluire il traffico di tanto in tanto. Erano anche occasioni per far fermare le capre a pascolare, oltre che per riposarsi. Il cammino era ancora lungo, per arrivare a destinazione.

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Pont – Valsavarenche (AO)

Su a Pont il parcheggio era già pieno, splendeva il sole e si preannunciava una bella giornata, anche se le previsioni indicavano nuovi temporali nel pomeriggio. Le capre proseguivano dietro ai pastori, i capretti e gli animali con qualche acciacco erano stati caricati sui mezzi, per conservare le energie per l’ultimo tratto sul sentiero. A questa transumanza partecipava la maggior parte dei proprietari degli animali: infatti si trattava di un gregge riunito sotto la custodia di un pastore solo per la stagione estiva.

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Inizio della salita verso Moncorvè – Valsavarenche (AO)

E’ stato Camillo a raccontarmi esattamente come funziona il tutto. Ci conoscevamo già da anni, ma questa volta gli ho chiesto qualche dettaglio in più, al fine di inserire anche questa storia nel futuro libro. “E’ dagli anni ’90 che mandiamo gli animali su questo alpeggio. All’inizio erano solo pecore, anche 200-250. Non erano custodite, si veniva ogni tanto a vederle. Nel 2009 il lupo ha ucciso 102 pecore in 10 giorni, tra quelle predate e quelle cadute nei dirupi. A metà luglio abbiamo cambiato alpeggio, le abbiamo portate via, siamo andati a La Thuile.

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Sul sentiero per Moncorvè – Valsavarenche (AO)

Quella contro il lupo è una “battaglia” che Camillo combatte da tempo. Alla scorsa Foire des Alpes ad Aosta, con grande fervore mostrava alla gente le foto di animali uccisi dal predatore in questi anni e spiegava le grandi difficoltà per gli allevatori, il cosa significa trovarsi pecore e capre sbranate, magari anche vicino a casa, dato che ormai il predatore è diffuso ovunque sul territorio. L’allevamento tradizionale è già in crisi, il lupo rischia di dare il colpo di grazia, specialmente alle piccole aziende di ovicaprini. “Per vivere, sono aiutante tecnico in una scuola, ma ho sempre avuto la passione per la campagna, gli animali…

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Anche se lontane da casa per qualche mese, le capre si ricordano bene di chi dà loro i vizi! – Valsavarenche (AO)

Terreni di famiglia ne ho pochi, ma la gente mi lascia i terreni da tener puliti, così posso tenere più animali. Qui ci sono capre di una quindicina di proprietari. Abbiamo iniziato a mandarle qui con un pastore. Il Parco non vuole che restino incustodite e poi con i lupi le devi seguire, sorvegliare, chiudere nelle reti di notte. Le pecore adesso sono in un altro alpeggio. C’è Said che le guarda, sono 11 anni che lavora con me.” Il sentiero è affollato di escursionisti di ogni tipo, c’è chi scatta foto e video, chi vorrebbe riuscire a superare la colonna disordinata delle capre. Ad un certo punto lasciamo il sentiero principale che sale al rifugio e deviamo verso l’alpeggio.

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Quasi a destinazione – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

Fino alla fine degli anni ’90 ad Introd c’era solo qualche capra per il latte, una o due per stalla. La capra era più tipica della bassa valle dove hanno posti difficili, montagne più adatte alle capre, qui c’erano mucche. Ho poi iniziato io con qualche capra da battaglia, dopo anche altri le hanno prese.

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Pascolo e riposo sotto alla cascata – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

L’alpeggio è stato raggiunto, chi è salito prima ha già sistemato tutto e apparecchiato tavola, così possiamo consumare il pranzo all’aperto mentre le capre pascolano e riposano appena sopra alle baite. Dopo c’è chi scende e chi si ferma ancora a prendere il sole. Lungo il sentiero, dei bambini stranieri (francesi o svizzeri) ci riconoscono come appartenenti al gruppo che accompagnava le capre e ci chiedono dove sono rimaste e fin quando le lasceremo là. E’ una piccola soddisfazione sapere che quello “spettacolo” della transumanza sia rimasto nei bei ricordi di qualcuno, un qualcosa da raccontare a casa una volta rientrati dalle vacanze.

Di qua non si passa

Un sabato mattino presto, appena prima dell’ondata di caldo che ha fatto iniziare l’estate ben prima di quella che sarebbe la data giusta. Sono partita di casa quando appena veniva giorno, ho infilato gli scarponi ai piedi mentre il campanile della borgata suonava le 7:00. Ho camminato per una strada nota, volevo arrivare ad un colle, poi andare oltre, sulla cresta, raggiungere una delle cime. L’alpeggio era ancora chiuso, silenzioso, solo qualche campanella delle capre che scuotevano la testa in attesa della mungitura, nel recinto. Poco oltre un gruppo di pecore con i loro agnelli, anch’esse nelle reti. Le tracce però mi dicevano che il grosso del gregge era più avanti.

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Fioritura dei rododendri – Val Chisone (TO)

Ero un escursionista come tanti, da sola, con il mio cane. Salivo a passo spedito nell’aria ancora frizzante, ammirando la fioritura dei rododendri. Il cane era libero, i cartelli dicevano che potevo tenerlo così, se rimaneva al mio fianco o comunque se rispondeva ai richiami. Però, immaginando di trovare di lì a poco il gregge, l’ho chiamato e l’ho legato al guinzaglio. Dopo aver oltrepassato un canalone piuttosto scavato, sono uscita in una radura circondata da rocce e rododendri. Il recinto era adiacente al sentiero, tutto era silenzio, ma ho subito visto i cani. Mentre, ferma, studiavo cosa fare, anche loro hanno visto/sentito me. Non so quanti ve ne fossero nelle reti, ma fuori c’era un grosso maschio che, nonostante fossimo fermi, ci è venuto contro con fare minaccioso e aggressivo, correndo, abbaiando e mostrando i denti.

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Pastore maremmano abruzzese nel gregge – Cumiana (TO)

Erano cani da guardiania, indispensabili ai pastori per difendere il gregge dalle predazioni. Lì, come ovunque ormai nelle vallate del Piemonte (e non solo), il predatore è insediato da anni, non avere questi guardiani significa aumentare il rischio di attacchi. Tutti i pastori ormai sanno che i tre strumenti che possono impiegare per cercare di proteggere le pecore sono i recinti elettrificati per la notte, l’impiego di questi cani (il numero consigliato sarebbe uno ogni 100 capi) e il pascolamento guidato, cioè la presenza del pastore quando il gregge è fuori dalle reti.

Questo video, caricato da chi si occupa della protezione greggi in Svizzera, mostra le regole di comportamento in caso ci si trovi a fronteggiare un gregge protetto dai cani. Lungo la maggior parte dei nostri sentieri ci sarà già capitato di vedere i cartelli che segnalano la presenza di cani da guardiania e spiegano come deve comportarsi il turista. Quando ero anch’io con le pecore, mi sono trovata più volte coinvolta in situazioni (anche spiacevoli) che vedevano come protagonisti turisti, cani e pastori. Il più delle volte il problema era dovuto ad un errato comportamento del turista, che pretendeva di passare in mezzo alle pecore, correva, urlava, tirava pietre ai cani.

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Cucciolone con gregge di capre – Cumiana (TO)

L’altro giorno però la situazione era molto diversa. Io credo di aver seguito tutto ciò che viene sempre detto di fare agli escursionisti. Solo che il cane ci ha attaccati. Porto sempre con me una robusta “cana“, un bastone ricurvo, che mi è servito per tenere a distanza il nostro assalitore. Ovviamente il mio cane, al guinzaglio, ha cercato di reagire, così come ho reagito io frapponendo il bastone tra noi e i denti del bestione, che ci ha assalito a più riprese nonostante fossimo ad almeno 50 metri dal recinto, fossimo prima fermi e poi arretrassimo. Non avessi avuto la cana, avrebbe attaccato il mio cane. Si è fermato solo quando siamo finalmente riusciti a tornare nel canalone. Ho legato il mio cane ad un cespuglio e sono risalita per valutare passaggi alternativi, ma il cane ha ripreso ad abbaiare correndo verso di me (foto di questi eventi non ho avuto tempo e modo di farne, potrete facilmente immaginare perché). La radura era in parte occupata dal recinto, poi intorno alberi, cespugli e rocce. Così ho dovuto tornare indietro. Non so dire se la reazione del cane fosse legata alla presenza del mio, se si trattasse di un esemplare particolarmente aggressivo e nemmeno perché fosse fuori dalle reti, anche se sicuramente in questo modo rappresenta un buon deterrente contro l’avvicinamento di predatori (e non!).

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Uno dei guardiani del gregge resta indietro a sorvegliare una pecora che ha partorito – Cumiana (TO)

In passato, in casi analoghi (gregge al pascolo accompagnato da cani da guardiania) era stato sufficiente tenersi a distanza e non era successo niente. Mentre tornavo sui miei passi, piuttosto contrariata e spaventata (ma per fortuna incolume), ho incontrato tre persone, di cui un bambino, che salivano. Li ho avvisati del “pericolo”. Quel sentiero, oltre ad essere molto frequentato, è anche sull’itinerario GtA. Alla fine sono risalita in un vallone laterale, dopo aver perso oltre un’ora per la “deviazione”, senza così arrivare a raggiungere nessun colle o vetta. Ho sentito il cane abbaiare a lungo in lontananza, non so se gli altri escursionisti siano riusciti a passare. Non voglio dare colpe a nessuno, volevo solo portarvi la mia testimonianza e spiegarvi che può anche capitare questo. Certo, non dovrebbe succedere se tutto andasse com’è scritto nei manuali, ma…