Appello urgente

Un pastore vagante ha un operaio straniero che lo aiuta nel lavoro quotidiano. Un giorno il ragazzo chiede se, d’estate in alpeggio, la sua fidanzata lo può raggiungere. Il pastore acconsente, la donna arriva, dopo un po’ i due litigano, cosa sia successo il pastore non lo sa, la donna se ne va e, dopo qualche tempo, anche l’operaio lascia l’alpeggio. Passano gli anni e… un bel giorno il pastore si trova accusato di sequestro di persona, sevizie, violenza carnale. Vista la gravità delle accuse, il pastore viene incarcerato in isolamento, i suoi  operai scappano, impauriti, il gregge resta allo sbando…

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Il gregge a Pragelato (TO) – 4 giugno 2011

No, non è la trama di un mio prossimo romanzo ambientato nel mondo dei pastori vaganti. E nemmeno una sceneggiatura di un film di serie B o C… E’ quello che è successo e sta succedendo a un pastore che conosciamo in molti. Una storia assurda che inizia nel 2011, ma che prende questa brutta piega molti anni più tardi. Il processo è in corso, tutti i dettagli non li conosco e non li voglio nemmeno sapere. Quello che però mi sento di dire è che, secondo me, nell’evolversi della vicenda fino ad oggi devono aver pesato non poco i luoghi comuni sulla figura del pastore.

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Il gregge a Pragelato, con il pastore accanto al rimorchio che segue sempre il pascolo vagante – 4 giugno 2011

Chi non sa, chi non conosce, facilmente può credere a questa storia. Un pastore e il suo operaio, vita solitaria, abbrutimento… arriva una donna, la sequestrano e la seviziano per mesi nella roulotte, tenendola in schiavitù. Chi invece sa com’è la vita del pastore vagante immediatamente si fa una bella risata. Impossibile! Chi poi conosce il pastore in questione, suo malgrado protagonista, scuote la testa e dice: “Ma cosa c’è sotto? Chi l’ha voluto incastrare e perché?

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Fulvio e il documentarista Lorenzo Chiabrera a Cinaglio (AT), 6 aprile 2011

Impossibile che sia accaduto qualcosa di simile perché il pastore vagante è sempre in cammino con il suo gregge e non in posti isolati, ma tra villaggi, cascine, paesi… Poi, a quanto pare, il periodo in cui si sarebbero svolti i fatti cade a cavallo della transumanza e della prima parte della stagione d’alpeggio. Gregge, pastori e mezzi si spostano più e più volte, sono giornate concitate, c’è tutto da fare, da preparare, documenti da sistemare, corse negli uffici, agnelli che nascono, macchine da caricare con tutto quello che serve in montagna… Come faceva una donna ad essere chiusa in uno dei mezzi al seguito del gregge senza che nessuno la sentisse e vedesse?

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I camion che hanno condotto il gregge in alpeggio e, sulla sinistra, i mezzi al seguito della transumanza – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

I mezzi sono lì, in mezzo a tutta la confusione, c’è la roulotte e c’è il rimorchio attrezzato che quasi tutti i pastori hanno al seguito del gregge. C’è tanto movimento, in quelle giornate… I camionisti che vengono a caricare il gregge, gli amici che danno una mano, la famiglia del pastore… Gente, tanta gente che va e che viene dalla mattina ben prima dell’alba fino alla sera tardi.

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Sempre molta gente, amici del pastore, semplici curiosi, attendono la transumanza – Pragelato (TO), 4 giugno 2011
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Fulvio, il suo aiutante di spalle, Dragos Lumpan e Lorenzo Chiabrera intenti a filmare – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

C’ero anch’io, perché quasi sempre andavo a quella transumanza. L’aspettavo su a Pragelato. Perché quell’anno accompagnavo anche un operatore che stava realizzando un video proprio su quel pastore. E c’era pure un documentarista rumeno che da un anno seguiva il gregge documentando i momenti salienti della vita del pastore per un lavoro sulle transumanze a livello europeo. Poi c’erano i padroni delle bestie affidate al pastore per l’estate, c’erano amici e conoscenti che venivano a salutare il gregge nel momento dell’arrivo ai monti…

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Fulvio con la figlia Milena e gente che guarda il passaggio del gregge – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

E il gregge non arrivava e “spariva” per tutta l’estate! La prima parte della stagione la trascorreva accanto ad un villaggio, con la roulotte e il rimorchio parcheggiate in uno spiazzo davanti alle case della frazione. Poi ridiscendeva la valle per un tratto, un’altra transumanza, quindi saliva all’alpeggio dove trascorreva il resto dell’estate.

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Fulvio con il gruppo di “Canis lupus Italia”, due giorni in Val Chisone per confrontarsi su lupo e pastorizia – Alpe Juglard, 8 luglio 2011

Il problema è che, per scagionare il pastore, bisogna dimostrare che la donna era libera e non segregata… Io in primavera non l’ho vista, e non l’ho vista nemmeno al momento della salita in alpe. Il rimorchio e la roulotte li ho visti, le porte venivano aperte per prendere ciò che serviva… Poi dopo non sono più stata dal pastore fino ad un momento più avanzato della stagione estiva, quando non c’era nemmeno più il suo operaio, ma solo la moglie e la figlia.

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Nell’inverno dello stesso anno, Fulvio era stato protagonista anche di un servizio di TG2 Dossier – Valceresa (AT), 14 febbraio 2011

Quello che penso io però conta poco, bisogna riuscire a dimostrare che quella donna è stata in alpeggio ed era libera. Il pastore ricorda che qualcuno di passaggio gli aveva mostrato delle foto in cui si vedeva, tra le altre cose, il ragazzo e quella donna su di un sasso con intorno il gregge. Ma CHI aveva fatto quella foto? Ecco l’appello che la famiglia sta facendo attraverso le pagine de “L’Eco del Chisone”. Si cercano foto scattate nell’estate 2011, tra i mesi di giugno e luglio. La foto in questione era stata scattata presso l’Alpe Juglard, in Valle Chisone, ma potrebbero esistere anche altre immagini scattate a Grand Puy (Pragelato) o durante la discesa su Fenestrelle e successiva salita al Juglard. E’ sufficiente una sola foto che mostri la donna camminare insieme al gregge, oppure insieme al suo fidanzato in alpeggio.

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Il gregge con uno dei partecipanti al campo studio di Canis lupus Italia sopra all’alpe Juglard – Val Chisone (TO), 8 luglio 2011

Il pastore sostiene che la donna si fosse fermata poco tempo in Val Chisone, qualche settimana a cavallo tra il periodo in cui era a Grand Puy e quello successivo al Juglard. Aiutatelo, aiutate la famiglia, aiutate tutti quelli che lo conoscono e sanno che persona è… Fate girare la voce, parlatene in giro, nei bar e nelle sedi CAI (chi era passato probabilmente faceva un’escursione, magari andava a mangiare pranzo al Rifugio Selleries, chissà…), parlatene ovunque! E’ urgente trovare questa foto, la prova che potrebbe scagionare il pastore.

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Fulvio e la figlia minore Milena salgono con il gregge verso Grand Puy – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

Chi la trovasse o comunque avesse immagini di quel periodo, contatti me o si metta in contatto con la famiglia Benedetto (su facebook Sabina Benedetto). Fulvio lo conosciamo in tanti, nessuno crede a questa storia terribile. Perché sia successa non lo sappiamo, ciascuno in questi mesi avrà fatto le sue supposizioni e congetture, ma… in questo momento bisogna riuscire a dimostrare che la donna per un certo periodo è stata in alpeggio ed era assolutamente libera. Io posso solo dire che, quando sono stata presso il gregge, lei non c’era… ma un avvocato sicuramente ribatterebbe che io non l’ho vista, e questa ahimè non è una prova…

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Il patrimonio dei muretti a secco

Si è molto parlato, in questi giorni, di muretti a secco, dopo il riconoscimento attribuito dall’UNESCO il 28 novembre scorso. Ma innanzitutto… che cosa è diventato patrimonio dell’umanità?

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I vigneti del Ramié a picco su Pomaretto – Val Germanasca (TO)

A leggere i titoli, sembrava si trattasse dei muretti a secco, ma in realtà si parla dell’ARTE dei muretti a secco, il “dry stone walling“. Ed è davvero arte, un’arte povera, poverissima, che racconta di convivenza dell’uomo con territori aspri, avari, difficili. I muretti a secco sono la base del territorio collinare e montano italiano. Sono stati il faticoso mezzo per poter sopravvivere laddove le pendenze naturali non avrebbero consentito le coltivazioni.

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Muretti a secco recuperati per ospitare nuove vigne – Pomaretto, Val Germanasca (TO)

I muretti hanno permesso di ricavare dei terrazzamenti su cui collocare viti, ulivi, castagni, campi di segale e patate, orti, ma anche meli, peri… Quella che un tempo era sopravvivenza, oggi è diventata in alcuni casi “agricoltura eroica”, “paesaggio” o anche “abbandono”.

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Tra i vigneti di Carema (TO)

Se ci sono chilometri e chilometri di muretti a secco celebri, frequentati da turisti che percorrono itinerari a piedi tra vigneti o uliveti, camminando tra muretti antichi o recuperati, ce ne sono secondo me estensioni ancora maggiori totalmente dimenticate, abbandonate, prossime al crollo o già franate, in aree dove nessuno si sente così eroe da ritornare.

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Muretti a secco abbandonati tra i boschi – Nus (AO)

I muretti a secco erano e sono fondamentali per mantenere un territorio difficile di per sé, ancora più a rischio quando all’abbandono si sommano precipitazioni di forza e intensità anomala. Bene tutelarli, ottimo tutelarli! Ma… adesso che l’UNESCO tutela l’arte del farli, cosa succederà? Questa è la domanda che mi sono posta… perché questi riconoscimenti stanno aumentando e prendono in considerazione generi molto vari. Tanto per dire, accanto all’arte dei muretti a secco, è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità tra le altre cose anche la musica reggae. Giustamente, per carità! Ma qualunque arte allora è da tutelare… Questa la lista dei patrimoni immateriali in Italia.

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Transumanza in Val Chisone (TO)

Si è proposta anche la transumanza a diventare patrimonio UNESCO. E sono la prima a sperare che venga accettata. Però mi domando se tutte queste forme di tutela portino poi a qualche risultato concreto. Per esempio, nel caso in cui la candidatura della transumanza sia approvata, cosa cambierà quando un Comune porrà il veto al transito di un gregge nel suo territorio? Ci si potrà opporre in nome dell’UNESCO?

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Paesaggio ligure con evidenti terrazzamenti

Cosa accadrà adesso con i muretti a secco? Mi auguro che, dato che si tratta dell’arte, vengano dati dei fondi per tenere dei corsi dove si insegnerà a “restaurare” un muretto a secco o a costruirne uno partendo da zero. Questo è fondamentale, perché se si perde questa conoscenza, non c’è alcuna speranza per i muretti esistenti. …ma qualcuno già drizzava le orecchie per sapere se verranno erogati dei finanziamenti a chi li ristrutturerà.

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Muretti in media montagna, oggi prato pascoli, un tempo probabilmente campi coltivati – Angrogna (TO)

Io non darei dei soldi, sappiamo bene che con il denaro spesso non si ottengono i risultati sperati. Va bene finanziare corsi, va bene non tassare i terreni dove i muretti vengono ripristinati, va bene dirottare i finanziamenti di modo che il proprietario del terreni su cui vi sono i suddetti muretti non debba pagare eventuali perizie, oneri burocratici ecc. ecc

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Dettaglio di muretto a secco – Nus (AO)

Ho provato ad informarmi su come bisogna procedere in caso si voglia recuperare un muretto a secco su un proprio terreno, ma cercando in rete non ho avuto risposte chiare. Meglio andare in un ufficio tecnico comunale, per sapere se basta una Dichiarazione di inizio lavori, o una comunicazione di manutenzione ordinaria. Oppure rientrano nei beni paesaggistici sottoposti a tutela?

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Muretti abbandonati tra i boschi di castagni – Petit Fenis, Nus (AO)

Io intanto ogni giorno vado al pascolo tra questi muretti, e per me è inevitabile soffermarmi a pensare quanta fatica sia costata costruirli. Ve ne sono ovunque, a sorreggere terrazzamenti, a incanalare l’acqua in ruscelli fondamentali per portare l’acqua sui versanti aridi. La maggior parte sono abbandonati, avvolti dai rovi, non si capisce se siano i muretti a sostenere alberi… o radici contorte a far parte dei muretti.

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Il villaggio diroccato di Barmes circondato da terrazzamenti abbandonati – Saint Denis (AO)

E che dire poi dell’arte di costruire case in montagna? Quei muri spesso tenuti insieme da un po’ di fango e sabbia. Anche quello è un patrimonio che sta andando perduto…

Una lunga estate… e un autunno breve!

Il maltempo ha colpito duramente quasi tutta Italia. Qui per fortuna i danni sono stati limitati, così possiamo anche goderci qualche immagine che, passato il vento fortissimo, ispirano quiete e silenzio. Ma prima andiamo indietro solo di qualche giorno…

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Stambecchi al Colle Vessonaz – Quart (AO)

Era solo la scorsa settimana quando si poteva ancora stare in canottiera a 2800m, mentre gli stambecchi si godevano il sole caldo. Come si vede, avevano accumulato un bello strato di grasso, indispensabile per affrontare l’inverno. Certo, a queste quote l’inverno può arrivare presto, però sembrava ancora così lontano, mentre il sole splendeva nel cielo limpido e scaldava l’aria.

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Alpeggio Champanement – Quart (AO)

A quote inferiori, gli alpeggi ormai chiusi attendevano silenziosi il trascorrere della brutta stagione, ma i pascoli circostanti, concimati, già avevano ripreso un bel verde, quasi fossimo in primavera. La conca era davvero calda, al riparo dal vento. Sembrava che l’estate stesse ancora continuando, nonostante il calendario.

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Strada per Champanement – Quart (AO)

I larici stavano appena iniziando a cambiare colore: dal verde gli aghi viravano al giallo e solo alle quote maggiori avevano già raggiunto la tonalità giallo oro, che poi sarebbe mutata in arancione, prima di disperdersi nel vento freddo autunnale.

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Pascolo autunnale – Lignan (AO)

Nei villaggi abitati tutto l’anno si pascolava ancora, approfittando del bel tempo e della disponibilità di erba. Eppure il meteo aveva altri programmi…

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Saquignod – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Così in poco tempo il paesaggio è cambiato bruscamente. La neve è arrivata non soltanto in alta quota, ma è scesa anche su quei pascoli dove le mandrie dovevano ancora pascolare per qualche giorno, per qualche settimana.

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Veplace – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Gli alpeggi ora sono davvero silenziosi, e non pare più strano come la settimana precedente, con tutto quel caldo e quel sole. Chissà se questa neve durerà, se sarà soltanto il primo strato che coprirà i pascoli per tutto l’inverno. Oppure tornerà il caldo “anomalo” e la farà sciogliere interamente?

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Neve autunnale a Lignan – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dalle mie parti si dice che, se nevica sulla foglia, l’inverno non darà noia. Non so se valga lo stesso detto anche in Valle d’Aosta… Solo in primavera potremo dire se il detto giusto è questo, oppure quelli legati all’abbondanza di frutti di cui avevamo parlato qui.

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Bosco di larici – Veplace, Vallone di Saint Barthélemy (AO)

L’estate è stata lunga, con giornate più calde della norma e il caldo si è protratto sull’inizio dell’autunno, poi ora ecco la neve a imbiancare larici che ancora non erano diventati gialli.

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Ultime discese dai monti – Blavy, Nus (AO)

Mentre scendevo tra neve e nebbia, nell’aria mi è arrivato il suono caratteristico degli Chamonix. C’era qualcuno che stava lasciando l’alpeggio in quel pomeriggio successivo alla precipitazione che aveva portato neve e pioggia sulla valle. Ho poi incontrato la mandria quando era ormai quasi a casa, si trattava di un piccolo gruppo di animali partito dai pascoli di un villaggio più a monte. “Avevamo ancora erba per un giorno, ma…” Ma quell’imbiancata precoce ha accelerato il rientro.

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Gregge nel Vallone del Gran San Bernardo (AO) (foto M.Blanc)
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Partenza del gregge verso la pianura – Vallone del Gran San Bernardo (AO) (foto C.Vuillermoz)
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Ora di tornare in stalla – St. Rhemy-en-Bosses (AO) (foto D.Ronc)
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Fine stagione di pascolo – Gressoney (AO) (foto R.Cilenti)

Foto mie di discese nella neve, di transumanze degli ultimi a scendere non ne ho. Ma ho pescato qua e là qualche bella immagine tra quelle postate dai miei amici. La maggior parte delle mandrie è scesa già da qualche tempo, restava ancora qualche pastore, qualche piccolo gruppo di animali…

Piccolo vademecum per l’automobilista

Mi è già capitato più volte di scrivere a riguardo dello spostamento di animali lungo le strade a percorrenza più o meno elevata di automobilisti. Era argomento quasi quotidiano quando il mio mondo era quello del pascolo vagante.

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Discesa dall’alpeggio Veplace lungo la strada di St. Barthélemy – Nus (AO)

In questi giorni, lungo le strade di montagna e di fondovalle, si possono incontrare le ultime transumanze. Oggi il cielo è un po’ grigio, l’aria freddina, passano meno turisti rispetto alle settimane scorse. Ma quello che sto scrivendo vale oggi, domani, quest’anno e anche il prossimo. E’ valido quando si incontra una transumanza, bisogna tenerne conto in caso si incrocino animali che vanno al pascolo o rientrano in stalla.

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Transumanza autunnale – Porliod, Nus (AO)

Chi incrocia con la sua auto gli animali, spesso è totalmente impreparato. Lo vedo in prima persona, camminando davanti a pecore, capre o bovini. Si fa segno agli automobilisti di rallentare, si fa segno di accostare a destra, possibilmente liberando la sede stradale quando c’è uno slargo, ma raramente il pilota capisce. C’è chi viene avanti fino ad “entrare” tra gli animali, chi prosegue a bassa velocità se vede parte della carreggiata libera, chi si ferma in mezzo alla strada e così via.

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In fila indiana: le vacche preferiscono non camminare sull’asfalto – Vallone di St. -Barthélemy, Nus (AO)

Non so quanto possa servire, ma scrivo qui alcune regole che sono utili a preservare l’incolumità degli animali e dei mezzi guidati da chi incrocia il loro cammino. E’ vero che il codice della strada richiederebbe di occupare con il bestiame solo una carreggiata, ma non sempre questo è facile (e pratico) da rispettare. Chi conduce mandria/gregge, cerca sempre di agevolare il sorpasso degli automobilisti in coda quando ritiene che ci siano le condizioni di sicurezza per farlo.

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Transumanza autunnale – Chatillon (AO)

Quando vedete che gli uomini vi fanno segno di sorpassare, non indugiate eccessivamente perché non è facile contenere gli animali sulla metà sede stradale, quindi occorre sfruttare il momento. Nello stesso tempo, prestate la massima attenzione perché gli animali non sanno che devono rispettare la mezzeria, può sempre esserci uno scarto improvviso. Tenete d’occhio i cani, che spesso corrono di fianco al bestiame proprio per aiutare gli uomini a contenerlo. Conoscono alla perfezione il loro compito, ma tengono d’occhio gli animali e non le auto. Questi principi valgono anche quando vedete degli animali al pascolo lungo una strada: rallentate e… massima attenzione.

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Desarpa (discesa dall’alpe) – Blavy, Nus (AO)

Se invece gli animali vengono nella direzione opposta alla vostra, fermatevi, possibilmente stando più a destra possibile. Se c’è uno spiazzo, una banchina larga, parcheggiate lì. Il vostro mezzo sarà più sicuro, saranno minori i rischi di contatto con gli animali. Inoltre, se non lasciate spazio alla vostra destra, si evita che un animale vada a passare proprio lì, danneggiando magari uno specchietto. Spegnete il motore o almeno evitate di accelerare (soprattutto se avete una moto), il rombo del motore potrebbe impaurire gli animali.

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Desarpa lungo il Vallone di St.Barthélemy – Nus (AO)

Specialmente se si tratta di bovini, potreste agevolare il lavoro di chi conduce la mandria uscendo dal vostro mezzo e posizionandovi appena davanti al lato sinistro. Basta agitare le braccia per allontanare gli animali, così da far sì che non urtino l’auto. Quando possibile, le persone che accompagnano la transumanza corrono a svolgere questo compito, ma talvolta è difficile arrivare in tempo, specialmente se nello stesso tempo c’è da evitare che gli animali passino dietro ad un guard-rail o scappino in un prato.

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Transumanza a Pontey (AO)

Fatelo anche quando incrociate un gregge. Se le vacche possono mettervi paura per la loro mole, con capre e pecore non correte sicuramente rischi. La lana non riga le carrozzerie, ma una campana o un corno sì, quindi costa poco scendere (e così vi godrete anche meglio lo spettacolo!). Non è poi così difficile da fare, ciò che vi ho chiesto. Ricordate comunque soprattutto che gli animali non ragionano come noi, quindi non potete mai pensare che rispettino certe regole “umane”. Massima prudenza sempre e… quando vedete un cartello stradale che segnala la presenza di animali, effettivamente in certi periodi dell’anno questi ci sono, anche solo per attraversare la strada tra la loro stalla e il pascolo. Fermatevi in modo da essere sicuri voi (in un luogo visibile da chi arriva alle vostre spalle) e da non intralciare il transito del bestiame. Quando passa anche l’ultimo agnello, capretto, vitello, cane… solo allora potete ripartire: un piccolo, separato dal resto del gruppo, può impaurirsi e scappare in tutt’altra direzione. Grazie a tutti per la pazienza e la comprensione.

No alla transumanza?

Spiegatemi… quant’è passato da quel giorno in cui si parlava della transumanza candidata a patrimonio dell’UNESCO? Avevo scritto questo articolo poco più di due mesi fa. Adesso però che la transumanza si fa cosa attuale, perché chi prima, chi dopo, tutti si metteranno in cammino verso i monti…

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Pascolo vagante – Cumiana (TO)

Come vedete in questo articolo, ci sono già stati momenti di “tensione” nel Biellese, per il passaggio di greggi. Come dicono gli amministratori intervistati, una strada non va bene perché è lastricata e gli escrementi si infilano tra le pietre… l’altra è secondaria e passa davanti alle scuole (“le mamme si lamenteranno“!!!). Poi vengono nominati comuni del Vercellese che avrebbero interdetto il passaggio di greggi e armenti.

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Il pastore lancia il suo richiamo e il gregge si incanala nella strada alle sue spalle – Cumiana (TO)

Io non dico di fare una festa della transumanza al passaggio di ogni allevatore (che si tratti di pascolo vagante o di transumanze vere e proprie), ma sollevare tutto questo polverone perché sulle strade passano animali anziché automezzi?? E’ così grave la “forma di inquinamento” che resta a terra dopo il loro transito?

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Gregge tra le case in una via di Cumiana (TO)

Mentre accompagnavo il mio amico pastore tra le borgate del mio paese, ho incontrato molta gente che mi conosce. Una signora, dopo aver fotografato e filmato il passaggio del gregge, mi ha “ringraziata” per lo spettacolo. Ma non tutti la pensano così. Certo, dopo il transito di pecore, capre, vacche, a seconda del momento (se sono appena partite dal prato dove hanno pascolato, se per qualche motivo c’è un rallentamento nel cammino) e del numero di animali, a terra di escrementi ne restano. La forma, la quantità e la consistenza varia a seconda del tipo di animale (tocca specificare tutto, ormai la gente certe cose non le sa più!).

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Ci si sposta da un pascolo all’altro per le vie di Cumiana (TO)

Mi spiace, signori, nessun allevatore è ancora riuscito a spiegare ai suoi animali che non bisogna camminare sui marciapiedi, quindi succederà che… la faranno anche lì! Parliamo però di animali erbivori. A differenza dei tanti cani (con padroni maleducati che non raccolgono con l’apposito sacchetto) in giro per i nostri paesi e città, questi animali mangiano solo erba, la loro “cacca” è un ottimo concime, se per caso qualcuno volesse uscire con la paletta a raccoglierla. Comunque, con le piogge e i temporali di questi giorni, penso che i segni delle transumanze non restino sulle strade a lungo!

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Le capre guidano il gregge tra le vie di Cumiana (TO)

Ma ditemi, qual è il problema? Non mi sembra si sia parlato di intralcio al traffico, piuttosto il nocciolo della questione è “lo sporco”. Alla fine il discorso è sempre il medesimo, non ci piace vedere e sentire i lati meno pittoreschi e romantici della realtà. Gli escrementi imbrattano le nostre macchine lavate e lucidate: ma quanto inquinamento produciamo per farle lavare? E quanto inquinamento produce l’utilizzo delle nostre auto? A quello ci pensiamo? Il bello è che spesso, a lamentarsi, sono le persone con un comportamento meno ecologico di tutti! Non so se chi va a lavorare a piedi, con i mezzi pubblici, in bicicletta sia tra i primi oppositori al passaggio della transumanza!

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Passaggio del gregge nella strada principale alla festa del Cevrin di Coazze (TO)

Eppure ogni tanto alla transumanza “facciamo la festa”. Sono in crescita le manifestazioni in cui si organizzano eventi (fiere di artigianato, di prodotti enogastronomici, concerti, ecc…) in concomitanza della salita e della discesa dagli alpeggi.

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Fiera di Bobbio Pellice (TO)

Queste manifestazioni, a scopo principalmente turistico, vanno ad aggiungersi alle tradizionali fiere e rassegne zootecniche, la cui origine risale a tempi antichi. Oggi però anche molte di esse hanno adottato la formula della “sfilata” degli animali, proprio per dare una maggiore spettacolarità al loro arrivo e per venire incontro alle esigenze del pubblico. Peraltro riscuotendo un successo sempre maggiore.

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Fiera di Pomaretto (TO)

E’ anche un elemento di orgoglio in più per gli allevatori: si sfila con i propri animali, si mostra il frutto del proprio lavoro, lo si fa tra l’ammirazione e il rispetto della gente. E’ un momento piacevole per tutti, ma sicuramente sono i giovani e giovanissimi a goderne maggiormente.

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Dove sono quei sindaci che vogliono vietare la transumanza? Dove sono quei cittadini che si lamentano per la cacca sulle strade? Vogliono dirlo loro a questi bambini, a questi ragazzini, che stanno facendo qualcosa di sporco? Io credo che tutti i bambini dovrebbero partecipare ad una transumanza, imparare la differenza tra uno sporco che si lava via in fretta e… l’inquinamento vero, quello che resta nell’ambiente, nell’acqua, nell’aria. Le contamina e le rendono letali per piante e animali. Il buon vecchio letame invece i fiori li fa crescere!

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La Dévéteya, festa di discesa dagli alpeggi – Cogne (AO)

Spero sempre che il pubblico di queste manifestazioni impari qualcosa da ciò che sta osservando. Che capisca che non si tratta di una sfilata solo ad uso e consumo dei turisti, ma un momento di vero lavoro, solo uno dei tanti giorni dell’anno in cui sempre e comunque ci si prende cura degli animali. Forse anche per quello personalmente sono contraria all’uso di abiti folkloristici durante questi momenti, si rischia di trasportare in un’altra dimensione l’attualità di un mestiere che, fortunatamente, è ancora vivo. …e allora, buona transumanza a tutti gli allevatori che, tra un paio di settimane, si metteranno in cammino. Se qualcuno dovesse lamentarsi, rispondetegli che la transumanza è stata candidata a patrimonio dell’umanità… non so se funzionerà, però…

Tutelare la transumanza

E’ notizia recente il fatto che l’Italia abbia candidato (insieme a Grecia e Austria) la transumanza a patrimonio dell’Umanità UNESCO. Ho letto tante manifestazioni di interesse e gradimento all’iniziativa, ma io non sono riuscita a capire fino in fondo cosa significhi. Così ho cercato di informarmi. Ci sono diverse forme di tutela da parte dell’UNESCO: quella dei beni materiali (siti storici, architettonici, paesaggistici), a cui sono poi stati aggiunti quelli immateriali, tra cui si andrebbe ad inserire la transumanza.

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Transumanza di salita in alpeggio, Val Chisone (TO)

L’art.2 della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dà questa definizione dei beni da tutelare: “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.

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Mandria di vacche piemontesi di ritorno dall’alpeggio in autunno – Sauze d’Oulx, Val di Susa (TO)

Ho poi letto i vari articoli dedicati alla “notizia” della candidatura. Il progetto della candidatura è stato coordinato dal Ministero delle politiche agricole, la decisione da parte della commissione verrà presa nel 2019. In alcuni articoli, compaiono frasi e descrizioni tipo questa: “La Transumanza, pratica di migrazione stagionale di greggi, mandrie e pastori in differenti zone climatiche lungo le vie semi-naturali dei tratturi, in Italia viene praticata nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno; e quindi da Amatrice, dove si svolgeva la grande festa dei pastori transumanti e Ceccano nel Lazio, da Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Ma pastori transumanti sono ancora in attività anche nell’area alpina, in particolare in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige.” (qui l’articolo completo)

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Festa della transumanza con passaggio nel centro di Amatrice nel 2012

Più o meno ogni pezzo scritto in questi giorni contiene le stesse informazioni, come se i giornalisti si siano limitati a girare e rigirare un comunicato stampa, senza avere molta conoscenza dell’argomento. (altri articoli qui, qui e qui su La Stampa, dove qualcuno ha aggiunto il Piemonte alle regioni interessate, senza preoccuparsi della Val d’Aosta, della Lombardia, della Liguria, del Veneto, del Trentino, del Friuli Venezia Giulia…).

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Festa della transumanza a Pont Canavese (TO)

Negli articoli si nomina Amatrice, si nomina la Val Senales, si nominano i tratturi… Così mi sta venendo un dubbio, anche a fronte di iniziative di tutt’altro genere portate avanti nei mesi scorsi qua e là sul territorio nazionale. In Val Senales c’è la “famosa” sul ghiacciaio, con pecore che non solo attraversano per l’appunto un ghiacciaio di alta quota, ma vanno dall’Italia all’Austria, secondo una tradizione centenaria che non guarda agli attuali confini politici.

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Gregge vagante appena arrivato in montagna per la stagione estiva – Pragelato, Val Chisone (TO)

Cosa si vuole tutelare? Un’attività ancora praticata da uomini, donne, con i loro animali, in una forma di allevamento tradizionale che prevede, d’estate, l’utilizzo di risorse pascolive di alta quota con mandrie e greggi? Oppure solo l’atto in sé della transumanza, con una valenza sempre più turistico-ricreativa? Sono volutamente provocatoria, ma talvolta sembra necessario dover ricordare che… se vogliamo la “festa della transumanza”, gli allevatori devono poter vivere, lavorare e guadagnare grazie al loro mestiere durante tutto l’anno.

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Transumanza a Roaschia (CN) in occasione della fiera della pecora frabosana-roaschina

A Verbania da diversi anni viene presentata (e poi bocciata) in consiglio comunale una mozione per una “Pasqua cruelty free” contro il consumo di carne di agnello e capretto, tanto per citare un esempio tra i tanti di stretta attualità in questo periodo pasquale. Tali campagne sono particolarmente infervorate contro il consumo di carni ovicaprine, ma non mancano manifestazioni di alcuni attivisti anche in occasione di rassegne che coinvolgono la zootecnia bovina. Nascono movimenti anche a livello politico che fanno pressioni in tal senso, cioè spingono al boicottaggio del settore zootecnico, bollano l’intero comparto come “sfruttamento”, danno una visione dell’allevamento e delle successive pratiche di macellazione che si discostano dalla verità. Non possiamo negare vi siano singoli casi di realtà fuorilegge (abbiamo normative molto chiare e rigorose sul benessere animale e sulla sanità, dalla nascita fino al momento della macellazione), ma non devono essere usate come esempio di tutta la categoria.

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Salita in alpeggio di un gregge di capre valdostane – Valsavarenche (AO)

Ciò detto, nella speranza che queste frange estremiste vengano considerate come tali, ritorniamo alle nostre transumanze. Quello da tutelare, secondo me, è l’allevamento transumante, cioè quella forma di allevamento tradizionale che prevede l’utilizzo estivo di sedi e pascoli d’alpeggio, con uno spostamento (la transumanza, appunto) che avviene in salita e in discesa a seconda delle stagioni, ancora a piedi dove possibile, oppure con l’utilizzo di automezzi.

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Gregge vagante in salita verso l’alpeggio di passaggio a Valcanale (BG), durante la festa della transumanza

Tutelando questa transumanza, si dovrà tutelare anche il diritto di transito di mandrie e greggi sulle strade che portano all’alpeggio, no? Perché questa è una delle cose che servono agli allevatori transumanti. Non che ci siano comuni che emettono ordinanze che vietano il passaggio degli animali (sia per la transumanza, sia per il pascolo vagante, che in fondo è una lunga e continua transumanza). Un esempio tra tanti, questo caso della Valsesia dello scorso autunno. Leggete qui cosa dice la legge... un Sindaco può vietare il passaggio degli animali, ovviamente motivando il divieto. Ma se la regione sono “solo” i cittadini che si lamentano per le “strade sporche”?

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Festa della transumanza a Pont Canavese (TO)

La transumanza va tutelata innanzitutto come attività lavorativa. Ben vengano anche le feste dedicate a questo particolare momento, dato che sicuramente c’è un aspetto scenografico nel passaggio di uomini e armenti. Ma anche queste feste, secondo me, dovrebbero avvenire nel rispetto della tradizione e del momento di vita lavorativa. Possono essere un importante incontro tra gli allevatori e il pubblico: per i primi c’è l’orgoglio di sfilare con i propri animali al centro della piazza, veri protagonisti con i loro animali del territorio, e non personaggi di serie B relegati ai margini. Nello stesso tempo non dovrebbero, a mio parere, diventare una specie di circo (con contorno per esempio di cavalieri a cavallo con cappelli da cow-boys e giacche con le frange, o altri soggetti niente hanno a che fare con le transumanze alpine). Questo soprattutto perché il pubblico non sempre capisce fino in fondo quello che sta osservando e potrebbe trarne informazioni fuorvianti.

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Transumanza nel centro di Roaschia (CN) nell’ambito della fiera della pecora frabosana-roaschina

Se si mantiene la tradizione, è più facile comprendere come sia sì un giorno di festa, ma anche un momento delicato e faticoso nell’ambito del lavoro quotidiano. Il pubblico, nel momento del passaggio degli animali, deve essere rispettoso, non deve intralciare il cammino, non deve pretendere che si tratti di uno spettacolo ad uso e consumo del turista. Può succedere che gli animali non rispettino gli orari, perché può esserci l’imprevisto… Oppure che l’orario non sia quello centrale della giornata, perché altrimenti farebbe troppo caldo per far marciare gli animali. E così via.

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Festa della transumanza (Dévéteya) a Cogne (AO), con la mandria seguita dalle portatrici di Fontina in costume

Certe feste della transumanza vengono arricchite con il folklore locale, mettendo insieme la realtà attuale e alcuni aspetti del passato. Nella Dévéteya di Cogne, per esempio, alcuni allevatori sfilano in costume e le mandrie sono seguite da persone che rappresentano il modo in cui un tempo si portavano a valle i prodotti caseari. Le “normali” transumanze ovviamente sono cosa diversa, caratterizzate solitamente da una grande mole di cose da fare, animali, mezzi e masserizie da spostare, concitazione e stanchezza dalle prime ore del giorno alla sera tardi.

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Si attaccano i rudun provenzali per la salita in alpeggio – Val Chisone (TO)

C’è la tradizione, nella transumanza, ed è fatta soprattutto di suoni. Abbiamo, a seconda degli animali e dei luoghi, tutta una serie di campanacci e collari utilizzati apposta per quel momento. Anche questo è sicuramente uno dei fattori che possono far inserire la transumanza nei beni immateriali da tutelare.

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Festa del Cevrin, passaggio del gregge nel centro di Coazze, Val Sangone (TO)

Fortunatamente le transumanze sono ancora vive, sono tante, portate avanti da persone di tutte le età. La transumanza vuol dire utilizzo del territorio, vuol dire allevamento di razze spesso locali, la transumanza significa stagionalità, comporta produzioni (casearie e non solo) differenti a seconda del momento dell’anno e dei pascoli utilizzati. Tutte validissime ragioni per dire che va tutelata! Ma è comunque un qualcosa di vivo, di attuale, e non solo un ricordo (di quando di utilizzavano i tratturi o di quando si saliva con i muli e la caldaia del latte sulle spalle). Tutelare la transumanza vuol dire comprenderne le esigenze attuali e far sì che possa continuare ad esistere, anche evolvendosi.

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L’asino con l’apposito basto per il trasporto degli agnelli, ancora utilizzato da molti pastori durante gli spostamenti – Cogne (AO)

Ancora una volta non posso non ribadire come tutte queste immagini ci possono essere solo se gli allevatori tradizionali verranno sostenuti innanzitutto consentendo loro di continuare a lavorare in tutti i momenti dell’anno e in ogni fase delle loro attività. Aggiungo infine, per tutti coloro che ogni anno mi scrivono chiedendo di poter partecipare ad una transumanza, che ne esistono alcune di “organizzate” per i turisti, dove si può avere un ruolo più o meno attivo nella giornata. Rivolgetevi a queste realtà, dove è previsto un certo coordinamento logistico, perché altrimenti per gli allevatori non è facile gestire presenze extra in momenti così delicati.

Cartoline dalla montagna

Più comunichiamo e meno ci capiamo… questi mezzi, che sto usando anch’io per dialogare con voi, sparsi chissà dove in giro per il mondo, residenti in montagna, pianura, sulla costa, in città o villaggi di pochi abitanti, permettono sì di essere in contatto, avere notizie e immagini… ma nello stesso tempo forniscono anche  una gran mole informazioni a chi non sempre è in grado di interpretarle correttamente.

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Discesa dalla Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Prendiamo una foto e “sbattiamola” in rete in un social dove vi sia la possibilità di commentare… In questi giorni ha nevicato e alcuni che si trovavano in montagna, o di passaggio, o perché ci abitano, hanno fotografato greggi nella neve mentre lasciavano i monti. Io non ci vedo niente di strano. Posso al massimo dire che, viste le previsioni, magari si poteva partire prima, però so bene come “funziona” il mestiere, quindi non essendo sul posto e nei panni del pastore, non posso permettermi di giudicare. So che non sempre si trovano i camion disponibili per così tante pecore, so che questa è un’annata particolarmente difficile, per cui il gregge stava meglio in montagna a mangiare erba secca, piuttosto che in pianura dove non c’è nemmeno quella…

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Prima della partenza dalla Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Comunque, queste immagini hanno scatenato commenti di ogni genere, ma principalmente il tono era questo: “Ma povere bestie……che padroni ….“, “mi sembra che le sovvenzioni siano un tanto al giorno x ogni animale, per cui loro se ne fregano e cercano di resistere di + x prendere di +“, “Ma poverine… hanno tanta lana, ma fa freddo!” e via di seguito: “Portate al riparo queste povere bestiole presto capito!“, “La foto sarà anche bella, ma quelle povere creature non dovevano essere li!!!!!“, ” vedere degli animali, anche se sono pecore quindi “da reddito”, al freddo e coperti di neve, a me fa pena“. Per fortuna c’era anche chi sapeva come stanno le cose, ma spesso soccombeva tra le critiche e i commenti negativi.

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Gregge di pecore frabosane-roaschine già scese dall’alpeggio, ma interessate dalla nevicata di questi giorni – foto M.Baldo

Fin quando è un allevatore che pubblica sul suo profilo un’immagine del proprio mestiere, amici e colleghi commentano con altri toni. E’ qualcosa di perfettamente naturale. Succede. Fa parte della stagione. Il pastore dovrà faticare di più in queste giornate, ma farà del suo meglio per far star bene e alimentare il proprio gregge.

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Gregge in Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Fino all’altro giorno andavano bene le “cartoline” dalla montagna, immagini dello stesso fotografo, che coglievano la pastorizia in montagna in splendide giornate autunnali. Nevica e i pastori diventano delinquenti… Ma il discorso non riguarda solo la pastorizia. E’ sempre la solita storia, quella dello scollamento tra chi non ha più contatti diretti con la natura e il mondo rurale e chi invece ci vive e/o lavora quotidianamente. Si guarda la “cartolina”, senza provare a capire cosa ci sta dietro. Fin quando ci piace, va tutto bene. Ma se qualcosa non incontra il nostro gusto o pensiero, siamo subito pronti ad accusare allevatori, contadini, montanari.

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Cani da guardiania e gregge in Abruzzo – foto M.Sansoni

Se io vedo questa foto sul profilo di un grande allevatore di pecore (e di cani da guardiania), vedo semplicemente animali nel loro ambiente, niente di diverso dal vedere cervi, camosci, mufloni, volpi in natura. Sono animali che nascono, crescono e vivono all’aperto. Buona parte del pubblico però guarda la foto e dice: “Poverini!“. Lo dice perché si identifica nel cucciolo in primo piano e immagina sé stesso in quella situazione o pensa ad un bambino, al posto del cane, della pecora, dell’agnello. Vi lascio allora con una riflessione che ho letto oggi proprio su internet: “un bambino ben coperto che vive il giusto tempo fuori si ammala di meno ed è molto felice.” Se volete, potete leggere anche questo articolo sugli “asili nei boschi“.

Far festa con la transumanza

Questo è il periodo delle discese dagli alpeggi e delle fiere zootecniche: da qualche anno si sono però aggiunte le feste della transumanza, occasione per richiamare turisti nei paesi delle vallate alpine in un periodo altrimenti un po’ “morto” e per far incontrare il mondo degli allevatori con quello dei turisti. Più volte vi ho partecipato in qualità di spettatore, ricavandone emozioni e sensazioni contrastanti. In questi ultimi 10-15 anni, di transumanze ne ho seguite parecchie, accompagnando amici, scattando fotografie o ancora dando una mano in prima persona a spostare gli animali (greggi e mandrie), ma l’idea mia è che raramente si riesce a portare nelle “feste” quella che è la vera realtà di questo momento.

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Artigianato valdostano – Cogne (AO)
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Formaggi di un’azienda locale – Cogne (AO)

Non avevo mai partecipato ad una festa organizzata per una desarpa in Val d’Aosta, così sabato scorso ho scelto di vedere quella di Cogne (ce n’erano altre due in valle nella stessa data). Qui l’evento prende il nome di Devétéya, cioè “lo spogliarsi” (così ha spiegato lo speaker ufficiale della manifestazione). C’era un mercatino con prodotti artigianali e prodotti agro-alimentari locali, comprese ovviamente le produzioni casearie.

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Lou Tintamaro – Cogne (AO)

Oltre alle bancarelle, l’altra attrazione, in attesa dell’arrivo degli animali, erano il coro e il gruppo folkloristico. La gente però a poco a poco ha iniziato a spostarsi nella via centrale, per prendere posto in vista della sfilata. Il tratto comune alle varie transumanze era relativamente breve, si trattava della stretta via al centro del paese, quindi in poco tempo centinaia di persone si sono assiepate sui due lati, iniziando a dare segni di nervosismo. Lo speaker continuava a ripetere di stare indietro perché gli animali possono avere scarti improvvisi, non tenere cani e bambini davanti, ecc ecc… Intanto gli “adulti” si spintonavano e arrivavano persino a litigare: “Perché io sono qui da un’ora e lei non può arrivare cinque minuti prima delle transumanza e mettersi davanti a me!!” C’era poi gente che rimaneva incollata al proprio posto anche quando un’auto doveva passare (le strade sono state chiuse proprio solo nell’imminenza del passaggio degli animali).

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Inizio della sfilata – Cogne (AO)

Il primo gruppo è arrivato con un buon ritardo, ma si sa… con gli animali è difficile essere puntuali! Ogni alpeggio era preceduto dal gruppo folkloristico, per “animare” l’evento.

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Gli alpigiani in costume – Cogne (AO)

Ciò che mi ha lasciata perplessa è stato, in alcuni casi, l’utilizzo dei costumi e degli abiti d’epoca. A me personalmente non sono piaciuti. Un conto è una rievocazione storica, un altro è la transumanza, momento di vita e di lavoro ancora attuale, anche se prosegue anno dopo anno, affondando le sue radici nel passato.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Ascoltando i discorsi del pubblico mentre ero in attesa dell’inizio della manifestazione, mi sono resa conto di quanto poco molta gente sapesse del mondo degli alpeggi, dei suoi ritmi, del lavoro e della vita dell’allevatore. Ero in mezzo a cittadini di varie parti d’Italia, a giudicare dagli accenti (Cogne è una località rinomata…), che applaudivano e scattavano foto come avrebbero potuto fare al Giro d’Italia o a un Carnevale. Si godevano la sfilata, uno “spettacolo” organizzato per i turisti… Certamente non era così per tutti, ma più che altrove in quell’occasione ho avuto queste sensazioni.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Io fatico troppo ad “aspettare” una transumanza rimanendo pigiata tra la folla, penso che qualcosa in più possa essere compreso solo camminandoci insieme, ascoltando i rumori, annusando gli odori. Sarebbe però impossibile far camminare tutta quella gente con gli animali, a contatto dei quali è meglio che vi siano solo persone esperte.

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Come scendevano le Fontine quando non c’erano le strade – Cogne (AO)

Quindi ben vengano le feste della transumanza, dove si osserva un momento del lavoro annuale (che è anche una festa per gli allevatori, sia quando si sale, sia quando si scende), però non vorrei solo che certe sciure vestite in abiti griffati da simil montanare chic pensino che le Fontine scendano dagli alpeggi ancora sulle spalle e sulle teste delle donne! L’alpeggio ormai è al passo con i tempi, deve esserlo anche più dell’immaginabile, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione del latte e la stagionatura dei formaggi.

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La reina del latte – Cogne (AO)

Una particolarità della desarpa valdostana è la presenza delle “reine“, le vacche regine, adornate con i bosquet, addobbi con decorazioni e nastri di colore rosso per la regina della mandria, bianchi per la regina del latte, cioè l’animale che ha dato più latte nel corso della stagione.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Il ritardo della prima mandria ha fatto sì che la successiva, proveniente da un altro vallone, arrivasse quasi immediatamente. Si trattava di una mandria di “manzi”, cioè animali giovani che non hanno ancora mai partorito.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Il gruppo era abbastanza numeroso, così gli animali si erano frazionati e arrivavano a scaglioni. Io nel frattempo mi ero spostata verso il fondo del paese, nel rettilineo che porta verso il bellissimo Prato di Sant’Orso, dove le mandrie venivano fatte fermare, in recinti già predisposti precedentemente.

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La reina con il bosquet, La Devétéya – Cogne (AO)

Essendo manze e manzette, mancava la reina del latte, ma c’era comunque la reina della mandria!

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Gli asini davanti al gregge – Cogne (AO)

Chiudeva la parte mattutina della festa il passaggio del gregge. Qui ero maggiormente “nel mio campo”… sapevo bene dove andare a cercare i pastori e compiere così un tratto di cammino insieme a loro. Di questo gregge vi avevo già parlato anni fa qui… e poi ancora qui l’anno scorso.

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L’asino con gli agnelli nelle “taschette” – Cogne (AO)

Il successo degli asini con gli agnelli nel basto era assicurato, una volta in mezzo alla folla! Non si trattava solo di coreografia, dato che l’alpeggio dove salgono Davide ed Enrico si raggiunge soltanto a piedi, quindi gli asini sono un fondamentale mezzo di trasporto. Inoltre, nel pascolo vagante, accanto ai mezzi motorizzati di vario tipo, un asino con questo tipo di taschette c’è quasi sempre, per i parti che avvengono qua e là quando non c’è la jeep e il rimorchio al seguito.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Il gregge avanzava spedito, era stato fatto scendere dall’altra parte del torrente fino alla frazione sotto a Cogne, per poi risalire lungo l’asfalto e passare nel mezzo del paese.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Due parole con Davide, il pastore, originario del Biellese. Era inevitabile commentare la stagione, così secca, così calda… e il nulla che attende il gregge nei pascoli. Miseri i prati, secche le stoppie, gli incolti, i bordi dei fiumi. Sarà dura per tutti, sarà durissima per i pastori vaganti, adesso che si è scesi dagli alpeggi.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Anche il gregge arrivava tra le due ali di folla, la gente tendeva ad avvicinarsi, non c’era più il timore che avevano con le vacche. I pastori temevano che la strada si “chiudesse” troppo, le pecore si spaventassero, gli agnelli restassero indietro, ma per fortuna è andato tutto per il meglio.

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Polvere e siccità – Cogne (AO)

Ho ritrovato le pecore a monte del paese: scendevano verso i prati in una nuvola di polvere, anche qui era verde solo quello che era stato bagnato, altrimenti la siccità era chiaramente evidente.

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Il gregge diretto verso i pascoli dei pendii – Cogne (AO)

Il gregge attraversava i prati già pascolati dalle vacche o sfalciati e si dirigeva verso i pendii più ripidi. Per quanto l’erba fosse dura e secca, era sempre meglio di quel poco che si troverà una volta raggiunta la pianura.

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Bovine valdostane nel prato di Sant’Orso – Cogne (AO)

Le mandrie invece pascolavano placide nel prato. Qualcuno era già venuto con i camion a caricare i propri animali e portarseli a casa. Molti non resteranno qui, sono solo stati mandati in affido negli alpeggi di Cogne, ma i proprietari hanno la stalla in altri comuni della valle. Le transumanze si sono interrotte per il pranzo, c’era la possibilità di consumare un menù “di giornata” nei ristoranti convenzionati, poi al pomeriggio ci sono stati altri passaggi di animali provenienti da diversi alpeggi intorno a Cogne.

 

L’estate è finita, ma…

Per molti (allevatori, agricoltori e non solo) questa è stata una lunga, dura estate. Caldo e siccità hanno contraddistinto la stagione un po’ in tutta Italia (qua e là poi si sono aggiunti piromani & incendi). Purtroppo però molte persone sembrano non avere ancora una chiara percezione di questa realtà. Fin quando possono aprire il rubinetto e avere acqua a volontà, per loro il problema non sussiste. Dopo settimane, mesi senza pioggia, qualche precipitazione c’è stata, ma non dappertutto.

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Autunno in alta Valsavarenche – Pont (AO)

Adesso è iniziato l’autunno, anche gli alberi cambiano colore, ma le tonalità sono spente. Molte foglie avvizziscono ancora sui rami, altre sono già a terra, ma raramente vediamo il bel giallo, rosso, arancione brillante. Per difendersi dalla siccità gli alberi si spogliano, ma qualcuno forse non ce la farà a sopravvivere e non germoglierà alla fine dell’inverno. La terra ha bisogno di acqua: serve sui pascoli, nei boschi, nei ruscelli, ovunque.

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Gregge nel vallone di St. Barthelemy – Nus (AO)

Dove qualche temporale c’è stato, mandrie e greggi sono riuscite bene o male a concludere la stagione, rimanendo su almeno fino a questi giorni, o ancora per qualche settimana. Ma ci sono stati anche casi di alpeggi che hanno dovuto essere scaricati prima del tempo, o perché non c’era più niente da mangiare, o da bere, o ancora perché gli animali rischiavano di cadere sui pendii ripidi, scivolando sull’erba secca.

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Pascoli secchi – Lignan (AO)

Un po’ ovunque l’erba che resta da pascolare in questo momento della stagione è così: giallo oro, dura, secca. messa a dura prova dalla mancanza di acqua, dal caldo, dal vento.

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Siccità in Val Chisone – Pequerel (TO)

Non è questo il colore che dovrebbero avere i versanti a metà settembre. Certo, non ci sarebbe stato il verde primaverile, ma l’erba così “bruciata” la si vede solitamente a dicembre o gennaio, se fa degli inverni freddi e senza neve che lasciano scoperti a lungo i pendii.

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Neve estiva sugli alpeggi, Bonalé – La Salle (AO) – foto L.Besenval

Quest’anno invece è pure successo che, dopo prolungate ondate di caldo, improvvisamente le temperature si abbassassero ed arrivasse anche la neve. Ma non era la neve l’elemento eccezionale, chiunque pratichi da decenni il mestiere dell’alpe vi può narrare di diverse nevicate in alpeggio, un po’ i tutti i mesi estivi. Straordinario invece è stato il caldo e le quote a cui è risalito lo zero termico.

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Fiera di Pragelato – Val Chisone (TO)

Il 14 settembre si è tenuta la consueta Fiera a Pragelato: i prati dove erano collocati gli animali in vendita erano secchi e polverosi come tutto il resto. Ma risalendo la valle veniva da chiedersi: “Cosa mangeranno vacche, pecore e capre, ora che scenderanno dagli alpeggi? Come faranno le greggi vaganti a scendere l’una dopo l’altra? Dove si fermeranno?

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Mandria al pascolo, Pequerel – Val Chisone (TO)

Era già impressionante vedere animali che cercavano di sfamarsi brucando quell’erba secca. Chi ci è riuscito, è rimasto su il più possibile, perché i prati di pianura o di fondovalle, se non si aveva la possibilità di irrigarli, non hanno praticamente niente erba.

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Gregge prossimo alla discesa dall’alpe – Valle Stura di Demonte (CN) – foto T.Degioanni

Forse le pecore riuscivano a saziarsi più sui pascoli secchi di montagna che non in un prato dove ho intravisto un gregge vagante nei giorni scorsi. Terra polverosa e fessurata, steli gialli di quella che qui in Piemonte chiamiamo baraval (Setaria sp.), una graminacea che gli animali generalmente non mangiano nemmeno quand’è verde.

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Discesa dall’alpeggio, vallone di St. Barthelemy – Nus (AO)

Nelle valli risuonano i campanacci delle transumanze, poi molti animali andranno direttamente in stalla, se non vi è nulla da pascolare nei prati. Quando l’erba sarà finita, si passerà ai foraggi conservati, ma anche il raccolto di fieno è stato scarso, tra gelate tardive, caldo e siccità. Gli strascichi di questa difficile estate si pagheranno anche nei mesi a venire. E comunque… continua a non piovere…

Ho sempre avuto la passione per la campagna

Risalire la Valsavarenche in un fresco sabato mattina, alla ricerca del gregge di capre “parcheggiato” lungo la strada. Con una settimana di anticipo rispetto all’anno scorso, era arrivato il momento di far scendere il gregge da un alpeggio e portarlo dall’altra parte, più su per la valle.

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Neve fresca e ghiacciai, Valsavarenche (AO)

Le precipitazioni dei giorni precedenti avevano addirittura portato a neve alle quote più alte, ennesimo sbalzo di temperatura durante la stagione. Il fondovalle era decisamente fresco, le capre (arrivate lì la sera prima) avevano il pelo dritto e la schiena arcuata, ma dopo pochi minuti di cammino avrebbero cambiato aspetto.

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Il gregge – Eau Rousse, Valsavarenche (AO)

Bisognava risalire la vallata fino alla fine, cercando di evitare la strada principale dove esistevano alternative. Era un sabato mattina e c’era parecchio traffico, persone che salivano per un’escursione, per passare il weekend in quota o per raggiungere i rifugi e andare poi in vetta a qualche cima.

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Il gregge a Pont – Valsavarenche (AO)

Da un certo punto in poi bisognava per forza seguire la strada, facendo defluire il traffico di tanto in tanto. Erano anche occasioni per far fermare le capre a pascolare, oltre che per riposarsi. Il cammino era ancora lungo, per arrivare a destinazione.

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Pont – Valsavarenche (AO)

Su a Pont il parcheggio era già pieno, splendeva il sole e si preannunciava una bella giornata, anche se le previsioni indicavano nuovi temporali nel pomeriggio. Le capre proseguivano dietro ai pastori, i capretti e gli animali con qualche acciacco erano stati caricati sui mezzi, per conservare le energie per l’ultimo tratto sul sentiero. A questa transumanza partecipava la maggior parte dei proprietari degli animali: infatti si trattava di un gregge riunito sotto la custodia di un pastore solo per la stagione estiva.

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Inizio della salita verso Moncorvè – Valsavarenche (AO)

E’ stato Camillo a raccontarmi esattamente come funziona il tutto. Ci conoscevamo già da anni, ma questa volta gli ho chiesto qualche dettaglio in più, al fine di inserire anche questa storia nel futuro libro. “E’ dagli anni ’90 che mandiamo gli animali su questo alpeggio. All’inizio erano solo pecore, anche 200-250. Non erano custodite, si veniva ogni tanto a vederle. Nel 2009 il lupo ha ucciso 102 pecore in 10 giorni, tra quelle predate e quelle cadute nei dirupi. A metà luglio abbiamo cambiato alpeggio, le abbiamo portate via, siamo andati a La Thuile.

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Sul sentiero per Moncorvè – Valsavarenche (AO)

Quella contro il lupo è una “battaglia” che Camillo combatte da tempo. Alla scorsa Foire des Alpes ad Aosta, con grande fervore mostrava alla gente le foto di animali uccisi dal predatore in questi anni e spiegava le grandi difficoltà per gli allevatori, il cosa significa trovarsi pecore e capre sbranate, magari anche vicino a casa, dato che ormai il predatore è diffuso ovunque sul territorio. L’allevamento tradizionale è già in crisi, il lupo rischia di dare il colpo di grazia, specialmente alle piccole aziende di ovicaprini. “Per vivere, sono aiutante tecnico in una scuola, ma ho sempre avuto la passione per la campagna, gli animali…

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Anche se lontane da casa per qualche mese, le capre si ricordano bene di chi dà loro i vizi! – Valsavarenche (AO)

Terreni di famiglia ne ho pochi, ma la gente mi lascia i terreni da tener puliti, così posso tenere più animali. Qui ci sono capre di una quindicina di proprietari. Abbiamo iniziato a mandarle qui con un pastore. Il Parco non vuole che restino incustodite e poi con i lupi le devi seguire, sorvegliare, chiudere nelle reti di notte. Le pecore adesso sono in un altro alpeggio. C’è Said che le guarda, sono 11 anni che lavora con me.” Il sentiero è affollato di escursionisti di ogni tipo, c’è chi scatta foto e video, chi vorrebbe riuscire a superare la colonna disordinata delle capre. Ad un certo punto lasciamo il sentiero principale che sale al rifugio e deviamo verso l’alpeggio.

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Quasi a destinazione – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

Fino alla fine degli anni ’90 ad Introd c’era solo qualche capra per il latte, una o due per stalla. La capra era più tipica della bassa valle dove hanno posti difficili, montagne più adatte alle capre, qui c’erano mucche. Ho poi iniziato io con qualche capra da battaglia, dopo anche altri le hanno prese.

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Pascolo e riposo sotto alla cascata – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

L’alpeggio è stato raggiunto, chi è salito prima ha già sistemato tutto e apparecchiato tavola, così possiamo consumare il pranzo all’aperto mentre le capre pascolano e riposano appena sopra alle baite. Dopo c’è chi scende e chi si ferma ancora a prendere il sole. Lungo il sentiero, dei bambini stranieri (francesi o svizzeri) ci riconoscono come appartenenti al gruppo che accompagnava le capre e ci chiedono dove sono rimaste e fin quando le lasceremo là. E’ una piccola soddisfazione sapere che quello “spettacolo” della transumanza sia rimasto nei bei ricordi di qualcuno, un qualcosa da raccontare a casa una volta rientrati dalle vacanze.