Appena oltre confine, tutto cambia

La stagione estiva volge al termine, a breve mandrie e greggi scenderanno, chi ha più erba riuscirà a fermarsi magari fino a fine mese, inizi di ottobre… per altri invece è questione di giorni. Prima del ritorno degli animali, volevo ancora fare una gita in Svizzera. Il confine non è lontano, così semplicemente basta scegliere una meta appena dietro la cresta, non più distante di altre località della Valle.

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Val Ferret – Valais, Svizzera

Dicevo di aver bisogno di cambiare paesaggi, anche se questi non sono così diversi da quelli nostrani. Quel che cambia spesso è la cura del paesaggio, il modo con cui viene gestito. Non c’è bisogno delle onnipresenti bandiere rossocrociate per capire che si è in terra elvetica. Nell’alpeggio al fondo della strada asfaltata si può mangiare un assortimento di prodotti locali, ma i prezzi, al cambio vigente, fanno rabbrividire un Italiano, che con la stessa cifra in patria può scegliere un ristorante di lusso e non una fonduta o una raclette seguita da un dolce. E’ cara, la Svizzera? Per noi sì, ma… non sarà che, in questo caso, semplicemente si pagano i prodotti al giusto prezzo?

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Lacs de Fenêtre – Val Ferret, Svizzera

La gita ha come meta degli splendidi laghetti alpini. A quelle quote non ci sono più animali, i pascoli sono già stati consumati da un gregge di pecore, a giudicare dalle tracce rimaste.

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Fioritura di eriofori ai Lac de Fenêtre – Val Ferret, Svizzera

Ci sono però numerosi animali selvatici (stambecchi, pernici) e distese di ciuffi bianchi: non più pecore, ma le infiorescenze degli eriofori intorno ai laghi e ai ruscelli.

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Alpeggio Plan de la Chaux – Val Ferret, Svizzera

Sulla via del rientro, facciamo una deviazione per passare accanto alle mandrie al pascolo. Nei pressi dell’alpeggio era parcheggiata un’auto con targa italiana, quindi ci si poteva aspettare qualche operaio che, dal nostro paese, era andato in là a far la stagione. Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno via via crescente. Spesso si tratta di allevatori che mandano in alpeggio presso terzi i loro animali e vanno a guadagnare uno stipendio oltreconfine. E così nei nostri alpeggi lavorano operai rumeni, albanesi, marocchini… e in Svizzera troviamo pastori valdostani, piemontesi, lombardi…

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Mandria al pascolo – Val Ferret, Svizzera

La mandria è composta interamente da bovine di razza d’Herens, molto apprezzate da queste parti soprattutto dagli appassionati delle battaglie. Qui trovate il sito degli allevatori di questa razza, dove potete vedere i risultati dei combats, gli alpeggi dove vi sono mandrie come questa, le date dei prossimi combats, ma anche la situazione nei vari alpeggi. Cosa significa? Andiamo con ordine, ce lo spiegherà il pastore!

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Luciano toglie il filo che suddivide il pascolo – Val Ferret, Svizzera

Il guardiano della mandria in quel momento stava dando il pezzo per il pascolo pomeridiano/serale. Dopo un primo scambio di battute in Francese, si scopre non solo la provenienza comune, ma ci si riconosce pure! E così ha inizio una lunga chiacchierata in cui vengo a sapere tante cose su come funziona qui l’alpeggio.

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Un bell’esemplare di razza d’Herens – Val Ferret, Svizzera

Il pastore che sta al pascolo costantemente con la mandria, tra le sue mansioni ha anche il compito di scrivere su un quaderno ogni giorno chi è la regina. Gli animali sono tutti identificati con una placchetta numerata attaccata al collare che sorregge la campana. Bisogna osservare i combattimenti che avvengono durante il giorno e segnare chi vince e chi perde. Avere la regina dell’alpeggio è un grande prestigio per l’allevatore, ma alla soddisfazione morale si aggiunge quella economica, visto che gli appassionati arrivano a spendere anche 30.000 CHF per acquistare una regina.

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Non sono i cinghiali a scavare questi buchi nei pascoli, ma le reines mentre mostrano la loro forza! – Val Ferret, Svizzera

Si guarda la bellezza, si guarda la forza dell’animale. E’ una questione di passione. E così allevatori e appassionati vanno in alpeggio a vedere quando, per la prima volta, gli animali escono insieme al pascolo e iniziano i combattimenti per stabilire le gerarchie. Poi ci sono invece i combats organizzati, così come avviene in Valle d’Aosta.

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Luciano e una delle bovine in cerca di attenzioni – Val Ferret, Svizzera

Il motivo per cui i Valdostani sono così apprezzati negli alpeggi del Vallese è anche il fatto che conoscono questa razza, il suo particolare comportamento, ma anche condividono questa passione. “Qui gli alpeggi sono dei consorzi, la gente è davvero precisa e corretta. Lo stipendio è più che buono, paragonato a quello che rende ormai questo mestiere da noi… Ci pagano un tanto al mese, in più abbiamo un tot per andare a comprare da mangiare. Da noi certe cifre te le sogni, il prodotto non vale più niente. Una vacca da macello qui viene pagata 10 CHF/kg.” (In Valle d’Aosta ci si aggira sui 2-2,5 €/kg, fate voi il paragone!)

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Plan de la Chaux – Val Ferret, Svizzera

In Svizzera la vita è più cara che da noi, basta entrare in un qualsiasi negozio e guardare i prezzi del formaggio o della carne. Ma è sufficiente, come vi dicevo prima, dare uno sguardo al menù accanto all’alpeggio al fondo della strada sterrata, dove si possono gustare alcuni piatti tipici, dai taglieri di salumi e formaggi alla fondue o la raclette. Sono prezzi esagerati? Per noi… sì, ma sono anche prezzi giusti, proporzionati al lavoro che c’è dietro ai prodotti, alle materie prime. Non ha senso che, in Italia, un formaggio di montagna, d’alpeggio, costi solo pochi euro più di un insapore formaggio di caseificio industriale.

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Luciano e il suo cane – Val Ferret, Svizzera

Luciano ci mostra dove la mandria si abbasserà a breve, per concludere la stagione. “Nell’altro alpeggio sopra ci sono i manzi, lì c’è un ragazzo francese che si occupa di pascolarli. Prende 150 CHF al giorno. All’inizio queste erano quasi tutte da mungere, ma ormai siamo alla fine e alcune partoriranno ad ottobre. Qui facciamo formaggio Raclette. Ci sono animali da diversi proprietari, ci può essere quello che ne ha tante, magari anche 40, ma c’è chi ne ha anche solo 3 o 4. Conosco un allevatore che ha 5 vacche di queste nere, poi una decina di vacche da latte. Con questi numeri ha fatto una stalla da un milione di franchi, tira su una famiglia e ha anche un dipendente. E’ vero, in Svizzera danno i contributi, ma il paesaggio è tutto tenuto alla perfezione. Guarda giù per la valle come sfalciano i prati fin sul bordo della strada e fin contro il bosco…

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Sistema per lo spandimento dei liquami nei pascoli già utilizzati – Val Ferret, Svizzera

Gli allevatori pagano 400 CHF per bestia a mandarle su in alpe, ma poi se vengono a fare dei lavori per l’alpeggio, segnano le ore, le giornate di lavoro, e scalano dalla cifra da pagare. Oppure c’è quello che porta su la legna. C’è davvero grande correttezza in tutto.” Dopo questi discorsi, verrebbe davvero voglia di fare lo stesso, di passare il confine per fare la stagione. Forse, con i soldi guadagnati in alpeggio, non ce la faresti a vivere là, ma sicuramente sono buone cifre da portare in Italia. Ma il punto non è questo… Ciò che non funziona è che, in Italia, le piccole aziende (di montagna e non) soccombono, non riescono a vivere solo del loro (duro) lavoro. I prodotti (carne, latte, latticini) vengono venduti a prezzi irrisori che talvolta non pagano nemmeno le spese necessarie per ottenerli, senza contare le ore di lavoro, che in questo mestiere devono andare sotto il nome di “passione”. Non va bene, e non va bene nemmeno appoggiarsi a quei contributi che oggi ci sono, domani chissà, e che troppo spesso fanno più male che bene, falsando il mercato l’intero sistema.

…per chi volesse assistere alla sfilata di mandrie e greggi di questa vallata, l’appuntamento è a La Foully il 22 settembre

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Va male anche di là?

Arriva l’estate, gli alpeggi si animano, a volte si riesce anche ad andare a fare un giro oltreconfine per riempirsi gli occhi di belle immagini. Ci sono varie forme di turismo, chi va a vedere le città d’arte, i musei, chi va al mare e chi si immerge nel paesaggio rurale.

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Prati sulla strada che porta a Davos – Canton Grigioni

L’erba del vicino, lo sappiamo bene, pensiamo sia sempre più verde. Ognuno ha i suoi miti, ci sono delle regioni considerate dei paradisi dagli abitanti delle altre (il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta, tanto per fare due nomi), oppure si pensa all’estero, e allora si crede che in Svizzera vada tutto bene e gli agricoltori/allevatori là facciano una bella vita.

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Vacche in alpeggio al Fluelapass – Grigioni

Sicuramente ovunque c’è chi sta meglio e chi sta peggio, ma i problemi non mancano per nessuno, di questi tempi. Bisognerebbe avere dei contatti diretti e dei punti di vista da parte di persone del luogo per verificare veramente come stanno le cose. Il bello del mondo virtuale è che questi scambi li possiamo avere davvero anche senza muoverci da casa, quindi confido nei commenti da parte degli amici elvetici.

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Discesa dal tramuto superiore – Lago di Luzzone – Ticino

Certo, ci sono Italiani che vanno a fare la stagione proprio in Svizzera, chi con le pecore, chi con i bovini. Guadagnano bene, ma solo se quello stipendio verranno a spenderlo poi in Italia, altrimenti là la vita è molto più cara che da noi.

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Azienda agricola a Bergun – Grigioni

Mi è capitato recentemente di vedere on-line alcuni video che parlano della crisi del settore agricolo in Svizzera, soprattutto per quello che riguarda le piccole aziende agricole. Stiamo parlando logicamente di aziende “di montagna”, vista la conformazione territoriale della confederazione elvetica. Anche da loro, nonostante aiuti e contributi, il piccolo agricoltore/allevatore sta sparendo.

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Formaggi d’alpeggio – Val di Blenio – Ticino

Andate a guardare questo video andato in onda sulla rete televisiva della Svizzera Italiana alcuni mesi fa. Parla soprattutto di alpeggi nel Canton Ticino e di produzioni casearie. Vi sono storie, volti, parole che ritroviamo negli allevatori di tutti i paesi: passione, entusiasmo, amore per gli animali e per un certo tipo di vita. Però tutto ciò non basta a portare a casa la pagnotta, con le spese che tocca affrontare al giorno d’oggi.

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Rotoballe di fieno ad alta quota – Julierpass – Oberhalbstein

…Eppure la sopravvivenza degli alpeggi è minacciata. Il reddito medio per chi fa questo lavoro si aggira sui 4 mila franchi mensili ed è in calo costante. Anche il numero delle aziende (specie quelle di piccole dimensioni ) è in calo.” Questa è la presentazione sintetica del servizio. In un video in lingua francese che ho visto su facebook, si parla di 990 aziende agricole chiuse nel 2016.

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Val Poschiavo – Ticino

In attesa dei commenti degli amici svizzeri, ho cercato un po’ di notizie on-line: qui un commento politico dove (un po’ come succede da noi) si smentisce la crisi e si afferma che si tratta solo di una riorganizzazione del sistema. Tecnicamente può anche darsi che sia vero, economisti e politici possono anche dire che chiudono x aziende piccole, ma ci sono y aziende di dimensioni maggiori per cui la terra è comunque coltivata, le stalle piene, ecc ecc

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Pascoli e prati in Alta Engadina – Grigioni

Sappiamo però fin troppo bene come i numeri e la carta siano una cosa, la realtà e il territorio tutta un’altra. Un conto è la cura che può avere il piccolo (cura per il paesaggio, per i prodotti, per gli animali, per le strutture), un altro l’azienda di grosse dimensioni. Il piccolo sarà anche una nullità a livello economico, ma la sua importanza (soprattutto nel territorio della montagna o della collina) è fondamentale. Aree che vivono anche di turismo, possono “vendere” un paesaggio di un certo tipo fin quando ci saranno le piccole aziende agricole. Di articoli se ne possono leggere molti altri, anche in lingua italiana. La  situazione non è affatto rosea. L’erba del vicino secca come la nostra…

Acque

Parlando di montagna, capita spesso di parlare di acqua. Molta della “nostra” acqua viene dai monti. Lo diamo per scontato o non ci pensiamo nemmeno? Adesso l’acqua di montagna viene imbottigliata e venduta, oppure va ad alimentare centrali idroelettriche. Energia “pulita”, ma con un suo impatto.

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Lago del Teleccio – Valle Orco (TO)

In molte valli troviamo laghi artificiali e grosse dighe, condotte forzate, centrali idroelettriche. In altre valli ci si oppone alla creazione di nuove centraline che andrebbero ad impattare sul territorio e sui corsi d’acqua presenti, specialmente pensando a questi anni in cui le siccità estive sono purtroppo particolarmente intense. E’ di questi giorni la notizia che “… la Rio Narbona S.r.l. ha deciso di rinunciare al progetto di costruzione di una centralina idroelettrica sul torrente Narbona per la quale aveva presentato istanza alla Provincia di Cuneo il 16 luglio 2016, a motivo delle impegnative richieste di modifiche del progetto richieste dagli organi competenti e delle forti opposizioni incontrate…” (dalla pagina Facebook Casa Narbona, a firma Fabio Medardi Noguera). Questo è un esempio di una delle tante battaglie contro tali opere.

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Pertus ai Denti di Chiomonte – Val di Susa (TO)

Anche una volta l’uomo cercava di addomesticare l’acqua a suo uso e consumo, ma parliamo di opere che portavano sicuramente benefici pratici e diretti alla montagna. La conoscete la storia del pertus di Colombano Romean a Chiomonte? Qui un documento su cui trovate tutti i dati a riguardo di quest’opera della seconda metà del Quattrocento, una galleria scavata a mano per portare l’acqua sui pascoli del versante opposto.

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Antico canale (bealera) per irrigare i pascoli in Valle Orco (TO)

Ve ne sono tante di opere idrauliche in montagna, ma la gran parte è ormai totalmente abbandonata, inerbita, scomparsa. Qualcuna si intuisce ancora per la sua conformazione: generalmente non sono sentieri quelli che partono dai ruscelli di montagna e procedono quasi in piano tagliando i versanti.

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Tratto di un canale in disuso nel vallone di Saint Bathelemy (AO)

Il mese scorso mi è capitato di percorrere il tracciato di un antico canale in Val d’Aosta, uno dei tantissimi esistenti in questa regione. Il tratto nell’immagine è stato letteralmente creato dall’uomo: non scavato nella terra, perché si trattava di costeggiare una parete di roccia, ma sostenuto da muretti costruiti sulla pietra contro la parete stessa. Prima e dopo questo punto si camminava sulla sua sponda, ma qui era necessario entrare nel canale e procedere a carponi. Pensate a chi l’ha ideato, a chi l’ha realizzato e a tutta la manutenzione che è stata fatta nei secoli.

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Nuovo ruscello nei pascoli di Champ-combre – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Sul sistema dei ru, dei canali di irrigazione valdostani, segnalo questo bellissimo articolo, contenente anche foto d’epoca che illustrano la costruzione di queste opere e varie immagini di sistemi di canalizzazione anche molto elaborati in varie parti della valle.

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Torrente a San Grato – Valgrisenche (AO)

Ci troviamo in un’area dove l’acqua non manca, grazie anche ai ghiacciai, ma non è naturalmente distribuita ovunque. I canali sono stati costruiti per portarla laddove l’uomo ne aveva la necessità, cioè specialmente sui versanti, per coltivare e per irrigare prati e pascoli.

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Tra i pascoli – Nus (AO)

Oggi, oltre ai canali antichi ancora in uso, ve ne sono di più moderni, di varia fattura e dimensioni. L’erba è verde fin quando ci sono piogge regolari, ma poi in queste valli battute dal sole e dal vento l’irrigazione diventa fondamentale per l’allevamento, l’agricoltura e la produzione di foraggi.

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Irrigazione a Ville sur Nus (AO)

Dove esistono questi sistemi, può capitare di vederli funzionare anche nei giorni di pioggia… L’acqua c’è, scorre, arriva dai monti, non usarla non significa risparmiarla, andrebbe comunque a valle, confluendo nei fiumi.

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Lago Balma – Fontainemore (AO)

La speranza è che vi siano sempre precipitazioni abbondanti per rinnovare le scorte d’acqua, sotto forma di neve nella stagione autunnale e primaverile, poi come piogge. Sappiamo bene come gli ultimi anni abbiano visto un progressivo ritiro dei ghiacciai, un innalzamento delle temperature, periodi di siccità e precipitazioni anche straordinariamente abbondanti concentrate in periodi ridotti (con conseguenti fenomeni alluvionali anche gravi).

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Canale per l’acqua sui versanti del Vallese (Svizzera)

Il sistema dei canali (che prendono ovviamente nomi diversi a seconda delle aree dove li incontriamo) è diffuso anche in Svizzera, ad esempio nel Canton Vallese. Le bisses, così si chiamano, sono ancora attive, ma sono anche state recuperate e valorizzate a livello turistico. Qui il sito dove potete trovare gli itinerari lungo le bisses.

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Ova de Roseg – Engadina, Svizzera

Di parole da spendere sull’acqua ce ne sarebbero infinite, ma con questo post volevo semplicemente farvi riflettere non soltanto sulla sua importanza, ma anche sui diversi modi con cui l’uomo l’ha “sfruttata” in passato e oggigiorno. La speranza è che non venga a mancare, sulle montagne, sui pascoli e via via a scendere verso le pianure. Non diamola mai per scontata, non pensiamo che sia disponibile in quantità illimitate…