Non è che mi sono fatto prete perché non mi piaceva questa vita!

Quando, mesi fa, ho iniziato a muovermi per avere un elenco di persone da intervistare negli alpeggi valdostani, praticamente tutti mi hanno suggerito di andare da Don Giuliano, cosa che peraltro avevo già intenzione di fare!

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Stefano e Don Giuliano, Vallorsiere – Nus (AO)

Siamo nel Vallone di Saint Barthelemy, una vallata ricca di alpeggi, e qui ce n’è anche uno un po’ speciale per la professione svolta dal proprietario della mandria. A guardare gli animali c’è Stefano, un ragazzo valdostano, che è qui con i suoi animali. “Adesso ho un aiutante valido, di cui mi posso fidare, ma non è facile trovarne… Ho avuto un Albanese, un Biellese…

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Vallorsiere – Nus (AO)

Don Giuliano Reboulaz però non è solo allevatore, è anche parroco a Champorcher. “La Parrocchia ce l’ho sempre avuta là. Faccio 113.000km in quattro anni… poi cambio la macchina! Vengo su due volte alla settimana, un po’ di più quando ci sono i fieni, più o meno si cerca di combinare gli impegni, ovviamente quelli della Parrocchia hanno la priorità.”

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Non solo bovini all’alpeggio Vallorsiere – Nus (AO)

La mia chiacchierata comunque non si è discostata da qualunque altra fatta negli alpeggi della Val d’Aosta in questi mesi. Abbiamo parlato del presente, abbiamo parlato molto del passato. “Sono sempre stato in alpeggio, fin da bambino, con mia sorella. Quando è mancato mio fratello, avevamo appena iniziato a ristrutturare qui, bisognava andare avanti, così l’ho preso io. Non è che mi ero fatto prete perché non mi piaceva questa vita!

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Vallorsiere – Nus (AO)

Questo alpeggio l’aveva comprato mio papà nel 1952. Era della famiglia Peccoz di Gressoney, avevano 5 alpeggi in zona. All’epoca l’avevano venduto per 7 milioni di lire! Così i miei hanno messo via quasi tutte le mucche, ne hanno tenute solo 3 e le manze, hanno ricavato un milione…

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Rientro in stalla dopo la mattinata al pascolo, Vallorsiere – Nus (AO)

Mungiamo solo un po’ per fare qualche formaggio per noi. Tengo le bestie per passione. E’ strano, ma… dove uno tribola, si affeziona! Dove invece la strada è liscia… niente! Quando ero in seminario comunque mi mancava questa vita. Pensavo… adesso saranno lì al pascolo… adesso staranno mungendo… Quando tornavo a casa, andavo a mungere, ma le mani ormai erano troppo tenere e mi venivano i calli!

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In stalla, Vallorsiere – Nus (AO)

Anche quando le hanno vendute per comprare l’alpeggio, i miei comunque hanno tenuto la razza. La nonna mi raccontava che già suo papà aveva la passione per le regine. Accettava di farle battere per scommessa, all’epoca non c’erano incontri organizzati, e chi vinceva, portava via la mucca all’altro.” Anche oggi Don Giuliano porta le sue reines alle battaglie.

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Vallorsiere – Nus (AO)

Altri tempi… quelli in cui tutti gli alpeggi erano utilizzati e abitati da molte più persone. “Ce n’era di gente… i ragazzini di 7-8 anni venivano mandati in alpeggio per togliere delle bocche da sfamare da casa. Quando avevano due ricambi per tutta la stagione era tanto. Qui arrivavano da Verrayes, c’era tanta povertà. Qui non c’era una stanza decente dove dormire, si dormiva sopra alle mucche, negli alpeggi era così.

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Razza valdostana castana, Vallorsiere – Nus (AO)

In bassa valle c’erano più le famiglie, ma qui di donne in alpeggio non ne trovavi, a meno che fossero con chi teneva l’alpeggio. C’erano i pastori, chi si occupava delle Fontine, chi dell’acqua, i bambini… Non tutti gli alpeggi avevano il magazzino per le Fontine, così ogni alpeggio aveva una base dove portarle. Anche dopo che si era scesi con le bestie, rimaneva su uno per girarle, magari passava anche 2-3 magazzini. A fine novembre si portavano via con i muli, fin dove arrivava la strada e venivano i grossisti a caricarle.

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Vallorsiere – Nus (AO)

La chiacchierata potrebbe andare avanti per ore. Ogni tanto si scivola sul patois, si ricordano persone che non ci sono più, oppure si ricostruisce la genealogia delle reines… o si parla di campane, come in qualsiasi altro alpeggio di queste vallate. “C’è anche la malattia per le campane, ho uno chamonix della fine dell’800 che è un regalo che mio nonno aveva ricevuto per il matrimonio…

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Acque

Parlando di montagna, capita spesso di parlare di acqua. Molta della “nostra” acqua viene dai monti. Lo diamo per scontato o non ci pensiamo nemmeno? Adesso l’acqua di montagna viene imbottigliata e venduta, oppure va ad alimentare centrali idroelettriche. Energia “pulita”, ma con un suo impatto.

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Lago del Teleccio – Valle Orco (TO)

In molte valli troviamo laghi artificiali e grosse dighe, condotte forzate, centrali idroelettriche. In altre valli ci si oppone alla creazione di nuove centraline che andrebbero ad impattare sul territorio e sui corsi d’acqua presenti, specialmente pensando a questi anni in cui le siccità estive sono purtroppo particolarmente intense. E’ di questi giorni la notizia che “… la Rio Narbona S.r.l. ha deciso di rinunciare al progetto di costruzione di una centralina idroelettrica sul torrente Narbona per la quale aveva presentato istanza alla Provincia di Cuneo il 16 luglio 2016, a motivo delle impegnative richieste di modifiche del progetto richieste dagli organi competenti e delle forti opposizioni incontrate…” (dalla pagina Facebook Casa Narbona, a firma Fabio Medardi Noguera). Questo è un esempio di una delle tante battaglie contro tali opere.

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Pertus ai Denti di Chiomonte – Val di Susa (TO)

Anche una volta l’uomo cercava di addomesticare l’acqua a suo uso e consumo, ma parliamo di opere che portavano sicuramente benefici pratici e diretti alla montagna. La conoscete la storia del pertus di Colombano Romean a Chiomonte? Qui un documento su cui trovate tutti i dati a riguardo di quest’opera della seconda metà del Quattrocento, una galleria scavata a mano per portare l’acqua sui pascoli del versante opposto.

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Antico canale (bealera) per irrigare i pascoli in Valle Orco (TO)

Ve ne sono tante di opere idrauliche in montagna, ma la gran parte è ormai totalmente abbandonata, inerbita, scomparsa. Qualcuna si intuisce ancora per la sua conformazione: generalmente non sono sentieri quelli che partono dai ruscelli di montagna e procedono quasi in piano tagliando i versanti.

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Tratto di un canale in disuso nel vallone di Saint Bathelemy (AO)

Il mese scorso mi è capitato di percorrere il tracciato di un antico canale in Val d’Aosta, uno dei tantissimi esistenti in questa regione. Il tratto nell’immagine è stato letteralmente creato dall’uomo: non scavato nella terra, perché si trattava di costeggiare una parete di roccia, ma sostenuto da muretti costruiti sulla pietra contro la parete stessa. Prima e dopo questo punto si camminava sulla sua sponda, ma qui era necessario entrare nel canale e procedere a carponi. Pensate a chi l’ha ideato, a chi l’ha realizzato e a tutta la manutenzione che è stata fatta nei secoli.

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Nuovo ruscello nei pascoli di Champ-combre – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Sul sistema dei ru, dei canali di irrigazione valdostani, segnalo questo bellissimo articolo, contenente anche foto d’epoca che illustrano la costruzione di queste opere e varie immagini di sistemi di canalizzazione anche molto elaborati in varie parti della valle.

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Torrente a San Grato – Valgrisenche (AO)

Ci troviamo in un’area dove l’acqua non manca, grazie anche ai ghiacciai, ma non è naturalmente distribuita ovunque. I canali sono stati costruiti per portarla laddove l’uomo ne aveva la necessità, cioè specialmente sui versanti, per coltivare e per irrigare prati e pascoli.

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Tra i pascoli – Nus (AO)

Oggi, oltre ai canali antichi ancora in uso, ve ne sono di più moderni, di varia fattura e dimensioni. L’erba è verde fin quando ci sono piogge regolari, ma poi in queste valli battute dal sole e dal vento l’irrigazione diventa fondamentale per l’allevamento, l’agricoltura e la produzione di foraggi.

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Irrigazione a Ville sur Nus (AO)

Dove esistono questi sistemi, può capitare di vederli funzionare anche nei giorni di pioggia… L’acqua c’è, scorre, arriva dai monti, non usarla non significa risparmiarla, andrebbe comunque a valle, confluendo nei fiumi.

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Lago Balma – Fontainemore (AO)

La speranza è che vi siano sempre precipitazioni abbondanti per rinnovare le scorte d’acqua, sotto forma di neve nella stagione autunnale e primaverile, poi come piogge. Sappiamo bene come gli ultimi anni abbiano visto un progressivo ritiro dei ghiacciai, un innalzamento delle temperature, periodi di siccità e precipitazioni anche straordinariamente abbondanti concentrate in periodi ridotti (con conseguenti fenomeni alluvionali anche gravi).

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Canale per l’acqua sui versanti del Vallese (Svizzera)

Il sistema dei canali (che prendono ovviamente nomi diversi a seconda delle aree dove li incontriamo) è diffuso anche in Svizzera, ad esempio nel Canton Vallese. Le bisses, così si chiamano, sono ancora attive, ma sono anche state recuperate e valorizzate a livello turistico. Qui il sito dove potete trovare gli itinerari lungo le bisses.

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Ova de Roseg – Engadina, Svizzera

Di parole da spendere sull’acqua ce ne sarebbero infinite, ma con questo post volevo semplicemente farvi riflettere non soltanto sulla sua importanza, ma anche sui diversi modi con cui l’uomo l’ha “sfruttata” in passato e oggigiorno. La speranza è che non venga a mancare, sulle montagne, sui pascoli e via via a scendere verso le pianure. Non diamola mai per scontata, non pensiamo che sia disponibile in quantità illimitate…