Nella speranza che sia l’ultima estate

Siamo nel cuore dell’estate turistica che, in questo “strano” anno, più che mai ha portato gente in montagna. A chi già la frequentava abitualmente, si sono aggiunti quelli che solitamente andavano altrove, quelli che non ne sapevano e non ne sanno niente, quelli che cercano il fresco, quelli che, per non essere “assembrati” in una spiaggia o in una città d’arte… e si “assembrano” lungo un torrente o un lago alpino!

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Se non ci fosse il divieto qualche centinaio di metri prima… tutto il pianoro sarebbe invaso dalle auto! – Clavalité, Fenis (AO)

La convivenza turista/escursionista con montanari, allevatori, pastori e margari non sempre è delle migliori. C’è quello che si accampa nel prato da sfalciare con coperte e borse frigo a far pic-nic, quello che lascia i cani liberi e questi, tra le altre cose, vanno a spaventare gli animali al pascolo, quello che non richiude il passaggio dopo aver intersecato il recinto elettrificato durante il suo cammino, quello che getta/abbandona immondizia lungo i sentieri o nei pascoli, e molto altro ancora. Stiamo però parlando di comportamenti scorretti che, mi auguro, rappresentino una minoranza di tutti coloro che vanno in montagna. Ma, soprattutto, ci sono già leggi che si occupano della gran parte di queste cattive abitudini.

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Sentiero “affollato” da escursionisti – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Ci sono invece due aspetti per i quali, secondo me, occorre fare chiarezza al più presto, in modo che questa sia l’ultima estate in cui si debba assistere ad eterne discussioni, anche dai toni molto accesi. Il primo è il concetto che “la montagna è di tutti”, il secondo il “problema” dei cani da guardiania, che spesso confluiscono in un’unica problematica, dato che la presenza di cani da difesa con le greggi fa sì che il turista si lamenti perché viene limitato nei propri spostamenti sui sentieri.

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Pista che transita accanto ad un alpeggio – Cignana, Valtournenche (AO)

Vorrei che qualcuno mi chiarisse le idee a livello normativo su alcuni punti.  Ritengo che montagna non sia di tutti, poiché ogni alpeggio ha un proprietario e/o un affittuario. L’alpeggio comprende gli edifici (abitazione, stalla, locali di caseificazione e stagionatura dei formaggi) e i territori di pascolo. Il proprietario può essere una persona, un consorzio, un Comune, ma anche una Regione, mentre l’affittuario solitamente è un singolo allevatore, che salirà in alpe con i propri animali e con eventuali altri capi presi in affida, badando a loro o personalmente o con l’aiuto di operai.

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Cartello che segnala la presenza di vacche nutrici e il pericolo per chi volesse avvicinarle – Val Poschiavo, Svizzera (foto S.Spavetti)

Il territorio degli alpeggi però è attraversato talvolta da strade, piste agropastorali, ma soprattutto da sentieri. Tranne in casi limite, non ho mai sentito di divieti ai turisti sul territorio d’alpe (non so che sviluppi abbia poi avuto concretamente questa vicenda austriaca), ma può capitare di incontrare un gregge al pascolo con presenza di cani da guardiania che ci impone di abbandonare il sentiero per aggirare gli animali in sicurezza, oppure una rete di un recinto o fili e picchetti che intersecano il nostro cammino su un percorso segnalato. Allora mi chiedo: esistono degli obblighi per l’allevatore? Immagino che, giustamente, non si possa “chiudere” un sentiero, anche perché questi sono segnati sulle mappe, esistono dei catasti dei sentieri, vengono interdetti solo per eccezionali ragioni di sicurezza (frane incombenti, crolli di parte del tracciato). Ma non si può nemmeno vietare il pascolo “intorno” al sentiero perché certe persone hanno paura delle vacche, dei cani o perché tizio o caio (spesso per loro comportamenti scorretti) hanno avuto un incidente con gli animali. Quanta ragione può avere il turista che si lamenta perché il sentiero viene intersecato da una recinzione mobile di qualsiasi genere?

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Intersezione recinto con sentiero – Praterier, Nus (AO)

Ci sono situazioni in cui, con i bovini, si può suddividere la zona di pascolo sopra e sotto il sentiero, con appositi recinti, ma non sempre ciò è fattibile, quindi quel che si può fare è agevolare il transito degli escursionisti (ne abbiamo già anche parlato qui). Però occorre che le cose vengano dette chiaramente, al fine che non si debba discutere continuamente con quelli che “la montagna è di tutti”. La montagna è di tutti quelli che la rispettano e che rispettano reciprocamente le esigenze altrui: si cerca di comprendere le esigenze lavorative dell’allevatore, si rispettano i suoi strumenti di lavoro (quindi un filo trovato chiuso lo si apre per passare… e poi lo si richiude) e, viceversa, l’allevatore deve agevolare il passaggio delle persone sui sentieri. Gli animali però pascolano dove c’è erba, quindi pure intorno al sentiero (anche perché, altrimenti, l’escursionista in certi punti si troverebbe a dover camminare tra erba alta, talvolta bagnata, talvolta secca e “disordinata”).

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Passaggio per gli escursionisti – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Ancora più chiarezza serve per la questione dei cani da guardiania: un filo bene o male lo scavalchi, ma un cane può letteralmente impedirti di andare oltre. E’ lecito? Qui penso che possiamo parlare di un vero e proprio vuoto normativo, poiché le leggi esistenti non prendono in considerazione questo tipo di cani “da lavoro”. Sulla Gazzetta ufficiale troviamo questi articoli relativi ai cani, ma ci sono poi molteplici altre normative che li riguardano, per quanto concerne i diritti e i doveri dei loro padroni. Ai cani da caccia è consentito “vagare”, mentre per tutti gli altri si configura l’omessa custodia (reato penale). Quindi?

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Collari anti-lupo (vreccali) – (foto A.Bosco)
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Pastore della Sila con vreccale – Quincinetto (TO) (foto F.Bosonin)

Quindi occorre intervenire. Gli aspetti sono molteplici. Per esempio se avete aperto il link, avrete letto “Nella detenzione di cani non si possono utilizzare ne’ applicare
i seguenti apparecchi e attrezzature: collari con punte acuminate, (…)“, mentre il vreccale (collare con punte) viene utilizzato da sempre per salvare i cani da guardiania dai morsi del lupo quando arrivano al corpo a corpo nel loro lavoro di difesa del gregge (leggete ad esempio questa testimonianza).

Ma quel che mi preoccupa in particolare è il rapporto con gli altri fruitori della montagna. Il video sopra (realizzato da Agridea e Pro Natura Svizzera) dice che, in alcuni casi, se il cane proprio non vi lascia passare, dovete tornare indietro… In questi ultimi tempi, quasi quotidianamente mi tocca leggere l’ennesima polemica sui gruppi di montagna sui social. Per fortuna seguo solo quelli di alcune vallate piemontesi! Che ci troviamo in Valsesia o in Val di Susa, la musica è sempre la stessa: “Un cane mi è venuto contro, un cane dei pastori ha aggredito il mio cane, un pastore maremmano mi ha seguito fin lì, abbiamo avuto paura, sono stato morso, non siamo riusciti a passare, ho dovuto portare il mio cane dal veterinario, ecc ecc…“. E vi risparmio il tono dei commenti, le accuse ai pastori (che, secondo la maggioranza, maltrattano i propri animali, non li nutrono a dovere…), per non parlare poi dei consigli (“portatevi dietro un spray al peperoncino da usare contro i cani, glielo spruzzate negli occhi se si avvicinano a voi…“).

Servono norme precise, indicazioni chiare e univoche per gli escursionisti, serve più assistenza ai pastori? Il video sopra è stato realizzato qualche anno fa dal Gruppo Grandi Carnivori del CAI, ma scommetto che molti soci CAI si lamentano comunque per ciò che accade sui sentieri. Ultimamente sono usciti vari cartelli che segnalano la presenza di cani da guardiania, ma non sono uguali ovunque, variano di valle in valle, da regione a regione, pur ripetendo più o meno le stesse cose. Qualcuno, fortunatamente, ha anche cercato di dare delle regole anche per i turisti, visto proprio il gran numero di episodi non proprio a lieto fine (tra segnalazioni, denunce, parole grosse e polemiche).

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Cartello della Regione Toscana
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Cartello del Progetto Pasturus
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Cartello in uso in Trentino (foto D.Paratscha)
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Nuovi cartelli in uso da quest’estate in Provincia di Biella

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Vademecum per escursionisti e per pastori a cura dell’ASL TO3

Però… in questo elenco di “regole per i pastori”, ci sono alcuni punti che differiscono da quanto ho sempre sentito dire e spiegare dai tecnici agli stessi pastori. Per esempio il fatto che non si ammetta la presenza del cane senza il pastore, a meno che il gregge sia nel recinto (con gli stessi cani). Dai tempi in cui ero io stessa al pascolo con le pecore, ricordo bene come si parlasse del buon cane riferendosi a quello che era in grado di stare con il gregge senza allontanarsene anche senza la presenza del padrone, proteggendolo dal predatore senza interagire con altri elementi di disturbo, come i turisti, a meno che questi si ostinassero a passare in mezzo al gregge. Più volte mi è capitato, specialmente in Francia, di incontrare greggi con cani, senza pastore. Ma succede anche da noi, anche perché è materialmente impossibile esserci sempre.

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Un amico in visita ad un pastore “solitario” in alpeggio – Valchiusella (TO)

Faccio un paio di esempi: un pastore che gestisce un gregge da solo, senza aiutanti, nel suo lavoro quotidiano avrà sicuramente dei momenti in cui non può stare con gli animali, per esempio quando deve spostare il recinto. Quindi… si aprono le reti, il gregge parte verso i pascoli insieme ai cani, il pastore raccoglie le reti, le sposta e le riposiziona. Ultimato il lavoro, raggiungerà il gregge, magari dopo un paio d’ore. Come potrebbe fare altrimenti? So di allevatori che sono riusciti a non abbandonare l’allevamento di animali come capre (o pecore), utili anche per avere formaggi a latte misto, proprio grazie a cani che seguono il gregge mentre loro mungono le bovine e si occupano della caseificazione. L’alternativa sarebbe dover assumere una persona solo per seguire questo (piccolo) gregge al pascolo dal mattino fino alla sera, senza altri scopi se non quello di… controllare i cani!!

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I cani da guardiania accompagnano gli animali 365 giorni all’anno. Qui uno dei cani in testa al gregge durante uno spostamento nella stagione invernale nel Biellese

Ma poi, se il gregge è grosso, il pastore non sarà praticamente mai dove ci sono i cani da guardiania, quando si è al pascolo. Altrimenti cesserebbe anche parte del loro scopo, dato che devono sorvegliare territorio e gregge, per prevenire l’avvicinamento e l’attacco da parte dei predatori. Proprio per quello, se il gregge conta diverse centinaia di capi, serviranno più cani, perché uno o due, da soli, non sono sufficienti allo scopo.

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Uno dei custodi del gregge in Abruzzo (foto P.Tomei)

Provate a parlare con qualche pastore, in questi giorni. Vi racconteranno ogni sorta di disavventure con i turisti. C’è chi è stato chiamato dai Vigili perché il suo cane (libero) avrebbe morso qualcuno… e mentre era là, qualcun altro faceva denuncia perché aveva visto il cane legato… Vi racconteranno di quello che ha chiamato il Comune perché c’erano i cani nelle reti con il gregge e abbaiavano, così lui aveva paura di passare. Ci sono quelli che si ostinano a correre, a urlare, che tirano pietre e agitano bastoni. Quelli che gettano da mangiare ai cani. Per non parlare poi di chi si avvicina al gregge con uno o più cani (liberi o al guinzaglio).

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Un buon cane dev’essere nato tra gli animali che dovrà proteggere (foto M.Baldo)

Le regole che deve seguire il turista ormai sono risapute, ripetute in ogni tipo di cartello, in tutte le lingue, anche con i disegni. Molti le seguono… e va tutto bene. Altri no, e succedono degli incidenti. Se tutti i cani da guardiania attaccassero i turisti, ogni giorno in tutto l’arco alpino ci sarebbero stati centinaia di casi! Non nego che però ci possa essere il cane problematico, per indole e/o per errata educazione da parte del proprietario. Sarebbe importante inserire sempre cani che provengono da aziende agricole dove sono nati in mezzo alle pecore, alle capre. Ci sono persone che sanno consigliare gli allevatori in tal senso, il loro ruolo è fondamentale, in questo momento servirebbero ancora più figure simili, perché in molte regioni d’Italia i pastori non sanno come “usare” questi cani. Non è una colpa, semplicemente abbiamo bisogno che qualcuno ce lo spieghi, che venga a vedere come vanno le cose, che ci insegni correzioni, che ci dia suggerimenti. Bisogna testare il cane per vedere come si comporta con gli estranei. Non sono cose che si improvvisano, ci va tempo e i pastori non possono essere abbandonati a sé stessi, in queste fasi. Anche perché il loro lavoro con gli animali è già tanto e il tempo è sempre poco.

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Nuove leve per il futuro – Gressoney (AO) (foto A.Maffeo)

Quindi… oltre a colmare il vuoto normativo sulla figura “cane da guardiania” (o fare comunque più chiarezza su di essa), secondo me tutte le regioni dovrebbero investire in un’assistenza tecnica ai pastori (qualcuno l’ha già messo in pratica). Non tutti aderiranno. Un amico mi raccontava di averlo fatto, con buoni risultati (nessun attacco da quando ha i cani), ma anche con grandi sacrifici, infatti dorme in macchina accanto al gregge nelle reti, di notte. “Io ho molto aiuto e consigli dal tecnico, per lavorare con i cani e le reti. Il guaio è che altri pensano che io, facendo così, sia di quelli che “accettano il lupo”. Ma non è così, io temo per le mie bestie e vado avanti per la mia strada.

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Fienagione a Venoz – Nus (AO)

Per concludere un discorso che altrimenti potrebbe diventare lunghissimo, ricordiamoci che alla montagna servono sia il turista, sia il montanaro, che sia questo un pastore, un taglialegna, un agricoltore, un artigiano… o anche solo qualcuno che ci viva stabilmente, facendo l’orto, mettendo i fiori alle finestre, tenendo viva una casa e un pezzetto di terra intorno. Una “montagna esclusivamente turistica” non è sostenibile: per lunghi periodi all’anno sarà una cattedrale nel deserto e, i turisti che accoglierà nelle restanti settimane/mesi, saranno predatori in cerca di qualcosa che non è il vero spirito della montagna. Se viene a mancare il turista, quelle località diventeranno come un sito minerario quando il filone estrattivo si esaurisce. Nella montagna viva invece turismo e attività agricole, zootecniche, artigianali si integreranno. Quindi i Comuni di montagna non dovrebbero sottomettersi al turista che va a lamentarsi per la presenza dei cani, non dovrebbero emettere ordinanze che ne limitano l’uso, ma dovrebbero informare maggiormente i fruitori occasionali del territorio alpino su quali sono le modalità di lavoro in uso quassù, i ritmi di vita del pastore, l’utilità di questo mestiere per il territorio, per la biodiversità animale e vegetale.

Servono regole?

Questo forse è stato l’ultimo weekend di pace per alcune vallate e di delirio per altre. Vivendo questa situazione dalla Valle d’Aosta, regione interamente montuosa e con meno abitanti concentrati in aree urbane rispetto al vicino Piemonte, fortunatamente non ho vissuto quello che si è verificato altrove, con un vero e proprio assalto delle cavallette sul territorio montano non appena sono state “aperte le porte”.

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Area attrezzata deserta in una domenica di maggio – La Magdaleine (AO)

Dal 3 giugno si potrà tornare a spostarsi tra le regioni, quindi anche qui arriveranno i turisti, chi preferisce il mare alla montagna si recherà altrove e comunque ci si distribuirà forse un po’ meglio sul territorio. Tante parole sono già state dette e scritte in merito, aggiungo anche il mio pensiero, se avete voglia di leggerlo.

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Panorama della Val Veny – Courmayeur (AO)

Prima riflessione: le città non sono un posto molto vivibile, la gente che vi abita non vede l’ora di abbandonarle e cercare altrove svago, relax, aria buona. Non è passato nemmeno un secolo da quando le valli sono state bruscamente spopolate per cercare una “vita migliore” in città: più comodità, un lavoro con uno stipendio, un orario… E poi ecco che sono nate le ferie, il tempo libero, tutte cose che in campagna/montagna non esistevano. Le montagne e le colline si sono spopolate, molte delle attività agricole sono state abbandonate, si è toccato il fondo… e poi è iniziata una risalita, ma con delle trasformazioni.

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Infrastrutture per lo sci invernale – La Salette, Valtournenche (AO)

Da una parte si è puntato sul turismo, questa nuova vacca da mungere, questa gallina dalle uova d’oro. Un turismo legato a singole stagioni (la neve, l’inverno), a nuove strutture con forte impatto (impianti di risalita, grossi alberghi, piste) a cui, soprattutto recentemente, si sono affiancate forme più responsabili, più attente al territorio e alla sua riscoperta (trekking, escursioni, attività didattiche e ambientali), con una forte attenzione all’enogastronomia locale. Questo ultimo aspetto ha permesso una rinascita e anche un nuovo insediamento di aziende agricole, alcune delle quali fortemente legate al turismo (con attività ricettive sia per il pernottamento, sia per la ristorazione).

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Uno dei tanti cartelli che invitano al rispetto – Val Veny, Courmayeur (AO)

Non sto a parlare delle nuove regole per chi fa accoglienza, a tutti i problemi che coinvolgono gli operatori del settore turistico, non ne so abbastanza, lascio che siano loro a raccontarveli. Da persona che il territorio lo vive e lo frequenta, però qualche considerazione da fare ce l’ho. Quello che sta accadendo me lo aspettavo. Lo ripeto da anni, c’è una fetta di “turisti”, di “vacanzieri”, di “merenderos” che vedono nella montagna un luogo di svago senza regole, senza confini, senza proprietari. “La montagna è di tutti“, “...i pastori mica sono padroni della montagna!” e altre affermazioni del genere le ho lette solo qualche giorno fa, dopo il famoso primo weekend di apertura, quando “il mondo” si è riversato sulle Terre Alte, non avendo altri posti dove andare, dopo essere stato accusato della famigerata movida perché ci si trovava tutti insieme in città. I posti per ritrovarsi sono quelli, la gente è tanta, cosa c’era da stupirsi nel fatto che si fosse ritrovata “tutta” lì?

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Oltre ai cartelli “istituzionali”, è meglio ribadire il concetto – Val Veny, Courmayeur (AO)

Quando è stato concesso di ritornare all’aria aperta, a camminare in montagna, sono uscite molte tabelle con regole per chi si apprestava ad andarci. Regole anche ridicole, in un certo senso. Ovvie, scontate, per chi in montagna c’è sempre andato ed è stato obbligato a guardarla da lontano per (soli) due mesi. Il problema è che quelle regole andavano fatte leggere, imparare a memoria a quelli che ci sono andati per la prima volta. O che ci sono sempre solo andati saltuariamente in estate quando faceva troppo caldo, quando per “fare una gita” si intendeva arrivare in macchina “da qualche parte”, scaricare coperte, tavolini ecc ecc per fare un pic nic a poca distanza dall’auto.

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Più gente che altrove, ma quasi nessuno rispetto ad una normale domenica di bel tempo – Chamois (AO)

La perdita delle radici rurali è avvenuta velocemente, molti dei “cittadini” arrivano in montagna assolutamente impreparati e ignoranti, ma se le carenze sono solo queste e c’è la buona volontà, con qualche regola si risolve tutto. Se invece si aggiunge la maleducazione, l’arroganza e una dose di irascibilità portata a limiti estremi dalla difficile situazione che stiamo vivendo, lo scontro tra “cittadino” e “montanaro” si fa insanabile (specie se anche il secondo è esasperato e pure lui irascibile). Generalizzare non è mai corretto, ma sbaglia tanto l’abitante della montagna che teme a priori l’arrivo dei turisti cittadini, quanto colui che fa una gita la domenica e già alla sera insulta sui social gli allevatori che hanno cani da guardiania, i contadini che l’hanno cacciato in malo modo quando raccoglieva le erbe selvatiche in mezzo ad un prato e così via. Non esiste il cittadino e il montanaro, ma esiste la persona rispettosa e quella maleducata, con tutte le sfumature e le eccezioni possibili e immaginabili.

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Prati in piena fioritura – Valtournenche (AO)

La montagna non è di tutti e, lasciatemelo dire, non è per tutti. Non è DI TUTTI perché ogni lembo di terra ha un proprietario, un affittuario, delle regole. Ci son terreni privati, comunali, demaniali, terreni che vengono sfalciati, pascolati, boschi che vengono tagliati e are che sono sottoposte a vincoli di tutela perché parchi o aree di interesse naturalistico, faunistico, ecc. Gli alpeggi o hanno un proprietario che li utilizza con i suoi animali o, più spesso, sono dati in affitto ad un allevatore che li gestisce con la sua mandria, il suo gregge, nella stagione estiva. Quindi chi li attraversa è un ospite che si trova sì in un “bel posto” per svagarsi, per fare sport, ma è a casa d’altri per di più in un luogo di lavoro. Lo stesso vale per un bosco, per una baita che, per quanto possa sembrare abbandonata, non è un self service da cui asportare oggetti e materiali… Ovviamente, a maggior ragione, in qualsiasi posto vi troviate, questo non è una discarica dove abbandonare i resti del vostro pic-nic. Penso comunque che chi getta immondizia in montagna lo faccia anche al mare, al lago o lungo le strade della periferia urbana, spero che nessuno si trasformi in incivile solo per ragioni di quota!

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Non a tutti piace la montagna senza eventi e manifestazioni, con “troppa pace” – Chamois (AO)

Non è PER TUTTI perché ha le sue leggi naturali. Bisogna conoscerla sia per rispettarla, sia per affrontarla. O anche solo per “trovarcisi bene” durante una vacanza, soprattutto quest’anno quando molte iniziative organizzate per lo svago dei turisti probabilmente non ci saranno (concerti, sagre, manifestazioni di vario tipo). Quindi… cosa fare in montagna? Riposarsi, prendere il sole, affrontare lunghe camminate, escursioni più impegnative, gite in bicicletta. Gustare un pranzo in rifugio e/o una cena nei vari ristoranti tipici. Ma ricordiamoci che ci può essere il maltempo, il temporale improvviso o la pioggia di più giorni. Magari anche una spruzzata di neve persino al mese di luglio, a certe quote. Dobbiamo affrontarla attrezzati come vestiario, come calzature, come preparazione fisica. Avere una mappa da consultare (cartacea… le app non sempre riesci ad aprirle, senza segnale telefonico)… Bisogna anche saper guidare, in montagna, perché a volte trovi chi va a cacciarsi in difficoltà con mezzi non adatti o chi non sa affrontare strade strette e tortuose. Insomma, tante piccole regole scontate per chi ci va da sempre, ma che possono mettere in difficoltà chi la montagna non la conosce e non è abituato a percorrerla.

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La nebbia può scendere in pochi minuti e rendere il panorama irriconoscibile – La Salette, Valtournenche (AO)

In queste settimane ho notato un aumento di richieste di consigli (su gruppi on-line dedicati alle vallate alpine) riguardanti le escursioni. “Dove posso andare con un bambino piccolo?” “Mi piacerebbe raggiungere un lago/un rifugio/vedere animali selvatici ecc ecc senza dover camminare troppo” e altre domande del genere. Dato che non ci si poteva allontanare dalla propria regione, chi chiedeva non era un turista in cerca di consigli per le vacanze, ma qualcuno che in montagna non c’era mai andato. Quella che per me è una semplice passeggiata, per un neofita può trasformarsi in un incubo: penso a scarpe non adatte, penso ad un temporale improvviso, alla nebbia che sale… Già normalmente capita, di ritorno da qualche gita, di incontrare qualcuno seduto su un sasso o che arranca sotto il sole pomeridiano e, nel vederti, pone la fatidica domanda: “Quanto manca?” Quanto manca… a cosa? Qual è la tua meta? E poi… con un passo normale mancano 10 minuti, mezz’ora, un’ora, ma non so quanto potrai impiegarci tu!

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Capre in un recinto accanto ad una strada nei pressi di un’area attrezzata per turisti – Champléve, Valtournenche (AO)

Potrei scrivere per ore, su queste tematiche. C’è poi la solita diatriba dei cani da guardiania che tanto scalda gli animi con lettere ai giornali e violenti post sui social, ci sono i cani dei turisti lasciati liberi, ci sono le deiezioni (dei cani, dei turisti e tutti i fazzolettini lungo i sentieri, adesso iniziano a comparire anche le mascherine). Insomma, sarebbe tutto riassumibile con un paio di concetti elementari: buona educazione, rispetto e buonsenso, ma una certa parte di popolo fuoriuscito dal lockdown sembra aver cancellato queste parole dal suo bagaglio (o forse già ne era privo), mentre si è caricato di una bella dose di arroganza e insofferenza.

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Segnaletica sul muro di un vecchio alpeggio – Valtournenche (AO)

Concludo con un’altro argomento di stretta attualità collegato con quanto scritto sopra: la “montagna a pagamento” di cui si sta tanto parlando (e che è già diventata una realtà in alcune zone). Numeri chiusi e pedaggi? Non sono contraria a priori, ma… il numero chiuso mi fa un po’ paura, perché se chiudo qui, chiudo là, cosa succede dove lascio libero accesso a tutti? Sul pagamento di un ticket invece sono d’accordo, ma non deve essere una tassa e basta, deve essere usato per finanziare quei servizi di cui usufruirà chi paga (perché parcheggia in un certo posto o perché percorre una certa strada di alta montagna). Quindi pago volentieri se ho un parcheggio con cestini per la raccolta differenziata, dei servizi igienici, una buona segnaletica sulla sentieristica che parte da quel luogo dove lascio la mia auto, solo per fare alcuni esempi.

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Il Lago di Lod in attesa dei turisti – Chamois (AO)

Non so se al mare o in altri “luoghi turistici” si viva il “problema” allo stesso modo. Non conosco abbastanza le altre realtà per poter fare dei confronti. Ciò che si sta verificando in questi giorni non è che un peggioramento di ciò che già avveniva ogni estate. Ricordo per esempio ciò che accadde l’anno scorso durante un periodo di caldo eccezionale tra fine giugno ed inizi di luglio, con la gente che scappava dalle città sperando di trovare refrigerio in montagna. Non solo infinite code nelle valli al rientro, ma sovraffollamento, immondizia ovunque, prati calpestati, ecc…

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Le vacche escono dalla stalla dirette verso i pascoli, scene di normale vita rurale in una zona altamente turistica – Losanche, Valtournenche (AO)

Soluzioni? Buonsenso e buona educazione risolverebbero almeno l’80% delle criticità. Per il sovraffollamento non so che dire, siamo sicuramente un po’ allo stretto in generale sulla Terra e molti di noi, sia nella vita di tutti i giorni, sia nei momenti in cui siamo turisti, vorrebbero poter godere di un luogo in pace e tranquillità. Penso a quella signora che, l’altro giorno, in un gruppo di montagna su facebook chiedeva: “Dove posso andare per fare una gita tranquilla senza incontrare gente?“. Ognuno dava il suo consiglio, ma chissà quanti di quelli che leggevano saranno poi andati lì ieri, tutti a cercare la stessa meta solitaria??

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Ancora un cartello che invita al rispetto – La Magdaleine (AO)

Il turista e il montanaro

Anche agosto è passato, l’estate è ormai alle spalle. Sono volati, questi mesi. Per qualcuno sono stati la stagione dell’alpeggio, per altri la stagione in cui gli animali sono su in montagna e ci sono i fieni da fare, mille cose da sistemare in azienda, in casa, prima che tornino vacche, capre, pecore e tutto il tempo sia da dedicare a loro. Poi ci sono quelli per cui l’estate è la stagione per andare in montagna, soprattutto quest’anno che il caldo è arrivato presto, a giugno, ed è stato torrido.

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Una lunga fila di auto parcheggiate al Colle del Nivolet in un giorno feriale del mese di agosto – Valsavarenche (AO)

Sono saliti in montagna anche quelli che di solito non ci vanno: leggevo post sui gruppi di montagna, gente che chiedeva sui social consigli, informazioni su cosa fare, dove andare, come attrezzarsi… Tutto ciò talvolta mi pareva preoccupante, perché la montagna non va affrontata alla leggera solo con il consiglio di poche righe di uno sconosciuto. Ma non è di questo che vi voglio parlare, o meglio, vorrei dire qualcosa sul rapporto tra turista e montanaro! E’ sempre sbagliato ragionare per categorie, perché non esiste un “modello standard”, però gli esempi aiutano a capire meglio.

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Atleti si allenano in vista di una gara – Valle Orco (TO)

Diciamo che, quando il “montanaro” parla del “turista” in modo sprezzante, si riferisce a qualcuno che ha comportamenti errati, manca di rispetto, ignora molte cose sui territori di alta quota, sui suoi abitanti e sui lavori che qui si praticano. Come sempre, quando un comportamento non appartiene a un singolo, ma viene ripetuto per tempi lunghi e da molti individui, spesso si genera prima malumore, poi rabbia, quindi esasperazione. Non bisognerebbe arrivare a tanto, perché l’esasperazione generalmente non porta a nulla di buono.

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Paesaggi di alta montagna “incontaminata”: Lago Rosset – Valsavarenche (AO)

La montagna vive di turismo? Anche… Non dovrebbe vivere SOLO di turismo soprattutto perché, un territorio fragile come quello delle terre alte, ha bisogno di attività che curino il territorio, che lo presidino 12 mesi all’anno. Come sappiamo, la montagna ha un turismo invernale (che per alcuni è fatto da neve e territorio così com’è, da percorrere con le racchette da neve, con gli sci da scialpinismo… mentre altri hanno bisogno di piste, impianti di risalita, impianti di innevamento artificiale…) e uno estivo. Quest’ultimo si sta evolvendo, perché chi viene in montagna oggi sembra aver bisogno di qualcuno e qualcosa che gli permetta di divertirsi, di svagarsi. Ahimé non bastano i panorami, la natura, i boschi, i laghi, le montagne, la flora e la fauna… Non è sufficiente un sentiero che porta a un rifugio, una pista sterrata che permette di pedalare con più o meno fatica.

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Piste e impianti di risalita in Val d’Isere – Francia

Bisogna inventare attività, bisogna portare tutti fin in cima alle montagne e anche oltre. Lo ammetto, io frequento poco le località cosiddette “turistiche”. Quando mi capita, non solo aumenta la mia consapevolezza di una certa “asocialità selettiva” (non è che non mi piaccia la gente, ma ci sono determinate situazioni affollate che proprio non fanno per me!), ma resto anche inorridita da quello che si sta facendo in nome di… di cosa? Del turismo, dei soldi…

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Le costruzioni della stazione sciistica di Tignes – Francia

Certe località per me ormai sono rovinate per sempre. Lo so, non tutti saranno d’accordo con queste mie osservazioni, ma non so se sia solo una questione di punti di vista. Spero però che ci si fermi e che si rispetti quello che c’è ancora. Non solo per questioni (non trascurabili) di ambiente, ma anche perché portare in montagna chi la montagna non la conosce, non la rispetta, non la affronta con la giusta attitudine, è un grosso errore che può costare caro. Se si parte in barca diretti al mare aperto senza saper nuotare e senza avere nozioni di navigazione, i rischi sono immensi. Vale lo stesso per la montagna. Non solo non si scende a “passeggiare” sul ghiacciaio in canottiera e ciabatte, ma bisognerebbe anche avere ben chiaro in mente che la montagna non è un enorme parco divertimenti (quasi) gratuito. C’è gente che ci vive e lavora, ci sono animali, selvatici e domestici.

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Escursionisti in cammino – Colle del Nivolet, Valsavarenche (AO)

Il montanaro è chiuso? Il montanaro, nel suo DNA, ha un bagaglio ereditato dalle generazioni che l’hanno preceduto, che spesso hanno affrontato grosse difficoltà e fatiche. L’apparente chiusura forse è anche una strategia innata di sopravvivenza? Conosco montanari dal cuore d’oro, dal senso dell’ospitalità e della condivisione che raramente ho trovato altrove. Conosco montanari diffidenti e apparentemente chiusi, ma una volta conquistata la loro fiducia è stato come trovare una seconda famiglia. Certo, il montanaro ha la sua dignità. E, come tutti, chiede rispetto.

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Se non conoscete il comportamento degli animali e se non c’è il proprietario con voi… non entrate nei recinti, non avvicinatevi come sto facendo io qui! – Vallone dell’Urtier, Cogne (AO)

Dal punto di vista del popolo degli alpeggi, si chiede al turista di rispettare le strutture (quindi non entrate nelle baite abitate, non asportate fiori davanti agli alpeggi, non usate le stalle come gabinetti e, per tale scopo, nemmeno il retro delle baite stesse, non “portate via” niente di quello che trovate… tutti casi capitati davvero), di rispettare gli animali (non prendete con voi cuccioli di cane che trovate vicino agli alpeggi, non entrate nei recinti per accarezzare il vitello o l’agnello, non date niente da mangiare a capre, pecore, vacche, cani, non cercate di scattarvi selfies in mezzo alla mandria, tutti questi gesti innocui potrebbero avere conseguenze gravi per la vostra o la loro – degli animali- salute), di comprendere orari ed esigenze lavorative, di rispettare fili e recinzioni (dell’argomento abbiamo già parlato più volte), ecc…

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Il mio cane Grey in montagna – Cuney, Vallone di Saint Barthélemy (AO)

Un capitolo a parte è quello dei cani. Ogni tanto faccio la battuta che la terza guerra mondiale scoppierà per questioni di cani… Esagerazione, ma spesso le faccende canine e i loro proprietari faticano ad essere gestiti in modo pacato. Lo so che molti saranno profondamente infastiditi da quanto scrivo, ma il mio consiglio è di non andare in alpeggio se si ha un cane. In molti parchi naturali è già così, oppure si può andare con limitazioni (guinzaglio, cosa che in presenza di animali al pascolo dovrebbe SEMPRE essere usato). Si evitano problemi con i cani da pastore e da guardiania, con altri cani di escursionisti, si evitano i sacchetti con le loro deiezioni gettate nei pascoli (a questo punto, quasi meglio non raccogliere!), si evitano cani più o meno custoditi che corrono dietro sia alla marmotta, sia alla pecora…

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Turisti ed escursionisti incontrano una transumanza a Pont – Valsavarenche (AO)

Certo, il montanaro ha bisogno del turista, che può essere fonte di reddito. Ma allora ci vuole un vero turismo rurale (cosa che, su questo versante delle Alpi, è ancora indietro rispetto ad altre regioni italiane), non le torme di gente che salgono in funivia. Non sono quelli che vanno a comprare il formaggio in alpeggio. Secondo me, chi il formaggio lo apprezza davvero, se lo guadagna. Ne ho visti arrivare in macchina e chiedere la fettina di toma da 2 etti, chiedere la ricotta, ma “…mi dà anche il cucchiaino per mangiarla? E un po’ di pane ce l’ha?“. Il cliente ha sempre ragione? No, il cliente deve capire la differenza tra il supermercato e l’alpeggio a 2000 e più metri di quota.

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L’esterno del punto vendita di un alpeggio in Val di Rhemes (AO)

Ben vengano le iniziative per far conoscere la vita e il lavoro negli alpeggi. Ben venga l’agriturismo in alpeggio, le attività di degustazione, le gite guidate. Il turista non sa, il turista vuole conoscere, al turista si spiegano, si insegnano le cose, il turista imparerà a rispettare e apprezzare il prodotto e lo cercherà ancora, anche una volta tornato in città.

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Escursionisti sul sentiero… e nei pascoli – salendo al Colle del Nivolet, Valsavarenche (AO)

Turisti che vi lamentate sui social per i fili, per i cani da guardiania, per le campane delle vacche, per le strade “sporche” dopo una transumanza… Non venite in montagna, non fa per voi, non la capite, non è alla vostra portata. La montagna chiede rispetto, in tutti i sensi. Se partite per una scalata senza preparazione, senza attrezzature, potete rimetterci la vita. Preparatevi anche per una passeggiata, in fondo non vi tuffate in mare, anche vicino alla riva, se non sapete nuotare, no?

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Mandria al pascolo nel Vallone dell’Urtier – Cogne (AO)

E’ scontato dirlo, ma il rispetto genera rispetto. Salutate gli allevatori, i pastori che incontrate. Se sono tipi burberi, introversi e solitari, si limiteranno ad un cenno come risposta. Altri invece avranno piacere di chiacchierare con voi. Ritornando al discorso del post precedente, non limitatevi all’indignazione sui social, ma fate qualcosa di concreto. Scambiate due parole con quel guardiano di vacche, capre, pecore, che magari viene anche da un altro paese, da un altro continente (a tal proposito, leggete anche questo post).

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Manza in atteggiamento sospettoso: non esistono razze “pericolose”, ma singoli animali che possono caricare l’uomo in determinate situazioni sì – Vallone delle Laures, Brissogne (AO)

 

Vi ho detto tutto? No, vi ho dato solo, in ordine sparso, alcuni spunti di riflessione. Sono sicura che, sia da allevatori, sia da alpigiani, ma anche da escursionisti e da turisti, avete vissuto numerose esperienze che potrebbero essere raccontate in questo post. Tutti gli altri, i cafoni, coloro che credono che la montagna sia un bene comune dove loro sono esseri superiori perché “portano soldi”, meglio che stiano alla larga. Forse bisogna creare per loro appositi parchi divertimento a tema, tanto questi non sono una vera risorsa per la montagna!

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Chi avesse voglia di saperne di più, chi volesse scambiare qualche idea anche su questi temi, chi volesse avvicinarsi con un altro atteggiamento al mondo dell’alpeggio… è invitato a una due giorni in alta Valle Tanaro (CN), tra Briga Alta e Carnino. Qui il Parco delle Alpi Marittime mi ha invitata a presentare i miei libri (sabato 7 settembre alle 18:00 alla Locanda d’Upega) e a parlare di alpeggi insieme ad un guardiaparco, mentre domenica 8 dalla foresteria del parco a Carnino partirà un’escursione durante la quale si andrà alla scoperta del territorio d’alpeggio, delle sue genti, degli animali. Gli eventi sono gratuiti, ma per l’escursione la prenotazione è obbligatoria. Per informazioni info@parcoalpimarittime.it – 0171-976813. Forse sono necessarie anche più iniziative del genere, per avvicinare queste due “categorie” di turisti e montanari, cittadini e margari, resto del mondo e alpigiani…

Piccolo vademecum per l’automobilista

Mi è già capitato più volte di scrivere a riguardo dello spostamento di animali lungo le strade a percorrenza più o meno elevata di automobilisti. Era argomento quasi quotidiano quando il mio mondo era quello del pascolo vagante.

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Discesa dall’alpeggio Veplace lungo la strada di St. Barthélemy – Nus (AO)

In questi giorni, lungo le strade di montagna e di fondovalle, si possono incontrare le ultime transumanze. Oggi il cielo è un po’ grigio, l’aria freddina, passano meno turisti rispetto alle settimane scorse. Ma quello che sto scrivendo vale oggi, domani, quest’anno e anche il prossimo. E’ valido quando si incontra una transumanza, bisogna tenerne conto in caso si incrocino animali che vanno al pascolo o rientrano in stalla.

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Transumanza autunnale – Porliod, Nus (AO)

Chi incrocia con la sua auto gli animali, spesso è totalmente impreparato. Lo vedo in prima persona, camminando davanti a pecore, capre o bovini. Si fa segno agli automobilisti di rallentare, si fa segno di accostare a destra, possibilmente liberando la sede stradale quando c’è uno slargo, ma raramente il pilota capisce. C’è chi viene avanti fino ad “entrare” tra gli animali, chi prosegue a bassa velocità se vede parte della carreggiata libera, chi si ferma in mezzo alla strada e così via.

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In fila indiana: le vacche preferiscono non camminare sull’asfalto – Vallone di St. -Barthélemy, Nus (AO)

Non so quanto possa servire, ma scrivo qui alcune regole che sono utili a preservare l’incolumità degli animali e dei mezzi guidati da chi incrocia il loro cammino. E’ vero che il codice della strada richiederebbe di occupare con il bestiame solo una carreggiata, ma non sempre questo è facile (e pratico) da rispettare. Chi conduce mandria/gregge, cerca sempre di agevolare il sorpasso degli automobilisti in coda quando ritiene che ci siano le condizioni di sicurezza per farlo.

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Transumanza autunnale – Chatillon (AO)

Quando vedete che gli uomini vi fanno segno di sorpassare, non indugiate eccessivamente perché non è facile contenere gli animali sulla metà sede stradale, quindi occorre sfruttare il momento. Nello stesso tempo, prestate la massima attenzione perché gli animali non sanno che devono rispettare la mezzeria, può sempre esserci uno scarto improvviso. Tenete d’occhio i cani, che spesso corrono di fianco al bestiame proprio per aiutare gli uomini a contenerlo. Conoscono alla perfezione il loro compito, ma tengono d’occhio gli animali e non le auto. Questi principi valgono anche quando vedete degli animali al pascolo lungo una strada: rallentate e… massima attenzione.

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Desarpa (discesa dall’alpe) – Blavy, Nus (AO)

Se invece gli animali vengono nella direzione opposta alla vostra, fermatevi, possibilmente stando più a destra possibile. Se c’è uno spiazzo, una banchina larga, parcheggiate lì. Il vostro mezzo sarà più sicuro, saranno minori i rischi di contatto con gli animali. Inoltre, se non lasciate spazio alla vostra destra, si evita che un animale vada a passare proprio lì, danneggiando magari uno specchietto. Spegnete il motore o almeno evitate di accelerare (soprattutto se avete una moto), il rombo del motore potrebbe impaurire gli animali.

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Desarpa lungo il Vallone di St.Barthélemy – Nus (AO)

Specialmente se si tratta di bovini, potreste agevolare il lavoro di chi conduce la mandria uscendo dal vostro mezzo e posizionandovi appena davanti al lato sinistro. Basta agitare le braccia per allontanare gli animali, così da far sì che non urtino l’auto. Quando possibile, le persone che accompagnano la transumanza corrono a svolgere questo compito, ma talvolta è difficile arrivare in tempo, specialmente se nello stesso tempo c’è da evitare che gli animali passino dietro ad un guard-rail o scappino in un prato.

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Transumanza a Pontey (AO)

Fatelo anche quando incrociate un gregge. Se le vacche possono mettervi paura per la loro mole, con capre e pecore non correte sicuramente rischi. La lana non riga le carrozzerie, ma una campana o un corno sì, quindi costa poco scendere (e così vi godrete anche meglio lo spettacolo!). Non è poi così difficile da fare, ciò che vi ho chiesto. Ricordate comunque soprattutto che gli animali non ragionano come noi, quindi non potete mai pensare che rispettino certe regole “umane”. Massima prudenza sempre e… quando vedete un cartello stradale che segnala la presenza di animali, effettivamente in certi periodi dell’anno questi ci sono, anche solo per attraversare la strada tra la loro stalla e il pascolo. Fermatevi in modo da essere sicuri voi (in un luogo visibile da chi arriva alle vostre spalle) e da non intralciare il transito del bestiame. Quando passa anche l’ultimo agnello, capretto, vitello, cane… solo allora potete ripartire: un piccolo, separato dal resto del gruppo, può impaurirsi e scappare in tutt’altra direzione. Grazie a tutti per la pazienza e la comprensione.

In alpeggio con rispetto

Saranno in tanti in questi giorni ad attraversare i territori di alpeggio, anche persone che nel resto dell’anno non sono abituali frequentatori della montagna si aggiungeranno agli escursionisti che invece cercano di sfruttare ogni occasione per “fare una gita in montagna”. Sembra scontato parlare di certe cose… e invece no, occorre ripeterle continuamente. Come spunto parto da un paio di esperienze vissute in prima persona e da post/commenti letti casualmente su facebook. Colgo inoltre l’occasione per dirvi che, nel numero di Meridiani Montagne in uscita in edicola il 1 agosto, ci sarà anche un mio articolo dedicato a un itinerario tra gli alpeggi della Valle d’Aosta. L’intero numero sarà sui sentieri delle malghe in varie regioni d’Italia.

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Bovini in alpeggio – Vallone di St.Marcel (AO)

Bisognerebbe però, oltre a suggerimenti e itinerari, fornire una guida comportamentale, al turista… Nel mio “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici“, MonteRosa Edizioni, ho inserito un apposito capitolo con alcune indicazioni per gli escursionisti. Non tutti possono sapere come funziona la vita/lavoro in alpeggio, non tutti si rendono conto di come certi comportamenti possono facilitare la pacifica convivenza di chi frequenta la montagna per diletto e chi vi lavora.

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Fili e picchetti per delimitare il pascolo – Val Chisone (TO)

Stamattina ho letto un “vivace” scambio di opinioni tra una persona che se la prendeva con gli allevatori che “inglobano i sentieri nei pascoli” tirando fili e fettucce “che non si strappano anche quando uno ci finisce in mezzo con la bici”. Vi risparmio il resto del discorso. Io ho cercato di capire le ragioni dell’uno e dell’altro. Partiamo dall’inizio: gli allevatori non tirano fili per puro divertimento: lo si fa per delimitare un pascolo, per evitare che gli animali vadano in luoghi pericolosi per la loro incolumità, per evitare che scappino, per far sì che non vadano a “inquinare” sorgenti e prese d’acqua o per confinarli in un recinto per la notte. Non sempre gli animali sono lì dove c’è il filo, “dentro al filo”. Perché il recinto lo prepari anche per le settimane a venire. Perché gli animali li sposti man mano che finisci l’erba. Perché pascoli qui, poi là e poi ritorni a pascolare nel primo punto quando l’erba è ricresciuta. Insomma, i recinti, i fili, fanno parte delle pratiche lavorative degli allevatori.

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Recinto usato per il ricovero notturno – Val Chisone (TO)

Certamente anche gli allevatori hanno il dovere di cercare di rispettare gli altri fruitori della montagna (ma teniamo ben presente che l’allevatore è lì per lavorare, paga un affitto per i pascoli, il sentiero attraversa i pascoli, noi turisti siamo ospiti), per quanto possibile. Così quando un filo attraversa una pista o un sentiero, quando possibile si predispone un attraversamento facilitato per gli escursionisti. Ve ne ho già parlato più volte in passato, ci sono anche appositi accorgimenti, ma quando trovate un sistema per aprire e chiudere il passaggio, dovreste poi rimetterlo come l’avete trovato. Perché se aprite e non richiudete e le bestie poi scappano, il pastore farà che lasciare il solito filo di traverso al sentiero. L’allevatore dovrebbe però avere sempre l’accortezza di legare qualcosa di visibile per segnalare la presenza del filo quando questo interseca un sentiero o, a maggior ragione, una pista dove transitano biciclette o altri mezzi. L’altro giorno, durante un’escursione, il sentiero che stavo seguendo “finiva” dritto dentro ad un recinto, dove erano ricoverati numerosi bovini, sorvegliati da cani da guardiania. Ho circumnavigato il recinto fino a ritrovare il sentiero ed ho proseguito. Non si trattava di negligenza o arroganza del pastore, semplicemente il recinto era stato fatto nell’unico spazio pianeggiante (attraversato nel mezzo dal sentiero) dove gli animali potevano coricarsi. Gli escursionisti come me possono risalire il versante facendo qualche passo in più, mentre le vacche non possono dormire in pendenza!

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Motociclisti impazienti cercano di superare una mandria che si sta spostando lungo una pista sterrata in alta montagna – Val Chisone (TO)

Sempre parlando di rispetto, lungo piste e sentieri possiamo trovare animali che si stanno spostando, in totale autonomia all’interno dei pascoli delimitati o guidati dagli allevatori quando vengono condotti in un’altra zona di pascolo. Voler passare in mezzo a tutti i costi (a piedi, ma ancora di più con dei mezzi) è pericoloso per gli animali, ma anche per la nostra incolumità. Non è detto che l’animale si sposti per farci passare, anzi… sovente si spaventa e può avere reazioni improvvise. Gli animali normalmente non sono pericolosi per l’escursionista di passaggio, al massimo possono essere incuriositi e avvicinarsi per annusarci, ma non per “caricarci”, a a meno che si tratti di vacche che vogliono difendere i loro vitelli.

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Auto incolonnate dietro ad una mandria che viene spostata lungo una pista sterrata – Val Chisone (TO)

L’altro giorno ho visto automobilisti irritati “scalpitare” dietro ad una mandria che veniva spostata lungo una pista sterrata in montagna (non una strada di comunicazione, ma una pista che conduce a vari alpeggi e termina davanti ad un rifugio). Era quasi mezzogiorno… Le auto consumavano frizione e copertoni per restare appiccicate agli allevatori che cercavano di far avanzare il più velocemente possibile anche il vitello più piccolo e la vacca più affaticata, in un nervosismo crescente da ambo le parti. Sei in montagna… se proprio non vuoi camminare e vuoi arrivare in auto a mangiare pranzo al rifugio, almeno stai calmo e goditi la vita di montagna in tutti i suoi aspetti! Aspetti di gustare la polenta concia? Bene… il formaggio e il burro così buoni li hai solo se ci sono gli animali nei pascoli… e nei pascoli non ci arrivano volando. Quella che per noi è tutta erba verde, può essere territorio di un altro alpeggio, quindi non può essere attraversato da qualunque animale, così per raggiungere un altro pascolo si seguono le strade esistenti.

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Una mandria di vacche viene fatta scendere verso l’alpeggio – Valtournenche (AO)

Tra i tanti suggerimenti al “turista in alpeggio”, un altro tema molto “caldo” è quello dei cani. In alpeggio ci sono sempre dei cani, soprattutto quelli cosiddetti “da conduzione”, utilizzati per spostare gli animali, per contenerli, per spronarli, per farli rientrare all’alpeggio, ecc… Ci possono poi essere cani da guardia accanto alle baite (anche se solitamente, soprattutto dove si vende formaggio, si evitano animali aggressivi contro i visitatori), infine vi sono i cani da guardiania. Per il turista, le cose cambiano nell’eventualità che sia da solo o accompagnato da un proprio cane da compagnia. Tranne alcune spiacevoli eccezioni, i cani da lavoro degli allevatori restano accanto a chi sta conducendo gli animali e non vengono ad infastidire i turisti di passaggio se questi non gridano, non corrono, non infastidiscono il bestiame.

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Cani lungo una pista che sale ad un alpeggio – Valtournenche (AO)

Ieri però in due occasioni i cani degli allevatori si sono allontanati dai padroni (che non i hanno affatto richiamati) per venire non contro di noi, ma contro il mio cane (che era legato al guinzaglio). In alcuni parchi naturali (Gran Paradiso, per esempio) vi sono itinerari totalmente vietati ai cani, anche al guinzaglio, pena multe salate, questo per non disturbare la fauna selvatica. Non esistono leggi specifiche altrove, per non disturbare gli animali domestici al pascolo… Personalmente, consiglio però a tutti gli escursionisti di tenere il proprio cane al guinzaglio almeno in presenza di animali al pascolo o avvicinandosi agli alpeggi. Dato che il mio cane era legato, ieri abbiamo evitato che si azzuffasse con quelli degli allevatori. Non ho visto passare altri cani, quindi non so se l’atteggiamento aggressivo riscontrato in quei cani era solo rivolto al mio (che, essendo un cane da lavoro, a volte abbaia eccitato quando vede vacche, capre o pecore) o se sarebbe successo a chiunque. Al turista quindi suggerisco sempre l’utilizzo del guinzaglio… e all’allevatore di richiamare i suoi cani quando li vede partire di corsa abbaiando verso i turisti! Rispetto reciproco, sempre!

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Cane da guardiania in un recinto – Val Chisone (TO)

Nel caso dei cani da guardiania, il discorso si complica ulteriormente. Sicuramente il rischio di incidenti con questi cani aumenta se si è accompagnati da un proprio cane da compagnia. Dovendo attraversare una zona dove sapevo che ne avrei incontrati (sia con le vacche, sia con le pecore), ho preferito affrontare l’escursione da sola e infatti non ho avuto nessun problema. Verso di me ci sono solo state “abbaiate di avvertimento” e ho potuto affrontare tutto l’itinerario della mia gita senza problemi. Anche in questo caso, ricordo che gli allevatori non si sono dotati di questi cani (pastore maremmano-abruzzese, pastore dei Pirenei, pastore della Sila, pastore del Caucaso, pastore dell’Asia Centrale, ecc…) per divertimento, ma per cercare di salvaguardare i propri animali dagli attacchi dei sempre più diffusi predatori. Lo so che sono discorsi non facili, lo so che c’è chi sbaglia da ambo le parti (tra gli umani, non darei colpe agli animali), quindi il mio invito a tutti è quello di cercare di facilitare le cose andandosi incontro a vicenda.

…E non vorrei mai più leggere certi commenti di persone che invitano a “tagliare i fili”, scatenando così una valanga di odio, insulti e chiusura sempre maggiore…