Piccoli animali, grandi problemi

Di certi problemi si parla quotidianamente, insistentemente. Altri, anche molto gravi, non ricevono la stessa attenzione. Del problema lupo sappiamo tutto e anche di più, c’è gente che spaccia per notizie il fatto di averli addirittura sentiti ululare… Con costi elevati in termini di fatica, di stress e di denaro, dal lupo ci si può cercare di difendere (o meglio, di contenere i danni). Ma che fare contro nemici molto più piccoli e sicuramente molto più insidiosi? Con la complicità di un clima mutato, inverni sempre meno freddi, estati con temperature elevate, c’è una serie di animaletti, insetti e non solo, che hanno fatto la loro comparsa dove prima non c’erano o hanno aumentato enormemente il loro numero.

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Zecche sulla mammella di una capra

Partiamo dalle zecche (e ribadiamo ancora una volta che non le “porta” nessuno, piuttosto la loro presenza è favorita dalla combinazione di terreni abbandonati, ricchi di vegetazione, maggiore presenza in queste aree di fauna selvatica e, appunto, temperature più miti).

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Capra che si gratta con un arbusto per liberarsi delle zecche tra le corna

Anche a 1000 metri di quota, potevi già vedere le prime addirittura al mese di gennaio. Prima le capre, poi i capretti, ne sono stati vittima in maniera massiccia. I trattamenti antiparassitari hanno una durata e un’efficacia limitata, in caso di consumo del latte e/o della carne puoi affidarti solo a prodotti a base di erbe, ma servirebbe un bagno completo ogni due tre giorni in una vasca piena di olio di neem o di qualche prodotto piretroide, per tenerle lontane!

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Camminando tra cespugli ed erba alta in terreni semi-abbandonati è facile trovarsi numerose piccole zecche sugli abiti

Le zecche comunque le conosciamo tutti e molti di noi in questi ultimi anni sicuramente hanno avuto modo di fare qualche incontro ravvicinato anche senza essere allevatori o possessori di cani e gatti. Invece ditemi un po’ chi di voi conosce i simulidi. Io non ne avevo sentito parlare fino a due anni fa. Molti allevatori forse ne conoscono gli effetti nefasti, ma non il nome. Sono dei moscerini che, da qualche anno, causano grossi problemi in primavera quando è ora di mettere fuori dalle stalle i bovini. Li ho visti in azione sulle capre, che quest’anno hanno sempre pascolato all’aperto, esclusi quei pochissimi giorni di maltempo.

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Mammella di una capra con i segni delle punture dei simulidi

Già a fine marzo, ma poi in modo massiccio ad aprile, vere e proprie nuvole di questi moscerini circondavano ogni animale del gregge, accanendosi particolarmente sulle mammelle. A parte l’evidente fastidio, su questi animali per fortuna non si sono manifestati effetti peggiori. Con i bovini purtroppo non è così. Non so altrove, ma qui in Valle d’Aosta ogni anno si registra qualche morte per colpa dei simulidi. Le punture causano, oltre al gonfiore nelle zone colpite, gonfiore della gola, della testa e shock anafilattico. Solo un intervento mirato e tempestivo del veterinario può salvarle.

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Gregge al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Si può tentare un trattamento con un prodotto repellente, ma non sempre è efficace. E così anche quest’anno ci sono già state alcune manze morte, altre salvate appena in tempo. Ma non ci sono grosse soluzioni, si mettono le bestie fuori, si tengono d’occhio e si spera. Anzi, ci si fa fare la ricetta del prodotto da iniettare contro lo shock anafilattico dal veterinario e ci si tiene pronti a correre in farmacia (in certe già scarseggia, se uno ha un’urgenza non è detto che in questi giorni riesca a trovarlo subito!).

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Il clima è più freddo in questi ultimi giorni che non nei mesi scorsi – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è chi dice che servirebbe un temporale, una pioggia, mentre gli animali sono fuori, così da lavar via l’odore di letame. Dopo i moscerini sarebbero meno aggressivi. E dire che comunque in questi giorni ce ne sono già meno rispetto a qualche settimana fa. Il freddo di questi giorni forse li terrà lontani o li annienterà?

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Vacche valdostane in una piccola stalla di montagna – Varfey, Lillianes (AO)

Erba che viene dura e bestie in stalla perché si ha paura di metterle fuori… C’è chi ha paura di un attacco del lupo, chi delle punture dei simulidi! Qualcuno altrove ha questo problema? Qualcuno ha trovato delle soluzioni efficaci? Quasi mai colpiscono anche l’uomo, ma io ho potuto sperimentare anche questa esperienza, e vi garantisco che la loro puntura è molto fastidiosa, causa un grosso ponfo indurito dal prurito fortissimo che dura molti giorni.

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Non basta…

Sì, ha piovuto, ha anche nevicato, ma… per lo meno da queste parti, possiamo dire senza dubbio che… non basta! E non si tratta di essere incontentabili, è proprio che la siccità non è ancora stata debellata.

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Prati dopo la pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono state sufficienti anche solo poche gocce per far sì che tutto sembrasse finalmente un po’ più verde. E non era solo un’impressione, dopo una giornata di pioggia i prati erano effettivamente più verdi, piante e cespugli improvvisamente avevano aperto le gemme, i versanti pian piano iniziavano a tingersi di macchie di colore.

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Cime innevate verso Clavalitè – Fenis (AO)

Anche la neve in montagna è una vera manna, in modo da coprire finalmente i pascoli, oltre a garantire uno scioglimento progressivo per avere acqua, umidità anche più avanti nella stagione.

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Ghiaccio nei prati dove ha funzionato l’irrigazione a pioggia – Vollein, Quart (AO)

Dopo la breve pioggia però qui è già subito tornato il vento, insieme al freddo. Sui prati è ricomparsa la brina (che avevamo visto poco d’inverno), mentre dove gli impianti di irrigazione già funzionano, ecco degli arabeschi di ghiaccio…

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Prati a Petit Fenis, Nus (AO)

L’erba dei prati è bassa, ha patito troppo nelle scorse stagioni, tra siccità, vento, caldo fuori stagione, e sicuramente il meteo non aiuta a riprendersi. Il timore che il fieno possa di nuovo essere scarso anche quest’anno inizia a manifestarsi… Un’altra cattiva annata e la zootecnia già in crisi finirà in ginocchio.

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Prati di metà aprile a Petit Fenis, Nus (AO)

Nei prati appena un poco più in pendenza la situazione è quella che potete vedere nell’immagine sopra… Si può solo sperare che piova ancora, e al più presto.

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Pascolo in un prato abbandonato – Petit Fenis, Nus (AO)

E’ passata poco più di una settimana dalle piogge e già la terra è di nuovo arida, polverosa. Il meteo continua a posticipare una possibile nuova perturbazione, oppure le nuvole arrivano, passano e vanno a depositare altrove il loro prezioso carico liquido.

Aspettando la pioggia

Dicono che tra oggi e domani arriverà, e speriamo che non sia un pesce d’aprile… Abbiamo bisogno di pioggia, abbiamo disperatamente bisogno di acqua. Servirà a spegnere gli incendi che, in certe vallate, stanno bruciando da giorni. Servirà ad evitare che i piromani ne inneschino altri. Servirà ad alleviare la tremenda sete della terra.

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Pascoli di mezza montagna inariditi – Arlod, Nus (AO)

Purtroppo ci sono persone che nemmeno si rendono conto della situazione in cui ci troviamo. L’acqua in casa dai rubinetti scende, e allora va tutto bene… L’altro giorno leggevo, in un gruppo di montagna, la domanda di una signora che chiedeva come mai fosse tutto giallo al Pian del Valasco (CN), nota meta degli escursionisti cuneesi e non solo.

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Pascoli secchi e devastati dai cinghiali – Arlod, Nus (AO)

Come mai? Forse perché a questa stagione lassù dovrebbe, come minimo, essere ancora tutto bianco… Bianco di neve, neve che è stata scarsa e che si è sciolta per le alte temperature invernali e per il vento. Vento che ha soffiato tanto, troppo spesso, da gennaio fino ad oggi. E la pioggia non è ancora praticamente mai caduta, forse due gocce un giorno, seguite da tre o quattro giorni di vento.

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Effetti della siccità su un prato-pascolo a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma sì, prima o poi pioverà… però ogni giorno di quel “poi” è sempre peggio. La terra, la vegetazione sta patendo. Nei prati si vedono chiazze di terra, terra dura, secca, polverosa. E l’erba non ha una “bella faccia”.

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Prato-pascolo a 1000m di quota ad inizio primavera – Petit Fenis, Nus (AO)

Guardate lo stesso prato dove c’è un po’ più di umidità. Non è ancora proprio l’aspetto normale che dovrebbe avere in questa stagione, ma è già meglio di dove l’acqua proprio non c’è.

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Irrigazione sui prati – Petit Fenis, Nus (AO)

Chi ne ha la possibilità, ha già iniziato ad irrigare nelle scorse settimane, per alleviare la sofferenza del cotico erboso. E’ vero che, con la pioggia, la vegetazione “partirà”, ma sarà comunque più indietro rispetto alle annate con un’umidità meglio distribuita nei mesi.

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Effetti della siccità su un prato ripido – Petit Fenis, Nus (AO)

Maggiore è la pendenza dei prati e dei pascoli, più questi appaiono secchi: qui anche la poca neve è rimasta meno a lungo, poi sotto ci sono più sassi, il terreno è drenante, l’umidità è un lontanissimo ricordo.

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Mazzolina già spigata – Petit Fenis, Nus (AO)

Le piante si difendono come possono: dove c’è un po’ di verde, non è raro vedere graminacee già con la spiga. Sono rimaste basse, hanno poche foglie, ma c’è già la spiga (cioè il fiore), dove in seguito si formeranno i semi. La pianta sente che c’è un problema, che la stagione potrebbe essere più corta del normale, così accelera i tempi, investe meno risorse nella crescita e produce già subito il seme per il prossimo anno.

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Primi fiori di lupinella – Petit Fenis, Nus (AO)

Addirittura sta fiorendo qualche pianta di lupinella! Questa leguminosa solitamente a queste quote ha la sua massima fioritura nel mese di maggio. Anche lei è bassa, con poche foglie e fiori piccoli. Certo, dovrebbe piovere a partire da oggi pomeriggio… Non sarà una grande pioggia, darà quel poco di sollievo…

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Ciliegi selvatici in fiore – Petit Fenis, Nus (AO)

…renderà più brillante il verde dei prati, che ora è spento anche nelle belle giornate di sole. “Rovinerà” le fioriture dei ciliegi, ma farà sì che le piante possano iniziare a mettere le foglie. Speriamo che, d’ora in poi, ogni tanto ci sia qualche giorno di pioggia. Non servirà tanto per le falde acquifere impoverite, ma per evitare che muoiano le piante. Potrebbe ancora salvare la stagione, ma… già in molti dicono che di fieno quest’anno se ne raccoglierà poco. E chissà i pascoli degli alpeggi come saranno, quest’estate? E ci sarà acqua per abbeverare gli animali?

Parliamo di clima?

Quanto parlare e sparlare di clima e di ambiente in questi giorni! Qui, su queste pagine, ben lo sapete che di clima e di tempo atmosferico si parla sovente. E’ ovvio, se la tua vita, il tuo lavoro, è costantemente influenzata dalle condizioni meteo, non puoi farne a meno. Come si fa a negare che il clima stia cambiando? Le temperature, la violenza di certi fenomeni, la mancanza o l’eccesso di precipitazioni sono sotto gli occhi di tutti. Non che in passato non vi siano mai stati cambiamenti, ma… in molti dicono che oggi il “nostro” inquinamento giochi la sua parte.

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Il verde inizia a tingere i prati sul versante esposto a sud – Nus (AO)

Che sia vero o no, inquinare meno male non fa, sia in termini di immondizia, di scarichi, di gas, sia di consumi. Perché comunque tutto quello al Pianeta Terra non fa bene. E non fa bene a noi, se vogliamo continuare a viverci. Perché… diciamocela tutta… alla fine è per noi stessi e per le generazioni che facciamo o dobbiamo fare qualcosa. La Terra continuerà ad esistere. Si adatterà anche a climi più caldi (o più freddi). Chi non si adatta, scompare, chi ha caratteristiche migliori per sopravvivere nel “nuovo” clima, si diffonderà. Si tratti di piante o di animali, ma questo è quello che succederà.

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Fioritura del Bulbocodium vernum – Vallone di Saint Barthélmy, Nus (AO)

Non c’è vita anche nel deserto? E’ l’uomo che magari non si troverà più tanto bene. Già, l’uomo… molti dei problemi sono legati al fatto che gli esseri umani, sulla Terra, sono tanti (troppi?). Nelle mie immagini non c’è mai “molta gente”, ma gli spazi spopolati sono pochi, sono sempre meno. E tutte le persone consumano, producono rifiuti di vario tipo, hanno necessità sempre crescenti. Il “benessere” si lascia dietro una scia di scorie difficili da smaltire.

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Pascoli senza neve a 1900m – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dunque inquinare e consumare meno male non fa. Ma riusciremo in qualche modo a far sì che il clima non cambi? Oppure saremo noi a dover cambiare per non soccombere? Quest’anno abbiamo avuto un (non) inverno secco, spesso mite, ancor più spesso ventoso, da queste parti. Adesso la primavera bene o male cerca di prendere il via, ma sono i prossimi mesi e l’estate a far paura.

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Pascolo di fine inverno – Petit Fenis, Nus (AO)

A torto o a ragione, l’allevamento viene spesso chiamato in causa quando si parla di clima. Bisognerebbe solo ricordarsi sempre di specificare che si parla di allevamento intensivo, con animali che praticamente non escono mai all’aria aperta, concentrati in piccoli spazi, alimentati con foraggi che spesso richiedono molta energia e acqua per essere prodotti. Ciascuno di noi quindi può fare qualcosa per l’ambiente ogni volta che compie un acquisto, a partire dalla tavola.

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Tramonto ventoso – Cumiana (TO)

Quindi anche in questo caso vale la regola di acquistare prodotti locali, da piccoli allevamenti, da piccoli produttori. Per essere ancora più virtuosi, portiamo con noi i contenitori per evitare ulteriori imballaggi (anche se non so se le normative lo consentirebbero, tra etichettatura obbligatoria ecc ecc.). Non è semplice, non è affatto facile. Il discorso è complesso, mi verrebbe da dire che non tutti possono permettersi di essere “ambientalisti”. Il prodotto a basso costo raramente è sano, etico, sostenibile. Ci sarebbe da scrivere per ore su questi temi e c’è chi l’ha già fatto meglio di me.

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Fioritura precoce sui pascoli privi di neve – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Se tutti facessero qualcosa, i benefici sarebbero visibili almeno per quello che riguarda l’inquinamento. Il clima è più complesso, basterebbe un’eruzione di qualche grande vulcano per modificare la gran parte delle teorie di cui si legge o si sente parlare in questi giorni. Di clima comunque qui si continuerà a parlare, sia per mostrare i momenti belli delle stagioni, le fioriture, i colori dell’autunno… sia quello che mi auguro non accada, cioè il caldo torrido e la siccità, che influirebbero duramente sui prati, sulla fienagione, sui pascoli…

Tra poco è primavera, ma…

Non è normale un tempo così a febbraio! Ah no… adesso è marzo. Ma comunque non è normale lo stesso. L’aria è più che primaverile, l’altro giorno c’era un sole e un caldo che intontivano. Io non ce la faccio a gioire per questa serie infinita di belle giornate e per la possibilità di stare in maglietta quando il calendario dice che è ancora inverno.

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Ben più di una farfalla oggi a 1800m di quota – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Anche oggi, è marzo, ma è ancora inverno. Nonostante in montagna soffiasse un forte vento di tormenta, nei punti riparati il sole era caldo e così c’erano farfalle che svolazzavano qua e là ad oltre 1700m di quota, verso la sommità del Forte di Fenestrelle.

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Giochi di sole e ghiaccio – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Le fontane gorgogliavano come fosse estate, solo una che era rimasta all’ombra fino a poco prima aveva intorno un po’ di ghiaccio dovuto agli spruzzi portati dal vento fuori dalla vasca.

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Carline – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Sui pendii tra le rocce spiccavano i fiori secchi delle carline, i cui steli quest’anno non sono stati schiacciati e spezzati dal peso della coltre nevosa. Pareva un paesaggio autunnale, sicuramente non una giornata di fine inverno.

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Salicone – Prà Catinat, Val Chisone, TO

Ma non c’erano solo le infiorescenze secche dello scorso anno! Qua e là ecco veri e propri segni di primavera, i fiori! All’inizio avevo visto solo una pianta di salicone, i cui amenti maschili brillavano di polline giallo. Era l’unica, quasi che nella sua collocazione riparata avesse trovato un microclima speciale…

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Puy – Val Chisone, TO

Un po’ di neve nei tratti non esposti al sole l’ho pestata, ma i versanti esposti a sud erano completamente liberi anche solo dalla più piccola chiazza bianca, fin su alle creste rocciose. Un paesaggio surreale, inquietante più del vento che si infilava tra le case chiuse e quelle diroccate di Puy, facendo sbattere in modo sinistro una lamiera su qualche tetto.

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Case ristrutturate – Pequerel, Val Chisone (TO)

Si potrà tornare ad abitare stabilmente a Pequerel, con questo clima impazzito? I terrazzamenti intorno alla frazione indicano l’antica presenza di numerosi campi e il villaggio, collocato in pieno sole, sicuramente può godere di condizioni ottimali.

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Il crollo sul lato ad est del paravalanghe di Pequerel – Val Chisone (TO)

Dalle valanghe, quando di neve ne veniva tanta, Pequerel era protetto grazie a un paravalanghe a forma di cuneo. Sicuramente non è stata la neve di quest’anno a causarne un crollo parziale. Speriamo venga riparato, nonostante la tendenza a non avere più inverni nevosi…

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La fontana del lavatoio – Pequerel, Val Chisone (TO)

Pequerel è deserta nonostante il sole e la strada sgombra da neve. Una fontana gorgoglia allegramente appena sotto la via centrale, unico segno di vita nel villaggio.

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La parte superiore di Pequerel – Val Chisone (TO)

Ci sono case ristrutturate, altre pericolanti, altre ancora ormai diroccate. Passandoci in questi giorni viene da chiedersi davvero perché non viverci tutto l’anno. In fondo siamo “solo” a poco più di 1700m e altrove, sulle Alpi, vi sono ancora insediamenti stabili anche a queste quote.

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Pascoli interamente rivoltati dai cinghiali – Pequerel, Val Chisone (TO)

Approfittando del suolo sgombro dalla neve, i cinghiali hanno fatto festa… Mi domando in quanti altri luoghi si assista ad una situazione del genere. Ho sempre più paura che ci troveremo davanti ad un’estate molto difficile: niente scorte d’acqua date dalla neve, un cotico erboso rimasto scoperto tutto l’inverno, per di più rivoltato dai cinghiali, battuto dal vento, una terra arida…

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L’alpeggio di Pequerel – Val Chisone (TO)

Siamo a marzo, due mesi e mezzo, tre, e qui arriveranno le mandrie e le greggi! Nella migliore delle ipotesi pioverà, in questi mesi. Si spera, che piova… E che non siano piogge torrenziali. Purtroppo però ben sappiamo che la tendenza sta diventando quella.

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Un torrente scende dai versanti del Pelvo privi di neve e ghiaccio – Val Chisone (TO)

C’è chi nega i cambiamenti climatici… mi dica un po’, questa gente, cosa sto osservando oggi, il primo di marzo. Torrenti dove un po’ di acqua scorre scendendo giù giù tra i versanti polverosi e bruni. Niente ghiaccio, niente neve, poca acqua. Questo non è quello scorrere allegro del disgelo, della primavera che arriva. E’ uno scorrere stanco di un’acqua che, quest’anno, praticamente non si è mai fermata.

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Crocus e festuca paniculata a 1800m, il 1 marzo 2019… – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Manca solo a me il “riposo” invernale? E dire che noi, con la nostra vita frenetica, un vero riposo non lo facciamo più… Ma la natura invece sì, e ne avrebbe avuto un gran bisogno. Invece, dopo un’estate di siccità e un non-inverno, ecco che a queste quote già fioriscono i crocus e le graminacee iniziano a spinger su le foglie. Dovrebbe accadere a fine aprile, a maggio, quando la neve scioglie e i ruscelli si ingrossano. Ho davvero paura che ci attenda un’estate molto difficile…

Inverno? Non pervenuto…

Quest’autunno avevamo provato a “leggere” i segni che la natura ci dava, anche facendo riferimento agli antichi detti. La neve “sulla foglia” avrebbe significato un inverno mite? Oppure l’abbondanza di frutti autunnali voleva indicare un lungo inverno con tanta neve?

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Giochi di giaccio lungo il ruscello – Petit Fenis, Nus (AO)

Ha “vinto” il detto che parla di un inverno che “non da noia” quando nevica sulla foglia. Qui infatti ci sono state poche, pochissime giornate davvero invernali. Quelle in cui il termometro è rimasto costantemente sotto lo zero saranno state sì e no un paio, non di più.

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Perle di ghiaccio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il cielo era quasi sempre limpido, spesso la montagna era spazzata da un forte vento, ma questo portava più temperature insolitamente miti che non gelo e brina. Così è passato gennaio ed è arrivato febbraio.

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Il camion del trasporto latte la sera della nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

In queste ultime settimane qualche volta abbiamo sì visto la neve… ma si è trattato di pochi centimetri. Solo un giorno ha nevischiato dalla mattina fino al pomeriggio, per regalarci infine una nevicata serale/notturna.

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La valle al mattino dopo la nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

L’atmosfera è durata poco, il giorno dopo già risplendeva il sole che, in poche ore, ha fatto cadere tutta la ghirlanda bianca dai rami e ha assottigliato rapidamente lo spessore del manto bianco a terra.

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Tramonto infuocato verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è stato ancora un ultimi tentativo che, una sera, improvvisamente ha imbiancato tutto, dopodiché è tornato il vento, a spazzar via gran parte di quello che c’era ancora. Un tramonto infuocato, poi sono ricominciate le belle giornate di sole.

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Pascolo a febbraio, a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

E ieri il sole era caldo, troppo caldo. Un caldo fastidioso, che ti lasciava prostrato. Ti chiedevi persino se fosse l’influenza che era ritornata, ma non si trattava di febbre, solo di temperature decisamente sopra la media unite a un abbigliamento ancora invernale. Intanto, si sentivano ronzare api, in cerca di fiori ancora assenti e… sì, ho visto passare un paio di farfalle gialle!

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Un paesaggio poco invernale – Petit Fenis, Nus (AO)

Sull’altro versante della valle la neve c’è ancora, ma qui in pieno sole la neve si è ritirata ben oltre i 2000m, rimanendo solo qua e là a chiazze dove il vento l’ha accumulata e i raggi solari arrivano con più difficoltà.

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Pastis cerca refrigerio nella neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche gli animali sono confusi, si dirigono verso il bosco, ma per l’ombra occorre aspettare ancora qualche mese. Così, dopo aver mangiato ghiande, castagne e quel po’ di erbetta verde che già si fa vedere nei punti più riparati, eccole dirigersi verso la neve residua: c’è chi la mangia e c’è chi vi si rotola sopra. Il timore ora è che la vegetazione si “muova” troppo in fretta, per poi venir danneggiata dal gelo in primavera. Ahimè poco possiamo fare, se non riflettere sui cambiamenti climatici in atto…

Storie di pietre (grazie alla tecnologia)

Domenica scorsa siamo andati in Valchiusella, sopra ad Inverso, per vedere la fioritura dei narcisi. C’era l’incognita del meteo, fortemente instabile. Si temeva la pioggia e si temeva pure che quella dei giorni precedenti avesse già rovinato eccessivamente i fiori.

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Narcisi in fiore ad Inverso – Valchiusella (TO)

Per fortuna il tempo ha tenuto, ma effettivamente la fioritura in certe zone era già quasi al termine. Comunque valeva la pena andare da quelle parti anche solo per vedere il paesaggio molto particolare. Un paesaggio “disegnato” dall’uomo.

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Salendo al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

I pascoli, punteggiati di baite (che qui chiamano “cascine”, anche se niente hanno a che fare con le cascine di pianura), hanno un aspetto ancora curato, anche se si possono distinguere chiaramente zone più verdi, prive di felci e cespugli, da altre apparentemente meno utilizzato.

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Genziane in fiore al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

Siamo arrivati fino al Colletto di Bossola, dove i narcisi erano meno fitti, ma subentravano le genziane. L’erba dei pascoli era ancora molto bassa, anche se la quota non è particolarmente elevata (nemmeno 1400m). Gli alpeggi veri e propri erano più in alto, si intravvedevano appena tra la nebbia.

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Narcisi in fiore – Inverso, Valchiusella (TO)

La sera ho pubblicato alcune di queste immagini su facebook, chiedendo a chi mi segue i nomi delle località dove avevo scattato le foto. Lo spettacolo della fioritura, che in certi punti era proprio nel momento del massimo splendore, già mi aveva appagata. Però… ho ricevuto anche un’inattesa e graditissima sorpresa.

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Baite d’alpeggio – Inverso, Valchiusella (TO)

Lo sapete, io amo le vecchie baite. Vorrei sempre che quelle pietre potessero parlare, raccontando la storia di chi le ha costruite, di chi ci ha vissuto, il perché di certi “elementi architettonici” che, talvolta, paiono quasi eccessivi per semplici baite di montagna. Uno dei tanti amici virtuali ha risposto alle mie richieste, con abbondanza di particolari, e così ho iniziato a fargli più domande.

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Cascine ad Inverso – Valchiusella (TO)

Andrea (ancora grazie!) mi ha detto che quelle cascine sono sempre state solo sede di alpeggio e non abitazioni permanenti. Anche un tempo, le mandrie (sicuramente più piccole che non oggi) salivano dal fondovalle, utilizzando man mano i pascoli, e spostandosi poi più a monte. Anche a fine stagione la discesa si effettuava a tappe. “I miei bisnonni avevano le vacche a Trausella, con la bella stagione iniziavano a salire alla prima cascina, poi ad una intermedia ed infine ad una di quelle lassù.

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Paesaggio d’alpe – Inverso, Valchiusella (TO)

Gli ho chiesto il perché dei muri in pietra, quelle strane “recinzioni” intorno alle baite. “Naturalmente le vacche non mangiavano nelle immediate vicinanze delle cascine, ma sui pascoli comunali. L’erba delle cascine mio bisnonno la falciava come fieno ed una buona parte la portava giù a Trausella. Guai se le vacche pascolavano nei prati delle cascine. Poi quando iniziava la discesa concimava tutti prati a mano. Altri tempi… altri uomini…

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Il “giardin” – Inverso, Valchiusella (TO)

Per finire, Andrea mi ha anche chiarito il “mistero” di una delle baite dove siamo passati. “Altri uomini… come quello che ha costruito il “Giardin”, mi hanno detto che era un omone forte e quelle pietre le ha fatte lui, in una cava più in alto, e trascinate giù in inverno.

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Il Giardin – Inverso, Valchiusella (TO)

Non avevo mai visto un simile “steccato” in pietra. “La mantegna in pietra mio nonno mi aveva detto che era per guidare le vacche alla cascina, per evitare che andassero giù nel prato. Le vacche mangiavano nei prati lì intorno, mentre quello all’interno della recinzione di pietre che hai visto tutto intorno, veniva falciato. Chiaramente un lavoro enorme sicuramente guidato da tanta ambizione.” Che dire… grazie alla tecnologia che ha permesso ad Andrea di raccontarmi/raccontarci queste belle “storie”. Il mio invito a tutti è quello alla riflessione, su cosa voleva dire un tempo vivere in montagna, su come la montagna veniva tenuta, curata, accudita… quando c’erano meno mezzi, meno risorse, ma tutto serviva per la sopravvivenza.

Scusate l’assenza

Sono passati veramente troppi giorni da quando ho aggiornato l’ultima volta queste pagine. Non è facile avere tempo per tutto e, nelle ultime settimane, alcuni problemi di salute alla schiena rendevano poco allettante anche solo la prospettiva di sedersi davanti al computer.

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Adesso la mia schiena va molto meglio e spero il problema non si ripresenti, anche perché il mese di maggio sarà, oltre che impegnativo, fitto di appuntamenti che mi porteranno pure in altre regioni d’Italia. Perdonatemi se mi leggerete poco qui, però potrete incontrarmi dal vivo. Sabato prossimo, 5 maggio, sarò ad Elva (CN), in Valle Maira, alle ore 17:30, per presentare due dei miei libri.

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La settimana successiva, il 9 maggio, invece a Verrès (AO), in anteprima verrà presentato il nuovo libro “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari”. Ore 20:45 a Maison la Tour, Verrès. Seguiranno altri appuntamenti nelle prossime settimane, che mi porteranno prima in Valtellina (Edolo) e quindi in Veneto (Follina).

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Al pascolo con Grey, mentre Ginseng e Guinnes si contendono le mie attenzioni – Nus (AO)

Come vi ho detto sopra, sto meglio, però (per evitare ricadute) preferisco stare all’aperto e non seduta a scrivere. Anche perché le cose da fare non mancano. C’è da andare al pascolo delle capre, mattina e pomeriggio, perché ormai l’erba non manca più.

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Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

La primavera è esplosa di colpo, in tutto il suo splendore. Ci sono stati alcuni giorni persino troppo caldi, ma adesso siamo tornati nella norma (con anche delle piogge, che nel mese di maggio, non mancano mai). Dopo un lungo inverno e la siccità dell’estate-autunno, vedere tutto quel verde è stato un piacere che non stanca mai! Lo abbiamo accolto quasi con sorpresa, come se non ci ricordassimo più di cosa si trattasse.

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Prati in fiore – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono fioriti gli alberi da frutto, i ciliegi selvatici, i prunus, i peri, i meli… I prati si sono tinti di giallo con i fiori di tarassaco. C’è tutto da fare, fuori, tutti quei lavori che sono stati rimandati perché non era ancora stagione, nell’orto, nel giardino…

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Valanghe in quota – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

In montagna c’è ancora tanta neve, ci sono state molte valanghe nei giorni più caldi, poi ancora altra neve con le precipitazioni di queste ultime ore, seguite da pioggia che sta cadendo anche a quote abbastanza elevate. Molti però parlano già di alpeggio: chi sale iniziando a pascolare nel fondovalle o appena sopra centri abitati a mezza quota, è quasi pronto per partire. Un paio di settimane e poi greggi e mandrie pian piano daranno il via alle transumanze.

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Pascolo tra arbusti e prati abbandonati – Petit Fenis, Nus (AO)

Il pascolo non manca più, dopo mesi e mesi di fatica: chi cercava dove portare i propri animali, chi li nutriva in stalla con scorte di fieno sempre più esigue o con fieno acquistato a carissimo prezzo. Si passano diverse ore al pascolo con gli animali, quando si rientra, manca il tempo per sedersi a scrivere. Un tempo lo facevo anche mentre pascolavo, ma un conto è avere 4-5 capre, un conto un gregge più numeroso! Poi, come avete visto in una delle immagini pubblicate sopra, gli ultimi nati tra i capretti reclamano attenzioni e rendono difficile anche solo la lettura di un libro! Altro che scrivere su di un tablet!

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Cielo grigio e aria di pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Adesso poi è arrivata la pioggia, pare che l’instabilità caratterizzerà per lo meno queste prime settimane del mese. Gli animali mangiano lo stesso, che ci sia sole o che piova, quindi anche con il maltempo non riesco più di tanto a dedicare del tempo a queste pagine… Ogni tanto pubblicherò qualcosa, ma spero proprio che verrete anche ad ascoltarmi nei vari incontri che ci saranno nelle prossime settimane.

Abbiamo perso l’abitudine?

Per molti questa non è un’annata semplice. Non si tratta solo di lamentele “tanto per dire”, il clima sta davvero mettendo in difficoltà molte aziende agricole. Però le cause non vanno cercate solo nel prolungarsi dell’inverno a quote anche relativamente basse.

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Nevicata di aprile a Doues (AO) – foto E.Cuaz

Stamattina ho visto tante foto del genere nelle bacheche facebook dei miei amici piemontesi e valdostani, dato che ieri e nella notte la quota neve si è ulteriormente abbassata, ma anche nei giorni scorsi le precipitazioni nevose erano scese anche sotto i 1700-1600m. E’ una cosa anomala? Servirebbe un climatologo per fare un’analisi completa e dettagliata del fenomeno, con tanto di grafici e dati numerici, ma a me verrebbe innanzitutto da dire che sono state le ultime stagioni ad averci abituati male. Inoltre, se tutta la pioggia caduta negli ultimi giorni fosse stata acqua anche ad alta quota, probabilmente oggi ci sarebbero criticità in diverse aree. La neve sta causando e causerà sicuramente delle valanghe, ma l’acqua sulla neve ancora presente in quota avrebbe potuto determinare frane e alluvioni. Ricordo una decina di anni fa, esattamente nel 2008, un fenomeno simile nel mese di maggio, con pioggia fino ad alta quota, che ebbe ripercussioni molto gravi nelle vallate del Pinerolese (qui un video della Val Pellice in quei giorni, mentre qui l’analisi meteo-idrologica dell’evento)).

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Il lento progredire del verde – Ville Sur Nus, Quart (AO)

I problemi per le aziende agricole non sono però tanto dovuti alla neve, quanto al fatto che lo scorso anno (2017) sia stato caratterizzato da una serie di condizioni climatiche davvero anomale. Un inverno più caldo del normale con momenti concentrati di freddo intenso, tra cui una gelata molto forte a fine aprile, quando la vegetazione era ormai in uno stadio abbastanza avanzato (non solo nelle piante – da frutta e non, ma anche nei prati). Il gelo aveva colpito anche “l’erba”, specialmente le foglie più tenere (leguminose e altre essenze erbacee), che si era ripresa lentamente, con l’effetto di avere un primo taglio di fieno non soltanto scarso (in alcune zone con rese inferiori al 50% della media), ma anche di bassa qualità. Infatti nel primo taglio, solitamente abbondante, di certi prati erano comparse erbe infestanti come il Bromus mollis (forasacco peloso), che normalmente caratterizzano prati meno fertili o zone incolte.

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Neve fresca a tempo ancora incerto – vista da Nus sul Mt. Corquet (AO)

A ciò si era aggiunta la siccità e le alte temperature estive, che avevano determinato pascoli autunnali scarsi sia in alpeggio (qualcuno aveva dovuto abbandonare prima la montagna), sia a quote inferiori, sia in pianura. Le bestie erano state messe in stalla prima del solito, iniziando così ad intaccare molto presto le già scarse scorte di fieno. Molti speravano che le nevicate invernali precoci significassero un inverno breve e una primavera precoce, ricca di erba grazie alla neve di dicembre e gennaio. Invece a febbraio faceva più freddo ancora e a marzo l’erba spuntava a fatica. E i fienili si erano ormai svuotati…

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Capre al pascolo con la prima erba di aprile – Nus (AO)

Tutti sognavano di metter fuori gli animali. Qualcuno l’ha fatto, in pianura o a mezza quota, anche dove sicuramente era ancora un po’ presto, ma o così o… rischiare di fare la fame! Perché non solo è finito il fieno, ma non si trova nemmeno a comprarlo! Un amico quest’anno ha definito il fieno “oro verde”, in effetti il suo prezzo è davvero alto, ma in certi casi nemmeno lo si trova più, dopo che ne è arrivato da altre parti d’Italia o dalla Francia. In passato non c’erano queste possibilità di commercio sulla lunga distanza, sicuramente, così quando si verificava una serie di congiunture del genere si determinavano le cosiddette “carestie”, che il più delle volte erano legate al clima che mandava a monte i raccolti di generi primari come i cereali, o le patate, ecc…

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Prati verdi e alberi ancora spogli – Nus (AO)

Non è strano avere il freddo e poca erba ad aprile, non ci ricordiamo più com’erano le stagioni!“, mi diceva l’altro giorno un allevatore di bovini. D’altra parte negli ultimi anni c’è stata una gara a chi saliva per primo in alpeggio, in certe valli, con non solo le pecore, ma anche i bovini che arrivavano in quota anche a metà maggio! La tradizione degli alpeggi cuneesi, per esempio, prevedeva la transumanza di salita verso San Giovanni (24 giugno). Anche in Valle d’Aosta la tradizione parla di San Bernardo (15 giugno) o San Giovanni per la salita al tramuto a quote inferiori. Con una buona scorta di fieno, forse oggi ci si limiterebbe al fastidio per l’ennesima nevicata, mentre quest’anno ci sono davvero aziende sull’orlo della crisi, che non sanno più cosa mettere nelle greppie ai loro animali.

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Fiori in un giardino e neve sullo sfondo – Nus (AO)

Potrei a questo punto parlarvi di come le aziende siano in crisi anche perché il prezzo dei loro prodotti (latte, trasformati, carne, animali) resta invariato, pur a fronte di spese duplicate o triplicate. Sarebbe un discorso molto lungo. Mi limito a dirvi che, nonostante il prezzo dei foraggi quest’anno sia andato alle stelle (senza contare tutte le altre spese), le entrate restano quelle, il latte viene pagato sempre allo stesso modo, idem un animale da macello o da vita. Quindi la gran parte delle aziende sta lavorando in perdita e… le piccole aziende di montagna, dove oltretutto ci sono i costi di trasporto, dove l’inverno sta durando da mesi, ecc…, stanno soffrendo più ancora delle altre.

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Sui versanti esposti a Nord (nell’inverso) l’inverno dura ancora di più – panorama da Nus (AO)

E che dire poi di quelli che, negli ultimi anni, hanno deciso di stabilirsi in montagna, magari aprendo un’azienda agricola? Hanno trovato un bel posto, panoramicamente appagante, pian piano hanno realizzato il loro sogno e, nelle scorse stagioni, hanno sopportato i disagi della “brutta stagione”. Poi quest’anno l’inverno ha mostrato la sua vera faccia e per molti di loro è stata dura, durissima! Sia dal punto di vista lavorativo, sia da quello fisico, economico e anche psicologico. Lo è stato anche per chi in montagna c’è nato e cresciuto, ma effettivamente si era anche un po’ abituato a questi inverni più miti. Qualcuno forse rivedrà anche le sue scelte: non si tratta secondo me di sconfitte, ma di presa di coscienza di quella che è la realtà della montagna. D’altra parte in molti villaggi alpini, quelli abitati stabilmente anche a quote abbastanza elevate, si diceva: “nove mesi d’inverno e tre d’inferno” (in quanto in quei tre mesi bisognava concentrare tutti i lavori per produrre le scorte necessarie alla lunga stagione in cui la terra non dava alcun frutto). Niente di nuovo, quindi.

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Pascolo primaverile – Nus (AO)

Oggi abbiamo altri sistemi, comodità, mezzi di comunicazione e trasporto, possiamo cercare di evitare le “carestie”, ma quando i soldi finiscono del tutto e non sai più come pagare il foraggio per i tuoi animali… sono momenti molto tristi, drammatici. Un allevatore, la scorsa estate in alpeggio mi aveva raccontato che i vecchi avevano un modo di dire riguardante il Natale: se cadeva di lunedì, invece di tre tori, tienine solo uno. Cioè quando Natale cade di lunedì (com’è stato nel 2017), l’inverno sarà lungo e difficile da affrontare, quindi è meglio tenere in stalla meno animali, vendendo innanzitutto quelli non produttivi (basta un toro per fecondare le vacche). Così come ricordiamo e citiamo gli antichi detti, cerchiamo anche di avere memoria delle stagioni di un tempo. E soprattutto, di quanto siamo ancora legati al clima, alle condizioni meteo. Se ne dimentica chi va tutti i giorni a far la spesa al supermercato, se ne accorge molto bene chi, quotidianamente, ha a che fare con l’erba che non cresce, con i pascoli di pianura allagati da pioggia e fango, con la neve da spalare ancora una volta per arrivare alla stalla, da cui gli animali non possono ancora esser fatti uscire…

Arriverà anche la primavera

L’altra mattina, mi pare fosse sabato, mi ha svegliato il gorgheggiare dei merli. Era ancora buio, il cielo era nuvoloso, ma gli uccelli cantavano salutando la primavera. La natura lo sa, lo sente…

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Hepatica triloba

E infatti ecco che, all’improvviso, tra l’erba secca lungo il ruscello, dal nulla stanno sbocciando i fiori violetti degli anemoni. Inizia qualcosa qua e là, poi di colpo tutto si muoverà pieno di vigore, dopo i mesi di siccità, dopo la neve, dopo il vento, il freddo intenso.

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Pioggia e nebbia – Petit Fenis, Nus (AO)

Ci voleva anche quella pioggia, quelle giornate di nebbia grigia e compatta. Ci vuole tutto, basta che poi arrivi la primavera. Quest’anno la stiamo davvero aspettando, ma la “colpa” è delle anomalie dei mesi e degli anni precedenti. Siamo stati mal abituati da inverni troppo caldi e con poca neve, magari anche graditi da qualcuno. Se vuoi tenere gli animali all’aperto al pascolo, le belle giornate non stufano mai. Ma senza la pioggia, l’erba non c’è… Senza la neve in montagna, la stagione d’alpeggio si fa difficile.

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L’erba “nuova” sotto la pioggia

E l’erba aspettava proprio quella pioggia. La neve dell’inverno è andata e venuta una, due, tre, tante volte, ma niente si muoveva. Poi all’improvviso i merli, le cince che cantano, la pioggia e il verde che fa capolino qua e là. Nei fondovalle, in pianura, qua e là già stata avanzando, ma pian piano è la volta anche dei versanti, con la precedenza per quelli ben esposti al sole.

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La quota della neve domenica sera – Petit Fenis, Nus (AO)

E il sole di questi giorni farà muovere tutto, nei prati, lungo i ruscelli, nel sottobosco. Scioglierà pian piano la neve, anche se le previsioni dicono che persino i giorni in cui, sul calendario, dovrebbe iniziare la primavera, potrebbe cadere ancora neve anche a bassa quota. La speranza è che sia l’ultima volta e che non ci siano poi gelate tardive, le peggiori. Tutte le difficoltà della passata stagione sono iniziate proprio con delle gelate al mese di aprile, che hanno danneggiato le coltivazioni, ma anche l’erba.

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Capretti nati un mese fa – Petit Fenis, Nus (AO)

Gli animali attendono in stalla il momento in cui finalmente si tornerà al pascolo. I capretti non hanno ancora visto il mondo all’esterno, se non qualche occhiata appena fuori della porta della stalla. Così è l’inverno per chi sta a mezza quota in montagna, per chi vive stabilmente a quote maggiori, è più lungo ancora.

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Vista verso la bassa valle – Petit Fenis, Nus (AO)

Sole e nuvole “da primavera”, aria frizzante, densa di aspettative, di voglia di muoversi. C’è tutto da fare, di colpo i lavori aumenteranno ancora di più. Non solo la stalla, ma anche tutto quello che, a quote inferiori, si può iniziare a fare con calma, man mano che passano i mesi. I prati da pulire, gli orti, c’è chi pota vigne e chi frutteti. Arriverà, la primavera…