La pioggia serve, ma…

Quest’anno non ci stiamo lamentando per la siccità. Il problema è che non la smette di piovere… La primavera è stata bella, abbastanza fresca, con giornate limpide e raggi di sole che illuminavano le montagne silenziose. Gli agricoltori però non si sono mai fermati, indipendentemente dall’emergenza e dal lockdown. In pianura penso che buona parte dei fieni siano stati fatti, in montagna invece bisognava iniziare adesso…

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Prati tagliati e fieno che secca in piedi – Collina di Nus (AO)

Nel fondovalle ci sono prati ormai verdissimi, dove l’erba nuova cresce abbondante, e altri sempre più gialli, laddove non c’è stato tempo e modo di tagliare. Lo stesso accade fino ad una certa quota, di lì in poi il momento giusto per iniziare il fieno è arrivato insieme alle piogge. Nel nostro caso, non si riesce ad iniziare fin quando gli animali sono in stalla, ma ormai sono tutti in alpeggio, il tempo ci sarebbe, è quello atmosferico che non accompagna.

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Neve fresca a quote alte (qui la Grivola), ma spesso anche sui pascoli dove già ci sono le mandrie e le greggi

Piove, piove quasi quotidianamente… forse oggi pomeriggio tornerà il sole e potrebbe durare qualche giorno. Era ricomparso domenica, giusto per illuminare creste, vette e pascoli di alta quota imbiancati. Anche stamane le nebbie per qualche istante si sono diradate, per mostrare altra neve fresca, dopo una notte di pioggia battente.

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Gregge di capre sui pascoli in un giorno di pioggia – Arpilles, Introd (AO)

Non che negli alpeggi le cose vadano molto meglio, sia per gli uomini, sia per gli animali. Tocca andare al pascolo con la pioggia, a volte anche nel bel mezzo di temporali. Fa freddo, non sempre c’è modo di asciugare gli indumenti fradici di acqua. Per non parlare di chi deve mungere all’aperto… Insomma, la siccità è grave per i pascoli, ma di troppa pioggia nessuno ne trae beneficio, perché gli animali pascolano male e sprecano foraggio.

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Tornando in basso, nei prati da falciare, così si presentavano i migliori fino a qualche giorno fa. Tanta erba, bella erba, matura al punto giusto… Tutti scalpitano e imprecano, ma iniziare quando le previsioni davano un piccolo spiraglio era troppo rischioso. Il fieno va fatto bene, va ritirato ben asciutto, altrimenti e balle ammuffiscono o, peggio ancora, rischiano di “bollire”, di fermentare, fino a prendere fuoco.

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Fieno che marcisce a terra – Val d’Ayas (AO)

Chi ha tagliato nel momento sbagliato ora ha del fieno che sta marcendo, con l’erba sotto che già fa capolino tra i mucchietti di colore giallo scuro/marrone. Qualcuno da queste parti ha rischiato un taglio domenica mattina, nonostante la pioggia intensa di sabato pomeriggio/sera. Qualche fortunato ieri sera passava giù con il carro carico di rotoballe (sotto altra pioggia a dirotto), avendo sfruttato il sole e il vento e i temporali passati appena un po’ più in là…

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Nuvole temporalesche verso il Piemonte – Petit Fenis, Nus (AO)

Sì, perché anche con previsioni buone, poi si forma all’improvviso quel temporale che magari non arriva, o magari ti investe in pieno, magari passa dall’altra parte della valle, lasciandoti con il fieno asciutto e un bell’arcobaleno da ammirare mentre le nuvole si spostano altrove.

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I prati dopo una notte di forte pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri sera tutte le previsioni segnavano pioggia, quelle più aggiornate avevano diminuito la quantità, da queste parti, invece bisognava tener buona l’intensità annunciata nei giorni precedenti, infatti stamattina presto ancora pioveva e i prati erano fradici. Adesso c’è una nebbia autunnale che ci fa capire come nemmeno oggi si possa dare il via alla stagione del fieno… Tra l’altro, da queste parti, non bastano 4-5 giorni o una settimana di bel tempo. Non è come in pianura dove le estensioni sono grosse, i pezzi pianeggianti. Qui ci sono prati e praticelli, muretti, angoli, strisce, pendenze. Servirebbero almeno 2 settimane senza pioggia. Facciamo tre, così andiamo sul sicuro!

Suonate le vostre campane

L’altra sera stavamo aspettando un parto di una capra che andava per le lunghe, così, mentre si guardavano le notizie e i video on-line, ci è venuta l’idea. “Ma perché non fare uno di questi flash mob, ma con le campane?“. Sì, io non sono tra quelli che deridono queste iniziative che creano un diversivo e un momento di “aggregazione spensierata”, pur stando tutti lontani, in un momento così difficile come questo. Le cose non vanno bene, i problemi sono tanti, ma cercare di sollevare gli animi con un po’ di musica e di gioia male non fa. Ho visto che su un gruppo facebook dedicato ai campanacci già si parlava di farli suonare una volta che tutto fosse finito. Però ieri, nel silenzio surreale di una domenica pomeriggio senza il via vai continuo delle macchine dei turisti, con solo il cinguettare degli uccellini che sentono la primavera, mi sono detta: “No, il momento giusto da farlo è ora. Se le suoneremo in montagna, si sentirà da una parte all’altra della valle, e anche in pianura i campanacci risuoneranno di cascina in cascina…

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E così ecco che vi propongo questa iniziativa. La data non è scelta a caso, il 21 marzo inizia la primavera, un momento di rinascita soprattutto per il mondo agricolo. L’auspicio è che, presto, la rinascita possa esserci per tutti, dopo queste giornate così dure, complicate, colme di preoccupazione, di incertezza. L’ora (le 11:30) è quella in cui tutti, bene o male, dovrebbero aver finito i lavori in stalla, nei prati, nei campi (visto che gli allevatori lavorano sempre e comunque, gli animali devono mangiare, devono essere munti, devono essere curati, aiutati a nascere…), ma non si sono ancora messi a tavola. Uscite fuori, sui balconi, nei cortili (non troppo vicino alla stalla, o le bestie impazziranno, sentendo i campanacci! Penserebbero che sia già ora di uscire, andare al pascolo, partire verso i monti), fate suonare campane, campanacci, campanelle.

Sarà un modo per far sentire la voce di un settore fondamentale per il territorio e per le persone, per portare in tavola latte, carne, latticini… Con le nostre campane diremo che ci siamo e che continuiamo, nonostante tutte le difficoltà che già c’erano e quelle che si sono aggiunte in questi giorni. Diremo grazie a chi consuma i nostri prodotti, a chi sarà più attento a sceglierli in futuro. Ringrazieremo tutti coloro che lavorano per noi anche in questo periodo (veterinari, chi ci porta fieno, mangimi, chi ci aggiusta i trattori…) e chi lavora per la salute di tutti (medici, infermieri, tutto il personale che lavora sulle ambulanze, negli ospedali). Fate girare la voce, condividete, cerchiamo di essere tanti, tantissimi, sabato 21 marzo alle ore 11:30. Giriamo anche dei video da condividere sui social, così che il nostro suono arrivi anche nelle città, nelle case di tutti!

Il riposo della neve

Stamattina ci siamo svegliati con i fiocchi che danzavano in cielo e il paesaggio notturno rischiarato dalla neve. La nevicata non è durata a lungo, qualche ora dopo aveva già smesso e le temperature si erano rialzate. Il cielo non si è rasserenato, ma credo che, se ricomincerà la precipitazione, qui saremo sul confine tra pioggia e neve.

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La nevicata di stamattina, durata poche ore – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche quello attuale non ha nessuna intenzione di essere un inverno degno di questo nome. C’era stata un po’ di neve autunnale, insieme a parecchia pioggia, che ci aveva impedito di finire l’erba nei prati con le vacche, infatti quando era tornato il bel tempo erano iniziati i parti. Per un po’ ne hanno beneficiato le capre, poi era ora di mettere il letame… La neve servirebbe, molto più di quella caduta stamattina, anche per permettere al letame di sciogliersi e filtrare lentamente nel terreno, per garantire tanta buona erba per la primavera e l’estate.

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Pascolo invernale nel bosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri, pascolando sotto ai noccioli, bastava che una capra sfiorasse un ramo per vedere nuvole di polline giallo che si spargeva nell’aria. Fine gennaio a 1000m di quota, tutto ciò non è “nella norma”. E non erano gli unici segnali della primavera imminente…

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Una primula fa capolino nel sottobosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Infatti ovunque, tra le foglie secche, ecco spuntare ciuffi verdi appartenenti alle varie specie che annunciano la nuova stagione. C’erano le primule e, in un punto più umido, anche i fiori della farfara. Certo, sono le prime piante a riprendere il ciclo vegetativo, ma fosse fine febbraio sarebbe stato meglio.

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Ieri pomeriggio al pascolo con il cielo e l’aria che già preannunciavano la neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe servito un lungo riposo per tutti, non solo per le piante. E’ vero, l’assenza di neve mi ha permesso di pascolare quasi quotidianamente anche quest’anno e le capre sicuramente ne beneficiano, sia come salute, sia come umore. Le abbiamo tenute in stalla quando c’era la nebbia o il vento troppo forte, quando la mattina il terreno era bianco di brina, ma ora abbiamo già ripreso a farle uscire dal mattino quando arriva il sole fino al tramonto… e le giornate si stanno allungando!

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Altri “segni di primavera” nel sottobosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Il riposo serviva anche per le persone. Sì, perché quando è tutto bianco di neve c’è da faticare un po’ di più per fare i lavori quotidiani indispensabili, per il resto si sta fermi e si tira il fiato. Invece no, così tutti i giorni c’era qualcosa da fare e la stanchezza si accumula. Certo, altrimenti si sarebbero accumulati i lavori, ma se uno fosse più riposato, alla fine le cose le farebbe meglio e in meno tempo. Credo inoltre che sia fisiologico, tutti gli organismi nati e cresciuti in questo clima, avrebbero bisogno del giusto alternarsi delle stagioni. Per finire, serviva un periodo in cui non si poteva lavorare fuori, nei prati, per occuparsi di tutte quelle piccole cose, riparazioni, fare ordine, quelle attività che vengono rimandate alle giornate di brutto tempo…

Piccoli animali, grandi problemi

Di certi problemi si parla quotidianamente, insistentemente. Altri, anche molto gravi, non ricevono la stessa attenzione. Del problema lupo sappiamo tutto e anche di più, c’è gente che spaccia per notizie il fatto di averli addirittura sentiti ululare… Con costi elevati in termini di fatica, di stress e di denaro, dal lupo ci si può cercare di difendere (o meglio, di contenere i danni). Ma che fare contro nemici molto più piccoli e sicuramente molto più insidiosi? Con la complicità di un clima mutato, inverni sempre meno freddi, estati con temperature elevate, c’è una serie di animaletti, insetti e non solo, che hanno fatto la loro comparsa dove prima non c’erano o hanno aumentato enormemente il loro numero.

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Zecche sulla mammella di una capra

Partiamo dalle zecche (e ribadiamo ancora una volta che non le “porta” nessuno, piuttosto la loro presenza è favorita dalla combinazione di terreni abbandonati, ricchi di vegetazione, maggiore presenza in queste aree di fauna selvatica e, appunto, temperature più miti).

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Capra che si gratta con un arbusto per liberarsi delle zecche tra le corna

Anche a 1000 metri di quota, potevi già vedere le prime addirittura al mese di gennaio. Prima le capre, poi i capretti, ne sono stati vittima in maniera massiccia. I trattamenti antiparassitari hanno una durata e un’efficacia limitata, in caso di consumo del latte e/o della carne puoi affidarti solo a prodotti a base di erbe, ma servirebbe un bagno completo ogni due tre giorni in una vasca piena di olio di neem o di qualche prodotto piretroide, per tenerle lontane!

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Camminando tra cespugli ed erba alta in terreni semi-abbandonati è facile trovarsi numerose piccole zecche sugli abiti

Le zecche comunque le conosciamo tutti e molti di noi in questi ultimi anni sicuramente hanno avuto modo di fare qualche incontro ravvicinato anche senza essere allevatori o possessori di cani e gatti. Invece ditemi un po’ chi di voi conosce i simulidi. Io non ne avevo sentito parlare fino a due anni fa. Molti allevatori forse ne conoscono gli effetti nefasti, ma non il nome. Sono dei moscerini che, da qualche anno, causano grossi problemi in primavera quando è ora di mettere fuori dalle stalle i bovini. Li ho visti in azione sulle capre, che quest’anno hanno sempre pascolato all’aperto, esclusi quei pochissimi giorni di maltempo.

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Mammella di una capra con i segni delle punture dei simulidi

Già a fine marzo, ma poi in modo massiccio ad aprile, vere e proprie nuvole di questi moscerini circondavano ogni animale del gregge, accanendosi particolarmente sulle mammelle. A parte l’evidente fastidio, su questi animali per fortuna non si sono manifestati effetti peggiori. Con i bovini purtroppo non è così. Non so altrove, ma qui in Valle d’Aosta ogni anno si registra qualche morte per colpa dei simulidi. Le punture causano, oltre al gonfiore nelle zone colpite, gonfiore della gola, della testa e shock anafilattico. Solo un intervento mirato e tempestivo del veterinario può salvarle.

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Gregge al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Si può tentare un trattamento con un prodotto repellente, ma non sempre è efficace. E così anche quest’anno ci sono già state alcune manze morte, altre salvate appena in tempo. Ma non ci sono grosse soluzioni, si mettono le bestie fuori, si tengono d’occhio e si spera. Anzi, ci si fa fare la ricetta del prodotto da iniettare contro lo shock anafilattico dal veterinario e ci si tiene pronti a correre in farmacia (in certe già scarseggia, se uno ha un’urgenza non è detto che in questi giorni riesca a trovarlo subito!).

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Il clima è più freddo in questi ultimi giorni che non nei mesi scorsi – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è chi dice che servirebbe un temporale, una pioggia, mentre gli animali sono fuori, così da lavar via l’odore di letame. Dopo i moscerini sarebbero meno aggressivi. E dire che comunque in questi giorni ce ne sono già meno rispetto a qualche settimana fa. Il freddo di questi giorni forse li terrà lontani o li annienterà?

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Vacche valdostane in una piccola stalla di montagna – Varfey, Lillianes (AO)

Erba che viene dura e bestie in stalla perché si ha paura di metterle fuori… C’è chi ha paura di un attacco del lupo, chi delle punture dei simulidi! Qualcuno altrove ha questo problema? Qualcuno ha trovato delle soluzioni efficaci? Quasi mai colpiscono anche l’uomo, ma io ho potuto sperimentare anche questa esperienza, e vi garantisco che la loro puntura è molto fastidiosa, causa un grosso ponfo indurito dal prurito fortissimo che dura molti giorni.

Non basta…

Sì, ha piovuto, ha anche nevicato, ma… per lo meno da queste parti, possiamo dire senza dubbio che… non basta! E non si tratta di essere incontentabili, è proprio che la siccità non è ancora stata debellata.

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Prati dopo la pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono state sufficienti anche solo poche gocce per far sì che tutto sembrasse finalmente un po’ più verde. E non era solo un’impressione, dopo una giornata di pioggia i prati erano effettivamente più verdi, piante e cespugli improvvisamente avevano aperto le gemme, i versanti pian piano iniziavano a tingersi di macchie di colore.

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Cime innevate verso Clavalitè – Fenis (AO)

Anche la neve in montagna è una vera manna, in modo da coprire finalmente i pascoli, oltre a garantire uno scioglimento progressivo per avere acqua, umidità anche più avanti nella stagione.

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Ghiaccio nei prati dove ha funzionato l’irrigazione a pioggia – Vollein, Quart (AO)

Dopo la breve pioggia però qui è già subito tornato il vento, insieme al freddo. Sui prati è ricomparsa la brina (che avevamo visto poco d’inverno), mentre dove gli impianti di irrigazione già funzionano, ecco degli arabeschi di ghiaccio…

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Prati a Petit Fenis, Nus (AO)

L’erba dei prati è bassa, ha patito troppo nelle scorse stagioni, tra siccità, vento, caldo fuori stagione, e sicuramente il meteo non aiuta a riprendersi. Il timore che il fieno possa di nuovo essere scarso anche quest’anno inizia a manifestarsi… Un’altra cattiva annata e la zootecnia già in crisi finirà in ginocchio.

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Prati di metà aprile a Petit Fenis, Nus (AO)

Nei prati appena un poco più in pendenza la situazione è quella che potete vedere nell’immagine sopra… Si può solo sperare che piova ancora, e al più presto.

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Pascolo in un prato abbandonato – Petit Fenis, Nus (AO)

E’ passata poco più di una settimana dalle piogge e già la terra è di nuovo arida, polverosa. Il meteo continua a posticipare una possibile nuova perturbazione, oppure le nuvole arrivano, passano e vanno a depositare altrove il loro prezioso carico liquido.

Aspettando la pioggia

Dicono che tra oggi e domani arriverà, e speriamo che non sia un pesce d’aprile… Abbiamo bisogno di pioggia, abbiamo disperatamente bisogno di acqua. Servirà a spegnere gli incendi che, in certe vallate, stanno bruciando da giorni. Servirà ad evitare che i piromani ne inneschino altri. Servirà ad alleviare la tremenda sete della terra.

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Pascoli di mezza montagna inariditi – Arlod, Nus (AO)

Purtroppo ci sono persone che nemmeno si rendono conto della situazione in cui ci troviamo. L’acqua in casa dai rubinetti scende, e allora va tutto bene… L’altro giorno leggevo, in un gruppo di montagna, la domanda di una signora che chiedeva come mai fosse tutto giallo al Pian del Valasco (CN), nota meta degli escursionisti cuneesi e non solo.

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Pascoli secchi e devastati dai cinghiali – Arlod, Nus (AO)

Come mai? Forse perché a questa stagione lassù dovrebbe, come minimo, essere ancora tutto bianco… Bianco di neve, neve che è stata scarsa e che si è sciolta per le alte temperature invernali e per il vento. Vento che ha soffiato tanto, troppo spesso, da gennaio fino ad oggi. E la pioggia non è ancora praticamente mai caduta, forse due gocce un giorno, seguite da tre o quattro giorni di vento.

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Effetti della siccità su un prato-pascolo a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma sì, prima o poi pioverà… però ogni giorno di quel “poi” è sempre peggio. La terra, la vegetazione sta patendo. Nei prati si vedono chiazze di terra, terra dura, secca, polverosa. E l’erba non ha una “bella faccia”.

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Prato-pascolo a 1000m di quota ad inizio primavera – Petit Fenis, Nus (AO)

Guardate lo stesso prato dove c’è un po’ più di umidità. Non è ancora proprio l’aspetto normale che dovrebbe avere in questa stagione, ma è già meglio di dove l’acqua proprio non c’è.

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Irrigazione sui prati – Petit Fenis, Nus (AO)

Chi ne ha la possibilità, ha già iniziato ad irrigare nelle scorse settimane, per alleviare la sofferenza del cotico erboso. E’ vero che, con la pioggia, la vegetazione “partirà”, ma sarà comunque più indietro rispetto alle annate con un’umidità meglio distribuita nei mesi.

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Effetti della siccità su un prato ripido – Petit Fenis, Nus (AO)

Maggiore è la pendenza dei prati e dei pascoli, più questi appaiono secchi: qui anche la poca neve è rimasta meno a lungo, poi sotto ci sono più sassi, il terreno è drenante, l’umidità è un lontanissimo ricordo.

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Mazzolina già spigata – Petit Fenis, Nus (AO)

Le piante si difendono come possono: dove c’è un po’ di verde, non è raro vedere graminacee già con la spiga. Sono rimaste basse, hanno poche foglie, ma c’è già la spiga (cioè il fiore), dove in seguito si formeranno i semi. La pianta sente che c’è un problema, che la stagione potrebbe essere più corta del normale, così accelera i tempi, investe meno risorse nella crescita e produce già subito il seme per il prossimo anno.

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Primi fiori di lupinella – Petit Fenis, Nus (AO)

Addirittura sta fiorendo qualche pianta di lupinella! Questa leguminosa solitamente a queste quote ha la sua massima fioritura nel mese di maggio. Anche lei è bassa, con poche foglie e fiori piccoli. Certo, dovrebbe piovere a partire da oggi pomeriggio… Non sarà una grande pioggia, darà quel poco di sollievo…

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Ciliegi selvatici in fiore – Petit Fenis, Nus (AO)

…renderà più brillante il verde dei prati, che ora è spento anche nelle belle giornate di sole. “Rovinerà” le fioriture dei ciliegi, ma farà sì che le piante possano iniziare a mettere le foglie. Speriamo che, d’ora in poi, ogni tanto ci sia qualche giorno di pioggia. Non servirà tanto per le falde acquifere impoverite, ma per evitare che muoiano le piante. Potrebbe ancora salvare la stagione, ma… già in molti dicono che di fieno quest’anno se ne raccoglierà poco. E chissà i pascoli degli alpeggi come saranno, quest’estate? E ci sarà acqua per abbeverare gli animali?

Parliamo di clima?

Quanto parlare e sparlare di clima e di ambiente in questi giorni! Qui, su queste pagine, ben lo sapete che di clima e di tempo atmosferico si parla sovente. E’ ovvio, se la tua vita, il tuo lavoro, è costantemente influenzata dalle condizioni meteo, non puoi farne a meno. Come si fa a negare che il clima stia cambiando? Le temperature, la violenza di certi fenomeni, la mancanza o l’eccesso di precipitazioni sono sotto gli occhi di tutti. Non che in passato non vi siano mai stati cambiamenti, ma… in molti dicono che oggi il “nostro” inquinamento giochi la sua parte.

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Il verde inizia a tingere i prati sul versante esposto a sud – Nus (AO)

Che sia vero o no, inquinare meno male non fa, sia in termini di immondizia, di scarichi, di gas, sia di consumi. Perché comunque tutto quello al Pianeta Terra non fa bene. E non fa bene a noi, se vogliamo continuare a viverci. Perché… diciamocela tutta… alla fine è per noi stessi e per le generazioni che facciamo o dobbiamo fare qualcosa. La Terra continuerà ad esistere. Si adatterà anche a climi più caldi (o più freddi). Chi non si adatta, scompare, chi ha caratteristiche migliori per sopravvivere nel “nuovo” clima, si diffonderà. Si tratti di piante o di animali, ma questo è quello che succederà.

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Fioritura del Bulbocodium vernum – Vallone di Saint Barthélmy, Nus (AO)

Non c’è vita anche nel deserto? E’ l’uomo che magari non si troverà più tanto bene. Già, l’uomo… molti dei problemi sono legati al fatto che gli esseri umani, sulla Terra, sono tanti (troppi?). Nelle mie immagini non c’è mai “molta gente”, ma gli spazi spopolati sono pochi, sono sempre meno. E tutte le persone consumano, producono rifiuti di vario tipo, hanno necessità sempre crescenti. Il “benessere” si lascia dietro una scia di scorie difficili da smaltire.

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Pascoli senza neve a 1900m – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dunque inquinare e consumare meno male non fa. Ma riusciremo in qualche modo a far sì che il clima non cambi? Oppure saremo noi a dover cambiare per non soccombere? Quest’anno abbiamo avuto un (non) inverno secco, spesso mite, ancor più spesso ventoso, da queste parti. Adesso la primavera bene o male cerca di prendere il via, ma sono i prossimi mesi e l’estate a far paura.

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Pascolo di fine inverno – Petit Fenis, Nus (AO)

A torto o a ragione, l’allevamento viene spesso chiamato in causa quando si parla di clima. Bisognerebbe solo ricordarsi sempre di specificare che si parla di allevamento intensivo, con animali che praticamente non escono mai all’aria aperta, concentrati in piccoli spazi, alimentati con foraggi che spesso richiedono molta energia e acqua per essere prodotti. Ciascuno di noi quindi può fare qualcosa per l’ambiente ogni volta che compie un acquisto, a partire dalla tavola.

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Tramonto ventoso – Cumiana (TO)

Quindi anche in questo caso vale la regola di acquistare prodotti locali, da piccoli allevamenti, da piccoli produttori. Per essere ancora più virtuosi, portiamo con noi i contenitori per evitare ulteriori imballaggi (anche se non so se le normative lo consentirebbero, tra etichettatura obbligatoria ecc ecc.). Non è semplice, non è affatto facile. Il discorso è complesso, mi verrebbe da dire che non tutti possono permettersi di essere “ambientalisti”. Il prodotto a basso costo raramente è sano, etico, sostenibile. Ci sarebbe da scrivere per ore su questi temi e c’è chi l’ha già fatto meglio di me.

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Fioritura precoce sui pascoli privi di neve – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Se tutti facessero qualcosa, i benefici sarebbero visibili almeno per quello che riguarda l’inquinamento. Il clima è più complesso, basterebbe un’eruzione di qualche grande vulcano per modificare la gran parte delle teorie di cui si legge o si sente parlare in questi giorni. Di clima comunque qui si continuerà a parlare, sia per mostrare i momenti belli delle stagioni, le fioriture, i colori dell’autunno… sia quello che mi auguro non accada, cioè il caldo torrido e la siccità, che influirebbero duramente sui prati, sulla fienagione, sui pascoli…

Tra poco è primavera, ma…

Non è normale un tempo così a febbraio! Ah no… adesso è marzo. Ma comunque non è normale lo stesso. L’aria è più che primaverile, l’altro giorno c’era un sole e un caldo che intontivano. Io non ce la faccio a gioire per questa serie infinita di belle giornate e per la possibilità di stare in maglietta quando il calendario dice che è ancora inverno.

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Ben più di una farfalla oggi a 1800m di quota – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Anche oggi, è marzo, ma è ancora inverno. Nonostante in montagna soffiasse un forte vento di tormenta, nei punti riparati il sole era caldo e così c’erano farfalle che svolazzavano qua e là ad oltre 1700m di quota, verso la sommità del Forte di Fenestrelle.

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Giochi di sole e ghiaccio – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Le fontane gorgogliavano come fosse estate, solo una che era rimasta all’ombra fino a poco prima aveva intorno un po’ di ghiaccio dovuto agli spruzzi portati dal vento fuori dalla vasca.

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Carline – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Sui pendii tra le rocce spiccavano i fiori secchi delle carline, i cui steli quest’anno non sono stati schiacciati e spezzati dal peso della coltre nevosa. Pareva un paesaggio autunnale, sicuramente non una giornata di fine inverno.

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Salicone – Prà Catinat, Val Chisone, TO

Ma non c’erano solo le infiorescenze secche dello scorso anno! Qua e là ecco veri e propri segni di primavera, i fiori! All’inizio avevo visto solo una pianta di salicone, i cui amenti maschili brillavano di polline giallo. Era l’unica, quasi che nella sua collocazione riparata avesse trovato un microclima speciale…

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Puy – Val Chisone, TO

Un po’ di neve nei tratti non esposti al sole l’ho pestata, ma i versanti esposti a sud erano completamente liberi anche solo dalla più piccola chiazza bianca, fin su alle creste rocciose. Un paesaggio surreale, inquietante più del vento che si infilava tra le case chiuse e quelle diroccate di Puy, facendo sbattere in modo sinistro una lamiera su qualche tetto.

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Case ristrutturate – Pequerel, Val Chisone (TO)

Si potrà tornare ad abitare stabilmente a Pequerel, con questo clima impazzito? I terrazzamenti intorno alla frazione indicano l’antica presenza di numerosi campi e il villaggio, collocato in pieno sole, sicuramente può godere di condizioni ottimali.

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Il crollo sul lato ad est del paravalanghe di Pequerel – Val Chisone (TO)

Dalle valanghe, quando di neve ne veniva tanta, Pequerel era protetto grazie a un paravalanghe a forma di cuneo. Sicuramente non è stata la neve di quest’anno a causarne un crollo parziale. Speriamo venga riparato, nonostante la tendenza a non avere più inverni nevosi…

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La fontana del lavatoio – Pequerel, Val Chisone (TO)

Pequerel è deserta nonostante il sole e la strada sgombra da neve. Una fontana gorgoglia allegramente appena sotto la via centrale, unico segno di vita nel villaggio.

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La parte superiore di Pequerel – Val Chisone (TO)

Ci sono case ristrutturate, altre pericolanti, altre ancora ormai diroccate. Passandoci in questi giorni viene da chiedersi davvero perché non viverci tutto l’anno. In fondo siamo “solo” a poco più di 1700m e altrove, sulle Alpi, vi sono ancora insediamenti stabili anche a queste quote.

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Pascoli interamente rivoltati dai cinghiali – Pequerel, Val Chisone (TO)

Approfittando del suolo sgombro dalla neve, i cinghiali hanno fatto festa… Mi domando in quanti altri luoghi si assista ad una situazione del genere. Ho sempre più paura che ci troveremo davanti ad un’estate molto difficile: niente scorte d’acqua date dalla neve, un cotico erboso rimasto scoperto tutto l’inverno, per di più rivoltato dai cinghiali, battuto dal vento, una terra arida…

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L’alpeggio di Pequerel – Val Chisone (TO)

Siamo a marzo, due mesi e mezzo, tre, e qui arriveranno le mandrie e le greggi! Nella migliore delle ipotesi pioverà, in questi mesi. Si spera, che piova… E che non siano piogge torrenziali. Purtroppo però ben sappiamo che la tendenza sta diventando quella.

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Un torrente scende dai versanti del Pelvo privi di neve e ghiaccio – Val Chisone (TO)

C’è chi nega i cambiamenti climatici… mi dica un po’, questa gente, cosa sto osservando oggi, il primo di marzo. Torrenti dove un po’ di acqua scorre scendendo giù giù tra i versanti polverosi e bruni. Niente ghiaccio, niente neve, poca acqua. Questo non è quello scorrere allegro del disgelo, della primavera che arriva. E’ uno scorrere stanco di un’acqua che, quest’anno, praticamente non si è mai fermata.

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Crocus e festuca paniculata a 1800m, il 1 marzo 2019… – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Manca solo a me il “riposo” invernale? E dire che noi, con la nostra vita frenetica, un vero riposo non lo facciamo più… Ma la natura invece sì, e ne avrebbe avuto un gran bisogno. Invece, dopo un’estate di siccità e un non-inverno, ecco che a queste quote già fioriscono i crocus e le graminacee iniziano a spinger su le foglie. Dovrebbe accadere a fine aprile, a maggio, quando la neve scioglie e i ruscelli si ingrossano. Ho davvero paura che ci attenda un’estate molto difficile…

Inverno? Non pervenuto…

Quest’autunno avevamo provato a “leggere” i segni che la natura ci dava, anche facendo riferimento agli antichi detti. La neve “sulla foglia” avrebbe significato un inverno mite? Oppure l’abbondanza di frutti autunnali voleva indicare un lungo inverno con tanta neve?

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Giochi di giaccio lungo il ruscello – Petit Fenis, Nus (AO)

Ha “vinto” il detto che parla di un inverno che “non da noia” quando nevica sulla foglia. Qui infatti ci sono state poche, pochissime giornate davvero invernali. Quelle in cui il termometro è rimasto costantemente sotto lo zero saranno state sì e no un paio, non di più.

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Perle di ghiaccio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il cielo era quasi sempre limpido, spesso la montagna era spazzata da un forte vento, ma questo portava più temperature insolitamente miti che non gelo e brina. Così è passato gennaio ed è arrivato febbraio.

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Il camion del trasporto latte la sera della nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

In queste ultime settimane qualche volta abbiamo sì visto la neve… ma si è trattato di pochi centimetri. Solo un giorno ha nevischiato dalla mattina fino al pomeriggio, per regalarci infine una nevicata serale/notturna.

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La valle al mattino dopo la nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

L’atmosfera è durata poco, il giorno dopo già risplendeva il sole che, in poche ore, ha fatto cadere tutta la ghirlanda bianca dai rami e ha assottigliato rapidamente lo spessore del manto bianco a terra.

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Tramonto infuocato verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è stato ancora un ultimi tentativo che, una sera, improvvisamente ha imbiancato tutto, dopodiché è tornato il vento, a spazzar via gran parte di quello che c’era ancora. Un tramonto infuocato, poi sono ricominciate le belle giornate di sole.

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Pascolo a febbraio, a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

E ieri il sole era caldo, troppo caldo. Un caldo fastidioso, che ti lasciava prostrato. Ti chiedevi persino se fosse l’influenza che era ritornata, ma non si trattava di febbre, solo di temperature decisamente sopra la media unite a un abbigliamento ancora invernale. Intanto, si sentivano ronzare api, in cerca di fiori ancora assenti e… sì, ho visto passare un paio di farfalle gialle!

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Un paesaggio poco invernale – Petit Fenis, Nus (AO)

Sull’altro versante della valle la neve c’è ancora, ma qui in pieno sole la neve si è ritirata ben oltre i 2000m, rimanendo solo qua e là a chiazze dove il vento l’ha accumulata e i raggi solari arrivano con più difficoltà.

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Pastis cerca refrigerio nella neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche gli animali sono confusi, si dirigono verso il bosco, ma per l’ombra occorre aspettare ancora qualche mese. Così, dopo aver mangiato ghiande, castagne e quel po’ di erbetta verde che già si fa vedere nei punti più riparati, eccole dirigersi verso la neve residua: c’è chi la mangia e c’è chi vi si rotola sopra. Il timore ora è che la vegetazione si “muova” troppo in fretta, per poi venir danneggiata dal gelo in primavera. Ahimè poco possiamo fare, se non riflettere sui cambiamenti climatici in atto…

Storie di pietre (grazie alla tecnologia)

Domenica scorsa siamo andati in Valchiusella, sopra ad Inverso, per vedere la fioritura dei narcisi. C’era l’incognita del meteo, fortemente instabile. Si temeva la pioggia e si temeva pure che quella dei giorni precedenti avesse già rovinato eccessivamente i fiori.

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Narcisi in fiore ad Inverso – Valchiusella (TO)

Per fortuna il tempo ha tenuto, ma effettivamente la fioritura in certe zone era già quasi al termine. Comunque valeva la pena andare da quelle parti anche solo per vedere il paesaggio molto particolare. Un paesaggio “disegnato” dall’uomo.

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Salendo al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

I pascoli, punteggiati di baite (che qui chiamano “cascine”, anche se niente hanno a che fare con le cascine di pianura), hanno un aspetto ancora curato, anche se si possono distinguere chiaramente zone più verdi, prive di felci e cespugli, da altre apparentemente meno utilizzato.

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Genziane in fiore al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

Siamo arrivati fino al Colletto di Bossola, dove i narcisi erano meno fitti, ma subentravano le genziane. L’erba dei pascoli era ancora molto bassa, anche se la quota non è particolarmente elevata (nemmeno 1400m). Gli alpeggi veri e propri erano più in alto, si intravvedevano appena tra la nebbia.

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Narcisi in fiore – Inverso, Valchiusella (TO)

La sera ho pubblicato alcune di queste immagini su facebook, chiedendo a chi mi segue i nomi delle località dove avevo scattato le foto. Lo spettacolo della fioritura, che in certi punti era proprio nel momento del massimo splendore, già mi aveva appagata. Però… ho ricevuto anche un’inattesa e graditissima sorpresa.

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Baite d’alpeggio – Inverso, Valchiusella (TO)

Lo sapete, io amo le vecchie baite. Vorrei sempre che quelle pietre potessero parlare, raccontando la storia di chi le ha costruite, di chi ci ha vissuto, il perché di certi “elementi architettonici” che, talvolta, paiono quasi eccessivi per semplici baite di montagna. Uno dei tanti amici virtuali ha risposto alle mie richieste, con abbondanza di particolari, e così ho iniziato a fargli più domande.

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Cascine ad Inverso – Valchiusella (TO)

Andrea (ancora grazie!) mi ha detto che quelle cascine sono sempre state solo sede di alpeggio e non abitazioni permanenti. Anche un tempo, le mandrie (sicuramente più piccole che non oggi) salivano dal fondovalle, utilizzando man mano i pascoli, e spostandosi poi più a monte. Anche a fine stagione la discesa si effettuava a tappe. “I miei bisnonni avevano le vacche a Trausella, con la bella stagione iniziavano a salire alla prima cascina, poi ad una intermedia ed infine ad una di quelle lassù.

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Paesaggio d’alpe – Inverso, Valchiusella (TO)

Gli ho chiesto il perché dei muri in pietra, quelle strane “recinzioni” intorno alle baite. “Naturalmente le vacche non mangiavano nelle immediate vicinanze delle cascine, ma sui pascoli comunali. L’erba delle cascine mio bisnonno la falciava come fieno ed una buona parte la portava giù a Trausella. Guai se le vacche pascolavano nei prati delle cascine. Poi quando iniziava la discesa concimava tutti prati a mano. Altri tempi… altri uomini…

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Il “giardin” – Inverso, Valchiusella (TO)

Per finire, Andrea mi ha anche chiarito il “mistero” di una delle baite dove siamo passati. “Altri uomini… come quello che ha costruito il “Giardin”, mi hanno detto che era un omone forte e quelle pietre le ha fatte lui, in una cava più in alto, e trascinate giù in inverno.

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Il Giardin – Inverso, Valchiusella (TO)

Non avevo mai visto un simile “steccato” in pietra. “La mantegna in pietra mio nonno mi aveva detto che era per guidare le vacche alla cascina, per evitare che andassero giù nel prato. Le vacche mangiavano nei prati lì intorno, mentre quello all’interno della recinzione di pietre che hai visto tutto intorno, veniva falciato. Chiaramente un lavoro enorme sicuramente guidato da tanta ambizione.” Che dire… grazie alla tecnologia che ha permesso ad Andrea di raccontarmi/raccontarci queste belle “storie”. Il mio invito a tutti è quello alla riflessione, su cosa voleva dire un tempo vivere in montagna, su come la montagna veniva tenuta, curata, accudita… quando c’erano meno mezzi, meno risorse, ma tutto serviva per la sopravvivenza.