Magari prendere una cascina…

Mi trovo un po’ in difficoltà ad andare a fare delle domande sul cambiamento climatico agli allevatori in questa fine primavera così fredda e piovosa. Ma d’altra parte parliamo di cambiamenti del clima, non di riscaldamento globale! L’altro giorno comunque sono salita in Valle Soana. Imboccata la vallata, le nuvole si sono chiuse sopra di me e, a mano a mano che procedevo per la stretta strada a curve, ha iniziato a piovere a dirotto. Alla mia destra il torrente era gonfio di acqua fragorosa e spumeggiante.

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Vacche piemontesi sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

Marco stava finendo di mettere il filo e i picchetti per il recinto, “riparato” da giacca e pantaloni di cerata, mentre le vacche attendevano pazienti sotto il diluvio. “Sprecano erba, con un tempo così…“. Il primo pascolo di stagione è nel fondovalle, a ridosso di villaggi quasi disabitati, dove le seconde case attendono condizioni meteo più favorevoli per il flusso di villeggianti. Marco fa pascolo vagante in pianura, poi con la sua mandria è risalito a piedi fino qui. Lui è anche uno dei protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, il margaro che, fin da ragazzino, ha dormito in una roulotte accanto alla sua mandria, d’inverno. Qui vi avevo raccontato la sua storia.

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Pascolo sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

La passione e il lavoro di Marco sono rimasti immutati. Nonostante la vita sicuramente non facile che fa, quando gli chiedo delle problematiche che affliggono la sua attività, risponde che fino ad ora non ha di che lamentarsi. Il lupo “fa paura”, ma attacchi per ora non ne ha mai avuti. Così continuiamo la nostra chiacchierata, con le domande del mio questionario che si mescolano a chiacchiere, aneddoti e un po’ di “gossip pastorale” su amici e conoscenti comuni. Ora Marco sta per condurre gli animali nelle aree di alpeggio propriamente dette, dove trascorreranno tutta l’estate. “In inverno sì, vorrei cambiare qualcosa. Prendere magari una cascina, almeno per portare quelle che devono partorire. E’ arrivato il momento di fermarsi un po’, diventare più stabile… Vedremo se trovo qualcosa nelle zone dove giro.” La pioggia continua a cadere, finisco il mio questionario e riparto verso la pianura.

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Scusate l’assenza

Sono passati veramente troppi giorni da quando ho aggiornato l’ultima volta queste pagine. Non è facile avere tempo per tutto e, nelle ultime settimane, alcuni problemi di salute alla schiena rendevano poco allettante anche solo la prospettiva di sedersi davanti al computer.

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Adesso la mia schiena va molto meglio e spero il problema non si ripresenti, anche perché il mese di maggio sarà, oltre che impegnativo, fitto di appuntamenti che mi porteranno pure in altre regioni d’Italia. Perdonatemi se mi leggerete poco qui, però potrete incontrarmi dal vivo. Sabato prossimo, 5 maggio, sarò ad Elva (CN), in Valle Maira, alle ore 17:30, per presentare due dei miei libri.

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La settimana successiva, il 9 maggio, invece a Verrès (AO), in anteprima verrà presentato il nuovo libro “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari”. Ore 20:45 a Maison la Tour, Verrès. Seguiranno altri appuntamenti nelle prossime settimane, che mi porteranno prima in Valtellina (Edolo) e quindi in Veneto (Follina).

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Al pascolo con Grey, mentre Ginseng e Guinnes si contendono le mie attenzioni – Nus (AO)

Come vi ho detto sopra, sto meglio, però (per evitare ricadute) preferisco stare all’aperto e non seduta a scrivere. Anche perché le cose da fare non mancano. C’è da andare al pascolo delle capre, mattina e pomeriggio, perché ormai l’erba non manca più.

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Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

La primavera è esplosa di colpo, in tutto il suo splendore. Ci sono stati alcuni giorni persino troppo caldi, ma adesso siamo tornati nella norma (con anche delle piogge, che nel mese di maggio, non mancano mai). Dopo un lungo inverno e la siccità dell’estate-autunno, vedere tutto quel verde è stato un piacere che non stanca mai! Lo abbiamo accolto quasi con sorpresa, come se non ci ricordassimo più di cosa si trattasse.

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Prati in fiore – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono fioriti gli alberi da frutto, i ciliegi selvatici, i prunus, i peri, i meli… I prati si sono tinti di giallo con i fiori di tarassaco. C’è tutto da fare, fuori, tutti quei lavori che sono stati rimandati perché non era ancora stagione, nell’orto, nel giardino…

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Valanghe in quota – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

In montagna c’è ancora tanta neve, ci sono state molte valanghe nei giorni più caldi, poi ancora altra neve con le precipitazioni di queste ultime ore, seguite da pioggia che sta cadendo anche a quote abbastanza elevate. Molti però parlano già di alpeggio: chi sale iniziando a pascolare nel fondovalle o appena sopra centri abitati a mezza quota, è quasi pronto per partire. Un paio di settimane e poi greggi e mandrie pian piano daranno il via alle transumanze.

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Pascolo tra arbusti e prati abbandonati – Petit Fenis, Nus (AO)

Il pascolo non manca più, dopo mesi e mesi di fatica: chi cercava dove portare i propri animali, chi li nutriva in stalla con scorte di fieno sempre più esigue o con fieno acquistato a carissimo prezzo. Si passano diverse ore al pascolo con gli animali, quando si rientra, manca il tempo per sedersi a scrivere. Un tempo lo facevo anche mentre pascolavo, ma un conto è avere 4-5 capre, un conto un gregge più numeroso! Poi, come avete visto in una delle immagini pubblicate sopra, gli ultimi nati tra i capretti reclamano attenzioni e rendono difficile anche solo la lettura di un libro! Altro che scrivere su di un tablet!

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Cielo grigio e aria di pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Adesso poi è arrivata la pioggia, pare che l’instabilità caratterizzerà per lo meno queste prime settimane del mese. Gli animali mangiano lo stesso, che ci sia sole o che piova, quindi anche con il maltempo non riesco più di tanto a dedicare del tempo a queste pagine… Ogni tanto pubblicherò qualcosa, ma spero proprio che verrete anche ad ascoltarmi nei vari incontri che ci saranno nelle prossime settimane.

Abbiamo perso l’abitudine?

Per molti questa non è un’annata semplice. Non si tratta solo di lamentele “tanto per dire”, il clima sta davvero mettendo in difficoltà molte aziende agricole. Però le cause non vanno cercate solo nel prolungarsi dell’inverno a quote anche relativamente basse.

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Nevicata di aprile a Doues (AO) – foto E.Cuaz

Stamattina ho visto tante foto del genere nelle bacheche facebook dei miei amici piemontesi e valdostani, dato che ieri e nella notte la quota neve si è ulteriormente abbassata, ma anche nei giorni scorsi le precipitazioni nevose erano scese anche sotto i 1700-1600m. E’ una cosa anomala? Servirebbe un climatologo per fare un’analisi completa e dettagliata del fenomeno, con tanto di grafici e dati numerici, ma a me verrebbe innanzitutto da dire che sono state le ultime stagioni ad averci abituati male. Inoltre, se tutta la pioggia caduta negli ultimi giorni fosse stata acqua anche ad alta quota, probabilmente oggi ci sarebbero criticità in diverse aree. La neve sta causando e causerà sicuramente delle valanghe, ma l’acqua sulla neve ancora presente in quota avrebbe potuto determinare frane e alluvioni. Ricordo una decina di anni fa, esattamente nel 2008, un fenomeno simile nel mese di maggio, con pioggia fino ad alta quota, che ebbe ripercussioni molto gravi nelle vallate del Pinerolese (qui un video della Val Pellice in quei giorni, mentre qui l’analisi meteo-idrologica dell’evento)).

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Il lento progredire del verde – Ville Sur Nus, Quart (AO)

I problemi per le aziende agricole non sono però tanto dovuti alla neve, quanto al fatto che lo scorso anno (2017) sia stato caratterizzato da una serie di condizioni climatiche davvero anomale. Un inverno più caldo del normale con momenti concentrati di freddo intenso, tra cui una gelata molto forte a fine aprile, quando la vegetazione era ormai in uno stadio abbastanza avanzato (non solo nelle piante – da frutta e non, ma anche nei prati). Il gelo aveva colpito anche “l’erba”, specialmente le foglie più tenere (leguminose e altre essenze erbacee), che si era ripresa lentamente, con l’effetto di avere un primo taglio di fieno non soltanto scarso (in alcune zone con rese inferiori al 50% della media), ma anche di bassa qualità. Infatti nel primo taglio, solitamente abbondante, di certi prati erano comparse erbe infestanti come il Bromus mollis (forasacco peloso), che normalmente caratterizzano prati meno fertili o zone incolte.

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Neve fresca a tempo ancora incerto – vista da Nus sul Mt. Corquet (AO)

A ciò si era aggiunta la siccità e le alte temperature estive, che avevano determinato pascoli autunnali scarsi sia in alpeggio (qualcuno aveva dovuto abbandonare prima la montagna), sia a quote inferiori, sia in pianura. Le bestie erano state messe in stalla prima del solito, iniziando così ad intaccare molto presto le già scarse scorte di fieno. Molti speravano che le nevicate invernali precoci significassero un inverno breve e una primavera precoce, ricca di erba grazie alla neve di dicembre e gennaio. Invece a febbraio faceva più freddo ancora e a marzo l’erba spuntava a fatica. E i fienili si erano ormai svuotati…

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Capre al pascolo con la prima erba di aprile – Nus (AO)

Tutti sognavano di metter fuori gli animali. Qualcuno l’ha fatto, in pianura o a mezza quota, anche dove sicuramente era ancora un po’ presto, ma o così o… rischiare di fare la fame! Perché non solo è finito il fieno, ma non si trova nemmeno a comprarlo! Un amico quest’anno ha definito il fieno “oro verde”, in effetti il suo prezzo è davvero alto, ma in certi casi nemmeno lo si trova più, dopo che ne è arrivato da altre parti d’Italia o dalla Francia. In passato non c’erano queste possibilità di commercio sulla lunga distanza, sicuramente, così quando si verificava una serie di congiunture del genere si determinavano le cosiddette “carestie”, che il più delle volte erano legate al clima che mandava a monte i raccolti di generi primari come i cereali, o le patate, ecc…

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Prati verdi e alberi ancora spogli – Nus (AO)

Non è strano avere il freddo e poca erba ad aprile, non ci ricordiamo più com’erano le stagioni!“, mi diceva l’altro giorno un allevatore di bovini. D’altra parte negli ultimi anni c’è stata una gara a chi saliva per primo in alpeggio, in certe valli, con non solo le pecore, ma anche i bovini che arrivavano in quota anche a metà maggio! La tradizione degli alpeggi cuneesi, per esempio, prevedeva la transumanza di salita verso San Giovanni (24 giugno). Anche in Valle d’Aosta la tradizione parla di San Bernardo (15 giugno) o San Giovanni per la salita al tramuto a quote inferiori. Con una buona scorta di fieno, forse oggi ci si limiterebbe al fastidio per l’ennesima nevicata, mentre quest’anno ci sono davvero aziende sull’orlo della crisi, che non sanno più cosa mettere nelle greppie ai loro animali.

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Fiori in un giardino e neve sullo sfondo – Nus (AO)

Potrei a questo punto parlarvi di come le aziende siano in crisi anche perché il prezzo dei loro prodotti (latte, trasformati, carne, animali) resta invariato, pur a fronte di spese duplicate o triplicate. Sarebbe un discorso molto lungo. Mi limito a dirvi che, nonostante il prezzo dei foraggi quest’anno sia andato alle stelle (senza contare tutte le altre spese), le entrate restano quelle, il latte viene pagato sempre allo stesso modo, idem un animale da macello o da vita. Quindi la gran parte delle aziende sta lavorando in perdita e… le piccole aziende di montagna, dove oltretutto ci sono i costi di trasporto, dove l’inverno sta durando da mesi, ecc…, stanno soffrendo più ancora delle altre.

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Sui versanti esposti a Nord (nell’inverso) l’inverno dura ancora di più – panorama da Nus (AO)

E che dire poi di quelli che, negli ultimi anni, hanno deciso di stabilirsi in montagna, magari aprendo un’azienda agricola? Hanno trovato un bel posto, panoramicamente appagante, pian piano hanno realizzato il loro sogno e, nelle scorse stagioni, hanno sopportato i disagi della “brutta stagione”. Poi quest’anno l’inverno ha mostrato la sua vera faccia e per molti di loro è stata dura, durissima! Sia dal punto di vista lavorativo, sia da quello fisico, economico e anche psicologico. Lo è stato anche per chi in montagna c’è nato e cresciuto, ma effettivamente si era anche un po’ abituato a questi inverni più miti. Qualcuno forse rivedrà anche le sue scelte: non si tratta secondo me di sconfitte, ma di presa di coscienza di quella che è la realtà della montagna. D’altra parte in molti villaggi alpini, quelli abitati stabilmente anche a quote abbastanza elevate, si diceva: “nove mesi d’inverno e tre d’inferno” (in quanto in quei tre mesi bisognava concentrare tutti i lavori per produrre le scorte necessarie alla lunga stagione in cui la terra non dava alcun frutto). Niente di nuovo, quindi.

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Pascolo primaverile – Nus (AO)

Oggi abbiamo altri sistemi, comodità, mezzi di comunicazione e trasporto, possiamo cercare di evitare le “carestie”, ma quando i soldi finiscono del tutto e non sai più come pagare il foraggio per i tuoi animali… sono momenti molto tristi, drammatici. Un allevatore, la scorsa estate in alpeggio mi aveva raccontato che i vecchi avevano un modo di dire riguardante il Natale: se cadeva di lunedì, invece di tre tori, tienine solo uno. Cioè quando Natale cade di lunedì (com’è stato nel 2017), l’inverno sarà lungo e difficile da affrontare, quindi è meglio tenere in stalla meno animali, vendendo innanzitutto quelli non produttivi (basta un toro per fecondare le vacche). Così come ricordiamo e citiamo gli antichi detti, cerchiamo anche di avere memoria delle stagioni di un tempo. E soprattutto, di quanto siamo ancora legati al clima, alle condizioni meteo. Se ne dimentica chi va tutti i giorni a far la spesa al supermercato, se ne accorge molto bene chi, quotidianamente, ha a che fare con l’erba che non cresce, con i pascoli di pianura allagati da pioggia e fango, con la neve da spalare ancora una volta per arrivare alla stalla, da cui gli animali non possono ancora esser fatti uscire…

Arriverà anche la primavera

L’altra mattina, mi pare fosse sabato, mi ha svegliato il gorgheggiare dei merli. Era ancora buio, il cielo era nuvoloso, ma gli uccelli cantavano salutando la primavera. La natura lo sa, lo sente…

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Hepatica triloba

E infatti ecco che, all’improvviso, tra l’erba secca lungo il ruscello, dal nulla stanno sbocciando i fiori violetti degli anemoni. Inizia qualcosa qua e là, poi di colpo tutto si muoverà pieno di vigore, dopo i mesi di siccità, dopo la neve, dopo il vento, il freddo intenso.

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Pioggia e nebbia – Petit Fenis, Nus (AO)

Ci voleva anche quella pioggia, quelle giornate di nebbia grigia e compatta. Ci vuole tutto, basta che poi arrivi la primavera. Quest’anno la stiamo davvero aspettando, ma la “colpa” è delle anomalie dei mesi e degli anni precedenti. Siamo stati mal abituati da inverni troppo caldi e con poca neve, magari anche graditi da qualcuno. Se vuoi tenere gli animali all’aperto al pascolo, le belle giornate non stufano mai. Ma senza la pioggia, l’erba non c’è… Senza la neve in montagna, la stagione d’alpeggio si fa difficile.

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L’erba “nuova” sotto la pioggia

E l’erba aspettava proprio quella pioggia. La neve dell’inverno è andata e venuta una, due, tre, tante volte, ma niente si muoveva. Poi all’improvviso i merli, le cince che cantano, la pioggia e il verde che fa capolino qua e là. Nei fondovalle, in pianura, qua e là già stata avanzando, ma pian piano è la volta anche dei versanti, con la precedenza per quelli ben esposti al sole.

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La quota della neve domenica sera – Petit Fenis, Nus (AO)

E il sole di questi giorni farà muovere tutto, nei prati, lungo i ruscelli, nel sottobosco. Scioglierà pian piano la neve, anche se le previsioni dicono che persino i giorni in cui, sul calendario, dovrebbe iniziare la primavera, potrebbe cadere ancora neve anche a bassa quota. La speranza è che sia l’ultima volta e che non ci siano poi gelate tardive, le peggiori. Tutte le difficoltà della passata stagione sono iniziate proprio con delle gelate al mese di aprile, che hanno danneggiato le coltivazioni, ma anche l’erba.

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Capretti nati un mese fa – Petit Fenis, Nus (AO)

Gli animali attendono in stalla il momento in cui finalmente si tornerà al pascolo. I capretti non hanno ancora visto il mondo all’esterno, se non qualche occhiata appena fuori della porta della stalla. Così è l’inverno per chi sta a mezza quota in montagna, per chi vive stabilmente a quote maggiori, è più lungo ancora.

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Vista verso la bassa valle – Petit Fenis, Nus (AO)

Sole e nuvole “da primavera”, aria frizzante, densa di aspettative, di voglia di muoversi. C’è tutto da fare, di colpo i lavori aumenteranno ancora di più. Non solo la stalla, ma anche tutto quello che, a quote inferiori, si può iniziare a fare con calma, man mano che passano i mesi. I prati da pulire, gli orti, c’è chi pota vigne e chi frutteti. Arriverà, la primavera…