Come si fa a dirlo all’UNESCO?

Sono passati tre mesi giusti giusti, era dicembre quando la transumanza è stata proclamata “patrimonio dell’Unesco” e io aspettavo ad esultare perché volevo vedere, nel concreto quel che sarebbe successo. Pensavo a ciò che si sarebbe verificato nella stagione delle transumanze primaverili, specialmente in quei comuni che, in passato, avevano posto limitazioni alla pratica della transumanza, ma invece è solo il mese di marzo e già ci troviamo a parlarne. Lo so bene che in questi giorni sono ben altre limitazioni agli spostamenti a preoccupare i cittadini italiani, ma io voglio raccontarvi lo stesso questa storia. Così, anche se siete confinati in casa per cercare di contenere la diffusione del virus, potete invece favorire la diffusione di questo post, contribuendo magari a far cambiare qualcosa.

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Il gregge nelle pianure del Canavese (TO) (foto M.Blanc)

Mariefrance e Natalino sono pastori vaganti, il loro gregge è in cammino da generazioni, quando li avevo incontrati la prima volta 15 anni fa con loro c’era ancora anche il papà di Natalino… Praticano il pascolo vagante, cioè la pastorizia nomade, si spostano cercando pascoli per le pecore, le capre e gli asini di cui hanno cura 365 giorni all’anno. Chi mi segue da tempo sa cosa vuol dire, ma lo spiego per tutti gli altri, che si troveranno per la prima volta a leggere di questa particolare realtà.

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Natalino in un ritratto scherzoso scattato da Mariefrance – Foto M.Blanc

E’ un’antichissima forma di pastorizia, quella più naturale, giunta fino a noi quasi senza grosse variazioni per quanto riguarda la gestione degli animali (che si cibano quotidianamente pascolando ciò che il territorio offre grazie al lavoro dei pastori, che cercano pascoli sempre nuovi dove condurli). Niente mangimi, niente spazi chiusi, niente consumo di energie non rinnovabili (a parte il carburante del fuoristrada che traina la roulotte, in sostituzione dell’asino e delle coperte in cui si dormiva all’addiaccio).

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Il gregge in alpeggio al Gran San Bernardo (AO) – Foto M.Blanc

Il gregge di Mariefrance e Natalino si sposta attraverso il territorio del Canavese dall’autunno alla primavera, mentre in estate sale a pascolare in alpeggio al Colle del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta. La loro transumanza, sia in salita, sia in discesa, avviene con i camion, perché sarebbe troppo complicato attraversare il territorio della Vallée con tutto quel gregge che deve sfamarsi quotidianamente. Però, una volta scesi in pianura, ogni giorno c’è una piccola transumanza, uno spostamento da un pascolo ad un altro, che sia questo un prato, un incolto, una stoppia di mais, il greto di un torrente per abbeverare gli animali.

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Pascolo vagante autunnale – Foto M.Blanc

Sono quarant’anni che passiamo qui e non era mai successo niente. I contadini ci aspettano perché pascoliamo i campi, loro dopo arano e seminano…“. I pastori mi raccontano al telefono quello che è capitato. C’è un Comune che ha vietato loro il pascolo e addirittura il transito con il gregge sull’intero territorio, strade comunali comprese. “Non è successo niente, non ci sono state denunce per danni, qualcosa in particolare. Noi, quando ci spostiamo, cerchiamo sempre di fare attenzione, in questa stagione poi si pascola nelle stoppie e cercare il mais caduto dopo la trebbiatura, nei prati non si va più perché cresce l’erba e i contadini non la lasciano più per le pecore. Se vogliamo attraversare il territorio di Pavone, possiamo farlo solo caricando le pecore sui camion!

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Il gregge proprio a Pavone Canavese, qualche anno fa – Foto M.Blanc

Però il Sindaco di Pavone Canavese (TO) ha vietato loro il passaggio. “Siamo andati in Comune con tutto l’elenco delle particelle catastali su cui avevamo il permesso da parte dei proprietari, avevamo anche le copie delle loro carte d’identità, ma niente…“. Sul sito del Comune io non sono riuscita a trovare niente che riguardasse il pascolo, provateci anche voi, poi mi farete sapere. C’è solo questo, dove nell’articolo 38 c’è scritto Divieto di pascolo ABROGATO (DEL. CC. 6/2011). Cosa significa? Spiegatemelo…

 

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Spostamento pomeridiano nella stagione invernale – Foto M.Blanc

Così i pastori a Pavone non possono pascolare, nemmeno dove i contadini aspettano il loro arrivo… E non possono nemmeno transitare! Infatti ieri, per cambiare comune e cercare altrove nutrimento per il gregge, sono stati costretti a recare disagi a tutti gli automobilisti che passavano di lì. Perché la strada secondaria attraversava un tratto del comune di Pavone e il Sindaco vietava il passaggio. “Così via sulla statale, 5 km a piedi con tutto il gregge… Va già bene che era domenica, pensa se c’era la gente che andava a lavorare! Io non sarei mai passato di lì. E’ arrivato il Sindaco, i Carabinieri, hanno detto che mi faranno 2000 euro di multa. Vedremo…“, racconta Natalino.

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Pascolo vagante tra autunno e inverno – Foto M.Blanc

Chi glielo dice all’Unesco, che succedono queste cose? O magari si fa prima a dirlo al Sindaco? Che, tra l’altro, tra gli incarichi ha pure quello all’agricoltura, come potete vedere qui. Di solito il ricorso ai divieti di pascolo succede quando c’è un soggetto che non si comporta bene, qualche pastore che non rispetta confini e proprietà private. Pavone Canavese aveva già avuto qualche “discussione” con i pastori anni fa. Eravamo nel 2016, l’avevo raccontato in questo post. Parliamo però di un altro gregge che era transitato nel centro del paese, non di un pastore che gira in zona da 40 anni e che semplicemente voleva andare a pascolare negli appezzamenti in cui aveva i permessi dei proprietari.

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Spostamento attraverso un centro abitato – Foto M.Blanc

Mariefrance e Natalino ieri sera erano davvero preoccupati e sconsolati, una cosa del genere non era mai successa. “Con tutto il trambusto che c’è stato, siamo andati a recuperare la roulotte solo adesso, di notte, non si vedeva più niente.” Non parliamo di un giovane pastore che, per la prima volta, si avventura in un nuovo territorio portando scompiglio tra i residenti, con contadini che temono per campi e prati, signore con la scopa che tengono lontano le pecore e le capre dalle loro siepi…

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I primi pascoli estivi nel Vallone del Gran San Bernardo (AO) – Foto M.Blanc

Non so se queste mie parole potranno servire ad aiutare i pastori. Mancano ancora diversi mesi alla salita in alpeggio (e non si vuole pensare a cosa potrà accadere quest’anno, proprio oggi che siamo alle prese tra zone rosse e inviti/imposizioni a non uscire di casa), il gregge dovrà ancora spostarsi per diverse settimane tra un comune e l’altro, a seconda della disponibilità di cibo, delle piogge, del caldo. Mi auguro che tutte le amministrazioni comunali che pensano di vietare il pascolo vagante o che già l’hanno fatto, vadano a leggere questo documento della FAO, dove si mettono in evidenza i legami tra pastorizia, biodiversità e sviluppo/riduzione della povertà, ma anche come la pastorizia garantisca benefici per la biodiversità.

Ciao, Tino…

Basta, non voglio più scrivere questi post! L’altra sera stavo cenando e mi è arrivato un messaggio dalla Lombardia. Un pastore che non conosco nemmeno di persona si era premurato di farmi sapere che era mancato Tino, Tino Ziliani. Ma io non la volevo, questa notizia! Da quanto tempo non lo vedevo? Forse da questa riunione in Val Trompia? Addirittura più di quattro anni?? Sono sicura che ci fossimo sentiti almeno una volta per telefono, dopo quell’occasione.

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Tino all’opera un po’ di anni fa… (foto da Facebook)

Tino il tosatore. Sicuramente la prima volta che avevo sentito parlare di lui era stato in questi termini, ma non mi è mai capitato di vederlo all’opera in quella che era stata una delle sue attività. Nessuno si lamentava di come erano state tosate le pecore, quando c’era lui a dirigere la squadra. “Con il Tino si deve iniziare puntuali al mattino presto!“. “Se viene Tino, finiamo sicuramente in due giorni.” Quando c’era da lavorare… si lavorava, poi c’era tempo per le chiacchiere, un bicchiere di vino, i racconti. Il mondo dei pastori (e non solo) in questi giorni gli sta tributando un immenso affettuoso ricordo anche sui social.

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Tino spiega le tecniche di tosatura – Revello (CN)

L’avevo chiamato quando, nel Pinerolese, avevamo organizzato un breve “corso di aggiornamento” per pastori. Era venuto insieme a Claudio, un tosatore più giovane. Ovviamente la lezione era stata più pratica che teorica. Tutti i suoi allievi di quel giorno lo ricordano ancora perfettamente.

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Foto Festival del Pastoralismo – BG

Tino l’avevo conosciuto soprattutto in veste pubblica di rappresentante dei pastori. Me lo ricordo bene alla fiera di Rovato (BS), mentre imprecava perché i pastori erano al bar a bere e chiacchierare invece di venire al convegno sui problemi della pastorizia che aveva organizzato. Lì e in tante altre sedi ci siamo appunto trovati a parlare di pascolo vagante, di diritti dei pastori, di leggi assurde, di problematiche che erano le stesse in Piemonte, in Lombardia e nel resto del nord Italia.

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Martino (Tino) Ziliani (foto Festival del Pastoralismo – BG)

Non erano mancate chiacchiere anche su temi personali, mi aveva raccontato dei tempi in cui faceva il pastore in Svizzera, di come avesse conosciuto proprio in terra elvetica quella che poi divenne sua moglie. Preferisco ricordarlo con un sorriso pensando a quel giorno in cui, dopo un convegno in Valcamonica, eravamo saliti al Passo Crocedomini. La mia auto all’epoca era un fuoristrada a cui avevo tolto i due sedili posteriori per poter caricare più materiale (quando salivo in alpeggio) e Tino, per l’appunto, in quel viaggio era non molto comodamente alloggiato nella parte posteriore dell’auto, seduto sul pianale di carico. Ricordo il suo scherzoso recriminare per la scomodità del viaggio, gli inviti a fermarsi a ogni bar lungo il tragitto per incontrare qualcuno (allevatori e “personaggi” locali) e sgranchirsi le gambe. Ciao Tino, mi spiace non averti salutato almeno ancora una volta, in questi ultimi anni.

Un mondo che se ne va

Nel giro di poche settimane, mi sono trovata più volte a dover “salutare” dei pastori… C’è un mondo che se ne sta andando per sempre, per alcuni di loro ho avuto la fortuna di raccontare brandelli delle loro storie interamente dedicate al gregge.

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Germano in una foto del 2005 – Ternengo (BI)

Era il mese di dicembre e se ne andava Germano Carmellino, valsesiano, “storico” aiutante del pastore biellese Federico Seleletto, per cui aveva lavorato per oltre 30 anni. Quando scrivevo su facebook il suo ricordo, non sapevo che anche Federico era malato.

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Pietro con altri pastori alla fiera di Villar Pellice (TO) nel 2016

Nel frattempo, pochi giorni fa, se ne andava anche Pierino Giaime, detto Pietro, pastore molto conosciuto nell’area a cavallo tra la provincia di Torino e quella di Cuneo, per anni in alpeggio in Valle Po.

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Il gregge di Federico Seletto a Ternengo (BI)

Appena un paio di giorni fa un amico che mi “segue” dai tempi delle Storie di pascolo vagante mi racconta che anche Federico sta male. La cosa va avanti già da qualche tempo, ma era ancora riuscito ad affrontare la stagione in alpeggio. Poi le cose erano improvvisamente peggiorate.

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Federico durante una dimostrazione di tosatura – Ternengo (BI)

…e così ieri è arrivata anche la notizia della scomparsa di Federico Seletto, 66 anni, biellese di Veglio. E’ un mondo che se ne va… Non che oggi non ci siano più pastori, ma molte cose sono cambiate e continuano a mutare sempre più rapidamente.

Ancora condoglianze alle famiglie di questi pastori, di questi uomini.

“Avventura e divertimento” al pascolo

In questi ultimi anni sempre più persone hanno “scoperto” il mondo della pastorizia e hanno voluto condividere con il resto del mondo il fascino che esso ha esercitato su di loro. È un percorso che ho compiuto anch’io, come ben sapete. Nel mio caso però in un certo senso questo percorso non si è mai concluso, piuttosto si è evoluto per strade che si sono diversificate nel tempo, sia per scelte, sia per i casi della vita.

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Gregge in alpeggio al Moncenisio (TO)

C’è chi è stato affascinato e ha cercato di trasmettere al pubblico delle emozioni, dei momenti, delle immagini che altrimenti quasi nessuno avrebbe neanche lontanamente immaginato. Sono stati realizzati film, documentari, articoli, libri, mostre fotografiche. C’è anche stato chi ha capito il potenziale emotivo che queste storie e queste immagini potevano suscitare e le ha usate per costruire “prodotti” che potessero funzionare dal punto di vista commerciale.

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Transumanza autunnale in Valchiusella (TO)

Ognuno fa il suo mestiere, per carità… quello che però mi infastidisce maggiormente è veder trattato l’argomento in modo eccessivamente superficiale o sotto un ottica “sbagliata”, perché al giorno d’oggi più che mai al pubblico bisogna dare un messaggio chiaro e corretto, visto che sul mondo dell’allevamento circolano fin troppi luoghi comuni e disinformazione.

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Gregge in alpeggio con maltempo imminente (foto di Mauro Scattolini)

Un po’ di tempo fa mi è capitato di vedere una bella foto realizzata da un fotografo che si sta interessando all’argomento della pastorizia. Lo scatto, realizzato in montagna, ritraeva il gregge in un contesto di maltempo in arrivo. Lo so che dal punto di vista grafico l’immagine funziona bene… ma non bisogna dimenticare il contesto! Essendo stata postata in un gruppo di allevatori, qualcuno aveva fatto osservare che, per l’appunto, la foto era bella, ma l’allevatore e il gregge stavano per passare dei momenti non tanto piacevoli.

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Maltempo in alpeggio in Valchiusella (TO)

Non ricordo a memoria tutta la risposta del fotografo, ma mi è rimasto impresso il fatto che parlasse di “avventura e divertimento” che stavano per cominciare dopo quello scatto. Non basta passare una settimana o un mese con i pastori per capire certe cose… Io lo capisco, il fotografo, lui pregustava gli scatti “unici” che stava per realizzare. Può capitare anche ad altri di scattare una bella foto a un gregge in montagna, ma nel mezzo di un temporale o di una nevicata raramente ci sono spettatori esterni.

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Con il maltempo i lavori si complicano – Val Germanasca (TO)

Sapete dove sta la differenza tra il pastore e il fotografo che vivono questi momenti? Uno è emozionato per le situazioni eccezionali che sta cogliendo con la sua macchina, con la sua telecamera. L’altro è preoccupato per i suoi animali. Cambia la prospettiva, cambia il tipo di coinvolgimento emotivo. Ricordate quando cercavo la copertina giusta per il mio libro fotografico su 10 anni di pascolo vagante? Scartammo le immagini con la neve che forse avrebbero funzionato di più con il pubblico, ma evocavano brutte giornate, momenti duri, difficoltà a sfamare le bestie per i pastori.

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Perturbazione in arrivo al Moncenisio (TO)

Il temporale che incombe, la nebbia che avvolge, la nevicata improvvisa… belle da vedere, forse. Sicuramente creano suggestioni quando le osservi in fotografia. Ma per chi è lì con gli animali significano sia vivere momenti difficili (rimanere ore e ore al pascolo mentre freddo e umidità penetrano tra gli strati di abbigliamento, e non si arriverà nella baita (spesso fredda) fino alla sera), sia essere preoccupati per gli animali. Un fulmine può causare una strage… Un rigagnolo può gonfiarsi di fango scuro e vischioso, impedendo il rientro alla stalla, al recinto. Nella nebbia ancora più facilmente può essere in agguato un predatore. La neve nasconde l’erba, sarà più difficile sfamare il bestiame. Altro che avventura e divertimento!

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Prima neve in alpeggio a fine stagione al Moncenisio (TO)

Non che non si debbano mostrare queste immagini, anzi! Solo che vanno spiegate al pubblico, che conosce sempre meno queste realtà, che sta perdendo completamente il contatto con la terra, con la dimensione rurale del mondo. Si va dall’eccesso di chi accusa un allevatore di maltrattamento perché, d’inverno, vede un gregge all’aperto sotto la neve… a chi propone queste immagini semplicemente come un momento “avventuroso” del lavoro del pastore.

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Un pastore con il suo gregge in Val Germanasca (TO)

Forse chi sta lavorando a un progetto che riguarda la pastorizia o, più in generale, l’allevamento, prima di consegnarlo al pubblico dovrebbe farlo vedere ad un addetto ai lavori. Credo sia valido per qualunque mestiere, si tratti di pastori, pescatori, panettieri, vignaioli… Si eviterebbe così di scontentare proprio la categoria che invece si vuol “celebrare”. La maggior parte delle volte si eccede nel romanticismo. Si preferiscono le storie più naif, si cercano di escludere le “contaminazioni” con il XXI secolo, consegnando al pubblico dei ritratti fuori dal tempo.

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Maltempo in alpeggio – Val d’Angrogna (TO)

Reali, per carità, ma non rappresentativi dell’intera categoria. Certo dipende dalle finalità dell’opera: se si vuole cercare l’ultimo, il più anziano, se si vuole ascoltare la voce del passato o dell’eremita, va bene. Ma se si vuole fare un ritratto della pastorizia odierna bisogna coglierne le molteplici sfaccettature e i chiaroscuri. Così avremo l’anziano che cammina a fianco del suo asino… e il giovane con il fuoristrada e il rimorchio attrezzato, che parla magari di valorizzazione e innovazioni. Forse è “meno bello” per il quadretto, ma continuare ad insistere su scenette tradizionali ha poco senso, non trovate?

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Un “locale lavaggio” non proprio a norma…

A maggior ragione, se compaiono anche i prodotti e le trasformazioni, bisognerebbe spiegare (anche attraverso le parole di chi fa il mestiere) quali sono le normative vigenti. Lo so che le antiche tradizioni sono tanto pittoresche, ci può stare benissimo la voce della casara che dice che stiamo perdendo una parte importante del prodotto in nome di un rigore forse eccessivo… ma per trasformare e per vendere a norma di legge ci sono delle regole, celebrare chi le infrange è anche offensivo per chi ha speso migliaia di euro per adeguare locali e attrezzature. Se vengono mostrate queste immagini, vanno ugualmente spiegate nel loro contesto, altrimenti al pubblico arriva un messaggio errato o non completo.

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Una bella foto, ma al pastore non piacevano le pecore in primo piano… – Val Germanasca (TO)

Per concludere… non so come mai, ma raramente chi non è del mestiere fotografa o filma quelli che sono gli animali preferiti dell’allevatore. Anzi, spesso la telecamera indugia su quegli animali che non si vorrebbe proprio che venissero visti. Un po’ come se venissero a girare un servizio a casa vostra e.. dopo la prima panoramica, ecco un’inquadratura prolungata del cesto della biancheria sporca o di quello sgabuzzino sul retro dove ci sono accumulate mille cose che magari un giorno potrebbero servire! E così la telecamera inquadra a lungo quella pecora che bruca in ginocchio perché ha la zoppina e fatica a camminare… oppure l’agnellino rattrappito con la pancia gonfia per problemi gastrointestinali. O ancora la pecora il cui vello penzola a brandelli per la rogna… Non me le sto inventando, queste scene, le ho davvero viste tutte in foto e video trasmessi anche in televisione. D’altra parte pure io, all’inizio, mi ero fatta stampare una maglietta con la testa di una pecora che sbucava dalla finestra. “Proprio quella lì che è cieca da un occhio…“, mi aveva subito rimproverata il Pastore.

In Piemonte mi è tornata la passione

La scorsa settimana sono andata a trovare un pastore… Avevo visto foto della sua transumanza, della salita del gregge in Valle d’Aosta. Quando l’ho saputo “fermo” in pascoli di mezza quota, gli ho fatto visita. Tra l’altro, la destinazione finale della sua transumanza è nel territorio del Parco del Gran Paradiso, quindi anche lui fa parte degli allevatori che devo intervistare per il progetto di cui vi parlavo qui.

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Mimmo e il gregge a Sommarese (AO)

Mimmo lo avevo già incontrato lo scorso autunno quando, con il gregge, la famiglia e gli amici, ridiscendeva la valle a piedi. Ma in primavera riesce ugualmente a salire a piedi? “Di qui alla valle di Rhêmes carico sui camion, a questa stagione è impossibile spostarsi, ci sono tutti i prati dove devono tagliare l’erba o animali al pascolo. Non è stato facile nemmeno arrivare qui, ho dovuto fare le tappe di notte, prendere dell’erba in un posto giù per potermi fermare di giorno.

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Il gregge a Sommarese (AO)

I pascoli di Sommarese sono una “benedizione” per il gregge e il suo pastore. “Devo proprio ringraziare tanto il Consorzio che, da cinque anni, mi fa salire qui per pascolare tutta questa zona che ormai era abbandonata. C’è solo uno con le vacche più in basso. Mi fermo circa un mese, adesso in primavera e poi in autunno. In autunno però riesco a scendere a piedi, 4 giorni dalla Valle di Rhêmes. Con meno pecore uno potrebbe passare qui tutta l’estate, l’unico problema è che c’è poca acqua.

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Gregge e cani da guardiania, Sommarese (AO)

E’ un bel pomeriggio di sole caldo, le temperature in quei giorni si erano finalmente alzate. Il gregge, quando sono arrivata, era ancora nel recinto, inutile metter fuori le pecore sotto il sole, pascolano meglio la sera con il fresco. Il gregge era sorvegliato da tre cani da guardiania nel recinto, tre pastori abruzzesi, e uno era legato fuori, un pastore dell’Asia Centrale. Mimmo mi racconta, come tutti i pastori, del rapporto contrastante con questi cani, fondamentali nel proteggere il gregge da un predatore sempre più numeroso e presente, ma problematici per la coabitazione con tutti gli altri fruitori della montagna. “Ne avevo su solo due, poi dopo aver passato le notti in bianco perché abbaiavano di continuo, sono andato a prendere gli altri due. I lupi ci sono, li ho visti. Negli anni scorsi ho già anche visto i cani scontrarsi direttamente con i lupi.

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Anche alcuni asini e cavalli nel gregge – Sommarese (AO)

La Valle d’Aosta non è un territorio particolarmente abituato al transito di greggi così grossi, qui gli allevatori di ovini hanno un numero di capi solitamente molto più ridotto, qualche decina di capi, non di più. “All’inizio c’era qualche… perplessità! Poi adesso va tutto bene. Certo, c’è qualcuno che proprio non vuole che passi o non mi lascia fermare nemmeno d’autunno, ma in generale va bene. Anzi, è più difficile trovare dove passare in Piemonte, da Carema in giù, quando scendo.

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Uno dei cani da guardiania sorveglia il territorio a lato del gregge – Sommarese (AO)

Chiacchieriamo ancora un po’, poi lascio Mimmo al suo pascolo pomeridiano. Mi racconta di essere “nato” pastore, da bambino e ragazzino già faceva questo mestiere. “Ma in Calabria, con i miei. Lì le pecore le mungevamo. Poi ho fatto altro, mi sono spostato, ho lavorato anche con i cavalli. Poi sono venuto in Piemonte e mi è tornata la passione. E’ dal 2001 che ho le pecore.

Se n’è andato un altro pastore

Ieri sono venuta a sapere che si era spento, all’età di 88 anni, Celso Maffeo. A molti questo nome non dirà niente, agli appassionati di pastorizia però sì.

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Celso fotografato da Bini in “Fame d’erba”

Io l’ho conosciuto prima sulle pagine di “Fame d’erba“, la monumentale opera di Gianfranco Bini uscita alla fine degli anni ’70, dedicata ai pastori biellesi. Celso e Tavio ne erano stati i protagonisti, seguiti dal fotografo negli anni, nelle stagioni, sul territorio, dalle risaie all’alpeggio. Il pascolo vagante, insomma, anche se all’epoca non esisteva ancora questa definizione. Quella era la pastorizia biellese, mestiere senza tempo.

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Celso Maffeo al pascolo, 2010

Celso l’avevo poi incontrato nel 2010, avevo parlato di lui in “Storie di pascolo vagante”. Altre volte mi era capitato di vederlo alla fiera di Pragelato, in alta Val Chisone, insieme a un gruppo di pastori biellesi.

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Il gregge di Celso nel 2010

Otto anni fa aveva ancora un piccolo gregge a cui badava dall’autunno alla primavera, mentre d’estate lo mandava in alpeggio. Sapevo che, in seguito, la famiglia aveva insistito perché vendesse le pecore: temevano potesse accadergli qualcosa mentre era al pascolo nei boschi. La salute si era via via fatta più precaria. E così un’altro pezzo di pastorizia del passato se n’è andato…

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Gregge nella pianura pinerolese – Vigone (TO)

Anche se non parlo più di pastorizia, quel mondo, quella vita resta comunque dentro di me. Nei miei viaggi, un occhio va sempre ai prati e alle stoppie intorno alla strada che sto percorrendo, e capita spesso di scorgere un gregge al pascolo o in movimento.

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Gregge in cammino – Cumiana (TO)

Come vi dicevo però il mondo dei pastori vaganti è cambiato e non poco! Restano immutate le esigenze degli animali, ma il modo di lavorare e di pensare è mutato sia dai tempi di Tavio e Celso, sia anche solo dagli anni in cui io avevo avuto modo di incontrare e frequentare i pastori. Non è solo un’impressione mia, anche molti altri amici mi hanno confermato queste sensazioni.

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Pascolo vagante in primavera – Cumiana (TO)

Purtroppo recentemente la cronaca ha riguardato il pascolo vagante con notizie tragiche che mai avremmo voluto sentire. Le ragioni non vanno cercate solo nella stagione così difficile (la siccità estiva, la mancanza di pascoli autunnali/invernali, la neve, il prezzo del fieno alle stelle), ma forse anche in un modo diverso di affrontare questo mestiere, con sempre meno rispetto, con meno passione… Ma non ho voglia di parlarne ora. Sto sfogliando le pagine di “Fame d’erba”, con un groppo in gola e una lacrima in bilico sulle ciglia…

Un mondo che cambia

È certamente bello leggere le storie che parlano di allevatori, di montanari che raccontano la loro vita, le loro esperienze. Ma la montagna non è un paradiso incantato lontano da tutte le problematiche del “resto del mondo”. Anzi, in questi ultimi anni sempre più si sono estesi in quota meccanismi e dinamiche che poco hanno a che vedere con l’alpe e le sue genti di un tempo.

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Transumanza (fonte Pandosia)

Anche anticamente i pascoli erano una risorsa contesa: l’origine della maggior parte dei formaggi oggi più noti e ricercati la possiamo datare grazie a documenti storici in cui vengono nominati trattando controversie per il possesso o l’utilizzo da parte di greggi e mandrie dei territori in alta quota. Lassù si producevano quei caci che spettavano poi a questo o quel signore locale e c’era sovente chi se li contendeva, dato che rappresentavano una vera ricchezza.

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Le vallate del Piemonte nel 1741 (fonte Vendita stampe antiche)

Il meccanismo era… semplice e comprensibile, si trattava di tasse in natura, beni materiali. Ma poi sono passati i secoli, si sale ancora in alpe per sfruttarne le risorse pascolive, lasciando i prati di pianura e di fondovalle allo sfalcio per l’approvvigionamento di fieno. Però c’è anche dell’altro…

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Mandria in alpeggio – vallate cuneesi (CN)

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere, a commento di un articolo dove si parlava di montagna, l’opinione di un tizio che diceva di sapere, grazie alle parole del classico amico “ben informato”, che gli allevatori salgono in alpeggio per i contributi e che prendono “…1000 euro a capo” (sic!). Internet è un potente mezzo di (dis)informazione, si trova di tutto e di più, molti non si prendono la briga di verificare le fonti e le notizie, parecchi credono a ciò che fa loro più comodo!

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Pascoli d’alpe – Valle Stura (CN)

Diventa complicato spiegare a chi non è addetto ai lavori cosa ci sia di vero e di falso in questa affermazione. Soldi ne girano, c’è chi ne prende tanti, chi pochi, chi niente. Vi posso dire che ci sono anche alpeggi dove vengono perpetrate delle vere e proprie truffe, utilizzati solo sulla carta da chi alla fine intasca i soldi di questi famigerati “contributi”. Vi sono allevatori che “prestano” le loro bestie ad altri per non dover rimanere in pianura, dato che non sono riusciti ad affittare un alpeggio a loro nome. Laddove si tratti di proprietà pubbliche, spesso le aste vanno alle stelle, prezzi esorbitanti che margari e pastori non possono permettersi. Salendo a nome di altri, non pagano l’affitto, ma non percepiscono nemmeno contributi. E ancora c’è chi cerca di tirare avanti restando ai margini di questa galassia, cercando di vivere principalmente del suo lavoro, senza presentare domande di alcun genere.

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Gregge in alpeggio – vallate pinerolesi (TO)

Il discorso è lungo e complesso… ma 1000 euro a capo non te li dà nessuno. Sono altri i parametri su cui si basa questo complesso meccanismo. “Certo che una volta… ci telefonavamo e ci chiedevamo tra di noi com’era l’erba quell’anno o quante bestie avevamo salito… Adesso uno chiede all’altro quanti titoli ha o ci si domanda quanti ne avrà quell’altro che ha affittato gli alpeggi di mezza vallata!” Così mi diceva amaramente un pastore qualche tempo fa.

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Gregge in alpeggio – Lombardia (BS)

Dato che ormai, per cercare di “evitare le truffe”, gli animali monticati devono essere per la gran parte di proprietà di chi affitta l’alpeggio, molti, per tale scopo, hanno scelto le pecore, meno impegnative nella stagione invernale. Oppure certi pastori di sono prestati a meccanismi che già anni fa mi aveva spiegato un amico nel nord-est: “Ti pagano la tosatura e anche i camion se gli vai a pulire la montagna…

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Pascolo vagante nella pianura torinese (TO)

Quest’estate, durante una manifestazione letteraria, ho incontrato un veterinario Asl in pensione, lui ben conosceva la realtà del pascolo vagante: “Come sono cambiati i pastori che conoscevamo… Si è perso un mondo!“. Ho ben paura anch’io che per alcuni le pecore siano solo più numeri… che non vi sia più nei loro occhi quella passione che mi aveva affascinata, ma sia altro a far brillare lo sguardo. Purtroppo mi è già capitato di condividere anche con altre persone gli stessi amari pensieri, gente che fa o che ha fatto parte di quella realtà.

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Gregge in alpeggio – Lombardia (BS)

Tornerò ancora a parlarvi dei contributi, l’argomento non si esaurisce certamente qui! È ovvio che non si possa vivere di sola passione, il momento è difficile per tutti, ma non era ai titoli e alla PAC che pensavo quando, già anni fa, parlavo di pastori che dovevano essere più imprenditori… Io pensavo alla valorizzazione del prodotto, sognavo la carne di agnello da pascolo vagante… Sognavo…