Per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza

E veniamo all’ultima “storia di giovani” tra quelle ricevute nei mesi scorsi. Altri avrebbero voluto dirmi come erano andate le cose da quell’intervista di tanti anni fa, ma poi il lavoro è tanto, il tempo è poco, non tutti amano scrivere… Il tempo è poco anche per me, infatti Marta Fossati, nel suo racconto, parla di inverno e di capretti, ma proprio oggi siamo già arrivati al primo giorno d’estate. Lascio che sia lei e le immagini prese dal suo profilo facebook a raccontare. (Ricordo che Marta è anche in “Capre 2.0” – qui l’intervista comparsa sul blog -, oltre che in “Di questo lavoro mi piace tutto“).

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Pascolo primaverile a Sambuco (CN)

È da un po’ di giorni che mi riprometto di scriverti, sopratutto prima che arrivino i capretti!!! Il big ben! Si ricomincia un’altra stagione! Ma, confesso, amo molto leggere e ben poco scrivere! Sono cambiate molte cose da quel giorno che sei venuta a Sambuco per le interviste del tuo libro. Ci pensavo quando ho ricevuto il tuo messaggio.. Avevo in braccio una capretta che avevo chiamato Ladra di cuori: forse questa è la prima cosa che, a volte, penso che sia cambiata.

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Marta con uno dei capretti nati quest’inverno – Sambuco (CN)

La gioia, la felicità e l’affetto che sempre provo per i nostri animali sono comunque diversi da quelli che provavo nei primi anni che facevo questo lavoro. Non perché non lo amo più, ma perché per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza, consapevole che non potrei vivere senza animali, ma anche consapevole che, nel nostro lavoro (come penso in molti altri) alcune scelte e situazioni sono difficili e dolorose.

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Il gregge al pascolo con Sambuco sullo sfondo – Valle Stura (CN)

Allevo sempre animali, anzi alleviamo! Dall’aprile del 2016 io e Luca abbiamo la nostra azienda, Bars Chabrier. Le capre sono circa 150, sempre rigorosamente con nome proprio, sempre meticce selezionate per avere una buona produzione di latte, ma anche per essere delle buone pascolatrici che ben si adattano al territorio montano dove viviamo tutto l’anno.

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La stagionatura dei formaggi – Sambuco (CN)

Tutto il latte prodotto viene trasformato nel nostro piccolo laboratorio e venduto nel punto vendita (che eufemismo, sarà un metro per due!), in ristoranti della zona e nei 3 mercati settimanali.

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Il gregge nei pressi della nuova stalla – Sambuco (CN)

Sempre nel 2016 abbiamo partecipato ai bandi PSR e attualmente è in fase di costruzione la nuova stalla. Bellissima, ma fonte di grandi preoccupazioni. Non starò qua a tediarti su argomenti che sicuramente già ben conosci, ma vorrei solo dire che quelli che dicono “hanno preso i contributi”, di provare anche loro a vedere com’è la strada per accedere a questi aiuti. E, alla fine, vedere quanto siano stati “aiuti”. Io ancora non lo so, so però cos’è stato arrivare fino a qui. Se veramente è stato un aiuto a lavorare in modo migliore o l’aiuto a decretare la nostra fine!!

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Capretti meticci – Sambuco (CN)

“Spero che ci sarà una terza parte di questo libro e, comunque vada, di trovarmi ancora in mezzo agli animali. Veniamo ora alle difficoltà nella nostra attività. La prima è la quello che già ti ho scritto. Poi superare la perdita di un animale a cui tieni particolarmente, cioè praticamente tutti! Gioire per i capretti nati e sapere che fine faranno buona parte di loro, sapere che devi vendere una capra altrimenti la vedrai spegnersi giorno per giorno. Dolori, frequenti in questo mestiere ma anche molte gioie che ti fanno tornare il sorriso. E poi le umiliazioni, i bocconi amari costretto a ingoiare perché tanto hai le bestie, devi stare zitto altrimenti in un modo o nell’altro te la fanno purgare. E il senso di frustrazione davanti a una immensa quantità di burocrazia, leggi, norme, decreti, moduli e quant’altro, credo poco amate dalla maggior parte di noi esseri umani, ma particolarmente inaccettabili per chi fa un mestiere come il nostro.

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Marta con un agnello – Sambuco (CN)

Siamo ben capaci di sbrogliarci davanti a molti imprevisti della natura, ma davanti a tutti i fogli che devi fare se per caso decidi che quella capretta in più proprio la vuoi tenere… Beh… Io lì vado fuori di testa!!

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Luca al pascolo con il gregge – Sambuco (CN)

Cosa direi agli altri giovani che stanno iniziando? Sicuramente non sono giorni facili in nessun settore, il nostro implica anche un coinvolgimento della vita “oltre il lavoro”. Nel senso che proprio non c’è una vita! Sto scherzando, ma sicuramente è difficile ricavarsi del tempo libero, soprattutto più giorni consecutivi e, se come noi si lavora entrambi in azienda, poter approfittare di questo tempo insieme. Poi ci sono situazioni e situazioni. Ma se si è soli è difficile anche riuscire ad andare via poche ore. Sicuramente avendo poco tempo devo dire che cerco sempre di approfittarne meglio che posso! Ma se c’è davvero “la passione” per questo lavoro sarà difficile riuscire a fermarsi. Per concludere… sì sono, anzi siamo, soddisfatti della nostra vita!

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Il pascolo preferito dalle capre – Sambuco (CN)

Ringrazio ancora l’amica Marta per la chiacchierata virtuale. Qui potete trovare altre informazioni sull’azienda e sui luoghi dove acquistare i loro formaggi. Ricordo a tutti, giovani o meno giovani, che le pagine di questo blog sono sempre aperte a chiunque voglia raccontarmi la sua storia, legata alla montagna, all’allevamento, all’agricoltura di quelle aree cosiddette marginali.

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Il sogno si è fermato

Ho ancora un paio di storie di giovani da raccontarvi, ricevute via internet nei mesi scorsi. Qualcuno degli intervistati di allora non l’ho rintracciato, qualcuno non mi ha risposto, altri sono così impegnati dal lavoro da non aver tempo a scrivere la loro storia (li capisco!! non a caso questo blog lo aggiorno sempre meno!).

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Oggi però ho qualche minuto di tempo e così vi parlo di Alex. Da lui ero tornata per intervistarlo quando stavo scrivendo il libro sulle capre (Capre 2.0). Potete leggere qui quello che mi aveva detto nell’agosto del 2016.

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Dal 2016 ad oggi le cose sono ancora cambiate: “Da quando sei venuta a fare l’intervista nove anni fa poche cose sono cambiate: il sogno di fare il pastore a tempo pieno si è fermato subito, troppe spese e zero entrate, dalla famiglia nessun aiuto e quindi è rimasto un hobby.

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Continuo a lavorare con mio papà, ma è da 3 anni ho messo su anche le pecore. Tutto è partito da 3 agnelli regalati da Giuan, il pastore. Adesso ne ho una cinquantina e spero di continuare a tenerle finché il lavoro lo permette.

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Da fuori, chi non è di questo mondo vede tutto rosa e fiori, ma la realtà è ben lontana…“. Pochi animali (sì, 50 o anche 100 sono pochi, se non hai un’azienda con trasformazione e vendita diretta) non ti danno da vivere, ma richiedono tempo, dedizione e molte spese, specialmente in annate con pascoli scarsi, siccità, ecc.

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La passione c’è, quella resta intatta, ma gli aspetti da combinare sono tanti, così Alex non sa fino a quando il gregge potrà andare avanti, che si tratti di pecore, di capre o di entrambe. Ogni tanto dice di voler/dover vendere tutto, ma… mi auguro che, qualunque cosa gli riservi il futuro, possa continuare a tenere qualche animale!

Sono soddisfatto della mia vita, anche se…

L’arrivo della primavera fa sì che aumentino i lavori da fare all’aperto, quindi c’è sempre meno tempo per stare seduta ad aggiornare queste pagine. Avrei tante cose da dire/scrivere e ancora qualche storia di giovani da raccontarvi. Oggi inizio con una di queste. Francesco Sartori era stato colui che mi aveva “ispirato” il libro “Di questo lavoro mi piace tutto“, infatti era stato proprio lui a dirmi: “Perché non parli di noi, di quei giovani che cercano di iniziare un’attività nel settore zootecnico?“.

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Andiamo indietro di qualche anno, qui potete leggere l’intervista che avevo fatto a Francesco quando raccoglievo materiale per il libro. Come sono poi andate le cose, in questi anni? Ce lo raccontare direttamente lui. “Allevo ancora animali, bovine da latte, manze di razza pezzata rossa valdostana e castana e pecore rosset. Alcune vacche sono in svernamento per problemi di spazio e di orari, siccome lavoro anche a tempo pieno al di fuori della mia azienda presso la Cascina Montfleury dell’Institut Agricole Régional di Aosta, nel settore Agronomia.

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L’azienda è a nome mio. Le maggiori difficoltà che sto incontrando sono il mancato arrivo dei fondi delle misure ad ettaro del PSR (indennità compensativa e misure agroambientali). Non faccio vendita diretta dei prodotti e non ho chiesto contributi come giovane imprenditore! Ho solo ricevuto un contributo a fondo perso per l’acquisto del trattore reversibile attrezzato per fienagione da montagna.

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La mia partner fa un altro lavoro e non qui in valle, ma quando può mi aiuta molto. Sono soddisfatto della mia vita e non la cambierei con un’altra, anche se mi piacerebbe che il lavoro in azienda fosse più remunerativo… Ad un giovane consigliere i di fare questo lavoro solo a titolo hobbistico.

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Così vanno le cose. Sicuramente sono stati fatti “tanti passi” da quella intervista, ma quello che emerge dal racconto di Francesco è che una piccola azienda di montagna difficilmente riesce a darti da vivere, se non arrivano i contributi e se non fai trasformazione e vendita (cosa quasi impossibile se sei da solo a dover seguire tutto). Qui un articolo uscito l’anno scorso dove si parla di Francesco e della sua azienda. Molti sicuramente si staranno chiedendo perché tutto questo lavoro e impegno aggiuntivo, se già è impiegato altrove a tempo pieno. Anche in questo caso, è la parola passione a spiegare tutto…

A volte la sola passione non basta!

E’ da un po’ che non vi propongo “storie di giovani”, per continuare il viaggio tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Ho messo da parte tutte le risposte ricevute, niente è andato perso… Oggi andiamo a trovare un altro di quei ragazzi, che nel frattempo ha incontrato una compagna di vita e di lavoro (Alessia, anche lei un’appassionata allevatrice) e hanno pure messo su famiglia!

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Giorgio l’avevo intervistato a fine novembre del 2010, ma ci conoscevamo già da qualche anno. La prima volta l’avevo visto ragazzino (15 anni) in un alpeggio del Canavese, dove era andato a “fare la stagione” presso dei margari biellesi. Poi mi aveva scritto un’e-mail. Sono passati anni, ma me lo ricordo bene… all’epoca aveva le pecore, era ancora studente e mi aveva raccontato che, per riuscire a contattarmi, si era particolarmente applicato nell’ora di informatica! Tutta la sua storia la potete leggere su “Di questo lavoro mi piace tutto“, ovviamente. Da allora ci siamo visti più volte a fiere, cene dei margari, mie serate di presentazioni dei libri… Ma adesso lascio a lui la parola!

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Accidenti, ma son già passati così tanti anni da quell’intervista?! Sembra solo ieri… Sono cambiate un bel po’ di cose però… L’azienda ora si è evoluta, tanto per iniziare ora sono io ad essere il titolare, il numero di bovini è decisamente aumentato. In tutto, con quelle di Alessia, sono più di 50 e così abbiamo dovuto provvedere alla costruzione di una nuova stalla ben più ampia e confortevole che fa sì che si lavori in modo migliore e in minor tempo.

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Ci tengo a precisare che è stato un investimento totalmente autofinanziato, perché probabilmente la mia domanda di miglioramento non è stata considerata abbastanza importante e quindi bocciata. Le difficoltà riscontrate penso che puoi immaginarle, abbiamo dovuto far fronte alle numerose spese per il nostro non piccolo investimento e, come se non bastasse, anche i rincari del foraggio dello scorso anno, andato a prezzi esorbitanti, sicuramente non ci è stato d’aiuto. Tuttavia siamo ancora in piedi!

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Le nostre mucche ora sono iscritte al libro genealogico e produciamo formaggi di diversi tipi e burro che vendiamo esclusivamente a privati e piccoli negozi valligiani. In più ci siamo attrezzati di un piccolo banco frigo che usiamo per fare qualche mercatino e fiere in zona.

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D’estate saliamo in un alpeggio del comune di Brosso, il posto diciamo che non è dei migliori (un po’ piccolo e con molte pietre), però c’è la strada ed è abbastanza vicino a casa, così d’estate posso scendere in paese a farmi i fieni.

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Naturalmente tutto questo non si sarebbe realizzato se non avessi incontrato Alessia, con la mia stessa passione e testardaggine. Per ultimo una grande novità! Il 22 agosto 2018 è nato Domenico, che ha reso tutto ancora più magnifico e speriamo che un giorno possa portare avanti questo lavoro con la nostra stessa passione.

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Mi ricordo che quando mi avevi intervistato mi avevi chiesto della politica: il mio interesse è sempre lo stesso, finché non vedrò un politico con ”i quai”(calli) alle mani a mio parere non potrà essere credibile.

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Diciamo che per adesso sono soddisfatto, anche se mi piacerebbe vedere un giorno i nostri prodotti essere valutati come meritano. A chi intraprende questa strada posso solo dire di pensarci molto bene, perché ne ho già visti parecchi iniziare grandiosamente per poi buttare tutto all’aria. A volte la sola passione non basta!

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Questa è la storia di Giorgio Pastore e Alessia Mazzurana, della Valchiusella. Ricordo che Giorgio, pur avendo quella passione fin da ragazzino ed essendo nato in una terra che vede ancora un settore zootecnico abbastanza vivo, non proviene da una famiglia di allevatori di professione

Le soddisfazioni nelle piccole cose

Quando l’avevo intervistato nel 2011, Marco era stato uno di quelli che avevano detto: “Di questo lavoro mi piace tutto”, da cui poi il titolo del libro. Anche lui ha accettato la proposta di raccontare come sono andate le cose da allora.

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Bell’idea quella di raccontare come stanno andando le cose. Sì, allevo ancora e da quando ho smesso scuola ho aumentato il numero di bestie. Quando ho finito la scuola ero anche partito con le capre, ma dopo 4 anni le ho rivendute perché facevano troppo disperare non le tenevo in nessun modo! Poi siccome mio padre odia le capre, mi ha fatto la proposta che se vendevo le capre mi comprava la mucca più bella della fiera. E dunque alla fiera a Balboutet una mucca barà (Regina) mi ha “rubato il cuore” e così ho dovuto mantenere il patto!

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L’azienda non è a nome mio, ma sono coadiuvante qua in famiglia Su in alpeggio mi occupo io della vendita dei prodotti e aiuto nella lavorazione del latte, mentre in cascina mi occupo solo delle stalle.

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Una cosa che sarebbe stato bello realizzare è aprire un’agri-gelateria.” La famiglia Agù gestisce già un punto vendita aziendale, “La Formaggeria di Agù”, presso la cascina di Villar Perosa (qui la loro pagina su Facebook), dove si vendono tutto l’anno formaggi freschi e stagionati. D’estate i prodotti si possono anche acquistare direttamente in alpeggio, presso l’Alpe Selleries in Val Chisone.

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Sono davvero appagato di tutte le soddisfazioni, nelle piccole cose, nel vedere una mucca che cammina vanitosa elegante con il suo rudun, con la sua campana, quasi come se volesse mettersi in mostra. Ma anche vedere i clienti tornare a comprare il formaggio, in alpeggio vedere i turisti far foto e rivolgere complimenti per l’alpeggio e per le mucche.

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Ai giovani direi di non mollare, di seguire i sogni, che prima o poi si avverano. Bisogna anche ammirarli, i giovani che fanno questa scelta, perché di questi tempi non è per nulla facile iniziare!

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Ringraziamo anche Marco per il suo contributo. Sono già arrivate un bel po’ di risposte al questionario che ho mandato ai giovani protagonisti del libro, quindi potrò continuare a proporvi le loro storie nelle settimane a venire.

Poco tempo e troppe cose

Cari amici, come molti di voi sapranno, ieri ho fatto una toccata e fuga a Roma per essere ospite della trasmissione Geo di RAI3. Il mio intervento andrà in onda venerdì prossimo, 30 marzo, nel corso della puntata (l’orario preciso non lo so, tra le 17:00 e le 18:25). Avevamo preparato una mia scheda, avevo mandato delle foto, c’era una specie di copione con le domande che la conduttrice doveva farmi, ma invece… si è andati a ruota libera!

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Roma – Colonna Traiana

Mentre viaggiavo in treno, nonostante l’alta velocità, guardavo lo scorrere dei magnifici paesaggi rurali che si sono via via presentati davanti ai miei occhi. C’erano anche città, fabbriche, asfalto e cemento, ma dopo… campi, prati, file di alberi sulle colline, cascine, alberi di frutto in fiore, villaggi arroccati, greggi di pecore al pascolo. La primavera qua e là stava davvero arrivando, ieri era il 21 marzo! Ma non è stata solo una questione di stagioni, i miei pensieri guardavano un paesaggio (il bel paesaggio italiano!) e vedevano quel che ci sta dietro: agricoltura e allevamento.

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Pascolo vagante in primavera – Cumiana (TO)

Tante erano le cose che mi sarebbe piaciuto raccontare al pubblico di Geo, trasmissione che seguo tutte le volte che ne ho la possibilità, ma alla fine (frastornata anche dal luogo in cui mi trovavo, dall’emozione, dalla tensione) temo di aver fatto ben poco. Ho risposto alle domande della conduttrice (persona squisita, semplice e gentile così come appare in TV), ma siamo andati a toccare ben pochi dei temi che mi stavano a cuore. Abbiamo parlato un po’ di pascolo vagante…

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Capre valdostane – Nus (AO)

…un po’ delle capre e del mio ultimo libro “Capre 2.0“. Seguendo le domande della conduttrice, non sono però riuscita ad affrontare alcune tematiche che avrei voluto portare al pubblico. Non che volessi tenere un comizio, ma almeno un accenno al sempre maggiore divario tra il mondo della terra, i produttori, e il resto della società, mi sarebbe piaciuto poterlo fare. Forse qualcosa tra le righe l’ho detto, ma è stato tutto così rapido e improvviso/improvvisato…

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Con alcuni dei capretti di quest’anno – Nus (AO)

Non so se chi mi vedrà riuscirà a capire davvero chi sono e di cosa mi occupo. Scrittrice sì, ma non solo. C’era una domanda nel copione a cui avrei voluto rispondere, cioè il perché non sono diventata io un’allevatrice con una mia azienda… Perché ciò avrebbe comportato abbandonare l’attività di comunicazione. Che siano articoli, che siano libri di saggistica, che sia il blog, che siano romanzi, occuparsi di allevamento in prima persona significa fare solo più quello, se vuoi farlo bene. Soprattutto, significa non potersi assentare, non poter lasciare gli animali. Inoltre, come ho già avuto modo di dire in diverse occasioni pubbliche, la mia passione per questo mondo, per gli animali, nel mio caso si esprime anche con le immagini e con le parole scritte. Infine, credo che al mondo dell’allevamento tradizionale talvolta possa essere maggiormente utile uno scritto che lo racconti al pubblico, piuttosto che un allevatore/allevatrice in più. Non so se ci saranno altre occasioni di raggiungere un pubblico così vasto… spero almeno di aver invogliato qualcuno a leggere i miei scritti per saperne di più su ciò che ho raccontato e continuo a raccontare in questi anni!

Capre “da collezione”

Molte volte sono proprio degli allevatori a chiedermi perché c’è chi tiene delle capre valdostane, “bestiacce” che devono essere legate in stalla, altrimenti passerebbero il tempo a prendersi a cornate, emarginando le più deboli e impedendo loro di mangiare. C’è chi le munge, ma la resa non è sicuramente quella di una razza da latte. C’è chi le tiene per le battaglie, quelle particolari manifestazioni di cui ho già parlato spesso, mostrandovi le immagini più spettacolari (qui un esempio, o ancora qui).

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Sergio con alcuni dei capretti di quest’anno – Envie (CN)

Ma poi ci sono anche tutti quelli che le tengono perché… perché sono belle! Perché piacciono. Perché c’è quella passione lì, e come fai a spiegarla? Come vi dicevo, ci sono stati altri caprai, allevatori di capre da latte, che mi hanno chiesto come mai c’è gente che tiene “quelle capre lì”, e non una o due così come mascotte, ma un gregge intero! Sfugge persino a loro il perché, visto che sono più difficili di altre da gestire e non danno neppure la rendita del latte.

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Stalla di capre valdostane – Envie (CN)

Sul mio libro Capre 2.0 (Blu Edizioni) ho intervistato anche allevatori di questa razza, come per esempio Giancarlo, di Coazze. Lui parlava di malattia… Al di fuori dell’area del Canavese, delle Valli di Lanzo e della Val d’Aosta, sono pochi coloro che le portano alle battaglie. Quindi tutti gli altri le allevano proprio solo per passione, anche se poi spesso capita di vendere uno o più capi, o un becco da riproduzione, a chi invece le tiene per questo motivo. Sono tornata da Sergio e Rosanna per accompagnare proprio un appassionato di battaglie delle capre: lui cercava esemplari grossi, pesanti, “cattivi”.

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In stalla, mentre fuori nevica – Envie (CN)

Sergio invece preferisce quelle più domestiche, tranquille, che non gli danno problemi in stalla. “Fa quasi tutto mia moglie in stalla, io vado a lavorare in settimana, vado a potare gli alberi da frutta. Lei invece va d’estate a raccoglierla…“. Perché questa passione è anche dispendiosa, quindi a volte serve un altro lavoro per mantenere le capre. Una follia?

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I capretti tirano la giacca a Sergio – Envie (CN)

Io preferisco vederla come una forma di collezionismo, se mi consentite il termine. Invece di collezionare oggetti inanimati, la passione è per le capre. Gli appassionati si incontrano, le ammirano, ne discutono. E’ una specie di club, ci si conosce tutti, perché Tizio mi ha comprato un becco, io ne ho comprato uno da Caio, e i nomi alla fine sono sempre quelli. Ci si incontra alle fiere, alle rassegne, alle battaglie. Qualcuno invece non lo vedi quasi mai, devi andare a cercarlo in frazioni sperdute al fondo di un vallone o su su lungo strette strade che si inerpicano lungo un versante. Oggi però la tecnologia facilita ancora di più gli scambi e i contatti. Ma la soddisfazione di “collezionare” capre è per esempio avere una capretta come Mirtillo, che gratta con la zampa la gamba di Sergio, per farsi prendere in braccio anche quando ormai è una capra di un anno di età e non più una capretta di pochi mesi. Molti caprai hanno una grande sensibilità verso i loro animali…

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Aperta la stalla, i capretti corrono all’aperto – Vico C.se (TO)

Così parecchi di questi animali vengono fortemente viziati dai loro proprietari. C’è chi ha iniziato ad allevare questa razza e chi la alleva da sempre. Sono stata anche a far visita a Remo, in Valchiusella, un altro grande appassionato. La sua è una tipica azienda tradizionale, capre valdostane e vacche, con cui sale in alpeggio sulle alture sovrastanti la sua cascina di mezza montagna.

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Questo capretto di chi è? – Vico C.se (TO)

E’ bello entrare in queste stalle, perché si vede l’omogeneità del gregge. Molti appassionati acquistano capre da uno o dall’altro, per costituire il proprio gregge. Qui invece in ogni capo si vede un certo “marchio di fabbrica”, frutto di attenta selezione e gusto personale. Le capre hanno caratteristiche nell’aspetto che si ritrovano guardando ogni animale: le corna, la forma del muso, l’altezza. Il pastore ha scelto quali caprette allevare, non ha introdotto altre femmine, ha solo cambiato di anno in anno il maschio.

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Il cane non sa come tener fermi i capretti dispettosi – Vico C.se (TO)

Gli appassionati, come tutti i “collezionisti”, arriverebbero talvolta a spendere un capitale per quel “certo pezzo”. Ma “quella capra” non sempre è in vendita, anzi… quasi mai lo è. Perché ci tieni, perché ti piace, perché magari preferisci venderne una giovane, a cui non ti sei ancora affezionato tanto. Vendi quando non hai più posto in stalla, anche se questa la vorresti tenere, quell’altra pure, quella poi è figlia di quella vecchia capra che non c’è più e… Sono cose che non tutti capiscono. Anche se vendi qualche capra, qualche capretto, non so se ti ripaghi il prezzo di quel che hai dato loro da mangiare, delle ore di tempo che ci hai dedicato portandole al pascolo, quelle di notte in stalla per assistere ai parti, il costo degli interventi del veterinario in caso di necessità. E’ una passione, e così ti ripaghi soprattutto ammirando i tuoi animali. Forse per qualcuno è una follia… ma vi assicuro che le cose stanno proprio così.

Le capre di Ardesio

Ieri ero in Val Seriana, ad Ardesio (BG), dov’ero stata invitata alla Fiera della capra. Per me è stato un ritorno, dato che avevo già partecipato all’edizione del 2010 e del 2015.

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Ardesio 2018 – Val Seriana (BG)

Quest’anno la fiera era alla sua 19° edizione. La giornata è stata accompagnata da temperature abbastanza rigide, ma anche da una bella giornata, almeno fino al primo pomeriggio. E il pubblico è accorso in massa, nella tarda mattinata c’era davvero tanta gente!

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L’arrivo alla fiera – Ardesio (BG)

Gli allevatori presenti erano 35, con più di 400 capre in mostra. Al mattino, man mano, chi a piedi, chi con i mezzi appositi, allevatori e appassionati hanno condotto i loro greggi (o parte di essi) alla fiera.

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Becchi dal palco imponente – Ardesio (BG)

Rispetto al passato, ho visto meno capi di razza Frisa valtellinese, mentre le razze più rappresentate erano l’Orobica e la Bionda dell’Adamello (non so esattamente i numeri, è impressione che ho avuto ad occhio). Non mancavano capre di altre razze (camosciata, saanen, meticce e così via).

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L’amore per i propri animali – Ardesio (BG)

In queste manifestazioni, uno dei protagonisti è… la passione! L’elemento che accomuna tutti, che spinge a partecipare anche quando ci sarebbe tanto da fare in azienda… E la passione la si vede brillare soprattutto negli occhi di giovani e giovanissimi, per i quali questa è una giornata molto importante. Non un gioco, ma un momento da adulti, e gli animali devono fare bella figura. Ecco così una bella spazzolata finale al pelo di capre e becchi!

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Categoria becchi – Ardesio (BG)

La mattinata si è conclusa, come sempre, con la sfilata dei capi, suddivisi per categorie, al fine di assegnare i premi agli animali più belli.

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Formaggi locali – Ardesio (BG)

Nel resto del paese intanto si poteva fare un giro tra le bancarelle: prodotti tipici, materiale, attrezzature, formaggi locali e non, come in qualsiasi fiera.

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Fiera della capra… e dell’asinello! – Ardesio (BG)

In cima al paese non mancavano poi gli asini, secondo elemento di questa manifestazione. In un’altra zona invece c’erano i cavalli e si poteva fare anche un giro in carrozza nella piazza e tra le vie di Ardesio.

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Bastoni da pastore – Ardesio (BG)

Una piazza era occupata dagli artigiani, che mostravano dal vivo come si realizzano i loro manufatti: bastoni da pastore, cesti di vimini, coltelli e altro ancora.

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Arrosticini – Ardesio (BG)

All’ora di pranzo, perché non gustare gli arrosticini di pecora? E’ vero che qui è più tipica la bergna (carne secca di pecora), ma i giovani dell’azienda Palamini si sono lanciati nello street-food. “E’ anche un modo per utilizzare la carne delle nostre pecore con più soddisfazione che non a venderla al commerciante!” Gli arrosticini sono già tutti pronti, la serie di spiedini viene posizionata sull’apposito sostegno e, con il calore, sono cotti in pochi minuti di attesa. Il pubblico sembra gradire, anch’io non potevo resistere, dato che amo questa carne: erano ottimi, succosi, saporiti!

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Si lascia la fiera – Ardesio (BG)

Pian piano al pomeriggio qualcuno iniziava a rientrare. Io ho avuto modo di chiacchierare con un po’ di gente e, per l’ennesima volta, me ne sono ripartita riflettendo sul ruolo svolto da questi allevamenti nel territorio montano. C’erano aziende più grosse, c’erano piccoli allevatori, c’erano appassionati.

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Un po’ di sfilata nel centro – Ardesio (BG)

Quale sarà il futuro di questa banda di allegri ragazzini, che ha fatto fare tre volte il giro della rotonda al piccolo gregge, a beneficio del pubblico? Nel convegno del sabato sera e in varie chiacchierate alla domenica si è parlato (giustamente) del ruolo della formazione, ma anche di aziende che vivano in modo economicamente sostenibile. Non si può avere come unico tornaconto la soddisfazione per avere una bella capra, per la nascita di un capretto, mentre il bilancio dell’azienda traballa. Ci sarà ancora da parlare di queste cose…

Ancora sul lavoro di allevatore

Quando ho chiesto a chi mi segue su Facebook di spiegare il perché l’allevatore continua a fare il suo mestiere “nonostante tutto”, di risposte ne ho ricevute molte. Ho già scritto ieri qui, riportando alcune testimonianze. Mi è stato fatto notare che mancava una motivazione: “A cinquant’anni (ma anche a 45, e ancora di più a 60) cosa vai a fare?“. Volevo però riportarvi altre storie che mi sono state mandate.

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Vacche piemontesi in alpeggio – Valle Po (CN)

Dalla provincia di Cuneo, mi scrive Giovanni, fedele lettore di questo blog e dei miei libri. La sua è una testimonianza importante anche perché spiega il modo in cui lui ce la sta facendo ad andare avanti in questo periodo difficile. “Approfitto per dirti il mio pensiero sul lavoro di allevatore. Io ho sempre voluto fare l’allevatore, non volevo nemmeno continuare gli studi dopo le medie, ma poi ho fatto superiori ed università  senza mai mollare gli animali. Finiti gli studi ho provato anche a fare il veterinario, ma mi mancava troppo dedicare tutto il mio tempo alle mie mucche! Così  sono andato contro tutto e tutti e ho fatto la mia scelta sapendo che non sarebbe stato facile, ma almeno facevo quello che ho sempre sognato.Devo però dire che aver incontrato l’associazione La Granda ha fatto la differenza: senza di loro probabilmente avrei già chiuso per i troppi costi che ha un piccolo allevamento; invece grazie al giusto valore riconosciuto all’animale e al fatto di essere un gruppo che ti fa coraggio davanti alle difficoltà sono ancora sulla breccia! Oltre al fatto di non sentirsi soli, alcune spese possono essere distribuite fra tutti e così  il singolo allevatore ha un risparmio. Io comunque non riuscirei a vedermi in un lavoro che non sia l’allevamento e il mondo rurale!

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Vitelli in alpeggio – Appennino (PC)

Lunga e articolata la testimonianza di Lorenzo, dalla Toscana. “E’ la passione per questo mestiere che non mi fa cambiare. Io non sono un “figlio d’arte” al massimo un “nipote d’arte” (e non ho mai conosciuto mio nonno). Fin da bambino ho sempre avuto la passione per gli animali da reddito, la coltivazione, in generale per l’agricoltura. Nonostante la completa mancanza di possibilità logistiche , ho sempre concentrato i miei sforzi per raggiungere la mia passione. Non ho mai fatto valutazioni economiche a priori, ma ho sempre cercato di fare scelte sostenibili. Non sono diventato ricco, ma non ho mai fallito in pieno, tanti errori, e di conseguenza tanti insegnamenti.

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Pascolo primaverile – Cumiana (TO)

Dopo gli studi agrari, prima di diventare agricoltore, ho fatto il giardiniere a Milano in proprio, il che mi ha permesso di guadagnare in pochi anni le risorse per comprare il terreno nudo in Toscana. Quindi ho toccato con mano altre forme di guadagno molto più facili. Ma solo la grande passione può darti la forza di vivere tutte le molteplici difficoltà del mondo agricolo.

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Momenti di vita pastorale – Cumiana (TO)

Lorenzo, nel suo messaggio, parla di un aspetto non trascurabile nell’andamento dell’azienda, quello della famiglia. “Non trascurabili pure i problemi familiari e matrimoniali… se entrambi non si ha una grande passione per questo mestiere, non si resiste più di tanto e non si può andare avanti insieme… Da poco , in seguito a questo cambiamento di “assetto familiare” ho potuto intraprendere anche l’allevamento da latte… Pure destagionalizzo… Mazzata ulteriore… Per chi non nasce in una famiglia di allevatori, ed è pure solo, è proprio paragonabile alla galera… E i guadagni, in rapporto agli impegni, precipitano quasi a zero. Ma la passione, solo lei! , ti spinge a continuare… E le piccole soddisfazioni, ti danno la forza di insistere e vedere il futuro più roseo. Certo viste tutte le difficoltà, per restare in piedi, bisogna perseguire grande professionalità. E sono convinto che ci si può arrivare.

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Pecore merinos alla fiera – Roaschia (CN)

Lorenzo passa quindi a fare delle importanti analisi economiche e sociali. “Il fattore importante, che manca alla stragrande maggioranza degli agricoltori ed allevatori, è non dare importanza all’aspetto commerciale. Dobbiamo chiudere il ciclo produttivo con la vendita dei nostri prodotti, senza passare attraverso intermediari. E non tutti possono fare vendita diretta, prodotti di nicchia, o altissima qualità, per pochi portafogli… non c’è spazio per tutti! Ci si deve dedicare anche ai comuni consumatori delle città, il volume del loro consumo è enorme. Se non si riesce ad organizzarsi da soli, bisogna unirsi in gruppo! Ci vuole molta intelligenza! E molta onestà. Pensare solo al proprio orticello non ci porta lontano… Per concludere, dopo tanti anni di lavoro e sacrifici, non so proprio se lo rifarei e in questo modo, ma sono certo che non avrei potuto fare altro, questione di genoma!

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Momenti di lavoro – Introd (AO)

Lorenzo è un allevatore-scrittore! Così mi ha mandato ancora un’altra riflessione (che condivido in pieno), a completare i discorsi che si facevano ieri: “E’ anche giusto che il fieno aumenti, a parte le speculazioni, se un ettaro ha reso un terzo, l’agricoltore ha diritto al solito stipendio, ci deve mangiare con quello. La cosa anormale, è che noi non riusciamo ad alzare i nostri prezzi. Oltretutto, così nessuno si rende conto di problemi che coinvolgono tutti, in modo diretto! Funziona così per ogni settore produttivo, perché con noi no!? Non ci sappiamo organizzare, siamo tutti cosi appassionati, attenti che non manchi niente ai nostri animali, o ai nostri campi…. e trascuriamo l’aspetto commerciale, ultimo anello della catena, ma il più importante, il principale, quello che potrebbe risolvere tanti dei nostri problemi.

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Pascoli d’alpeggio ad inizio stagione – Clavalitè (AO)

Le riflessioni sull’unione della categoria ci riportano a quanto diceva Giovanni all’inizio. Purtroppo però ho sia toccato con mano, sia visto e sentito tante esperienze, che mi portano a dire che nel settore zootecnico, per lo meno da queste parti, l’individualismo è tanto e la volontà di unirsi per obiettivi comuni molto scarsa. “Ci si deve concentrare su questo, soprattutto i giovani devono e possono farlo, aggregandoci, possiamo unire le produzioni, identificarle , proporle e gestirle. Come controlliamo ad esempio la salute degli animali, dobbiamo anche curare la vendita del prodotto, se serve, pure ricorrendo a persone specializzate. Questa autocritica, nasce dalla consapevolezza, che il più delle volte, viviamo male , il nostro mestiere è a rischio! Sappiamo tutti quanto è importante e nobile il nostro lavoro per mille aspetti, la passione che ci unisce , ci dia la forza e la voglia di risolvere questo problema.

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Formaggi prodotti all’interno del Parco Alpi Cozie a Cheese – Bra (CN)

Direi che questi amici ci hanno entrambi suggerito una strada per affrontare la crisi. E’ una vecchia ricetta, quella dell’unione che fa la forza. Voi cosa ne pensate? Avete avuto esperienze di questo tipo? Positive? Negative?

(Anche questa volta le foto sono generiche foto riguardanti l’allevamento e non sono relative alle realtà delle persone che mi hanno scritto)

Cambiare lavoro?

Recentemente mi è capitato di parlare con persone che non hanno contatti diretti con il mondo zootecnico. Stavo spiegando loro come questa stagione sia particolarmente dura per una serie di motivi: poche scorte di fieno a causa delle gelate primaverili e della siccità, costo del fieno (e degli altri foraggi) alle stelle, ma nello stesso tempo non aumenta il valore dei prodotti. Teoricamente dovrebbe succedere che, se mi costa di più produrre il bene xy, il suo prezzo di vendita finale aumenti. Ma non succede né con il latte, né con la carne… Mi sono così sentita chiedere come mai i titolari di queste aziende in crisi non cambiano lavoro. Perché non può essere solo una stagione sbagliata a mettere in ginocchio un’azienda, quindi erano già in crisi quando tutto “andava bene”. Vero, infatti le difficoltà c’erano già prima, questi mesi stanno danno il colpo di grazia a tanti che già vacillavano.

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Gregge in stalla, pianura torinese (TO)

Ma allora perché chi già era sull’orlo del baratro si ostina ad andare avanti? Perché l’allevatore che vende i propri animali deve essere proprio disperato… e quando li avrà venduti, non avrà risolto i suoi problemi, anzi… si aggiungerà un malessere che non so se trova uguali in chi cessa un’altra attività. Entrano in gioco tante cose, ma prima di tutto la PASSIONE, parola ricorrente abbinata a questo mestiere, e il legame con gli animali. Per dare una spiegazione a tutte quelle persone che chiedono “come mai non cambiano lavoro?“, ho provato a chiedere direttamente agli stessi allevatori. Ecco cosa mi hanno risposto alcuni di loro. Molti danno la risposta di Ubaldo: “Perché non si guarda al denaro, questa è una malattia spesso ereditaria.

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Covoni di fieno tradizionali – Angrogna, Val Pellice (TO)

Il denaro però alla fine lo devi guadare, quando finisce, quando non ne hai più nemmeno per comprare il fieno per le tue bestie, cosa fai? Non commentano su facebook, ma lo so che esistono anche queste realtà. Non per scelte sbagliate sul lavoro, ma per un crescente ammontare delle spese e una rendita sempre minore del proprio lavoro. Aumenta il gasolio, aumenta il fieno, aumenta il mangime, aumenta il prezzo di tutto quello che devi comprare, dal trattore al pezzo di ricambio, ma il latte te lo pagano sempre 30-40 centesimi al litro, gli agnelli a pochi euro al kg, i vitelli fatichi a darli via…

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Anziano allevatore durante una transumanza – Valle Maira (CN)

Non si cambia per rispetto di chi ha messo assieme qualcosa prima di noi, per rispetto di chi non ha da mangiare e perché non hai nessuno che ti comanda. Poi ci vuol coraggio anche ad andare a lavorare in fabbrica…“, dice Mario dalla Lombardia. Non mi ha scritto nessuno dicendomi: “Io l’ho fatto, io ho chiuso e sono andato a fare altro“, ma qualcuno mi ha detto “…questo è il mio mestiere, quale altro lavoro potrei andare a fare?“. Purtroppo so di persone che a forza di tirare la corda purtroppo o sono andate in fallimento o hanno dovuto vendere gli animali, poi il più delle volte hanno cercato lavoro come operai in aziende dello stesso settore. “Mi hanno chiamato per un lavoro di tutt’altro genere, sono lì da tre mesi, per un annetto o due posso farlo. Mungo mi lavo e vado dentro in macchina, faccio fatica e sono sempre teso“, racconta invece un giovane che cerca di portare avanti in parallelo le due cose, rendendosi conto che la sola azienda agricola non gli consente di vivere.

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Vacche in stalla – Valli di Lanzo (TO)

Silvio dalla provincia di Cuneo: “Sono… nuovo del mestiere… è da pochi mesi che mi sono iscritto alla categoria! Fin da piccolo però ho sempre trafficato, ero appassionato delle bestie con i nonni prima e dopo con mio padre, che era in pensione dalla Michelin. Io però sono finito a lavorare fuori e mio fratello è rimasto qua, poi il mio lavoro è andato a finire male come per tanti altri e alla chiusura mi sono ritrovato in disoccupazione. Adesso sono nei coltivatori con mio fratello e mia cognata, la resa sappiamo quella che è, si tribola ad andare avanti, ma finalmente faccio quello che mi piace che avrei già dovuto fare 30 anni fa, perché alla fine è la nostra vita, la nostra passione le nostre radici e non cambierei più con nessun altro lavoro e nessuna paga…

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Giovane appassionato – Aosta

Francesco, dalla Lombardia: “Sono un allevatore dopo aver fatto diverse marce indietro. Io allevavo capre quando ho cominciato, poi le ho vendute per mancanza di spazio. Sono cresciuto con i miei zii e con loro ho imparato a fare il formaggio, a gestire una mandria in alpe fino al 2005, poi da sera alla mattina mi sono trovato sbattuto fuori dalla stalla. Ho ripreso pian piano e adesso sono arrivato a 10 fattrici piemontesi. Ho fatto altri lavori, o meglio ci ho provato, ma non riesci… o meglio sei anche un operaio modello sempre attento, ma il tuo cuore è altrove…

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Capretti fiurinà – Scalenghe (TO)

Laura, dal Cuneese: “A me è stata invece rivolta la domanda inversa… Io lavoro in fabbrica e ho il posto fisso, ma tra qualche mese lascio per intraprendere l’attività d’allevatore di camosciate e trasformazione di latte. Parecchi mi hanno chiesto perché sono così ”stupida” da lasciare il lavoro fisso per un lavoro a casa che non si ha mai una sicurezza nelle entrate…“. Laura, dalla collina torinese: “È un modo di vivere, qualcosa che hai dentro. In un certo senso non è neanche una scelta, perché vivere diversamente è impensabile. Se fossi giovane rifarei lo stesso ma non in Italia.

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Transumanza in Val Pellice (TO)

Andrea, ancora dal Cuneese: “Noi alleviamo bovini, facciamo alpeggio e trasformiamo il latte tutto l’anno… Secondo me però la risposta è già nella domanda stessa, la chiave è la parola “lavoro”. Il nostro credo non possa essere considerato soltanto “lavoro” , è qualcosa che va oltre ad un orario, uno stipendio o un reddito, è qualcosa che abbiamo nel sangue e nel cuore, una natura, un istinto, un richiamo…. Con i nostri animali si crea un legame forte, a me piace pensare che sia come una grande famiglia, e in famiglia quando le cose non vanno bene ci si stringe cercando di farsi forza l’un l’altro e si cerca di tirare avanti… Di sola gloria non si vive, lo so, ma credo che “lasciare” i nostri animali per andate a fare altro sia proprio l’ultima delle soluzioni…

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Pecora con il suo agnello nato da poco – Cumiana (TO)

Marco, emigrato all’estero: “Non è un lavoro ma uno stile di vita. Le domande sono anche altre forse. Posso imporlo ai miei figli nel contesto sociale del 2018 anche quando i conti non sono rosei? E fino a che punto tirare la corda in passivo? Per la cronaca, io ho chiuso dieci anni fa in Piemonte e ho una azienda familiare in pedemontana polacca.  Che per certi versi vuol dire portare indietro l’orologio ai tempi abbastanza buoni dell’Italia e darsi un livello economico decoroso. So che è impopolare in questa sede, ma a un giovane consiglierei di prendere in considerazione l’estero. Anzi l’estero lo consiglierei anche a chi è in crisi e vuol valutare una alternativa alla chiusura. Ho dimenticato di descrivere l’azienda: avevo vacche piemontesi in provincia di Novara e adesso faccio lumache e ortaggi in Polonia con circa sette ettari. Ho 37 anni e due figli piccoli. Penso che un dato importante su una opinione sia anche l’età che uno ha. Io ho imparato a vedere il mondo diversamente con il passare degli anni.

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Vacche in alpeggio in Val di Susa (TO)

Virginia, dalle Langhe: “Domanda da un milione di dollari. Noi abbiamo un allevamento (piccolo) di bovine da latte, facciamo pascolo, vendiamo il latte ad un piccolo caseificio e una parte la trasformiamo noi. Perché non si cambia lavoro? Perché il nostro non è solo lavoro, è la nostra vita, la nostra passione. Siamo legati alle bestie ed al territorio. Io sono diplomata e avevo la possibilità di svolgere un lavoro con orari regolari e al pulito, ma non faceva per me. Pian piano abbiamo comprato le prime vacche e ora ci siamo ingranditi e i primi risultati cominciano a vedersi. Lo rifarei altre mille volte!!! Certo si fa fatica, ci si arrabbia, ma non ci arrendiamo mai e la mia vita, che poi è anche il mio lavoro, non la cambierei per niente al mondo!!!!

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Vacca in alpeggio – Gressoney (AO)

Jessica, allevatrice valdostana: “Abbiamo mucche da latte. Il senso di libertà che si prova a lavorare a contatto con la natura non ha prezzo! Un bel respiro profondo dell’aria fresca di alpeggio vi farebbe assaporare la mia sensazione di felicità! Che sia un lavoro duro, faticoso e anche poco redditizio può essere vero, ma quante soddisfazioni dà? Chi ha la fortuna di avere delle compagne di avventura così fedeli, che ti dimostrano affetto, ti coccolano, ti chiamano? Sono solo animali (dice qualcuno) ma si esprimono meglio che noi umani! Con i propri animali si viene ad instaurare un rapporto speciale fatto di lealtà , di fiducia reciproca, di momenti gioiosi come di momenti brutti, ma la passione e la voglia di non mollare fanno passare ogni paura! Bisogna provarle certe sensazioni per capirle!

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Mandria in alpeggio – Trentino

Marta, dalla Valsesia: “Io e i miei genitori abbiamo bovini da latte d’estate andiamo in alpeggio e trasformiamo, in inverno vendiamo il latte. Con i tempi che corrono anche io mi sono chiesta qualche volta se ne valga la pena o meno. In primo luogo per me è uno stile di vita, ci sono nata e tra i miei primissimi ricordi ci sono vacche, vitelli e cani da pastore. Certo è un lavoro duro, ma dal punto di vista personale gli animali mi danno moltissimo, è avere la vita tra le mani tutti i giorni, fare questo mestiere lo vedo più come un dono che come un dovere. I momenti di scoraggiamento non mancano, ma quante volte nella vita un operaio ha l’occasione di tenere fra le braccia un vitellino appena nato, andare a mungere con il sole che sorge e vedere la vita intorno a sé svegliarsi? Non trovo nemmeno le parole adatte per esprimere quante più cose ci siano nella vita dell’allevatore al di là del lavoro.

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Formaggi di alpeggio in vendita in una fiera in Valle Po (CN)

Elisabetta, in provincia di Torino: “Abbiamo un’azienda agricola con vacche da latte, Barà e piemontesi. Trasformiamo tutto il latte nel nostro piccolo caseificio e vendiamo i prodotti al mercato o li usiamo in agriturismo. Mio papà, mio fratello e mio nonno curano le vacche e la stalla, io con mia nonna e mia mamma produciamo e andiamo a vendere. Non è facile, ci sono molte spese e scadenze, non sempre va come vorresti. Manca l’erba in autunno, il fieno in inverno, l’erba per fienare in estate, ma non manca mai la voglia e la passione!! Troppe volte mi pento di non aver preso il diploma, un po’ per egoismo, un po’ per crescita personale, anche se penso che non sia un pezzo di carta a dimostrare chi sei. Troppe volte penso di mollare e di fare un lavoro tranquillo “da donna”, ma poi guardo cosa mi hanno lasciato i miei e mi dico: “No! Non si può cambiare lavoro!” Se nasci in una famiglia così, con certi valori, stringi i denti e vai…avanti!

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Capre valdostane in alpeggio – Valsavarenche (AO)

Non so se questa carrellata di testimonianze sia sufficiente a spiegare ad un “non addetto ai lavori” perché non ci si arrende fino all’ultimo, anche quando si lavora in perdita, anche quando per mantenere i tuoi animali finisci per spendere i soldi che avevi messo da parte in passato. Lo fai sperando che prima o poi le cose cambino, che non vengano giorni peggiori, ma migliori.

(N.B. Le foto di questo post non fanno riferimento alle testimonianze, ma riguardano allevatori e aziende da me visitati nel corso degli ultimi anni)