Fine stagione

L’altro giorno parlavo dell’inverno che si annunciava con il vento, elemento meteorologico di una certa importanza in montagna e nelle valli. Ci sono vallate che, più di altre, possono essere spazzate da venti anche di forte intensità per giorni e giorni. Questo fenomeno atmosferico si verifica quando masse di aria si spostano velocemente per effetto di brusche variazioni di pressione atmosferica.

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Il cielo all’alba di una mattinata ventosa – Petit Fenis, Nus (AO)

In questi giorni qui c’è stato il föhn, il vento caldo (anche se non caldissimo), che ha soffiato incessantemente, giorno e notte, e soffia tutt’ora. Foglie sugli alberi non ce ne sono più, il paesaggio è quello tipico dell’inverno.

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Manzette al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

I prati però sono ancora verdi e la brina non si è vista tanto spesso, nonostante la quota. Così qua e là nel fondovalle e sui versanti si vedevano ancora manze al pascolo, o “manzi”, come vengono chiamati in Valle d’Aosta i bovini che non hanno ancora mai partorito.

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Ultimi bocconi d’erba fresca – Petit Fenis, Nus (AO)

Le vacche da latte sono ormai tutte in stalla da molte settimane: nel cuore dell’autunno si concentra la stagione dei parti e inizia la mungitura, quindi gli animali restano tranquille al coperto, protette dagli sbalzi di temperatura, dalla pioggia, dalle prime nevicate, alimentate a fieno e altri foraggi. Ma le bestie giovani, non ancora gravide, restavano a pulire i prati, approfittando dell’erba (e permettendo di risparmiare il prezioso fieno).

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Rientro in stalla mentre imperversa la tormenta – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri però il vento era davvero forte, le cime erano avvolte dalla tormenta, ogni tanto arrivava uno scroscio di pioggia e minuscoli cristalli di ghiaccio, oppure fiocchi di neve sospinti a quote più basse dalla bufera. Le previsioni annunciavano l’arrivo del freddo e così si è decretata definitivamente la fine della stagione di pascolo e l’inizio del lungo inverno in stalla. In fondo siamo al 10 dicembre, sicuramente una volta non si rimaneva fuori fino a queste date.

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Pascolo e abbeverata – Petit Fenis, Nus (AO)

Le capre trascorrono le notti in stalla già da molto tempo, ma di giorno si va al pascolo, a meno che le condizioni meteo siano eccessivamente proibitive. Se non arriverà la neve, loro potranno pascolare ogni giorno, anche a queste quote. Ghiande, castagne, foglie, cespugli, qualche ciuffo d’erba…

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Alla ricerca di castagne – Petit Fenis, Nus (AO)

Poi in stalla ancora qualcosa per completare la giornata, un po’ di mais o di fioccato, dato che ad una certa ora ci sono altri lavori da fare e quindi tocca interrompere il pascolo. E così scivola via anche l’autunno, manca una decina di giorni all’inverno, quello del calendario. Nel buio che arriva già nel pomeriggio, qua e là brillano le luci alle finestre delle stalle, dove si munge sera e mattino, dove si passa la notte per aspettare un parto imminente…

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Vento d’inverno

Soffia, soffia ancora… Ha iniziato ieri, nel primo pomeriggio. Era da un po’ che non si faceva sentire, il vento. E poi è arrivato, quello che in certe valli, come questa, soffia per giorni.

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Pascolo sotto i castagni – Petit Fenis, Nus (AO)

Ho subito pensato che si trattasse del vento che portava l’inverno. Al mattino il cielo era velato, ma non faceva particolarmente freddo. Fino a ieri, molti alberi avevano ancora le foglie sui rami, nonostante il calendario dicesse che ormai siamo alla fine di novembre.

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Nel bosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Però poi, nel pomeriggio, quando il vento non era ancora fortissimo, le foglie hanno iniziato a danzare nell’aria. Prima solo alcune, poi delle vere e proprie nuvole di foglie. E’ stato soprattutto quello a farmi pensare all’inverno, stagione di rami spogli che si protendono verso il cielo.

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Pascolo mattutino – Petit Fenis, Nus (AO)

Stamattina il vento era ancora più forte. Non gelido, ma continuo. Solo le querce e le roverelle avevano ancora le loro foglie, ma queste piante le perderanno in primavera, quando le gemme stanno per dischiudersi.

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Cercando ghiande – Petit Fenis, Nus (AO)

Gli animali sembravano non badare al vento, cercavano per terra ghiande e castagne, mangiando anche, di tanto in tanto, qualche foglia più fresca e asciutta, appena caduta, depositatasi sopra alle altre.

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Giornata ventosa – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche i prati circondati dal bosco erano ricoperti delle foglie strappate dal vento e l’erba, ricresciuta nei giorni precedenti grazie alle abbondanti piogge, sembrava esser stata calpestata nella notte da centinaia di piccoli animali. Era stato il vento, il vento che si infilava nei polsini e nei colletti, il vento che scuoteva e percuoteva tutto…

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Tramonto verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

…e il vento ha continuato a soffiare tutto il pomeriggio, fino al tramonto e ancora anche dopo… Io ho salutato l’autunno, quassù è facile pensare che stia per arrivare l’inverno. La neve l’abbiamo già vista, ma è stata un’apparizione di breve durata. Adesso potrebbe arrivare quella vera. Lo scorso anno era l’8 dicembre quando ne era arrivata più di un metro. Chissà come sarà questo inverno?

Stare al pascolo

Una classica domanda di chi non conosce la pastorizia è: “Ma non è noioso stare al pascolo?“. Ogni pastore ha una sua risposta. C’è chi dirà che in quei momenti guarda gli animali, li osserva, apprezza la loro bellezza o individua quelli che hanno dei problemi e, eventualmente, interviene. Può trattarsi di un’unghia da tagliare, un’infezione da medicare, un ascesso da pulire e disinfettare.

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Sfumature d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è chi osserva il panorama, chi pensa. C’è chi telefona, chi scatta fotografie con il cellulare. Raramente si soffre la solitudine: anzi, questa è una condizione che molti amano, uno degli aspetti di questo mestiere che si apprezzano particolarmente.

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Sole caldo d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

L’altro giorno splendeva il sole dopo settimane di pioggia, nebbia, nuvole. I colori erano quelli brillanti dell’autunno, un autunno lungo, con le foglie che ancora indugiavano sugli alberi, nonostante il vento e i temporali fuori stagione. Ci si godeva il sole ancora caldo e questo tripudio di giallo, arancione, rosso e marrone.

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Al pascolo mentre scende la prima neve della stagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Poi è arrivata la neve, una leggera spruzzata, accompagnata da aria invernale. Le foglie cadevano insieme ai fiocchi impalpabili, i colori venivano mascherati da un leggerissimo velo bianco. Stare al pascolo aveva il suo fascino, a patto di esser ben equipaggiati contro il freddo.

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Pascolo in una giornata nebbiosa – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma non era male nemmeno la nebbia dei giorni scorsi. Allora bastava avere una maglia in più, un berretto, delle calze più spesse. I momenti al pascolo sono i migliori della giornata. Quelli in cui capita di riuscire a dimenticare tutto il resto. Io al pascolo non mi annoio. Guardo le capre, cerco di cogliere l’attimo giusto per qualche foto, leggo o scrivo quando le capre mangiano tranquille e non c’è da fare attenzione perché non ci sono strade, orti, frutteti, prati confinanti.

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Panorami osservati mentre si pascola – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe bello poter vivere così, totalmente immersi nella natura, godere del cambiamento delle stagioni e del contatto con gli animali, ma è un sogno, un’utopia. La realtà è che questi sono momenti strappati al resto della routine quotidiana. Non si vive pascolando un piccolo gregge di capre… Ricordo degli amici che mi raccontavano di come, tra marito e moglie, si contendessero i turni al pascolo. Perché quello era il relax rispetto al dover scendere in fondovalle per sbrigare le pratiche negli uffici, o andare al mercato a vendere i formaggi.

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Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Un amico incontrato ad una fiera mi diceva di voler riprendere delle capre. Ne aveva alcune, poi le aveva venduto, stufo di vederle tornare decimate dall’alpeggio per colpa dei lupi. Aveva preso delle pecore, che teneva a casa anche d’estate: “...ma pascolarle non mi dà soddisfazione. Per me è un hobby, una terapia per rilassarmi quando torno dal lavoro. Mi sa che, prima o poi, prendo di nuovo delle capre…

Abbondanza d’autunno

In giornate ancora troppo calde per la stagione… parliamo d’autunno. C’è chi nega il riscaldamento globale dicendo: “Vedi? C’è già la neve sulle cime.” Vero, per fortuna c’è la neve, ma le temperature sono sopra alla media. Poi, per definire una tendenza, bisogna guardare i dati sul lungo periodo, le medie delle temperature.

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Aceri nel Vallone di St. Barthélemy – Nus (AO)

In quest’autunno ancora molto mite (sto raccogliendo pomodori in abbondanza a 1000 m di quota), è arrivato il momento in cui i colori esplodono e ogni albero, prima di perdere le foglie, le vede tingersi di tutte le tonalità di giallo, arancione, rosso.

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Albero di pero – Lignan, Nus (AO)

E’ bello guardare i versanti delle montagne e individuare le diverse macchie dai colori più intensi, mentre in alto i larici invece si colorano uniformemente passando dal verdolino al giallo, all’arancione, al ramato.

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Mandria al pascolo – Lignan, Nus (AO)

L’autunno precede la stagione che un tempo era quella del riposo, dell’immobilità. Oggi si ferma la natura, ma anche chi pratica i lavori più tradizionali è spesso ossessionato dal doversi muovere, dalle cose da fare senza possibilità di proroghe. Gli animali intanto pascolano placidamente l’erba ricresciuta dopo il taglio del fieno. Prima o poi arriverà il freddo, la brina, si spera anche la neve, e così si tornerà in stalla. Da queste parti la fienagione è andata bene, le scorte non sono scarse come l’anno precedente.

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Pascolando ghiande nei boschi – Nus (AO)

Questo è un autunno di abbondanza: le capre corrono rapide sotto le querce, sapendo che troveranno ghiande in abbondanza. E’ un cibo molto gradito e nutriente che assicurerà il pascolo anche più avanti nella stagione, quando le foglie saranno cadute.

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Un riccio anomalo, contenente addirittura sei castagne – Nus (AO)

Anche sotto i castagni ci sono ricci gonfi di grosse castagne come non se ne vedevano da qualche anno. Prima vengono raccolte dagli uomini, quel che resta verrà consumato giorno dopo giorno dalle capre. Oggi la castagna non è più quel “pane” fondamentale per le genti di montagna come in epoche più antiche. Però da più parti ho sentito dire che questo sarà un inverno lungo, dato che la natura fornisce così tanti prodotti per affrontarlo.

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Albero di sorbo carico di frutti – Lignan, Nus (AO)

Sarà vero? Valgono ancora i vecchi detti, anche in epoca di riscaldamento globale? Cosa si guarda dalle vostre parti come “segnale” in vista dell’inverno? Il sorbo è uno di quelle piante a cui si fa spesso riferimento: quando ha tanti frutti d’autunno, ci sarà tanta neve d’inverno. Ma c’è anche chi guarda i noccioli. Oppure l’altezza delle genziane (Gentiana lutea): più sono alte nei pascoli a fine stagione, più verrà neve.

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Frutti del crespino – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)
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Pigne di abete – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Non so se ci sia del vero in tutto questo: le piante selvatiche alternano annate più ricche di frutti/semi (anni di pasciona) con annate più scarse. Lo farebbero anche le piante da frutta coltivate, se l’uomo non intervenisse con la potatura, l’irrigazione, la fertilizzazione, ecc. Quel che è certo è che, con un autunno così ricco gli animali (selvatici, ma anche i domestici che vengono pascolati e approfittano di questa abbondanza) potranno ingrassare e accumulare scorte per affrontare l’inverno. Come sarà questa stagione… lo potremo poi dire al mese di marzo!