La fine di un incubo

Credo fosse stato proprio Fulvio, anni fa, a dirmi che i pastori possono seguire solo una legge, quella del tempo e delle stagioni. Questa è la legge della pastorizia, del pascolo vagante. Le leggi degli uomini, pensate in uffici di città, da persone che spesso hanno poca dimestichezza con i mestieri pratici, talvolta si mettono di traverso al cammino infinito del gregge. Era il 2004 quando facevamo questi discorsi. Ma parlare di un pastore “fuorilegge”, significava alludere al pascolamento in luoghi dove non si aveva il permesso, o a sforamenti rispetto alle date dei suddetti permessi.

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Il pastore Fulvio Benedetto mostra il libretto di pascolo vagante – Val Chisone, autunno 2004

Nel 2004 esisteva ancora il “libretto di pascolo vagante”, da far timbrare nei Comuni 15 giorni prima di arrivare con il gregge… Mai e poi mai Fulvio avrebbe pensato di essere accusato di qualcosa che non fosse “pascolo abusivo”. Per quanto questo sia un reato penale, è cosa da niente rispetto alle vicende che gli sono piombate addosso poco meno di due anni fa. Ne avevo già parlato qui, quando si cercava una foto che potesse scagionarlo dalle terribili accuse  che gli venivano rivolte. Accuse così paradossali che lui per primo aveva forse liquidato con un’alzata di spalle e una risata. Ma la giustizia era andata avanti inesorabile, fino a quei terribili giorni in cui era rimbalzata la notizia del suo arresto. Chi lo conosce aveva sempre creduto nella sua piena innocenza: ma questa storia ha insegnato a tanti come, in momenti del genere, la cosa più difficile è provare proprio l’estraneità ai fatti di cui si è accusati. Molto più facile presentare presunte prove, piuttosto che elementi concreti che confutino un’accusa infondata.

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L’articolo di oggi suL’Eco del Chisone

La notizia è di ieri: il processo a carico del pastore Fulvio Benedetto si è chiuso con l’assoluzione da parte del giudice. Sul perché gli fossero state rivolte quelle accuse, di congetture tra amici e conoscenti ne abbiamo fatte tante. La verità forse la sa solo quella donna che l’ha accusato. Personalmente credo che la pm sia stata anche vittima di pregiudizi e luoghi comuni che, in ambienti lontani dalla realtà in cui Fulvio vive e lavora quotidianamente, ahimé circolano tutt’ora. Così si fa in fretta a pensare e credere che un pastore vagante possa segregare e violentare per lungo tempo in una roulotte una donna… Siamo state in tante, donne, a pensare all’assurdità di ciò che stava accadendo: donne che denunciano mariti e compagni di violenze, spesso vengono ascoltate troppo tardi, quando si arriva al tragico epilogo. Una donna invece accusa un uomo di fatti accaduti 5-6 anni prima e… ecco che il pastore finisce in carcere in isolamento per lunghi, interminabili giorni, a cui seguono settimane, mesi di carcere.

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La colazione del pastore in una gelida mattina invernale nelle campagne del pinerolese, dicembre 2004

Nella roulotte il pastore di tempo ne passa poco, consuma giusto i pasti (e neanche tutti), riposa dopo una lunga giornata al pascolo, sotto al sole, la pioggia, il vento…  La roulotte segue in gregge nei suoi spostamenti. Ci sono pastori più solitari e altri più “popolari”. Nel caso di Fulvio, gli ospiti, i visitatori, gli amici sono una presenza quasi quotidiana, in ogni stagione. Per non parlare poi di quelli che raggiungono lui e il suo gregge per ragioni di studio, di ricerca o per realizzare servizi fotografici, interviste.

Attaccati-alla-lana from Emiliano Ciacco Biscotti on Vimeo.

Così siamo rimasti tutti con il fiato sospeso a seguire la vicenda, attoniti per la sua assurdità, preoccupati per l’uomo, per la vicenda umana, per il destino del gregge. Tanti hanno dato una mano, un sostegno, in modi differenti. Non può essere considerato una “prova giudiziaria”, ma se così tante persone si sono mobilitate (anche solo condividendo l’appello che avevo scritto qualche mese fa, forse in assoluto il post che ha ricevuto più condivisioni e visualizzazioni da quando sono su facebook e da quando scrivo sui blog), un motivo ci sarà. Nel video che ho condiviso sopra, Fulvio cita una frase che mi ha ripetuto spesso: “Quando ti senti perso (perdù), attaccati alla pecora (lanù, l’animale con la lana)”, a significare che la pecora è sempre stata la salvezza delle genti del suo paese di montagna. Chissà, forse proprio il pensiero del gregge gli ha dato la forza di superare quei terribili giorni di un incubo durato anche troppo a lungo…

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Magari prendere una cascina…

Mi trovo un po’ in difficoltà ad andare a fare delle domande sul cambiamento climatico agli allevatori in questa fine primavera così fredda e piovosa. Ma d’altra parte parliamo di cambiamenti del clima, non di riscaldamento globale! L’altro giorno comunque sono salita in Valle Soana. Imboccata la vallata, le nuvole si sono chiuse sopra di me e, a mano a mano che procedevo per la stretta strada a curve, ha iniziato a piovere a dirotto. Alla mia destra il torrente era gonfio di acqua fragorosa e spumeggiante.

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Vacche piemontesi sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

Marco stava finendo di mettere il filo e i picchetti per il recinto, “riparato” da giacca e pantaloni di cerata, mentre le vacche attendevano pazienti sotto il diluvio. “Sprecano erba, con un tempo così…“. Il primo pascolo di stagione è nel fondovalle, a ridosso di villaggi quasi disabitati, dove le seconde case attendono condizioni meteo più favorevoli per il flusso di villeggianti. Marco fa pascolo vagante in pianura, poi con la sua mandria è risalito a piedi fino qui. Lui è anche uno dei protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, il margaro che, fin da ragazzino, ha dormito in una roulotte accanto alla sua mandria, d’inverno. Qui vi avevo raccontato la sua storia.

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Pascolo sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

La passione e il lavoro di Marco sono rimasti immutati. Nonostante la vita sicuramente non facile che fa, quando gli chiedo delle problematiche che affliggono la sua attività, risponde che fino ad ora non ha di che lamentarsi. Il lupo “fa paura”, ma attacchi per ora non ne ha mai avuti. Così continuiamo la nostra chiacchierata, con le domande del mio questionario che si mescolano a chiacchiere, aneddoti e un po’ di “gossip pastorale” su amici e conoscenti comuni. Ora Marco sta per condurre gli animali nelle aree di alpeggio propriamente dette, dove trascorreranno tutta l’estate. “In inverno sì, vorrei cambiare qualcosa. Prendere magari una cascina, almeno per portare quelle che devono partorire. E’ arrivato il momento di fermarsi un po’, diventare più stabile… Vedremo se trovo qualcosa nelle zone dove giro.” La pioggia continua a cadere, finisco il mio questionario e riparto verso la pianura.

In Piemonte mi è tornata la passione

La scorsa settimana sono andata a trovare un pastore… Avevo visto foto della sua transumanza, della salita del gregge in Valle d’Aosta. Quando l’ho saputo “fermo” in pascoli di mezza quota, gli ho fatto visita. Tra l’altro, la destinazione finale della sua transumanza è nel territorio del Parco del Gran Paradiso, quindi anche lui fa parte degli allevatori che devo intervistare per il progetto di cui vi parlavo qui.

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Mimmo e il gregge a Sommarese (AO)

Mimmo lo avevo già incontrato lo scorso autunno quando, con il gregge, la famiglia e gli amici, ridiscendeva la valle a piedi. Ma in primavera riesce ugualmente a salire a piedi? “Di qui alla valle di Rhêmes carico sui camion, a questa stagione è impossibile spostarsi, ci sono tutti i prati dove devono tagliare l’erba o animali al pascolo. Non è stato facile nemmeno arrivare qui, ho dovuto fare le tappe di notte, prendere dell’erba in un posto giù per potermi fermare di giorno.

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Il gregge a Sommarese (AO)

I pascoli di Sommarese sono una “benedizione” per il gregge e il suo pastore. “Devo proprio ringraziare tanto il Consorzio che, da cinque anni, mi fa salire qui per pascolare tutta questa zona che ormai era abbandonata. C’è solo uno con le vacche più in basso. Mi fermo circa un mese, adesso in primavera e poi in autunno. In autunno però riesco a scendere a piedi, 4 giorni dalla Valle di Rhêmes. Con meno pecore uno potrebbe passare qui tutta l’estate, l’unico problema è che c’è poca acqua.

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Gregge e cani da guardiania, Sommarese (AO)

E’ un bel pomeriggio di sole caldo, le temperature in quei giorni si erano finalmente alzate. Il gregge, quando sono arrivata, era ancora nel recinto, inutile metter fuori le pecore sotto il sole, pascolano meglio la sera con il fresco. Il gregge era sorvegliato da tre cani da guardiania nel recinto, tre pastori abruzzesi, e uno era legato fuori, un pastore dell’Asia Centrale. Mimmo mi racconta, come tutti i pastori, del rapporto contrastante con questi cani, fondamentali nel proteggere il gregge da un predatore sempre più numeroso e presente, ma problematici per la coabitazione con tutti gli altri fruitori della montagna. “Ne avevo su solo due, poi dopo aver passato le notti in bianco perché abbaiavano di continuo, sono andato a prendere gli altri due. I lupi ci sono, li ho visti. Negli anni scorsi ho già anche visto i cani scontrarsi direttamente con i lupi.

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Anche alcuni asini e cavalli nel gregge – Sommarese (AO)

La Valle d’Aosta non è un territorio particolarmente abituato al transito di greggi così grossi, qui gli allevatori di ovini hanno un numero di capi solitamente molto più ridotto, qualche decina di capi, non di più. “All’inizio c’era qualche… perplessità! Poi adesso va tutto bene. Certo, c’è qualcuno che proprio non vuole che passi o non mi lascia fermare nemmeno d’autunno, ma in generale va bene. Anzi, è più difficile trovare dove passare in Piemonte, da Carema in giù, quando scendo.

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Uno dei cani da guardiania sorveglia il territorio a lato del gregge – Sommarese (AO)

Chiacchieriamo ancora un po’, poi lascio Mimmo al suo pascolo pomeridiano. Mi racconta di essere “nato” pastore, da bambino e ragazzino già faceva questo mestiere. “Ma in Calabria, con i miei. Lì le pecore le mungevamo. Poi ho fatto altro, mi sono spostato, ho lavorato anche con i cavalli. Poi sono venuto in Piemonte e mi è tornata la passione. E’ dal 2001 che ho le pecore.

Appello urgente

Un pastore vagante ha un operaio straniero che lo aiuta nel lavoro quotidiano. Un giorno il ragazzo chiede se, d’estate in alpeggio, la sua fidanzata lo può raggiungere. Il pastore acconsente, la donna arriva, dopo un po’ i due litigano, cosa sia successo il pastore non lo sa, la donna se ne va e, dopo qualche tempo, anche l’operaio lascia l’alpeggio. Passano gli anni e… un bel giorno il pastore si trova accusato di sequestro di persona, sevizie, violenza carnale. Vista la gravità delle accuse, il pastore viene incarcerato in isolamento, i suoi  operai scappano, impauriti, il gregge resta allo sbando…

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Il gregge a Pragelato (TO) – 4 giugno 2011

No, non è la trama di un mio prossimo romanzo ambientato nel mondo dei pastori vaganti. E nemmeno una sceneggiatura di un film di serie B o C… E’ quello che è successo e sta succedendo a un pastore che conosciamo in molti. Una storia assurda che inizia nel 2011, ma che prende questa brutta piega molti anni più tardi. Il processo è in corso, tutti i dettagli non li conosco e non li voglio nemmeno sapere. Quello che però mi sento di dire è che, secondo me, nell’evolversi della vicenda fino ad oggi devono aver pesato non poco i luoghi comuni sulla figura del pastore.

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Il gregge a Pragelato, con il pastore accanto al rimorchio che segue sempre il pascolo vagante – 4 giugno 2011

Chi non sa, chi non conosce, facilmente può credere a questa storia. Un pastore e il suo operaio, vita solitaria, abbrutimento… arriva una donna, la sequestrano e la seviziano per mesi nella roulotte, tenendola in schiavitù. Chi invece sa com’è la vita del pastore vagante immediatamente si fa una bella risata. Impossibile! Chi poi conosce il pastore in questione, suo malgrado protagonista, scuote la testa e dice: “Ma cosa c’è sotto? Chi l’ha voluto incastrare e perché?

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Fulvio e il documentarista Lorenzo Chiabrera a Cinaglio (AT), 6 aprile 2011

Impossibile che sia accaduto qualcosa di simile perché il pastore vagante è sempre in cammino con il suo gregge e non in posti isolati, ma tra villaggi, cascine, paesi… Poi, a quanto pare, il periodo in cui si sarebbero svolti i fatti cade a cavallo della transumanza e della prima parte della stagione d’alpeggio. Gregge, pastori e mezzi si spostano più e più volte, sono giornate concitate, c’è tutto da fare, da preparare, documenti da sistemare, corse negli uffici, agnelli che nascono, macchine da caricare con tutto quello che serve in montagna… Come faceva una donna ad essere chiusa in uno dei mezzi al seguito del gregge senza che nessuno la sentisse e vedesse?

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I camion che hanno condotto il gregge in alpeggio e, sulla sinistra, i mezzi al seguito della transumanza – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

I mezzi sono lì, in mezzo a tutta la confusione, c’è la roulotte e c’è il rimorchio attrezzato che quasi tutti i pastori hanno al seguito del gregge. C’è tanto movimento, in quelle giornate… I camionisti che vengono a caricare il gregge, gli amici che danno una mano, la famiglia del pastore… Gente, tanta gente che va e che viene dalla mattina ben prima dell’alba fino alla sera tardi.

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Sempre molta gente, amici del pastore, semplici curiosi, attendono la transumanza – Pragelato (TO), 4 giugno 2011
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Fulvio, il suo aiutante di spalle, Dragos Lumpan e Lorenzo Chiabrera intenti a filmare – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

C’ero anch’io, perché quasi sempre andavo a quella transumanza. L’aspettavo su a Pragelato. Perché quell’anno accompagnavo anche un operatore che stava realizzando un video proprio su quel pastore. E c’era pure un documentarista rumeno che da un anno seguiva il gregge documentando i momenti salienti della vita del pastore per un lavoro sulle transumanze a livello europeo. Poi c’erano i padroni delle bestie affidate al pastore per l’estate, c’erano amici e conoscenti che venivano a salutare il gregge nel momento dell’arrivo ai monti…

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Fulvio con la figlia Milena e gente che guarda il passaggio del gregge – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

E il gregge non arrivava e “spariva” per tutta l’estate! La prima parte della stagione la trascorreva accanto ad un villaggio, con la roulotte e il rimorchio parcheggiate in uno spiazzo davanti alle case della frazione. Poi ridiscendeva la valle per un tratto, un’altra transumanza, quindi saliva all’alpeggio dove trascorreva il resto dell’estate.

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Fulvio con il gruppo di “Canis lupus Italia”, due giorni in Val Chisone per confrontarsi su lupo e pastorizia – Alpe Juglard, 8 luglio 2011

Il problema è che, per scagionare il pastore, bisogna dimostrare che la donna era libera e non segregata… Io in primavera non l’ho vista, e non l’ho vista nemmeno al momento della salita in alpe. Il rimorchio e la roulotte li ho visti, le porte venivano aperte per prendere ciò che serviva… Poi dopo non sono più stata dal pastore fino ad un momento più avanzato della stagione estiva, quando non c’era nemmeno più il suo operaio, ma solo la moglie e la figlia.

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Nell’inverno dello stesso anno, Fulvio era stato protagonista anche di un servizio di TG2 Dossier – Valceresa (AT), 14 febbraio 2011

Quello che penso io però conta poco, bisogna riuscire a dimostrare che quella donna è stata in alpeggio ed era libera. Il pastore ricorda che qualcuno di passaggio gli aveva mostrato delle foto in cui si vedeva, tra le altre cose, il ragazzo e quella donna su di un sasso con intorno il gregge. Ma CHI aveva fatto quella foto? Ecco l’appello che la famiglia sta facendo attraverso le pagine de “L’Eco del Chisone”. Si cercano foto scattate nell’estate 2011, tra i mesi di giugno e luglio. La foto in questione era stata scattata presso l’Alpe Juglard, in Valle Chisone, ma potrebbero esistere anche altre immagini scattate a Grand Puy (Pragelato) o durante la discesa su Fenestrelle e successiva salita al Juglard. E’ sufficiente una sola foto che mostri la donna camminare insieme al gregge, oppure insieme al suo fidanzato in alpeggio.

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Il gregge con uno dei partecipanti al campo studio di Canis lupus Italia sopra all’alpe Juglard – Val Chisone (TO), 8 luglio 2011

Il pastore sostiene che la donna si fosse fermata poco tempo in Val Chisone, qualche settimana a cavallo tra il periodo in cui era a Grand Puy e quello successivo al Juglard. Aiutatelo, aiutate la famiglia, aiutate tutti quelli che lo conoscono e sanno che persona è… Fate girare la voce, parlatene in giro, nei bar e nelle sedi CAI (chi era passato probabilmente faceva un’escursione, magari andava a mangiare pranzo al Rifugio Selleries, chissà…), parlatene ovunque! E’ urgente trovare questa foto, la prova che potrebbe scagionare il pastore.

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Fulvio e la figlia minore Milena salgono con il gregge verso Grand Puy – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

Chi la trovasse o comunque avesse immagini di quel periodo, contatti me o si metta in contatto con la famiglia Benedetto (su facebook Sabina Benedetto). Fulvio lo conosciamo in tanti, nessuno crede a questa storia terribile. Perché sia successa non lo sappiamo, ciascuno in questi mesi avrà fatto le sue supposizioni e congetture, ma… in questo momento bisogna riuscire a dimostrare che la donna per un certo periodo è stata in alpeggio ed era assolutamente libera. Io posso solo dire che, quando sono stata presso il gregge, lei non c’era… ma un avvocato sicuramente ribatterebbe che io non l’ho vista, e questa ahimè non è una prova…

No alla transumanza?

Spiegatemi… quant’è passato da quel giorno in cui si parlava della transumanza candidata a patrimonio dell’UNESCO? Avevo scritto questo articolo poco più di due mesi fa. Adesso però che la transumanza si fa cosa attuale, perché chi prima, chi dopo, tutti si metteranno in cammino verso i monti…

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Pascolo vagante – Cumiana (TO)

Come vedete in questo articolo, ci sono già stati momenti di “tensione” nel Biellese, per il passaggio di greggi. Come dicono gli amministratori intervistati, una strada non va bene perché è lastricata e gli escrementi si infilano tra le pietre… l’altra è secondaria e passa davanti alle scuole (“le mamme si lamenteranno“!!!). Poi vengono nominati comuni del Vercellese che avrebbero interdetto il passaggio di greggi e armenti.

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Il pastore lancia il suo richiamo e il gregge si incanala nella strada alle sue spalle – Cumiana (TO)

Io non dico di fare una festa della transumanza al passaggio di ogni allevatore (che si tratti di pascolo vagante o di transumanze vere e proprie), ma sollevare tutto questo polverone perché sulle strade passano animali anziché automezzi?? E’ così grave la “forma di inquinamento” che resta a terra dopo il loro transito?

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Gregge tra le case in una via di Cumiana (TO)

Mentre accompagnavo il mio amico pastore tra le borgate del mio paese, ho incontrato molta gente che mi conosce. Una signora, dopo aver fotografato e filmato il passaggio del gregge, mi ha “ringraziata” per lo spettacolo. Ma non tutti la pensano così. Certo, dopo il transito di pecore, capre, vacche, a seconda del momento (se sono appena partite dal prato dove hanno pascolato, se per qualche motivo c’è un rallentamento nel cammino) e del numero di animali, a terra di escrementi ne restano. La forma, la quantità e la consistenza varia a seconda del tipo di animale (tocca specificare tutto, ormai la gente certe cose non le sa più!).

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Ci si sposta da un pascolo all’altro per le vie di Cumiana (TO)

Mi spiace, signori, nessun allevatore è ancora riuscito a spiegare ai suoi animali che non bisogna camminare sui marciapiedi, quindi succederà che… la faranno anche lì! Parliamo però di animali erbivori. A differenza dei tanti cani (con padroni maleducati che non raccolgono con l’apposito sacchetto) in giro per i nostri paesi e città, questi animali mangiano solo erba, la loro “cacca” è un ottimo concime, se per caso qualcuno volesse uscire con la paletta a raccoglierla. Comunque, con le piogge e i temporali di questi giorni, penso che i segni delle transumanze non restino sulle strade a lungo!

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Le capre guidano il gregge tra le vie di Cumiana (TO)

Ma ditemi, qual è il problema? Non mi sembra si sia parlato di intralcio al traffico, piuttosto il nocciolo della questione è “lo sporco”. Alla fine il discorso è sempre il medesimo, non ci piace vedere e sentire i lati meno pittoreschi e romantici della realtà. Gli escrementi imbrattano le nostre macchine lavate e lucidate: ma quanto inquinamento produciamo per farle lavare? E quanto inquinamento produce l’utilizzo delle nostre auto? A quello ci pensiamo? Il bello è che spesso, a lamentarsi, sono le persone con un comportamento meno ecologico di tutti! Non so se chi va a lavorare a piedi, con i mezzi pubblici, in bicicletta sia tra i primi oppositori al passaggio della transumanza!

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Passaggio del gregge nella strada principale alla festa del Cevrin di Coazze (TO)

Eppure ogni tanto alla transumanza “facciamo la festa”. Sono in crescita le manifestazioni in cui si organizzano eventi (fiere di artigianato, di prodotti enogastronomici, concerti, ecc…) in concomitanza della salita e della discesa dagli alpeggi.

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Fiera di Bobbio Pellice (TO)

Queste manifestazioni, a scopo principalmente turistico, vanno ad aggiungersi alle tradizionali fiere e rassegne zootecniche, la cui origine risale a tempi antichi. Oggi però anche molte di esse hanno adottato la formula della “sfilata” degli animali, proprio per dare una maggiore spettacolarità al loro arrivo e per venire incontro alle esigenze del pubblico. Peraltro riscuotendo un successo sempre maggiore.

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Fiera di Pomaretto (TO)

E’ anche un elemento di orgoglio in più per gli allevatori: si sfila con i propri animali, si mostra il frutto del proprio lavoro, lo si fa tra l’ammirazione e il rispetto della gente. E’ un momento piacevole per tutti, ma sicuramente sono i giovani e giovanissimi a goderne maggiormente.

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Dove sono quei sindaci che vogliono vietare la transumanza? Dove sono quei cittadini che si lamentano per la cacca sulle strade? Vogliono dirlo loro a questi bambini, a questi ragazzini, che stanno facendo qualcosa di sporco? Io credo che tutti i bambini dovrebbero partecipare ad una transumanza, imparare la differenza tra uno sporco che si lava via in fretta e… l’inquinamento vero, quello che resta nell’ambiente, nell’acqua, nell’aria. Le contamina e le rendono letali per piante e animali. Il buon vecchio letame invece i fiori li fa crescere!

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La Dévéteya, festa di discesa dagli alpeggi – Cogne (AO)

Spero sempre che il pubblico di queste manifestazioni impari qualcosa da ciò che sta osservando. Che capisca che non si tratta di una sfilata solo ad uso e consumo dei turisti, ma un momento di vero lavoro, solo uno dei tanti giorni dell’anno in cui sempre e comunque ci si prende cura degli animali. Forse anche per quello personalmente sono contraria all’uso di abiti folkloristici durante questi momenti, si rischia di trasportare in un’altra dimensione l’attualità di un mestiere che, fortunatamente, è ancora vivo. …e allora, buona transumanza a tutti gli allevatori che, tra un paio di settimane, si metteranno in cammino. Se qualcuno dovesse lamentarsi, rispondetegli che la transumanza è stata candidata a patrimonio dell’umanità… non so se funzionerà, però…

Disinformazione sul pascolo vagante

Ieri sera, nella nota trasmissione “Striscia la Notizia”, è andato in onda l’ennesimo servizio dove si punta il dito contro gli allevatori, nello specifico i pastori vaganti, “colpevoli” di tenere le pecore all’aperto d’inverno. Molte volte in quel programma sono state “denunciate” situazioni davvero insostenibili, ma molte altre invece ci si è affidati alle parole di sedicenti animalisti, poco informati sull’etologia e sulle necessità degli animali. Ahimè troppo spesso si tende ad umanizzare gli animali: io ho freddo e starei volentieri in casa? Sicuramente anche gli animali hanno le mie stesse esigenze.

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Alice e Fabio, pastori vaganti del Nord-Est (foto A.Masiero)

Ma poi, anche su questo punto… parliamone! Scommetto che si sono presi meno l’influenza i pastori che seguono tutto l’anno le pecore, come Alice e Fabio e centinaia di altri, proprietari del gregge o operai, che dormono in roulotte dove… già, c’è solo una lampadina! Ma dopo una giornata intera al pascolo, cosa si pensa che facciano i pastori, la sera? Si mangia e si va a letto, si spegne la luce… Ma andiamo con ordine. Tanto per cominciare, come vedete, le foto di questo post non sono mie, le ho prese dalle bacheche dei miei amici su Facebook, che nei mesi e settimane scorse hanno postato decine di immagini riguardanti il loro lavoro di pastori vaganti alle prese con l’inverno. Giusto per testimoniare come ovunque si pratichi questa forma di pastorizia, autorizzata dalla legge.

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Gregge al pascolo in una giornata invernale (foto A.Masiero)

Sarebbe bello che, per realizzare un servizio, un articolo, un qualsiasi pezzo di “informazione”, valesse ancora l’antica usanza di documentarsi a dovere. Mentre il sig. Stoppa demonizzava il pastore che tiene il gregge all’aperto nella neve, ecco che, in occasione dell’otto marzo, la testata regionale veneta della Rai dedica questo servizio ad Alice Masiero, pastora vagante padovana, che pratica questa vita 365 giorni all’anno. Non basta un servizio a livello regionale per controbilanciare la disinformazione di Striscia. “Pascolare in luoghi dove ci sia un riparo”, viene detto nel video. Cosa vorrebbe dire?? O gli animali stanno in stalla… o al pascolo!

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Pascolo vagante in Svizzera (foto Max le berger)

L’importante, estate o inverno che sia, è che gli animali abbiano la pancia piena. Non pensiate che il “problema” degli animalisti sia una prerogativa italiana. Sulla pagina facebook “wanderschäfer”, dedicata ai pastori vaganti di lingua tedesca (dato che questo mestiere tradizionale è ben presente e praticato anche in Svizzera, Germania e altri stati europei), ho trovato un articolo scritto apposta per rispondere alla domanda: “Ma le pecore non congelano in inverno?”

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Pascolo vagante nella Svizzera interna (foto Max le berger)

Nei prossimi giorni farà molto freddo e mi è stato chiesto più e più volte, se le pecore non congelano a temperature estreme. Naturalmente, non posso rispondere per ogni pecora, ma la natura ha preparato le pecore alle temperature sotto zero. Per prima cosa, ovviamente c’è la lana. Di solito, le pecore vengono tosate in primavera o all’inizio dell’estate e, durante l’inverno, si è formato di nuovo un manto spesso e folto. Non appena il clima si raffredda, la crescita della lana viene ulteriormente stimolata.” Così spiega il pastore vagante.

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Pascolo vagante in Svizzera (foto D.Bertino)

Ma il vero segreto delle pecore è il loro rumine. Qui avviene una digestione ad opera dei batteri. (…) Durante questi processi di conversione si genera calore. Una pecora si porta dietro, per così dire, una piccola centrale elettrica! Per noi pastori è importante mantenere la centrale elettrica in funzione. (…) La cosa migliore è dare sempre fibra grezza abbondante. (…) Se le pecore sono belle e rotonde di sera, i batteri avranno abbastanza materiale per far funzionare il “forno” durante la notte.
La lana inoltre ripara dal freddo esterno e mantiene il calore interno delle pecore (…). Gli agnelli, che hanno ancora poca lana, usano il calore “di scarto” delle loro madri, zie e nonne e, con le basse temperature, dormono sulla pancia degli animali più anziani.

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Foraggiamento con fieno di pecore allevate all’aperto nel nord dell’Inghilterra (foto J.Rebanks)

Penso che questa spiegazione data dal pastore vagante Sven de Vries (qui l’intero articolo) non abbia bisogno di ulteriori commenti. Volevo però ancora mostrarvi alcune foto di James Rebanks, l’autore del meraviglioso libro “La vita del pastore”, che avevo recensito qui. Non si tratta di pascolo vagante, ma di animali allevati così da sempre, all’aperto anche durante il rigido inverno del Lake District.

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Si mangia il fieno in attesa della primavera (foto J.Rebanks)

Quando c’è tanta neve e non riescono più a trovare di che sfamarsi, il pastore interviene portando fieno. Succede nel Lake District, succede in Piemonte, succede ovunque. Il gregge per il pastore non è solo un reddito, innanzitutto c’è la passione per gli animali. Questo è stato un inverno duro per i pastori piemontesi, con poca erba in autunno, poi freddo e neve. Ci sono state annate migliori, ma il pascolo vagante è sempre esistito e continuerà (si spera) ad esistere.

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Il gregge mangia il fieno all’aperto, Lake District (UK) (foto J.Rebanks)

Le pecore patiscono più il caldo (le avete mai viste, tutte ammucchiate, sotto il sole? quello per loro è il tempo peggiore! Con la neve mangiano, con il caldo invece no!) che non il freddo e la neve. Basta avere gli animali adatti, ogni razza autoctona si è evoluta anche in funzione delle condizioni ambientali in cui vive/viene allevata. Per finire, nel servizio si vede una foto di un agnello morto (sulla paglia, non è nella neve), ma la morte fa parte del ciclo naturale delle cose. Con 800 pecore, può succedere, sia che gli animali siano in stalla, sia all’aperto. Succede, anche se presti la massima attenzione e tutte le cure necessarie. Mi auguro che il sig. Stoppa si documenti maggiormente sul pascolo vagante, prima di realizzare un altro servizio inutile e dannoso come quello. Un giorno un veterinario mi disse: “Cercate di non pascolare vicino alle strade quando nevica, perché poi la gente inizia a bersagliarci di chiamate perché c’è un gregge nella neve. Se ci chiamano, siamo obbligati a venire a verificare, nella maggior parte dei casi troviamo animali in ottima salute e tenuti come si deve, ma ormai la gente non capisce più…

Far festa con la transumanza

Questo è il periodo delle discese dagli alpeggi e delle fiere zootecniche: da qualche anno si sono però aggiunte le feste della transumanza, occasione per richiamare turisti nei paesi delle vallate alpine in un periodo altrimenti un po’ “morto” e per far incontrare il mondo degli allevatori con quello dei turisti. Più volte vi ho partecipato in qualità di spettatore, ricavandone emozioni e sensazioni contrastanti. In questi ultimi 10-15 anni, di transumanze ne ho seguite parecchie, accompagnando amici, scattando fotografie o ancora dando una mano in prima persona a spostare gli animali (greggi e mandrie), ma l’idea mia è che raramente si riesce a portare nelle “feste” quella che è la vera realtà di questo momento.

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Artigianato valdostano – Cogne (AO)
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Formaggi di un’azienda locale – Cogne (AO)

Non avevo mai partecipato ad una festa organizzata per una desarpa in Val d’Aosta, così sabato scorso ho scelto di vedere quella di Cogne (ce n’erano altre due in valle nella stessa data). Qui l’evento prende il nome di Devétéya, cioè “lo spogliarsi” (così ha spiegato lo speaker ufficiale della manifestazione). C’era un mercatino con prodotti artigianali e prodotti agro-alimentari locali, comprese ovviamente le produzioni casearie.

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Lou Tintamaro – Cogne (AO)

Oltre alle bancarelle, l’altra attrazione, in attesa dell’arrivo degli animali, erano il coro e il gruppo folkloristico. La gente però a poco a poco ha iniziato a spostarsi nella via centrale, per prendere posto in vista della sfilata. Il tratto comune alle varie transumanze era relativamente breve, si trattava della stretta via al centro del paese, quindi in poco tempo centinaia di persone si sono assiepate sui due lati, iniziando a dare segni di nervosismo. Lo speaker continuava a ripetere di stare indietro perché gli animali possono avere scarti improvvisi, non tenere cani e bambini davanti, ecc ecc… Intanto gli “adulti” si spintonavano e arrivavano persino a litigare: “Perché io sono qui da un’ora e lei non può arrivare cinque minuti prima delle transumanza e mettersi davanti a me!!” C’era poi gente che rimaneva incollata al proprio posto anche quando un’auto doveva passare (le strade sono state chiuse proprio solo nell’imminenza del passaggio degli animali).

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Inizio della sfilata – Cogne (AO)

Il primo gruppo è arrivato con un buon ritardo, ma si sa… con gli animali è difficile essere puntuali! Ogni alpeggio era preceduto dal gruppo folkloristico, per “animare” l’evento.

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Gli alpigiani in costume – Cogne (AO)

Ciò che mi ha lasciata perplessa è stato, in alcuni casi, l’utilizzo dei costumi e degli abiti d’epoca. A me personalmente non sono piaciuti. Un conto è una rievocazione storica, un altro è la transumanza, momento di vita e di lavoro ancora attuale, anche se prosegue anno dopo anno, affondando le sue radici nel passato.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Ascoltando i discorsi del pubblico mentre ero in attesa dell’inizio della manifestazione, mi sono resa conto di quanto poco molta gente sapesse del mondo degli alpeggi, dei suoi ritmi, del lavoro e della vita dell’allevatore. Ero in mezzo a cittadini di varie parti d’Italia, a giudicare dagli accenti (Cogne è una località rinomata…), che applaudivano e scattavano foto come avrebbero potuto fare al Giro d’Italia o a un Carnevale. Si godevano la sfilata, uno “spettacolo” organizzato per i turisti… Certamente non era così per tutti, ma più che altrove in quell’occasione ho avuto queste sensazioni.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Io fatico troppo ad “aspettare” una transumanza rimanendo pigiata tra la folla, penso che qualcosa in più possa essere compreso solo camminandoci insieme, ascoltando i rumori, annusando gli odori. Sarebbe però impossibile far camminare tutta quella gente con gli animali, a contatto dei quali è meglio che vi siano solo persone esperte.

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Come scendevano le Fontine quando non c’erano le strade – Cogne (AO)

Quindi ben vengano le feste della transumanza, dove si osserva un momento del lavoro annuale (che è anche una festa per gli allevatori, sia quando si sale, sia quando si scende), però non vorrei solo che certe sciure vestite in abiti griffati da simil montanare chic pensino che le Fontine scendano dagli alpeggi ancora sulle spalle e sulle teste delle donne! L’alpeggio ormai è al passo con i tempi, deve esserlo anche più dell’immaginabile, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione del latte e la stagionatura dei formaggi.

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La reina del latte – Cogne (AO)

Una particolarità della desarpa valdostana è la presenza delle “reine“, le vacche regine, adornate con i bosquet, addobbi con decorazioni e nastri di colore rosso per la regina della mandria, bianchi per la regina del latte, cioè l’animale che ha dato più latte nel corso della stagione.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Il ritardo della prima mandria ha fatto sì che la successiva, proveniente da un altro vallone, arrivasse quasi immediatamente. Si trattava di una mandria di “manzi”, cioè animali giovani che non hanno ancora mai partorito.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Il gruppo era abbastanza numeroso, così gli animali si erano frazionati e arrivavano a scaglioni. Io nel frattempo mi ero spostata verso il fondo del paese, nel rettilineo che porta verso il bellissimo Prato di Sant’Orso, dove le mandrie venivano fatte fermare, in recinti già predisposti precedentemente.

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La reina con il bosquet, La Devétéya – Cogne (AO)

Essendo manze e manzette, mancava la reina del latte, ma c’era comunque la reina della mandria!

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Gli asini davanti al gregge – Cogne (AO)

Chiudeva la parte mattutina della festa il passaggio del gregge. Qui ero maggiormente “nel mio campo”… sapevo bene dove andare a cercare i pastori e compiere così un tratto di cammino insieme a loro. Di questo gregge vi avevo già parlato anni fa qui… e poi ancora qui l’anno scorso.

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L’asino con gli agnelli nelle “taschette” – Cogne (AO)

Il successo degli asini con gli agnelli nel basto era assicurato, una volta in mezzo alla folla! Non si trattava solo di coreografia, dato che l’alpeggio dove salgono Davide ed Enrico si raggiunge soltanto a piedi, quindi gli asini sono un fondamentale mezzo di trasporto. Inoltre, nel pascolo vagante, accanto ai mezzi motorizzati di vario tipo, un asino con questo tipo di taschette c’è quasi sempre, per i parti che avvengono qua e là quando non c’è la jeep e il rimorchio al seguito.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Il gregge avanzava spedito, era stato fatto scendere dall’altra parte del torrente fino alla frazione sotto a Cogne, per poi risalire lungo l’asfalto e passare nel mezzo del paese.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Due parole con Davide, il pastore, originario del Biellese. Era inevitabile commentare la stagione, così secca, così calda… e il nulla che attende il gregge nei pascoli. Miseri i prati, secche le stoppie, gli incolti, i bordi dei fiumi. Sarà dura per tutti, sarà durissima per i pastori vaganti, adesso che si è scesi dagli alpeggi.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Anche il gregge arrivava tra le due ali di folla, la gente tendeva ad avvicinarsi, non c’era più il timore che avevano con le vacche. I pastori temevano che la strada si “chiudesse” troppo, le pecore si spaventassero, gli agnelli restassero indietro, ma per fortuna è andato tutto per il meglio.

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Polvere e siccità – Cogne (AO)

Ho ritrovato le pecore a monte del paese: scendevano verso i prati in una nuvola di polvere, anche qui era verde solo quello che era stato bagnato, altrimenti la siccità era chiaramente evidente.

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Il gregge diretto verso i pascoli dei pendii – Cogne (AO)

Il gregge attraversava i prati già pascolati dalle vacche o sfalciati e si dirigeva verso i pendii più ripidi. Per quanto l’erba fosse dura e secca, era sempre meglio di quel poco che si troverà una volta raggiunta la pianura.

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Bovine valdostane nel prato di Sant’Orso – Cogne (AO)

Le mandrie invece pascolavano placide nel prato. Qualcuno era già venuto con i camion a caricare i propri animali e portarseli a casa. Molti non resteranno qui, sono solo stati mandati in affido negli alpeggi di Cogne, ma i proprietari hanno la stalla in altri comuni della valle. Le transumanze si sono interrotte per il pranzo, c’era la possibilità di consumare un menù “di giornata” nei ristoranti convenzionati, poi al pomeriggio ci sono stati altri passaggi di animali provenienti da diversi alpeggi intorno a Cogne.