La montagna ancora viva, ma fino a quando?

D’ora in poi, quando qualcuno mi dirà che l’uomo, l’allevatore, fa solo danni al territorio (sì, c’è gente che, pur frequentando assiduamente la montagna per svago, la pensa così), lo manderò a fare un’escursione tra Perloz e Lillianes. Intendiamoci, potrei mandarlo in mille altri luoghi, però sono fresca di questa esperienza e vorrei condividerla con voi.

0tg6jo
Frazioni a monte di Perloz (AO)

Durante questa gita si possono fare numerose osservazioni sul paesaggio. Siamo in un territorio non facile. In questa stagione, con gli alberi che iniziano a mettere le foglie e l’erba ancora bassa, si notano tante più cose. I villaggi abbarbicati qua e là sui ripidissimi pendii. Quelli ancora vivi, abitati, circondati da prati verdi. Quelli abbandonati, abbracciati da alberi e cespugli.

gvj86x
Terrazzamenti e vecchi castagni – Varfey, Perloz (AO)

Dal momento che qui non esiste nemmeno un fazzoletto di terra pianeggiante, per sopravvivere l’uomo si ingegnava, creandosi degli spazi per coltivare con i terrazzamenti. Buona parte delle pendici sono terrazzate, ma solo piccole porzioni di questi terreni sono ancora utilizzate: qualche castagneto non troppo lontano dalle strade che sono state tracciate per raggiungere i villaggi ancora abitati, qualche ex coltivo, oggi prato o pascolo.

kmhwv4
Il sentiero che sale a Chemp dal fondovalle, con le prime statue lignee che si incontrano – Perloz, (AO)
tdwo5k
Il cuore del villaggio di Chemp con le sue architetture caratteristiche – Perloz (AO)
rme1bl
Una tra le tante sculture esposte tra le case di Chemp – Perloz (AO)

Siamo saliti a Chemp, un villaggio divenuto famoso perché qui abita Pino Bettoni un artista del legno, che ha iniziato ad esporre le sue opere tra le (bellissime) case del villaggio. Oggi Chemp è un vero e proprio museo a cielo aperto, con opere di diversi artisti tra le case, alcune delle quali ristrutturate e abitate, altre in stato di abbandono.

c9m6hc
La frazione abbandonata di Miochaz – Perloz (AO)

Poi però abbiamo proseguito il nostro cammino, raggiungendo altri villaggi completamente disabitati, ma molto belli come posizione ed elementi architettonici. Il sentiero saliva sempre circondato da antichi terrazzamenti.

u8jrq5
Una fontana e le baite abbandonate di Miochaz, Perloz (AO)

Non ero mai stata qui, ma vedendo questa fontana gorgogliante appena oltre quelle case costruite direttamente sulla roccia di un balcone naturale che si affaccia sulla valle, ho pensato che avrei potuto ambientarlo qui, il mio romanzo “Il canto della fontana“. Ma d’altra parte “Vignali” è un luogo di fantasia, così ciascuno di voi può immaginare di averlo trovato, vagando in luoghi come questo…

0it634
Prati e terrazzamenti curati dall’uomo arrivando a Varfey – Perloz (AO)
bynvti
Il sentiero per Varfey – Perloz (AO)

Ad un certo punto siamo sbucati in una radura più aperta, dove la mano dell’uomo ancora cura il territorio come un tempo. Il sentiero fiancheggiato dalle pietre, gli alberi potati, le cataste di legna, i prati con l’erba bassa e verdissima, segno che in autunno si era pascolato a dovere. Chissà, forse era anche stato tagliato del fieno. Non so voi, ma questo è il paesaggio che preferisco, quello dove natura e opera dell’uomo si fondono armoniosamente in un susseguirsi vario di colori stagionali e manufatti realizzati con ciò che offre il territorio.

o9krtf
Varfey – tra Perloz e Lillianes (AO)

Anche a questo villaggio sale una strada, ma dal versante di Lillianes. C’era qualche auto, c’era gente, chi puliva con il decespugliatore, chi preparava il terreno per gli orti. Ma c’era anche un abitante fisso, che ancora risiede a Varfey stabilmente.

m5u1sm
Emilio in stalla con alcune delle sue capre – Varfey (AO)

Si chiama Milio (Emilio), ha una settantina di anni, vive qui con i suoi cani, le capre e due vacche. Inizialmente di poche parole, pian piano inizia a raccontare e ci conduce in stalla a vedere le capre e le due vacche. Quel mattino non le aveva ancora messe al pascolo perché stava aspettando che arrivasse su il vicino con i propri animali. Ormai la primavera avanza e, chi può, già si avvicina agli alpeggi.

1u7oet
Emilio con il cane davanti alla stalla – Varfey (AO)

Milio da qualche stagione in alpeggio non ci va più, resta qui tutto l’anno. Dice che gli piacerebbe andare a vedere quei grossi alpeggi più su nella valle, come quelli di Saint Barthélemy, ma… non ha la patente, mai presa. Una volta lì non c’era la strada, ma avevano già realizzato una teleferica: “Senza motore! Funzionava a contrappeso. Versavano dentro una benna d’acqua e il carrello di qui scendeva, mettevano il carico e andava su…

ckfsec
Prati a Varfey – Lillianes (AO)

Il posto è incantevole, in questa stagione poi le luci e i colori sono ancora più belli. Ma è una gestione equilibrata del territorio a far sì che Varfey abbia questo aspetto. Senza la presenza di animali, la necessità di sfalciare per il fieno, il pascolo, sarebbe tutto diverso. Il bosco, i cespugli, le ortiche avanzerebbero fino a ridosso delle case.

za7akr

zsekby
Terrazzamenti con e senza manutenzione da parte dell’uomo nel territorio di Perloz (AO)

Anche sulla via del ritorno abbiamo modo di continuare ad osservare terreni curati e altri abbandonati, dove i terrazzamenti cedono e si innescano delle frane.

e44wub
Porta di una casa abbandonata da anni in una frazione disabitata di Perloz (AO)

È vero che esistono casi di ritorno alla montagna, ma… chi andrà lassù il giorno che Milio non ci sarà più? Certo, c’è la strada, ma d’inverno immagino possa non essere sempre percorribile. Aprire un’azienda lassù potrebbe essere fattibile oggi, quando devi per forza rispettare date, scadenze, vincoli, quando devi correre negli uffici per espletare tutta la burocrazia esistente intorno a un’azienda? E partire per andare a vendere i tuoi prodotti? E se hai dei figli da mandare a scuola?

f9vav5
Uno scorcio del villaggio di Varfey (AO)

Emilio parla del lupo, lui ne ha visti due proprio tra le case del villaggio, in inverno. Dice che quelle bestie lì proprio non ci volevano, che di problemi ce ne sono già tanti, per chi fa questa vita. Una vita come la sua però ormai la fanno in pochi. È facile guardare le immagini e invidiarlo, ma chi farebbe davvero oggi, 365 giorni all’anno, una vita così? Certo, potrebbe insediarsi una giovane coppia, allevar capre, vendere i formaggi… Ma a chi? Così bisogna partire e andare chissà dove, per venderli. Inoltre ci va chi fa il formaggio e chi pascola le capre, tutti i giorni, perché con il lupo da soli gli animali non li puoi mai lasciare. E se hai dei figli, li devi portare alla scuola più “vicina”…

Annunci

Il patrimonio dei muretti a secco

Si è molto parlato, in questi giorni, di muretti a secco, dopo il riconoscimento attribuito dall’UNESCO il 28 novembre scorso. Ma innanzitutto… che cosa è diventato patrimonio dell’umanità?

ghr3nn
I vigneti del Ramié a picco su Pomaretto – Val Germanasca (TO)

A leggere i titoli, sembrava si trattasse dei muretti a secco, ma in realtà si parla dell’ARTE dei muretti a secco, il “dry stone walling“. Ed è davvero arte, un’arte povera, poverissima, che racconta di convivenza dell’uomo con territori aspri, avari, difficili. I muretti a secco sono la base del territorio collinare e montano italiano. Sono stati il faticoso mezzo per poter sopravvivere laddove le pendenze naturali non avrebbero consentito le coltivazioni.

sgfmpe
Muretti a secco recuperati per ospitare nuove vigne – Pomaretto, Val Germanasca (TO)

I muretti hanno permesso di ricavare dei terrazzamenti su cui collocare viti, ulivi, castagni, campi di segale e patate, orti, ma anche meli, peri… Quella che un tempo era sopravvivenza, oggi è diventata in alcuni casi “agricoltura eroica”, “paesaggio” o anche “abbandono”.

vncxy0
Tra i vigneti di Carema (TO)

Se ci sono chilometri e chilometri di muretti a secco celebri, frequentati da turisti che percorrono itinerari a piedi tra vigneti o uliveti, camminando tra muretti antichi o recuperati, ce ne sono secondo me estensioni ancora maggiori totalmente dimenticate, abbandonate, prossime al crollo o già franate, in aree dove nessuno si sente così eroe da ritornare.

ax8i7p
Muretti a secco abbandonati tra i boschi – Nus (AO)

I muretti a secco erano e sono fondamentali per mantenere un territorio difficile di per sé, ancora più a rischio quando all’abbandono si sommano precipitazioni di forza e intensità anomala. Bene tutelarli, ottimo tutelarli! Ma… adesso che l’UNESCO tutela l’arte del farli, cosa succederà? Questa è la domanda che mi sono posta… perché questi riconoscimenti stanno aumentando e prendono in considerazione generi molto vari. Tanto per dire, accanto all’arte dei muretti a secco, è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità tra le altre cose anche la musica reggae. Giustamente, per carità! Ma qualunque arte allora è da tutelare… Questa la lista dei patrimoni immateriali in Italia.

puynsh
Transumanza in Val Chisone (TO)

Si è proposta anche la transumanza a diventare patrimonio UNESCO. E sono la prima a sperare che venga accettata. Però mi domando se tutte queste forme di tutela portino poi a qualche risultato concreto. Per esempio, nel caso in cui la candidatura della transumanza sia approvata, cosa cambierà quando un Comune porrà il veto al transito di un gregge nel suo territorio? Ci si potrà opporre in nome dell’UNESCO?

ln5z8l
Paesaggio ligure con evidenti terrazzamenti

Cosa accadrà adesso con i muretti a secco? Mi auguro che, dato che si tratta dell’arte, vengano dati dei fondi per tenere dei corsi dove si insegnerà a “restaurare” un muretto a secco o a costruirne uno partendo da zero. Questo è fondamentale, perché se si perde questa conoscenza, non c’è alcuna speranza per i muretti esistenti. …ma qualcuno già drizzava le orecchie per sapere se verranno erogati dei finanziamenti a chi li ristrutturerà.

cmbtht
Muretti in media montagna, oggi prato pascoli, un tempo probabilmente campi coltivati – Angrogna (TO)

Io non darei dei soldi, sappiamo bene che con il denaro spesso non si ottengono i risultati sperati. Va bene finanziare corsi, va bene non tassare i terreni dove i muretti vengono ripristinati, va bene dirottare i finanziamenti di modo che il proprietario del terreni su cui vi sono i suddetti muretti non debba pagare eventuali perizie, oneri burocratici ecc. ecc

gdx0l8
Dettaglio di muretto a secco – Nus (AO)

Ho provato ad informarmi su come bisogna procedere in caso si voglia recuperare un muretto a secco su un proprio terreno, ma cercando in rete non ho avuto risposte chiare. Meglio andare in un ufficio tecnico comunale, per sapere se basta una Dichiarazione di inizio lavori, o una comunicazione di manutenzione ordinaria. Oppure rientrano nei beni paesaggistici sottoposti a tutela?

vpqxws
Muretti abbandonati tra i boschi di castagni – Petit Fenis, Nus (AO)

Io intanto ogni giorno vado al pascolo tra questi muretti, e per me è inevitabile soffermarmi a pensare quanta fatica sia costata costruirli. Ve ne sono ovunque, a sorreggere terrazzamenti, a incanalare l’acqua in ruscelli fondamentali per portare l’acqua sui versanti aridi. La maggior parte sono abbandonati, avvolti dai rovi, non si capisce se siano i muretti a sostenere alberi… o radici contorte a far parte dei muretti.

fuueje
Il villaggio diroccato di Barmes circondato da terrazzamenti abbandonati – Saint Denis (AO)

E che dire poi dell’arte di costruire case in montagna? Quei muri spesso tenuti insieme da un po’ di fango e sabbia. Anche quello è un patrimonio che sta andando perduto…

Non è come sembra

Abbiamo fatto un veloce viaggio oltralpe, qualche giorno per staccare dalla “routine”. La Francia è vicina, non eccessivamente cara, offre un buon assortimento di paesaggi e luoghi da visitare senza affaticarsi troppo. Non cercavamo le città, quindi buona parte del tempo siamo stati circondati da spazi rurali. Dormendo nelle chambres d’hôtes (l’equivalente francese dei bed&breakfast) c’è modo anche di chiacchierare con i gestori e gli altri ospiti, specialmente se si cena tutti insieme.

gd01ed
Gregge salendo al Colle dell’Izoard – Francia

Non intendo raccontarvi nel dettaglio il nostro viaggio, ma solo presentarvi alcune riflessioni su tematiche emerse nel corso di queste chiacchierate. L’allevamento ovino è molto radicato sul territorio, specialmente nelle regioni del Sud che abbiamo attraversato. La carne è presente nelle macellerie (sia quelle francesi sia, a maggior ragione, nelle numerose macellerie halal che abbiamo visto un po’ in tutte le cittadine) e non manca mai nei menù.

msbfcz
Cartellonistica rivolta ai turisti – Cervières, Francia

Ovunque, lungo le strade, i sentieri e nelle strutture dove abbiamo soggiornato, sono presenti cartelli, locandine e depliant informativi sulla presenza dei cani da guardiania e sul comportamento da tenere. Il gestore di una delle strutture dove abbiamo soggiornato ci diceva che la convivenza cani-turisti è molto problematica. In Francia la razza più utilizzata è quella dei Pastori dei Pirenei, ma… contrariamente a quello che solitamente ci viene detto, non sono così docili. “Ci sono stati molti casi di turisti che sono stati morsicati, i pastori si sono stufati, non sono cani che puoi educare! Non sono cani, loro pensano di essere pecore!!! Molti adesso hanno preso altre razze, come i Pastori del Caucaso o i Pastori dell’Asia Centrale.

ocfpzp
Gregge al pascolo, Comps-sur-Artuby, Francia

Ogni volta che dicevamo che abbiamo animali, una ferme, immediatamente ci chiedevano com’è in Italia la situazione con il lupo. E’ successo ovunque, in zone di montagna e in paesi a poca distanza dalla costa. “Qui il lupo è un grosso problema…“. Non è difficile da credere, sia per il fatto che l’allevamento ovino è così diffuso, sia perché le zone dove il predatore si può rifugiare sono immense. Abbiamo attraversato innumerevoli aree completamente disabitate, coperte di boschi.

akujtp
Pascoli e abbeveratoio su di un altopiano – Caussols, Francia

Altrove invece era la “garriga” a coprire sconfinare zone calcaree, altopiani e gole, con radi boschi, aree cespugliate e distese di erbe dure, spesso spinose, ciuffi di lavanda selvatica e altre piante aromatiche. “Da noi molti pastori sono giovani che hanno fatto un corso a scuola (l’Ecole du Merle di Salon de Provence, ndA), non sono preparati al lupo, agli attacchi. A me piace andare in montagna e mi fermo sempre a parlare con i bergers. C’era una ragazza che era sconvolta, essere su da sola con gli animali e avere attacchi continui, trovare gli animali morti, sbranati, le pecore gravide con il ventre squarciato….“. Ho chiesto se è vero che i pastori possono sparare al lupo: “No, anche se ormai molti sono comunque armati, perché sono stufi di questa situazione. Qualche lupo viene abbattuto in modo ufficiale, ma solo quando si ritiene che sia davvero pericoloso e allora viene fatta intervenire una squadra apposita.

efpzxu
Fattoria didattica a Cervières – Francia

Tutte le persone che ci hanno fatto domande sul lupo erano curiose di sapere se davvero in Italia c’è un buon livello di convivenza tra allevatori e predatori, perché questo è ciò che viene detto loro negli incontri informativi o che appare sugli articoli. Così come qui da noi dicono che in Francia convivono perfettamente… no? Poi il discorso, dal lupo, passava alla crisi che interessa molte aziende. “In Francia c’è un suicidio al giorno tra i paysan“, raccontava una signora. “Va un po’ meglio per quelli che si sono messi a trasformare in proprio, che seguono tutta la filiera nella loro azienda“, ci diceva un altro gestore.

j0nirr
Mercato a Dignes-les-Bains – Francia

Nei mercati sono numerose le bancarelle delle aziende agricole. In generale, non manca mai almeno un paio di piccoli produttori di formaggi di capra e/o pecora. Così ad occhio direi che le vendite sono buone, dato che alle 11:30-12:00 i loro banchetti nei mercati più affollati avevano già praticamente esaurito i formaggi freschi. E i prezzi sono notevolmente più elevati dei nostri. La sensazione che ho, ogni volta che vado in Francia, è che da loro le normative per la trasformazione e vendita siano meno restrittive che da noi. Però non so se fosse pienamente in regola quella signora che si aggirava per le vie di La Ciotat con una borsa con le rotelle “vecchio stile”, un corno di capra in mano. Ogni tanto lo suonava con vigore, dopodiché annunciava a gran voce: “Fromage de chevre!“. La gente si avvicinava e lei estraeva dalla borsa le formaggelle, per incartarne uno o due pezzi, a seconda delle richieste dei clienti.

oluwnz
Vecchia porta in un vicolo del villaggio, Bargemon – Francia

In Piemonte i paesi di montagna sono ancora vivi, ci sono i negozi! Da noi è tutto chiuso, morto!“, così raccontava un signore che in questi anni è stato in ferie in Valle Maira e Valle Varaita. Evidentemente è proprio vero che l’erba del vicino brilla sempre di un verde più intenso… Le nostre vallate montane non se la passano affatto bene, anche se effettivamente qualche negozio che resiste c’è ancora.

tulmzm
Nella parte alta di Tende – Francia
gaitli
Tra i vicoli di Bargemon – Francia

I villaggi di questa parte della Francia sono così belli da visitare se ti piacciono i vicoli e quel senso di indefinita trascuratezza senza tempo. Tra case chiuse da anni e angoli decorati e ricchi di fiori si respira l’atmosfera tipica della Provenza.

hvmdus
Turismo di massa a Saint Paul de Vence – Francia

Poi ci sono i villaggi turistici, dove tutto è stato recuperato, sono proliferati negozi e atelier di artigiani e artisti. Qui arrivano i turisti in massa, pullman interi e decine e decine di auto. Senti parlare tutte le lingue del mondo, c’è gente in qualsiasi ora, fino a tarda sera.

i6evgu
Uno dei tanti gatti incontrati nei villaggi – Villecroze, Francia

Io però preferivo di gran lunga gli altri, quelli dove, nei vicoli, incontravi soprattutto gatti e sentivi odore di aglio che usciva dalle finestre mentre la gente stava cucinando. Non mancava mai anche qualcuno che rientrava con la baguette sottobraccio e quei due o tre tavolini con gruppetti di gente del posto che si beveva un pastis al bar in piazza. E’ vero che non erano più popolati come un tempo, ma il vero abbandono l’ho percepito altrove.

epf4ra
Strada degli artisti a Draguignan – Francia
w8g89m
Colori vivaci e senso di abbandono – Grasse, Francia
fjw0es
Strade silenziose a Grasse – Francia

E’ stato nelle cittadine che mi ha colpito il silenzio e la desolazione di alcune vie. Appena fuori dal centro, ecco decine e decine di serrante abbassate, vetrine polverose, porte serrate da anni. Qua e là tentativi di valorizzazione poi abortiti, strade dedicate agli artisti con i laboratori chiusi o aperti saltuariamente. Non che non succeda anche da noi, dove il commercio spesso si sposta interamente (ahimè) nei grandi centri commerciali. C’è chi trasferisce la sua attività al loro interno e… molti altri invece chiudono definitivamente.

vshser
Prati sfalciati al tramonto – Saint-Vincent-les-Forts, Francia
ad8jdc
Campi di cereali con papaveri e altre “infestanti” – Provenza, Francia
vacpnx
Campi di cereali e coltivazioni di lavanda, Valensole – Francia

Torniamo alla vita rurale. Buona parte del turismo di queste aree è legato al paesaggio rurale e alle sue produzioni. La fioritura della lavanda è uno dei simboli della Provenza, ma poi ci sono anche vigneti e vini, uliveti e olio e così via. Mancasse l’aspetto rurale ed eno-gastronomico, queste terre perderebbero gran parte della loro attrattiva.

lfqkiw
Visita notturna di una famiglia di cinghiali davanti alla porta della nostra camera – Tourtour, Francia

Vi sono però, come dicevo prima, immensi territori quasi disabitati, dove guidi per chilometri senza vedere una casa, o al massimo scorgi un cabanon, una piccola azienda agricola circondata da vecchi macchinari, qualche auto o furgoncino arrugginito e non più funzionante. Oltre ai lupi, sicuramente lì trovano cibo e rifugio moltissimi animali selvatici. In una zona residenziale, con numerose ville circondate da giardini e pini, notavamo un susseguirsi di recinzioni elettrificate, anche se chiaramente all’interno non vi era alcuna forma di allevamento. Nel cuore della notte abbiamo compreso le ragioni: le fotocellule sono scattate e hanno illuminato chi si stava avvicinando alla porta della nostra stanza, una grufolante famiglia di cinghiali, la cui presenza sul territorio è ben nutrita.

iyls9i
Tende, Valle Roya – Francia
lt6q6y
Passaggi coperti e scalinate – Tende, Francia
qlfoew
Al lavoro nell’orto, Tende – Francia

Per concludere, sulla via del ritorno ci siamo finalmente fermati a Tenda (Tende in Francese). Sono passata innumerevoli volte qui, specialmente da bambina, e il villaggio arroccato contro la montagna mi aveva sempre affascinata. Questa volta ho potuto visitarlo con calma, scoprendo un vero gioiellino. Alte case antiche, fontane, portali decorati, ripide scalinate e passaggi coperti tra le case. La parte più viva e nuova è quella lungo il corso della strada che risale la Valle Roya per portare al traforo del Colle di Tenda e quindi a Cuneo, ma merita addentrarsi nelle strette strade lastricate.

hmmxew
Museo della tradizione – Tende, Francia

Si arriva anche ad un museo molto particolare, frutto della passione di un uomo che, per quasi 50 anni, ha collezionato tutto quello che riguardava la vita di questo paese. Oggi il museo è in vendita “a pezzi o in blocco”, così recita il cartello scritto a mano. Ogni articolo ammassato nelle anguste stanze che ospitano la collezione ha un prezzo, dalle credenze alle canaule con campana, dai vasi in vetro ai coltelli e così via. Un posto dove un appassionato potrebbe perdersi per ore… (ho cercato riferimenti on-line su questo museo, ma non ho trovato nulla).

Fieno e ancora fieno

Queste pagine sono rimaste in silenzio per qualche giorno… in compenso ferveva l’attività altrove e sarà così per buona parte della stagione estiva. Chi lo vive, sa cosa significa, ma per tutti gli altri bisogna spiegare meglio cosa sia la fienagione.

dn4swc
Fienagione in montagna – Nus (AO)

Quando gli animali sono all’aperto, pascolano e si nutrono direttamente del foraggio, dell’erba. Quando sono in stalla, bisogna alimentarli con foraggio conservato, soprattutto fieno. Uno dei motivi per cui si fa la transumanza, per cui si mandano gli animali in alpeggio, è quello di far sì che si nutrano di quelle erbe disponibili solo nella stagione estiva, lasciando “liberi” i pascoli di pianura, che verranno sfalciati per ottenere per l’appunto il fieno. La stessa cosa accade in fondovalle o sui versanti di mezza quota.

1fpguh
Fieno a 1000 m – Nus (AO)

Lo scorso anno era stato pessimo per il fieno, tra gelate primaverili e siccità estiva. Quest’anno le piogge hanno penalizzato il maggengo, il primo taglio di pianura, mentre in montagna, da queste parti ha smesso di piovere proprio quando gli animali sono saliti in alpeggio a metà giugno. Tempo di pulire le stalle e poi via subito a gran carriera a far fieno, approfittando di sole e giornate ventilate.

nyx6yw
Le andane pronte per l’imballatura – Nus (AO)

Ci va tempo a fare il fieno, specialmente in quota. In pianura oggi, con i mezzi, basta una persona e i macchinari giusti. Quando le estensioni sono vaste e regolari, non c’è nemmeno da scendere dal trattore. Le cose cambiano in montagna, dove ci sono pezzi e pezzettini, tanto per cominciare. Anche dove il terreno è pianeggiante o quasi, pali e paletti delimitano gli appezzamenti, quindi è tutto un girare e manovrare per tagliare, girare, ammucchiare e imballare il tuo pezzo, poi saltare quelli dei confinanti e ricominciare un po’ più in là. Se vuoi fare le cose per bene, meglio ci sia anche sempre qualcuno a terra con il rastrello per ripulire specialmente gli angoli e i punti dove i macchinari inevitabilmente lasciano giù fieno.

d0tr03
Fienagione “ripida” – Nus (AO)

Poi ci sono tutti quei pezzi troppo ripidi per passare con il trattore, che vanno tagliati con la falciatrice, girati a mano, quindi il fieno viene ammucchiato al fondo tirandolo giù man mano con il rastrello. Qualche volta (peggio ancora) bisogna tirarlo in su, e la fatica è ovviamente maggiore. Mentre si è intenti a queste operazioni lunghe e pesanti, è inevitabile pensare all’assurdità di certe cose… Per esempio quanto lavoro ci sia dietro ad un litro di latte, ad un chilo di carne prodotta quassù. Eppure (quasi) nessuno lo riconosce. E non viene pagato più di quanto lo sia in pianura, dove tempi, spazi e modalità di lavoro sono molto differenti.

ilojqi
…e anche questo pezzo è fatto… – Nus (AO)

Ogni azienda ha i suoi macchinari, per fare fieno, perché è inevitabile che sia così. Un conto è il pensionato che ha ancora due bestie o l’hobbista con un paio di capre, quelli possono anche andare avanti con i vecchi macchinari, ma chi fa l’imprenditore agricolo anche solo medio-piccolo, alla fine deve dotarsi di tutto il necessario. E serve il trattore grosso per l’imballatrice, serve la falciatrice e altri mezzi per i pezzi più brutti e ripidi, ecc ecc… Non potrebbe nemmeno fare a metà, per ipotesi, con il vicino, perché i giorni della fienagione sono gli stessi per tutti e nello stesso momento tutti tagliano, tutti imballano. Finito un pezzo, vai a farne un altro, perché devi approfittare del bel tempo e perché le scorte per la lunga stagione invernale devono essere grandi.

q1kvaw
Fienagione a Hers – Verrayes (AO)

Sono giorni di grande frenesia, vedi tutti passare con i macchinari o con i rastrelli, danno una mano anche i ragazzini e i membri della famiglia che fanno altri lavori. Nonostante le parole pessimistiche di chi diceva che avrebbe piovuto tutta l’estate, la stagione è iniziata nel migliore dei modi, ma non bisogna mai sprecare il tempo. Le condizioni meteo potrebbero cambiare, potrebbe arrivare un temporale serale… E così tutti si affrettano. Il fieno poi non aspetta, va tagliato al momento giusto per avere un buon prodotto che sarà gradito alle bestie e permetterà una buona produzione di latte. Una volta tagliato, dev’essere imballato quand’è ben secco, ma senza nemmeno aspettare troppo tempo. Se il clima è favorevole, un giorno si taglia, uno si gira e il terzo si imballa.

6xiept
Ballette “quadre” al fondo del prato in pendenza – Nus (AO)

A seconda del mezzo impiegato, si ottengono le care vecchie “ballette quadre”, più faticose da ottenere (bisogna spingere a mano con la forca il fieno nell’imballatrice), che però possono essere movimentate a mano e stoccate anche nei vecchi fienili delle baite. Oppure in montagna si fanno anche rotoballe (generalmente di dimensioni medie, mentre in pianura sono più grosse) e in questo caso l’imballatrice raccoglie da sola il fieno dalle andane a terra.

sspp7r
Rotoballe a Hers – Verrayes (AO)

Si va avanti di pezzo in pezzo, c’è chi li ha tutti vicini, chi ne ha in frazioni o addirittura in comuni diversi, perché un pezzo è stato ereditato dalla famiglia del papà, uno da quella della mamma, l’altro l’hai preso in affitto e un altro ancora te l’ha lasciato uno che non riesce più a star dietro a questi lavori. C’è chi il fieno lo usa tutto per la propria azienda, chi lo fa per poi venderlo, dato che non ha più animali. C’è chi è in alpeggio e scende a farsi il fieno (mentre operai e famigliari si occupano del bestiame), chi manda via i propri animali per occuparsi della fienagione.

2ene2e
Prati non sfalciati a Hers – Verrayes (AO)

Non trascuriamo poi il valore paesaggistico della fienagione. Dove gli uomini passano a svolgere questa attività, una volta rimosse e stoccate le balle nei fienili, restano bei prati curati dove la pioggia o l’irrigazione in pochi giorni faranno tornare il colore verde e anche qualche fiore. Passato il giusto tempo si procederà con il secondo, magari anche con un terzo taglio (anche se, in montagna, molte volte il terzo viene pascolato dagli animali che tornano dall’alpeggio). Laddove invece i prati sono stati abbandonati, già a fine giugno il colore prevalente è il giallo scuro delle spighe delle graminacee. Difficilmente qui fioriranno altre essenze e anche le piogge in questi appezzamenti non riusciranno a mantenere il bel verde vivo che si osserva invece nei prati sfalciati regolarmente.

cfvfhn

Non so quanto riuscirò ad essere presente su queste pagine nelle prossime settimane/mesi, perché la fienagione continua ad altre quote e poi con il secondo taglio. Vi ricordo però che potete incontrarmi alle presentazioni dei miei libri, che trovate tutte indicate qui. La prima è questo venerdì, 13 luglio 2018, alle ore 21:00 a Rivarolo Canavese.

Storie di pietre (grazie alla tecnologia)

Domenica scorsa siamo andati in Valchiusella, sopra ad Inverso, per vedere la fioritura dei narcisi. C’era l’incognita del meteo, fortemente instabile. Si temeva la pioggia e si temeva pure che quella dei giorni precedenti avesse già rovinato eccessivamente i fiori.

magfz6
Narcisi in fiore ad Inverso – Valchiusella (TO)

Per fortuna il tempo ha tenuto, ma effettivamente la fioritura in certe zone era già quasi al termine. Comunque valeva la pena andare da quelle parti anche solo per vedere il paesaggio molto particolare. Un paesaggio “disegnato” dall’uomo.

xjyf24
Salendo al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

I pascoli, punteggiati di baite (che qui chiamano “cascine”, anche se niente hanno a che fare con le cascine di pianura), hanno un aspetto ancora curato, anche se si possono distinguere chiaramente zone più verdi, prive di felci e cespugli, da altre apparentemente meno utilizzato.

xyjogy
Genziane in fiore al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

Siamo arrivati fino al Colletto di Bossola, dove i narcisi erano meno fitti, ma subentravano le genziane. L’erba dei pascoli era ancora molto bassa, anche se la quota non è particolarmente elevata (nemmeno 1400m). Gli alpeggi veri e propri erano più in alto, si intravvedevano appena tra la nebbia.

eqw3hm
Narcisi in fiore – Inverso, Valchiusella (TO)

La sera ho pubblicato alcune di queste immagini su facebook, chiedendo a chi mi segue i nomi delle località dove avevo scattato le foto. Lo spettacolo della fioritura, che in certi punti era proprio nel momento del massimo splendore, già mi aveva appagata. Però… ho ricevuto anche un’inattesa e graditissima sorpresa.

wzhyro
Baite d’alpeggio – Inverso, Valchiusella (TO)

Lo sapete, io amo le vecchie baite. Vorrei sempre che quelle pietre potessero parlare, raccontando la storia di chi le ha costruite, di chi ci ha vissuto, il perché di certi “elementi architettonici” che, talvolta, paiono quasi eccessivi per semplici baite di montagna. Uno dei tanti amici virtuali ha risposto alle mie richieste, con abbondanza di particolari, e così ho iniziato a fargli più domande.

kloj8x
Cascine ad Inverso – Valchiusella (TO)

Andrea (ancora grazie!) mi ha detto che quelle cascine sono sempre state solo sede di alpeggio e non abitazioni permanenti. Anche un tempo, le mandrie (sicuramente più piccole che non oggi) salivano dal fondovalle, utilizzando man mano i pascoli, e spostandosi poi più a monte. Anche a fine stagione la discesa si effettuava a tappe. “I miei bisnonni avevano le vacche a Trausella, con la bella stagione iniziavano a salire alla prima cascina, poi ad una intermedia ed infine ad una di quelle lassù.

kjbgdv
Paesaggio d’alpe – Inverso, Valchiusella (TO)

Gli ho chiesto il perché dei muri in pietra, quelle strane “recinzioni” intorno alle baite. “Naturalmente le vacche non mangiavano nelle immediate vicinanze delle cascine, ma sui pascoli comunali. L’erba delle cascine mio bisnonno la falciava come fieno ed una buona parte la portava giù a Trausella. Guai se le vacche pascolavano nei prati delle cascine. Poi quando iniziava la discesa concimava tutti prati a mano. Altri tempi… altri uomini…

m8xr9c
Il “giardin” – Inverso, Valchiusella (TO)

Per finire, Andrea mi ha anche chiarito il “mistero” di una delle baite dove siamo passati. “Altri uomini… come quello che ha costruito il “Giardin”, mi hanno detto che era un omone forte e quelle pietre le ha fatte lui, in una cava più in alto, e trascinate giù in inverno.

9r53v3
Il Giardin – Inverso, Valchiusella (TO)

Non avevo mai visto un simile “steccato” in pietra. “La mantegna in pietra mio nonno mi aveva detto che era per guidare le vacche alla cascina, per evitare che andassero giù nel prato. Le vacche mangiavano nei prati lì intorno, mentre quello all’interno della recinzione di pietre che hai visto tutto intorno, veniva falciato. Chiaramente un lavoro enorme sicuramente guidato da tanta ambizione.” Che dire… grazie alla tecnologia che ha permesso ad Andrea di raccontarmi/raccontarci queste belle “storie”. Il mio invito a tutti è quello alla riflessione, su cosa voleva dire un tempo vivere in montagna, su come la montagna veniva tenuta, curata, accudita… quando c’erano meno mezzi, meno risorse, ma tutto serviva per la sopravvivenza.

Due settimane in Valle Po

Scusatemi per la mia scarsa presenza su queste pagine… il meteo si mantiene fin troppo “bello”, quindi è più facile che io sia all’aperto! Inoltre vi sono gli impegni “editoriali”. Vi comunico ufficialmente che “Capre 2.0” (Blu Edizioni) sarà in vendita nelle librerie e on-line a partire dal 24 ottobre prossimo. Inoltre cercherò di partecipare alle principali fiere e rassegne di settore che si terranno dalle mie parti nelle prossime settimane. Per un libro che esce (dopo mesi di lavoro), ce n’è un altro che incombe, quindi sto iniziando a concretizzare il lavoro sul campo dei mesi scorsi, per dare lentamente forma alla mia prossima opera. Permettetemi poi di rendervi partecipi di una notizia appresa da poco: un mio romanzo inedito, “Il canto della fontana”, è tra le opere finaliste del premio letterario “Parole di terra”. L’esito lo sapremo l’11 novembre…

krxcll
Pascoli sopra a Ciampagna – Valle Po (CN)

Dopo questa lunga premessa, torniamo ai temi di questo blog. L’altro giorno ho fatto una veloce gita in Valle Po. Essendo un giorno infrasettimanale e avendo scelto una zona lontana dagli itinerari più classici, non pensavo di incontrare nessuno.

mq9u2t
Edifici restaurati, Ciampagna – Valle Po (CN)
nim5mt
Edificio abbandonato lungo la strada asfaltata, Ciampagna – Valle Po (CN)

A questa stagione amo particolarmente frequentare quelle quote, è la fascia di montagna dell’uomo che un tempo era abitata stabilmente tutto l’anno. Oggi, anche se fortunatamente non tutto è stato abbandonato, pare che i restauri riguardino soprattutto delle seconde case.

b6hlqx
Ciampagna – Valle Po (CN)
odmvtu
Baite crollate, Anbournet, Valle Po (CN)

Nella frazione più bassa dei muratori erano impegnati a ristrutturare un edificio lungo la strada, ma il mio itinerario invece attraversava borgate silenziose. Man mano che salivo, i grumi di case erano sempre più intatti per quel che riguarda i segni del XXI secolo (niente plastica, cemento, nylon), ma spesso mi capitava di dover scavalcare i muri crollati a terra.

2bp74a
Baita con affresco di Giors Boneto, Ciampagna – Valle Po (CN)

Salivo seguendo la stretta stradina, che proseguiva asfaltata fino all’ultima frazione. La strada passava a metà tra i vari nuclei di baite, io deviavo di volta in volta su antiche tracce per andare a vederli tutti.

isiquu
Anbournet, Ciampagna – Valle Po (CN)

La mano dell’uomo e i magici tocchi della natura in questa stagione possono regalare scorci unici. Mi spiace per quelli che idealizzano una natura senza l’uomo. Questo panorama, senza le baite in pietra, non avrebbe lo stesso fascino! E se l’uomo non continuasse a pascolare con mandrie e greggi questi territori, in questo aridissimo autunno qui ci sarebbe solo una fitta coltre di alte erbe secche e cespugli impenetrabili.

foqzgf
Castello Stockalper, Brig – Svizzera

Poco oltre ho fatto un incontro inaspettato: una giovane coppia di turisti svizzeri che stavano trascorrendo qui le loro ferie (per noi fuori stagione, ma per loro splendidamente azzeccate per il clima, i colori e la tranquillità). Un po’ in Inglese (parlato da lei), un po’ in Italiano (parlato da lui), mi hanno raccontato di provenire dal canton Vallese, da Briga.

mvwcic
Il Monviso da Ciampagna, Ostana – Valle Po (CN)

Sono luoghi che personalmente apprezzo molto, per i panorami, l’ordine e la pulizia, gli itinerari ben segnati, le architetture… loro invece erano entusiasti della Valle Po, che stavano girando da due settimane. “C’è così tanto da vedere…“. Avevano fatto il giro del Monviso dormendo nei bivacchi invernali perché ormai i rifugi sono chiusi. A Chianale “…bellissimo villaggio!” non avevano trovato nessuna struttura ricettiva ancora aperta, così erano dovuti scendere fino ad un bed&breakfast di Pontechianale.

xzyvwc
Traccia di sentiero con ometti per il Colle delle Porte – Valle Po (CN)

Abbiamo proseguito per un tratto insieme, poi le nostre strade si sono divise. Io, consultando la mappa, ho imboccato un sentiero che pensavo ben tracciato (linea rossa continua), mentre si è rivelato evanescente, percorribile solo grazie agli ometti di pietra prima e al passaggio delle vacche più in alto.

6yphsr

7vkxmp
Meire Coumpercie, baite e recinti, Crissolo – Valle Po (CN)

Qua e là lungo il mio cammino o nei valloni di fronte a me, segni di quando la montagna era molto più viva e gestita. Guardate ad esempio i recinti in pietra usati un tempo per ricoverare gli animali (capre e pecore da mungere, presumo) nei pressi delle Meire Coumpercie. Qui d’estate sale ancora un gregge, ma ormai i recinti sono quelli con le reti mobili e le batterie…

Leggere il paesaggio

Mi è stato chiesto di realizzare una guida che conduca i turisti alla scoperta degli alpeggi valdostani. Ovviamente vi sarà una piccolissima parte delle realtà esistenti sul territorio. A tal proposito ringrazio tutti quelli che mi hanno contattata e invitata a far visita anche a loro, ma purtroppo la stagione è agli sgoccioli, quindi non ce la farò ad arrivare da tutti… ciò non toglie che, nei prossimi anni, io possa continuare a girare, senza vincoli… “editoriali”!!

3xlpaw
Lavassey – Val di Rhemes (AO)

Nella guida, oltre ad accompagnare i lettori a scoprire questo mondo, i suoi prodotti, la sua gente, gli animali, ci terrei anche a far “leggere il paesaggio” a chi lo percorrerà a piedi. Capiterà, lungo il cammino, di incontrare alpeggi abbandonati.

5laah1
Le Fond – Val di Rhemes (AO)

Il più delle volte sono stati sostituiti da altri, o meglio, un unico alpeggio utilizza i pascoli che prima erano suddivisi tra più mandrie, diversi allevatori. O ancora, potrebbe essere che non si sfruttano più i vari tramuti a quote via via maggiori, ma soltanto l’alpeggio intermedio. Ogni luogo ha sicuramente la sua storia, le sue ragioni. Bisognerebbe trovare chi ce le spiega, per gli abbandoni più recenti magari c’è ancora qualcuno, per gli altri restano solo le tracce scritte nel paesaggio.

mcnrmi
Alta Val di Rhemes (AO)

Bene o male, comunque i pascoli sono ancora utilizzati, specialmente se serviti da ottime piste carrozzabili, come nel caso delle immagini di questo post. Anche in un luogo così bello, si può sicuramente dire che è cambiato tutto rispetto al passato, anche senza sentirlo raccontare dagli anziani, basta saper leggere il paesaggio.

r9ebus
Alta valle di Rhemes (AO)

Le vacche da latte pascolano non lontano dalla stalla, le manze invece hanno a disposizione tutta la parte più alta del vallone, fin su alle morene dei ghiacciai. Era buona e pascoli quasi sconfinati, ma “…di lì non vengono nemmeno giù belli come dovrebbero, perché hanno fin troppo spazio dove girare…“, mi verrà raccontato in seguito.

upja2v
Val di Rhemes (AO)

Ma è alle quote inferiori che il paesaggio “parla” di più. Scendendo lungo un sentiero affollato di escursionisti, il mio sguardo va verso quel pianoro tra la pendice della montagna e il torrente. Riuscite a scorgere una sorta di reticolo geometrico? Erano gli antichi ruscelli che servivano a portare il liquame dalla concimaia una volta che il pascolo era stato brucato. Il letame tolto dalle stalle si diluiva con acqua e veniva fatto defluire nei pascoli in modo attento e sapiente, distribuendolo su tutta la superficie.

rdxmci
Val di Rhemes (AO)

L’alpeggio era questo, di dimensioni anche abbastanza rilevanti, ma ormai non ne restano che i ruderi. Si distingue ancora l’abitazione centrale e le due stalle laterali, una delle quali metà coperta in terra e metà in pietra.

b6qmvr
Interno di una stalla abbandonata – Val di Rhemes (AO)

Questo è l’interno di quella stalla e si possono vedere le due tipologie architettoniche, la volta fin dove vi è la copertura in terra/erba e le capriate lignee dove inizia il tetto. Non sarà un capolavoro artistico come quelli che si ammirano nei centri storici delle città, ma a me colpiscono ugualmente o forse anche di più. Penso a quando sono state costruite, quando quassù si saliva solo a piedi, con i muli… Penso alla capacità di chi ha tirato su quelle volte, quei tetti…

l3drge
Antico fossatello per la fertirrigazione – Val di Rhemes (AO)

E i fossatelli non si limitano a scorrere nel piano o dove vi è una lieve pendenza: girano anche intorno a dossi, raggiungono quelle che un tempo erano preziose porzioni di pascolo. Tutta questa cura garantiva quel po’ di litri di latte in più, anno dopo anno… Non sarebbero queste le cose importanti da guardare, se proprio si vogliono dare dei “contribuiti” a sostegno degli allevatori?

Diverse tradizioni, ma anche leggi differenti?

L’erba del vicino pare sempre essere più verde, poi bisogna toccare con mano le cose per vedere se la realtà rispecchia l’apparenza. Comunque, ogni volta che vado in Francia, torno con l’impressione che oltreconfine diversi ambiti dell’agricoltura funzionino diversamente. Soprattutto, i piccoli produttori sono meno soffocati da tutta la burocrazia che invece sta facendo morire il settore da noi.

kcagqc
Vallata della Durance nella zona di Embrun – Francia

Parliamo di aree montane. O meglio, dobbiamo innanzitutto dire che il territorio francese, dotato di vasti spazi, ha una connotazione diversa dalla nostra. Le aree agricole sono tali e, per lo meno tutto dove sono passata durante il mio breve viaggio, non sono inframmezzate da industrie, aree urbane, ecc. La campagna è campagna, che siano prati, campi di cereali, frutteti o pascoli. E i centri abitati hanno una connotazione rurale. Le città sono altrove.

7ldwci
La Bréole – Ubaye, Francia

Il paesaggio è “vero”, non un’accozzaglia di centri commerciali, campi di mais, fabbriche, prati, cittadine, vigneti, cemento e asfalto. C’è una politica del paesaggio migliore della nostra? Si tratta di semplice buonsenso o di attenta pianificazione? O forse gli spazi sono così ampi da non aver richiesto il sovraffollamento che caratterizza tanti paesaggi nostrani, di per sé incantevoli, ma deturpati da ciò che l’uomo vi ha costruito sopra?

ai7a8a
Cereali e lavanda in Provenza – Saint-Christol

Il paesaggio di un’area rurale può essere fonte di guadagno in due modi: aree di per sé povere, aride, spesso battute dal vento, altipiani senza attrattive eclatanti, grazie alla coltivazione della lavanda sono diventate, dalla metà di giugno alla fine di luglio, meta di migliaia di persone. C’è il prodotto (la lavanda in tutte le sue forme e derivazioni), ci sono le manifestazioni connesse, ma soprattutto c’è la semplicissima possibilità di girare (in auto, in moto, in bici, a piedi) nelle zone dove viene coltivata, riempiendosi gli occhi dello spettacolo e dei contrasti con le altre produzioni agricole.

jwwjbu
La rotonda all’ingresso di Barcellonette – Francia

Il settore agricolo e zootecnico sono un richiamo, sono il motivo per cui uno si reca in una certa area o in un paese. Barcellonette, dove ogni anno a fine settembre si tiene una “famosa” fiera ovina, accoglie tutti i viaggiatori con una rotonda adornata da due pecore.

xre39h
Albarella con interiora di agnello cucinate in vendita tra i prodotti locali – Ubaye – Francia

La Francia è il paese delle grosse greggi che d’estate risalgono dalla Crau e pascolano molti dei valloni confinanti con il Piemonte. Sono però numerosi anche i medio-piccoli allevatori che riescono a sopravvivere con le loro aziende, anche vendendo e trasformando direttamente i prodotti. In un punto vendita dei prodotti locali nell’Ubaye ho visto questa semplice albarella con trippa d’agnello. Da noi è consentito vendere prodotti confezionati così? E poi chi comprerebbe trippa d’agnello? Guardate qui il sito di una cooperativa di produttori agricoli della zona e i loro prodotti.

ykkwpc
Formaggio di pecora, mercatino dei produttori a Sisteron – Francia

Recentemente mi è capitato di parlare con numerosi produttori e le lamentele contro le normative legate alla traformazione/vendita sono sempre presenti nei loro racconti. Normative difficili da rispettare nelle piccole aziende, per le spese che impongono e la difficoltà nel ripagarle nel tempo con la sola vendita dei prodotti. I mercatini agricoli visti in Provenza mi sono sembrati molto più alla buona rispetto ai nostri: tavolini, prodotti in esposizione… Oltre ai formaggi, ho visto vendere anche tanta carne (sottovuoto) di agnello.

neov1t
Pieds et paquets, piatto tipico a base di interiora e piedini di agnello – Sisteron, Francia
kjpqsi
Tajine di agnello con albicocche secche e mandorle – Briançon, Francia

La carne d’agnello l’abbiamo anche trovata un po’ in tutti i menù: ottima, tenera, ben cucinata, sia in modo tradizionale, sia con influenze extra europee. In Francia può anche capitarti di mangiare cena in un bed&breakfast sperduto sulle montagne, gestito da un insegnante che si è licenziato dalla scuola, ha lasciato Parigi, ha girato il mondo ed è finito a più di mille metri di quota in un’ex azienda agricola. La stalla delle pecore è la cucina/sala da pranzo dove serve la cena e la consuma seduto al tavolo chiacchierando con i suoi ospiti. Le camere sono al piano di sopra. Tutto perfettamente a norma di legge. Pensate che da noi, in un normale bed&breakfast, non si potrebbero servire marmellate casalinghe e nemmeno dolci fatti in casa, solo prodotti confezionati, poiché la cucina di casa propria non è verificata e controllata dall’asl e pertanto non idonea a produzioni destinate a terzi. Ci sarebbero tanti modi per far vivere i territori “marginali”…

Prati, pascoli e fienagione

Sapete distinguere un prato da un pascolo? E un prato-pascolo? Non è un gioco di parole… Senza scendere in tecnicismi da addetti ai lavori, semplicemente possiamo dire che un pascolo viene per l’appunto pascolato dagli animali. Un prato invece viene sfalciato per ottenere foraggio e in un prato pascolo alcuni tagli sono destinati al foraggio conservato, altri invece al pascolamento diretto.

mdfls2
Pascolo di alta quota con la prima vegetazione dopo lo scioglimento della neve – Vallone di Rouen, Villaretto (TO)

A seconda delle quote, cambiano i periodi di utilizzo delle superfici erbose, sia da parte dell’uomo, sia da parte degli animali. Ovviamente si sfalcia e si pascola quando c’è erba e quando questa è abbastanza “matura”. Anticipare troppo vorrebbe dire avere mano foraggio a disposizione, tardare invece significa avere un prodotto di cattiva qualità.

f4lonv
Prato del Colle – Villaretto (TO)

Per quanto riguarda la montagna, i tempi sono ovviamente posticipati rispetto alla pianura e il numero dei tagli di fieno è minore. Molti dei luoghi che un tempo venivano sfalciati, anche in alta quota, oggi sono destinati al solo pascolo di mandrie e greggi. Ciò avviene perché è cambiata l’organizzazione delle aziende, il numero di capi, le necessità per la sopravvivenza.

9v15rr
Pascolo in fiore – Vetan (AO)

L’altro giorno un allevatore mi spiegava come sfalciasse parte del suo alpeggio in quota, ricavandone un fieno “…che riconosci subito quando lo prendi, sia per il profumo, sia per la resa!“. L’utilizzo di prati e pascoli varia anche in funzione del territorio: nelle vallate più ripide, ormai si fa fieno quasi solo più nel fondovalle, nelle zone maggiormente pianeggianti, mentre il resto o viene pascolato o addirittura è lasciato all’abbandono.

layacj
Fienagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Le mandrie salgono in alpeggio a pascolare, poi tornano nelle cascine, dove comprano il fieno (o se lo fanno, a seconda di com’è organizzata l’azienda). In montagna fa il fieno chi risiede in valle, aziende di dimensioni medio-piccole o piccolissime, mantenendo pulito (e paesaggisticamente ordinato) il territorio. La meccanizzazione è maggiore dove le superfici sono ampie e pianeggianti. Anche in montagna si cerca di semplificare il lavoro con i mezzi, qui vi avevo mostrato immagini della Svizzera, dove ampie porzioni di territorio sono esclusivamente montane, quindi la fienagione avviene necessariamente anche in quota. Si usano i macchinari dove si può, poi il rastrello per tirare verso il basso il fieno e procedere poi all’imballatura… peggio quando bisogna portarlo in alto. Resistono eroi che usano la falce, la gerla, i teli da riempire di fieno e portare a spalla, o che fanno i covoni

yqpzdy
Guglielmina, 85 anni, Petit Fenis, Nus (AO)

ejutvq

Non avevo con me la macchina fotografica l’altro giorno, così ho scattato due foto solo con il cellulare. Nelle immagini vedete Guglielmina, 85 anni, rastrello in mano, a raccogliere quello che restava dopo il passaggio del trattore con l’imballatrice. Stava rientrando in auto con la figlia Federica quando ci hanno visti fare fieno, si sono fermate e ci hanno dato una mano. “Ma mamma era tutta contenta, la sera! E’ la sua vita, questa!“. Nonostante il caldo torrido, nonostante il sole che picchiava anche a 1000 metri di quota, nonostante il temporale che ci ha costretti ad interrompere il lavoro quando mancavano poche balle per aver finito.

oinjxq
Fienagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Farsi il fieno è fatica, è tempo, sono costi (bisogna dotarsi di tutti i macchinari necessari per tagliare, girare, fare le andane e imballare), ma farselo portare dalla pianura non è sicuramente economico! Per la Val d’Aosta, a cui si riferiscono queste immagini, c’è inoltre un discorso di vincoli legati alla DOP della Fontina, formaggio il cui disciplinare impone l’utilizzo di fieno prodotto in valle. Quindi ogni azienda deve provvedere alla fienagione necessaria per mantenere almeno le proprie vacche da latte per tutta la stagione invernale e primaverile, fin quando non potranno essere messe al pascolo nei prati vicini alla stalla o saliranno in alpeggio.

thrxgg
Rotoballe – Petit Fenis (AO)

Primo taglio, secondo taglio, il terzo generalmente viene pascolato direttamente dagli animali, da una certa quota in su. Salendo come altitudine, il taglio generalmente è poi soltanto uno. Il fieno viene imballato con forme diverse, attualmente si tende a fare le rotoballe (di dimensioni diverse, da quelle più grandi e pesanti della pianura, fino a piccole balle cilindriche movimentabili a mano), anche se “resistono” le ballette a forma di parallelepipedo.

kzgbdd
Irrigazione dei prati – Saint Nicolas (AO)

Per avere erba e fieno servono in ugual misura acqua e sole. Fondamentale l’irrigazione a pioggia nelle vallate più secche, abbiamo già parlato dei sistemi di canalizzazione e utilizzo delle acque in certe zone. In questi giorni di fienagione fortunatamente il clima è ideale (anche se troppo caldo): in montagna non c’è afa, ma sole e vento, così nel giro di 2-3 giorni i prati vengono tagliati, il fieno imballato e riposto nei fienili. Ma senza l’irrigazione sarebbe ben difficile avere una rapida ricrescita dell’erba, che garantirà un secondo taglio nei prossimi mesi.

Altri tempi, altri pascoli

I pascoli in quota stanno lentamente risvegliandosi con le prime fioriture che seguono lo scioglimento della neve. Le temperature di questi giorni sono fin troppo alte, chi si lamenta di non poter ancora salire in montagna dovrebbe ricordare che le transumanze del mese di maggio a certe quote appartengono soltanto agli ultimi anni, mentre in passato chi non aveva tramuti a mezza quota non affrontava la transumanza fino al mese di giugno, quando la neve se ne andava e i pascoli si coprivano d’erba.

hporty
Pulsatilla vernalis – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Presto comunque i pascoli saranno verdi d’erba e l’aria risuonerà di campanacci, campanelle, muggiti e belati. Ma anche i pascoli cambiano, a seconda di come vengono utilizzati. Ovunque ci potrà capitare di vedere alpeggi abbandonati e alpeggi ancora in uso. Come mai? Spesso “semplicemente” perché oggi salgono meno mandrie/meno allevatori, ma ciascuno con più animali, quindi il territorio e le strutture presenti vengono utilizzate diversamente.

95axa9
Pascoli invasi da ginepri – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

I bei pascoli dei tempi andati possono impoverirsi. Talvolta spariscono. Quando non vengono più pascolati “bene”, cioè con il giusto carico di bestiame e per un periodo adeguato, pian piano compaiono i cespugli, che vanno a soffocare l’erba, sostituendosi ad essa. Il pascolo, non abbastanza pascolato (il gioco di parole è voluto), smette di essere tale e torna ad essere ambiente naturale, cioè una distesa di cespugli, molto meno varia della copertura di erbe e di fiori.

gar6b0
Bosco e pascoli – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Guardate in questo pascolo come si stanno allargando i ginepri, quelle macchie più scure. Un tempo probabilmente, oltre a pascolare con più cura, i cespugli venivano anche eliminati, i pascoli concimati con maggiore attenzione.

d3h43h
Alpeggio abbandonato – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Un alpeggio crollato al suolo mette tristezza, fa pensare al lavoro di chi lo costruì, alla vita e alle fatiche di chi ci lavorò. “Una volta erano tempi più difficili, più duri, ma c’erano anche maggiori soddisfazioni rispetto ad oggi. Quando mio papà e mio zio erano in alpeggio su in alto, scendevano tutti i giorni qui con il mulo per portare giù le Fontine, c’era un magazzino per stagionarle che era davvero speciale. Poi si risaliva con un carico di legna per il fuoco, per scaldare il latte.” Tristezza e rimpianto nelle parole di chi mi racconta queste storia. Non sono passati secoli, ma soltanto una cinquantina di anni. Chissà il futuro cosa riserva per questi territori, questi pascoli, questo mestiere?