Inverno? Non pervenuto…

Quest’autunno avevamo provato a “leggere” i segni che la natura ci dava, anche facendo riferimento agli antichi detti. La neve “sulla foglia” avrebbe significato un inverno mite? Oppure l’abbondanza di frutti autunnali voleva indicare un lungo inverno con tanta neve?

damd7r
Giochi di giaccio lungo il ruscello – Petit Fenis, Nus (AO)

Ha “vinto” il detto che parla di un inverno che “non da noia” quando nevica sulla foglia. Qui infatti ci sono state poche, pochissime giornate davvero invernali. Quelle in cui il termometro è rimasto costantemente sotto lo zero saranno state sì e no un paio, non di più.

bbat6w
Perle di ghiaccio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il cielo era quasi sempre limpido, spesso la montagna era spazzata da un forte vento, ma questo portava più temperature insolitamente miti che non gelo e brina. Così è passato gennaio ed è arrivato febbraio.

zwunkr
Il camion del trasporto latte la sera della nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

In queste ultime settimane qualche volta abbiamo sì visto la neve… ma si è trattato di pochi centimetri. Solo un giorno ha nevischiato dalla mattina fino al pomeriggio, per regalarci infine una nevicata serale/notturna.

mowads
La valle al mattino dopo la nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

L’atmosfera è durata poco, il giorno dopo già risplendeva il sole che, in poche ore, ha fatto cadere tutta la ghirlanda bianca dai rami e ha assottigliato rapidamente lo spessore del manto bianco a terra.

wwgs1y
Tramonto infuocato verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è stato ancora un ultimi tentativo che, una sera, improvvisamente ha imbiancato tutto, dopodiché è tornato il vento, a spazzar via gran parte di quello che c’era ancora. Un tramonto infuocato, poi sono ricominciate le belle giornate di sole.

b0g4zp
Pascolo a febbraio, a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

E ieri il sole era caldo, troppo caldo. Un caldo fastidioso, che ti lasciava prostrato. Ti chiedevi persino se fosse l’influenza che era ritornata, ma non si trattava di febbre, solo di temperature decisamente sopra la media unite a un abbigliamento ancora invernale. Intanto, si sentivano ronzare api, in cerca di fiori ancora assenti e… sì, ho visto passare un paio di farfalle gialle!

lnjvf9
Un paesaggio poco invernale – Petit Fenis, Nus (AO)

Sull’altro versante della valle la neve c’è ancora, ma qui in pieno sole la neve si è ritirata ben oltre i 2000m, rimanendo solo qua e là a chiazze dove il vento l’ha accumulata e i raggi solari arrivano con più difficoltà.

xada0x
Pastis cerca refrigerio nella neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche gli animali sono confusi, si dirigono verso il bosco, ma per l’ombra occorre aspettare ancora qualche mese. Così, dopo aver mangiato ghiande, castagne e quel po’ di erbetta verde che già si fa vedere nei punti più riparati, eccole dirigersi verso la neve residua: c’è chi la mangia e c’è chi vi si rotola sopra. Il timore ora è che la vegetazione si “muova” troppo in fretta, per poi venir danneggiata dal gelo in primavera. Ahimè poco possiamo fare, se non riflettere sui cambiamenti climatici in atto…

Annunci

…dopo tanta attesa…

Nei giorni scorsi c’erano stati dei tentativi, spruzzate lievi come zucchero a velo, dissolte immediatamente dal vento e dal primo raggio di sole. Poi finalmente, ieri sera, è iniziata la vera nevicata.

jqz1so
Stamattina, la neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Non sembra essere di quelle che portano a grandi accumuli, niente a che vedere con la neve, caduta già a dicembre, dello scorso inverno. Ma in questi tempi di cambiamenti climatici, ci si accontenta anche solo di vederla una volta all’anno, la neve. Ad ottobre mi chiedevo se, avendo nevicato sulla foglia, l’inverno davvero non avrebbe dato noia, come recita il detto. Lo scorso anno in questi giorni faceva bello e caldo, infatti il freddo e la neve erano continuati anche nelle settimane successive (Se feit solei lo dzor de Saint Ors, l’hiver dure incò quarenta dzor, recita il detto valdostano. Se il tempo è bello il giorno di S.Orso (inizio febbraio), l’inverno dura ancora quaranta giorni). E se invece nevica, come oggi? Comunque, per continuare secondo gli antichi detti, domani sarà la Candelora…

kmqbpo
La fontana del villaggio – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono belli questi momenti in cui nevica: senza fare un viaggio, sembra comunque di essere altrove. La neve cambia faccia al paesaggio, ai luoghi, alle cose. La neve ti trasporta nello spazio e nel tempo, per qualche istante sembra di essere in un’altra epoca. Bisognerebbe poter fare come una volta, quando la neve portava il riposo per quasi tutte le attività e le persone.

tvpyhs
Prati innevati – Petit Fenis, Nus (AO)

Sicuramente la neve garantisce un benvenuto riposo per i prati, i campi, le piante. Una coltre che finalmente proteggerà dal gelo e dal vento, una coltre che, quando scioglierà, donerà acqua, porterà al risveglio primaverile.

fbqmoh
Ruscello tra alberi e cespugli – Petit Fenis, Nus (AO)

Il ruscello scorre, anche il suo incessante mormorio oggi è ovattato, la neve avvolge tutto, nasconde il ghiaccio che ne ornava le sponde nei giorni scorsi. A quote maggiori, con temperature più basse, la nevicata sarà sicuramente più copiosa. Buon inverno, in fondo la primavera inizia il 21 marzo…

L’inverno inizia con il caldo

Nel penultimo giorno di autunno il cielo era grigio, ma poi si era aperto uno sprazzo di sole. Non credevo proprio arrivasse la neve…

4A7l7u
Pettirosso – Petit Fenis, Nus (AO)

Però il pettirosso continuava ad aggirarsi a pochi passi da me, svolazzando da un ramo all’altro intorno alle capre che pascolavano. Le previsioni meteo possono sbagliare, ma lui no… e infatti, dopo qualche tentativo mal riuscito, quando ormai era notte, la neve ha iniziato a cadere.

G3QV7O
Il villaggio di Petit Fenis al mattino – Nus (AO)

La precipitazione è durata al massimo un paio d’ore, poi al mattino il cielo era limpido e tutto il panorama sembrava spruzzato di zucchero. La cosa più strana era la fitta coltre di nebbia che intasava tutto il fondovalle spingendosi su fin oltre Aosta.

bcJenq
Tracce nella neve – Lignan, Nus (AO)

Più si saliva in quota e più ci si stupiva per quanto poco facesse freddo. Pensavo a quel giorno in cui la neve si era depositata sulle foglie a fine ottobre e mi chiedevo se il vecchio detto, alla fine, non si sarebbe poi rivelato giusto, nonostante i cambiamenti climatici. Dicono che, se nevica sulla foglia (cioè presto in autunno) l’inverno poi non darà noia.

39fwf6
La neve scioglie velocemente – Petit Fenis, Nus (AO)

E infatti il caldo man mano si faceva sentire. Non solo quel caldo relativo, dovuto al sole dopo giornate di maltempo, ma proprio un’aria che si faceva più tiepida, a preannunciare l’arrivo del vento di foehn. La neve scioglieva a vista d’occhio e, nei pendii più esposti, già ricompariva il verde dei prati.

dxnUIt
Una moltitudine di tracce – Petit Fenis, Nus (AO)

Una delle cose che mi piace della neve è vedere l’incredibile moltitudine di tracce rimaste al mattino, dopo una notte estremamente movimentata per tutta la fauna selvatica. C’è chi segue piste e sentieri e chi percorre i suoi passaggi speciali nel bosco, tracce battute da caprioli, cinghiali, volpi e chissà cos’altro. Una vita animatissima di cui siamo raramente consapevoli, anche se avviene a pochi passi da noi.

MwoWY7
Vista sulla Valle da Blavy, Nus (AO)

Fino a sera la fitta nebbia ha coperto la Valle, lasciando dietro di sé ricami di galaverna che si sarebbero visti solo il mattino dopo, giorno del solstizio d’inverno. Il cielo sarebbe rimasto nuvoloso, ma già nel pomeriggio ha iniziato a cadere pioggia e non più neve!

ty0WmC
Al pascolo nei prati abbandonati – Petit Fenis, Nus (AO)

E così l’inverno, quello del calendario, si è aperto pascolando in camicia, a mille metri, nel pomeriggio di una giornata di forte vento caldo. E il vento ha continuato a soffiare quasi ininterrottamente, “regalandoci” temperature sopra alla media di 19-20°C. I prati cambiano colore a vista d’occhio, dato che il terreno non è gelato, ma è stato inumidito da pioggia e neve disciolta. Non ci si lamenta di poter pascolare, ma… sarebbe meglio avere le stagioni al loro posto e non dover poi temere altre nefaste gelate primaverili come nel 2017!

6by1GQ

Speriamo che sia così. Nel frattempo, per concludere, una bella notizia che sarà un po’ il mio “regalo di Natale”. Il 2019, a dieci anni dalla sua pubblicazione, vedrà la riedizione di “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, il libro che forse mi ha regalato le maggiori soddisfazioni, tra tutti quelli scritti. Il suo incredibile successo per me è stato totalmente inatteso. Andato esaurito in breve tempo, ora ha trovato un Editore che ha deciso di scommetterci e così gli ho proposto non una ristampa, ma una nuova edizione con qualche aggiunta e qualche modifica. Qui trovate il blog dove parlavo del libro, delle (tantissime) serate di presentazione che avevo fatto e delle belle recensioni ricevute. In primavera ricomincerà il cammino di questo nuovo testo grazie a l’Araba Fenice.

 

Stare al pascolo

Una classica domanda di chi non conosce la pastorizia è: “Ma non è noioso stare al pascolo?“. Ogni pastore ha una sua risposta. C’è chi dirà che in quei momenti guarda gli animali, li osserva, apprezza la loro bellezza o individua quelli che hanno dei problemi e, eventualmente, interviene. Può trattarsi di un’unghia da tagliare, un’infezione da medicare, un ascesso da pulire e disinfettare.

euj723
Sfumature d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è chi osserva il panorama, chi pensa. C’è chi telefona, chi scatta fotografie con il cellulare. Raramente si soffre la solitudine: anzi, questa è una condizione che molti amano, uno degli aspetti di questo mestiere che si apprezzano particolarmente.

rvxszh
Sole caldo d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

L’altro giorno splendeva il sole dopo settimane di pioggia, nebbia, nuvole. I colori erano quelli brillanti dell’autunno, un autunno lungo, con le foglie che ancora indugiavano sugli alberi, nonostante il vento e i temporali fuori stagione. Ci si godeva il sole ancora caldo e questo tripudio di giallo, arancione, rosso e marrone.

jzrhke
Al pascolo mentre scende la prima neve della stagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Poi è arrivata la neve, una leggera spruzzata, accompagnata da aria invernale. Le foglie cadevano insieme ai fiocchi impalpabili, i colori venivano mascherati da un leggerissimo velo bianco. Stare al pascolo aveva il suo fascino, a patto di esser ben equipaggiati contro il freddo.

o49ee0
Pascolo in una giornata nebbiosa – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma non era male nemmeno la nebbia dei giorni scorsi. Allora bastava avere una maglia in più, un berretto, delle calze più spesse. I momenti al pascolo sono i migliori della giornata. Quelli in cui capita di riuscire a dimenticare tutto il resto. Io al pascolo non mi annoio. Guardo le capre, cerco di cogliere l’attimo giusto per qualche foto, leggo o scrivo quando le capre mangiano tranquille e non c’è da fare attenzione perché non ci sono strade, orti, frutteti, prati confinanti.

h7xwi7
Panorami osservati mentre si pascola – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe bello poter vivere così, totalmente immersi nella natura, godere del cambiamento delle stagioni e del contatto con gli animali, ma è un sogno, un’utopia. La realtà è che questi sono momenti strappati al resto della routine quotidiana. Non si vive pascolando un piccolo gregge di capre… Ricordo degli amici che mi raccontavano di come, tra marito e moglie, si contendessero i turni al pascolo. Perché quello era il relax rispetto al dover scendere in fondovalle per sbrigare le pratiche negli uffici, o andare al mercato a vendere i formaggi.

hi6bvf
Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Un amico incontrato ad una fiera mi diceva di voler riprendere delle capre. Ne aveva alcune, poi le aveva venduto, stufo di vederle tornare decimate dall’alpeggio per colpa dei lupi. Aveva preso delle pecore, che teneva a casa anche d’estate: “...ma pascolarle non mi dà soddisfazione. Per me è un hobby, una terapia per rilassarmi quando torno dal lavoro. Mi sa che, prima o poi, prendo di nuovo delle capre…

Una lunga estate… e un autunno breve!

Il maltempo ha colpito duramente quasi tutta Italia. Qui per fortuna i danni sono stati limitati, così possiamo anche goderci qualche immagine che, passato il vento fortissimo, ispirano quiete e silenzio. Ma prima andiamo indietro solo di qualche giorno…

2hcmyl
Stambecchi al Colle Vessonaz – Quart (AO)

Era solo la scorsa settimana quando si poteva ancora stare in canottiera a 2800m, mentre gli stambecchi si godevano il sole caldo. Come si vede, avevano accumulato un bello strato di grasso, indispensabile per affrontare l’inverno. Certo, a queste quote l’inverno può arrivare presto, però sembrava ancora così lontano, mentre il sole splendeva nel cielo limpido e scaldava l’aria.

4ttavn
Alpeggio Champanement – Quart (AO)

A quote inferiori, gli alpeggi ormai chiusi attendevano silenziosi il trascorrere della brutta stagione, ma i pascoli circostanti, concimati, già avevano ripreso un bel verde, quasi fossimo in primavera. La conca era davvero calda, al riparo dal vento. Sembrava che l’estate stesse ancora continuando, nonostante il calendario.

cjnimd
Strada per Champanement – Quart (AO)

I larici stavano appena iniziando a cambiare colore: dal verde gli aghi viravano al giallo e solo alle quote maggiori avevano già raggiunto la tonalità giallo oro, che poi sarebbe mutata in arancione, prima di disperdersi nel vento freddo autunnale.

fby8eq
Pascolo autunnale – Lignan (AO)

Nei villaggi abitati tutto l’anno si pascolava ancora, approfittando del bel tempo e della disponibilità di erba. Eppure il meteo aveva altri programmi…

yaucrv
Saquignod – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Così in poco tempo il paesaggio è cambiato bruscamente. La neve è arrivata non soltanto in alta quota, ma è scesa anche su quei pascoli dove le mandrie dovevano ancora pascolare per qualche giorno, per qualche settimana.

j3haho
Veplace – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Gli alpeggi ora sono davvero silenziosi, e non pare più strano come la settimana precedente, con tutto quel caldo e quel sole. Chissà se questa neve durerà, se sarà soltanto il primo strato che coprirà i pascoli per tutto l’inverno. Oppure tornerà il caldo “anomalo” e la farà sciogliere interamente?

scahho
Neve autunnale a Lignan – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dalle mie parti si dice che, se nevica sulla foglia, l’inverno non darà noia. Non so se valga lo stesso detto anche in Valle d’Aosta… Solo in primavera potremo dire se il detto giusto è questo, oppure quelli legati all’abbondanza di frutti di cui avevamo parlato qui.

g4avrm
Bosco di larici – Veplace, Vallone di Saint Barthélemy (AO)

L’estate è stata lunga, con giornate più calde della norma e il caldo si è protratto sull’inizio dell’autunno, poi ora ecco la neve a imbiancare larici che ancora non erano diventati gialli.

8wef2f
Ultime discese dai monti – Blavy, Nus (AO)

Mentre scendevo tra neve e nebbia, nell’aria mi è arrivato il suono caratteristico degli Chamonix. C’era qualcuno che stava lasciando l’alpeggio in quel pomeriggio successivo alla precipitazione che aveva portato neve e pioggia sulla valle. Ho poi incontrato la mandria quando era ormai quasi a casa, si trattava di un piccolo gruppo di animali partito dai pascoli di un villaggio più a monte. “Avevamo ancora erba per un giorno, ma…” Ma quell’imbiancata precoce ha accelerato il rientro.

qhsvwf
Gregge nel Vallone del Gran San Bernardo (AO) (foto M.Blanc)
pipkpb
Partenza del gregge verso la pianura – Vallone del Gran San Bernardo (AO) (foto C.Vuillermoz)
3jfv3n
Ora di tornare in stalla – St. Rhemy-en-Bosses (AO) (foto D.Ronc)
i1tdtk
Fine stagione di pascolo – Gressoney (AO) (foto R.Cilenti)

Foto mie di discese nella neve, di transumanze degli ultimi a scendere non ne ho. Ma ho pescato qua e là qualche bella immagine tra quelle postate dai miei amici. La maggior parte delle mandrie è scesa già da qualche tempo, restava ancora qualche pastore, qualche piccolo gruppo di animali…

Abbiamo perso l’abitudine?

Per molti questa non è un’annata semplice. Non si tratta solo di lamentele “tanto per dire”, il clima sta davvero mettendo in difficoltà molte aziende agricole. Però le cause non vanno cercate solo nel prolungarsi dell’inverno a quote anche relativamente basse.

7qchyi
Nevicata di aprile a Doues (AO) – foto E.Cuaz

Stamattina ho visto tante foto del genere nelle bacheche facebook dei miei amici piemontesi e valdostani, dato che ieri e nella notte la quota neve si è ulteriormente abbassata, ma anche nei giorni scorsi le precipitazioni nevose erano scese anche sotto i 1700-1600m. E’ una cosa anomala? Servirebbe un climatologo per fare un’analisi completa e dettagliata del fenomeno, con tanto di grafici e dati numerici, ma a me verrebbe innanzitutto da dire che sono state le ultime stagioni ad averci abituati male. Inoltre, se tutta la pioggia caduta negli ultimi giorni fosse stata acqua anche ad alta quota, probabilmente oggi ci sarebbero criticità in diverse aree. La neve sta causando e causerà sicuramente delle valanghe, ma l’acqua sulla neve ancora presente in quota avrebbe potuto determinare frane e alluvioni. Ricordo una decina di anni fa, esattamente nel 2008, un fenomeno simile nel mese di maggio, con pioggia fino ad alta quota, che ebbe ripercussioni molto gravi nelle vallate del Pinerolese (qui un video della Val Pellice in quei giorni, mentre qui l’analisi meteo-idrologica dell’evento)).

w5izqr
Il lento progredire del verde – Ville Sur Nus, Quart (AO)

I problemi per le aziende agricole non sono però tanto dovuti alla neve, quanto al fatto che lo scorso anno (2017) sia stato caratterizzato da una serie di condizioni climatiche davvero anomale. Un inverno più caldo del normale con momenti concentrati di freddo intenso, tra cui una gelata molto forte a fine aprile, quando la vegetazione era ormai in uno stadio abbastanza avanzato (non solo nelle piante – da frutta e non, ma anche nei prati). Il gelo aveva colpito anche “l’erba”, specialmente le foglie più tenere (leguminose e altre essenze erbacee), che si era ripresa lentamente, con l’effetto di avere un primo taglio di fieno non soltanto scarso (in alcune zone con rese inferiori al 50% della media), ma anche di bassa qualità. Infatti nel primo taglio, solitamente abbondante, di certi prati erano comparse erbe infestanti come il Bromus mollis (forasacco peloso), che normalmente caratterizzano prati meno fertili o zone incolte.

6cswod
Neve fresca a tempo ancora incerto – vista da Nus sul Mt. Corquet (AO)

A ciò si era aggiunta la siccità e le alte temperature estive, che avevano determinato pascoli autunnali scarsi sia in alpeggio (qualcuno aveva dovuto abbandonare prima la montagna), sia a quote inferiori, sia in pianura. Le bestie erano state messe in stalla prima del solito, iniziando così ad intaccare molto presto le già scarse scorte di fieno. Molti speravano che le nevicate invernali precoci significassero un inverno breve e una primavera precoce, ricca di erba grazie alla neve di dicembre e gennaio. Invece a febbraio faceva più freddo ancora e a marzo l’erba spuntava a fatica. E i fienili si erano ormai svuotati…

whsxqd
Capre al pascolo con la prima erba di aprile – Nus (AO)

Tutti sognavano di metter fuori gli animali. Qualcuno l’ha fatto, in pianura o a mezza quota, anche dove sicuramente era ancora un po’ presto, ma o così o… rischiare di fare la fame! Perché non solo è finito il fieno, ma non si trova nemmeno a comprarlo! Un amico quest’anno ha definito il fieno “oro verde”, in effetti il suo prezzo è davvero alto, ma in certi casi nemmeno lo si trova più, dopo che ne è arrivato da altre parti d’Italia o dalla Francia. In passato non c’erano queste possibilità di commercio sulla lunga distanza, sicuramente, così quando si verificava una serie di congiunture del genere si determinavano le cosiddette “carestie”, che il più delle volte erano legate al clima che mandava a monte i raccolti di generi primari come i cereali, o le patate, ecc…

csjrwx
Prati verdi e alberi ancora spogli – Nus (AO)

Non è strano avere il freddo e poca erba ad aprile, non ci ricordiamo più com’erano le stagioni!“, mi diceva l’altro giorno un allevatore di bovini. D’altra parte negli ultimi anni c’è stata una gara a chi saliva per primo in alpeggio, in certe valli, con non solo le pecore, ma anche i bovini che arrivavano in quota anche a metà maggio! La tradizione degli alpeggi cuneesi, per esempio, prevedeva la transumanza di salita verso San Giovanni (24 giugno). Anche in Valle d’Aosta la tradizione parla di San Bernardo (15 giugno) o San Giovanni per la salita al tramuto a quote inferiori. Con una buona scorta di fieno, forse oggi ci si limiterebbe al fastidio per l’ennesima nevicata, mentre quest’anno ci sono davvero aziende sull’orlo della crisi, che non sanno più cosa mettere nelle greppie ai loro animali.

l1zho2
Fiori in un giardino e neve sullo sfondo – Nus (AO)

Potrei a questo punto parlarvi di come le aziende siano in crisi anche perché il prezzo dei loro prodotti (latte, trasformati, carne, animali) resta invariato, pur a fronte di spese duplicate o triplicate. Sarebbe un discorso molto lungo. Mi limito a dirvi che, nonostante il prezzo dei foraggi quest’anno sia andato alle stelle (senza contare tutte le altre spese), le entrate restano quelle, il latte viene pagato sempre allo stesso modo, idem un animale da macello o da vita. Quindi la gran parte delle aziende sta lavorando in perdita e… le piccole aziende di montagna, dove oltretutto ci sono i costi di trasporto, dove l’inverno sta durando da mesi, ecc…, stanno soffrendo più ancora delle altre.

shnc9h
Sui versanti esposti a Nord (nell’inverso) l’inverno dura ancora di più – panorama da Nus (AO)

E che dire poi di quelli che, negli ultimi anni, hanno deciso di stabilirsi in montagna, magari aprendo un’azienda agricola? Hanno trovato un bel posto, panoramicamente appagante, pian piano hanno realizzato il loro sogno e, nelle scorse stagioni, hanno sopportato i disagi della “brutta stagione”. Poi quest’anno l’inverno ha mostrato la sua vera faccia e per molti di loro è stata dura, durissima! Sia dal punto di vista lavorativo, sia da quello fisico, economico e anche psicologico. Lo è stato anche per chi in montagna c’è nato e cresciuto, ma effettivamente si era anche un po’ abituato a questi inverni più miti. Qualcuno forse rivedrà anche le sue scelte: non si tratta secondo me di sconfitte, ma di presa di coscienza di quella che è la realtà della montagna. D’altra parte in molti villaggi alpini, quelli abitati stabilmente anche a quote abbastanza elevate, si diceva: “nove mesi d’inverno e tre d’inferno” (in quanto in quei tre mesi bisognava concentrare tutti i lavori per produrre le scorte necessarie alla lunga stagione in cui la terra non dava alcun frutto). Niente di nuovo, quindi.

tldbve
Pascolo primaverile – Nus (AO)

Oggi abbiamo altri sistemi, comodità, mezzi di comunicazione e trasporto, possiamo cercare di evitare le “carestie”, ma quando i soldi finiscono del tutto e non sai più come pagare il foraggio per i tuoi animali… sono momenti molto tristi, drammatici. Un allevatore, la scorsa estate in alpeggio mi aveva raccontato che i vecchi avevano un modo di dire riguardante il Natale: se cadeva di lunedì, invece di tre tori, tienine solo uno. Cioè quando Natale cade di lunedì (com’è stato nel 2017), l’inverno sarà lungo e difficile da affrontare, quindi è meglio tenere in stalla meno animali, vendendo innanzitutto quelli non produttivi (basta un toro per fecondare le vacche). Così come ricordiamo e citiamo gli antichi detti, cerchiamo anche di avere memoria delle stagioni di un tempo. E soprattutto, di quanto siamo ancora legati al clima, alle condizioni meteo. Se ne dimentica chi va tutti i giorni a far la spesa al supermercato, se ne accorge molto bene chi, quotidianamente, ha a che fare con l’erba che non cresce, con i pascoli di pianura allagati da pioggia e fango, con la neve da spalare ancora una volta per arrivare alla stalla, da cui gli animali non possono ancora esser fatti uscire…

Disinformazione sul pascolo vagante

Ieri sera, nella nota trasmissione “Striscia la Notizia”, è andato in onda l’ennesimo servizio dove si punta il dito contro gli allevatori, nello specifico i pastori vaganti, “colpevoli” di tenere le pecore all’aperto d’inverno. Molte volte in quel programma sono state “denunciate” situazioni davvero insostenibili, ma molte altre invece ci si è affidati alle parole di sedicenti animalisti, poco informati sull’etologia e sulle necessità degli animali. Ahimè troppo spesso si tende ad umanizzare gli animali: io ho freddo e starei volentieri in casa? Sicuramente anche gli animali hanno le mie stesse esigenze.

nic2zg
Alice e Fabio, pastori vaganti del Nord-Est (foto A.Masiero)

Ma poi, anche su questo punto… parliamone! Scommetto che si sono presi meno l’influenza i pastori che seguono tutto l’anno le pecore, come Alice e Fabio e centinaia di altri, proprietari del gregge o operai, che dormono in roulotte dove… già, c’è solo una lampadina! Ma dopo una giornata intera al pascolo, cosa si pensa che facciano i pastori, la sera? Si mangia e si va a letto, si spegne la luce… Ma andiamo con ordine. Tanto per cominciare, come vedete, le foto di questo post non sono mie, le ho prese dalle bacheche dei miei amici su Facebook, che nei mesi e settimane scorse hanno postato decine di immagini riguardanti il loro lavoro di pastori vaganti alle prese con l’inverno. Giusto per testimoniare come ovunque si pratichi questa forma di pastorizia, autorizzata dalla legge.

q7pzh1
Gregge al pascolo in una giornata invernale (foto A.Masiero)

Sarebbe bello che, per realizzare un servizio, un articolo, un qualsiasi pezzo di “informazione”, valesse ancora l’antica usanza di documentarsi a dovere. Mentre il sig. Stoppa demonizzava il pastore che tiene il gregge all’aperto nella neve, ecco che, in occasione dell’otto marzo, la testata regionale veneta della Rai dedica questo servizio ad Alice Masiero, pastora vagante padovana, che pratica questa vita 365 giorni all’anno. Non basta un servizio a livello regionale per controbilanciare la disinformazione di Striscia. “Pascolare in luoghi dove ci sia un riparo”, viene detto nel video. Cosa vorrebbe dire?? O gli animali stanno in stalla… o al pascolo!

z7ao1h
Pascolo vagante in Svizzera (foto Max le berger)

L’importante, estate o inverno che sia, è che gli animali abbiano la pancia piena. Non pensiate che il “problema” degli animalisti sia una prerogativa italiana. Sulla pagina facebook “wanderschäfer”, dedicata ai pastori vaganti di lingua tedesca (dato che questo mestiere tradizionale è ben presente e praticato anche in Svizzera, Germania e altri stati europei), ho trovato un articolo scritto apposta per rispondere alla domanda: “Ma le pecore non congelano in inverno?”

pq9vnu
Pascolo vagante nella Svizzera interna (foto Max le berger)

Nei prossimi giorni farà molto freddo e mi è stato chiesto più e più volte, se le pecore non congelano a temperature estreme. Naturalmente, non posso rispondere per ogni pecora, ma la natura ha preparato le pecore alle temperature sotto zero. Per prima cosa, ovviamente c’è la lana. Di solito, le pecore vengono tosate in primavera o all’inizio dell’estate e, durante l’inverno, si è formato di nuovo un manto spesso e folto. Non appena il clima si raffredda, la crescita della lana viene ulteriormente stimolata.” Così spiega il pastore vagante.

mlwezf
Pascolo vagante in Svizzera (foto D.Bertino)

Ma il vero segreto delle pecore è il loro rumine. Qui avviene una digestione ad opera dei batteri. (…) Durante questi processi di conversione si genera calore. Una pecora si porta dietro, per così dire, una piccola centrale elettrica! Per noi pastori è importante mantenere la centrale elettrica in funzione. (…) La cosa migliore è dare sempre fibra grezza abbondante. (…) Se le pecore sono belle e rotonde di sera, i batteri avranno abbastanza materiale per far funzionare il “forno” durante la notte.
La lana inoltre ripara dal freddo esterno e mantiene il calore interno delle pecore (…). Gli agnelli, che hanno ancora poca lana, usano il calore “di scarto” delle loro madri, zie e nonne e, con le basse temperature, dormono sulla pancia degli animali più anziani.

fdf8hu
Foraggiamento con fieno di pecore allevate all’aperto nel nord dell’Inghilterra (foto J.Rebanks)

Penso che questa spiegazione data dal pastore vagante Sven de Vries (qui l’intero articolo) non abbia bisogno di ulteriori commenti. Volevo però ancora mostrarvi alcune foto di James Rebanks, l’autore del meraviglioso libro “La vita del pastore”, che avevo recensito qui. Non si tratta di pascolo vagante, ma di animali allevati così da sempre, all’aperto anche durante il rigido inverno del Lake District.

b0zb8w
Si mangia il fieno in attesa della primavera (foto J.Rebanks)

Quando c’è tanta neve e non riescono più a trovare di che sfamarsi, il pastore interviene portando fieno. Succede nel Lake District, succede in Piemonte, succede ovunque. Il gregge per il pastore non è solo un reddito, innanzitutto c’è la passione per gli animali. Questo è stato un inverno duro per i pastori piemontesi, con poca erba in autunno, poi freddo e neve. Ci sono state annate migliori, ma il pascolo vagante è sempre esistito e continuerà (si spera) ad esistere.

1jvdgf
Il gregge mangia il fieno all’aperto, Lake District (UK) (foto J.Rebanks)

Le pecore patiscono più il caldo (le avete mai viste, tutte ammucchiate, sotto il sole? quello per loro è il tempo peggiore! Con la neve mangiano, con il caldo invece no!) che non il freddo e la neve. Basta avere gli animali adatti, ogni razza autoctona si è evoluta anche in funzione delle condizioni ambientali in cui vive/viene allevata. Per finire, nel servizio si vede una foto di un agnello morto (sulla paglia, non è nella neve), ma la morte fa parte del ciclo naturale delle cose. Con 800 pecore, può succedere, sia che gli animali siano in stalla, sia all’aperto. Succede, anche se presti la massima attenzione e tutte le cure necessarie. Mi auguro che il sig. Stoppa si documenti maggiormente sul pascolo vagante, prima di realizzare un altro servizio inutile e dannoso come quello. Un giorno un veterinario mi disse: “Cercate di non pascolare vicino alle strade quando nevica, perché poi la gente inizia a bersagliarci di chiamate perché c’è un gregge nella neve. Se ci chiamano, siamo obbligati a venire a verificare, nella maggior parte dei casi troviamo animali in ottima salute e tenuti come si deve, ma ormai la gente non capisce più…

Il buon freddo

Sì, è arrivato un po’ tardi, quando non ce lo aspettavamo più. Sicuramente in certe zone d’Italia è un po’ anomalo veder nevicare in spiaggia a fine febbraio… Ma qui da noi, perché far tante parole?

i9gg9a
Al pascolo a 1000m slm a fine gennaio – Nus (AO)

Ci sono siti seri di meteorologia dove documentarsi sul clima e sulle temperature medie dei mesi, anno per anno e l’allarmismo non dovrebbe essere tanto legato al fatto che nevica e fa freddo in inverno, quanto al caldo in certe giornate di fine gennaio! Negli anni scorsi, io ho letteralmente sofferto la mancanza di inverno. Non aver avuto quei giorni di clima “giusto” mi aveva lasciata insoddisfatta, priva di qualcosa, provavo un vero e proprio malessere che si acuiva nelle giornate “calde”. Figuratevi poi quanto hanno patito esseri ben più legati ai ritmi naturali dell’uomo!

qhnvgm
Freddo e neve a fine febbraio – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Lo sapevate, per esempio, che certi semi hanno bisogno di un certo periodo di gelo per poi germinare? Alle nostre latitudini, non è questo freddo e questa neve che fanno male, ma piuttosto il caldo anomalo e la siccità che abbiamo sperimentato più e più volte. Certo, ho visto mimose schiantate dalla neve e oleandri gelati, ma per la flora autoctona non c’è di che preoccuparsi.

tmqyyh
Cervi al pascolo dopo la nevicata – Nus (AO)

La fauna fa quel che può, in queste giornate, ma fa tutto parte della natura, anche la selezione naturale dei più deboli. Poi comunque siamo a fine febbraio, domani inizia marzo. Gli inverni, quelli veri, una volta iniziavano a dicembre e andavano avanti per mesi e mesi, specialmente in montagna.

wwk6ze
Neve e ghiaccio – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Da bambina, sentivo raccontare di quando si ammazzava il maiale (a Cumiana, 350m di quota). Certo, si facevano i salami, ma si metteva anche la carne nel sottotetto e lì gelava, conservandosi quindi per un certo tempo. Altro che freezer! Anche se quest’inverno abbiamo visto un po’ più di neve degli ultimi anni, credo che sia stato solo in questi ultimi giorni che la temperatura non è salita sopra allo zero nel corso di tutte e 24 le ore. Già solo quando ero bambina io, mi ricordo di giornate consecutive di nebbia e galaverna, cosa che ultimamente non si è più verificato.

cpm8ia
Prati innevati – Nus (AO)

Non sarà stato così ovunque, ma dove ho visto io, la neve è caduta su di un terreno non gelato. Quindi sta proteggendo i prati sottostanti dalle temperature rigide. L’erba è lì, pronta a ripartire, dopo tanta sofferenza nei mesi siccitosi dell’anno scorso. Tutta questa neve è una vera e propria manna, è quel che ci voleva per garantire una buona primavera e, si spera, anche buoni pascoli estivi.

mdjh7i
Fine febbraio a Lignan – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Non sarà una settimana o dieci giorni di freddo “normale” a risolvere la crisi dei ghiacciai alpini, che anno dopo anno si stanno drammaticamente ritirando. Quello sì che è preoccupante, non le temperature sotto lo zero a cui, ahimè, ci siamo troppo facilmente disabituati.

cjpdg7
Strada di montagna – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Certo, il freddo porta disagi, non lo nega nessuno. Specialmente a chi vive in quota. Non parlo delle vie di comunicazione, per quelle il problema è da una parte la scarsa attrezzatura di alcuni, dall’altra il fatto che non accettiamo più il fatto di dover stare fermi quando la “forza della natura” mostra la sua vera faccia. Potreste replicare che non sempre è possibile farlo (per questioni di lavoro, ecc ecc), ma questo dovrebbe farci riflettere ulteriormente sullo stile di vita che abbiamo adottato attualmente.

fouuk4
In stalla freddo non fa… – Nus (AO)

Una volta… una volta ci si scaldava stando in stalla. Una volta c’erano ben meno comodità e attrezzature di ora, per combattere il freddo. Eppure c’era molta più gente che viveva e lavorava in montagna. Oggi che ci sono più cose, ecco che con il freddo più intenso si torna a dover lavorare temporaneamente come una volta. Perché il trattore non parte, il nastro per togliere il letame è gelato, non arriva acqua nella stalla, ecc ecc…

yphxnp
Ghiaccio nel ruscello – Nus (AO)

Quando tutti avevano qualche mucca qui nel villaggio, le si portava a bere alla fontana, non c’era l’acqua nelle stalle. Si facevano i turni, man mano una famiglia staccava le sue bestie, le faceva bere e poi rientrava. Ma prima tante volte bisognava andare con il piccone a rompere il ghiaccio sulla vasca della fontana!” Chi me lo racconta fa riferimento a 30, massimo 35 anni fa, non a storie sentite raccontare da nonni e bisnonni.

w315ix
Continua la nevicata – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Ieri pomeriggio sono salita a 1600m di quota: c’erano -9°C, cadeva una neve fine, secca. L’aria pizzicava nel naso, ma con un buon vestiario, ottime calzature e, muovendosi, non si sentiva affatto il freddo, fatto salvo un pizzicorio nel naso. Era un freddo sano. Qua e là si vedevano gli abitanti svolgere le loro attività, ovviamente cercando di limitare la permanenza all’aperto, per quanto possibile. Credo che, chi ha sempre vissuto in montagna, semplicemente in questi giorni si adatta a ciò che accade. Magari commenta con il vicino “quella volta che, nell’anno 1900 e rotti, era successo che…

falojs
Candelotti di ghiaccio dal tetto della stalla – Nus (AO)

Quando il mio mondo era quello dei pastori vaganti, alcuni mi ripetevano spesso che “…se fa qualche inverno di quelli veri, resteranno solo quelli che hanno la passione…“. Quest’anno non solo c’è stato l’inverno, ma anche un terribile siccità estiva e pascoli quasi nulli già in autunno. Per chi arriverà alla primavera, non sarà solo questione di passione, ma anche di disponibilità economiche per acquistare il foraggio necessario a sfamare gli animali in tutti questi mesi. Per chi invece ha scelto di andare ad insediarsi in montagna, vederla nella sua versione più cruda, farà riflettere e non poco.

ghpoh8
Strati di neve – Lignan (AO)

Le previsioni dicono che queste condizioni meteo continueranno ancora per qualche giorno, anche se il picco del freddo dovrebbe essere superato. Poi pian piano andremo davvero verso la primavera. Quest’anno sì che la accoglieremo con gioia. Amo l’inverno quand’è al suo posto, per poi scoprire i primi fiori, le gemme che si ingrossano, i prati che ci colorano di verde, il momento in cui finalmente si tornerà a pascolare.

PS: per chi ama gli antichi detti… in Valle d’Aosta mi hanno raccontato che, se a Sant’Orso, fa tempo bello e caldo, allora l’inverno durerà ancora 40 giorni, in quanto l’orso ha modo di mettere al sole ad asciugare il suo pagliericcio, per poi tornare a dormire ancora un bel po’. Mi sa che questa volta il detto popolare è stato rispettato…

E’ inverno e nevica

Non so voi, ma a me era quasi venuta la paura di non vedere più l’inverno, le stagioni, la neve. Temevo che mi sarebbero toccati anni di clima anomalo, giornate in cui stare in camicia anche a gennaio o a dicembre. Ma poi invece…

ul5uej
Nevicata del 1 dicembre, Tussiot – Cumiana (TO)

La prima nevicata è arrivata all’inizio del mese ed ha imbiancato le vallate del Cuneese e del Torinese, arrivando anche in pianura. Che sollievo per le scorte idriche, per i boschi martoriati dagli incendi e per quelli dove i piromani ancora si accanivano ad innescare nuovi fuochi!

pwf9vr
Rientro in stalla, Cumiana (TO)

Dalle mie parti la neve caduta non era stata eccessiva, poco più a monte si sfiorava il mezzo metro, ma da me era caduta anche pioggia, compattando la neve, che poco per volta si era anche sciolta dove batteva il sole. Così si riusciva anche ad andare al pascolo!

pfzktm

La neve aveva schiacciato i rovi, così le capre si nutrivano ghiottamente delle foglie ancora verdi. Non erano giorni da fare le difficili e le schizzinose, qualunque cosa era appetibile in questi giorni di magra: felci, foglie di frassino ormai secche, cadute a terra da settimane, piccoli ciuffetti di erba già verde grazie all’umidità della pioggia e della neve.

fupysr
Pascoli aridi imbiancati da una spolverata di neve, Porliod – Nus (AO)

Ma non dappertutto aveva nevicato. In Val d’Aosta per esempio la neve caduta era stata proprio solo una spolverata. Discorso turistico-sportivo a parte, per la montagna serviva comunque ben altro, specie per vallate come questa, abbastanza arida d’estate, ma dove l’agricoltura e la zootecnia di montagna si basano sull’irrigazione attraverso un fitto sistema di canali e ruscelli artificiali.

yijcqs
La Combaz – Nus (AO)

Un inverno con solo freddo, ma scarse precipitazioni, sarebbe stato un vero e proprio disastro, dopo la siccità che già aveva compromesso l’estate e l’autunno. Stagione d’alpeggio breve, scorte di fieno inferiori alla norma, zero termico ad alta quota, con i ghiacciai che si sciolgono sempre più, estate dopo estate. Guai se fosse mancata anche l’acqua per l’anno successivo!

v44mzw
Inizia la nevicata, Petit Fénis – Nus (AO)

Ma poi ecco che, ieri mattina, pur con una temperatura abbastanza bassa, inizia a nevicare: è neve finissima, veri e propri cristalli, con tutti i loro aghetti e disegni diversi l’uno dall’altro. Sembra farina che viene giù dal cielo, pare incredibile che possa creare uno strato spesso, tanto è leggera e impalpabile.

4w1s48
Tra le vecchie case, Petit Fénis – Nus (AO)

Pian piano la neve va a coprire tutto, case abitate e case abbandonate. Copre i muri crollati, porta indietro nel tempo con la sua magia. E’ vero, tra non molto sarà tutto più complicato, quassù, ma è impossibile non lasciarsi rapire dalla sua magia.

o9f9yh
Petit Fénis – Nus (AO)

La nevicata va avanti, aumenta d’intensità, copre tutto ed è inverno. Si fanno i lavori inderogabili e poi ci si chiude in casa con la stufa accesa. Poi ci sono tutti gli altri, quelli che devono andare altrove, devono mettersi in viaggio, e allora protestano perché le strade sono difficili da percorrere… ma siamo d’inverno e siamo in montagna. La natura, quando si mette d’impegno, si fa rispettare e cerca di insegnare anche all’uomo del XXI secolo i suoi giusti ritmi. D’inverno tutto si ferma, d’inverno tutto riposa sotto il candido manto.

ksdrkg
Si porta il fieno in stalla, Petit Fénis – Nus (AO)

Non è solo tutta poesia: non sempre le stalle sono tutte vicine a casa, non sempre il fienile è adiacente, così i “due passi” con la balletta di fieno in quei momenti si fanno più impegnativi. Ma fin quando c’è fieno, gli animali stanno bene e c’è la salute anche per l’allevatore, si fa anche questo. Vivere e lavorare in montagna è diverso dalle grandi stalle di pianura…

uy83lk
Vitelli di razza valdostana, Petit Fénis – Nus (AO)

In stalla si sta al caldo, non ci si preoccupa minimamente di quel che accade all’aperto. Tanto il fieno nelle mangiatoie arriva come al solito, al massimo si protesta con muggiti e belati se la neve complica il lavoro fuori e c’è qualche slittamento di orario.

wjiwas
Dopo circa 10 ore di nevicata, Petit Fénis – Nus (AO)

…e la neve intanto si accumula… si affanna a toglierla chi deve uscire con l’auto, magari per andare al lavoro. Per una volta forse invidiano gli allevatori, che invece sono lì che finiscono di mungere o di pulire la stalla. Beati loro che non devono muoversi di casa… Ma per loro non c’è busta paga a fine mese, non c’è domenica, non c’è giorno di festa…

lkgsnm
Ritiro serale del latte, Petit Fénis – Nus (AO)

Per lavoro deve anche passare il camion del latte, al mattino e alla sera, per portare i bidoni in caseificio, dove subito inizierà la lavorazione della Fontina.

css7km
Pulizia della strada con la fresa, Petit Fénis – Nus (AO)

I mezzi fanno il possibile per mantenere aperte le strade, ma la nevicata continua e, il mattino dopo, nevica ancora. C’è chi si lamenta, ma penso sia materialmente impossibile, con una precipitazione così intensa e con strade dallo sviluppo così esteso come quelle dei comuni di montagna, togliere ogni singolo fiocco nel momento in cui tocca terra!! Anzi, tanto di cappello a quelle persone che hanno lavorato notte e giorno per cercare di pulire le strade, talvolta trovando come ostacolo i mezzi di chi si è fatto cogliere impreparato, senza mezzi e attrezzature idonee alla stagione e alla neve.

nzlpcd
Il villaggio al mattino presto, Petit Fénis – Nus (AO)

Ho pubblicato queste foto su Facebook, dove le immagini romantiche vanno di pari passo con le polemiche. Un’amica mi ha raccontato una storia che mi sembra giusto condividere anche con tutti voi. Scrive Augusta: “Era il 1986, fine gennaio inizio febbraio, in una frazione di un comune della bassa valle (non faccio nomi perché mi sembra più corretto) vivevano 4 famiglie, in quei giorni comincia a nevicare, lì sono quasi 1500 metri la neve ammucchia, si pala ma ne viene tanta…

09njxm
Tra le “vie” del villaggio, Petit Fénis – Nus (AO)

La strada asfaltata penso non arrivasse proprio ancora vicino alle case. Il comune è vasto e i soccorritori e volontari non arrivano. La frazione è isolata, ci si tira su le maniche e si pala. Sembra andar abbastanza bene, se non che un anziano muore… poverino… ma questi non si perdono d’animo, si sistema il nonnino in una stanza che fa da camera ardente, e si organizza i lavori, ci si aiuta a pulire stradine per andare nelle stalle dar mangiare alle bestie, pulire con le carriole il letame mungere, andare nei fienili, preparare il fieno… A quei tempi il fieno non era imballato, nel fienile c’era la “biesta” e per portarlo in stalla si usavano dei teli con delle corde negli angoli, si legavano dei mucchi che poi venivano portati direttamente nelle mangiatoie e slegati. Comunque senza perdersi d’animo c’era chi accudiva le stalle chi cucinava prodotti che avevano in casa.

gklcea
La parte non abitata del villaggio, Petit Fénis – Nus (AO)

Sicuramente non erano senza scorte di patate farina salumi, perché era febbraio e a dicembre avevano tutti lavorato il maiale. Intanto continuava a nevicare e si palava…
Alla sera dopo cena si passava dal nonnino per una corona. Un paio d’ore e poco più di riposo e si ricominciava, le giornate passavano così e in quella situazione ne passarono tre sicuro, forse quattro o addirittura cinque, fino a che i volontari del Comune arrivarono in soccorso.
Io la storia l’ho sentita raccontare, ma senza lamentele, semplicemente come un momento che la natura e la vita portavano a vivere, “quasi” una normalità. Adesso sarebbe uno scandalo roba da denunce, pagine di giornali, servizi tv ecc ecc ….
E forse… concludete voi.

grxjwa
Giornate difficili per tutti gli animali selvatici, Petit Fénis – Nus (AO)

Direi che non c’è altro da aggiungere a questa bella storia che mi ha scritto/raccontato Augusta Agnesod. qui nevica ancora, ma oggi molto meno intensamente di ieri. Ormai sono 36 ore, ma non c’è da stupirsene. E’ inverno, quello vero, come ai vecchi tempi. Abbiamo perso l’abitudine, ormai vogliamo che sia tutto ai nostri comandi, la neve solo per andare a sciare, l’acqua che scorra infinitamente dai nostri rubinetti, le strade sempre libere per permetterci di correre freneticamente qua e là per lavoro e per piacere.

Cartoline dalla montagna

Più comunichiamo e meno ci capiamo… questi mezzi, che sto usando anch’io per dialogare con voi, sparsi chissà dove in giro per il mondo, residenti in montagna, pianura, sulla costa, in città o villaggi di pochi abitanti, permettono sì di essere in contatto, avere notizie e immagini… ma nello stesso tempo forniscono anche  una gran mole informazioni a chi non sempre è in grado di interpretarle correttamente.

yzc3xy
Discesa dalla Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Prendiamo una foto e “sbattiamola” in rete in un social dove vi sia la possibilità di commentare… In questi giorni ha nevicato e alcuni che si trovavano in montagna, o di passaggio, o perché ci abitano, hanno fotografato greggi nella neve mentre lasciavano i monti. Io non ci vedo niente di strano. Posso al massimo dire che, viste le previsioni, magari si poteva partire prima, però so bene come “funziona” il mestiere, quindi non essendo sul posto e nei panni del pastore, non posso permettermi di giudicare. So che non sempre si trovano i camion disponibili per così tante pecore, so che questa è un’annata particolarmente difficile, per cui il gregge stava meglio in montagna a mangiare erba secca, piuttosto che in pianura dove non c’è nemmeno quella…

ilssjl
Prima della partenza dalla Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Comunque, queste immagini hanno scatenato commenti di ogni genere, ma principalmente il tono era questo: “Ma povere bestie……che padroni ….“, “mi sembra che le sovvenzioni siano un tanto al giorno x ogni animale, per cui loro se ne fregano e cercano di resistere di + x prendere di +“, “Ma poverine… hanno tanta lana, ma fa freddo!” e via di seguito: “Portate al riparo queste povere bestiole presto capito!“, “La foto sarà anche bella, ma quelle povere creature non dovevano essere li!!!!!“, ” vedere degli animali, anche se sono pecore quindi “da reddito”, al freddo e coperti di neve, a me fa pena“. Per fortuna c’era anche chi sapeva come stanno le cose, ma spesso soccombeva tra le critiche e i commenti negativi.

brvknf
Gregge di pecore frabosane-roaschine già scese dall’alpeggio, ma interessate dalla nevicata di questi giorni – foto M.Baldo

Fin quando è un allevatore che pubblica sul suo profilo un’immagine del proprio mestiere, amici e colleghi commentano con altri toni. E’ qualcosa di perfettamente naturale. Succede. Fa parte della stagione. Il pastore dovrà faticare di più in queste giornate, ma farà del suo meglio per far star bene e alimentare il proprio gregge.

hjv7ns
Gregge in Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Fino all’altro giorno andavano bene le “cartoline” dalla montagna, immagini dello stesso fotografo, che coglievano la pastorizia in montagna in splendide giornate autunnali. Nevica e i pastori diventano delinquenti… Ma il discorso non riguarda solo la pastorizia. E’ sempre la solita storia, quella dello scollamento tra chi non ha più contatti diretti con la natura e il mondo rurale e chi invece ci vive e/o lavora quotidianamente. Si guarda la “cartolina”, senza provare a capire cosa ci sta dietro. Fin quando ci piace, va tutto bene. Ma se qualcosa non incontra il nostro gusto o pensiero, siamo subito pronti ad accusare allevatori, contadini, montanari.

qjcx9l
Cani da guardiania e gregge in Abruzzo – foto M.Sansoni

Se io vedo questa foto sul profilo di un grande allevatore di pecore (e di cani da guardiania), vedo semplicemente animali nel loro ambiente, niente di diverso dal vedere cervi, camosci, mufloni, volpi in natura. Sono animali che nascono, crescono e vivono all’aperto. Buona parte del pubblico però guarda la foto e dice: “Poverini!“. Lo dice perché si identifica nel cucciolo in primo piano e immagina sé stesso in quella situazione o pensa ad un bambino, al posto del cane, della pecora, dell’agnello. Vi lascio allora con una riflessione che ho letto oggi proprio su internet: “un bambino ben coperto che vive il giusto tempo fuori si ammala di meno ed è molto felice.” Se volete, potete leggere anche questo articolo sugli “asili nei boschi“.