La pioggia serve, ma…

Quest’anno non ci stiamo lamentando per la siccità. Il problema è che non la smette di piovere… La primavera è stata bella, abbastanza fresca, con giornate limpide e raggi di sole che illuminavano le montagne silenziose. Gli agricoltori però non si sono mai fermati, indipendentemente dall’emergenza e dal lockdown. In pianura penso che buona parte dei fieni siano stati fatti, in montagna invece bisognava iniziare adesso…

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Prati tagliati e fieno che secca in piedi – Collina di Nus (AO)

Nel fondovalle ci sono prati ormai verdissimi, dove l’erba nuova cresce abbondante, e altri sempre più gialli, laddove non c’è stato tempo e modo di tagliare. Lo stesso accade fino ad una certa quota, di lì in poi il momento giusto per iniziare il fieno è arrivato insieme alle piogge. Nel nostro caso, non si riesce ad iniziare fin quando gli animali sono in stalla, ma ormai sono tutti in alpeggio, il tempo ci sarebbe, è quello atmosferico che non accompagna.

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Neve fresca a quote alte (qui la Grivola), ma spesso anche sui pascoli dove già ci sono le mandrie e le greggi

Piove, piove quasi quotidianamente… forse oggi pomeriggio tornerà il sole e potrebbe durare qualche giorno. Era ricomparso domenica, giusto per illuminare creste, vette e pascoli di alta quota imbiancati. Anche stamane le nebbie per qualche istante si sono diradate, per mostrare altra neve fresca, dopo una notte di pioggia battente.

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Gregge di capre sui pascoli in un giorno di pioggia – Arpilles, Introd (AO)

Non che negli alpeggi le cose vadano molto meglio, sia per gli uomini, sia per gli animali. Tocca andare al pascolo con la pioggia, a volte anche nel bel mezzo di temporali. Fa freddo, non sempre c’è modo di asciugare gli indumenti fradici di acqua. Per non parlare di chi deve mungere all’aperto… Insomma, la siccità è grave per i pascoli, ma di troppa pioggia nessuno ne trae beneficio, perché gli animali pascolano male e sprecano foraggio.

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Tornando in basso, nei prati da falciare, così si presentavano i migliori fino a qualche giorno fa. Tanta erba, bella erba, matura al punto giusto… Tutti scalpitano e imprecano, ma iniziare quando le previsioni davano un piccolo spiraglio era troppo rischioso. Il fieno va fatto bene, va ritirato ben asciutto, altrimenti e balle ammuffiscono o, peggio ancora, rischiano di “bollire”, di fermentare, fino a prendere fuoco.

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Fieno che marcisce a terra – Val d’Ayas (AO)

Chi ha tagliato nel momento sbagliato ora ha del fieno che sta marcendo, con l’erba sotto che già fa capolino tra i mucchietti di colore giallo scuro/marrone. Qualcuno da queste parti ha rischiato un taglio domenica mattina, nonostante la pioggia intensa di sabato pomeriggio/sera. Qualche fortunato ieri sera passava giù con il carro carico di rotoballe (sotto altra pioggia a dirotto), avendo sfruttato il sole e il vento e i temporali passati appena un po’ più in là…

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Nuvole temporalesche verso il Piemonte – Petit Fenis, Nus (AO)

Sì, perché anche con previsioni buone, poi si forma all’improvviso quel temporale che magari non arriva, o magari ti investe in pieno, magari passa dall’altra parte della valle, lasciandoti con il fieno asciutto e un bell’arcobaleno da ammirare mentre le nuvole si spostano altrove.

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I prati dopo una notte di forte pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri sera tutte le previsioni segnavano pioggia, quelle più aggiornate avevano diminuito la quantità, da queste parti, invece bisognava tener buona l’intensità annunciata nei giorni precedenti, infatti stamattina presto ancora pioveva e i prati erano fradici. Adesso c’è una nebbia autunnale che ci fa capire come nemmeno oggi si possa dare il via alla stagione del fieno… Tra l’altro, da queste parti, non bastano 4-5 giorni o una settimana di bel tempo. Non è come in pianura dove le estensioni sono grosse, i pezzi pianeggianti. Qui ci sono prati e praticelli, muretti, angoli, strisce, pendenze. Servirebbero almeno 2 settimane senza pioggia. Facciamo tre, così andiamo sul sicuro!

Il riposo della neve

Stamattina ci siamo svegliati con i fiocchi che danzavano in cielo e il paesaggio notturno rischiarato dalla neve. La nevicata non è durata a lungo, qualche ora dopo aveva già smesso e le temperature si erano rialzate. Il cielo non si è rasserenato, ma credo che, se ricomincerà la precipitazione, qui saremo sul confine tra pioggia e neve.

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La nevicata di stamattina, durata poche ore – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche quello attuale non ha nessuna intenzione di essere un inverno degno di questo nome. C’era stata un po’ di neve autunnale, insieme a parecchia pioggia, che ci aveva impedito di finire l’erba nei prati con le vacche, infatti quando era tornato il bel tempo erano iniziati i parti. Per un po’ ne hanno beneficiato le capre, poi era ora di mettere il letame… La neve servirebbe, molto più di quella caduta stamattina, anche per permettere al letame di sciogliersi e filtrare lentamente nel terreno, per garantire tanta buona erba per la primavera e l’estate.

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Pascolo invernale nel bosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri, pascolando sotto ai noccioli, bastava che una capra sfiorasse un ramo per vedere nuvole di polline giallo che si spargeva nell’aria. Fine gennaio a 1000m di quota, tutto ciò non è “nella norma”. E non erano gli unici segnali della primavera imminente…

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Una primula fa capolino nel sottobosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Infatti ovunque, tra le foglie secche, ecco spuntare ciuffi verdi appartenenti alle varie specie che annunciano la nuova stagione. C’erano le primule e, in un punto più umido, anche i fiori della farfara. Certo, sono le prime piante a riprendere il ciclo vegetativo, ma fosse fine febbraio sarebbe stato meglio.

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Ieri pomeriggio al pascolo con il cielo e l’aria che già preannunciavano la neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe servito un lungo riposo per tutti, non solo per le piante. E’ vero, l’assenza di neve mi ha permesso di pascolare quasi quotidianamente anche quest’anno e le capre sicuramente ne beneficiano, sia come salute, sia come umore. Le abbiamo tenute in stalla quando c’era la nebbia o il vento troppo forte, quando la mattina il terreno era bianco di brina, ma ora abbiamo già ripreso a farle uscire dal mattino quando arriva il sole fino al tramonto… e le giornate si stanno allungando!

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Altri “segni di primavera” nel sottobosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Il riposo serviva anche per le persone. Sì, perché quando è tutto bianco di neve c’è da faticare un po’ di più per fare i lavori quotidiani indispensabili, per il resto si sta fermi e si tira il fiato. Invece no, così tutti i giorni c’era qualcosa da fare e la stanchezza si accumula. Certo, altrimenti si sarebbero accumulati i lavori, ma se uno fosse più riposato, alla fine le cose le farebbe meglio e in meno tempo. Credo inoltre che sia fisiologico, tutti gli organismi nati e cresciuti in questo clima, avrebbero bisogno del giusto alternarsi delle stagioni. Per finire, serviva un periodo in cui non si poteva lavorare fuori, nei prati, per occuparsi di tutte quelle piccole cose, riparazioni, fare ordine, quelle attività che vengono rimandate alle giornate di brutto tempo…

L’inverno di San Martino

Ho preparato questo post stamattina, mentre ero al pascolo. Nel frattempo, a più riprese, ha nevicato: piccoli cristalli che danzavano nell’aria, fiocchi più grossi, nuvole di tormenta scompigliate dal vento. Ma, per nostra fortuna, al suolo la neve non si è ancora fermata. Altrove, specialmente in Piemonte, alla stessa quota è già tutto bianco.

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Le capre pascolano e, sulle cime, già si abbassano nuvole di neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Scrivo in un’atmosfera ovattata, con i rumori che paiono molto più vicini di quanto non siano in realtà. Le capre brucano avide a testa bassa, come se non dovessero più pascolare erba per mesi. L’atmosfera è immobile, ma le nuvole sono ancora alte, anche se le cime già sono state avvolte da un grigiore di neve.

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La mandria diretta al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Già, la neve… dicono che entro stasera arriverà anche a quote basse. La scorsa settimana già l’avevamo vista un paio di volte. Era caduta in minuscole sfere gelate all’improvviso mentre si usciva con le vacche diretti verso i pascoli. Ma poi aveva iniziato a piovere e infine era uscito il sole.

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La prima neve alla diga di Place Moulin – Bionaz (AO)

In montagna invece era stata vera neve. Un assaggio di inverno. Di nuovo la neve sulla foglia, quindi non ci sarà l’inverno freddo e nevoso? Ma ormai il clima è così soggetto a sbalzi e cambiamenti che nemmeno gli antichi detti risultano affidabili.

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I primi fiocchi, oggi pomeriggio – Petit Fenis, Nus (AO)

D’altra parte questa doveva essere l’estate di San Martino, invece c’è un clima autunnal-invernale e, come si diceva, siamo in attesa di una perturbazione che dovrebbe portar neve fino in pianura.

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La transumanza a metà settembre – Verrayes (AO)

Tutto l’autunno è stato altalenante. Le vacche erano scese dall’alpe una settimana prima della fine dell’estate. Faceva caldo ed era tutto secco, per questo la transumanza era avvenuta così presto. Senza gli impianti di irrigazione, qui non ci sarebbe stato quasi niente da pascolare. Si temeva che quel poco che c’era sarebbe stato consumato in fretta e sarebbe iniziata la stagione del fieno in stalla.

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La scorsa settimana al pascolo in una giornata di sole – Petit Fenis, Nus (AO)

Poi però aveva piovuto sulla terra ancora calda a e l’erba era ricomparsa, ovunque. Vacche e capre pascolavano nei prati e, dove erano già passate qualche settimana prima, l’erba ricresceva, di un bel verde brillante. Non ci si lamentava, per questo lungo autunno, anche se si era consapevoli che, ancora una volta, si era di fronte a delle anomalie del tempo.

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L’erba ancora verde prima delle gelate dei giorni scorsi – Petit Fenis, Nus (AO)

Più si riesce a stare al pascolo, meglio è. Le scorte di fieno ci sono, ma più tardi le si incomincia, più si è tranquilli di averne a sufficienza. Nei boschi quest’anno ghiande e castagne sono quasi inesistenti, dopo la grande abbondanza dello scorso autunno, quindi per le capre il pascolo invernale sarà scarso.

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Rientro in stalla a fine pomeriggio dopo esser stati colti dalla nebbia – Petit Fenis, Nus (AO)

Le “stranezze” dell’autunno sono state tante. Qui non è un posto da nebbia, invece nelle scorse settimane è capitato di non poter uscire dalla stalla con gli animali per la troppa nebbia. C’è un breve tratto di strada da fare e già con buona visibilità capita di incontrare auto che arrivano a velocità sostenuta (e non accostano per lasciar passare una ventina di bovini, incapaci di attendere per quei 5 minuti necessari per andare dalla stalla all’inizio dei prati).

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Pomeriggi di fine ottobre ancora miti – Petit Fenis, Nus (AO)

Oltre alle giornate di nebbia, l’altra anomalia è quella di avere ancora oggi la gran parte delle foglie sugli alberi. Solo in questi ultimi 2-3 giorni stanno iniziando a cambiare colore a questa quota (1000 metri) e nemmeno il vento furioso seguito alla pioggia è riuscito a farne cadere molte.

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Colori autunnali a monte di Hers – Verrayes (AO)

E dire che il caldo e la siccità già a fine settembre avevano fatto raggrinzire le foglie dei frassini… ma le abbondanti piogge di ottobre e le temperature miti hanno fatto sì che la vegetazione riprendesse forza. A quote maggiori qualche settimana fa l’autunno ha regalato colorazioni magnifiche…

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Ultimi giorni al pascolo per le vacche, l’aria iniziava a farsi fredda anche con il sole – Petit Fenis, Nus (AO)

Alla nostra stessa quota, sul versante opposto, i prati sono ancora bianche per la neve della scorsa settimana e per la brina. È anche giusto che sia così. Su in alto la neve non dovrebbe più sciogliere fino a maggio. La terra deve riposare…

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Dopo la nevicata dei giorni scorsi, qui i prati verdi, di fronte tutto bianco – Petit Fenis, Nus (AO)

Io mi auguro che quest’anno ci possa essere un inverno vero, con la neve e il freddo al posto giusto. Per ora intanto attendiamo questa prima neve e le capre non la smettono di abbuffarsi d’erba, così come accade quando “sentono” il tempo che cambia, la neve in arrivo…

Inverno? Non pervenuto…

Quest’autunno avevamo provato a “leggere” i segni che la natura ci dava, anche facendo riferimento agli antichi detti. La neve “sulla foglia” avrebbe significato un inverno mite? Oppure l’abbondanza di frutti autunnali voleva indicare un lungo inverno con tanta neve?

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Giochi di giaccio lungo il ruscello – Petit Fenis, Nus (AO)

Ha “vinto” il detto che parla di un inverno che “non da noia” quando nevica sulla foglia. Qui infatti ci sono state poche, pochissime giornate davvero invernali. Quelle in cui il termometro è rimasto costantemente sotto lo zero saranno state sì e no un paio, non di più.

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Perle di ghiaccio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il cielo era quasi sempre limpido, spesso la montagna era spazzata da un forte vento, ma questo portava più temperature insolitamente miti che non gelo e brina. Così è passato gennaio ed è arrivato febbraio.

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Il camion del trasporto latte la sera della nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

In queste ultime settimane qualche volta abbiamo sì visto la neve… ma si è trattato di pochi centimetri. Solo un giorno ha nevischiato dalla mattina fino al pomeriggio, per regalarci infine una nevicata serale/notturna.

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La valle al mattino dopo la nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

L’atmosfera è durata poco, il giorno dopo già risplendeva il sole che, in poche ore, ha fatto cadere tutta la ghirlanda bianca dai rami e ha assottigliato rapidamente lo spessore del manto bianco a terra.

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Tramonto infuocato verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è stato ancora un ultimi tentativo che, una sera, improvvisamente ha imbiancato tutto, dopodiché è tornato il vento, a spazzar via gran parte di quello che c’era ancora. Un tramonto infuocato, poi sono ricominciate le belle giornate di sole.

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Pascolo a febbraio, a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

E ieri il sole era caldo, troppo caldo. Un caldo fastidioso, che ti lasciava prostrato. Ti chiedevi persino se fosse l’influenza che era ritornata, ma non si trattava di febbre, solo di temperature decisamente sopra la media unite a un abbigliamento ancora invernale. Intanto, si sentivano ronzare api, in cerca di fiori ancora assenti e… sì, ho visto passare un paio di farfalle gialle!

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Un paesaggio poco invernale – Petit Fenis, Nus (AO)

Sull’altro versante della valle la neve c’è ancora, ma qui in pieno sole la neve si è ritirata ben oltre i 2000m, rimanendo solo qua e là a chiazze dove il vento l’ha accumulata e i raggi solari arrivano con più difficoltà.

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Pastis cerca refrigerio nella neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche gli animali sono confusi, si dirigono verso il bosco, ma per l’ombra occorre aspettare ancora qualche mese. Così, dopo aver mangiato ghiande, castagne e quel po’ di erbetta verde che già si fa vedere nei punti più riparati, eccole dirigersi verso la neve residua: c’è chi la mangia e c’è chi vi si rotola sopra. Il timore ora è che la vegetazione si “muova” troppo in fretta, per poi venir danneggiata dal gelo in primavera. Ahimè poco possiamo fare, se non riflettere sui cambiamenti climatici in atto…

…dopo tanta attesa…

Nei giorni scorsi c’erano stati dei tentativi, spruzzate lievi come zucchero a velo, dissolte immediatamente dal vento e dal primo raggio di sole. Poi finalmente, ieri sera, è iniziata la vera nevicata.

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Stamattina, la neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Non sembra essere di quelle che portano a grandi accumuli, niente a che vedere con la neve, caduta già a dicembre, dello scorso inverno. Ma in questi tempi di cambiamenti climatici, ci si accontenta anche solo di vederla una volta all’anno, la neve. Ad ottobre mi chiedevo se, avendo nevicato sulla foglia, l’inverno davvero non avrebbe dato noia, come recita il detto. Lo scorso anno in questi giorni faceva bello e caldo, infatti il freddo e la neve erano continuati anche nelle settimane successive (Se feit solei lo dzor de Saint Ors, l’hiver dure incò quarenta dzor, recita il detto valdostano. Se il tempo è bello il giorno di S.Orso (inizio febbraio), l’inverno dura ancora quaranta giorni). E se invece nevica, come oggi? Comunque, per continuare secondo gli antichi detti, domani sarà la Candelora…

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La fontana del villaggio – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono belli questi momenti in cui nevica: senza fare un viaggio, sembra comunque di essere altrove. La neve cambia faccia al paesaggio, ai luoghi, alle cose. La neve ti trasporta nello spazio e nel tempo, per qualche istante sembra di essere in un’altra epoca. Bisognerebbe poter fare come una volta, quando la neve portava il riposo per quasi tutte le attività e le persone.

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Prati innevati – Petit Fenis, Nus (AO)

Sicuramente la neve garantisce un benvenuto riposo per i prati, i campi, le piante. Una coltre che finalmente proteggerà dal gelo e dal vento, una coltre che, quando scioglierà, donerà acqua, porterà al risveglio primaverile.

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Ruscello tra alberi e cespugli – Petit Fenis, Nus (AO)

Il ruscello scorre, anche il suo incessante mormorio oggi è ovattato, la neve avvolge tutto, nasconde il ghiaccio che ne ornava le sponde nei giorni scorsi. A quote maggiori, con temperature più basse, la nevicata sarà sicuramente più copiosa. Buon inverno, in fondo la primavera inizia il 21 marzo…

L’inverno inizia con il caldo

Nel penultimo giorno di autunno il cielo era grigio, ma poi si era aperto uno sprazzo di sole. Non credevo proprio arrivasse la neve…

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Pettirosso – Petit Fenis, Nus (AO)

Però il pettirosso continuava ad aggirarsi a pochi passi da me, svolazzando da un ramo all’altro intorno alle capre che pascolavano. Le previsioni meteo possono sbagliare, ma lui no… e infatti, dopo qualche tentativo mal riuscito, quando ormai era notte, la neve ha iniziato a cadere.

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Il villaggio di Petit Fenis al mattino – Nus (AO)

La precipitazione è durata al massimo un paio d’ore, poi al mattino il cielo era limpido e tutto il panorama sembrava spruzzato di zucchero. La cosa più strana era la fitta coltre di nebbia che intasava tutto il fondovalle spingendosi su fin oltre Aosta.

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Tracce nella neve – Lignan, Nus (AO)

Più si saliva in quota e più ci si stupiva per quanto poco facesse freddo. Pensavo a quel giorno in cui la neve si era depositata sulle foglie a fine ottobre e mi chiedevo se il vecchio detto, alla fine, non si sarebbe poi rivelato giusto, nonostante i cambiamenti climatici. Dicono che, se nevica sulla foglia (cioè presto in autunno) l’inverno poi non darà noia.

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La neve scioglie velocemente – Petit Fenis, Nus (AO)

E infatti il caldo man mano si faceva sentire. Non solo quel caldo relativo, dovuto al sole dopo giornate di maltempo, ma proprio un’aria che si faceva più tiepida, a preannunciare l’arrivo del vento di foehn. La neve scioglieva a vista d’occhio e, nei pendii più esposti, già ricompariva il verde dei prati.

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Una moltitudine di tracce – Petit Fenis, Nus (AO)

Una delle cose che mi piace della neve è vedere l’incredibile moltitudine di tracce rimaste al mattino, dopo una notte estremamente movimentata per tutta la fauna selvatica. C’è chi segue piste e sentieri e chi percorre i suoi passaggi speciali nel bosco, tracce battute da caprioli, cinghiali, volpi e chissà cos’altro. Una vita animatissima di cui siamo raramente consapevoli, anche se avviene a pochi passi da noi.

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Vista sulla Valle da Blavy, Nus (AO)

Fino a sera la fitta nebbia ha coperto la Valle, lasciando dietro di sé ricami di galaverna che si sarebbero visti solo il mattino dopo, giorno del solstizio d’inverno. Il cielo sarebbe rimasto nuvoloso, ma già nel pomeriggio ha iniziato a cadere pioggia e non più neve!

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Al pascolo nei prati abbandonati – Petit Fenis, Nus (AO)

E così l’inverno, quello del calendario, si è aperto pascolando in camicia, a mille metri, nel pomeriggio di una giornata di forte vento caldo. E il vento ha continuato a soffiare quasi ininterrottamente, “regalandoci” temperature sopra alla media di 19-20°C. I prati cambiano colore a vista d’occhio, dato che il terreno non è gelato, ma è stato inumidito da pioggia e neve disciolta. Non ci si lamenta di poter pascolare, ma… sarebbe meglio avere le stagioni al loro posto e non dover poi temere altre nefaste gelate primaverili come nel 2017!

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Speriamo che sia così. Nel frattempo, per concludere, una bella notizia che sarà un po’ il mio “regalo di Natale”. Il 2019, a dieci anni dalla sua pubblicazione, vedrà la riedizione di “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, il libro che forse mi ha regalato le maggiori soddisfazioni, tra tutti quelli scritti. Il suo incredibile successo per me è stato totalmente inatteso. Andato esaurito in breve tempo, ora ha trovato un Editore che ha deciso di scommetterci e così gli ho proposto non una ristampa, ma una nuova edizione con qualche aggiunta e qualche modifica. Qui trovate il blog dove parlavo del libro, delle (tantissime) serate di presentazione che avevo fatto e delle belle recensioni ricevute. In primavera ricomincerà il cammino di questo nuovo testo grazie a l’Araba Fenice.

 

Stare al pascolo

Una classica domanda di chi non conosce la pastorizia è: “Ma non è noioso stare al pascolo?“. Ogni pastore ha una sua risposta. C’è chi dirà che in quei momenti guarda gli animali, li osserva, apprezza la loro bellezza o individua quelli che hanno dei problemi e, eventualmente, interviene. Può trattarsi di un’unghia da tagliare, un’infezione da medicare, un ascesso da pulire e disinfettare.

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Sfumature d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è chi osserva il panorama, chi pensa. C’è chi telefona, chi scatta fotografie con il cellulare. Raramente si soffre la solitudine: anzi, questa è una condizione che molti amano, uno degli aspetti di questo mestiere che si apprezzano particolarmente.

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Sole caldo d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

L’altro giorno splendeva il sole dopo settimane di pioggia, nebbia, nuvole. I colori erano quelli brillanti dell’autunno, un autunno lungo, con le foglie che ancora indugiavano sugli alberi, nonostante il vento e i temporali fuori stagione. Ci si godeva il sole ancora caldo e questo tripudio di giallo, arancione, rosso e marrone.

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Al pascolo mentre scende la prima neve della stagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Poi è arrivata la neve, una leggera spruzzata, accompagnata da aria invernale. Le foglie cadevano insieme ai fiocchi impalpabili, i colori venivano mascherati da un leggerissimo velo bianco. Stare al pascolo aveva il suo fascino, a patto di esser ben equipaggiati contro il freddo.

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Pascolo in una giornata nebbiosa – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma non era male nemmeno la nebbia dei giorni scorsi. Allora bastava avere una maglia in più, un berretto, delle calze più spesse. I momenti al pascolo sono i migliori della giornata. Quelli in cui capita di riuscire a dimenticare tutto il resto. Io al pascolo non mi annoio. Guardo le capre, cerco di cogliere l’attimo giusto per qualche foto, leggo o scrivo quando le capre mangiano tranquille e non c’è da fare attenzione perché non ci sono strade, orti, frutteti, prati confinanti.

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Panorami osservati mentre si pascola – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe bello poter vivere così, totalmente immersi nella natura, godere del cambiamento delle stagioni e del contatto con gli animali, ma è un sogno, un’utopia. La realtà è che questi sono momenti strappati al resto della routine quotidiana. Non si vive pascolando un piccolo gregge di capre… Ricordo degli amici che mi raccontavano di come, tra marito e moglie, si contendessero i turni al pascolo. Perché quello era il relax rispetto al dover scendere in fondovalle per sbrigare le pratiche negli uffici, o andare al mercato a vendere i formaggi.

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Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Un amico incontrato ad una fiera mi diceva di voler riprendere delle capre. Ne aveva alcune, poi le aveva venduto, stufo di vederle tornare decimate dall’alpeggio per colpa dei lupi. Aveva preso delle pecore, che teneva a casa anche d’estate: “...ma pascolarle non mi dà soddisfazione. Per me è un hobby, una terapia per rilassarmi quando torno dal lavoro. Mi sa che, prima o poi, prendo di nuovo delle capre…

Una lunga estate… e un autunno breve!

Il maltempo ha colpito duramente quasi tutta Italia. Qui per fortuna i danni sono stati limitati, così possiamo anche goderci qualche immagine che, passato il vento fortissimo, ispirano quiete e silenzio. Ma prima andiamo indietro solo di qualche giorno…

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Stambecchi al Colle Vessonaz – Quart (AO)

Era solo la scorsa settimana quando si poteva ancora stare in canottiera a 2800m, mentre gli stambecchi si godevano il sole caldo. Come si vede, avevano accumulato un bello strato di grasso, indispensabile per affrontare l’inverno. Certo, a queste quote l’inverno può arrivare presto, però sembrava ancora così lontano, mentre il sole splendeva nel cielo limpido e scaldava l’aria.

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Alpeggio Champanement – Quart (AO)

A quote inferiori, gli alpeggi ormai chiusi attendevano silenziosi il trascorrere della brutta stagione, ma i pascoli circostanti, concimati, già avevano ripreso un bel verde, quasi fossimo in primavera. La conca era davvero calda, al riparo dal vento. Sembrava che l’estate stesse ancora continuando, nonostante il calendario.

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Strada per Champanement – Quart (AO)

I larici stavano appena iniziando a cambiare colore: dal verde gli aghi viravano al giallo e solo alle quote maggiori avevano già raggiunto la tonalità giallo oro, che poi sarebbe mutata in arancione, prima di disperdersi nel vento freddo autunnale.

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Pascolo autunnale – Lignan (AO)

Nei villaggi abitati tutto l’anno si pascolava ancora, approfittando del bel tempo e della disponibilità di erba. Eppure il meteo aveva altri programmi…

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Saquignod – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Così in poco tempo il paesaggio è cambiato bruscamente. La neve è arrivata non soltanto in alta quota, ma è scesa anche su quei pascoli dove le mandrie dovevano ancora pascolare per qualche giorno, per qualche settimana.

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Veplace – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Gli alpeggi ora sono davvero silenziosi, e non pare più strano come la settimana precedente, con tutto quel caldo e quel sole. Chissà se questa neve durerà, se sarà soltanto il primo strato che coprirà i pascoli per tutto l’inverno. Oppure tornerà il caldo “anomalo” e la farà sciogliere interamente?

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Neve autunnale a Lignan – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dalle mie parti si dice che, se nevica sulla foglia, l’inverno non darà noia. Non so se valga lo stesso detto anche in Valle d’Aosta… Solo in primavera potremo dire se il detto giusto è questo, oppure quelli legati all’abbondanza di frutti di cui avevamo parlato qui.

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Bosco di larici – Veplace, Vallone di Saint Barthélemy (AO)

L’estate è stata lunga, con giornate più calde della norma e il caldo si è protratto sull’inizio dell’autunno, poi ora ecco la neve a imbiancare larici che ancora non erano diventati gialli.

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Ultime discese dai monti – Blavy, Nus (AO)

Mentre scendevo tra neve e nebbia, nell’aria mi è arrivato il suono caratteristico degli Chamonix. C’era qualcuno che stava lasciando l’alpeggio in quel pomeriggio successivo alla precipitazione che aveva portato neve e pioggia sulla valle. Ho poi incontrato la mandria quando era ormai quasi a casa, si trattava di un piccolo gruppo di animali partito dai pascoli di un villaggio più a monte. “Avevamo ancora erba per un giorno, ma…” Ma quell’imbiancata precoce ha accelerato il rientro.

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Gregge nel Vallone del Gran San Bernardo (AO) (foto M.Blanc)
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Partenza del gregge verso la pianura – Vallone del Gran San Bernardo (AO) (foto C.Vuillermoz)
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Ora di tornare in stalla – St. Rhemy-en-Bosses (AO) (foto D.Ronc)
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Fine stagione di pascolo – Gressoney (AO) (foto R.Cilenti)

Foto mie di discese nella neve, di transumanze degli ultimi a scendere non ne ho. Ma ho pescato qua e là qualche bella immagine tra quelle postate dai miei amici. La maggior parte delle mandrie è scesa già da qualche tempo, restava ancora qualche pastore, qualche piccolo gruppo di animali…

Abbiamo perso l’abitudine?

Per molti questa non è un’annata semplice. Non si tratta solo di lamentele “tanto per dire”, il clima sta davvero mettendo in difficoltà molte aziende agricole. Però le cause non vanno cercate solo nel prolungarsi dell’inverno a quote anche relativamente basse.

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Nevicata di aprile a Doues (AO) – foto E.Cuaz

Stamattina ho visto tante foto del genere nelle bacheche facebook dei miei amici piemontesi e valdostani, dato che ieri e nella notte la quota neve si è ulteriormente abbassata, ma anche nei giorni scorsi le precipitazioni nevose erano scese anche sotto i 1700-1600m. E’ una cosa anomala? Servirebbe un climatologo per fare un’analisi completa e dettagliata del fenomeno, con tanto di grafici e dati numerici, ma a me verrebbe innanzitutto da dire che sono state le ultime stagioni ad averci abituati male. Inoltre, se tutta la pioggia caduta negli ultimi giorni fosse stata acqua anche ad alta quota, probabilmente oggi ci sarebbero criticità in diverse aree. La neve sta causando e causerà sicuramente delle valanghe, ma l’acqua sulla neve ancora presente in quota avrebbe potuto determinare frane e alluvioni. Ricordo una decina di anni fa, esattamente nel 2008, un fenomeno simile nel mese di maggio, con pioggia fino ad alta quota, che ebbe ripercussioni molto gravi nelle vallate del Pinerolese (qui un video della Val Pellice in quei giorni, mentre qui l’analisi meteo-idrologica dell’evento)).

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Il lento progredire del verde – Ville Sur Nus, Quart (AO)

I problemi per le aziende agricole non sono però tanto dovuti alla neve, quanto al fatto che lo scorso anno (2017) sia stato caratterizzato da una serie di condizioni climatiche davvero anomale. Un inverno più caldo del normale con momenti concentrati di freddo intenso, tra cui una gelata molto forte a fine aprile, quando la vegetazione era ormai in uno stadio abbastanza avanzato (non solo nelle piante – da frutta e non, ma anche nei prati). Il gelo aveva colpito anche “l’erba”, specialmente le foglie più tenere (leguminose e altre essenze erbacee), che si era ripresa lentamente, con l’effetto di avere un primo taglio di fieno non soltanto scarso (in alcune zone con rese inferiori al 50% della media), ma anche di bassa qualità. Infatti nel primo taglio, solitamente abbondante, di certi prati erano comparse erbe infestanti come il Bromus mollis (forasacco peloso), che normalmente caratterizzano prati meno fertili o zone incolte.

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Neve fresca a tempo ancora incerto – vista da Nus sul Mt. Corquet (AO)

A ciò si era aggiunta la siccità e le alte temperature estive, che avevano determinato pascoli autunnali scarsi sia in alpeggio (qualcuno aveva dovuto abbandonare prima la montagna), sia a quote inferiori, sia in pianura. Le bestie erano state messe in stalla prima del solito, iniziando così ad intaccare molto presto le già scarse scorte di fieno. Molti speravano che le nevicate invernali precoci significassero un inverno breve e una primavera precoce, ricca di erba grazie alla neve di dicembre e gennaio. Invece a febbraio faceva più freddo ancora e a marzo l’erba spuntava a fatica. E i fienili si erano ormai svuotati…

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Capre al pascolo con la prima erba di aprile – Nus (AO)

Tutti sognavano di metter fuori gli animali. Qualcuno l’ha fatto, in pianura o a mezza quota, anche dove sicuramente era ancora un po’ presto, ma o così o… rischiare di fare la fame! Perché non solo è finito il fieno, ma non si trova nemmeno a comprarlo! Un amico quest’anno ha definito il fieno “oro verde”, in effetti il suo prezzo è davvero alto, ma in certi casi nemmeno lo si trova più, dopo che ne è arrivato da altre parti d’Italia o dalla Francia. In passato non c’erano queste possibilità di commercio sulla lunga distanza, sicuramente, così quando si verificava una serie di congiunture del genere si determinavano le cosiddette “carestie”, che il più delle volte erano legate al clima che mandava a monte i raccolti di generi primari come i cereali, o le patate, ecc…

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Prati verdi e alberi ancora spogli – Nus (AO)

Non è strano avere il freddo e poca erba ad aprile, non ci ricordiamo più com’erano le stagioni!“, mi diceva l’altro giorno un allevatore di bovini. D’altra parte negli ultimi anni c’è stata una gara a chi saliva per primo in alpeggio, in certe valli, con non solo le pecore, ma anche i bovini che arrivavano in quota anche a metà maggio! La tradizione degli alpeggi cuneesi, per esempio, prevedeva la transumanza di salita verso San Giovanni (24 giugno). Anche in Valle d’Aosta la tradizione parla di San Bernardo (15 giugno) o San Giovanni per la salita al tramuto a quote inferiori. Con una buona scorta di fieno, forse oggi ci si limiterebbe al fastidio per l’ennesima nevicata, mentre quest’anno ci sono davvero aziende sull’orlo della crisi, che non sanno più cosa mettere nelle greppie ai loro animali.

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Fiori in un giardino e neve sullo sfondo – Nus (AO)

Potrei a questo punto parlarvi di come le aziende siano in crisi anche perché il prezzo dei loro prodotti (latte, trasformati, carne, animali) resta invariato, pur a fronte di spese duplicate o triplicate. Sarebbe un discorso molto lungo. Mi limito a dirvi che, nonostante il prezzo dei foraggi quest’anno sia andato alle stelle (senza contare tutte le altre spese), le entrate restano quelle, il latte viene pagato sempre allo stesso modo, idem un animale da macello o da vita. Quindi la gran parte delle aziende sta lavorando in perdita e… le piccole aziende di montagna, dove oltretutto ci sono i costi di trasporto, dove l’inverno sta durando da mesi, ecc…, stanno soffrendo più ancora delle altre.

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Sui versanti esposti a Nord (nell’inverso) l’inverno dura ancora di più – panorama da Nus (AO)

E che dire poi di quelli che, negli ultimi anni, hanno deciso di stabilirsi in montagna, magari aprendo un’azienda agricola? Hanno trovato un bel posto, panoramicamente appagante, pian piano hanno realizzato il loro sogno e, nelle scorse stagioni, hanno sopportato i disagi della “brutta stagione”. Poi quest’anno l’inverno ha mostrato la sua vera faccia e per molti di loro è stata dura, durissima! Sia dal punto di vista lavorativo, sia da quello fisico, economico e anche psicologico. Lo è stato anche per chi in montagna c’è nato e cresciuto, ma effettivamente si era anche un po’ abituato a questi inverni più miti. Qualcuno forse rivedrà anche le sue scelte: non si tratta secondo me di sconfitte, ma di presa di coscienza di quella che è la realtà della montagna. D’altra parte in molti villaggi alpini, quelli abitati stabilmente anche a quote abbastanza elevate, si diceva: “nove mesi d’inverno e tre d’inferno” (in quanto in quei tre mesi bisognava concentrare tutti i lavori per produrre le scorte necessarie alla lunga stagione in cui la terra non dava alcun frutto). Niente di nuovo, quindi.

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Pascolo primaverile – Nus (AO)

Oggi abbiamo altri sistemi, comodità, mezzi di comunicazione e trasporto, possiamo cercare di evitare le “carestie”, ma quando i soldi finiscono del tutto e non sai più come pagare il foraggio per i tuoi animali… sono momenti molto tristi, drammatici. Un allevatore, la scorsa estate in alpeggio mi aveva raccontato che i vecchi avevano un modo di dire riguardante il Natale: se cadeva di lunedì, invece di tre tori, tienine solo uno. Cioè quando Natale cade di lunedì (com’è stato nel 2017), l’inverno sarà lungo e difficile da affrontare, quindi è meglio tenere in stalla meno animali, vendendo innanzitutto quelli non produttivi (basta un toro per fecondare le vacche). Così come ricordiamo e citiamo gli antichi detti, cerchiamo anche di avere memoria delle stagioni di un tempo. E soprattutto, di quanto siamo ancora legati al clima, alle condizioni meteo. Se ne dimentica chi va tutti i giorni a far la spesa al supermercato, se ne accorge molto bene chi, quotidianamente, ha a che fare con l’erba che non cresce, con i pascoli di pianura allagati da pioggia e fango, con la neve da spalare ancora una volta per arrivare alla stalla, da cui gli animali non possono ancora esser fatti uscire…

Disinformazione sul pascolo vagante

Ieri sera, nella nota trasmissione “Striscia la Notizia”, è andato in onda l’ennesimo servizio dove si punta il dito contro gli allevatori, nello specifico i pastori vaganti, “colpevoli” di tenere le pecore all’aperto d’inverno. Molte volte in quel programma sono state “denunciate” situazioni davvero insostenibili, ma molte altre invece ci si è affidati alle parole di sedicenti animalisti, poco informati sull’etologia e sulle necessità degli animali. Ahimè troppo spesso si tende ad umanizzare gli animali: io ho freddo e starei volentieri in casa? Sicuramente anche gli animali hanno le mie stesse esigenze.

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Alice e Fabio, pastori vaganti del Nord-Est (foto A.Masiero)

Ma poi, anche su questo punto… parliamone! Scommetto che si sono presi meno l’influenza i pastori che seguono tutto l’anno le pecore, come Alice e Fabio e centinaia di altri, proprietari del gregge o operai, che dormono in roulotte dove… già, c’è solo una lampadina! Ma dopo una giornata intera al pascolo, cosa si pensa che facciano i pastori, la sera? Si mangia e si va a letto, si spegne la luce… Ma andiamo con ordine. Tanto per cominciare, come vedete, le foto di questo post non sono mie, le ho prese dalle bacheche dei miei amici su Facebook, che nei mesi e settimane scorse hanno postato decine di immagini riguardanti il loro lavoro di pastori vaganti alle prese con l’inverno. Giusto per testimoniare come ovunque si pratichi questa forma di pastorizia, autorizzata dalla legge.

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Gregge al pascolo in una giornata invernale (foto A.Masiero)

Sarebbe bello che, per realizzare un servizio, un articolo, un qualsiasi pezzo di “informazione”, valesse ancora l’antica usanza di documentarsi a dovere. Mentre il sig. Stoppa demonizzava il pastore che tiene il gregge all’aperto nella neve, ecco che, in occasione dell’otto marzo, la testata regionale veneta della Rai dedica questo servizio ad Alice Masiero, pastora vagante padovana, che pratica questa vita 365 giorni all’anno. Non basta un servizio a livello regionale per controbilanciare la disinformazione di Striscia. “Pascolare in luoghi dove ci sia un riparo”, viene detto nel video. Cosa vorrebbe dire?? O gli animali stanno in stalla… o al pascolo!

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Pascolo vagante in Svizzera (foto Max le berger)

L’importante, estate o inverno che sia, è che gli animali abbiano la pancia piena. Non pensiate che il “problema” degli animalisti sia una prerogativa italiana. Sulla pagina facebook “wanderschäfer”, dedicata ai pastori vaganti di lingua tedesca (dato che questo mestiere tradizionale è ben presente e praticato anche in Svizzera, Germania e altri stati europei), ho trovato un articolo scritto apposta per rispondere alla domanda: “Ma le pecore non congelano in inverno?”

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Pascolo vagante nella Svizzera interna (foto Max le berger)

Nei prossimi giorni farà molto freddo e mi è stato chiesto più e più volte, se le pecore non congelano a temperature estreme. Naturalmente, non posso rispondere per ogni pecora, ma la natura ha preparato le pecore alle temperature sotto zero. Per prima cosa, ovviamente c’è la lana. Di solito, le pecore vengono tosate in primavera o all’inizio dell’estate e, durante l’inverno, si è formato di nuovo un manto spesso e folto. Non appena il clima si raffredda, la crescita della lana viene ulteriormente stimolata.” Così spiega il pastore vagante.

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Pascolo vagante in Svizzera (foto D.Bertino)

Ma il vero segreto delle pecore è il loro rumine. Qui avviene una digestione ad opera dei batteri. (…) Durante questi processi di conversione si genera calore. Una pecora si porta dietro, per così dire, una piccola centrale elettrica! Per noi pastori è importante mantenere la centrale elettrica in funzione. (…) La cosa migliore è dare sempre fibra grezza abbondante. (…) Se le pecore sono belle e rotonde di sera, i batteri avranno abbastanza materiale per far funzionare il “forno” durante la notte.
La lana inoltre ripara dal freddo esterno e mantiene il calore interno delle pecore (…). Gli agnelli, che hanno ancora poca lana, usano il calore “di scarto” delle loro madri, zie e nonne e, con le basse temperature, dormono sulla pancia degli animali più anziani.

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Foraggiamento con fieno di pecore allevate all’aperto nel nord dell’Inghilterra (foto J.Rebanks)

Penso che questa spiegazione data dal pastore vagante Sven de Vries (qui l’intero articolo) non abbia bisogno di ulteriori commenti. Volevo però ancora mostrarvi alcune foto di James Rebanks, l’autore del meraviglioso libro “La vita del pastore”, che avevo recensito qui. Non si tratta di pascolo vagante, ma di animali allevati così da sempre, all’aperto anche durante il rigido inverno del Lake District.

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Si mangia il fieno in attesa della primavera (foto J.Rebanks)

Quando c’è tanta neve e non riescono più a trovare di che sfamarsi, il pastore interviene portando fieno. Succede nel Lake District, succede in Piemonte, succede ovunque. Il gregge per il pastore non è solo un reddito, innanzitutto c’è la passione per gli animali. Questo è stato un inverno duro per i pastori piemontesi, con poca erba in autunno, poi freddo e neve. Ci sono state annate migliori, ma il pascolo vagante è sempre esistito e continuerà (si spera) ad esistere.

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Il gregge mangia il fieno all’aperto, Lake District (UK) (foto J.Rebanks)

Le pecore patiscono più il caldo (le avete mai viste, tutte ammucchiate, sotto il sole? quello per loro è il tempo peggiore! Con la neve mangiano, con il caldo invece no!) che non il freddo e la neve. Basta avere gli animali adatti, ogni razza autoctona si è evoluta anche in funzione delle condizioni ambientali in cui vive/viene allevata. Per finire, nel servizio si vede una foto di un agnello morto (sulla paglia, non è nella neve), ma la morte fa parte del ciclo naturale delle cose. Con 800 pecore, può succedere, sia che gli animali siano in stalla, sia all’aperto. Succede, anche se presti la massima attenzione e tutte le cure necessarie. Mi auguro che il sig. Stoppa si documenti maggiormente sul pascolo vagante, prima di realizzare un altro servizio inutile e dannoso come quello. Un giorno un veterinario mi disse: “Cercate di non pascolare vicino alle strade quando nevica, perché poi la gente inizia a bersagliarci di chiamate perché c’è un gregge nella neve. Se ci chiamano, siamo obbligati a venire a verificare, nella maggior parte dei casi troviamo animali in ottima salute e tenuti come si deve, ma ormai la gente non capisce più…