La montagna ancora viva, ma fino a quando?

D’ora in poi, quando qualcuno mi dirà che l’uomo, l’allevatore, fa solo danni al territorio (sì, c’è gente che, pur frequentando assiduamente la montagna per svago, la pensa così), lo manderò a fare un’escursione tra Perloz e Lillianes. Intendiamoci, potrei mandarlo in mille altri luoghi, però sono fresca di questa esperienza e vorrei condividerla con voi.

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Frazioni a monte di Perloz (AO)

Durante questa gita si possono fare numerose osservazioni sul paesaggio. Siamo in un territorio non facile. In questa stagione, con gli alberi che iniziano a mettere le foglie e l’erba ancora bassa, si notano tante più cose. I villaggi abbarbicati qua e là sui ripidissimi pendii. Quelli ancora vivi, abitati, circondati da prati verdi. Quelli abbandonati, abbracciati da alberi e cespugli.

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Terrazzamenti e vecchi castagni – Varfey, Perloz (AO)

Dal momento che qui non esiste nemmeno un fazzoletto di terra pianeggiante, per sopravvivere l’uomo si ingegnava, creandosi degli spazi per coltivare con i terrazzamenti. Buona parte delle pendici sono terrazzate, ma solo piccole porzioni di questi terreni sono ancora utilizzate: qualche castagneto non troppo lontano dalle strade che sono state tracciate per raggiungere i villaggi ancora abitati, qualche ex coltivo, oggi prato o pascolo.

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Il sentiero che sale a Chemp dal fondovalle, con le prime statue lignee che si incontrano – Perloz, (AO)
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Il cuore del villaggio di Chemp con le sue architetture caratteristiche – Perloz (AO)
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Una tra le tante sculture esposte tra le case di Chemp – Perloz (AO)

Siamo saliti a Chemp, un villaggio divenuto famoso perché qui abita Pino Bettoni un artista del legno, che ha iniziato ad esporre le sue opere tra le (bellissime) case del villaggio. Oggi Chemp è un vero e proprio museo a cielo aperto, con opere di diversi artisti tra le case, alcune delle quali ristrutturate e abitate, altre in stato di abbandono.

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La frazione abbandonata di Miochaz – Perloz (AO)

Poi però abbiamo proseguito il nostro cammino, raggiungendo altri villaggi completamente disabitati, ma molto belli come posizione ed elementi architettonici. Il sentiero saliva sempre circondato da antichi terrazzamenti.

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Una fontana e le baite abbandonate di Miochaz, Perloz (AO)

Non ero mai stata qui, ma vedendo questa fontana gorgogliante appena oltre quelle case costruite direttamente sulla roccia di un balcone naturale che si affaccia sulla valle, ho pensato che avrei potuto ambientarlo qui, il mio romanzo “Il canto della fontana“. Ma d’altra parte “Vignali” è un luogo di fantasia, così ciascuno di voi può immaginare di averlo trovato, vagando in luoghi come questo…

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Prati e terrazzamenti curati dall’uomo arrivando a Varfey – Perloz (AO)
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Il sentiero per Varfey – Perloz (AO)

Ad un certo punto siamo sbucati in una radura più aperta, dove la mano dell’uomo ancora cura il territorio come un tempo. Il sentiero fiancheggiato dalle pietre, gli alberi potati, le cataste di legna, i prati con l’erba bassa e verdissima, segno che in autunno si era pascolato a dovere. Chissà, forse era anche stato tagliato del fieno. Non so voi, ma questo è il paesaggio che preferisco, quello dove natura e opera dell’uomo si fondono armoniosamente in un susseguirsi vario di colori stagionali e manufatti realizzati con ciò che offre il territorio.

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Varfey – tra Perloz e Lillianes (AO)

Anche a questo villaggio sale una strada, ma dal versante di Lillianes. C’era qualche auto, c’era gente, chi puliva con il decespugliatore, chi preparava il terreno per gli orti. Ma c’era anche un abitante fisso, che ancora risiede a Varfey stabilmente.

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Emilio in stalla con alcune delle sue capre – Varfey (AO)

Si chiama Milio (Emilio), ha una settantina di anni, vive qui con i suoi cani, le capre e due vacche. Inizialmente di poche parole, pian piano inizia a raccontare e ci conduce in stalla a vedere le capre e le due vacche. Quel mattino non le aveva ancora messe al pascolo perché stava aspettando che arrivasse su il vicino con i propri animali. Ormai la primavera avanza e, chi può, già si avvicina agli alpeggi.

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Emilio con il cane davanti alla stalla – Varfey (AO)

Milio da qualche stagione in alpeggio non ci va più, resta qui tutto l’anno. Dice che gli piacerebbe andare a vedere quei grossi alpeggi più su nella valle, come quelli di Saint Barthélemy, ma… non ha la patente, mai presa. Una volta lì non c’era la strada, ma avevano già realizzato una teleferica: “Senza motore! Funzionava a contrappeso. Versavano dentro una benna d’acqua e il carrello di qui scendeva, mettevano il carico e andava su…

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Prati a Varfey – Lillianes (AO)

Il posto è incantevole, in questa stagione poi le luci e i colori sono ancora più belli. Ma è una gestione equilibrata del territorio a far sì che Varfey abbia questo aspetto. Senza la presenza di animali, la necessità di sfalciare per il fieno, il pascolo, sarebbe tutto diverso. Il bosco, i cespugli, le ortiche avanzerebbero fino a ridosso delle case.

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Terrazzamenti con e senza manutenzione da parte dell’uomo nel territorio di Perloz (AO)

Anche sulla via del ritorno abbiamo modo di continuare ad osservare terreni curati e altri abbandonati, dove i terrazzamenti cedono e si innescano delle frane.

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Porta di una casa abbandonata da anni in una frazione disabitata di Perloz (AO)

È vero che esistono casi di ritorno alla montagna, ma… chi andrà lassù il giorno che Milio non ci sarà più? Certo, c’è la strada, ma d’inverno immagino possa non essere sempre percorribile. Aprire un’azienda lassù potrebbe essere fattibile oggi, quando devi per forza rispettare date, scadenze, vincoli, quando devi correre negli uffici per espletare tutta la burocrazia esistente intorno a un’azienda? E partire per andare a vendere i tuoi prodotti? E se hai dei figli da mandare a scuola?

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Uno scorcio del villaggio di Varfey (AO)

Emilio parla del lupo, lui ne ha visti due proprio tra le case del villaggio, in inverno. Dice che quelle bestie lì proprio non ci volevano, che di problemi ce ne sono già tanti, per chi fa questa vita. Una vita come la sua però ormai la fanno in pochi. È facile guardare le immagini e invidiarlo, ma chi farebbe davvero oggi, 365 giorni all’anno, una vita così? Certo, potrebbe insediarsi una giovane coppia, allevar capre, vendere i formaggi… Ma a chi? Così bisogna partire e andare chissà dove, per venderli. Inoltre ci va chi fa il formaggio e chi pascola le capre, tutti i giorni, perché con il lupo da soli gli animali non li puoi mai lasciare. E se hai dei figli, li devi portare alla scuola più “vicina”…

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Io fatico a capire…

Io, sul tema “lupo”, fatico a capire tante cose. L’argomento è così vasto che sono sempre più restia ad affrontarlo, perché comunque se ne parli, si tralascia qualcosa e si creano fraintendimenti di vario tipo, discussioni, animi che si infiammano.

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Gregge di capre in alpeggio: gli ovicaprini sono tra gli animali domestici i “preferiti” dal lupo, ma si registrano predazioni anche nelle mandrie di bovini – Valsavarenche (AO)

Raramente trovo chi affronta il tema in modo obiettivo e corretto, il più delle volte si preferiscono estremismi che non portano da nessuna parte, ma solo a un’esasperazione e un odio sempre più profondo (come se ce ne fosse bisogno!). Sicuramente tale atteggiamento non porta al dialogo e alla ricerca di soluzioni concrete. Si va da quelli che ritengono i lupi animaletti “pucciosi e coccolosi”, con emeriti idioti che cercano il selfie con il lupo o il video mentre cercano di dar da mangiare al lupo… fino a quelli che vorrebbero sterminarli tutti.

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Escrementi di lupo su di un sentiero – Valle d’Aosta

Come in molti altri casi, la buona e corretta informazione passa in terzo o quarto piano, si preferisce condividere il post di poche righe con questi messaggi estremi, fa sensazione e agevola il commento da parte di chiunque. Tralasciando gli animalisti da salotto e tutti quelli che pensano che il mondo reale sia un film di Walt Disney, vorrei capire, per esempio, a cosa mirano quelli che continuano a pubblicare foto di animali selvatici predati dal lupo. Il lupo c’è, il lupo si è diffuso, è aumentata la sua presenza, quello ormai è un dato di fatto. Il lupo è un carnivoro. Il lupo è un animale selvatico, quindi… preda e consuma quello che trova! Capisco molto bene l’allevatore disperato per le predazioni al bestiame, ma cosa trovate di “notevole” nel fatto che venga ucciso e mangiato un capriolo o un cervo?

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Gregge di pecore di razza frabosana-roaschina: le razze autoctone a rischio di estinzione dei piccoli allevamenti sono messe particolarmente in pericolo dalla presenza dei predatori – Valle Stura (CN)

…e quelli che si ostinano a dire “bisogna uccidere tutti i lupi”? Come pensano sia possibile farlo? Anche cambiando le leggi, mai al giorno d’oggi si potrebbe pensare di ottenere una cosa del genere. Secondo me l’insistere nel chiedere una cosa del genere è dannoso e controproducente. Quando leggo di qualcuno che propone di “spostare” i lupi mi viene da ridere. Dove?? E poi, come pensano di tenerli fermi? Sugli abbattimenti se ne può discutere, ma io resto della mia idea, che l’unico ad avere il diritto di sparare al lupo dev’essere l’allevatore che lo avvista nei pressi dei suoi animali. Le ipotesi di “quote di prelievo di lupi” secondo me hanno poco senso e, per gli allevatori, non porterebbero a risultati degni di nota (non è detto che nella “quota” ci siano effettivamente lupi che sono soliti avvicinarsi all’uomo, predare il bestiame, ecc…)

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Grosso gregge in alpeggio: di giorno si pascola con la presenza dell’uomo e i cani da guardiania, per la notte tocca posizionare le recinzioni mobili elettrificate – Bardonecchia (TO)

Altra cosa che non capisco, l’ostinazione di molti a sostenere che “il lupo non si avvicina all’uomo” o “il vero lupo non si avvicina…”. Allora tutti quelli che scendono nei paesi comportandosi quasi come animali spazzini, quelli che camminano nelle strade, cosa sono? Qualcuno farà anche parte dei vari cani lupo cecoslovacchi sfuggiti al controllo dei padroni, ma tutti gli altri sono lupi. Che poi ci siano anche ibridi in circolazione, viene più o meno detto, ma non in modo chiaro. Quello che piacerebbe sapere e cosa si pensa di fare con questi ibridi, dato che molto probabilmente la loro “paura dell’uomo” è ancora minore rispetto a quella dei lupi-lupi!

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Non è solo in alpeggio che si verificano predazioni, ormai si segnalano casi anche in fondovalle e in collina – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Ci sono poi tutti quelli che “il lupo è pericoloso per l’uomo”. Puntualmente ogni presunto attacco capitato dalle nostre parti viene smentito dai fatti o dai diretti interessati. Ma certo che è pericoloso, probabilmente però meno di quanto lo possa essere un cane, ma pari a un cinghiale o a qualunque altro animale selvatico che attacca o per paura della propria incolumità in situazioni in cui la fuga non è possibile o per difendere la prole. Che oggi, in Italia, un lupo attacchi un uomo per “fame” lo escluderei.

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Gregge e cani da guardiania – Bardonecchia (TO)

Le cose che vorrei capire sono tante, ma mi limito a parlare ancora di due aspetti. Primo, vorrei che chi si occupa di studiare e tutelare il lupo facesse più chiarezza. Mi è piaciuto un articolo che ho letto qualche tempo fa (o forse era un post su facebook), dove si diceva che il lupo non è “né buono né cattivo”. Partendo da questo atteggiamento, bisognerebbe andare avanti con obiettività, ammettendo (come si diceva sopra) che il lupo non scappa più o non sempre scappa appena vede l’uomo. E poi ammettendo che i lupi ormai hanno colonizzato e stanno colonizzando tutti gli spazi, dalla montagna alla pianura.

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Gregge vagante “scortato” dai cani da guardiania tra le strade di pianura del Canavese (TO)

E veniamo così all’ultimo punto. Mi chiama un pastore, o meglio, un allevatore che ha, per passione, un gregge di pecore. E’ una persona intelligente, sa che ormai i lupi ci sono, che non possono essere sterminati, così si è dotato dei mezzi per proteggere il gregge. Ha cercato dei cani “giusti”, non si è accontentato della razza, ma è andato a prenderli in Centro Italia, da un pastore che li ha sempre avuti con il gregge. Le sue pecore ora sono in fondovalle e, vicino al recinto, passa chi va a fare la passeggiata, chi va in bici, chi corre. Il pastore mi telefona per chiedermi come fare per avere i cartelli che segnalano i cani da guardiania, mi attivo per rispondergli e… scopriamo che non vengono più forniti, quindi chi li vuole, deve arrangiare a farseli.

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Cucciolo di pastore maremmano-abruzzese  in un gregge vagante, dietro si scorge anche un cane adulto – Santhià (VC)

Ma il pastore ha anche un altro problema. Il suo Comune, a cui ha fatto richiesta per apporre questi cartelli prima e dopo il gregge, lungo la pista che passa da quelle parti, gli ha mandato una lettera dove, sentito anche il parere di un veterinario, gli rispondevano che tali cani fossero da usare esclusivamente per proteggere le pecore dai predatori in alpeggio! E’ qui che non ci siamo!!! Abbiamo un pastore che si comporta correttamente, usa le reti, i cani, e gli diamo questa risposta? Un organo ufficiale gli fornisce questa risposta?? Soprattutto quando a pochi chilometri di distanza nelle settimane precedenti c’è stato un attacco certificato? E se anche in quel caso fossero stati cani vaganti, i cani da guardiania difendono il gregge anche da quelli, quindi è mio diritto tenerli sempre nel gregge!

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Cucciolone accanto al recinto: il cane reagisce abbaiando alla presenza di estranei in assenza del pastore – Canavese (TO)

E qui siamo arrivati all’ultimo punto (per oggi), la nota dolente dei cani. Mi domando perché ci siano persone che continuano a sconsigliarne l’utilizzo. Per me equivale condannare i pastori e i loro animali. Sai che ci sono i lupi e… non fai niente?Bisognerebbe addirittura stimolare i pastori a prendere i cani prima ancora che ci siano problemi di predazione in zona, per evitare che, trovando facili prede, si insedi un branco. Allo stato attuale le forme di difesa del gregge sono solo passive. I cani da guardiania, se adatti e ben inseriti, funzionano. L’ho già detto altre volte, un pastore sa che non tutti i cani “lavorano bene” per quanto riguarda la conduzione del gregge e sa anche che un buon cane già addestrato vale molto. Perché non dovrebbe essere valido lo stesso principio per i cani da guardiania? Certamente, c’è chi ne sta facendo un business, ma anche un valido sistema di sicurezza per tenere i ladri fuori di casa non me lo regala nessuno. L’importante è che il cane acquistato faccia il suo lavoro. Anche un montone con una certa genealogia e genetica non me lo regala nessuno!

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Gregge e turismo – Sestriere (TO)

Mi spiace leggere le parole di chi si “oppone” ai cani. Preferirei che si spendessero le stesse energie per aiutare i pastori ad inserire dei cani “giusti”, per favorire la comunicazione da parte di pastori (magari di altre aree d’Italia) che i cani li hanno sempre usati con buoni risultati e anche per fare molta, molta informazione a tutti i fruitori del territorio. Perché il grosso problema dei cani è proprio quello, cioè attirare sul pastore le ire dei turisti e altri fruitori della montagna/degli spazi rurali, visto che il cane con il gregge ci deve stare sempre. Se non ci fossero lamentele (e anche qualche denuncia), molti pastori non sarebbero così contrari ai cani. Anche perché, mi raccontava uno di loro, “…da quando li ho, non mi è più sparito un agnello dalle reti, di notte…

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L’inserimento dei cani da guardiania nel gregge è un processo fondamentale che richiede cura e attenzione da parte del pastore – Santhià (VC)

E’ finito qui, il discorso? No di sicuro, ma ne ho già parlato così tante volte… Quello che posso invitarvi a fare, è cercare di documentarsi e comprendere il problema in tutte le sue sfaccettature, senza pregiudizi e preconcetti. Il predatore per l’allevatore è un grosso problema, soprattutto perché gli stravolge il modo di lavorare, comportando spese aggiuntive, perdite economiche, danni nel caso di predazione, stress continuo. Tutto questo in un periodo storico in cui le aziende, specialmente quelle piccole, quelle di montagna, quelle delle aree marginali. già non stanno affatto bene. I prodotti rendono poco, senza contributi economici statali/europei non si va avanti e a nessuno vengono compensati interamente i “disagi” causati dai predatori. Questo è il nocciolo del discorso. Poi di parole possiamo andare avanti a farne all’infinito…

Meditazioni di inizio anno

In passato avrei scritto di getto, a caldo, appena lette certe notizie, appena sentite certe dichiarazioni. Adesso invece medito sulle cose che sto per scrivervi da un po’ di tempo. Ci penso mentre sono al pascolo, mentre cucino, quando pulisco la stalla, quando guido. Insomma, quando la mente non è impegnata in altro, i pensieri tornano lì.

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Pascolando in un gennaio troppo caldo e secco – Petit Fenis, Nus (AO)

Dopo aver letto decine e decine di reazioni a certi fatti capitati qua e là, mi sono innervosita, però… come dicevo, non ho scritto qui subito quello che avrei voluto dire. Ho lasciato decantare e ho fatto un esperimento. Ho postato su facebook alcune foto diverse tra loro e ho aspettato le immancabili reazioni… Quello che sto per scrivere, probabilmente non piacerà a molte persone. Ci sarà chi non capirà fino in fondo quello che voglio dire, chi mi giudicherà negativamente, chi mi accuserà inventandosi chissà quali retroscena. Mi spiace per tutti voi, non lo faccio per “interesse”, non ho alcuna ambizione politica, ma scrivo solo per dialogare con chi vuole ascoltarmi e con chi è pronto a provare a seguire il mio ragionamento.

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Paesaggio rurale montano, il villaggio di Sommarese (AO) circondato da prati e pascoli, ma tutt’intorno avanza il bosco

Chi mi conosce sa che ho sempre solo scritto e parlato di ciò che conoscevo, non porto avanti cause “per sentito dire”. Così, nel tempo, mi sono trovata a raccontare le realtà che via via incontravo o mi trovavo a vivere. Oggi quindi vi voglio sottoporre delle riflessioni che prendono spunto da ciò che accade nella dimensione in cui mi trovo, geograficamente e lavorativamente parlando. Come vi dicevo, ho fatto un esperimento.

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Resti di una predazione in mezzo alla strada al Col d’Arlaz, tra Montjovet e Challand (AO)
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Gamba di capriolo, resto di una predazione recente – Petit Fenis, Nus (AO)

Per due volte ho pubblicato immagini che potrebbero riguardare la presenza del lupo: delle ossa completamente spolpate (non so di quale animale selvatico), fotografate in mezzo alla strada asfaltata nella tarda mattinata del giorno di Natale, degli escrementi di canide di grosse dimensioni, contenenti molti peli e frammenti di ossa, una gamba di capriolo spolpata di fresco nel bel mezzo di un pascolo dove quasi quotidianamente porto le capre, a poca distanza da casa. Le reazioni sono state immediate e anche molto colorite. In un caso, pur avendo esplicitamente richiesto di evitare le polemiche inutili, i toni tra chi commentava si sono immediatamente infiammati. Non c’è niente da fare, per molti (allevatori e non) il lupo è una tematica che fa scattare il commento a spada tratta, spesso con argomentazioni tecnicamente molto discutibili.

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Pubblicità della Fontina sul volantino del supermercato Basko

Poi ho pubblicato la pagina di un volantino pubblicitario di un supermercato. Si tratta della catena Basko, ditta ligure presente anche in parte del territorio piemontese. Nel numero di dicembre, un’intera pagina era dedicata alla Fontina, fornita al supermercato tramite una ditta che la acquista da un affinatore di Cogne. Penso sia una buona pubblicità per il prodotto a livello di immagine, anche se ci sono un po’ troppi dati tecnici che, al consumatore, dicono forse poco. Quello che a me diceva molto era il prezzo: scontata del 35% (!!) per le feste, la Fontina costava 19,90 € al kg, anzi… 1,99 € all’etto, c’è scritto. Il prezzo pieno sarebbe stato 30,90 € al kg, per una Fontina di alpeggio. So che sono in tanti i Valdostani a seguire la mia pagina facebook, quando pubblico una foto di una Reina si scatenano a mettere like e commentare. Io a questo punto mi aspettavo un’indignazione ben maggiore rispetto a quella suscitata dalle due ossa spolpate… invece zero, silenzio assoluto, non un Valdostano che abbia detto una parola. Ci sono stati solo un paio di commenti specifici riguardanti le percentuali di grassi saturi e insaturi da parte di addetti ai lavori di altre parti d’Italia e niente più.

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Gregge di capre nel recinto elettrificato usato come protezione notturna – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

A questo punto lasciatemi dire una cosa… leggo tutti i vostri commenti sul lupo che mette in ginocchio l’allevamento, che fa chiudere le aziende… ma siete proprio sicuri che la colpa sia il lupo? Non crediate che io non sappia che tipo di problema è il lupo. L’ho vissuto sulla mia pelle in quello che, all’epoca, era stato l’alpeggio con il maggior numero di attacchi in Piemonte. So cosa vuol dire trovare pecore sbranate, resti di pecore, animali feriti, ecc. So cosa comporta in termini emotivi sia subire un attacco, sia vivere con l’angoscia per tutti i mesi d’alpeggio. So cosa significa cercare di prevenire gli attacchi con i diversi metodi ammessi e consigliati: la fatica di portare reti, quella di piantarle, tutti i problemi connessi all’inserimento dei cani da guardiania, la loro gestione e la “convivenza” con gli altri fruitori della montagna.

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Gregge di un pastore piemontese che trascorre l’estate in Valle d’Aosta, preceduto da uno dei cani da guardiania durante la transumanza autunnale – Pontey (AO)

So che ci sono state persone in Valle che hanno venduto le pecore… ma la causa è esclusivamente il lupo? Poi, in Valle d’Aosta, chi è che vive di SOLO allevamento ovino? Certo, il lupo ha attaccato anche dei bovini, e mi fa un po’ sorridere leggere i commenti di chi dice che il filo elettrico non basta a tenerlo lontano dalle vacche. Magari sarebbe il caso di informarsi un po’ meglio, prima di lasciarsi andare a certe dichiarazioni. Nel caso delle pecore, le reti (di altezza adeguata) aiutano (anche se non sono infallibili), ma nessuno ha mai parlato di fili per evitare gli attacchi ai bovini!!

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Cantina d’alpeggio – Pila (AO)

Ma non è di questo che voglio parlare… quello che volevo dire (o ripetere, dato che l’ho già detto anche in passato) è che il lupo è la goccia che fa traboccare un vaso ormai stracolmo di altri veri, grossi problemi. Problemi che però nessuno (o quasi) si mette a discutere sui social. Troppo complicato farlo? Troppo rischioso? O troppo complicato proporre delle soluzioni? Non lo so. Però mi aspettavo almeno un commento sui prezzi della Fontina in Valle, sui prezzi del latte venduto ai caseifici. Sulle aziende che chiudono una dopo l’altra, sulle centinaia di vacche andate al macello dalla fine della stagione d’alpe ad oggi. Sulle aziende che stanno in piedi solo grazie ai contributi e che boccheggiano se questi non arrivano…

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Le piccole aziende di montagna sono fondamentali anche per il ruolo che svolgono a livello territoriale e paesaggistico – Arbaz, Challand-st.-Anselme
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Paesaggi rurali a rischio di estinzione – Col d’Arlaz (AO)

Sulle aziende che sembrano funzionare, ma in realtà poggiano su realtà famigliari dove danno una preziosa mano figli che ancora studiano, mogli o altri famigliari che hanno un loro stipendio, genitori e zii in pensione, e così via. Sulle piccole aziende, quelle che veramente sono sostenibili dal punto di vista ambientale, quelle che davvero curano il territorio, sfalciando ancora prati ripidi, curando il territorio perché ci tengono davvero… ma che con quel numero di bestie “sostenibile” per il territorio, non sostengono più l’economia aziendale, per non parlare di quella famigliare.

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Nell’allevamento tradizionale molte delle difficoltà si superano grazie alla passione… ma quando l’azienda non è più economicamente sostenibile, la passione non basta più – Bataille des reines nel Vallone di St. Barthélemy (AO)

E’ il lupo il problema? Ma diciamocelo… io non so se i capi predati nelle passate stagioni siano stati indennizzati e se veramente sono state pagate le cifre che avevo letto nei bollettini ufficiali… ma so quanto sono state pagate le pecore che certi allevatori hanno venduto la scorsa primavera, pecore di razza autoctona, in via di estinzione. C’è chi ha accettato una ventina di euro a capo, perché nessuno le voleva. Era meglio farle mangiare dal lupo, se si vuol ragionare guardando solo il portafogli! Se però si trovasse a vendere la carne di capra o di pecora, se ci fosse richiesta di agnelli e capretti, se tutto funzionasse, il lupo sarebbe un problema di tutt’altro tipo. Se ci fosse un’economia stabile, troveresti chi te le prende in montagna per l’estate, garantendoti una buona sorveglianza. Ma se tutto non va, allora vendi, allora lasci perdere, e la colpa la dai al problema simbolo, al problema che ha un nome, al lupo.

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Vitello di razza valdostana castana – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

E’ un problema facilmente comprensibile per tutti… e gli allevatori saprebbero come risolverlo, per quello ne parlano tanto? Però vorrei che chi di dovere mettesse lo stesso impegno a parlare degli altri veri grandi problemi che stanno mettendo in ginocchio le aziende della Valle. Tipo i vitelli di razza valdostana, che uno deve vendere per poter mungere e caseificare o dare il latte ai caseifici. Lo volete sapere quanto viene pagata una vitellina di 50kg di razza valdostana all’allevatore? Più o meno cinquanta euro… I più colpiti dal lupo sono i piccoli, piccolissimi allevatori, perché sono già fortemente in crisi. Dover “convivere” con il lupo, le spese aggiuntive che questo comporta, i mancati redditi, i danni di eventuali predazioni porta al collasso. I grandi allevatori (parlo soprattutto dei pastori di pecore, piemontesi o di altre regioni) pian piano si sono adattati: continuano a patire tutti questi fattori, ma li ammortizzano con la quantità e comunque hanno già del personale per badare costantemente agli animali.

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Gregge vagante in Piemonte, con uno dei cani da guardiania

Il discorso sarebbe ancora più lungo, ma la questione di base è comunque questa. Adesso ditemi, voi che leggete, che non siete allevatori: acquistate prodotti di montagna da chi vive e lavora in montagna? Sapete qual è il “giusto prezzo”, oppure nel fare la spesa puntate al risparmio sempre e comunque? Vi domandate cosa c’è in termini di lavoro, orari, fatiche, dietro quel formaggio, quel salume, quel piatto? Oppure già preferite acquistare meno, puntando però alla qualità e spendendo anche quegli euro in più, consapevoli di tutto ciò di cui vi ho appena parlato?

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Prati fortemente danneggiati dai cinghiali – Col d’Arlaz (AO)

Forse è il caso di fermarsi qui. Amici allevatori… smettetela di preoccuparvi che il lupo mangi i vostri bambini: corrono rischi ben più gravi di altro genere. Lo so che il lupo passa appena fuori dalla porta di casa di molti di noi, compresa la mia. Lo fa anche la volpe (pericolosa per gli agnelli, per il pollaio), la poiana (che non perde occasione di prendere una gallina), ma pure cervi, caprioli e cinghiali in quantità (che devastano prati e pascoli, causando danni gravissimi). La montagna è sempre più abbandonata, per quello la fauna selvatica si espande. Son stufa di vedere spacciata come “notizia” la presenza di un lupo per le strade di un villaggio di montagna.

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Bell’esemplare di toro di razza valdostana pezzata rossa – Challand-St.-Anselme

Sono tanti, sono molti più di quello che si dice, il loro territorio si espande, non c’è da stupirsi. Piuttosto c’è da prevenire i danni, attrezzandosi come si deve. E’ giustissimo chiedere di poter difendere i nostri animali dagli attacchi dei predatori, fare in modo che il lupo torni ad avere paura dell’uomo. Però non dimenticatevi di assicurare un futuro ai vostri figli, un futuro in cui fare l’allevatore sia ancora un mestiere dignitoso, dove si vendono i prodotti a un prezzo equo, consono al vostro lavoro, ai vostri sacrifici quotidiani. La passione è fondamentale, ma il vostro lavoro deve portare un reddito. Chiedete pure a chi vi rappresenta, sindacati agricoli e politici, di continuare ad occuparsi del “problema lupo”, ma… prima cercate di ESIGERE delle risposte su tutto il resto, perché non potete continuare a svendere i vostri prodotti e a pagar caro tutto ciò che vi serve per mandare avanti l’attività. Anzi, nel prezzo dei prodotti, dovreste aggiungere anche qualcosa per compensare danni e disagi legati alla presenza dei predatori. Allora sì…

Perché dire “lupo” vuol dire tante cose

La scorsa settimana siamo finalmente riusciti ad andare a trovare Giovanni. Da troppo tempo rimandavamo questa visita, mesi e mesi, per non dire un paio d’anni! Ci siamo avventurati su per la Valchiusella, vallata che una quindicina di anni fa avevo percorso in lungo e in largo per il censimento degli alpeggi. Già allora non era stato facile individuare molti sentieri…

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Al pascolo ai Piani di Cappia – Valchiusella (TO)

Per arrivare su dal nostro amico pastore, abbiamo approfittato delle indicazioni raccolte lungo la strada. Questa signora che pascolava la sua piccola mandria sapeva tutto degli spostamenti dell’uomo e del suo gregge “Si è abbassato ieri, prima era più su in alto. Prendete quel sentiero lì che va in là in piano, non potete sbagliare!

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Mezzo di trasporto tradizionale – Piani di Cappia, Valchiusella (TO)

Una volta individuato il sentiero (nessuna freccia e segni sbiaditi sulle rocce), sbagliarsi era effettivamente impossibile, perché era l’unica traccia che tagliava quei versanti scoscesi tra boschi e cespugli fortemente danneggiati dall’incendio dello scorso autunno, pietraie e magri pascoli ripidi. Non sono “belle montagne”, queste. Piacciono a chi ama la natura selvaggia, ma venire in alpeggio qui significa far fatica, sapersi adattare a condizioni di vita quasi immutate nei secoli. Quassù non arrivano strade e le baite sono quelle vecchie, tradizionali, senza ristrutturazioni, senza “comfort”.

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Giovanni al pascolo con il gregge – Valchiusella (TO)

Giovanni ci aspettava, una delle poche modernità quassù è il segnale del telefonino, che prende e non prende, ma bene o male si riesce a comunicare. Avevamo tante cose di cui parlare, tanto da raccontare, ma il suo discorso, immediatamente dopo i saluti, è stato incentrato sul lupo. Ci ha mostrato che proprio lì vicino gli aveva sbranato degli animali. “La più bella capra fiurinà che avevo… Tante notti ho dormito anche lì, sotto quella balma, per essere vicino al recinto.

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Gregge al pascolo – Valchiusella (TO)

Doveva sfogare la sua “rabbia”, la sua frustrazione, la sua impotenza contro questo nemico che gli impedisce di godersi questi ultimi momenti felici con il gregge. Il lupo è arrivato da quelle parti di pari passo con una serie di problemi che hanno colpito questo pastore. Gli anni passano, la salute non è più quella di un tempo, l’essere rimasto da solo dopo la scomparsa della moglie… Il gregge non ha più tanti animali come in passato, così l’estate la si trascorre quasi tutta qui, spostandosi tra i vari piccoli alpeggi. “Ma qui resto solo una settimana, poi mi abbasso. Troppo pericoloso.”

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Il gregge di Giovanni – Valchiusella (TO)

Molti giovani non farebbero questa vita, in questo modo. Lui, come tanti altri pastori, probabilmente avrebbe continuato fin quando la salute glielo avesse permesso. Ma il lupo contribuirà a farlo smettere prima. Ci parla di un altro pastore che l’ha “invitato” ad unirsi a lui la prossima estate… Sicuramente lui lì, a più di settant’anni, fatica troppo a sostenere anche tutto il carico lavorativo e psicologico che la presenza dei predatori comporta.

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I cani da conduzione del gregge – Valchiusella (TO)

Dei cani da guardiania lo aiuterebbero a fronteggiare gli attacchi, ma probabilmente Giovanni pensa che non valga più la pena di introdurre questo cambiamento, con tutti i problemi di gestione che questi animali comportano. “Non vado più avanti a lungo…“. Lo capisco: so com’è stata la sua vita, vedo come vive oggi, per lui il gregge è quel qualcosa che lo aiuta ad andare avanti nonostante i tanti pensieri rivolti al passato e a chi non c’è più. Non riuscire più a difendere i propri animali fa male. E’ dura per un giovane, ma lo è molto di più per un’anziano. Molti, alla sua età, si godono felicemente la pensione, lui invece è lassù, da solo, con qualsiasi condizione di tempo. Non chiedetemi chi glielo faccia fare: se conoscete il mondo degli allevatori, della pastorizia, sapete bene che il motore di tutto si chiama passione.

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Al pascolo – Valchiusella (TO)

Così temo che verrà presto un’estate in cui questo gregge non salirà su per le strette strade e i sentieri della Valchiusella. E forse nessuno prenderà il suo posto, in queste montagne difficili. Certo, non è solo il lupo a far smettere Giovanni, ma come sempre è quella goccia che fa traboccare un vaso che si è riempito pian piano.

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Pecora di razza biellese – Valchiusella (TO)

Permettetemi però di fare qualche riflessione: dalla primavera fino ad oggi quotidianamente ho visto, tra le immagini pubblicate dai miei amici e contatti sui social, foto di animali predati. Lupi, ma anche orsi (non in questa parte delle Alpi, per ora, mentre invece il lupo si è man mano spostato anche verso Est). E non solo nel nord Italia, ma anche sugli Appennini. Il problema è vasto, esteso, colpisce il grande come il piccolo allevatore, chi ha migliaia di capi e chi cerca di preservare piccoli greggi di razze in via di estinzione. Ma non solo pecore, anche capre, bovini, cavalli…

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Montagne “come una volta” – Valchiusella (TO)

In rete c’è chi ha le soluzioni per tutti (ma spesso non fa questo mestiere), c’è chi si lamenta e basta, c’è chi vuole venderti i suoi cani, c’è chi insulta pastori e allevatori così a prescindere… Dal momento che non amo alimentare le “voci”, parlo e scrivo solo quando conosco le situazioni direttamente, perché non mi fido più di nessun “sentito dire”. Così non ho riportato nessuna notizia, non potendo verificare le fonti. Ho letto, ho osservato e ascoltato. Oggi vi ho raccontato la storia di Giovanni, perché è una delle tante che compongono l’immensa galassia di quelli che hanno problemi con il lupo.

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Capre e pecore – Valchiusella (TO)

Però ce ne sono tante altre che, secondo me, potrebbero andare diversamente. E’ vero che la “convivenza” con i predatori non esclude vittime, ma se uno vuole andare avanti e non chiudere l’attività, qualcosa lo deve fare! Mi fa rabbia vedere le immagini degli animali sbranati, ma me ne fa ancora di più leggere sotto le lamentele di chi non fa niente per proteggere i propri animali. Ormai si sa che i predatori ci sono, non siamo più negli anni in cui si parlava di pochi esemplari vaganti. I branchi ci sono, nascono cuccioli, il territorio è stato man mano colonizzato. Sapendo cosa comporta cercare di difendere i propri animali con i mezzi legali (costi, fatica, problemi con gli altri fruitori della montagna – vedi qui un mio recente post sui cani da guardiania), uno sceglie come comportarsi. Ma chi si ostina a lasciare liberi e/o incustoditi i propri animali, sa che rischi corre. Nessuno è obbligato a prendere i cani da guardiania, usare i recinti per la notte, ecc… ma se poi ti capita qualcosa, al giorno d’oggi, in zone con presenza stabile di predatori, non puoi metterti a lamentarti facendo la vittima.

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Arrivano nuvole e nebbie sul gregge – Valchiusella (TO)

Giustamente si indigna chi ha predazioni “nonostante tutto”, ma devo dire che solitamente si lamenta meno di chi invece non ha messo in opera alcun metodo di prevenzione. L’altro giorno per esempio in Alta Valle di Susa è avvenuta una predazione dentro ad un recinto dove si trovavano pecore con gli agnelli. C’era anche un cane da guardiania all’interno, cosa che probabilmente ha evitato perdite maggiori (una pecora uccisa, un agnello ferito gravemente che non è poi sopravvissuto). Può quindi succedere anche questo, quindi in quel caso sì che ci si può lamentare dicendo che servono anche altre forme di difesa.

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Pascoli difficili in Valchiusella (TO)

E’ auspicabile che qualcosa si muova e che finalmente si autorizzi una difesa “attiva” del gregge. Al fatto che i lupi siano in via di estinzione non ci crede più nessuno. Non so che validità possa avere sparare con proiettili di gomma, ma perché non si inizia a provare questa strada, per esempio? Comunque, la mia opinione è sempre quella: se si arriverà ad autorizzare lo sparo, l’abbattimento, deve essere il pastore a poter intervenire. Lo sappiamo tutti che un animale (anche solo il cane o il gatto di casa) va punito mentre compie un misfatto o comunque quando viene colto in flagrante. Che senso ha organizzare delle squadre che vadano a cercare il lupo che, magari una o due settimane prima, ha colpito un gregge? Se il pastore ha un porto d’armi ad uso sportivo, che possa sparare al predatore quando lo vede arrivare nel suo gregge. La sua capacità nello sparare e il buonsenso nel farlo non differirà da qualsiasi altro cacciatore. I lupi devono associare il pericolo all’uomo, al gregge. Chissà se mai si arriverà a questo… intanto continuiamo con le tante parole, con la disinformazione, con la strumentalizzazione delle parole di tizio e di caio, con gli insulti on-line… e con le stragi di animali, custoditi e incustoditi, al pascolo e appena fuori dall’ovile, in montagna, in collina, in pianura…

Non è come sembra

Abbiamo fatto un veloce viaggio oltralpe, qualche giorno per staccare dalla “routine”. La Francia è vicina, non eccessivamente cara, offre un buon assortimento di paesaggi e luoghi da visitare senza affaticarsi troppo. Non cercavamo le città, quindi buona parte del tempo siamo stati circondati da spazi rurali. Dormendo nelle chambres d’hôtes (l’equivalente francese dei bed&breakfast) c’è modo anche di chiacchierare con i gestori e gli altri ospiti, specialmente se si cena tutti insieme.

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Gregge salendo al Colle dell’Izoard – Francia

Non intendo raccontarvi nel dettaglio il nostro viaggio, ma solo presentarvi alcune riflessioni su tematiche emerse nel corso di queste chiacchierate. L’allevamento ovino è molto radicato sul territorio, specialmente nelle regioni del Sud che abbiamo attraversato. La carne è presente nelle macellerie (sia quelle francesi sia, a maggior ragione, nelle numerose macellerie halal che abbiamo visto un po’ in tutte le cittadine) e non manca mai nei menù.

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Cartellonistica rivolta ai turisti – Cervières, Francia

Ovunque, lungo le strade, i sentieri e nelle strutture dove abbiamo soggiornato, sono presenti cartelli, locandine e depliant informativi sulla presenza dei cani da guardiania e sul comportamento da tenere. Il gestore di una delle strutture dove abbiamo soggiornato ci diceva che la convivenza cani-turisti è molto problematica. In Francia la razza più utilizzata è quella dei Pastori dei Pirenei, ma… contrariamente a quello che solitamente ci viene detto, non sono così docili. “Ci sono stati molti casi di turisti che sono stati morsicati, i pastori si sono stufati, non sono cani che puoi educare! Non sono cani, loro pensano di essere pecore!!! Molti adesso hanno preso altre razze, come i Pastori del Caucaso o i Pastori dell’Asia Centrale.

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Gregge al pascolo, Comps-sur-Artuby, Francia

Ogni volta che dicevamo che abbiamo animali, una ferme, immediatamente ci chiedevano com’è in Italia la situazione con il lupo. E’ successo ovunque, in zone di montagna e in paesi a poca distanza dalla costa. “Qui il lupo è un grosso problema…“. Non è difficile da credere, sia per il fatto che l’allevamento ovino è così diffuso, sia perché le zone dove il predatore si può rifugiare sono immense. Abbiamo attraversato innumerevoli aree completamente disabitate, coperte di boschi.

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Pascoli e abbeveratoio su di un altopiano – Caussols, Francia

Altrove invece era la “garriga” a coprire sconfinare zone calcaree, altopiani e gole, con radi boschi, aree cespugliate e distese di erbe dure, spesso spinose, ciuffi di lavanda selvatica e altre piante aromatiche. “Da noi molti pastori sono giovani che hanno fatto un corso a scuola (l’Ecole du Merle di Salon de Provence, ndA), non sono preparati al lupo, agli attacchi. A me piace andare in montagna e mi fermo sempre a parlare con i bergers. C’era una ragazza che era sconvolta, essere su da sola con gli animali e avere attacchi continui, trovare gli animali morti, sbranati, le pecore gravide con il ventre squarciato….“. Ho chiesto se è vero che i pastori possono sparare al lupo: “No, anche se ormai molti sono comunque armati, perché sono stufi di questa situazione. Qualche lupo viene abbattuto in modo ufficiale, ma solo quando si ritiene che sia davvero pericoloso e allora viene fatta intervenire una squadra apposita.

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Fattoria didattica a Cervières – Francia

Tutte le persone che ci hanno fatto domande sul lupo erano curiose di sapere se davvero in Italia c’è un buon livello di convivenza tra allevatori e predatori, perché questo è ciò che viene detto loro negli incontri informativi o che appare sugli articoli. Così come qui da noi dicono che in Francia convivono perfettamente… no? Poi il discorso, dal lupo, passava alla crisi che interessa molte aziende. “In Francia c’è un suicidio al giorno tra i paysan“, raccontava una signora. “Va un po’ meglio per quelli che si sono messi a trasformare in proprio, che seguono tutta la filiera nella loro azienda“, ci diceva un altro gestore.

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Mercato a Dignes-les-Bains – Francia

Nei mercati sono numerose le bancarelle delle aziende agricole. In generale, non manca mai almeno un paio di piccoli produttori di formaggi di capra e/o pecora. Così ad occhio direi che le vendite sono buone, dato che alle 11:30-12:00 i loro banchetti nei mercati più affollati avevano già praticamente esaurito i formaggi freschi. E i prezzi sono notevolmente più elevati dei nostri. La sensazione che ho, ogni volta che vado in Francia, è che da loro le normative per la trasformazione e vendita siano meno restrittive che da noi. Però non so se fosse pienamente in regola quella signora che si aggirava per le vie di La Ciotat con una borsa con le rotelle “vecchio stile”, un corno di capra in mano. Ogni tanto lo suonava con vigore, dopodiché annunciava a gran voce: “Fromage de chevre!“. La gente si avvicinava e lei estraeva dalla borsa le formaggelle, per incartarne uno o due pezzi, a seconda delle richieste dei clienti.

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Vecchia porta in un vicolo del villaggio, Bargemon – Francia

In Piemonte i paesi di montagna sono ancora vivi, ci sono i negozi! Da noi è tutto chiuso, morto!“, così raccontava un signore che in questi anni è stato in ferie in Valle Maira e Valle Varaita. Evidentemente è proprio vero che l’erba del vicino brilla sempre di un verde più intenso… Le nostre vallate montane non se la passano affatto bene, anche se effettivamente qualche negozio che resiste c’è ancora.

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Nella parte alta di Tende – Francia
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Tra i vicoli di Bargemon – Francia

I villaggi di questa parte della Francia sono così belli da visitare se ti piacciono i vicoli e quel senso di indefinita trascuratezza senza tempo. Tra case chiuse da anni e angoli decorati e ricchi di fiori si respira l’atmosfera tipica della Provenza.

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Turismo di massa a Saint Paul de Vence – Francia

Poi ci sono i villaggi turistici, dove tutto è stato recuperato, sono proliferati negozi e atelier di artigiani e artisti. Qui arrivano i turisti in massa, pullman interi e decine e decine di auto. Senti parlare tutte le lingue del mondo, c’è gente in qualsiasi ora, fino a tarda sera.

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Uno dei tanti gatti incontrati nei villaggi – Villecroze, Francia

Io però preferivo di gran lunga gli altri, quelli dove, nei vicoli, incontravi soprattutto gatti e sentivi odore di aglio che usciva dalle finestre mentre la gente stava cucinando. Non mancava mai anche qualcuno che rientrava con la baguette sottobraccio e quei due o tre tavolini con gruppetti di gente del posto che si beveva un pastis al bar in piazza. E’ vero che non erano più popolati come un tempo, ma il vero abbandono l’ho percepito altrove.

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Strada degli artisti a Draguignan – Francia
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Colori vivaci e senso di abbandono – Grasse, Francia
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Strade silenziose a Grasse – Francia

E’ stato nelle cittadine che mi ha colpito il silenzio e la desolazione di alcune vie. Appena fuori dal centro, ecco decine e decine di serrante abbassate, vetrine polverose, porte serrate da anni. Qua e là tentativi di valorizzazione poi abortiti, strade dedicate agli artisti con i laboratori chiusi o aperti saltuariamente. Non che non succeda anche da noi, dove il commercio spesso si sposta interamente (ahimè) nei grandi centri commerciali. C’è chi trasferisce la sua attività al loro interno e… molti altri invece chiudono definitivamente.

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Prati sfalciati al tramonto – Saint-Vincent-les-Forts, Francia
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Campi di cereali con papaveri e altre “infestanti” – Provenza, Francia
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Campi di cereali e coltivazioni di lavanda, Valensole – Francia

Torniamo alla vita rurale. Buona parte del turismo di queste aree è legato al paesaggio rurale e alle sue produzioni. La fioritura della lavanda è uno dei simboli della Provenza, ma poi ci sono anche vigneti e vini, uliveti e olio e così via. Mancasse l’aspetto rurale ed eno-gastronomico, queste terre perderebbero gran parte della loro attrattiva.

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Visita notturna di una famiglia di cinghiali davanti alla porta della nostra camera – Tourtour, Francia

Vi sono però, come dicevo prima, immensi territori quasi disabitati, dove guidi per chilometri senza vedere una casa, o al massimo scorgi un cabanon, una piccola azienda agricola circondata da vecchi macchinari, qualche auto o furgoncino arrugginito e non più funzionante. Oltre ai lupi, sicuramente lì trovano cibo e rifugio moltissimi animali selvatici. In una zona residenziale, con numerose ville circondate da giardini e pini, notavamo un susseguirsi di recinzioni elettrificate, anche se chiaramente all’interno non vi era alcuna forma di allevamento. Nel cuore della notte abbiamo compreso le ragioni: le fotocellule sono scattate e hanno illuminato chi si stava avvicinando alla porta della nostra stanza, una grufolante famiglia di cinghiali, la cui presenza sul territorio è ben nutrita.

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Tende, Valle Roya – Francia
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Passaggi coperti e scalinate – Tende, Francia
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Al lavoro nell’orto, Tende – Francia

Per concludere, sulla via del ritorno ci siamo finalmente fermati a Tenda (Tende in Francese). Sono passata innumerevoli volte qui, specialmente da bambina, e il villaggio arroccato contro la montagna mi aveva sempre affascinata. Questa volta ho potuto visitarlo con calma, scoprendo un vero gioiellino. Alte case antiche, fontane, portali decorati, ripide scalinate e passaggi coperti tra le case. La parte più viva e nuova è quella lungo il corso della strada che risale la Valle Roya per portare al traforo del Colle di Tenda e quindi a Cuneo, ma merita addentrarsi nelle strette strade lastricate.

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Museo della tradizione – Tende, Francia

Si arriva anche ad un museo molto particolare, frutto della passione di un uomo che, per quasi 50 anni, ha collezionato tutto quello che riguardava la vita di questo paese. Oggi il museo è in vendita “a pezzi o in blocco”, così recita il cartello scritto a mano. Ogni articolo ammassato nelle anguste stanze che ospitano la collezione ha un prezzo, dalle credenze alle canaule con campana, dai vasi in vetro ai coltelli e così via. Un posto dove un appassionato potrebbe perdersi per ore… (ho cercato riferimenti on-line su questo museo, ma non ho trovato nulla).

La prima domanda è sempre quella

Non scrivo questo post a cuor leggero. Anzi, avrei preferito non scriverlo affatto. Però ci sono stati alcuni fatti che mi hanno portato a riflettere su aspetti che prima non avevo mai preso in considerazione. Inoltre, pur consapevole che questi miei pensieri si perderanno nel mare delle notizie urlate presenti in rete, volevo comunque dirvi la mia, ancora una volta.

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Pascoli in Lessinia (VR)

Partiamo dal fatto che ultimamente, durante conferenze e presentazioni di libri, al termine dei miei interventi mi è sempre stata posta la stessa domanda, sia che mi trovassi in Piemonte, in Valle d’Aosta, in Lombardia o in Veneto, sia che avessi parlato di capre, di alpeggi, di giovani allevatori, di pastorizia, di pascoli. Il pubblico per prima cosa mi ha sempre chiesto del LUPO. Se non mi viene richiesto un intervento specifico sull’argomento, tendo a non trattarlo nei miei discorsi, al massimo lo nomino quando parlo delle problematiche della zootecnia di montagna. Però la gente mi chiede sempre quello. Perché?

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Zootecnia di montagna – Nus (AO)

Forse ci hanno letto troppe favole da piccoli… Scherzi a parte, parlando di lupi, non bisogna mai dimenticare innanzitutto il loro valore simbolico, sia per chi li considera “nemici”, sia per chi invece li protegge a spada tratta. Non è facile trattare questo argomento, servirebbe un libro intero per toccare tutti i punti di un discorso molto articolato, inoltre ogni volta che scrivo qualcosa a riguardo vedo che c’è sempre chi fraintende o chi replica con toni accesi, spesso senza nemmeno leggere fino alla fine il mio pensiero. Chi mi segue/legge da anni, sa come la penso a riguardo (qui trovate molto, nel mio vecchio blog). Cosa voglio dirvi oggi, di nuovo?

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Cervo morto rimasto intrappolato in una recinzione mobile elettrificata – Nus (AO)

Partiamo da uno spiacevole incidente. L’altro giorno un grosso cervo maschio in pieno giorno si è scontrato con una recinzione (del modello venduto appositamente come anti-lupo) rimanendovi incastrato ed è morto soffocato. Probabilmente è arrivato di corsa… Le reti sono robuste e più alte di quelle “normali”, per le quali succede che ungulati vari le abbattano e le strappino lacerandone le maglie. Spiace che la cosa sia successa, personalmente non credevo potesse capitare, ma da oggi so invece che la “convivenza” con il lupo può comportare anche questo. Quelle reti dovrebbero servire a proteggere un piccolo gregge, lasciato pascolare in un recinto che viene via via spostato man mano che gli animali consumano erba e foglie. O così, con le reti, o si vendono gli animali, perché nessuno può permettersi di star lì a guardare 15-20 pecore/capre che pascolano, a meno che si tratti di un hobbista che non vive di quello.

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Gregge in alpeggio – Bardonecchia (TO)

Metto le foto per documentare il tutto e… scopro che qualcuno, commentando, arriva persino a porre in dubbio la “legalità” dell’utilizzo delle reti. Ecco, sul lupo (come su tante altre cose) dovrebbero parlare solo gli addetti ai lavori, quelli che conoscono concretamente la realtà. Invece purtroppo le cose non vanno così. E pure tra gli addetti ai lavori trovi anche troppe persone che strumentalizzano il problema, da una parte e dall’altra. C’è chi tira di mezzo la politica, chi interessi personali, chi vuole venderti i suoi cani da guardiania (solo quelli, tutti gli altri non vanno bene!), chi nega l’evidenza, chi continua a ripetere che sono cani randagi, chi afferma che l’uomo deve sparire dal territorio montano…

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Predazione su piccolo gregge – Val Pellice (TO)

In tutto questo gli allevatori sono spesso due volte vittime. Anche tre o quattro… Vittime degli attacchi, che si verificano e continuano a verificarsi, anche quando cerchi di applicare al meglio tutti quegli strumenti che servono per tentare di “convivere”. Vittime delle strumentalizzazioni. Vittime di una situazione di generale crisi e malcontento. Se vi dico che ci sono allevatori che hanno venduto il loro piccolo gregge “per colpa del lupo” e hanno ricavato una ventina di euro a capo, che cosa vi scandalizza di più?? Il lupo o il prezzo?

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Pastore con gregge in alpeggio – Bardonecchia (TO)

Sapete qual è, dal lato degli allevatori, un elemento chiave della questione? L’esasperazione. Il non essere capiti, l’essere giudicati, l’essere condannati a priori… e soprattutto esserlo da persone che sicuramente non affrontano le loro fatiche, i loro sacrifici in nome di un mestiere che è anche una passione e in nome degli animali. C’è chi cerca di resistere in silenzio, senza esporsi, imprecando a bassa voce e chi invece cerca di denunciare al resto del mondo quel che accade. I nuovi mezzi, come i social, possono servire a sentirsi meno soli, raccogliendo la solidarietà e confrontandosi con colleghi di altre parti d’Italia, ma nello stesso tempo un mondo prima abbastanza sconosciuto arriva nella casa di tutti… e quindi ci si esaspera ancora di più leggendo commenti e discussioni infinite da parte di chi non ha niente altro da fare che stare lì seduto a sputare le sue sentenze. Il pastore che, da solo in alpeggio, lancia il suo grido di esasperazione condividendo la foto della sua pecora, della capra, dell’asina o del vitello ucciso si aspetta almeno solidarietà e comprensione. E invece il suo problema diventa ancora più grosso quando trova chi replica con insulti, giudizi sul suo operato o addirittura mette in dubbio i fatti accaduti.

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Gregge di pecore di razza brogna con gli animali superstiti dai recenti attacchi – Erbezzo (VR)

Non è semplice… Lo fosse, delle soluzioni in tutti questi anni le avremmo già trovate. Ma forse c’è anche chi non le vuole trovare… Io soffro quando vedo animali sbranati dal lupo, ma soffro anche quando sento allevatori che si limitano a dire “bisogna ucciderli tutti” senza correre ai ripari in nessun modo. Lo so, lo so bene quant’è difficile, faticoso, costoso in termini di tempo e di denaro farlo… Ma allo stato attuale il lupo non si può abbattere. E anche quelle proposte di abbattimenti (una percentuale sul totale dei lupi ecc ecc) non mi sembrano una cosa saggia. Nel “problema lupo” molti tendono solo ad ascoltare le voci che fanno più comodo, quelle che urlano di più. Gli studiosi di questo animale sono concordi nell’affermare che gli abbattimenti destabilizzerebbero i branchi, con conseguenze ancora peggiori sull’allevamento.

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Si apre il recinto e si va al pascolo – Sestriere (TO)

Quando mi chiedono che soluzioni avrei io, da anni ripeto sempre quello che è il mio pensiero. Sterminare i lupi non è ragionevole, sono anche utili, nel momento in cui regolano naturalmente la popolazione dei selvatici (sono gli stessi allevatori/agricoltori a lamentarsi di cervi, caprioli, cinghiali che fanno danni ai pascoli, alle coltivazioni). Ma dobbiamo far sì che girino alla larga dagli animali domestici. Quando i vari “esperti” dicono agli allevatori che devono convivere con il lupo, vorrei che lo dicessero con ancora più forza a tutti coloro che la montagna la frequentano per svago, la amministrano, vi lavorano per attività turistiche. Agli allevatori toccano i lupi, quindi devono attrezzarsi con i cani, quindi… con i cani devono convivere tutti gli altri. Ovviamente bisognerebbe avere cani “giusti”, equilibrati, ma bisogna anche avere la pazienza di “fare” un cane da guardiania. Così come non si può pretendere di prendere un cane e farlo lavorare come paratore nel gregge, non si può nemmeno pensare che un cane, anche delle razze adatte per questo scopo, lo si metta nel gregge e questo svolga il suo compito. All’allevatore gli oneri del corretto inserimento, al turista quelli del corretto comportamento in presenza di gregge e cani da guardiania.

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Cani da guardiania – Val Pellice (TO)

La convivenza con il lupo (e i suoi aspetti collaterali) dovrebbe interessare tutti, non solo gli allevatori. Questi sono già esasperati da una situazione di crisi che va dallo scarso valore degli animali nel momento vendita al prezzo degli alpeggi alle stelle, dalla burocrazia in costante crescita alla necessità di aumentare il numero di capi (e conseguentemente la mole di lavoro) per sopravvivere, ecc. Il lupo è il simbolo del nemico con cui il pastore potrebbe combattere ad armi pari (cosa che non può fare con gli speculatori degli alpeggi, con il mercato globale, ecc.). Spiegatemi perché, quando si parla di possibili abbattimenti, chi li propone vuole delle squadre autorizzate appositamente (e pagate!) per fare questo. Se un pastore ottiene un regolare porto d’armi come un cacciatore, perché non può essere lui a sparare al lupo quando lo vede attaccare il suo gregge? Solo in quel caso (e non è nemmeno detto che riesca a centrarlo) lo sparare al lupo avrà anche un effetto educativo nei confronti dell’animale/del branco. Verrà ucciso qualche lupo? Perché… oggi non succede? Ne vengono abbattuti illegalmente, ne vengono avvelenati (con pericolosissimi bocconi che possono essere mangiati anche da altri animali), ne vengono investiti dalle auto.

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La passione dei giovani – Villar Pellice (TO)

Poi di parole possiamo continuare a farne tante. Sono consapevole che, se non ci si cala nei panni degli allevatori, molte cose non verranno comprese. Così ci saranno quelli che criticheranno, quelli saccenti che continueranno a dire “basta fare così, basta fare cosà” senza sapere cosa significhi pascolare in montagna, portare a spalle una rete, piantarla nel terreno ripido e sassoso. Ci vorrebbe un consulente vero, serio, che studiasse ogni situazione, una ad una, perché molti sono casi a sé e le soluzioni generali non sono applicabili. Io capisco chi vende gli animali “per colpa del lupo”: se ne hai pochi, se abiti a mezza quota in montagna, se ti costa più mantenerli di quel che ti rendono, se hai pagato fieno a caro prezzo per sfamarli d’inverno e poi lasciarli nelle reti dietro casa sai che equivale a metterli in bocca al predatore… Allora arrivi anche a venderli. Io non credo però che la colpa sia “del lupo”. Il lupo è il simbolo di una montagna che muore, dove chi cerca di resistere si sente sempre più abbandonato (e tartassato, e vessato dalla burocrazia, e…).

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Tentativi di “convivenza” con il predatore – Erbezzo (VR)

Insomma, come vedete su questo tema c’è sempre tanto da dire e non posso esaurirlo qui in poche righe. Non è che io non voglia più parlare di lupo… è che mi sembra che sia sempre più difficile farlo, per tutte le pressioni di ogni tipo che circondano questa tematica. Lo ripeto ancora una volta, per me il lupo è il simbolo di un territorio, quello montano, che sta diventando sempre più marginale. Sappiamo che è “bello”, è “prezioso”, “fragile”, ma si fa ben poco per mantenerlo, per aiutare le sue genti, che sono comunque le uniche che possono far sì che continui ad essere così com’è.

Piangere non serve, allora bisogna attrezzarsi per convivere

Continuiamo con il racconto delle mie giornate in altre parti delle Alpi. Ora sono rientrata in Piemonte (e vi ricordo che domani sera presenterò “Capre 2.0” alla Crumiere di Villar Pellice). L’altro giorno invece, lasciato Ponte di Legno, sono salita al Passo del Tonale, passando così dalla Lombardia al Trentino Alto Adige.

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Passo del Tonale (TN)

Al passo c’era ancora un po’ di neve, ma i pascoli iniziavano ad essere punteggiati di crocus. Non faceva freddo, per cui sicuramente in poco tempo anche lì si farà vedere il verde della primavera. Via via che avanzavo verso il lato trentino, il panorama era occupato dalle infrastrutture turistiche, come in tutte le stazioni invernali. Non un bel vedere…

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Val di Sole (TN)

Poi però, scendendo nella valle, per chilometri si sono susseguiti meravigliosi paesaggi fatti di boschi e prati, punteggiati da masi e attraversati da strade bianche. Qua e là c’erano anche vacche al pascolo. Ho visto le indicazioni per tanti luoghi dove mi sarebbe piaciuto andare, dai finestrini ho osservato villaggi, castelli, ma dovevo proseguire perché ero attesa in più posti. Sono poi entrata in Val di Non e ho guidato tra infiniti meleti, con un fastidioso odore di antiparassitari che aleggiava nell’aria.

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Daniel e Bruno con il gregge 

Ad Ala mi aspettava un amico che non avevo ancora mai incontrato dal vivo, Bruno. Grazie a lui che mi ha accompagnato, sono andata a trovare una “vecchia conoscenza”, Daniel, che quest’anno lavora da quelle parti come pastore. “Lo scorso anno qui c’ero io con il gregge, ma quest’anno non andrò in alpeggio. Le mie pecore le ho date su a Daniel insieme ai cani. Lui lavora per l’allevatore per cui lavoravo io gli anni scorsi. La mia morosa ha una malga, lei non vuole fare la vita nomade, così quest’anno provo io a stare fermo…“. Bruno ha studiato da geometra, ha intrapreso per qualche mese il lavoro d’ufficio, ma ha subito capito che quella non era la sua strada. Così ha iniziato ad andare in alpeggio, “in malga”, come dicono dalle sue parti. E da allora gli animali hanno sempre fatto parte della sua vita.

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Cani da guardiania e gregge – TN

Anche qui ci sono problemi con il lupo, ormai da qualche anno. Io non sono contento che sia tornato il lupo, il lupo non l’abbiamo voluto, né io né gli altri allevatori. Però per me prima di tutto vengono le pecore. Tanti parlano, dicono che bisogna ammazzare tutti i lupi, ma intanto stanno lì e non fanno niente, così gli attacchi continuano e il lupo si insedia sempre più sul territorio. Piangere non serve, bisogna attrezzarsi per convivere.

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Bruno con l’asina e il gregge – TN

La convivenza di cui parla Bruno non è pacifica e nemmeno indolore: “Perdite e attacchi ne ho avuti, anche con i cani. Intorno a casa le fototrappole fotografano i lupi di continuo. Con i cani però posso dormire, prima eri sempre lì pronto a scattare, a vedere quello che succedeva.” Il significato di “convivenza” quindi è da intendere come qualcosa di imposto: il lupo c’è, bisogna attrezzarsi con ciò che la legge ci consente di usare. Bruno cerca anche di sensibilizzare i colleghi, far capire che occorre prevenire il problema.

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Cane da guardiania nel gregge – TN

Inserire un cane è un lavoro lungo. Per quello bisogna farlo prima, quando non c’è ancora l’urgenza di difendere gli animali da lupi già stabili sul territorio. Io voglio dei cani che facciano il loro lavoro, ma che mi riconoscano anche come capobranco. Se sbagliano, faccio come se fossi uno di loro, li prendo per il collo e li costringo a terra. Per i cani questa è la prova di forza del dominante. I miei cani devono obbedire al tono della mia voce.

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Cartelli informativi per i turisti sulla presenza dei cani da guardiania

A volte ci sono problemi con i turisti, ma… è affar loro! Nel senso che ci sono i cartelli e loro devono rispettare le regole. Io i cani li devo avere per difendere il gregge, il turista si deve adeguare.” Daniel racconta che, poche ore prima, un ciclista ha avuto paura dei cani, ma non è successo niente. “I cani devono difendere il gregge, ma non devono nemmeno essere troppo aggressivi con la gente. Però nemmeno troppo socievoli, altrimenti seguono il turista e abbandonano le pecore!

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Il cane da guardiania nel gregge – TN

La posizione di Bruno a riguardo di questi temi non sempre viene capita dai “colleghi”, anche perché, mi dice, ogni tanto il suo pensiero è stato strumentalizzato in certi articoli. Riconosce che non ovunque il problema può essere affrontato nello stesso modo, ma insiste sulla necessità di provare a prevenire, soprattutto con l’inserimento dei cani. Ammette che non sia una cosa semplice, ma proprio per questo bisogna iniziare per tempo, consapevoli che occorra dedicarci tempo e pazienza. “Le reti antilupo da sole non sono sufficienti, il lupo entra come vuole, le salta. Io ho sempre rinforzato tra un picchetto e l’altro con i picchetti che si usano per il filo delle vacche, ma nel recinto ci devono essere anche i cani. Su sul Carrega fare il recinto non è facile, queste reti hanno il doppio piede, è impensabile spostare il recinto frequentemente. Su è tutto sassi, per fare il recinto avevamo fatto i buchi con il tassellatore.

Per informare, perché si sappia

Da quando ho aperto questo nuovo blog, interrompendo le “Storie di pascolo vagante“, non ho ancora mai scritto niente affrontando direttamente l’argomento lupo, anche se qua e là qualcosa (specialmente nell’intervistare gli allevatori la scorsa estate) ovviamente è venuto fuori. Come ribadisco sempre più spesso, ho poco da aggiungere sull’argomento, il discorso è sempre quello, in tutte le sue complesse sfaccettature.

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Predazione su capra a Rubiana – Val di Susa (TO)

Se volete rileggervi tutto quanto detto nel corso degli anni (anche maturando idee e punti di vista, sulla base di esperienze dirette e concrete), lo trovate qui. Oggi ho deciso di affrontare nuovamente la questione dopo un paio di vicende di cui sono venuta a conoscenza direttamente. Una ha riguardato l’azienda di un’amica, una di quelle persone per cui si può usare l’espressione “che resistono in montagna”. Conosco bene lei e la sua storia. Innanzitutto, dopo esserci sentite al telefono, volevo riportarvi alcuni passi di ciò che lei ha scritto su Facebook appena dopo aver subito l’attacco. “Non sapevo se scrivere o tenermi tutto dentro.(…) Non farò e non accetterò polemiche. Volevo solo condividere il nostro ULTIMO DOLORE. Il lupo ci ha ucciso la nostra capretta Fiocco di neve, prelevandola da una stalletta attaccata a casa. Solo un consiglio: non sottovalutate la loro forza, non ascoltate più parole come: non si avvicina alle case, non è pericoloso per l’uomo, hai tanti cani e non viene, stai tranquilla è solo un esemplare, rilassati Cappuccetto Rosso, vedrai che qui non viene. Il latte di Fiocchino non lo berrò più, né vedrò nascere il capretto che aveva in grembo. Il dolore delle mie bambine, e la nostra rabbia. (…) Noi allevatori oltre ad aver subito il danno dobbiamo spendere un sacco di denaro per rendere le nostre aziende delle fortezze medioevali. (…) Ezechiele alla fine non ne può nulla (…).

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Casa abbandonata nei boschi – Cumiana (TO)

La mia amica mi ha detto: “Scrivi pure, la gente deve sapere cosa sta succedendo!” Purtroppo però so che questo discorso rimarrà lì sospeso tra chi è sovrastato dal dolore e dalla rabbia, dal senso di impotenza e di abbandono… e tutti gli altri, quelli che “tanto sono solo cani” e quelli che “basta difendersi, i mezzi ci sono”. Come vi dicevo, la sua è una storia di resistenza. Ha scelto di tornare in una vecchia casa di famiglia a mezza quota in Val di Susa. Ha lottato contro l’abbandono del territorio, contro la burocrazia che le ha messo mille volte i bastoni tra le ruote. Continua a cercare di far sì che la sua azienda possa crescere, insieme alla sua famiglia (tre bambini piccoli). Hanno un po’ di animali, gli orti, un piccolo agriturismo, tagliano legna. Si chiama multifunzionalità e qualcuno dice che è la strada giusta per le piccole aziende di montagna… una strada tutta in salita e piena di sassi. Qualcuno lo sposti, altri li devi aggirare, pian piano di sfianchi di fatica.

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Baite abbandonate a mezza quota – Condove, Val di Susa (TO)

Anche nel suo caso, ho potuto vedere lo stesso percorso che ha colpito altre aziende, magari più grandi, allevatori con centinaia di capi che, nel corso degli anni, hanno dovuto sopportare un carico di difficoltà, problematiche e pressioni sempre maggiori. Hanno sempre resistito e lottato, ma poi è stato l’attacco del lupo a farli “crollare”. Non un crollo da intendersi come una resa, ma uno sbottare contro ciò che stava accadendo. Perché il lupo resta comunque un simbolo. Io oggi lo vedo come il simbolo della montagna sempre più abbandonata a se stessa, dove chi resiste si sente peggio che in una riserva indiana. Si sente un’isola in mezzo al nulla. Perché c’è l’attacco, l’animale ucciso, i cani feriti, gli altri animali atterriti… ma c’è molto altro.

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Piccolo gregge con cane da guardiania – Pomaretto, Val Chisone (TO)

Per esempio (tra le tante cose), c’è il fatto che questa mia amica abbia preso, qualche mese fa, dei cuccioli di cane da guardiania. Ma non ha scelto le razze più conosciute e impiegate da queste parti (maremmano abruzzese o pastore dei Pirenei), non ha nemmeno voluto un cane da pastore del Caucaso o dell’Asia Centrale, troppo grossi. Ha preso dei cani da pastore della Sila, cani di alta genealogia, selezionati per la difesa dal lupo, cani gestibili anche in presenza di persone. Peccato che non abbia potuto chiedere i contributi previsti nel PSR dalla Regione Piemonte per gli allevamenti che si dotano di sistemi per la difesa dai predatori, perché questa razza non è stata inserita tra quelle adatte… E questa non è che una delle beffe burocratiche di cui è stata “vittima”, prima e dopo l’attacco alla sua capra.

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Pascolo vagante nella pianura torinese – Settimo Torinese (TO)

In passato vi ho spesso parlato delle grosse greggi, che hanno problemi con i predatori d’estate in alpeggio. Cercano di difendersi con i recinti notturni, i cani da guardiania, la presenza del pastore. Poi viene l’autunno e scendono in pianura. Ma c’è chi resta in media valle, in fondovalle, in collina. Piccole, piccolissime aziende. Certo, potreste dire che la mia amica dovrebbe recintare la sua proprietà, visto che il lupo (o i lupi) le sono venuti davanti a casa e hanno tirato fuori da una piccola stia la capretta che era stata messa là in convalescenza, di modo che non dovesse competere con le compagne per il cibo in stalla, visto che era un po’ più debole. Ma la mia amica sta già faticando a finire pian piano i lavori di ritrutturazione/costruzione stalle. Solo lei (e tutti quelli che sono nelle sue condizioni) sa quanto sta spendendo, tra permessi, materiali, lavoro. Mi ha detto che, per le recinzioni (fisse) più urgenti intorno a stalle e pollai, dovrebbe preventivare 3000 euro. Un’inezia? Non per chi cerca di tirare avanti con una piccola azienda agricola e tre bambini piccoli.

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Corriere di Chieri – 13 gennaio 2018

E’ facile, dal di fuori, trovare le soluzioni generiche. Io guardo i casi uno ad uno, parlo solo più quando conosco la situazione direttamente, per poter avere davvero il quadro del contesto in cui si è verificato l’attacco. Spero che non ci siano le solite inutili polemiche dopo questo mio post. Vi sto presentando una realtà, per informarvi nel caso in cui aveste voglia di capirne di più sull’argomento, senza limitarvi alle generalizzazioni. Comunque, sappiate che attacchi e avvistamenti (confermati) non avvengono solo più nelle aree di montagna. Ve ne sono stati alcuni recentemente sulla collina di Torino e nel vicino Monferrato. Non è cosa che mi sorprenda, visto che il lupo man mano colonizza nuovi territori, si sposta, cerca cibo. Ci sono i branchi stabili e gli animali giovani che vanno “in dispersione”, cioè si allontanano dal branco in cerca di nuovi territori.

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Capre e cani da guardiania alla festa del Cevrin -Coazze, Val Sangone (TO)

Tutti coloro che hanno allevamenti, anche piccoli, anche hobbistici, farebbero meglio a dotarsi di cani da guardiania anche al di fuori delle zone montane, se mettono gli animali al pascolo, anche se all’interno di recinzioni elettrificate. Non farlo è rischioso. Farlo comporta sicuramente un impegno aggiuntivo e qualche problema con la gente di passaggio, specie se accompagnata da cani.

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Cane da guardiania sorveglia la vallata mentre il gregge pascolo alle sue spalle – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Colgo l’occasione per segnalare a tutti gli escursionisti che il CAI (Club Alpino Italiano) ha adottato una serie di norme di comportamento da tenere in presenza di tali cani in montagna. Da quando sono stati introdotti, già erano presenti i cartelli forniti dalla Regione Piemonte, ma più volte mi era capitato di leggere vibranti polemiche da parte di escursionisti, ecc. Il comunicato termina con questa frase “Gli escursionisti responsabili, sono parte della montagna e sostengono le attività degli allevatori rispettando le greggi e i cani che le proteggono adottando sempre comportamenti ragionati e non impulsivi. Con il ritorno del lupo il cambiamento non è a senso unico solo per pastori ed allevatori. In montagna siamo solo degli ospiti.

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Gregge accompagnato da cane da guardiania durante la fiera di Bobbio Pellice (TO)

So bene cosa comporti tutto ciò, so quali saranno i disagi per entrambi, perché li ho vissuti in prima persona, sia come allevatrice, sia come escursionista. Non chiedetemi delle soluzioni, io purtroppo non ne ho. L’unica cosa che mi sento di ribadire è che il “problema lupo” e il modo in cui la questione è stata affrontata tutto laddove si è manifestata è il simbolo dell’attenzione che le istituzioni hanno nei confronti di chi vive e lavora in montagna. I montanari comunque restano lassù, attaccati alla loro terra, alle loro convinzioni. I lupi invece, se non hanno abbastanza cibo, si spostano e vanno a cercarne altrove…

Fare i formaggi e venderli è una scelta che paga

Dopo qualche difficoltà di comunicazione (i telefoni cellulari non sempre in alpeggio “hanno campo”), riesco a concordare con Michel per salire da lui in alpeggio.

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Les Druges – Saint Marcel (AO)

Quel mattino c’è una luce strana, la sera precedente una sorta di tromba d’aria ha investito la media valle: lungo la strada che sale da Saint Marcel a Les Druges sono numerosi i rami e gli alberi schiantati a terra, ma i cantonieri o la gente del posto hanno già provveduto a tagliarli e rimuoverli. Ci sono anche numerose piante da frutto accanto ai villaggi che attraverso, ciascuno ha sotto di sé un tappeto di mele e pere strappate anzitempo dai rami per colpa del vento fortissimo.

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Bren – Fenis (AO)

Lascio l’auto e salgo a piedi, il cartello della sentieristica indica un’ora e quindici minuti all’alpe Bren, ma… pur con varie soste a scattare foto, non ci metto nemmeno un’ora. Non vedo segni nel fango, Michel non dev’essere ancora arrivato, infatti su trovo solo i suoi operai, ma lui arriva poco dopo: “Sto su 3-4 giorni alla settimana, gli altri giù, per i fieni, per andare a vendere i formaggi. Con me viene anche la famiglia, mia moglie, i bambini. Devi essere presente in alpeggio, anche per loro è meglio quando c’è mia moglie che prepara da mangiare. Poi hanno tutti famiglia in Romania, giocano con i miei bambini, si sentono meno soli!

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Al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Prima andiamo a vedere la mandria, già al pascolo più a monte, poi torniamo all’alpeggio. I pascoli non sono bellissimi, abbastanza ripidi e molto boscati. “Qui sono stato tra i primi ad avere problemi con il lupo, qualche anno fa. Mi ha spaventato i manzi, sono scesi, risaliti e poi passati nell’altra vallata. Nei giorni scorsi proprio a Clavalitè ha ucciso una capretta nana. Io li ho visti, anche vicino, a 10 metri da me. Non era spaventato da noi, sembrava piuttosto… curioso!

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Al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Ho iniziato con i miei, 24 anni fa, venivamo già qui. Avevamo già le bestie, ma non stavamo su in alpeggio. Qui è privato, una quindicina di proprietari, anche mia mamma ha diritto ad una quota di 4 mucche, qui funziona così la divisione! Con gli anni le cose stanno peggiorando, non sai come andrà a finire, dal punto di vista economico.

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Valdostana castana – Bren, Fenis (AO)

Sono pochi quelli che ce la fanno senza contare sui contributi, sono quelli che si sono buttati sul mercato con una grossa attività. Tutti gli altri… purtroppo dipendiamo dai contributi, ma adesso non sappiamo bene quanti soldi ci arriveranno, c’è stato chi ne ha presi tanti, altri invece no… ci sono stati dei pasticci!

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Michel al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Ormai si dipende dagli operai… C’è l’alpeggio e ci sono i fieni da fare, non puoi far tutto da solo. Valdostani non ne trovi più, quelli che vanno a lavorare per altri, lo fanno in Svizzera, dove prendono più soldi. Il pastore rumeno che lavora da me sono 9 anni che viene qui, ma si tribola ad avere sempre gli stessi.

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Stagionatura dei formaggi – Bren, Fenis (AO)

D’inverno do il latte alla cooperativa di Pollein, d’estate quello che produco in buona parte me lo vendo io, qualcosa do alla cooperativa, di cui sono anche socio. Due anni fa ho anche vinto la medaglia d’oro per la Fontina. Faccio i mercatini, la Fiera di Sant’Orso, tutti i venerdì metto la bancarella a Fenis dove ci sono le serre della verdura. Quando vendi il formaggio è una bella soddisfazione vedere i clienti soddisfatti. Fare i formaggi e venderli è una scelta che paga, fai i formaggi e hai i soldi in tasca!

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Vista sul Cervino dall’alpe Bren – Fenis (AO)

Fare i formaggi però comporta numerose complicazioni aggiuntive. “Se fai formaggi a 60 giorni di stagionatura ti chiedono più cose rispetto alla Fontina. Adesso poi vorrei fare i freschi e la brossa, c’è tanta richiesta di brossa dalla gente del posto. Tra le altre cose, vogliono un frigo apposta con il termometro digitale esterno! Secondo me però per abbassare la temperatura non c’è niente di meglio della fontana. Adesso faccio così, la metto nelle bottiglie e poi subito nella fontana, la temperatura deve scendere bruscamente. Poi se si fanno i freschi non basta un posto dove appendere i grembiuli, ci va lo spogliatoio e anche un bagno apposta per il casaro…

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Fontana Freide – St. Marcel (AO)

Le strutture a Bren sono ancora abbastanza rustiche, mentre il tramuto a quota inferiore è stato ristrutturato più recentemente, servirebbero tutte le modifiche richieste dall’asl in entrambe le strutture. Michel mi racconta ancora di altri formaggi che produce in alpeggio, compreso il Caprice de Bren, una sua creazione. “Alla gente adesso piace trovare formaggi più freschi, quelli molto stagionati li cerca solo l’intenditore.

Non so se in valloni così ci sia ancora un futuro

Sono fortemente debitrice con chi, sul territorio, si sta adoperando per segnalarmi alpeggi “meritevoli” o luoghi particolari dove andare a fare le mie interviste. Nel caso del vallone dell’Alleigne a Champorcher, il mio grazie va a Marco, che mi ha accompagnata. Anche lui allevatore (dice che lui lo fa solo per hobby! la sua famiglia gestisce l’agriturismo Relais des Reines), conosce bene molte realtà della zona e non solo.

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Sentiero del Vallone dell’Alleigne – Champorcher (AO)

Mi aveva detto che questo vallone meritava una visita sia dal punto di vista paesaggistico/territoriale, sia per chi avrei trovato il alpeggio. Se un paio di settimane fa ero stata in un alpeggio che continua a vivere grazie all’apertura di una strada, qui gli ambientalisti hanno avuto la meglio e si continua a salire con una stretta mulattiera. Le pietre del fondo sono consumate da milioni di passi di uomini e animali, provo a pensare cosa possa significare oggi salire e scendere con il mulo carico di provviste o di formaggi. “Era anche un’antica via del sale“, mi racconta Marco.

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La pista, mai conclusa, nella prima parte del vallone dell’Alleigne – Champorcher (AO)

A dire il vero una strada la si voleva fare, una pista trattorabile, di cui è visibile il primo tratto, che si interrompe dopo qualche centinaia di metri. L’opposizione era stata fortissima e così alla fine il vallone è rimasto senza strada. “Che poi era stato individuato un tracciato che non andava a toccare la vecchia mulattiera, passava più in alto. E comunque non si voleva fare una strada… hai visto com’era nel primo tratto! Ai tempi avevano fatto il presidio e raccoglievano firme alla partenza del sentiero“, mi racconta Marco. La salita è impegnativa anche solo per una semplice escursione, quando nello zaino c’è al massimo una maglia, una borraccia e un panino.

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Vallone dell’Alleigne: il torrente – Champorcher (AO)

A fianco del sentiero, un torrente limpidissimo e fresco. La gita è piacevole, ma vi ricordo di provare a mettervi nei panni di chi deve salire e scendere per lavoro. Certo, una volta lo si faceva, lo facevano tutti, ma oggi almeno bisognerebbe riconoscere un valore doppio ai prodotti di chi lavora in certe condizioni. Chi è disposto a farlo? Ma poi, la gente, i turisti, salgono fino all’alpeggio? Quando incontreremo Mario, su in alto nei pascoli, dirà che la maggior parte dei turisti si ferma al primo pianoro, solo qualcuno prosegue per il lago e nessuno viene a comprare formaggio, mica hanno voglia di caricarselo a spalle!

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Peroisaz – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

L’alpeggio di Peroisaz è stato in parte ristrutturato, ci sono ancora attrezzature e materiali per completare i lavori, chissà come, chissà quando. Gli animali sono già al pascolo più a monte, la salita per arrivare fin quassù è stata lunga e impegnativa. All’alpeggio ci sono Samuele e il suo fratellino. Samuele è qui per dare una mano ai fratelli Vallomy: “Giù sua mamma ha le capre, poi ha qualche mucca qui con le nostre“, racconterà Mario.

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Mario – Peroisaz, Champorcher (AO)

Nicola è sceso a valle, così chiacchieriamo solo con Mario, che comunque di cose da raccontare ne ha tante. “Sono 26 anni che veniamo qui, prima andavamo a Fontainemore e prima ancora a San Grato. Ho iniziato nel 1968 con mio papà, ho fatto un po’ di ferie nel 1968 quando sono stato ricoverato all’ospedale e poi quando ho fatto il servizio militare, altrimenti sono sempre stato con le bestie.

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Mandria al pascolo – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

Marco me l’aveva detto che qui avremmo incontrato animali “della razza vecchia”, vacche valdostane come esistevano una volta, sia per la colorazione, sia per le dimensioni, non incrociate e selezionate, ma più piccole e rustiche, adatte al pascolo (anche perché quassù di sicuro non vengono fatte integrazioni con i mangimi). “Sono 26 anni che vengo su e non so se merita continuare o no. I padroni della baite diventano vecchi, sono 4 privati, hanno aggiustato un po’, ma non hanno finito. Ci fosse la strada sarebbe differente. Gli altri alpeggi nel vallone sono tutti diroccati. Non so se in valloni così ci sia ancora un futuro: se non cambia niente, io non lo consiglierei a nessuno di continuare.

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Capre valdostane – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

Le capre le devo pascolare con le mucche e chiuderle a mezzogiorno, ci sono troppi lupi, appena siamo saliti qui ce ne ha presa una appena davanti alle baite, l’abbiamo visto! Giù al tramuto basso ce ne ha prese altre. Qui ci sono solo più brutte bestie, vipere e lupi! Patiscono ad essere chiuse a mezzogiorno, poi si picchiano, ma non possiamo fare diversamente. Abbiamo preso un maschio per far nascere capretti di un certo tipo, ma poi la selezione ce la fa in lupo, invece!

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Eriofori al Lago Chilet – Champorcher (AO)

Avevamo anche le pecore, mi piacciono le pecore, ho le biellesi, quelle belle grosse. Le ho sempre avute, 100-110… Qui stavano bene, le mettevamo su al lago e andavamo a vederle, salivo a dare il sale. Adesso tutta quella bella erba che c’è là resta da mangiare, è troppo lontano andare con le mucche fino in cresta. Tre anni fa il lupo ci ha preso 12 pecore. Tre volte ho preso in mano il telefono per chiamare il commerciante e venderle, ma non me la sono sentita. Adesso ne ho solo più poche, le ho a Lillianes vicino a casa, se la sognano l’erba che avevano qui! Comunque il lupo ce le uccide anche là…

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Mandria al pascolo – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

Marco e Mario chiacchierano in patois, riesco forse a capire qualche parola in più rispetto ad altre parti della val d’Aosta. “Il miglior burro di Dondena vale meno del letame di Peroisaz, così dicevano una volta, tanto qui è buona l’erba! Ci sono ancora i canali, e poi i tubi, dove metti il liquame della stalla di erba ne viene di più. Quando si saliva in autunno a vedere le pecore, l’erba era verde dove era stato messo il letame.

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Rientro a Peroisaz – Champorcher (AO)

Pian piano le vacche vengono fatte scendere verso l’alpeggio, il sentiero è ripido e sassoso. “Non le portiamo alle battaglie, quando scendono di qui… sono già troppo stanche!“, scherza Mario.

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Gregge di capre – Peroisaz, Champorcher (AO)

Anche le capre hanno fatto l’abitudine a rientrare in stalla, quindi precedono la mandria senza che vi sia la necessità di mandare il cane per farle scendere. Chiedo informazioni sulla parabola che vedo contro il muro di una delle vecchie stalle e mi raccontano che era stata posizionata dai padroni per controllare i lavori e gli operai (!!!) durante la ristrutturazione. Ma c’erano sempre dei problemi e non ha mai funzionato bene.

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Con il bel tempo questo posto è davvero scenografico: “…ma quando tira il vento… quassù è terribile! E’ anche un posto da fulmini, durante i temporali.

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Le mucche devono fare tutto il giro sotto la stalla per entrare! Quando hanno ristrutturato, hanno fatto un piccolo passaggio sopra con i gradini in pietra, le bestie dovrebbero passare lì! Figuriamoci!!” In effetti la gradinata è ripida e stretta, a malapena si riesce a posare un piede, calzando degli scarponi.

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Il Sargnun

A pranzo, Mario ci offre anche il Sargnun, una ricotta impastata con peperoncino e semi. “Ho usato quelli dell’agrou, qui il cumino non c’è. Si può anche stagionare, si fanno delle pagnotte e si mette sopra al camino, che prenda il fumo. Una volta facevano la sagra del Sargnun a Champorcher.” Avevo già visto questo latticino in Piemonte, nell’area del canavesana (peraltro confinante con questa vallata).

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Tome di diversa stagionatura

Qui i formaggi sono prodotti solo per uso personale, quando sono state ristrutturate le strutture, non è stata prevista una casera. Si fa toma e non Fontina, dato che la lavorazione della toma è più rapida e comporta un impegno minore rispetto alle due lavorazioni giornaliere della Fontina.

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Mario e i suoi chamonix – Peroisaz, Champorcher (AO)

Durante il pranzo c’è modo di chiacchierare di tante cose e ascoltare storie del passato e del presente, poi Mario e Marco iniziano a discutere di campanacci. Qui in Val d’Aosta la passione è per gli chamonix. Sembra quasi un parlare in codice, solo gli iniziati capiscono cosa possa voler dire un certo numero “…un nove… un undici… la serie completa…

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Mario e i suoi giovani amici – Peroisaz, Champorcher (AO)

E’ ora di rientrare, si sta facendo tardi, il cammino è ancora lungo. Salutiamo Mario, Samuele e suo fratello, poi proviamo a cercare un sentiero diverso da quello percorso in salita per scendere a valle. La traccia però si perde tra pascoli e boschi, ogni tanto pare essere più evidente, poi tocca di nuovo procedere a casaccio per qualche centinaio di metri. E’ questo ciò che accade ai sentieri quando la montagna non è più utilizzata come un tempo.

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Chavanne – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

Ci sono delle baite abbandonate, una scritta sull’architrave recita “1856”. Anche questi erano alpeggi e ce n’erano diversi altri, alcuni sono ormai quasi scomparsi nel bosco che è avanzato. Chi saliva da queste parti, evidentemente ha smesso di farlo da anni.

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Vallone dell’Alleigne – Champorcher (AO)

I pascoli sono però ancora utilizzati, c’è una mandria che rumina sdraiata nel prato al fondo della conca. Non c’è nessun guardiano, solo fili, picchetti e batteria. E’ una situazione ormai “normale” dalle mie parti, in Piemonte, ma qui in Val d’Aosta è un segno di qualcosa che sta cambiando, qualcosa che va perduto per sempre. Animali in asciutta che stanno all’aperto giorno e notte, stalle e alpeggi che vanno all’abbandono, più nessuna opera di fertirrigazione… Non posso non pensare ancora una volta a come siano sbagliati i principi secondo i quali sono erogati i contributi agricoli. Non basta mettere insieme ettari e UBA (carico di animali), bisognerebbe vedere chi e come gestiste quegli ettari, quegli animali!