Vento d’inverno

Soffia, soffia ancora… Ha iniziato ieri, nel primo pomeriggio. Era da un po’ che non si faceva sentire, il vento. E poi è arrivato, quello che in certe valli, come questa, soffia per giorni.

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Pascolo sotto i castagni – Petit Fenis, Nus (AO)

Ho subito pensato che si trattasse del vento che portava l’inverno. Al mattino il cielo era velato, ma non faceva particolarmente freddo. Fino a ieri, molti alberi avevano ancora le foglie sui rami, nonostante il calendario dicesse che ormai siamo alla fine di novembre.

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Nel bosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Però poi, nel pomeriggio, quando il vento non era ancora fortissimo, le foglie hanno iniziato a danzare nell’aria. Prima solo alcune, poi delle vere e proprie nuvole di foglie. E’ stato soprattutto quello a farmi pensare all’inverno, stagione di rami spogli che si protendono verso il cielo.

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Pascolo mattutino – Petit Fenis, Nus (AO)

Stamattina il vento era ancora più forte. Non gelido, ma continuo. Solo le querce e le roverelle avevano ancora le loro foglie, ma queste piante le perderanno in primavera, quando le gemme stanno per dischiudersi.

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Cercando ghiande – Petit Fenis, Nus (AO)

Gli animali sembravano non badare al vento, cercavano per terra ghiande e castagne, mangiando anche, di tanto in tanto, qualche foglia più fresca e asciutta, appena caduta, depositatasi sopra alle altre.

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Giornata ventosa – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche i prati circondati dal bosco erano ricoperti delle foglie strappate dal vento e l’erba, ricresciuta nei giorni precedenti grazie alle abbondanti piogge, sembrava esser stata calpestata nella notte da centinaia di piccoli animali. Era stato il vento, il vento che si infilava nei polsini e nei colletti, il vento che scuoteva e percuoteva tutto…

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Tramonto verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

…e il vento ha continuato a soffiare tutto il pomeriggio, fino al tramonto e ancora anche dopo… Io ho salutato l’autunno, quassù è facile pensare che stia per arrivare l’inverno. La neve l’abbiamo già vista, ma è stata un’apparizione di breve durata. Adesso potrebbe arrivare quella vera. Lo scorso anno era l’8 dicembre quando ne era arrivata più di un metro. Chissà come sarà questo inverno?

I segni dell’inverno

Finalmente sembra essere tornato un po’ di sole qui sul Nord Ovest. Tutta l’acqua che abbiamo invocato la scorsa estate/autunno è poi arrivata… ma tra maggio e giugno. Non una cosa del tutto anomala, io da bambina mi ricordo spesso dei mesi di maggio piovosi e qualche anno fa ci fu un inizio stagione d’alpeggio molto umido. Comunque, non è di questo che vi volevo parlare.

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Prime ore di pascolo in alpeggio – Praz Croux Désot, Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Mentre in pianura e sui fondovalle ferve l’attività di fienagione, per alcuni rimandata anche troppo a lungo, le montagne hanno ripreso a risuonare di campane e campanelle, muggiti e belati, abbaiare di cani e richiami dei pastori. Chi prima, chi dopo, ormai sono quasi tutti saliti in alpeggio con mandrie e greggi.

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Pascoli della Tsa de Fontaney – Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Da una certa quota in su, l’erba è ancora molto bassa. Però è normale anche quello, sono state le scorse stagioni ad essere anomale, con primavere anche troppo anticipate. D’altra parte un tempo la salita tradizionale in alpeggio avveniva quasi ovunque nella terza settimana di giugno.

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L’ultima neve è appena sciolta sopra i 2200-2300 m – Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Non a caso un tempo gran parte degli alpeggi era organizzata con diversi tramuti, di modo che a inizio stagione si iniziava a pascolare in basso, salendo poi alle quote più alte solo a fine luglio, inizi di agosto. Questo sistema è ancora praticato in alcune aree, mentre altrove non tutte le baite sono più in uso, oppure i pascoli sono stati suddivisi, smembrati, così c’è chi si trova in difficoltà, poiché ha sì l’alpeggio, ma fatica a trascorrervi tutta la stagione.

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Innevamento in quota – Vallone di St.Barthélemy (AO)

Non è un male che in alto ci sia ancora tanta neve. Questa scioglierà man mano, garantendo acqua anche qualora dovesse smettere di piovere, ma facendo anche sì che l’erba esca poco per volta. Quando gli animali arriveranno quassù, il pascolo sarà ancora verde e fresco, consentendo loro di trascorrere una buona stagione.

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Valanga sulla strada che sale alla Conca del Prà – Bobbio Pellice (TO) – (foto M.Verona)
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Vegetazione abbattuta dalla neve o trascinata dalle valanghe sulla pista – Vallone di St. Barthélemy (AO)

Non tutto però è positivo. L’inverno ha lasciato anche alcuni strascichi che complicheranno la stagione per molti. Si va dalle strade ancora ingombre dalle valanghe, per le quali si è dovuto intervenire con i mezzi meccanici, a quelle che sono state gravemente danneggiate dalle stesse valanghe o da frane successive.

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Segni del passato inverno nella Conca del Prà – Bobbio Pellice (TO) – (foto M.Verona)

Dove le valanghe hanno accumulato tanta neve, anche a quote non così elevate l’erba è ancora molto indietro. Qui non si può ancora salire con gli animali, non avrebbero niente da mangiare… Tocca attendere ancora in stalla o nei prati che dovrebbero venire sfalciati, non pascolati!

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Detriti lasciati dalle valanghe sui pascoli della Conca del Prà – Bobbio Pellice (TO) – (foto M.Verona)
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Tronchi, rami e sassi ingombrano i pascoli – Vallone di St. Barthélemy (AO)

E poi ci sono molti pascoli quasi completamente ricoperti da tutto ciò che la forza delle masse nevose distaccatesi dai versanti hanno trascinato a valle: rami, tronchi, alberi interi, sassi, terra. Qui occorrerebbero squadre di persone che vadano urgentemente a ripulire tutto, prima che l’erba cresca. Il pascolamento quassù altrimenti sarà molto difficile… e comunque ci sarà meno da mangiare delle stagioni precedenti.

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La valanga è arrivata fin sulle case di Partia d’Amount – Bobbio Pellice (TO) – (foto M.Verona)

Per finire, ci sono gli edifici. Generalmente sono stati costruiti dove le valanghe non dovrebbero arrivare, ma può succedere che l’evento sia così eccezionale da interessare anche costruzioni che da secoli resistono nello stesso posto. Oppure è stato il peso della neve a farli crollare. Comunque, per qualcuno ci sarà anche questa difficoltà da affrontare, quest’estate (a tal proposito, leggete anche questo articolo).

Disinformazione sul pascolo vagante

Ieri sera, nella nota trasmissione “Striscia la Notizia”, è andato in onda l’ennesimo servizio dove si punta il dito contro gli allevatori, nello specifico i pastori vaganti, “colpevoli” di tenere le pecore all’aperto d’inverno. Molte volte in quel programma sono state “denunciate” situazioni davvero insostenibili, ma molte altre invece ci si è affidati alle parole di sedicenti animalisti, poco informati sull’etologia e sulle necessità degli animali. Ahimè troppo spesso si tende ad umanizzare gli animali: io ho freddo e starei volentieri in casa? Sicuramente anche gli animali hanno le mie stesse esigenze.

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Alice e Fabio, pastori vaganti del Nord-Est (foto A.Masiero)

Ma poi, anche su questo punto… parliamone! Scommetto che si sono presi meno l’influenza i pastori che seguono tutto l’anno le pecore, come Alice e Fabio e centinaia di altri, proprietari del gregge o operai, che dormono in roulotte dove… già, c’è solo una lampadina! Ma dopo una giornata intera al pascolo, cosa si pensa che facciano i pastori, la sera? Si mangia e si va a letto, si spegne la luce… Ma andiamo con ordine. Tanto per cominciare, come vedete, le foto di questo post non sono mie, le ho prese dalle bacheche dei miei amici su Facebook, che nei mesi e settimane scorse hanno postato decine di immagini riguardanti il loro lavoro di pastori vaganti alle prese con l’inverno. Giusto per testimoniare come ovunque si pratichi questa forma di pastorizia, autorizzata dalla legge.

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Gregge al pascolo in una giornata invernale (foto A.Masiero)

Sarebbe bello che, per realizzare un servizio, un articolo, un qualsiasi pezzo di “informazione”, valesse ancora l’antica usanza di documentarsi a dovere. Mentre il sig. Stoppa demonizzava il pastore che tiene il gregge all’aperto nella neve, ecco che, in occasione dell’otto marzo, la testata regionale veneta della Rai dedica questo servizio ad Alice Masiero, pastora vagante padovana, che pratica questa vita 365 giorni all’anno. Non basta un servizio a livello regionale per controbilanciare la disinformazione di Striscia. “Pascolare in luoghi dove ci sia un riparo”, viene detto nel video. Cosa vorrebbe dire?? O gli animali stanno in stalla… o al pascolo!

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Pascolo vagante in Svizzera (foto Max le berger)

L’importante, estate o inverno che sia, è che gli animali abbiano la pancia piena. Non pensiate che il “problema” degli animalisti sia una prerogativa italiana. Sulla pagina facebook “wanderschäfer”, dedicata ai pastori vaganti di lingua tedesca (dato che questo mestiere tradizionale è ben presente e praticato anche in Svizzera, Germania e altri stati europei), ho trovato un articolo scritto apposta per rispondere alla domanda: “Ma le pecore non congelano in inverno?”

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Pascolo vagante nella Svizzera interna (foto Max le berger)

Nei prossimi giorni farà molto freddo e mi è stato chiesto più e più volte, se le pecore non congelano a temperature estreme. Naturalmente, non posso rispondere per ogni pecora, ma la natura ha preparato le pecore alle temperature sotto zero. Per prima cosa, ovviamente c’è la lana. Di solito, le pecore vengono tosate in primavera o all’inizio dell’estate e, durante l’inverno, si è formato di nuovo un manto spesso e folto. Non appena il clima si raffredda, la crescita della lana viene ulteriormente stimolata.” Così spiega il pastore vagante.

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Pascolo vagante in Svizzera (foto D.Bertino)

Ma il vero segreto delle pecore è il loro rumine. Qui avviene una digestione ad opera dei batteri. (…) Durante questi processi di conversione si genera calore. Una pecora si porta dietro, per così dire, una piccola centrale elettrica! Per noi pastori è importante mantenere la centrale elettrica in funzione. (…) La cosa migliore è dare sempre fibra grezza abbondante. (…) Se le pecore sono belle e rotonde di sera, i batteri avranno abbastanza materiale per far funzionare il “forno” durante la notte.
La lana inoltre ripara dal freddo esterno e mantiene il calore interno delle pecore (…). Gli agnelli, che hanno ancora poca lana, usano il calore “di scarto” delle loro madri, zie e nonne e, con le basse temperature, dormono sulla pancia degli animali più anziani.

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Foraggiamento con fieno di pecore allevate all’aperto nel nord dell’Inghilterra (foto J.Rebanks)

Penso che questa spiegazione data dal pastore vagante Sven de Vries (qui l’intero articolo) non abbia bisogno di ulteriori commenti. Volevo però ancora mostrarvi alcune foto di James Rebanks, l’autore del meraviglioso libro “La vita del pastore”, che avevo recensito qui. Non si tratta di pascolo vagante, ma di animali allevati così da sempre, all’aperto anche durante il rigido inverno del Lake District.

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Si mangia il fieno in attesa della primavera (foto J.Rebanks)

Quando c’è tanta neve e non riescono più a trovare di che sfamarsi, il pastore interviene portando fieno. Succede nel Lake District, succede in Piemonte, succede ovunque. Il gregge per il pastore non è solo un reddito, innanzitutto c’è la passione per gli animali. Questo è stato un inverno duro per i pastori piemontesi, con poca erba in autunno, poi freddo e neve. Ci sono state annate migliori, ma il pascolo vagante è sempre esistito e continuerà (si spera) ad esistere.

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Il gregge mangia il fieno all’aperto, Lake District (UK) (foto J.Rebanks)

Le pecore patiscono più il caldo (le avete mai viste, tutte ammucchiate, sotto il sole? quello per loro è il tempo peggiore! Con la neve mangiano, con il caldo invece no!) che non il freddo e la neve. Basta avere gli animali adatti, ogni razza autoctona si è evoluta anche in funzione delle condizioni ambientali in cui vive/viene allevata. Per finire, nel servizio si vede una foto di un agnello morto (sulla paglia, non è nella neve), ma la morte fa parte del ciclo naturale delle cose. Con 800 pecore, può succedere, sia che gli animali siano in stalla, sia all’aperto. Succede, anche se presti la massima attenzione e tutte le cure necessarie. Mi auguro che il sig. Stoppa si documenti maggiormente sul pascolo vagante, prima di realizzare un altro servizio inutile e dannoso come quello. Un giorno un veterinario mi disse: “Cercate di non pascolare vicino alle strade quando nevica, perché poi la gente inizia a bersagliarci di chiamate perché c’è un gregge nella neve. Se ci chiamano, siamo obbligati a venire a verificare, nella maggior parte dei casi troviamo animali in ottima salute e tenuti come si deve, ma ormai la gente non capisce più…

Il buon freddo

Sì, è arrivato un po’ tardi, quando non ce lo aspettavamo più. Sicuramente in certe zone d’Italia è un po’ anomalo veder nevicare in spiaggia a fine febbraio… Ma qui da noi, perché far tante parole?

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Al pascolo a 1000m slm a fine gennaio – Nus (AO)

Ci sono siti seri di meteorologia dove documentarsi sul clima e sulle temperature medie dei mesi, anno per anno e l’allarmismo non dovrebbe essere tanto legato al fatto che nevica e fa freddo in inverno, quanto al caldo in certe giornate di fine gennaio! Negli anni scorsi, io ho letteralmente sofferto la mancanza di inverno. Non aver avuto quei giorni di clima “giusto” mi aveva lasciata insoddisfatta, priva di qualcosa, provavo un vero e proprio malessere che si acuiva nelle giornate “calde”. Figuratevi poi quanto hanno patito esseri ben più legati ai ritmi naturali dell’uomo!

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Freddo e neve a fine febbraio – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Lo sapevate, per esempio, che certi semi hanno bisogno di un certo periodo di gelo per poi germinare? Alle nostre latitudini, non è questo freddo e questa neve che fanno male, ma piuttosto il caldo anomalo e la siccità che abbiamo sperimentato più e più volte. Certo, ho visto mimose schiantate dalla neve e oleandri gelati, ma per la flora autoctona non c’è di che preoccuparsi.

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Cervi al pascolo dopo la nevicata – Nus (AO)

La fauna fa quel che può, in queste giornate, ma fa tutto parte della natura, anche la selezione naturale dei più deboli. Poi comunque siamo a fine febbraio, domani inizia marzo. Gli inverni, quelli veri, una volta iniziavano a dicembre e andavano avanti per mesi e mesi, specialmente in montagna.

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Neve e ghiaccio – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Da bambina, sentivo raccontare di quando si ammazzava il maiale (a Cumiana, 350m di quota). Certo, si facevano i salami, ma si metteva anche la carne nel sottotetto e lì gelava, conservandosi quindi per un certo tempo. Altro che freezer! Anche se quest’inverno abbiamo visto un po’ più di neve degli ultimi anni, credo che sia stato solo in questi ultimi giorni che la temperatura non è salita sopra allo zero nel corso di tutte e 24 le ore. Già solo quando ero bambina io, mi ricordo di giornate consecutive di nebbia e galaverna, cosa che ultimamente non si è più verificato.

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Prati innevati – Nus (AO)

Non sarà stato così ovunque, ma dove ho visto io, la neve è caduta su di un terreno non gelato. Quindi sta proteggendo i prati sottostanti dalle temperature rigide. L’erba è lì, pronta a ripartire, dopo tanta sofferenza nei mesi siccitosi dell’anno scorso. Tutta questa neve è una vera e propria manna, è quel che ci voleva per garantire una buona primavera e, si spera, anche buoni pascoli estivi.

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Fine febbraio a Lignan – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Non sarà una settimana o dieci giorni di freddo “normale” a risolvere la crisi dei ghiacciai alpini, che anno dopo anno si stanno drammaticamente ritirando. Quello sì che è preoccupante, non le temperature sotto lo zero a cui, ahimè, ci siamo troppo facilmente disabituati.

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Strada di montagna – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Certo, il freddo porta disagi, non lo nega nessuno. Specialmente a chi vive in quota. Non parlo delle vie di comunicazione, per quelle il problema è da una parte la scarsa attrezzatura di alcuni, dall’altra il fatto che non accettiamo più il fatto di dover stare fermi quando la “forza della natura” mostra la sua vera faccia. Potreste replicare che non sempre è possibile farlo (per questioni di lavoro, ecc ecc), ma questo dovrebbe farci riflettere ulteriormente sullo stile di vita che abbiamo adottato attualmente.

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In stalla freddo non fa… – Nus (AO)

Una volta… una volta ci si scaldava stando in stalla. Una volta c’erano ben meno comodità e attrezzature di ora, per combattere il freddo. Eppure c’era molta più gente che viveva e lavorava in montagna. Oggi che ci sono più cose, ecco che con il freddo più intenso si torna a dover lavorare temporaneamente come una volta. Perché il trattore non parte, il nastro per togliere il letame è gelato, non arriva acqua nella stalla, ecc ecc…

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Ghiaccio nel ruscello – Nus (AO)

Quando tutti avevano qualche mucca qui nel villaggio, le si portava a bere alla fontana, non c’era l’acqua nelle stalle. Si facevano i turni, man mano una famiglia staccava le sue bestie, le faceva bere e poi rientrava. Ma prima tante volte bisognava andare con il piccone a rompere il ghiaccio sulla vasca della fontana!” Chi me lo racconta fa riferimento a 30, massimo 35 anni fa, non a storie sentite raccontare da nonni e bisnonni.

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Continua la nevicata – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Ieri pomeriggio sono salita a 1600m di quota: c’erano -9°C, cadeva una neve fine, secca. L’aria pizzicava nel naso, ma con un buon vestiario, ottime calzature e, muovendosi, non si sentiva affatto il freddo, fatto salvo un pizzicorio nel naso. Era un freddo sano. Qua e là si vedevano gli abitanti svolgere le loro attività, ovviamente cercando di limitare la permanenza all’aperto, per quanto possibile. Credo che, chi ha sempre vissuto in montagna, semplicemente in questi giorni si adatta a ciò che accade. Magari commenta con il vicino “quella volta che, nell’anno 1900 e rotti, era successo che…

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Candelotti di ghiaccio dal tetto della stalla – Nus (AO)

Quando il mio mondo era quello dei pastori vaganti, alcuni mi ripetevano spesso che “…se fa qualche inverno di quelli veri, resteranno solo quelli che hanno la passione…“. Quest’anno non solo c’è stato l’inverno, ma anche un terribile siccità estiva e pascoli quasi nulli già in autunno. Per chi arriverà alla primavera, non sarà solo questione di passione, ma anche di disponibilità economiche per acquistare il foraggio necessario a sfamare gli animali in tutti questi mesi. Per chi invece ha scelto di andare ad insediarsi in montagna, vederla nella sua versione più cruda, farà riflettere e non poco.

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Strati di neve – Lignan (AO)

Le previsioni dicono che queste condizioni meteo continueranno ancora per qualche giorno, anche se il picco del freddo dovrebbe essere superato. Poi pian piano andremo davvero verso la primavera. Quest’anno sì che la accoglieremo con gioia. Amo l’inverno quand’è al suo posto, per poi scoprire i primi fiori, le gemme che si ingrossano, i prati che ci colorano di verde, il momento in cui finalmente si tornerà a pascolare.

PS: per chi ama gli antichi detti… in Valle d’Aosta mi hanno raccontato che, se a Sant’Orso, fa tempo bello e caldo, allora l’inverno durerà ancora 40 giorni, in quanto l’orso ha modo di mettere al sole ad asciugare il suo pagliericcio, per poi tornare a dormire ancora un bel po’. Mi sa che questa volta il detto popolare è stato rispettato…

E’ inverno e nevica

Non so voi, ma a me era quasi venuta la paura di non vedere più l’inverno, le stagioni, la neve. Temevo che mi sarebbero toccati anni di clima anomalo, giornate in cui stare in camicia anche a gennaio o a dicembre. Ma poi invece…

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Nevicata del 1 dicembre, Tussiot – Cumiana (TO)

La prima nevicata è arrivata all’inizio del mese ed ha imbiancato le vallate del Cuneese e del Torinese, arrivando anche in pianura. Che sollievo per le scorte idriche, per i boschi martoriati dagli incendi e per quelli dove i piromani ancora si accanivano ad innescare nuovi fuochi!

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Rientro in stalla, Cumiana (TO)

Dalle mie parti la neve caduta non era stata eccessiva, poco più a monte si sfiorava il mezzo metro, ma da me era caduta anche pioggia, compattando la neve, che poco per volta si era anche sciolta dove batteva il sole. Così si riusciva anche ad andare al pascolo!

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La neve aveva schiacciato i rovi, così le capre si nutrivano ghiottamente delle foglie ancora verdi. Non erano giorni da fare le difficili e le schizzinose, qualunque cosa era appetibile in questi giorni di magra: felci, foglie di frassino ormai secche, cadute a terra da settimane, piccoli ciuffetti di erba già verde grazie all’umidità della pioggia e della neve.

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Pascoli aridi imbiancati da una spolverata di neve, Porliod – Nus (AO)

Ma non dappertutto aveva nevicato. In Val d’Aosta per esempio la neve caduta era stata proprio solo una spolverata. Discorso turistico-sportivo a parte, per la montagna serviva comunque ben altro, specie per vallate come questa, abbastanza arida d’estate, ma dove l’agricoltura e la zootecnia di montagna si basano sull’irrigazione attraverso un fitto sistema di canali e ruscelli artificiali.

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La Combaz – Nus (AO)

Un inverno con solo freddo, ma scarse precipitazioni, sarebbe stato un vero e proprio disastro, dopo la siccità che già aveva compromesso l’estate e l’autunno. Stagione d’alpeggio breve, scorte di fieno inferiori alla norma, zero termico ad alta quota, con i ghiacciai che si sciolgono sempre più, estate dopo estate. Guai se fosse mancata anche l’acqua per l’anno successivo!

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Inizia la nevicata, Petit Fénis – Nus (AO)

Ma poi ecco che, ieri mattina, pur con una temperatura abbastanza bassa, inizia a nevicare: è neve finissima, veri e propri cristalli, con tutti i loro aghetti e disegni diversi l’uno dall’altro. Sembra farina che viene giù dal cielo, pare incredibile che possa creare uno strato spesso, tanto è leggera e impalpabile.

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Tra le vecchie case, Petit Fénis – Nus (AO)

Pian piano la neve va a coprire tutto, case abitate e case abbandonate. Copre i muri crollati, porta indietro nel tempo con la sua magia. E’ vero, tra non molto sarà tutto più complicato, quassù, ma è impossibile non lasciarsi rapire dalla sua magia.

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Petit Fénis – Nus (AO)

La nevicata va avanti, aumenta d’intensità, copre tutto ed è inverno. Si fanno i lavori inderogabili e poi ci si chiude in casa con la stufa accesa. Poi ci sono tutti gli altri, quelli che devono andare altrove, devono mettersi in viaggio, e allora protestano perché le strade sono difficili da percorrere… ma siamo d’inverno e siamo in montagna. La natura, quando si mette d’impegno, si fa rispettare e cerca di insegnare anche all’uomo del XXI secolo i suoi giusti ritmi. D’inverno tutto si ferma, d’inverno tutto riposa sotto il candido manto.

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Si porta il fieno in stalla, Petit Fénis – Nus (AO)

Non è solo tutta poesia: non sempre le stalle sono tutte vicine a casa, non sempre il fienile è adiacente, così i “due passi” con la balletta di fieno in quei momenti si fanno più impegnativi. Ma fin quando c’è fieno, gli animali stanno bene e c’è la salute anche per l’allevatore, si fa anche questo. Vivere e lavorare in montagna è diverso dalle grandi stalle di pianura…

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Vitelli di razza valdostana, Petit Fénis – Nus (AO)

In stalla si sta al caldo, non ci si preoccupa minimamente di quel che accade all’aperto. Tanto il fieno nelle mangiatoie arriva come al solito, al massimo si protesta con muggiti e belati se la neve complica il lavoro fuori e c’è qualche slittamento di orario.

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Dopo circa 10 ore di nevicata, Petit Fénis – Nus (AO)

…e la neve intanto si accumula… si affanna a toglierla chi deve uscire con l’auto, magari per andare al lavoro. Per una volta forse invidiano gli allevatori, che invece sono lì che finiscono di mungere o di pulire la stalla. Beati loro che non devono muoversi di casa… Ma per loro non c’è busta paga a fine mese, non c’è domenica, non c’è giorno di festa…

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Ritiro serale del latte, Petit Fénis – Nus (AO)

Per lavoro deve anche passare il camion del latte, al mattino e alla sera, per portare i bidoni in caseificio, dove subito inizierà la lavorazione della Fontina.

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Pulizia della strada con la fresa, Petit Fénis – Nus (AO)

I mezzi fanno il possibile per mantenere aperte le strade, ma la nevicata continua e, il mattino dopo, nevica ancora. C’è chi si lamenta, ma penso sia materialmente impossibile, con una precipitazione così intensa e con strade dallo sviluppo così esteso come quelle dei comuni di montagna, togliere ogni singolo fiocco nel momento in cui tocca terra!! Anzi, tanto di cappello a quelle persone che hanno lavorato notte e giorno per cercare di pulire le strade, talvolta trovando come ostacolo i mezzi di chi si è fatto cogliere impreparato, senza mezzi e attrezzature idonee alla stagione e alla neve.

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Il villaggio al mattino presto, Petit Fénis – Nus (AO)

Ho pubblicato queste foto su Facebook, dove le immagini romantiche vanno di pari passo con le polemiche. Un’amica mi ha raccontato una storia che mi sembra giusto condividere anche con tutti voi. Scrive Augusta: “Era il 1986, fine gennaio inizio febbraio, in una frazione di un comune della bassa valle (non faccio nomi perché mi sembra più corretto) vivevano 4 famiglie, in quei giorni comincia a nevicare, lì sono quasi 1500 metri la neve ammucchia, si pala ma ne viene tanta…

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Tra le “vie” del villaggio, Petit Fénis – Nus (AO)

La strada asfaltata penso non arrivasse proprio ancora vicino alle case. Il comune è vasto e i soccorritori e volontari non arrivano. La frazione è isolata, ci si tira su le maniche e si pala. Sembra andar abbastanza bene, se non che un anziano muore… poverino… ma questi non si perdono d’animo, si sistema il nonnino in una stanza che fa da camera ardente, e si organizza i lavori, ci si aiuta a pulire stradine per andare nelle stalle dar mangiare alle bestie, pulire con le carriole il letame mungere, andare nei fienili, preparare il fieno… A quei tempi il fieno non era imballato, nel fienile c’era la “biesta” e per portarlo in stalla si usavano dei teli con delle corde negli angoli, si legavano dei mucchi che poi venivano portati direttamente nelle mangiatoie e slegati. Comunque senza perdersi d’animo c’era chi accudiva le stalle chi cucinava prodotti che avevano in casa.

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La parte non abitata del villaggio, Petit Fénis – Nus (AO)

Sicuramente non erano senza scorte di patate farina salumi, perché era febbraio e a dicembre avevano tutti lavorato il maiale. Intanto continuava a nevicare e si palava…
Alla sera dopo cena si passava dal nonnino per una corona. Un paio d’ore e poco più di riposo e si ricominciava, le giornate passavano così e in quella situazione ne passarono tre sicuro, forse quattro o addirittura cinque, fino a che i volontari del Comune arrivarono in soccorso.
Io la storia l’ho sentita raccontare, ma senza lamentele, semplicemente come un momento che la natura e la vita portavano a vivere, “quasi” una normalità. Adesso sarebbe uno scandalo roba da denunce, pagine di giornali, servizi tv ecc ecc ….
E forse… concludete voi.

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Giornate difficili per tutti gli animali selvatici, Petit Fénis – Nus (AO)

Direi che non c’è altro da aggiungere a questa bella storia che mi ha scritto/raccontato Augusta Agnesod. qui nevica ancora, ma oggi molto meno intensamente di ieri. Ormai sono 36 ore, ma non c’è da stupirsene. E’ inverno, quello vero, come ai vecchi tempi. Abbiamo perso l’abitudine, ormai vogliamo che sia tutto ai nostri comandi, la neve solo per andare a sciare, l’acqua che scorra infinitamente dai nostri rubinetti, le strade sempre libere per permetterci di correre freneticamente qua e là per lavoro e per piacere.