L’unica salvezza è il prodotto

Quando si parla di Valle d’Aosta, nel resto d’Italia, anche nel confinante Piemonte, c’è la convinzione che si tratti di una di quelle regioni montane dov’è ancora alta l’attenzione e la cura del territorio. Dove fare l’allevatore “conta ancora qualcosa” e le aziende agricole godono di un certo benessere.

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Prati in fiore – Nus (AO)

Possono averlo pensato anche quelli che, sabato scorso, hanno visto il Giro d’Italia transitare sulle strade della Valle, attraversando villaggi, prati in fiore con i loro sistemi di irrigazione (la cui utilità quest’anno è scarsa, viste le piogge quasi quotidiane). Apparentemente il sistema qui sembra funzionare.

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Salita in alpeggio – Petit Fenis, Nus (AO)

Sempre in questi giorni, tra una nuvola e l’altra, qualcuno può anche essere andato a fare una gita e aver incontrato sulla sua strada qualche transumanza che saliva a piedi verso gli alpeggi, oppure camion e camioncini per il trasporto animale che si dirigevano verso le varie vallate. O ancora ha visto le prime mandrie nei pascoli a mezza quota. Ma nessuno ha visto le decine e decine di animali condotti al macello, perché servono soldi per mandare avanti le aziende, perché gli allevatori sono stufi, sfiduciati, perché questo mestiere non rende più. Non è normale portare al macello le bestie a pochi giorni dalla salita in alpeggio… Cosa sta succedendo?

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Prati in fiore in una rara giornata di sole – Petit Fenis, Nus (AO)

Si arriva da una stagione invernale lunga e difficile. Tutto è iniziato nell’aprile 2017, quando a fine mese una gelata tardiva ha colpito l’intero comparto agricolo qui e altrove in quasi tutto il Nord Italia. Non sono gelate “solo” le viti, le piante da frutto, le verdure, ma anche l’erba dei prati. Il primo taglio di fieno è stato scarso e di bassa qualità. C’è poi stata un’estate calda e siccitosa, quindi anche i tagli successivi non sono stati buoni, specie dove non si poteva irrigare. Infine le bestie sono scese prima dall’alpeggio, sempre per la siccità, trovandosi a pascolare in anticipo quel che c’era ancora, per poi rientrare in stalla ed iniziare a consumare il (poco) fieno. Quando è stato ora di acquistarlo perché era terminato quello nei fienili, il prezzo era alle stelle. L’inverno è stato lungo, la neve è arrivata presto e, a quote medio-basse, l’ultima è caduta ancora un paio di settimane fa.

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Lo stesso prato dell’immagine precedente dopo il violento temporale di sabato pomeriggio

Ciò nonostante, molti hanno messo fuori gli animali in anticipo, a pascolare quello che avrebbe poi dovuto essere il primo taglio del mese di maggio/giugno. O così, o non avere niente da mettere nelle mangiatoie. Anche il 2018 quindi parte molto male, con l’aggiunta di un meteo che non accenna a stabilizzarsi e, alle piogge, alterna temporali violenti che provocano l’allettamento dell’erba (cioè la schiacciano, come vedete nella foto). Quando finalmente si riuscirà ad iniziare a tagliare, il fieno sarà già vecchio, faticherà ad asciugare, ecc…

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Manzette di razza valdostana (castana, pezzata nera, pezzata rossa) – Nus (AO)

Ma non è possibile che sia solo una o due annate “storte” a determinare una crisi così drastica nell’intero settore zootecnico valdostano. Avevo già raccolto voci e impressioni la scorsa estate, attraverso le interviste che sono confluite in “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari“, poi ho letto qua e là sfoghi e commenti di chi non ce la fa più. Essendomi stato commissionato un articolo sull’argomento, ho chiesto un’intervista al Presidente AREV Jean Paul Chadel, che proprio in questi giorni è arrivato al primo anno dalla sua nomina. L’ho incontrato l’altro giorno, reduce da una serie di riunioni che non avevano contribuito a risollevare il suo morale. Diplomato all’Institut Agricole di Aosta, lui stesso allevatore, conosce a fondo questa realtà.

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Mandria in alpeggio – La Manda, Valtournenche (AO)

Lo stato attuale della zootecnia valdostana è disastroso.” Chadel non gira intorno al problema, con grande franchezza dipinge il quadro di una situazione sull’orlo del collasso. “Come tutta l’agricoltura di montagna, si dipende in linea diretta dagli aiuti comunitari, ma questi è dal 2015 che non arrivano, sono parzialmente fermi e le aziende ne hanno bisogno per andare avanti. E’ un sistema suicida, servono perché, allo stato attuale, i costi di gestione delle aziende superano le entrate.

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Alpeggio danneggiato dalle nevicate – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

C’è stato il costo del fieno che ha inciso, quest’anno c’è una stagione tardiva, molti alpeggi e strade sono state danneggiati durante l’inverno, sono tutti costi che si aggiungono, ma il vero problema sta a monte. Tutta la filiera produttiva valdostana è stata impostata per garantire il benessere degli animali, ma non quello del produttore. I contributi vengono erogati perché a Bruxelles hanno stimato che la gestione del territorio montano, che ha bisogno di cure, senza gli allevatori avrebbe costi 20 volte maggiori. Pertanto vengono dati i contributi. Ma l’unica nostra salvezza è il prodotto, non sono i contributi ad aiutare l’allevamento, l’hanno già distrutto! Per quello adesso siamo in ginocchio!

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Fontine in alpeggio – Alpe Djouan, Valsavarenche (AO)

In Valle d’Aosta “prodotto” significa soprattutto Fontina. “La Fontina dà lavoro a centinaia di persone, ma non dà da vivere a chi la produce!” Chi vende il latte ai caseifici riceve somme che non pagano i costi per mantenere gli animali, chi vende le Fontine alla cooperativa non ha una remunerazione adeguata. “Il sistema cooperativo dovrebbe aiutarci, ma da una parte siamo noi allevatori a non essere cooperativi, dall’altra il sistema è gestito politicamente e non ha come obiettivo il benessere degli allevatori. Da un punto di vista politico, qui in Valle prima si è speso troppo e male, così oggi il sistema sta crollando.

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Alpeggio abbandonato – Conca di By, Ollomont (AO)

C’è il rischio di rimanere senza parole, di fronte a simili affermazioni. Ma Chadel ha ancora qualcosa da dire, per completare le prospettive che attendono l’allevamento valdostano. “Nell’ultimo decennio ha chiuso il 30% delle aziende e non parlo solo di anziani che hanno cessato l’attività senza avere continuità. Il sistema attuale sta crollando. Se questo accadrà, chi sopravviverà lo farà lavorando in altro modo. Si abbandoneranno gli alpeggi scomodi, i mayen, le razze autoctone meno produttive. Anche i prodotti scompariranno, cambierà tutto, persino il paesaggio.” Perché infatti continuare al alzarsi nel cuore della notte per mungere, lavorare due volte al giorno il latte come si fa oggi per la Fontina, vincolata inoltre alle razze locali? Magari ci sarà chi punterà a razze da carne e chi a vacche dalla lattazione più abbondante, a discapito della qualità, del prodotto, del territorio, della tradizione.

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Mandria in alpeggio a By di Farinet – Ollomont (AO)

Oggi chi vuole partire da zero è un pazzo. La stalla e gli investimenti che deve fare non se li ripagherà in tutta la vita. La passione negli allevatori c’è ancora, per forza, ma l’entusiasmo no. Io però continuo ancora a credere in quello che sto facendo. Sapendo le difficoltà che ci sono, il prodotto, i prodotti, sono la nostra unica salvezza. Parlo della Fontina d’alpeggio, che deve essere identificabile dal consumatore. Sarà uno dei nostri punti di partenza. Poi abbiamo un progetto sul latte IGP. Inoltre bisogna valorizzare la carne dei nostri animali: nonostante il metodo di allevamento, sono vendute dai produttori a prezzi inferiori alla media, anche se poi al consumatore nei negozi arrivano ad altre cifre. Il consumatore che abbiamo oggi è più informato e consapevole, quindi capirebbe se ci muovessimo a presentare i prodotti in un altro modo, con più valorizzazione e prezzi che ripaghino gli allevatori del lavoro svolto.

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Pierrey – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

Non so cosa accadrà in futuro, in questa e nelle prossime stagioni. Il clima che si respira tra gli allevatori è effettivamente di profonda sfiducia. Ripensando alle interviste raccolte lo scorso anno, si staccavano dal coro le voci di chi aveva già cambiato qualcosa nel sistema, inventando nuovi prodotti da vendere direttamente o comunque puntando sulla valorizzazione e sul rapporto con il consumatore. Chi questo mondo l’ha sempre vissuto fin dalla nascita, ci può far vedere quante cose sono già andate perse nella gestione degli alpeggi, con pascoli scomodi che non vengono più utilizzati e altri che vengono pascolati “male”. Il concime non sempre viene sparso a fertilizzare i pascoli, sempre meno animali salgono sugli alpeggi… Speriamo cambi qualcosa. Come consumatori, cerchiamo di contribuire, tanti piccoli gesti possono invertire la tendenza. Investiamo un po’ di tempo e di denaro per cercare il prodotto giusto, sia per portarcelo a casa, sia per degustarlo in loco (magari negli agriturismo).

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Bisognerebbe cambiare mentalità partendo dal basso

Cari amici, come saprete in questi giorni sono in trasferta: oggi mi trovo a Follina (TV) per la manifestazione “La via della Lana“, dove alle 17:00 proietteremo il film sui pastori piemontesi. Chi fosse in zona e volesse venire a trovarmi… Stamattina ero indecisa se spostarmi ancora o rimaner qui in attesa che inizino gli eventi legati alla manifestazione. Il viaggio però è già stato lungo e domani mi aspetta un ritorno ancora più lungo… Così ho pensato stare tranquilla e iniziare a raccontarvi qualcosa su ciò che ho visto/sentito nei giorni scorsi.

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Andrea Bezzi nel suo punto vendita a Ponte di Legno (BS)

Durante la mia prima tappa ad Edolo, ho ricevuto un messaggio da parte di Andrea Bezzi. Qui potete vedere un breve filmato realizzato sulla sua azienda. Mi chiedeva se riuscivamo ad incontrarci, dato che lui (per ovvi motivi di lavoro) non riusciva a partecipare alla mia presentazione all’Università della Montagna. Dato che il giorno successivo ero di strada, avendo deciso di passare dal Passo del Tonale per spostarmi in Lessinia, ben volentieri ho accettato l’invito. Ho così potuto conoscere un allevatore decisamente speciale, cosa che già immaginavo avendo letto diversi articoli su di lui e sulla sua azienda zootecnica.

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Il punto vendita con vista sulla stagionatura – Ponte di Legno (BS)

L’ho raggiunto a casa sua nel centro di Ponte di Legno: aveva finito di mungere, le vacche ora sono già nei pascoli più a monte, pian piano ci si avvicina alla malga. Così abbiamo fatto colazione con una scodella di latte appena munto, ancora tiepido.  Intanto Andrea raccontava la sua storia, spiegava la sua “filosofia”. Un vero uragano di entusiasmo e concretezza, idee innovative e tradizione. Oltre a ritrovare nelle sue parole molti dei pensieri che esprimo da tempo anche su queste pagine, venivo anche investita da una carica di ottimismo e speranza, cosa che non mi accadeva da tempo, visto che la gran parte degli allevatori che mi è capitato di incontrare ultimamente è rassegnata ad una condizione di crisi che porta verso la sopravvivenza o addirittura la sconfitta.

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La stagionatura dello Stilter, formaggio DOP

Bisognerebbe cambiare tutto, sono molte le cose che non vanno. Ma bisognerebbe partire dal basso, solo così si può poi arrivare fino in alto a chi deve prendere le decisioni. Tanto per dire, l’asilo qui ha un bellissimo giardino, ma porteranno fuori i bambini 3-4 volte all’anno, non di più, perché le mamme poi si lamentano che si sporcano! Già di lì le cose non funzionano… I giovani qui sognano solo più di andare a lavorare agli impianti: non credono più nell’agricoltura. Invece agricoltura e turismo qui devono andare di pari passo, non uno prevalere sull’altro. Io ho fatto per anni l’istruttore di sci di fondo, ma ho sempre avuto anche l’azienda.

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Stagionatura dell’az. Bezzi a Ponte di Legno (BS)

Mi porta a vedere il punto vendita e la stagionatura, che contiene le preziose forme di Stilter, la DOP prodotta qui in Alta Valle Camonica, poi anche altri formaggi, il “Case di Viso”, dal nome della sua malga. “Non bisogna lasciarsi abbattere dalle difficoltà, bisogna saper trovare la propria strada per emergere. Alla fine lavora uguale chi si lamenta tutto il tempo senza cambiare nulla e chi invece trova il modo di valorizzare. Il mio prodotto lo vendo ad un prezzo giusto che tenga conto del lavoro che c’è dietro. Sono anche certificato Bio. Ormai il consumatore attento c’è, quello che cerca un prodotto fatto in un certo modo e disposto a spendere una certa cifra. Vendo i miei formaggi anche in mercati e fiere, su in malga, qui a casa… Si valorizza il prodotto puntando sulla qualità. In questo modo si possono tenere meno bestie e trasformare in proprio, invece di dare il latte a pochi centesimi ai caseifici. Ho amici che hanno le stalle in pianura, anche alcuni di loro hanno capito che questa è la strada giusta e hanno trasformato l’azienda con ottimi risultati.

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Case di Viso – Valcamonica (BS)

Andrea mi vuole a tutti i costi accompagnare fin su a Case di Viso, la sua malga. L’aria è frizzante, ma nelle scorse settimane ha fatto caldo, così la neve è già sciolta anche lassù e l’erba inizia a venire verde. Non vede l’ora di salire, come qualsiasi malgaro, e rimanere poi su il più a lungo possibile. “Vado su pian piano pascolando, poi arrivo quassù. Intorno alle case sfalcio, sono terreni privati. Non è tanto per la quantità di fieno che ricavo, ma per mantenere tutto pulito, resta bello verde, anche adesso c’è già più erba. Per mungere uso il carrello mungitura e lo sposto continuamente, così non si rovinano i pascoli.

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La conca di Case di Viso – Valcamonica (BS)

Mentre salivamo, Andrea mi aveva mostrato il punto dove avrebbe voluto edificare la stalla nuova. “Ma non me l’hanno lasciato fare… il piano regolatore non lo consente. Ma pian piano arriverò anche lì.” Non è tipo da arrendersi, ma nemmeno indugia in polemiche. Preferisce raccontarmi come vorrebbe fare questa stalla, con un sistema innovativo di lettiera, la “compost barn”. E’ molto attento al benessere animale, ma anche all’ambiente. “Gli animali che stanno bene danno un prodotto migliore. Le vacche stanno bene libere e soprattutto al pascolo. Qui in montagna devono stare in stalla per forza d’inverno, quindi vorrei una stalla dove possano stare nel miglior modo possibile.

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I pascoli sopra a Case di Viso – Valcamonica (BS)

I pascoli più alti intorno alla malga verranno utilizzati da un gregge transumante, tutto il resto invece alimenterà le vacche e le manze di Andrea. “Per fortuna ci sono degli usi civici, così questa malga non è potuta finire in mano a gente che arriva da fuori. Purtroppo questo sistema dei contributi sta facendo dei gravi danni. Bisognerebbe darli per aiutare chi lavora in montagna, ma basandosi su come uno gestisce il territorio.” Mi invita a tornare quando sarà quassù: la bellezza del luogo rende l’invito ancora più allettante… “Le vacche qui mangiano solo erba, il mangime serve giusto per sporcare la mangiatoia perché vengano a farsi mungere. Una volta anche noi davamo mangime in alpeggio, ma non ha senso! Alla fine la resa non cambia più di tanto, ma la qualità sì. Se le bestie sanno che dai il mangime, pascolano meno perché sanno che poi c’è quello da mangiare.” La nostra chiacchierata è stata ben più lunga, ma qui vi ho raccontato le cose principali che vi fanno capire chi è Andrea Bezzi e come gestisce i suoi animali, la sua azienda, e qual è la qualità dei suoi prodotti. Lo ringrazio ancora per il tempo che mi ha dedicato quella mattina, so bene che avrebbe avuto molte cose da fare: “Sai come si dice… c’è più tempo che vita!“, ma intanto sfrecciava per le strette strade sopra a Ponte di Legno. La stagione turistica non è ancora iniziata, il Passo Gavia è ancora chiuso, così non c’era quasi nessuno in giro. L’ho salutato mentre tornava nel suo piccolo caseificio e sono ripartita portando con me un po’ del suo ottimismo e del suo spirito costruttivo.

L’intervista a Geo e un appuntamento

Ecco finalmente il video dell’intervista andata in onda il 30 marzo scorso a Geo su Rai3. Per chi se lo fosse perso o non fosse riuscito a trovare il link… qui potete vedere solo l’estratto che mi riguarda.

 

Temevo peggio! Non sono riuscita a parlare di tutto ciò che avrei voluto, ma nell’insieme il risultato è accettabile. Così chi ancora non mi conosceva, adesso mi ha potuto vedere e ascoltare. Per chi invece volesse proprio sentirmi “dal vivo”, ricomincia una serie di incontri e presentazioni dei miei libri. Qui la pagina dove trovare le date degli incontri, altrimenti seguite la mia pagina pubblica su Facebook.

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Il primo appuntamento comunque sarà a Pomaretto (Val Germanasca – TO) il prossimo 13 aprile, alle ore 20:45.

Per chi volesse organizzare presentazioni dei miei libri, contattatemi.

Poco tempo e troppe cose

Cari amici, come molti di voi sapranno, ieri ho fatto una toccata e fuga a Roma per essere ospite della trasmissione Geo di RAI3. Il mio intervento andrà in onda venerdì prossimo, 30 marzo, nel corso della puntata (l’orario preciso non lo so, tra le 17:00 e le 18:25). Avevamo preparato una mia scheda, avevo mandato delle foto, c’era una specie di copione con le domande che la conduttrice doveva farmi, ma invece… si è andati a ruota libera!

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Roma – Colonna Traiana

Mentre viaggiavo in treno, nonostante l’alta velocità, guardavo lo scorrere dei magnifici paesaggi rurali che si sono via via presentati davanti ai miei occhi. C’erano anche città, fabbriche, asfalto e cemento, ma dopo… campi, prati, file di alberi sulle colline, cascine, alberi di frutto in fiore, villaggi arroccati, greggi di pecore al pascolo. La primavera qua e là stava davvero arrivando, ieri era il 21 marzo! Ma non è stata solo una questione di stagioni, i miei pensieri guardavano un paesaggio (il bel paesaggio italiano!) e vedevano quel che ci sta dietro: agricoltura e allevamento.

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Pascolo vagante in primavera – Cumiana (TO)

Tante erano le cose che mi sarebbe piaciuto raccontare al pubblico di Geo, trasmissione che seguo tutte le volte che ne ho la possibilità, ma alla fine (frastornata anche dal luogo in cui mi trovavo, dall’emozione, dalla tensione) temo di aver fatto ben poco. Ho risposto alle domande della conduttrice (persona squisita, semplice e gentile così come appare in TV), ma siamo andati a toccare ben pochi dei temi che mi stavano a cuore. Abbiamo parlato un po’ di pascolo vagante…

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Capre valdostane – Nus (AO)

…un po’ delle capre e del mio ultimo libro “Capre 2.0“. Seguendo le domande della conduttrice, non sono però riuscita ad affrontare alcune tematiche che avrei voluto portare al pubblico. Non che volessi tenere un comizio, ma almeno un accenno al sempre maggiore divario tra il mondo della terra, i produttori, e il resto della società, mi sarebbe piaciuto poterlo fare. Forse qualcosa tra le righe l’ho detto, ma è stato tutto così rapido e improvviso/improvvisato…

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Con alcuni dei capretti di quest’anno – Nus (AO)

Non so se chi mi vedrà riuscirà a capire davvero chi sono e di cosa mi occupo. Scrittrice sì, ma non solo. C’era una domanda nel copione a cui avrei voluto rispondere, cioè il perché non sono diventata io un’allevatrice con una mia azienda… Perché ciò avrebbe comportato abbandonare l’attività di comunicazione. Che siano articoli, che siano libri di saggistica, che sia il blog, che siano romanzi, occuparsi di allevamento in prima persona significa fare solo più quello, se vuoi farlo bene. Soprattutto, significa non potersi assentare, non poter lasciare gli animali. Inoltre, come ho già avuto modo di dire in diverse occasioni pubbliche, la mia passione per questo mondo, per gli animali, nel mio caso si esprime anche con le immagini e con le parole scritte. Infine, credo che al mondo dell’allevamento tradizionale talvolta possa essere maggiormente utile uno scritto che lo racconti al pubblico, piuttosto che un allevatore/allevatrice in più. Non so se ci saranno altre occasioni di raggiungere un pubblico così vasto… spero almeno di aver invogliato qualcuno a leggere i miei scritti per saperne di più su ciò che ho raccontato e continuo a raccontare in questi anni!