Per tutto questo devo dire grazie a mio papà

Per concludere le mie visite in alpeggio, sono salita in Val d’Ayas, una vallata che offre molto dal punto di vista escursionistico e paesaggistico. La mia meta ovviamente era un alpeggio dove si producono (e vendono) prodotti caseari, ma anche un villaggio walser molto particolare. Nonostante avessi già visto delle foto, non ero del tutto pronta per quello che avrei trovato lassù.

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Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Mascognaz, questo è il nome della località. Qui potete trovare un po’ di informazioni sulla storia di questo antico villaggio e sulle polemiche legate al suo recupero/trasformazione. Inevitabilmente ci sarà stato un periodo in cui il posto è stato oggetto di cantieri, ma oggi il villaggio è un piccolo gioiellino. Si tratta di un hotel di lusso, ben integrato con la realtà che lo ospita. Esternamente le baite hanno conservato le loro caratteristiche, mentre all’interno troviamo ogni comfort. “E’ un hotel a 4 stelle con clientela molto selezionata, italiani e stranieri. E’ venuto anche Sarkozy con Carla Bruni…“, mi racconta Aurelio, facendomi fare il giro turistico del villaggio.

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Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

L’alpeggio e il villaggio con i suoi ospiti non sono in contrapposizione, anzi! “Il turista ci dà da vivere. Poi hanno capito che senza l’agricoltura e allevamento, Mascognaz non sarebbe Mascognaz! Gli stranieri comunque sono più consapevoli. Quando hanno aggiustato qui, il padrone si è sempre confrontato con mio papà. Io passo con le bestie nel villaggio per andare a pascolare. Poi, quando scendiamo, mi fanno mettere il liquame sui prati intorno alle baite, per avere l’erba migliore.” Aurelio mi porta all’interno, scambiamo due parole con il personale, la visita continua, poi torniamo sui pascoli. “I miei hanno fatto una vita dura qui… Usavamo 7-8 stalle, tutte da pulire a mano con la carriola.

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La famiglia Vercellin – Mascognaz (AO)

Veniamo qui da 50 anni. Mio papà ha comprato nel 2000, abbiamo subito ristrutturato. Quando noi ci siamo spostati qui, nell’alpeggio nuovo, hanno iniziato  lavori per l’albergo. Adesso ho anche preso un altro alpeggio più sopra. E’ stato un rischio, ci ho pensato a lungo, ma sono contento di averlo fatto. Il giorno dopo averlo preso, ho incontrato due imprenditori qui della zona e mi hanno detto che avevo fatto bene: <<Pensa da lassù tuo papà come sarebbe contento!>>. Mi ha toccato il cuore, mi ha fatto luccicare gli occhi! Per tutto questo che ho qui, devo dire grazie a mio papà.

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Uscita mattutina verso i pascoli – Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Quando sono arrivata a Mascognaz, c’erano 4 gradi alle 8:00 del mattino e la mandria stava per uscire verso i pascoli, accompagnata dal più giovane della famiglia, Denis. Entrambi i figli di Aurelio hanno frequentato l’Institut Agricole di Aosta, Sylvie ha appena finito i tre anni: “I miei genitori dicono che è una scuola che non prepara abbastanza, che non ho niente in mano, ma abbiamo fatto sia teoria, sia pratica. Però a fare i formaggi ho imparato soprattutto dalla nonna…

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Sylvie estrae la cagliata, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Quest’anno è il primo anno che nonna Clara si è un po’ fatta da parte, lasciando a Sylvie il posto in casera. “Per tutta la vita, due volte al giorno, ho sempre fatto formaggi… Da queste parti, dire Mascognaz voleva dire Fontina, negli altri alpeggi non riuscivano a farla, non veniva…“, racconta Clara.

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La cantina, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Questo però è il primo anno che a Mascognaz di Fontine non se ne producono più: in cantina ci sono solo formaggi, con tanto di marchio. “Sono 5-6 anni che facciamo il Mascognaz, sono stato il primo a registrare e depositare il marchio del formaggio qui in valle. Ci troviamo bene, abbiamo meno spese e un prodotto più valorizzato. Ho fatto per vent’anni il marchiatore di Fontine, quindi conosco bene la realtà della Valle… Riesco a vendere tutto il mio prodotto qui in alpeggio, ho più richiesta che produzione, secondo me è un gran bel risultato.

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Paola nel punto vendita – Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Aurelio è un assiduo lettore di questo blog. Non è stato lui ad invitarmi a salire qui, ma il suo nome mi è stato fatto diverse volte dai miei “suggeritori”.  “Ho letto che tanti si lamentano dei turisti in alpeggio… qui sono rispettosi, certamente bisogna usare le buone maniere! Però sono i turisti che ci danno da vivere. C’è un cartello davanti al villaggio che invita a rispettare i pascoli, la pulizia. La gente che viene qui, sono dei signori in tutti i sensi.

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Alpe Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Per avvicinare ancora di più il turista all’alpeggio e alle sue produzioni, su prenotazione, è possibile organizzare delle visite. “A volte può essere anche un po’ una perdita di tempo… ma fa anche piacere quando la gente è interessata. Abbiamo molta richiesta anche di burro, avrei le attrezzature per fare lo yogurt, ma ho lasciato perdere. Ci volevano tutte le schede tecniche di ogni marmellata che mettevi nello yogurt… troppa burocrazia.

Aurelio e Denis, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Sapendo della mia venuta, Aurelio aveva lasciato da pascolare un pezzo particolare, dove il panorama era migliore per scattare le foto. “Sai che è la prima intervista che mi fanno? Foto me ne hanno fatte tante… ma intervistarmi, è la prima volta!” Ci tiene a raccontarmi la sua vita, che in fondo è storia semplice. “Le soddisfazioni maggiori sono quelle di venire in alpeggio, essere proprietari e sapere che la clientela apprezza il tuo prodotto!

Denis e la sua prima mucca, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Il futuro per questo alpeggio sembra garantito, i figli paiono aver ereditato la passione e l’entusiasmo dei genitori. Riparto mentre arriva gente a comprare formaggio, poi altri amici in visita… la stagione non è ancora terminata, visto che la famiglia Vercellin resterà qui fino ad ottobre.

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Non si riesce più a fare solo questo mestiere

Proseguendo le mie “uscite” tra gli alpeggi valdostani, sono arrivata a Pila, nota stazione invernale, ma località turistica anche estiva, raggiungibile da Aosta con telecabina e seggiovia. Io sono salita in auto, affrontando la ripida strada a tornanti. Avevo un appuntamento per una giornata “speciale”.

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Vacche valdostane in stalla dopo la mungitura – Pila (AO)

Mi aspettava la famiglia Squinabol, Davide si era appunto offerto di “ospitarmi” per l’intervista, ma alla fine ho partecipato a una di quelle piccole transumanze che caratterizzano la stagione di alpeggio, cioè il passaggio da un tramuto ad un altro. Per meglio utilizzare i pascoli, ci sono diverse strutture, collocate a quote via via maggiori, pertanto ci si sposta quando l’erba è finita, poi si sale ancora e, nel mese di agosto/settembre, si torna indietro, a pascolare quel che è ricresciuto.

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Fontine – Pila (AO)

Arrivo quando tutti sono indaffarati, le vacche sono già state munte, ma bisogna lavare tutte le attrezzature, portare all’alpeggio successivo tutto ciò che è necessario e anche occuparsi della caseificazione. Inizio a chiacchierare con Federico, che mi mostra la stagionatura delle fontine (qui se ne producono 16 al giorno) e con la nonna Vittorina, che si occupa tra le altre cose della caseificazione.

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Caseificazione – Pila (AO)

Mi racconta un po’ della sua vita, mentre la tecnologia la aiuta: infatti è un motorino a provvedere al rimescolamento della cagliata che viene riscaldata nella caldaia, per la produzione della Fontina. “Non volevo più venire su, sono stanca, sono stufa, per me ormai sono 48 anni di alpeggio! Ho male alle braccia, stanotte non ho dormito per i dolori. E dovrei anche essere di nuovo operata di ernia. Mi ero già fatta operare, ma poi quando ho tirato su le fontine, è di nuovo uscita. Ho sempre fatto una vita dura io… Volevo smettere, ma poi Federico mi ha chiesto se venivo ancora…

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Partenza dall’alpeggio – Pila (AO)

Non c’è tempo per vedere le ultime fasi della caseificazione, infatti arriva anche Davide che era salito al tramuto di Pan Perdù per portare del materiale, così le vacche vengono slegate e si parte in una nuvola di polvere. La siccità si fa sentire e il caldo viene avvertito anche a quelle quote. Federico e uno degli operai partono davanti alla mandria.

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La mandria attraversa la pista di downhill – Pila (AO)

Ci sarebbe stata ancora erba per qualche giorno, ma sono in corso le prove per la gara nazionale di downhill che si doveva tenere la domenica: gli animali dovevano attraversare la pista diverse volte al giorno per uscire e rientrare in stalla, quindi era impossibile rimanere ancora lì. Mentre passiamo, i bikers si fermano, il fotografo smette di immortalare i loro salti sulle gobbe in terra battuta realizzate per l’occasione.

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Piste da sci e pascoli estivi – Pila (AO)

Si sale lungo le piste: la gran parte dei pascoli di questi alpeggi d’inverno è territorio degli sciatori. Il posto è bello, il paesaggio spettacolare, ma sicuramente le infrastrutture della stagione invernale disturbano l’occhio di chi è abituato alla montagna incontaminata. “Qui a Pila è comodo, sei in montagna, ma non sei isolato, in paese ci sono i negozi, c’è tutto”, racconta Davide. “Io però su ci sto poco, vado avanti e indietro, ci sono i fieni da fare giù. Ci sono mio figlio Federico, mia suocera e gli operai.

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Pan Perdù – Pila (AO)

Sono le valdostane castane a raggiungere per prime l’alpeggio, guidando la transumanza. La mandria è composta in prevalenza da vacche di razza valdostana pezzata rossa, alcune pezzate nere e alcune castane, perché la passione per le battaglie delle reines c’è anche in questa famiglia. La precedenza però si da alla produzione di latte, alla mungitura.

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Pascoli a Pan Perdù – Pila (AO)

Gli animali salgono pascolando e intorno all’alpeggio trovano un fresco pascolo abbondante. I fili sono già stati tirati in precedenza per fermare la mandria una volta che fosse giunta lì, così Federico e uno degli operai si occupano di sistemare l’acqua della fontana. Tutti gli altri arriveranno più tardi, dopo aver terminato i lavori nell’alpeggio sottostante.

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Alpeggio Pan Perdù – Pila (AO)

La baita è già addobbata con numerosi vasi di gerani e altri fiori arriveranno ancora in seguito sul pick up. “Mi piace che ci siano tanti fiori, arrivare in un posto e trovare tutto fiorito è una bella impressione. Il proprietario dell’alpeggio invece dice che è una perdita di tempo, perché bisogna anche bagnarli…

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Federico – Pila (AO)

Federico intende continuare la professione di allevatore, ma sta anche studiando veterinaria a Torino. “Spero in futuro di riuscire a fare entrambe le cose. In autunno inizio il quarto anno.” Davide, oltre a fare i fieni, deve scendere anche per tutto quel che concerne la burocrazia: “Non si riesce a fare solo il mestiere, si passano le giornate negli uffici a presentare domande e le leggi cambiano continuamente.”

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Qui a Pila i turisti non mancano, specialmente dalla fine di giugno alla metà di agosto, ma non sempre la convivenza è facile. La seggiovia porta i ciclisti in quota e dopo questi rientrano in paese godendosi la discesa, solo che bisogna ricordare loro di utilizzare solo le piste segnalate e non quelli che invece sono pascoli. “C’è un bel rapporto con la società che gestisce gli impianti, ci veniamo incontro a vicenda. I turisti invece non sanno più ho cosa sia l’alpeggio, ho fermato gente che saliva in mezzo ai pascoli… perché di lì si faceva prima, così mi hanno risposto.

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Valdostana pezzata rossa – Pila (AO)

Per la gente è tutto bello finché non si incontrano i due mondi. Il letame puzza, non piace che venga sparso sui pascoli, però per essere bello, tutto fiorito, bisogna fare manutenzione, concimare, ecc…“. Quel giorno di inizio estate però di turisti non ce ne sono. Le vacche hanno mangiato, gli uomini sono ancora indaffarati a sistemare tutto prima di concedersi un pranzo.

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Davanti alla stalla – Pan Perdù, Pila (AO)

Gli animali attendono di entrare in stalla, ma non è ancora tutto pronto. In quella lunga giornata non si riesce a rispettare gli orari normali. La fatica e la stanchezza poi iniziano a farsi sentire, la sveglia per la mungitura era suonata alla 3 del mattino.

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 Pan Perdù, Pila (AO)

Finalmente, poco alla volta, le vacche vengono fatte entrare. Per quella giornata particolare sono venuti a dare una mano anche gli allevatori che mandano qui in alpeggio per l’estate i loro animali. E’ stagione di fieni, c’è chi ne ha tagliati e deve andarli a ritirare, potrebbe fare un temporale prima di sera, o forse no. Si parla anche del gran caldo, della siccità, della speranza che non manchi l’acqua per irrigare i prati.

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In stalla – Pan Perdù, Pila (AO)

Finalmente tutti gli animali sono al loro posto e si può andare a pranzare. Resterà ben poco tempo per riposare prima della mungitura pomeridiana. Nonostante le mungitrici, occorrono comunque all’incirca tre ore per questa operazione, poi c’è nuovamente da lavorare il latte. “Per tutto il lavoro che comporta, le due lavorazioni quotidiane, il fatto che è un formaggio a latte intero, è una DOP, dovrebbe valere di più, la Fontina. La gente non sa che lavorazione c’è dietro.