A noi piccoli allevatori manca l’impegno politico e il senso di cooperazione

L’altro giorno Matteo, parlando della sua “storia”, diceva che non poteva lamentarsi della vita che stava conducendo: ha una bella famiglia e fa il lavoro che gli piace. Amici allevatori (di pecore e capre) hanno condiviso l’articolo, commentando però con un’analisi personale di questa affermazione. Matteo è giovane, Aldo e Marilena invece hanno già qualche primavera (ma anche estate, autunno, inverno) in più alle spalle. Ci conosciamo ormai da molti anni, così ho chiesto loro se potevo usare la riflessione scaturita dalla lettura del post come spunto per i lettori di questo blog.

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Marilena e la sua bancarella durante una fiera

Della nostra vita non possiamo lamentarci, ma di come viene pilotata a livello politico e di investimenti economici sì. Una critica feroce: a noi piccoli allevatori manca l’impegno politico e il senso di cooperazione per discorsi di promozione, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per grande concentrazione nei propri progetti.

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Il gregge dell’azienda En Barlet a Roaschia (CN)

Vere entrambe le cose: soprattutto al piccolo imprenditore agricolo/allevatore, il tempo manca, manca sempre, perché si lavora da mattina a sera e spesso anche di notte. Gestisci gli animali, portali al pascolo, pulisci stalle, mungi, fai il formaggio, vai a venderlo… Altro che le otto ore!!! E quando dai il via a un progetto, un’innovazione, un cambiamento, questo stravolge la routine, succhia altro tempo e altre energie. Per non parlare di quando sei costretto a “differenziare” svolgendo anche altre attività agricole per far quadrare i conti.

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Aldo e la bancarella dei prodotti a Roaschia (CN)

Eppure sopratutto in tempi di crisi come oggi, diventa fondamentale l’associazionismo e il consorziarsi con dati alla mano di ciò che si produce da presentare al mercato e ai consumatori, che giustifichi e faccia riflettere la differenza di prezzi rispetto alla grande distribuzione. Per fare tutto ciò ci vuole un supporto tecnico ed economico che solo il pubblico può fare, così come  la corretta gestione politica come progetto di miglioramento della salute e alimentazione, oltre che della gestione dell’ambiente. E noi dovremmo essere quelli che fanno leva perché questo si muova. Altrimenti resteremo sempre in attesa di fondi di supporto ad una politica gestita dall’alto, purtroppo sempre mirata alla grande produzione.

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L’Associazione casare e casari ha sempre uno spazio dedicato durante la manifestazione Cheese a Bra (CN)

I miei amici citano, come valido esempio, l’associazione casare e casari di azienda agricola di cui fanno parte da anni.  Perché associarsi ha un senso “…per avere più professionalità, consapevolezza, conoscenza di quello che si fa e di come si inserisca nell’intorno, per muoversi. E’ una strada lunga la consapevolezza. Ma paga.

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Marilena nel suo spazio presso lo stand dell’Associazione Casare e Casari a Cheese, Bra (CN)

Con l’Associazione, si organizzano incontri caseari con tecnici su tematiche strutturali e tecnologiche dove incontri altri allevatori e puoi chiedere e confrontarti. Da quest’ anno siamo diventati nazionali, con afflusso di allevatori del Sud, mentre prima eravamo circoscritti al Piemonte, questo per essere collegati ad altre associazioni a livello mondiale. Quest’anno hanno fatto un incontro in Svezia. Peccato fosse in autunno, non abbiamo potuto andare. Due anni fa si è organizzato un viaggio vacanza caseario, con visite a varie realtà a Gran Canaria, nostro figlio Nicolò ha partecipato. Adesso il Presidente è Eros Scarafoni, che gestisce azienda agricola/zootecnica (azienda Fontegranne) con produzione di formaggi a Belmonte Piceno, Fermo, Marche.

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Gli animali della piccola azienda di Giovanni a Fossano (CN)

Anche un altro amico, Giovanni, mi racconta di come far parte di una realtà associativa abbia permesso alla sua azienda di andare avanti nonostante le piccole dimensioni che, nel mercato attuale, l’avrebbero portata a soccombere. Lui alleva bovine piemontesi da carne. “Mi sono avvicinato a La Granda una decina di anni fa vedendo che sul mercato la qualità non veniva riconosciuta e non ti veniva riconosciuto il maggior impegno e i maggiori costi.  Anzitutto il prezzo nella Granda è fisso indipendentemente da come va il mercato e questo di mette già al riparo dalle sue oscillazioni; hai a disposizione un disciplinare frutto di esperienze maturate dal 1996 ad oggi che viene costantemente aggiornato grazie anche ai consulenti che riusciamo a permetterci essendo un gruppo e non un singolo allevamento.”

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Un nuovo arrivo in azienda

“Tutto quello che può servire a migliorarsi viene messo a disposizione di tutti gli allevatori che sono medio piccoli con linea vacca vitello e a conduzione famigliare; non ci sono intermediari e gli animali sono venduti ad alcuni macellai e Sergio Capaldo che a sua volta rifornisce Etaly ma non solo. Capaldo è l’anima di tutto questo! È riuscito a convincerci che, superando le diffidenze e le rivalità, mettendosi insieme si poteva affrontare meglio le difficoltà invece di lamentarsi e basta! Quando sembrava che il futuro fosse solo in grossi allevamenti da latte o da carne Sergio ha capito che c’era anche per piccole realtà a conduzione famigliare legate al territorio che avevano in mano una carne di alta qualità. Però bisognava dirlo alle persone, farlo sapere; così ha abbandonato la professione di veterinario e si è buttato anima e corpo in questa avventura dove tutti gli dicevano che non avrebbe combinato nulla, che la razza bovina Piemontese sarebbe presto scomparsa; invece dai cinque coraggiosi allevatori iniziali oggi siamo quasi ottanta!”

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Uno sguardo al mondo innevato fuori dalla stalla

“Poi per carità non è tutto rose e fiori perché il mercato della carne ha delle grosse oscillazioni e La Granda garantisce il prezzo ma non il ritiro di tutti gli animali; quando ci sono meno richieste bisogna anche vendere qualche vitello al di fuori del circuito ma per avere il prezzo fisso non si può fare diversamente. Alle riunioni a volte ci si scontra ma almeno così è tutto alla luce del sole, non ci sono segreti e ci sente parte di un gruppo, di una famiglia dove ci sono discussioni ma per affrontare i problemi e trovare la soluzione migliore per superarli. Sinceramente io non avessi aderito a La Granda nel 2007 a quest’ora avrei già abbandonato perché un piccolo allevamento non può reggere le oscillazioni del mercato se fa qualcosa di alternativo e anche il fatto che se dentro qualcosa che mette il produttore al centro ti motiva ad andare avanti; altrimenti ti scoraggi,ti lasci andare.

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Ancora le vacche piemontesi di Giovanni a Fossano (CN)

Sono soltanto due esperienze, entrambe positive, da quel che ci raccontano questi amici. Sappiamo però che non sempre le cose vanno bene, in realtà associative: sono fondamentali un buon coordinamento generale, nessuno che voglia trarre profitti o particolari vantaggi personali, la mentalità e la predisposizione giusta per collaborare. Ovviamente, come sempre, la porta è aperta per chiunque voglia replicare a quanto detto da questi amici (scrivendo nei commenti) o raccontarmi la sua storia per realizzare altri post.

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Bisognerebbe cambiare mentalità partendo dal basso

Cari amici, come saprete in questi giorni sono in trasferta: oggi mi trovo a Follina (TV) per la manifestazione “La via della Lana“, dove alle 17:00 proietteremo il film sui pastori piemontesi. Chi fosse in zona e volesse venire a trovarmi… Stamattina ero indecisa se spostarmi ancora o rimaner qui in attesa che inizino gli eventi legati alla manifestazione. Il viaggio però è già stato lungo e domani mi aspetta un ritorno ancora più lungo… Così ho pensato stare tranquilla e iniziare a raccontarvi qualcosa su ciò che ho visto/sentito nei giorni scorsi.

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Andrea Bezzi nel suo punto vendita a Ponte di Legno (BS)

Durante la mia prima tappa ad Edolo, ho ricevuto un messaggio da parte di Andrea Bezzi. Qui potete vedere un breve filmato realizzato sulla sua azienda. Mi chiedeva se riuscivamo ad incontrarci, dato che lui (per ovvi motivi di lavoro) non riusciva a partecipare alla mia presentazione all’Università della Montagna. Dato che il giorno successivo ero di strada, avendo deciso di passare dal Passo del Tonale per spostarmi in Lessinia, ben volentieri ho accettato l’invito. Ho così potuto conoscere un allevatore decisamente speciale, cosa che già immaginavo avendo letto diversi articoli su di lui e sulla sua azienda zootecnica.

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Il punto vendita con vista sulla stagionatura – Ponte di Legno (BS)

L’ho raggiunto a casa sua nel centro di Ponte di Legno: aveva finito di mungere, le vacche ora sono già nei pascoli più a monte, pian piano ci si avvicina alla malga. Così abbiamo fatto colazione con una scodella di latte appena munto, ancora tiepido.  Intanto Andrea raccontava la sua storia, spiegava la sua “filosofia”. Un vero uragano di entusiasmo e concretezza, idee innovative e tradizione. Oltre a ritrovare nelle sue parole molti dei pensieri che esprimo da tempo anche su queste pagine, venivo anche investita da una carica di ottimismo e speranza, cosa che non mi accadeva da tempo, visto che la gran parte degli allevatori che mi è capitato di incontrare ultimamente è rassegnata ad una condizione di crisi che porta verso la sopravvivenza o addirittura la sconfitta.

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La stagionatura dello Stilter, formaggio DOP

Bisognerebbe cambiare tutto, sono molte le cose che non vanno. Ma bisognerebbe partire dal basso, solo così si può poi arrivare fino in alto a chi deve prendere le decisioni. Tanto per dire, l’asilo qui ha un bellissimo giardino, ma porteranno fuori i bambini 3-4 volte all’anno, non di più, perché le mamme poi si lamentano che si sporcano! Già di lì le cose non funzionano… I giovani qui sognano solo più di andare a lavorare agli impianti: non credono più nell’agricoltura. Invece agricoltura e turismo qui devono andare di pari passo, non uno prevalere sull’altro. Io ho fatto per anni l’istruttore di sci di fondo, ma ho sempre avuto anche l’azienda.

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Stagionatura dell’az. Bezzi a Ponte di Legno (BS)

Mi porta a vedere il punto vendita e la stagionatura, che contiene le preziose forme di Stilter, la DOP prodotta qui in Alta Valle Camonica, poi anche altri formaggi, il “Case di Viso”, dal nome della sua malga. “Non bisogna lasciarsi abbattere dalle difficoltà, bisogna saper trovare la propria strada per emergere. Alla fine lavora uguale chi si lamenta tutto il tempo senza cambiare nulla e chi invece trova il modo di valorizzare. Il mio prodotto lo vendo ad un prezzo giusto che tenga conto del lavoro che c’è dietro. Sono anche certificato Bio. Ormai il consumatore attento c’è, quello che cerca un prodotto fatto in un certo modo e disposto a spendere una certa cifra. Vendo i miei formaggi anche in mercati e fiere, su in malga, qui a casa… Si valorizza il prodotto puntando sulla qualità. In questo modo si possono tenere meno bestie e trasformare in proprio, invece di dare il latte a pochi centesimi ai caseifici. Ho amici che hanno le stalle in pianura, anche alcuni di loro hanno capito che questa è la strada giusta e hanno trasformato l’azienda con ottimi risultati.

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Case di Viso – Valcamonica (BS)

Andrea mi vuole a tutti i costi accompagnare fin su a Case di Viso, la sua malga. L’aria è frizzante, ma nelle scorse settimane ha fatto caldo, così la neve è già sciolta anche lassù e l’erba inizia a venire verde. Non vede l’ora di salire, come qualsiasi malgaro, e rimanere poi su il più a lungo possibile. “Vado su pian piano pascolando, poi arrivo quassù. Intorno alle case sfalcio, sono terreni privati. Non è tanto per la quantità di fieno che ricavo, ma per mantenere tutto pulito, resta bello verde, anche adesso c’è già più erba. Per mungere uso il carrello mungitura e lo sposto continuamente, così non si rovinano i pascoli.

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La conca di Case di Viso – Valcamonica (BS)

Mentre salivamo, Andrea mi aveva mostrato il punto dove avrebbe voluto edificare la stalla nuova. “Ma non me l’hanno lasciato fare… il piano regolatore non lo consente. Ma pian piano arriverò anche lì.” Non è tipo da arrendersi, ma nemmeno indugia in polemiche. Preferisce raccontarmi come vorrebbe fare questa stalla, con un sistema innovativo di lettiera, la “compost barn”. E’ molto attento al benessere animale, ma anche all’ambiente. “Gli animali che stanno bene danno un prodotto migliore. Le vacche stanno bene libere e soprattutto al pascolo. Qui in montagna devono stare in stalla per forza d’inverno, quindi vorrei una stalla dove possano stare nel miglior modo possibile.

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I pascoli sopra a Case di Viso – Valcamonica (BS)

I pascoli più alti intorno alla malga verranno utilizzati da un gregge transumante, tutto il resto invece alimenterà le vacche e le manze di Andrea. “Per fortuna ci sono degli usi civici, così questa malga non è potuta finire in mano a gente che arriva da fuori. Purtroppo questo sistema dei contributi sta facendo dei gravi danni. Bisognerebbe darli per aiutare chi lavora in montagna, ma basandosi su come uno gestisce il territorio.” Mi invita a tornare quando sarà quassù: la bellezza del luogo rende l’invito ancora più allettante… “Le vacche qui mangiano solo erba, il mangime serve giusto per sporcare la mangiatoia perché vengano a farsi mungere. Una volta anche noi davamo mangime in alpeggio, ma non ha senso! Alla fine la resa non cambia più di tanto, ma la qualità sì. Se le bestie sanno che dai il mangime, pascolano meno perché sanno che poi c’è quello da mangiare.” La nostra chiacchierata è stata ben più lunga, ma qui vi ho raccontato le cose principali che vi fanno capire chi è Andrea Bezzi e come gestisce i suoi animali, la sua azienda, e qual è la qualità dei suoi prodotti. Lo ringrazio ancora per il tempo che mi ha dedicato quella mattina, so bene che avrebbe avuto molte cose da fare: “Sai come si dice… c’è più tempo che vita!“, ma intanto sfrecciava per le strette strade sopra a Ponte di Legno. La stagione turistica non è ancora iniziata, il Passo Gavia è ancora chiuso, così non c’era quasi nessuno in giro. L’ho salutato mentre tornava nel suo piccolo caseificio e sono ripartita portando con me un po’ del suo ottimismo e del suo spirito costruttivo.

Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta

Eccomi di nuovo a parlarvi di un nuovo libro. Proprio stamattina, dalle mani degli editori, ho ritirato le primissime copie della mia nuova fatica letteraria. Andrà in distribuzione in questi giorni, quindi dopo il 20 aprile dovreste iniziare a trovarlo on-line, a fine mese arriverà anche nelle librerie, ma… potete già andare a prenotarlo!

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La copertina

“Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari” MonteRosa Edizioni (prezzo di copertina 24,50€) è la mia nuova opera. Posso dirmi davvero soddisfatta del risultato. Forse non dovrei, come Autrice, ma un libro è un lungo “viaggio”: le frasi preliminari, la raccolta delle informazioni, le “uscite in campo”, le interviste, la raccolta di tutta la documentazione per i testi introduttivi, la scrittura… poi le revisioni delle bozze, la scelta delle foto. Dopo il tutto passa alla casa editrice per l’impaginazione e le revisioni successive. Infine io avevo ricevuto una versione digitale dell’opera. Mi piaceva, ma poi bisognava vedere come avrebbe “reso” una volta stampato. E’ stato dato il giusto risalto alle immagini, stampate su carta lucida e… non posso che complimentarmi con gli Editori. Spero che piaccia altrettanto anche a voi lettori!

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Plan de Breuil – Ollomont (AO)

Ma che cos’è questo libro? Cosa ci trovate all’interno? Innanzitutto, trovate per l’appunto 23 itinerari escursionistici, da affrontare principalmente a piedi (alcuni si prestano anche per la MTB, ma l’utente “tipo” è un camminatore), con diversi gradi di lunghezza. Questi vi porteranno a scoprire un po’ tutta la Valle d’Aosta, dalla Bassa, alla Media, all’Alta Valle, nei sui angoli più o meno conosciuti, con i suoi meravigliosi panorami alpini.

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Vallorsiére -Vallone di St. Barthelemy, Nus (AO)

Ogni itinerario raggiunge non una cima, un colle, ma uno o più alpeggi. Alcuni vengono sfiorati, in altri ci si ferma. Si tratta ovviamente di una minima parte del gran numero di alpeggi ancora attivi sulle montagne della Val d’Aosta. Poi l’escursionista può proseguire per vedere laghi, pranzare o pernottare in un rifugio, arrivare ad un colle (secondo le indicazioni fornite anche nel testo), ma la meta principale normalmente è proprio l’alpeggio.

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Fontine – Alpe Djouan, Valsavarenche (AO)

Lo scopo principale del libro è quello di condurre gli escursionisti alla scoperta e all’acquisto dei prodotti caseari degli alpeggi: Fontina, ma non solo! Nella prefazione, tra i vari aspetti trattati, vi è la storia e l’origine del nome di quello che è il formaggio più conosciuto della valle. Negli alpeggi però potremo trovare anche molto altro, spaziando tra la tradizione e le innovazioni.

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Vacche al pascolo sopra alla Tsa de Fontaney – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

Nel libro, e lungo gli itinerari, incontreremo ovviamente gli animali al pascolo. Bovini soprattutto, ma anche capre e pecore. Si parla delle razze, del perché vengono scelte, delle loro caratteristiche e anche di come gli escursionisti devono comportarsi in loro presenza. Non li vedremo fuori in qualsiasi ora del giorno, e anche questo vi verrà spiegato…

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Al pascolo nel Vallone di San Grato – Issime (AO)

Ho voluto dare molto spazio però soprattutto agli allevatori, ai loro aiutanti, alle persone che si incontrano negli alpeggi e sui pascoli. Sarà attraverso le loro parole che il lettore potrà andare alla scoperta di questo mondo, delle sue tradizioni, ma anche di come è cambiato e sta cambiando in questi ultimi anni. Si parla molto di passione, ma anche di difficoltà legate alla burocrazia, alle normative sulla lavorazione del latte, al valore dei prodotti non proporzionato allo sforzo che permette di ottenerli. Ci sono giovani, famiglie, anziani, operai dal Marocco e dalla Romania, ciascuno con la propria storia e le proprie esperienze.

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Comboé, la cappella e la casa parrocchiale – Charvensod (AO)

Infine, quasi ogni itinerario prevede anche la scoperta di aspetti storici, archeologici o naturalistici: siti minerari, sculture lignee, architettura Walser e così via. Insomma, un libro che spero soddisfi un pubblico molto vasto. Il mio obiettivo principale nello scriverlo è stato soprattutto quello di avvicinare due dei principali gruppi di utenti della montagna estiva: chi ci va per lavoro, salendo in alpe con mandrie e greggi, e chi la sceglie come luogo di svago per una gita, per un trekking, per un soggiorno. Scriverlo, ma soprattutto “farlo” recandomi in ciascuno dei luoghi descritti, per me è stata una bella avventura, che mi ha permesso di conoscere meglio questa regione e i suoi allevatori, instaurando anche nuovi rapporti di amicizia.

A questo punto, non vi resta che leggerlo! La prima presentazione ufficiale sarà a Verrés ad inizio maggio (seguiranno comunicazioni sulla data e sul luogo esatto). Potrete trovare copie del libro anche alle presentazioni già in programma delle altre mie opere. Per chi invece fosse interessato ad organizzare una serata dedicata a questo testo… come sempre, contattatemi!

Chi non conosce la Fontina?

Era da qualche tempo che volevo scrivere un articolo sulla Fontina. La spinta finale me l’ha data un amico valdostano che, fuori regione per motivi di lavoro, l’altro giorno ha acquistato un pezzo del suddetto formaggio per preparare un piatto tipico del suo paese, da consumare in compagnia di amici. Le sue considerazioni espresse su Facebook hanno aggiunto un tassello a questa travagliata storia…

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Fontina d’alpeggio in una bancarella di produttori a Roccaforte Mondovì (CN)

Come saprete, la scorsa estate ho girato dalla bassa all’alta Valle per raccogliere materiale e testimonianze per un libro di itinerari di prossima pubblicazione (uscirà nel 2018). Ho così avuto modo di vedere dove nasce la Fontina d’alpeggio, ascoltare le storie (e le lamentele, in alcuni casi) di chi la produce. Mi sono documentata sulla sua storia, sulle origini del suo nome e sul perché la Fontina d’alpeggio, in alpeggio, non si possa acquistare…

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Produttori con i loro formaggi alla fiera di Luserna San Giovanni (TO)

Mi era capitato, tempo fa, di sentir dire che “la Fontina d’alpeggio non esiste più, non trovi nessuno che ne abbia da vendere, ormai danno il latte ai caseifici“. Sì e no… è vero che alcuni produttori conferiscono il latte ai caseifici anche d’estate, è vero che molte delle Fontine prodotte in quota non vengano più stagionate in alpeggio, ma sono conferite “bianche” al consorzio o a privati, che si occupano poi della stagionatura e della vendita. Ma comunque, in alpeggio, la Fontina non la potete acquistare, a meno che sia stata prodotta in fondovalle o nei primissimi giorni d’alpe, perché il disciplinare prevede almeno 80 giorni di stagionatura dopo il giorno di produzione.

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Stand della Fontina a Cheese – Bra (CN)

Prima di passare ad altre considerazioni, lasciatemi dire che, secondo me, soprattutto in Val d’Aosta, la Fontina viene venduta al consumatore ad un prezzo troppo basso. Innanzitutto, la sua lavorazione: latte intero, entro due ore dalla mungitura (quindi due volte al giorno), per non parlare poi di tutta la stagionatura con salatura e spazzolamenti vari. Poi è una DOP, quindi viene controllata e marchiata, ciò che non è conforme, si scarta. Infine, il suddetto disciplinare, impone una certa alimentazione alle vacche (che sono rigorosamente di razza autoctona valdostana), quindi nella stagione invernale il fieno deve essere solo valdostano. Aggiungiamo che il territorio è interamente montano, quindi 365 giorni all’anno le condizioni di vita e di lavoro son diverse da quelle di un’azienda di pianura.

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Degustazione di Fontina d’alpeggio a Cheese – Bra (CN)

E’ vero che il disciplinare prevede l’eventuale impiego di altri alimenti che non siano solo erba e fieno, ma solo in certe percentuali e solo quelli indicati. Come vi avevo raccontato quest’estate, c’è anche un progetto a cui hanno aderito alcuni alpeggi, di non impiegare mangimi per un certo periodo d’estate. Quelle Fontine vengono vendute separatamente. Insomma, la Fontina è un formaggio conosciuto, la sua storia è antica, le sue vendite e la sua esportazione risalgono ai secoli scorsi, quando venivano i commercianti da fuori regione ad acquistarle a fine stagione d’alpeggio. Ma oggi che succede??

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La Fontina comprata in Piemonte dal mio amico, con tanto di carta e marchio ufficiali

Come vi dicevo, c’è stato un amico che, fuori regione (e ben conoscendo la buona Fontina) ha dovuto comprarne una fetta per cucinare un piatto tipico della Vallée. Così ha scritto dopo averla scartata e assaggiata: “Qualcuno sa spiegarmi… Mentre in Valle d’Aosta per il MODON D’OR fanno passerella politici e non, in Piemonte, un valdostano vuole cucinare per amici la Soupetta di Cogne. Dopo essermi procurato le spezie giuste, mi fermo in un negozio dove vendono esclusivamente prodotti di marca, mi avvicino al bancone dei formaggi che trovo veramente ben fornito, si presenta una commessa che mi domanda: Desidera? Vorrei della Fontina! La vuole di Aosta o quella dolce? La vorrei di Aosta! La commessa ne prende un pezzo ed io lo compro tutto, lei lo incarta e me lo porge, la pago €. 16,90 al kg. (per informazione la Fontina dolce si chiama Fontella). Arrivo a casa di amici, scarto la Fontina, l’assaggio, amara come il fiele. Nella speranza che qualcuno, guardando le foto sappia spiegarmi di cosa si tratta, ricordo che la Fontina dovrebbe essere il nostro fiore all’occhiello e ambasciatrice della Valle al di fuori dei nostri confini, saluto. Un valdostano amareggiato “in tutti i sensi” Ps. la crosta non l’ho grattata io.

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Fontina DOP e DOP alpeggio in vendita a Cheese – Bra (CN)

A questo punto le considerazioni da fare sarebbero molte. La prima è che, appena fuori valle, i prezzi lievitano tantissimo. Sapete che in Val d’Aosta in media la trovate a 10-12 euro al kg? Al caseificio così come dal privato, anche quelle veramente buone, così buone che viene spontaneo dire al produttore: “Te la pago di più perché non è giusto che la vendi ad un prezzo di una toma qualsiasi!“.

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Fontine e tome valdostane – Condove (TO)

Ho fatto un esperimento ed ho provato a chiedere agli amici on-line se comprano Fontina, dove e come la giudicano. Vi copio un po’ dei loro commenti. “Acquistata sempre facendo attenzione al marchio del consorzio sulla crosta. Poi quando ho tempo, da ottobre in poi, cerco di andare a trovarmi i produttori/clienti e lì il profumo e il gusto cambia con i fiori di alpeggio. Non tutta la fontina è uguale. E da un produttore all’altro cambia un po’. Il consorzio garantisce un prodotto conforme.” “Io Fontina buona qua in Piemonte non ne ho quasi mai trovata… spesso e volentieri è amara…“. “Buona quella di alpeggio e quella di caseificio acquistata in Valle, fuori dalla Valle quella dei supermercati ha poco sapore, buona quella dei piccoli negozi specializzati in formaggi.” “Buona solamente quando la comperi in Vallée. Diversamente è sempre amara.” “La sua bontà è direttamente proporzionale al prezzo, sovente prendo quella bio al Naturasì di Pinerolo, la pago 21 euro al kg ed è molto gustosa, mi è capitata di prenderla al Unes di Villar Perosa ad un costo decisamente inferiore, ma di fontina aveva solo l’etichetta.” Una voce dalla Toscana: “La fontina fa schifo… vai nei supermercati e non sa di nulla… se vai in da un casaro dove nasce e dove la fanno davvero è fantastica ragion per cui vai a sapere che ci mandano qui… una volta ad Aosta c’avrei preso l’indigestione, ce la portò un vecchietto che teneva le mucche, avrei mangiato anche la carta!” Dalla Lombardia: “Qui da noi, nei supermercati, non sa di niente e costa cara.” Altri amici invece hanno risposto indicando i nomi dei produttori da cui vanno direttamente a fornirsi, oppure la acquistano in occasione della Fiera di Sant’Orso.

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La Fontina è una sola… ed essendo una DOP non può essere fatta altrove! – Coazze (TO)

Aggiungo qualche mia esperienza personale. Il consumatore deve sempre fare ben attenzione, perché spesso viene spacciato per Fontina… del formaggio che Fontina non è! Quante volte nelle fiere mi è capitato di vedere delle “fontine” di chissà dove, ma sicuramente non valdostane!

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Parmigiano valdostano?? – Lanzo (TO)

Il plagio e i tarocchi colpiscono ogni formaggio, non ne è vittima solo la Fontina. Nelle fiere davvero si può trovare di tutto. Non è detto che il gusto sia cattivo, ma se vogliamo un certo prodotto, dobbiamo conoscerne le caratteristiche. Soprattutto poi non mi puoi vendere ad un certo prezzo un formaggio che non è quello autentico.

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Toma “fontinata” – Luserna San Giovanni (TO)

Nel caso della Fontina però, se compriamo un formaggio con un marchio, una DOP, vorremmo che sia buono! Probabilmente ci sono “tome fontinate” (in questo caso penso sia ammesso chiamarle così, sappiamo che stiamo comprando una toma prodotta con il metodo della Fontina, ma non rispettando il disciplinare della DOP e l’origine probabilmente non sarà valdostana) più buone di certa Fontina che si trova in giro! Per completezza di informazione, il Fontal è un formaggio industriale che non ha niente a vedere con la Fontina, con la sua lavorazione e con la Val d’Aosta (qui per saperne di più sul Fontal).

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Stagionatura a Merdeux – St.Rhemy-en-Bosses (AO)

I controlli in alpeggio sono molto rigorosi, l’ho sentito dire e ripetere in ogni alpeggio dove sono stata. Lo sono per tutti i formaggi, ma in particolar modo per la Fontina. Potremmo dire che ciò sia giusto, perché si tratta di una DOP, di quel fiore all’occhiello di cui si parlava prima, di quell’ambasciatrice della Val d’Aosta nel resto d’Italia, del mondo. Ma forse bisognerebbe essere più rigorosi nel resto della filiera, non solo in alpeggio! Perché sono stata in un alpeggio dove ho assaggiato un formaggio meraviglioso che non solo non può più essere chiamato Fontina (anche se era nato come tale) perché viene lasciato stagionare “abbandonato” in alpeggio… Ma non può nemmeno essere venduto, tant’è vero che l’alpigiano deve mettere il cartello “uso personale” allo scaffale dove lo tiene (andate a leggere qui).

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Fontina in vendita a Cheese – Bra (CN)

Poi però, anche in manifestazioni “di settore” troviamo delle Fontine che hanno più di un anno e che sono state confezionate e tenute sottovuoto (per quanto tempo??), come si può vedere nell’immagine sopra. E questo è il meno, tornando alla Fontina con la carta “ufficiale”, ma con la crosta tagliata dell’amico di cui sopra. E poi, per favore, rendetela più riconoscibile, più tracciabile. Tolta la placchetta dove c’è il numero del caseificio dov’è stata fatta (che poi lo può capire solo un addetto ai lavori, facendo una ricerca), il consumatore come fa a sapere se viene dal caseificio, dall’azienda agricola, all’alpeggio? Penso che in molti sarebbero disposti a pagare qualche euro in più al chilo una buona Fontina di tizio o di caio, trovandola in Piemonte o in Lombardia o in Lazio. Poi… se non è buona, so chi l’ha fatta e magari gli scrivo anche due righe attraverso internet!

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C’è scritto Fontina, ma poi si vende un po’ di tutto… – Luserna San Giovanni (TO)

Non sono così ingenua da non sapere/immaginare cosa ci sia dietro, è stato un discorso ricorrente negli alpeggi quest’estate. Ma che senso ha tenere i prezzi uniformi verso il basso? Fino a quando reggerà questo sistema? Fino a quando reggeranno i piccoli allevatori di montagna di questa regione? E soprattutto, che senso ha mandare in giro nella grande distribuzione Fontina di livello medio-basso, insapore, gommosa, per non parlare di tutta quella amara?? Pensate che c’è addirittura gente che pensa che la Fontina debba essere amara!!!!! Ci sarà sempre differenza tra un formaggio d’alpeggio e uno di caseificio, che si chiami Fontina, Asiago, Montasio o quel che è… Il consumatore deve essere consapevole e informato, deve saper scegliere e cercare, ma non deve nemmeno essere imbrogliato quando paga anche caro un formaggio marchiato, che dovrebbe avere certe caratteristiche garantite. Buon appetito a tutti…

 

BEE – bella roba!

Avrei voluto raccontarvi di una bella fiera, molto partecipata. A dire la verità però, quando sento e vedo certe cose, mi passa fin la voglia di scrivere, perché sembra che uno sia sempre solo lì a lamentarsi di quel che non va per il verso giusto.

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Fiera BEE a Villanova Mondovì (CN)

Domenica scorsa ero stata invitata a Villanova Mondovì per la fiera BEE – Formaggi di montagna, 4° edizione di questa manifestazione. Non c’ero mai andata e la prima impressione che ne ho ricavato, arrivando in piazza, è stata quella che mi ha fatto esclamare: “Ogni tanto bisogna proprio cambiare zone per vedere qualcosa di nuovo e scoprire belle manifestazioni, non sempre le solite fiere nei soliti posti!

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Pecora garessina, razza in via di estinzione – Villanova M.vì (CN)

C’era un buon numero di animali, capre e pecore di razze diverse, locali e non, portate in piazza dagli allevatori della zona. Non si trattava di una rassegna, quindi non c’erano premiazioni o valutazioni dei capi esposti, ma mi è stato detto che agli allevatori è stato corrisposto un piccolo rimborso delle spese per venire lì e “animare” la fiera.

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“Incontro” con le “specie esotiche” – Fiera BEE, Villanova M.vì

Senza il bestiame infatti non sarebbe stata la stessa cosa! C’erano gli allevatori che chiacchieravano tra di loro, c’era chi le bestie le aveva un tempo, c’erano i contadini, poi c’era tanto, tantissimo pubblico venuto sia per ammirare e “incontrare” gli animali, sia per la fiera e le bancarelle. Si commentavano le bestie, il prezzo del fieno, il tempo…

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Inaugurazione delle manifestazione, Fiera BEE – Villanova M.vì (CN)

Una prima delusione è venuta dai politici: arrivati per inaugurare la fiera, hanno presenziato anche alla “colazione letteraria” che doveva aprire la manifestazione. Dopo essersi riempiti la bocca sui soliti discorsi a base di “territorio”, “importanza delle piccole aziende locali” ecc ecc ecc, hanno puntato dritto al buffet, chiacchierando ad alta voce con il loro codazzo al seguito e ignorando bellamente la persona che stava parlando del suo lavoro, un film sui pastori. Abbiamo dovuto interrompere l’incontro, tanto praticamente più nessuno ci stava ascoltando, tra il vociare dei politici e la fame atavica scatenata dalla “colazione” gratuita (castagne cotte nel latte e paste ‘d melia). Davvero una magra figura ed un’immensa mancanza di rispetto da parte di quei “rappresentanti del popolo”.

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Formaggi ovicaprini, Fiera BEE – Villanova M.vì

Le bancarelle erano state scelte con cura, produttori locali e non, formaggi di montagna, ovicaprini, vaccini, tradizionali e innovativi, per tutti i gusti. C’era chi veniva da fuori provincia, chi anche da fuori regione. C’era un’ottima possibilità di scelta per i consumatori, che a queste manifestazioni cercano proprio il contatto diretto con il produttore.

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Purtroppo però, a fine mattinata, c’è stato un brutto colpo per alcuni degli allevatori/casari presenti in fiera con le loro bancarelle. I Carabinieri Forestali hanno fatto un blitz, colpendo duramente alcuni di loro, sanzionati con verbali salati. Ma non solo! Sono stati sequestrati dei prodotti e una bancarella è stata fatta CHIUDERE! “Una vergogna… i clienti lì in fila per comprare e loro mi hanno fatto smontare tutto! In venti anni di mercati non mi era mai successa una cosa del genere! Neanche avessi avuto chissà che merce sul banco!“, mi racconta sconvolta una margara che conosco bene, tra i protagonisti di questa amara avventura.

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Già, perché le “irregolarità” rilevate riguardavano la mancanza di documenti per la tracciabilità dei prodotti. La maggior parte infatti non riportava esposto il “numero di lotto” dei formaggi. Certo, la legge è legge, per carità… ma cosa dice davvero la legge?

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Poi comunque sono stati colpiti solo alcuni dei presenti (appena è corsa la voce, chi poteva si è messo ad aggiungere foglietti scritti a mano…), mentre praticamente tutti erano nella stessa situazione. Sì perché… bisogna o non bisogna avere questi documenti? e bisogna esporli? Alcuni amici “del settore” mi hanno detto di no. Uno di loro mi ha addirittura suggerito le leggi da citare per un ricorso. Un altro mi ha detto che “la normativa è troppo complessa e non è chiara nemmeno a chi se ne occupa tutti i giorni“.

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Ma che senso ha tutto ciò? Bancarelle piene di scritte, persino gli “ingredienti” del formaggio (ma se uno è intollerante al latte, il formaggio non va a comprarlo… o no?), normative e riferimento di ogni tipo. A me basta il nome del produttore, la sede della sua azienda, il nome del suo alpeggio. Una volta che è ben chiaro quello e la sua faccia dietro al banco, se proprio mi dovesse venire mal di pancia, so a chi rivolgermi. Altro che il numero di lotto ecc ecc!

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Ma poi… già controllate il caseificio che sia a norma, la cantina per la stagionatura, il latte che sia sano, che siano sane anche le vacche, le capre, le pecore… che ci sia il furgone per il trasporto, il banco per la vendita… e poi andate a sequestrare il formaggio perché non c’è il numero di lotto?? Erano tutti produttori di azienda agricola, gente che probabilmente al mattino è andata in stalla, prima di partire e venire lì. Gente che lotta con tutte le sue forze per sopravvivere, gente che cerca di essere in regola, ma… certe volte le regole sono proprio assurde! Manca un foglio? Chiedimi di portartelo, di mandartelo via fax. No, mi fai 1500 euro di verbale, mi sequestri la merce, mi fai chiudere il banco? Neanche vendessero droga… o veleno…

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì (CN)

Sorrideva, il produttore dei Paesi Baschi, offriva assaggi del suo pecorino. Chissà se hanno chiesto anche a lui il numero di lotto? Chi è stato sanzionato, ha detto che non tornerà a quella fiera. Altri che non avevano potuto partecipare, hanno commentato che non ci andranno nemmeno nelle edizioni future, se quella è l’aria che tira.

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Prodotti tipici – Villanova M.vì (CN)

Non so quale aria si respiri in casa di chi vende altri prodotti agricoli, freschi o trasformati, ma leggi e normative complicano la vita a tutti, e più sei piccolo, più fatichi a starci dietro e a sopravvivere, dato che ogni nuova norma comporta nuove spese che non puoi caricare sul tuo prodotto, o non riesci più a venderlo.

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Fiera BEE – Villanova M.vì (CN)

Era una bella fiera, quella di Villanova Mondovì, oltre ai formaggi si trovava un po’ di tutto, dai dolci alle marmellate, dalle spezie all’artigianato. Ma cosa ci sarà ancora il prossimo anno, dopo questa “batosta”? Certo, potrete dirmi che i produttori di formaggio hanno solo da mettersi in regola, senza dubbio è vero, ma se invece fosse vero che non è obbligatorio esporre questo famigerato numero di lotto… perché allora fare questo blitz e parlarne come se si fosse trattato di un importante passo nelle repressione di cattive pratiche che mettono a rischio la salute dei consumatori?

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Capre girgentane – Villanova M.vì (CN)

Così sono andate le cose a BEE. Chi non conosce i meccanismi interni della faccenda, legge l’articolo o sente la notizia e trae la conclusione che, ad una manifestazione dedicata ai formaggi, sono stati sequestrati dei prodotti per la “tutela dei consumatori”. Ne deduce che non fossero sani. Meglio andare al supermercato allora, a prendere qualche “buon” formaggio industriale, che chissà cosa ci propinano quei pastori e margari…

20 anni di Cheese

Non ricordo se fossi andata all’edizione n.° 1 venti anni fa. Comunque, quando c’erano le “Storie di pascolo vagante”, vi avevo raccontato le successive edizioni a cui ho partecipato o come relatrice ai convegni, o come semplice visitatrice. Qui brevi note sull’edizione 2007, qui il 2011 poi ancora il 2013 e il 2015.

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Formaggi ossolani tra le bancarelle di Cheese – Bra (CN)

Resta sicuramente un bello “spettacolo” per la vista, l’olfatto, il palato, potete andarci anche voi ancora domani e lunedì, così poi mi direte cosa ne pensate, se confermate le mie impressioni oppure se per voi l’esperienza è stata differente. Venerdì mattina siamo arrivati quando ancora molti stand stavano finendo l’allestimento, quindi siamo riusciti a vedere tutto abbastanza bene, anche se, man mano, la folla aumentava e certi stand poco per volta risultavano quasi inavvicinabili.

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Formaggi di pecora a latte crudo, Cheese – Bra (CN)

Il tema di quest’anno era il latte crudo e molti espositori rispettavano questa caratteristica. Per altri (produttori e affinatori) invece non c’erano indicazioni su quali fossero le caratteristiche dei formaggi esposti.

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Anna Castagnino spiega cos’è Tanaria, Cheese – Bra (CN)

Anno dopo anno, trovo sempre meno piccoli produttori. Il costo dello stand è elevato, qualcuno ha escogitato un modo per esserci lo stesso, come dei casari della val Tanaro. Riconosco Anna e mi faccio spiegare cos’è “Tanaria”. In pratica si tratta di 4 produttori che, da soli, non sarebbero riusciti a partecipare, ma si sono uniti e propongono un pacco con porzioni sottovuoto delle quattro aziende: “Solo che la gente si lamenta, perché a uno non piace la pecora, l’altro non vuole la capra…

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Formaggi dalla Sardegna, Cheese – Bra (CN)

Girando per Bra ieri ho avuto delusioni e piacevoli sensazioni gustative. Non è facile fare assaggi, passando da uno stagionato ad un fresco e poi ancora ad una ricotta o un gorgonzola, dopo un po’ il palato si confonde. Ricordo però degli ottimi erborinati, dei pecorini sardi saporiti, il gusto inatteso della ricotta affumicata che vedete qui sopra, una burrata paradisiaca…

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Lo “storico ribelle”, Cheese – Bra (CN)

I Presidi, cioè i formaggi “protetti” da Slow Food sono rappresentati solo in parte, molti visti nelle passate edizioni non ci sono più. Qui era più difficile fare assaggi, con il passare delle ore, il pubblico era aumentato e gli stand erano piccoli. Purtroppo ci è capitato di assaggiare un Castelmagno d’alpeggio veramente pessimo, indegno del suo nome. Anche altri assaggi qua e là sono stati al di sotto delle aspettative, non per questione di gusti, ma per difetti del prodotto (formaggi amari, formaggi gommosi…). Ovviamente mi è rimasto impresso particolarmente il Castelmagno per ragioni per così dire campanilistiche. So quanto sa essere buono quel raro formaggio prodotto negli alpeggi della Valle Grana, ricordo con rimpianto gli assaggi nelle baite ai tempi del censimento degli alpeggi che avevo fatto nel 2003…

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Presentazione e abbinamenti, Cheese – Bra (CN)

Cheese comunque è una gioia per gli occhi, per vedere in quanti modi può essere trasformato il latte, ma anche come gli espositori sanno mettere in mostra e valorizzare i loro prodotti.

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La capacità di raccontare il formaggio, Cheese – Bra (CN)

A Bra si sentiva parlare ogni lingua, ma anche inflessioni e dialetti da tutta Italia. C’è chi si incontra e chi si ritrova, ci sono addetti ai lavori e intenditori che girano tra gli stand. E’ bello anche vedere come ci si inventa tanti nuovi modi per valorizzare il formaggio, dalle più classiche vinacce all’argilla, dalle foglie ai petali di fiori secchi. Personalmente però preferisco il prodotto tale e quale, secondo i suoi diversi stadi di stagionatura.

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Formaggi da Amatrice, Cheese – Bra (CN)

A Cheese si va anche per assaggiare e acquistare formaggi che altrimenti molti di noi mai riuscirebbero ad “incontrare”. Chi non abita in città dove vi sono negozi specializzati o non ha modo di girare l’Italia (e non solo), difficilmente avrebbe accesso a certi prodotti, specialmente i freschi. C’erano anche un paio di produttori di Amatrice. Pensavo ci sarebbe stato uno spazio particolare per loro, per le aziende delle zone terremotate, invece purtroppo non ho trovato niente se non queste due bancarelle mescolate tra le altre.

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Angela da Massa Marittima e i pecorini con Omega 3, Cheese – Bra (CN)

Come tutti gli anni, Cheese è l’occasione per salutare “vecchi” amici e conoscere dal vivo contatti fino ad ora virtuali, come nel caso di Angela. Due parole con uno, un saluto con l’altro… però mancavano molte facce conosciute. Tornata a casa, vado a controllare su facebook se per caso “me li sono persi”, ma qualcuno (Patrizia di “Le Ramate”) per esempio scrive così: “Risposta ai messaggi ricevuti, quest’anno non ci saremo al Cheese/Bra, il lavoro in azienda, assorbe tutto il nostro tempo…“. Perché essere a Cheese 4 giorni è un grosso impegno che difficilmente si combina con un’azienda a conduzione famigliare.

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I casari e casare di azienda agricola, Cheese – Bra (CN)

Se non sbaglio, mancavano molti stand “istituzionali” delle varie regioni. E’ poi aumentato lo spazio per le cucine di strada, molto affollato dal pubblico. C’era chi sceglieva i molti ristoranti braidesi, ma moltissimi (forse già quasi sazi tra un assaggio e l’altro) puntavano alla salsiccia di Bra, alla Focaccia di Recco, alle olive ascolane, agli arrosticini e altro ancora. Per chi andrà a Cheese domani e lunedì, suggerisco di cercare il piccolo stand dell’associazione Casare e Casari di azienda agricola, ahimè piuttosto defilato rispetto al resto degli stand caseari, ma all’imbocco dello spazio delle cibo di strada. Buon Cheese a tutti, sia che siate là per vendere, per acquistare, per guardare o per criticare!

Quella di fare agriturismo è un’opportunità che molti non hanno sfruttato

In questa settimana di “assenza” da queste pagine, ho ultimato veramente in bellezza il mio girovagare per gli alpeggi della Val d’Aosta. Ho raccolto le ultime storie d’alpeggio, di allevamento, di caseificazione e di territorio. Prossimamente un bilancio di questa mia “esperienza”, ma oggi voglio raccontarvi una delle ultime interviste realizzate.

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Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Risalendo da Champdepraz, in bassa valle, sono andata alla scoperta del territorio del Parco del Monte Avic, dove non ero mai stata. La meta non erano i suoi famosi laghi, ma un alpeggio-agriturismo dalla storia particolare. Pra Oursie si raggiunge a piedi ed è collocato sotto al monte che da il nome al parco naturale.

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L’agriturismo Maison du Lord, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Questo alpeggio, oggi di proprietà regionale, nasce come particolare residenza, solo in seguito è stato ristrutturato ed adibito ad alpeggio. “Si chiama anche Maison du Lord, anche l’agriturismo si chiama così, perché era la casa di un lord inglese, dirigente delle miniere di Herin e del Lago Gelato. L’aveva fatta perché aveva un figlio malato di tubercolosi e doveva rimanere in quota per avere aria migliore.” Così mi racconta Didier, che gestisce l’azienda famigliare insieme alla mamma e alla sorella. “…ma l’intervista la devi fare a Simone, è lei la titolare!

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Didier in caseificio, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Intanto però io fotografo Didier alle prese con la caseificazione, mentre aspettiamo che arrivi Simone, scesa con la mandria verso i pascoli. Quando arriverà, sarà lei a raccontarmi la scelta particolare fatta dalla sua azienda, trasferitasi qui dopo anni di “normale” alpeggio.

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L’agriturismo, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Siamo qui dal 2009, abbiamo fatto un contratto per 10 anni. Prima andavamo in alpeggio a Chamolè, dalle nostre parti, noi d’inverno siamo a Charvensod. Lì salivamo con molti animali… Qui siamo venuti apposta per l’agriturismo. E’ a gestione famigliare, l’altro fratello ha famiglia e sta giù a fare i fieni. Quest’anno mio papà è stato operato alle gambe e quindi non è potuto salire.

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La mandria al pascolo, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

D’inverno facciamo anche altri lavori. Mio papà e mia mamma avevano già esperienza di ristorazione… Io ho fatto il corso e, nel 2010, abbiamo iniziato con l’agriturismo. Diamo tutti prodotti nostri, abbiamo anche sei posti letto, c’è gente che si ferma anche 3-4 giorni. Il turista che viene qui, cerca proprio i prodotti di alpeggio.

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La cagliata appena estratta dalla caldaia, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Facciamo formaggi freschi, tomini, yoghurt, burro, ricotta brossa, poi i dolci per la cucina dell’agriturismo, panna cotta, creme caramel… Come vendita diretta, solo formaggio stagionato. Serviamo anche crepes con la ricotta. Abbiamo anche polli e galline, per le uova e per la carne, li portiamo su con l’elicottero. Carni e salumi sono tutti dei nostri animali.

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La stagionatura, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

D’inverno vendiamo il latte. L’agriturismo vuol dire soldi alla mano, non devi aspettare 90 giorni che il consorzio ti paghi. Secondo me, quella di fare agriturismo, è un’opportunità che molti non hanno sfruttato. Io sono soddisfatta della scelta, anche se hai meno mucche e il lavoro è diverso.

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Plan Chateau – Monte Avic (AO)

I pascoli circostanti l’alpeggio sono pochi, ma viene utilizzato anche un tramuto a quota maggiore. Quando le bestie sono lì al pascolo, bisogna fare avanti e indietro, perché ovviamente la struttura per la ricettività dei turisti resta la medesima.

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Al pascolo con lo sfondo del Monte Avic (AO)

Lavoro ce n’è… fare le camere, servire a tavola, pulire le stalle… Alla sera sei stanco anche se abbiamo solo una ventina di mucche. Su prendevamo bestie in guardia, stavo al pascolo tutto il tempo, qui sei obbligato a seguirle in un altro modo, mettere il filo e tornare a fare i lavori. Ma soddisfazioni ce ne sono: la gente che va via contenta, le recensioni positive su internet!

Non dateci niente, ma lasciateci lavorare!

Dovendo cercare alpeggi dove si producono e vendono formaggi in Val d’Aosta, sono anche tornata a Valmeriana, nel comune di Pontey. C’ero già stata un paio di anni fa e ve lo avevo raccontato qui.

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Tour delle macine, partenza del sentiero, Valmeriana – Pontey (AO)

Il tramuto più alto è collocato a poca distanza dal sentiero che porta alla scoperta delle “macine di Valmeriana“, un sito archeologico davvero particolare. Quest’anno il Comune ha organizzato alcune escursioni guidate per visitare le macine, in occasione delle quali era possibile pranzare/cenare presso l’alpeggio, ovviamente con i prodotti locali dell’azienda di Clelia Collè, che da 5 anni sale qui con i suoi animali. “In quell’occasione c’era la strada aperta e si poteva salire in macchina, altrimenti c’è il divieto. Ho dato i miei prodotti, carne di capra, di capretto, i formaggi… Tutto con le autorizzazioni, ho dovuto fare le pratiche per la somministrazione saltuaria di cibo.

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Il gregge torna in stalla, Valmeriana – Pontey (AO)

La vita di Clelia sarebbe lunga da raccontare per intero. “Sono nata e cresciuta in mezzo alle capre! Sono stata con mio nonno a Vignolaz (villaggio ora abbandonato, privo di strade, tra i comuni di Nus e Quart – ndA), sono stata l’ultimo bambino che è cresciuto là. Mio papà è andato per trent’anni in alpeggio a La Thuile. Ci sono stati alcuni periodi della mia vita in cui magari non lavoravo direttamente con gli animali, ma c’erano comunque in casa. Adesso… i miei figli non hanno intenzione di continuare. Prima o poi vendo tutto, mi aggiusto la casa e tengo solo più qualcosa come hobby!

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Formaggi di capra, Valmeriana – Pontey (AO)

In questo alpeggio Clelia realizza diversi tipi di formaggio, a latte caprino, vaccino, misto e formaggi aromatizzati. “Qui si vende qualcosa, ma poco. Li vendo ai mercatini, alle fiere… Ho dovuto farne di piccolissimi, perché la gente mi chiedeva di tagliare a metà quelli più piccoli che avevo. Ho portato al concorso regionale anche quello con i semi di finocchio, l’ho quasi portato per caso… e ho vinto il primo premio! Lavoro qui ce n’è tanto, tenere pulita la casa, seguire i formaggi…

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Francesco, Valmeriana – Pontey (AO)

Personale affidabile fatichi a trovarlo. Adesso c’è Francesco, lui munge, pulisce le stalle, mette i fili alle mucche, va a prendere le capre quando non rientrano da sole… Io ho anche l’azienda di fondovalle da mandare avanti, gli orti, il fieno. Se hai anche altri prodotti oltre ai formaggi, vendi di più sui mercatini. Non dateci niente, ma lasciateci lavorare! Lo diceva già mio papà 15 anni fa… Invece ci sono troppi paletti, troppe spese, troppe analisi… Questo lavoro qui non rende più. Io d’inverno devo andare a fare la cuoca in Svizzera per avere i soldi per vivere e pagarmi i contributi per la pensione. Non va bene così… i nostri genitori, lavorando, si sono fatti la casa e noi invece non riusciamo più a mantenerci!

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Clelia e le sue capre, Valmeriana – Pontey (AO)

Clelia racconta e intanto cucina. Per pranzo ci servirà la “sorsa”, una zuppa tipica valdostana a base di verdure, aromatizzata con lardo, che accompagneremo con i vari formaggi presi in cantina. “Erano venuti i NAS a farmi un controllo a casa! Mi hanno fatto aprire la casetta dove faccio i miei traffici, c’erano dei formaggi, ma quelli erano per me! Io sono convinta che potrei vivere in autonomia alimentare, ma ormai non ce lo permettono più… La veterinaria mi ha dato ragione, io posso in casa mia produrmi del formaggio per consumarmelo!

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Il gregge rientrato a fine mattinata, Valmeriana – Pontey (AO)

Sono anche un’appassionata di erbe e saperi antichi. Uso le erbe per curarmi e per curare gli animali. Amo raccogliere le erbe, alcune le coltivo. Cerco anche di salvare semi di varietà antiche, preservare la biodiversità: è anche una forma di lotta contro il sistema che vorrebbe omologare tutto!

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Una delle passioni di Clelia, gli animali da cortile, Valmeriana – Pontey (AO)

Quel giorno Clelia è arrabbiata contro i cercatori di funghi: il posto è conosciuto, quest’anno a causa della siccità c’è poco, ma orde di gente scorrazzano per boschi e pascoli, oltrepassano il divieto, parcheggiano sull’erba che le vacche dovranno pascolare nelle prossime settimane, quando si inizierà a scendere. “Se non mi crei problemi, se mi rispetti, arrivi qui e ti faccio un sorriso, magari ti offro anche il caffè. Ma se mi parcheggi nel prato, mi molli il cane, mi spaventi gli animali… allora abbiamo già tirato su un muro!

La gente si lamentava perché passava negli alpeggi e non trovava niente

Sempre grazie al passaparola degli amici, eccomi questa volta a Valtournenche, accompagnata da Liviana, che mi porta da Laura e Loris, amici di famiglia che gestiscono un alpeggio da quelle parti, producono e vendono formaggi. Proprio quello di cui ho bisogno io! Tra l’altro, questo alpeggio mi era già stato indicato anche da un altro “informatore sul campo”.

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Uscita dalla stalla – La Manda, Valtournenche (AO)

Arriviamo quando le vacche stanno per essere slegate, cioè stanno per uscire verso i pascoli. Un saluto veloce a tutta la famiglia, poi decido di seguire Loris, così posso scattare un po’ di foto approfittando della bella luce del mattino e del cielo ancora abbastanza azzurro. Le previsioni sono incerte, il tempo dovrebbe peggiorare, quindi è meglio non perdere l’attimo.

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In cammino verso i pascoli – La Manda, Valtournenche (AO)

Oltretutto, nei pressi dell’alpeggio il Cervino non si vede, è coperto da un costone, quindi seguendo la mandria dovrei arrivare dove si vede almeno la sua sommità. Loris accompagna gli animali e resterà con loro fino al momento di rientrare, così io ritorno sui miei passi per andare a fotografare Laura che sta lavorando il latte, poi sarà la volta delle domande.

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Laura rompe la cagliata – La Manda, Valtournenche (AO)

Loris al pascolo non rinuncia, quindi è toccato a me fare la casara. Poi le donne… hanno più pazienza! Era già il ruolo di mia nonna, mia mamma va ancora in alpeggio con mio fratello, la nuora e tutta la famiglia, è ancora lei che fa i formaggi. Sono due anni che trasformiamo qui in alpeggio, prima davamo il latte al caseificio. Il padrone dell’alpeggio ha messo a posto i locali, è stato anche lui a spingerci a lavorare il latte.

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La stagionatura dei formaggi – La Manda, Valtournenche (AO)

Qui turisti ne passano tanti, salgono con l’ovovia e fanno il percorso del Balcone del Cervino. La gente si lamentava perché passava negli alpeggi e non trovava niente da comprare! Qui nella zona di Cervinia adesso ci siamo noi, Didier e Gildo che fanno formaggi, tutti gli altri conferiscono. Turismo ce n’è parecchio!

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Il Bedzo – La Manda, Valtournenche (AO)

Abbiamo fatto la scelta di non fare Fontine. Passano quattro mesi prima di poterle vendere, oppure le fai e le dai alla cooperativa, ma qui per la gente che passa non hai niente. Allora ci siamo creati un nostro prodotto, il Bedzo, che vuol dire formaggio nel patois di qui. Produciamo, stagioniamo noi, minimo 60 giorni, e ce li vendiamo. E’ una scelta che funziona bene. D’inverno invece conferiamo alla Centrale del latte.

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La famiglia Pieiller – La Manda, Valtournenche (AO)

Questo alpeggio è ancora a conduzione interamente famigliare. Ethel e Ellis, le due figlie, hanno un’età in cui possono ormai aiutare i genitori. La maggiore studia all’Institut agricole, mentre la minore ha scelto un indirizzo turistico. “E’ dura essere madre e allevatrice perché… i figli non te li godi. Alla sera finisci i lavori e loro sono già a dormire. Stiamo più insieme d’estate.

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Sui pascoli di La Manda – Valtournenche (AO)

Torno sui pascoli e raggiungo Loris. “Non devi filmare, no? Solo domande? Io non fatico a parlare se tu scrivi, ma quando mi hanno intervistato con le telecamere, lì non sapevo cosa dire!“. Sicuramente non gli manca la parlantina, così mi faccio raccontare la sua storia.

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Loris e una delle sue vacche castane –

Bestie ne ho sempre avute, ma io facevo un altro lavoro, lavoravo per una ditta che distribuisce bevande. Più che altro erano i miei nonni che ne avevano. Poi ho sposato Laura, la sua famiglia già andava in alpeggio. Prima tenevamo le bestie giù, poi c’è stata l’alluvione nel 2000 e ha danneggiato i prati, così nel 2001 abbiamo iniziato a venire in alpeggio, all’inizio eravamo dall’altra parte della vallata, sempre qui a Valtournenche.

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Al pascolo al cospetto del Cervino – La Manda, Valtournenche (AO)

Una volta avevo solo vacche nere, poi abbiamo preso le bianche e rosse, per la resa. Solo con le nere non riesci a campare. Teniamo giù i manzi bianchi e rossi per pulire i prati brutti dove non possiamo sfalciare. Il fieno me lo faccio io, il primo taglio prima di salire, poi per il secondo viaggio su e giù. Quando non ci sono… la moglie e le figlie tirano fuori un po’ più di grinta!

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In quella foto c’è un po’ del mio cuore” – La Manda, Valtournenche (AO)

Le reine sono una… malattia, e pure contagiosa! Sono un qualcosa in più, ma danno anche l’input per andare avanti. Però non deve essere basato tutto su quello. Due o tre volte all’anno le porto alle battaglie, sono accanito… perché ci tengo, ma non sono di quelli che vogliono ad arrivare a tutti i costi.

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Chi già rumina e chi pascola – La Manda, Valtournenche (AO)

Più tardi, a tavola, con degli amici di Loris arrivati dal Piemonte, anche loro appassionati, dopo qualche parola sul tempo, sulla siccità, i temporali e la resa del fieno… il discorso sarà poi quasi esclusivamente dedicato alle reines e alle battaglie, non solo quelle della Vallée e del Piemonte, ma anche quelle svizzere. E Loris si arrabbierà perché non riusciva a ricordarsi il nome di una vincitrice alle finali svizzere…

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Al pascolo con i ghiacciai sullo sfondo – La Manda, Valtournenche (AO)

E’ un mondo particolare, quello degli appassionati di reines. Vedono una foto di una vacca e la riconoscono, sanno il suo nome e quello del suo proprietario, dove e quando ha vinto un combat, se è stata acquistata o se è nata nella stalla del suo padrone. Se ha avuto figlie vincitrici o se è lei figlia di una reina famosa… “Hanno un qualcosa in più nel carattere“, mi diceva Laura davanti alla stalla. “Una bianca e rossa, anche se la coccoli, non viene a farsi accarezzare e grattare prima di entrare in stalla come invece fanno le nere!

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Rientro dal pascolo mattutino – La Manda, Valtournenche (AO)

Nella baita c’è un pesce rosso, un coniglietto nano. Fuori razzolano le galline, una gatta gioca con il suo micino. C’è una capretta che segue Loris al pascolo e gli da i baci. “Viene anche in casa a prendere il biscotto… Io ho una grande passione per tutti gli animali. Bisogna rispettarli quando sono in vita, però… è un circolo, li allevi e sai che verrà il momento di macellarli, non puoi allevarli tutti. E’ la vita, appunto. La gente non capisce, se c’è l’allevamento, c’è anche la macellazione.

Fare i formaggi e venderli è una scelta che paga

Dopo qualche difficoltà di comunicazione (i telefoni cellulari non sempre in alpeggio “hanno campo”), riesco a concordare con Michel per salire da lui in alpeggio.

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Les Druges – Saint Marcel (AO)

Quel mattino c’è una luce strana, la sera precedente una sorta di tromba d’aria ha investito la media valle: lungo la strada che sale da Saint Marcel a Les Druges sono numerosi i rami e gli alberi schiantati a terra, ma i cantonieri o la gente del posto hanno già provveduto a tagliarli e rimuoverli. Ci sono anche numerose piante da frutto accanto ai villaggi che attraverso, ciascuno ha sotto di sé un tappeto di mele e pere strappate anzitempo dai rami per colpa del vento fortissimo.

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Bren – Fenis (AO)

Lascio l’auto e salgo a piedi, il cartello della sentieristica indica un’ora e quindici minuti all’alpe Bren, ma… pur con varie soste a scattare foto, non ci metto nemmeno un’ora. Non vedo segni nel fango, Michel non dev’essere ancora arrivato, infatti su trovo solo i suoi operai, ma lui arriva poco dopo: “Sto su 3-4 giorni alla settimana, gli altri giù, per i fieni, per andare a vendere i formaggi. Con me viene anche la famiglia, mia moglie, i bambini. Devi essere presente in alpeggio, anche per loro è meglio quando c’è mia moglie che prepara da mangiare. Poi hanno tutti famiglia in Romania, giocano con i miei bambini, si sentono meno soli!

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Al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Prima andiamo a vedere la mandria, già al pascolo più a monte, poi torniamo all’alpeggio. I pascoli non sono bellissimi, abbastanza ripidi e molto boscati. “Qui sono stato tra i primi ad avere problemi con il lupo, qualche anno fa. Mi ha spaventato i manzi, sono scesi, risaliti e poi passati nell’altra vallata. Nei giorni scorsi proprio a Clavalitè ha ucciso una capretta nana. Io li ho visti, anche vicino, a 10 metri da me. Non era spaventato da noi, sembrava piuttosto… curioso!

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Al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Ho iniziato con i miei, 24 anni fa, venivamo già qui. Avevamo già le bestie, ma non stavamo su in alpeggio. Qui è privato, una quindicina di proprietari, anche mia mamma ha diritto ad una quota di 4 mucche, qui funziona così la divisione! Con gli anni le cose stanno peggiorando, non sai come andrà a finire, dal punto di vista economico.

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Valdostana castana – Bren, Fenis (AO)

Sono pochi quelli che ce la fanno senza contare sui contributi, sono quelli che si sono buttati sul mercato con una grossa attività. Tutti gli altri… purtroppo dipendiamo dai contributi, ma adesso non sappiamo bene quanti soldi ci arriveranno, c’è stato chi ne ha presi tanti, altri invece no… ci sono stati dei pasticci!

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Michel al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Ormai si dipende dagli operai… C’è l’alpeggio e ci sono i fieni da fare, non puoi far tutto da solo. Valdostani non ne trovi più, quelli che vanno a lavorare per altri, lo fanno in Svizzera, dove prendono più soldi. Il pastore rumeno che lavora da me sono 9 anni che viene qui, ma si tribola ad avere sempre gli stessi.

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Stagionatura dei formaggi – Bren, Fenis (AO)

D’inverno do il latte alla cooperativa di Pollein, d’estate quello che produco in buona parte me lo vendo io, qualcosa do alla cooperativa, di cui sono anche socio. Due anni fa ho anche vinto la medaglia d’oro per la Fontina. Faccio i mercatini, la Fiera di Sant’Orso, tutti i venerdì metto la bancarella a Fenis dove ci sono le serre della verdura. Quando vendi il formaggio è una bella soddisfazione vedere i clienti soddisfatti. Fare i formaggi e venderli è una scelta che paga, fai i formaggi e hai i soldi in tasca!

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Vista sul Cervino dall’alpe Bren – Fenis (AO)

Fare i formaggi però comporta numerose complicazioni aggiuntive. “Se fai formaggi a 60 giorni di stagionatura ti chiedono più cose rispetto alla Fontina. Adesso poi vorrei fare i freschi e la brossa, c’è tanta richiesta di brossa dalla gente del posto. Tra le altre cose, vogliono un frigo apposta con il termometro digitale esterno! Secondo me però per abbassare la temperatura non c’è niente di meglio della fontana. Adesso faccio così, la metto nelle bottiglie e poi subito nella fontana, la temperatura deve scendere bruscamente. Poi se si fanno i freschi non basta un posto dove appendere i grembiuli, ci va lo spogliatoio e anche un bagno apposta per il casaro…

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Fontana Freide – St. Marcel (AO)

Le strutture a Bren sono ancora abbastanza rustiche, mentre il tramuto a quota inferiore è stato ristrutturato più recentemente, servirebbero tutte le modifiche richieste dall’asl in entrambe le strutture. Michel mi racconta ancora di altri formaggi che produce in alpeggio, compreso il Caprice de Bren, una sua creazione. “Alla gente adesso piace trovare formaggi più freschi, quelli molto stagionati li cerca solo l’intenditore.