Lassù in fondo alla valle

Lo scorso fine settimana sono stata in Valsesia. Anzi, in una vallata laterale della Valsesia che si chiama Val Sermenza. Quando si arriva a Balmuccia, la segnaletica stradale indica 17 chilometri a Carcoforo, ma vi sembrerà di percorrerne molti di più, prima di arrivare a destinazione.

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Val Sermenza (VC)

Già la Valsesia è stretta, ma qui le pareti incombono ancora di più. In un pomeriggio d’autunno il sole non raggiunge più alcuni punti della strada, dove l’umidità delle piogge dei giorni precedenti e la rugiada della notte non riescono ad asciugare. La via è lunga, tortuosa, passa attraverso paesini arroccati le cui case, appiccicate le une alle altre, anche ad un passaggio frettoloso in auto mostrano i segni delle architetture walser, pitture a tema religioso e, purtroppo, anche un generale spopolamento.

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Paesaggi rurali in Val Sermenza (VC)

La strada si allunga ancora di più se uno si ferma a scattare foto, ma certi scorci sono di una bellezza e di una magia unica. Verrebbe voglia di lasciare l’auto e percorrerla interamente a piedi, quella valle. Andare alla scoperta dei villaggi, dei paesaggi rurali e dei personaggi che ancora tengono in vita questi paesaggi, questo territorio. Ma il tempo è tiranno, così rubo solo qualche scatto…

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Becco e capre cashmere, Rimasco (VC)

…e non resisto alla tentazione di fermarmi quando sono degli animali ad attirare la mia attenzione. C’è un gregge di capre cashmere accanto alla strada. Scoprirò più tardi di chi sono e anche la storia della loro proprietaria, una donna insediatasi da queste parti tra mille problemi e difficoltà. “Perché la gente lascia andare tutto all’abbandono, ma se le tue capre vanno a pascolare un po’ di erba secca ti denunciano…“. Storie già sentite, storie che parlano di mondi diversi e di modi diversi di vedere il mondo.

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Mandria al pascolo – Campo Ragozzi, Val Sermenza (VC)

Poco dopo, sullo sfondo di un’altro villaggio appena sopra la strada, ecco una mandria in lenta sfilata lungo uno di quei sentieri stretti, a scalini, tipici di queste zone. Non so da dove arrivasse, ma si ferma a pascolare ai piedi delle case, dove i pastori hanno sistemato picchetti e tirato fili.

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Carcoforo in un pomeriggio autunnale – Val Sermenza (VC)

Poi finalmente arrivo a Carcoforo, dove ero stata invitata a presentare il mio libro. Lasciatemi aprire una piccola parentesi personale per ringraziare gli organizzatori dell’evento, che mi hanno accolta con grande gentilezza e disponibilità. Troppe volte ormai capita di essere invitati solo come “nome da inserire in una locandina”, il che solitamente porta a serate deludenti con poco pubblico e scarso interesse generale. Se invece chi organizza ci crede, lo fa con cuore e passione, ecco allora una serata di successo in un microscopico paesino in fondo a una vallata di montagna.

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Esposizione di campanacci a Carcoforo (VC)

…e dire che si contavano anche molte assenze per “colpa” della fiera di Doccio dell’indomani, dopo esser stata rinviata per ragioni di meteo avverso. Comunque, nella sala, era stata allestita un’esposizione di campanacci portati dagli allevatori locali e le aziende agricole avevano donato una forma dei loro formaggi da degustare la sera in occasione della cena. Alla presentazione è seguito un bel dibattito, quindi cena e concerto.

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Serata “Giovani in transumanza” – Carcoforo (VC)

Che sorpresa scoprire che uno dei componenti del gruppo era tra i protagonisti del mio libro “Di questo lavoro mi piace tutto”! Stefano lo avevo intervistato “virtualmente” via computer, ma sabato sera ho conosciuto dal vivo questo veterinario i cui nonni erano allevatori che salivano in alpeggio. Stefano seguiva il mio vecchio blog e l’avevo “incontrato” quando mi aveva scritto parlandomi proprio dei suoi nonni. L’altra sera la musica si è protratta fino a tarda notte, poi qualcuno è andato a dormire, altri sono tornati a casa, sono andati in stalla e… sono ripartiti alla volta della Fiera di Doccio, compreso uno dei musicisti, con alcuni degli animali della sua azienda!

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Formaggi delle aziende locali – Carcoforo (VC)

Tornando però alla serata, è stato bello avere un esempio di montagna vera, che si impegna per resistere alle difficoltà intrinseche del territorio, unite con tutti i vincoli e cavilli che la società odierna riesce a creare per rendere ancora più difficile il vivere e il lavorare di chi abita quassù. Sono state anche interessanti le domande poste dal pubblico e gli spunti di riflessione nati in seguito alla discussione tra moderatore, partecipanti alla serata e la sottoscritta. Ancora un grazie ad organizzatori (di Carcoforo e Rimasco) e a tutti i partecipanti.

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Una mandria arriva alla fiera di Doccio (VC)

Il mattino dopo era d’obbligo una tappa alla Fiera di Doccio, manifestazione che è “cresciuta” rispetto all’ultima volta che c’ero stata qualche anno fa. Un bel numero di bancarelle e di stand di produttori locali. Tra gli allevatori qualche defezione dovuta al fatto che la fiera era stata rimandata di una settimana, venendo così a coincidere con altri appuntamenti.

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Formaggi e salumi – Fiera di Doccio (VC)
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Una mandria diretta alla fiera – Doccio (VC)

Sia alla serata, sia alla fiera, non mancavano i giovani. Durante l’evento di sabato sera ha fatto una puntata a Carcoforo il neo presidente della provincia di Vercelli che, nel suo intervento, ha detto che bisogna spronare i giovani a seguire questa strada (quella dell’allevamento di montagna). L’ho detto replicando direttamente al presidente e lo ribadisco ora: non c’è bisogno di spronare nessuno, ragazzi e ragazze che fanno o vogliono fare gli allevatori e/o gli agricoltori in montagna ce ne sono. Il compito della politica è di fare in modo che il loro entusiasmo non muoia sepolto sotto vincoli, cavilli, burocrazia, leggi inadatte al territorio, miopia e sordità di chi ci amministra…

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Giovani allevatori puliscono i loro animali prima della rassegna – Doccio (VC)

…perché, nonostante tutte le belle parole che si sentono sul ritorno alla terra, se sei giovane e vuoi iniziare a fare questo mestiere, i sacrifici richiesti dal lavoro in sé sono ancora il minimo. Un ragazzo mi ha chiesto: “Secondo te è possibile, per uno come me che non ha già un’azienda alle spalle, trasformare il mio hobby in lavoro e vivere di pastorizia?“. Bella domanda. Non ho LA risposta. Sicuramente chi arriva da un’altra realtà può fare il pastore, ma magari deve farlo con un’altra ottica, non così strettamente tradizionale, più aperta alla valorizzazione di tutti i prodotti della pastorizia. Ma detto questo… Servono capitali, serve personale, servono consumatori attenti e pronti a spendere “qualcosa in più” per un prodotto del territorio, per un prodotto di qualità. Qualcuno ce la fa…

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La bancarella di Valsesia cashmere – Doccio (VC)

Alla Fiera di Doccio ho incontrato Alberto, che avevo intervistato anni fa alla Fiera di Campertogno e che compare in “Capre 2.0“. Loro allevano capre cashmere, man mano sono “cresciuti”, hanno fatto errori da cui hanno tratto insegnamenti. “Oggi abbiamo migliorato molto la fibra e utilizziamo tutto, anche le parti più scadenti, facciamo anche il feltro. Continuiamo a fare il sapone con il latte e tra poco sarà la stagione giusta per fare salami con gli animali più vecchi. Solo se si valorizza tutto si riesce a vivere.” Alberto però mi racconta anche di altri che avevano scelto queste capre rustiche e meno impegnative di quelle da latte per trasferirsi a vivere in montagna e dare il via ad un’attività: “…qualche anno e poi le hanno vendute. E altri le hanno comprate, sempre senza saper niente di qualità della fibra. Non è facile, bisogna mettersi lì e documentarsi, imparare, lavorare.” Discorso valido per qualsiasi tipo di animale o di attività.

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Carcoforo al mattino – Val Sermenza (VC)

Chissà quale sarà il futuro per l’alta Val Sermenza: luoghi sicuramente interessanti per un turismo che non cerca la confusione, ma apprezza il paesaggio, le antiche architetture, i prodotti del territorio. Un turista che alloggia volentieri nel bed&breakfast, magari annesso ad un’azienda agricola… ma che resta deluso dal fatto che, a colazione, gli servano la marmellatina monoporzione industriale, la brioche confezionata, poiché la legge impedisce a queste strutture di preparare la torta o le confetture in casa…

Transumanza: tra feste, divieti e necessità

 

Non penso siano rimasti molti animali negli alpeggi, a questa stagione. C’è ancora qualcuno che sta finendo l’erba a mezza quota, approfittando del fatto che le temperature sono relativamente miti e la neve non si è fatta vedere al di sotto di certe altitudini. Gli animali in mungitura sono tutti scesi, ci sono ancora vacche asciutte, qualche gregge di pecore e/o capre.

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Discesa dall’alpeggio a piedi tra Verrayes e Nus (AO)

La transumanza è una tradizione… e una necessità. Si sale a consumare l’erba dei pascoli in quota, si scende quando questa è finita, o per rientrare direttamente in stalla, o per pascolare i prati di fondovalle o pianura accanto a cascine e stalle. Chi fa pascolo vagante invece continuerà a spostare gli animali, giorno dopo giorno, alla perenne ricerca di pascoli. Gli stanziali, terminata l’erba, chiuderanno gli animali e inizieranno ad alimentarli con fieno, cereali, ecc.

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Ogni zona ha le sue transumanze, legate al territorio, al clima. Vi segnalo questo convegno, che si terrà ad Anagni (RM) il 30 novembre – 1 dicembre, a cui parteciperò anch’io, portando un contributo sulle realtà che conosco meglio.

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Festa della transumanza 2019 – Pont Canavese (TO)

Da qualche tempo, per celebrare la transumanza e il ritorno degli allevatori dagli alpeggi, sono nate delle vere e proprie feste della transumanza. Non hanno una valenza storica, sono le fiere ad essere legate al passato, mentre le feste sono state pensate e create soprattutto ad uso turistico… e i turisti sembrano apprezzare! L’importante è capire che questa non è una manifestazione folkloristica fine a sé stessa, ma un momento del lavoro degli allevatori.

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Un gregge scende verso il prato della fiera a Sordevolo (BI)

Le fiere (primaverili e autunnali) sono nate nei paesi allo sbocco delle valli perché era lì che convergevano greggi e mandrie nel momento della salita e della discesa dai pascoli alpini. Si acquistavano attrezzi e viveri, si vendevano prodotti (lana, formaggi, ecc) e animali. Ovviamente oggi molte cose sono cambiate, ma le fiere restano momenti importanti per il mondo agricolo e per i suoi protagonisti.

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Preparativi per la Desnalpà a Settimo Vittone (TO)

Le feste della transumanza possono essere ugualmente importanti perché permettono a pastori e margari di mostrarsi al resto del mondo con orgoglio per il proprio lavoro, esibendo la propria passione ad un pubblico che, sempre meno, comprende questo mestiere. Gli animali vengono curati con attenzione ancora maggiore rispetto al solito, si attaccano i campanacci dal collare decorato, quelli dal suono migliore. In occasione di queste feste, sempre più si è presa l’abitudine di addobbare il capo di vacche e capre con fiori, nastri e composizioni colorate, anche laddove un tempo ciò non veniva fatto.

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Vi è venuta la curiosità? Non siete mai stati a una di queste feste? O ad una fiera? Ve ne segnalo un paio che si terranno nei prossimi giorni. Affrettatevi, perché sono gli ultimi appuntamenti e… ne vale davvero la pena! Una è una festa dedicata alla transumanza (Desnalpà – discesa dall’alpe) a Settimo Vittone (TO), una è una fiera successiva alla discesa, che negli ultimi anni ha scelto di far arrivare gli animali delle aziende locali con una vera e propria sfilata per le vie del paese (Fîra ‘d la Calà) a Bobbio Pellice (TO)… mentre il 2 novembre a Luserna San Giovanni (TO) vi è la principale fiera autunnale a livello zootecnico (e non solo) del Nord Ovest.

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Un gregge scende verso la pianura in Val Chisone (TO)

La transumanza viene celebrata anche altrove, numerose sono le feste in Francia, a Madrid qualche giorno fa c’è stata una vera e propria parata nelle vie del centro della capitale spagnola, con il passaggio di un gregge. E’ dal 1994 che il 20 ottobre si ripete questa manifestazione, una rivendicazione da parte dei pastori del diritto di utilizzare gli itinerari tradizionali per spostarsi dal nord della Spagna verso sud, dove trascorreranno l’inverno. Un tempo il “Camino real” attraversava la campagna, ma oggi passa proprio nel mezzo del centro città. La legge, la 3/95 tutela questa pratica di transumanza dove il passaggio degli animali ha la priorità su quello delle persone.

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Camminare con gli animali è un momento molto amato dai più giovani – Sordevolo (BI)

La transumanza è stata anche candidata come patrimonio dell’Unesco, ma ciò nonostante già solo in Piemonte anche quest’anno si sono segnalati casi di “divieti” o grosse limitazioni al suo svolgimento. Cito due casi, entrambi in provincia di Cuneo. Questa primavera il comune di Crissolo, in alta Valle Po, ha emanato un’ordinanza che vietava il passaggio di mandrie e greggi nel paese nei fine settimana. Il motivo sarebbe stato legato a questioni di igiene, salute pubblica e sicurezza per i cittadini: “La carenza d’organico ci impedisce di provvedere in tempi rapidi alla pulizia e disinfezione delle strade dalle deiezioni animali“. Ma lo sanno, in Comune, che al sabato e domenica è più facile organizzare la transumanza perché amici, conoscenti, parenti possono venire a dare una mano? E i bambini non devono perdere un giorno di scuola? Crissolo è un comune di alta montagna, se qualche turista o villeggiante si lamenta delle deiezioni… torni pure a respirare aria buona e calpestare asfalto in città.

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Articolo apparso su “La Guida” sui fatti di Limone Piemonte – 19/09/19

Sono altre le cose per cui lamentarsi, non le transumanze! E che dire poi di Limone Piemonte in Valle Vermenagna, dove il divieto di transumanza quest’autunno è stato totale? O meglio, non si trattata di un divieto, ma per passare bisognava chiedere l’autorizzazione all’Anas, che l’ha negato… Niente passaggio delle mandrie a piedi, bisognava caricarle sui camion… E poi parliamo di ambiente, diciamo alla gente di andare a piedi, in bicicletta, con i mezzi pubblici, ma nello stesso tempo obblighiamo ad usare i camion per caricare le vacche, invece di farle scendere a piedi con la colonna sonora dei campanacci a risuonare per la valle?

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Discesa a piedi dall’alpeggio Veplace a Nus (AO)

Scendere a piedi ha tanti significati. Concretamente parlando, è un vantaggio economico (i camion costano, il loro impiego incide non poco sui bilanci aziendali), anche se spostarsi a piedi con il bestiame può essere faticoso, difficile, complicato. Talvolta è davvero impossibile per le distanze e per l’impossibilità di trovare luoghi dove fare tappa. Però c’è un risvolto emotivo non indifferente: per l’allevatore, scendere con la mandria o il gregge, attraversando i paesi della valle, è una soddisfazione. Lo fai a testa alta, con orgoglio, perché mostri alla gente i frutti del tuo lavoro, i tuoi animali che scendono belli, grassi, in piena forma, dopo la stagione trascorsa in montagna. Le persone escono dalle case, c’è chi ti saluta, chi viene ad offrire un bicchiere. Un tempo era così, oggi queste scene le vedi meno frequentemente, purtroppo oggi rischi anche di incontrare chi ti insulta, chi si lamenta, chi chiama i vigili o i Carabinieri…

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Un gregge arriva a Pont Canavese dopo essere partito al mattino presto dalla Val Soana (TO)

E allora, per non disturbare troppo, magari scendi di notte… e trovi comunque chi trova questo fatto “grave”. Per me è grave che ci siano persone che non tollerano la transumanza, per me è grave il fatto che questa tradizione rischi di scomparire in nome di una civiltà che ha sempre fretta, che ha più timore delle deiezioni animali che non dell’inquinamento e del consumo di carburante. Vi assicuro che tutti gli allevatori vorrebbero fare transumanze senza incontrare auto, camion, pullman sul loro cammino, ma purtroppo è impossibile. Rispetto reciproco, tolleranza e… godiamoci il momento, se incontriamo una transumanza. Potrebbe essere l’ultima che vediamo, se si continua così…

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Anche di transumanze si parlerà a Carcoforo (VC) questo sabato, 26 ottobre. L’evento si intitola per l’appunto “Giovani in transumanza”. Presenterò il mio libro e, nel corso della serata, ci sarà musica e una proiezione di immagini a tema. Vi aspetto, per confrontarci direttamente su queste tematiche.

Una settimana di appuntamenti

Per me sta per iniziare una settimana fitta di appuntamenti che mi porteranno in giro per l’Italia. Prendete nota se siete interessati e se abitate “da quelle parti”.

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Il primo incontro sarà ad Edolo, in Valcamonica, all’Università della montagna, nell’ambito della rassegna racCONTA la Montagna. Giovedì 17 maggio, ore 17:00, mi è stato chiesto dagli studenti di presentare un mio vecchio lavoro: il libro sui giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto“. E’ passata una decina d’anni dalla realizzazione delle interviste, ma l’argomento resta attuale e sarà anche l’occasione per riflettere su come sono andate le cose, nel frattempo, per i giovani protagonisti.

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Nel mio spostamento verso il Veneto, avendo saputo della mia presenza da quelle parti, gli amici della Lessinia mi hanno chiesto di tornare da loro. Così in poche ore hanno organizzato una presentazione di “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari”. Cosa centra con la Lessinia, direte voi… Sarà un momento per mostrare altre realtà di montagna e confrontarsi sull’alpeggio come risorsa turistica. Appuntamento ad Erbezzo (VR) ore 20:30, venerdì 18 maggio.

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Infine eccomi arrivare a Follina (TV) per la manifestazione “La Via della Lana”. Già anni fa ero stata invitata, ma… per questioni di transumanza, non ero riuscita a partecipare. Questa volta andrò a presentare il film sui pastori piemontesi, realizzato alcuni anni fa con l’Università di Torino nell’ambito del progetto Propast, “Tutti i giorni è lunedì”, Ore 17:00, domenica 20 maggio. L’intero programma della manifestazione lo trovate qui sul sito. Sarà anche possibile acquistare i miei libri (gli ultimi e quelli precedenti sulla pastorizia).

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Per finire, torno a “casa” e il 22 maggio, durante la settimana dedicata al Saras del Fen in alta Val Pellice, a Villar Pellice presenterò “Capre 2.0” (presso La Crumiere, ore 21:00). Purtroppo la sovrapposizione di date mi impedirà di esserci per la Fira ‘d la pouià domenica 20 a Bobbio Pellice… Nella stessa data ci sarà anche la Fiera della Pecora Frabosana Roaschina a Roaschia (CN). Insomma, come tutti gli anni, le settimane precedenti la salita agli alpeggi di mandrie e greggi sono fitte di eventi e appuntamenti. Chi partecipasse a quelli dove sono io, specialmente fuori Piemonte, è pregato di venire a presentarsi, così darò un volto a qualcun altro dei miei lettori. A presto allora!

Le capre di Ardesio

Ieri ero in Val Seriana, ad Ardesio (BG), dov’ero stata invitata alla Fiera della capra. Per me è stato un ritorno, dato che avevo già partecipato all’edizione del 2010 e del 2015.

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Ardesio 2018 – Val Seriana (BG)

Quest’anno la fiera era alla sua 19° edizione. La giornata è stata accompagnata da temperature abbastanza rigide, ma anche da una bella giornata, almeno fino al primo pomeriggio. E il pubblico è accorso in massa, nella tarda mattinata c’era davvero tanta gente!

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L’arrivo alla fiera – Ardesio (BG)

Gli allevatori presenti erano 35, con più di 400 capre in mostra. Al mattino, man mano, chi a piedi, chi con i mezzi appositi, allevatori e appassionati hanno condotto i loro greggi (o parte di essi) alla fiera.

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Becchi dal palco imponente – Ardesio (BG)

Rispetto al passato, ho visto meno capi di razza Frisa valtellinese, mentre le razze più rappresentate erano l’Orobica e la Bionda dell’Adamello (non so esattamente i numeri, è impressione che ho avuto ad occhio). Non mancavano capre di altre razze (camosciata, saanen, meticce e così via).

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L’amore per i propri animali – Ardesio (BG)

In queste manifestazioni, uno dei protagonisti è… la passione! L’elemento che accomuna tutti, che spinge a partecipare anche quando ci sarebbe tanto da fare in azienda… E la passione la si vede brillare soprattutto negli occhi di giovani e giovanissimi, per i quali questa è una giornata molto importante. Non un gioco, ma un momento da adulti, e gli animali devono fare bella figura. Ecco così una bella spazzolata finale al pelo di capre e becchi!

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Categoria becchi – Ardesio (BG)

La mattinata si è conclusa, come sempre, con la sfilata dei capi, suddivisi per categorie, al fine di assegnare i premi agli animali più belli.

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Formaggi locali – Ardesio (BG)

Nel resto del paese intanto si poteva fare un giro tra le bancarelle: prodotti tipici, materiale, attrezzature, formaggi locali e non, come in qualsiasi fiera.

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Fiera della capra… e dell’asinello! – Ardesio (BG)

In cima al paese non mancavano poi gli asini, secondo elemento di questa manifestazione. In un’altra zona invece c’erano i cavalli e si poteva fare anche un giro in carrozza nella piazza e tra le vie di Ardesio.

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Bastoni da pastore – Ardesio (BG)

Una piazza era occupata dagli artigiani, che mostravano dal vivo come si realizzano i loro manufatti: bastoni da pastore, cesti di vimini, coltelli e altro ancora.

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Arrosticini – Ardesio (BG)

All’ora di pranzo, perché non gustare gli arrosticini di pecora? E’ vero che qui è più tipica la bergna (carne secca di pecora), ma i giovani dell’azienda Palamini si sono lanciati nello street-food. “E’ anche un modo per utilizzare la carne delle nostre pecore con più soddisfazione che non a venderla al commerciante!” Gli arrosticini sono già tutti pronti, la serie di spiedini viene posizionata sull’apposito sostegno e, con il calore, sono cotti in pochi minuti di attesa. Il pubblico sembra gradire, anch’io non potevo resistere, dato che amo questa carne: erano ottimi, succosi, saporiti!

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Si lascia la fiera – Ardesio (BG)

Pian piano al pomeriggio qualcuno iniziava a rientrare. Io ho avuto modo di chiacchierare con un po’ di gente e, per l’ennesima volta, me ne sono ripartita riflettendo sul ruolo svolto da questi allevamenti nel territorio montano. C’erano aziende più grosse, c’erano piccoli allevatori, c’erano appassionati.

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Un po’ di sfilata nel centro – Ardesio (BG)

Quale sarà il futuro di questa banda di allegri ragazzini, che ha fatto fare tre volte il giro della rotonda al piccolo gregge, a beneficio del pubblico? Nel convegno del sabato sera e in varie chiacchierate alla domenica si è parlato (giustamente) del ruolo della formazione, ma anche di aziende che vivano in modo economicamente sostenibile. Non si può avere come unico tornaconto la soddisfazione per avere una bella capra, per la nascita di un capretto, mentre il bilancio dell’azienda traballa. Ci sarà ancora da parlare di queste cose…

Si torna ad Ardesio

Cari amici, spero di non essere troppo in ritardo per dirvi che in questo fine settimana, domani (sabato 3 febbraio) e domenica 4 febbraio tornerò ad Ardesio (BG), in Val Seriana.

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Fiera di Ardesio 2015

L’occasione è, come sempre, quella della Fiera della capra e dell’asinello. Qui trovate l’intero programma della manifestazione. Sarà un piacere tornare da quelle parti, soprattutto perché questa volta vado a… parlare di capre! Poi spero di vedere un po’ dei miei amici “virtuali”, allevatori di capre in Lombardia e non solo.

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Il sabato sera, alle ore 20:30, nell’ambito del convegno, presenterò il mio libro “Capre 2.0”. Vi aspetto numerosi.

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Fiera di Ardesio 2015

La domenica invece sarò presente con i miei libri alla fiera, cercatemi e cercateli tra le bancarelle! Spero di tornare con tante foto da mostrarvi. A presto allora!

BEE – bella roba!

Avrei voluto raccontarvi di una bella fiera, molto partecipata. A dire la verità però, quando sento e vedo certe cose, mi passa fin la voglia di scrivere, perché sembra che uno sia sempre solo lì a lamentarsi di quel che non va per il verso giusto.

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Fiera BEE a Villanova Mondovì (CN)

Domenica scorsa ero stata invitata a Villanova Mondovì per la fiera BEE – Formaggi di montagna, 4° edizione di questa manifestazione. Non c’ero mai andata e la prima impressione che ne ho ricavato, arrivando in piazza, è stata quella che mi ha fatto esclamare: “Ogni tanto bisogna proprio cambiare zone per vedere qualcosa di nuovo e scoprire belle manifestazioni, non sempre le solite fiere nei soliti posti!

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Pecora garessina, razza in via di estinzione – Villanova M.vì (CN)

C’era un buon numero di animali, capre e pecore di razze diverse, locali e non, portate in piazza dagli allevatori della zona. Non si trattava di una rassegna, quindi non c’erano premiazioni o valutazioni dei capi esposti, ma mi è stato detto che agli allevatori è stato corrisposto un piccolo rimborso delle spese per venire lì e “animare” la fiera.

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“Incontro” con le “specie esotiche” – Fiera BEE, Villanova M.vì

Senza il bestiame infatti non sarebbe stata la stessa cosa! C’erano gli allevatori che chiacchieravano tra di loro, c’era chi le bestie le aveva un tempo, c’erano i contadini, poi c’era tanto, tantissimo pubblico venuto sia per ammirare e “incontrare” gli animali, sia per la fiera e le bancarelle. Si commentavano le bestie, il prezzo del fieno, il tempo…

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Inaugurazione delle manifestazione, Fiera BEE – Villanova M.vì (CN)

Una prima delusione è venuta dai politici: arrivati per inaugurare la fiera, hanno presenziato anche alla “colazione letteraria” che doveva aprire la manifestazione. Dopo essersi riempiti la bocca sui soliti discorsi a base di “territorio”, “importanza delle piccole aziende locali” ecc ecc ecc, hanno puntato dritto al buffet, chiacchierando ad alta voce con il loro codazzo al seguito e ignorando bellamente la persona che stava parlando del suo lavoro, un film sui pastori. Abbiamo dovuto interrompere l’incontro, tanto praticamente più nessuno ci stava ascoltando, tra il vociare dei politici e la fame atavica scatenata dalla “colazione” gratuita (castagne cotte nel latte e paste ‘d melia). Davvero una magra figura ed un’immensa mancanza di rispetto da parte di quei “rappresentanti del popolo”.

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Formaggi ovicaprini, Fiera BEE – Villanova M.vì

Le bancarelle erano state scelte con cura, produttori locali e non, formaggi di montagna, ovicaprini, vaccini, tradizionali e innovativi, per tutti i gusti. C’era chi veniva da fuori provincia, chi anche da fuori regione. C’era un’ottima possibilità di scelta per i consumatori, che a queste manifestazioni cercano proprio il contatto diretto con il produttore.

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Purtroppo però, a fine mattinata, c’è stato un brutto colpo per alcuni degli allevatori/casari presenti in fiera con le loro bancarelle. I Carabinieri Forestali hanno fatto un blitz, colpendo duramente alcuni di loro, sanzionati con verbali salati. Ma non solo! Sono stati sequestrati dei prodotti e una bancarella è stata fatta CHIUDERE! “Una vergogna… i clienti lì in fila per comprare e loro mi hanno fatto smontare tutto! In venti anni di mercati non mi era mai successa una cosa del genere! Neanche avessi avuto chissà che merce sul banco!“, mi racconta sconvolta una margara che conosco bene, tra i protagonisti di questa amara avventura.

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Già, perché le “irregolarità” rilevate riguardavano la mancanza di documenti per la tracciabilità dei prodotti. La maggior parte infatti non riportava esposto il “numero di lotto” dei formaggi. Certo, la legge è legge, per carità… ma cosa dice davvero la legge?

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Poi comunque sono stati colpiti solo alcuni dei presenti (appena è corsa la voce, chi poteva si è messo ad aggiungere foglietti scritti a mano…), mentre praticamente tutti erano nella stessa situazione. Sì perché… bisogna o non bisogna avere questi documenti? e bisogna esporli? Alcuni amici “del settore” mi hanno detto di no. Uno di loro mi ha addirittura suggerito le leggi da citare per un ricorso. Un altro mi ha detto che “la normativa è troppo complessa e non è chiara nemmeno a chi se ne occupa tutti i giorni“.

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Ma che senso ha tutto ciò? Bancarelle piene di scritte, persino gli “ingredienti” del formaggio (ma se uno è intollerante al latte, il formaggio non va a comprarlo… o no?), normative e riferimento di ogni tipo. A me basta il nome del produttore, la sede della sua azienda, il nome del suo alpeggio. Una volta che è ben chiaro quello e la sua faccia dietro al banco, se proprio mi dovesse venire mal di pancia, so a chi rivolgermi. Altro che il numero di lotto ecc ecc!

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì

Ma poi… già controllate il caseificio che sia a norma, la cantina per la stagionatura, il latte che sia sano, che siano sane anche le vacche, le capre, le pecore… che ci sia il furgone per il trasporto, il banco per la vendita… e poi andate a sequestrare il formaggio perché non c’è il numero di lotto?? Erano tutti produttori di azienda agricola, gente che probabilmente al mattino è andata in stalla, prima di partire e venire lì. Gente che lotta con tutte le sue forze per sopravvivere, gente che cerca di essere in regola, ma… certe volte le regole sono proprio assurde! Manca un foglio? Chiedimi di portartelo, di mandartelo via fax. No, mi fai 1500 euro di verbale, mi sequestri la merce, mi fai chiudere il banco? Neanche vendessero droga… o veleno…

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Formaggi in fiera – Villanova M.vì (CN)

Sorrideva, il produttore dei Paesi Baschi, offriva assaggi del suo pecorino. Chissà se hanno chiesto anche a lui il numero di lotto? Chi è stato sanzionato, ha detto che non tornerà a quella fiera. Altri che non avevano potuto partecipare, hanno commentato che non ci andranno nemmeno nelle edizioni future, se quella è l’aria che tira.

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Prodotti tipici – Villanova M.vì (CN)

Non so quale aria si respiri in casa di chi vende altri prodotti agricoli, freschi o trasformati, ma leggi e normative complicano la vita a tutti, e più sei piccolo, più fatichi a starci dietro e a sopravvivere, dato che ogni nuova norma comporta nuove spese che non puoi caricare sul tuo prodotto, o non riesci più a venderlo.

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Fiera BEE – Villanova M.vì (CN)

Era una bella fiera, quella di Villanova Mondovì, oltre ai formaggi si trovava un po’ di tutto, dai dolci alle marmellate, dalle spezie all’artigianato. Ma cosa ci sarà ancora il prossimo anno, dopo questa “batosta”? Certo, potrete dirmi che i produttori di formaggio hanno solo da mettersi in regola, senza dubbio è vero, ma se invece fosse vero che non è obbligatorio esporre questo famigerato numero di lotto… perché allora fare questo blitz e parlarne come se si fosse trattato di un importante passo nelle repressione di cattive pratiche che mettono a rischio la salute dei consumatori?

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Capre girgentane – Villanova M.vì (CN)

Così sono andate le cose a BEE. Chi non conosce i meccanismi interni della faccenda, legge l’articolo o sente la notizia e trae la conclusione che, ad una manifestazione dedicata ai formaggi, sono stati sequestrati dei prodotti per la “tutela dei consumatori”. Ne deduce che non fossero sani. Meglio andare al supermercato allora, a prendere qualche “buon” formaggio industriale, che chissà cosa ci propinano quei pastori e margari…

Riflessioni dopo la fiera di Roaschia

Erano anni che non tornavo a Roaschia per la fiera, nonostante avessi ricevuto più volte inviti da vecchi amici. L’ultima volta c’ero stata quando ancora si teneva in autunno. Poi, a causa della concomitanza con altri eventi e, soprattutto, di alcune edizioni caratterizzate da maltempo e anche dalla neve, è stata spostata al mese di maggio. E così per me spesso era andata a coincidere con la transumanza, oppure ero già in alpeggio o ancora, in questi ultimi anni, andavo ad altre fiere in vallate più vicine.

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L’arrivo degli animali nella giornata di sabato – Roaschia CN

Anche quest’anno, per la 24° edizione della Mostra interprovinciale della razza frabosana-roaschina, il fine settimana scelto presentava numerose altre opzioni per gli appassionati di rassegne zootecniche e manifestazioni legati alla zootecnia in generale. La festa dei margari a Saluzzo, con la sfilata delle mandrie nel centro della cittadina, la Fira d’la Pouià a Bobbio Pellice… Diventa difficile organizzare qualcosa, al giorno d’oggi!

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Roaschia vuol dire pecore, ma soprattutto vuol dire pastori. O meglio, voleva dire pastori. La razza frabosana-roaschina esiste ancora, anche se è tra quelle in via di estinzione. Viene allevata in purezza o insieme ad altre razze specialmente nelle aree di origine in provincia di Cuneo e in quella di Torino (in Val Pellice troviamo un buon numero di capi), solitamente da chi la utilizza per la mungitura. Si tratta di una pecora rustica, adatta alla montagna, una razza da latte, anche se ovviamente le sue produzioni non possono essere paragonate ad altre razze specializzate. Come sempre accade in questi casi, dobbiamo tener conto della qualità del latte (sono animali alimentati al pascolo all’aperto, nella maggior parte dei casi vengono condotti in alpeggio, mentre d’inverno consumano fieno) e dell’adattamento al territorio. Altre razze più produttive, nelle stesse condizioni di allevamento, non darebbero le stesse quantità di latte.

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Pastore roaschino in alpeggio agli inizi degli anni ’50 – Museo della pastorizia, Roaschia CN

Gli abitanti di Roaschia, piccolo paese di montagna all’imbocco della Valle Gesso, si erano specializzati in un mestiere, quello del pastore. Gli abitanti si suddividevano in bodi (patate), cioè gli stanziali, che rimanevano nel villaggio, e gratta (letteralmente ladri), i pastori che partivano con la famiglia, il gregge, il carro. Ladri di erba che pascolavano lungo il cammino. Termini entrambi spregiativi che sottolineavano una spaccatura nella comunità, i cui echi permangono tutt’oggi, quando di pastori a Roaschia non ce ne sono più (l’unico residente ad avere pecore si definisce “allevatore”, dato che il suo mestiere principale è un altro). Di questa fiera e di questo “mondo” avevo parlato in passato sul mio vecchio blog qui (edizione 2010), ma anche con la recensione di un libro qui.

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Roaschia dall’alto

A parte questi giorni di festa, Roaschia vive quella che è la realtà di tanti borghi di montagna: pochissimi residenti stabili, scarse possibilità occupazionali, un territorio vasto e difficile da “curare”. Molte case vedono il ritorno delle famiglie originarie nel periodo estivo, altre sono state acquistate o affittate a villeggianti, altre ancora mostrano ben visibili i cartelli “vendesi”. Ieri ho incontrato tanta gente che mi ha detto essere originaria di Roaschia, ma che abita altrove, un po’ ovunque in tutto il Piemonte.

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Il Sindaco e Pinulin, ex pastore

Lo stesso Sindaco, che con tanto entusiasmo si è prodigato per mandare avanti la fiera, ha una storia particolare. Il suo cognome, Viale, è uno dei 5 cognomi di Roaschia, ma il suo accento tradisce origini molto diverse. E’ infatti nato in Venezuela! Giuseppe Pinulin Ghibaudo, tra i promotori della fiera quando era stata istituita 24 anni fa, ex pastore, ripete al Sindaco che: “…bisogna mettere legna, o la fiera muore!” Racconta agli studenti dell’Istituto Agrario il suo passato di pastore, ma anche una sua recente protesta: “Ho lavorato una vita, tra sacrifici e fatiche, e adesso la mia pensione è misera. Mi è arrivata la bolletta della luce più cara perché c’era il canone della TV, ma io non ho la TV. Così ho mandato una raccomandata, ma mi è arrivato lo stesso da pagare. Ho scritto hai giornali per denunciare la cosa e poi non ho pagato, così mi hanno tolto la luce.

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Pecore frabosane-roaschine alla fiera di Roaschia CN

Non è facile mantenere vive queste fiere. Ho raccolto un po’ di impressioni in giro, per capre che aria tira. C’era chi diceva che la crisi è generale: ci sono spese, c’è poco tempo, portare gli animali alla fiera è un costo, una volta veniva rimborsata la spesa del camion per la partecipazione. Altri dicevano che la stagione non è adatta, c’è chi sta salendo in alpeggio, chi ha il fieno da fare. Inoltre adesso “…le pecore non sono belle! Ce ne sono di appena tosate, altre da tosare. In autunno fanno più bella figura!” Mi ricordo che, quando il camion veniva pagato, partecipavano anche allevatori della Provincia di Torino. C’era comunque un clima di rassegnazione tra gli allevatori: si fatica e si stenta a portare a casa la pagnotta. Gli agnelli valgono sempre meno, a volte non si trova a venderli. Si sta lavorando ad un Presidio SlowFood legato ai prodotti di questa razza, ma tutta la procedura è ancora in corso. Dato che si tratta di una mostra legata ad una razza, per incentivare la partecipazione si potrebbe forse pensare a vincolare parte del contributo appositamente stanziato per le razze in via di estinzione alla partecipazione alla mostra?

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Pecore vallesane dal naso nero alla fiera di Roaschia CN

Mi ha dato da pensare il fatto che “l’arrivo” accolto con maggiore entusiasmo sia stato quello di animali non legati alla razza frabosana-roaschina! Un’azienda ha infatti portato capi di varie razze, dalle capre tibetane alle pecore Ouessant, ma in assoluto le più amate (non dagli anziani pastori locali!!) sono state le Vallesane dal naso nero, razza originaria della Svizzera. Giusto o sbagliato avere questi animali “fuori concorso”? Secondo me ben venga tutto ciò che può contribuire a dare nuova linfa alla manifestazione, rimanendo comunque a tema e spiegando l’evoluzione dell’allevamento, che comprende anche questi animali visti più come animali domestici che come specie da reddito. Però la mostra resta quella della pecora locale!

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Museo della pastorizia a Roaschia CN, attrezzi per la caseificazione

Tutto parte dalla storia di Roaschia e dei suoi pastori, ma bisogna andare oltre, perché il museo statico non riesce più a coinvolgere. Ciò vale anche per la fiera, non sono sufficienti gli animali in mostra nei box.

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L’arrivo del gregge – Roaschia CN

Trovo quindi molto azzeccata l’idea di far passare il gregge nel paese. Nella giornata del sabato il gregge è risalito lungo la valle, per poi dar vita ad una transumanza ad uso del pubblico. Si tratta di un gregge di allevatori che si spostano verso la valle Gesso, quindi compiono solo una deviazione per partecipare alla manifestazione.

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Si fa una tappa prima di entrare nel paese, organizzando il “corteo” – Roaschia CN

Nicolò è giovane e allora ci tiene a farlo…“, così commenta il papà Aldo, scendendo dal trattore al seguito del gregge. Tutto ciò è una fatica aggiuntiva ai lavori quotidiani di mungitura, pascolo, partecipazione a fiere e mercatini per vendere i prodotti. Certamente con questa transumanza particolare la giornata si allunga.

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Il carro al seguito del gregge – Roaschia CN

Si aggiunge anche il carro, a ricostruire quella che era la vita dei pastori nomadi roaschini. Oggi c’è il fuoristrada e la roulotte, mentre un tempo la trazione era animale e, nel carro, si viveva, si stipava tutto il necessario, si trasportavano insieme agnelli che ancora non camminavano e bambini piccoli. Molti anziani abitanti di Roaschia sono nati fuori dal paese, in vari comuni lungo a strada della transumanza, fino in Lomellina.

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Il passaggio del gregge in piazza – Roaschia CN

La sfilata, la transumanza, serve a rendere viva la giornata. Il pubblico apprezza in passaggio del gregge, altri ne accompagnano il cammino. Anche solo per pochi minuti si vivono istanti di vita del pastore, il fascino della pastorizia nomade viene trasmesso a chi vi assiste.

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Pastore in pensione seguono la transumanza – Roaschia CN

Nel caso di Roaschia buna parte del pubblico, specialmente nella prima giornata, è composto da persone che quella vita l’hanno praticata o l’hanno sentita raccontare più e più volte da genitori e nonni. Ci sono anche Anna e Rosa, le ultime ad aver vissuto la vita dei pastori roaschini insieme ai loro mariti.

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Giuseppe, uno degli ultimi pastori – Roaschia CN

Giuseppe si aggiunge al corteo, con tanto di zaino e ombrello, che il vero pastore non lasciava mai a casa, perché non si sa mai. “C’è poca gente, c’è troppa poca gente…“. E’ vero, non c’è tantissima gente. Forse bisognerebbe accorpare le due giornate, forse bisognerebbe studiare qualcosa in più oltre alla transumanza, che sicuramente è un elemento che funziona.

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Gregge di pecore frabosane-roaschine – Roaschia CN

Il gregge prosegue il suo cammino fino a raggiungere un prato dove verrà lasciato a pascolare nelle reti. Solo qualcuno lo segue, soprattutto persone che filmano o scattano foto, gli altri restano in paese. La transumanza del XXI secolo è anche avere un drone che ti ronza sopra la testa per effettuare delle riprese!

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Gregge e patou – Roaschia CN

Si arriva a destinazione poco sopra al paese. Gli animali iniziano a pascolare, il cane da guardiania studia la situazione, un po’ frastornato da tutta la confusione di quella giornata. Solitamente non c’è così tanta gente intorno alle pecore!

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Dopo la transumanza, gli agnelli vengono fatti scendere dal carro – Roaschia CN

Il carro con l’asino erano solo scenografia, gli agnelli oggi sono a bordo di un altro carro, quello al seguito del trattore. E i pastori torneranno a casa la sera, portando il latte munto, che verrà caseificato non all’aperto sul fuoco, ma in un locale idoneo come prescritto dalla legge.

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Formaggi di pecora e di capra dell’azienda bio En Barlet – Roaschia CN

Eccoli i formaggi di quel gregge, in vendita il giorno successivo alla fiera. “Si può ancora vivere con un piccolo gregge, senza avere centinaia e centinaia di animali, ma ti devi sbattere! Devi mungere, fare il formaggio e andare a fare fiere e mercati. Oggi io sono qui e Marilena è in Francia ad un’altra fiera. Poi devi sperare che vada bene, che ci sia gente, sperare di vendere…

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La premiazione – Roaschia CN

Nella giornata della domenica ci sono state le premiazioni dei capi presentati alla mostra, un po’ di fiera, il pranzo e attività pomeridiane. Quello che sicuramente mi sento di suggerire è un’impostazione totalmente diversa del mercato. Per attirare il pubblico, bisognerebbe distinguersi con bancarelle che davvero spingano chi è interessato all’argomento a venire alla fiera di Roaschia. Espositori a tema: formaggio di pecora/capra, manufatti legati alla pecora (lana, feltro, ecc.), attrezzature, campane, artigianato di qualità che non si trovi a ogni mercatino di paese. Anche nel menù del pranzo, ottimamente organizzato dalla Proloco, avrei osato di più inserendo la pecora (ad esempio nel salumi) o l’agnello. Non conosco le proposte delle due strutture recettive del paese per il pranzo della domenica, ma mi sarebbe piaciuto vedere all’esterno lavagnette che dicessero “qui oggi carne di agnello/pecora roaschina”. Nella cena del sabato sera invece sia il ragù della pasta, sia il secondo che ho mangiato, erano a base di agnello. L’avrei però espressamente indicato nelle locandine della manifestazione.

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Dimostrazione di tosatura con le forbici – Roaschia CN

Per concludere il pomeriggio della domenica, c’è stato nuovamente il passaggio del gregge (in discesa e fuori dal paese, dato che c’erano le bancarelle), dimostrazione di tosatura, cardatura della lana, caseificazione e… un po’ di musica e danze tradizionali. Sono state due belle giornate, ma concordo con il fatto che occorra fare qualcosa in più per mantenere il pubblico e attirarne altro. “L’anno scorso c’era molta più gente…” è una frase che ho sentito ripetere spesso.

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Tetti Lombardo – Roaschia CN

Concluderei con alcune considerazioni che vanno oltre il tema della pastorizia, com’è nella filosofia di questo nuovo blog. Il sabato pomeriggio sono andata a far due passi, raggiungendo alcune frazioni a monte di Roaschia. Il territorio è molto boscoso, i prati sono più ristretti di un tempo. I vecchi sentieri che collegavano i vari “Tetti” sono segnalati con apposite paline, ma non tutti risultano facilmente percorribili, poiché la vegetazione avanza e non vi è un passaggio costante.

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Casa abbandonata a Tetti Colla – Roaschia CN

In quei villaggi che ho toccato nella mia breve escursione si alternavano case ristrutturate, orti, alberi di frutta, segno che si tratta di abitazioni utilizzate per lo meno come seconde case, a ruderi più o meno segnati dal tempo. Si trattava comunque di frazioni raggiunte da strade asfaltate. Non era una montagna abbandonata del tutto, ma nemmeno più viva come un tempo. Non c’erano segni di vere e proprie attività agricole, solo lembi di terra ancora mantenuti puliti intorno alle case, piccoli campi di patate.

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Istallazione artistica a cura dei giovani di Roaschia, cannucce colorate che simboleggiano le fibre di amianto nell’aria

Nessuno si interessa di queste realtà e, ahimè, ci si ricorda di paesi come Roaschia non per valorizzarli, ma per individuarli come sede per… una discarica di rifiuti speciali, amianto nel caso specifico! “Da una parte abbiamo il Parco delle Alpi Marittime con tutti i suoi valori ambientali e… a pochi chilometri in linea d’aria vogliono fare una discarica?? Dicono che hanno individuato questo sito partendo da migliaia di altri in tutta Italia. Si tratterebbe delle nostre vecchie cave in disuso che adesso si stanno ricoprendo di erba. Ci siamo opposti. Stiamo raccogliendo firme e io sono andato fino a Bruxelles per dire all’Europa cosa succede qui. Mi fa male che la Regione ci voglia imporre questo e che l’Italia non ci ascolti, ho dovuto rivolgermi all’Europa!“, così mi racconta il Sindaco.

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C’è un’altra particolarità a Roaschia: sulla porta del Municipio c’è un cartello che indica una panetteria – alimentari. Ed è l’unico negozio del paese. Chiedo spiegazioni al Sindaco: “Quando facevo campagna elettorale, ho chiesto cosa serviva a Roaschia. Mi hanno detto che mancava un negozio. Aprirne uno era impossibile, così abbiamo trovato questa soluzione nel Municipio. Inoltre do un buono di 120 euro ad ogni residente, da spendere nel negozio, in modo da garantire 9000 euro di incassi. E’ un aiuto anche sul piano sociale.” Un aiuto contro lo spopolamento, perché un paese senza un negozio è ancora più vicino alla morte. Un’iniziativa davvero interessante che potrebbero copiare molti altri Comuni.

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Il negozio di Roaschia CN

Entro e trovo la titolare intenta a disporre i prodotti freschi: c’è un po’ di tutto, ma sta aspettando altri rifornimenti dal fondovalle, perché ovviamente si tratta di una rivendita. “Non è facile, non ci si può aspettare grossi incassi. D’inverno non c’è quasi nessuno, d’estate invece ci sono i villeggianti e i turisti. Ci si accontenta. E’ un peccato che il ristorante qui vicino non si fornisca da noi… Purtroppo succede anche questo…“. Non c’è più la contrapposizione tra i pastori nomadi e i residenti stanziali, ma anche in piccole comunità vi sono fratture che comunque non aiutano la sopravvivenza della montagna.

Una fiera che ritorna in terre “difficili”

Nel mese di aprile sono stata invitata ad Ottone, un piccolo centro della provincia di Piacenza, collocato lungo il torrente Trebbia, a poca distanza dal confine con il Piemonte e la Liguria. Terre di confine, appunto. Ma anche terre dove è difficile vivere.

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Castello della Pietra – Vobbia (GE)

Per arrivare lì me la sono presa “comoda”, facendo un lungo giro in luoghi poco conosciuti. Volevo vedere dal vivo il Castello della Pietra di Vobbia, una costruzione particolare in un luogo dal fascino severo. Anche in questo caso è inevitabile porsi delle domande sul come sia stato costruito, sulla vita, sui commerci, sul passaggio che dovesse esserci all’epoca in queste vallate (il castello è del XI secolo). Oggi sono luoghi scarsamente popolati, i fiumi mostrano evidenti i segni delle alluvioni e mi chiedevo di cosa possa vivere la gente dei paesi che attraversavo.

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Pascoli al monte Buio – confine Piemonte-Liguria

Ho anche fatto una breve escursione, camminando prima nei boschi di faggio e sbucando poi in cresta su pascoli che sicuramente vengono utilizzati nella stagione estiva. Panorami diversi rispetto a quelli alpini, quote inferiori, boschi di latifoglie che terminano drasticamente per lasciare, in cresta, spazio ai pascoli.

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Carrega Ligure (AL)

Il mio viaggio è proseguito su strade così poco frequentate da incontrare meno di cinque auto in circa due ore di tragitto. Villaggi raggiungibili risalendo valli strette e tortuose, fitte di boschi, con pareti rocciose qua e là intaccate da frane che hanno interessato anche la sede stradale. Di cosa si vive quassù? E chi ci vive ancora? Gran parte delle abitazioni sembrava chiusa…

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Capanne di Carrega (AL)

Alle Capanne di Carrega, sul colle, un agriturismo abitato tutto l’anno. Sentivo campanelle risuonare nell’aria, qualche animale al pascolo in quel freddo giorno di primavera doveva esserci. L’impressione generale però era di “sopravvivenza”, piccole strutture, piccole realtà, mancherebbero totalmente gli spazi per aziende dimensioni maggiori (peraltro fuoriluogo quassù) e poi… sembra di essere lontano da tutto, più ancora che non in una vallata alpina. C’è il mare all’orizzonte, ma sicuramente quello è un altro mondo, così come la pianura delle grandi aziende. E’ sufficiente la stagione turistica per riuscire a tirare avanti?

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Pascolo tra Liguria ed Emilia – Barchi (PC)

Finalmente ho raggiunto la mia meta. Prima di andare ad Ottone, dove il giorno successivo sarei stata ospite della fiera del bestiame, sono ancora risalita a Barchi, per incontrare Gloria e la sua famiglia. Barchi è un villaggio che si popola d’estate, quando i villeggianti scappano dal caldo, ma in questa stagione non c’è quasi nessuno. La famiglia Pisotti e i loro animali sembrano costituire il nucleo principale. Gloria, insieme ad una compagna di scuola, mi accompagna subito a vedere la mandria dello zio. Saliamo sulla strada sterrata che porta ai pascoli dove gli animali stanno tutto l’anno.

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Cavalli al pascolo sull’Appennino tra Liguria ed Emilia

Gloria mi racconta di come questo sia possibile, grazie al clima. Se proprio arriva la neve, allora si interviene con del fieno, ma negli ultimi anni non ci sono state difficoltà. Così gli animali nascono, crescono, brucano, dormono, si abbeverano… Oltre alla mandria di vacche, ci sono i cavalli. Lo zio di Gloria e i suoi cugini mandano avanti l’azienda, che sarà tra le protagoniste della fiera del giorno successivo.

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Il gregge di Gloria – Barchi (PC)

La famiglia di Gloria mi riserva un’accoglienza molto calorosa, che mi fa sentire a casa anche qui dove le montagne sono arrotondate e diverse dall’aspetto che mi è usuale. Ci ritroviamo a parlare di conoscenze comuni, alcune reali, altre incontrate grazie ai social. Poi di qui si parte, una volta all’anno, e si viaggia fino alla fiera di Luserna, dove è possibile vedere tanti animali ed incontrare gli allevatori di un po’ tutto il nord Italia. Gloria mi racconta degli studi a Genova, ma non all’istituto agrario: “Perché lì sono specializzati sulla floricoltura e chi ha gli animali viene preso in giro persino dai compagni di scuola!

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Fiera del bestiame – Ottone (PC)

Il giorno successivo però la fiera è lì vicino, ad Ottone. Grazie alla presenza di un nucleo di giovani allevatori intraprendente, alla Proloco e all’Amministrazione, dopo 40 anni, è stata riproposta la Fiera del Bestiame. Ci sono rappresentanti delle varie aziende e avrebbero potuto essere ancora più numerosi, non fosse stato per alcune restrizioni sanitarie in vigore in quel periodo.

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I ragazzi delle scuole intervistano gli allevatori -Fiera di Ottone (PC)

I ragazzi delle scuole raccolgono testimonianze dai vari allevatori e tocca anche a Gloria essere intervistata. Tutti mi dicono che la fiera è stata un successo, non ci si ricorda di aver visto così tanti animali riuniti, qualche anziano parla delle fiere di un tempo, uno di loro mi racconta di quando acquistava i vitelli nelle aziende della zona e li rivendeva in Piemonte, proprio dalle mie parti, affinché fossero ingrassati.

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L’arrivo degli animali alla fiera – Ottone (PC)

Ci sono bovini, numerosi cavalli e asini, qualche capra, alcune pecore, un paio di lama. Al mattino ci si riunisce per un interessante convegno, dove si parlerà anche di razze autoctone, di pascoli e di allevamento come importante risorsa per il mantenimento e la gestione del territorio. Al pomeriggio invece il pubblico si ritrova ancora più numeroso nel campo sportivo ad ammirare gli animali, le esibizioni a cavallo, l’opera del maniscalco… Per me viene il momento di rientrare, così riparto contagiata dall’entusiasmo dei nuovi amici conosciuti in quei giorni. Finita la fiera, premiati i partecipanti, si torna però ai problemi quotidiani, che non possono essere affrontati e superati solo con la passione.