No alla transumanza?

Spiegatemi… quant’è passato da quel giorno in cui si parlava della transumanza candidata a patrimonio dell’UNESCO? Avevo scritto questo articolo poco più di due mesi fa. Adesso però che la transumanza si fa cosa attuale, perché chi prima, chi dopo, tutti si metteranno in cammino verso i monti…

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Pascolo vagante – Cumiana (TO)

Come vedete in questo articolo, ci sono già stati momenti di “tensione” nel Biellese, per il passaggio di greggi. Come dicono gli amministratori intervistati, una strada non va bene perché è lastricata e gli escrementi si infilano tra le pietre… l’altra è secondaria e passa davanti alle scuole (“le mamme si lamenteranno“!!!). Poi vengono nominati comuni del Vercellese che avrebbero interdetto il passaggio di greggi e armenti.

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Il pastore lancia il suo richiamo e il gregge si incanala nella strada alle sue spalle – Cumiana (TO)

Io non dico di fare una festa della transumanza al passaggio di ogni allevatore (che si tratti di pascolo vagante o di transumanze vere e proprie), ma sollevare tutto questo polverone perché sulle strade passano animali anziché automezzi?? E’ così grave la “forma di inquinamento” che resta a terra dopo il loro transito?

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Gregge tra le case in una via di Cumiana (TO)

Mentre accompagnavo il mio amico pastore tra le borgate del mio paese, ho incontrato molta gente che mi conosce. Una signora, dopo aver fotografato e filmato il passaggio del gregge, mi ha “ringraziata” per lo spettacolo. Ma non tutti la pensano così. Certo, dopo il transito di pecore, capre, vacche, a seconda del momento (se sono appena partite dal prato dove hanno pascolato, se per qualche motivo c’è un rallentamento nel cammino) e del numero di animali, a terra di escrementi ne restano. La forma, la quantità e la consistenza varia a seconda del tipo di animale (tocca specificare tutto, ormai la gente certe cose non le sa più!).

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Ci si sposta da un pascolo all’altro per le vie di Cumiana (TO)

Mi spiace, signori, nessun allevatore è ancora riuscito a spiegare ai suoi animali che non bisogna camminare sui marciapiedi, quindi succederà che… la faranno anche lì! Parliamo però di animali erbivori. A differenza dei tanti cani (con padroni maleducati che non raccolgono con l’apposito sacchetto) in giro per i nostri paesi e città, questi animali mangiano solo erba, la loro “cacca” è un ottimo concime, se per caso qualcuno volesse uscire con la paletta a raccoglierla. Comunque, con le piogge e i temporali di questi giorni, penso che i segni delle transumanze non restino sulle strade a lungo!

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Le capre guidano il gregge tra le vie di Cumiana (TO)

Ma ditemi, qual è il problema? Non mi sembra si sia parlato di intralcio al traffico, piuttosto il nocciolo della questione è “lo sporco”. Alla fine il discorso è sempre il medesimo, non ci piace vedere e sentire i lati meno pittoreschi e romantici della realtà. Gli escrementi imbrattano le nostre macchine lavate e lucidate: ma quanto inquinamento produciamo per farle lavare? E quanto inquinamento produce l’utilizzo delle nostre auto? A quello ci pensiamo? Il bello è che spesso, a lamentarsi, sono le persone con un comportamento meno ecologico di tutti! Non so se chi va a lavorare a piedi, con i mezzi pubblici, in bicicletta sia tra i primi oppositori al passaggio della transumanza!

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Passaggio del gregge nella strada principale alla festa del Cevrin di Coazze (TO)

Eppure ogni tanto alla transumanza “facciamo la festa”. Sono in crescita le manifestazioni in cui si organizzano eventi (fiere di artigianato, di prodotti enogastronomici, concerti, ecc…) in concomitanza della salita e della discesa dagli alpeggi.

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Fiera di Bobbio Pellice (TO)

Queste manifestazioni, a scopo principalmente turistico, vanno ad aggiungersi alle tradizionali fiere e rassegne zootecniche, la cui origine risale a tempi antichi. Oggi però anche molte di esse hanno adottato la formula della “sfilata” degli animali, proprio per dare una maggiore spettacolarità al loro arrivo e per venire incontro alle esigenze del pubblico. Peraltro riscuotendo un successo sempre maggiore.

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Fiera di Pomaretto (TO)

E’ anche un elemento di orgoglio in più per gli allevatori: si sfila con i propri animali, si mostra il frutto del proprio lavoro, lo si fa tra l’ammirazione e il rispetto della gente. E’ un momento piacevole per tutti, ma sicuramente sono i giovani e giovanissimi a goderne maggiormente.

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Inserisci una didascalia

Dove sono quei sindaci che vogliono vietare la transumanza? Dove sono quei cittadini che si lamentano per la cacca sulle strade? Vogliono dirlo loro a questi bambini, a questi ragazzini, che stanno facendo qualcosa di sporco? Io credo che tutti i bambini dovrebbero partecipare ad una transumanza, imparare la differenza tra uno sporco che si lava via in fretta e… l’inquinamento vero, quello che resta nell’ambiente, nell’acqua, nell’aria. Le contamina e le rendono letali per piante e animali. Il buon vecchio letame invece i fiori li fa crescere!

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La Dévéteya, festa di discesa dagli alpeggi – Cogne (AO)

Spero sempre che il pubblico di queste manifestazioni impari qualcosa da ciò che sta osservando. Che capisca che non si tratta di una sfilata solo ad uso e consumo dei turisti, ma un momento di vero lavoro, solo uno dei tanti giorni dell’anno in cui sempre e comunque ci si prende cura degli animali. Forse anche per quello personalmente sono contraria all’uso di abiti folkloristici durante questi momenti, si rischia di trasportare in un’altra dimensione l’attualità di un mestiere che, fortunatamente, è ancora vivo. …e allora, buona transumanza a tutti gli allevatori che, tra un paio di settimane, si metteranno in cammino. Se qualcuno dovesse lamentarsi, rispondetegli che la transumanza è stata candidata a patrimonio dell’umanità… non so se funzionerà, però…

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Tutelare la transumanza

E’ notizia recente il fatto che l’Italia abbia candidato (insieme a Grecia e Austria) la transumanza a patrimonio dell’Umanità UNESCO. Ho letto tante manifestazioni di interesse e gradimento all’iniziativa, ma io non sono riuscita a capire fino in fondo cosa significhi. Così ho cercato di informarmi. Ci sono diverse forme di tutela da parte dell’UNESCO: quella dei beni materiali (siti storici, architettonici, paesaggistici), a cui sono poi stati aggiunti quelli immateriali, tra cui si andrebbe ad inserire la transumanza.

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Transumanza di salita in alpeggio, Val Chisone (TO)

L’art.2 della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dà questa definizione dei beni da tutelare: “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.

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Mandria di vacche piemontesi di ritorno dall’alpeggio in autunno – Sauze d’Oulx, Val di Susa (TO)

Ho poi letto i vari articoli dedicati alla “notizia” della candidatura. Il progetto della candidatura è stato coordinato dal Ministero delle politiche agricole, la decisione da parte della commissione verrà presa nel 2019. In alcuni articoli, compaiono frasi e descrizioni tipo questa: “La Transumanza, pratica di migrazione stagionale di greggi, mandrie e pastori in differenti zone climatiche lungo le vie semi-naturali dei tratturi, in Italia viene praticata nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno; e quindi da Amatrice, dove si svolgeva la grande festa dei pastori transumanti e Ceccano nel Lazio, da Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Ma pastori transumanti sono ancora in attività anche nell’area alpina, in particolare in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige.” (qui l’articolo completo)

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Festa della transumanza con passaggio nel centro di Amatrice nel 2012

Più o meno ogni pezzo scritto in questi giorni contiene le stesse informazioni, come se i giornalisti si siano limitati a girare e rigirare un comunicato stampa, senza avere molta conoscenza dell’argomento. (altri articoli qui, qui e qui su La Stampa, dove qualcuno ha aggiunto il Piemonte alle regioni interessate, senza preoccuparsi della Val d’Aosta, della Lombardia, della Liguria, del Veneto, del Trentino, del Friuli Venezia Giulia…).

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Festa della transumanza a Pont Canavese (TO)

Negli articoli si nomina Amatrice, si nomina la Val Senales, si nominano i tratturi… Così mi sta venendo un dubbio, anche a fronte di iniziative di tutt’altro genere portate avanti nei mesi scorsi qua e là sul territorio nazionale. In Val Senales c’è la “famosa” sul ghiacciaio, con pecore che non solo attraversano per l’appunto un ghiacciaio di alta quota, ma vanno dall’Italia all’Austria, secondo una tradizione centenaria che non guarda agli attuali confini politici.

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Gregge vagante appena arrivato in montagna per la stagione estiva – Pragelato, Val Chisone (TO)

Cosa si vuole tutelare? Un’attività ancora praticata da uomini, donne, con i loro animali, in una forma di allevamento tradizionale che prevede, d’estate, l’utilizzo di risorse pascolive di alta quota con mandrie e greggi? Oppure solo l’atto in sé della transumanza, con una valenza sempre più turistico-ricreativa? Sono volutamente provocatoria, ma talvolta sembra necessario dover ricordare che… se vogliamo la “festa della transumanza”, gli allevatori devono poter vivere, lavorare e guadagnare grazie al loro mestiere durante tutto l’anno.

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Transumanza a Roaschia (CN) in occasione della fiera della pecora frabosana-roaschina

A Verbania da diversi anni viene presentata (e poi bocciata) in consiglio comunale una mozione per una “Pasqua cruelty free” contro il consumo di carne di agnello e capretto, tanto per citare un esempio tra i tanti di stretta attualità in questo periodo pasquale. Tali campagne sono particolarmente infervorate contro il consumo di carni ovicaprine, ma non mancano manifestazioni di alcuni attivisti anche in occasione di rassegne che coinvolgono la zootecnia bovina. Nascono movimenti anche a livello politico che fanno pressioni in tal senso, cioè spingono al boicottaggio del settore zootecnico, bollano l’intero comparto come “sfruttamento”, danno una visione dell’allevamento e delle successive pratiche di macellazione che si discostano dalla verità. Non possiamo negare vi siano singoli casi di realtà fuorilegge (abbiamo normative molto chiare e rigorose sul benessere animale e sulla sanità, dalla nascita fino al momento della macellazione), ma non devono essere usate come esempio di tutta la categoria.

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Salita in alpeggio di un gregge di capre valdostane – Valsavarenche (AO)

Ciò detto, nella speranza che queste frange estremiste vengano considerate come tali, ritorniamo alle nostre transumanze. Quello da tutelare, secondo me, è l’allevamento transumante, cioè quella forma di allevamento tradizionale che prevede l’utilizzo estivo di sedi e pascoli d’alpeggio, con uno spostamento (la transumanza, appunto) che avviene in salita e in discesa a seconda delle stagioni, ancora a piedi dove possibile, oppure con l’utilizzo di automezzi.

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Gregge vagante in salita verso l’alpeggio di passaggio a Valcanale (BG), durante la festa della transumanza

Tutelando questa transumanza, si dovrà tutelare anche il diritto di transito di mandrie e greggi sulle strade che portano all’alpeggio, no? Perché questa è una delle cose che servono agli allevatori transumanti. Non che ci siano comuni che emettono ordinanze che vietano il passaggio degli animali (sia per la transumanza, sia per il pascolo vagante, che in fondo è una lunga e continua transumanza). Un esempio tra tanti, questo caso della Valsesia dello scorso autunno. Leggete qui cosa dice la legge... un Sindaco può vietare il passaggio degli animali, ovviamente motivando il divieto. Ma se la regione sono “solo” i cittadini che si lamentano per le “strade sporche”?

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Festa della transumanza a Pont Canavese (TO)

La transumanza va tutelata innanzitutto come attività lavorativa. Ben vengano anche le feste dedicate a questo particolare momento, dato che sicuramente c’è un aspetto scenografico nel passaggio di uomini e armenti. Ma anche queste feste, secondo me, dovrebbero avvenire nel rispetto della tradizione e del momento di vita lavorativa. Possono essere un importante incontro tra gli allevatori e il pubblico: per i primi c’è l’orgoglio di sfilare con i propri animali al centro della piazza, veri protagonisti con i loro animali del territorio, e non personaggi di serie B relegati ai margini. Nello stesso tempo non dovrebbero, a mio parere, diventare una specie di circo (con contorno per esempio di cavalieri a cavallo con cappelli da cow-boys e giacche con le frange, o altri soggetti niente hanno a che fare con le transumanze alpine). Questo soprattutto perché il pubblico non sempre capisce fino in fondo quello che sta osservando e potrebbe trarne informazioni fuorvianti.

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Transumanza nel centro di Roaschia (CN) nell’ambito della fiera della pecora frabosana-roaschina

Se si mantiene la tradizione, è più facile comprendere come sia sì un giorno di festa, ma anche un momento delicato e faticoso nell’ambito del lavoro quotidiano. Il pubblico, nel momento del passaggio degli animali, deve essere rispettoso, non deve intralciare il cammino, non deve pretendere che si tratti di uno spettacolo ad uso e consumo del turista. Può succedere che gli animali non rispettino gli orari, perché può esserci l’imprevisto… Oppure che l’orario non sia quello centrale della giornata, perché altrimenti farebbe troppo caldo per far marciare gli animali. E così via.

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Festa della transumanza (Dévéteya) a Cogne (AO), con la mandria seguita dalle portatrici di Fontina in costume

Certe feste della transumanza vengono arricchite con il folklore locale, mettendo insieme la realtà attuale e alcuni aspetti del passato. Nella Dévéteya di Cogne, per esempio, alcuni allevatori sfilano in costume e le mandrie sono seguite da persone che rappresentano il modo in cui un tempo si portavano a valle i prodotti caseari. Le “normali” transumanze ovviamente sono cosa diversa, caratterizzate solitamente da una grande mole di cose da fare, animali, mezzi e masserizie da spostare, concitazione e stanchezza dalle prime ore del giorno alla sera tardi.

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Si attaccano i rudun provenzali per la salita in alpeggio – Val Chisone (TO)

C’è la tradizione, nella transumanza, ed è fatta soprattutto di suoni. Abbiamo, a seconda degli animali e dei luoghi, tutta una serie di campanacci e collari utilizzati apposta per quel momento. Anche questo è sicuramente uno dei fattori che possono far inserire la transumanza nei beni immateriali da tutelare.

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Festa del Cevrin, passaggio del gregge nel centro di Coazze, Val Sangone (TO)

Fortunatamente le transumanze sono ancora vive, sono tante, portate avanti da persone di tutte le età. La transumanza vuol dire utilizzo del territorio, vuol dire allevamento di razze spesso locali, la transumanza significa stagionalità, comporta produzioni (casearie e non solo) differenti a seconda del momento dell’anno e dei pascoli utilizzati. Tutte validissime ragioni per dire che va tutelata! Ma è comunque un qualcosa di vivo, di attuale, e non solo un ricordo (di quando di utilizzavano i tratturi o di quando si saliva con i muli e la caldaia del latte sulle spalle). Tutelare la transumanza vuol dire comprenderne le esigenze attuali e far sì che possa continuare ad esistere, anche evolvendosi.

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L’asino con l’apposito basto per il trasporto degli agnelli, ancora utilizzato da molti pastori durante gli spostamenti – Cogne (AO)

Ancora una volta non posso non ribadire come tutte queste immagini ci possono essere solo se gli allevatori tradizionali verranno sostenuti innanzitutto consentendo loro di continuare a lavorare in tutti i momenti dell’anno e in ogni fase delle loro attività. Aggiungo infine, per tutti coloro che ogni anno mi scrivono chiedendo di poter partecipare ad una transumanza, che ne esistono alcune di “organizzate” per i turisti, dove si può avere un ruolo più o meno attivo nella giornata. Rivolgetevi a queste realtà, dove è previsto un certo coordinamento logistico, perché altrimenti per gli allevatori non è facile gestire presenze extra in momenti così delicati.

Far festa con la transumanza

Questo è il periodo delle discese dagli alpeggi e delle fiere zootecniche: da qualche anno si sono però aggiunte le feste della transumanza, occasione per richiamare turisti nei paesi delle vallate alpine in un periodo altrimenti un po’ “morto” e per far incontrare il mondo degli allevatori con quello dei turisti. Più volte vi ho partecipato in qualità di spettatore, ricavandone emozioni e sensazioni contrastanti. In questi ultimi 10-15 anni, di transumanze ne ho seguite parecchie, accompagnando amici, scattando fotografie o ancora dando una mano in prima persona a spostare gli animali (greggi e mandrie), ma l’idea mia è che raramente si riesce a portare nelle “feste” quella che è la vera realtà di questo momento.

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Artigianato valdostano – Cogne (AO)
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Formaggi di un’azienda locale – Cogne (AO)

Non avevo mai partecipato ad una festa organizzata per una desarpa in Val d’Aosta, così sabato scorso ho scelto di vedere quella di Cogne (ce n’erano altre due in valle nella stessa data). Qui l’evento prende il nome di Devétéya, cioè “lo spogliarsi” (così ha spiegato lo speaker ufficiale della manifestazione). C’era un mercatino con prodotti artigianali e prodotti agro-alimentari locali, comprese ovviamente le produzioni casearie.

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Lou Tintamaro – Cogne (AO)

Oltre alle bancarelle, l’altra attrazione, in attesa dell’arrivo degli animali, erano il coro e il gruppo folkloristico. La gente però a poco a poco ha iniziato a spostarsi nella via centrale, per prendere posto in vista della sfilata. Il tratto comune alle varie transumanze era relativamente breve, si trattava della stretta via al centro del paese, quindi in poco tempo centinaia di persone si sono assiepate sui due lati, iniziando a dare segni di nervosismo. Lo speaker continuava a ripetere di stare indietro perché gli animali possono avere scarti improvvisi, non tenere cani e bambini davanti, ecc ecc… Intanto gli “adulti” si spintonavano e arrivavano persino a litigare: “Perché io sono qui da un’ora e lei non può arrivare cinque minuti prima delle transumanza e mettersi davanti a me!!” C’era poi gente che rimaneva incollata al proprio posto anche quando un’auto doveva passare (le strade sono state chiuse proprio solo nell’imminenza del passaggio degli animali).

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Inizio della sfilata – Cogne (AO)

Il primo gruppo è arrivato con un buon ritardo, ma si sa… con gli animali è difficile essere puntuali! Ogni alpeggio era preceduto dal gruppo folkloristico, per “animare” l’evento.

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Gli alpigiani in costume – Cogne (AO)

Ciò che mi ha lasciata perplessa è stato, in alcuni casi, l’utilizzo dei costumi e degli abiti d’epoca. A me personalmente non sono piaciuti. Un conto è una rievocazione storica, un altro è la transumanza, momento di vita e di lavoro ancora attuale, anche se prosegue anno dopo anno, affondando le sue radici nel passato.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Ascoltando i discorsi del pubblico mentre ero in attesa dell’inizio della manifestazione, mi sono resa conto di quanto poco molta gente sapesse del mondo degli alpeggi, dei suoi ritmi, del lavoro e della vita dell’allevatore. Ero in mezzo a cittadini di varie parti d’Italia, a giudicare dagli accenti (Cogne è una località rinomata…), che applaudivano e scattavano foto come avrebbero potuto fare al Giro d’Italia o a un Carnevale. Si godevano la sfilata, uno “spettacolo” organizzato per i turisti… Certamente non era così per tutti, ma più che altrove in quell’occasione ho avuto queste sensazioni.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Io fatico troppo ad “aspettare” una transumanza rimanendo pigiata tra la folla, penso che qualcosa in più possa essere compreso solo camminandoci insieme, ascoltando i rumori, annusando gli odori. Sarebbe però impossibile far camminare tutta quella gente con gli animali, a contatto dei quali è meglio che vi siano solo persone esperte.

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Come scendevano le Fontine quando non c’erano le strade – Cogne (AO)

Quindi ben vengano le feste della transumanza, dove si osserva un momento del lavoro annuale (che è anche una festa per gli allevatori, sia quando si sale, sia quando si scende), però non vorrei solo che certe sciure vestite in abiti griffati da simil montanare chic pensino che le Fontine scendano dagli alpeggi ancora sulle spalle e sulle teste delle donne! L’alpeggio ormai è al passo con i tempi, deve esserlo anche più dell’immaginabile, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione del latte e la stagionatura dei formaggi.

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La reina del latte – Cogne (AO)

Una particolarità della desarpa valdostana è la presenza delle “reine“, le vacche regine, adornate con i bosquet, addobbi con decorazioni e nastri di colore rosso per la regina della mandria, bianchi per la regina del latte, cioè l’animale che ha dato più latte nel corso della stagione.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Il ritardo della prima mandria ha fatto sì che la successiva, proveniente da un altro vallone, arrivasse quasi immediatamente. Si trattava di una mandria di “manzi”, cioè animali giovani che non hanno ancora mai partorito.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Il gruppo era abbastanza numeroso, così gli animali si erano frazionati e arrivavano a scaglioni. Io nel frattempo mi ero spostata verso il fondo del paese, nel rettilineo che porta verso il bellissimo Prato di Sant’Orso, dove le mandrie venivano fatte fermare, in recinti già predisposti precedentemente.

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La reina con il bosquet, La Devétéya – Cogne (AO)

Essendo manze e manzette, mancava la reina del latte, ma c’era comunque la reina della mandria!

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Gli asini davanti al gregge – Cogne (AO)

Chiudeva la parte mattutina della festa il passaggio del gregge. Qui ero maggiormente “nel mio campo”… sapevo bene dove andare a cercare i pastori e compiere così un tratto di cammino insieme a loro. Di questo gregge vi avevo già parlato anni fa qui… e poi ancora qui l’anno scorso.

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L’asino con gli agnelli nelle “taschette” – Cogne (AO)

Il successo degli asini con gli agnelli nel basto era assicurato, una volta in mezzo alla folla! Non si trattava solo di coreografia, dato che l’alpeggio dove salgono Davide ed Enrico si raggiunge soltanto a piedi, quindi gli asini sono un fondamentale mezzo di trasporto. Inoltre, nel pascolo vagante, accanto ai mezzi motorizzati di vario tipo, un asino con questo tipo di taschette c’è quasi sempre, per i parti che avvengono qua e là quando non c’è la jeep e il rimorchio al seguito.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Il gregge avanzava spedito, era stato fatto scendere dall’altra parte del torrente fino alla frazione sotto a Cogne, per poi risalire lungo l’asfalto e passare nel mezzo del paese.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Due parole con Davide, il pastore, originario del Biellese. Era inevitabile commentare la stagione, così secca, così calda… e il nulla che attende il gregge nei pascoli. Miseri i prati, secche le stoppie, gli incolti, i bordi dei fiumi. Sarà dura per tutti, sarà durissima per i pastori vaganti, adesso che si è scesi dagli alpeggi.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Anche il gregge arrivava tra le due ali di folla, la gente tendeva ad avvicinarsi, non c’era più il timore che avevano con le vacche. I pastori temevano che la strada si “chiudesse” troppo, le pecore si spaventassero, gli agnelli restassero indietro, ma per fortuna è andato tutto per il meglio.

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Polvere e siccità – Cogne (AO)

Ho ritrovato le pecore a monte del paese: scendevano verso i prati in una nuvola di polvere, anche qui era verde solo quello che era stato bagnato, altrimenti la siccità era chiaramente evidente.

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Il gregge diretto verso i pascoli dei pendii – Cogne (AO)

Il gregge attraversava i prati già pascolati dalle vacche o sfalciati e si dirigeva verso i pendii più ripidi. Per quanto l’erba fosse dura e secca, era sempre meglio di quel poco che si troverà una volta raggiunta la pianura.

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Bovine valdostane nel prato di Sant’Orso – Cogne (AO)

Le mandrie invece pascolavano placide nel prato. Qualcuno era già venuto con i camion a caricare i propri animali e portarseli a casa. Molti non resteranno qui, sono solo stati mandati in affido negli alpeggi di Cogne, ma i proprietari hanno la stalla in altri comuni della valle. Le transumanze si sono interrotte per il pranzo, c’era la possibilità di consumare un menù “di giornata” nei ristoranti convenzionati, poi al pomeriggio ci sono stati altri passaggi di animali provenienti da diversi alpeggi intorno a Cogne.