Purtroppo i miei sogni non si sono realizzati come avevo sperato

Fino ad ora vi ho presentato storie di giovani che, nella decina d’anni da quando li avevo intervistati per “Di questo lavoro mi piace tutto“, sono riusciti ad andare avanti sulla linea che avevano intrapreso. Oggi a parlarci di sé è Yves, la cui storia non è andata propriamente come lui si auspicava, ma che comunque, in un modo o nell’altro, è rimasto legato all’ambito agricolo/zootecnico.

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Mi fa un certo effetto rileggere ora quello che avevo scritto sul blog dopo averlo incontrato nel 2011. Non per quello che mi raccontava, ma per il fatto che quella era stata per me la prima volta da queste parti, dove oggi trascorro la maggior parte del mio tempo. Ricordo che le foto pubblicate su Facebook da Yves in alpeggio mi avevano colpito per la bellezza del panorama, anche se poi, in occasione della mia venuta, le nuvole non mi avevano permesso di apprezzare appieno il luogo. Diciamo che mi sono poi rifatta negli ultimi anni, dato che sono tornata molto spesso su quelle montagne in momenti diversi della stagione estiva! Ma adesso la smetto di divagare e lascio a lui la parola.

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Purtroppo i miei sogni non si sono realizzati come avevo sperato. L’azienda è sempre a nome di mio papà, io lavoro come casaro all’Institut Agricole Régional. Non ho potuto portare avanti l’azienda di famiglia soprattutto a causa di problemi di salute. Infatti, dopo vari accertamenti, ho scoperto di essere allergico all’epitelio dei bovini e ad alcuni pollini che si trovano nel fieno.

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Nonostante i problemi causati da queste maledette allergie, cerco di fare il possibile per aiutare a mandare avanti l’attività di famiglia, soprattutto in estate con l’attività di fienagione. Dal 2013 abbiamo deciso di non condurre più l’alpeggio, perché avevo cominciato a lavorare all’Institut Agricole. Ora l’azienda purtroppo è stata abbastanza ridimensionata: abbiamo una decina di vacche da latte e 6 capre, che sono tenute da papà per passione e soprattutto per mantenere il territorio.

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Il latte viene conferito al caseificio di Champagne in inverno e in estate le vacche salgono nella vallata di Saint Barthélemy, mentre i manzi e le capre pascolano i prati più impervi, che comunque sono difficilmente lavorabili.

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Nel 2014 ho conosciuto la mia compagna Silvye e da allora vivo ad Aosta, sono diventato papà di due bimbe Anays e Alysée. La famiglia della mia compagna aveva dei terreni semi abbandonati. Abbiamo deciso di sistemarli e da 4 estati tengo lì due mucche a pascolare da metà fine aprile fino a fine novembre. Più che altro mi piace averle giù per mantenere quei terreni che gli anziani hanno sempre amato e curato con tanta passione e fatica, ma anche per tenere le due mucche tranquille e prepararle per presentare ai concorsi eliminatori delle Batailles des reines, anche se non hanno mai avuto grossi risultati.

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Un altro motivo per cui mi piace tenerle qui nei prati vicini è vedere negli occhi delle mie bimbe la felicità nel salire con me a spostarle o portargli il pane e coccolarle. Tutto sommato posso dire di essere abbastanza soddisfatto della mia vita e del mio lavoro, anche se avrei preferito riuscire a costruire una stalla nuova con annesso un piccolo caseificio aziendale ed uno spaccio per la vendita dei prodotti. Ma a causa dell’allergia ho dovuto rinunciare.

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I giovani che avevo intervistato allora erano tutti tra i 15 e i 30 anni ed è normale che, tra di loro, ci sia anche chi non ha potuto o non ha voluto andare avanti sulla strada dell’allevamento. Ho ancora un paio di storie da presentarvi, alcuni non hanno risposto al mio appello, altri si sono fatti inviare il questionario, ma non hanno ancora avuto modo/tempo di rispondermi. Si sa, quello dell’allevatore è un mestiere che di tempo libero ne lascia poco…

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Non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare

Non credevo… non credevo proprio che avreste risposto così numerosi e in così breve tempo! L’altro giorno ho lanciato una “sfida” ai giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, per vedere cos’era successo da quando li avevo intervistati. Il libro era uscito nel 2012, ma le interviste risalgono al 2010-2011. In molti hanno già risposto, altri mi hanno chiesto il breve questionario e lo compileranno appena avranno tempo. Pubblico seguendo l’ordine di ricezione.

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Il primo che mi ha scritto è stato Matteo Faion. Di lui avevo già scritto qui due anni fa, la sua storia la conosco visto che, d’estate, porta i suoi animali nella parte alta del mio comune di residenza e Francesca Maurino vende i formaggi al mercato dei produttori il mercoledì a Cumiana.

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Ecco l’articolo che avevo scritto in occasione dell’intervista per il libro. Lui era uno di quelli senza un’azienda o una tradizione zootecnica alle spalle, quindi la sua storia va a smentire coloro che sostengono che “pastori si nasce, non si diventa”. Ma adesso… cosa ci racconta Matteo? A lui la parola (e le immagini, che mi ha inviato o che ho preso sul suo profilo Facebook).

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Alleviamo ancora animali, la maggior parte capre. Da quando ci eravamo incontrati la prima volta, abbiamo realizzato il caseificio e venduto le pecore per aumentare il numero di capre. L’azienda è a nome mio (come sempre). Le maggiori difficoltà incontrate sono state ed sono tuttora quelle della burocrazia e della “mafia” che la circonda.

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Trasformiamo il latte e vendiamo i formaggi sul mercato dei produttori. Ho presentato domanda di insediamento giovani per realizzare il caseificio, ma per noi è stata una fregatura perché, oltre a non aver preso alcun contributo, ci ha fatto spendere soldi in più.

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Il nostro cambiamento è stato avere due figli Andrea e Erika, che ora hanno 5 e 3 anni. Tutti e due con la passione per gli animali, soprattutto Andrea, che ha una passione sfegatata per le capre.

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Francesca invece lavora solo più part-time nella azienda di suo padre e si è dedicata alla trasformazione del latte e alla vendita del formaggio.

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Per ora direi che siamo riusciti a realizzare quello che era il sogno iniziale (ovviamente non è tutto rosa e fiori come c’è lo aspettavamo, però direi che non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare). Siamo soddisfatti della nostra vita. Sarebbe solo bello che il nostro lavoro rendesse un po’ di più viste le ore, i sacrifici, ma almeno c’è la passione che ci aiuta a continuare e a migliorare.

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Ai giovani che iniziano direi… che se non hanno sufficiente passione di non iniziare neanche, perché questo non è un lavoro, ma una vita. Quando ti svegli non pensi che devi andare a lavorare, ma a cosa devi fare e alla sera vai avanti fino a che gli animali non sono tutti a posto, che siano le 20.00 o che sia mezzanotte non importa niente altro, e lo fai 365 giorni l’anno.

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Secondo me è una sorta di malattia che di anno in anno va “peggiorando” e che ti spinge a fare follie sempre più grosse. Non è facile per non dire quasi impossibile fare questa vita ma… se uno è malato è malato e non può fare altrimenti.

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E così questa è la prima storia… dove si vede chiaramente che, per Matteo, uno dei più grandi successi è la sua famiglia, i suoi figli che crescono felici imparando ad amare questa vita e soprattutto gli animali. L’azienda ha sede a Giaveno (TO), d’estate gli animali salgono sopra a Cumiana (TO), i loro prodotti di latte vaccino e caprino, freschi e stagionati, li trovate ai mercati dei produttori di Cumiana (il mercoledì) e Piossasco (il sabato). …ma le storie da raccontare sono tante…

Siamo talmente testardi… che non molliamo!

Da una parte all’altra della Vallée, eccomi in bassa valle, più precisamente a Lillianes, nella valle del Lys. Qui, per raggiungere l’alpeggio, mi inerpico per una stretta strada a tornanti, che tocca diverse frazioni. Arrivo a Santa Margherita, poi chiamo Italo. Devo prendere l’altra strada, poi girare “…dove c’è una biga parcheggiata…” e andare avanti fin quando trovo il suo camion trasporto animali.

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In alpeggio dai Lazier, Pra Pian – Lillianes (AO)

Più difficile a dirsi che a farsi, così con l’aria fresca del mattino, ancora prima che il sole arrivi alla baita, eccomi a Pra Pian. La famiglia Lazier è quasi al completo, manca il figlio maggiore, ma c’è un ragazzino che è in villeggiatura da quelle parti. La moglie di Italo deve scappare, sta per arrivare un elicottero con il carico dall’alpeggio dove ci sono i suoi genitori. “La sua famiglia ha sempre avuto le bestie, solo lei ha continuato, le due sorelle sono andate a fare altro…

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Uscita dalla stalla, Pra Pian – Lillianes (AO)

Qui gli alpeggi sono diversi rispetto ai valloni della media e alta valle. Le vacche sono ricoverate in almeno 3 diverse piccole stalle, una delle quali è al pian terreno dell’abitazione della famiglia. Sono diverse le strutture, ma anche i pascoli, il territorio… e la gestione è famigliare. “Non abbiamo operai, facciamo tutto noi. Passiamo qui tutta l’estate, da metà giugno a fine settembre, siamo in affitto. Io ci venivo già prima, poi abbiamo continuato insieme quando ci siamo sposati 20 anni fa.

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Verso i pascoli, Pra Pian – Lillianes (AO)

A volte vorrei cambiare, affittare da un’altra parte, ma mia moglie preferisce restare qui. Una volta avevamo anche capre, mi ha spezzato il cuore doverle vendere, adesso abbiamo solo più mucche. Magari più avanti quando i ragazzi saranno più grandi… ne prenderemo di nuovo! Mungiamo e diamo il latte alla cooperativa a Fontainemore. Per lavorarlo, ci vorrebbero tutti i locali a norma… prima avevamo 2-3 tramuti e ci sarebbe stato da fare la spesa su tutti per mettere a posto. La burocrazia e i vincoli ci complicano troppo il lavoro!

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Qui in bassa valle quasi tutti danno il latte alla cooperativa di Fontainemore, se hanno la strada. In alta valle lo lavorano ancora. Avere le strade mantiene vivo il sistema degli alpeggi, se i villeggianti vogliono andare a piedi, possono farlo lo stesso. Di qui passa abbastanza gente, vanno al Rifugio Coda o al ristoro.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

La pista interpoderale è stata fatta nel 1990, così abbiamo avuto tante agevolazioni… Adesso si munge a macchina, puoi usare la botte per spargere i liquami e concimare i pascoli. Una volta il latte si mandava giù con le teleferiche! A non lavorare noi il latte c’è più tempo, altrimenti senza operai non si riuscirebbe a far tutto. Ci facciamo parte del fieno… Quest’estate il figlio maggiore è giù a fare altri lavori, altrimenti ci aiuta anche lui.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Non è facile pascolare qui, la mandria deve passare in un corridoio di fili e picchetti tra le baite: alcune sono state ristrutturate, altre purtroppo sono abbandonate. “Anche se tiriamo il filo, uno al pascolo con le bestie c’è sempre. Ne abbiamo poi altri gruppi, i manzi da una parte, i vitelli dall’altra, quelli sono da soli e si spera che il lupo non diventi un problema! Non è il lupo che ha colpa… ma chi lo protegge!

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Nonostante le difficoltà, i pascoli non ottimali, il meteo di questa stagione che forse costringerà a lasciare l’alpeggio in anticipo, i cinghiali che devastano tutto: “…siamo talmente testardi che non molliamo! Devi proprio amarlo, questo lavoro, non c’è mai un giorno di riposo, ma a me non pesa.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Proprio nel mezzo de pascolo che Italo ha dato alla mandria per quella mattina, c’è un quadrato recintato con picchetti e vari giri di filo azzurro. “L’hanno recintato i padroni, stanno in quella casa lì ristrutturata, vengono dalla Francia. Non è facile pascolare in posti così…“. Mi mostra altri alpeggi, a quote maggiori, sui versanti fronte. Montagne forse migliori, ma comunque diversi da quelli dell’alta val d’Aosta. “Tutti gli anni cerchiamo di andare almeno un giorno a vedere qualche alpeggio su… ieri siamo andati al Piccolo San Bernardo a vedere la Battaglia. Abbiamo anche quella passione, lo scorso anno ne avevamo due alla finale regionale, quest’anno una…

 

I figli li lasciamo liberi di scegliere

Sapevo che sarebbe stato “un bel posto”, ma la gita per raggiungere l’alpeggio Djouan ha regalato scorci oltre le aspettative. Sicuramente questo è un itinerario che fonde l’aspetto gradevole dell’escursione in montagna, l’incontro con il mondo dell’alpeggio del XXI secolo, le tracce della vita d’alpeggio di un tempo, l’acquisto dei prodotti e molto altro ancora.

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Sentiero per Orvieille – Valsavarenche (AO)

Salgo lungo l’antico sentiero che portava alla casa di caccia, percorribile anche d’inverno, nel bosco che si interrompe per mostrare radure, alpeggi abbandonati e scorci sui ghiacciai del gruppo del Gran Paradiso.

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Orvieille – Valsavarenche (AO)

L’antica casa di caccia è oggi adibita a casotto per i guardiaparco. Tutto questa zona è completamente interdetta ai cani, come anche segnalato alla base del sentiero, quindi non potete condurli qui nemmeno tenendoli al guinzaglio. L’alpeggio è visibile più in quota, anche se la mandria è già salita a pascolare più a monte.

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Alpeggio Djouan con il gruppo del Gran Paradiso sullo sfondo – Valsavarenche (AO)

Quando gli amici vengono a trovarci, dicono che qui siamo davvero in Paradiso!“, mi dirà poco dopo Tiziana, la moglie di Elio. Sono venuta qui per incontrarli e farmi raccontare un po’ di cose su questo alpeggio e sulla loro “storia”.

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Alpeggio Djouan, la famiglia Montrosset – Valsavarenche (AO)

Oltre alla famiglia, ci sono anche degli operai salariati. “Io lavoro via, vengo su solo nei fine settimana, prendo le ferie quando c’è da fare il fieno, se avanzo dei giorni allora sto su un po’ di più. I figli li lasciamo liberi di scegliere, se vogliono continuare questo lavoro o no, non li forziamo. Il maggiore ha finito l’Institut Agricole e quest’anno andrà all’Università di Agraria a Torino…” Così racconta Tiziana. Ma saranno soprattutto suo marito Elio e la suocera Lidia a parlare della vita in alpeggio.

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Prove di battaglia, Alpe Djouan – Valsavarenche (AO)

Sono io che ho trasmesso loro questa malattia, ho sempre avuto nere… ho la passione!“, racconta Lidia. “Se non era per quello, forse adesso non eravamo qui!“, le fa eco Elio.

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Manze ai Laghi di Djouan – Valsavarenche (AO)

Siamo in pieno Parco del Gran Paradiso, i rapporti con l’Ente sono buoni, o comunque non è che ci siano particolari motivi per interagire. “Certo, il Parco è più per le bestie selvatiche… abbiamo visto il lupo un po’ di tempo fa, proprio sul sentiero che sale ai laghi. Abbiamo i manzi, su. Poi qui ci sono tante marmotte, distruggono i ruscelli. Tu scavi per portare giù il liquame nei pascoli, finisce in un buco e non arriva dove deve arrivare!

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Stagionatura, Alpeggio Djouan – Valsavarenche (AO)

Di gente lungo il sentiero ne passa molta. Uno si ferma e si chiede se è possibile mangiare. Alla risposta negativa, che quello è un alpeggio, una casa privata, e si può solo comprare formaggio e fontina, l’uomo commenta: “Ah… le cose buone ve le tenete per voi!“. In generale il rapporto con i turisti è buono, anche se non mancano i casi di inciviltà: “E’ tutto sporco lungo i sentieri, fazzoletti e salviette tutto su! Poi sovente ti capita di raccogliere immondizia nei pascoli!“. Presso l’alpeggio è possibile acquistare i prodotti: “Le Fontine per lo più le diamo ad un privato, poi facciamo del formaggio grasso da vendere qui. Una volta però c’era più gente che chiedeva di comprare formaggio…

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Alpeggio Djouan – Valsavarenche (AO)

Un tempo erano utilizzati tutti i fabbricati, qui e in basso. Quelli sotto erano mayen della gente del posto. Noi questo è il settimo anno che saliamo qui. E’ un alpeggio comunale. Ci hanno rinnovato il contratto anche perché hanno visto come lo abbiamo gestito. Qui c’è il vincolo che non possono salire greggi di pecore, per evitare che vengano su animali lasciati quasi incustoditi, solo per prendere i contributi.

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Alpeggio Djouan – Valsavarenche (AO)

L’uomo da secoli utilizza questi ricchi pascoli… su di una pietra della baita c’è la data 1751. Da allora sono cambiate molte cose, gli edifici sono stati ammodernati, l’alpeggio è accogliente, all’interno la cucina è dotata di tutte le principali comodità, non si direbbe quasi di essere in alpeggio. “Una volta si dormiva sopra alle mucche, con quattro assi… c’era tanta gente per ogni alpeggio, 7-8 persone a lavorare, ciascuno aveva il suo compito“, racconta Lidia, classe 1935.

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Rientro all’alpe Djouan – Valsavarenche (AO)

Salgo a cercare la mandria, la incontro appena oltre il costone, è quasi ora di rientrare in stalla. Scatto innumerevoli foto, poi decido di proseguire per i laghi. Mi è stato detto che sono molto belli… ci sarebbe stata la possibilità di salire fino al Colle dell’Entrelor, ma mi sono fermata a chiacchierare e così si è fatto tardi. La camminata fino al lago superiore è comunque già abbastanza lunga.

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Laghi di Djouan – Valsavarenche (AO)

Ai laghi di Djouan, come mi era stato detto, incontro i manzi. Un filo chiude il sentiero prima di un tratto ripido, per evitare che scendano, ma comunque quassù hanno abbondante (e ottima) erba a volontà.

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Stalla abbandonata – Laghi di Djouan, Valsavarenche (AO)

Un tempo quassù c’era il tramuto superiore, ormai abbandonato. Chissà perché la lunga stalla era stata costruita ad una certa distanza dall’abitazione d’alpeggio? Non mi è mai capitato di vedere una cosa del genere… “Non saliamo più lassù: qui, anche se non c’è la strada, ci sono tutte le comodità, le strutture a norma per lavorare il latte.” Se le Fontine di questo alpeggio sono state premiate con la medaglia d’oro tre anni fa, solo con i pascoli “bassi”, chissà che formaggi si sarebbero potuti fare lassù, con quei meravigliosi e profumati pascoli ricchi di ottime erbe…

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Vecchio canale per l’acqua tra le rocce – Laghi di Djouan, Valsavarenche (AO)

Mentre scendo, mi capita di alzare gli occhi verso le rocce sovrastanti e scorgo qualcosa di anomalo. Sembravano tronchi ammucchiati tra le rocce, ma a queste quote non vi sono più alberi. Guardo meglio e capisco che si tratta dei resti di un antico canale per l’acqua. Con una leggera pendenza, utilizzando mezzi tronchi scavati, sorretti da pali sapientemente incastrati, il canale costeggiava tutto il versante.

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Antico canale per l’acqua (ru) – Valsavarenche (AO)

Arrivava poi ad un altro piccolo alpeggio, ora abbandonato, attraversando i pascoli come canale scavato nella terra, in parte sorretto da muri. In alcuni tratti era addirittura coperto, cammino sulle lastre di pietra che ancora lo proteggono. Lo seguo a lungo, corre in alto sui pascoli, parallelo al sentiero, molto più a valle.

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Canale per l’irrigazione tra i pascoli, Alpeggio Djouan – Valsavarenche (AO)

Ogni tanto si scorgono altri canalini, rinforzati da pietre laterali, che seguono la linea della massima pendenza, per portare l’acqua a valle lungo questi versanti più aridi. Lentamente il tempo cancella i segni dell’antica gestione di questi alpeggi. “Una volta c’erano chilometri e chilometri di ruscelli… oggi il personale è solo più la metà, certi lavori non si fanno più…“, mi aveva raccontato prima Lidia.