Sensazioni agrodolci

A due giorni dall’iniziativa dedicata alle donne forti del mondo rurale, sto cercando di mettere in ordine le emozioni. Sì, perché innanzitutto è stato emozionante. La giornata è partita in sordina, chi fa questo mestiere si alza presto, al mattino, così fin da prima dell’alba iniziavano a vedersi qua e là i primi post, le prime foto. A mano a mano che terminavano i lavori nelle stalle, nelle cascine, ecco che Facebook veniva invaso da immagini di donne al lavoro.

Poi non sono più riuscita a star dietro al tutto, mi arrivavano messaggi, notifiche, segnalazioni del fatto che addirittura dei Comuni avevano aderito all’iniziativa. Per non parlare di associazioni legate a vario titolo al mondo rurale. C’è stato anche un articolo sul Corriere. Perdonatemi, per la mia scarsa attenzione a tutti gli strumenti tecnologici, sommersa dai messaggi su facebook, non ho controllato le e-mail, così non ho saputo che il Rai3 nazionale cercava di contattarmi per un’intervista da mandare in onda nell’edizione delle 19.

Ciascuno ha dato il senso che preferiva all’iniziativa. Come vi avevo spiegato nel giorni scorsi qui e qui, il flash mob era dedicato alle donne del mondo rurale, che alla forza fisica molto spesso devono unire un’immensa forza d’animo (e non solo) per riuscire letteralmente ad andare avanti. Nel lavoro, nella vita, in ambito famigliare. Perché vi sono tante forme di violenza, sopraffazione, discriminazione, sottomissione, pregiudizio. Molti hanno scelto di dedicare #donneforti alla memoria di Agitu Ideo Gudeta, l’allevatrice uccisa in Trentino. Quel gesto ha toccato fortemente buona parte del mondo agricolo e non solo. Ciascuno l’ha vissuto a modo suo, chi ricordando un episodio accadutogli personalmente, chi ha compreso per la prima volta che il mondo rurale non è quell’idillio che immaginava, chi è rimasto toccato da un gesto violento ingiustificabile.

Alla luce di quanto letto, visto e sentito nell’ambito di #donneforti, la mia impressione è stata quella di un bel momento di unione. Grandi emozioni nel vedere immagini di forte umanità e un senso di comunità. “Mi sono sentita meno sola“, ha scritto un’allevatrice. Già questo è stato un grandissimo risultato, specialmente in questi giorni in cui tutti ci sentiamo soli, isolati.

Non hanno aderito solo donne. Parlo dei post che ho potuto vedere io, o perché sono sono stata taggata, o perché pubblicati da amici e contatti social, o perché in gruppi Facebook di cui faccio parte (le statistiche di facebook riportavano oltre 10.000 post con l’hashtag #donneforti, ieri sera). Ci sono stati anche uomini che hanno dedicato le loro parole a mogli, compagne, madri, nonne, sorelle.

Oltre a ciò che si è potuto vedere on-line, ci sono stati numerosi messaggi che ho ricevuto in privato. Alcuni letteralmente da brividi, in cui donne che non conosco personalmente mi hanno rivelato storie tristi, crude, terribili. Difficoltà nel lavoro perché donne, quindi vittime di intimidazioni anche cruente (animali uccisi, incendi o altri danneggiamenti all’azienda). Violenze famigliari. Discriminazioni di vario tipo.

Riporto uno di questi messaggi, che lanciano un segnale di speranza. E’ Adriana che parla: “Non è mai stato facile essere donna in questo ambiente maschile e maschilista. Ho provato a dimenticarmi di essere donna, ho provato a diventare asessuata e forte per essere accettata, ma ho scoperto che solo fiorendo da donna posso dare il mio contributo al domani, ad un futuro più roseo per mia figlia e mio figlio e per tutti i giovani che vorranno prendere fra le braccia i nostri animali, la nostra terra ma soprattutto la nostra storia. Con questo evento di oggi lei, insieme a tutte, abbiamo dato coraggio a molte di noi. Vedo i sorrisi di molte, anche solo nell’immaginazione.

Purtroppo c’è stato anche chi non ha capito il senso dell’iniziativa, lo ha mal interpretato, lo ha distorto. Come ho avuto modo di spiegare a chi mi ha attaccata personalmente, bisogna andare oltre al singolo gesto, ai rancori personali, alla conoscenza diretta di un episodio che ha riguardato questa o quella donna. Nessuno è perfetto, tutti commettiamo degli errori, in ogni caso la violenza non è mai giustificata o giustificabile.

Non posso nascondervi poi l’amarezza nel vedere certi commenti decisamente volgari sotto foto di ragazze che hanno pubblicato le loro immagini con gli animali. Il fatto che questi episodi siano successi fa sicuramente dire con ancora più forza che l’iniziativa di #donneforti ha avuto un senso.

Tutte le immagini di questo post sono state pubblicate su Facebook nell’ambito di #donneforti. Alcuni sono collage realizzati dai diretti interessati, altri li ho creati io con alcune delle centinaia di foto che ho visto.

La guerra dei poveri

Osservo spesso sui social accesi “dibattiti”, per non dire di peggio, tra persone che hanno idee, punti di vista differenti. Non sto parlando di politica, resto nel mio settore, quindi di tematiche e problematiche inerenti il mondo zootecnico rurale, montano. A me non piacciono le persone che urlano, quindi nemmeno questi scambi scritti in cui ci si insulta anche senza conoscersi.

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Pascoli di mezza montagna – Verres (AO)

Talvolta si tratta di interlocutori appartenenti a “mondi” differenti, e allora potrei quasi arrivare a capire l’incomunicabilità, la mancanza di qualsiasi argomento in comune, l’incapacità di comprendere le ragioni altrui. Ma ciò che mi ferisce e mi fa pensare non poco sono le parole grosse tra allevatori che si trovano ad affrontare lo stesso problema, anche se in zone o in condizioni differenti. Invece di spiegare o di chiedere informazioni sulle motivazioni, scatta l’insulto.

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Capre in una battaglia spontanea al pascolo – Nus (AO)

Questa incomunicabilità, o meglio, questa visione chiusa l’ho potuta toccare con mano qualche settimana fa durante una trasferta in Centro Italia, dove ho incontrato persone provenienti da differenti regioni. Queste sono ottime occasioni per scambiare idee e conoscere altre realtà, secondo me. Infatti così è stato, ma mi è anche capitato di sbattere contro alcuni muri. Un esempio? Si parlava di predazioni, e mi è stata chiesta qual è la reale percentuale di attacchi ad opera del lupo e quale da parte dei “branchi di cani randagi.”

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Cani randagi nel Centro Italia (foto dal web)

Ho spiegato che dalle mie parti ci possono certamente essere attacchi che non sono attribuibili al lupo, ma branchi di cani randagi non ce ne sono. Può esserci qualche cane vagante, perso o scappato, ci sono cani che hanno un padrone, ma vengono lasciati liberi per un certo periodo del giorno. I miei interlocutori hanno insistito sull’argomento, da loro ci sono questi branchi di randagi, soprattutto intorno alle città, ma anche in campagna, e possono essere pericolosi persino per l’uomo. Io non ho messo in dubbio queste loro affermazioni, perché avrei dovuto? Loro però non hanno creduto alle mie parole sul fatto che, dove vivo io, non ci siano cani randagi.

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Capre valdostane in stalla – La Salle (AO)

Se le cose vanno così faccia a faccia, figuriamoci nel mondo virtuale, dove non sempre ci si spiega a dovere o dove le parole vengono facilmente fraintese! Così se a tizio capita qualcosa, ecco che subito dei colleghi commentano bollandolo come incapace di fare il proprio mestiere. Ma perché? Come fate a sapere come sono andate le cose? Perché siete sempre così pronti a giudicare in negativo?

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Bancarella di formaggi ad una fiera

Uno mette la foto di un formaggio… e l’altro replica che lui i formaggi così li fa mangiare ai cani. Pubblichi l’immagine della stalla con le capre o le vacche legate e… non l’animalista vegano, ma un altro allevatore dice che dovresti essere denunciato, ecc ecc ecc. Uno consiglia di aggiungere aceto al siero per far la ricotta (inserendo anche una foto della spiegazione di un corso di caseificazione) e si leva un coro contro l’uso del siero o del limone. Perché non usare questo straordinario strumento di comunicazione… per comunicare? Perché non chiedere gentilmente le ragioni di quel che vediamo e non comprendiamo, perché diverso dal nostro modo di lavorare? Si potrebbero imparare cose nuove, migliorarne altre… Se mi venisse chiesto, spiegherei perché DEVO legare le capre in stalla, in quanto il carattere di questa razza e le imponenti corna favorirebbero incidenti, aborti, gerarchie che impedirebbero alle più deboli di alimentarsi adeguatamente, ecc ecc

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Animali in pessime condizioni d’igiene e di alimentazione (foto dal web)

Poi sicuramente c’è chi pubblica immagini di situazioni al limite della legalità, del benessere animale e del buonsenso, ma con l’insulto sicuramente non lo aiuteremo a comprendere gli errori, ammesso che voglia farlo. Abbiamo tante razze di animali, abbiamo un territorio vasto e variegato, più siamo piccoli, meno avremo esigenze e metodi standardizzati. Di nemici gli allevatori ne hanno tanti, scontrarsi e litigare sulle piccole cose non è certamente utile.

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Gregge e cane da guardiania – Donnas (AO)

Prendiamo l’argomento cani da guardiania, per esempio. In certe regioni dove lupi e orsi ci sono sempre stati, si è mantenuta una corretta selezione di questi animali. Quante discussioni sull’argomento… ma se si usasse internet per superare quelle barriere (spazio e tempo) che impediscono alla gran parte degli allevatori di incontrarsi? Non insultate i colleghi che cercano di attrezzarsi per difendere i loro animali (magari anche sbagliando), spiegate invece loro come fate voi e perché ritenete sia il metodo migliore. Poi magari scopriremo che ci sono delle differenze, per esempio un’allevatrice del Lazio mi raccontava del gran numero di cani da guardiania che accompagna il loro gregge. “…tanto per nutrirli basta dare loro pane e siero…” Peccato che la stragrande maggioranza delle greggi nel Nord Italia non pratichi la mungitura e la caseificazione! Ma sono tutte cose da raccontare, da ascoltare, per capire meglio e per non insultare come “incapaci” i colleghi.

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Gregge con cane da guardiania – Pianura pinerolese (TO)

In questi giorni un amico pastore ha pubblicato una sua lunga riflessione sull’argomento lupo, uno dei più spinosi da affrontare. Facile dire “vanno abbattuti tutti” (cosa peraltro irrealizzabile, oltre che assurda), più difficile ragionare su tutte le problematiche che gravitano sulla pastorizia, sull’allevamento medio-piccolo di montagna, lupo compreso. Come temevo, non tutti hanno compreso il suo discorso, banalizzandolo a un pro-lupo/contro-lupo. Fidatevi, c’è sicuramente chi legge tutte queste nostre infinite diatribe sui social e se la ride, perché fin quando ci scanniamo tra di noi, non siamo pericolosi. Se solo ci si unisse per far fronte ai problemi comuni invece di giudicare come lavora tizio, ridere alle spalle di caio, denigrare pincopallino perché è andato a lavorare per altri, insultare xyz perché ha pubblicato un video in cui fa nascere un vitello in un certo modo, allora magari riusciremmo ad ottenere qualcosa. Ottenere di poterci difendere dagli attacchi del lupo, ottenere prezzi più equi per il latte, la carne, la lana, ottenere controlli e garanzie sulle speculazioni in merito ai territori d’alpeggio, sui divieti di transumanza o di pascolo, tanto per fare alcuni esempi.

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Giovani allevatori ad una rassegna in Valchiusella (TO)

Con queste riflessioni, che spero condividerete, credo che concluderò i miei post per questo 2019. Provo a sperare che cambi qualcosa per il futuro, ma purtroppo, anno dopo anno, ci ritroviamo sempre a discutere le stesse questioni, una vera e propria guerra fra poveri che non porta a niente se non a ulteriori malumori.