La storia di una vita vissuta

Ho appena finito di leggere un libro, si intitola Heiða, è la storia di una piccola grande donna, allevatrice di pecore in Islanda, terra che non conosco, purtroppo. Il libro me l’ha consigliato un amico, gliene sono grata.

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Il gregge e la fattoria (foto da facebook)

Ho letto la recensione, prima di prenderlo, e non sapevo bene cosa aspettarmi. Anzi, dal sottotitolo pensavo si trattasse della storia di una ragazza che avesse cercato una nuova vita e un lavoro totalmente diverso dal proprio. “Lasciare tutto per la natura”. Tra l’altro, questo è il sottotitolo italiano, nella versione inglese è “Una pastora alla fine del mondo”, molto più corretto. Sia la recensione ufficiale sulla pagina della casa editrice, sia molte altre uscite on line, ma anche articoli di giornale fin nel titolo concentrano tutta l’attenzione sul fatto che Heiða fosse una modella.

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Heiða con un tipico maglione islandese (foto dal web)

Non è la prima volta che mi capita un caso del genere, nel senso che conosco almeno un’allevatrice di cui giornali e tv hanno parlato più per i suoi contatti (anche se del tutto marginali) con il mondo della moda che non per le grandi fatiche, la dedizione, il duro lavoro nell’ambito della pastorizia. Ma no, per i media è sempre “la modella che ha lasciato le passerelle per fare la pastora”.

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Con i montoni in stalla (foto da facebook)

Heiða nasce in mezzo alle pecore, in una fattoria in mezzo al nulla tra brughiere, ghiacciai e vulcani. Viene chiamata così proprio in onore di Heidi, nel nome c’era già un po’ il suo destino, ma si è sempre sentita dire che doveva trovare un marito per gestire l’azienda. Non l’ha fatto. Heiða è una gran donna, ma non solo per la sua statura. O meglio, siamo noi a vederla come una gran donna, sono sicura che lei si considera più che normale e, nel libro, non nasconde le sue debolezze. Non si vanta di ciò che fa, semplicemente lo descrive per far conoscere il suo mondo, la sua vita. Ma compie “imprese” che forse poche persone sarebbero in grado di fare. Lavora instancabilmente, conduce da sola una fattoria in un ambiente sicuramente difficile.

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Al lavoro con il gregge (foto da facebook)

Il suo isolamento si è però interrotto più volte, facendo anche altri lavori (specialmente in gioventù), dall’insegnante alla tosatrice di pecore, passando anche sulle passerelle della moda, più per gioco e per terapia (per rafforzare la propria autostima, dice) che non per reale interesse. Nel libro parla più del suo amore per i motori (il quad, la motoslitta) che non delle sfilate, a cui riserva poche righe! Rimpiange i tempi in cui andava a fare le gare di tosatura, non gli abiti delle grandi firme, la vita a New York.

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Heiða a un incontro pubblico (foto dal web)

Ho delle amiche che vorrei fare incontrare a Heiða. Avessero una lingua comune, sarebbero quasi sorelle… Venisse in Italia, la porterei da loro, in mezzo alle pecore… La differenza tra lei e queste pastore italiane che conosco, è che Heiða si è anche impegnata in politica, nonostante tutti i suoi impegni con gli animali e la fattoria, per difendere parte dei suoi pascoli dalla costruzione di una diga per una centrale. E ha vinto!

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Un momento di lavoro con i vari proprietari delle pecore (foto da facebook)

Il libro è un successo internazionale, c’è chi fa di Heiða un’icona del femminismo e/o dell’ambientalismo. Per me è soprattutto una donna che vive la sua vita con grande determinazione, spinta in gran parte delle sue scelte dall’immensa passione per gli animali. Non so se a tutti piacerà, qualcuno troverà magari noiose tutte le parti quasi tecniche dedicate all’allevamento ovino. Ognuno di noi verrà “toccato” da qualche aspetto della vita e del carattere di Heiða. Io ho vissuto con lei le nascite degli agnelli, la ricerca delle pecore in montagna a fine estate, tutti i momenti più vicino a ciò che conosco. Ma anche le lotte per tutelare gli spazi per la pastorizia. Ci sono infine alcuni aspetti della sua vita a cui mi sento vicina, così come la scelta di dedicare gli esigui guadagni e i momenti di “pausa” al viaggio e alla conoscenza di altre realtà.

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Il suo cane, compagno di tanti momenti (foto da facebook)

Leggetelo anche voi, poi mi direte cosa vi ha colpito di questo libro. Non è un romanzo, non aspettatevi storie d’amore (a parte quelle con il suo adorato cane Fifill).

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Un altro dei ritratti di Heiða Guðný Ásgeirsdóttir presenti nel libro (foto dal web)

Per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza

E veniamo all’ultima “storia di giovani” tra quelle ricevute nei mesi scorsi. Altri avrebbero voluto dirmi come erano andate le cose da quell’intervista di tanti anni fa, ma poi il lavoro è tanto, il tempo è poco, non tutti amano scrivere… Il tempo è poco anche per me, infatti Marta Fossati, nel suo racconto, parla di inverno e di capretti, ma proprio oggi siamo già arrivati al primo giorno d’estate. Lascio che sia lei e le immagini prese dal suo profilo facebook a raccontare. (Ricordo che Marta è anche in “Capre 2.0” – qui l’intervista comparsa sul blog -, oltre che in “Di questo lavoro mi piace tutto“).

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Pascolo primaverile a Sambuco (CN)

È da un po’ di giorni che mi riprometto di scriverti, sopratutto prima che arrivino i capretti!!! Il big ben! Si ricomincia un’altra stagione! Ma, confesso, amo molto leggere e ben poco scrivere! Sono cambiate molte cose da quel giorno che sei venuta a Sambuco per le interviste del tuo libro. Ci pensavo quando ho ricevuto il tuo messaggio.. Avevo in braccio una capretta che avevo chiamato Ladra di cuori: forse questa è la prima cosa che, a volte, penso che sia cambiata.

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Marta con uno dei capretti nati quest’inverno – Sambuco (CN)

La gioia, la felicità e l’affetto che sempre provo per i nostri animali sono comunque diversi da quelli che provavo nei primi anni che facevo questo lavoro. Non perché non lo amo più, ma perché per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza, consapevole che non potrei vivere senza animali, ma anche consapevole che, nel nostro lavoro (come penso in molti altri) alcune scelte e situazioni sono difficili e dolorose.

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Il gregge al pascolo con Sambuco sullo sfondo – Valle Stura (CN)

Allevo sempre animali, anzi alleviamo! Dall’aprile del 2016 io e Luca abbiamo la nostra azienda, Bars Chabrier. Le capre sono circa 150, sempre rigorosamente con nome proprio, sempre meticce selezionate per avere una buona produzione di latte, ma anche per essere delle buone pascolatrici che ben si adattano al territorio montano dove viviamo tutto l’anno.

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La stagionatura dei formaggi – Sambuco (CN)

Tutto il latte prodotto viene trasformato nel nostro piccolo laboratorio e venduto nel punto vendita (che eufemismo, sarà un metro per due!), in ristoranti della zona e nei 3 mercati settimanali.

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Il gregge nei pressi della nuova stalla – Sambuco (CN)

Sempre nel 2016 abbiamo partecipato ai bandi PSR e attualmente è in fase di costruzione la nuova stalla. Bellissima, ma fonte di grandi preoccupazioni. Non starò qua a tediarti su argomenti che sicuramente già ben conosci, ma vorrei solo dire che quelli che dicono “hanno preso i contributi”, di provare anche loro a vedere com’è la strada per accedere a questi aiuti. E, alla fine, vedere quanto siano stati “aiuti”. Io ancora non lo so, so però cos’è stato arrivare fino a qui. Se veramente è stato un aiuto a lavorare in modo migliore o l’aiuto a decretare la nostra fine!!

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Capretti meticci – Sambuco (CN)

“Spero che ci sarà una terza parte di questo libro e, comunque vada, di trovarmi ancora in mezzo agli animali. Veniamo ora alle difficoltà nella nostra attività. La prima è la quello che già ti ho scritto. Poi superare la perdita di un animale a cui tieni particolarmente, cioè praticamente tutti! Gioire per i capretti nati e sapere che fine faranno buona parte di loro, sapere che devi vendere una capra altrimenti la vedrai spegnersi giorno per giorno. Dolori, frequenti in questo mestiere ma anche molte gioie che ti fanno tornare il sorriso. E poi le umiliazioni, i bocconi amari costretto a ingoiare perché tanto hai le bestie, devi stare zitto altrimenti in un modo o nell’altro te la fanno purgare. E il senso di frustrazione davanti a una immensa quantità di burocrazia, leggi, norme, decreti, moduli e quant’altro, credo poco amate dalla maggior parte di noi esseri umani, ma particolarmente inaccettabili per chi fa un mestiere come il nostro.

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Marta con un agnello – Sambuco (CN)

Siamo ben capaci di sbrogliarci davanti a molti imprevisti della natura, ma davanti a tutti i fogli che devi fare se per caso decidi che quella capretta in più proprio la vuoi tenere… Beh… Io lì vado fuori di testa!!

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Luca al pascolo con il gregge – Sambuco (CN)

Cosa direi agli altri giovani che stanno iniziando? Sicuramente non sono giorni facili in nessun settore, il nostro implica anche un coinvolgimento della vita “oltre il lavoro”. Nel senso che proprio non c’è una vita! Sto scherzando, ma sicuramente è difficile ricavarsi del tempo libero, soprattutto più giorni consecutivi e, se come noi si lavora entrambi in azienda, poter approfittare di questo tempo insieme. Poi ci sono situazioni e situazioni. Ma se si è soli è difficile anche riuscire ad andare via poche ore. Sicuramente avendo poco tempo devo dire che cerco sempre di approfittarne meglio che posso! Ma se c’è davvero “la passione” per questo lavoro sarà difficile riuscire a fermarsi. Per concludere… sì sono, anzi siamo, soddisfatti della nostra vita!

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Il pascolo preferito dalle capre – Sambuco (CN)

Ringrazio ancora l’amica Marta per la chiacchierata virtuale. Qui potete trovare altre informazioni sull’azienda e sui luoghi dove acquistare i loro formaggi. Ricordo a tutti, giovani o meno giovani, che le pagine di questo blog sono sempre aperte a chiunque voglia raccontarmi la sua storia, legata alla montagna, all’allevamento, all’agricoltura di quelle aree cosiddette marginali.

Mi definisco una margara alternativa perché mi piace mettermi in gioco

Ancora una storia di giovani, per proseguire il nostro cammino tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi vi porto dalla mia amica Roberta Colombero, che conoscevo già ancor prima di intervistarla per il libro… e che ho continuato a frequentare in questi anni. Ogni tanto questa giovane allevatrice ha fatto parlare di sé, ma qui ci spiega le sue motivazioni.

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Con la mia famiglia allevo sempre con passione bovini di razza piemontese, ne abbiamo circa 200. Cerchiamo sempre di migliorare la selezione dei nostri capi portando avanti la taglia e la qualità dei soggetti, così si ottengono soggetti interessanti, sia vitelle che vitelli, che vengono richiesti anche in altre parti del mondo, uscendo dall’Italia. Ciò è fonte di molta soddisfazione per me.

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Negli ultimi anni ho inserito nell’azienda alcuni incroci di Frisone con Blu belga per aumentare la quantità del latte. Le Piemontesi vengono sempre munte a mano due volte al giorno, mentre gli incroci li mungiamo a macchina. L’azienda è sempre di famiglia, lavoro ancora con i miei genitori. Al lavoro si sono aggiunte alcune difficoltà, ma forse non le definirei proprio difficoltà, più che altro semplicemente impegni aggiuntivi sul fronte burocratico: mi tengo io l’anagrafe bovina, così come seguo altri aspetti burocratici e, a breve, anche le fatture elettroniche. Bisogna stare dietro ai tempi.

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Trasformo i miei prodotti nel periodo estivo all’alpeggio Valanghe a Marmora (CN), producendo principalmente Nostrale d’Alpe, Robiole, tomini, erborinati, semicotti, tipo Castelmagno, yogurt e burro. Durante l’inverno le vacche raggiungono le campagne di Savigliano e, in quei mesi, il latte viene venduto al Caseificio Osella. D’estate facciamo vendita diretta al turista di passaggio, oltre a rifornire locali e agriturismi della zona. Abbiamo sia “clienti storici”, sia stranieri che si trovano in Valle Maira in vacanza.

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Cambiamenti nella mia vita? Ho preso al volo alcune “comparse “e programmi televisivi per pubblicizzare la mia azienda e il mio lavoro, la mia valle. Tutto questo l’ho fatto soprattutto con un pensiero molto aperto, per fare conoscere a molte persone che probabilmente nemmeno lo conoscevano un mestiere così antico. Personalmente mi definisco una “margara alternativa”, perché mi piace mettermi in gioco. Spesso però ad esporsi così tanto rischi di essere criticato, ma chi critica è solo geloso, così continuo per la mia strada e faccio ciò che mi piace.

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Continuo a fare dei corsi di aggiornamento su nuove lavorazioni di formaggio, ho seguito il corso Onaf per imparare meglio a degustare il formaggio e proporlo in vari abbinamenti. Ho anche approfondito il mio studio della lingua inglese.

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Mi capita qualche volta durante l’anno di lasciare soli mamma e papà per viaggiare all’estero per conoscere realtà simili alla mia, portare a casa qualche conoscenza. Per queste uscite ringrazio enormemente i miei genitori Giulio e Giovanna che mi danno queste possibilità.

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Mi piacerebbe molto realizzare anche un piccolo caseificio in pianura e produrre del formaggio tutti l’anno, perché le richieste sono molte. Sono molto soddisfatta della mia vita, le mie “ragazze” mi regalano soddisfazioni immense e porto avanti anche un piano sul benessere animale.

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La mia vita è una vita a ritmo con le stagioni. Il mio lavoro mi appaga e non mi manca nulla, però desidererei incontrare anche una persona che condivida tutto questo con me, avere una famiglia e crescere dei figli a stretto contatto con la natura e gli animali, per portare avanti questa tradizione indispensabile in un territorio come il nostro.

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Sicuramente la storia di Roberta non è “convenzionale”, tra chi pratica il suo stesso mestiere. La sua voglia di conoscere altre realtà, di confrontarsi, ma anche la capacità di concedersi dei momenti non solo strettamente legati al lavoro sono, a mio avviso, caratteristiche che le permetteranno sicuramente di avere grandi soddisfazioni e anche successo dal punto di vista lavorativo. Aprire gli occhi sul mondo non fa mai male…

A volte la sola passione non basta!

E’ da un po’ che non vi propongo “storie di giovani”, per continuare il viaggio tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Ho messo da parte tutte le risposte ricevute, niente è andato perso… Oggi andiamo a trovare un altro di quei ragazzi, che nel frattempo ha incontrato una compagna di vita e di lavoro (Alessia, anche lei un’appassionata allevatrice) e hanno pure messo su famiglia!

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Giorgio l’avevo intervistato a fine novembre del 2010, ma ci conoscevamo già da qualche anno. La prima volta l’avevo visto ragazzino (15 anni) in un alpeggio del Canavese, dove era andato a “fare la stagione” presso dei margari biellesi. Poi mi aveva scritto un’e-mail. Sono passati anni, ma me lo ricordo bene… all’epoca aveva le pecore, era ancora studente e mi aveva raccontato che, per riuscire a contattarmi, si era particolarmente applicato nell’ora di informatica! Tutta la sua storia la potete leggere su “Di questo lavoro mi piace tutto“, ovviamente. Da allora ci siamo visti più volte a fiere, cene dei margari, mie serate di presentazioni dei libri… Ma adesso lascio a lui la parola!

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Accidenti, ma son già passati così tanti anni da quell’intervista?! Sembra solo ieri… Sono cambiate un bel po’ di cose però… L’azienda ora si è evoluta, tanto per iniziare ora sono io ad essere il titolare, il numero di bovini è decisamente aumentato. In tutto, con quelle di Alessia, sono più di 50 e così abbiamo dovuto provvedere alla costruzione di una nuova stalla ben più ampia e confortevole che fa sì che si lavori in modo migliore e in minor tempo.

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Ci tengo a precisare che è stato un investimento totalmente autofinanziato, perché probabilmente la mia domanda di miglioramento non è stata considerata abbastanza importante e quindi bocciata. Le difficoltà riscontrate penso che puoi immaginarle, abbiamo dovuto far fronte alle numerose spese per il nostro non piccolo investimento e, come se non bastasse, anche i rincari del foraggio dello scorso anno, andato a prezzi esorbitanti, sicuramente non ci è stato d’aiuto. Tuttavia siamo ancora in piedi!

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Le nostre mucche ora sono iscritte al libro genealogico e produciamo formaggi di diversi tipi e burro che vendiamo esclusivamente a privati e piccoli negozi valligiani. In più ci siamo attrezzati di un piccolo banco frigo che usiamo per fare qualche mercatino e fiere in zona.

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D’estate saliamo in un alpeggio del comune di Brosso, il posto diciamo che non è dei migliori (un po’ piccolo e con molte pietre), però c’è la strada ed è abbastanza vicino a casa, così d’estate posso scendere in paese a farmi i fieni.

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Naturalmente tutto questo non si sarebbe realizzato se non avessi incontrato Alessia, con la mia stessa passione e testardaggine. Per ultimo una grande novità! Il 22 agosto 2018 è nato Domenico, che ha reso tutto ancora più magnifico e speriamo che un giorno possa portare avanti questo lavoro con la nostra stessa passione.

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Mi ricordo che quando mi avevi intervistato mi avevi chiesto della politica: il mio interesse è sempre lo stesso, finché non vedrò un politico con ”i quai”(calli) alle mani a mio parere non potrà essere credibile.

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Diciamo che per adesso sono soddisfatto, anche se mi piacerebbe vedere un giorno i nostri prodotti essere valutati come meritano. A chi intraprende questa strada posso solo dire di pensarci molto bene, perché ne ho già visti parecchi iniziare grandiosamente per poi buttare tutto all’aria. A volte la sola passione non basta!

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Questa è la storia di Giorgio Pastore e Alessia Mazzurana, della Valchiusella. Ricordo che Giorgio, pur avendo quella passione fin da ragazzino ed essendo nato in una terra che vede ancora un settore zootecnico abbastanza vivo, non proviene da una famiglia di allevatori di professione

Le soddisfazioni sono alla fine della strada, quindi forza e coraggio!

Proseguiamo il nostro “cammino” tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi andiamo in provincia di Cuneo, all’imbocco della Valle Maira, a trovare Ylenia Luciano e la sua famiglia. Come vi avevo detto, di molti di loro conosco il “seguito della storia”, o per rapporti di amicizia, o perché comunque ogni tanto ci si vede.

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Sentiamo cosa ci racconta Ylenia: “Non è da tanto che sei passata a trovarci, quindi ti confermo che continuiamo ad allevare mucche, pecore, capre e asini. Abbiamo anche 4 cani e una maremmana che ci aiutano nel nostro lavoro. Abbiamo ingrandito un pochino la stalla per le mucche e i terreni coltivati ,ma per il resto resta sempre più o meno com’era quando eri venuta per l’intervista. L’azienda continua ad essere intestata a mio marito, ma si è aggiunto Silvio, mio cognato, come coadiuvante dopo la chiusura dell’ azienda in cui lavorava.

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Le difficoltà nel lavoro sono legate soprattutto al fatto che sono richiesti sempre più aggiornamento e informatizzazione. Continuiamo a vendere il latte bovino a Piemontelatte, dato che la cooperativa Valle Stura non lo ritira più. Non abbiamo mai presentato domande per aiuti, né come giovani né altri.

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Nella vita ci sono stati cambiamenti dato che, come sai, oltre a Giorgio che era piccolissimo, ma c’era già, adesso c’è anche Elisa. Con i loro rispettivi quasi 8 e quasi 6 anni, oltre alla scuola si divertono ad aiutarci con gli animali,  dato che non sono amanti né di televisione, né di telefoni, pc, giochi virtuali ecc.

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Per il futuro, magari ci piacerebbe riuscire a valorizzare maggiormente il biologico, che pratichiamo da anni. Ai giovani diciamo che la strada è lunga e faticosa ma le soddisfazioni sono alla fine della strada quindi forza e coraggio!!

E’ tutto uguale come sempre

Proseguiamo il cammino tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Mi ha scritto anche Alessandra Tommasone, figlia di margari che, d’estate, salgono in alpeggio nella Val Grande di Lanzo, dove mi ero recata per intervistarla nel luglio del 2011. Qui leggete il post che avevo pubblicato allora.

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Ci racconta Alessandra: “La mia vita in azienda è cambiata poco perché non ho trovato la persona giusta al mio fianco, quindi sono ancora a casa con la mia famiglia. Aiuto loro, d’estate produciamo sempre i nostri prodotti e, se fanno fiere al paese, vado a venderli.

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Un’importante novità per questa famiglia c’è stata: “Abbiamo comprato gli alpeggi, grazie a Dio ce l abbiamo fatta! Mia sorella maggiore si è sposata, ma per il resto posso dire che e tutto uguale come sempre…

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Il consiglio che posso dare agli altri giovani è di amare questa vita che riserva molte sorprese. Si ha nel sangue questo mestiere, perché non è facile andare avanti, specialmente ora con i tempi che corrono.

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Grazie anche ad Alessandra per la sua testimonianza. Alcune storie sono già arrivate, altre ancora me le invieranno quando avranno tempo, perché in questo mestiere di lavoro ce n’è sempre. Qualcuno dei giovani di allora non sono riuscita a raggiungerlo, non ho più contatti o non mi risponde sui social…

A volte sei stremato dalla fatica…

Sono stata in Valle Ossola, la scorsa settimana. Potrei dire che ci sono tornata, dato che ho trascorso un breve periodo della mia vita in quella valle, ai tempi della mia tesi di laurea prima e per altre attività lavorative successivamente. I pascoli destinati alla produzione del formaggio Bettelmatt, eccellenza di queste terre, sono stati oggetto della mia tesi. Adesso però ci sono tornata invitata da un mio ex compagno di università, ora docente all’Istituto Agrario di Crodo.

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Baceno (VB)

L’incontro con gli studenti e la successiva presentazione serale (pubblica) dei miei libri sono stati due momenti proficui e interessanti. Ho anche avuto modo di chiacchierare piacevolmente con la nuova Preside dell’Istituto, la signora Ornella, e con alcuni dei docenti. E’ una missione un po’ speciale che ci si trova ad affrontare lassù, una vera e propria sfida (come sempre, nell’ambito dell’educazione, ma con importanza ancora maggiore quando si parla di terre di montagna).

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Villaggio abbandonato – Baceno (VB)

Sono luoghi particolari, questi: regioni di confine, terre di passaggio, di emigrazione. Ricche di materie prime, come la pietra. Un tempo sicuramente più floride, poi le varie attività hanno subito, come ovunque, le alterne vicende della nostra epoca. Oggi c’è chi arriva, chi ritorna, ma ancora anche tanti che se ne vanno.

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Antico ponte sul torrente Devero nei pressi di Croveo (VB)

Me lo dice la Preside, che sta imparando a conoscere il territorio e le sue genti. E’ una montanara anche lei, le sue origini sono valsusine. Abbiamo chiacchierato di tante cose che meriterebbero un post appositamente dedicato, ma c’è una sua riflessione in particolare che mi è rimasta impressa.

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Antico sentiero tra Baceno e Croveo (VB)

Mi ha raccontato che le piace camminare, così come faccio io, va ad esplorare seguendo sentieri e mulattiere: “A volte scopro dei posti particolari ne parlo con la gente, ma le nuove generazioni sembrano non conoscere più niente, non sanno che lì c’è una barma, una casa abbandonata… Un’altra cosa che mi colpisce è che non vedi i bambini fuori dalle case. Quando ero piccola io, avevamo delle ore che potevamo stare fuori, fare quello che volevamo, poi si rientrava.” L’ho già notato anch’io… ci sono bambini che vivono in montagna, che potrebbero stare tutto il tempo a giocare nei boschi, lungo un ruscello, inventarsi infiniti giochi imparando a vivere… e invece? Dove sono? Cosa fanno sempre al chiuso delle mura domestiche, mentre fuori c’è un mondo infinito da scoprire?

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Tra l’appuntamento del mattino e quello serale, ne ho approfittato per trasformare in reale un’amicizia virtuale. Sono andata ad incontrare Vittoria Riboni, allevatrice di Premia. Avevo letto questo articolo che parlava della sua storia, poi avevamo iniziato a sentirci attraverso Facebook. Ero rimasta colpita dalla sua intraprendenza e “combattività” che traspariva dai suoi scritti, avevo colto una certa affinità tra di noi… Quando l’ho incontrata, come battuta le ho detto: “Ma tu sei una cittadina che ha voluto cambiare vita?

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L’ex latteria turnaria di Baceno, ora utilizzata dall’azienda di Vittoria

Premia per noi prima era solo un luogo di vacanza… Mio nonno era originario di qui, ma mio papà ha vissuto a Milano. Qui aveva delle proprietà. Anticamente chi possedeva dei prati era un signore e viveva con la rendita che questi fruttavano. Oggi sono solo terre e devi lavorare duramente per farli rendere! Io sono un ingegnere ambientale, lavoravo come libero professionista, mentre mio marito Luca è un perito nell’ambito delle telecomunicazioni e lavorava per una ditta. Abbiamo lasciato la città soprattutto pensando alla nostra bambina, volevamo che crescesse in un  ambiente senza tensioni sociali e più a contatto con la natura.

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Le prime produzioni con il latte di capra e i formaggi vaccini – Baceno (VB)

E così Vittoria e Luca nel 2011 sono arrivati a Premia, dove hanno gettato le basi della loro azienda agricola, con l’allevamento delle capre. “No, non avevamo esperienze di animali…“. Oggi l’azienda sta crescendo, oltre alle stalle, c’è l’ex Latteria Turnaria di Baceno, presa in affitto dal Comune. “Le latterie turnarie qui erano una consuetudine, ma pian piano sono andate tutte in rovina. Questa era chiusa, adesso l’abbiamo rimessa a posto e lavoriamo il latte.

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Il punto vendita nell’antica latteria a Baceno (VB)

Oltre al nostro di capra, conferisce qui anche un giovane allevatore di bovini, Alessio Bacher. Lui d’estate porta le mucche in un alpeggio dove fanno Bettelmatt, il Toggia e Regina.” I formaggi li potete trovare a Baceno, insieme ad altri prodotti (yogurt, budini, burro, ma anche prodotti di altre aziende locali). “Qui adesso puntano sul turismo “slow”, ma purtroppo vediamo che gran parte di questo turismo invece nella valle passa veloce: tutti su a far la gita con le ciaspole o gli sci, e poi tutti giù in una lunga colonna di macchine. Per noi serve un turismo di qualità che si ferma su territorio, acquista e consuma i prodotti, che ha soldi da spendere!

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Il piccolo “museo” sulla latteria turnaria – Baceno (VB)

Vittoria è un’imprenditrice agricola che il suo prodotto lo sa raccontare, e questa è la strada da seguire per poterlo vendere al giusto prezzo. Ovviamente serve che ci sia chi si ferma, chi va a visitare la latteria, dove Vittoria racconta come funzionava questo antico sistema di raccolta e lavorazione del latte. Alcuni ambienti sono stati recuperati e restaurati, c’è una raccolta degli attrezzi, i libri dove erano segnati i turni…

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Stagionatura dei formaggi – Baceno (VB)

Il restauro della latteria è stato fatto in modo che delle vetrate proteggano, ma nello stesso tempo lascino visibili, i vari spazi, tra cui la cantina di stagionatura. Fino ad ora il latte lavorato è stato soprattutto vaccino, ma con le nascite dei capretti adesso inizia anche la produzione di formaggio di capra.

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Le capre, di razza saanen e camosciata – Premia (VB)

Vittoria mi porta a visitare le sue stalle. Una è stata ricavata nell’antica stazione di sosta dei cavalli, che Vittoria e Luca stanno pian piano restaurando. Un lungo e costoso lavoro, che si aggiunge agli impegni in caseificio, in stalla, ecc ecc… “Tornassi indietro, non so se rifarei tutto. L’isolamento e la difficoltà ad integrarsi sono aspetti ancora oggi molto difficili da affrontare. L’inverno è lungo e per gestire gli animali con la neve certe volte rimani stremato dalla fatica.” Vittoria mi parla della sua bambina, è soprattutto per lei che stanno affrontando tutto ciò. “In montagna la cosa fondamentale sono le scuole. Qui ci sono delle pluriclassi… chiudessero le scuole, non solo nessuno farebbe la scelta di tornare, ma andrebbero via anche quelli che ancora abitano qui! Una famiglia con bambini non può vivere dove non ci sono le scuole.

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Il box dei capretti – Premia (VB)

Dei cittadini che mollano tutto per andare a vivere in montagna… forse uno su dieci ce la fa. Devi avere motivazioni fortissime…“. Vittoria mi mostra anche i pascoli intorno alla stalla, mi spiega come ci fosse tutto un sistema di rogge per l’irrigazione e mi fa vedere anche dei pascoli che sta “recuperando” attraverso l’opera di pulizia operata tramite pascolamento. So che sta anche cercando di mettere insieme materiale per un libro sulle latterie turnarie: “…ma è da un po’ che sono ferma…“. L’inverno è lungo, ma di lavoro ce n’è sempre in abbondanza, il tempo per sedersi a scrivere è poco. Adesso poi ci sono i capretti, il latte da lavorare, poi si spera di poter riprendere a pascolare…

Quella di fare agriturismo è un’opportunità che molti non hanno sfruttato

In questa settimana di “assenza” da queste pagine, ho ultimato veramente in bellezza il mio girovagare per gli alpeggi della Val d’Aosta. Ho raccolto le ultime storie d’alpeggio, di allevamento, di caseificazione e di territorio. Prossimamente un bilancio di questa mia “esperienza”, ma oggi voglio raccontarvi una delle ultime interviste realizzate.

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Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Risalendo da Champdepraz, in bassa valle, sono andata alla scoperta del territorio del Parco del Monte Avic, dove non ero mai stata. La meta non erano i suoi famosi laghi, ma un alpeggio-agriturismo dalla storia particolare. Pra Oursie si raggiunge a piedi ed è collocato sotto al monte che da il nome al parco naturale.

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L’agriturismo Maison du Lord, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Questo alpeggio, oggi di proprietà regionale, nasce come particolare residenza, solo in seguito è stato ristrutturato ed adibito ad alpeggio. “Si chiama anche Maison du Lord, anche l’agriturismo si chiama così, perché era la casa di un lord inglese, dirigente delle miniere di Herin e del Lago Gelato. L’aveva fatta perché aveva un figlio malato di tubercolosi e doveva rimanere in quota per avere aria migliore.” Così mi racconta Didier, che gestisce l’azienda famigliare insieme alla mamma e alla sorella. “…ma l’intervista la devi fare a Simone, è lei la titolare!

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Didier in caseificio, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Intanto però io fotografo Didier alle prese con la caseificazione, mentre aspettiamo che arrivi Simone, scesa con la mandria verso i pascoli. Quando arriverà, sarà lei a raccontarmi la scelta particolare fatta dalla sua azienda, trasferitasi qui dopo anni di “normale” alpeggio.

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L’agriturismo, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Siamo qui dal 2009, abbiamo fatto un contratto per 10 anni. Prima andavamo in alpeggio a Chamolè, dalle nostre parti, noi d’inverno siamo a Charvensod. Lì salivamo con molti animali… Qui siamo venuti apposta per l’agriturismo. E’ a gestione famigliare, l’altro fratello ha famiglia e sta giù a fare i fieni. Quest’anno mio papà è stato operato alle gambe e quindi non è potuto salire.

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La mandria al pascolo, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

D’inverno facciamo anche altri lavori. Mio papà e mia mamma avevano già esperienza di ristorazione… Io ho fatto il corso e, nel 2010, abbiamo iniziato con l’agriturismo. Diamo tutti prodotti nostri, abbiamo anche sei posti letto, c’è gente che si ferma anche 3-4 giorni. Il turista che viene qui, cerca proprio i prodotti di alpeggio.

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La cagliata appena estratta dalla caldaia, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Facciamo formaggi freschi, tomini, yoghurt, burro, ricotta brossa, poi i dolci per la cucina dell’agriturismo, panna cotta, creme caramel… Come vendita diretta, solo formaggio stagionato. Serviamo anche crepes con la ricotta. Abbiamo anche polli e galline, per le uova e per la carne, li portiamo su con l’elicottero. Carni e salumi sono tutti dei nostri animali.

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La stagionatura, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

D’inverno vendiamo il latte. L’agriturismo vuol dire soldi alla mano, non devi aspettare 90 giorni che il consorzio ti paghi. Secondo me, quella di fare agriturismo, è un’opportunità che molti non hanno sfruttato. Io sono soddisfatta della scelta, anche se hai meno mucche e il lavoro è diverso.

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Plan Chateau – Monte Avic (AO)

I pascoli circostanti l’alpeggio sono pochi, ma viene utilizzato anche un tramuto a quota maggiore. Quando le bestie sono lì al pascolo, bisogna fare avanti e indietro, perché ovviamente la struttura per la ricettività dei turisti resta la medesima.

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Al pascolo con lo sfondo del Monte Avic (AO)

Lavoro ce n’è… fare le camere, servire a tavola, pulire le stalle… Alla sera sei stanco anche se abbiamo solo una ventina di mucche. Su prendevamo bestie in guardia, stavo al pascolo tutto il tempo, qui sei obbligato a seguirle in un altro modo, mettere il filo e tornare a fare i lavori. Ma soddisfazioni ce ne sono: la gente che va via contenta, le recensioni positive su internet!

Non dateci niente, ma lasciateci lavorare!

Dovendo cercare alpeggi dove si producono e vendono formaggi in Val d’Aosta, sono anche tornata a Valmeriana, nel comune di Pontey. C’ero già stata un paio di anni fa e ve lo avevo raccontato qui.

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Tour delle macine, partenza del sentiero, Valmeriana – Pontey (AO)

Il tramuto più alto è collocato a poca distanza dal sentiero che porta alla scoperta delle “macine di Valmeriana“, un sito archeologico davvero particolare. Quest’anno il Comune ha organizzato alcune escursioni guidate per visitare le macine, in occasione delle quali era possibile pranzare/cenare presso l’alpeggio, ovviamente con i prodotti locali dell’azienda di Clelia Collè, che da 5 anni sale qui con i suoi animali. “In quell’occasione c’era la strada aperta e si poteva salire in macchina, altrimenti c’è il divieto. Ho dato i miei prodotti, carne di capra, di capretto, i formaggi… Tutto con le autorizzazioni, ho dovuto fare le pratiche per la somministrazione saltuaria di cibo.

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Il gregge torna in stalla, Valmeriana – Pontey (AO)

La vita di Clelia sarebbe lunga da raccontare per intero. “Sono nata e cresciuta in mezzo alle capre! Sono stata con mio nonno a Vignolaz (villaggio ora abbandonato, privo di strade, tra i comuni di Nus e Quart – ndA), sono stata l’ultimo bambino che è cresciuto là. Mio papà è andato per trent’anni in alpeggio a La Thuile. Ci sono stati alcuni periodi della mia vita in cui magari non lavoravo direttamente con gli animali, ma c’erano comunque in casa. Adesso… i miei figli non hanno intenzione di continuare. Prima o poi vendo tutto, mi aggiusto la casa e tengo solo più qualcosa come hobby!

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Formaggi di capra, Valmeriana – Pontey (AO)

In questo alpeggio Clelia realizza diversi tipi di formaggio, a latte caprino, vaccino, misto e formaggi aromatizzati. “Qui si vende qualcosa, ma poco. Li vendo ai mercatini, alle fiere… Ho dovuto farne di piccolissimi, perché la gente mi chiedeva di tagliare a metà quelli più piccoli che avevo. Ho portato al concorso regionale anche quello con i semi di finocchio, l’ho quasi portato per caso… e ho vinto il primo premio! Lavoro qui ce n’è tanto, tenere pulita la casa, seguire i formaggi…

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Francesco, Valmeriana – Pontey (AO)

Personale affidabile fatichi a trovarlo. Adesso c’è Francesco, lui munge, pulisce le stalle, mette i fili alle mucche, va a prendere le capre quando non rientrano da sole… Io ho anche l’azienda di fondovalle da mandare avanti, gli orti, il fieno. Se hai anche altri prodotti oltre ai formaggi, vendi di più sui mercatini. Non dateci niente, ma lasciateci lavorare! Lo diceva già mio papà 15 anni fa… Invece ci sono troppi paletti, troppe spese, troppe analisi… Questo lavoro qui non rende più. Io d’inverno devo andare a fare la cuoca in Svizzera per avere i soldi per vivere e pagarmi i contributi per la pensione. Non va bene così… i nostri genitori, lavorando, si sono fatti la casa e noi invece non riusciamo più a mantenerci!

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Clelia e le sue capre, Valmeriana – Pontey (AO)

Clelia racconta e intanto cucina. Per pranzo ci servirà la “sorsa”, una zuppa tipica valdostana a base di verdure, aromatizzata con lardo, che accompagneremo con i vari formaggi presi in cantina. “Erano venuti i NAS a farmi un controllo a casa! Mi hanno fatto aprire la casetta dove faccio i miei traffici, c’erano dei formaggi, ma quelli erano per me! Io sono convinta che potrei vivere in autonomia alimentare, ma ormai non ce lo permettono più… La veterinaria mi ha dato ragione, io posso in casa mia produrmi del formaggio per consumarmelo!

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Il gregge rientrato a fine mattinata, Valmeriana – Pontey (AO)

Sono anche un’appassionata di erbe e saperi antichi. Uso le erbe per curarmi e per curare gli animali. Amo raccogliere le erbe, alcune le coltivo. Cerco anche di salvare semi di varietà antiche, preservare la biodiversità: è anche una forma di lotta contro il sistema che vorrebbe omologare tutto!

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Una delle passioni di Clelia, gli animali da cortile, Valmeriana – Pontey (AO)

Quel giorno Clelia è arrabbiata contro i cercatori di funghi: il posto è conosciuto, quest’anno a causa della siccità c’è poco, ma orde di gente scorrazzano per boschi e pascoli, oltrepassano il divieto, parcheggiano sull’erba che le vacche dovranno pascolare nelle prossime settimane, quando si inizierà a scendere. “Se non mi crei problemi, se mi rispetti, arrivi qui e ti faccio un sorriso, magari ti offro anche il caffè. Ma se mi parcheggi nel prato, mi molli il cane, mi spaventi gli animali… allora abbiamo già tirato su un muro!

Senza la strada non sarei venuto

Rimbalzando da una parte all’altra della Vallée, mi imbatto in storie d’alpeggio che toccano tematiche di vario tipo, non solo strettamente connesse alla zootecnia o alla caseificazione. Il “problema” delle piste agro-silvo-pastorali non è un argomento inedito, io l’ultima volta lo avevo trattato qui sul mio vecchio blog. Salendo a Comboé sapevo che sarebbe stato uno degli argomenti della chiacchierata con Stefano, il conduttore dell’alpeggio.

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La conca di Comboé – Charvensod, AO

Mi piace camminare in montagna, ma dovendo raggiungere gli alpeggi per intervistare gli allevatori, sono spesso costretta a farlo in auto, altrimenti arriverei a destinazione quando la gente ha già chiuso gli animali in stalla e si prepara a pranzare. Gli orari della Val d’Aosta sono questi, nel primo pomeriggio ci si riposa, per poi iniziare a mungere verso le 15. Per arrivare a Comboé Stefano mi aveva spiegato che, avendo il permesso della Forestale, potevo arrivare fino alla sbarra e quindi proseguire a piedi. La strada che mi sono trovata a percorrere è ben fatta, forse appena un po’ ripida in un tratto. A distanza di una decina di anni dalla sua realizzazione, è ben inserita nel paesaggio. Eppure questi erano stati i toni, ai tempi della sua realizzazione. Qui il sito di chi si opponeva alla strada.

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La gente comunque può solo venire su a piedi, chi vuole può fare il vecchio sentiero che incrocia la strada. C’è la sbarra e nessuno può salire in auto. Comunque la maggior parte della gente che viene qui arriva da Pila. Prendono la funivia e poi tagliano in qua, è la via più comoda. Sono tre anni che ho affittato questo alpeggio, senza la strada non l’avrei preso. Porto giù 50-60 fontine alla settimana, senza strada al giorno d’oggi sarebbe stato affittato da qualcuno che non lavora il latte. Poi noi facciamo anche andare avanti l’azienda in fondovalle, si scende al mattino e si sale la sera per fare i fieni. Dopo aver fatto la pista hanno anche ristrutturato i due tramuti qui a Comboé, realizzato la centralina idroelettrica e predisposto l’impianto di irrigazione. E’ vero, adesso siamo anche abituati alle comodità… ma chi lo farebbe ancora, a piedi, dal Chamolè, con i muli? Oppure l’elicottero, ma sono costi!

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Stefano è al pascolo, ho salutato velocemente il resto della famiglia passando accanto all’alpeggio. Sono appena saliti a quello che è il tramuto più alto nei giorni precedenti. “Qui è un alpeggio a conduzione famigliare, io, la moglie, i tre figli, due sono già più grandi e danno una mano. Poi abbiamo un aiutante. Per queste transumanze vengono anche amici e parenti a dare una mano, è un grosso aiuto! I figli sembra abbiano intenzione di proseguire il mestiere, non so se sia un bene o un male…

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Il rapporto con gli animali – Comboé, Charvensod (AO)

Non potevo trovare un interlocutore migliore: Stefano è un buon narratore, inoltre conosce già i miei libri. E’ amareggiato per la chiusura del blog, ma gli spiego che da qualche settimana mi sono “trasferita” qui. Ci saranno poi tante cose da leggere a fine stagione, quando si rientrerà in cascina. “Mi piace metterli lì alla sera e leggere qualcosa, poi io ho anche la passione per le pecore, le avevo, ma ho dovuto venderle.

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La parte alta del vallone di Comboé – Charvensod (AO)

La paura è che la stagione sia breve, l’erba è bassa, ce n’è poca, appena ci si allontana dall’acqua è già secca, bruciata dal sole e dal vento. “Speriamo piova un po’, anche se ormai quello che c’è… c’è! Ma almeno proprio da non far seccare tutto!

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Abbeverata nel vallone di Comboé – Charvensod (AO)

E’ un piacere qui vederle bere ai ruscelli. Prima andavo in un alpeggio sotto lo Zerbion dove di acqua ce n’era proprio poca, solo nelle vasche vicino alle case, Lì salivamo con 70, 80 vacche.

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Stefano e la sua mandria – vallone di Comboé – Charvensod (AO)

Io sono partito da niente, il nonno aveva le bestie, ma i miei genitori lavoravano in fabbrica. A 14 anni ho iniziato ad andare a fare la stagione dove mio nonno mandava le bestie. Ho fatto 11 anni lì, poi 4 dalla famiglia di mia moglie, dopo ci siamo tolti e siamo andati per conto nostro, 9 anni sullo Zerbion e dopo abbiamo partecipato al’appalto qui. Sono partito proprio da zero, prendevo delle mucche per lo svernamento, le tenevo in stalle vecchie, 6-7 stalle, tutte da pulire con la carriola. Mi piaceva anche uscire e far festa, tornavo, mi cambiavo e andavo direttamente in stalla!

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Bagno di polvere e prove di battaglia – Vallone di Comboé, Charvendod (AO)

Quando sei stanco vai in stalla, le vedi coricate sulla paglia e ti passa tutto. Per esempio quando vai ad Aosta e passi la giornata negli uffici, torni a casa che hai mal di testa… La soddisfazione è fare quello che ti piace, lo dico sempre ai figli, se fai quello che ti piace, affronti tutte le difficoltà.

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Chiacchiera, Stefano, mi racconta la storia di questo vallone così conosciuto in Val d’Aosta, meta di escursioni estive. Lui è della bassa valle, ma si è trasferito qui per l’estate, essendo riuscito ad aggiudicarsi l’appalto. Questo alpeggio è migliore di quello che utilizzava prima. “Nella bassa valle, io sono di Champdepraz, gli alpeggi sono ancora più a conduzione famigliare. In media e alta valle invece molti hanno solo più gli operai in alpeggio, salgono a portare la spesa ogni tanto, poi scendono. Per me questo è uno schifo, scrivilo pure! Certo, se fossimo più gente, si potrebbe star dietro meglio a tutte le cose, i ruscelli, l’irrigazione. Ma intanto gli operai non stanno lì a curare il territorio. Fanno il lavoro, ma non c’è la passione.

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Rientro all’alpeggio, Comboé – Charvensod (AO)

Verso le 11 lentamente la mandria inizia a ritornare verso l’alpeggio. Le capre, che pascolavano lì vicino, non si vedono più, ma probabilmente sono già rientrate da sole. Ci va del tempo per tornare alle baite, poi man mano gli animali vengono fatti entrare nelle stalle e legati al loro posto.

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Affettuosità – Comboé, Charvensod (AO)

Quando hanno rifatto l’alpeggio, sotto il pavimento di legno della stalla hanno… trovato i resti di un morto! Non si è mai saputo chi fosse… hanno fatto indagini, ma niente. E’ seppellito al cimitero, c’è scritto “sconosciuto di Comboé”, c’è sempre qualcuno che lascia un fiore…

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Fontine, Comboé – Charvensod (AO)

Nelle mie intenzioni c’era l’idea di salire fino al lago sovrastante la conca, ma la chiacchierata è andata per le lunghe, Stefano e Tiziana insistono perché io mi fermi a pranzo con loro. Per fortuna ho accettato, perché mentre finivamo di pranzare è arrivato un temporale con tanto di tuoni, che finalmente ha interrotto la siccità. “I formaggi li fa Tiziana, Fontine e formaggi misti di capra. Le donne sono quelle che fanno e disfano la famiglia, io posso dire di aver trovato l’America con lei! Non è una “velocista”, ma non molla mai. Sarei perso, senza di lei!