Non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare

Non credevo… non credevo proprio che avreste risposto così numerosi e in così breve tempo! L’altro giorno ho lanciato una “sfida” ai giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, per vedere cos’era successo da quando li avevo intervistati. Il libro era uscito nel 2012, ma le interviste risalgono al 2010-2011. In molti hanno già risposto, altri mi hanno chiesto il breve questionario e lo compileranno appena avranno tempo. Pubblico seguendo l’ordine di ricezione.

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Il primo che mi ha scritto è stato Matteo Faion. Di lui avevo già scritto qui due anni fa, la sua storia la conosco visto che, d’estate, porta i suoi animali nella parte alta del mio comune di residenza e Francesca Maurino vende i formaggi al mercato dei produttori il mercoledì a Cumiana.

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Ecco l’articolo che avevo scritto in occasione dell’intervista per il libro. Lui era uno di quelli senza un’azienda o una tradizione zootecnica alle spalle, quindi la sua storia va a smentire coloro che sostengono che “pastori si nasce, non si diventa”. Ma adesso… cosa ci racconta Matteo? A lui la parola (e le immagini, che mi ha inviato o che ho preso sul suo profilo Facebook).

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Alleviamo ancora animali, la maggior parte capre. Da quando ci eravamo incontrati la prima volta, abbiamo realizzato il caseificio e venduto le pecore per aumentare il numero di capre. L’azienda è a nome mio (come sempre). Le maggiori difficoltà incontrate sono state ed sono tuttora quelle della burocrazia e della “mafia” che la circonda.

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Trasformiamo il latte e vendiamo i formaggi sul mercato dei produttori. Ho presentato domanda di insediamento giovani per realizzare il caseificio, ma per noi è stata una fregatura perché, oltre a non aver preso alcun contributo, ci ha fatto spendere soldi in più.

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Il nostro cambiamento è stato avere due figli Andrea e Erika, che ora hanno 5 e 3 anni. Tutti e due con la passione per gli animali, soprattutto Andrea, che ha una passione sfegatata per le capre.

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Francesca invece lavora solo più part-time nella azienda di suo padre e si è dedicata alla trasformazione del latte e alla vendita del formaggio.

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Per ora direi che siamo riusciti a realizzare quello che era il sogno iniziale (ovviamente non è tutto rosa e fiori come c’è lo aspettavamo, però direi che non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare). Siamo soddisfatti della nostra vita. Sarebbe solo bello che il nostro lavoro rendesse un po’ di più viste le ore, i sacrifici, ma almeno c’è la passione che ci aiuta a continuare e a migliorare.

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Ai giovani che iniziano direi… che se non hanno sufficiente passione di non iniziare neanche, perché questo non è un lavoro, ma una vita. Quando ti svegli non pensi che devi andare a lavorare, ma a cosa devi fare e alla sera vai avanti fino a che gli animali non sono tutti a posto, che siano le 20.00 o che sia mezzanotte non importa niente altro, e lo fai 365 giorni l’anno.

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Secondo me è una sorta di malattia che di anno in anno va “peggiorando” e che ti spinge a fare follie sempre più grosse. Non è facile per non dire quasi impossibile fare questa vita ma… se uno è malato è malato e non può fare altrimenti.

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E così questa è la prima storia… dove si vede chiaramente che, per Matteo, uno dei più grandi successi è la sua famiglia, i suoi figli che crescono felici imparando ad amare questa vita e soprattutto gli animali. L’azienda ha sede a Giaveno (TO), d’estate gli animali salgono sopra a Cumiana (TO), i loro prodotti di latte vaccino e caprino, freschi e stagionati, li trovate ai mercati dei produttori di Cumiana (il mercoledì) e Piossasco (il sabato). …ma le storie da raccontare sono tante…

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Incontriamoci di persona!

Cari amici, il mondo virtuale mi sta un po’ stufando… leggo tanta disinformazione, che ottiene più ascolto degli articoli seri. Inoltre, ho un paio di argomenti che mi piacerebbe tanto discutere con voi, ma purtroppo “…è meglio non parlarne, perché non si sa mai, le conseguenze…“. Così è la vita, non crediate che il mondo degli allevatori sia la favoletta di Heidi. Vi dico soltanto che la burocrazia affligge tutti i settori, ma più che mai manda fuori dai gangheri quando va a toccare un mestiere così concreto come quello di chi è impegnato dal mattino alla sera per seguire i propri animali e proprio non riesce a capire chi e come, in qualche ufficio, riesca ad inventarsi certe “leggi”.

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Così passa la voglia di aggiornare il blog, se non posso dire quello che penso… Ma non passa la voglia di incontrare i miei amici e i miei lettori, vi garantisco che faccia a faccia vi parlo di qualunque cosa e rispondo a tutte le vostre domande. Poi sarebbe anche un bel modo per farci gli auguri di persona e non solo dietro ad uno schermo (del pc o del telefono). Quindi, questo sabato, 16 dicembre 2017, alle ore 17:00 vi aspetto nella Biblioteca Comunale di Cumiana, il mio paese. Ci saremo io con “Capre 2.0”, Paola Giacomini con “Sentieri da lupi” e i formaggi dell’Azienda Agricola di Matteo Faion. Tra l’altro, proprio in quel giorno, ci saranno spettacoli e animazioni per le strade del paese. A presto allora!

Una storia in un albero

E’ passato un mese dai terribili giorni degli incendi che hanno percorso più o meno gravemente ettari ed ettari di boschi, pascoli e ripidi versanti sulle nostre montagne.

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Segni del passaggio del fuoco – Cumiana (TO)

Qui in certi giorni nell’aria si sente ancora quell’odore, l’odore di bruciato che ha impregnato tutto. Alle quote più basse i danni non sono stati gravissimi. E’ bruciato soprattutto il sottobosco e gli alberi già morti in piedi, che in queste zone sono tanti, dato che molti di questi boschi non erano più stati tagliati/puliti da anni.

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Albero di leccio – Cumiana (TO)

Il fuoco ha fatto di giri strani, laddove per fortuna non c’era il vento a spingerlo. Così è salito, sceso, lasciando delle isole completamente intatte o arrivando a quote diverse anche laddove non è stato l’intervento di uomini e mezzi a spegnerlo. Oggi sono andata a far vista ad un “vecchio amico”, un albero molto speciale. Temevo di non trovarlo più o che avesse subito danni.

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Leccio secolare – Cumiana (TO)

Invece questo vecchissimo leccio per fortuna si è salvato, il fuoco si è fermato da solo poche decine di metri più in alto. Questa pianta si trova lungo una traccia di sentiero nel bosco, credo che non siamo più in tanti a percorrerla. Mi sono domandata tante volte chi sia stato a piantarlo. Non è una pianta delle nostre zone, dei nostri climi.

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Casa abbandonata tra i boschi – Cumiana (TO)

E’ appena sopra ad una casa abbandonata, che pian piano sta crollando, avvinta dall’abbraccio dell’edera. Anche lì il fuoco non è arrivato. Penso che il leccio fosse stato portato da qualcuno che era emigrato in Francia, deve aver visto là quelle querce che non perdevano le foglie e rimanevano verdi tutto l’anno. Ce ne sono anche altre piante più piccole vicino ad altre case, ma questa è l’unica ad aver raggiunto simili dimensioni. Un giorno un anziano mi aveva raccontato che ce n’era un’altra che è stata tagliata già tanto tempo fa per farne un grosso tavolo.

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Muri e terrazzamenti nei boschi – Cumiana (TO)

Sarebbe bello che quell’albero potesse raccontare la sua storia. La storia di quando questi non erano boschi, ma si coltivava sicuramente, visto che sulla montagna si vedono ancora i terrazzamenti e i muretti che risalgono a quei tempi.

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Terrazzamenti abbandonati – Cumiana (TO)

Più avanti, a quote ancora maggiori, c’è persino una vasca di quelle che di solito si impiegavano per preparare il verderame da impiegare nelle vigne. I giorni del fuoco resteranno un ricordo, speriamo non debba essere rinnovato da altre simili scene. La siccità intanto continua, le poche gocce di pioggia sono state ben poca cosa. Tutti sono tornati alla loro vita, la montagna al suo abbandono. Ripensare però di portare in vita quei tempi è impensabile, dovevano essere vite grame che spingevano a cercare fortuna in Francia, anche solo per lavori stagionali. Qualcuno tornava portando persino una pianta di leccio, qualcuno non rientrava più.

La pioggia spegne tutto…

Ditemi… voi lo sapete che gli ultimi focolai li ha spenti stanotte la pioggia, quando finalmente è arrivata dopo mesi e mesi in cui non cadeva una sola goccia? Scommetto pure che qualcuno se ne sta già lamentando, dicendo che poteva ben aspettare ancora fino a lunedì, invece di rovinare la domenica. Ma la pioggia spegnerà anche le polemiche?

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L’incendio nella pineta del Rocciamelone – Susa (TO) (foto C.Tonda)

Nei giorni scorsi tutti parlavano degli incendi, chi era sul posto e voleva far sapere cosa stava succedendo, chi si sentiva coinvolto perché legato a quei luoghi, ma anche chi condivideva foto più o meno reali e aggiornate, a metà tra il voyeurismo morboso e la necessità di sentirsi a posto con la coscienza. Ho condiviso la foto, mi sono indignato, quindi ho dato anch’io il mio contributo. Molte di quelle persone adesso vogliono far vedere che intendono fare qualcosa di concreto oltre all’indignazione sui social e così rilanciano una campagna per andare a piantare gli alberi di Natale nei boschi bruciati. Lasciate perdere… se volete usare la rete, utilizzatela innanzitutto per informarvi. Sapete com’è fatto un bosco? Sapete che le piante che lo compongono variano in funzione del clima, del terreno, della quota… Gli “alberi di Natale” sono abeti rossi, non so nemmeno se in questi incendi siano bruciati abeti… sicuramente larici, pini silvestri e tanti boschi di latifoglie (castagni, frassini, faggi, ontani, sorbi, querce, ecc.)

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Boschi bruciati sulle pendici del Rocciamelone – Susa (TO) (foto A.Gorlier)

Se volete far qualcosa di utile, informatevi seriamente. I danni ci sono stati, ma l’entità varia da luogo a luogo. Non so quali siano state le strutture interessate, sicuramente delle baite abbandonate, qualche abitazione ristrutturata e usata come seconda casa, fortunatamente ovunque l’intervento di uomini e mezzi ha evitato che bruciassero case abitate stabilmente. Ci sono stati boschi di conifere completamente andati in fumo, boschi di latifoglie dove il fuoco è passato rapido, bruciando appena rovi e foglie secche. Sono bruciati pascoli, dove l’erba era gialla e secca più della paglia.

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Fumo e canadair ancora in azione nei giorni scorsi per domare l’incendio nel Vallone di Bourcet – Val Chisone (TO)

Per me chi ha appiccato i fuochi resta un pazzo o uno sconsiderato, non appartiene a nessuna categoria, le strumentalizzazioni del fuoco appartengono soprattutto a chi lo guardava e giudicava da lontano. Spento quello ahimè più scenografico, il cui fumo ha fatto tossire anche la città, in una valle già teatro di altre proteste, i restanti incendi che ancora ardevano in vallate di montanari, tra boschi e alpeggi, quasi non interessavano più alla rete. …anche se comunque i tg regionali hanno fatto un servizio per ciascuno, fino alla fine dell’emergenza…

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Boschi di latifoglie dopo l’incendio – Cumiana (TO)

Ora piove, le polveri sottili finiranno al suolo, degli incendi non si parlerà più, della montagna non si parlerà più, a meno che la pioggia arrivi tutta insieme, troppo forte, e faccia franare quei suoli dove non ci sono più alberi a trattenerli. Resterà qualche tecnico, qualche addetto ai lavori, che continuerà a scrivere/parlare quasi inascoltato, proponendo rimedi concreti per gestire boschi e pascoli montani. Cose troppo tecniche, troppo complesse perché diventino virali sui social.

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Montagne di Usseaux – Val Chisone (TO)

Spesso, quando pubblico foto di baite abbandonate, qualcuno commenta indignato, com’è possibile lasciare andare in rovina posti e case così? Ma poi… chi è che andrebbe sul serio ad abitarci per 365 giorni all’anno? Perché saranno anche bei posti quando c’è il sole e la brezza leggera che fa piovere gli aghi dorati dei larici, ma poi nevica e nessuno viene ad aprirti la strada. Piove e magari resti isolato. C’è l’incendio che sale da sotto e tu resti intrappolato. I servizi sono lontani. Un conto è sognare di fare gli eremiti, un altro è trovarsi lassù da soli.

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Pascoli bruciati dalla siccità, Pian dell’Alpe – Val Chisone (TO)

La montagna, per chi amministra vasti territori, sembra avere due facce: la risorsa da sfruttare (turismo soprattutto), ma anche fonte di problemi immensi perché, pur essendo poco abitata, costa tantissimo in termini di manutenzione. Ho già letto anche frasi indignate di chi si preoccupa che questi incendi abbiano come conseguenza un saccheggio dei boschi. Non se ne esce… se vuoi gestire i boschi effettuando dei tagli, c’è chi si oppone. Se vuoi pascolare, per qualcuno fai dei danni. C’è chi vorrebbe la wilderness assoluta, ma ciò è fattibile solo dove l’uomo non vi abita, né all’interno, né in aree circostanti. Senza una corretta gestione la montagna diventa un pericolo, visto che bene o male gli esseri umani non sono tutti confinati in città.

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Canadair diretti al Lago del Moncenisio visti dal Colle delle Finestre – Val Chisone (TO)

Questi incendi, oltre ad avanzare inesorabili per giorni e giorni, mettendo a dura prova tutti coloro che erano impegnati fisicamente e concretamente a spegnerli, hanno anche fatto emergere per l’ennesima volta la grande contraddizione tra chi la terra, la montagna, la vive e ci lavora, e chi propone soluzioni da lontano.

Una serie di fattori “incendiari”

Cosa vi dicevo l’altro giorno? Che ovunque, anche a ridosso delle borgate e frazioni, c’è un intrico di boschi abbandonati e rovi (che poi sono cespugli spinosi di ogni tipo, dal rovo propriamente detto, alla rosa canina, al pruno…).

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L’incendio dopo un giorno dal suo inizio, visto dalla collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

Quando ve lo dicevo, guardavo l’incendio da una collina di fronte e mai più avrei pensato che arrivasse fin dove è arrivato ora. È sabato pomeriggio, preparo il testo di questo post mentre sono al pascolo, come faccio spesso (poi lo completo con le foto e lo pubblico in un secondo tempo). Nelle narici ancora un sentore di fumo, ormai poca cosa, se penso alla densa cappa soffocante di mercoledì e giovedì. Cenere un po’ ovunque per terra e sulle foglie.

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Boschi in fiamme nei giorni scorsi – Cumiana (TO)

Qui l’incubo è iniziato domenica, e non è ancora finito. C’è stata la fase in cui ne parlavano solo i diretti interessati, adesso siamo a quella in cui tutti sanno tutto e si condividono a raffica post creati su misura per gli eroi della rete, usando cervi americani morti in incendi oltreoceano e amenità varie con teorie fantasiose su chi e perché possa aver appiccato i fuochi.

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L’incendio sul versante della Costa martedì sera – Cumiana (TO)

Vi dico la mia… Siamo in una situazione straordinaria, con almeno 25 incendi in contemporanea nelle vallate piemontesi. Partendo dal presupposto che le cause siano dovute o a folli piromani, o a disattenzioni incoscienti (ma dopo il primo… come si fa ancora ad accendere fuochi su per le montagne, vicino ai boschi?!?), forse ciascuno si sarebbe potuto fermare in breve tempo. SE. C’è tutta una serie di se che vanno, secondo me, ricercati nel territorio.

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Siccità e abbandono – Nus (AO)

Innanzitutto, siamo arrivati a questo punto a causa della terribile siccità che già affliggeva queste terre. Bastava guardarli, il sottobosco, le foglie, l’erba, per temere il peggio. Una volta innescato l’incendio, fermarlo era più difficile che mai. Ruscelli senza un filo d’acqua, torrenti ai minimi storici. Sorgenti scomparse. Solo erba asciutta come paglia, rami secchi, foglie crepitanti. Il fuoco poteva correre indisturbato, quando c’era anche il vento… era ed è la fine! In Val di Susa l’intervento è stato tempestivo, il Sindaco di Bussoleno dice che i vigili del fuoco sono arrivati sul posto 15 minuti dopo la segnalazione… ma dopo 6 giorni l’incendio non è ancora stato domato ed ha distrutto una superficie vastissima.

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Boschi in fiamme sulle montagne di Cumiana (TO)

In un’annata normale, le condizioni sarebbero state meno favorevoli alla sua espansione. Il fatto poi che i piromani abbiano agito quasi contemporaneamente, esaltati nella loro follia nel “successo” delle loro opere, ha fatto sì che si creasse una situazione mai vista prima, dove intervenire diventava umanamente e tecnicamente sempre più complesso. E così, mentre si operava qui, il fuoco scappava o avanzava di là. Ciascuno di questi incendi, preso singolarmente, non sarebbe avanzato così tanto. Uomini e mezzi si sarebbero concentrati lì. Tutti ora vogliono dare la colpa a qualcuno, ma io non lo farei, a parte ciò che riguarda i piromani. Per il resto, si può solo ringraziare tutti gli uomini, professionisti e volontari, impegnati da giorni sul campo.

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Il fumo oscura il sole mercoledì sera – Cumiana (TO)
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Giovedì mattina, il fumo irrespirabile che ristagna ovunque – Cumiana (TO)

C’è poi stato un ulteriore fattore: la cappa di alta pressione, che ha favorito il ristagno del fumo ed ha impedito, in molte zone, l’intervento diurno dei mezzi aerei per alcuni giorni. Solo da terra, in aree impervie e spesso difficili da raggiungere, si poteva far poco. Così molte volte l’unica via percorribile era “aspettare” vicino alle case, cercando di evitare il peggio. Quel che ha riportato la visibilità però è stato il vento, che ha alimentato nuovamente gli incendi già attivi e riattizzato molti di quelli che si credevano spenti. Insomma, un incubo infinito, che infatti continua anche adesso mentre scrivo.

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Il fuoco è spento, ma la bonifica è fondamentale per evitare che riparta – Cumiana (TO)
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Il sottobosco interamente bruciato – Cumiana (TO)

Stamattina ho fatto un giro di controllo  nei boschi sopra alla mia stalla e alla mia borgata, nelle zone apparentemente spente. Sconsiglio a chiunque di fare l’eroe nelle aree “calde”, ma una sorveglianza a monte delle proprie case, quando non ci sono più fiamme, male non fa. A due giorni dal passaggio del fuoco, si trovano ancora radici e ceppaie che fumano. Con la pala e un bel po’ di terra si risolve la cosa, o soffocando il fuoco, o pulendo tutto intorno, di modo che non ci siano altri inneschi.

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Oggi, l’incessante lavoro del canadair nella zona di Tavernette – Cumiana (TO)

Visto che molti fuochi sono ancora attivi, visto che la pioggia per ora non cadrà e… con il timore di altri folli gesti anche in aree che fino ad ora si sono salvate, che ne dite di andare a pulire intorno alle vostre case vicino a boschi, cespugli, prati secchi? L’abbandono è un altro dei fattori che ha certamente favorito il propagarsi degli incendi, in un territorio già prostrato dalla siccità.

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Dopo il passaggio del fuoco – Cumiana (TO)
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Abbandono nei boschi – Cumiana (TO)

Quanti boschi di proprietà sono abbandonati, con nessuno che ci mette piedi da anni… Alberi morti caduti a terra ad impedire persino l’accesso dalle vecchie piste, anch’esse abbandonate. Materassi di foglie accumulate in conche e canaloni. È lì che il fuoco si è alimentato e ha preso vigore. Qui abbiamo boschi di latifoglie, le conifere con la loro resina sono poi ancora un’altra storia. Dove non ha niente da bruciare, il fuoco si ferma, muore.

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L’incendio nei boschi abbandonati – Cumiana (TO)

Ma chi rastrella ancora le foglie? Chi fa le fascine? Chi si scalda o cucina a legna? Lo ammetto io per prima, ci sono dei boschi di proprietà di famiglia che quasi non sappiamo più nemmeno dove siano. Per quel che serve, si va a tagliare dove si arriva comodamente con i mezzi. Pensiamoci, prima di accusare i politici, i media e i poteri occulti: noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto di tutto per evitare che questo incendio si propagasse?

Se tutto fosse curato come un tempo…

Mentre salivo verso una collina a monte di Cumiana, il mio paese, per capire dove fosse esattamente il fronte dell’incendio e quanto fosse esteso, il mio sguardo vagava su quel che mi circondava.

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Terreni incolti e l’incendio sullo sfondo – Cumiana (TO)

Quella collina, circondata da case e frazioni, alla cui sommità c’è una chiesa (e anche un ripetitore della tv), oggi è un intrico di rovi. Boschi e rovi. Ma persino io me la ricordo diversa, quando ci salivo da bambina con i miei genitori.

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Terrazzamenti e bosco – Cumiana (TO)

Certe zone erano già abbandonate 30-35 anni fa, sono barriere impenetrabili di rose selvatiche e pruni spinosi. Poi ci sono i muri dei terrazzamenti, che permettevano di utilizzare al meglio ogni centimetro di questa terra ben esposta al sole. C’è persino ancora un albero di ulivo, l’ho sempre visto, non centra nulla con quelli piantati in seguito per qualche progetto…

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Antichi muretti lungo il sentiero, collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

La colpa degli incendi non è l’abbandono, ma la mano o i gesti di persone folli o sconsiderate. Però guardate queste antiche vigne oggi… c’era anche una vasca per il verderame, me la ricordo bene… non sono più riuscita a trovarla. Se qui oggi un pazzo accendesse un fuoco, con la siccità non sarebbe facile fermarlo. Se fosse ancora tutto pulito, curato, potato, i pericoli sarebbero minori.

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Vigne abbandonate – Cumiana (TO)

Non pensiate che tutto questo riguardi solo la montagna e quel pugno di abitanti che resistono lassù! Il fumo di questi incendi alimenta lo smog della città e della pianura. Quando pioverà, i terreni e i boschi bruciati saranno ancora meno pronti ad assorbire l’acqua: il rischio di frane e alluvioni sarà ancora maggiore.

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Un tramonto tra il fumo – Cumiana (TO)
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Incendio verso Monte Tre Denti da Borgata Porta – Cumiana (TO)
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Intervento dell’elicottero – Cumiana (TO)
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I Tre Denti tra il fumo – Cumiana (TO)
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Intervento dell’Erickson sul nuovo fronte verso borgata Costa – Cumiana (TO)

Purtroppo queste sono “solo” le immagini di uno dei tanti incendi che stanno colpendo il Piemonte in questi giorni: Valle Stura, Val Varaita, Val Germanasca, Val di Susa, Valle Orco, Valchiusella… più altri incendi “minori” spenti tempestivamente…

La montagna brucia

Prima di continuare con il discorso del post precedente, oggi non posso fare a meno di parlare degli incendi che stanno colpendo duramente le vallate piemontesi: Val di Susa, Val Sangone, Valle Stura, Biellese e temo anche altrove…

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Il monte Tre Denti avvolto dal fumo stamattina – Cumiana (TO)

Preparo il testo di questo post mentre sono al pascolo, scrivendo sul tablet. Gli occhi bruciano e nel naso ho l’odore acre del fumo. Stanno bruciando anche i boschi qui a Cumiana. Il sole è sorto da poco, si sentono già passare le sirene dei mezzi antincendio. Anche oggi ci saranno uomini impegnati, professionisti e volontari, in una lotta impari contro la stupidità umana.

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Val di Susa dal Colle delle Finestre, l’incendio tra Chianocco e Bussoleno – foto M.Solara

Non ci sono parole per commentare le immagini che arrivano dalle varie località colpite. In val di Susa lo scenario è apocalittico. La causa non è il vento, come scrivono certi sedicenti giornalisti. Il vento forte ha alimentato le fiamme, ha trasportato particelle infuocate, ma la causa è la follia di qualche persona malata di mente.

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Val di Susa, la montagna brucia – foto torinooggi.it

Non esistono spiegazioni o giustificazioni per tutto ciò, meno che mai ora, con una siccità che dura da mesi, sorgenti e torrenti prosciugati, una natura prostrata e sofferente.

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Una lunga terribile notte – Val di Susa – foto D.Cat Berro

Cosa c’era lassù? Boschi… pascoli… vecchie baite… alpeggi da cui mi auguro fossero ormai tutte scese le bestie. La montagna già soffriva, qui oggi sta morendo. Nessun essere vivente sa distruggere il suo habitat tanto quanto l’uomo con questi gesti.

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Fuochi in Val Susa (TO) – foto S.Cucco

Questo non è nemmeno un fuoco che può aver senso per ripulire pascoli abbandonati. Quello deve essere sorvegliato e controllato, di sicuro non messo in opera in tali condizioni di siccità in una giornata di vento forte.

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Il fumo oscura il sole a Prato del Rio, Condove (TO) – foto C.Rosso

Il fuoco stanotte è avanzato, la gente posta foto e manifesta la propria impotente disperazione sui social, spera di non dover evacuare le proprie case. C’è anche chi, da quelle parti, ha degli animali: come si fa ad andare via lasciandoli lì? Qui foto e video, su valsusaoggi.

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I Tre Denti circondati dal fumo dalla collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

Non riesco a dire altro. Il mio pensiero è con coloro che sono direttamente colpiti da questa emergenza e a tutti gli uomini e donne impegnati sul campo per cercare di spegnere o contenere le fiamme.

Chi ce l’ha fatta

L’altro giorno si parlava di un mio “vecchio” libro, “Di questo lavoro mi piace tutto“, uscito ormai da alcuni anni. A dire la verità è stato pubblicato nel solo 2012, ma le interviste le avevo fatte nel 2010 e terminate nel 2011, poi da allora ne sono usciti diversi altri e così mi sembrava che sia passato molto più tempo. Comunque, nel libro (ancora disponibile, qui trovate i dettagli per ordinarlo), avevo raccolto una settantina di interviste a giovani allevatori, tra i 15 e i 30 anni. Raccontavano le loro scelte, le loro difficoltà, i loro sogni. Sarebbe bello andare a trovarli e vedere come son andate le cose, nel bene e nel male. Io non ho tempo e modo di farlo, ma per qualche studente universitario del settore, non potrebbe essere un bell’argomento per una tesi? Io sono disponibile per fornire i contatti per raggiungere la maggior parte di loro!

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Matteo e le capre nei boschi sopra ai Bastianoni – Cumiana (TO)

Ieri sera sono andata a trovare due di questi ragazzi, erano in coppia già nel 2010, la prima volta vi avevo parlato di loro qui, quando Matteo aveva affrontato la transumanza per andare a fare la sua prima esperienza in alpeggio. Poi ero andata per l’appunto ad intervistarli per il libro. E in seguito mi era capitato di incontrarli varie volte, anche perché avevano iniziato a salire sulle “montagne” sopra al mio paese. Non un vero alpeggio, ma comunque dei pascoli da utilizzare nella stagione estiva.

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Francesca munge le capre con “l’aiuto” dei bimbi – Cumiana (TO)

Sono cambiate molte cose in questi anni, però i loro sogni e progetti si sono man mano realizzati. Cosa diceva Francesca nel 2011? “Sposarci, lavorare insieme. Però non potrei mai lasciare l’azienda dei miei, che con un socio hanno un’attività di contoterzisti, magazzini per cereali e preparano anche i mangimi. Così al mattino aiuterei lui a mungere e fare i formaggi, poi andrei in azienda, ed alla sera di nuovo ad aiutare lui. A me lavorare piace, non sono capace di star lì senza fare niente. Seduta dietro ad un computer… No, non fa per me. Io devo stare fuori, muovermi!“. Oltre a lavorare insieme, Matteo e Francesca hanno anche due bambini, si sono sposati e la loro attività sta progredendo.

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Il rientro delle capre – Bastianoni – Cumiana (TO)

Ieri sera li ho incontrati quando avevano finito di spostare il recinto e aspettavano che le capre rientrassero dal pascolo. A dire il vero, avendo cambiato zona proprio quel giorno, il gregge se ne stava per i fatti suoi più in alto e non scendeva nonostante i richiami di Matteo, così ci è toccato andarle a cercare affidandoci al suono delle campanelle. I lavori da fare sono sempre tanti, nelle giornate precedenti Matteo si stava occupando della fienagione, quindi gli animali pascolano anche da soli, sorvegliati dai cani maremmano-abruzzesi, per rientrare al recinto la sera.

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Il recinto per la sera – Bastianoni – Cumiana (TO)

Varie volte il gregge ha avuto problemi con i predatori, in passato. Matteo il lupo l’ha già anche visto più volte, gli aveva ucciso delle capre anche vicino ad una delle borgate ancora abitate che ci sono nella parte alta di Cumiana. I cani sono un deterrente, ma la loro efficacia non è del 100%. Sarebbe però impensabile avere una persona con il gregge tutto il giorno, economicamente non sarebbe sostenibile. Matteo mi spiega che non ha terreni in affitto, pascola con il permesso dei proprietari, ma non ha stipulato contratti. In questo modo non può nemmeno presentare domande per avere dei contributi. “Ma è meglio così, non chiedo niente, non voglio niente, solo poter lavorare, fare il mio lavoro.

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Piccoli pastorelli crescono – Cumiana (TO)

Chiacchiero con Francesca e le chiedo della “nuova” avventura. Da poco tempo ha iniziato a fare i mercati con i formaggi di loro produzione. “Adesso il latte lo lavoro io, al mattino. Ci siamo attrezzati, abbiamo realizzato il caseificio a casa, al Selvaggio, dove abitiamo. Non abbiamo potuto farlo dove abbiamo la stalla perché è “zona residenziale” e non ci hanno dato il permesso. Non abbiamo chiesto contributi per farlo, perché tanto i soldi li dovevamo comunque tirare fuori noi prima. E poi dovevi avere tutte le fatture, invece così certi lavori ce li siamo fatti noi in famiglia. La spesa comunque è stata grossa.

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Assistenti alla mungitura – Cumiana (TO)

Poi abbiamo preso il furgone e il banco per vendere. Ho appena iniziato a fare i mercati dei produttori a Piossasco il sabato mattina e a Cumiana il mercoledì. Mi sono attrezzata secondo quello che mi ha detto l’ASL, ma poi vedo gli altri che arrivano a vendere e non hanno tutte le cose che hanno chiesto a me… Un’altra cosa che ho notato è che a questi mercatini non tutti sono veri produttori, c’è gente che rivende prodotti di altri. Le cose stanno andando bene, la gente apprezza i miei formaggi. La clientela è diversa, a Cumiana vengono a prendere 6, 12 tomini per volta, mi dicono che sono come quelli che facevano una volta, anche la ricotta. Invece a Piossasco c’è chi ti prende un tomino di capra, uno di mucca…

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Impariamo a mungere? – Cumiana (TO)

Il lavoro non manca e gli orari sono quelli che sono. Ieri sera si mungevano le capre alle nove di sera. “Lavoro il latte al mattino, poi dipende anche dalle ordinazioni che ho. Il Ristorante Freidour ci prende molte cose, poi ho qualche cliente fisso. Al pomeriggio continuo a lavorare dai miei, perché comunque di spese ce ne sono, per il furgone dei mercati abbiamo dovuto chiedere un prestito. Alla sera non ceniamo mai prima delle dieci, a volte mia mamma si impietosisce e mi dà la verdura già preparata, lavata.

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Un’ultima foto prima di lasciare il gregge nel recinto con i suoi guardiani – Cumiana (TO)

Il racconto di Francesca è sereno, non ci sono lamentele, solo determinazione e passione per la propria vita, il lavoro, la famiglia. Questi giovanissimi sono tra quelli che ce la stanno facendo ad andare avanti e realizzare i propri sogni, ma per molti altri protagonisti del libro non tutto è andato come si sperava. Vedremo se qualcuno andrà a verificare come si sono evolute le cose…

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Scende la sera sui pascoli di vacche, cavalli e asini – Cumiana (TO)

Francesca va con i bimbi alla roulotte a preparare cena, Matteo raggiunge le vacche per mungerle, poi più tardi scenderanno tutti a casa, in Val Sangone. Una volta Matteo aveva anche le pecore, ora tiene solo più capre e qualche vacca. “Pascoli qui ce ne sono pochi, non puoi avere tante bestie. Una volta c’erano vacche, capre… per anni è stato tutto abbandonato, il bosco si è allargato. Poi in questi anni sono già migliorati un po’, pian piano li stiamo pulendo, i proprietari tagliano qualche pianta, portano via quelle secche. Però se non piove… lo scorso anno a fine agosto era già tutto giallo.

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Matteo munge con l’ultima luce della sera – Cumiana (TO)

Saluto Matteo, ha finito di mungere e rientra dalla famiglia per cenare. Quando, quasi dieci anni fa, questo ragazzino dalle origini non agricole aveva scelto di fare il pastore, quelli “dell’ambiente” un po’ lo schernivano. C’era un misto di ammirazione per il suo coraggio (passare l’estate in alpeggio con un gregge), ma anche sembrava che tutti si aspettassero un’ammissione della sua sconfitta. Perché “pastori si nasce e non si diventa”. Invece oggi Matteo e Francesca sono una bella coppia, una bella famiglia, lavorano insieme e raccolgono i frutti della loro passione/mestiere.