Parlar di lupi ad Aosta

Ieri si è tenuta la serata “Il lupo in Valle d’Aosta. Una convivenza possibile”, organizzata da alcune associazioni ambientaliste, che prevedeva l’intervento di tre tecnici (Luca Giunti, Roberto Sobrero, Dario De Siena) e del responsabile del settore flora, fauna e ambiente della Regione (Paolo Oreiller). Purtroppo la sala, pur capiente, non è riuscita ad accogliere tutti coloro che erano interessati ad assistere all’evento. Molti allevatori, arrivati con un ritardo anche solo di qualche minuto dall’inizio previsto (tempo di finire i lavori in stalla, mangiare, lavarsi e raggiungere il capoluogo per le 20:30…), non sono letteralmente riusciti ad accedere alla sala, già gremita. Un vero peccato, perché la serata è stata interessante, istruttiva e, fortunatamente, non è degenerata in polemiche inutili. Penso che, alla fine, siano usciti delusi soprattutto gli estremisti (da una parte e dall’altra), e questo può essere indice di una buona qualità nell’informazione data. Però qualche critica da fare ce l’avrei…

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Fare una sintesi su quanto detto non è facile, perché gli argomenti trattati sono stati molteplici, tutti ugualmente importanti e articolati. Quello che vorrei evidenziare è come la questione sia stata affrontata in modo estremamente obiettivo, con una grande attenzione rivolta agli allevatori. Dal momento che il pubblico in sala comprendeva ogni categoria di persone, è stato mostrato come il lupo ha colonizzato il territorio, quanti danni fa con le predazioni, come questo sia un danno sia economico, sia psicologico e morale, quanto sia complesso cercare di difendere gli animali dagli attacchi… ma sono state date anche regole ben precise per tutti gli abitanti/fruitori della montagna.

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L’osso è tagliato di netto, ma chi ha portato nei boschi questa zampa bovina?

Innanzitutto è stata posta l’attenzione su come non si debba MAI foraggiare gli animali selvatici, volontariamente o involontariamente (non lasciare cibo per il lupo, ma nemmeno lasciare cibo per altri animali, che potrebbe attirare il lupo, non lasciare scarti di macellazioni, placente, ecc intorno all’azienda agricola o nella concimaia). Per chi va a spasso con il proprio cane, è stato spiegato come vi sia pericolo per il cane se lasciato LIBERO (d’altra parte la legge prevede che venga tenuto al guinzaglio o comunque nelle immediate vicinanze del padrone). Un cane libero che entra nel territorio di un branco di lupi è spacciato. …ma lasciare un cane che gira libero può essere anche pericoloso per il bestiame presente…

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Resti di una predazione su selvatico – St.Denis (AO)

Sto citando a memoria alcuni dei passaggi che ritengo particolarmente importanti da far conoscere al pubblico. Per quanto riguarda la pericolosità per l’uomo, è stato detto che, certo, il lupo può essere pericoloso in determinate situazioni. E’ vero che, in passato, si registravano attacchi alle persone, ma erano tempi in cui la montagna era densamente popolata e la selvaggina invece scarseggiava. Tutti i lupi ritrovati morti in questi anni non presentavano una condizione di malnutrizione: fauna selvatica ce n’è eccome, il lupo attacca per fame e si rivolge soprattutto alle prede conosciute, che sa come cacciare. Se però cerchiamo di avvicinarci (volontariamente o involontariamente) ad una tana, se cerchiamo di prendere un lupo ferito o malato, o se incontriamo un lupo in una situazione in cui lui si sente in pericolo (spazio ristretto, passaggio obbligato), allora sicuramente potrebbe esserci l’incidente per l’uomo.

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Dopo gli attacchi, queste pecore vengono ritirate in stalla anche in alpeggio ed escono al pascolo insieme alla mandria bovina – Colle del Nivolet, Valsavarenche (AO)

Per quanto riguarda le predazioni al bestiame domestico, il lupo attacca la preda che gli “costa” meno in termini di dispendio energetico e pericolosità e che gli garantisce il miglior beneficio. Tra prendere una pecora al pascolo e correre dietro ad un camoscio su per le cenge, prende la pecora. Ma se il bestiame domestico è ben protetto, tende ad andare a cercare cibo altrove. E’ stato detto chiaramente che non bisogna in alcun modo far sì che il lupo si avvicini all’uomo, bisogna disincentivare tale fenomeno. Si è parlato anche di abbattimenti? Sì… e non sono stati gli allevatori a farlo (con un certo disappunto da parte delle componenti ambientaliste più estreme presenti nel pubblico).

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Vasti pascoli nella piana del Nivolet, ma il territorio di un branco di lupi è ben più ampio di una vallata – Valsavarenche (AO)

Bisogna però tener conto che il lupo è una specie protetta e non sarà la Valle d’Aosta o qualsiasi altra regione a poter cambiare questo aspetto. Come è stato detto chiaramente in apertura di serata, il lupo è anche (e soprattutto) una questione politica. Se ci sarà un impegno politico, si potrà arrivare, attraverso la condivisione del Piano Lupo del Ministero dell’ambiente, anche a degli abbattimenti. Attraverso una valutazione, potrà essere eliminato il branco o il lupo particolarmente dannoso o aggressivo. Però è scientificamente provato che, una volta che il territorio è stato colonizzato, se si eliminano uno o più lupi, altri prenderanno il loro posto, se quello è un territorio dove c’è la possibilità di alimentarsi e sopravvivere. Lo dimostrano casi di studio come quello francese, paese europeo in cui si effettuano abbattimenti.

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Allevatore al pascolo con i suoi cani toccatori nel vallone di Comboé – Charvensod (AO)

Sul lupo in Valle sono stati presentati dati e numeri (si stimano 54 lupi, numero che aumenta in presenza delle cucciolate e dei giovani individui prima che avvenga la dispersione), attualmente organizzati in branchi che coprono tutto il territorio regionale. Gli attacchi ci sono, le misure di prevenzione contribuiscono a limitarli, ma non li azzerano. Veniamo quindi al punto dolente, su cui ci sarebbero molte considerazioni da fare e non so se riuscirò a scriverle tutte qui. Ieri sera c’è stato ben poco spazio per poterle esternare, poiché non si poteva andare avanti tutta la notte a parlare, la sala doveva chiudere. Sono stati presentati modelli di prevenzione, modelli che stanno dando risultati, ma… in situazioni e condizioni diverse da questo territorio.

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In Valle d’Aosta le vacche da latte vengono chiuse in stalla nelle ore centrali della giornata e la notte – Pila (AO)

Ritengo fondamentale che si pongano a confronto le diverse esperienze, c’è sempre da imparare, ma nello stesso tempo bisogna conoscere a fondo le modalità di lavoro e di gestione degli animali di un territorio. E’ stato detto che ogni luogo, magari anche ogni azienda è un caso a sé, ma in generale i modelli proposti ieri sera (si parlava infatti del modello ligure) non rispondono alle esigenze delle aziende valdostane. Ho però sentito parlare di progetti di “assistenza tecnica” per il futuro e questo mi sembra fondamentale (purché i tecnici abbiano alle spalle una solida formazione sia sul lupo, sia sulla gestione del bestiame e conoscano il più vasto numero possibile di situazioni in cui le aziende si trovano a dover “convivere” con il lupo, in Italia e non solo). L’allevatore non deve mai essere lasciato da solo (economicamente, psicologicamente e concretamente) in questa lotta. Perché di lotta (alla sopravvivenza) si tratta, specialmente in un contesto come quello attuale, dove molti allevatori di montagna (specie se piccoli) stanno vivendo una condizione economica molto critica e molti di loro si trovano in condizioni di “rassegnazione” (parola che mi è stata ripetuta più volte, da persone che lavorano in ambiti diversi, ma comunque a contatto con gli allevatori). Lo dico e lo ripeto spesso, ma è stato citato anche ieri sera, come più che mai in queste situazioni il lupo sia la goccia che fa traboccare il vaso. Bisogna quindi aiutare le aziende che “combattono” per convivere con il lupo. Questo sì che è un caso dove stanziare contributi. La Valle d’Aosta  qualcosa lo sta già facendo (finanziando strumenti di difesa attiva e anche contribuendo almeno in parte allo stipendio di un pastore a guardia del gregge), ma le spese dovrebbero essere totalmente coperte, se davvero si vuole proteggere lupo e allevamento.

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Cucciolo di pastore maremmano-abruzzese in un gregge nel Biellese

L’intervento che ho gradito meno, ieri sera, ha riguardato i cani. Innanzitutto sono state consigliate (giustamente) altre razze rispetto al maremmano-abruzzese, ma… prima di tutto sarebbe stato necessario sapere che, in Valle d’Aosta come in Piemonte, le razze ammesse a finanziamento nel bando appositamente creato erano solo il pastore maremmano abruzzese e il Montagna dei Pirenei. Il Pastore della Sila, elogiato dal tecnico, è stato effettivamente scelto da pochi, pochissimi allevatori, ma non rientrava nel suddetto bando, quindi chi li ha è come se non fosse riconosciuto dalle regioni… Sempre nello stesso intervento è stato detto che la Valle d’Aosta non ha una tradizione nell’impiego di cani anche perché “non si fa la transumanza”. Dunque, siamo d’accordo che non ci sia cultura e tradizione per i cani da guardiania (e serve molto lavoro/assistenza su questo aspetto), ma per i cani da lavoro (paratori o toccatori che dir si voglia) gli allevatori li hanno eccome, anche delle razze citate (per esempio il Beauceron, che vedo spesso girando negli alpeggi d’estate). Inoltre la transumanza non sarà quella abruzzese, ma dagli alpeggi si sale e si scende…

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Beauceron, utilizzato per la conduzione di una mandria – Vallone di Saint Barthélemy (AO)

E poi… le razze… spero si smetta di usare il pedigree come parametro per valutare un “buon cane”. Spero che si lavori molto sulla corretta scelta e inserimento dei cani (con assistenza, come detto sopra), ma che si scelgano cani nati e cresciuti in allevamenti di bestiame e non in allevamenti di cani. Ovviamente in aziende di zone dove il lupo c’è e i cani già lavorano per evitare gli attacchi. Sempre sui cani, parallelamente, occorre molto più dell’accenno “i turisti devono rispettare gli animali al pascolo difesi da un cane“. Perché non è vero che il cane che dà problemi è solo colpa dell’allevatore: in più occasioni ho visto gli stessi cani aggredire o semplicemente abbaiare a seconda di come si comportavano i turisti.

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La convivenza forzata talvolta porta alla vendita di tutti/alcuni animali: noi abbiamo dovuto rinunciare alle pecore – Nus (AO)

Ci sono stati anche tre allevatori (invitati dagli organizzatori) che hanno portato il loro esempio di convivenza. Perdonatemi, ma… certo, sono casi esistenti sul territorio, ma quanto erano rappresentativi della media azienda zootecnica valdostana? Tutti noi presenti sul territorio, volenti o nolenti, conviviamo con il lupo. Pure io potevo dire che la nostra è una convivenza al momento riuscita… se per successo si escludono le predazioni dirette. Ma abbiamo già dovuto vendere le pecore (una ventina di capi di razza autoctona rosset, in via di estinzione) perché era impossibile in termini di tempo e di costi gestirle come si deve per poterle proteggere dal lupo. Abbiamo dovuto cambiare in parte la gestione del pascolo sia per i caprini, sia per i bovini. Per l’alpeggio ci affidiamo a terzi e… teniamo le dita incrociate (per le capre comunque c’è la custodia costante e il ricovero notturno in un doppio recinto elettrificato). Abbiamo dovuto abbandonare dei pascoli, appezzamenti ripidi dove non è possibile sfalciare, dal momento che lasciare lì gli animali in reti/fili non era più sicuro. Questa è la convivenza, con costi economici, fisici, temporali.

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Uno dei pascoli ripidi dove mettevamo il recinto delle pecore dopo due anni di inutilizzo – Nus (AO)

Oltre a ciò che ho scritto fin qui, la principale criticità che posso riscontrare nella serata e di non aver fornito “soluzioni applicabili”. In parte perché era impossibile farlo in quella sede, in parte perché chi parlava non conosceva a fondo il sistema zootecnico valdostano (dove le vacche già vengono ricoverate in stalla la notte, dove già non si fa partorire in alpeggio le bovine, ecc…), in parte perché ogni problema richiede un suo studio e una sua soluzione. Però, ai non addetti ai lavori presenti in sala, può esser stata data l’impressione che le soluzioni ci sono e anche i valdostani devono adottarle, così da ridurre il numero di attacchi. Per esempio è stato detto che i cani da guardiania funzionano anche con i bovini, ma la mia esperienza personale mi dice che i casi in cui ciò è stato applicato con successo sono ancora molto pochi per poterlo affermare con tanta leggerezza.

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Mandria di vacche piemontesi ricoverate per la notte in un doppio recinto (reti + filo), con presenza di cani da guardiania, in un alpeggio della Val Chisone (TO)

Anche a chi a questo punto allora invocherebbe lo “sterminio” dei lupi (cosa IMPOSSIBILE dal punto di vista legale), vorrei solo ricordare che… ammesso e concesso che si arrivi a poter sparare al lupo, nel frattempo o comunque anche mentre il numero di lupi viene ipoteticamente ridotto… che si fa? Continuiamo a lasciarci mangiare pecore, capre, vitelli, ecc?? Non è meglio studiare strategie per mettere in sicurezza i nostri animali e, nel frattempo, tener lontano il lupo?

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Capre in alpeggio a Moncorvè – Valsavarenche (AO)

Se avessi la possibilità di partecipare ad un tavolo dove si parla concretamente di decisioni e strategie, da parte mia una delle prime considerazioni sarebbe: “Una squadra che viene per abbattere un lupo è un costo e non è detto che abbia successo. Ma perché non dare all’allevatore (con regolare porto d’armi) il permesso di sparare esclusivamente a quei lupi che vede avvicinarsi ai suoi animali, alla sua stalla?” Visto che bisogna indurre i lupi a girare alla larga, non sarebbe quella una soluzione (non da sola, ma abbinata alle altre strategie di difesa già citate)?

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Manzi incustoditi in un alpeggio ad alta quota nel Vallone delle Laures – Brissogne (AO)

Insomma, la serata di ieri ci è servita per conoscere meglio il lupo (e il “nemico” bisogna conoscerlo, per poterlo combattere), ma anche per sentire come i veri ambientalisti sono quelli che hanno a cuore tanto l’animale selvatico e l’ambiente, quanto l’allevatore e l’allevamento. Non a caso la serata ha lasciato l’amaro in bocca a tanti. Adesso però che si fa? Mi auspico che si voglia far qualcosa davvero (pur tra i mille problemi politici che la Valle sta vivendo) per accelerare questa ricerca di strategie per aiutare effettivamente gli allevatori a prevenire/combattere gli attacchi. Ma bisogna anche dare una risposta chiara a chi dice: “Noi come facciamo? Secondo quello che avete detto, per noi non c’è speranza.” Parlo di alpeggi difficili, senza strade, con strutture fatiscenti, dove vengono lasciate a pascolare bestie non produttive, animali giovani o da carne. Recintare interi alpeggi è impossibile, oltre al costo, alla fatica, alla morfologia del territorio, non dimentichiamoci il passaggio di tutti gli altri animali selvatici (ungulati ecc) che verrebbero a scontrarsi con questi recinti.

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Un camoscio in mezzo ai pascoli d’alpeggio – Piana del Nivolet, Valsavarenche (TO)

Direi che vi ho lasciati con tante riflessioni da fare, ma è la stessa sensazione che ho avuto ieri sera uscendo dalla conferenza. A molti non piaceranno parti del mio articolo, li invito a replicare suggerendomi soluzioni effettivamente applicabili. Il mio invito è tenere sempre presente che il problema è di tutti e va spalmato su tutta la popolazione, non solo sugli allevatori. Questo punto è particolarmente complesso, dato che stiamo vivendo in un’epoca in cui parte della società demonizza gli allevatori senza distinzioni, ritenendo che ogni allevamento sia una fabbrica di sofferenza e di morte, non capendo le differenze tra allevamento intensivo ed estensivo, ma nemmeno il ruolo che l’allevamento sostenibile ha nel mantenimento dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità.

“Stranieri” di cui avere davvero paura

Camminando per mulattiere e sentieri o lungo gli argini di fiumi e torrenti sempre più ci capita di incontrare degli stranieri. Erbe dai fiorellini gialli che prolungano la loro fioritura quasi tutto l’anno, pianticelle che formano barriere quasi impenetrabili, ma spariscono in inverno, cespugli con fiori vistosi coperti di farfalle… Già, sto parlando di piante che non appartengono alla flora locale, ma che si sono diffuse a macchia d’olio sul nostro territorio.

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Non dobbiamo pensare se sono “belle” o meno, dobbiamo capire quanto sono pericolose. Presso l’Institut Agricole Régional di Aosta, il prossimo giovedì 21 novembre 2019 si terrà un convegno su questo argomento. E’ importante conoscere queste piante, capire che pericolo rappresentano e se si può fare ancora qualcosa per arrestare la loro diffusione.

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In primo luogo, essendo specie non locali, sono un danno per la biodiversità. Anche se già in passato sono state introdotte specie che oggi ci sembrano naturalmente parte integrante della nostra vegetazione. Un esempio su tutti quello della robinia (gaggia in Piemonte), pianta apprezzata per il miele che se ne ricava, per i fiori utilizzati in cucina e per il legname di rapido accrescimento. In realtà la robinia fu introdotta agli inizi del 1600 dal Nord America, il primo esemplare venne piantato a Parigi, in Italia la sua diffusione fu favorita nel suo impiego per consolidare le massicciate ferroviarie.

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“L’inquinamento” della biodiversità è un problema ambientale che qualcuno potrebbe ritenere irrilevante, ma alcune di queste piante causano, direttamente o indirettamente, danni anche all’essere umano. Prendiamo ad esempio il senecione sudafricano (Senecio inaequidens), una pianta erbacea che sta colonizzando bordi delle strade, scarpate, zone aride, ma anche pascoli. Fiorisce quasi tutto l’anno (proprio oggi ho visto dei fiori sotto la neve, ma ne avevo viste piante fiorite già a gennaio), alcuni lo scambiano per una specie ornamentale e lo piantano nei giardini…

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Senecione fiorito a fine dicembre lungo il Ru d’Arlaz – Montjovet (AO)

Invece il senecione è velenoso. Lo è per gli animali che lo ingeriscono, l’accumulo nel fegato degli alcaloidi tossici è causa di avvelenamento cronico. La tossicità si mantiene anche nella pianta secca (se viene tagliato nella fienagione) e può arrivare a interessare anche il latte (e di conseguenza i latticini), ma pure il miele. Bisognerebbe estirpare tutte le piante, asportarle e bruciarle, per evitare la diffusione dei semi. Ma soprattutto bisognerebbe informare il più possibile la popolazione, affinché riconosca queste specie e provveda il più possibile a fermare la loro diffusione.

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Interfaccia dell’app Alienalp

Per i più tecnologici, segnalo un’app da scaricare sul proprio smartphone. Messa a punto presso l’Institut Agricole Régional, Alienalp permette di riconoscere le specie monitorate, inviare dati e foto quando si trova una delle quattro specie aliene (coordinate del luogo, comunicazione dell’eventuale avvenuta eradicazione). La segnalazione può provenire da qualsiasi parte d’Italia, per Valle d’Aosta e Piemonte viene presa in considerazione nell’ambito di progetti che monitorano questa problematica.

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Pascoli invasi dal senecione a monte di Sordevolo (BI)

Qui trovate le schede riguardanti altre specie: poligono del Giappone (dannoso soprattutto per l’ambiente e la stabilità delle sponde fluviali), panace di Mantegazza (la cui linfa può provocare gravi lesioni cutanee). Qui invece vari link relativi alla “black list” delle specie aliene in Piemonte. Ribadisco che l’argomento è importante, come avete visto molte di queste specie hanno un’influenza diretta sull’uomo (anche molto grave). Citiamo ancora a tal proposito l’ambrosia, responsabile di vere e proprie “epidemie” di forti reazioni allergiche (se ne parla qui in un sito della sanità Svizzera). Informatevi, partecipate al convegno (se potete) e fate la vostra parte, per quanto possibile, nel contenere queste specie.

L’erba del vicino è più verde solo se piove!

Passato il tunnel del Monte Bianco, effettivamente l’erba dei vicini francesi era più verde. Evidentemente di là piove più che da noi, dove invece i versanti della valle presentano chiazze “bruciate” che testimoniano come anche quest’estate, pur se meno siccitosa di quella precedente, abbia avuto problemi con le precipitazioni, il caldo, il vento.

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Scorcio tra le case – Megeve, Alta Savoia (Francia)

Ma non sono andata in Francia a parlare di cambiamenti climatici (anche se l’argomento qua e là è comunque emerso nei due convegni a cui ho partecipato, uno come facente parte del pubblico e l’altro come relatrice). L’argomento era il lupo. La sede era il Salone Internazionale del Libro di Montagna a Passy, in Savoia. Quest’anno il tema della manifestazione erano gli alpeggi. Pensavo di trovare più libri legati all’argomento, nelle bancarelle, ma la maggior parte dei testi erano dedicati alla montagna come vetta, come meta di viaggi, escursioni e ascensioni.

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Vignetta al Salone di Passy, Alta Savoia (Francia)

Due sono stati gli inconvenienti di questa trasferta: il poco tempo che non mi ha consentito di visitare il territorio come avrei voluto e il fatto che non parlo francese. Per fortuna lo capisco abbastanza da poter seguire il convegno, ma non ho avuto modo e spazio per poter interagire con gli altri relatori. Ahimè per problemi tecnici anche il mio intervento non è stato proiettato, così la metà del tempo a mia disposizione è stato dedicato a chi traduceva le mie parole.

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Capra rove in una manifestazione a Megeve – Alta Savoia (Francia)

…comunque, a parte queste difficoltà, mi premeva raccontarvi un paio di cose che condensano il succo di quanto è stato detto. In Francia gli allevatori sono arrabbiati tanto quanto in Italia. I problemi sono esattamente gli stessi. A loro dicono che in Italia pastori e allevatori hanno imparato a convivere alla perfezione… a noi dicono il viceversa! Ma, a parte questo, in Francia i problemi di predazione sono molto forti (anche perché il numero di ovicaprini, soprattutto ovini, è molto maggiore rispetto a quello di regioni come il Piemonte o la Valle d’Aosta). Con i turisti il conflitto per la presenza dei cani da guardiania è identico a quello che si registra da noi.

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Joseph con uno degli animali del suo gregge dopo una predazione – Francia (ph. Carnet de berger)

…e l’esasperazione dei pastori è portata all’estremo dagli insulti e dalle continue critiche che vengono loro rivolte da animalisti, da persone “esterne” al mondo rurale, da vegani, ecc… che, o sul campo, o via social, si accaniscono contro gli allevatori e il loro operato, giudicando e spesso offendendo senza avere conoscenza diretta della realtà, del lavoro, della vita e degli animali.

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I partecipanti al convegno di Passy (ph Carnet de berger)

All’incontro erano presenti, oltre alla sottoscritta, tre allevatori: un’allevatrice di pecore da latte, un pastore salariato (di origine svizzera) che lavora come guardiano di un gregge di pecore e un allevatore locale di vacche e capre. Inoltre vi era il biologo svizzero Jean Marc Landry che, da anni, studia il lupo e si occupa anche delle problematiche di convivenza con la realtà pastorale. E’ stato un incontro interessante, anche se… non ho sentito niente di nuovo! Quanto detto dai pastori non differisce da quello che avrei potuto ascoltare in qualsiasi vallata italiana. Notti insonni per paura di nuovi attacchi, gestione sempre più difficoltosa perché non riesci a star dietro agli animali, mungere, fare il formaggio, andare a venderlo… e pagare un operaio è difficile, in tempi di crisi. Cani che saltano le reti, cani che mordono turisti, turisti che si ostinano a voler passare di corsa, in bici, a piedi…

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Capre e cani da protezione in Alta Savoia (ph La ferme des Armaillis)

E’ stato detto che non esiste la razza perfetta di cani, quella che funziona sempre e comunque, ma esistono cani ottimi, cani buoni e “cattivi” cani, non adatti alla protezione delle greggi. Avere i cani giusti sicuramente fa la differenza e risolve una buona parte dei problemi. Ho finalmente avuto la conferma che… sì, in Francia il pastore (con regolare porto d’armi) può effettuare dei tiri di difesa in caso di attacco del lupo, ma ogni anno c’è un numero massimo di lupi che possono essere abbattuti.

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Joseph e il gregge – Francia (ph. Carnet de berger)

Anche la moderatrice del convegno ha cercato di capire se potevano esserci delle soluzioni a tutti  problemi emersi. Credo che nessuno sia rimasto soddisfatto dalla risposta di Landry. Giustamente, il biologo ha detto che non può essere solo il mondo pastorale a farsi carico della convivenza con il lupo, ma questo aspetto deve essere ripartito su tutta la società. Fin qui concordo, ma trovo utopistica la sua teoria secondo cui la società, fatta di consumatori, deve compensare mediante l’acquisto non solo di prodotti locali della pastorizia (che dovrebbe avvenire sempre e comunque, a prescindere da lupi, orsi, linci…), ma deve anche spendere qualcosa in più che vada a coprire le spese aggiuntive sostenute dagli allevatori per difendersi dai predatori.

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I formaggi di Yoann e Muriel (ph. La ferme des Armaillis)

Siamo in un periodo di crisi. E’ stato detto che, anche in Francia (dove il consumo di carne ovicaprina è ben maggiore rispetto a noi), i prezzi sono bassi perché c’è forte concorrenza con carne che arriva dalla Nuova Zelanda o dal Regno Unito. Me lo dite voi chi sceglierebbe di pagare molto di più la carne perché il pastore deve mantenere i cani, deve comprare le reti, deve assumere un aiutante? Esperimenti simili erano stati tentati anche da noi, mi pare con i formaggi, ma non ho mai sentito parlare di grandi esiti positivi. Già è difficile trovare l’estimatore di certi prodotti, la vendita del prodotto tipico è comunque riservata a una fetta di consumatori, figuriamoci aumentando ancora il prezzo!

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Giardino fiorito nel villaggio di Combloux – Alta Savoia, Francia

…e così ce ne siamo tornati tutti alle nostre faccende quotidiane di convivenza più o meno diretta con i predatori, ridendo amaramente di un intervento venuto dal pubblico, una signora che ha commentato che è solo questione di tempo, perché tra qualche generazione ci saranno sicuramente cani e pecore in grado di affrontare da soli il lupo e conviverci…

Parlar di lupi/libri a Passy

Quando ho ricevuto un invito a partecipare al Salone internazionale del libro di montagna a Passy (Francia) ero molto felice. Il tema di quest’anno è l’alpeggio, in un gioco di parole tra alpages (alpeggi, pascoli) e al… pages (pagine).

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Locandina del Salone di Passy 2019

A mano a mano che procedevano le comunicazioni con gli organizzatori, ho capito che mi sarei trovata a parlare ad una conferenza avente per tema… il lupo. Qui trovate il sito della manifestazione, dal 9 all’11 agosto, mentre qui il programma dettagliato di tutte le giornate. La domenica 11 sarà dedicata per l’appunto al lupo e, nel primo pomeriggio, alle 13:30, ci sarà l’incontro “La problematica del lupo”, a cui parteciperò insieme a un allevatore francese e uno svizzero.

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Cartello di segnalazione della presenza di cani da guardiania apposto dagli allevatori nei pressi di un alpeggio in Valle Infernotto (CN) (foto C.Dosio)

Se, da una parte, mi fa piacere prendere parte ad un’occasione di scambio e confronto internazionale, dall’altra l’argomento è sempre più spinoso e delicato. A mano a mano che le montagne si “popolano” di gitanti e turisti (più che mai quest’anno, con le ondate di calore che spingono la gente a cercare refrigerio in quota), questi ultimi vengono a contatto con chi in montagna è salito per lavoro, insieme a greggi, mandrie e, spesso, ai cani da guardiania che li accompagnano.

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Capre in un recinto in alta Valle Orco (TO)

Parallelamente al (grave) problema delle predazioni e a tutto il lavoro aggiuntivo a carico degli allevatori per cercare di prevenirle e/o difendere i propri animali dagli attacchi di predatori (non solo il lupo, c’è l’orso che sta espandendo il suo areale e la lince, che, di tanto in tanto, preda qualche ovicaprino qua e là), c’è infatti da affrontare il turista che vuole tutta la montagna per sé e non accetta di convivere… con ciò che l’allevatore deve impiegare per tentare di convivere con il lupo!

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Pastori con i cani paratori accanto a loro… i cani da guardiania invece devono stare lontano dall’allevatore, a difendere il gregge – Val Chisone (TO)

Quante parole e quante discussioni! Discussioni sui pascoli, minacce di denunce, parole grosse che volano… e infinite discussioni che proseguono sui social o con lettere ai giornali locali. Il senso di impotenza e frustrazione dell’allevatore si fanno più intensi, il nervosismo dilaga. Via via che la stagione avanza, chi ha momenti di scontro quasi quotidiano con gli altri fruitori della montagna per “colpa dei cani”, identifica in questo aspetto una delle principali problematiche del problema lupo. Anche quando di attacchi da parte del predatore non ce n’è fortunatamente nemmeno uno!

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Gregge a Ceresole – Valle Orco (TO)

Così sono curiosa di sentire cosa diranno i “colleghi” d’oltralpe anche su queste tematiche. Da loro i turisti sono più educati/rispettosi? Chi si occupa della segnaletica per la presenza dei cani? In Piemonte o uno possiede ancora i “vecchi” cartelli ricevuti in passato, o deve affidarsi al fai da te. Colgo l’occasione ancora una volta per segnalare a tutti dove scaricare l’ultima versione di tali cartelli, potete trovarli qui, ma per la stampa dovete provvedere a vostre spese.

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Cane da guardiania scende con il gregge dal camion che ha condotto tutti gli animali in montagna – Rosone, Valle Orco (TO)

E quali cani vengono impiegati? Ci sono razze meno problematiche con l’uomo, o tutto dipende da come vengono inseriti nel gregge, da come vengono educati nei primi mesi di vita? Al Salone porterò la mia testimonianza, la mia esperienza diretta, la mia storia, così come ho sempre fatto in conferenze dove mi veniva chiesto di parlare del lupo.

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Gregge con cane da guardiania a Sommarese (AO)

Ho comunque chiesto “aiuto” ad alcuni amici tecnici per avere un quadro più preciso su alcuni aspetti che riguardano sia le predazioni, sia il sostegno agli allevatori nelle due regioni che conosco meglio, Piemonte e, ora, la Valle d’Aosta. Così potrò rispondere a chi, eventualmente, mi facesse delle domande in tal senso.

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Le pecore al pascolo sparpagliate sul versante sono quasi invisibili… – Vallone del Roc, Valle Orco (TO)

Spero i toni si mantengano moderati, anche se so bene come, specialmente in Francia, il fronte anti-lupo sia molto agguerrito. Le voci che rimbalzano tra le vallate spesso dicono che “di là” i pastori possono sparare al lupo. Ma è proprio vero? Come stanno davvero le cose? E quali sono stati i risultati ottenuti dopo gli abbattimenti? Sarà interessante capirne di più su questi aspetti.

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Gregge di capre accompagnate verso i pascoli da alcuni cani da guardiania – Val Sangone (TO)

Insomma, avrei preferito andare a Passy per parlare dei miei libri e non solo di lupi e problematiche relative. E’ vero che, comunque, in occasione delle presentazioni la domanda sulle predazioni esce sempre… Però mi piacerebbe affrontarla in modo costruttivo. Invece, anno dopo anno, vedo che si getta sempre più benzina sul fuoco, ci si arrocca su posizioni di incomunicabilità, senza prendere in considerazione gli esempi positivi di cosa ha funzionato, dove e perché. Con buona pace di tutti quelli che insultano gli allevatori sul web (ma che non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire stare in alpeggio, pascolare gli animali, vivere talvolta in condizioni che definire “spartane” è dir poco, convivere con predatori, sbalzi climatici e turisti cafoni) i predatori sono un grave problema, per i danni diretti e indiretti che causano. Loro però sono animali e non hanno colpe, molto spesso mi viene il dubbio che le colpe più grandi le hanno coloro che continuano ad aizzare gli animi (da una parte e dall’altra) solo ed esclusivamente sul tema predatori, per confondere le tante altre problematiche che affliggono l’allevamento (di montagna e non solo).

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Locandina Valtournenche

Parlerò anche di questo a Passy, se ne avrò modo, ma soprattutto nelle altre serate che si terranno nelle prossime settimane, dove invece presenterò i miei libri o parlerò delle mie esperienze, della mia storia. La prima è il 26 luglio 2019 a Valtournenche nell’ambito di “Parole illuminate dal Cervino”. Ore 18:00 presso la Sala Consigliare, con “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici”. Seguirà una serata a Groscavallo (TO) il 31 luglio con “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora” (ore 21:00). Qui trovate tutti gli altri appuntamenti in programma.

Una settimana di appuntamenti

Per me sta per iniziare una settimana fitta di appuntamenti che mi porteranno in giro per l’Italia. Prendete nota se siete interessati e se abitate “da quelle parti”.

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Il primo incontro sarà ad Edolo, in Valcamonica, all’Università della montagna, nell’ambito della rassegna racCONTA la Montagna. Giovedì 17 maggio, ore 17:00, mi è stato chiesto dagli studenti di presentare un mio vecchio lavoro: il libro sui giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto“. E’ passata una decina d’anni dalla realizzazione delle interviste, ma l’argomento resta attuale e sarà anche l’occasione per riflettere su come sono andate le cose, nel frattempo, per i giovani protagonisti.

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Nel mio spostamento verso il Veneto, avendo saputo della mia presenza da quelle parti, gli amici della Lessinia mi hanno chiesto di tornare da loro. Così in poche ore hanno organizzato una presentazione di “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari”. Cosa centra con la Lessinia, direte voi… Sarà un momento per mostrare altre realtà di montagna e confrontarsi sull’alpeggio come risorsa turistica. Appuntamento ad Erbezzo (VR) ore 20:30, venerdì 18 maggio.

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Infine eccomi arrivare a Follina (TV) per la manifestazione “La Via della Lana”. Già anni fa ero stata invitata, ma… per questioni di transumanza, non ero riuscita a partecipare. Questa volta andrò a presentare il film sui pastori piemontesi, realizzato alcuni anni fa con l’Università di Torino nell’ambito del progetto Propast, “Tutti i giorni è lunedì”, Ore 17:00, domenica 20 maggio. L’intero programma della manifestazione lo trovate qui sul sito. Sarà anche possibile acquistare i miei libri (gli ultimi e quelli precedenti sulla pastorizia).

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Per finire, torno a “casa” e il 22 maggio, durante la settimana dedicata al Saras del Fen in alta Val Pellice, a Villar Pellice presenterò “Capre 2.0” (presso La Crumiere, ore 21:00). Purtroppo la sovrapposizione di date mi impedirà di esserci per la Fira ‘d la pouià domenica 20 a Bobbio Pellice… Nella stessa data ci sarà anche la Fiera della Pecora Frabosana Roaschina a Roaschia (CN). Insomma, come tutti gli anni, le settimane precedenti la salita agli alpeggi di mandrie e greggi sono fitte di eventi e appuntamenti. Chi partecipasse a quelli dove sono io, specialmente fuori Piemonte, è pregato di venire a presentarsi, così darò un volto a qualcun altro dei miei lettori. A presto allora!

Si torna ad Ardesio

Cari amici, spero di non essere troppo in ritardo per dirvi che in questo fine settimana, domani (sabato 3 febbraio) e domenica 4 febbraio tornerò ad Ardesio (BG), in Val Seriana.

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Fiera di Ardesio 2015

L’occasione è, come sempre, quella della Fiera della capra e dell’asinello. Qui trovate l’intero programma della manifestazione. Sarà un piacere tornare da quelle parti, soprattutto perché questa volta vado a… parlare di capre! Poi spero di vedere un po’ dei miei amici “virtuali”, allevatori di capre in Lombardia e non solo.

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Il sabato sera, alle ore 20:30, nell’ambito del convegno, presenterò il mio libro “Capre 2.0”. Vi aspetto numerosi.

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Fiera di Ardesio 2015

La domenica invece sarò presente con i miei libri alla fiera, cercatemi e cercateli tra le bancarelle! Spero di tornare con tante foto da mostrarvi. A presto allora!

Libri, libri e ancora libri!

Sono poco presente su queste pagine, ma nei prossimi giorni avrete diverse occasioni per incontrarmi dal vivo!

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Questo venerdì, 17 novembre, alle ore 18:00, sarò a Bussoleno alla libreria “La Città del Sole” per presentare “Capre 2.0” insieme a Paola Giacomini, Autrice di “Sentieri da lupi”. Entrambe le opere, uscite a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, sono edite da Blu Edizioni. Presenteremo le nostre opere e ci confronteremo sulle nostre esperienze. Appena riesco, scriverò anche una recensione del libro di Paola.

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BEE a Villanova Mondovì (CN) – foto da fierabee.it

Domenica 19 novembre invece sono stata invitata alla manifestazione BEE a Villanova Mondovì (CN), giunta ormai alla quinta edizione. Qui l’intero programma della manifestazione. Insieme ad altri Autori, presenterò la mia opera alle ore 9:00, ma il libro sarà comunque in vendita nel corso dell’intera giornata.

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I risultati – foto Associazione Parole di Terra

Sabato scorso invece ho compiuto un viaggio fino a Savignone (GE), per la premiazione del premio letterario nazionale Parole di Terra, dove ero stata invitata in quanto finalista con un mio romanzo inedito. La suspense è durata fino all’ultimo istante, mentre veniva fatta la media delle votazioni e la somma finale…

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La premiazione – foto P.Torazza

Il mio “Il canto della fontana” è risultato vincitore per mezzo punto su “Il lupo con la voce di tuono” di Roberto Cattaneo. La vera importanza del premio consiste nel fatto che l’inedito verrà pubblicato dalla casa editrice Pentàgora, quindi prossimamente potrete leggerlo.

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Parole di Terra 2017, i Finalisti e l’organizzazione – foto P.Torazza

E’ stata per me una grandissima soddisfazione per due motivi: innanzitutto, si tratta di un’opera di narrativa, un campo per me quasi inesplorato, fatta eccezione per il romanzo “Lungo il sentiero” (tra l’altro arrivato secondo alla prima edizione di questo concorso). Seconda cosa, nessuno a parte me aveva letto la bozza, quindi non c’è stato l’intervento di alcun correttore, editor, amico a suggerire modifiche o variazioni. Spero quindi di avere altre opportunità future per dedicarmi alla narrativa. Probabilmente ciò mi sottrarrà alla presenza su queste pagine virtuali, ma darà a voi lettori l’opportunità di sfogliare pagine mi auguro più avvincenti!