Capre!

Questione di poche settimane, giorni, e finalmente uscirà il mio libro sulle capre dove racconto (e faccio raccontare da chi le alleva) un po’ di cose su questi particolari animali. Non troverete TUTTO, perché qualcosa da imparare c’è sempre!

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Il mio gregge – Cumiana (TO)

Con buona pace di chi ha fatto uscire articoli su di me senza nemmeno intervistarmi, io non sono un’allevatrice di capre. Ne ho una “manciata”, ma per me sono un hobby (impegnativo!), non un lavoro. L’altro giorno sono rientrate dall’alpeggio e quindi adesso ho ripreso a dedicare loro buona parte del mio tempo libero, portandole a pascolare quel poco che c’è, in attesa di piogge che non riusciranno a far ritornare l’erba, visto che l’autunno avanza giorno dopo giorno. Appena arrivate erano un po’ spaesate, ma… la capra è tutt’altro che stupida e la memoria ce l’ha buona!

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Chocolat richiede attenzioni – Cumiana (TO)

Anche se per mesi non hanno ricevuto “coccole e grattatine” (perché chi le gestiva insieme a centinaia di altri animali provvedeva alla loro alimentazione, alla loro salute, al benessere generale, ma non poteva certo mettersi ad accarezzare ogni capra e pecora del gregge!), dopo poche ore a “casa”, già avevano ripreso la loro confidenza con me.

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Battaglia tra Chocolat e Pastis – Cumiana (TO)

L’equilibrio del gregge è da ristabilire, ora che sono nuovamente da sole. Inoltre, mancano degli elementi rispetto a questa primavera… Così è la vita! Pastis, rimasta senza mamma, ha vita più dura nel piccolo gregge, perché deve cavarsela da sola. Non è il cibo che le manca, è cresciuta anche più di quello che ci si poteva aspettare, ma la sua “inferiorità” fa sì che venga picchiata dalle altre capre adulte. Sono animali che non perdonano, dal forte senso gerarchico, e non mancano mai di farsi valere contro il più debole.

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Feuille – Cumiana (TO)

Lo scorso anno, in questi giorni, la più “debole” era Feuille, un nuovo arrivo, un acquisto proveniente da un altro gregge. Nonostante la taglia non inferiore alle compagne, le ha sempre prese, per cui quando le tenevo fuori dalla stalla ad inizio autunno, quando distribuivo un po’ di pane secco o di fioccato, a lei dovevo darlo separatamente, perché le altre non la lasciavano avvicinare alla mangiatoia. Questa situazione è andata avanti per qualche settimana, poi le ho portate in stalla, dove ciascuna aveva il suo posto per mangiare. A distanza di un anno, ritrovandosi intorno alla stessa mangiatoia, Feuille è automaticamente andata a cercare il cibo dove glielo davo, un po’ nascosta dalle altre. Trovata la ciotola, ha infilato il muso dentro e mi ha guardata con rimprovero, trovandola vuota. Altro che dare della “capra” a chi è poco intelligente!

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Al pascolo con Joli coeur di vedetta – Cumiana (TO)

Mentre sono al pascolo leggo, scrivo, oppure semplicemente le osservo. Guardarle serve per accorgersi se qualcosa eventualmente non va (una capra che sfrega l’attaccatura delle corna violentemente contro una pianta spesso ha delle zecche piantate sulla sommità del cranio, tanto per fare un esempio), ma mi piace anche solo vedere il loro comportamento, le differenze tra i loro caratteri. Joli coeur ha ereditato il ruolo di regina del gregge e non ha perso il suo atteggiamento “vedetta”. Spesso, sentendo qualche rumore che percepisce solo lei, passa anche una decina di minuti in piena tensione, il naso che vibra, le orecchie dritte, come a “studiare” un qualche pericolo in arrivo. Senza che io avverta nessun cambiamento nei dintorni, all’improvviso parte di corsa facendo suonare la campana all’impazzata… e tutte la seguono, dirigendosi verso la stalla…

Presto in libreria…

Cari amici, quando mi seguivate su “Storie di pascolo vagante“, per vari mesi avete potuto leggere degli estratti sulle mie interviste ai caprai. Infatti stavo raccogliendo materiale per un libro sulle capre, ispirata dalle tante domande che mi erano state rivolte quando vi avevo raccontato di aver acquistato 4 capre. Scrivere un libro non è una cosa semplicissima, o meglio… forse l’atto di scrivere vero e proprio è quello più rapido! Per quanto riguarda quest’opera, c’erano state tutte le interviste in capo, quelle raccolte via internet, poi il lavoro di ricerca bibliografica (cioè il documentarsi su testi vari su tutti gli aspetti storici, culturali e tecnici che contavo di inserire). A quel punto ho scritto il libro… ma intanto dovevo anche cercare un editore!

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La copertina di “Capre 2.0” (Blu Edizioni)

Fortunatamente Blu Edizioni, con cui avevo già pubblicato la fortunata opera “Vita d’alpeggio” nel 2006 (oggi disponibile solo più in formato e-book), mi ha dato fiducia e così è iniziata la seconda parte del lavoro, che sta per concludersi: revisione delle bozze (leggere, rileggere, correggere, far leggere ad altri – ringrazio anche qui a tal proposito Gian Marco Mondino – correggere ancora, scegliere le foto… aspettare!), passaggio nelle mani della grafica, impaginazione, scelta delle foto. Adesso sto dando l’ultimo sguardo, sistemando le didascalie e rivedendo gli ultimi punti, poi finalmente si andrà in stampa.

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Capre valdostane in lpeggio – Nus (AO)

Se non ci saranno imprevisti, dovrei avere le copie per la fine di ottobre. Potrete trovarlo in libreria e on-line a novembre. Io dovrei essere presente alle principali manifestazioni “a tema” che si terranno tra Piemonte e Val d’Aosta in quel periodo (rassegne, battaglie, fiere). Se siete interessati ad organizzare una presentazione dell’opera, contattatemi! Quindi… ancora un po’ di pazienza e poi potrete leggerlo. Sarà un libro per un pubblico molto ampio.

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Capre camosciate in stalla – Revello (CN)

Ci sarà spazio per gli appassionati, gli allevatori tradizionali di montagna, gli hobbisti, ma anche per chi è interessato ad allevare questo tipo di animali, ma non sa bene come muoversi. Attraverso le parole degli intervistati, sarà un po’ come fare una visita in tante aziende, confrontandosi direttamente con chi già li ha e vi parlerà di loro, del loro carattere, delle problematiche incontrate, degli aspetti sanitari.

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Formaggio “cevrin” nella stagionatura – Val Sangone (TO)

Non mancherà ovviamente un ampio spazio alla caseificazione, dato che molte persone scelgono di allevare capre proprio per avere il latte e dedicarsi alla trasformazione e vendita. “Sentirete” voci dal Piemonte, dalla Lombardia, dalla Val d’Aosta, dalla Liguria e anche da altre parti d’Italia.

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Pascolo autunnale – Nus (AO)

Si parlerà molto di pascolo e di territorio, visto che da una parte questo animale oggi viene considerato un ottimo strumento di gestione delle aree marginali… ma nello stesso tempo le leggi fanno ancora riferimento alle epoche in cui la capra era considerata un pericolo per i boschi.

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Viturin, Cresto – Valli di Lanzo (TO) – foto archivio B.Tetti (1980-81)

Ci saranno anche capitoli dedicati alla storia, ai pastori di un tempo, ma anche le curiosità legate alla figura della capra nella mitologia. Non mancherà uno spazio per le caratteristiche della carne e qualche ricetta. Insomma, spero con questo libro (illustrato con numerose immagini a colori) di venire incontro all’interesse e alle domande di tante persone. A presto allora… quando finalmente potrete andarlo a cercare! Ancora qualche settimana di attesa!

Non dateci niente, ma lasciateci lavorare!

Dovendo cercare alpeggi dove si producono e vendono formaggi in Val d’Aosta, sono anche tornata a Valmeriana, nel comune di Pontey. C’ero già stata un paio di anni fa e ve lo avevo raccontato qui.

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Tour delle macine, partenza del sentiero, Valmeriana – Pontey (AO)

Il tramuto più alto è collocato a poca distanza dal sentiero che porta alla scoperta delle “macine di Valmeriana“, un sito archeologico davvero particolare. Quest’anno il Comune ha organizzato alcune escursioni guidate per visitare le macine, in occasione delle quali era possibile pranzare/cenare presso l’alpeggio, ovviamente con i prodotti locali dell’azienda di Clelia Collè, che da 5 anni sale qui con i suoi animali. “In quell’occasione c’era la strada aperta e si poteva salire in macchina, altrimenti c’è il divieto. Ho dato i miei prodotti, carne di capra, di capretto, i formaggi… Tutto con le autorizzazioni, ho dovuto fare le pratiche per la somministrazione saltuaria di cibo.

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Il gregge torna in stalla, Valmeriana – Pontey (AO)

La vita di Clelia sarebbe lunga da raccontare per intero. “Sono nata e cresciuta in mezzo alle capre! Sono stata con mio nonno a Vignolaz (villaggio ora abbandonato, privo di strade, tra i comuni di Nus e Quart – ndA), sono stata l’ultimo bambino che è cresciuto là. Mio papà è andato per trent’anni in alpeggio a La Thuile. Ci sono stati alcuni periodi della mia vita in cui magari non lavoravo direttamente con gli animali, ma c’erano comunque in casa. Adesso… i miei figli non hanno intenzione di continuare. Prima o poi vendo tutto, mi aggiusto la casa e tengo solo più qualcosa come hobby!

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Formaggi di capra, Valmeriana – Pontey (AO)

In questo alpeggio Clelia realizza diversi tipi di formaggio, a latte caprino, vaccino, misto e formaggi aromatizzati. “Qui si vende qualcosa, ma poco. Li vendo ai mercatini, alle fiere… Ho dovuto farne di piccolissimi, perché la gente mi chiedeva di tagliare a metà quelli più piccoli che avevo. Ho portato al concorso regionale anche quello con i semi di finocchio, l’ho quasi portato per caso… e ho vinto il primo premio! Lavoro qui ce n’è tanto, tenere pulita la casa, seguire i formaggi…

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Francesco, Valmeriana – Pontey (AO)

Personale affidabile fatichi a trovarlo. Adesso c’è Francesco, lui munge, pulisce le stalle, mette i fili alle mucche, va a prendere le capre quando non rientrano da sole… Io ho anche l’azienda di fondovalle da mandare avanti, gli orti, il fieno. Se hai anche altri prodotti oltre ai formaggi, vendi di più sui mercatini. Non dateci niente, ma lasciateci lavorare! Lo diceva già mio papà 15 anni fa… Invece ci sono troppi paletti, troppe spese, troppe analisi… Questo lavoro qui non rende più. Io d’inverno devo andare a fare la cuoca in Svizzera per avere i soldi per vivere e pagarmi i contributi per la pensione. Non va bene così… i nostri genitori, lavorando, si sono fatti la casa e noi invece non riusciamo più a mantenerci!

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Clelia e le sue capre, Valmeriana – Pontey (AO)

Clelia racconta e intanto cucina. Per pranzo ci servirà la “sorsa”, una zuppa tipica valdostana a base di verdure, aromatizzata con lardo, che accompagneremo con i vari formaggi presi in cantina. “Erano venuti i NAS a farmi un controllo a casa! Mi hanno fatto aprire la casetta dove faccio i miei traffici, c’erano dei formaggi, ma quelli erano per me! Io sono convinta che potrei vivere in autonomia alimentare, ma ormai non ce lo permettono più… La veterinaria mi ha dato ragione, io posso in casa mia produrmi del formaggio per consumarmelo!

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Il gregge rientrato a fine mattinata, Valmeriana – Pontey (AO)

Sono anche un’appassionata di erbe e saperi antichi. Uso le erbe per curarmi e per curare gli animali. Amo raccogliere le erbe, alcune le coltivo. Cerco anche di salvare semi di varietà antiche, preservare la biodiversità: è anche una forma di lotta contro il sistema che vorrebbe omologare tutto!

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Una delle passioni di Clelia, gli animali da cortile, Valmeriana – Pontey (AO)

Quel giorno Clelia è arrabbiata contro i cercatori di funghi: il posto è conosciuto, quest’anno a causa della siccità c’è poco, ma orde di gente scorrazzano per boschi e pascoli, oltrepassano il divieto, parcheggiano sull’erba che le vacche dovranno pascolare nelle prossime settimane, quando si inizierà a scendere. “Se non mi crei problemi, se mi rispetti, arrivi qui e ti faccio un sorriso, magari ti offro anche il caffè. Ma se mi parcheggi nel prato, mi molli il cane, mi spaventi gli animali… allora abbiamo già tirato su un muro!

Qualche precisazione

E’ uscito un articolo sul Corriere della Sera… questo, dove si parla di me. Anche se lo leggete con la mia firma, in realtà deriva da uno scritto che ho mandato ad una giornalista che ho incontrato ad un dibattito sulle donne e la montagna… Ho messo giù una sintesi della mia storia, poi ho risposto ad alcune domande che mi sono state poste telefonicamente e… il risultato è quello che potete leggere.

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Gregge in alpeggio – Bardonecchia (TO)

Uso queste pagine per precisare alcuni punti. Innanzitutto, i miei fedeli lettori di “storie di pascolo vagante” (ma soprattutto chi mi conosce personalmente) sanno che il vecchio blog non è stato chiuso “per un trauma”, ma per la cessazione degli stimoli che mi avevano portata ad iniziare a scrivere quei post 10 anni prima. Oggi le esigenze sono altre e vi tengo compagnia su questo nuovo blog.

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Affettuosità di Mistral – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

Purtroppo i titoli (persino quelli dei libri!) raramente sono scelti dagli autori. In questo caso chi ha scelto il titolo ha voluto attribuirmi un ruolo che non mi appartiene! Per carità non sono una scienziata, meno che mai una “scienziata delle capre”, così come non sono una pastora. Preferisco definirmi una narratrice… Lo so, in questo mondo dell’apparire, a giornalisti & C. farebbe più comodo un personaggio diverso, la mia storia sarebbe più “bella” se io avessi messo in piedi un’azienda, allevassi capre o pecore… Ma non fatemi dire quel che non faccio o non penso. Ascolto la gente, osservo, provo a raccontare storie, a volte scrivo usando la fantasia.

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Gregge in alpeggio – Bardonecchia (TO)

E’ vero, continuo a subire i fascino del gregge, anche se forse ho perso un po’ del romanticismo della prima ora nei confronti di certi aspetti del pascolo vagante. Non rinnego nulla del mio passato, ciò che ho oggi deriva da quel che c’è stato negli anni precedenti, nel bene e nel male. La vita va avanti, il futuro sarà quel che sarà, intanto si vive il presente, cercando di trarne il meglio.

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étoile, Biscuit e Pastis – Cumiana (TO)

Perdonatemi, non ho mai usato il termine “cuccioli” parlando della stagione delle nascite di capretti. E’ stato inserito a mia insaputa. Chi mi conosce sa il mio punto di vista al riguardo. Si chiamano capretti quelli della capra, agnelli quelli della pecora, vitelli della vacca ecc ecc. Anche se ho delle capre per hobby e per passione, anche se il mio legame con loro è molto forte, anche se non nego loro vizi e carezze, non li umanizzo e sono pienamente consapevole che non sempre il loro destino potrà essere quello dell’allevamento fino a morte naturale in tarda età.

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Joli coeur reclama attenzioni – Cumiana (TO)

Ciò detto, spero che vecchi e nuovi lettori apprezzino le pagine di questo blog. Magari non sarete sempre d’accordo con me, ma l’invito è sempre quello al dialogo costruttivo, aperto a tutti. Rivolgo il mio benvenuto a tutti coloro che sono recentemente approdati a queste pagine, spero che tornerete a leggere ogni tanto i miei aggiornamenti, storie di allevatori, storie di montanari, mie riflessioni… Spero anche che qualcuno venga ad incontrarmi dal vivo in occasione delle serate di presentazione dei miei libri. Questa sera per esempio sarò a Bobbio Pellice (TO), ore 21:00, Sala Polivalente. Qui potete seguire date e appuntamenti, oppure potete contattarmi per organizzare un evento. Buon proseguimento a tutti!

Non so se in valloni così ci sia ancora un futuro

Sono fortemente debitrice con chi, sul territorio, si sta adoperando per segnalarmi alpeggi “meritevoli” o luoghi particolari dove andare a fare le mie interviste. Nel caso del vallone dell’Alleigne a Champorcher, il mio grazie va a Marco, che mi ha accompagnata. Anche lui allevatore (dice che lui lo fa solo per hobby! la sua famiglia gestisce l’agriturismo Relais des Reines), conosce bene molte realtà della zona e non solo.

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Sentiero del Vallone dell’Alleigne – Champorcher (AO)

Mi aveva detto che questo vallone meritava una visita sia dal punto di vista paesaggistico/territoriale, sia per chi avrei trovato il alpeggio. Se un paio di settimane fa ero stata in un alpeggio che continua a vivere grazie all’apertura di una strada, qui gli ambientalisti hanno avuto la meglio e si continua a salire con una stretta mulattiera. Le pietre del fondo sono consumate da milioni di passi di uomini e animali, provo a pensare cosa possa significare oggi salire e scendere con il mulo carico di provviste o di formaggi. “Era anche un’antica via del sale“, mi racconta Marco.

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La pista, mai conclusa, nella prima parte del vallone dell’Alleigne – Champorcher (AO)

A dire il vero una strada la si voleva fare, una pista trattorabile, di cui è visibile il primo tratto, che si interrompe dopo qualche centinaia di metri. L’opposizione era stata fortissima e così alla fine il vallone è rimasto senza strada. “Che poi era stato individuato un tracciato che non andava a toccare la vecchia mulattiera, passava più in alto. E comunque non si voleva fare una strada… hai visto com’era nel primo tratto! Ai tempi avevano fatto il presidio e raccoglievano firme alla partenza del sentiero“, mi racconta Marco. La salita è impegnativa anche solo per una semplice escursione, quando nello zaino c’è al massimo una maglia, una borraccia e un panino.

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Vallone dell’Alleigne: il torrente – Champorcher (AO)

A fianco del sentiero, un torrente limpidissimo e fresco. La gita è piacevole, ma vi ricordo di provare a mettervi nei panni di chi deve salire e scendere per lavoro. Certo, una volta lo si faceva, lo facevano tutti, ma oggi almeno bisognerebbe riconoscere un valore doppio ai prodotti di chi lavora in certe condizioni. Chi è disposto a farlo? Ma poi, la gente, i turisti, salgono fino all’alpeggio? Quando incontreremo Mario, su in alto nei pascoli, dirà che la maggior parte dei turisti si ferma al primo pianoro, solo qualcuno prosegue per il lago e nessuno viene a comprare formaggio, mica hanno voglia di caricarselo a spalle!

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Peroisaz – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

L’alpeggio di Peroisaz è stato in parte ristrutturato, ci sono ancora attrezzature e materiali per completare i lavori, chissà come, chissà quando. Gli animali sono già al pascolo più a monte, la salita per arrivare fin quassù è stata lunga e impegnativa. All’alpeggio ci sono Samuele e il suo fratellino. Samuele è qui per dare una mano ai fratelli Vallomy: “Giù sua mamma ha le capre, poi ha qualche mucca qui con le nostre“, racconterà Mario.

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Mario – Peroisaz, Champorcher (AO)

Nicola è sceso a valle, così chiacchieriamo solo con Mario, che comunque di cose da raccontare ne ha tante. “Sono 26 anni che veniamo qui, prima andavamo a Fontainemore e prima ancora a San Grato. Ho iniziato nel 1968 con mio papà, ho fatto un po’ di ferie nel 1968 quando sono stato ricoverato all’ospedale e poi quando ho fatto il servizio militare, altrimenti sono sempre stato con le bestie.

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Mandria al pascolo – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

Marco me l’aveva detto che qui avremmo incontrato animali “della razza vecchia”, vacche valdostane come esistevano una volta, sia per la colorazione, sia per le dimensioni, non incrociate e selezionate, ma più piccole e rustiche, adatte al pascolo (anche perché quassù di sicuro non vengono fatte integrazioni con i mangimi). “Sono 26 anni che vengo su e non so se merita continuare o no. I padroni della baite diventano vecchi, sono 4 privati, hanno aggiustato un po’, ma non hanno finito. Ci fosse la strada sarebbe differente. Gli altri alpeggi nel vallone sono tutti diroccati. Non so se in valloni così ci sia ancora un futuro: se non cambia niente, io non lo consiglierei a nessuno di continuare.

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Capre valdostane – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

Le capre le devo pascolare con le mucche e chiuderle a mezzogiorno, ci sono troppi lupi, appena siamo saliti qui ce ne ha presa una appena davanti alle baite, l’abbiamo visto! Giù al tramuto basso ce ne ha prese altre. Qui ci sono solo più brutte bestie, vipere e lupi! Patiscono ad essere chiuse a mezzogiorno, poi si picchiano, ma non possiamo fare diversamente. Abbiamo preso un maschio per far nascere capretti di un certo tipo, ma poi la selezione ce la fa in lupo, invece!

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Eriofori al Lago Chilet – Champorcher (AO)

Avevamo anche le pecore, mi piacciono le pecore, ho le biellesi, quelle belle grosse. Le ho sempre avute, 100-110… Qui stavano bene, le mettevamo su al lago e andavamo a vederle, salivo a dare il sale. Adesso tutta quella bella erba che c’è là resta da mangiare, è troppo lontano andare con le mucche fino in cresta. Tre anni fa il lupo ci ha preso 12 pecore. Tre volte ho preso in mano il telefono per chiamare il commerciante e venderle, ma non me la sono sentita. Adesso ne ho solo più poche, le ho a Lillianes vicino a casa, se la sognano l’erba che avevano qui! Comunque il lupo ce le uccide anche là…

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Mandria al pascolo – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

Marco e Mario chiacchierano in patois, riesco forse a capire qualche parola in più rispetto ad altre parti della val d’Aosta. “Il miglior burro di Dondena vale meno del letame di Peroisaz, così dicevano una volta, tanto qui è buona l’erba! Ci sono ancora i canali, e poi i tubi, dove metti il liquame della stalla di erba ne viene di più. Quando si saliva in autunno a vedere le pecore, l’erba era verde dove era stato messo il letame.

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Rientro a Peroisaz – Champorcher (AO)

Pian piano le vacche vengono fatte scendere verso l’alpeggio, il sentiero è ripido e sassoso. “Non le portiamo alle battaglie, quando scendono di qui… sono già troppo stanche!“, scherza Mario.

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Gregge di capre – Peroisaz, Champorcher (AO)

Anche le capre hanno fatto l’abitudine a rientrare in stalla, quindi precedono la mandria senza che vi sia la necessità di mandare il cane per farle scendere. Chiedo informazioni sulla parabola che vedo contro il muro di una delle vecchie stalle e mi raccontano che era stata posizionata dai padroni per controllare i lavori e gli operai (!!!) durante la ristrutturazione. Ma c’erano sempre dei problemi e non ha mai funzionato bene.

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Con il bel tempo questo posto è davvero scenografico: “…ma quando tira il vento… quassù è terribile! E’ anche un posto da fulmini, durante i temporali.

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Le mucche devono fare tutto il giro sotto la stalla per entrare! Quando hanno ristrutturato, hanno fatto un piccolo passaggio sopra con i gradini in pietra, le bestie dovrebbero passare lì! Figuriamoci!!” In effetti la gradinata è ripida e stretta, a malapena si riesce a posare un piede, calzando degli scarponi.

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Il Sargnun

A pranzo, Mario ci offre anche il Sargnun, una ricotta impastata con peperoncino e semi. “Ho usato quelli dell’agrou, qui il cumino non c’è. Si può anche stagionare, si fanno delle pagnotte e si mette sopra al camino, che prenda il fumo. Una volta facevano la sagra del Sargnun a Champorcher.” Avevo già visto questo latticino in Piemonte, nell’area del canavesana (peraltro confinante con questa vallata).

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Tome di diversa stagionatura

Qui i formaggi sono prodotti solo per uso personale, quando sono state ristrutturate le strutture, non è stata prevista una casera. Si fa toma e non Fontina, dato che la lavorazione della toma è più rapida e comporta un impegno minore rispetto alle due lavorazioni giornaliere della Fontina.

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Mario e i suoi chamonix – Peroisaz, Champorcher (AO)

Durante il pranzo c’è modo di chiacchierare di tante cose e ascoltare storie del passato e del presente, poi Mario e Marco iniziano a discutere di campanacci. Qui in Val d’Aosta la passione è per gli chamonix. Sembra quasi un parlare in codice, solo gli iniziati capiscono cosa possa voler dire un certo numero “…un nove… un undici… la serie completa…

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Mario e i suoi giovani amici – Peroisaz, Champorcher (AO)

E’ ora di rientrare, si sta facendo tardi, il cammino è ancora lungo. Salutiamo Mario, Samuele e suo fratello, poi proviamo a cercare un sentiero diverso da quello percorso in salita per scendere a valle. La traccia però si perde tra pascoli e boschi, ogni tanto pare essere più evidente, poi tocca di nuovo procedere a casaccio per qualche centinaio di metri. E’ questo ciò che accade ai sentieri quando la montagna non è più utilizzata come un tempo.

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Chavanne – Vallone dell’Alleigne, Champorcher (AO)

Ci sono delle baite abbandonate, una scritta sull’architrave recita “1856”. Anche questi erano alpeggi e ce n’erano diversi altri, alcuni sono ormai quasi scomparsi nel bosco che è avanzato. Chi saliva da queste parti, evidentemente ha smesso di farlo da anni.

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Vallone dell’Alleigne – Champorcher (AO)

I pascoli sono però ancora utilizzati, c’è una mandria che rumina sdraiata nel prato al fondo della conca. Non c’è nessun guardiano, solo fili, picchetti e batteria. E’ una situazione ormai “normale” dalle mie parti, in Piemonte, ma qui in Val d’Aosta è un segno di qualcosa che sta cambiando, qualcosa che va perduto per sempre. Animali in asciutta che stanno all’aperto giorno e notte, stalle e alpeggi che vanno all’abbandono, più nessuna opera di fertirrigazione… Non posso non pensare ancora una volta a come siano sbagliati i principi secondo i quali sono erogati i contributi agricoli. Non basta mettere insieme ettari e UBA (carico di animali), bisognerebbe vedere chi e come gestiste quegli ettari, quegli animali!

Ho sempre avuto la passione per la campagna

Risalire la Valsavarenche in un fresco sabato mattina, alla ricerca del gregge di capre “parcheggiato” lungo la strada. Con una settimana di anticipo rispetto all’anno scorso, era arrivato il momento di far scendere il gregge da un alpeggio e portarlo dall’altra parte, più su per la valle.

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Neve fresca e ghiacciai, Valsavarenche (AO)

Le precipitazioni dei giorni precedenti avevano addirittura portato a neve alle quote più alte, ennesimo sbalzo di temperatura durante la stagione. Il fondovalle era decisamente fresco, le capre (arrivate lì la sera prima) avevano il pelo dritto e la schiena arcuata, ma dopo pochi minuti di cammino avrebbero cambiato aspetto.

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Il gregge – Eau Rousse, Valsavarenche (AO)

Bisognava risalire la vallata fino alla fine, cercando di evitare la strada principale dove esistevano alternative. Era un sabato mattina e c’era parecchio traffico, persone che salivano per un’escursione, per passare il weekend in quota o per raggiungere i rifugi e andare poi in vetta a qualche cima.

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Il gregge a Pont – Valsavarenche (AO)

Da un certo punto in poi bisognava per forza seguire la strada, facendo defluire il traffico di tanto in tanto. Erano anche occasioni per far fermare le capre a pascolare, oltre che per riposarsi. Il cammino era ancora lungo, per arrivare a destinazione.

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Pont – Valsavarenche (AO)

Su a Pont il parcheggio era già pieno, splendeva il sole e si preannunciava una bella giornata, anche se le previsioni indicavano nuovi temporali nel pomeriggio. Le capre proseguivano dietro ai pastori, i capretti e gli animali con qualche acciacco erano stati caricati sui mezzi, per conservare le energie per l’ultimo tratto sul sentiero. A questa transumanza partecipava la maggior parte dei proprietari degli animali: infatti si trattava di un gregge riunito sotto la custodia di un pastore solo per la stagione estiva.

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Inizio della salita verso Moncorvè – Valsavarenche (AO)

E’ stato Camillo a raccontarmi esattamente come funziona il tutto. Ci conoscevamo già da anni, ma questa volta gli ho chiesto qualche dettaglio in più, al fine di inserire anche questa storia nel futuro libro. “E’ dagli anni ’90 che mandiamo gli animali su questo alpeggio. All’inizio erano solo pecore, anche 200-250. Non erano custodite, si veniva ogni tanto a vederle. Nel 2009 il lupo ha ucciso 102 pecore in 10 giorni, tra quelle predate e quelle cadute nei dirupi. A metà luglio abbiamo cambiato alpeggio, le abbiamo portate via, siamo andati a La Thuile.

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Sul sentiero per Moncorvè – Valsavarenche (AO)

Quella contro il lupo è una “battaglia” che Camillo combatte da tempo. Alla scorsa Foire des Alpes ad Aosta, con grande fervore mostrava alla gente le foto di animali uccisi dal predatore in questi anni e spiegava le grandi difficoltà per gli allevatori, il cosa significa trovarsi pecore e capre sbranate, magari anche vicino a casa, dato che ormai il predatore è diffuso ovunque sul territorio. L’allevamento tradizionale è già in crisi, il lupo rischia di dare il colpo di grazia, specialmente alle piccole aziende di ovicaprini. “Per vivere, sono aiutante tecnico in una scuola, ma ho sempre avuto la passione per la campagna, gli animali…

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Anche se lontane da casa per qualche mese, le capre si ricordano bene di chi dà loro i vizi! – Valsavarenche (AO)

Terreni di famiglia ne ho pochi, ma la gente mi lascia i terreni da tener puliti, così posso tenere più animali. Qui ci sono capre di una quindicina di proprietari. Abbiamo iniziato a mandarle qui con un pastore. Il Parco non vuole che restino incustodite e poi con i lupi le devi seguire, sorvegliare, chiudere nelle reti di notte. Le pecore adesso sono in un altro alpeggio. C’è Said che le guarda, sono 11 anni che lavora con me.” Il sentiero è affollato di escursionisti di ogni tipo, c’è chi scatta foto e video, chi vorrebbe riuscire a superare la colonna disordinata delle capre. Ad un certo punto lasciamo il sentiero principale che sale al rifugio e deviamo verso l’alpeggio.

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Quasi a destinazione – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

Fino alla fine degli anni ’90 ad Introd c’era solo qualche capra per il latte, una o due per stalla. La capra era più tipica della bassa valle dove hanno posti difficili, montagne più adatte alle capre, qui c’erano mucche. Ho poi iniziato io con qualche capra da battaglia, dopo anche altri le hanno prese.

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Pascolo e riposo sotto alla cascata – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

L’alpeggio è stato raggiunto, chi è salito prima ha già sistemato tutto e apparecchiato tavola, così possiamo consumare il pranzo all’aperto mentre le capre pascolano e riposano appena sopra alle baite. Dopo c’è chi scende e chi si ferma ancora a prendere il sole. Lungo il sentiero, dei bambini stranieri (francesi o svizzeri) ci riconoscono come appartenenti al gruppo che accompagnava le capre e ci chiedono dove sono rimaste e fin quando le lasceremo là. E’ una piccola soddisfazione sapere che quello “spettacolo” della transumanza sia rimasto nei bei ricordi di qualcuno, un qualcosa da raccontare a casa una volta rientrati dalle vacanze.