…bisogna dirlo a qualcuno!

C’è un problema che sta diventando sempre più grave. Non è solo ingigantito da immense (quanto inutili) polemiche sui social, ma appartiene più che mai al mondo reale. Sto parlando della questione dei cani da guardiania, problematica connessa alla “questione lupo” che, specialmente in questo periodo dell’anno, arriva ad assumere una rilevanza anche maggiore rispetto agli attacchi dei predatori.

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Gregge in alpeggio con cani da guardiania – Bardonecchia (TO)

Le polemiche, gli insulti, le parole grosse nei commenti su facebook non servono a niente, a parte portare le persone (tutte) all’esasperazione, allevatori e turisti. Visto che di questi tempi il buonsenso scarseggia, credo sia necessario muoversi su altri fronti, non soltanto nel mondo virtuale. Quindi bisogna affrontare il problema in modo concreto. I cani da guardiania ci sono, i pastori li DEVONO usare per difendersi dal lupo e dagli altri predatori. I cani da guardiania vengono impiegati solo ed esclusivamente per questo scopo, hanno modalità di “lavoro” diverse dai cani “da pastore” impiegati per condurre il gregge/la mandria.

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Uno dei cani sorveglia il gregge dall’alto – Sommarese (AO)

Sono urgentemente necessari provvedimenti su due fronti: primo, delle normative a livello nazionale che permettano un corretto impiego di questi cani da parte degli allevatori. Secondo, una campagna informativa massiccia rivolta a tutta la popolazione. Non bastano quattro cartelli lungo piste e sentieri, serve una comunicazione su tutti i fronti (televisione, carta stampata, internet), rivolta ai privati cittadini, alle istituzioni, alle associazioni (in particolar modo quelle che hanno a che fare con la montagna, specialmente se accompagnano gente in montagna), agli operatori del territorio.

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Anche in Francia non si usano solo più i patou (Pastori dei Prenei)

Aggiungerei poi che sarebbe anche necessaria una vera formazione destinata ai pastori che spieghi sia il carattere di ciascuna delle principali razze impiegate a tal scopo, ma anche come vanno utilizzati perché svolgano il loro “mestiere”. Basterebbe un opuscolo, ma scritto non da qualche “esperto di razze canine”, ma da qualcuno che vada a sentire i pastori che, da generazioni, impiegano questi cani. Lo dico perché sovente leggo i commenti di allevatori (di pecore, non di cani) del Centro-Sud che rimproverano i colleghi del Nord che, a loro dire, sbagliano tante cose, a partire dalla scelta del cane, dalla gestione, ecc… Secondo loro, un buon cane risolverebbe la questione alla base, perché non causa problemi con “il resto del mondo”.

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Cani da guardiania con il gregge nella stagione invernale – Pianura verso Carignano (TO)

Partiamo dal primo punto. Non è possibile che i Comuni emettano delle ordinanze che, di fatto, limitano il giusto utilizzo di questi cani nella funzione della guardiania, per l’appunto. Emblematico il caso del Comune di Alagna Valsesia. Qui sotto potete leggere il testo completo dell’ordinanza recapitata a tutti gli allevatori della zona. Si specifica che, pur essendo l’agricoltura importante, è il turismo che fa vivere la comunità di Alagna. Avrei qualcosa da dire in merito, ma rimaniamo sull’argomento principale. I turisti sono andati a lamentarsi in Comune, quindi ecco delle “regole”. I cani devono tassativamente essere messi in sicurezza dalle 7 alle 19:00. Se in quel lasso di tempo per qualche motivo non c’è il pastore… allora non devono stare con il gregge!

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L’ordinanza del comune di Alagna Valsesia (VC)

 

Ecco che torniamo sulla formazione da dare ai pastori… sì, perché più volte ho letto parole di allevatori della Toscana o dell’Abruzzo che dicono ai colleghi che, con un buon branco di cani adatti, il gregge può essere lasciato da solo. Mungi li animali, poi li metti al pascolo con i cani, li raggiungi quando hai finito di fare il formaggio, per esempio. O se non mungi, comunque ci sono dei momenti in cui non sei lì con le pecore o capre che siano. Perché apri il recinto e magari devi spostare le reti. Perché vai a vedere com’è l’erba più su, o nel vallone dove ti devi spostare dopo.

Poi, sempre leggendo la nostra ordinanza, gli imprenditori agricoli sono obbligati a garantire a tutti i fruitori della montagna la possibilità di percorre i sentieri. Anche qui avrei qualcosa da dire: primo, consiglio di riguardare questo video del WWF svizzero, con i consigli per escursionisti e ciclisti. Mi sembra ben chiaro il messaggio che prima venga chi è lì per lavoro (il pastore), poi chi sta svolgendo un’attività ricreativa (il turista). Quest’ultimo è invitato, in situazioni estreme, a cambiare percorso. In moltissimi casi gli “incidenti” sono legati al comportamento errato del turista, poi ci sono anche in giro cani non equilibrati, probabilmente inadatti al compito che dovrebbero svolgere (difendere dai predatori, non aggredire la gente). Qui raccontavo un incontro con un gregge difeso da cani (senza la presenza del pastore): proprio contro quei cani avevo letto decine di articoli, post sui social, lettere ai giornali… eppure noi non avevamo avuto alcun problema!

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I cani da guadiania avvistano ogni movimento sospetto dall’alto – Ferriere, Valle Stura (CN)

Guai a dirlo in Italia!! Dove il “turista” sbraita sui social, invita ad avere sempre a portata di mano lo spray al peperoncino per difendersi dai cani (tra l’altro, proprio con questa funzione è stato “inventato” in Germania e dato in uso ai postini!), cita il codice penale (articolo 672, omessa custodia dei cani). E qui per l’appunto veniamo al discorso delle normative. Un cane da guardiania non può (e soprattutto non deve) stare vicino ai piedi del pastore, come un altro cane. Il suo ruolo è quello di difendere in caso di attacco, ma anche di sorvegliare il territorio per prevenire l’attacco! Quindi il cane va davanti al gregge, si apposta su una roccia dove ha una buona visuale, esce dal gregge per fiutare una traccia di un lupo passato la notte prima, poi torna. Parlo non di cose che ho studiato, ma che ho visto sul campo.

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Gregge e cane da guardiania senza pastore – Moncenisio, Francia

Mi scrive una ragazza dalla provincia di Cuneo e mi dice che, per colpa delle lamentele dei turisti, il suo compagno, pastore, è stato convocato in caserma dai Carabinieri. Non è stato morsicato nessuno, ma i cani hanno “abbaiato minacciosamente”… Anche in questo caso, richiamo della legge per “l’omessa custodia”, ma in aggiunta “…ti risulta che esista una legge che dice che bisogna essere una persona ogni 50 capi a custodia del gregge? “. A me risulta che sia necessaria una persona ogni cinquanta capi nella movimentazione di animali sulla strada (codice stradale, art. 184)! Qualcuno ci sa illuminare su questo aspetto?

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Vallée di Averole – Francia (foto C.Ferro)
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…non dimentichiamoci che, in Francia, queste sono le regole…

L’altro giorno ho condiviso delle foto di un amico escursionista che, in Francia, ha incontrato un gregge accompagnato dai fedeli patou, Pastori dei Pirenei. Non c’era nessun pastore, i cani hanno avvisato gli intrusi abbaiando, gli escursionisti si sono comportati correttamente e il tutto è finito con un bel servizio fotografico da postare su facebook. Ho condiviso pertanto questa felice testimonianza e, tra i commenti che ne sono scaturiti, c’è stata anche quella di un pastore dell’Abruzzo, che spiegava come non serva “addestramento” per i cani da guardiania, ma è tutta una questione di indole. Semplicemente i cuccioli nascono e crescono con il gregge.

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I cuccioli seguono il gregge – Abruzzo (foto M.Sansoni)

Il pastore abruzzese ha postato questa foto e a me sono venuti in mente i servizi di Striscia la Notizia, dove viene puntato il dito quando il pastore ha la cucciolata con il gregge d’inverno. Provate voi a spostare il gregge con dei cuccioletti che seguono in questo modo! Parte subito la denuncia per maltrattamento animale, come minimo…

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Cane da guardiania nel recinto con il gregge – Pianura pinerolese (TO)

Come vedete la situazione è sempre più caotica. Pastori denunciati perché i loro cani si sono allontanati, ordinanze dei Comuni, chi vuole che, di notte, i cani da guardiania stiano dentro delle gabbie, chi impone la museruola di giorno… Lo so che è tardi, che è estate, che ormai i politici sono in ferie e la gente scappa dal caldo andando su in montagna, dove i pastori pascolano con le loro greggi e i cani fanno il loro lavoro, ignari di tutte queste polemiche! Però bisogna partire subito per far sì che questa situazione venga definitivamente chiarita su tutti i fronti, prima che degeneri ancora di più. Se qualcuno si impegnasse… potremmo farcela! Iniziate ad aiutarmi a far circolare questo articolo, chissà che non arrivi anche sotto gli occhi di chi può veramente fare qualcosa?

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In Piemonte mi è tornata la passione

La scorsa settimana sono andata a trovare un pastore… Avevo visto foto della sua transumanza, della salita del gregge in Valle d’Aosta. Quando l’ho saputo “fermo” in pascoli di mezza quota, gli ho fatto visita. Tra l’altro, la destinazione finale della sua transumanza è nel territorio del Parco del Gran Paradiso, quindi anche lui fa parte degli allevatori che devo intervistare per il progetto di cui vi parlavo qui.

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Mimmo e il gregge a Sommarese (AO)

Mimmo lo avevo già incontrato lo scorso autunno quando, con il gregge, la famiglia e gli amici, ridiscendeva la valle a piedi. Ma in primavera riesce ugualmente a salire a piedi? “Di qui alla valle di Rhêmes carico sui camion, a questa stagione è impossibile spostarsi, ci sono tutti i prati dove devono tagliare l’erba o animali al pascolo. Non è stato facile nemmeno arrivare qui, ho dovuto fare le tappe di notte, prendere dell’erba in un posto giù per potermi fermare di giorno.

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Il gregge a Sommarese (AO)

I pascoli di Sommarese sono una “benedizione” per il gregge e il suo pastore. “Devo proprio ringraziare tanto il Consorzio che, da cinque anni, mi fa salire qui per pascolare tutta questa zona che ormai era abbandonata. C’è solo uno con le vacche più in basso. Mi fermo circa un mese, adesso in primavera e poi in autunno. In autunno però riesco a scendere a piedi, 4 giorni dalla Valle di Rhêmes. Con meno pecore uno potrebbe passare qui tutta l’estate, l’unico problema è che c’è poca acqua.

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Gregge e cani da guardiania, Sommarese (AO)

E’ un bel pomeriggio di sole caldo, le temperature in quei giorni si erano finalmente alzate. Il gregge, quando sono arrivata, era ancora nel recinto, inutile metter fuori le pecore sotto il sole, pascolano meglio la sera con il fresco. Il gregge era sorvegliato da tre cani da guardiania nel recinto, tre pastori abruzzesi, e uno era legato fuori, un pastore dell’Asia Centrale. Mimmo mi racconta, come tutti i pastori, del rapporto contrastante con questi cani, fondamentali nel proteggere il gregge da un predatore sempre più numeroso e presente, ma problematici per la coabitazione con tutti gli altri fruitori della montagna. “Ne avevo su solo due, poi dopo aver passato le notti in bianco perché abbaiavano di continuo, sono andato a prendere gli altri due. I lupi ci sono, li ho visti. Negli anni scorsi ho già anche visto i cani scontrarsi direttamente con i lupi.

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Anche alcuni asini e cavalli nel gregge – Sommarese (AO)

La Valle d’Aosta non è un territorio particolarmente abituato al transito di greggi così grossi, qui gli allevatori di ovini hanno un numero di capi solitamente molto più ridotto, qualche decina di capi, non di più. “All’inizio c’era qualche… perplessità! Poi adesso va tutto bene. Certo, c’è qualcuno che proprio non vuole che passi o non mi lascia fermare nemmeno d’autunno, ma in generale va bene. Anzi, è più difficile trovare dove passare in Piemonte, da Carema in giù, quando scendo.

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Uno dei cani da guardiania sorveglia il territorio a lato del gregge – Sommarese (AO)

Chiacchieriamo ancora un po’, poi lascio Mimmo al suo pascolo pomeridiano. Mi racconta di essere “nato” pastore, da bambino e ragazzino già faceva questo mestiere. “Ma in Calabria, con i miei. Lì le pecore le mungevamo. Poi ho fatto altro, mi sono spostato, ho lavorato anche con i cavalli. Poi sono venuto in Piemonte e mi è tornata la passione. E’ dal 2001 che ho le pecore.

Io fatico a capire…

Io, sul tema “lupo”, fatico a capire tante cose. L’argomento è così vasto che sono sempre più restia ad affrontarlo, perché comunque se ne parli, si tralascia qualcosa e si creano fraintendimenti di vario tipo, discussioni, animi che si infiammano.

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Gregge di capre in alpeggio: gli ovicaprini sono tra gli animali domestici i “preferiti” dal lupo, ma si registrano predazioni anche nelle mandrie di bovini – Valsavarenche (AO)

Raramente trovo chi affronta il tema in modo obiettivo e corretto, il più delle volte si preferiscono estremismi che non portano da nessuna parte, ma solo a un’esasperazione e un odio sempre più profondo (come se ce ne fosse bisogno!). Sicuramente tale atteggiamento non porta al dialogo e alla ricerca di soluzioni concrete. Si va da quelli che ritengono i lupi animaletti “pucciosi e coccolosi”, con emeriti idioti che cercano il selfie con il lupo o il video mentre cercano di dar da mangiare al lupo… fino a quelli che vorrebbero sterminarli tutti.

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Escrementi di lupo su di un sentiero – Valle d’Aosta

Come in molti altri casi, la buona e corretta informazione passa in terzo o quarto piano, si preferisce condividere il post di poche righe con questi messaggi estremi, fa sensazione e agevola il commento da parte di chiunque. Tralasciando gli animalisti da salotto e tutti quelli che pensano che il mondo reale sia un film di Walt Disney, vorrei capire, per esempio, a cosa mirano quelli che continuano a pubblicare foto di animali selvatici predati dal lupo. Il lupo c’è, il lupo si è diffuso, è aumentata la sua presenza, quello ormai è un dato di fatto. Il lupo è un carnivoro. Il lupo è un animale selvatico, quindi… preda e consuma quello che trova! Capisco molto bene l’allevatore disperato per le predazioni al bestiame, ma cosa trovate di “notevole” nel fatto che venga ucciso e mangiato un capriolo o un cervo?

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Gregge di pecore di razza frabosana-roaschina: le razze autoctone a rischio di estinzione dei piccoli allevamenti sono messe particolarmente in pericolo dalla presenza dei predatori – Valle Stura (CN)

…e quelli che si ostinano a dire “bisogna uccidere tutti i lupi”? Come pensano sia possibile farlo? Anche cambiando le leggi, mai al giorno d’oggi si potrebbe pensare di ottenere una cosa del genere. Secondo me l’insistere nel chiedere una cosa del genere è dannoso e controproducente. Quando leggo di qualcuno che propone di “spostare” i lupi mi viene da ridere. Dove?? E poi, come pensano di tenerli fermi? Sugli abbattimenti se ne può discutere, ma io resto della mia idea, che l’unico ad avere il diritto di sparare al lupo dev’essere l’allevatore che lo avvista nei pressi dei suoi animali. Le ipotesi di “quote di prelievo di lupi” secondo me hanno poco senso e, per gli allevatori, non porterebbero a risultati degni di nota (non è detto che nella “quota” ci siano effettivamente lupi che sono soliti avvicinarsi all’uomo, predare il bestiame, ecc…)

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Grosso gregge in alpeggio: di giorno si pascola con la presenza dell’uomo e i cani da guardiania, per la notte tocca posizionare le recinzioni mobili elettrificate – Bardonecchia (TO)

Altra cosa che non capisco, l’ostinazione di molti a sostenere che “il lupo non si avvicina all’uomo” o “il vero lupo non si avvicina…”. Allora tutti quelli che scendono nei paesi comportandosi quasi come animali spazzini, quelli che camminano nelle strade, cosa sono? Qualcuno farà anche parte dei vari cani lupo cecoslovacchi sfuggiti al controllo dei padroni, ma tutti gli altri sono lupi. Che poi ci siano anche ibridi in circolazione, viene più o meno detto, ma non in modo chiaro. Quello che piacerebbe sapere e cosa si pensa di fare con questi ibridi, dato che molto probabilmente la loro “paura dell’uomo” è ancora minore rispetto a quella dei lupi-lupi!

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Non è solo in alpeggio che si verificano predazioni, ormai si segnalano casi anche in fondovalle e in collina – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Ci sono poi tutti quelli che “il lupo è pericoloso per l’uomo”. Puntualmente ogni presunto attacco capitato dalle nostre parti viene smentito dai fatti o dai diretti interessati. Ma certo che è pericoloso, probabilmente però meno di quanto lo possa essere un cane, ma pari a un cinghiale o a qualunque altro animale selvatico che attacca o per paura della propria incolumità in situazioni in cui la fuga non è possibile o per difendere la prole. Che oggi, in Italia, un lupo attacchi un uomo per “fame” lo escluderei.

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Gregge e cani da guardiania – Bardonecchia (TO)

Le cose che vorrei capire sono tante, ma mi limito a parlare ancora di due aspetti. Primo, vorrei che chi si occupa di studiare e tutelare il lupo facesse più chiarezza. Mi è piaciuto un articolo che ho letto qualche tempo fa (o forse era un post su facebook), dove si diceva che il lupo non è “né buono né cattivo”. Partendo da questo atteggiamento, bisognerebbe andare avanti con obiettività, ammettendo (come si diceva sopra) che il lupo non scappa più o non sempre scappa appena vede l’uomo. E poi ammettendo che i lupi ormai hanno colonizzato e stanno colonizzando tutti gli spazi, dalla montagna alla pianura.

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Gregge vagante “scortato” dai cani da guardiania tra le strade di pianura del Canavese (TO)

E veniamo così all’ultimo punto. Mi chiama un pastore, o meglio, un allevatore che ha, per passione, un gregge di pecore. E’ una persona intelligente, sa che ormai i lupi ci sono, che non possono essere sterminati, così si è dotato dei mezzi per proteggere il gregge. Ha cercato dei cani “giusti”, non si è accontentato della razza, ma è andato a prenderli in Centro Italia, da un pastore che li ha sempre avuti con il gregge. Le sue pecore ora sono in fondovalle e, vicino al recinto, passa chi va a fare la passeggiata, chi va in bici, chi corre. Il pastore mi telefona per chiedermi come fare per avere i cartelli che segnalano i cani da guardiania, mi attivo per rispondergli e… scopriamo che non vengono più forniti, quindi chi li vuole, deve arrangiare a farseli.

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Cucciolo di pastore maremmano-abruzzese  in un gregge vagante, dietro si scorge anche un cane adulto – Santhià (VC)

Ma il pastore ha anche un altro problema. Il suo Comune, a cui ha fatto richiesta per apporre questi cartelli prima e dopo il gregge, lungo la pista che passa da quelle parti, gli ha mandato una lettera dove, sentito anche il parere di un veterinario, gli rispondevano che tali cani fossero da usare esclusivamente per proteggere le pecore dai predatori in alpeggio! E’ qui che non ci siamo!!! Abbiamo un pastore che si comporta correttamente, usa le reti, i cani, e gli diamo questa risposta? Un organo ufficiale gli fornisce questa risposta?? Soprattutto quando a pochi chilometri di distanza nelle settimane precedenti c’è stato un attacco certificato? E se anche in quel caso fossero stati cani vaganti, i cani da guardiania difendono il gregge anche da quelli, quindi è mio diritto tenerli sempre nel gregge!

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Cucciolone accanto al recinto: il cane reagisce abbaiando alla presenza di estranei in assenza del pastore – Canavese (TO)

E qui siamo arrivati all’ultimo punto (per oggi), la nota dolente dei cani. Mi domando perché ci siano persone che continuano a sconsigliarne l’utilizzo. Per me equivale condannare i pastori e i loro animali. Sai che ci sono i lupi e… non fai niente?Bisognerebbe addirittura stimolare i pastori a prendere i cani prima ancora che ci siano problemi di predazione in zona, per evitare che, trovando facili prede, si insedi un branco. Allo stato attuale le forme di difesa del gregge sono solo passive. I cani da guardiania, se adatti e ben inseriti, funzionano. L’ho già detto altre volte, un pastore sa che non tutti i cani “lavorano bene” per quanto riguarda la conduzione del gregge e sa anche che un buon cane già addestrato vale molto. Perché non dovrebbe essere valido lo stesso principio per i cani da guardiania? Certamente, c’è chi ne sta facendo un business, ma anche un valido sistema di sicurezza per tenere i ladri fuori di casa non me lo regala nessuno. L’importante è che il cane acquistato faccia il suo lavoro. Anche un montone con una certa genealogia e genetica non me lo regala nessuno!

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Gregge e turismo – Sestriere (TO)

Mi spiace leggere le parole di chi si “oppone” ai cani. Preferirei che si spendessero le stesse energie per aiutare i pastori ad inserire dei cani “giusti”, per favorire la comunicazione da parte di pastori (magari di altre aree d’Italia) che i cani li hanno sempre usati con buoni risultati e anche per fare molta, molta informazione a tutti i fruitori del territorio. Perché il grosso problema dei cani è proprio quello, cioè attirare sul pastore le ire dei turisti e altri fruitori della montagna/degli spazi rurali, visto che il cane con il gregge ci deve stare sempre. Se non ci fossero lamentele (e anche qualche denuncia), molti pastori non sarebbero così contrari ai cani. Anche perché, mi raccontava uno di loro, “…da quando li ho, non mi è più sparito un agnello dalle reti, di notte…

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L’inserimento dei cani da guardiania nel gregge è un processo fondamentale che richiede cura e attenzione da parte del pastore – Santhià (VC)

E’ finito qui, il discorso? No di sicuro, ma ne ho già parlato così tante volte… Quello che posso invitarvi a fare, è cercare di documentarsi e comprendere il problema in tutte le sue sfaccettature, senza pregiudizi e preconcetti. Il predatore per l’allevatore è un grosso problema, soprattutto perché gli stravolge il modo di lavorare, comportando spese aggiuntive, perdite economiche, danni nel caso di predazione, stress continuo. Tutto questo in un periodo storico in cui le aziende, specialmente quelle piccole, quelle di montagna, quelle delle aree marginali. già non stanno affatto bene. I prodotti rendono poco, senza contributi economici statali/europei non si va avanti e a nessuno vengono compensati interamente i “disagi” causati dai predatori. Questo è il nocciolo del discorso. Poi di parole possiamo andare avanti a farne all’infinito…

Cani da guardiania e turisti

In queste ultime settimane quasi non passa giorno senza che mi capiti di leggere on-line qualche polemica sulla questione “cani da guardiania”. Nonostante la loro presenza sia andata sempre più diffondendosi in tutto il Nord Italia, al seguito dell’espansione del territorio dei predatori, molta gente sembra non aver ancora capito a cosa servano e qual è la differenza tra questi e i cani “da pastore”, cioè quelli che affiancano l’allevatore e lo aiutano a gestire e movimentare gli animali (ovicaprini o bovini che siano).

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Il gregge al pascolo – Alpe Sellery inferiore, Val Sangone (TO)

L’altro giorno sono andata in uno di questi punti “caldi”, sapevo che lì c’era un gregge (di capre) sorvegliato dai cani da guardiania… e avevo anche letto numerosi commenti e polemiche sulla loro presenza, dato che la zona è molto frequentata dai turisti. La pista agro-silvo-pastorale infatti passa davanti ad un alpeggio e termina più sopra a un altro alpeggio, ora riconvertito in un rifugio. Salgono quelli che fanno la gita breve per andare al rifugio, sale chi invece si spinge più in alto al colle e/o alle cime sovrastanti.

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Due dei guardiani del gregge – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Sapendo che ci sono i cani, volendo vedere le capre e avendo anche l’intenzione di salire molto più in alto per osservare da vicino gli stambecchi, ho lasciato il mio cane a casa. Ciò ha già ridotto notevolmente i rischi di incidente con i cani da guardiania. Per chi sta già obiettando che è un suo diritto andare in montagna accompagnato dal proprio cane, come ho già scritto altre volte, esistono parchi naturali dove è vietato introdurre cani, anche al guinzaglio. I cani da guardiania sono strumenti che i pastori hanno DOVUTO adottare per fronteggiare gli attacchi dei predatori, sono uno dei disagi che gli allevatori si accollano per cercare di “convivere” con il lupo. Anche gli altri fruitori della montagna devono accettare di dividere con gli allevatori il prezzo di questa convivenza.

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Gregge di capre e cani da guardiania – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Il gregge non era sulla strada, siamo andati a cercarlo di proposito per vedere le capre, e i cani ci hanno subito avvistati. Dal momento che ci avvicinavamo alle capre, due di loro ci sono venuti incontro abbaiando: si trattava dei due cani più giovani, il terzo non ha abbandonato la sua posizione davanti al gregge. Siamo stati fermi e i cani si sono limitati ad abbaiare un po’ e ad annusarci, poi sono tornati dalle capre e noi abbiamo ripreso a salire, fino ad arrivare proprio vicino agli animali, che nel frattempo avevano raggiunto la strada.

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Il gregge e i suoi custodi – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

In quel momento è arrivato anche il maschio più vecchio, abbaiando con più convinzione rispetto ai giovani. Tutti e tre i cani sono venuti verso di noi abbaiando (ma senza aggredirci), noi siamo stati fermi e zitti, con le mani abbassate in modo che potessero annusarci, non abbiamo agitato nessun bastone (cosa che molti fanno, pensando erroneamente di difendersi). I giovani hanno smesso di abbaiare, quindi anche l’esemplare adulto si è tranquillizzato (pur rimanendo più sospettoso). Hanno girato intorno a noi annusandoci mani e gambe, quindi hanno ripreso il loro “lavoro” con il gregge.

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I cani da guardiania accompagnano il gregge – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Per loro non rappresentavamo più un pericolo, si erano tranquillizzati sul nostro conto. Abbiamo comunque evitato di parlare a voce alta, di fare movimenti bruschi o di avvicinarci troppo alle capre… solo che, dopo qualche istante, sono state le capre ad avvicinarsi a noi, inglobandoci nel gregge che si era incamminato lungo la strada.

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In cammino con il gregge, ormai accettati dai cani – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

I cani più giovani tentavano addirittura di socializzare e si sarebbero lasciati accarezzare volentieri, ma ho evitato di farlo, poiché questi sono cani che stanno lavorando e non devono prendere il vizio di abbandonare il gregge per mendicare cibo o carezze dai turisti: cesserebbe il loro scopo di cani da guardiania.

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Il gregge sulla strada che sale all’Alpe Sellery superiore – Val Sangone (TO)

Cani e capre si sono poi fermati nel presso del rifugio, mentre noi abbiamo proseguito… In seguito il gregge è poi salito a pascolare più a monte, lontano da strada e sentiero, sempre scortato dai cani. Al nostro rientro, mi sono complimentata con l’allevatore per il comportamento dei suoi cani. Lui mi ha risposto che molti invece si lamentano: “Alla sera le capre rientrano da sole mentre noi stiamo mungendo le mucche e si fermano qui sopra alla baita. I turisti scendono e dicono che i cani non li lasciano passare… C’è tanta gente che viene su con uno o due cani, è ovvio che i miei reagiscano, è il loro lavoro!“. Il gregge pascola con la sola custodia dei cani tutto il giorno, per poi rientrare a sera per la mungitura. L’allevatore ha anche dei bovini e produce formaggi, quindi personalmente non potrebbe passare la giornata al pascolo. La presenza dei cani è un deterrente efficace contro i predatori (ma negli anni ha comunque avuto ancora qualche perdita, anche se meno gravi che all’inizio quando non aveva i cani da guardiania). Qui l’intervista con Giancarlo, realizzata quando raccoglievo materiale per “Capre 2.0“.

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Femmina di stambecco – Monte Robinet, Val Sangone (TO)
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Capretto di stambecco – Monte Robinet, Val Sangone (TO)

Quando leggerò ancora qualcosa su questi cani, o quando qualcuno mi dirà che è impossibile passare di lì per colpa dei cani di guardiania, avrò la mia esperienza diretta con cui replicare. Tenendo un giusto comportamento, noi non abbiamo avuto problemi di alcun tipo, abbiamo camminato per un tratto con le capre, mentre alcuni dei capretti più socievoli ci mordicchiavano le cinghie dello zaino e i lacci degli scarponi. Per la cronaca, abbiamo anche visto numerosi animali selvatici (camosci e stambecchi): in cima poi c’erano le “solite” femmine di stambecco con i loro capretti di pochi mesi. Sul colle, numerosi escrementi di lupo contenenti ossa e lana di pecora…

In alpeggio con rispetto

Saranno in tanti in questi giorni ad attraversare i territori di alpeggio, anche persone che nel resto dell’anno non sono abituali frequentatori della montagna si aggiungeranno agli escursionisti che invece cercano di sfruttare ogni occasione per “fare una gita in montagna”. Sembra scontato parlare di certe cose… e invece no, occorre ripeterle continuamente. Come spunto parto da un paio di esperienze vissute in prima persona e da post/commenti letti casualmente su facebook. Colgo inoltre l’occasione per dirvi che, nel numero di Meridiani Montagne in uscita in edicola il 1 agosto, ci sarà anche un mio articolo dedicato a un itinerario tra gli alpeggi della Valle d’Aosta. L’intero numero sarà sui sentieri delle malghe in varie regioni d’Italia.

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Bovini in alpeggio – Vallone di St.Marcel (AO)

Bisognerebbe però, oltre a suggerimenti e itinerari, fornire una guida comportamentale, al turista… Nel mio “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici“, MonteRosa Edizioni, ho inserito un apposito capitolo con alcune indicazioni per gli escursionisti. Non tutti possono sapere come funziona la vita/lavoro in alpeggio, non tutti si rendono conto di come certi comportamenti possono facilitare la pacifica convivenza di chi frequenta la montagna per diletto e chi vi lavora.

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Fili e picchetti per delimitare il pascolo – Val Chisone (TO)

Stamattina ho letto un “vivace” scambio di opinioni tra una persona che se la prendeva con gli allevatori che “inglobano i sentieri nei pascoli” tirando fili e fettucce “che non si strappano anche quando uno ci finisce in mezzo con la bici”. Vi risparmio il resto del discorso. Io ho cercato di capire le ragioni dell’uno e dell’altro. Partiamo dall’inizio: gli allevatori non tirano fili per puro divertimento: lo si fa per delimitare un pascolo, per evitare che gli animali vadano in luoghi pericolosi per la loro incolumità, per evitare che scappino, per far sì che non vadano a “inquinare” sorgenti e prese d’acqua o per confinarli in un recinto per la notte. Non sempre gli animali sono lì dove c’è il filo, “dentro al filo”. Perché il recinto lo prepari anche per le settimane a venire. Perché gli animali li sposti man mano che finisci l’erba. Perché pascoli qui, poi là e poi ritorni a pascolare nel primo punto quando l’erba è ricresciuta. Insomma, i recinti, i fili, fanno parte delle pratiche lavorative degli allevatori.

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Recinto usato per il ricovero notturno – Val Chisone (TO)

Certamente anche gli allevatori hanno il dovere di cercare di rispettare gli altri fruitori della montagna (ma teniamo ben presente che l’allevatore è lì per lavorare, paga un affitto per i pascoli, il sentiero attraversa i pascoli, noi turisti siamo ospiti), per quanto possibile. Così quando un filo attraversa una pista o un sentiero, quando possibile si predispone un attraversamento facilitato per gli escursionisti. Ve ne ho già parlato più volte in passato, ci sono anche appositi accorgimenti, ma quando trovate un sistema per aprire e chiudere il passaggio, dovreste poi rimetterlo come l’avete trovato. Perché se aprite e non richiudete e le bestie poi scappano, il pastore farà che lasciare il solito filo di traverso al sentiero. L’allevatore dovrebbe però avere sempre l’accortezza di legare qualcosa di visibile per segnalare la presenza del filo quando questo interseca un sentiero o, a maggior ragione, una pista dove transitano biciclette o altri mezzi. L’altro giorno, durante un’escursione, il sentiero che stavo seguendo “finiva” dritto dentro ad un recinto, dove erano ricoverati numerosi bovini, sorvegliati da cani da guardiania. Ho circumnavigato il recinto fino a ritrovare il sentiero ed ho proseguito. Non si trattava di negligenza o arroganza del pastore, semplicemente il recinto era stato fatto nell’unico spazio pianeggiante (attraversato nel mezzo dal sentiero) dove gli animali potevano coricarsi. Gli escursionisti come me possono risalire il versante facendo qualche passo in più, mentre le vacche non possono dormire in pendenza!

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Motociclisti impazienti cercano di superare una mandria che si sta spostando lungo una pista sterrata in alta montagna – Val Chisone (TO)

Sempre parlando di rispetto, lungo piste e sentieri possiamo trovare animali che si stanno spostando, in totale autonomia all’interno dei pascoli delimitati o guidati dagli allevatori quando vengono condotti in un’altra zona di pascolo. Voler passare in mezzo a tutti i costi (a piedi, ma ancora di più con dei mezzi) è pericoloso per gli animali, ma anche per la nostra incolumità. Non è detto che l’animale si sposti per farci passare, anzi… sovente si spaventa e può avere reazioni improvvise. Gli animali normalmente non sono pericolosi per l’escursionista di passaggio, al massimo possono essere incuriositi e avvicinarsi per annusarci, ma non per “caricarci”, a a meno che si tratti di vacche che vogliono difendere i loro vitelli.

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Auto incolonnate dietro ad una mandria che viene spostata lungo una pista sterrata – Val Chisone (TO)

L’altro giorno ho visto automobilisti irritati “scalpitare” dietro ad una mandria che veniva spostata lungo una pista sterrata in montagna (non una strada di comunicazione, ma una pista che conduce a vari alpeggi e termina davanti ad un rifugio). Era quasi mezzogiorno… Le auto consumavano frizione e copertoni per restare appiccicate agli allevatori che cercavano di far avanzare il più velocemente possibile anche il vitello più piccolo e la vacca più affaticata, in un nervosismo crescente da ambo le parti. Sei in montagna… se proprio non vuoi camminare e vuoi arrivare in auto a mangiare pranzo al rifugio, almeno stai calmo e goditi la vita di montagna in tutti i suoi aspetti! Aspetti di gustare la polenta concia? Bene… il formaggio e il burro così buoni li hai solo se ci sono gli animali nei pascoli… e nei pascoli non ci arrivano volando. Quella che per noi è tutta erba verde, può essere territorio di un altro alpeggio, quindi non può essere attraversato da qualunque animale, così per raggiungere un altro pascolo si seguono le strade esistenti.

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Una mandria di vacche viene fatta scendere verso l’alpeggio – Valtournenche (AO)

Tra i tanti suggerimenti al “turista in alpeggio”, un altro tema molto “caldo” è quello dei cani. In alpeggio ci sono sempre dei cani, soprattutto quelli cosiddetti “da conduzione”, utilizzati per spostare gli animali, per contenerli, per spronarli, per farli rientrare all’alpeggio, ecc… Ci possono poi essere cani da guardia accanto alle baite (anche se solitamente, soprattutto dove si vende formaggio, si evitano animali aggressivi contro i visitatori), infine vi sono i cani da guardiania. Per il turista, le cose cambiano nell’eventualità che sia da solo o accompagnato da un proprio cane da compagnia. Tranne alcune spiacevoli eccezioni, i cani da lavoro degli allevatori restano accanto a chi sta conducendo gli animali e non vengono ad infastidire i turisti di passaggio se questi non gridano, non corrono, non infastidiscono il bestiame.

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Cani lungo una pista che sale ad un alpeggio – Valtournenche (AO)

Ieri però in due occasioni i cani degli allevatori si sono allontanati dai padroni (che non i hanno affatto richiamati) per venire non contro di noi, ma contro il mio cane (che era legato al guinzaglio). In alcuni parchi naturali (Gran Paradiso, per esempio) vi sono itinerari totalmente vietati ai cani, anche al guinzaglio, pena multe salate, questo per non disturbare la fauna selvatica. Non esistono leggi specifiche altrove, per non disturbare gli animali domestici al pascolo… Personalmente, consiglio però a tutti gli escursionisti di tenere il proprio cane al guinzaglio almeno in presenza di animali al pascolo o avvicinandosi agli alpeggi. Dato che il mio cane era legato, ieri abbiamo evitato che si azzuffasse con quelli degli allevatori. Non ho visto passare altri cani, quindi non so se l’atteggiamento aggressivo riscontrato in quei cani era solo rivolto al mio (che, essendo un cane da lavoro, a volte abbaia eccitato quando vede vacche, capre o pecore) o se sarebbe successo a chiunque. Al turista quindi suggerisco sempre l’utilizzo del guinzaglio… e all’allevatore di richiamare i suoi cani quando li vede partire di corsa abbaiando verso i turisti! Rispetto reciproco, sempre!

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Cane da guardiania in un recinto – Val Chisone (TO)

Nel caso dei cani da guardiania, il discorso si complica ulteriormente. Sicuramente il rischio di incidenti con questi cani aumenta se si è accompagnati da un proprio cane da compagnia. Dovendo attraversare una zona dove sapevo che ne avrei incontrati (sia con le vacche, sia con le pecore), ho preferito affrontare l’escursione da sola e infatti non ho avuto nessun problema. Verso di me ci sono solo state “abbaiate di avvertimento” e ho potuto affrontare tutto l’itinerario della mia gita senza problemi. Anche in questo caso, ricordo che gli allevatori non si sono dotati di questi cani (pastore maremmano-abruzzese, pastore dei Pirenei, pastore della Sila, pastore del Caucaso, pastore dell’Asia Centrale, ecc…) per divertimento, ma per cercare di salvaguardare i propri animali dagli attacchi dei sempre più diffusi predatori. Lo so che sono discorsi non facili, lo so che c’è chi sbaglia da ambo le parti (tra gli umani, non darei colpe agli animali), quindi il mio invito a tutti è quello di cercare di facilitare le cose andandosi incontro a vicenda.

…E non vorrei mai più leggere certi commenti di persone che invitano a “tagliare i fili”, scatenando così una valanga di odio, insulti e chiusura sempre maggiore…

Piangere non serve, allora bisogna attrezzarsi per convivere

Continuiamo con il racconto delle mie giornate in altre parti delle Alpi. Ora sono rientrata in Piemonte (e vi ricordo che domani sera presenterò “Capre 2.0” alla Crumiere di Villar Pellice). L’altro giorno invece, lasciato Ponte di Legno, sono salita al Passo del Tonale, passando così dalla Lombardia al Trentino Alto Adige.

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Passo del Tonale (TN)

Al passo c’era ancora un po’ di neve, ma i pascoli iniziavano ad essere punteggiati di crocus. Non faceva freddo, per cui sicuramente in poco tempo anche lì si farà vedere il verde della primavera. Via via che avanzavo verso il lato trentino, il panorama era occupato dalle infrastrutture turistiche, come in tutte le stazioni invernali. Non un bel vedere…

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Val di Sole (TN)

Poi però, scendendo nella valle, per chilometri si sono susseguiti meravigliosi paesaggi fatti di boschi e prati, punteggiati da masi e attraversati da strade bianche. Qua e là c’erano anche vacche al pascolo. Ho visto le indicazioni per tanti luoghi dove mi sarebbe piaciuto andare, dai finestrini ho osservato villaggi, castelli, ma dovevo proseguire perché ero attesa in più posti. Sono poi entrata in Val di Non e ho guidato tra infiniti meleti, con un fastidioso odore di antiparassitari che aleggiava nell’aria.

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Daniel e Bruno con il gregge 

Ad Ala mi aspettava un amico che non avevo ancora mai incontrato dal vivo, Bruno. Grazie a lui che mi ha accompagnato, sono andata a trovare una “vecchia conoscenza”, Daniel, che quest’anno lavora da quelle parti come pastore. “Lo scorso anno qui c’ero io con il gregge, ma quest’anno non andrò in alpeggio. Le mie pecore le ho date su a Daniel insieme ai cani. Lui lavora per l’allevatore per cui lavoravo io gli anni scorsi. La mia morosa ha una malga, lei non vuole fare la vita nomade, così quest’anno provo io a stare fermo…“. Bruno ha studiato da geometra, ha intrapreso per qualche mese il lavoro d’ufficio, ma ha subito capito che quella non era la sua strada. Così ha iniziato ad andare in alpeggio, “in malga”, come dicono dalle sue parti. E da allora gli animali hanno sempre fatto parte della sua vita.

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Cani da guardiania e gregge – TN

Anche qui ci sono problemi con il lupo, ormai da qualche anno. Io non sono contento che sia tornato il lupo, il lupo non l’abbiamo voluto, né io né gli altri allevatori. Però per me prima di tutto vengono le pecore. Tanti parlano, dicono che bisogna ammazzare tutti i lupi, ma intanto stanno lì e non fanno niente, così gli attacchi continuano e il lupo si insedia sempre più sul territorio. Piangere non serve, bisogna attrezzarsi per convivere.

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Bruno con l’asina e il gregge – TN

La convivenza di cui parla Bruno non è pacifica e nemmeno indolore: “Perdite e attacchi ne ho avuti, anche con i cani. Intorno a casa le fototrappole fotografano i lupi di continuo. Con i cani però posso dormire, prima eri sempre lì pronto a scattare, a vedere quello che succedeva.” Il significato di “convivenza” quindi è da intendere come qualcosa di imposto: il lupo c’è, bisogna attrezzarsi con ciò che la legge ci consente di usare. Bruno cerca anche di sensibilizzare i colleghi, far capire che occorre prevenire il problema.

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Cane da guardiania nel gregge – TN

Inserire un cane è un lavoro lungo. Per quello bisogna farlo prima, quando non c’è ancora l’urgenza di difendere gli animali da lupi già stabili sul territorio. Io voglio dei cani che facciano il loro lavoro, ma che mi riconoscano anche come capobranco. Se sbagliano, faccio come se fossi uno di loro, li prendo per il collo e li costringo a terra. Per i cani questa è la prova di forza del dominante. I miei cani devono obbedire al tono della mia voce.

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Cartelli informativi per i turisti sulla presenza dei cani da guardiania

A volte ci sono problemi con i turisti, ma… è affar loro! Nel senso che ci sono i cartelli e loro devono rispettare le regole. Io i cani li devo avere per difendere il gregge, il turista si deve adeguare.” Daniel racconta che, poche ore prima, un ciclista ha avuto paura dei cani, ma non è successo niente. “I cani devono difendere il gregge, ma non devono nemmeno essere troppo aggressivi con la gente. Però nemmeno troppo socievoli, altrimenti seguono il turista e abbandonano le pecore!

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Il cane da guardiania nel gregge – TN

La posizione di Bruno a riguardo di questi temi non sempre viene capita dai “colleghi”, anche perché, mi dice, ogni tanto il suo pensiero è stato strumentalizzato in certi articoli. Riconosce che non ovunque il problema può essere affrontato nello stesso modo, ma insiste sulla necessità di provare a prevenire, soprattutto con l’inserimento dei cani. Ammette che non sia una cosa semplice, ma proprio per questo bisogna iniziare per tempo, consapevoli che occorra dedicarci tempo e pazienza. “Le reti antilupo da sole non sono sufficienti, il lupo entra come vuole, le salta. Io ho sempre rinforzato tra un picchetto e l’altro con i picchetti che si usano per il filo delle vacche, ma nel recinto ci devono essere anche i cani. Su sul Carrega fare il recinto non è facile, queste reti hanno il doppio piede, è impensabile spostare il recinto frequentemente. Su è tutto sassi, per fare il recinto avevamo fatto i buchi con il tassellatore.

Di qua non si passa

Un sabato mattino presto, appena prima dell’ondata di caldo che ha fatto iniziare l’estate ben prima di quella che sarebbe la data giusta. Sono partita di casa quando appena veniva giorno, ho infilato gli scarponi ai piedi mentre il campanile della borgata suonava le 7:00. Ho camminato per una strada nota, volevo arrivare ad un colle, poi andare oltre, sulla cresta, raggiungere una delle cime. L’alpeggio era ancora chiuso, silenzioso, solo qualche campanella delle capre che scuotevano la testa in attesa della mungitura, nel recinto. Poco oltre un gruppo di pecore con i loro agnelli, anch’esse nelle reti. Le tracce però mi dicevano che il grosso del gregge era più avanti.

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Fioritura dei rododendri – Val Chisone (TO)

Ero un escursionista come tanti, da sola, con il mio cane. Salivo a passo spedito nell’aria ancora frizzante, ammirando la fioritura dei rododendri. Il cane era libero, i cartelli dicevano che potevo tenerlo così, se rimaneva al mio fianco o comunque se rispondeva ai richiami. Però, immaginando di trovare di lì a poco il gregge, l’ho chiamato e l’ho legato al guinzaglio. Dopo aver oltrepassato un canalone piuttosto scavato, sono uscita in una radura circondata da rocce e rododendri. Il recinto era adiacente al sentiero, tutto era silenzio, ma ho subito visto i cani. Mentre, ferma, studiavo cosa fare, anche loro hanno visto/sentito me. Non so quanti ve ne fossero nelle reti, ma fuori c’era un grosso maschio che, nonostante fossimo fermi, ci è venuto contro con fare minaccioso e aggressivo, correndo, abbaiando e mostrando i denti.

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Pastore maremmano abruzzese nel gregge – Cumiana (TO)

Erano cani da guardiania, indispensabili ai pastori per difendere il gregge dalle predazioni. Lì, come ovunque ormai nelle vallate del Piemonte (e non solo), il predatore è insediato da anni, non avere questi guardiani significa aumentare il rischio di attacchi. Tutti i pastori ormai sanno che i tre strumenti che possono impiegare per cercare di proteggere le pecore sono i recinti elettrificati per la notte, l’impiego di questi cani (il numero consigliato sarebbe uno ogni 100 capi) e il pascolamento guidato, cioè la presenza del pastore quando il gregge è fuori dalle reti.

Questo video, caricato da chi si occupa della protezione greggi in Svizzera, mostra le regole di comportamento in caso ci si trovi a fronteggiare un gregge protetto dai cani. Lungo la maggior parte dei nostri sentieri ci sarà già capitato di vedere i cartelli che segnalano la presenza di cani da guardiania e spiegano come deve comportarsi il turista. Quando ero anch’io con le pecore, mi sono trovata più volte coinvolta in situazioni (anche spiacevoli) che vedevano come protagonisti turisti, cani e pastori. Il più delle volte il problema era dovuto ad un errato comportamento del turista, che pretendeva di passare in mezzo alle pecore, correva, urlava, tirava pietre ai cani.

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Cucciolone con gregge di capre – Cumiana (TO)

L’altro giorno però la situazione era molto diversa. Io credo di aver seguito tutto ciò che viene sempre detto di fare agli escursionisti. Solo che il cane ci ha attaccati. Porto sempre con me una robusta “cana“, un bastone ricurvo, che mi è servito per tenere a distanza il nostro assalitore. Ovviamente il mio cane, al guinzaglio, ha cercato di reagire, così come ho reagito io frapponendo il bastone tra noi e i denti del bestione, che ci ha assalito a più riprese nonostante fossimo ad almeno 50 metri dal recinto, fossimo prima fermi e poi arretrassimo. Non avessi avuto la cana, avrebbe attaccato il mio cane. Si è fermato solo quando siamo finalmente riusciti a tornare nel canalone. Ho legato il mio cane ad un cespuglio e sono risalita per valutare passaggi alternativi, ma il cane ha ripreso ad abbaiare correndo verso di me (foto di questi eventi non ho avuto tempo e modo di farne, potrete facilmente immaginare perché). La radura era in parte occupata dal recinto, poi intorno alberi, cespugli e rocce. Così ho dovuto tornare indietro. Non so dire se la reazione del cane fosse legata alla presenza del mio, se si trattasse di un esemplare particolarmente aggressivo e nemmeno perché fosse fuori dalle reti, anche se sicuramente in questo modo rappresenta un buon deterrente contro l’avvicinamento di predatori (e non!).

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Uno dei guardiani del gregge resta indietro a sorvegliare una pecora che ha partorito – Cumiana (TO)

In passato, in casi analoghi (gregge al pascolo accompagnato da cani da guardiania) era stato sufficiente tenersi a distanza e non era successo niente. Mentre tornavo sui miei passi, piuttosto contrariata e spaventata (ma per fortuna incolume), ho incontrato tre persone, di cui un bambino, che salivano. Li ho avvisati del “pericolo”. Quel sentiero, oltre ad essere molto frequentato, è anche sull’itinerario GtA. Alla fine sono risalita in un vallone laterale, dopo aver perso oltre un’ora per la “deviazione”, senza così arrivare a raggiungere nessun colle o vetta. Ho sentito il cane abbaiare a lungo in lontananza, non so se gli altri escursionisti siano riusciti a passare. Non voglio dare colpe a nessuno, volevo solo portarvi la mia testimonianza e spiegarvi che può anche capitare questo. Certo, non dovrebbe succedere se tutto andasse com’è scritto nei manuali, ma…