Abbondanza d’autunno

In giornate ancora troppo calde per la stagione… parliamo d’autunno. C’è chi nega il riscaldamento globale dicendo: “Vedi? C’è già la neve sulle cime.” Vero, per fortuna c’è la neve, ma le temperature sono sopra alla media. Poi, per definire una tendenza, bisogna guardare i dati sul lungo periodo, le medie delle temperature.

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Aceri nel Vallone di St. Barthélemy – Nus (AO)

In quest’autunno ancora molto mite (sto raccogliendo pomodori in abbondanza a 1000 m di quota), è arrivato il momento in cui i colori esplodono e ogni albero, prima di perdere le foglie, le vede tingersi di tutte le tonalità di giallo, arancione, rosso.

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Albero di pero – Lignan, Nus (AO)

E’ bello guardare i versanti delle montagne e individuare le diverse macchie dai colori più intensi, mentre in alto i larici invece si colorano uniformemente passando dal verdolino al giallo, all’arancione, al ramato.

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Mandria al pascolo – Lignan, Nus (AO)

L’autunno precede la stagione che un tempo era quella del riposo, dell’immobilità. Oggi si ferma la natura, ma anche chi pratica i lavori più tradizionali è spesso ossessionato dal doversi muovere, dalle cose da fare senza possibilità di proroghe. Gli animali intanto pascolano placidamente l’erba ricresciuta dopo il taglio del fieno. Prima o poi arriverà il freddo, la brina, si spera anche la neve, e così si tornerà in stalla. Da queste parti la fienagione è andata bene, le scorte non sono scarse come l’anno precedente.

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Pascolando ghiande nei boschi – Nus (AO)

Questo è un autunno di abbondanza: le capre corrono rapide sotto le querce, sapendo che troveranno ghiande in abbondanza. E’ un cibo molto gradito e nutriente che assicurerà il pascolo anche più avanti nella stagione, quando le foglie saranno cadute.

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Un riccio anomalo, contenente addirittura sei castagne – Nus (AO)

Anche sotto i castagni ci sono ricci gonfi di grosse castagne come non se ne vedevano da qualche anno. Prima vengono raccolte dagli uomini, quel che resta verrà consumato giorno dopo giorno dalle capre. Oggi la castagna non è più quel “pane” fondamentale per le genti di montagna come in epoche più antiche. Però da più parti ho sentito dire che questo sarà un inverno lungo, dato che la natura fornisce così tanti prodotti per affrontarlo.

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Albero di sorbo carico di frutti – Lignan, Nus (AO)

Sarà vero? Valgono ancora i vecchi detti, anche in epoca di riscaldamento globale? Cosa si guarda dalle vostre parti come “segnale” in vista dell’inverno? Il sorbo è uno di quelle piante a cui si fa spesso riferimento: quando ha tanti frutti d’autunno, ci sarà tanta neve d’inverno. Ma c’è anche chi guarda i noccioli. Oppure l’altezza delle genziane (Gentiana lutea): più sono alte nei pascoli a fine stagione, più verrà neve.

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Frutti del crespino – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)
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Pigne di abete – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Non so se ci sia del vero in tutto questo: le piante selvatiche alternano annate più ricche di frutti/semi (anni di pasciona) con annate più scarse. Lo farebbero anche le piante da frutta coltivate, se l’uomo non intervenisse con la potatura, l’irrigazione, la fertilizzazione, ecc. Quel che è certo è che, con un autunno così ricco gli animali (selvatici, ma anche i domestici che vengono pascolati e approfittano di questa abbondanza) potranno ingrassare e accumulare scorte per affrontare l’inverno. Come sarà questa stagione… lo potremo poi dire al mese di marzo!

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Disinformazione sui boschi

Non ho mai parlato/scritto particolarmente di boschi in tutti questi anni, pur avendo studiato Scienze Forestali. Mi sono laureata studiando soprattutto i pascoli e, in seguito, mi sono occupata soprattutto di chi li pascolava e di chi conduceva al pascolo gli animali. Poi però, casualmente, nei giorni scorsi ho scritto questo post sul bosco e sulla sua cura. Poco dopo è iniziata la polemica sul nuovo Testo Unico in materia forestale, che sta per diventare legge dello Stato Italiano.

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Balme – Valli di Lanzo (TO)

Mi sono arrivati anche diversi inviti da parte di amici e conoscenti a firmare contro tale nuova normativa, che darebbe modo a chiunque di depredare i boschi italiani. Le modalità con cui se ne parlava avevano tutta l’aria del solito terrorismo disinformativo caratteristico di quelli che qualcuno definisce “ambientalisti da tastiera” o “da salotto”. I modi e i toni non si discostavano da altre tematiche che ho seguito più da vicino in tutti questi anni (dalla “strage degli agnelli” a certi modi di trattare l’argomento “lupo”). Effettivamente questi post prospettano scenari che chiunque abbia minimamente a cuore il territorio e l’ambiente vorrebbe che non di dovessero mai verificare: “Italia a rischio deforestazione”, “Un assalto ai boschi italiani”, “OK al taglio selvaggio dei boschi” e così via.

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Larice secolare – Val Germanasca (TO)

C’è un detto che recita “A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina“, quindi siamo sempre tutti pronti a dare un certo credito a certe voci, specialmente oggi, con un atteggiamento di critica distruttiva molto diffusa e amplificata dai social media. Però potremmo anche provare ad informarci con qualche rapidissima ricerca, oggi abbiamo tutti i mezzi a disposizione per farlo in pochi minuti. Anzi, spesso sono gli stessi social a fornirci altre chiavi di lettura su cui provare a ragionare con calma (e, soprattutto, con la propria testa, senza condividere a raffica dicendo NO a tutto, così, per principio). Parallelamente a chi tuonava contro la legge che “distruggerà il bosco in Italia”, ecco che alcuni addetti ai lavori, professori universitari, dottori forestali ed altri, iniziavano a dire la loro. La sensazione è sempre la stessa: quando qualcosa ti sta a cuore e improvvisamente vedi una campagna di disinformazione che va a toccare te tue idee, i tuoi principi, il tuo lavoro, le tue passioni, non riesci a stare zitto e provi a combattere la valanga di fango a colpi di notizie corrette, ponderate, ragionate. Purtroppo però, in molta di quella gente che si limita a leggere i titoli, resteranno maggiormente impressi quelle frasi catastrofiche.

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Antichi coltivi terrazzati invasi dal bosco – Baceno (VB)

Comunque, per chi volesse davvero documentarsi, vi rimando a questo articolo ben scritto, in modo chiaro, che analizza punto per punto gli aspetti che si andrebbero ad introdurre con la nuova legge. Non sto a riportarvelo tutto qui, sarebbe troppo lungo. Leggetelo e pensate anche a situazioni di cui ho scritto molte volte, cioè i boschi che vanno ad occupare quelli che un tempo erano territori utilizzati dall’uomo (coltivazioni, pascoli, terrazzamenti).

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Abbandono in aree di mezza montagna – Val Sangone (TO)

Per chi lo volesse leggere davvero tutto, questo è il testo della legge da approvare. Non è vero che si andranno a modificare i vincoli e le modalità operative nelle aree protette, non è vero che non c’è “zonizzazione” (cioè una suddivisione in aree dove una certa cosa si può o non si può fare), semplicemente la legge nazionale porrà delle basi, poi (come dovremmo sapere, dal momento che è così già ora) la gestione forestale continuerà ad essere di competenza regionale. Una legge quadro nazionale non può intervenire nelle modalità di intervento, prelievo ecc, ecc…

Ciò detto, se anche voi volete provare a combattere la disinformazione dilagante, questo è un appello del mondo accademico. Potete aderire scrivendo a accademia@georgofili.it

La cura del bosco

La settimana scorsa avevamo parlato di boschi, o meglio, vi avevo proposto un piccolo gioco. Purtroppo le risposte sono state meno numerose delle mie aspettative, ma il “sondaggio” mi serviva come scusa per fare alcune considerazioni sui boschi.

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Risultati del sondaggio al 16-2-18

Il tutto era partito da questo articolo pubblicato su “La Stampa”: un anziano “custode e guardiano di boschi” piange sullo stato attuale dei nostri boschi, che muoiono perché più nessuno li cura. La condivisione del pezzo su facebook aveva scatenato diversi commenti. Un amico mi aveva telefonato per discuterne a voce, stupito perché anche persone che hanno a che fare quotidianamente con la salvaguardia dell’ambiente, non condividessero l’idea che il bosco vada “curato”.

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Catasta di legna – Nus (AO)

Il discorso sicuramente richiederebbe molto più di poche righe in un blog. Ci sono sicuramente boschi naturali che stanno bene così come sono. Ci sono boschi creati dall’uomo per proteggere villaggi montani dalle valanghe. L’uomo in passato ha depredato, ha pascolato eccessivamente, ha disboscato senza criterio, ha prodotto carbone, ha usato il legname per scaldare, costruire case, navi…

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Legno e case tradizionali – Livigno (SO)

Il legno è uno degli elementi fondamentali anche dell’architettura tradizionale di montagna, insieme alla pietra. Secondo me l’articolo ed il pensiero dell’anziano intervistato vanno interpretati guardando certi boschi, quelli che hanno sempre “vissuto” insieme all’uomo. La wilderness della seconda serie di immagini che vi ho proposto nel sondaggio fa parte di una dimensione forse anche un po’ onirica. Bella da vedere in un’immagine, ma che genera sentimenti anche di timore in chi la osserva (e immagina di trovarcisi all’interno). I boschi che sono piaciuti di più a chi ha votato sono quelli “curati”. Dove l’uomo interviene con rispetto e pratica una qualche forma di gestione.

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Un taglio “fresco” – Cumiana (TO)

Tagliare un albero non significa distruggere un bosco. Ovviamente ci sono normative da seguire, per evitare che si ripetano “predazioni” e danni verificatisi in passato. Certi alberi secolari vanno protetti. Non bisogna disboscare senza criterio, lasciando il terreno nudo e a rischio di erosione, ecc…

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Pequerel: il paravalanghe e il rimboschimento – Val Chisone (TO)

In alcuni casi l’uomo, nel corso degli anni, ha dovuto intervenire per “ricostruire” il bosco. A monte del villaggio di Pequerel in Val Chisone, un tempo abitato stabilmente anche d’inverno, è stato fatto sia un paravalanghe, sia un rimboschimento chiaramente visibile più a monte, per proteggere le case dallo scivolamento delle valanghe. In origine i versanti prevedevano vegetazione spontanea, boschi che vennero tagliati in maniera sconsiderata, lasciando nudi i versanti (una delle opere che richiese grandi quantitativi di legname fu la costruzione del Forte di Fenestrelle).

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Abeti di Douglas e cedri dell’Atlante nel rimboschimenti a monte del Castello di Quart (AO)

Certi rimboschimenti possono anche lasciare perplessi per i tipi di essenze impiegate. L’immagine qui sopra mostra piante sicuramente non autoctone utilizzate negli anni ’50 per rimboschire i versanti sovrastanti il comune di Quart, dove i boschi erano stati tagliati per la produzione di carbone.

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Larici in autunno – Becetto, Val Varaita (CN)

Ci sarebbe da parlare a lungo di boschi di vari tipo. Certamente non si pretende di andare ad intervenire su ogni bosco in ciascun angolo delle Alpi. Il senso del mio ragionamento era quello che molti boschi, un tempo gestiti, oggi sono all’abbandono.

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Castagni da frutto, pascoli e boschi – Valle Maira (CN)

Sicuramente, sia per la fruizione (anche turistica), sia per la sicurezza di chi ancora abita la montagna, un bosco pulito e gestito è da considerarsi migliore.

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Bosco di carpini – Cumiana (TO)

Anche il mio piccolo sondaggio ha evidenziato come la maggioranza delle persone (specialmente se residenti in montagna/collina) preferisca un bosco “gestito” rispetto ad una situazione dove il bosco è totalmente abbandonato a sé stesso.

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Castagni di frutto abbandonati – Nus (AO)

Le condizioni di totale naturalità non sono negative, ma ritengo siano adatte laddove non vi sia alcuna presenza antropica. Se invece ci sono sopra, sotto, di fianco degli insediamenti, se in passato l’uomo praticava qualche forma di gestione di questi boschi, l’abbandono può essere anche molto pericoloso.

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I boschi dov’è passato il fuoco nel mese di ottobre – Cumiana (TO)

Come gli incendi si propaghino facilmente nei boschi abbandonati, l’abbiamo visto ahimè fin troppo bene lo scorso autunno.

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Alberi caduti a terra su di un’antica pista – Cumiana (TO)

I boschi un tempo curati e utilizzati avevano una rete di piste che l’abbandono rende impraticabili anche al fine della percorrenza di mezzi antincendio.

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Pista per il taglio della legna abbandonata con evidenti fenomeni di erosione – Cumiana (TO)

La mancanza di manutenzione le trasforma in ruscelli che, durante le piogge più intense, man mano le erodono, facendo sì che non siano più percorribili con un mezzo. In quanti boschi di collina o di mezza montagna incontriamo situazioni del genere?

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Ruscello nei boschi – Cumiana (TO)

Per non parlare poi di tutti gli alberi che si schiantano al suolo e finiscono nel letto di ruscelli e torrenti. Apparentemente non c’è nessun problema, i tronchi marciranno, la natura farà il suo corso. Però in caso di piogge intense quel ruscello si gonfia, i rami e i tronchi vengono trasportati a valle, dove incontreranno ponti, strade…

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Bosco abbandonato – Cumiana (TO)

Insomma, siamo in tanti a provare tristezza e preoccupazione nel vedere uno scenario del genere, soprattutto incontrando tra l’abbandono generale segni di una passata cura da parte dell’uomo: un muretto, una casa diroccata, una traccia di sentiero dimenticato.

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Un ambiente ancora curato – Valle Maira (CN)

Gli animali selvatici trovano riparo e cibo anche dove l’uomo pratica una certa cura del bosco. E poi, come si diceva, non si vuole “tagliare tutti i boschi”, quel che si auspica è mantenere una certa gestione.

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Faggio secolare – Angrogna (TO)

Certi alberi hanno raggiunto la loro mole imponente anche perché l’uomo ha tenuto pulito il bosco tutt’intorno. In definitiva, molti dei paesaggi “naturali” che apprezziamo di più, spesso hanno comunque un’origine antropica. E’ stato l’uomo a crearli, a modellarli, a dare un certo ordine. Il confine tra gestione e sfruttamento sconsiderato è nelle nostre mani, si tratti di boschi, di pascoli, di montagna, di collina, di pianura… Qui un sito, quello della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, per chi volesse documentarsi in modo più serio e scientifico su ciò che significa la gestione del bosco.

Boschi: come li preferite?

Oggi parliamo di boschi… nella montagna dell’uomo ci sono anche quelli, ovviamente! Li attraversiamo, li vediamo, li tagliamo, ne ricaviamo legname per le case, per i mobili, per combustibile. Li ammiriamo, andiamo a spasso nei boschi, andiamo a cercare funghi. Li abbiamo anche visti bruciare, o spazzare via da una valanga, da un’alluvione. Dopo un discorso fatto ieri con un amico, volevo proporvi un piccolo gioco, un test. Non è un qualcosa per interpretare la vostra personalità, vi chiedo solo di guardare le due serie di immagini che vi propongo di seguito e poi votare.

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Valsavarenche (AO)
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Rifreddo (CN)
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(foto dal web lepiantedafrutto.it)
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Trentino
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Val Germanasca (TO)
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Val Sangone (TO)
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Trentino

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Cumiana (TO)
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Riserva Catherine Wolder – USA (foto dal web)
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Foresta Genta Masuda – Fukushima, Giappone (foto dal web)
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Trentino
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Salita al M.te Barbeston (AO)
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Eagle Creek – USA (immagine dal web)

A questo punto… in quale bosco vi sentite più a vostro agio? Quale della serie di immagini (1 o 2) vi piace di più? Dove andreste a camminare? A fare una vacanza? Votate di seguito e, se volete, indicate anche dove abitate (città, campagna, montagna). I risultati saranno oggetto di un futuro post. Se volete lasciare un commento aggiuntivo con delle motivazioni, mi farà piacere e potrà stimolare ulteriormente la discussione successiva. Grazie… a presto!


Quale bosco?

Una storia in un albero

E’ passato un mese dai terribili giorni degli incendi che hanno percorso più o meno gravemente ettari ed ettari di boschi, pascoli e ripidi versanti sulle nostre montagne.

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Segni del passaggio del fuoco – Cumiana (TO)

Qui in certi giorni nell’aria si sente ancora quell’odore, l’odore di bruciato che ha impregnato tutto. Alle quote più basse i danni non sono stati gravissimi. E’ bruciato soprattutto il sottobosco e gli alberi già morti in piedi, che in queste zone sono tanti, dato che molti di questi boschi non erano più stati tagliati/puliti da anni.

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Albero di leccio – Cumiana (TO)

Il fuoco ha fatto di giri strani, laddove per fortuna non c’era il vento a spingerlo. Così è salito, sceso, lasciando delle isole completamente intatte o arrivando a quote diverse anche laddove non è stato l’intervento di uomini e mezzi a spegnerlo. Oggi sono andata a far vista ad un “vecchio amico”, un albero molto speciale. Temevo di non trovarlo più o che avesse subito danni.

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Leccio secolare – Cumiana (TO)

Invece questo vecchissimo leccio per fortuna si è salvato, il fuoco si è fermato da solo poche decine di metri più in alto. Questa pianta si trova lungo una traccia di sentiero nel bosco, credo che non siamo più in tanti a percorrerla. Mi sono domandata tante volte chi sia stato a piantarlo. Non è una pianta delle nostre zone, dei nostri climi.

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Casa abbandonata tra i boschi – Cumiana (TO)

E’ appena sopra ad una casa abbandonata, che pian piano sta crollando, avvinta dall’abbraccio dell’edera. Anche lì il fuoco non è arrivato. Penso che il leccio fosse stato portato da qualcuno che era emigrato in Francia, deve aver visto là quelle querce che non perdevano le foglie e rimanevano verdi tutto l’anno. Ce ne sono anche altre piante più piccole vicino ad altre case, ma questa è l’unica ad aver raggiunto simili dimensioni. Un giorno un anziano mi aveva raccontato che ce n’era un’altra che è stata tagliata già tanto tempo fa per farne un grosso tavolo.

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Muri e terrazzamenti nei boschi – Cumiana (TO)

Sarebbe bello che quell’albero potesse raccontare la sua storia. La storia di quando questi non erano boschi, ma si coltivava sicuramente, visto che sulla montagna si vedono ancora i terrazzamenti e i muretti che risalgono a quei tempi.

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Terrazzamenti abbandonati – Cumiana (TO)

Più avanti, a quote ancora maggiori, c’è persino una vasca di quelle che di solito si impiegavano per preparare il verderame da impiegare nelle vigne. I giorni del fuoco resteranno un ricordo, speriamo non debba essere rinnovato da altre simili scene. La siccità intanto continua, le poche gocce di pioggia sono state ben poca cosa. Tutti sono tornati alla loro vita, la montagna al suo abbandono. Ripensare però di portare in vita quei tempi è impensabile, dovevano essere vite grame che spingevano a cercare fortuna in Francia, anche solo per lavori stagionali. Qualcuno tornava portando persino una pianta di leccio, qualcuno non rientrava più.

La pioggia spegne tutto…

Ditemi… voi lo sapete che gli ultimi focolai li ha spenti stanotte la pioggia, quando finalmente è arrivata dopo mesi e mesi in cui non cadeva una sola goccia? Scommetto pure che qualcuno se ne sta già lamentando, dicendo che poteva ben aspettare ancora fino a lunedì, invece di rovinare la domenica. Ma la pioggia spegnerà anche le polemiche?

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L’incendio nella pineta del Rocciamelone – Susa (TO) (foto C.Tonda)

Nei giorni scorsi tutti parlavano degli incendi, chi era sul posto e voleva far sapere cosa stava succedendo, chi si sentiva coinvolto perché legato a quei luoghi, ma anche chi condivideva foto più o meno reali e aggiornate, a metà tra il voyeurismo morboso e la necessità di sentirsi a posto con la coscienza. Ho condiviso la foto, mi sono indignato, quindi ho dato anch’io il mio contributo. Molte di quelle persone adesso vogliono far vedere che intendono fare qualcosa di concreto oltre all’indignazione sui social e così rilanciano una campagna per andare a piantare gli alberi di Natale nei boschi bruciati. Lasciate perdere… se volete usare la rete, utilizzatela innanzitutto per informarvi. Sapete com’è fatto un bosco? Sapete che le piante che lo compongono variano in funzione del clima, del terreno, della quota… Gli “alberi di Natale” sono abeti rossi, non so nemmeno se in questi incendi siano bruciati abeti… sicuramente larici, pini silvestri e tanti boschi di latifoglie (castagni, frassini, faggi, ontani, sorbi, querce, ecc.)

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Boschi bruciati sulle pendici del Rocciamelone – Susa (TO) (foto A.Gorlier)

Se volete far qualcosa di utile, informatevi seriamente. I danni ci sono stati, ma l’entità varia da luogo a luogo. Non so quali siano state le strutture interessate, sicuramente delle baite abbandonate, qualche abitazione ristrutturata e usata come seconda casa, fortunatamente ovunque l’intervento di uomini e mezzi ha evitato che bruciassero case abitate stabilmente. Ci sono stati boschi di conifere completamente andati in fumo, boschi di latifoglie dove il fuoco è passato rapido, bruciando appena rovi e foglie secche. Sono bruciati pascoli, dove l’erba era gialla e secca più della paglia.

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Fumo e canadair ancora in azione nei giorni scorsi per domare l’incendio nel Vallone di Bourcet – Val Chisone (TO)

Per me chi ha appiccato i fuochi resta un pazzo o uno sconsiderato, non appartiene a nessuna categoria, le strumentalizzazioni del fuoco appartengono soprattutto a chi lo guardava e giudicava da lontano. Spento quello ahimè più scenografico, il cui fumo ha fatto tossire anche la città, in una valle già teatro di altre proteste, i restanti incendi che ancora ardevano in vallate di montanari, tra boschi e alpeggi, quasi non interessavano più alla rete. …anche se comunque i tg regionali hanno fatto un servizio per ciascuno, fino alla fine dell’emergenza…

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Boschi di latifoglie dopo l’incendio – Cumiana (TO)

Ora piove, le polveri sottili finiranno al suolo, degli incendi non si parlerà più, della montagna non si parlerà più, a meno che la pioggia arrivi tutta insieme, troppo forte, e faccia franare quei suoli dove non ci sono più alberi a trattenerli. Resterà qualche tecnico, qualche addetto ai lavori, che continuerà a scrivere/parlare quasi inascoltato, proponendo rimedi concreti per gestire boschi e pascoli montani. Cose troppo tecniche, troppo complesse perché diventino virali sui social.

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Montagne di Usseaux – Val Chisone (TO)

Spesso, quando pubblico foto di baite abbandonate, qualcuno commenta indignato, com’è possibile lasciare andare in rovina posti e case così? Ma poi… chi è che andrebbe sul serio ad abitarci per 365 giorni all’anno? Perché saranno anche bei posti quando c’è il sole e la brezza leggera che fa piovere gli aghi dorati dei larici, ma poi nevica e nessuno viene ad aprirti la strada. Piove e magari resti isolato. C’è l’incendio che sale da sotto e tu resti intrappolato. I servizi sono lontani. Un conto è sognare di fare gli eremiti, un altro è trovarsi lassù da soli.

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Pascoli bruciati dalla siccità, Pian dell’Alpe – Val Chisone (TO)

La montagna, per chi amministra vasti territori, sembra avere due facce: la risorsa da sfruttare (turismo soprattutto), ma anche fonte di problemi immensi perché, pur essendo poco abitata, costa tantissimo in termini di manutenzione. Ho già letto anche frasi indignate di chi si preoccupa che questi incendi abbiano come conseguenza un saccheggio dei boschi. Non se ne esce… se vuoi gestire i boschi effettuando dei tagli, c’è chi si oppone. Se vuoi pascolare, per qualcuno fai dei danni. C’è chi vorrebbe la wilderness assoluta, ma ciò è fattibile solo dove l’uomo non vi abita, né all’interno, né in aree circostanti. Senza una corretta gestione la montagna diventa un pericolo, visto che bene o male gli esseri umani non sono tutti confinati in città.

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Canadair diretti al Lago del Moncenisio visti dal Colle delle Finestre – Val Chisone (TO)

Questi incendi, oltre ad avanzare inesorabili per giorni e giorni, mettendo a dura prova tutti coloro che erano impegnati fisicamente e concretamente a spegnerli, hanno anche fatto emergere per l’ennesima volta la grande contraddizione tra chi la terra, la montagna, la vive e ci lavora, e chi propone soluzioni da lontano.

Una serie di fattori “incendiari”

Cosa vi dicevo l’altro giorno? Che ovunque, anche a ridosso delle borgate e frazioni, c’è un intrico di boschi abbandonati e rovi (che poi sono cespugli spinosi di ogni tipo, dal rovo propriamente detto, alla rosa canina, al pruno…).

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L’incendio dopo un giorno dal suo inizio, visto dalla collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

Quando ve lo dicevo, guardavo l’incendio da una collina di fronte e mai più avrei pensato che arrivasse fin dove è arrivato ora. È sabato pomeriggio, preparo il testo di questo post mentre sono al pascolo, come faccio spesso (poi lo completo con le foto e lo pubblico in un secondo tempo). Nelle narici ancora un sentore di fumo, ormai poca cosa, se penso alla densa cappa soffocante di mercoledì e giovedì. Cenere un po’ ovunque per terra e sulle foglie.

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Boschi in fiamme nei giorni scorsi – Cumiana (TO)

Qui l’incubo è iniziato domenica, e non è ancora finito. C’è stata la fase in cui ne parlavano solo i diretti interessati, adesso siamo a quella in cui tutti sanno tutto e si condividono a raffica post creati su misura per gli eroi della rete, usando cervi americani morti in incendi oltreoceano e amenità varie con teorie fantasiose su chi e perché possa aver appiccato i fuochi.

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L’incendio sul versante della Costa martedì sera – Cumiana (TO)

Vi dico la mia… Siamo in una situazione straordinaria, con almeno 25 incendi in contemporanea nelle vallate piemontesi. Partendo dal presupposto che le cause siano dovute o a folli piromani, o a disattenzioni incoscienti (ma dopo il primo… come si fa ancora ad accendere fuochi su per le montagne, vicino ai boschi?!?), forse ciascuno si sarebbe potuto fermare in breve tempo. SE. C’è tutta una serie di se che vanno, secondo me, ricercati nel territorio.

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Siccità e abbandono – Nus (AO)

Innanzitutto, siamo arrivati a questo punto a causa della terribile siccità che già affliggeva queste terre. Bastava guardarli, il sottobosco, le foglie, l’erba, per temere il peggio. Una volta innescato l’incendio, fermarlo era più difficile che mai. Ruscelli senza un filo d’acqua, torrenti ai minimi storici. Sorgenti scomparse. Solo erba asciutta come paglia, rami secchi, foglie crepitanti. Il fuoco poteva correre indisturbato, quando c’era anche il vento… era ed è la fine! In Val di Susa l’intervento è stato tempestivo, il Sindaco di Bussoleno dice che i vigili del fuoco sono arrivati sul posto 15 minuti dopo la segnalazione… ma dopo 6 giorni l’incendio non è ancora stato domato ed ha distrutto una superficie vastissima.

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Boschi in fiamme sulle montagne di Cumiana (TO)

In un’annata normale, le condizioni sarebbero state meno favorevoli alla sua espansione. Il fatto poi che i piromani abbiano agito quasi contemporaneamente, esaltati nella loro follia nel “successo” delle loro opere, ha fatto sì che si creasse una situazione mai vista prima, dove intervenire diventava umanamente e tecnicamente sempre più complesso. E così, mentre si operava qui, il fuoco scappava o avanzava di là. Ciascuno di questi incendi, preso singolarmente, non sarebbe avanzato così tanto. Uomini e mezzi si sarebbero concentrati lì. Tutti ora vogliono dare la colpa a qualcuno, ma io non lo farei, a parte ciò che riguarda i piromani. Per il resto, si può solo ringraziare tutti gli uomini, professionisti e volontari, impegnati da giorni sul campo.

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Il fumo oscura il sole mercoledì sera – Cumiana (TO)
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Giovedì mattina, il fumo irrespirabile che ristagna ovunque – Cumiana (TO)

C’è poi stato un ulteriore fattore: la cappa di alta pressione, che ha favorito il ristagno del fumo ed ha impedito, in molte zone, l’intervento diurno dei mezzi aerei per alcuni giorni. Solo da terra, in aree impervie e spesso difficili da raggiungere, si poteva far poco. Così molte volte l’unica via percorribile era “aspettare” vicino alle case, cercando di evitare il peggio. Quel che ha riportato la visibilità però è stato il vento, che ha alimentato nuovamente gli incendi già attivi e riattizzato molti di quelli che si credevano spenti. Insomma, un incubo infinito, che infatti continua anche adesso mentre scrivo.

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Il fuoco è spento, ma la bonifica è fondamentale per evitare che riparta – Cumiana (TO)
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Il sottobosco interamente bruciato – Cumiana (TO)

Stamattina ho fatto un giro di controllo  nei boschi sopra alla mia stalla e alla mia borgata, nelle zone apparentemente spente. Sconsiglio a chiunque di fare l’eroe nelle aree “calde”, ma una sorveglianza a monte delle proprie case, quando non ci sono più fiamme, male non fa. A due giorni dal passaggio del fuoco, si trovano ancora radici e ceppaie che fumano. Con la pala e un bel po’ di terra si risolve la cosa, o soffocando il fuoco, o pulendo tutto intorno, di modo che non ci siano altri inneschi.

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Oggi, l’incessante lavoro del canadair nella zona di Tavernette – Cumiana (TO)

Visto che molti fuochi sono ancora attivi, visto che la pioggia per ora non cadrà e… con il timore di altri folli gesti anche in aree che fino ad ora si sono salvate, che ne dite di andare a pulire intorno alle vostre case vicino a boschi, cespugli, prati secchi? L’abbandono è un altro dei fattori che ha certamente favorito il propagarsi degli incendi, in un territorio già prostrato dalla siccità.

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Dopo il passaggio del fuoco – Cumiana (TO)
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Abbandono nei boschi – Cumiana (TO)

Quanti boschi di proprietà sono abbandonati, con nessuno che ci mette piedi da anni… Alberi morti caduti a terra ad impedire persino l’accesso dalle vecchie piste, anch’esse abbandonate. Materassi di foglie accumulate in conche e canaloni. È lì che il fuoco si è alimentato e ha preso vigore. Qui abbiamo boschi di latifoglie, le conifere con la loro resina sono poi ancora un’altra storia. Dove non ha niente da bruciare, il fuoco si ferma, muore.

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L’incendio nei boschi abbandonati – Cumiana (TO)

Ma chi rastrella ancora le foglie? Chi fa le fascine? Chi si scalda o cucina a legna? Lo ammetto io per prima, ci sono dei boschi di proprietà di famiglia che quasi non sappiamo più nemmeno dove siano. Per quel che serve, si va a tagliare dove si arriva comodamente con i mezzi. Pensiamoci, prima di accusare i politici, i media e i poteri occulti: noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto di tutto per evitare che questo incendio si propagasse?