Ma come sono poi andate le cose?

Tra gli addetti ai lavori si continua a parlare di problemi, di crisi, di difficoltà, invece ogni tanto esce il servizio o l’articolo dove pare ci sia il boom del ritorno alla terra, dell’agricoltura/allevamento come unico (o quasi) settore in ripresa. Sarà vero? Ci sarà proprio tutto questo ritorno? Magari sì… ma poi qualcuno torna ad intervistare questi neo-rurali? Ci sarà di sicuro chi andrà avanti e chi invece cambierà di nuovo strada.

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Non sono ancora passati 10 anni dall’uscita del mio libro dedicato ai giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto”, dove intervistavo ragazze e ragazzi tra i 15 e i 30 anni che raccontavano la loro storia, le loro difficoltà, i loro sogni. Le interviste però in effetti erano iniziate 10 anni fa… Più e più volte ho lanciato l’idea sul fatto che potrebbe essere uno studio interessante andare a vedere “che fine hanno fatto”,  ma nessuno ha mai raccolto la proposta. Per chi fosse interessato, il libro è ancora disponibile e lo spedisco io personalmente (contattatemi qui).

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Mattia, il più giovane tra gli intervistati, con la sorella Giorgia, in alpeggio in Valle Stura (CN)

Ho pensato però che si poteva tentare un esperimento: almeno per tutti quelli che sono su Facebook, tenterò di contattarli, chiedendo loro se hanno voglia di rispondere ad un paio di domande su come sono andate le cose. Poi, chi vorrà raccontare qualcosa in più, sarà il benvenuto. Il tutto poi verrà pubblicato qui sul blog, come testimonianza di un “campione” di giovani allevatori.

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Gruppo con numerosi giovani alla fiera di Bobbio Pellice (TO) qualche anno fa

Non ho idea di quale sarà il risultato: alcuni di loro li conosco bene e li incontro ancora di tanto in tanto, le vicende di vita e di lavoro per loro si sono intrecciate, prendendo strade a volte più tortuose, a volte più lineari. Sono nati nuclei famigliari, nuove coppie, bambini che già camminano davanti a mandrie e greggi… Purtroppo qualcuno di loro ci ha anche lasciato. Della vita privata mi racconteranno ciò che vorranno, ma la mia curiosità riguarda soprattutto l’ambito lavorativo.

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Giovani durante una transumanza in Val Germanasca (TO) ai tempi della raccolta di materiale per il mio libro

Sarà l’ennesimo modo per raccontare al pubblico, attraverso le parole dei protagonisti, come vanno realmente le cose. Perché è facile dire “ci sono gli aiuti, ci sono i contributi per i giovani”, oppure credere che in questo settore sia facile costruire un’azienda. E come sono andate le cose per chi partiva dal nulla, senza una famiglia che già facesse quel mestiere? Vedremo chi raccoglierà la sfida… Poi, se ci fossero altri giovani allevatori che vogliono raccontarmi/raccontarci la loro storia scrivendo e mandando delle immagini, saranno i benvenuti!

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Le mie scuse

Sto trascurando non poco queste pagine. Vi chiedo scusa, ma purtroppo il tempo è sempre poco, le cose da fare molte… non riesco nemmeno a dedicarmi ad un nuovo romanzo di cui ho già scritto l’intera trama, ma chissà quando potrò svilupparla in pagine, capitoli…

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I danni del vento, un dettaglio – Vallone di St.Barthélemy, Nus (AO)

Molti sarebbero i temi da trattare, l’altro giorno ho scattato numerose foto che mettevano in evidenza i danni del vento sui boschi anche in altre aree rispetto a quelle del Nord Est (vedi qui nella provincia di Cuneo, in Valle Pesio). Molto ci sarebbe da parlare di questi fatti, delle conseguenze immediate e di quelle che si protrarranno nel tempo, ma non sono argomenti di cui si può scrivere velocemente in cinque o dieci minuti.

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Autunno nei pressi dell’alpeggio Barbonce – Vallone di St.Barthélemy, Nus (AO)

Quelle volte che ho qualche ora libera, o quando decidiamo di prenderci uno stacco dai lavori quotidiani, si va a fare due passi “un po’ più su”, nelle montagne vicine, ma che comunque richiedono il giusto tempo per essere raggiunte. Se si guardasse tutto ciò che c’è da fare, non ci si muoverebbe mai di casa. Ma la vita è una e non si può/deve sempre solo lavorare.

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Pascolo autunnale – Petit Fenis, Nus (AO)

Per fortuna al momento si può ancora pascolare con le capre: un po’ di foglie dei cespugli, ma soprattutto tante ghiande e castagne. Questi ultimi sono alimenti molto nutrienti, quindi non è necessario stare l’intera giornata al pascolo, ma diverse ore, tra mattino e pomeriggio, già sono dedicate a questa attività.

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Primo piano caprino – Petit Fanis, Nus (AO)

Sarebbe bello riuscire a vivere solo scrivendo libri e pascolando le capre come passatempo… Ma per vivere di libri bisogna venderne centinaia di migliaia di copie, per pagarsi le spese e averne di che campare (agli scrittori, specie a quelli non famosi, da un libro vengono in tasca spesso solo pochi centesimi a copia), quindi purtroppo tocca fare anche altro.

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Aghi di larice e riflessi in una pozzanghera di neve sciolta – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Così se ti offrono un lavoro lo accetti, anche se il sogno era un altro. Cercherò di continuare a scrivere libri, anche se vedo che è sempre più difficile riuscire a venderli. Continuerò a fare fotografie, di animali, di montagne, di dettagli del mondo che mi circonda. Ma non so quando e se riuscirò ad aggiornare queste pagine. L’altro giorno un amico mi diceva che “storie di pascolo vagante” ha lasciato un gran vuoto. Purtroppo però quel mondo non è più il mio, quindi non avevo più di che scrivere. Il mio mondo oggi è questo, quello della “mezza montagna dell’uomo”, ma vivendola in prima persona… molto spesso manca il tempo per scriverne. Adesso è così, vedremo in futuro se riuscirò ad organizzarmi diversamente. Voi ogni tanto passate per vedere se c’è qualche aggiornamento, ma… leggete anche i miei libri! Grazie…

Lavoro in alpeggio

Quando c’era il vecchio blog, avevo iniziato a ricevere un numero sempre crescente di e-mail da parte di persone che volevano andare a lavorare in alpeggio, per fare un’esperienza, per un breve periodo estivo, per imparare un mestiere, per cambiare vita e abbandonare la città… Avevo quindi aperto un’apposita pagina dove, via via, inserivo i messaggi. Pian piano poi sono arrivati anche quelli di Italiani e stranieri già pratici del mestiere, che cercavano lavoro. Le aziende che invece avevano bisogno di manodopera tendenzialmente non scrivevano, al massimo consultavano l’elenco di annunci.

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Pastore in alpeggio in Valsavarenche (AO)

Poi quest’anno all’improvviso è cambiato qualcosa. Anche se il blog è chiuso, le pagine degli annunci restano attive (per pubblicare qualcosa, basta mandarmi un’e-mail e io provvedo ad inserire il testo) e, a quanto pare, sono molto consultate. Quest’anno sono aumentati gli annunci da parte di aziende. Aprendo la pagina non ne troverete più tantissimi, perché molti mi hanno scritto dopo aver trovato la persona che cercavano, chiedendo di rimuovere l’inserzione. Però credo ci sia da fare qualche riflessione su questo fenomeno.

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Momenti di lavoro in alpeggio – Val Chisone (TO)

Da una parte c’è forse una crisi nei “canali tradizionali”? Quelli attraverso i quali si trovavano normalmente gli operai? Oppure c’è maggior fiducia per il mezzo virtuale, dopo che qualche collega ha riferito di aver trovato in questo modo gli aiutanti giusti? Quello che so è che molti, quest’anno, si sono lamentati per le grandi difficoltà nel trovare personale per l’imminente stagione d’alpe: sia operai più specializzati, in grado di mungere e/o caseificare, sia pastori.

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Alpeggio nel Vallone di Saint Marcel (AO)

C’è chi si è trovato senza operai quando ormai era ora di salire in alpeggio e chi li ha “persi” strada facendo, rimanendo in difficoltà ora, nel cuore dell’estate. Oltre alle singole vicende che mi sono state raccontate da amici, l’elemento comune di molte storie è stato il contatto con qualcuno che cerca lavoro… ma che poi non si presenta all’appuntamento! Perché? Perché dirsi interessati e poi non rispondere più nemmeno al telefono?

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Alpeggio in alta quota – Valtournenche (AO)

Chi già ha esperienza, sa a cosa può andare incontro, chi invece è semplicemente affascinato dall’idea dell’alpeggio, del lavoro in montagna, a volte si scontra con una realtà diversa da quella attesa. Un discorso molto lungo potrebbe essere fatto sullo stipendio dei pastori (anni fa qualcosa lo avevo scritto qui): in Italia raramente le cifre sono elevate, sicuramente non comparabili con quelle percepite oltreconfine (Francia, Svizzera). L’importante è che i patti siano chiari fin dal principio, pare superfluo invitare alla correttezza da ambo le parti (anche se, ahimè, so bene che non sempre le cose vanno così).

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Vita d’alpeggio a Bonalé – La Salle (AO)

Il lavoro in alpeggio non è facile, a volte le condizioni di vita sono molto spartane (per gli operai come per i datori di lavoro), non si può pensare di fare le otto ore e i giorni festivi. Ma questo dovrebbe essere scontato per chi sceglie questa strada: se vuoi le ferie e la domenica libera, non vai a lavorare con gli animali. La stagione d’alpe dura da maggio-giugno a settembre-ottobre, per quei mesi si richiede impegno esclusivo, totale condivisione di compiti e orari. Qualcuno forse obietterà che non sia “legale” tutto questo: io non conosco le normative in materia, ma credo che nessuno venga obbligato a fare questo mestiere: una volta definita la paga e le condizioni di vita/lavoro in quel periodo, se hai preso l’impegno, dovresti portarlo a termine. Mi auguro che coloro che mi hanno chiesto di togliere l’annuncio abbiano effettivamente trovato dei validi collaboratori che li accompagneranno fino alla fine dell’estate e magari anche oltre…

Scusate l’assenza

Sono passati veramente troppi giorni da quando ho aggiornato l’ultima volta queste pagine. Non è facile avere tempo per tutto e, nelle ultime settimane, alcuni problemi di salute alla schiena rendevano poco allettante anche solo la prospettiva di sedersi davanti al computer.

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Adesso la mia schiena va molto meglio e spero il problema non si ripresenti, anche perché il mese di maggio sarà, oltre che impegnativo, fitto di appuntamenti che mi porteranno pure in altre regioni d’Italia. Perdonatemi se mi leggerete poco qui, però potrete incontrarmi dal vivo. Sabato prossimo, 5 maggio, sarò ad Elva (CN), in Valle Maira, alle ore 17:30, per presentare due dei miei libri.

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La settimana successiva, il 9 maggio, invece a Verrès (AO), in anteprima verrà presentato il nuovo libro “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari”. Ore 20:45 a Maison la Tour, Verrès. Seguiranno altri appuntamenti nelle prossime settimane, che mi porteranno prima in Valtellina (Edolo) e quindi in Veneto (Follina).

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Al pascolo con Grey, mentre Ginseng e Guinnes si contendono le mie attenzioni – Nus (AO)

Come vi ho detto sopra, sto meglio, però (per evitare ricadute) preferisco stare all’aperto e non seduta a scrivere. Anche perché le cose da fare non mancano. C’è da andare al pascolo delle capre, mattina e pomeriggio, perché ormai l’erba non manca più.

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Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

La primavera è esplosa di colpo, in tutto il suo splendore. Ci sono stati alcuni giorni persino troppo caldi, ma adesso siamo tornati nella norma (con anche delle piogge, che nel mese di maggio, non mancano mai). Dopo un lungo inverno e la siccità dell’estate-autunno, vedere tutto quel verde è stato un piacere che non stanca mai! Lo abbiamo accolto quasi con sorpresa, come se non ci ricordassimo più di cosa si trattasse.

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Prati in fiore – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono fioriti gli alberi da frutto, i ciliegi selvatici, i prunus, i peri, i meli… I prati si sono tinti di giallo con i fiori di tarassaco. C’è tutto da fare, fuori, tutti quei lavori che sono stati rimandati perché non era ancora stagione, nell’orto, nel giardino…

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Valanghe in quota – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

In montagna c’è ancora tanta neve, ci sono state molte valanghe nei giorni più caldi, poi ancora altra neve con le precipitazioni di queste ultime ore, seguite da pioggia che sta cadendo anche a quote abbastanza elevate. Molti però parlano già di alpeggio: chi sale iniziando a pascolare nel fondovalle o appena sopra centri abitati a mezza quota, è quasi pronto per partire. Un paio di settimane e poi greggi e mandrie pian piano daranno il via alle transumanze.

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Pascolo tra arbusti e prati abbandonati – Petit Fenis, Nus (AO)

Il pascolo non manca più, dopo mesi e mesi di fatica: chi cercava dove portare i propri animali, chi li nutriva in stalla con scorte di fieno sempre più esigue o con fieno acquistato a carissimo prezzo. Si passano diverse ore al pascolo con gli animali, quando si rientra, manca il tempo per sedersi a scrivere. Un tempo lo facevo anche mentre pascolavo, ma un conto è avere 4-5 capre, un conto un gregge più numeroso! Poi, come avete visto in una delle immagini pubblicate sopra, gli ultimi nati tra i capretti reclamano attenzioni e rendono difficile anche solo la lettura di un libro! Altro che scrivere su di un tablet!

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Cielo grigio e aria di pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Adesso poi è arrivata la pioggia, pare che l’instabilità caratterizzerà per lo meno queste prime settimane del mese. Gli animali mangiano lo stesso, che ci sia sole o che piova, quindi anche con il maltempo non riesco più di tanto a dedicare del tempo a queste pagine… Ogni tanto pubblicherò qualcosa, ma spero proprio che verrete anche ad ascoltarmi nei vari incontri che ci saranno nelle prossime settimane.

Buone feste

Sta finendo il 2017, anno in cui è nato questo blog, trasformazione/evoluzione di “Storie di pascolo vagante“, dove mi avete seguita per ben 10 anni. Non lo sto aggiornando quanto vorrei, in certi momenti manca il tempo, in altri l’ispirazione. Non so in futuro come andrà, ma voi passate ogni tanto di qui a vedere se ho scritto qualcosa.

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Per festeggiare insieme l’anno nuovo, potete venire ad Usseaux (Val Chisone – TO) il 3 gennaio 2018 alle ore 21:00 nel Punto Museo. Presenterò “Capre 2.0”, il mio ultimo libro. Intanto vi anticipo per il 2018 dovrebbe vedere la pubblicazione di due mie nuove opere letterarie: il libro di itinerari in alpeggio in Val d’Aosta per Monterosa Edizioni e il romanzo “Il canto della fontana” (vincitore di Parole di Terra 2017) per Pentagora.

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A questo punto, non mi resta che farvi i miei migliori auguri di Buone Feste. Spero di avere occasione di continuare a girare per pascoli, stalle, montagne, sentieri e potervi raccontare ancora altre storie e riflessioni.

Qualche precisazione

E’ uscito un articolo sul Corriere della Sera… questo, dove si parla di me. Anche se lo leggete con la mia firma, in realtà deriva da uno scritto che ho mandato ad una giornalista che ho incontrato ad un dibattito sulle donne e la montagna… Ho messo giù una sintesi della mia storia, poi ho risposto ad alcune domande che mi sono state poste telefonicamente e… il risultato è quello che potete leggere.

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Gregge in alpeggio – Bardonecchia (TO)

Uso queste pagine per precisare alcuni punti. Innanzitutto, i miei fedeli lettori di “storie di pascolo vagante” (ma soprattutto chi mi conosce personalmente) sanno che il vecchio blog non è stato chiuso “per un trauma”, ma per la cessazione degli stimoli che mi avevano portata ad iniziare a scrivere quei post 10 anni prima. Oggi le esigenze sono altre e vi tengo compagnia su questo nuovo blog.

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Affettuosità di Mistral – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

Purtroppo i titoli (persino quelli dei libri!) raramente sono scelti dagli autori. In questo caso chi ha scelto il titolo ha voluto attribuirmi un ruolo che non mi appartiene! Per carità non sono una scienziata, meno che mai una “scienziata delle capre”, così come non sono una pastora. Preferisco definirmi una narratrice… Lo so, in questo mondo dell’apparire, a giornalisti & C. farebbe più comodo un personaggio diverso, la mia storia sarebbe più “bella” se io avessi messo in piedi un’azienda, allevassi capre o pecore… Ma non fatemi dire quel che non faccio o non penso. Ascolto la gente, osservo, provo a raccontare storie, a volte scrivo usando la fantasia.

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Gregge in alpeggio – Bardonecchia (TO)

E’ vero, continuo a subire i fascino del gregge, anche se forse ho perso un po’ del romanticismo della prima ora nei confronti di certi aspetti del pascolo vagante. Non rinnego nulla del mio passato, ciò che ho oggi deriva da quel che c’è stato negli anni precedenti, nel bene e nel male. La vita va avanti, il futuro sarà quel che sarà, intanto si vive il presente, cercando di trarne il meglio.

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étoile, Biscuit e Pastis – Cumiana (TO)

Perdonatemi, non ho mai usato il termine “cuccioli” parlando della stagione delle nascite di capretti. E’ stato inserito a mia insaputa. Chi mi conosce sa il mio punto di vista al riguardo. Si chiamano capretti quelli della capra, agnelli quelli della pecora, vitelli della vacca ecc ecc. Anche se ho delle capre per hobby e per passione, anche se il mio legame con loro è molto forte, anche se non nego loro vizi e carezze, non li umanizzo e sono pienamente consapevole che non sempre il loro destino potrà essere quello dell’allevamento fino a morte naturale in tarda età.

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Joli coeur reclama attenzioni – Cumiana (TO)

Ciò detto, spero che vecchi e nuovi lettori apprezzino le pagine di questo blog. Magari non sarete sempre d’accordo con me, ma l’invito è sempre quello al dialogo costruttivo, aperto a tutti. Rivolgo il mio benvenuto a tutti coloro che sono recentemente approdati a queste pagine, spero che tornerete a leggere ogni tanto i miei aggiornamenti, storie di allevatori, storie di montanari, mie riflessioni… Spero anche che qualcuno venga ad incontrarmi dal vivo in occasione delle serate di presentazione dei miei libri. Questa sera per esempio sarò a Bobbio Pellice (TO), ore 21:00, Sala Polivalente. Qui potete seguire date e appuntamenti, oppure potete contattarmi per organizzare un evento. Buon proseguimento a tutti!

Perché pascoli e stalle

Se avete letto la stringa che identifica questo blog, avrete notato che si chiama “pascoli e stalle”. Ma perché? In un certo senso è l’evoluzione dal blog precedente, dove si parlava di greggi vaganti, senza una sede fissa, ma in quelle due parole spiego anche le basi del contenuto di queste pagine.

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Narcisi in fiore – Castelnuovo Nigra (TO)

Vi ho detto ieri come qui io intenda parlare di montagna, della montagna di oggi, di quella di ieri, delle sue genti, del paesaggio. E allora partiamo da una delle cose che amo maggiormente, i pascoli. Come dice il nome, la loro origine è legata all’uomo, all’usanza di far pascolare gli animali domestici. Non ci fossero mandrie e greggi, bovini, ovini, caprini, le montagne che ben conosciamo sarebbero molto diverse. Tant’è vero che un pascolo abbandonato si trasforma: viene invaso dai cespugli e poi diventa un bosco.

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Pascoli a Pian delle Nere – Castelnuovo Nigra (TO)

Un bel pascolo è un buon pascolo? Dipende. Queste meravigliose distese di narcisi in fiore che il turista, l’escursionista possono apprezzare nel mese di maggio non coincidono con un buon pascolo per gli animali domestici. I pascoli però sono quel territorio dove sia chi lavora in montagna, sia chi la frequenta per diletto, si incontrano. E’ un luogo piacevole, gradito ad entrambi, anche se per ragioni diverse: uno ci vede il massimo benessere per i propri animali, l’altro ne apprezza il paesaggio, la possibilità di fare un’escursione, di rilassarsi, scattare foto…

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Narcisi in fiore – Castelnuovo Nigra (TO)

I pascoli sono la ricchezza della montagna, lo erano un tempo, lo sono oggi. Gli archivi ci permettono di ricostruire brandelli di storia delle nostre vallate, vie di comunicazione, spostamenti di genti, ma sappiamo anche che per i pascoli già si litigava secoli e secoli fa. A dire il vero anche oggi ci si calpesta per accaparrarseli, ma la finalità non è solo più quella di sfamare mandrie e greggi, bensì quella di percepire i famigerati “contributi”.

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Castelnuovo Nigra (TO)

Poi ci sono le stalle. Perché la vita delle genti di montagna, di valle, di collina, non poteva fare a meno delle stalle. Al piano terra, piccole, basse, affollate, nei villaggi e negli alpeggi alle quote maggiori, c’erano le stalle per gli animali, dove d’inverno andavano anche le persone a scaldarsi, grazie al calore degli animali. L’inverno era duro, lungo, serviva la stalla, serviva il fienile per le scorte di foraggio.

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Stalla abbandonata con bisacce di lana – Castelnuovo Nigra (TO)

La vita, l’economia era quella: certo, c’erano anche i piccoli campi, c’era il legname, c’era chi faceva il commerciante, chi emigrava a cercare fortuna, anche solo stagionalmente. Ma l’animale era la fonte di vita. Brucava l’erba e dava prodotti che, trasformati, servivano a sfamarsi anche quando fuori c’era solo neve e ghiaccio. La pecora, oltre al latte e agli agnelli, dava la lana, importante per fare calze, maglie, materassi. Non come oggi che addirittura viene tosata e trattata come uno scarto.

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Baite e “crutin”, con lana abbandonata – Castelnuovo Nigra (TO)

Non posso fare a meno, ogni volta, di pensare alle fatiche di chi ha costruito queste strutture. Alla vita dura di un tempo. Ma anche a come doveva essere il paesaggio, di come si lottava per strappare ogni fazzoletto di terra utile. Canali che portavano l’acqua, sistemi di fertirrigazione per distribuire il letame sui pascoli partendo dalla concimaia davanti ad ogni baita. Crutin raffreddati dall’acqua, in cui si metteva al fresco il latte…

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Aceri e baite – Castelnuovo Nigra (TO)

E così, partendo dai pascoli e dalle stalle, vi racconterò la montagna che incontro. Non sarà sempre montagna abbandonata e silenziosa come quella di queste immagini, anche se sono questi posti che mi fanno nascere molte riflessioni e interrogativi sul presente e sul futuro di tali territori.

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Sentiero lastricato tra Pian delle Nere e Santa Elisabetta – Castelnuovo Nigra (TO)

Per molti frequentatori della montagna, il bel sentiero è quello che conduce ad un colle, ad una vetta. Io mi lascio affascinare dalle mulattiere, dai tratti di sentiero dove le pietre sono state disposte in modo che gli animali potessero agevolmente superare una pietraia senza azzopparsi.

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Iniziali e data sul gradino di una baita – Castelnuovo Nigra (TO)

E così, durante le mie gite, devio dal sentiero principale per seguire il richiamo di quelle pietre che parlano. Spesso le uniche “parole” certe sono delle date, delle iniziali, quindi devo affidarmi soprattutto alle sensazioni evocate per immaginare quella che poteva essere la vita lassù. La cosa migliore sarebbe incontrare qualcuno, qualcuno che sappia ancora raccontare qualcosa della vita di un tempo, della storia di quelle pietre.

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alpeggio – Castelnuovo Nigra (TO)

Poche sono le baite ancora utilizzate: non ci sono più tante famiglie, ciascuna con il suo piccolo gruppo di animali, qualche vacca, qualche capra, un piccolo gregge. Oggi, delle decine di costruzioni che si incontrano, solo qualcuna è in buone condizioni: i segni dell’utilizzo estivo da parte di un pastore possono essere una vasca da bagno, i picchetti rotti delle reti, cordini che tengono chiusa la porta, un sacco di nylon a coprire una finestra. Basta un unico gregge o una mandria a brucare tutti quei pascoli, d’estate. Le stalle invece restano vuote, sono troppo piccole per ospitare tutti quegli animali, ma con pochi animali non si riesce più a vivere, nemmeno a sopravvivere facendo una vita dura come quella di un tempo.