Appena oltre confine, tutto cambia

La stagione estiva volge al termine, a breve mandrie e greggi scenderanno, chi ha più erba riuscirà a fermarsi magari fino a fine mese, inizi di ottobre… per altri invece è questione di giorni. Prima del ritorno degli animali, volevo ancora fare una gita in Svizzera. Il confine non è lontano, così semplicemente basta scegliere una meta appena dietro la cresta, non più distante di altre località della Valle.

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Val Ferret – Valais, Svizzera

Dicevo di aver bisogno di cambiare paesaggi, anche se questi non sono così diversi da quelli nostrani. Quel che cambia spesso è la cura del paesaggio, il modo con cui viene gestito. Non c’è bisogno delle onnipresenti bandiere rossocrociate per capire che si è in terra elvetica. Nell’alpeggio al fondo della strada asfaltata si può mangiare un assortimento di prodotti locali, ma i prezzi, al cambio vigente, fanno rabbrividire un Italiano, che con la stessa cifra in patria può scegliere un ristorante di lusso e non una fonduta o una raclette seguita da un dolce. E’ cara, la Svizzera? Per noi sì, ma… non sarà che, in questo caso, semplicemente si pagano i prodotti al giusto prezzo?

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Lacs de Fenêtre – Val Ferret, Svizzera

La gita ha come meta degli splendidi laghetti alpini. A quelle quote non ci sono più animali, i pascoli sono già stati consumati da un gregge di pecore, a giudicare dalle tracce rimaste.

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Fioritura di eriofori ai Lac de Fenêtre – Val Ferret, Svizzera

Ci sono però numerosi animali selvatici (stambecchi, pernici) e distese di ciuffi bianchi: non più pecore, ma le infiorescenze degli eriofori intorno ai laghi e ai ruscelli.

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Alpeggio Plan de la Chaux – Val Ferret, Svizzera

Sulla via del rientro, facciamo una deviazione per passare accanto alle mandrie al pascolo. Nei pressi dell’alpeggio era parcheggiata un’auto con targa italiana, quindi ci si poteva aspettare qualche operaio che, dal nostro paese, era andato in là a far la stagione. Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno via via crescente. Spesso si tratta di allevatori che mandano in alpeggio presso terzi i loro animali e vanno a guadagnare uno stipendio oltreconfine. E così nei nostri alpeggi lavorano operai rumeni, albanesi, marocchini… e in Svizzera troviamo pastori valdostani, piemontesi, lombardi…

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Mandria al pascolo – Val Ferret, Svizzera

La mandria è composta interamente da bovine di razza d’Herens, molto apprezzate da queste parti soprattutto dagli appassionati delle battaglie. Qui trovate il sito degli allevatori di questa razza, dove potete vedere i risultati dei combats, gli alpeggi dove vi sono mandrie come questa, le date dei prossimi combats, ma anche la situazione nei vari alpeggi. Cosa significa? Andiamo con ordine, ce lo spiegherà il pastore!

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Luciano toglie il filo che suddivide il pascolo – Val Ferret, Svizzera

Il guardiano della mandria in quel momento stava dando il pezzo per il pascolo pomeridiano/serale. Dopo un primo scambio di battute in Francese, si scopre non solo la provenienza comune, ma ci si riconosce pure! E così ha inizio una lunga chiacchierata in cui vengo a sapere tante cose su come funziona qui l’alpeggio.

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Un bell’esemplare di razza d’Herens – Val Ferret, Svizzera

Il pastore che sta al pascolo costantemente con la mandria, tra le sue mansioni ha anche il compito di scrivere su un quaderno ogni giorno chi è la regina. Gli animali sono tutti identificati con una placchetta numerata attaccata al collare che sorregge la campana. Bisogna osservare i combattimenti che avvengono durante il giorno e segnare chi vince e chi perde. Avere la regina dell’alpeggio è un grande prestigio per l’allevatore, ma alla soddisfazione morale si aggiunge quella economica, visto che gli appassionati arrivano a spendere anche 30.000 CHF per acquistare una regina.

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Non sono i cinghiali a scavare questi buchi nei pascoli, ma le reines mentre mostrano la loro forza! – Val Ferret, Svizzera

Si guarda la bellezza, si guarda la forza dell’animale. E’ una questione di passione. E così allevatori e appassionati vanno in alpeggio a vedere quando, per la prima volta, gli animali escono insieme al pascolo e iniziano i combattimenti per stabilire le gerarchie. Poi ci sono invece i combats organizzati, così come avviene in Valle d’Aosta.

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Luciano e una delle bovine in cerca di attenzioni – Val Ferret, Svizzera

Il motivo per cui i Valdostani sono così apprezzati negli alpeggi del Vallese è anche il fatto che conoscono questa razza, il suo particolare comportamento, ma anche condividono questa passione. “Qui gli alpeggi sono dei consorzi, la gente è davvero precisa e corretta. Lo stipendio è più che buono, paragonato a quello che rende ormai questo mestiere da noi… Ci pagano un tanto al mese, in più abbiamo un tot per andare a comprare da mangiare. Da noi certe cifre te le sogni, il prodotto non vale più niente. Una vacca da macello qui viene pagata 10 CHF/kg.” (In Valle d’Aosta ci si aggira sui 2-2,5 €/kg, fate voi il paragone!)

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Plan de la Chaux – Val Ferret, Svizzera

In Svizzera la vita è più cara che da noi, basta entrare in un qualsiasi negozio e guardare i prezzi del formaggio o della carne. Ma è sufficiente, come vi dicevo prima, dare uno sguardo al menù accanto all’alpeggio al fondo della strada sterrata, dove si possono gustare alcuni piatti tipici, dai taglieri di salumi e formaggi alla fondue o la raclette. Sono prezzi esagerati? Per noi… sì, ma sono anche prezzi giusti, proporzionati al lavoro che c’è dietro ai prodotti, alle materie prime. Non ha senso che, in Italia, un formaggio di montagna, d’alpeggio, costi solo pochi euro più di un insapore formaggio di caseificio industriale.

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Luciano e il suo cane – Val Ferret, Svizzera

Luciano ci mostra dove la mandria si abbasserà a breve, per concludere la stagione. “Nell’altro alpeggio sopra ci sono i manzi, lì c’è un ragazzo francese che si occupa di pascolarli. Prende 150 CHF al giorno. All’inizio queste erano quasi tutte da mungere, ma ormai siamo alla fine e alcune partoriranno ad ottobre. Qui facciamo formaggio Raclette. Ci sono animali da diversi proprietari, ci può essere quello che ne ha tante, magari anche 40, ma c’è chi ne ha anche solo 3 o 4. Conosco un allevatore che ha 5 vacche di queste nere, poi una decina di vacche da latte. Con questi numeri ha fatto una stalla da un milione di franchi, tira su una famiglia e ha anche un dipendente. E’ vero, in Svizzera danno i contributi, ma il paesaggio è tutto tenuto alla perfezione. Guarda giù per la valle come sfalciano i prati fin sul bordo della strada e fin contro il bosco…

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Sistema per lo spandimento dei liquami nei pascoli già utilizzati – Val Ferret, Svizzera

Gli allevatori pagano 400 CHF per bestia a mandarle su in alpe, ma poi se vengono a fare dei lavori per l’alpeggio, segnano le ore, le giornate di lavoro, e scalano dalla cifra da pagare. Oppure c’è quello che porta su la legna. C’è davvero grande correttezza in tutto.” Dopo questi discorsi, verrebbe davvero voglia di fare lo stesso, di passare il confine per fare la stagione. Forse, con i soldi guadagnati in alpeggio, non ce la faresti a vivere là, ma sicuramente sono buone cifre da portare in Italia. Ma il punto non è questo… Ciò che non funziona è che, in Italia, le piccole aziende (di montagna e non) soccombono, non riescono a vivere solo del loro (duro) lavoro. I prodotti (carne, latte, latticini) vengono venduti a prezzi irrisori che talvolta non pagano nemmeno le spese necessarie per ottenerli, senza contare le ore di lavoro, che in questo mestiere devono andare sotto il nome di “passione”. Non va bene, e non va bene nemmeno appoggiarsi a quei contributi che oggi ci sono, domani chissà, e che troppo spesso fanno più male che bene, falsando il mercato l’intero sistema.

…per chi volesse assistere alla sfilata di mandrie e greggi di questa vallata, l’appuntamento è a La Foully il 22 settembre

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I segni dell’inverno

Finalmente sembra essere tornato un po’ di sole qui sul Nord Ovest. Tutta l’acqua che abbiamo invocato la scorsa estate/autunno è poi arrivata… ma tra maggio e giugno. Non una cosa del tutto anomala, io da bambina mi ricordo spesso dei mesi di maggio piovosi e qualche anno fa ci fu un inizio stagione d’alpeggio molto umido. Comunque, non è di questo che vi volevo parlare.

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Prime ore di pascolo in alpeggio – Praz Croux Désot, Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Mentre in pianura e sui fondovalle ferve l’attività di fienagione, per alcuni rimandata anche troppo a lungo, le montagne hanno ripreso a risuonare di campane e campanelle, muggiti e belati, abbaiare di cani e richiami dei pastori. Chi prima, chi dopo, ormai sono quasi tutti saliti in alpeggio con mandrie e greggi.

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Pascoli della Tsa de Fontaney – Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Da una certa quota in su, l’erba è ancora molto bassa. Però è normale anche quello, sono state le scorse stagioni ad essere anomale, con primavere anche troppo anticipate. D’altra parte un tempo la salita tradizionale in alpeggio avveniva quasi ovunque nella terza settimana di giugno.

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L’ultima neve è appena sciolta sopra i 2200-2300 m – Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Non a caso un tempo gran parte degli alpeggi era organizzata con diversi tramuti, di modo che a inizio stagione si iniziava a pascolare in basso, salendo poi alle quote più alte solo a fine luglio, inizi di agosto. Questo sistema è ancora praticato in alcune aree, mentre altrove non tutte le baite sono più in uso, oppure i pascoli sono stati suddivisi, smembrati, così c’è chi si trova in difficoltà, poiché ha sì l’alpeggio, ma fatica a trascorrervi tutta la stagione.

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Innevamento in quota – Vallone di St.Barthélemy (AO)

Non è un male che in alto ci sia ancora tanta neve. Questa scioglierà man mano, garantendo acqua anche qualora dovesse smettere di piovere, ma facendo anche sì che l’erba esca poco per volta. Quando gli animali arriveranno quassù, il pascolo sarà ancora verde e fresco, consentendo loro di trascorrere una buona stagione.

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Valanga sulla strada che sale alla Conca del Prà – Bobbio Pellice (TO) – (foto M.Verona)
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Vegetazione abbattuta dalla neve o trascinata dalle valanghe sulla pista – Vallone di St. Barthélemy (AO)

Non tutto però è positivo. L’inverno ha lasciato anche alcuni strascichi che complicheranno la stagione per molti. Si va dalle strade ancora ingombre dalle valanghe, per le quali si è dovuto intervenire con i mezzi meccanici, a quelle che sono state gravemente danneggiate dalle stesse valanghe o da frane successive.

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Segni del passato inverno nella Conca del Prà – Bobbio Pellice (TO) – (foto M.Verona)

Dove le valanghe hanno accumulato tanta neve, anche a quote non così elevate l’erba è ancora molto indietro. Qui non si può ancora salire con gli animali, non avrebbero niente da mangiare… Tocca attendere ancora in stalla o nei prati che dovrebbero venire sfalciati, non pascolati!

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Detriti lasciati dalle valanghe sui pascoli della Conca del Prà – Bobbio Pellice (TO) – (foto M.Verona)
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Tronchi, rami e sassi ingombrano i pascoli – Vallone di St. Barthélemy (AO)

E poi ci sono molti pascoli quasi completamente ricoperti da tutto ciò che la forza delle masse nevose distaccatesi dai versanti hanno trascinato a valle: rami, tronchi, alberi interi, sassi, terra. Qui occorrerebbero squadre di persone che vadano urgentemente a ripulire tutto, prima che l’erba cresca. Il pascolamento quassù altrimenti sarà molto difficile… e comunque ci sarà meno da mangiare delle stagioni precedenti.

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La valanga è arrivata fin sulle case di Partia d’Amount – Bobbio Pellice (TO) – (foto M.Verona)

Per finire, ci sono gli edifici. Generalmente sono stati costruiti dove le valanghe non dovrebbero arrivare, ma può succedere che l’evento sia così eccezionale da interessare anche costruzioni che da secoli resistono nello stesso posto. Oppure è stato il peso della neve a farli crollare. Comunque, per qualcuno ci sarà anche questa difficoltà da affrontare, quest’estate (a tal proposito, leggete anche questo articolo).

Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta

Eccomi di nuovo a parlarvi di un nuovo libro. Proprio stamattina, dalle mani degli editori, ho ritirato le primissime copie della mia nuova fatica letteraria. Andrà in distribuzione in questi giorni, quindi dopo il 20 aprile dovreste iniziare a trovarlo on-line, a fine mese arriverà anche nelle librerie, ma… potete già andare a prenotarlo!

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La copertina

“Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari” MonteRosa Edizioni (prezzo di copertina 24,50€) è la mia nuova opera. Posso dirmi davvero soddisfatta del risultato. Forse non dovrei, come Autrice, ma un libro è un lungo “viaggio”: le frasi preliminari, la raccolta delle informazioni, le “uscite in campo”, le interviste, la raccolta di tutta la documentazione per i testi introduttivi, la scrittura… poi le revisioni delle bozze, la scelta delle foto. Dopo il tutto passa alla casa editrice per l’impaginazione e le revisioni successive. Infine io avevo ricevuto una versione digitale dell’opera. Mi piaceva, ma poi bisognava vedere come avrebbe “reso” una volta stampato. E’ stato dato il giusto risalto alle immagini, stampate su carta lucida e… non posso che complimentarmi con gli Editori. Spero che piaccia altrettanto anche a voi lettori!

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Plan de Breuil – Ollomont (AO)

Ma che cos’è questo libro? Cosa ci trovate all’interno? Innanzitutto, trovate per l’appunto 23 itinerari escursionistici, da affrontare principalmente a piedi (alcuni si prestano anche per la MTB, ma l’utente “tipo” è un camminatore), con diversi gradi di lunghezza. Questi vi porteranno a scoprire un po’ tutta la Valle d’Aosta, dalla Bassa, alla Media, all’Alta Valle, nei sui angoli più o meno conosciuti, con i suoi meravigliosi panorami alpini.

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Vallorsiére -Vallone di St. Barthelemy, Nus (AO)

Ogni itinerario raggiunge non una cima, un colle, ma uno o più alpeggi. Alcuni vengono sfiorati, in altri ci si ferma. Si tratta ovviamente di una minima parte del gran numero di alpeggi ancora attivi sulle montagne della Val d’Aosta. Poi l’escursionista può proseguire per vedere laghi, pranzare o pernottare in un rifugio, arrivare ad un colle (secondo le indicazioni fornite anche nel testo), ma la meta principale normalmente è proprio l’alpeggio.

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Fontine – Alpe Djouan, Valsavarenche (AO)

Lo scopo principale del libro è quello di condurre gli escursionisti alla scoperta e all’acquisto dei prodotti caseari degli alpeggi: Fontina, ma non solo! Nella prefazione, tra i vari aspetti trattati, vi è la storia e l’origine del nome di quello che è il formaggio più conosciuto della valle. Negli alpeggi però potremo trovare anche molto altro, spaziando tra la tradizione e le innovazioni.

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Vacche al pascolo sopra alla Tsa de Fontaney – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

Nel libro, e lungo gli itinerari, incontreremo ovviamente gli animali al pascolo. Bovini soprattutto, ma anche capre e pecore. Si parla delle razze, del perché vengono scelte, delle loro caratteristiche e anche di come gli escursionisti devono comportarsi in loro presenza. Non li vedremo fuori in qualsiasi ora del giorno, e anche questo vi verrà spiegato…

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Al pascolo nel Vallone di San Grato – Issime (AO)

Ho voluto dare molto spazio però soprattutto agli allevatori, ai loro aiutanti, alle persone che si incontrano negli alpeggi e sui pascoli. Sarà attraverso le loro parole che il lettore potrà andare alla scoperta di questo mondo, delle sue tradizioni, ma anche di come è cambiato e sta cambiando in questi ultimi anni. Si parla molto di passione, ma anche di difficoltà legate alla burocrazia, alle normative sulla lavorazione del latte, al valore dei prodotti non proporzionato allo sforzo che permette di ottenerli. Ci sono giovani, famiglie, anziani, operai dal Marocco e dalla Romania, ciascuno con la propria storia e le proprie esperienze.

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Comboé, la cappella e la casa parrocchiale – Charvensod (AO)

Infine, quasi ogni itinerario prevede anche la scoperta di aspetti storici, archeologici o naturalistici: siti minerari, sculture lignee, architettura Walser e così via. Insomma, un libro che spero soddisfi un pubblico molto vasto. Il mio obiettivo principale nello scriverlo è stato soprattutto quello di avvicinare due dei principali gruppi di utenti della montagna estiva: chi ci va per lavoro, salendo in alpe con mandrie e greggi, e chi la sceglie come luogo di svago per una gita, per un trekking, per un soggiorno. Scriverlo, ma soprattutto “farlo” recandomi in ciascuno dei luoghi descritti, per me è stata una bella avventura, che mi ha permesso di conoscere meglio questa regione e i suoi allevatori, instaurando anche nuovi rapporti di amicizia.

A questo punto, non vi resta che leggerlo! La prima presentazione ufficiale sarà a Verrés ad inizio maggio (seguiranno comunicazioni sulla data e sul luogo esatto). Potrete trovare copie del libro anche alle presentazioni già in programma delle altre mie opere. Per chi invece fosse interessato ad organizzare una serata dedicata a questo testo… come sempre, contattatemi!

Scegliamo la copertina!

E’ arrivato il momento conclusivo per il libro a cui ho lavorato in questi mesi: l’estate per raccogliere foto e interviste, l’autunno e l’inverno per documentarmi e scrivere i testi. La mia nuova “fatica” sugli alpeggi della Valle d’Aosta dovrebbe uscire per gli inizi di maggio. Si tratta di un testo contenente 23 itinerari escursionistici che conducono il turista alla scoperta degli alpeggi valdostani, preferibilmente dove di produce e vende formaggio. “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta” sarà edito da MonteRosa edizioni.

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Scelta 1: Valtournenche, alpeggio La Manda
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Scelta 2: Laghi di Djouan, Valsavarenche 

Qui trovate il sondaggio dove votare. Sarebbe molto gradito un commento in cui mi spiegate la motivazione della vostra scelta. Grazie mille!

 

AAA Alpeggio cercasi

L’anno nuovo è appena iniziato, i pascoli di montagna finalmente riposano sotto metri di neve e se ne attende ancora in abbondanza proprio nei prossimi giorni. Perché allora parlare di alpeggi adesso?

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Colle del Colombardo – Val di Susa/Val di Viù (TO)

Perché per il giorno in cui la neve sarà sciolta e l’erba inizierà a “muoversi”, gli allevatori che praticano la transumanza e monticano in alpeggio, devono avere una sede dove salire con le proprie bestie. E non per tutti questo è così scontato.

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Fabbricato d’alpeggio – Chianocco, Val di Susa (TO)

Recentemente mi è capitato di ricevere diversi messaggi da amici e conoscenti che si rivolgono a me per sapere se per caso io sia informata dell’esistenza di qualche alpeggio libero. “Tu che giri, magari sai qualcosa… in Piemonte o anche in Val d’Aosta…“. Immaginatevi cosa possa voler dire per un allevatore non avere la certezza di dove porterà i propri animali nella stagione estiva! Rimanere in pianura… o in fondovalle… a mangiare cosa? A tenere le bestie in stalla d’estate?? Oppure doverle mandare ad altri… C’è sia l’aspetto economico, sia quello sentimental-psicologico! Chi fa questa vita da sempre, si sente morire al pensiero di non poter salire in alpeggio.

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Pascoli salendo al Col de Larche – Francia

Ma perché, potrebbero chiedermi i non addetti ai lavori, chi è già in alpeggio non continua ad andare nello stesso posto, stagione dopo stagione? Dovete sapere che vi sono alpeggi di proprietà, per cui quindi non si pone il problema, alpeggi privati o consortili, che vengono affittati agli allevatori con trattativa diretta, e alpeggi pubblici (in Piemonte per lo più comunali, ma esistono anche alpeggi di proprietà regionale, per esempio in Lombardia). Questi ultimi generalmente vanno all’asta alla scadenza del contratto, quindi non è detto che l’affittuario attuale riesca ad aggiudicarseli nuovamente. Esiste il diritto di prelazione, ma la cifra da sborsare è quella che ha vinto l’asta… e potrebbe essere anche troppo elevata per l’allevatore.

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Pascoli di inizio stagione – Pian della Mussa, Valli di Lanzo (TO)

Il problema principale è legato alla solita questione dei contributi: non è che oggi non si trovino alpeggi perché il numero degli allevatori è in crescita! La questione è che vi sono territori d’alpe (anche molto vasti) che vengono affittati da chi allevatore non è, ma prende i pascoli e ci mette sopra degli animali per beneficiare di ingenti somme di denaro. Oppure, vi sono allevatori che si sono ingranditi notevolmente e necessitano di anche più di un alpeggio per collocare tutti i loro capi di bestiame. Anche loro beneficiano dei contributi, che permettono loro di essere più competitivi dei medio-piccoli allevatori. E i contributi spingono alcuni ad ingrandirsi anche oltremisura, affittando altri alpeggi dove metter su i propri capi, affidati a personale stipendiato.

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Mandria al pascolo – Valle di Champorcher (AO)

Ecco allora che il giovane che vuole iniziare ad andare in alpeggio (o come nuovo allevatore o dividendosi dalla famiglia) non trova niente di libero. Oppure si tratta del piccolo allevatore che vive in valle, che non è sceso nella pianura ad affittare cascine, che non si è ingrandito fino ad avere centinaia e centinaia di capi. Quello che si arrabatta con i propri animali, produce formaggio, sempre sul filo della sopravvivenza, ma mantiene anche in vita la propria valle, pascolando in bassa quota in primavera e autunno, tagliando il fieno in estate.

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Reveraz désot – Valgrisenche (AO)

Qualche giorno fa un amministratore mi diceva che, nello scorso anno, gli affitti degli alpeggi sono stati l’entrata principale per il suo Comune. Non fatico a crederlo, gli alpeggi sono sempre stati una delle principali ricchezze del territorio alpino, solo che oggi non lo sono più per i loro prodotti (formaggi, lana, carne), ma per ciò che mettono in moto questi meccanismi economici che davvero risultato incomprensibili a chi guarda dal di fuori senza conoscerne i dettagli. Gli alpeggi affittati a caro prezzo, quale ricchezza portano? Soldi per le casse comunali… ma non portano territorio vivo, non portano giovani famiglie, non portano produzione e vendita di latticini sul posto… Morale della favola, non ho mai una risposta per chi mi chiede se conosco un alpeggio libero. E mi fa male doverlo dire a coppie di giovani nei cui occhi brilla la passione, la voglia di fare…

Due settimane in Valle Po

Scusatemi per la mia scarsa presenza su queste pagine… il meteo si mantiene fin troppo “bello”, quindi è più facile che io sia all’aperto! Inoltre vi sono gli impegni “editoriali”. Vi comunico ufficialmente che “Capre 2.0” (Blu Edizioni) sarà in vendita nelle librerie e on-line a partire dal 24 ottobre prossimo. Inoltre cercherò di partecipare alle principali fiere e rassegne di settore che si terranno dalle mie parti nelle prossime settimane. Per un libro che esce (dopo mesi di lavoro), ce n’è un altro che incombe, quindi sto iniziando a concretizzare il lavoro sul campo dei mesi scorsi, per dare lentamente forma alla mia prossima opera. Permettetemi poi di rendervi partecipi di una notizia appresa da poco: un mio romanzo inedito, “Il canto della fontana”, è tra le opere finaliste del premio letterario “Parole di terra”. L’esito lo sapremo l’11 novembre…

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Pascoli sopra a Ciampagna – Valle Po (CN)

Dopo questa lunga premessa, torniamo ai temi di questo blog. L’altro giorno ho fatto una veloce gita in Valle Po. Essendo un giorno infrasettimanale e avendo scelto una zona lontana dagli itinerari più classici, non pensavo di incontrare nessuno.

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Edifici restaurati, Ciampagna – Valle Po (CN)
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Edificio abbandonato lungo la strada asfaltata, Ciampagna – Valle Po (CN)

A questa stagione amo particolarmente frequentare quelle quote, è la fascia di montagna dell’uomo che un tempo era abitata stabilmente tutto l’anno. Oggi, anche se fortunatamente non tutto è stato abbandonato, pare che i restauri riguardino soprattutto delle seconde case.

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Ciampagna – Valle Po (CN)
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Baite crollate, Anbournet, Valle Po (CN)

Nella frazione più bassa dei muratori erano impegnati a ristrutturare un edificio lungo la strada, ma il mio itinerario invece attraversava borgate silenziose. Man mano che salivo, i grumi di case erano sempre più intatti per quel che riguarda i segni del XXI secolo (niente plastica, cemento, nylon), ma spesso mi capitava di dover scavalcare i muri crollati a terra.

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Baita con affresco di Giors Boneto, Ciampagna – Valle Po (CN)

Salivo seguendo la stretta stradina, che proseguiva asfaltata fino all’ultima frazione. La strada passava a metà tra i vari nuclei di baite, io deviavo di volta in volta su antiche tracce per andare a vederli tutti.

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Anbournet, Ciampagna – Valle Po (CN)

La mano dell’uomo e i magici tocchi della natura in questa stagione possono regalare scorci unici. Mi spiace per quelli che idealizzano una natura senza l’uomo. Questo panorama, senza le baite in pietra, non avrebbe lo stesso fascino! E se l’uomo non continuasse a pascolare con mandrie e greggi questi territori, in questo aridissimo autunno qui ci sarebbe solo una fitta coltre di alte erbe secche e cespugli impenetrabili.

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Castello Stockalper, Brig – Svizzera

Poco oltre ho fatto un incontro inaspettato: una giovane coppia di turisti svizzeri che stavano trascorrendo qui le loro ferie (per noi fuori stagione, ma per loro splendidamente azzeccate per il clima, i colori e la tranquillità). Un po’ in Inglese (parlato da lei), un po’ in Italiano (parlato da lui), mi hanno raccontato di provenire dal canton Vallese, da Briga.

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Il Monviso da Ciampagna, Ostana – Valle Po (CN)

Sono luoghi che personalmente apprezzo molto, per i panorami, l’ordine e la pulizia, gli itinerari ben segnati, le architetture… loro invece erano entusiasti della Valle Po, che stavano girando da due settimane. “C’è così tanto da vedere…“. Avevano fatto il giro del Monviso dormendo nei bivacchi invernali perché ormai i rifugi sono chiusi. A Chianale “…bellissimo villaggio!” non avevano trovato nessuna struttura ricettiva ancora aperta, così erano dovuti scendere fino ad un bed&breakfast di Pontechianale.

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Traccia di sentiero con ometti per il Colle delle Porte – Valle Po (CN)

Abbiamo proseguito per un tratto insieme, poi le nostre strade si sono divise. Io, consultando la mappa, ho imboccato un sentiero che pensavo ben tracciato (linea rossa continua), mentre si è rivelato evanescente, percorribile solo grazie agli ometti di pietra prima e al passaggio delle vacche più in alto.

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Meire Coumpercie, baite e recinti, Crissolo – Valle Po (CN)

Qua e là lungo il mio cammino o nei valloni di fronte a me, segni di quando la montagna era molto più viva e gestita. Guardate ad esempio i recinti in pietra usati un tempo per ricoverare gli animali (capre e pecore da mungere, presumo) nei pressi delle Meire Coumpercie. Qui d’estate sale ancora un gregge, ma ormai i recinti sono quelli con le reti mobili e le batterie…