Panoramica stagionale

La stagione sta finendo… no, non parlo della primavera. Sta arrivando alla fine il periodo in cui abbiamo gli animali qui a casa, sta per iniziare la stagione d’alpeggio. Tutti si lamentano, quest’anno siamo in ritardo, chi è salito “alla solita data” immagino stia faticando a riempire gli animali, se si trova ad alta quota. Ma forse erano gli anni scorsi ad essere anomali, con inverni e primavere fin troppo caldi. D’altra parte, la stagione d’alpe un tempo non andava da San Giovanni a San Michele?

I prati quasi pronti per lo sfalcio e un cielo estremamente variabile caratterizzano questo inizio giugno – Nus (AO)

Parlando di date, oggi è San Medardo, giorno “di marca”. Se piove oggi, pioverà per quaranta giorni. Due gocce le ha già fatte, su verso gli alpeggi il cielo è nero, tuona… Chi lavora in agricoltura, quest’anno si lamenta non poco, per il tempo. Si lamenta il contadino, l’allevatore, l’apicultore, il vignaiolo. Gelo, grandine, siccità, forti temporali, sbalzi improvvisi e fenomeni molto intensi, tutto un insieme di condizioni non favorevoli.

Pascolo a 1000m nel mese di novembre – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma come sono andati, questi mesi? Bisognerebbe guardare grafici, millimetri di precipitazioni, temperature medie, ma per quello ci sono i siti specializzati. Io vi faccio una panoramica di immagini, ricordi e sensazioni. Gli animali sono rientrati in autunno, tra fine settembre e inizio ottobre, dopo una stagione d’alpeggio decisamente siccitosa, specialmente nell’ultimo periodo. I prati dov’era stato tagliato il fieno però erano stati regolarmente irrigati, così si è potuto pascolare fin oltre gli inizi di novembre. In quel periodo iniziavano i parti delle vacche, così man mano qualcuna rimaneva in stalla… L’erba è terminata approfittando di belle giornate anche più miti del normale. Dopo, al pascolo, sono rimaste le capre.

La prima nevicata di inizio dicembre – Petit Fenis, Nus (AO)

A dicembre la neve è arrivata abbastanza presto, si pensava che questo potesse significare un lungo inverno con gli animali in stalla e l’erba a riposare sotto la coltre gelata. Non è stato così.

Pascolo in una bella giornata di sole nel primo giorno d’inverno – Petit Fenis, Nus (AO)

La neve se n’è andata, altra è caduta, si è sciolta e avanti così, in un’alternanza di giornate di sole, vento e ancora altre precipitazioni. Niente però di così duraturo e, soprattutto, in grado di fornire una buona scorta d’acqua al terreno. Molto spesso è stato il vento a portarla via, più che non il sole a scioglierla.

Quattro passi nella neve, dopo aver pascolato un po’ nel bosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche se c’era la neve, si riusciva a pascolare nel bosco, dove le capre brucavano avide le foglie dell’edera. Ovviamente in stalla le aspettava anche un po’ di fieno e di fioccato, ma uscire faceva bene, anche perché le pance crescevano e si avvicinavano le prime nascite.

Prima uscita dei capretti nati a gennaio – Petit Fenis, Nus (AO)

Ecco allora, a fine gennaio, dopo qualche giorno in stalla durante il primo periodo dei parti, una bella giornata mite in cui fare la prima uscita con il gregge al completo. In quella stagione le capre sono poco esigenti, mangiano qualunque cosa, dalle foglie secche a quel poco di erba che fa capolino nei prati.

Nebbia sul fondovalle – Petit Fenis, Nus (AO)

Febbraio è un mese strano, è ancora inverno, ma non è inconsueto avere belle giornate, anche abbastanza miti, specie se soffia il vento di foehn. Quest’anno invece ha fatto la sua comparsa più volte la nebbia, a coprire interamente il fondovalle, regalando a chi era al di sopra scorci magici.

Nebbia, freddo e galaverna – Petit Fenis, Nus (AO)

In un susseguirsi di sbalzi, ecco giornate gelide con nebbia, nuvole basse e arabeschi di galaverna che hanno decorato ogni cosa. Ma il mese non era ancora finito…

Sfinite dal caldo, a cercare un’ombra che non c’è ancora – Petit Fenis, Nus (AO)

E così ecco quelle che ricordo come le giornate più faticose al pascolo, con un caldo innaturale, il cielo velato da sabbia sahariana, le capre che pativano la sete e cercavano riparo dal sole in un pomeriggio invernale ancora breve. Come si faticava a rientrare a casa, in quei giorni. Bisognava girare per trovare qualcosa da mangiare, febbraio è un mese avaro, ma ogni salita causava fiatone e costava una gran fatica.

Pascoli aridi attendendo una pioggia che non arrivava – Petit Fenis, Nus (AO)

A marzo la pioggia non voleva saperne di arrivare. Il verde era una tenue illusione nei prati di fondovalle che si scorgevano in lontananza. Dove andavano al pascolo le capre c’era poco/niente. Le previsioni si ostinavano a mettere un bel sole giallo. Non era bello uscire al pascolo, gli animali faticavano sempre più, anche quando doveva essere la stagione in cui arrivava l’erba nuova. In quei giorni ho capito davvero cosa intendono i pastori quando dicono che il momento migliore è veder rientrare gli animali “ben pieni” la sera. Mancava quella soddisfazione…

Fine marzo, ancora siccità – Petit Fenis, Nus (AO)

Il calendario diceva che la primavera era iniziata, ma non si vedevano cambiamenti. C’erano giornate più miti, altre più fresche, ma della pioggia non si vedevano tracce.

Due immagini degli inizi di aprile – Petit Fenis, Nus (AO)

Arrivò anche aprile. Con un po’ di ritardo rispetto agli anni precedenti, iniziò anche la fioritura di alberi e cespugli, ma era sotto tono, meno brillante del solito, forse perché non c’era il contrasto con il verde che avrebbe dovuto tingere i prati. Alla sera, al rientro in stalla, bisognava ancora dare del fieno, perché raramente le capre erano riuscite a riempirsi a sufficienza la pancia.

I pascoli degli alpeggi già privi di neve – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

E in montagna? Anche i pascoli degli alpeggi stavano patendo questo clima. Molti erano già completamente scoperti, la neve se n’era andata, erano iniziate le fioriture. Ma poi le temperature si erano nuovamente abbassate, così il terreno veniva colpito duramente dal gelo durante la notte e non solo.

Irrigazione a pioggia in una gelida mattinata di vento (7 aprile 2021) – Petit Fenis, Nus (AO)

…e il freddo si abbassò fin qui, a 1000m, ma anche più in basso, nel fondovalle, dove il sole tardava ancora ad arrivare, al mattino. Era il mese di aprile, gli impianti di irrigazione per fortuna erano entrati in funzione, i prati avevano un disperato bisogno di acqua. Ma, quel mattino, il termometro era sotto lo zero e così, invece dell’acqua, ci fu il ghiaccio. Successe più di una volta, le temperature notturne erano basse, ma anche di giorno, pur con il sole, non si pativa il caldo.

…è bastata anche solo poca pioggia a portare il tanto sospirato colore verde! – Petit Fenis, Nus (AO)

La pioggia alla fine arrivò. Prima qualche goccia, poi qualcosa di più serio. Andare al pascolo tornò ad essere un vero piacere, in qualunque posto ti dirigevi, c’era qualcosa da mangiare, le capre si fermavano a testa bassa e pascolavano, avide di quell’erba tenera che non vedevano da tanti mesi.

Abbeveratoi e pascoli d’alpeggio – Torgnon (AO)

In alpeggio faceva ancora freddo, si intuiva però che i pascoli avevano subito danni da quel susseguirsi di situazioni difficili. La siccità estiva e autunnale, la neve che si era sciolta velocemente, il freddo intenso in primavera… Ma anche i prati di fondovalle e, addirittura, in pianura, mostravano i segni di quelle gelate tardive. Tutti erano concordi nel dire che ci sarebbe stato poco fieno, cosa che molti, con il primo taglio, hanno già potuto confermare.

Fresche giornate di inizio maggio al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Le capre non boccheggiavano più per il caldo: c’era l’ombra, finalmente, le foglie iniziavano a distendersi, ma soprattutto l’aria si manteneva fresca. E così le foglie servivano soprattutto per la dieta degli animali, che le preferivano all’erba, dal momento che quest’ultima iniziava ad avere la spiga. Quando finalmente non si tribolava più a pascolarle, era però arrivata l’ora, per loro, di partire per la montagna.

Pascoli di mezza quota – Praille, Nus (AO)

Ecco che i pascoli a mezza quota hanno iniziato a risuonare di muggiti e campane. Animali giovani e vacche in asciutta sono stati messi al pascolo, vicino ad alcune stalle a quote più basse uscivano dalle stalle anche le vacche da latte. Poi è iniziato il lento via vai dei camion, camioncini, trattori con bighe, trailers e qualche transumanza a piedi. La stagione d’alpeggio stava iniziando, nonostante tutto.

Fioritura del tarassaco a mezza quota – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)
Pascoli d’alpeggio – Pontboset (AO)

Qualcuno è salito, qualcuno ha aspettato qualche giorno in più, altri stanno ancora attendendo. Perché l’erba non c’è, l’erba è indietro, l’erba non vuole saperne di uscire, di crescere. Salire prima del tempo vuol dire compromettere l’intera stagione, perché gli animali in pochi giorni mangiano quello che, in un’annata normale, li avrebbe saziati per più settimane. Chissà come sarà, questa stagione estiva che sta per iniziare? Proprio ora si è sentito un colpo di tuono, su negli alpeggi piove di sicuro. Una volta partite le vacche, sarà ora di pensare al fieno…

Cosa c’è nel Vallone delle Cime Bianche

Avete mai sentito parlare del Vallone delle Cime Bianche? Da quando vivo in Valle d’Aosta, l’ho sentito nominare spesso, sia dai media, sia leggendo post e commenti dei miei amici, virtuali e non. Si tratta di un Vallone nella testata della Val d’Ayas, privo di strade, percorso solo da sentieri. E’ ancora utilizzato come sede d’alpeggio, anche se nella parte alta non vi sono più fabbricati agibili. Perché se ne parla tanto? A causa di un progetto di “valorizzazione turistica” che prevederebbe la realizzazione di una funivia al fine di creare un collegamento con gli impianti già presenti a monte e favorire il passaggio da un comprensorio sciistico ad un altro. Qui potete leggere qualche notizia su cosa è stato proposto. Non tutti sono d’accordo e le ragioni di chi si oppone sono molteplici. Qui trovate la pagina dei Luoghi del Cuore del FAI sul Vallone, o ancora un corposo dossier di Ayas Trekking per farvi capire le ragioni del NO su basi scientifiche, ambientali, naturalistiche…

Uno dei laghi nella parte alta del Vallone di Courtaud, con le Cime Bianche sullo sfondo – Val d’Ayas (AO)

Non sono solita ricorrere a citazioni per i miei post, quindi chi vuole potrà leggere questi link, oppure potrà semplicemente continuare a seguire il mio ragionamento. Non mi definisco sicuramente “ambientalista”, anche perché talvolta questo termine per me ha risvolti negativi ed identifica soprattutto chi teorizza sull’ambiente dal salotto di casa propria e viene in montagna solo nel tempo libero. Io l’ambiente lo vivo, io nell’ambiente ci lavoro, così la mia visione è più disincantata e concreta. Così sono tendenzialmente favorevole, per esempio, quando si propone di fare una nuova pista che vada a servire uno o più alpeggi. Ovviamente la strada dev’essere fatta come si deve e, soprattutto, riservata agli aventi diritto e non aperta al traffico. Come ho già avuto modo di dire molte volte, ci sarà la “ferita” nel momento in cui la strada viene tracciata, ma dopo un paio di stagioni quella strada farà parte del paesaggio e… nello stesso tempo farà sì che un allevatore con la sua famiglia continui a mantenere una tradizione che parla di pascoli utilizzati a dovere con bestiame sorvegliato, parla di prodotti frutto della tradizione e del territorio…

Pista che sale agli alpeggi nel Vallone di Vertosan, perfettamente inserita nel paesaggio – Avise (AO)

Veniamo però alle “nostre” Cime Bianche. In realtà le Cime sono nella sommità del Vallone, che si raggiunge con un lungo cammino non alla portata di tutti. Occorre essere dei buoni camminatori allenati per arrivare fino al fondo di questo lungo vallone composto da due rami, il vallone di Courtaud e quello composto da la Comba de l’Aventine e la Comba de Rollin, dove si inerpica il sentiero principale, più frequentato dal pubblico.

Resti di un alpeggio e zona di torbiera salendo nella Comba de l’Aventine – Val d’Ayas (AO)
Giochi d’acqua salendo nella Comba de Rollin – Val d’Ayas (AO)

All’inizio si sale in un “normale” bosco di larici, ma prendendo quota si raggiungono i pascoli e si inizia a godere dello spettacolo naturale fatto da giochi d’acqua, torrenti, laghetti, cime calcaree, torbiere, ghiacciai… Noi siamo saliti a fine estate, ma potevo facilmente immaginare quale meraviglia si potesse osservare al culmine delle fioriture estive.

Androsace alpina tra rocce e ghiaie ai Lacs de l’Aventine – Val d’Ayas (AO)
Linaria alpina in piena fioritura salendo al Colle delle Cime Bianche – Val d’Ayas (AO)

Fioriture che potevano ancora essere apprezzate alle quote maggiori, insieme alla fauna selvatica che non è stato difficile osservare in una giornata infrasettimanale priva di un eccessivo afflusso di escursionisti. Insomma, anche senza intendersene di geologia, di botanica, di natura in generale, è facile dire che questo è “davvero un bel posto”. Ed è bello così com’è! Lo apprezzi guadagnandotelo passo dopo passo, svoltando un costone e arrivando ad un altro lago, costeggiando il medesimo lago e vedendone mutare il colore a seconda dei riflessi di luce.

Eriofori lungo i laghetti e corsi d’acqua nella parte sommitale del Vallone di Courtaud – Val d’Ayas (AO)
Branco di femmine di stambecco con i loro piccoli – Lacs de l’Aventine, Val d’Ayas (AO)

C’è la natura, ma c’è già anche l’uomo, quello che da secoli utilizza questi pascoli, così come tutti gli altri delle vallate alpine. Un tempo sicuramente quassù c’erano molti più alpeggi utilizzati, infatti i resti di baite, stalle, recinti in pietra li incontriamo un po’ ovunque. Ma è una presenza umana integrata nella natura: anche se stagionale, fa letteralmente parte del paesaggio e sarebbe strano salire quassù senza sentire un muggito o un campanaccio.

La mandria nei pressi dei fabbricati fatiscenti dell’alpeggio Mase – Val d’Ayas (AO)

Infatti c’è anche una mandria variegata che pascola quassù da qualche anno. Prima ancora altri allevatori utilizzavano i fabbricati esistenti, ma il loro progressivo degrado ha fatto sì che questo vallone venisse destinato a chi non pratica la mungitura e lascia quassù animali in asciutta, vacche con vitelli, manze, asini e cavalli. L’allevatore deve salire e scendere a piedi da un alpeggio posto all’inizio del vallone, dove c’è un’abitazione ristrutturata in epoche più recenti.

I Lacs de l’Aventine salendo al Colle delle Cime Bianche – Val d’Ayas (AO)

Se poi questo enorme spazio naturale lo si vuole guardare dall’alto, basta salire e salire ancora, così i laghi che si osservano con un solo colpo d’occhio sono due, tre o anche di più. Questa è la montagna vera… E non tutti se la meritano, lasciatemelo dire. Non solo ritengo che la montagna non sia “di tutti”, ma non è nemmeno “per tutti”. Più che mai ne abbiamo avuto la dimostrazione quest’anno, che ha visto numeri mai visti di “turisti” riversarsi sulle montagne, causando anche non pochi problemi. La montagna va conquistata, la montagna è fatica e soddisfazioni, arrivi dove ti portano le tue forze…

Sulle sponde del Lac Grand, tracce dell’uomo… – Val d’Ayas (AO)

Purtroppo dove arriva l’uomo, spesso lascia le sue tracce… E più ci arriva “comodamente”, più porta con sé cose che poi tende ad abbandonare. Come sono arrivate questa coperta e questo pallone quassù? No… non sulle spalle di qualcuno… Lassù in cresta, molte centinaia di metri più a monte, già ci sono molteplici funivie e seggiovie. Un colpo di vento, una disattenzione… e così ecco che in questo paesaggio ancora apparentemente incontaminato si trova una quantità di immondizia che, fortunatamente, altrove non c’è. Al fondo dei canaloni che scendevano dalla cresta c’era davvero di tutto…

Le piogge, il vento e le slavine portano quaggiù oggetti di vario tipo “grazie” alle piste e alle funivie su in cresta – Lacs de l’Aventine, Val d’Ayas (AO)

Arrivando al Colle, purtroppo il paesaggio non è più incontaminato. La vista sarebbe bellissima, ma si fatica anche a trovare un punto dove scattare delle foto senza “infrastrutture”. Il Cervino scompare letteralmente di fronte alla desolazione di un bacino artificiale in quel giorno privo di acqua.

Il paesaggio quassù sarebbe unico… ma è ormai irrimediabilmente compromesso… – Colle delle Cime Bianche, Valtournenche (AO)

…poi la desolazione degli sbancamenti fatti per realizzare le piste, i piloni delle funivie, più in alto gli edifici letteralmente aggrappati alla montagna… no, mi spiace, non è questo che cerco, non è questa la montagna che mi piace vedere e percorrere. Qui non provo più le sensazioni che normalmente mi regala l’alta quota, quella pace, quel senso di infinito, quella libertà, quella gioia fatta di silenzio, immensità.

Piste e impianti di risalita tra i due Colli delle Cime Bianche tra Valtournenche e Val d’Ayas (AO)
Profondi segni di erosione nella montagna completamente “rimodellata” ad uso sciistico – Cime Bianche, Valtournenche (AO)
Una visione d’insieme dell’area lungo cui abbiamo camminato tra i due Colli – Val d’Ayas (AO)

Purtroppo guardandomi intorno segni di violenza sulla montagna ne vedo già fin troppi, quindi… anche senza pensare al clima che cambia, agli inverni con sempre meno neve, alla necessità di non concentrare troppo le persone negli stessi posti (la pandemia dovrebbe averci insegnato tante cose…), al bisogno di integrare il turismo con le attività già presenti sul territorio, senza alcun dubbio dal cuore e dalla testa mi viene da dire che questo vallone deve rimanere così com’è.

…alle spalle gli impianti di risalita verso il colle delle Cime Bianche… – Val d’Ayas (AO)
…e davanti agli occhi le fioriture di erioforo sulle sponde del Lac de Rollin – Val d’Ayas (AO)
Appena poco oltre le zone spianate e rimodellate, ricomincia la montagna, con la sua vegetazione tipica delle alte quote (qui un ciuffo di genzianelle) – Val d’Ayas (AO)

Basta spostarsi quel poco per ritrovare, fortunatamente, la vera montagna. Non so come sia il panorama quassù con la neve (che nasconde, cancella, rimodella ogni cosa), ma oggi davvero non ha niente di affascinante, a meno di tornare a casa e cancellare, tagliare, modificare le immagini con Photoshop. Io però non sono solita ricorrere alla post-produzione e vi mostro quello che ho visto, senza nemmeno usare un filtro…

In alta montagna a tutti i costi… le strutture sulla Testa Grigia – Valtournenche (AO)
Il panorama su Cervinia: notate la differenza tra le zone degli impianti/piste e quelle degli alpeggi… anche con questa siccità e a fine stagione, il colore è evidente – Valtournenche (AO)

Davvero un collegamento con una funivia “cambierebbe tutto” per l’economia? Siamo sicuri? E che economia porterebbe? Chi va a camminare in posti del genere solitamente è qualcuno che apprezza il territorio e i suoi prodotti, quindi per mangiare e dormire sceglie piccole strutture, non grandi alberghi… L’abbiamo già ripetuto tante volte, quest’estate: chi viveva solo di turismo, quest’anno con il lockdown e la crisi legata al Covid ha fatto la fame, ha chiuso, non ha visto un soldo. Chi aveva nel turismo un’integrazione al reddito (dell’azienda agricola, per esempio), ha superato meglio il momento difficile.

Ancora un’immagine delle Cime Bianche con il tratto di impianti già esistente – Val d’Ayas (AO)

Non è l’unico bel posto della Val d’Ayas, questo… ma è sicuramente un vallone unico. Distruggerlo sarebbe una perdita incommensurabile. L’ho pensato durante la salita, ma anche durante la discesa sul versante opposto, seguendo un sentiero molto poco battuto di cui spesso si perdeva la traccia, un po’ per la scarsa frequentazione, un po’ per la recente esondazione e vari fenomeni erosivi legati alla forte pioggia dei giorni precedenti.

Il Lac de Rollin, nella parte alta del Vallone di Courtaud – Val d’Ayas (AO)
Le acque impetuose del torrente Courtaud che, più a valle, in parte andranno ad alimentare il Ru Courtaud, lungo una ventina di chilometri, fondamentale per l’irrigazione di vasti territori – Val d’Ayas (AO)

Sicuramente non saranno queste mie poche righe e immagini a far cambiare le cose, ma invito chi di voi non lo conosce ancora ad andarci, fermandosi poi sulla via del ritorno per portare a casa qualcosa di locale, anche solo una fetta di formaggio, un gelato… e ditelo, dove vi fermate, che siete stati alle Cime Bianche e il vallone vi piace così com’è, ditelo che non ci tornereste, se ci fosse una funivia o una pista da sci…

Resti di un antico alpeggio nel Vallon de Courtaud – Val d’Ayas (AO)

Che stagione sarà?

Le stalle si stanno svuotando, in questi giorni c’è stato un flusso incessante di camion, camioncini, trattori con bighe, tutti carichi di vacche dirette agli alpeggi del vallone che si apre qui sopra. E lo stesso sta succedendo altrove. La stagione d’alpeggio 2020 è iniziata, nonostante tutto. Ma che stagione sarà? Oggi è la Giornata Mondiale dell’Ambiente, così si fa un gran parlare di biodiversità, di scomparsa di specie (animali e vegetali), di inquinamento, di clima (e dei suoi cambiamenti).

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Biodiversità in un prato in Valtournenche (AO)

Anche i prati e i pascoli di montagna sono ricchissimi di biodiversità, il fatto che l’uomo li gestisca (con lo sfalcio e con la brucatura da parte di mandrie e greggi) ne garantisce la biodiversità, a patto che il carico di animali sia adeguato (né troppi capi, né troppo pochi). Certamente, anche il bosco è ricco di biodiversità, ma diversa da quella di un prato. E c’è ancora più biodiversità quando si alternano ambienti diversi (boschi, radure, pascoli di alta quota, ecc…). Visto che, purtroppo, sempre di più una certa fetta di informazione demonizza l’allevamento in generale, senza far differenze tra quello intensivo e quello estensivo più tradizionale, è sempre meglio ripetere queste cose. E ribadire come l’allevamento estensivo sia importante sia per la biodiversità (vegetale, ma anche animale, grazie alla scelta di razze autoctone), sia per il paesaggio.

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L’alpeggio Berruard (1947m) già caricato ad inizio giugno – Ollomont (AO)

Ma torniamo alla nostra stagione d’alpeggio che sta prendendo il via. Dopo un inverno ancora una volta abbastanza mite, la neve si è poi abbassata di quota quando la primavera stava per iniziare, ma ovviamente non è rimasta a lungo sul suolo. Così a fine maggio l’erba è già verde anche intorno a quegli alpeggi che dovrebbero vedere l’arrivo delle mandrie solo nel cuore della stagione estiva. Non è un buon segno e non fa ben sperare.

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Pascoli a 2100m il 2 giugno nella Conca di By – Ollomont (AO)

Un amico pastore salito in montagna con il suo gregge già agli inizi di maggio mi diceva che l’erba “veniva già grossa“, cioè era già alta, dura. A queste quote lo si vede anche nei prati, dove l’erba sarebbe già matura per la fienagione, se soltanto il tempo lo permettesse. I temporali e le piogge, oltre ad averla infradiciata, l’hanno persino coricata al suolo.

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Al 7 di maggio la neve era già quasi interamente sciolta alla Tsa de Pierrey (2333m) – Vallone di St.Barthélemy, Nus (AO)

In alto c’è poca, pochissima neve e questo sarà un problema, se dovesse esserci siccità. Per ora le previsioni indicano un periodo di instabilità che sembrerebbe dover durare per parecchi giorni, ma l’estate è lunga, non sono sufficienti dieci giorni di pioggia a giugno per garantire buona erba e acqua nei ruscelli e nei laghi fino a settembre. Soprattutto se poi le temperature dovessero salire e farsi estreme come già accaduto nelle ultime estati.

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L’inizio del Ru de By – Ollomont (AO)

La Valle d’Aosta è una regione abbastanza secca e ventosa, fin dall’antichità l’uomo ha realizzato una vasta rete di canali (ru) per portare l’acqua sui versanti dove altrimenti non ve ne sarebbe la disponibilità. I ruscelli iniziano in un corso d’acqua dove c’è la presa principale e la distribuiscono man mano dove ce n’è bisogno, con un sistema di saracinesche, vasche e canali secondari. L’irrigazione dei prati in gran parte delle zone è stata modernizzata con dei sistemi di girandole, la cui apertura temporizzata è regolata dai computer, ma… all’inizio c’è sempre solo un torrente di alta montagna alimentato dallo scioglimento di neve e ghiacciai.

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Ciò che resta dei ghiacciai del gruppo del Monte Bianco visti dalla Val Veny – Courmayeur (AO)

…ghiacciai che arretrano sempre di più, alimentati da sempre meno neve. Per cui ci si augura che piova ogni tanto, almeno un temporale, per mantenere l’erba verde, per farla crescere nei pascoli più bassi dopo che è stata consumata, di modo che gli animali possano passare una seconda volta a fine stagione. Si spera che ci sia acqua nei torrenti, per far sì che gli animali possano bere, ma anche per utilizzarla per l’irrigazione, laddove questa venga fatta anche in alpeggio.

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Un tratto del Ru de By – Doues (AO)

Come sarà la stagione dal punto di vista del clima e, conseguentemente, della vegetazione, lo potremo dire solo al mese di ottobre, quando le montagne torneranno silenziose. Interrogativi quest’anno comunque ne abbiamo ben più del solito, per quello che riguarda la vendita dei prodotti, l’afflusso di turisti, l’atteggiamento di questi ultimi nei confronti dell’ambiente montano, dei suoi abitanti…

Incertezza e confusione

Voi come vi sentite? A me sembra di essere sospesa in una bolla, le giornate passano, si trascinano, ci sono cose da fare, con gli animali non ti fermi mai, ma sono tutte uguali, non c’è più il diversivo della domenica, quando si andava ad una fiera, ad una manifestazione, a trovare qualcuno. Almeno adesso possiamo tornare a camminare in montagna e… fin quando i confini regionali (e nazionali) saranno chiusi, ci sarà poca gente, il che non è un male, per chi la montagna la ama e la apprezza con i suoi silenzi, le sue vastità, la lentezza.

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La neve del 1 marzo – La Pesse, Nus (AO)

Quest’anno la primavera è bellissima, ci sta regalando colori, giornate limpide, giochi di luci e nuvole. Dopo un inverno non così ricco di neve (almeno a queste quote) è stato marzo a portarci il candido mantello. Quando è iniziata la “chiusura”, la natura fuori dalla porta invece si è esibita in una stagione “giusta”, per ora senza eccessi, anche se in questi giorni sono attesi i primi picchi di calore.

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Pulsatille nei pascoli di alta quota – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Qui almeno ce ne siamo accorti e abbiamo potuto apprezzare lo spettacolo naturale, ma non vedevo l’ora di poter salire più in alto e godere delle prime fioriture sui pascoli, le più spettacolari. Ma anche nella loro immutata bellezza, non sono sufficienti a forare quella bolla in cui siamo sospesi e riportarci a ciò che avevamo prima, nel bene e nel male.

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Pierrey – Vallone di St.Barthélemy – Nus (AO)

Siamo ancora un po’ tutti in attesa di “ripartire”, anche chi non ha mai smesso di lavorare nei campi, nei prati, nelle stalle. Ma ripartire… come? L’altro giorno parlavo con un allevatore di una nota località turistica di montagna: “Sono più di 50 anni che vado in quell’alpeggio, ci sono andato fin da bambino. Qui una volta tutti avevano bestie, oggi d’inverno ci sono solo più cinque stalle aperte. Noi, per andare avanti, abbiamo integrato: abbiamo realizzato in alpeggio un piccolo punto ristoro e la vendita diretta dei prodotti. In questi anni passati ha funzionato ed economicamente ha aiutato. Quest’anno non so proprio come andrà… Però per chi ha lasciato perdere del tutto l’agricoltura, puntando solo esclusivamente sul turismo, sarà molto peggio che per noi!

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Il gregge in transumanza attraversa un parcheggio affollato – Pont, Valsavarenche (AO)

Già… chi farà turismo, quest’anno? E come? Non tutti se lo potranno permettere. Poi ci sono le mille regole e limitazioni, la preoccupazione del contagio, tutti quelli che dicono che la montagna sarà da preferire come meta turistica… Non so che dire, sono spaventata da tutto questo, non so cosa mi preoccupi di più.

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Rifugio Coda, sullo spartiacque tra Biellese e Valle d’Aosta

Nel leggere linee guida, normative regionali e comunali, non so se ridere o se piangere. Ignoro se voi abbiate o meno la possibilità di andare in ferie, ma vi viene voglia di farlo, con un “clima” del genere? Come riuscirete a rilassarvi tra spazi da rispettare, mancanza di tutta una serie di intrattenimenti (ludici, culturali, sportivi…), divieto persino per i bambini di giocare insieme (in spiaggia, ma non solo), ristoranti da prenotare in anticipo (immagino che ci sarà anche un tempo massimo per le consumazioni, altrimenti il ristorante fallirà di sicuro, se uno dei pochi tavoli rimasti viene occupato per tutta la sera da chi prende solo un’insalatina e una macedonia).

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Ruscello tra i pascoli, Vallone di St.Barthélmy, Nus (AO)

Lo so che per qualcuno suonerà male, ma… non sarebbe forse meglio un altro approccio? Regole d’igiene, certamente, quelle non guastano mai (e chi lavora in un’azienda agricola che trasforma prodotti di normative ne ha già sempre dovute seguire non poche). Però a fronte di mille divieti, di spauracchi di nuovi periodi di chiusura totale, di vita sociale, educazione scolastica, ecc ridotte a voci, suoni, visi dietro ad uno schermo, verrebbe da dire: “Facciamoci gli anticorpi e si salvi chi può“. Certo, potrebbe toccare anche a me o a qualcuno a cui voglio bene… ma sono pensieri che vengono, specie quando c’è così tanta confusione su questo virus. Su come si diffonde, sui suoi effetti, su quanto durerà, sul vaccino (che, ammesso che si trovi, potrebbe non essere efficace perché il virus, nel frattempo, potrebbe mutare), e via discorrendo. Mascherine sì, mascherine sempre, mascherine no, guanti, un metro, due metri…

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Fiera a Valpelline (AO), edizione 2019

Insomma, al pensiero di dover tornare ad essere “rinchiusa” per mesi, senza la possibilità nemmeno di camminare da sola nei boschi dietro casa, o alla prospettiva di una vita “sospesa” che si protrae magari anche per anni, con la paura e la diffidenza verso chiunque, contatti con il prossimo quasi solo virtuali, box come quelli per i vitelli per andare in spiaggia o al ristorante, non una festa di paese, non un concerto, non una fiera… beh, persino un’amante dei posti solitari e del silenzio come me inizia ad avere certi pensieri.

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Prati a Seissogne – St.Marcel (AO)

Anche perché avete un bel dire che la montagna offre più possibilità di isolarsi e stare all’aria aperta, ma… ammesso che riaprano i confini regionali e nazionali, si creerà un affollamento pure lì, sia per chi si spingerà più lontano a piedi, sia per chi raggiungerà solo mete più accessibili. Non riesco ad essere ottimista, su questi aspetti. La gente è più che mai nervosa, irritabile, egoista e prepotente. Altro che appellarsi al rispetto reciproco e alla comprensione! Da una parte ci saranno gli interessi economici, dall’altra i timori di rischi sanitari, dall’altra ancora la voglia di poter dimenticare ciò che attende il “vacanziero in tempi di Covid” al ritorno da quel periodo di svago…

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Capre al pascolo – Nus (AO)

I pensieri si accavallano, qui nella mia bolla. Le capre pascolano inconsapevoli, per loro la stagione è buona, le piogge hanno portato erba e foglie in quantità, fino all’altro giorno non faceva nemmeno troppo caldo e presto verrà il giorno di partire verso l’alpeggio. Piccole certezze e punti fermi in un periodo di grande confusione…

Suoniamo le campane

Non avrei mai pensato che la nostra piccola idea viaggiasse così velocemente ed incontrasse un così vasto appoggio. Dai riscontri che ricevo, la giornata del 21 marzo ha assunto addirittura un valore internazionale, con adesioni e manifestazioni di solidarietà  per ciò che l’Italia sta vivendo da parte dell’Austria, della Svizzera e della Francia.

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Mostra delle campane – Pollone (BI)

E’ quindi doveroso da parte mia fornire alcune precisazioni e spiegazioni ulteriori per chi sabato parteciperà e per chi si troverà ad ascoltare. Il suono delle campane, da sempre, ha molteplici significati: può chiamare a raccolta per un momento di gioia, può indicare una festa, ma anche un allarme, un pericolo o un momento di lutto.

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Mostra delle campane – Pollone (BI)

Sabato ciascuno aderirà nella modalità e nello spirito che gli pare più consono. Vi sarà chi suonerà per dire semplicemente “noi ci siamo”, chi per ringraziare tutti coloro che si adoperano per i malati, chi suonerà le campane in bronzo in segno di lutto e vicinanza alle aree e alle famiglie più colpite (ringrazio a tal proposito chi mi ha contattata dalla provincia di Bergamo, offrendo la propria adesione nello spirito del “mai mollare”), chi lo farà scaramanticamente per scacciare il brutto momento e augurare a tutti giorni migliori.

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Mostra dei campanacci – Pollone (BI)

Non è una gara di bellezza o di prestigio, non lo si fa con lo spirito di far vedere le belle/buone campane che abbiamo in casa. Suonate per pochi secondi, per un minuto, suonate come vi sentite, nel rispetto dei vostri vicini.

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Mostra dei campanacci – Pollone (BI)

Chiedo a tutti di farlo soprattutto rispettando le norme vigenti, quindi restate a casa, in cortile, sul balcone, in cascina. Fatelo da soli o esclusivamente con i membri della vostra famiglia, non in gruppo con gli amici, non in strada o in piazza. Ci sarà tempo per ritrovarsi tutti insieme, suonando come in un’allegra transumanza, quando questo periodo sarà finalmente passato, si spera al più presto.

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Un’allegra rudunà qualche anno fa a Lanzo (TO)

A chi lo sa fare, chiederei di girare dei video da pubblicare sui social con l’hashtag #suoniamolecampane. Se c’è qualcuno pratico di montaggio video, chiedo fin da ora la disponibilità per realizzare un filmato contenente i contributi da tutta Italia e non solo.

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Mostra dei campanacci – Pollone (BI)

Ringrazio chi mi sta aiutando a diffondere l’idea, in particolare Simone Massa, giovane allevatore di Coassolo (TO), a cui va il merito di aver coinvolto, tra gli altri, numerose parrocchie piemontesi. Grazie inoltre a tutti gli amici che hanno condiviso l’iniziativa sui social.

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Mostra dei campanacci – Aosta

Sabato 21 marzo 2020, alle ore 11:30, suoneranno molte campane. Sono riconoscente fin da ora a tutti coloro che avranno la possibilità di partecipare, nella speranza di ritrovarci al più presto tutti insieme sulle strade dei pascoli, delle transumanze, delle fiere e di tutte le altre manifestazioni legate al mondo zootecnico Ringrazio infine tutte le persone che ascolteranno il suono delle campane e capiranno l’importanza degli allevatori per l’economia, per il territorio e per il cibo che arriva sulle loro tavole.

Si dovesse pagare in proporzione…

Non è la prima volta che parlo di fienagione su queste pagine. Oggi volevo stimolare un ragionamento, scontato per alcuni, ma forte totalmente ignoto per altri. Chi fa l’allevatore, specialmente in paesi dove le stagioni impongono un periodo in cui il pascolamento all’aperto è impossibile per mancanza di alimenti “freschi”, deve ricorrere a quelli conservati. Il più naturale (oserei anche dire il migliore) è il fieno.

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Fieno ammucchiato al fondo di un prato ripido: verrà buttato sulla strada, dove lo si imballerà con l’imballatrice – Petit Fenis, Nus (AO)

Fin dall’antichità l’uomo ha raccolto e stoccato il fieno. Se, un tempo, questa era comunque un’attività faticosa, oggi più che mai si nota una differenza tra i territori. Il fieno di montagna non è diverso solo per caratteristiche, profumo, essenze vegetali presenti al suo interno. Lo è anche per metodo di “produzione” e fatica spesa.

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Trattore con imballatrice su un prato “bello” di montagna – Petit Fenis, Nus (AO)

Esistono ancora prati dove il fieno lo si raccoglie a mano e lo si trasporta sciolto in teli o con altri accorgimenti per essere stoccato nei fienili o per raggiungere un luogo dove si possono utilizzare i macchinari per imballarlo. La gran parte dei prati che vengono sfalciati vede comunque l’impiego dei macchinari. Vi sarebbero macchinari pensati appositamente per la montagna, per i terreni ripidi, per le estensioni ridotte, ma da queste parti purtroppo non se n’è mai incentivato l’acquisto e l’utilizzo. Forse però questo tema meriterebbe un’apposita riflessione in un altro momento…

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Fienagione a monte di Verrayes (AO)

Torniamo al nostro fieno di montagna. Ci sono anche in quota spazi dove è un po’ più facile farlo: o nei fondivalle o in aree con superficie di una certa estensione e discretamente pianeggianti. Non siamo proprio nei prati che misurano ettari come quelli di pianura, ma comunque qui si lavora più agevolmente, senza dover scendere dai trattori e senza dover fare troppe manovre (anche ardite) con i mezzi.

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Rotoballe di medie dimensioni di fieno di primo taglio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il prezzo del fieno lo fa il “mercato”, non l’agricoltore. Il prezzo del fieno è determinato dalla quantità disponibile a livello generale, dalla qualità, dalla richiesta da parte degli acquirenti. Dipende dall’annata, dalle condizioni meteo (che influenzano notevolmente questa produzione), da quello che è successo nella tua regione, ma anche in quelle vicine. Se devo vendere del fieno, nessuno mi paga le ore di lavoro… A nessuno interessa se è un fieno di prato pianeggiante o ripido. Si guarda se è primo, secondo, terzo taglio. Si guarda da dove viene. Spesso la qualità la si scoprirà solo quando si apre la balla per metterla nella mangiatoia.

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Fieno di primo taglio pronto per essere imballato – Petit Fenis, Nus (AO)

Non interessa a nessuno se e quanto hai faticato per raccogliere quel fieno. Generalmente, su un prato di montagna, quando c’è da far fieno vedi sempre un bel po’ di gente: chi guida i mezzi, chi rastrella a mano. In pianura c’è un grosso, enorme trattore, con attrezzature proporzionate agli spazi per tagliar, girare, ammucchiare, imballare… e una persona alla guida.

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I prati piccoli o quelli troppo ripidi si tagliano con la falciatrice – Petit Fenis, Nus (AO)

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Il fieno viene girato a mano con l’aiuto dei rastrelli – Hers, Verrayes (AO)

In montagna capita spesso di avere appezzamenti di piccole dimensioni, “fazzoletti”, strisce, forme non assimilabili a figure geometriche semplici. Questo è mio, quella è tua, aspetto che tagli tu, così poi io posso accedere al mio pezzo. Quante fatiche, su quei pezzetti, quante manovre con i mezzi per raccogliere tutto! Ma è la loro cura che fa sì che la montagna sia ancora “bella” da vedere. Gradita anche al turista. Qui da noi, nessuno riconosce un valore a queste pratiche di “cura del paesaggio”.

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Ballette prodotte al fondo di un prato ripido – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma il valore del fieno di montagna non lo riconosce nessuno in generale. Il fieno è fieno, se tu l’hai tagliato, girato e ammucchiato a mano, ore e ore su quel ripido prato dove si scivolava persino, calpestando il fieno secco, nessuno ti premierà. Il premio forse è la tua soddisfazione per mantenere in vita quelle terre. Ma se vedi che sei da solo a farlo, che hai troppo lavoro per riuscire a star dietro a tutto, che nessuno ti riconosce questi sacrifici, man mano ti stufi… Così i pezzi più scomodi poco per volta vengono abbandonati al loro destino di rovi, cespugli, bosco.

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Rotoballe in un prato a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma voi ci avete mai pensato a tutto questo, quando comprate un formaggio “di montagna”? O della carne dal macellaio di fiducia, sapendo che è carne Italiana, di un allevamento locale? E lo sapete che, all’allevatore, non viene ripagata monetariamente tutta la fatica fatta per alimentare la sua vacca, la sua capra, con quel fieno?

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L’incubo di chi fa fieno: il temporale serale che incombe – Petit Fenis, Nus (AO)

Quassù il primo taglio richiede diverse settimane, pezzo dopo pezzo. In pianura una superficie equivalente probabilmente la si taglia e imballa in un paio di giorni, il tempo che sia secco. La fienagione è anche tempo di imprevisti (e imprecazioni), tra macchinari fondamentali che si spaccano nel momento del bisogno (la cui riparazione richiede tempo, oltre che denaro) e improvvisi temporali non previsti da nessun sito meteo. Certo, far fieno in montagna è una palestra con solarium tutta al naturale, ma di amici che vengano ad aiutare in quei giorni raramente se ne trovano. Se i prodotti finali (latte, carne, formaggi) dovessero essere pagati in proporzione alle ore di lavoro che hanno alle loro spalle, già solo con la fienagione, qui in montagna raggiungerebbero prezzi davvero esorbitanti!

L’intervista con la RAI

Lo scorso gennaio una troupe della redazione Rai della Valle d’Aosta mi aveva seguita e intervistata in una “giornata tipo”. Finalmente il servizio, un condensato di quelle ore di filmati e interviste, è andato in onda ieri sera nel tg regionale delle 19:30. Condivido qui il video, di modo che lo possiate vedere… in tutta Italia!

Parliamo di clima?

Quanto parlare e sparlare di clima e di ambiente in questi giorni! Qui, su queste pagine, ben lo sapete che di clima e di tempo atmosferico si parla sovente. E’ ovvio, se la tua vita, il tuo lavoro, è costantemente influenzata dalle condizioni meteo, non puoi farne a meno. Come si fa a negare che il clima stia cambiando? Le temperature, la violenza di certi fenomeni, la mancanza o l’eccesso di precipitazioni sono sotto gli occhi di tutti. Non che in passato non vi siano mai stati cambiamenti, ma… in molti dicono che oggi il “nostro” inquinamento giochi la sua parte.

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Il verde inizia a tingere i prati sul versante esposto a sud – Nus (AO)

Che sia vero o no, inquinare meno male non fa, sia in termini di immondizia, di scarichi, di gas, sia di consumi. Perché comunque tutto quello al Pianeta Terra non fa bene. E non fa bene a noi, se vogliamo continuare a viverci. Perché… diciamocela tutta… alla fine è per noi stessi e per le generazioni che facciamo o dobbiamo fare qualcosa. La Terra continuerà ad esistere. Si adatterà anche a climi più caldi (o più freddi). Chi non si adatta, scompare, chi ha caratteristiche migliori per sopravvivere nel “nuovo” clima, si diffonderà. Si tratti di piante o di animali, ma questo è quello che succederà.

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Fioritura del Bulbocodium vernum – Vallone di Saint Barthélmy, Nus (AO)

Non c’è vita anche nel deserto? E’ l’uomo che magari non si troverà più tanto bene. Già, l’uomo… molti dei problemi sono legati al fatto che gli esseri umani, sulla Terra, sono tanti (troppi?). Nelle mie immagini non c’è mai “molta gente”, ma gli spazi spopolati sono pochi, sono sempre meno. E tutte le persone consumano, producono rifiuti di vario tipo, hanno necessità sempre crescenti. Il “benessere” si lascia dietro una scia di scorie difficili da smaltire.

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Pascoli senza neve a 1900m – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dunque inquinare e consumare meno male non fa. Ma riusciremo in qualche modo a far sì che il clima non cambi? Oppure saremo noi a dover cambiare per non soccombere? Quest’anno abbiamo avuto un (non) inverno secco, spesso mite, ancor più spesso ventoso, da queste parti. Adesso la primavera bene o male cerca di prendere il via, ma sono i prossimi mesi e l’estate a far paura.

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Pascolo di fine inverno – Petit Fenis, Nus (AO)

A torto o a ragione, l’allevamento viene spesso chiamato in causa quando si parla di clima. Bisognerebbe solo ricordarsi sempre di specificare che si parla di allevamento intensivo, con animali che praticamente non escono mai all’aria aperta, concentrati in piccoli spazi, alimentati con foraggi che spesso richiedono molta energia e acqua per essere prodotti. Ciascuno di noi quindi può fare qualcosa per l’ambiente ogni volta che compie un acquisto, a partire dalla tavola.

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Tramonto ventoso – Cumiana (TO)

Quindi anche in questo caso vale la regola di acquistare prodotti locali, da piccoli allevamenti, da piccoli produttori. Per essere ancora più virtuosi, portiamo con noi i contenitori per evitare ulteriori imballaggi (anche se non so se le normative lo consentirebbero, tra etichettatura obbligatoria ecc ecc.). Non è semplice, non è affatto facile. Il discorso è complesso, mi verrebbe da dire che non tutti possono permettersi di essere “ambientalisti”. Il prodotto a basso costo raramente è sano, etico, sostenibile. Ci sarebbe da scrivere per ore su questi temi e c’è chi l’ha già fatto meglio di me.

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Fioritura precoce sui pascoli privi di neve – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Se tutti facessero qualcosa, i benefici sarebbero visibili almeno per quello che riguarda l’inquinamento. Il clima è più complesso, basterebbe un’eruzione di qualche grande vulcano per modificare la gran parte delle teorie di cui si legge o si sente parlare in questi giorni. Di clima comunque qui si continuerà a parlare, sia per mostrare i momenti belli delle stagioni, le fioriture, i colori dell’autunno… sia quello che mi auguro non accada, cioè il caldo torrido e la siccità, che influirebbero duramente sui prati, sulla fienagione, sui pascoli…

Notizie letterarie

Eccomi qui con alcune notizie (belle, spero!) per voi. Iniziamo con la serata odierna, quando vi aspetto a Scalenghe (TO) per la presentazione del mio romanzo “Il canto della fontana” (Pentagora editore). L’appuntamento è per le ore 21:00 in Via Savigliani 34.

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Per tutti gli appuntamenti che mi vedono coinvolta, ricordo sempre questa pagina dove li potete trovare tutti elencati (oppure consultate la mia pagina facebook pubblica). Presto ce ne sarà uno molto importante! Come vi avevo anticipato qualche tempo fa, sta per uscire una nuova edizione di “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, uscito dieci anni fa ed esaurito da tempo.

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La casa editrice Araba Fenice ha accettato la sfida, così, dopo la prima edizione totalmente autoprodotta e distribuita personalmente, ecco una nuova edizione “riveduta e corretta”, come si dice in questi casi. Ma non solo… troverete un’integrazione con due ulteriori racconti e materiale fotografico quasi completamente rinnovato e attualizzato. Il libro sarà distribuito dalla casa editrice, quindi sarà molto più facile per tutti trovarlo in libreria e on-line. Qui potete trovare tutte le recensioni alla prima edizione. Quel libro mi aveva fatto viaggiare molto, dal momento che tanti erano stati gli inviti in varie parti del nord Italia per presentarlo. Per adesso vi posso dire che il libro uscirà alla fine di aprile, che verrà presentato al pubblico il 9 maggio 2019 presso l’Institut Agricole Régional di Aosta e anche al Salone del Libro di Torino. Prossimamente tutti i dettagli…

E’ tutto uguale come sempre

Proseguiamo il cammino tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Mi ha scritto anche Alessandra Tommasone, figlia di margari che, d’estate, salgono in alpeggio nella Val Grande di Lanzo, dove mi ero recata per intervistarla nel luglio del 2011. Qui leggete il post che avevo pubblicato allora.

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Ci racconta Alessandra: “La mia vita in azienda è cambiata poco perché non ho trovato la persona giusta al mio fianco, quindi sono ancora a casa con la mia famiglia. Aiuto loro, d’estate produciamo sempre i nostri prodotti e, se fanno fiere al paese, vado a venderli.

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Un’importante novità per questa famiglia c’è stata: “Abbiamo comprato gli alpeggi, grazie a Dio ce l abbiamo fatta! Mia sorella maggiore si è sposata, ma per il resto posso dire che e tutto uguale come sempre…

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Il consiglio che posso dare agli altri giovani è di amare questa vita che riserva molte sorprese. Si ha nel sangue questo mestiere, perché non è facile andare avanti, specialmente ora con i tempi che corrono.

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Grazie anche ad Alessandra per la sua testimonianza. Alcune storie sono già arrivate, altre ancora me le invieranno quando avranno tempo, perché in questo mestiere di lavoro ce n’è sempre. Qualcuno dei giovani di allora non sono riuscita a raggiungerlo, non ho più contatti o non mi risponde sui social…