Si dovesse pagare in proporzione…

Non è la prima volta che parlo di fienagione su queste pagine. Oggi volevo stimolare un ragionamento, scontato per alcuni, ma forte totalmente ignoto per altri. Chi fa l’allevatore, specialmente in paesi dove le stagioni impongono un periodo in cui il pascolamento all’aperto è impossibile per mancanza di alimenti “freschi”, deve ricorrere a quelli conservati. Il più naturale (oserei anche dire il migliore) è il fieno.

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Fieno ammucchiato al fondo di un prato ripido: verrà buttato sulla strada, dove lo si imballerà con l’imballatrice – Petit Fenis, Nus (AO)

Fin dall’antichità l’uomo ha raccolto e stoccato il fieno. Se, un tempo, questa era comunque un’attività faticosa, oggi più che mai si nota una differenza tra i territori. Il fieno di montagna non è diverso solo per caratteristiche, profumo, essenze vegetali presenti al suo interno. Lo è anche per metodo di “produzione” e fatica spesa.

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Trattore con imballatrice su un prato “bello” di montagna – Petit Fenis, Nus (AO)

Esistono ancora prati dove il fieno lo si raccoglie a mano e lo si trasporta sciolto in teli o con altri accorgimenti per essere stoccato nei fienili o per raggiungere un luogo dove si possono utilizzare i macchinari per imballarlo. La gran parte dei prati che vengono sfalciati vede comunque l’impiego dei macchinari. Vi sarebbero macchinari pensati appositamente per la montagna, per i terreni ripidi, per le estensioni ridotte, ma da queste parti purtroppo non se n’è mai incentivato l’acquisto e l’utilizzo. Forse però questo tema meriterebbe un’apposita riflessione in un altro momento…

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Fienagione a monte di Verrayes (AO)

Torniamo al nostro fieno di montagna. Ci sono anche in quota spazi dove è un po’ più facile farlo: o nei fondivalle o in aree con superficie di una certa estensione e discretamente pianeggianti. Non siamo proprio nei prati che misurano ettari come quelli di pianura, ma comunque qui si lavora più agevolmente, senza dover scendere dai trattori e senza dover fare troppe manovre (anche ardite) con i mezzi.

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Rotoballe di medie dimensioni di fieno di primo taglio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il prezzo del fieno lo fa il “mercato”, non l’agricoltore. Il prezzo del fieno è determinato dalla quantità disponibile a livello generale, dalla qualità, dalla richiesta da parte degli acquirenti. Dipende dall’annata, dalle condizioni meteo (che influenzano notevolmente questa produzione), da quello che è successo nella tua regione, ma anche in quelle vicine. Se devo vendere del fieno, nessuno mi paga le ore di lavoro… A nessuno interessa se è un fieno di prato pianeggiante o ripido. Si guarda se è primo, secondo, terzo taglio. Si guarda da dove viene. Spesso la qualità la si scoprirà solo quando si apre la balla per metterla nella mangiatoia.

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Fieno di primo taglio pronto per essere imballato – Petit Fenis, Nus (AO)

Non interessa a nessuno se e quanto hai faticato per raccogliere quel fieno. Generalmente, su un prato di montagna, quando c’è da far fieno vedi sempre un bel po’ di gente: chi guida i mezzi, chi rastrella a mano. In pianura c’è un grosso, enorme trattore, con attrezzature proporzionate agli spazi per tagliar, girare, ammucchiare, imballare… e una persona alla guida.

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I prati piccoli o quelli troppo ripidi si tagliano con la falciatrice – Petit Fenis, Nus (AO)
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Il fieno viene girato a mano con l’aiuto dei rastrelli – Hers, Verrayes (AO)

In montagna capita spesso di avere appezzamenti di piccole dimensioni, “fazzoletti”, strisce, forme non assimilabili a figure geometriche semplici. Questo è mio, quella è tua, aspetto che tagli tu, così poi io posso accedere al mio pezzo. Quante fatiche, su quei pezzetti, quante manovre con i mezzi per raccogliere tutto! Ma è la loro cura che fa sì che la montagna sia ancora “bella” da vedere. Gradita anche al turista. Qui da noi, nessuno riconosce un valore a queste pratiche di “cura del paesaggio”.

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Ballette prodotte al fondo di un prato ripido – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma il valore del fieno di montagna non lo riconosce nessuno in generale. Il fieno è fieno, se tu l’hai tagliato, girato e ammucchiato a mano, ore e ore su quel ripido prato dove si scivolava persino, calpestando il fieno secco, nessuno ti premierà. Il premio forse è la tua soddisfazione per mantenere in vita quelle terre. Ma se vedi che sei da solo a farlo, che hai troppo lavoro per riuscire a star dietro a tutto, che nessuno ti riconosce questi sacrifici, man mano ti stufi… Così i pezzi più scomodi poco per volta vengono abbandonati al loro destino di rovi, cespugli, bosco.

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Rotoballe in un prato a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma voi ci avete mai pensato a tutto questo, quando comprate un formaggio “di montagna”? O della carne dal macellaio di fiducia, sapendo che è carne Italiana, di un allevamento locale? E lo sapete che, all’allevatore, non viene ripagata monetariamente tutta la fatica fatta per alimentare la sua vacca, la sua capra, con quel fieno?

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L’incubo di chi fa fieno: il temporale serale che incombe – Petit Fenis, Nus (AO)

Quassù il primo taglio richiede diverse settimane, pezzo dopo pezzo. In pianura una superficie equivalente probabilmente la si taglia e imballa in un paio di giorni, il tempo che sia secco. La fienagione è anche tempo di imprevisti (e imprecazioni), tra macchinari fondamentali che si spaccano nel momento del bisogno (la cui riparazione richiede tempo, oltre che denaro) e improvvisi temporali non previsti da nessun sito meteo. Certo, far fieno in montagna è una palestra con solarium tutta al naturale, ma di amici che vengano ad aiutare in quei giorni raramente se ne trovano. Se i prodotti finali (latte, carne, formaggi) dovessero essere pagati in proporzione alle ore di lavoro che hanno alle loro spalle, già solo con la fienagione, qui in montagna raggiungerebbero prezzi davvero esorbitanti!

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L’intervista con la RAI

Lo scorso gennaio una troupe della redazione Rai della Valle d’Aosta mi aveva seguita e intervistata in una “giornata tipo”. Finalmente il servizio, un condensato di quelle ore di filmati e interviste, è andato in onda ieri sera nel tg regionale delle 19:30. Condivido qui il video, di modo che lo possiate vedere… in tutta Italia!

Parliamo di clima?

Quanto parlare e sparlare di clima e di ambiente in questi giorni! Qui, su queste pagine, ben lo sapete che di clima e di tempo atmosferico si parla sovente. E’ ovvio, se la tua vita, il tuo lavoro, è costantemente influenzata dalle condizioni meteo, non puoi farne a meno. Come si fa a negare che il clima stia cambiando? Le temperature, la violenza di certi fenomeni, la mancanza o l’eccesso di precipitazioni sono sotto gli occhi di tutti. Non che in passato non vi siano mai stati cambiamenti, ma… in molti dicono che oggi il “nostro” inquinamento giochi la sua parte.

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Il verde inizia a tingere i prati sul versante esposto a sud – Nus (AO)

Che sia vero o no, inquinare meno male non fa, sia in termini di immondizia, di scarichi, di gas, sia di consumi. Perché comunque tutto quello al Pianeta Terra non fa bene. E non fa bene a noi, se vogliamo continuare a viverci. Perché… diciamocela tutta… alla fine è per noi stessi e per le generazioni che facciamo o dobbiamo fare qualcosa. La Terra continuerà ad esistere. Si adatterà anche a climi più caldi (o più freddi). Chi non si adatta, scompare, chi ha caratteristiche migliori per sopravvivere nel “nuovo” clima, si diffonderà. Si tratti di piante o di animali, ma questo è quello che succederà.

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Fioritura del Bulbocodium vernum – Vallone di Saint Barthélmy, Nus (AO)

Non c’è vita anche nel deserto? E’ l’uomo che magari non si troverà più tanto bene. Già, l’uomo… molti dei problemi sono legati al fatto che gli esseri umani, sulla Terra, sono tanti (troppi?). Nelle mie immagini non c’è mai “molta gente”, ma gli spazi spopolati sono pochi, sono sempre meno. E tutte le persone consumano, producono rifiuti di vario tipo, hanno necessità sempre crescenti. Il “benessere” si lascia dietro una scia di scorie difficili da smaltire.

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Pascoli senza neve a 1900m – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dunque inquinare e consumare meno male non fa. Ma riusciremo in qualche modo a far sì che il clima non cambi? Oppure saremo noi a dover cambiare per non soccombere? Quest’anno abbiamo avuto un (non) inverno secco, spesso mite, ancor più spesso ventoso, da queste parti. Adesso la primavera bene o male cerca di prendere il via, ma sono i prossimi mesi e l’estate a far paura.

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Pascolo di fine inverno – Petit Fenis, Nus (AO)

A torto o a ragione, l’allevamento viene spesso chiamato in causa quando si parla di clima. Bisognerebbe solo ricordarsi sempre di specificare che si parla di allevamento intensivo, con animali che praticamente non escono mai all’aria aperta, concentrati in piccoli spazi, alimentati con foraggi che spesso richiedono molta energia e acqua per essere prodotti. Ciascuno di noi quindi può fare qualcosa per l’ambiente ogni volta che compie un acquisto, a partire dalla tavola.

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Tramonto ventoso – Cumiana (TO)

Quindi anche in questo caso vale la regola di acquistare prodotti locali, da piccoli allevamenti, da piccoli produttori. Per essere ancora più virtuosi, portiamo con noi i contenitori per evitare ulteriori imballaggi (anche se non so se le normative lo consentirebbero, tra etichettatura obbligatoria ecc ecc.). Non è semplice, non è affatto facile. Il discorso è complesso, mi verrebbe da dire che non tutti possono permettersi di essere “ambientalisti”. Il prodotto a basso costo raramente è sano, etico, sostenibile. Ci sarebbe da scrivere per ore su questi temi e c’è chi l’ha già fatto meglio di me.

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Fioritura precoce sui pascoli privi di neve – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Se tutti facessero qualcosa, i benefici sarebbero visibili almeno per quello che riguarda l’inquinamento. Il clima è più complesso, basterebbe un’eruzione di qualche grande vulcano per modificare la gran parte delle teorie di cui si legge o si sente parlare in questi giorni. Di clima comunque qui si continuerà a parlare, sia per mostrare i momenti belli delle stagioni, le fioriture, i colori dell’autunno… sia quello che mi auguro non accada, cioè il caldo torrido e la siccità, che influirebbero duramente sui prati, sulla fienagione, sui pascoli…

Notizie letterarie

Eccomi qui con alcune notizie (belle, spero!) per voi. Iniziamo con la serata odierna, quando vi aspetto a Scalenghe (TO) per la presentazione del mio romanzo “Il canto della fontana” (Pentagora editore). L’appuntamento è per le ore 21:00 in Via Savigliani 34.

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Per tutti gli appuntamenti che mi vedono coinvolta, ricordo sempre questa pagina dove li potete trovare tutti elencati (oppure consultate la mia pagina facebook pubblica). Presto ce ne sarà uno molto importante! Come vi avevo anticipato qualche tempo fa, sta per uscire una nuova edizione di “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, uscito dieci anni fa ed esaurito da tempo.

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La casa editrice Araba Fenice ha accettato la sfida, così, dopo la prima edizione totalmente autoprodotta e distribuita personalmente, ecco una nuova edizione “riveduta e corretta”, come si dice in questi casi. Ma non solo… troverete un’integrazione con due ulteriori racconti e materiale fotografico quasi completamente rinnovato e attualizzato. Il libro sarà distribuito dalla casa editrice, quindi sarà molto più facile per tutti trovarlo in libreria e on-line. Qui potete trovare tutte le recensioni alla prima edizione. Quel libro mi aveva fatto viaggiare molto, dal momento che tanti erano stati gli inviti in varie parti del nord Italia per presentarlo. Per adesso vi posso dire che il libro uscirà alla fine di aprile, che verrà presentato al pubblico il 9 maggio 2019 presso l’Institut Agricole Régional di Aosta e anche al Salone del Libro di Torino. Prossimamente tutti i dettagli…

E’ tutto uguale come sempre

Proseguiamo il cammino tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Mi ha scritto anche Alessandra Tommasone, figlia di margari che, d’estate, salgono in alpeggio nella Val Grande di Lanzo, dove mi ero recata per intervistarla nel luglio del 2011. Qui leggete il post che avevo pubblicato allora.

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Ci racconta Alessandra: “La mia vita in azienda è cambiata poco perché non ho trovato la persona giusta al mio fianco, quindi sono ancora a casa con la mia famiglia. Aiuto loro, d’estate produciamo sempre i nostri prodotti e, se fanno fiere al paese, vado a venderli.

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Un’importante novità per questa famiglia c’è stata: “Abbiamo comprato gli alpeggi, grazie a Dio ce l abbiamo fatta! Mia sorella maggiore si è sposata, ma per il resto posso dire che e tutto uguale come sempre…

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Il consiglio che posso dare agli altri giovani è di amare questa vita che riserva molte sorprese. Si ha nel sangue questo mestiere, perché non è facile andare avanti, specialmente ora con i tempi che corrono.

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Grazie anche ad Alessandra per la sua testimonianza. Alcune storie sono già arrivate, altre ancora me le invieranno quando avranno tempo, perché in questo mestiere di lavoro ce n’è sempre. Qualcuno dei giovani di allora non sono riuscita a raggiungerlo, non ho più contatti o non mi risponde sui social…

Ma come sono poi andate le cose?

Tra gli addetti ai lavori si continua a parlare di problemi, di crisi, di difficoltà, invece ogni tanto esce il servizio o l’articolo dove pare ci sia il boom del ritorno alla terra, dell’agricoltura/allevamento come unico (o quasi) settore in ripresa. Sarà vero? Ci sarà proprio tutto questo ritorno? Magari sì… ma poi qualcuno torna ad intervistare questi neo-rurali? Ci sarà di sicuro chi andrà avanti e chi invece cambierà di nuovo strada.

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Non sono ancora passati 10 anni dall’uscita del mio libro dedicato ai giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto”, dove intervistavo ragazze e ragazzi tra i 15 e i 30 anni che raccontavano la loro storia, le loro difficoltà, i loro sogni. Le interviste però in effetti erano iniziate 10 anni fa… Più e più volte ho lanciato l’idea sul fatto che potrebbe essere uno studio interessante andare a vedere “che fine hanno fatto”,  ma nessuno ha mai raccolto la proposta. Per chi fosse interessato, il libro è ancora disponibile e lo spedisco io personalmente (contattatemi qui).

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Mattia, il più giovane tra gli intervistati, con la sorella Giorgia, in alpeggio in Valle Stura (CN)

Ho pensato però che si poteva tentare un esperimento: almeno per tutti quelli che sono su Facebook, tenterò di contattarli, chiedendo loro se hanno voglia di rispondere ad un paio di domande su come sono andate le cose. Poi, chi vorrà raccontare qualcosa in più, sarà il benvenuto. Il tutto poi verrà pubblicato qui sul blog, come testimonianza di un “campione” di giovani allevatori.

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Gruppo con numerosi giovani alla fiera di Bobbio Pellice (TO) qualche anno fa

Non ho idea di quale sarà il risultato: alcuni di loro li conosco bene e li incontro ancora di tanto in tanto, le vicende di vita e di lavoro per loro si sono intrecciate, prendendo strade a volte più tortuose, a volte più lineari. Sono nati nuclei famigliari, nuove coppie, bambini che già camminano davanti a mandrie e greggi… Purtroppo qualcuno di loro ci ha anche lasciato. Della vita privata mi racconteranno ciò che vorranno, ma la mia curiosità riguarda soprattutto l’ambito lavorativo.

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Giovani durante una transumanza in Val Germanasca (TO) ai tempi della raccolta di materiale per il mio libro

Sarà l’ennesimo modo per raccontare al pubblico, attraverso le parole dei protagonisti, come vanno realmente le cose. Perché è facile dire “ci sono gli aiuti, ci sono i contributi per i giovani”, oppure credere che in questo settore sia facile costruire un’azienda. E come sono andate le cose per chi partiva dal nulla, senza una famiglia che già facesse quel mestiere? Vedremo chi raccoglierà la sfida… Poi, se ci fossero altri giovani allevatori che vogliono raccontarmi/raccontarci la loro storia scrivendo e mandando delle immagini, saranno i benvenuti!

Un libro per Natale?

Cari amici, sono qui a segnalarvi la prossima serata di presentazione delle mie opere… Innanzitutto, vi ricordo che tutti gli appuntamenti (presenti, passati e futuri!) li trovate qui, mentre l’elenco delle mie pubblicazioni è qui.

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La serata dell’8 dicembre prossimo mi vedrà a Fontainemore (AO) dove, in compagnia della cantautrice Maura Susanna, presenteremo le mie due ultime fatiche letterarie, “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta” e “Il canto della fontana”. Ci troveremo alle 20:45 presso il Centro Visitatori della Riserva del Mont Mars. Come sempre, la presentazione sarà accompagnata da una proiezione di immagini.

Per tutti coloro che fossero interessati ad organizzare una di queste serate in Piemonte, Valle d’Aosta o in altre regioni, contattatemi scrivendo qui e ci accorderemo sui dettagli (se non nelle immediate vicinanze, chiedo un rimborso spese viaggio e alloggio per trasferte fuori regione).

Come ultima comunicazione, ahimè devo segnalarvi che la distribuzione del mio ultimo romanzo “Il canto della fontana” sta riscontrando enormi difficoltà. Non è vero, come dicono certe librerie, che “…non è ancora uscito…“. E’ disponibile dallo scorso settembre. Per chi fosse interessato a leggerlo o volesse sceglierlo come regalo da fare a Natale (sempre e comunque regalare qualsiasi libro è una gran bella idea!), vi suggerisco caldamente di acquistarlo on-line. Qui, sul sito della casa editrice, è possibile procedere all’acquisto pagando o con carta di credito, o paypal o bonifico bancario. Sono costernata per queste difficoltà, assolutamente indipendenti dalla mia volontà. Non è facile la vita dello scrittore… Spero comunque che la lettura vi ripaghi delle difficoltà nel reperire l’opera.

Stare al pascolo

Una classica domanda di chi non conosce la pastorizia è: “Ma non è noioso stare al pascolo?“. Ogni pastore ha una sua risposta. C’è chi dirà che in quei momenti guarda gli animali, li osserva, apprezza la loro bellezza o individua quelli che hanno dei problemi e, eventualmente, interviene. Può trattarsi di un’unghia da tagliare, un’infezione da medicare, un ascesso da pulire e disinfettare.

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Sfumature d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è chi osserva il panorama, chi pensa. C’è chi telefona, chi scatta fotografie con il cellulare. Raramente si soffre la solitudine: anzi, questa è una condizione che molti amano, uno degli aspetti di questo mestiere che si apprezzano particolarmente.

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Sole caldo d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

L’altro giorno splendeva il sole dopo settimane di pioggia, nebbia, nuvole. I colori erano quelli brillanti dell’autunno, un autunno lungo, con le foglie che ancora indugiavano sugli alberi, nonostante il vento e i temporali fuori stagione. Ci si godeva il sole ancora caldo e questo tripudio di giallo, arancione, rosso e marrone.

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Al pascolo mentre scende la prima neve della stagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Poi è arrivata la neve, una leggera spruzzata, accompagnata da aria invernale. Le foglie cadevano insieme ai fiocchi impalpabili, i colori venivano mascherati da un leggerissimo velo bianco. Stare al pascolo aveva il suo fascino, a patto di esser ben equipaggiati contro il freddo.

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Pascolo in una giornata nebbiosa – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma non era male nemmeno la nebbia dei giorni scorsi. Allora bastava avere una maglia in più, un berretto, delle calze più spesse. I momenti al pascolo sono i migliori della giornata. Quelli in cui capita di riuscire a dimenticare tutto il resto. Io al pascolo non mi annoio. Guardo le capre, cerco di cogliere l’attimo giusto per qualche foto, leggo o scrivo quando le capre mangiano tranquille e non c’è da fare attenzione perché non ci sono strade, orti, frutteti, prati confinanti.

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Panorami osservati mentre si pascola – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe bello poter vivere così, totalmente immersi nella natura, godere del cambiamento delle stagioni e del contatto con gli animali, ma è un sogno, un’utopia. La realtà è che questi sono momenti strappati al resto della routine quotidiana. Non si vive pascolando un piccolo gregge di capre… Ricordo degli amici che mi raccontavano di come, tra marito e moglie, si contendessero i turni al pascolo. Perché quello era il relax rispetto al dover scendere in fondovalle per sbrigare le pratiche negli uffici, o andare al mercato a vendere i formaggi.

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Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Un amico incontrato ad una fiera mi diceva di voler riprendere delle capre. Ne aveva alcune, poi le aveva venduto, stufo di vederle tornare decimate dall’alpeggio per colpa dei lupi. Aveva preso delle pecore, che teneva a casa anche d’estate: “...ma pascolarle non mi dà soddisfazione. Per me è un hobby, una terapia per rilassarmi quando torno dal lavoro. Mi sa che, prima o poi, prendo di nuovo delle capre…

Presentazione a Torino

Per una volta… non sarò a presentare i miei libri in paesi di montagna! Domani pomeriggio, 13 settembre, l’appuntamento è a Torino.

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La presentazione di “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari” è fissata alle 18:30 presso la Libreria La Montagna di Via Sacchi a Torino. Vi aspetto!

In libreria…

Tempo per scrivere per ora ne ho ancora poco, ma prometto che dall’autunno avrete modo di leggermi più spesso. Magari non (solo) su queste pagine virtuali, ma soprattutto andando in libreria. Ho infatti qualche novità per voi…

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Prima di tutto, per chi non lo avesse ancora letto, “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici” – MonteRosa Edizioni, continua il suo tour di presentazioni. Giovedì sera, 30 agosto 2018, sarò a Nus, ospite della Biblioteca Intercomunale, presso la Sala Consigliare del Comune di Nus (AO), ore 21:00. Ricordo che il libro non è una semplice guida di itinerari, ma all’interno trovate le interviste agli allevatori, che raccontano la loro vita, il lavoro, il territorio, la passione per gli animali tra passato, presente e futuro.

Per chi invece avesse già tutti i miei titoli nella sua biblioteca, posso finalmente annunciare che l’inizio dell’autunno porterà una novità. Uscirà infatti per Pentagora, “Il canto della fontana”, mio romanzo vincitore dell’edizione 2017 del premio letterario “Parole di Terra”. Prestissimo vi potrò dare ulteriori dettagli.

In questi anni tanti di voi mi hanno anche chiesto “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, testo esaurito da parecchio tempo. Anche per voi ci sono buone notizie: un editore è interessato a una sua ristampa, o meglio… l’intenzione sarebbe di rivedere e integrare quello che era stato il mio primo libro “autoprodotto”. Se ne parlerà in autunno e vedrò di lavorarci per farvi trovare anche quest’opera in libreria per la prossima primavera. Un po’ di pazienza, allora…