Appello urgente

Un pastore vagante ha un operaio straniero che lo aiuta nel lavoro quotidiano. Un giorno il ragazzo chiede se, d’estate in alpeggio, la sua fidanzata lo può raggiungere. Il pastore acconsente, la donna arriva, dopo un po’ i due litigano, cosa sia successo il pastore non lo sa, la donna se ne va e, dopo qualche tempo, anche l’operaio lascia l’alpeggio. Passano gli anni e… un bel giorno il pastore si trova accusato di sequestro di persona, sevizie, violenza carnale. Vista la gravità delle accuse, il pastore viene incarcerato in isolamento, i suoi  operai scappano, impauriti, il gregge resta allo sbando…

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Il gregge a Pragelato (TO) – 4 giugno 2011

No, non è la trama di un mio prossimo romanzo ambientato nel mondo dei pastori vaganti. E nemmeno una sceneggiatura di un film di serie B o C… E’ quello che è successo e sta succedendo a un pastore che conosciamo in molti. Una storia assurda che inizia nel 2011, ma che prende questa brutta piega molti anni più tardi. Il processo è in corso, tutti i dettagli non li conosco e non li voglio nemmeno sapere. Quello che però mi sento di dire è che, secondo me, nell’evolversi della vicenda fino ad oggi devono aver pesato non poco i luoghi comuni sulla figura del pastore.

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Il gregge a Pragelato, con il pastore accanto al rimorchio che segue sempre il pascolo vagante – 4 giugno 2011

Chi non sa, chi non conosce, facilmente può credere a questa storia. Un pastore e il suo operaio, vita solitaria, abbrutimento… arriva una donna, la sequestrano e la seviziano per mesi nella roulotte, tenendola in schiavitù. Chi invece sa com’è la vita del pastore vagante immediatamente si fa una bella risata. Impossibile! Chi poi conosce il pastore in questione, suo malgrado protagonista, scuote la testa e dice: “Ma cosa c’è sotto? Chi l’ha voluto incastrare e perché?

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Fulvio e il documentarista Lorenzo Chiabrera a Cinaglio (AT), 6 aprile 2011

Impossibile che sia accaduto qualcosa di simile perché il pastore vagante è sempre in cammino con il suo gregge e non in posti isolati, ma tra villaggi, cascine, paesi… Poi, a quanto pare, il periodo in cui si sarebbero svolti i fatti cade a cavallo della transumanza e della prima parte della stagione d’alpeggio. Gregge, pastori e mezzi si spostano più e più volte, sono giornate concitate, c’è tutto da fare, da preparare, documenti da sistemare, corse negli uffici, agnelli che nascono, macchine da caricare con tutto quello che serve in montagna… Come faceva una donna ad essere chiusa in uno dei mezzi al seguito del gregge senza che nessuno la sentisse e vedesse?

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I camion che hanno condotto il gregge in alpeggio e, sulla sinistra, i mezzi al seguito della transumanza – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

I mezzi sono lì, in mezzo a tutta la confusione, c’è la roulotte e c’è il rimorchio attrezzato che quasi tutti i pastori hanno al seguito del gregge. C’è tanto movimento, in quelle giornate… I camionisti che vengono a caricare il gregge, gli amici che danno una mano, la famiglia del pastore… Gente, tanta gente che va e che viene dalla mattina ben prima dell’alba fino alla sera tardi.

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Sempre molta gente, amici del pastore, semplici curiosi, attendono la transumanza – Pragelato (TO), 4 giugno 2011
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Fulvio, il suo aiutante di spalle, Dragos Lumpan e Lorenzo Chiabrera intenti a filmare – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

C’ero anch’io, perché quasi sempre andavo a quella transumanza. L’aspettavo su a Pragelato. Perché quell’anno accompagnavo anche un operatore che stava realizzando un video proprio su quel pastore. E c’era pure un documentarista rumeno che da un anno seguiva il gregge documentando i momenti salienti della vita del pastore per un lavoro sulle transumanze a livello europeo. Poi c’erano i padroni delle bestie affidate al pastore per l’estate, c’erano amici e conoscenti che venivano a salutare il gregge nel momento dell’arrivo ai monti…

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Fulvio con la figlia Milena e gente che guarda il passaggio del gregge – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

E il gregge non arrivava e “spariva” per tutta l’estate! La prima parte della stagione la trascorreva accanto ad un villaggio, con la roulotte e il rimorchio parcheggiate in uno spiazzo davanti alle case della frazione. Poi ridiscendeva la valle per un tratto, un’altra transumanza, quindi saliva all’alpeggio dove trascorreva il resto dell’estate.

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Fulvio con il gruppo di “Canis lupus Italia”, due giorni in Val Chisone per confrontarsi su lupo e pastorizia – Alpe Juglard, 8 luglio 2011

Il problema è che, per scagionare il pastore, bisogna dimostrare che la donna era libera e non segregata… Io in primavera non l’ho vista, e non l’ho vista nemmeno al momento della salita in alpe. Il rimorchio e la roulotte li ho visti, le porte venivano aperte per prendere ciò che serviva… Poi dopo non sono più stata dal pastore fino ad un momento più avanzato della stagione estiva, quando non c’era nemmeno più il suo operaio, ma solo la moglie e la figlia.

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Nell’inverno dello stesso anno, Fulvio era stato protagonista anche di un servizio di TG2 Dossier – Valceresa (AT), 14 febbraio 2011

Quello che penso io però conta poco, bisogna riuscire a dimostrare che quella donna è stata in alpeggio ed era libera. Il pastore ricorda che qualcuno di passaggio gli aveva mostrato delle foto in cui si vedeva, tra le altre cose, il ragazzo e quella donna su di un sasso con intorno il gregge. Ma CHI aveva fatto quella foto? Ecco l’appello che la famiglia sta facendo attraverso le pagine de “L’Eco del Chisone”. Si cercano foto scattate nell’estate 2011, tra i mesi di giugno e luglio. La foto in questione era stata scattata presso l’Alpe Juglard, in Valle Chisone, ma potrebbero esistere anche altre immagini scattate a Grand Puy (Pragelato) o durante la discesa su Fenestrelle e successiva salita al Juglard. E’ sufficiente una sola foto che mostri la donna camminare insieme al gregge, oppure insieme al suo fidanzato in alpeggio.

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Il gregge con uno dei partecipanti al campo studio di Canis lupus Italia sopra all’alpe Juglard – Val Chisone (TO), 8 luglio 2011

Il pastore sostiene che la donna si fosse fermata poco tempo in Val Chisone, qualche settimana a cavallo tra il periodo in cui era a Grand Puy e quello successivo al Juglard. Aiutatelo, aiutate la famiglia, aiutate tutti quelli che lo conoscono e sanno che persona è… Fate girare la voce, parlatene in giro, nei bar e nelle sedi CAI (chi era passato probabilmente faceva un’escursione, magari andava a mangiare pranzo al Rifugio Selleries, chissà…), parlatene ovunque! E’ urgente trovare questa foto, la prova che potrebbe scagionare il pastore.

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Fulvio e la figlia minore Milena salgono con il gregge verso Grand Puy – Pragelato (TO), 4 giugno 2011

Chi la trovasse o comunque avesse immagini di quel periodo, contatti me o si metta in contatto con la famiglia Benedetto (su facebook Sabina Benedetto). Fulvio lo conosciamo in tanti, nessuno crede a questa storia terribile. Perché sia successa non lo sappiamo, ciascuno in questi mesi avrà fatto le sue supposizioni e congetture, ma… in questo momento bisogna riuscire a dimostrare che la donna per un certo periodo è stata in alpeggio ed era assolutamente libera. Io posso solo dire che, quando sono stata presso il gregge, lei non c’era… ma un avvocato sicuramente ribatterebbe che io non l’ho vista, e questa ahimè non è una prova…

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No alla transumanza?

Spiegatemi… quant’è passato da quel giorno in cui si parlava della transumanza candidata a patrimonio dell’UNESCO? Avevo scritto questo articolo poco più di due mesi fa. Adesso però che la transumanza si fa cosa attuale, perché chi prima, chi dopo, tutti si metteranno in cammino verso i monti…

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Pascolo vagante – Cumiana (TO)

Come vedete in questo articolo, ci sono già stati momenti di “tensione” nel Biellese, per il passaggio di greggi. Come dicono gli amministratori intervistati, una strada non va bene perché è lastricata e gli escrementi si infilano tra le pietre… l’altra è secondaria e passa davanti alle scuole (“le mamme si lamenteranno“!!!). Poi vengono nominati comuni del Vercellese che avrebbero interdetto il passaggio di greggi e armenti.

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Il pastore lancia il suo richiamo e il gregge si incanala nella strada alle sue spalle – Cumiana (TO)

Io non dico di fare una festa della transumanza al passaggio di ogni allevatore (che si tratti di pascolo vagante o di transumanze vere e proprie), ma sollevare tutto questo polverone perché sulle strade passano animali anziché automezzi?? E’ così grave la “forma di inquinamento” che resta a terra dopo il loro transito?

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Gregge tra le case in una via di Cumiana (TO)

Mentre accompagnavo il mio amico pastore tra le borgate del mio paese, ho incontrato molta gente che mi conosce. Una signora, dopo aver fotografato e filmato il passaggio del gregge, mi ha “ringraziata” per lo spettacolo. Ma non tutti la pensano così. Certo, dopo il transito di pecore, capre, vacche, a seconda del momento (se sono appena partite dal prato dove hanno pascolato, se per qualche motivo c’è un rallentamento nel cammino) e del numero di animali, a terra di escrementi ne restano. La forma, la quantità e la consistenza varia a seconda del tipo di animale (tocca specificare tutto, ormai la gente certe cose non le sa più!).

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Ci si sposta da un pascolo all’altro per le vie di Cumiana (TO)

Mi spiace, signori, nessun allevatore è ancora riuscito a spiegare ai suoi animali che non bisogna camminare sui marciapiedi, quindi succederà che… la faranno anche lì! Parliamo però di animali erbivori. A differenza dei tanti cani (con padroni maleducati che non raccolgono con l’apposito sacchetto) in giro per i nostri paesi e città, questi animali mangiano solo erba, la loro “cacca” è un ottimo concime, se per caso qualcuno volesse uscire con la paletta a raccoglierla. Comunque, con le piogge e i temporali di questi giorni, penso che i segni delle transumanze non restino sulle strade a lungo!

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Le capre guidano il gregge tra le vie di Cumiana (TO)

Ma ditemi, qual è il problema? Non mi sembra si sia parlato di intralcio al traffico, piuttosto il nocciolo della questione è “lo sporco”. Alla fine il discorso è sempre il medesimo, non ci piace vedere e sentire i lati meno pittoreschi e romantici della realtà. Gli escrementi imbrattano le nostre macchine lavate e lucidate: ma quanto inquinamento produciamo per farle lavare? E quanto inquinamento produce l’utilizzo delle nostre auto? A quello ci pensiamo? Il bello è che spesso, a lamentarsi, sono le persone con un comportamento meno ecologico di tutti! Non so se chi va a lavorare a piedi, con i mezzi pubblici, in bicicletta sia tra i primi oppositori al passaggio della transumanza!

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Passaggio del gregge nella strada principale alla festa del Cevrin di Coazze (TO)

Eppure ogni tanto alla transumanza “facciamo la festa”. Sono in crescita le manifestazioni in cui si organizzano eventi (fiere di artigianato, di prodotti enogastronomici, concerti, ecc…) in concomitanza della salita e della discesa dagli alpeggi.

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Fiera di Bobbio Pellice (TO)

Queste manifestazioni, a scopo principalmente turistico, vanno ad aggiungersi alle tradizionali fiere e rassegne zootecniche, la cui origine risale a tempi antichi. Oggi però anche molte di esse hanno adottato la formula della “sfilata” degli animali, proprio per dare una maggiore spettacolarità al loro arrivo e per venire incontro alle esigenze del pubblico. Peraltro riscuotendo un successo sempre maggiore.

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Fiera di Pomaretto (TO)

E’ anche un elemento di orgoglio in più per gli allevatori: si sfila con i propri animali, si mostra il frutto del proprio lavoro, lo si fa tra l’ammirazione e il rispetto della gente. E’ un momento piacevole per tutti, ma sicuramente sono i giovani e giovanissimi a goderne maggiormente.

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Dove sono quei sindaci che vogliono vietare la transumanza? Dove sono quei cittadini che si lamentano per la cacca sulle strade? Vogliono dirlo loro a questi bambini, a questi ragazzini, che stanno facendo qualcosa di sporco? Io credo che tutti i bambini dovrebbero partecipare ad una transumanza, imparare la differenza tra uno sporco che si lava via in fretta e… l’inquinamento vero, quello che resta nell’ambiente, nell’acqua, nell’aria. Le contamina e le rendono letali per piante e animali. Il buon vecchio letame invece i fiori li fa crescere!

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La Dévéteya, festa di discesa dagli alpeggi – Cogne (AO)

Spero sempre che il pubblico di queste manifestazioni impari qualcosa da ciò che sta osservando. Che capisca che non si tratta di una sfilata solo ad uso e consumo dei turisti, ma un momento di vero lavoro, solo uno dei tanti giorni dell’anno in cui sempre e comunque ci si prende cura degli animali. Forse anche per quello personalmente sono contraria all’uso di abiti folkloristici durante questi momenti, si rischia di trasportare in un’altra dimensione l’attualità di un mestiere che, fortunatamente, è ancora vivo. …e allora, buona transumanza a tutti gli allevatori che, tra un paio di settimane, si metteranno in cammino. Se qualcuno dovesse lamentarsi, rispondetegli che la transumanza è stata candidata a patrimonio dell’umanità… non so se funzionerà, però…

Disinformazione sul pascolo vagante

Ieri sera, nella nota trasmissione “Striscia la Notizia”, è andato in onda l’ennesimo servizio dove si punta il dito contro gli allevatori, nello specifico i pastori vaganti, “colpevoli” di tenere le pecore all’aperto d’inverno. Molte volte in quel programma sono state “denunciate” situazioni davvero insostenibili, ma molte altre invece ci si è affidati alle parole di sedicenti animalisti, poco informati sull’etologia e sulle necessità degli animali. Ahimè troppo spesso si tende ad umanizzare gli animali: io ho freddo e starei volentieri in casa? Sicuramente anche gli animali hanno le mie stesse esigenze.

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Alice e Fabio, pastori vaganti del Nord-Est (foto A.Masiero)

Ma poi, anche su questo punto… parliamone! Scommetto che si sono presi meno l’influenza i pastori che seguono tutto l’anno le pecore, come Alice e Fabio e centinaia di altri, proprietari del gregge o operai, che dormono in roulotte dove… già, c’è solo una lampadina! Ma dopo una giornata intera al pascolo, cosa si pensa che facciano i pastori, la sera? Si mangia e si va a letto, si spegne la luce… Ma andiamo con ordine. Tanto per cominciare, come vedete, le foto di questo post non sono mie, le ho prese dalle bacheche dei miei amici su Facebook, che nei mesi e settimane scorse hanno postato decine di immagini riguardanti il loro lavoro di pastori vaganti alle prese con l’inverno. Giusto per testimoniare come ovunque si pratichi questa forma di pastorizia, autorizzata dalla legge.

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Gregge al pascolo in una giornata invernale (foto A.Masiero)

Sarebbe bello che, per realizzare un servizio, un articolo, un qualsiasi pezzo di “informazione”, valesse ancora l’antica usanza di documentarsi a dovere. Mentre il sig. Stoppa demonizzava il pastore che tiene il gregge all’aperto nella neve, ecco che, in occasione dell’otto marzo, la testata regionale veneta della Rai dedica questo servizio ad Alice Masiero, pastora vagante padovana, che pratica questa vita 365 giorni all’anno. Non basta un servizio a livello regionale per controbilanciare la disinformazione di Striscia. “Pascolare in luoghi dove ci sia un riparo”, viene detto nel video. Cosa vorrebbe dire?? O gli animali stanno in stalla… o al pascolo!

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Pascolo vagante in Svizzera (foto Max le berger)

L’importante, estate o inverno che sia, è che gli animali abbiano la pancia piena. Non pensiate che il “problema” degli animalisti sia una prerogativa italiana. Sulla pagina facebook “wanderschäfer”, dedicata ai pastori vaganti di lingua tedesca (dato che questo mestiere tradizionale è ben presente e praticato anche in Svizzera, Germania e altri stati europei), ho trovato un articolo scritto apposta per rispondere alla domanda: “Ma le pecore non congelano in inverno?”

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Pascolo vagante nella Svizzera interna (foto Max le berger)

Nei prossimi giorni farà molto freddo e mi è stato chiesto più e più volte, se le pecore non congelano a temperature estreme. Naturalmente, non posso rispondere per ogni pecora, ma la natura ha preparato le pecore alle temperature sotto zero. Per prima cosa, ovviamente c’è la lana. Di solito, le pecore vengono tosate in primavera o all’inizio dell’estate e, durante l’inverno, si è formato di nuovo un manto spesso e folto. Non appena il clima si raffredda, la crescita della lana viene ulteriormente stimolata.” Così spiega il pastore vagante.

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Pascolo vagante in Svizzera (foto D.Bertino)

Ma il vero segreto delle pecore è il loro rumine. Qui avviene una digestione ad opera dei batteri. (…) Durante questi processi di conversione si genera calore. Una pecora si porta dietro, per così dire, una piccola centrale elettrica! Per noi pastori è importante mantenere la centrale elettrica in funzione. (…) La cosa migliore è dare sempre fibra grezza abbondante. (…) Se le pecore sono belle e rotonde di sera, i batteri avranno abbastanza materiale per far funzionare il “forno” durante la notte.
La lana inoltre ripara dal freddo esterno e mantiene il calore interno delle pecore (…). Gli agnelli, che hanno ancora poca lana, usano il calore “di scarto” delle loro madri, zie e nonne e, con le basse temperature, dormono sulla pancia degli animali più anziani.

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Foraggiamento con fieno di pecore allevate all’aperto nel nord dell’Inghilterra (foto J.Rebanks)

Penso che questa spiegazione data dal pastore vagante Sven de Vries (qui l’intero articolo) non abbia bisogno di ulteriori commenti. Volevo però ancora mostrarvi alcune foto di James Rebanks, l’autore del meraviglioso libro “La vita del pastore”, che avevo recensito qui. Non si tratta di pascolo vagante, ma di animali allevati così da sempre, all’aperto anche durante il rigido inverno del Lake District.

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Si mangia il fieno in attesa della primavera (foto J.Rebanks)

Quando c’è tanta neve e non riescono più a trovare di che sfamarsi, il pastore interviene portando fieno. Succede nel Lake District, succede in Piemonte, succede ovunque. Il gregge per il pastore non è solo un reddito, innanzitutto c’è la passione per gli animali. Questo è stato un inverno duro per i pastori piemontesi, con poca erba in autunno, poi freddo e neve. Ci sono state annate migliori, ma il pascolo vagante è sempre esistito e continuerà (si spera) ad esistere.

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Il gregge mangia il fieno all’aperto, Lake District (UK) (foto J.Rebanks)

Le pecore patiscono più il caldo (le avete mai viste, tutte ammucchiate, sotto il sole? quello per loro è il tempo peggiore! Con la neve mangiano, con il caldo invece no!) che non il freddo e la neve. Basta avere gli animali adatti, ogni razza autoctona si è evoluta anche in funzione delle condizioni ambientali in cui vive/viene allevata. Per finire, nel servizio si vede una foto di un agnello morto (sulla paglia, non è nella neve), ma la morte fa parte del ciclo naturale delle cose. Con 800 pecore, può succedere, sia che gli animali siano in stalla, sia all’aperto. Succede, anche se presti la massima attenzione e tutte le cure necessarie. Mi auguro che il sig. Stoppa si documenti maggiormente sul pascolo vagante, prima di realizzare un altro servizio inutile e dannoso come quello. Un giorno un veterinario mi disse: “Cercate di non pascolare vicino alle strade quando nevica, perché poi la gente inizia a bersagliarci di chiamate perché c’è un gregge nella neve. Se ci chiamano, siamo obbligati a venire a verificare, nella maggior parte dei casi troviamo animali in ottima salute e tenuti come si deve, ma ormai la gente non capisce più…

Se n’è andato un altro pastore

Ieri sono venuta a sapere che si era spento, all’età di 88 anni, Celso Maffeo. A molti questo nome non dirà niente, agli appassionati di pastorizia però sì.

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Celso fotografato da Bini in “Fame d’erba”

Io l’ho conosciuto prima sulle pagine di “Fame d’erba“, la monumentale opera di Gianfranco Bini uscita alla fine degli anni ’70, dedicata ai pastori biellesi. Celso e Tavio ne erano stati i protagonisti, seguiti dal fotografo negli anni, nelle stagioni, sul territorio, dalle risaie all’alpeggio. Il pascolo vagante, insomma, anche se all’epoca non esisteva ancora questa definizione. Quella era la pastorizia biellese, mestiere senza tempo.

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Celso Maffeo al pascolo, 2010

Celso l’avevo poi incontrato nel 2010, avevo parlato di lui in “Storie di pascolo vagante”. Altre volte mi era capitato di vederlo alla fiera di Pragelato, in alta Val Chisone, insieme a un gruppo di pastori biellesi.

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Il gregge di Celso nel 2010

Otto anni fa aveva ancora un piccolo gregge a cui badava dall’autunno alla primavera, mentre d’estate lo mandava in alpeggio. Sapevo che, in seguito, la famiglia aveva insistito perché vendesse le pecore: temevano potesse accadergli qualcosa mentre era al pascolo nei boschi. La salute si era via via fatta più precaria. E così un’altro pezzo di pastorizia del passato se n’è andato…

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Gregge nella pianura pinerolese – Vigone (TO)

Anche se non parlo più di pastorizia, quel mondo, quella vita resta comunque dentro di me. Nei miei viaggi, un occhio va sempre ai prati e alle stoppie intorno alla strada che sto percorrendo, e capita spesso di scorgere un gregge al pascolo o in movimento.

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Gregge in cammino – Cumiana (TO)

Come vi dicevo però il mondo dei pastori vaganti è cambiato e non poco! Restano immutate le esigenze degli animali, ma il modo di lavorare e di pensare è mutato sia dai tempi di Tavio e Celso, sia anche solo dagli anni in cui io avevo avuto modo di incontrare e frequentare i pastori. Non è solo un’impressione mia, anche molti altri amici mi hanno confermato queste sensazioni.

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Pascolo vagante in primavera – Cumiana (TO)

Purtroppo recentemente la cronaca ha riguardato il pascolo vagante con notizie tragiche che mai avremmo voluto sentire. Le ragioni non vanno cercate solo nella stagione così difficile (la siccità estiva, la mancanza di pascoli autunnali/invernali, la neve, il prezzo del fieno alle stelle), ma forse anche in un modo diverso di affrontare questo mestiere, con sempre meno rispetto, con meno passione… Ma non ho voglia di parlarne ora. Sto sfogliando le pagine di “Fame d’erba”, con un groppo in gola e una lacrima in bilico sulle ciglia…