“Stranieri” di cui avere davvero paura

Camminando per mulattiere e sentieri o lungo gli argini di fiumi e torrenti sempre più ci capita di incontrare degli stranieri. Erbe dai fiorellini gialli che prolungano la loro fioritura quasi tutto l’anno, pianticelle che formano barriere quasi impenetrabili, ma spariscono in inverno, cespugli con fiori vistosi coperti di farfalle… Già, sto parlando di piante che non appartengono alla flora locale, ma che si sono diffuse a macchia d’olio sul nostro territorio.

jyewmg

Non dobbiamo pensare se sono “belle” o meno, dobbiamo capire quanto sono pericolose. Presso l’Institut Agricole Régional di Aosta, il prossimo giovedì 21 novembre 2019 si terrà un convegno su questo argomento. E’ importante conoscere queste piante, capire che pericolo rappresentano e se si può fare ancora qualcosa per arrestare la loro diffusione.

txl887

In primo luogo, essendo specie non locali, sono un danno per la biodiversità. Anche se già in passato sono state introdotte specie che oggi ci sembrano naturalmente parte integrante della nostra vegetazione. Un esempio su tutti quello della robinia (gaggia in Piemonte), pianta apprezzata per il miele che se ne ricava, per i fiori utilizzati in cucina e per il legname di rapido accrescimento. In realtà la robinia fu introdotta agli inizi del 1600 dal Nord America, il primo esemplare venne piantato a Parigi, in Italia la sua diffusione fu favorita nel suo impiego per consolidare le massicciate ferroviarie.

vbrcd4

“L’inquinamento” della biodiversità è un problema ambientale che qualcuno potrebbe ritenere irrilevante, ma alcune di queste piante causano, direttamente o indirettamente, danni anche all’essere umano. Prendiamo ad esempio il senecione sudafricano (Senecio inaequidens), una pianta erbacea che sta colonizzando bordi delle strade, scarpate, zone aride, ma anche pascoli. Fiorisce quasi tutto l’anno (proprio oggi ho visto dei fiori sotto la neve, ma ne avevo viste piante fiorite già a gennaio), alcuni lo scambiano per una specie ornamentale e lo piantano nei giardini…

ckuykw
Senecione fiorito a fine dicembre lungo il Ru d’Arlaz – Montjovet (AO)

Invece il senecione è velenoso. Lo è per gli animali che lo ingeriscono, l’accumulo nel fegato degli alcaloidi tossici è causa di avvelenamento cronico. La tossicità si mantiene anche nella pianta secca (se viene tagliato nella fienagione) e può arrivare a interessare anche il latte (e di conseguenza i latticini), ma pure il miele. Bisognerebbe estirpare tutte le piante, asportarle e bruciarle, per evitare la diffusione dei semi. Ma soprattutto bisognerebbe informare il più possibile la popolazione, affinché riconosca queste specie e provveda il più possibile a fermare la loro diffusione.

q0b4vg
Interfaccia dell’app Alienalp

Per i più tecnologici, segnalo un’app da scaricare sul proprio smartphone. Messa a punto presso l’Institut Agricole Régional, Alienalp permette di riconoscere le specie monitorate, inviare dati e foto quando si trova una delle quattro specie aliene (coordinate del luogo, comunicazione dell’eventuale avvenuta eradicazione). La segnalazione può provenire da qualsiasi parte d’Italia, per Valle d’Aosta e Piemonte viene presa in considerazione nell’ambito di progetti che monitorano questa problematica.

bsbbvb
Pascoli invasi dal senecione a monte di Sordevolo (BI)

Qui trovate le schede riguardanti altre specie: poligono del Giappone (dannoso soprattutto per l’ambiente e la stabilità delle sponde fluviali), panace di Mantegazza (la cui linfa può provocare gravi lesioni cutanee). Qui invece vari link relativi alla “black list” delle specie aliene in Piemonte. Ribadisco che l’argomento è importante, come avete visto molte di queste specie hanno un’influenza diretta sull’uomo (anche molto grave). Citiamo ancora a tal proposito l’ambrosia, responsabile di vere e proprie “epidemie” di forti reazioni allergiche (se ne parla qui in un sito della sanità Svizzera). Informatevi, partecipate al convegno (se potete) e fate la vostra parte, per quanto possibile, nel contenere queste specie.

Un giusto equilibrio

Lo devo ammettere, sempre più sovente per alcune persone la parola “ambientalismo” o “ambientalista” ha una connotazione negativa. E queste persone non sono industriali, speculatori dell’edilizia, trafficanti di rifiuti tossici. Sono abitanti delle aree rurali, della montagna, persone che vivono e lavorano a contatto con la terra, con l’ambiente, con gli animali, innervositi da affermazioni e comportamenti di chi teorizza sull’ambiente, senza conoscere a fondo i risvolti pratici. Ma chi è il vero “ambientalista”, allora?

ftl3d4
Formazioni calcaree in Alta Valle Tanaro – Viozene (CN)

Forse il problema sta nella parola, gran parte degli “-ismi” finisce per essere una forma di integralismo, il che raramente può avere connotazioni positive. Io preferisco parlare di casi singoli dove natura, ambiente, agricoltura, zootecnia, tutela del paesaggio e della biodiversità vanno a braccetto. La volta scorsa vi avevo detto che avrei partecipato ad un’iniziativa proposta dal Parco delle Alpi Marittime a Upega e Carnino (Alta Valle Tanaro – CN). Non soltanto è stato un bel momento di incontro e di dialogo, ma anche una piacevole scoperta. Un Parco Naturale non vieta le attività agricole, nel regolamento di ogni parco vi sono delle voci specifiche in merito. Per esempio, questo è quel che si legge nel regolamento del Parco Nazionale del Gran Paradiso, territorio ricchissimo di alpeggi: “L’attività di pascolo deve essere indirizzata ad assicurare: 1) la conservazione e la biodiversità delle formazioni pastorali; 2) la conservazione degli spazi pastorali a copertura erbacea anche per finalità fruitive paesaggistiche; 3) il mantenimento o il miglioramento della qualità foraggera dei cotici. Il raggiungimento di tali obiettivi è perseguito anche con la redazione e l’applicazione di piani di gestione degli alpeggi e delle aree di pascolo. ” (Capo III, Attività pastorali, art. 26)

obap5m
Pascoli in fase di recupero intorno a Carnino – qui la mandria passa a inizio e fine stagione – Alta Valle Tanaro (CN)

Tornando a Carnino, lì da qualche anno è nata un’associazione fondiaria con lo scopo di recuperare terreni ormai abbandonati intorno a frazioni e villaggi, per destinarli a pascolo da dare in uso agli allevatori che monticano in zona con le loro mandrie. Qui potete leggere qualche informazione più specifica sulle associazioni fondiarie, mentre qui un articolo parla dell’Associazione Fondiaria di Carnino. Cos’è stato fatto? Sono stati messi insieme (dopo un lungo lavoro di ricerca) i proprietari dei terreni e, in sintesi, si è creata un’associazione di modo che si potesse dare in affitto e in uso ad un allevatore un territorio altrimenti frammentato in molteplici particelle.

zsfq1e
Vecchia e nuova vasca (ancora da collegare) – Alta Valle Tanaro (CN)

Il Parco Alpi Marittime e i suoi guardiaparco hanno avuto un ruolo fondamentale in tutto questo e chi ci accompagnava, Massimo, ce l’ha spiegato dettagliatamente. Il territorio è stato dotato di vasche, tubi e appositi punti di collegamento per creare dei punti acqua. Sono state acquistate vasche con galleggianti per evitare sprechi di acqua (sono territori carsici, quelli) e il formarsi di aree fangose intorno alle vasche stesse. E’ stato predisposto un vero e proprio piano di pascolamento, ecc ecc… Tutto questo comporta un impegno maggiore per l’allevatore e/o per i suoi operai, ma nello stesso tempo si ha un territorio in affitto a prezzi non esorbitanti, dotato di “servizi” totalmente mancanti altrove.

yggavo
Escursione guidata alla scoperta degli alpeggi di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Ma i benefici non finiscono qui: il turista, l’escursionista, troverà un paesaggio più curato, una maggiore biodiversità proprio grazie al pascolamento. “E ne beneficia anche la fauna selvatica – spiegava il guardiaparco durante l’escursione sul territorio. Infatti dov’è che gli animali selvatici brucano avidamente per fare scorte per l’inverno? Dove l’erba è più verde, dov’è ricresciuta dopo esser stata pascolata dagli animali domestici. Nello stesso modo, la prima erba tenera in primavera i selvatici la trovano dove non c’è tutta l’erba vecchia secca, quindi dove c’è stato il pascolo nell’estate precedente.

sdbete
Alpeggio Selle di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Questo è il modo corretto di vedere le cose. La tutela intransigente di una presunta “wilderness” forse inesistente non va bene dove c’è o c’è stata in passato una gestione antropica. Ovviamente, in un parco naturale l’attenzione all’ambiente sarà maggiore rispetto al resto del territorio,  ci saranno aree (come le zone umide) escluse dal passaggio degli animali, ci sarà un controllo sui carichi di bestiame e sulla loro movimentazione… Ma ben vengano i controlli, se questo vuol dire “far pulizia” di certi soggetti che stanno rovinando il mondo zootecnico di montagna e non solo.

r1a4xy
Mandria al pascolo alle Selle di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Un carico eccessivo sui pascoli è dannoso, ma lo è anche un carico troppo basso o l’assenza di animali al pascolo, l’abbiamo già detto molte volte. Per poter stare “al passo con i tempi” le aziende devono espandersi, devono aumentare il numero di capi? Allora diamo dei contributi in modo corretto, compensiamo l’impossibilità di raggiungere numeri esagerati, eccessivi per il territorio. Non come oggi, dove il sistema premia chi più ha e non chi meglio lavora!

Il clima che cambia e gli alpeggi

Proprio mentre scrivo, lungo la strada che sale ai villaggi più in quota e poi ai pascoli degli alpeggi, continua l’andirivieni di camion e camioncini che portano su il bestiame, per lo più bovini. Chi inizia a pascolare a quote non troppo elevate, anche quest’anno è già salito o sta salendo in montagna, per dare il via alla stagione d’alpe.

g8ulpf
L’alpeggio di Vascoccia mostra ancora evidenti i segni dei danneggiamenti delle valanghe dell’inverno 2017-2018 – Ayas (AO)

Su queste pagine si parla spesso di clima, perché il lavoro dell’allevatore, specie se tradizionale, è strettamente legato ad esso. Ne subisce le conseguenze dirette ed indirette. Il “maltempo” può essere nemico, rendere tutto più difficile, creare danni, ma nello stesso tempo è fondamentale. Annate grame quelle in cui non nevica d’inverno, o la siccità prevale sulle piogge. Ma il clima è davvero impazzito? Siamo noi i responsabili, o tutto ciò che sta accadendo fa parte di cicli naturali che si verificano periodicamente?

ksjcex
Pascoli di inizio giugno a monte di Barmasc – Val d’Ayas (AO)

Non sono io la persona che può dare una risposta a questi quesiti, come la maggior parte di voi, posso vedere ciò che accade quotidianamente e le conseguenze dirette sul territorio. Poi, ovviamente, posso leggere e informarmi, anche se non è facile trovare le notizie reali, i dati scientifici, in mezzo a tanta disinformazione creata ad arte. Quest’anno ho comunque visto un inverno caldo, avaro di precipitazioni (specie nevose), un gran numero di giornate ventose, ben poca poggia in primavera. Se, a tutto questo, sommiamo la siccità e il gran caldo della scorsa estate e dell’autunno, ecco che in alpeggio non troviamo condizioni ottimali nemmeno quest’anno.

mlex9v
Transumanza a piedi verso i pascoli del Vallone di Saint Barthélemy – Nus (AO)

Quest’anno c’è poco, quest’anno tocca ritardare, lo scorso anno a questa stagione…“. Discorsi del genere sono comuni, ma… sono solo sensazioni? I nostri ricordi sono affidabili? C’è qualcosa che davvero è cambiato negli alpeggi, in questi anni, in relazione al clima? Problematiche? Avrò modo di approfondire l’argomento sul campo, nei prossimi mesi. Ho infatti ricevuto un incarico da parte dell’IAR di Aosta (Institut Agricole Régional), nell’ambito di un progetto Life che si chiama Pastoralp.

zitvax
Vitelli al pascolo sopra a St-Rhemy en Bosses (AO)

Il mio compito sarà quello di girare per gli alpeggi del Parco Nazionale del Gran Paradiso (vallate piemontesi e valdostane) per intervistare gli allevatori su diverse tematiche, ma principalmente sulla percezione dei cambiamenti climatici e sull’effetto che questi fenomeni hanno sul loro lavoro. Una delle finalità del progetto è anche quella di elaborare delle strategie per affrontare al meglio le problematiche che emergeranno, ma anche delle linee guida per chi si troverà a dover prendere delle decisioni future in materia di pascoli alpini. Sul sito comunque potete approfondire meglio tutti gli aspetti del progetto, attualmente in corso.

hhuev9
Gregge al pascolo in una frazione di Trasquera (VB)

Vedremo il “quadro” che ne risulterà. Ovviamente non potrò parlarvi dei risultati, il materiale raccolto è destinato al progetto e alla stesura di una relazione finale. Qui potrò mostrarvi immagini e raccontarvi le storie di quegli allevatori che, extra questionario, avranno voglia di far quattro chiacchiere con me. Si parlerà del “tempo”, certo… ma anche di tutte le altre problematiche economiche, sociali, ambientali che toccano il mondo dell’alpe oggi, nel XXI secolo.

odjfag
Ru Courtaud – Ayas (AO)

Si parlerà dell’acqua, sotto forma di precipitazioni, ma anche di elemento fondamentale per la vita degli animali e dei pascoli. Non si può pascolare senza acqua… e i pascoli inaridiscono, senza la pioggia o senza l’irrigazione, così preziosa in regioni come la Valle d’Aosta, dove i ru (le rogge) hanno origini antichissime. Quello nell’immagine ad esempio risale al 1400.

dh6mtb
I pascoli di Champlong – Verrayes (AO)

Si parlerà anche dei pascoli, pascoli abbandonati, pascoli recuperati, pascoli “d’oro” per effetto delle speculazioni. Pascoli la cui biodiversità vegetale viene preservata dal pascolamento degli animali (guardate qui il video andato in onda su Geo qualche tempo fa, dove si parla delle “mucche paesaggiste” proprio nel territorio del Parco). Su queste pagine sarò presente quando riuscirò, tra una valle e l’altra, tra un questionario e una giornata a rastrellare fieno…

Aspettando la pioggia

Dicono che tra oggi e domani arriverà, e speriamo che non sia un pesce d’aprile… Abbiamo bisogno di pioggia, abbiamo disperatamente bisogno di acqua. Servirà a spegnere gli incendi che, in certe vallate, stanno bruciando da giorni. Servirà ad evitare che i piromani ne inneschino altri. Servirà ad alleviare la tremenda sete della terra.

hi8ovi
Pascoli di mezza montagna inariditi – Arlod, Nus (AO)

Purtroppo ci sono persone che nemmeno si rendono conto della situazione in cui ci troviamo. L’acqua in casa dai rubinetti scende, e allora va tutto bene… L’altro giorno leggevo, in un gruppo di montagna, la domanda di una signora che chiedeva come mai fosse tutto giallo al Pian del Valasco (CN), nota meta degli escursionisti cuneesi e non solo.

5a6zms
Pascoli secchi e devastati dai cinghiali – Arlod, Nus (AO)

Come mai? Forse perché a questa stagione lassù dovrebbe, come minimo, essere ancora tutto bianco… Bianco di neve, neve che è stata scarsa e che si è sciolta per le alte temperature invernali e per il vento. Vento che ha soffiato tanto, troppo spesso, da gennaio fino ad oggi. E la pioggia non è ancora praticamente mai caduta, forse due gocce un giorno, seguite da tre o quattro giorni di vento.

eqktrn
Effetti della siccità su un prato-pascolo a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma sì, prima o poi pioverà… però ogni giorno di quel “poi” è sempre peggio. La terra, la vegetazione sta patendo. Nei prati si vedono chiazze di terra, terra dura, secca, polverosa. E l’erba non ha una “bella faccia”.

agmexg
Prato-pascolo a 1000m di quota ad inizio primavera – Petit Fenis, Nus (AO)

Guardate lo stesso prato dove c’è un po’ più di umidità. Non è ancora proprio l’aspetto normale che dovrebbe avere in questa stagione, ma è già meglio di dove l’acqua proprio non c’è.

2u1egr
Irrigazione sui prati – Petit Fenis, Nus (AO)

Chi ne ha la possibilità, ha già iniziato ad irrigare nelle scorse settimane, per alleviare la sofferenza del cotico erboso. E’ vero che, con la pioggia, la vegetazione “partirà”, ma sarà comunque più indietro rispetto alle annate con un’umidità meglio distribuita nei mesi.

bgad9w
Effetti della siccità su un prato ripido – Petit Fenis, Nus (AO)

Maggiore è la pendenza dei prati e dei pascoli, più questi appaiono secchi: qui anche la poca neve è rimasta meno a lungo, poi sotto ci sono più sassi, il terreno è drenante, l’umidità è un lontanissimo ricordo.

i5dhbc
Mazzolina già spigata – Petit Fenis, Nus (AO)

Le piante si difendono come possono: dove c’è un po’ di verde, non è raro vedere graminacee già con la spiga. Sono rimaste basse, hanno poche foglie, ma c’è già la spiga (cioè il fiore), dove in seguito si formeranno i semi. La pianta sente che c’è un problema, che la stagione potrebbe essere più corta del normale, così accelera i tempi, investe meno risorse nella crescita e produce già subito il seme per il prossimo anno.

kmwzmh
Primi fiori di lupinella – Petit Fenis, Nus (AO)

Addirittura sta fiorendo qualche pianta di lupinella! Questa leguminosa solitamente a queste quote ha la sua massima fioritura nel mese di maggio. Anche lei è bassa, con poche foglie e fiori piccoli. Certo, dovrebbe piovere a partire da oggi pomeriggio… Non sarà una grande pioggia, darà quel poco di sollievo…

jvxunf
Ciliegi selvatici in fiore – Petit Fenis, Nus (AO)

…renderà più brillante il verde dei prati, che ora è spento anche nelle belle giornate di sole. “Rovinerà” le fioriture dei ciliegi, ma farà sì che le piante possano iniziare a mettere le foglie. Speriamo che, d’ora in poi, ogni tanto ci sia qualche giorno di pioggia. Non servirà tanto per le falde acquifere impoverite, ma per evitare che muoiano le piante. Potrebbe ancora salvare la stagione, ma… già in molti dicono che di fieno quest’anno se ne raccoglierà poco. E chissà i pascoli degli alpeggi come saranno, quest’estate? E ci sarà acqua per abbeverare gli animali?

Parliamo di clima?

Quanto parlare e sparlare di clima e di ambiente in questi giorni! Qui, su queste pagine, ben lo sapete che di clima e di tempo atmosferico si parla sovente. E’ ovvio, se la tua vita, il tuo lavoro, è costantemente influenzata dalle condizioni meteo, non puoi farne a meno. Come si fa a negare che il clima stia cambiando? Le temperature, la violenza di certi fenomeni, la mancanza o l’eccesso di precipitazioni sono sotto gli occhi di tutti. Non che in passato non vi siano mai stati cambiamenti, ma… in molti dicono che oggi il “nostro” inquinamento giochi la sua parte.

jk3ryu
Il verde inizia a tingere i prati sul versante esposto a sud – Nus (AO)

Che sia vero o no, inquinare meno male non fa, sia in termini di immondizia, di scarichi, di gas, sia di consumi. Perché comunque tutto quello al Pianeta Terra non fa bene. E non fa bene a noi, se vogliamo continuare a viverci. Perché… diciamocela tutta… alla fine è per noi stessi e per le generazioni che facciamo o dobbiamo fare qualcosa. La Terra continuerà ad esistere. Si adatterà anche a climi più caldi (o più freddi). Chi non si adatta, scompare, chi ha caratteristiche migliori per sopravvivere nel “nuovo” clima, si diffonderà. Si tratti di piante o di animali, ma questo è quello che succederà.

casgqi
Fioritura del Bulbocodium vernum – Vallone di Saint Barthélmy, Nus (AO)

Non c’è vita anche nel deserto? E’ l’uomo che magari non si troverà più tanto bene. Già, l’uomo… molti dei problemi sono legati al fatto che gli esseri umani, sulla Terra, sono tanti (troppi?). Nelle mie immagini non c’è mai “molta gente”, ma gli spazi spopolati sono pochi, sono sempre meno. E tutte le persone consumano, producono rifiuti di vario tipo, hanno necessità sempre crescenti. Il “benessere” si lascia dietro una scia di scorie difficili da smaltire.

tqbjkp
Pascoli senza neve a 1900m – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dunque inquinare e consumare meno male non fa. Ma riusciremo in qualche modo a far sì che il clima non cambi? Oppure saremo noi a dover cambiare per non soccombere? Quest’anno abbiamo avuto un (non) inverno secco, spesso mite, ancor più spesso ventoso, da queste parti. Adesso la primavera bene o male cerca di prendere il via, ma sono i prossimi mesi e l’estate a far paura.

znwkbh
Pascolo di fine inverno – Petit Fenis, Nus (AO)

A torto o a ragione, l’allevamento viene spesso chiamato in causa quando si parla di clima. Bisognerebbe solo ricordarsi sempre di specificare che si parla di allevamento intensivo, con animali che praticamente non escono mai all’aria aperta, concentrati in piccoli spazi, alimentati con foraggi che spesso richiedono molta energia e acqua per essere prodotti. Ciascuno di noi quindi può fare qualcosa per l’ambiente ogni volta che compie un acquisto, a partire dalla tavola.

tqaoko
Tramonto ventoso – Cumiana (TO)

Quindi anche in questo caso vale la regola di acquistare prodotti locali, da piccoli allevamenti, da piccoli produttori. Per essere ancora più virtuosi, portiamo con noi i contenitori per evitare ulteriori imballaggi (anche se non so se le normative lo consentirebbero, tra etichettatura obbligatoria ecc ecc.). Non è semplice, non è affatto facile. Il discorso è complesso, mi verrebbe da dire che non tutti possono permettersi di essere “ambientalisti”. Il prodotto a basso costo raramente è sano, etico, sostenibile. Ci sarebbe da scrivere per ore su questi temi e c’è chi l’ha già fatto meglio di me.

5x3pnp
Fioritura precoce sui pascoli privi di neve – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Se tutti facessero qualcosa, i benefici sarebbero visibili almeno per quello che riguarda l’inquinamento. Il clima è più complesso, basterebbe un’eruzione di qualche grande vulcano per modificare la gran parte delle teorie di cui si legge o si sente parlare in questi giorni. Di clima comunque qui si continuerà a parlare, sia per mostrare i momenti belli delle stagioni, le fioriture, i colori dell’autunno… sia quello che mi auguro non accada, cioè il caldo torrido e la siccità, che influirebbero duramente sui prati, sulla fienagione, sui pascoli…

Tra poco è primavera, ma…

Non è normale un tempo così a febbraio! Ah no… adesso è marzo. Ma comunque non è normale lo stesso. L’aria è più che primaverile, l’altro giorno c’era un sole e un caldo che intontivano. Io non ce la faccio a gioire per questa serie infinita di belle giornate e per la possibilità di stare in maglietta quando il calendario dice che è ancora inverno.

r8xzqp
Ben più di una farfalla oggi a 1800m di quota – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Anche oggi, è marzo, ma è ancora inverno. Nonostante in montagna soffiasse un forte vento di tormenta, nei punti riparati il sole era caldo e così c’erano farfalle che svolazzavano qua e là ad oltre 1700m di quota, verso la sommità del Forte di Fenestrelle.

kqgsro
Giochi di sole e ghiaccio – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Le fontane gorgogliavano come fosse estate, solo una che era rimasta all’ombra fino a poco prima aveva intorno un po’ di ghiaccio dovuto agli spruzzi portati dal vento fuori dalla vasca.

ixwu3x
Carline – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Sui pendii tra le rocce spiccavano i fiori secchi delle carline, i cui steli quest’anno non sono stati schiacciati e spezzati dal peso della coltre nevosa. Pareva un paesaggio autunnale, sicuramente non una giornata di fine inverno.

ksj5bc
Salicone – Prà Catinat, Val Chisone, TO

Ma non c’erano solo le infiorescenze secche dello scorso anno! Qua e là ecco veri e propri segni di primavera, i fiori! All’inizio avevo visto solo una pianta di salicone, i cui amenti maschili brillavano di polline giallo. Era l’unica, quasi che nella sua collocazione riparata avesse trovato un microclima speciale…

87wpw9
Puy – Val Chisone, TO

Un po’ di neve nei tratti non esposti al sole l’ho pestata, ma i versanti esposti a sud erano completamente liberi anche solo dalla più piccola chiazza bianca, fin su alle creste rocciose. Un paesaggio surreale, inquietante più del vento che si infilava tra le case chiuse e quelle diroccate di Puy, facendo sbattere in modo sinistro una lamiera su qualche tetto.

ucnfma
Case ristrutturate – Pequerel, Val Chisone (TO)

Si potrà tornare ad abitare stabilmente a Pequerel, con questo clima impazzito? I terrazzamenti intorno alla frazione indicano l’antica presenza di numerosi campi e il villaggio, collocato in pieno sole, sicuramente può godere di condizioni ottimali.

m3msua
Il crollo sul lato ad est del paravalanghe di Pequerel – Val Chisone (TO)

Dalle valanghe, quando di neve ne veniva tanta, Pequerel era protetto grazie a un paravalanghe a forma di cuneo. Sicuramente non è stata la neve di quest’anno a causarne un crollo parziale. Speriamo venga riparato, nonostante la tendenza a non avere più inverni nevosi…

rzkmmj
La fontana del lavatoio – Pequerel, Val Chisone (TO)

Pequerel è deserta nonostante il sole e la strada sgombra da neve. Una fontana gorgoglia allegramente appena sotto la via centrale, unico segno di vita nel villaggio.

rzbh7z
La parte superiore di Pequerel – Val Chisone (TO)

Ci sono case ristrutturate, altre pericolanti, altre ancora ormai diroccate. Passandoci in questi giorni viene da chiedersi davvero perché non viverci tutto l’anno. In fondo siamo “solo” a poco più di 1700m e altrove, sulle Alpi, vi sono ancora insediamenti stabili anche a queste quote.

t1kl0g
Pascoli interamente rivoltati dai cinghiali – Pequerel, Val Chisone (TO)

Approfittando del suolo sgombro dalla neve, i cinghiali hanno fatto festa… Mi domando in quanti altri luoghi si assista ad una situazione del genere. Ho sempre più paura che ci troveremo davanti ad un’estate molto difficile: niente scorte d’acqua date dalla neve, un cotico erboso rimasto scoperto tutto l’inverno, per di più rivoltato dai cinghiali, battuto dal vento, una terra arida…

7qpwkp
L’alpeggio di Pequerel – Val Chisone (TO)

Siamo a marzo, due mesi e mezzo, tre, e qui arriveranno le mandrie e le greggi! Nella migliore delle ipotesi pioverà, in questi mesi. Si spera, che piova… E che non siano piogge torrenziali. Purtroppo però ben sappiamo che la tendenza sta diventando quella.

mwgv0s
Un torrente scende dai versanti del Pelvo privi di neve e ghiaccio – Val Chisone (TO)

C’è chi nega i cambiamenti climatici… mi dica un po’, questa gente, cosa sto osservando oggi, il primo di marzo. Torrenti dove un po’ di acqua scorre scendendo giù giù tra i versanti polverosi e bruni. Niente ghiaccio, niente neve, poca acqua. Questo non è quello scorrere allegro del disgelo, della primavera che arriva. E’ uno scorrere stanco di un’acqua che, quest’anno, praticamente non si è mai fermata.

gwb6tx
Crocus e festuca paniculata a 1800m, il 1 marzo 2019… – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Manca solo a me il “riposo” invernale? E dire che noi, con la nostra vita frenetica, un vero riposo non lo facciamo più… Ma la natura invece sì, e ne avrebbe avuto un gran bisogno. Invece, dopo un’estate di siccità e un non-inverno, ecco che a queste quote già fioriscono i crocus e le graminacee iniziano a spinger su le foglie. Dovrebbe accadere a fine aprile, a maggio, quando la neve scioglie e i ruscelli si ingrossano. Ho davvero paura che ci attenda un’estate molto difficile…

Mi sa che mi sono sbagliata

Lo scorso inverno, ma poi anche dopo, in primavera, ogni volta che nevicava, dicevamo che “era tutto buono”, che la neve sarebbe servita come scorta d’acqua, che nell’estate ci sarebbe poi stata tanta erba sui pascoli. Eppure adesso sugli alpeggi in molti si lamentano dicendo che “in alto non c’è niente”, che “su l’erba è tutta rossa, tutta bruciata”.

o3ptcq
Capre in alpeggio – Valsavarenche (AO)

Che succede? Sono le solite lamentale del mondo agricolo che non è mai contento? Sicuramente la situazione non è la stessa in tutti gli alpeggi, ma effettivamente in molte “montagne” si riscontra lo stesso problema.

n8i26n
Torrente tran Pian della Ciamarella e Pian della Mussa – Valli di Lanzo (TO)

Ecco allora i torrenti fragorosi di acqua fresca, alimentati dalle sorgenti e dai nevai che ancora stanno sciogliendo. Lì intorno l’erba è fresca, verde, abbondante. Viene da pensare che sia proprio ora di salire più in alto a pascolare, con la mandria o il gregge.

amzorb
Fioritura di Onobrychis montana – Pian della Ciamarella, Valli di Lanzo (TO)

Il pascolo intorno all’alpeggio è di alta qualità, ottime erbe che daranno un buon latte da trasformare in tome saporite. Ma… Ma l’erba è effettivamente bassa, scarsa. A parte questa macchia rosa intenso di leguminose, ci sono chiazze di altro colore.

udqrm5
Pascoli a Pian della Ciamarella – Valli di Lanzo (TO)

Specialmente sui dossi, dove lo strato di suolo è più scarso e affiorano le rocce, ecco quello che si diceva, “l’erba bruciata”. Qui le bestie da mangiare non troveranno molto. Me lo diceva anche un pastore al telefono: “Su è tutto rosso… non so se ce la faremo ad arrivare alla fine di agosto! Il sole brucia e l’aria è fredda, l’erba non è venuta e quella poca che c’era sta seccando.

gymmoi
Temporale e grandine in alpeggio – Praz-Croux-désot, Nus (AO)

Nel frattempo sono arrivati i temporali. Non è detto che siano arrivati proprio dappertutto, non è detto che abbiano bagnato molto. Alcuni sono così forti e improvvisi da dilavare, più che bagnare. Anche in montagna poi possono aver fatto danni, sotto forma di grandinate. Insomma, a quanto pare questa è un’altra annata difficile.

v6ukjn
Stalla danneggiata dalla neve all’alpeggio Giasset – Pian della Mussa, Balme (TO)

Gli allevatori che devono salire a Pian della Ciamarella si sono trovati la stalla danneggiata dalla neve della scorsa stagione, tanto per cominciare. Solo una piccola porzione di tetto ha resistito, l’altra non ce più e bisognerà ricostruirla.

2vts4p
Alpe della Ciamarella – Valli di Lanzo (TO)

Ma come mai i pascoli in quota sono così “bruciati”? Qualche ipotesi? Ricordiamoci che lo scorso anno c’è stata una terribile e prolungata, la cotica erbosa ha sicuramente sofferto nel suo complesso, qualche essenza vegetale ha patito più di altre. Poi c’è stata la neve, il freddo le piogge primaverili. Alle quote più basse la neve è sciolta pian piano, penetrando nel terreno. Più in alto invece, quando ha smesso di piovere, è arrivato quasi di colpo il caldo improvviso. La neve è letteralmente evaporata (sublimata, per usare le parole giuste), sotto l’erba ha iniziato a germogliare, ma di acqua dal cielo dopo non ne è più arrivata.

2wtuce
Mandria in attesa di andare al pascolo – Pian della Mussa, Balme (TO)

Vedremo se questi temporali salveranno ancora la stagione, anche se, ad alta quota, la stagione è corta e ha i giorni contati. Negli alpeggi più alti si sale ora, a fine luglio, ai primi di agosto, e non si resta che poche settimane, dopo potrebbero arrivare anche le prime improvvise nevicate. In questi giorni le montagne si affolleranno sempre più di turisti ed escursionisti: se siete anche voi tra di loro, provate ad osservare più a fondo i territori che attraverserete…

Bisognerebbe cambiare mentalità partendo dal basso

Cari amici, come saprete in questi giorni sono in trasferta: oggi mi trovo a Follina (TV) per la manifestazione “La via della Lana“, dove alle 17:00 proietteremo il film sui pastori piemontesi. Chi fosse in zona e volesse venire a trovarmi… Stamattina ero indecisa se spostarmi ancora o rimaner qui in attesa che inizino gli eventi legati alla manifestazione. Il viaggio però è già stato lungo e domani mi aspetta un ritorno ancora più lungo… Così ho pensato stare tranquilla e iniziare a raccontarvi qualcosa su ciò che ho visto/sentito nei giorni scorsi.

pmdnrc
Andrea Bezzi nel suo punto vendita a Ponte di Legno (BS)

Durante la mia prima tappa ad Edolo, ho ricevuto un messaggio da parte di Andrea Bezzi. Qui potete vedere un breve filmato realizzato sulla sua azienda. Mi chiedeva se riuscivamo ad incontrarci, dato che lui (per ovvi motivi di lavoro) non riusciva a partecipare alla mia presentazione all’Università della Montagna. Dato che il giorno successivo ero di strada, avendo deciso di passare dal Passo del Tonale per spostarmi in Lessinia, ben volentieri ho accettato l’invito. Ho così potuto conoscere un allevatore decisamente speciale, cosa che già immaginavo avendo letto diversi articoli su di lui e sulla sua azienda zootecnica.

zjyaoo
Il punto vendita con vista sulla stagionatura – Ponte di Legno (BS)

L’ho raggiunto a casa sua nel centro di Ponte di Legno: aveva finito di mungere, le vacche ora sono già nei pascoli più a monte, pian piano ci si avvicina alla malga. Così abbiamo fatto colazione con una scodella di latte appena munto, ancora tiepido.  Intanto Andrea raccontava la sua storia, spiegava la sua “filosofia”. Un vero uragano di entusiasmo e concretezza, idee innovative e tradizione. Oltre a ritrovare nelle sue parole molti dei pensieri che esprimo da tempo anche su queste pagine, venivo anche investita da una carica di ottimismo e speranza, cosa che non mi accadeva da tempo, visto che la gran parte degli allevatori che mi è capitato di incontrare ultimamente è rassegnata ad una condizione di crisi che porta verso la sopravvivenza o addirittura la sconfitta.

dnnejo
La stagionatura dello Stilter, formaggio DOP

Bisognerebbe cambiare tutto, sono molte le cose che non vanno. Ma bisognerebbe partire dal basso, solo così si può poi arrivare fino in alto a chi deve prendere le decisioni. Tanto per dire, l’asilo qui ha un bellissimo giardino, ma porteranno fuori i bambini 3-4 volte all’anno, non di più, perché le mamme poi si lamentano che si sporcano! Già di lì le cose non funzionano… I giovani qui sognano solo più di andare a lavorare agli impianti: non credono più nell’agricoltura. Invece agricoltura e turismo qui devono andare di pari passo, non uno prevalere sull’altro. Io ho fatto per anni l’istruttore di sci di fondo, ma ho sempre avuto anche l’azienda.

civby6
Stagionatura dell’az. Bezzi a Ponte di Legno (BS)

Mi porta a vedere il punto vendita e la stagionatura, che contiene le preziose forme di Stilter, la DOP prodotta qui in Alta Valle Camonica, poi anche altri formaggi, il “Case di Viso”, dal nome della sua malga. “Non bisogna lasciarsi abbattere dalle difficoltà, bisogna saper trovare la propria strada per emergere. Alla fine lavora uguale chi si lamenta tutto il tempo senza cambiare nulla e chi invece trova il modo di valorizzare. Il mio prodotto lo vendo ad un prezzo giusto che tenga conto del lavoro che c’è dietro. Sono anche certificato Bio. Ormai il consumatore attento c’è, quello che cerca un prodotto fatto in un certo modo e disposto a spendere una certa cifra. Vendo i miei formaggi anche in mercati e fiere, su in malga, qui a casa… Si valorizza il prodotto puntando sulla qualità. In questo modo si possono tenere meno bestie e trasformare in proprio, invece di dare il latte a pochi centesimi ai caseifici. Ho amici che hanno le stalle in pianura, anche alcuni di loro hanno capito che questa è la strada giusta e hanno trasformato l’azienda con ottimi risultati.

mvjdd9
Case di Viso – Valcamonica (BS)

Andrea mi vuole a tutti i costi accompagnare fin su a Case di Viso, la sua malga. L’aria è frizzante, ma nelle scorse settimane ha fatto caldo, così la neve è già sciolta anche lassù e l’erba inizia a venire verde. Non vede l’ora di salire, come qualsiasi malgaro, e rimanere poi su il più a lungo possibile. “Vado su pian piano pascolando, poi arrivo quassù. Intorno alle case sfalcio, sono terreni privati. Non è tanto per la quantità di fieno che ricavo, ma per mantenere tutto pulito, resta bello verde, anche adesso c’è già più erba. Per mungere uso il carrello mungitura e lo sposto continuamente, così non si rovinano i pascoli.

2w3jfw
La conca di Case di Viso – Valcamonica (BS)

Mentre salivamo, Andrea mi aveva mostrato il punto dove avrebbe voluto edificare la stalla nuova. “Ma non me l’hanno lasciato fare… il piano regolatore non lo consente. Ma pian piano arriverò anche lì.” Non è tipo da arrendersi, ma nemmeno indugia in polemiche. Preferisce raccontarmi come vorrebbe fare questa stalla, con un sistema innovativo di lettiera, la “compost barn”. E’ molto attento al benessere animale, ma anche all’ambiente. “Gli animali che stanno bene danno un prodotto migliore. Le vacche stanno bene libere e soprattutto al pascolo. Qui in montagna devono stare in stalla per forza d’inverno, quindi vorrei una stalla dove possano stare nel miglior modo possibile.

o6a49v
I pascoli sopra a Case di Viso – Valcamonica (BS)

I pascoli più alti intorno alla malga verranno utilizzati da un gregge transumante, tutto il resto invece alimenterà le vacche e le manze di Andrea. “Per fortuna ci sono degli usi civici, così questa malga non è potuta finire in mano a gente che arriva da fuori. Purtroppo questo sistema dei contributi sta facendo dei gravi danni. Bisognerebbe darli per aiutare chi lavora in montagna, ma basandosi su come uno gestisce il territorio.” Mi invita a tornare quando sarà quassù: la bellezza del luogo rende l’invito ancora più allettante… “Le vacche qui mangiano solo erba, il mangime serve giusto per sporcare la mangiatoia perché vengano a farsi mungere. Una volta anche noi davamo mangime in alpeggio, ma non ha senso! Alla fine la resa non cambia più di tanto, ma la qualità sì. Se le bestie sanno che dai il mangime, pascolano meno perché sanno che poi c’è quello da mangiare.” La nostra chiacchierata è stata ben più lunga, ma qui vi ho raccontato le cose principali che vi fanno capire chi è Andrea Bezzi e come gestisce i suoi animali, la sua azienda, e qual è la qualità dei suoi prodotti. Lo ringrazio ancora per il tempo che mi ha dedicato quella mattina, so bene che avrebbe avuto molte cose da fare: “Sai come si dice… c’è più tempo che vita!“, ma intanto sfrecciava per le strette strade sopra a Ponte di Legno. La stagione turistica non è ancora iniziata, il Passo Gavia è ancora chiuso, così non c’era quasi nessuno in giro. L’ho salutato mentre tornava nel suo piccolo caseificio e sono ripartita portando con me un po’ del suo ottimismo e del suo spirito costruttivo.

Storie di pietre (grazie alla tecnologia)

Domenica scorsa siamo andati in Valchiusella, sopra ad Inverso, per vedere la fioritura dei narcisi. C’era l’incognita del meteo, fortemente instabile. Si temeva la pioggia e si temeva pure che quella dei giorni precedenti avesse già rovinato eccessivamente i fiori.

magfz6
Narcisi in fiore ad Inverso – Valchiusella (TO)

Per fortuna il tempo ha tenuto, ma effettivamente la fioritura in certe zone era già quasi al termine. Comunque valeva la pena andare da quelle parti anche solo per vedere il paesaggio molto particolare. Un paesaggio “disegnato” dall’uomo.

xjyf24
Salendo al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

I pascoli, punteggiati di baite (che qui chiamano “cascine”, anche se niente hanno a che fare con le cascine di pianura), hanno un aspetto ancora curato, anche se si possono distinguere chiaramente zone più verdi, prive di felci e cespugli, da altre apparentemente meno utilizzato.

xyjogy
Genziane in fiore al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

Siamo arrivati fino al Colletto di Bossola, dove i narcisi erano meno fitti, ma subentravano le genziane. L’erba dei pascoli era ancora molto bassa, anche se la quota non è particolarmente elevata (nemmeno 1400m). Gli alpeggi veri e propri erano più in alto, si intravvedevano appena tra la nebbia.

eqw3hm
Narcisi in fiore – Inverso, Valchiusella (TO)

La sera ho pubblicato alcune di queste immagini su facebook, chiedendo a chi mi segue i nomi delle località dove avevo scattato le foto. Lo spettacolo della fioritura, che in certi punti era proprio nel momento del massimo splendore, già mi aveva appagata. Però… ho ricevuto anche un’inattesa e graditissima sorpresa.

wzhyro
Baite d’alpeggio – Inverso, Valchiusella (TO)

Lo sapete, io amo le vecchie baite. Vorrei sempre che quelle pietre potessero parlare, raccontando la storia di chi le ha costruite, di chi ci ha vissuto, il perché di certi “elementi architettonici” che, talvolta, paiono quasi eccessivi per semplici baite di montagna. Uno dei tanti amici virtuali ha risposto alle mie richieste, con abbondanza di particolari, e così ho iniziato a fargli più domande.

kloj8x
Cascine ad Inverso – Valchiusella (TO)

Andrea (ancora grazie!) mi ha detto che quelle cascine sono sempre state solo sede di alpeggio e non abitazioni permanenti. Anche un tempo, le mandrie (sicuramente più piccole che non oggi) salivano dal fondovalle, utilizzando man mano i pascoli, e spostandosi poi più a monte. Anche a fine stagione la discesa si effettuava a tappe. “I miei bisnonni avevano le vacche a Trausella, con la bella stagione iniziavano a salire alla prima cascina, poi ad una intermedia ed infine ad una di quelle lassù.

kjbgdv
Paesaggio d’alpe – Inverso, Valchiusella (TO)

Gli ho chiesto il perché dei muri in pietra, quelle strane “recinzioni” intorno alle baite. “Naturalmente le vacche non mangiavano nelle immediate vicinanze delle cascine, ma sui pascoli comunali. L’erba delle cascine mio bisnonno la falciava come fieno ed una buona parte la portava giù a Trausella. Guai se le vacche pascolavano nei prati delle cascine. Poi quando iniziava la discesa concimava tutti prati a mano. Altri tempi… altri uomini…

m8xr9c
Il “giardin” – Inverso, Valchiusella (TO)

Per finire, Andrea mi ha anche chiarito il “mistero” di una delle baite dove siamo passati. “Altri uomini… come quello che ha costruito il “Giardin”, mi hanno detto che era un omone forte e quelle pietre le ha fatte lui, in una cava più in alto, e trascinate giù in inverno.

9r53v3
Il Giardin – Inverso, Valchiusella (TO)

Non avevo mai visto un simile “steccato” in pietra. “La mantegna in pietra mio nonno mi aveva detto che era per guidare le vacche alla cascina, per evitare che andassero giù nel prato. Le vacche mangiavano nei prati lì intorno, mentre quello all’interno della recinzione di pietre che hai visto tutto intorno, veniva falciato. Chiaramente un lavoro enorme sicuramente guidato da tanta ambizione.” Che dire… grazie alla tecnologia che ha permesso ad Andrea di raccontarmi/raccontarci queste belle “storie”. Il mio invito a tutti è quello alla riflessione, su cosa voleva dire un tempo vivere in montagna, su come la montagna veniva tenuta, curata, accudita… quando c’erano meno mezzi, meno risorse, ma tutto serviva per la sopravvivenza.

Arriverà anche la primavera

L’altra mattina, mi pare fosse sabato, mi ha svegliato il gorgheggiare dei merli. Era ancora buio, il cielo era nuvoloso, ma gli uccelli cantavano salutando la primavera. La natura lo sa, lo sente…

pkshvm
Hepatica triloba

E infatti ecco che, all’improvviso, tra l’erba secca lungo il ruscello, dal nulla stanno sbocciando i fiori violetti degli anemoni. Inizia qualcosa qua e là, poi di colpo tutto si muoverà pieno di vigore, dopo i mesi di siccità, dopo la neve, dopo il vento, il freddo intenso.

khxqhl
Pioggia e nebbia – Petit Fenis, Nus (AO)

Ci voleva anche quella pioggia, quelle giornate di nebbia grigia e compatta. Ci vuole tutto, basta che poi arrivi la primavera. Quest’anno la stiamo davvero aspettando, ma la “colpa” è delle anomalie dei mesi e degli anni precedenti. Siamo stati mal abituati da inverni troppo caldi e con poca neve, magari anche graditi da qualcuno. Se vuoi tenere gli animali all’aperto al pascolo, le belle giornate non stufano mai. Ma senza la pioggia, l’erba non c’è… Senza la neve in montagna, la stagione d’alpeggio si fa difficile.

xadzhs
L’erba “nuova” sotto la pioggia

E l’erba aspettava proprio quella pioggia. La neve dell’inverno è andata e venuta una, due, tre, tante volte, ma niente si muoveva. Poi all’improvviso i merli, le cince che cantano, la pioggia e il verde che fa capolino qua e là. Nei fondovalle, in pianura, qua e là già stata avanzando, ma pian piano è la volta anche dei versanti, con la precedenza per quelli ben esposti al sole.

flsbaz
La quota della neve domenica sera – Petit Fenis, Nus (AO)

E il sole di questi giorni farà muovere tutto, nei prati, lungo i ruscelli, nel sottobosco. Scioglierà pian piano la neve, anche se le previsioni dicono che persino i giorni in cui, sul calendario, dovrebbe iniziare la primavera, potrebbe cadere ancora neve anche a bassa quota. La speranza è che sia l’ultima volta e che non ci siano poi gelate tardive, le peggiori. Tutte le difficoltà della passata stagione sono iniziate proprio con delle gelate al mese di aprile, che hanno danneggiato le coltivazioni, ma anche l’erba.

3dr1ma
Capretti nati un mese fa – Petit Fenis, Nus (AO)

Gli animali attendono in stalla il momento in cui finalmente si tornerà al pascolo. I capretti non hanno ancora visto il mondo all’esterno, se non qualche occhiata appena fuori della porta della stalla. Così è l’inverno per chi sta a mezza quota in montagna, per chi vive stabilmente a quote maggiori, è più lungo ancora.

kvc9n7
Vista verso la bassa valle – Petit Fenis, Nus (AO)

Sole e nuvole “da primavera”, aria frizzante, densa di aspettative, di voglia di muoversi. C’è tutto da fare, di colpo i lavori aumenteranno ancora di più. Non solo la stalla, ma anche tutto quello che, a quote inferiori, si può iniziare a fare con calma, man mano che passano i mesi. I prati da pulire, gli orti, c’è chi pota vigne e chi frutteti. Arriverà, la primavera…