Le leggi e la montagna

Mi dà fastidio quando sento ripetere all’infinito una delle boutade di Mauro Corona sulla montagna che dovrebbe essere priva di leggi: “Per la montagna sogno l’anarchia imprenditoriale, soprattutto nelle zone povere, a rischio di spopolamento (…)“, così aveva detto in un’intervista. E’ facile fare il personaggio, è facile spararle grosse in TV o davanti ad una platea che viene ad ascoltarti. Ma poi? Dal punto di vista pratico?

azf3yb
Turismo “di massa” al Colle del Nivolet, dove nei fine settimana l’accesso alle auto è stato vietato e sostituito da navette – confine tra Valle Orco (TO) e Valsavarenche (AO)

Certo, molte volte anche qui, su queste pagine virtuali, avete sentito parlare di eccesso di burocrazia, di leggi “sbagliate” o create da chi, apparentemente, non sa come funzionano concretamente le cose in certi territori, in certi mestieri. Ma, secondo me, non è all’anarchia che bisogna puntare, bensì a leggi fatte da chi conosce la realtà ed ha una buona dose di buonsenso/senso pratico. Forse, direte voi, dall’anarchia siamo passati all’utopia… Ma proviamo a fare qualche ragionamento.

eahlxy
Infrastrutture per gli sport invernali e “vasche da bagno” per l’abbeverata degli animali: tante sono le forme di impatto ambientale negativo… – Val d’Ayas (AO)

Siete anche voi tra quelli che hanno annuito quando avete letto/sentito quella frase di Corona? Cosa avevate in mente? Di fare la famosa tettoia senza chiedere il permesso? Di brutture in montagna ce ne sono già fin troppe e non sono solo “quelli che vengono da fuori” ad averle fatte. Anzi, molto spesso certe ristrutturazioni inguardabili, certi depositi di attrezzi rotti, bidoni, taniche, nylon e chi più ne ha, più ne metta, appartengono a montanari doc.

ns8bas
Articolo comparso su “La Stampa” di Aosta nelle scorse settimane

Prendiamo il caso degli alpeggi: l’altro giorno ho sentito parlare al tg regionale valdostano della necessità di studiare delle normative che tutelino gli alpeggi dall’arrivo degli speculatori da fuori valle. Le leggi servono eccome! Altrimenti in questo caso ai veri allevatori non resterebbe più un ettaro di terra… Però leggi fate con buonsenso, perché l’intervistato (perdonatemi, non ricordo chi fosse e a che ente appartenesse) parlava, tra le altre cose, di limitare l’accesso agli alpeggi ad allevatori della valle che arrivano con i loro animali senza l’impiego di camion. Cosa vuol dire? Solo transumanze a piedi?

bbez93
Alpeggio in Val di Rhemes (AO)

E se dalla media valle devo portare le vacche a Cogne, a Morgex o al Gran San Bernardo? Ma anche solo se devo fare 20 o 30 km, in primavera gran parte delle vacche non sono uscite al pascolo e si cerca di evitare una “faticaccia” del genere, mentre in autunno tutti quelli che possono, scendono a piedi. E poi… ormai la situazione della zootecnia in Valle d’Aosta è decisamente critica, chiudere a chi viene da fuori vorrebbe dire lasciare alpeggi vuoti, non pascolati. Il problema non è il margaro o il pastore piemontese che non trova più pascoli nella sua regione, ma la mafia dei pascoli che affitta gli alpeggi solo per percepire contributi europei, fregandosene del benessere animale, della cura del territorio d’alpeggio, del prodotto tipico, ecc ecc…

h8dpnq
Sentiero lungo il Ru de Mazod: i percorsi lungo questi canali per l’acqua potrebbero essere valorizzati maggiormente a fine turistico – Quart (AO)

Se in un paese a rischio di spopolamento, in Italia, mi dici: “Fai quel che vuoi, basta che tieni vivo il villaggio“… chi pensate che ne approfitterebbe? Ahimè siamo conosciuti come il popolo che sa arrangiarsi con poco, ma anche come la patria dei “furbetti”. Così mi immagino subito qualcuno che, per approfittarne, compra un rudere a pochi soldi per avere la residenza nel villaggio semi disabitato in quota e poi “fa tutto quello che vuole”, e a quel punto non sarà solo più la tettoia dietro casa per mettere al riparo gli attrezzi o la legna.

rivhrl
Il “sentiero balteo” tra i vigneti della collina di Nus: i “cammini” sono una forma di turismo che può avere ricadute importanti sul territorio, ma il paesaggio e il percorso non bastano, serve la ricettività e molto altro

Di forme di “mafia” che puntano ai terreni marginali ce ne sono. Purtroppo quando girano soldi, c’è sempre chi se ne vuole approfittare. E così eccoci impantanati in tante, troppe leggi, fatte rispettare in modo anche esagerato (senza buonsenso, appunto), interpretate a modo proprio anche da chi deve farle applicare o, ancora, bellamente ignorate da qualcuno. Il risultato è la situazione attuale, dove a gran voce si inneggia a ritornare o a resistere (in montagna), dove si invitano le aziende a diversificare (ma se già fatichi a farne uno, di lavoro, senza fare il conto delle ore dedicate all’attività, come fai a farne anche un altro?)…

nhg1oj
Biodiversità rurale: qualcosa su cui puntare per il paesaggio, per l’ambiente, per l’agricoltura e anche per impostare un altro sistema di attribuzione degli aiuti-contributi? – Quart (AO)

…e se “diversifichi”, ogni attività implica vincoli e complicazioni dal punto di vista fiscale, burocratico, normative per i locali di trasformazione, per la ricettività, per l’accoglienza dei turisti, del pubblico… Insomma, senza far tanti giri di parole e per dire le cose schiettamente, è un gran casino! Penso a quello che mi ha detto un’amica un giorno (ritorno alla montagna in un villaggio praticamente abbandonato, azienda agricola, allevamento, agriturismo): “Se avessimo saputo tutto quello che ci aspettava… forse certe scelte non le avremmo fatte“.

gcuopy
Scorcio di un villaggio nel territorio di St. Marcel (AO)

Consapevolmente o inconsapevolmente, credo che tutti noi che abbiamo aziende agricole in montagna (e non solo) violiamo un paio di leggi al giorno (un animale caricato e trasportato per qualche chilometro in un mezzo non idoneo? una mezza dozzina di uova vendute senza avere il permesso? due formaggini veduti al vicino di casa?). Ma non per questo siamo delinquenti… Così come non è delinquente quell’esercente che tiene aperto l’ultimo negozietto nel paesino della valle e, abitando lì dove ha il punto vendita, serve il cliente fuori dall’orario di chiusura (perché lo sa che quel cliente ha gli animali, abita a quote ancora maggiori, ha i bambini piccoli, i genitori anziani malati, ecc…). Eppure, mi raccontavano in uno di questi negozi, quante volte si sono trovati la finanza in borghese o qualche altro controllo pronto a sanzionare queste gravissime infrazioni della legge!

ggz8uq
Energia eolica: energia pulita o impatto ambientale “negativo”? – St. Denis (AO)

Non è facile, non è affatto facile trovare soluzioni. Dobbiamo salvaguardare i montanari, ma dobbiamo anche salvaguardare l’ambiente, sono tutti temi che generano infinite discussioni e forti prese di posizione. Un po’ invidio quelli che dicono di avere la ricetta giusta per tutto, io fatico già solo a comprendere l’immensa varietà di opportunità e problematiche che offre il territorio che mi circonda dove ogni luogo ha una sua complessità, data da un insieme di fattori umani, territoriali, sociali, economici, ambientali…

ojtzz9
Il paesaggio rurale: una delle attrattive turistiche di paesi come la Svizzera – Engadina

…e così non sogno l’anarchia, sogno un mondo con più buonsenso per tutti. Sogni a parte, l’invito che faccio a chi si trova a dover amministrare/prendere decisioni, è di andare a studiare realtà simili dove le cose sembrano funzionare meglio che da noi. C’è sempre da imparare, sia dagli esempi positivi, sia dagli errori (propri e altrui). Problemi ne abbiamo tutti e l’erba del vicino spesso è verde solo in apparenza, ma qualcosa che funziona, qua e là, c’è. Partiamo di lì, non dal proclamare che c’è un boom di ritorni (alla montagna, all’agricoltura, alla terra) solo per interesse e per propaganda.

lklapj
Fiera di Valpelline (AO), quando la zootecnia di montagna si unisce all’artigianato, all’enogastronomia nel suo territorio e richiama turisti e addetti ai lavori 

Si può vivere lassù?

In questa stagione, approfittando della mancanza di neve, si può andare in giro lungo sentieri di mezza quota, raggiungendo case e villaggi abbandonati e “dimenticati” da tempo. Non fa troppo caldo e, soprattutto, non ci sono troppe foglie e vegetazione che potrebbero rendere più difficile il nostro cammino.

7dkrud
Antico sentiero lastricato tra Verres e Challand (AO)

Quando percorro questi sentieri penso sempre a quando erano di uso quasi quotidiano, quando tutto quello che arrivava o partiva da quei villaggi passava di lì. Penso ai carichi sulla schiena di persone o bestie da soma. Penso a quando quei terreni circostanti erano tutti puliti, coltivati.

9y0sw6
Taverne, Nus (AO)

Infatti i terrazzamenti in questa stagione riemergono anche dietro a cespugli e alberi cresciuti man mano che l’uomo ha smesso di faticare su di qui. Si creavano muri e si spostava terra per ricavare più spazi dove coltivare. Bisognava essere praticamente autosufficienti e di gente ce n’era tanta, anche a quelle quote, quindi ogni fazzoletto utilizzabile poteva fare la differenza per la sopravvivenza di uomini e animali.

8a4mpc
La Nache – Verrès (AO)

Ogni tanto, in questi giri, capita di trovare uno di quei posti che ti farebbe venir voglia di trasferirti lì. Requisiti: isolamento, ben esposto al sole, prati e boschi, bel panorama. L’isolamento è una condizione fondamentale, per quel che mi riguarda, per poter stare in pace, pascolare con gli animali senza dover attraversare strade, senza aver paura che un’auto piombi a tutta velocità su una capra attardata o sul cane che scatta in avanti. Ma anche per non avere nessuno che si lamenta per l’odore, le mosche, le deiezioni, il cane che abbaia al mattino presto, la capra che strappa una foglia o un petalo da una siepe.

kuylzi
Godersi il sole dopo il pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Sì, certo, certi posti sarebbero l’ideale per vivere con le capre… ma che vita? Una vita che prevede un isolamento quasi totale. Bisognerebbe avere alle spalle ciò che serve per vivere e per pagare tutte le spese del “mondo moderno” che ci inseguirebbero anche lassù. Perché è vero che si potrebbe raggiungere quasi totale autosufficienza alimentare (con anche un orto, piante da frutta), ma spese ce ne sarebbero comunque, e quali sarebbero le fonti di guadagno?

rcjaxa
Antico sentiero scendendo da Grand Bruson – St.Denis (AO)

Poi solo con i sentieri e senza strade, la vita non è facile. In un giorno di sole, con lo zainetto leggero, durante una gita, è un conto… ma se lassù ci devi vivere? Chi potrebbe vivere in questi luoghi che sono stati abbandonati decine e decine di anni fa? Forse un giovane ha più forze e più intraprendenza per farlo, ma… come già scritto altre volte, cosa succede quando arrivano dei bambini?

aed0fr
Un “eremita” in una casa contro la roccia a monte di Donnas (AO)

Capita di incontrare personaggi che questa scelta l’hanno fatta. Uno di loro l’abbiamo casualmente trovato durante un’escursione a monte di Donnas. Raggiungere la sua casa da sotto non è facilissimo, c’è anche un tratto con scalini in ferro sulla roccia e una corda fissa di sicurezza, però dall’alto in 5-10 minuti dalla strada asfaltata di scende a questa casetta addossata alla roccia e ai suoi terrazzamenti in parte ripuliti. L’uomo che abbiamo incontrato là deve aver avuto una vita avventurosa, da quel che ci ha raccontato. Aveva una gran voglia di chiacchierare e ci aveva adocchiati quando eravamo ancora molto in basso. Originario di Bionaz, ha vissuto e lavorato anche in Francia (in un allevamento di capre), ora si è trasferito in quella che ha definito la Riviera della Valle d’Aosta. In seguito abbiamo però scoperto che la sua età è più avanzata di quella che dimostra e che questa non è la sua abitazione fissa.

ifixhs
Resto di una predazione su animale selvatico – St. Denis (AO)

Oggi tanti di quei luoghi sono diventati “posti da lupi”, abitati solo più dai selvatici e, talvolta, attraversati da qualche escursionista che, come noi, non ama la folla, le località del turismo di massa, le stazioni sciistiche e gli sport estremi. Sicuramente i predatori sono stati favoriti, nella loro espansione, da tutto questo abbandono nelle vallate e sulle aree collinari più disagiate. Se uno pensa di “tornare” in luoghi del genere e avere degli animali, deve mettere in conto anche questo problema e tutte le strategie per cercare di difendere il bestiame.

1p3kcr

Ecco un altro sentiero che si inerpica sui ripidi fianchi della montagna, attraversando boschi scoscesi, sassosi, pareti a strapiombo, versanti aridi e, in questa stagione, particolarmente desolati, anche se non privi di un certo fascino. Ancora una volta, pensate alla fatica di chi ha tracciato questi sentieri… Questo è quello che, attraversata la Dora al Borgo di Montjovet, sale verso il villaggio abbandonato di Rodoz.

pi1xmj
Uno dei castagni secolari a Rodoz, Montjovet (AO)

Non è un cammino breve e più volte, durante la salita, ci si interroga dove (e perché) possa esserci un villaggio su di là. Ad un certo punto però il bosco cambia e, pur nell’abbandono totale, mostra qualche segno dell’uomo: un terrazzamento, una sorgente e una vasca scavata per l’acqua, degli enormi castagni da frutto secolari.

rvbyxh
Il villaggio abbandonato di Rodoz, Montjovet (AO)

Il villaggio è poco più a monte, sopra ad una sorta di terrazzo che un tempo era stato ripulito per ottenere prati, pascoli, campi, ma che oggi si sta richiudendo con l’avanzata di cespugli e giovani alberi. Non erano solo due case, ma un vero e proprio villaggio, con il forno e una piccola chiesa. Oggi l’abbandono è pressoché totale, i tetti stanno crollando, cedono i muri, collassano le volte delle stalle.

tbm5em
Una stalla ancora in buone condizioni, Rodoz – Montjovet (AO)

Ogni casa aveva la sua stalla, non si poteva sopravvivere quassù senza animali. Oggi qualcuno potrebbe sognare di tornare, ma… qual era davvero la vita di chi abitava qui? Quali fatiche, quali patimenti? C’era sempre di che sfamarsi a volontà, o si pativa anche la fame, dopo una giornata di duro lavoro?

mgmzwj
Ancora una veduta di Rodoz, Montjovet (AO)

Il sole tramonta presto, d’inverno, quassù. Certo, ci sono interi paesi dove, d’inverno, il sole non arriva mai per mesi, quindi questa potrebbe essere considerata una collocazione privilegiata. Oltre al ripido sentiero che abbiamo percorso noi, quassù si può arrivare anche da un altro sentiero che corre pressoché in quota. Mi dicono che Rodoz è stato abitato fin verso gli anni ’50, se qualcuno avesse altre notizie da raccontare su questo villaggio, su altri luoghi simili, o anche “storie di ritorno”, sarò felice di ascoltarle.

Lassù in fondo alla valle

Lo scorso fine settimana sono stata in Valsesia. Anzi, in una vallata laterale della Valsesia che si chiama Val Sermenza. Quando si arriva a Balmuccia, la segnaletica stradale indica 17 chilometri a Carcoforo, ma vi sembrerà di percorrerne molti di più, prima di arrivare a destinazione.

kunzqz
Val Sermenza (VC)

Già la Valsesia è stretta, ma qui le pareti incombono ancora di più. In un pomeriggio d’autunno il sole non raggiunge più alcuni punti della strada, dove l’umidità delle piogge dei giorni precedenti e la rugiada della notte non riescono ad asciugare. La via è lunga, tortuosa, passa attraverso paesini arroccati le cui case, appiccicate le une alle altre, anche ad un passaggio frettoloso in auto mostrano i segni delle architetture walser, pitture a tema religioso e, purtroppo, anche un generale spopolamento.

tknnls
Paesaggi rurali in Val Sermenza (VC)

La strada si allunga ancora di più se uno si ferma a scattare foto, ma certi scorci sono di una bellezza e di una magia unica. Verrebbe voglia di lasciare l’auto e percorrerla interamente a piedi, quella valle. Andare alla scoperta dei villaggi, dei paesaggi rurali e dei personaggi che ancora tengono in vita questi paesaggi, questo territorio. Ma il tempo è tiranno, così rubo solo qualche scatto…

utah5l
Becco e capre cashmere, Rimasco (VC)

…e non resisto alla tentazione di fermarmi quando sono degli animali ad attirare la mia attenzione. C’è un gregge di capre cashmere accanto alla strada. Scoprirò più tardi di chi sono e anche la storia della loro proprietaria, una donna insediatasi da queste parti tra mille problemi e difficoltà. “Perché la gente lascia andare tutto all’abbandono, ma se le tue capre vanno a pascolare un po’ di erba secca ti denunciano…“. Storie già sentite, storie che parlano di mondi diversi e di modi diversi di vedere il mondo.

s8eqdi
Mandria al pascolo – Campo Ragozzi, Val Sermenza (VC)

Poco dopo, sullo sfondo di un’altro villaggio appena sopra la strada, ecco una mandria in lenta sfilata lungo uno di quei sentieri stretti, a scalini, tipici di queste zone. Non so da dove arrivasse, ma si ferma a pascolare ai piedi delle case, dove i pastori hanno sistemato picchetti e tirato fili.

cplav9
Carcoforo in un pomeriggio autunnale – Val Sermenza (VC)

Poi finalmente arrivo a Carcoforo, dove ero stata invitata a presentare il mio libro. Lasciatemi aprire una piccola parentesi personale per ringraziare gli organizzatori dell’evento, che mi hanno accolta con grande gentilezza e disponibilità. Troppe volte ormai capita di essere invitati solo come “nome da inserire in una locandina”, il che solitamente porta a serate deludenti con poco pubblico e scarso interesse generale. Se invece chi organizza ci crede, lo fa con cuore e passione, ecco allora una serata di successo in un microscopico paesino in fondo a una vallata di montagna.

bvvzxd
Esposizione di campanacci a Carcoforo (VC)

…e dire che si contavano anche molte assenze per “colpa” della fiera di Doccio dell’indomani, dopo esser stata rinviata per ragioni di meteo avverso. Comunque, nella sala, era stata allestita un’esposizione di campanacci portati dagli allevatori locali e le aziende agricole avevano donato una forma dei loro formaggi da degustare la sera in occasione della cena. Alla presentazione è seguito un bel dibattito, quindi cena e concerto.

mvug8p
Serata “Giovani in transumanza” – Carcoforo (VC)

Che sorpresa scoprire che uno dei componenti del gruppo era tra i protagonisti del mio libro “Di questo lavoro mi piace tutto”! Stefano lo avevo intervistato “virtualmente” via computer, ma sabato sera ho conosciuto dal vivo questo veterinario i cui nonni erano allevatori che salivano in alpeggio. Stefano seguiva il mio vecchio blog e l’avevo “incontrato” quando mi aveva scritto parlandomi proprio dei suoi nonni. L’altra sera la musica si è protratta fino a tarda notte, poi qualcuno è andato a dormire, altri sono tornati a casa, sono andati in stalla e… sono ripartiti alla volta della Fiera di Doccio, compreso uno dei musicisti, con alcuni degli animali della sua azienda!

rfhtaj
Formaggi delle aziende locali – Carcoforo (VC)

Tornando però alla serata, è stato bello avere un esempio di montagna vera, che si impegna per resistere alle difficoltà intrinseche del territorio, unite con tutti i vincoli e cavilli che la società odierna riesce a creare per rendere ancora più difficile il vivere e il lavorare di chi abita quassù. Sono state anche interessanti le domande poste dal pubblico e gli spunti di riflessione nati in seguito alla discussione tra moderatore, partecipanti alla serata e la sottoscritta. Ancora un grazie ad organizzatori (di Carcoforo e Rimasco) e a tutti i partecipanti.

ugx7mu
Una mandria arriva alla fiera di Doccio (VC)

Il mattino dopo era d’obbligo una tappa alla Fiera di Doccio, manifestazione che è “cresciuta” rispetto all’ultima volta che c’ero stata qualche anno fa. Un bel numero di bancarelle e di stand di produttori locali. Tra gli allevatori qualche defezione dovuta al fatto che la fiera era stata rimandata di una settimana, venendo così a coincidere con altri appuntamenti.

1twuuq
Formaggi e salumi – Fiera di Doccio (VC)
t8ex4e
Una mandria diretta alla fiera – Doccio (VC)

Sia alla serata, sia alla fiera, non mancavano i giovani. Durante l’evento di sabato sera ha fatto una puntata a Carcoforo il neo presidente della provincia di Vercelli che, nel suo intervento, ha detto che bisogna spronare i giovani a seguire questa strada (quella dell’allevamento di montagna). L’ho detto replicando direttamente al presidente e lo ribadisco ora: non c’è bisogno di spronare nessuno, ragazzi e ragazze che fanno o vogliono fare gli allevatori e/o gli agricoltori in montagna ce ne sono. Il compito della politica è di fare in modo che il loro entusiasmo non muoia sepolto sotto vincoli, cavilli, burocrazia, leggi inadatte al territorio, miopia e sordità di chi ci amministra…

lpsvjq
Giovani allevatori puliscono i loro animali prima della rassegna – Doccio (VC)

…perché, nonostante tutte le belle parole che si sentono sul ritorno alla terra, se sei giovane e vuoi iniziare a fare questo mestiere, i sacrifici richiesti dal lavoro in sé sono ancora il minimo. Un ragazzo mi ha chiesto: “Secondo te è possibile, per uno come me che non ha già un’azienda alle spalle, trasformare il mio hobby in lavoro e vivere di pastorizia?“. Bella domanda. Non ho LA risposta. Sicuramente chi arriva da un’altra realtà può fare il pastore, ma magari deve farlo con un’altra ottica, non così strettamente tradizionale, più aperta alla valorizzazione di tutti i prodotti della pastorizia. Ma detto questo… Servono capitali, serve personale, servono consumatori attenti e pronti a spendere “qualcosa in più” per un prodotto del territorio, per un prodotto di qualità. Qualcuno ce la fa…

d6df0m
La bancarella di Valsesia cashmere – Doccio (VC)

Alla Fiera di Doccio ho incontrato Alberto, che avevo intervistato anni fa alla Fiera di Campertogno e che compare in “Capre 2.0“. Loro allevano capre cashmere, man mano sono “cresciuti”, hanno fatto errori da cui hanno tratto insegnamenti. “Oggi abbiamo migliorato molto la fibra e utilizziamo tutto, anche le parti più scadenti, facciamo anche il feltro. Continuiamo a fare il sapone con il latte e tra poco sarà la stagione giusta per fare salami con gli animali più vecchi. Solo se si valorizza tutto si riesce a vivere.” Alberto però mi racconta anche di altri che avevano scelto queste capre rustiche e meno impegnative di quelle da latte per trasferirsi a vivere in montagna e dare il via ad un’attività: “…qualche anno e poi le hanno vendute. E altri le hanno comprate, sempre senza saper niente di qualità della fibra. Non è facile, bisogna mettersi lì e documentarsi, imparare, lavorare.” Discorso valido per qualsiasi tipo di animale o di attività.

4pamgr
Carcoforo al mattino – Val Sermenza (VC)

Chissà quale sarà il futuro per l’alta Val Sermenza: luoghi sicuramente interessanti per un turismo che non cerca la confusione, ma apprezza il paesaggio, le antiche architetture, i prodotti del territorio. Un turista che alloggia volentieri nel bed&breakfast, magari annesso ad un’azienda agricola… ma che resta deluso dal fatto che, a colazione, gli servano la marmellatina monoporzione industriale, la brioche confezionata, poiché la legge impedisce a queste strutture di preparare la torta o le confetture in casa…

Un giusto equilibrio

Lo devo ammettere, sempre più sovente per alcune persone la parola “ambientalismo” o “ambientalista” ha una connotazione negativa. E queste persone non sono industriali, speculatori dell’edilizia, trafficanti di rifiuti tossici. Sono abitanti delle aree rurali, della montagna, persone che vivono e lavorano a contatto con la terra, con l’ambiente, con gli animali, innervositi da affermazioni e comportamenti di chi teorizza sull’ambiente, senza conoscere a fondo i risvolti pratici. Ma chi è il vero “ambientalista”, allora?

ftl3d4
Formazioni calcaree in Alta Valle Tanaro – Viozene (CN)

Forse il problema sta nella parola, gran parte degli “-ismi” finisce per essere una forma di integralismo, il che raramente può avere connotazioni positive. Io preferisco parlare di casi singoli dove natura, ambiente, agricoltura, zootecnia, tutela del paesaggio e della biodiversità vanno a braccetto. La volta scorsa vi avevo detto che avrei partecipato ad un’iniziativa proposta dal Parco delle Alpi Marittime a Upega e Carnino (Alta Valle Tanaro – CN). Non soltanto è stato un bel momento di incontro e di dialogo, ma anche una piacevole scoperta. Un Parco Naturale non vieta le attività agricole, nel regolamento di ogni parco vi sono delle voci specifiche in merito. Per esempio, questo è quel che si legge nel regolamento del Parco Nazionale del Gran Paradiso, territorio ricchissimo di alpeggi: “L’attività di pascolo deve essere indirizzata ad assicurare: 1) la conservazione e la biodiversità delle formazioni pastorali; 2) la conservazione degli spazi pastorali a copertura erbacea anche per finalità fruitive paesaggistiche; 3) il mantenimento o il miglioramento della qualità foraggera dei cotici. Il raggiungimento di tali obiettivi è perseguito anche con la redazione e l’applicazione di piani di gestione degli alpeggi e delle aree di pascolo. ” (Capo III, Attività pastorali, art. 26)

obap5m
Pascoli in fase di recupero intorno a Carnino – qui la mandria passa a inizio e fine stagione – Alta Valle Tanaro (CN)

Tornando a Carnino, lì da qualche anno è nata un’associazione fondiaria con lo scopo di recuperare terreni ormai abbandonati intorno a frazioni e villaggi, per destinarli a pascolo da dare in uso agli allevatori che monticano in zona con le loro mandrie. Qui potete leggere qualche informazione più specifica sulle associazioni fondiarie, mentre qui un articolo parla dell’Associazione Fondiaria di Carnino. Cos’è stato fatto? Sono stati messi insieme (dopo un lungo lavoro di ricerca) i proprietari dei terreni e, in sintesi, si è creata un’associazione di modo che si potesse dare in affitto e in uso ad un allevatore un territorio altrimenti frammentato in molteplici particelle.

zsfq1e
Vecchia e nuova vasca (ancora da collegare) – Alta Valle Tanaro (CN)

Il Parco Alpi Marittime e i suoi guardiaparco hanno avuto un ruolo fondamentale in tutto questo e chi ci accompagnava, Massimo, ce l’ha spiegato dettagliatamente. Il territorio è stato dotato di vasche, tubi e appositi punti di collegamento per creare dei punti acqua. Sono state acquistate vasche con galleggianti per evitare sprechi di acqua (sono territori carsici, quelli) e il formarsi di aree fangose intorno alle vasche stesse. E’ stato predisposto un vero e proprio piano di pascolamento, ecc ecc… Tutto questo comporta un impegno maggiore per l’allevatore e/o per i suoi operai, ma nello stesso tempo si ha un territorio in affitto a prezzi non esorbitanti, dotato di “servizi” totalmente mancanti altrove.

yggavo
Escursione guidata alla scoperta degli alpeggi di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Ma i benefici non finiscono qui: il turista, l’escursionista, troverà un paesaggio più curato, una maggiore biodiversità proprio grazie al pascolamento. “E ne beneficia anche la fauna selvatica – spiegava il guardiaparco durante l’escursione sul territorio. Infatti dov’è che gli animali selvatici brucano avidamente per fare scorte per l’inverno? Dove l’erba è più verde, dov’è ricresciuta dopo esser stata pascolata dagli animali domestici. Nello stesso modo, la prima erba tenera in primavera i selvatici la trovano dove non c’è tutta l’erba vecchia secca, quindi dove c’è stato il pascolo nell’estate precedente.

sdbete
Alpeggio Selle di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Questo è il modo corretto di vedere le cose. La tutela intransigente di una presunta “wilderness” forse inesistente non va bene dove c’è o c’è stata in passato una gestione antropica. Ovviamente, in un parco naturale l’attenzione all’ambiente sarà maggiore rispetto al resto del territorio,  ci saranno aree (come le zone umide) escluse dal passaggio degli animali, ci sarà un controllo sui carichi di bestiame e sulla loro movimentazione… Ma ben vengano i controlli, se questo vuol dire “far pulizia” di certi soggetti che stanno rovinando il mondo zootecnico di montagna e non solo.

r1a4xy
Mandria al pascolo alle Selle di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Un carico eccessivo sui pascoli è dannoso, ma lo è anche un carico troppo basso o l’assenza di animali al pascolo, l’abbiamo già detto molte volte. Per poter stare “al passo con i tempi” le aziende devono espandersi, devono aumentare il numero di capi? Allora diamo dei contributi in modo corretto, compensiamo l’impossibilità di raggiungere numeri esagerati, eccessivi per il territorio. Non come oggi, dove il sistema premia chi più ha e non chi meglio lavora!

Il turista e il montanaro

Anche agosto è passato, l’estate è ormai alle spalle. Sono volati, questi mesi. Per qualcuno sono stati la stagione dell’alpeggio, per altri la stagione in cui gli animali sono su in montagna e ci sono i fieni da fare, mille cose da sistemare in azienda, in casa, prima che tornino vacche, capre, pecore e tutto il tempo sia da dedicare a loro. Poi ci sono quelli per cui l’estate è la stagione per andare in montagna, soprattutto quest’anno che il caldo è arrivato presto, a giugno, ed è stato torrido.

hf8knw
Una lunga fila di auto parcheggiate al Colle del Nivolet in un giorno feriale del mese di agosto – Valsavarenche (AO)

Sono saliti in montagna anche quelli che di solito non ci vanno: leggevo post sui gruppi di montagna, gente che chiedeva sui social consigli, informazioni su cosa fare, dove andare, come attrezzarsi… Tutto ciò talvolta mi pareva preoccupante, perché la montagna non va affrontata alla leggera solo con il consiglio di poche righe di uno sconosciuto. Ma non è di questo che vi voglio parlare, o meglio, vorrei dire qualcosa sul rapporto tra turista e montanaro! E’ sempre sbagliato ragionare per categorie, perché non esiste un “modello standard”, però gli esempi aiutano a capire meglio.

xkcz2l
Atleti si allenano in vista di una gara – Valle Orco (TO)

Diciamo che, quando il “montanaro” parla del “turista” in modo sprezzante, si riferisce a qualcuno che ha comportamenti errati, manca di rispetto, ignora molte cose sui territori di alta quota, sui suoi abitanti e sui lavori che qui si praticano. Come sempre, quando un comportamento non appartiene a un singolo, ma viene ripetuto per tempi lunghi e da molti individui, spesso si genera prima malumore, poi rabbia, quindi esasperazione. Non bisognerebbe arrivare a tanto, perché l’esasperazione generalmente non porta a nulla di buono.

2abozy
Paesaggi di alta montagna “incontaminata”: Lago Rosset – Valsavarenche (AO)

La montagna vive di turismo? Anche… Non dovrebbe vivere SOLO di turismo soprattutto perché, un territorio fragile come quello delle terre alte, ha bisogno di attività che curino il territorio, che lo presidino 12 mesi all’anno. Come sappiamo, la montagna ha un turismo invernale (che per alcuni è fatto da neve e territorio così com’è, da percorrere con le racchette da neve, con gli sci da scialpinismo… mentre altri hanno bisogno di piste, impianti di risalita, impianti di innevamento artificiale…) e uno estivo. Quest’ultimo si sta evolvendo, perché chi viene in montagna oggi sembra aver bisogno di qualcuno e qualcosa che gli permetta di divertirsi, di svagarsi. Ahimé non bastano i panorami, la natura, i boschi, i laghi, le montagne, la flora e la fauna… Non è sufficiente un sentiero che porta a un rifugio, una pista sterrata che permette di pedalare con più o meno fatica.

qlqceq
Piste e impianti di risalita in Val d’Isere – Francia

Bisogna inventare attività, bisogna portare tutti fin in cima alle montagne e anche oltre. Lo ammetto, io frequento poco le località cosiddette “turistiche”. Quando mi capita, non solo aumenta la mia consapevolezza di una certa “asocialità selettiva” (non è che non mi piaccia la gente, ma ci sono determinate situazioni affollate che proprio non fanno per me!), ma resto anche inorridita da quello che si sta facendo in nome di… di cosa? Del turismo, dei soldi…

r9vnft
Le costruzioni della stazione sciistica di Tignes – Francia

Certe località per me ormai sono rovinate per sempre. Lo so, non tutti saranno d’accordo con queste mie osservazioni, ma non so se sia solo una questione di punti di vista. Spero però che ci si fermi e che si rispetti quello che c’è ancora. Non solo per questioni (non trascurabili) di ambiente, ma anche perché portare in montagna chi la montagna non la conosce, non la rispetta, non la affronta con la giusta attitudine, è un grosso errore che può costare caro. Se si parte in barca diretti al mare aperto senza saper nuotare e senza avere nozioni di navigazione, i rischi sono immensi. Vale lo stesso per la montagna. Non solo non si scende a “passeggiare” sul ghiacciaio in canottiera e ciabatte, ma bisognerebbe anche avere ben chiaro in mente che la montagna non è un enorme parco divertimenti (quasi) gratuito. C’è gente che ci vive e lavora, ci sono animali, selvatici e domestici.

yoedup
Escursionisti in cammino – Colle del Nivolet, Valsavarenche (AO)

Il montanaro è chiuso? Il montanaro, nel suo DNA, ha un bagaglio ereditato dalle generazioni che l’hanno preceduto, che spesso hanno affrontato grosse difficoltà e fatiche. L’apparente chiusura forse è anche una strategia innata di sopravvivenza? Conosco montanari dal cuore d’oro, dal senso dell’ospitalità e della condivisione che raramente ho trovato altrove. Conosco montanari diffidenti e apparentemente chiusi, ma una volta conquistata la loro fiducia è stato come trovare una seconda famiglia. Certo, il montanaro ha la sua dignità. E, come tutti, chiede rispetto.

zmab9s
Se non conoscete il comportamento degli animali e se non c’è il proprietario con voi… non entrate nei recinti, non avvicinatevi come sto facendo io qui! – Vallone dell’Urtier, Cogne (AO)

Dal punto di vista del popolo degli alpeggi, si chiede al turista di rispettare le strutture (quindi non entrate nelle baite abitate, non asportate fiori davanti agli alpeggi, non usate le stalle come gabinetti e, per tale scopo, nemmeno il retro delle baite stesse, non “portate via” niente di quello che trovate… tutti casi capitati davvero), di rispettare gli animali (non prendete con voi cuccioli di cane che trovate vicino agli alpeggi, non entrate nei recinti per accarezzare il vitello o l’agnello, non date niente da mangiare a capre, pecore, vacche, cani, non cercate di scattarvi selfies in mezzo alla mandria, tutti questi gesti innocui potrebbero avere conseguenze gravi per la vostra o la loro – degli animali- salute), di comprendere orari ed esigenze lavorative, di rispettare fili e recinzioni (dell’argomento abbiamo già parlato più volte), ecc…

ld3eqb
Il mio cane Grey in montagna – Cuney, Vallone di Saint Barthélemy (AO)

Un capitolo a parte è quello dei cani. Ogni tanto faccio la battuta che la terza guerra mondiale scoppierà per questioni di cani… Esagerazione, ma spesso le faccende canine e i loro proprietari faticano ad essere gestiti in modo pacato. Lo so che molti saranno profondamente infastiditi da quanto scrivo, ma il mio consiglio è di non andare in alpeggio se si ha un cane. In molti parchi naturali è già così, oppure si può andare con limitazioni (guinzaglio, cosa che in presenza di animali al pascolo dovrebbe SEMPRE essere usato). Si evitano problemi con i cani da pastore e da guardiania, con altri cani di escursionisti, si evitano i sacchetti con le loro deiezioni gettate nei pascoli (a questo punto, quasi meglio non raccogliere!), si evitano cani più o meno custoditi che corrono dietro sia alla marmotta, sia alla pecora…

u7xul6
Turisti ed escursionisti incontrano una transumanza a Pont – Valsavarenche (AO)

Certo, il montanaro ha bisogno del turista, che può essere fonte di reddito. Ma allora ci vuole un vero turismo rurale (cosa che, su questo versante delle Alpi, è ancora indietro rispetto ad altre regioni italiane), non le torme di gente che salgono in funivia. Non sono quelli che vanno a comprare il formaggio in alpeggio. Secondo me, chi il formaggio lo apprezza davvero, se lo guadagna. Ne ho visti arrivare in macchina e chiedere la fettina di toma da 2 etti, chiedere la ricotta, ma “…mi dà anche il cucchiaino per mangiarla? E un po’ di pane ce l’ha?“. Il cliente ha sempre ragione? No, il cliente deve capire la differenza tra il supermercato e l’alpeggio a 2000 e più metri di quota.

xz9z1g
L’esterno del punto vendita di un alpeggio in Val di Rhemes (AO)

Ben vengano le iniziative per far conoscere la vita e il lavoro negli alpeggi. Ben venga l’agriturismo in alpeggio, le attività di degustazione, le gite guidate. Il turista non sa, il turista vuole conoscere, al turista si spiegano, si insegnano le cose, il turista imparerà a rispettare e apprezzare il prodotto e lo cercherà ancora, anche una volta tornato in città.

vtpqo1
Escursionisti sul sentiero… e nei pascoli – salendo al Colle del Nivolet, Valsavarenche (AO)

Turisti che vi lamentate sui social per i fili, per i cani da guardiania, per le campane delle vacche, per le strade “sporche” dopo una transumanza… Non venite in montagna, non fa per voi, non la capite, non è alla vostra portata. La montagna chiede rispetto, in tutti i sensi. Se partite per una scalata senza preparazione, senza attrezzature, potete rimetterci la vita. Preparatevi anche per una passeggiata, in fondo non vi tuffate in mare, anche vicino alla riva, se non sapete nuotare, no?

gyxhfa
Mandria al pascolo nel Vallone dell’Urtier – Cogne (AO)

E’ scontato dirlo, ma il rispetto genera rispetto. Salutate gli allevatori, i pastori che incontrate. Se sono tipi burberi, introversi e solitari, si limiteranno ad un cenno come risposta. Altri invece avranno piacere di chiacchierare con voi. Ritornando al discorso del post precedente, non limitatevi all’indignazione sui social, ma fate qualcosa di concreto. Scambiate due parole con quel guardiano di vacche, capre, pecore, che magari viene anche da un altro paese, da un altro continente (a tal proposito, leggete anche questo post).

ylzykv
Manza in atteggiamento sospettoso: non esistono razze “pericolose”, ma singoli animali che possono caricare l’uomo in determinate situazioni sì – Vallone delle Laures, Brissogne (AO)

 

Vi ho detto tutto? No, vi ho dato solo, in ordine sparso, alcuni spunti di riflessione. Sono sicura che, sia da allevatori, sia da alpigiani, ma anche da escursionisti e da turisti, avete vissuto numerose esperienze che potrebbero essere raccontate in questo post. Tutti gli altri, i cafoni, coloro che credono che la montagna sia un bene comune dove loro sono esseri superiori perché “portano soldi”, meglio che stiano alla larga. Forse bisogna creare per loro appositi parchi divertimento a tema, tanto questi non sono una vera risorsa per la montagna!

wp8e3b

Chi avesse voglia di saperne di più, chi volesse scambiare qualche idea anche su questi temi, chi volesse avvicinarsi con un altro atteggiamento al mondo dell’alpeggio… è invitato a una due giorni in alta Valle Tanaro (CN), tra Briga Alta e Carnino. Qui il Parco delle Alpi Marittime mi ha invitata a presentare i miei libri (sabato 7 settembre alle 18:00 alla Locanda d’Upega) e a parlare di alpeggi insieme ad un guardiaparco, mentre domenica 8 dalla foresteria del parco a Carnino partirà un’escursione durante la quale si andrà alla scoperta del territorio d’alpeggio, delle sue genti, degli animali. Gli eventi sono gratuiti, ma per l’escursione la prenotazione è obbligatoria. Per informazioni info@parcoalpimarittime.it – 0171-976813. Forse sono necessarie anche più iniziative del genere, per avvicinare queste due “categorie” di turisti e montanari, cittadini e margari, resto del mondo e alpigiani…

La montagna ancora viva, ma fino a quando?

D’ora in poi, quando qualcuno mi dirà che l’uomo, l’allevatore, fa solo danni al territorio (sì, c’è gente che, pur frequentando assiduamente la montagna per svago, la pensa così), lo manderò a fare un’escursione tra Perloz e Lillianes. Intendiamoci, potrei mandarlo in mille altri luoghi, però sono fresca di questa esperienza e vorrei condividerla con voi.

0tg6jo
Frazioni a monte di Perloz (AO)

Durante questa gita si possono fare numerose osservazioni sul paesaggio. Siamo in un territorio non facile. In questa stagione, con gli alberi che iniziano a mettere le foglie e l’erba ancora bassa, si notano tante più cose. I villaggi abbarbicati qua e là sui ripidissimi pendii. Quelli ancora vivi, abitati, circondati da prati verdi. Quelli abbandonati, abbracciati da alberi e cespugli.

gvj86x
Terrazzamenti e vecchi castagni – Varfey, Perloz (AO)

Dal momento che qui non esiste nemmeno un fazzoletto di terra pianeggiante, per sopravvivere l’uomo si ingegnava, creandosi degli spazi per coltivare con i terrazzamenti. Buona parte delle pendici sono terrazzate, ma solo piccole porzioni di questi terreni sono ancora utilizzate: qualche castagneto non troppo lontano dalle strade che sono state tracciate per raggiungere i villaggi ancora abitati, qualche ex coltivo, oggi prato o pascolo.

kmhwv4
Il sentiero che sale a Chemp dal fondovalle, con le prime statue lignee che si incontrano – Perloz, (AO)
tdwo5k
Il cuore del villaggio di Chemp con le sue architetture caratteristiche – Perloz (AO)
rme1bl
Una tra le tante sculture esposte tra le case di Chemp – Perloz (AO)

Siamo saliti a Chemp, un villaggio divenuto famoso perché qui abita Pino Bettoni un artista del legno, che ha iniziato ad esporre le sue opere tra le (bellissime) case del villaggio. Oggi Chemp è un vero e proprio museo a cielo aperto, con opere di diversi artisti tra le case, alcune delle quali ristrutturate e abitate, altre in stato di abbandono.

c9m6hc
La frazione abbandonata di Miochaz – Perloz (AO)

Poi però abbiamo proseguito il nostro cammino, raggiungendo altri villaggi completamente disabitati, ma molto belli come posizione ed elementi architettonici. Il sentiero saliva sempre circondato da antichi terrazzamenti.

u8jrq5
Una fontana e le baite abbandonate di Miochaz, Perloz (AO)

Non ero mai stata qui, ma vedendo questa fontana gorgogliante appena oltre quelle case costruite direttamente sulla roccia di un balcone naturale che si affaccia sulla valle, ho pensato che avrei potuto ambientarlo qui, il mio romanzo “Il canto della fontana“. Ma d’altra parte “Vignali” è un luogo di fantasia, così ciascuno di voi può immaginare di averlo trovato, vagando in luoghi come questo…

0it634
Prati e terrazzamenti curati dall’uomo arrivando a Varfey – Perloz (AO)
bynvti
Il sentiero per Varfey – Perloz (AO)

Ad un certo punto siamo sbucati in una radura più aperta, dove la mano dell’uomo ancora cura il territorio come un tempo. Il sentiero fiancheggiato dalle pietre, gli alberi potati, le cataste di legna, i prati con l’erba bassa e verdissima, segno che in autunno si era pascolato a dovere. Chissà, forse era anche stato tagliato del fieno. Non so voi, ma questo è il paesaggio che preferisco, quello dove natura e opera dell’uomo si fondono armoniosamente in un susseguirsi vario di colori stagionali e manufatti realizzati con ciò che offre il territorio.

o9krtf
Varfey – tra Perloz e Lillianes (AO)

Anche a questo villaggio sale una strada, ma dal versante di Lillianes. C’era qualche auto, c’era gente, chi puliva con il decespugliatore, chi preparava il terreno per gli orti. Ma c’era anche un abitante fisso, che ancora risiede a Varfey stabilmente.

m5u1sm
Emilio in stalla con alcune delle sue capre – Varfey (AO)

Si chiama Milio (Emilio), ha una settantina di anni, vive qui con i suoi cani, le capre e due vacche. Inizialmente di poche parole, pian piano inizia a raccontare e ci conduce in stalla a vedere le capre e le due vacche. Quel mattino non le aveva ancora messe al pascolo perché stava aspettando che arrivasse su il vicino con i propri animali. Ormai la primavera avanza e, chi può, già si avvicina agli alpeggi.

1u7oet
Emilio con il cane davanti alla stalla – Varfey (AO)

Milio da qualche stagione in alpeggio non ci va più, resta qui tutto l’anno. Dice che gli piacerebbe andare a vedere quei grossi alpeggi più su nella valle, come quelli di Saint Barthélemy, ma… non ha la patente, mai presa. Una volta lì non c’era la strada, ma avevano già realizzato una teleferica: “Senza motore! Funzionava a contrappeso. Versavano dentro una benna d’acqua e il carrello di qui scendeva, mettevano il carico e andava su…

ckfsec
Prati a Varfey – Lillianes (AO)

Il posto è incantevole, in questa stagione poi le luci e i colori sono ancora più belli. Ma è una gestione equilibrata del territorio a far sì che Varfey abbia questo aspetto. Senza la presenza di animali, la necessità di sfalciare per il fieno, il pascolo, sarebbe tutto diverso. Il bosco, i cespugli, le ortiche avanzerebbero fino a ridosso delle case.

za7akr

zsekby
Terrazzamenti con e senza manutenzione da parte dell’uomo nel territorio di Perloz (AO)

Anche sulla via del ritorno abbiamo modo di continuare ad osservare terreni curati e altri abbandonati, dove i terrazzamenti cedono e si innescano delle frane.

e44wub
Porta di una casa abbandonata da anni in una frazione disabitata di Perloz (AO)

È vero che esistono casi di ritorno alla montagna, ma… chi andrà lassù il giorno che Milio non ci sarà più? Certo, c’è la strada, ma d’inverno immagino possa non essere sempre percorribile. Aprire un’azienda lassù potrebbe essere fattibile oggi, quando devi per forza rispettare date, scadenze, vincoli, quando devi correre negli uffici per espletare tutta la burocrazia esistente intorno a un’azienda? E partire per andare a vendere i tuoi prodotti? E se hai dei figli da mandare a scuola?

f9vav5
Uno scorcio del villaggio di Varfey (AO)

Emilio parla del lupo, lui ne ha visti due proprio tra le case del villaggio, in inverno. Dice che quelle bestie lì proprio non ci volevano, che di problemi ce ne sono già tanti, per chi fa questa vita. Una vita come la sua però ormai la fanno in pochi. È facile guardare le immagini e invidiarlo, ma chi farebbe davvero oggi, 365 giorni all’anno, una vita così? Certo, potrebbe insediarsi una giovane coppia, allevar capre, vendere i formaggi… Ma a chi? Così bisogna partire e andare chissà dove, per venderli. Inoltre ci va chi fa il formaggio e chi pascola le capre, tutti i giorni, perché con il lupo da soli gli animali non li puoi mai lasciare. E se hai dei figli, li devi portare alla scuola più “vicina”…

Il patrimonio dei muretti a secco

Si è molto parlato, in questi giorni, di muretti a secco, dopo il riconoscimento attribuito dall’UNESCO il 28 novembre scorso. Ma innanzitutto… che cosa è diventato patrimonio dell’umanità?

ghr3nn
I vigneti del Ramié a picco su Pomaretto – Val Germanasca (TO)

A leggere i titoli, sembrava si trattasse dei muretti a secco, ma in realtà si parla dell’ARTE dei muretti a secco, il “dry stone walling“. Ed è davvero arte, un’arte povera, poverissima, che racconta di convivenza dell’uomo con territori aspri, avari, difficili. I muretti a secco sono la base del territorio collinare e montano italiano. Sono stati il faticoso mezzo per poter sopravvivere laddove le pendenze naturali non avrebbero consentito le coltivazioni.

sgfmpe
Muretti a secco recuperati per ospitare nuove vigne – Pomaretto, Val Germanasca (TO)

I muretti hanno permesso di ricavare dei terrazzamenti su cui collocare viti, ulivi, castagni, campi di segale e patate, orti, ma anche meli, peri… Quella che un tempo era sopravvivenza, oggi è diventata in alcuni casi “agricoltura eroica”, “paesaggio” o anche “abbandono”.

vncxy0
Tra i vigneti di Carema (TO)

Se ci sono chilometri e chilometri di muretti a secco celebri, frequentati da turisti che percorrono itinerari a piedi tra vigneti o uliveti, camminando tra muretti antichi o recuperati, ce ne sono secondo me estensioni ancora maggiori totalmente dimenticate, abbandonate, prossime al crollo o già franate, in aree dove nessuno si sente così eroe da ritornare.

ax8i7p
Muretti a secco abbandonati tra i boschi – Nus (AO)

I muretti a secco erano e sono fondamentali per mantenere un territorio difficile di per sé, ancora più a rischio quando all’abbandono si sommano precipitazioni di forza e intensità anomala. Bene tutelarli, ottimo tutelarli! Ma… adesso che l’UNESCO tutela l’arte del farli, cosa succederà? Questa è la domanda che mi sono posta… perché questi riconoscimenti stanno aumentando e prendono in considerazione generi molto vari. Tanto per dire, accanto all’arte dei muretti a secco, è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità tra le altre cose anche la musica reggae. Giustamente, per carità! Ma qualunque arte allora è da tutelare… Questa la lista dei patrimoni immateriali in Italia.

puynsh
Transumanza in Val Chisone (TO)

Si è proposta anche la transumanza a diventare patrimonio UNESCO. E sono la prima a sperare che venga accettata. Però mi domando se tutte queste forme di tutela portino poi a qualche risultato concreto. Per esempio, nel caso in cui la candidatura della transumanza sia approvata, cosa cambierà quando un Comune porrà il veto al transito di un gregge nel suo territorio? Ci si potrà opporre in nome dell’UNESCO?

ln5z8l
Paesaggio ligure con evidenti terrazzamenti

Cosa accadrà adesso con i muretti a secco? Mi auguro che, dato che si tratta dell’arte, vengano dati dei fondi per tenere dei corsi dove si insegnerà a “restaurare” un muretto a secco o a costruirne uno partendo da zero. Questo è fondamentale, perché se si perde questa conoscenza, non c’è alcuna speranza per i muretti esistenti. …ma qualcuno già drizzava le orecchie per sapere se verranno erogati dei finanziamenti a chi li ristrutturerà.

cmbtht
Muretti in media montagna, oggi prato pascoli, un tempo probabilmente campi coltivati – Angrogna (TO)

Io non darei dei soldi, sappiamo bene che con il denaro spesso non si ottengono i risultati sperati. Va bene finanziare corsi, va bene non tassare i terreni dove i muretti vengono ripristinati, va bene dirottare i finanziamenti di modo che il proprietario del terreni su cui vi sono i suddetti muretti non debba pagare eventuali perizie, oneri burocratici ecc. ecc

gdx0l8
Dettaglio di muretto a secco – Nus (AO)

Ho provato ad informarmi su come bisogna procedere in caso si voglia recuperare un muretto a secco su un proprio terreno, ma cercando in rete non ho avuto risposte chiare. Meglio andare in un ufficio tecnico comunale, per sapere se basta una Dichiarazione di inizio lavori, o una comunicazione di manutenzione ordinaria. Oppure rientrano nei beni paesaggistici sottoposti a tutela?

vpqxws
Muretti abbandonati tra i boschi di castagni – Petit Fenis, Nus (AO)

Io intanto ogni giorno vado al pascolo tra questi muretti, e per me è inevitabile soffermarmi a pensare quanta fatica sia costata costruirli. Ve ne sono ovunque, a sorreggere terrazzamenti, a incanalare l’acqua in ruscelli fondamentali per portare l’acqua sui versanti aridi. La maggior parte sono abbandonati, avvolti dai rovi, non si capisce se siano i muretti a sostenere alberi… o radici contorte a far parte dei muretti.

fuueje
Il villaggio diroccato di Barmes circondato da terrazzamenti abbandonati – Saint Denis (AO)

E che dire poi dell’arte di costruire case in montagna? Quei muri spesso tenuti insieme da un po’ di fango e sabbia. Anche quello è un patrimonio che sta andando perduto…

Stare al pascolo

Una classica domanda di chi non conosce la pastorizia è: “Ma non è noioso stare al pascolo?“. Ogni pastore ha una sua risposta. C’è chi dirà che in quei momenti guarda gli animali, li osserva, apprezza la loro bellezza o individua quelli che hanno dei problemi e, eventualmente, interviene. Può trattarsi di un’unghia da tagliare, un’infezione da medicare, un ascesso da pulire e disinfettare.

euj723
Sfumature d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è chi osserva il panorama, chi pensa. C’è chi telefona, chi scatta fotografie con il cellulare. Raramente si soffre la solitudine: anzi, questa è una condizione che molti amano, uno degli aspetti di questo mestiere che si apprezzano particolarmente.

rvxszh
Sole caldo d’autunno – Petit Fenis, Nus (AO)

L’altro giorno splendeva il sole dopo settimane di pioggia, nebbia, nuvole. I colori erano quelli brillanti dell’autunno, un autunno lungo, con le foglie che ancora indugiavano sugli alberi, nonostante il vento e i temporali fuori stagione. Ci si godeva il sole ancora caldo e questo tripudio di giallo, arancione, rosso e marrone.

jzrhke
Al pascolo mentre scende la prima neve della stagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Poi è arrivata la neve, una leggera spruzzata, accompagnata da aria invernale. Le foglie cadevano insieme ai fiocchi impalpabili, i colori venivano mascherati da un leggerissimo velo bianco. Stare al pascolo aveva il suo fascino, a patto di esser ben equipaggiati contro il freddo.

o49ee0
Pascolo in una giornata nebbiosa – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma non era male nemmeno la nebbia dei giorni scorsi. Allora bastava avere una maglia in più, un berretto, delle calze più spesse. I momenti al pascolo sono i migliori della giornata. Quelli in cui capita di riuscire a dimenticare tutto il resto. Io al pascolo non mi annoio. Guardo le capre, cerco di cogliere l’attimo giusto per qualche foto, leggo o scrivo quando le capre mangiano tranquille e non c’è da fare attenzione perché non ci sono strade, orti, frutteti, prati confinanti.

h7xwi7
Panorami osservati mentre si pascola – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe bello poter vivere così, totalmente immersi nella natura, godere del cambiamento delle stagioni e del contatto con gli animali, ma è un sogno, un’utopia. La realtà è che questi sono momenti strappati al resto della routine quotidiana. Non si vive pascolando un piccolo gregge di capre… Ricordo degli amici che mi raccontavano di come, tra marito e moglie, si contendessero i turni al pascolo. Perché quello era il relax rispetto al dover scendere in fondovalle per sbrigare le pratiche negli uffici, o andare al mercato a vendere i formaggi.

hi6bvf
Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Un amico incontrato ad una fiera mi diceva di voler riprendere delle capre. Ne aveva alcune, poi le aveva venduto, stufo di vederle tornare decimate dall’alpeggio per colpa dei lupi. Aveva preso delle pecore, che teneva a casa anche d’estate: “...ma pascolarle non mi dà soddisfazione. Per me è un hobby, una terapia per rilassarmi quando torno dal lavoro. Mi sa che, prima o poi, prendo di nuovo delle capre…

Fieno e ancora fieno

Queste pagine sono rimaste in silenzio per qualche giorno… in compenso ferveva l’attività altrove e sarà così per buona parte della stagione estiva. Chi lo vive, sa cosa significa, ma per tutti gli altri bisogna spiegare meglio cosa sia la fienagione.

dn4swc
Fienagione in montagna – Nus (AO)

Quando gli animali sono all’aperto, pascolano e si nutrono direttamente del foraggio, dell’erba. Quando sono in stalla, bisogna alimentarli con foraggio conservato, soprattutto fieno. Uno dei motivi per cui si fa la transumanza, per cui si mandano gli animali in alpeggio, è quello di far sì che si nutrano di quelle erbe disponibili solo nella stagione estiva, lasciando “liberi” i pascoli di pianura, che verranno sfalciati per ottenere per l’appunto il fieno. La stessa cosa accade in fondovalle o sui versanti di mezza quota.

1fpguh
Fieno a 1000 m – Nus (AO)

Lo scorso anno era stato pessimo per il fieno, tra gelate primaverili e siccità estiva. Quest’anno le piogge hanno penalizzato il maggengo, il primo taglio di pianura, mentre in montagna, da queste parti ha smesso di piovere proprio quando gli animali sono saliti in alpeggio a metà giugno. Tempo di pulire le stalle e poi via subito a gran carriera a far fieno, approfittando di sole e giornate ventilate.

nyx6yw
Le andane pronte per l’imballatura – Nus (AO)

Ci va tempo a fare il fieno, specialmente in quota. In pianura oggi, con i mezzi, basta una persona e i macchinari giusti. Quando le estensioni sono vaste e regolari, non c’è nemmeno da scendere dal trattore. Le cose cambiano in montagna, dove ci sono pezzi e pezzettini, tanto per cominciare. Anche dove il terreno è pianeggiante o quasi, pali e paletti delimitano gli appezzamenti, quindi è tutto un girare e manovrare per tagliare, girare, ammucchiare e imballare il tuo pezzo, poi saltare quelli dei confinanti e ricominciare un po’ più in là. Se vuoi fare le cose per bene, meglio ci sia anche sempre qualcuno a terra con il rastrello per ripulire specialmente gli angoli e i punti dove i macchinari inevitabilmente lasciano giù fieno.

d0tr03
Fienagione “ripida” – Nus (AO)

Poi ci sono tutti quei pezzi troppo ripidi per passare con il trattore, che vanno tagliati con la falciatrice, girati a mano, quindi il fieno viene ammucchiato al fondo tirandolo giù man mano con il rastrello. Qualche volta (peggio ancora) bisogna tirarlo in su, e la fatica è ovviamente maggiore. Mentre si è intenti a queste operazioni lunghe e pesanti, è inevitabile pensare all’assurdità di certe cose… Per esempio quanto lavoro ci sia dietro ad un litro di latte, ad un chilo di carne prodotta quassù. Eppure (quasi) nessuno lo riconosce. E non viene pagato più di quanto lo sia in pianura, dove tempi, spazi e modalità di lavoro sono molto differenti.

ilojqi
…e anche questo pezzo è fatto… – Nus (AO)

Ogni azienda ha i suoi macchinari, per fare fieno, perché è inevitabile che sia così. Un conto è il pensionato che ha ancora due bestie o l’hobbista con un paio di capre, quelli possono anche andare avanti con i vecchi macchinari, ma chi fa l’imprenditore agricolo anche solo medio-piccolo, alla fine deve dotarsi di tutto il necessario. E serve il trattore grosso per l’imballatrice, serve la falciatrice e altri mezzi per i pezzi più brutti e ripidi, ecc ecc… Non potrebbe nemmeno fare a metà, per ipotesi, con il vicino, perché i giorni della fienagione sono gli stessi per tutti e nello stesso momento tutti tagliano, tutti imballano. Finito un pezzo, vai a farne un altro, perché devi approfittare del bel tempo e perché le scorte per la lunga stagione invernale devono essere grandi.

q1kvaw
Fienagione a Hers – Verrayes (AO)

Sono giorni di grande frenesia, vedi tutti passare con i macchinari o con i rastrelli, danno una mano anche i ragazzini e i membri della famiglia che fanno altri lavori. Nonostante le parole pessimistiche di chi diceva che avrebbe piovuto tutta l’estate, la stagione è iniziata nel migliore dei modi, ma non bisogna mai sprecare il tempo. Le condizioni meteo potrebbero cambiare, potrebbe arrivare un temporale serale… E così tutti si affrettano. Il fieno poi non aspetta, va tagliato al momento giusto per avere un buon prodotto che sarà gradito alle bestie e permetterà una buona produzione di latte. Una volta tagliato, dev’essere imballato quand’è ben secco, ma senza nemmeno aspettare troppo tempo. Se il clima è favorevole, un giorno si taglia, uno si gira e il terzo si imballa.

6xiept
Ballette “quadre” al fondo del prato in pendenza – Nus (AO)

A seconda del mezzo impiegato, si ottengono le care vecchie “ballette quadre”, più faticose da ottenere (bisogna spingere a mano con la forca il fieno nell’imballatrice), che però possono essere movimentate a mano e stoccate anche nei vecchi fienili delle baite. Oppure in montagna si fanno anche rotoballe (generalmente di dimensioni medie, mentre in pianura sono più grosse) e in questo caso l’imballatrice raccoglie da sola il fieno dalle andane a terra.

sspp7r
Rotoballe a Hers – Verrayes (AO)

Si va avanti di pezzo in pezzo, c’è chi li ha tutti vicini, chi ne ha in frazioni o addirittura in comuni diversi, perché un pezzo è stato ereditato dalla famiglia del papà, uno da quella della mamma, l’altro l’hai preso in affitto e un altro ancora te l’ha lasciato uno che non riesce più a star dietro a questi lavori. C’è chi il fieno lo usa tutto per la propria azienda, chi lo fa per poi venderlo, dato che non ha più animali. C’è chi è in alpeggio e scende a farsi il fieno (mentre operai e famigliari si occupano del bestiame), chi manda via i propri animali per occuparsi della fienagione.

2ene2e
Prati non sfalciati a Hers – Verrayes (AO)

Non trascuriamo poi il valore paesaggistico della fienagione. Dove gli uomini passano a svolgere questa attività, una volta rimosse e stoccate le balle nei fienili, restano bei prati curati dove la pioggia o l’irrigazione in pochi giorni faranno tornare il colore verde e anche qualche fiore. Passato il giusto tempo si procederà con il secondo, magari anche con un terzo taglio (anche se, in montagna, molte volte il terzo viene pascolato dagli animali che tornano dall’alpeggio). Laddove invece i prati sono stati abbandonati, già a fine giugno il colore prevalente è il giallo scuro delle spighe delle graminacee. Difficilmente qui fioriranno altre essenze e anche le piogge in questi appezzamenti non riusciranno a mantenere il bel verde vivo che si osserva invece nei prati sfalciati regolarmente.

cfvfhn

Non so quanto riuscirò ad essere presente su queste pagine nelle prossime settimane/mesi, perché la fienagione continua ad altre quote e poi con il secondo taglio. Vi ricordo però che potete incontrarmi alle presentazioni dei miei libri, che trovate tutte indicate qui. La prima è questo venerdì, 13 luglio 2018, alle ore 21:00 a Rivarolo Canavese.

Bisognerebbe cambiare mentalità partendo dal basso

Cari amici, come saprete in questi giorni sono in trasferta: oggi mi trovo a Follina (TV) per la manifestazione “La via della Lana“, dove alle 17:00 proietteremo il film sui pastori piemontesi. Chi fosse in zona e volesse venire a trovarmi… Stamattina ero indecisa se spostarmi ancora o rimaner qui in attesa che inizino gli eventi legati alla manifestazione. Il viaggio però è già stato lungo e domani mi aspetta un ritorno ancora più lungo… Così ho pensato stare tranquilla e iniziare a raccontarvi qualcosa su ciò che ho visto/sentito nei giorni scorsi.

pmdnrc
Andrea Bezzi nel suo punto vendita a Ponte di Legno (BS)

Durante la mia prima tappa ad Edolo, ho ricevuto un messaggio da parte di Andrea Bezzi. Qui potete vedere un breve filmato realizzato sulla sua azienda. Mi chiedeva se riuscivamo ad incontrarci, dato che lui (per ovvi motivi di lavoro) non riusciva a partecipare alla mia presentazione all’Università della Montagna. Dato che il giorno successivo ero di strada, avendo deciso di passare dal Passo del Tonale per spostarmi in Lessinia, ben volentieri ho accettato l’invito. Ho così potuto conoscere un allevatore decisamente speciale, cosa che già immaginavo avendo letto diversi articoli su di lui e sulla sua azienda zootecnica.

zjyaoo
Il punto vendita con vista sulla stagionatura – Ponte di Legno (BS)

L’ho raggiunto a casa sua nel centro di Ponte di Legno: aveva finito di mungere, le vacche ora sono già nei pascoli più a monte, pian piano ci si avvicina alla malga. Così abbiamo fatto colazione con una scodella di latte appena munto, ancora tiepido.  Intanto Andrea raccontava la sua storia, spiegava la sua “filosofia”. Un vero uragano di entusiasmo e concretezza, idee innovative e tradizione. Oltre a ritrovare nelle sue parole molti dei pensieri che esprimo da tempo anche su queste pagine, venivo anche investita da una carica di ottimismo e speranza, cosa che non mi accadeva da tempo, visto che la gran parte degli allevatori che mi è capitato di incontrare ultimamente è rassegnata ad una condizione di crisi che porta verso la sopravvivenza o addirittura la sconfitta.

dnnejo
La stagionatura dello Stilter, formaggio DOP

Bisognerebbe cambiare tutto, sono molte le cose che non vanno. Ma bisognerebbe partire dal basso, solo così si può poi arrivare fino in alto a chi deve prendere le decisioni. Tanto per dire, l’asilo qui ha un bellissimo giardino, ma porteranno fuori i bambini 3-4 volte all’anno, non di più, perché le mamme poi si lamentano che si sporcano! Già di lì le cose non funzionano… I giovani qui sognano solo più di andare a lavorare agli impianti: non credono più nell’agricoltura. Invece agricoltura e turismo qui devono andare di pari passo, non uno prevalere sull’altro. Io ho fatto per anni l’istruttore di sci di fondo, ma ho sempre avuto anche l’azienda.

civby6
Stagionatura dell’az. Bezzi a Ponte di Legno (BS)

Mi porta a vedere il punto vendita e la stagionatura, che contiene le preziose forme di Stilter, la DOP prodotta qui in Alta Valle Camonica, poi anche altri formaggi, il “Case di Viso”, dal nome della sua malga. “Non bisogna lasciarsi abbattere dalle difficoltà, bisogna saper trovare la propria strada per emergere. Alla fine lavora uguale chi si lamenta tutto il tempo senza cambiare nulla e chi invece trova il modo di valorizzare. Il mio prodotto lo vendo ad un prezzo giusto che tenga conto del lavoro che c’è dietro. Sono anche certificato Bio. Ormai il consumatore attento c’è, quello che cerca un prodotto fatto in un certo modo e disposto a spendere una certa cifra. Vendo i miei formaggi anche in mercati e fiere, su in malga, qui a casa… Si valorizza il prodotto puntando sulla qualità. In questo modo si possono tenere meno bestie e trasformare in proprio, invece di dare il latte a pochi centesimi ai caseifici. Ho amici che hanno le stalle in pianura, anche alcuni di loro hanno capito che questa è la strada giusta e hanno trasformato l’azienda con ottimi risultati.

mvjdd9
Case di Viso – Valcamonica (BS)

Andrea mi vuole a tutti i costi accompagnare fin su a Case di Viso, la sua malga. L’aria è frizzante, ma nelle scorse settimane ha fatto caldo, così la neve è già sciolta anche lassù e l’erba inizia a venire verde. Non vede l’ora di salire, come qualsiasi malgaro, e rimanere poi su il più a lungo possibile. “Vado su pian piano pascolando, poi arrivo quassù. Intorno alle case sfalcio, sono terreni privati. Non è tanto per la quantità di fieno che ricavo, ma per mantenere tutto pulito, resta bello verde, anche adesso c’è già più erba. Per mungere uso il carrello mungitura e lo sposto continuamente, così non si rovinano i pascoli.

2w3jfw
La conca di Case di Viso – Valcamonica (BS)

Mentre salivamo, Andrea mi aveva mostrato il punto dove avrebbe voluto edificare la stalla nuova. “Ma non me l’hanno lasciato fare… il piano regolatore non lo consente. Ma pian piano arriverò anche lì.” Non è tipo da arrendersi, ma nemmeno indugia in polemiche. Preferisce raccontarmi come vorrebbe fare questa stalla, con un sistema innovativo di lettiera, la “compost barn”. E’ molto attento al benessere animale, ma anche all’ambiente. “Gli animali che stanno bene danno un prodotto migliore. Le vacche stanno bene libere e soprattutto al pascolo. Qui in montagna devono stare in stalla per forza d’inverno, quindi vorrei una stalla dove possano stare nel miglior modo possibile.

o6a49v
I pascoli sopra a Case di Viso – Valcamonica (BS)

I pascoli più alti intorno alla malga verranno utilizzati da un gregge transumante, tutto il resto invece alimenterà le vacche e le manze di Andrea. “Per fortuna ci sono degli usi civici, così questa malga non è potuta finire in mano a gente che arriva da fuori. Purtroppo questo sistema dei contributi sta facendo dei gravi danni. Bisognerebbe darli per aiutare chi lavora in montagna, ma basandosi su come uno gestisce il territorio.” Mi invita a tornare quando sarà quassù: la bellezza del luogo rende l’invito ancora più allettante… “Le vacche qui mangiano solo erba, il mangime serve giusto per sporcare la mangiatoia perché vengano a farsi mungere. Una volta anche noi davamo mangime in alpeggio, ma non ha senso! Alla fine la resa non cambia più di tanto, ma la qualità sì. Se le bestie sanno che dai il mangime, pascolano meno perché sanno che poi c’è quello da mangiare.” La nostra chiacchierata è stata ben più lunga, ma qui vi ho raccontato le cose principali che vi fanno capire chi è Andrea Bezzi e come gestisce i suoi animali, la sua azienda, e qual è la qualità dei suoi prodotti. Lo ringrazio ancora per il tempo che mi ha dedicato quella mattina, so bene che avrebbe avuto molte cose da fare: “Sai come si dice… c’è più tempo che vita!“, ma intanto sfrecciava per le strette strade sopra a Ponte di Legno. La stagione turistica non è ancora iniziata, il Passo Gavia è ancora chiuso, così non c’era quasi nessuno in giro. L’ho salutato mentre tornava nel suo piccolo caseificio e sono ripartita portando con me un po’ del suo ottimismo e del suo spirito costruttivo.