Fame d’alpeggi

Anche ieri ho ricevuto l’ennesima richiesta di aiuto. Era una voce giovane, al telefono. La compagna di un pastore. Non li conosco, non li ho mai incontrati, ma siamo in contatto su Facebook. Lei aveva preso il coraggio e mi aveva chiesto se potevamo sentirci telefonicamente: “…per delle informazioni riguardanti le montagne , diciamola così! Per messaggio mi viene difficile spiegarmi.

caxttu
Salita di un gregge in alpeggio – Valle Orco (TO)

Immaginavo già la richiesta. Ne ricevo tante. C’è chi mi scrive, chi me lo chiede quando mi incontra, chi mi telefona. “Tu che giri… sai se c’è una montagna libera?“. Ultimamente la versione aggiornata è: “…adesso che giri in Valle d’Aosta, mi trovi una montagna su di là?“. Me lo chiedono cari amici, conoscenti, sconosciuti. Me lo chiede chi ha una montagna “difficile”, scomoda, e vorrebbe cambiare. Me lo chiede chi è rimasto senza montagna. Me lo chiede chi ha aumentato il numero delle bestie e non ha più pascoli a sufficienza lì dov’è ora. Me lo chiede chi la montagna non l’ha ancora mai avuta e vorrebbe iniziare ad andare in alpeggio, come la ragazza che mi ha chiamata ieri.

fxpi93
Pascoli di alta quota al Gran Piano – Noasca (TO)

Ci tocca mandarle in affitto, ma il mio ragazzo alle sue bestie ci tiene. Sai com’è quando le mandi da altri… tu le pascoleresti differente. Se capita qualcosa, non sai mai se doveva proprio andare così o se è colpa di chi le guarda.” Loro hanno pecore, sanno che c’è il problema del lupo, ma il problema maggiore per loro adesso è non avere l’alpeggio. “Il mio ragazzo e suo fratello si alternerebbero a guardarle, non le lascerebbero da sole. Non ci interessano i contributi, a noi basta anche una montagna dove ci sono le mucche sotto e poter pascolare con le pecore tutte le parti alte…

tdivhq
Costruzione di alpeggio diroccata in alta Valle Orco – Ceresole Reale (TO)

Già, i contributi… Girando per le montagne, chi non sa come stanno le cose potrebbe dire che di alpeggi abbandonati ce ne sono eccome! Ma una baita che crolla non vuol dire una “montagna vuota”. Possiamo iniziare a dire che oggi, con altri numeri di animali rispetto ad un tempo, non tutte le baite sono più utilizzate, anche quando greggi o mandrie salgono a pascolare quei territori.

exxcqw
Il ripido sentiero che sale all’alpe Arietta – Val Soana (TO)

Ci sono alpeggi affittati sulla carta, proprio per i famigerati contributi, che poi non vengono pascolati… questo è illegale e non dovrebbe succedere. Accade più frequentemente che, con qualche strano intrigo, pascola tizio, ma i contributi li prende caio. Non va bene nemmeno questo, ma purtroppo è la realtà. Se ne parla troppo poco, ci sono troppi interessi dietro. Ogni tanto c’è un’inchiesta, ma grossi risultati in tal senso non si sono ancora visti.

f4ksuo
I pascoli si colorano a inizio stagione – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Per colpa dei contributi, arraffati a piene mani da speculatori e trafficoni, i prezzi degli alpeggi aumentano (ne abbiamo già parlato più volte), così se un giovane che sta iniziando vuole trovare una montagna, si trova a competere con prezzi impossibili. Ma questo vale anche per un “normale” allevatore che fa il margaro o il pastore da tutta la vita.

mmesdq
I ruderi dell’alpe Leseney accanto al Lago Luseney – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Poi ci sono quei valloni scomodi, dove non c’è la strada, ma solo antiche tracce di sentieri… antiche mulattiere dove non passano nemmeno gli escursionisti. Diciamocelo, dove non salgono gli animali in alpeggio, avanzano i cespugli e non è più così bello passare a piedi… In quei valloni magari scopri delle conche meravigliose, pascoli ricchi di trifoglio alpino o altre erbe ricche. Uno di quei posti lo avevo descritto qui.

p8rjek
Il sentiero nella parte bassa del Vallone di Savoney – Fenis (AO)

Anche l’altro giorno ho fatto una gita in un vallone selvaggio e apparentemente deserto. Nella parte bassa era stato pascolato recentemente, poi seguiva un lungo sentiero che saliva tra boschi e cespugli, fino ad arrivare ad una bella conca con un alpeggio abbandonato. C’erano tracce di utilizzo degli anni scorsi, ma non era difficile immaginare come venissero gestiti gli animali quassù.

bnsyck
Alpeggio abbandonato – Savoney, Fenis (AO)

Ancora più in alto c’era un lago, conchette e valloni erbosi, erba bassa, di alta montagna, erba buona. Molto probabilmente lassù venivano messi degli animali giovani, in asciutta, che non necessitano di cure e sorveglianza quotidiana. Nei giorni successivi ho poi saputo che il vallone è ancora utilizzato e che saliranno delle manze, probabilmente a breve.

pfxe7f
Nella baita, l’angolo dedicato alla caseificazione – Savoney, Fenis (AO)

Mi viene allora da riflettere su come sia cambiato tutto. Su quali formaggi si facessero in questi luoghi un tempo, con quelle erbe ottime. Erbe che oggi rischiano di sparire, perché senza il pascolamento e la fertilizzazione del terreno, saranno altre erbe a prendere il sopravvento. Oggi i formaggi vengono fatti soprattutto con le erbe dei prati più comodi, più facilmente raggiungibili nei pressi delle baite. Non è così ovunque, ma in parte sì… Sto divagando, ma sono comunque riflessioni sul mondo degli alpeggi che cambia.

50sehp
Manze e manzette nell’alto Vallone di Saint Barthélemy – Nus (AO)

Cosa ho risposto alla ragazza che mi chiedeva se sapevo di una montagna libera per il prossimo anno? Quello che, ahimé, ho risposto a tutti gli altri. Se venissi a sapere di qualcosa… ben volentieri. Ma purtroppo non so come aiutare tutte queste persone. Non riesco nemmeno ad aiutare carissimi amici che hanno questo problema. E’ un controsenso, perché da una parte possiamo dire che il mondo dell’alpeggio tradizionale è in crisi… e dall’altra che non ci sono alpeggi disponibili!

q0i8z4
Pascoli di alta quota con abbondanza di trifoglio alpino – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Chi resta senza alpeggio spesso è proprio colui che lavorerebbe bene, che avrebbe cura del territorio, degli animali, delle tradizioni. Mentre chi mette su numeri di bestie eccessivi, lasciate quasi allo sbaraglio o in mano ad operai che fanno niente più del minimo indispensabile… affitta alpeggi qua e là anche in vallate non vicine.

9tfjri
Alpeggio al Colle del Nivolet sul versante valdostano

C’è la speranza che cambi qualcosa? Per come la vedo io, al momento no, purtroppo. Se non si interviene seriamente a livello politico, questo fragile delicato mondo mi sembra seriamente in crisi. C’è chi resiste con le unghie e con i denti, con sacrifici e spese spesso non proporzionati alle entrate effettive. C’è chi sopravvive grazie al sostegno e alla manodopera di parenti in pensione che “danno una mano”. C’è chi non ce la fa ad andare avanti se non arrivano i contributi. Tutti segnali di un sistema non sano.

0sjweu
Dove non si pascola, pian piano avanzano i cespugli – Val Soana (TO)

Eppure ci sono ancora giovani pieni di passione e di entusiasmo che telefonano e dicono: “Siamo disperati! Abbiamo iniziato a giugno a cercare una montagna per il prossimo anno, ma niente… Non ci interessano i contributi, ci basta avere un posto per portare su le nostre pecore!” Che tristezza, che amarezza non poter dar loro delle risposte. Che sconforto non poter aiutare chi fa “da sempre” questo mestiere e perde la montagna a un’asta, vedere nei suoi occhi la disperazione perché non sa dove portare a pascolare i suoi animali…

Annunci

Alpeggi e formaggi

Come sapete, sto svolgendo un lavoro che consiste nel sottoporre un questionario agli allevatori che monticano nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ovviamente non posso raccontare qui le informazioni che raccolgo con quelle domande, ma le mie visite negli alpeggi generano numerose riflessioni di vario tipo che vanno ben oltre gli obiettivi dell’incarico ricevuto.

wofz3n
Il latte viene fatto scaldare nella caldaia sul fuoco a legna all’aperto – Valli Orco e Soana (TO)

Dopo aver pubblicato sui social le immagini scattate durante queste mie visite in alpeggio, un amico valdostano ha commentato “se fai così in Valle, vai in galera“, riferendosi alle foto della caseificazione in certi alpeggi piemontesi. Parallelamente, altri mi chiedevano se potevo portare loro qualcuno di quei formaggi… A questo punto, credo sia doveroso specificare alcune cose.

ramt0b
Formaggi d’alpeggio nella cantina di stagionatura – Valli Orco e Soana (TO)

Le normative sanitarie, giustamente, tutelano il consumatore. I controlli sulla sanità degli animali fanno sì che pericolose patologie non vengano trasmesse dall’animale all’uomo (es. tubercolosi, brucellosi) e, più in generale, le analisi del latte controllano che questo non sia “sporco” (carica batterica, ecc…). Non è che, automaticamente, in un ambiente “sano” come quello dell’alta montagna, si ottenga un prodotto altrettanto sano. Bisogna avere bestie sane ed essere attenti all’igiene. Ciò detto, dal mio punto di vista, ogni tanto le normative sono eccessivamente rigide o vengono applicate senza il buon senso. Un caseificio è un caseificio, a 2000m di quota come in un complesso industriale di pianura? Ma il consumatore che cerca il prodotto d’alpeggio, cosa vuole ritrovare in quel formaggio?

gsob5n
Bovine al pascolo, Gran Prà – Valle Orco (TO)

Un prodotto genuino, che abbia al suo interno quei sapori, quei profumi che siano in grado di appagare il palato e raccontare una storia. Una storia fatta di transumanze, di campanacci, di pascoli in fiore ad alta quota, di giornate di sole e di nebbia, di animali che pascolano liberi. Il consumatore attento non vuole il mangime portato in quota per aumentare le produzioni di latte. Il consumatore buongustaio che ricorda i sapori di una volta, vede le foto e mi chiede quel formaggio lì, quello fatto sul fuoco a legna. Sa che, nella toma o nella ricotta, troverà quel leggero sentore di fumo che è andato perso altrove, negli sterili caseifici con il fornello a gas.

loqk4s
Caseificio d’alpeggio in Val di Rhemes (AO)

Ammetto di esser rimasta sorpresa pure io. Non credevo che, in Piemonte, consentissero ancora la caseificazione con fuoco a legna. In certi alpeggi mi hanno detto che lì il formaggio era solo “…per uso famigliare, più qualche amico, qualche privato che ci chiede qualche toma, il resto del latte lo diamo ai vitelli.” Altri invece mi hanno detto di avere le autorizzazioni regolari per la caseificazione, i prodotti vengono poi smerciati nei punti vendita aziendali o a commercianti. In vallate non lontane, già 10-15 anni fa mi avevano detto che non veniva loro consentito l’utilizzo della legna.

gskzv6
Caseificazione in Val Soana (TO)

Ho incontrato molte diverse realtà, ho assaggiato anche numerosi formaggi. Come sempre, non sono le piastrelle, l’inox, la plastica, il locale lavaggio bidoni o altre cose del genere a fare il “buon” formaggio. In un formaggio le componenti sono tante: l’animale, il foraggio che consuma, l’igiene al momento della mungitura, l’igiene delle attrezzature, il processo della caseificazione, la mano del casaro, la tecnica di caseificazione e salatura, il locale di stagionatura…

0nkfnd
Formaggio con evidenti difetti – Valle d’Aosta

Da un locale perfetto secondo le normative vigenti, possono anche uscire formaggi non buoni e/o formaggi con difetti. Se compro una fetta e non una forma intera, chiedo di assaggiare un pezzetto, per valutarne il gusto dopo aver visto l’aspetto (è amaro? è troppo salato??). I problemi nell’igiene delle attrezzature e del latte solitamente emergono nel formaggio sotto forma di occhiature irregolari e gonfiori nella forma. Per chi volesse approfondire l’argomento, ho trovato questa pagina che spiega abbastanza bene cosa guardare e come valutare anche per chi non è proprio addetto ai lavori.

cmdgnh
Caldaia di siero dopo l’estrazione della cagliata – Valli Orco e Soana (TO)

L’argomento, come vedete, è abbastanza complesso. Chi ha speso molti soldi per mettersi in regola, chi ha pagato multe salate per essere risultato fuori legge ai controlli, si indigna vedendo “certe cose” che, nella sua vallata, nel suo alpeggio, non sono più consentite. Che dire poi di chi, a poche centinaia di metri in linea d’aria dal confine regionale, si trova soggetto a controlli che apparentemente non riguardano, o riguardano in minor modo di “vicini”?

vtvcgw
Stagionatura e affioramento naturale della panna per raffreddamento in acqua – Valli Orco e Soana (TO)

E’ di recente pubblicazione questa guida pubblicata dall’ASL TO3, molto utile anche per il consumatore. Nei giorni scorsi ho sentito dire “…il burro in teoria non potremmo farlo, perché le normative non lo consentono, ma la gente lo cerca quasi più del formaggio!“. Nella suddetta guida in realtà viene menzionato, quindi non mi è chiaro come e perché certe normative vengano applicate e fatte osservare in modo differente.

rwyetm
Tome d’alpeggio nella cantina di stagionatura – Valli Orco e Soana (TO)

Molti alpeggi sono “tramuti”, cioè ci si ferma in quella sede un paio di settimane, un mese, ad inizio e fine stagione. Nel tramuto magari la casera a norma non c’è, è presente solo nell’alpe principale, ma ovviamente si caseifica lo stesso anche lì… I controllo ci sono, in alcune aree sono più severi, in altre pare che siano più tolleranti e (giustamente?) comprensivi. C’è chi segue la legge, chi la interpreta e chi non dimentica il buon senso.

clsmqr
Caseificazione in alpeggio in Valle Orco (TO)

Parlando con un anziano allevatore in una vallata valdostana non coinvolta dal progetto a cui sto lavorando, questo mi diceva di aver raccolto le confidenze di un veterinario incaricato di controllare le casere d’alpeggio. Lui ormai ha solo più pochi capi e non è più toccato direttamente dall’argomento. Il veterinario gli ha detto che, se si continua così, “…finirà che smetteranno tutti! Se chiederanno di applicare alla lettera tutte le normative, la gran parte delle casere risulterà essere fuorilegge.

ysx7n5
Cantina di stagionatura con apposito “armadio” per proteggere le forme dalle mosche – Ciantel del Re, Ribordone (TO)

A cosa alludeva? Le strutture d’alpeggio sono spartane. Sono già state messe piastrelle, scarichi al pavimento, finestre, zanzariere, rubinetti a pedale, servizi igienici, spogliatoi. In certe vallate già hanno imposto un apposito locale separato per il lavaggio bidoni (ma altrove quanti bidoni lavati alla fontana ho ancora visto!). Chiederanno altezze e spazi maggiori nei locali? Cosa chiederanno ancora? In alpeggio si sta due, tre mesi… Le strutture raramente sono di proprietà. Qualcuna è pubblica, ma i Comuni hanno soldi da spendere a beneficio di una singola famiglia che usa quel bene per un paio di settimane all’anno? I privati poi molto spesso non aggiustano nemmeno le strutture abitative affittate ai margari: “…aumentano l’affitto, ma il tetto non lo aggiustano da anni…“, mi raccontava un’anziana allevatrice.

dlnqdf
Ricchi pascoli d’alta quota – Valle d’Aosta

C’è già davvero chi ha smesso. In un bellissimo alpeggio, con pascoli dalle erbe ricche, che darebbero un latte meraviglioso, con il profumo inebriante del trifoglio alpino che aleggiava nell’aria fresca del mattino in alta quota, ho ascoltato una storia pazzesca. Una storia dove si diceva che le vacche lì sono tutte in asciutta, perché da qualche anno lì non è più possibile lavorare il latte. La burocrazia e le normative applicate alla lettera si intrecciano con dissidi famigliari tra i proprietari dell’alpeggio e con difficoltà logistiche, con il risultato che lassù non si produce più né Fontina, né Formaggio valdostano. “La gente passa, mi chiede se ho formaggio… devo rispondere che non possiamo più farlo.

gs9lya
I pascoli di Pian dei Morti – Campiglia Soana (TO)

Non è facile, la vita dell’alpeggio. Un tempo sarebbe stato impensabile, salire in alpe senza mungere gli animali. Un margaro l’altro giorno mi diceva che, per lui, la “goccia di latte” è importante. Certo, la bellezza dell’animale appaga l’occhio, ma il senso di questo mestiere è produrre qualcosa. E un formaggio d’alpeggio può essere un vero “gioiello”, un capolavoro che racchiude al suo interno una storia antica, un territorio. Bisogna incoraggiare chi sceglie ancora di alzarsi prima dell’alba per mungere, chi porta a valle i formaggi a dorso di mulo perché non c’è il sentiero… Bisogna aiutare i margari tradizionali, i veri allevatori. Altrimenti non è lontano il giorno in cui troveremo solo più grosse mandrie, immensi greggi, sorvegliati da operai che magari non parlano italiano. Già accade in molte zone… Non sono gli operai stranieri ad indignarmi (Italiani disposti a fare questa vita ce ne sono più pochi): è il fatto che il reddito di quegli animali non è il latte, il formaggio, la carne. Quegli animali sono lì per far sì che qualcuno percepisca dei contributi…

Si dovesse pagare in proporzione…

Non è la prima volta che parlo di fienagione su queste pagine. Oggi volevo stimolare un ragionamento, scontato per alcuni, ma forte totalmente ignoto per altri. Chi fa l’allevatore, specialmente in paesi dove le stagioni impongono un periodo in cui il pascolamento all’aperto è impossibile per mancanza di alimenti “freschi”, deve ricorrere a quelli conservati. Il più naturale (oserei anche dire il migliore) è il fieno.

pdf4dg
Fieno ammucchiato al fondo di un prato ripido: verrà buttato sulla strada, dove lo si imballerà con l’imballatrice – Petit Fenis, Nus (AO)

Fin dall’antichità l’uomo ha raccolto e stoccato il fieno. Se, un tempo, questa era comunque un’attività faticosa, oggi più che mai si nota una differenza tra i territori. Il fieno di montagna non è diverso solo per caratteristiche, profumo, essenze vegetali presenti al suo interno. Lo è anche per metodo di “produzione” e fatica spesa.

33fo7w
Trattore con imballatrice su un prato “bello” di montagna – Petit Fenis, Nus (AO)

Esistono ancora prati dove il fieno lo si raccoglie a mano e lo si trasporta sciolto in teli o con altri accorgimenti per essere stoccato nei fienili o per raggiungere un luogo dove si possono utilizzare i macchinari per imballarlo. La gran parte dei prati che vengono sfalciati vede comunque l’impiego dei macchinari. Vi sarebbero macchinari pensati appositamente per la montagna, per i terreni ripidi, per le estensioni ridotte, ma da queste parti purtroppo non se n’è mai incentivato l’acquisto e l’utilizzo. Forse però questo tema meriterebbe un’apposita riflessione in un altro momento…

pwtfq3
Fienagione a monte di Verrayes (AO)

Torniamo al nostro fieno di montagna. Ci sono anche in quota spazi dove è un po’ più facile farlo: o nei fondivalle o in aree con superficie di una certa estensione e discretamente pianeggianti. Non siamo proprio nei prati che misurano ettari come quelli di pianura, ma comunque qui si lavora più agevolmente, senza dover scendere dai trattori e senza dover fare troppe manovre (anche ardite) con i mezzi.

z0tc3a
Rotoballe di medie dimensioni di fieno di primo taglio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il prezzo del fieno lo fa il “mercato”, non l’agricoltore. Il prezzo del fieno è determinato dalla quantità disponibile a livello generale, dalla qualità, dalla richiesta da parte degli acquirenti. Dipende dall’annata, dalle condizioni meteo (che influenzano notevolmente questa produzione), da quello che è successo nella tua regione, ma anche in quelle vicine. Se devo vendere del fieno, nessuno mi paga le ore di lavoro… A nessuno interessa se è un fieno di prato pianeggiante o ripido. Si guarda se è primo, secondo, terzo taglio. Si guarda da dove viene. Spesso la qualità la si scoprirà solo quando si apre la balla per metterla nella mangiatoia.

vfgpp9
Fieno di primo taglio pronto per essere imballato – Petit Fenis, Nus (AO)

Non interessa a nessuno se e quanto hai faticato per raccogliere quel fieno. Generalmente, su un prato di montagna, quando c’è da far fieno vedi sempre un bel po’ di gente: chi guida i mezzi, chi rastrella a mano. In pianura c’è un grosso, enorme trattore, con attrezzature proporzionate agli spazi per tagliar, girare, ammucchiare, imballare… e una persona alla guida.

4hdguh
I prati piccoli o quelli troppo ripidi si tagliano con la falciatrice – Petit Fenis, Nus (AO)
cgst1j
Il fieno viene girato a mano con l’aiuto dei rastrelli – Hers, Verrayes (AO)

In montagna capita spesso di avere appezzamenti di piccole dimensioni, “fazzoletti”, strisce, forme non assimilabili a figure geometriche semplici. Questo è mio, quella è tua, aspetto che tagli tu, così poi io posso accedere al mio pezzo. Quante fatiche, su quei pezzetti, quante manovre con i mezzi per raccogliere tutto! Ma è la loro cura che fa sì che la montagna sia ancora “bella” da vedere. Gradita anche al turista. Qui da noi, nessuno riconosce un valore a queste pratiche di “cura del paesaggio”.

rqorm1
Ballette prodotte al fondo di un prato ripido – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma il valore del fieno di montagna non lo riconosce nessuno in generale. Il fieno è fieno, se tu l’hai tagliato, girato e ammucchiato a mano, ore e ore su quel ripido prato dove si scivolava persino, calpestando il fieno secco, nessuno ti premierà. Il premio forse è la tua soddisfazione per mantenere in vita quelle terre. Ma se vedi che sei da solo a farlo, che hai troppo lavoro per riuscire a star dietro a tutto, che nessuno ti riconosce questi sacrifici, man mano ti stufi… Così i pezzi più scomodi poco per volta vengono abbandonati al loro destino di rovi, cespugli, bosco.

xuaeei
Rotoballe in un prato a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma voi ci avete mai pensato a tutto questo, quando comprate un formaggio “di montagna”? O della carne dal macellaio di fiducia, sapendo che è carne Italiana, di un allevamento locale? E lo sapete che, all’allevatore, non viene ripagata monetariamente tutta la fatica fatta per alimentare la sua vacca, la sua capra, con quel fieno?

pd1qbe
L’incubo di chi fa fieno: il temporale serale che incombe – Petit Fenis, Nus (AO)

Quassù il primo taglio richiede diverse settimane, pezzo dopo pezzo. In pianura una superficie equivalente probabilmente la si taglia e imballa in un paio di giorni, il tempo che sia secco. La fienagione è anche tempo di imprevisti (e imprecazioni), tra macchinari fondamentali che si spaccano nel momento del bisogno (la cui riparazione richiede tempo, oltre che denaro) e improvvisi temporali non previsti da nessun sito meteo. Certo, far fieno in montagna è una palestra con solarium tutta al naturale, ma di amici che vengano ad aiutare in quei giorni raramente se ne trovano. Se i prodotti finali (latte, carne, formaggi) dovessero essere pagati in proporzione alle ore di lavoro che hanno alle loro spalle, già solo con la fienagione, qui in montagna raggiungerebbero prezzi davvero esorbitanti!

In Piemonte mi è tornata la passione

La scorsa settimana sono andata a trovare un pastore… Avevo visto foto della sua transumanza, della salita del gregge in Valle d’Aosta. Quando l’ho saputo “fermo” in pascoli di mezza quota, gli ho fatto visita. Tra l’altro, la destinazione finale della sua transumanza è nel territorio del Parco del Gran Paradiso, quindi anche lui fa parte degli allevatori che devo intervistare per il progetto di cui vi parlavo qui.

nnhwd0
Mimmo e il gregge a Sommarese (AO)

Mimmo lo avevo già incontrato lo scorso autunno quando, con il gregge, la famiglia e gli amici, ridiscendeva la valle a piedi. Ma in primavera riesce ugualmente a salire a piedi? “Di qui alla valle di Rhêmes carico sui camion, a questa stagione è impossibile spostarsi, ci sono tutti i prati dove devono tagliare l’erba o animali al pascolo. Non è stato facile nemmeno arrivare qui, ho dovuto fare le tappe di notte, prendere dell’erba in un posto giù per potermi fermare di giorno.

a5mlld
Il gregge a Sommarese (AO)

I pascoli di Sommarese sono una “benedizione” per il gregge e il suo pastore. “Devo proprio ringraziare tanto il Consorzio che, da cinque anni, mi fa salire qui per pascolare tutta questa zona che ormai era abbandonata. C’è solo uno con le vacche più in basso. Mi fermo circa un mese, adesso in primavera e poi in autunno. In autunno però riesco a scendere a piedi, 4 giorni dalla Valle di Rhêmes. Con meno pecore uno potrebbe passare qui tutta l’estate, l’unico problema è che c’è poca acqua.

iqydtx
Gregge e cani da guardiania, Sommarese (AO)

E’ un bel pomeriggio di sole caldo, le temperature in quei giorni si erano finalmente alzate. Il gregge, quando sono arrivata, era ancora nel recinto, inutile metter fuori le pecore sotto il sole, pascolano meglio la sera con il fresco. Il gregge era sorvegliato da tre cani da guardiania nel recinto, tre pastori abruzzesi, e uno era legato fuori, un pastore dell’Asia Centrale. Mimmo mi racconta, come tutti i pastori, del rapporto contrastante con questi cani, fondamentali nel proteggere il gregge da un predatore sempre più numeroso e presente, ma problematici per la coabitazione con tutti gli altri fruitori della montagna. “Ne avevo su solo due, poi dopo aver passato le notti in bianco perché abbaiavano di continuo, sono andato a prendere gli altri due. I lupi ci sono, li ho visti. Negli anni scorsi ho già anche visto i cani scontrarsi direttamente con i lupi.

b5homv
Anche alcuni asini e cavalli nel gregge – Sommarese (AO)

La Valle d’Aosta non è un territorio particolarmente abituato al transito di greggi così grossi, qui gli allevatori di ovini hanno un numero di capi solitamente molto più ridotto, qualche decina di capi, non di più. “All’inizio c’era qualche… perplessità! Poi adesso va tutto bene. Certo, c’è qualcuno che proprio non vuole che passi o non mi lascia fermare nemmeno d’autunno, ma in generale va bene. Anzi, è più difficile trovare dove passare in Piemonte, da Carema in giù, quando scendo.

wzzsfl
Uno dei cani da guardiania sorveglia il territorio a lato del gregge – Sommarese (AO)

Chiacchieriamo ancora un po’, poi lascio Mimmo al suo pascolo pomeridiano. Mi racconta di essere “nato” pastore, da bambino e ragazzino già faceva questo mestiere. “Ma in Calabria, con i miei. Lì le pecore le mungevamo. Poi ho fatto altro, mi sono spostato, ho lavorato anche con i cavalli. Poi sono venuto in Piemonte e mi è tornata la passione. E’ dal 2001 che ho le pecore.

I contributi che ammazzano la montagna

Era il 2003 quando mi trovai a girare per alpeggi, impegnata in un’attività di censimento delle strutture d’alpe e delle loro produzioni casearie. Non conoscevo ancora a fondo quel mondo, ma pian piano mi addentrai tra le sue molte realtà, fino ad entrare a farne parte.

rrrdbi
Pascoli primaverili – St.Rhemy-en-Bosses (AO)

Che il mondo reale fosse diverso dalla favola di Heidi era scontato, ma che progressivamente il marcio, la mafia, le speculazioni si infiltrassero così profondamente in questa “realtà idilliaca” non lo avrei mai immaginato. Allora, agli inizi degli anni 2000, venni a conoscenza della questione dei “tori” in alpeggio. Si sa, l’Italia è terra di menti ingegnose, così ci fu chi sfruttò a suo favore una forma di aiuto, di contributo a sostegno delle aziende agricole erogato dalla Comunità Europea e pensato per i grossi allevamenti di vitelloni all’ingrasso delle pianure. Per incentivare la messa al pascolo di questi animali, veniva dato un contributo sull’intera stalla se una certa percentuale usciva dai capannoni e… pascolava.

2tnhw3
Alpeggio in Val di Susa (TO)

Più o meno doveva essere così e poteva anche avere un senso, ma poi ci fu chi iniziò ad affittare alpeggi pagandoli cifre esorbitanti per aggiudicarsi queste superfici, portare su un camion di poveri vitelloni assolutamente inadatti al clima e al terreno. Ma tutto questo non importava all’allevatore, quel che gli interessava erano i milioni di lire, e subito dopo migliaia di euro, che arrivavano nelle sue casse. Non di rado capitò che i vitelloni morirono, lassù…

zwtlbw
Gregge al pascolo in alta Val Chisone (TO)

Credo che fu quello l’inizio di tutto. Poi ci furono altre “scoperte” più o meno legali che portarono a speculazioni sempre più feroci sugli ettari ed ettari di pascoli montani. Parlo di Alpi, ma anche di Appennini. Non sto a scendere nei dettagli, ma per far capire anche ai non addetti ai lavori, il meccanismo prevede solitamente degli speculatori “di professione”, che investono cifre ingenti per accaparrarsi i pascoli pubblici che vanno all’asta. Gli ettari dei pascoli servono loro come superfici per presentare delle domande per beneficiare di contributi europei. Solitamente la condizione per ottenerli è che vengano pascolati, quindi spesso si ricorre ai “veri” allevatori ai quali sono stati portati via gli alpeggi.

5sdb2v
Pascoli e baite nel Vallone di Bellino (CN)

Negli anni il meccanismo è variato, ci sono stati vani tentativi di contrastare questo fenomeno. Così si è passati da contratti in cui lo speculatore affidava il pascolo a chi gli animali li aveva davvero, a fantomatiche società dove le bestie cambiavano proprietario, sempre per portare soldi (e non parlo di un paio di migliaia di euro ma cifre ben più grosse) agli speculatori. C’erano e ci sono ancora alpeggi dove salgono solo asini, lasciati incustoditi e usati solo per essere “in regola” sulla carta. Ci sono greggi di pecore che vanno da una parte all’altra delle Alpi sempre per lo stesso motivo. Allevatori in difficoltà, rimasti senza alpeggio, che si prestano a questi giochi perché non sanno più dove andare e come sfamare le proprie bestie d’estate. Pensate a cosa possa voler dire perdere l’alpeggio e dover pure intestare i propri animali a una di queste “porcherie”, così come mi diceva al telefono una persona vittima di questo sistema.

i2mya4
Pascoli della Valchiusella (TO)

Ogni tanto sembra che qualcuno voglia far qualcosa per contrastare il fenomeno… Non è più una novità, le amministrazioni locali dovrebbero essere preparate a veder arrivare “forestieri” a caccia di ettari di pascolo. Ma poi anche quest’anno, 2019, vieni a sapere che certi alpeggi comunali sono andati all’asta ad aprile o a maggio, gli affitti sono stati portati alle stelle da personaggi venuti da fuori, da prestanome per chissà chi o per chissà quali strani giri sconosciuti a noi profani. Parlo del Piemonte, della Valchiusella, dell’alta Val di Susa. L’allevatore che saliva lì da anni può esercitare il diritto di prelazione, certo. Ma come fai a spendere 10 o magari anche 20 volte più di quel che spendevi prima? Da 5-6 mila euro all’anno a 30, 50, 70 mila o anche di più. All’allevatore tradizionale, al piccolo pastore o margaro, quegli ettari non rendono come agli speculatori. Lui non ha quei contributi. Lui, oltre al suo lavoro (che spesso ormai basta quasi solo più a coprire le spese), ne ha altri pensati veramente per chi fa correttamente questo mestiere, ma magari sono bloccati da qualche parte, non gli arrivano nemmeno, ci sono dei ritardi, delle non conformità nelle pratiche… Come vi ho detto, la galassia degli aiuti comunitari non è semplice da comprendere e da spiegare in poche righe.

o9iagu
Gregge in alta Val Chisone (TO)

Soldi… maledetti soldi… Sono in tanti a dire che, se non ci fossero i contributi, le cose andrebbero meglio. Sparirebbero quelle “aziende” nate apposta per percepirli. Il mercato dei prodotti sarebbe più sano, non falsato dal sistema. Scenderebbero certi costi, come gli affitti degli alpeggi. Ci sarebbe più spazio per chi vuol fare davvero questo mestiere con passione, con amore per gli animali, le tradizioni, i prodotti, il territorio.

wdqhm1
Una vacca con il suo vitello – Val di Susa (TO)

Mi domando perché le amministrazioni comunali permettano che accadano ancora certe cose. Ingenuità? Mah… Scarsa lungimiranza? Meglio riempire oggi le casse, piuttosto che pensare a che territorio ci troveremo domani? E le associazioni di categoria cosa fanno? Sono conniventi con chi opera le speculazioni? Ma sì, perché queste domande di contributi le puoi fare solo passando attraverso un CAF agricolo… E le domande che fanno girare grosse cifre rendono di più anche a chi queste pratiche le elabora.

vvavta
Pascoli della Valchiusella (TO)

Cosa faranno quegli allevatori che, da una vita, salivano su quegli alpeggi? Come si fa a fare le aste ad aprile, a maggio? Dove va chi non ha più la montagna adesso? Non che sia più facile trovarne di vuote a novembre o dicembre, ma almeno hai il tempo per organizzarti. Ma non è solo questo, non è solo la difficoltà che colpisce il singolo. È la montagna che va dritta verso la morte. Non tutti gli allevatori lavorano correttamente, come in ogni settore. C’è chi la montagna la gestisce meglio, chi peggio, così forse proprio questo potrebbe essere un buon metro per valutare chi ha diritto a premi e aiuti. Comunque, ci sono maggiori garanzie che curi il territorio il piccolo, chi ha un numero più ristretto di animali, chi anno dopo anno torna nello stesso posto e ha interesse ad avere dei buoni pascoli, delle strutture in ordine.

j5le3n
L’arrivo di una bovina in alpeggio per la stagione estiva – Verrayes (AO)

Invece questi piccoli stanno morendo, schiacciati da mille problemi. Loro, i custodi della biodiversità, delle tradizioni, del territorio, dei saperi. È vero che certi bandi per l’affitto degli alpeggi oggi includono parametri come le razze locali o la produzione dei formaggi tipici, ma non basta. Chi ha i soldi, questi vincoli li supera agevolmente, e nelle sue tasche pioveranno ancora altre centinaia di migliaia di euro.

06181v
Edificio d’alpeggio in Valgrisenche (AO)

Magari gli speculatori che nelle scorse settimane si sono accaparrati nuove montagne verranno tenuti sotto stretta sorveglianza (non c’è più il corpo forestale, ma qualcuno magari se ne occuperà). Forse ci saranno inchieste che si trascineranno per anni. Potrebbe succedere che qualcuno arrivi a dire che è stato un errore… Nel frattempo gli anni saranno passati, il conto l’avrà pagato la montagna e i suoi abitanti. Non pensiate che siano poche, le aziende che chiudono. Viene detto che è per la “crisi”, ma sotto questo termine troviamo tanti problemi, tra cui quello di cui vi ho appena parlato.

La montagna ancora viva, ma fino a quando?

D’ora in poi, quando qualcuno mi dirà che l’uomo, l’allevatore, fa solo danni al territorio (sì, c’è gente che, pur frequentando assiduamente la montagna per svago, la pensa così), lo manderò a fare un’escursione tra Perloz e Lillianes. Intendiamoci, potrei mandarlo in mille altri luoghi, però sono fresca di questa esperienza e vorrei condividerla con voi.

0tg6jo
Frazioni a monte di Perloz (AO)

Durante questa gita si possono fare numerose osservazioni sul paesaggio. Siamo in un territorio non facile. In questa stagione, con gli alberi che iniziano a mettere le foglie e l’erba ancora bassa, si notano tante più cose. I villaggi abbarbicati qua e là sui ripidissimi pendii. Quelli ancora vivi, abitati, circondati da prati verdi. Quelli abbandonati, abbracciati da alberi e cespugli.

gvj86x
Terrazzamenti e vecchi castagni – Varfey, Perloz (AO)

Dal momento che qui non esiste nemmeno un fazzoletto di terra pianeggiante, per sopravvivere l’uomo si ingegnava, creandosi degli spazi per coltivare con i terrazzamenti. Buona parte delle pendici sono terrazzate, ma solo piccole porzioni di questi terreni sono ancora utilizzate: qualche castagneto non troppo lontano dalle strade che sono state tracciate per raggiungere i villaggi ancora abitati, qualche ex coltivo, oggi prato o pascolo.

kmhwv4
Il sentiero che sale a Chemp dal fondovalle, con le prime statue lignee che si incontrano – Perloz, (AO)
tdwo5k
Il cuore del villaggio di Chemp con le sue architetture caratteristiche – Perloz (AO)
rme1bl
Una tra le tante sculture esposte tra le case di Chemp – Perloz (AO)

Siamo saliti a Chemp, un villaggio divenuto famoso perché qui abita Pino Bettoni un artista del legno, che ha iniziato ad esporre le sue opere tra le (bellissime) case del villaggio. Oggi Chemp è un vero e proprio museo a cielo aperto, con opere di diversi artisti tra le case, alcune delle quali ristrutturate e abitate, altre in stato di abbandono.

c9m6hc
La frazione abbandonata di Miochaz – Perloz (AO)

Poi però abbiamo proseguito il nostro cammino, raggiungendo altri villaggi completamente disabitati, ma molto belli come posizione ed elementi architettonici. Il sentiero saliva sempre circondato da antichi terrazzamenti.

u8jrq5
Una fontana e le baite abbandonate di Miochaz, Perloz (AO)

Non ero mai stata qui, ma vedendo questa fontana gorgogliante appena oltre quelle case costruite direttamente sulla roccia di un balcone naturale che si affaccia sulla valle, ho pensato che avrei potuto ambientarlo qui, il mio romanzo “Il canto della fontana“. Ma d’altra parte “Vignali” è un luogo di fantasia, così ciascuno di voi può immaginare di averlo trovato, vagando in luoghi come questo…

0it634
Prati e terrazzamenti curati dall’uomo arrivando a Varfey – Perloz (AO)
bynvti
Il sentiero per Varfey – Perloz (AO)

Ad un certo punto siamo sbucati in una radura più aperta, dove la mano dell’uomo ancora cura il territorio come un tempo. Il sentiero fiancheggiato dalle pietre, gli alberi potati, le cataste di legna, i prati con l’erba bassa e verdissima, segno che in autunno si era pascolato a dovere. Chissà, forse era anche stato tagliato del fieno. Non so voi, ma questo è il paesaggio che preferisco, quello dove natura e opera dell’uomo si fondono armoniosamente in un susseguirsi vario di colori stagionali e manufatti realizzati con ciò che offre il territorio.

o9krtf
Varfey – tra Perloz e Lillianes (AO)

Anche a questo villaggio sale una strada, ma dal versante di Lillianes. C’era qualche auto, c’era gente, chi puliva con il decespugliatore, chi preparava il terreno per gli orti. Ma c’era anche un abitante fisso, che ancora risiede a Varfey stabilmente.

m5u1sm
Emilio in stalla con alcune delle sue capre – Varfey (AO)

Si chiama Milio (Emilio), ha una settantina di anni, vive qui con i suoi cani, le capre e due vacche. Inizialmente di poche parole, pian piano inizia a raccontare e ci conduce in stalla a vedere le capre e le due vacche. Quel mattino non le aveva ancora messe al pascolo perché stava aspettando che arrivasse su il vicino con i propri animali. Ormai la primavera avanza e, chi può, già si avvicina agli alpeggi.

1u7oet
Emilio con il cane davanti alla stalla – Varfey (AO)

Milio da qualche stagione in alpeggio non ci va più, resta qui tutto l’anno. Dice che gli piacerebbe andare a vedere quei grossi alpeggi più su nella valle, come quelli di Saint Barthélemy, ma… non ha la patente, mai presa. Una volta lì non c’era la strada, ma avevano già realizzato una teleferica: “Senza motore! Funzionava a contrappeso. Versavano dentro una benna d’acqua e il carrello di qui scendeva, mettevano il carico e andava su…

ckfsec
Prati a Varfey – Lillianes (AO)

Il posto è incantevole, in questa stagione poi le luci e i colori sono ancora più belli. Ma è una gestione equilibrata del territorio a far sì che Varfey abbia questo aspetto. Senza la presenza di animali, la necessità di sfalciare per il fieno, il pascolo, sarebbe tutto diverso. Il bosco, i cespugli, le ortiche avanzerebbero fino a ridosso delle case.

za7akr

zsekby
Terrazzamenti con e senza manutenzione da parte dell’uomo nel territorio di Perloz (AO)

Anche sulla via del ritorno abbiamo modo di continuare ad osservare terreni curati e altri abbandonati, dove i terrazzamenti cedono e si innescano delle frane.

e44wub
Porta di una casa abbandonata da anni in una frazione disabitata di Perloz (AO)

È vero che esistono casi di ritorno alla montagna, ma… chi andrà lassù il giorno che Milio non ci sarà più? Certo, c’è la strada, ma d’inverno immagino possa non essere sempre percorribile. Aprire un’azienda lassù potrebbe essere fattibile oggi, quando devi per forza rispettare date, scadenze, vincoli, quando devi correre negli uffici per espletare tutta la burocrazia esistente intorno a un’azienda? E partire per andare a vendere i tuoi prodotti? E se hai dei figli da mandare a scuola?

f9vav5
Uno scorcio del villaggio di Varfey (AO)

Emilio parla del lupo, lui ne ha visti due proprio tra le case del villaggio, in inverno. Dice che quelle bestie lì proprio non ci volevano, che di problemi ce ne sono già tanti, per chi fa questa vita. Una vita come la sua però ormai la fanno in pochi. È facile guardare le immagini e invidiarlo, ma chi farebbe davvero oggi, 365 giorni all’anno, una vita così? Certo, potrebbe insediarsi una giovane coppia, allevar capre, vendere i formaggi… Ma a chi? Così bisogna partire e andare chissà dove, per venderli. Inoltre ci va chi fa il formaggio e chi pascola le capre, tutti i giorni, perché con il lupo da soli gli animali non li puoi mai lasciare. E se hai dei figli, li devi portare alla scuola più “vicina”…

Parliamo di clima?

Quanto parlare e sparlare di clima e di ambiente in questi giorni! Qui, su queste pagine, ben lo sapete che di clima e di tempo atmosferico si parla sovente. E’ ovvio, se la tua vita, il tuo lavoro, è costantemente influenzata dalle condizioni meteo, non puoi farne a meno. Come si fa a negare che il clima stia cambiando? Le temperature, la violenza di certi fenomeni, la mancanza o l’eccesso di precipitazioni sono sotto gli occhi di tutti. Non che in passato non vi siano mai stati cambiamenti, ma… in molti dicono che oggi il “nostro” inquinamento giochi la sua parte.

jk3ryu
Il verde inizia a tingere i prati sul versante esposto a sud – Nus (AO)

Che sia vero o no, inquinare meno male non fa, sia in termini di immondizia, di scarichi, di gas, sia di consumi. Perché comunque tutto quello al Pianeta Terra non fa bene. E non fa bene a noi, se vogliamo continuare a viverci. Perché… diciamocela tutta… alla fine è per noi stessi e per le generazioni che facciamo o dobbiamo fare qualcosa. La Terra continuerà ad esistere. Si adatterà anche a climi più caldi (o più freddi). Chi non si adatta, scompare, chi ha caratteristiche migliori per sopravvivere nel “nuovo” clima, si diffonderà. Si tratti di piante o di animali, ma questo è quello che succederà.

casgqi
Fioritura del Bulbocodium vernum – Vallone di Saint Barthélmy, Nus (AO)

Non c’è vita anche nel deserto? E’ l’uomo che magari non si troverà più tanto bene. Già, l’uomo… molti dei problemi sono legati al fatto che gli esseri umani, sulla Terra, sono tanti (troppi?). Nelle mie immagini non c’è mai “molta gente”, ma gli spazi spopolati sono pochi, sono sempre meno. E tutte le persone consumano, producono rifiuti di vario tipo, hanno necessità sempre crescenti. Il “benessere” si lascia dietro una scia di scorie difficili da smaltire.

tqbjkp
Pascoli senza neve a 1900m – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dunque inquinare e consumare meno male non fa. Ma riusciremo in qualche modo a far sì che il clima non cambi? Oppure saremo noi a dover cambiare per non soccombere? Quest’anno abbiamo avuto un (non) inverno secco, spesso mite, ancor più spesso ventoso, da queste parti. Adesso la primavera bene o male cerca di prendere il via, ma sono i prossimi mesi e l’estate a far paura.

znwkbh
Pascolo di fine inverno – Petit Fenis, Nus (AO)

A torto o a ragione, l’allevamento viene spesso chiamato in causa quando si parla di clima. Bisognerebbe solo ricordarsi sempre di specificare che si parla di allevamento intensivo, con animali che praticamente non escono mai all’aria aperta, concentrati in piccoli spazi, alimentati con foraggi che spesso richiedono molta energia e acqua per essere prodotti. Ciascuno di noi quindi può fare qualcosa per l’ambiente ogni volta che compie un acquisto, a partire dalla tavola.

tqaoko
Tramonto ventoso – Cumiana (TO)

Quindi anche in questo caso vale la regola di acquistare prodotti locali, da piccoli allevamenti, da piccoli produttori. Per essere ancora più virtuosi, portiamo con noi i contenitori per evitare ulteriori imballaggi (anche se non so se le normative lo consentirebbero, tra etichettatura obbligatoria ecc ecc.). Non è semplice, non è affatto facile. Il discorso è complesso, mi verrebbe da dire che non tutti possono permettersi di essere “ambientalisti”. Il prodotto a basso costo raramente è sano, etico, sostenibile. Ci sarebbe da scrivere per ore su questi temi e c’è chi l’ha già fatto meglio di me.

5x3pnp
Fioritura precoce sui pascoli privi di neve – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Se tutti facessero qualcosa, i benefici sarebbero visibili almeno per quello che riguarda l’inquinamento. Il clima è più complesso, basterebbe un’eruzione di qualche grande vulcano per modificare la gran parte delle teorie di cui si legge o si sente parlare in questi giorni. Di clima comunque qui si continuerà a parlare, sia per mostrare i momenti belli delle stagioni, le fioriture, i colori dell’autunno… sia quello che mi auguro non accada, cioè il caldo torrido e la siccità, che influirebbero duramente sui prati, sulla fienagione, sui pascoli…

Tra poco è primavera, ma…

Non è normale un tempo così a febbraio! Ah no… adesso è marzo. Ma comunque non è normale lo stesso. L’aria è più che primaverile, l’altro giorno c’era un sole e un caldo che intontivano. Io non ce la faccio a gioire per questa serie infinita di belle giornate e per la possibilità di stare in maglietta quando il calendario dice che è ancora inverno.

r8xzqp
Ben più di una farfalla oggi a 1800m di quota – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Anche oggi, è marzo, ma è ancora inverno. Nonostante in montagna soffiasse un forte vento di tormenta, nei punti riparati il sole era caldo e così c’erano farfalle che svolazzavano qua e là ad oltre 1700m di quota, verso la sommità del Forte di Fenestrelle.

kqgsro
Giochi di sole e ghiaccio – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Le fontane gorgogliavano come fosse estate, solo una che era rimasta all’ombra fino a poco prima aveva intorno un po’ di ghiaccio dovuto agli spruzzi portati dal vento fuori dalla vasca.

ixwu3x
Carline – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Sui pendii tra le rocce spiccavano i fiori secchi delle carline, i cui steli quest’anno non sono stati schiacciati e spezzati dal peso della coltre nevosa. Pareva un paesaggio autunnale, sicuramente non una giornata di fine inverno.

ksj5bc
Salicone – Prà Catinat, Val Chisone, TO

Ma non c’erano solo le infiorescenze secche dello scorso anno! Qua e là ecco veri e propri segni di primavera, i fiori! All’inizio avevo visto solo una pianta di salicone, i cui amenti maschili brillavano di polline giallo. Era l’unica, quasi che nella sua collocazione riparata avesse trovato un microclima speciale…

87wpw9
Puy – Val Chisone, TO

Un po’ di neve nei tratti non esposti al sole l’ho pestata, ma i versanti esposti a sud erano completamente liberi anche solo dalla più piccola chiazza bianca, fin su alle creste rocciose. Un paesaggio surreale, inquietante più del vento che si infilava tra le case chiuse e quelle diroccate di Puy, facendo sbattere in modo sinistro una lamiera su qualche tetto.

ucnfma
Case ristrutturate – Pequerel, Val Chisone (TO)

Si potrà tornare ad abitare stabilmente a Pequerel, con questo clima impazzito? I terrazzamenti intorno alla frazione indicano l’antica presenza di numerosi campi e il villaggio, collocato in pieno sole, sicuramente può godere di condizioni ottimali.

m3msua
Il crollo sul lato ad est del paravalanghe di Pequerel – Val Chisone (TO)

Dalle valanghe, quando di neve ne veniva tanta, Pequerel era protetto grazie a un paravalanghe a forma di cuneo. Sicuramente non è stata la neve di quest’anno a causarne un crollo parziale. Speriamo venga riparato, nonostante la tendenza a non avere più inverni nevosi…

rzkmmj
La fontana del lavatoio – Pequerel, Val Chisone (TO)

Pequerel è deserta nonostante il sole e la strada sgombra da neve. Una fontana gorgoglia allegramente appena sotto la via centrale, unico segno di vita nel villaggio.

rzbh7z
La parte superiore di Pequerel – Val Chisone (TO)

Ci sono case ristrutturate, altre pericolanti, altre ancora ormai diroccate. Passandoci in questi giorni viene da chiedersi davvero perché non viverci tutto l’anno. In fondo siamo “solo” a poco più di 1700m e altrove, sulle Alpi, vi sono ancora insediamenti stabili anche a queste quote.

t1kl0g
Pascoli interamente rivoltati dai cinghiali – Pequerel, Val Chisone (TO)

Approfittando del suolo sgombro dalla neve, i cinghiali hanno fatto festa… Mi domando in quanti altri luoghi si assista ad una situazione del genere. Ho sempre più paura che ci troveremo davanti ad un’estate molto difficile: niente scorte d’acqua date dalla neve, un cotico erboso rimasto scoperto tutto l’inverno, per di più rivoltato dai cinghiali, battuto dal vento, una terra arida…

7qpwkp
L’alpeggio di Pequerel – Val Chisone (TO)

Siamo a marzo, due mesi e mezzo, tre, e qui arriveranno le mandrie e le greggi! Nella migliore delle ipotesi pioverà, in questi mesi. Si spera, che piova… E che non siano piogge torrenziali. Purtroppo però ben sappiamo che la tendenza sta diventando quella.

mwgv0s
Un torrente scende dai versanti del Pelvo privi di neve e ghiaccio – Val Chisone (TO)

C’è chi nega i cambiamenti climatici… mi dica un po’, questa gente, cosa sto osservando oggi, il primo di marzo. Torrenti dove un po’ di acqua scorre scendendo giù giù tra i versanti polverosi e bruni. Niente ghiaccio, niente neve, poca acqua. Questo non è quello scorrere allegro del disgelo, della primavera che arriva. E’ uno scorrere stanco di un’acqua che, quest’anno, praticamente non si è mai fermata.

gwb6tx
Crocus e festuca paniculata a 1800m, il 1 marzo 2019… – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Manca solo a me il “riposo” invernale? E dire che noi, con la nostra vita frenetica, un vero riposo non lo facciamo più… Ma la natura invece sì, e ne avrebbe avuto un gran bisogno. Invece, dopo un’estate di siccità e un non-inverno, ecco che a queste quote già fioriscono i crocus e le graminacee iniziano a spinger su le foglie. Dovrebbe accadere a fine aprile, a maggio, quando la neve scioglie e i ruscelli si ingrossano. Ho davvero paura che ci attenda un’estate molto difficile…

Inverno? Non pervenuto…

Quest’autunno avevamo provato a “leggere” i segni che la natura ci dava, anche facendo riferimento agli antichi detti. La neve “sulla foglia” avrebbe significato un inverno mite? Oppure l’abbondanza di frutti autunnali voleva indicare un lungo inverno con tanta neve?

damd7r
Giochi di giaccio lungo il ruscello – Petit Fenis, Nus (AO)

Ha “vinto” il detto che parla di un inverno che “non da noia” quando nevica sulla foglia. Qui infatti ci sono state poche, pochissime giornate davvero invernali. Quelle in cui il termometro è rimasto costantemente sotto lo zero saranno state sì e no un paio, non di più.

bbat6w
Perle di ghiaccio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il cielo era quasi sempre limpido, spesso la montagna era spazzata da un forte vento, ma questo portava più temperature insolitamente miti che non gelo e brina. Così è passato gennaio ed è arrivato febbraio.

zwunkr
Il camion del trasporto latte la sera della nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

In queste ultime settimane qualche volta abbiamo sì visto la neve… ma si è trattato di pochi centimetri. Solo un giorno ha nevischiato dalla mattina fino al pomeriggio, per regalarci infine una nevicata serale/notturna.

mowads
La valle al mattino dopo la nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

L’atmosfera è durata poco, il giorno dopo già risplendeva il sole che, in poche ore, ha fatto cadere tutta la ghirlanda bianca dai rami e ha assottigliato rapidamente lo spessore del manto bianco a terra.

wwgs1y
Tramonto infuocato verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è stato ancora un ultimi tentativo che, una sera, improvvisamente ha imbiancato tutto, dopodiché è tornato il vento, a spazzar via gran parte di quello che c’era ancora. Un tramonto infuocato, poi sono ricominciate le belle giornate di sole.

b0g4zp
Pascolo a febbraio, a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

E ieri il sole era caldo, troppo caldo. Un caldo fastidioso, che ti lasciava prostrato. Ti chiedevi persino se fosse l’influenza che era ritornata, ma non si trattava di febbre, solo di temperature decisamente sopra la media unite a un abbigliamento ancora invernale. Intanto, si sentivano ronzare api, in cerca di fiori ancora assenti e… sì, ho visto passare un paio di farfalle gialle!

lnjvf9
Un paesaggio poco invernale – Petit Fenis, Nus (AO)

Sull’altro versante della valle la neve c’è ancora, ma qui in pieno sole la neve si è ritirata ben oltre i 2000m, rimanendo solo qua e là a chiazze dove il vento l’ha accumulata e i raggi solari arrivano con più difficoltà.

xada0x
Pastis cerca refrigerio nella neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche gli animali sono confusi, si dirigono verso il bosco, ma per l’ombra occorre aspettare ancora qualche mese. Così, dopo aver mangiato ghiande, castagne e quel po’ di erbetta verde che già si fa vedere nei punti più riparati, eccole dirigersi verso la neve residua: c’è chi la mangia e c’è chi vi si rotola sopra. Il timore ora è che la vegetazione si “muova” troppo in fretta, per poi venir danneggiata dal gelo in primavera. Ahimè poco possiamo fare, se non riflettere sui cambiamenti climatici in atto…

Lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno

I giovani che stanno rispondendo al questionario per raccontarci cos’è successo nella decina d’anni tra la mia intervista per il libro e oggi ci stanno raccontando delle belle storie. Non sappiamo se, chi non ha risposto, forse non ha avuto altrettanto successo, ma… purtroppo sono tanti i fattori che influenzano le nostre vite, figuriamoci poi quando si pratica un lavoro che è una vera e propria scelta di vita!

lvhy5o

Oggi ci spostiamo in Valsesia dai fratelli Vaira. Qui l’intervista raccolta nel 2011 con Filiberto, allora studente universitario. E oggi invece? Di nuovo a lui la parola, in rappresentanza dell’azienda e della famiglia. “Grazie a te per ridarci la possibilità di raccontare. Abbiamo ancora animali e abbiamo ingrandito l’azienda: come detto nell’intervista scorsa, abbiamo eliminato gli ovini e aumentato i caprini (70 capi) e i bovini (45 capi).

pjeb8b

I bovini sono tutti di razza bruno alpina originale: è stata una nostra scelta soprattutto per un valore affettivo di questa razza, dato che era la vacca dei Walser. Abbiamo recuperato un po’ di capi qui vicino e adesso anche capi da Austria e Svizzera per migliorare la qualità dei nostri capi aziendali. Come prima veniamo in alpeggio in Valle Vogna, dove abbiamo acquistati nuovi terreni.

rpu3mk

In inverno non affittiamo più la stalla nel novarese, ma abbiamo comprato una cascina a Sostegno (BI), che si trova all’imbocco della Valsesia. Adesso l’azienda è a nome mio e dei miei fratelli e abbiamo formato una società, Azienda Agricola Vaira s.s.a., dove mio fratello si occupa dell’allevamento e trasformazione formaggio, io mi occupo della burocrazia aziendale, stagionatura formaggio, trasformazione carni e salumi, vendita prodotti e anche aiuto in allevamento, diciamo che sono il jolly per tutto! Oltre a noi c’è mia sorella che si occupa dei cavalli, prima erano due aziende distinte adesso ci siamo uniti per poterci aiutare meglio l’un l’altro, infatti per quanto riguarda i cavalli abbiamo costruito una stalla ad Alagna Valsesia, grazie ai contributi dell’insediamento giovani.

xlfhgh

oocxxz

Le difficoltà come dico sempre sono nella burocrazia, anche le domande di contributo vengono sempre più complicate e richiedono sempre più tempo, nel nostro caso io mi occupo di più di questo argomento e sono più aggiornato, ma chi si trova a gestire un’azienda da solo troverà molte difficoltà. Il lavoro sul campo ha i suoi problemi, ma sono problemi che si affrontano volta per volta e che ti fanno dire, a fine giornata, ho fatto fatica ma sono soddisfatto.

jzt9gr

A livello famigliare io mi sono sposato e ho una bambina di 2 anni, Mio fratello ha un figlio di 3 anni e mezzo e mia sorella un bambino di 11 e uno di 3. I nostri partner danno una mano in azienda oltre a fare altri lavori.

zofyop

Al momento abbiamo ancora molti progetti, tipo creare un piccolo agriturismo dove offrire tutti i nostri prodotti, quelli dell’allevamento, ma anche da tutte le piccole produzioni che vogliamo ingrandire per essere più autosufficienti nell’agriturismo, come produzione ortaggi, cereali per farina, frutta e apicoltura.

jqrymh

Sono molto soddisfatto perché lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno, inoltre io lavoro anche come guardiacaccia in un’azienda faunistica, che mi permette di integrare lo stipendio e di continuare la mia passione di lavorare con la fauna e la natura, argomenti anche studiati all’università quando avevamo fatto l’altra intervista.

sdcrgq

Ai giovani che cominciano adesso 10 anni fa avrei cercato di sconsigliare loro questa avventura, oggi invece darei loro una mano, perché in questi anni ho capito che (soprattutto in montagna) il ritorno di tanta gente al lavoro in campagna va a beneficio di tutti e anche al beneficio personale, perché questo lavora è faticoso. ma ti regala delle soddisfazioni incredibili. Ogni giorno è una magia diversa, quello della nascita di un vitello o un capretto, la rinascita della natura in primavera, la raccolta dei tuoi prodotti dalla terra, ogni cosa per me è speciale. Al giorno d’oggi l’agricoltura è una certezza, anche se a fine mese non si è diventati più ricchi di prima, hai la possibilità di vivere bene, in un ambiente sano, e mangiare i tuoi prodotti.

mi9quv

Fanno bene al cuore e allo spirito, queste belle storie, non trovate? Qualcuno potrebbe dire: “Quelli che si lamentano, sono degli incapaci! Questi sono i veri agricoltori/allevatori!“. Permettetemi una chiave di lettura di questa storia: abbiamo un’impresa famigliare con apporti economici che vengono anche da altre attività esterne alla sola azienda zootecnica. Sicuramente questo è l’elemento che fa la differenza e che permette la sopravvivenza, il successo, di un’azienda medio-piccola di montagna. Ma si tratta di un insieme di fattori non sempre facili da trovare, mescolare e far funzionare!