La montagna ancora viva, ma fino a quando?

D’ora in poi, quando qualcuno mi dirà che l’uomo, l’allevatore, fa solo danni al territorio (sì, c’è gente che, pur frequentando assiduamente la montagna per svago, la pensa così), lo manderò a fare un’escursione tra Perloz e Lillianes. Intendiamoci, potrei mandarlo in mille altri luoghi, però sono fresca di questa esperienza e vorrei condividerla con voi.

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Frazioni a monte di Perloz (AO)

Durante questa gita si possono fare numerose osservazioni sul paesaggio. Siamo in un territorio non facile. In questa stagione, con gli alberi che iniziano a mettere le foglie e l’erba ancora bassa, si notano tante più cose. I villaggi abbarbicati qua e là sui ripidissimi pendii. Quelli ancora vivi, abitati, circondati da prati verdi. Quelli abbandonati, abbracciati da alberi e cespugli.

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Terrazzamenti e vecchi castagni – Varfey, Perloz (AO)

Dal momento che qui non esiste nemmeno un fazzoletto di terra pianeggiante, per sopravvivere l’uomo si ingegnava, creandosi degli spazi per coltivare con i terrazzamenti. Buona parte delle pendici sono terrazzate, ma solo piccole porzioni di questi terreni sono ancora utilizzate: qualche castagneto non troppo lontano dalle strade che sono state tracciate per raggiungere i villaggi ancora abitati, qualche ex coltivo, oggi prato o pascolo.

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Il sentiero che sale a Chemp dal fondovalle, con le prime statue lignee che si incontrano – Perloz, (AO)
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Il cuore del villaggio di Chemp con le sue architetture caratteristiche – Perloz (AO)
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Una tra le tante sculture esposte tra le case di Chemp – Perloz (AO)

Siamo saliti a Chemp, un villaggio divenuto famoso perché qui abita Pino Bettoni un artista del legno, che ha iniziato ad esporre le sue opere tra le (bellissime) case del villaggio. Oggi Chemp è un vero e proprio museo a cielo aperto, con opere di diversi artisti tra le case, alcune delle quali ristrutturate e abitate, altre in stato di abbandono.

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La frazione abbandonata di Miochaz – Perloz (AO)

Poi però abbiamo proseguito il nostro cammino, raggiungendo altri villaggi completamente disabitati, ma molto belli come posizione ed elementi architettonici. Il sentiero saliva sempre circondato da antichi terrazzamenti.

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Una fontana e le baite abbandonate di Miochaz, Perloz (AO)

Non ero mai stata qui, ma vedendo questa fontana gorgogliante appena oltre quelle case costruite direttamente sulla roccia di un balcone naturale che si affaccia sulla valle, ho pensato che avrei potuto ambientarlo qui, il mio romanzo “Il canto della fontana“. Ma d’altra parte “Vignali” è un luogo di fantasia, così ciascuno di voi può immaginare di averlo trovato, vagando in luoghi come questo…

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Prati e terrazzamenti curati dall’uomo arrivando a Varfey – Perloz (AO)
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Il sentiero per Varfey – Perloz (AO)

Ad un certo punto siamo sbucati in una radura più aperta, dove la mano dell’uomo ancora cura il territorio come un tempo. Il sentiero fiancheggiato dalle pietre, gli alberi potati, le cataste di legna, i prati con l’erba bassa e verdissima, segno che in autunno si era pascolato a dovere. Chissà, forse era anche stato tagliato del fieno. Non so voi, ma questo è il paesaggio che preferisco, quello dove natura e opera dell’uomo si fondono armoniosamente in un susseguirsi vario di colori stagionali e manufatti realizzati con ciò che offre il territorio.

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Varfey – tra Perloz e Lillianes (AO)

Anche a questo villaggio sale una strada, ma dal versante di Lillianes. C’era qualche auto, c’era gente, chi puliva con il decespugliatore, chi preparava il terreno per gli orti. Ma c’era anche un abitante fisso, che ancora risiede a Varfey stabilmente.

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Emilio in stalla con alcune delle sue capre – Varfey (AO)

Si chiama Milio (Emilio), ha una settantina di anni, vive qui con i suoi cani, le capre e due vacche. Inizialmente di poche parole, pian piano inizia a raccontare e ci conduce in stalla a vedere le capre e le due vacche. Quel mattino non le aveva ancora messe al pascolo perché stava aspettando che arrivasse su il vicino con i propri animali. Ormai la primavera avanza e, chi può, già si avvicina agli alpeggi.

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Emilio con il cane davanti alla stalla – Varfey (AO)

Milio da qualche stagione in alpeggio non ci va più, resta qui tutto l’anno. Dice che gli piacerebbe andare a vedere quei grossi alpeggi più su nella valle, come quelli di Saint Barthélemy, ma… non ha la patente, mai presa. Una volta lì non c’era la strada, ma avevano già realizzato una teleferica: “Senza motore! Funzionava a contrappeso. Versavano dentro una benna d’acqua e il carrello di qui scendeva, mettevano il carico e andava su…

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Prati a Varfey – Lillianes (AO)

Il posto è incantevole, in questa stagione poi le luci e i colori sono ancora più belli. Ma è una gestione equilibrata del territorio a far sì che Varfey abbia questo aspetto. Senza la presenza di animali, la necessità di sfalciare per il fieno, il pascolo, sarebbe tutto diverso. Il bosco, i cespugli, le ortiche avanzerebbero fino a ridosso delle case.

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Terrazzamenti con e senza manutenzione da parte dell’uomo nel territorio di Perloz (AO)

Anche sulla via del ritorno abbiamo modo di continuare ad osservare terreni curati e altri abbandonati, dove i terrazzamenti cedono e si innescano delle frane.

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Porta di una casa abbandonata da anni in una frazione disabitata di Perloz (AO)

È vero che esistono casi di ritorno alla montagna, ma… chi andrà lassù il giorno che Milio non ci sarà più? Certo, c’è la strada, ma d’inverno immagino possa non essere sempre percorribile. Aprire un’azienda lassù potrebbe essere fattibile oggi, quando devi per forza rispettare date, scadenze, vincoli, quando devi correre negli uffici per espletare tutta la burocrazia esistente intorno a un’azienda? E partire per andare a vendere i tuoi prodotti? E se hai dei figli da mandare a scuola?

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Uno scorcio del villaggio di Varfey (AO)

Emilio parla del lupo, lui ne ha visti due proprio tra le case del villaggio, in inverno. Dice che quelle bestie lì proprio non ci volevano, che di problemi ce ne sono già tanti, per chi fa questa vita. Una vita come la sua però ormai la fanno in pochi. È facile guardare le immagini e invidiarlo, ma chi farebbe davvero oggi, 365 giorni all’anno, una vita così? Certo, potrebbe insediarsi una giovane coppia, allevar capre, vendere i formaggi… Ma a chi? Così bisogna partire e andare chissà dove, per venderli. Inoltre ci va chi fa il formaggio e chi pascola le capre, tutti i giorni, perché con il lupo da soli gli animali non li puoi mai lasciare. E se hai dei figli, li devi portare alla scuola più “vicina”…

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Parliamo di clima?

Quanto parlare e sparlare di clima e di ambiente in questi giorni! Qui, su queste pagine, ben lo sapete che di clima e di tempo atmosferico si parla sovente. E’ ovvio, se la tua vita, il tuo lavoro, è costantemente influenzata dalle condizioni meteo, non puoi farne a meno. Come si fa a negare che il clima stia cambiando? Le temperature, la violenza di certi fenomeni, la mancanza o l’eccesso di precipitazioni sono sotto gli occhi di tutti. Non che in passato non vi siano mai stati cambiamenti, ma… in molti dicono che oggi il “nostro” inquinamento giochi la sua parte.

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Il verde inizia a tingere i prati sul versante esposto a sud – Nus (AO)

Che sia vero o no, inquinare meno male non fa, sia in termini di immondizia, di scarichi, di gas, sia di consumi. Perché comunque tutto quello al Pianeta Terra non fa bene. E non fa bene a noi, se vogliamo continuare a viverci. Perché… diciamocela tutta… alla fine è per noi stessi e per le generazioni che facciamo o dobbiamo fare qualcosa. La Terra continuerà ad esistere. Si adatterà anche a climi più caldi (o più freddi). Chi non si adatta, scompare, chi ha caratteristiche migliori per sopravvivere nel “nuovo” clima, si diffonderà. Si tratti di piante o di animali, ma questo è quello che succederà.

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Fioritura del Bulbocodium vernum – Vallone di Saint Barthélmy, Nus (AO)

Non c’è vita anche nel deserto? E’ l’uomo che magari non si troverà più tanto bene. Già, l’uomo… molti dei problemi sono legati al fatto che gli esseri umani, sulla Terra, sono tanti (troppi?). Nelle mie immagini non c’è mai “molta gente”, ma gli spazi spopolati sono pochi, sono sempre meno. E tutte le persone consumano, producono rifiuti di vario tipo, hanno necessità sempre crescenti. Il “benessere” si lascia dietro una scia di scorie difficili da smaltire.

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Pascoli senza neve a 1900m – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dunque inquinare e consumare meno male non fa. Ma riusciremo in qualche modo a far sì che il clima non cambi? Oppure saremo noi a dover cambiare per non soccombere? Quest’anno abbiamo avuto un (non) inverno secco, spesso mite, ancor più spesso ventoso, da queste parti. Adesso la primavera bene o male cerca di prendere il via, ma sono i prossimi mesi e l’estate a far paura.

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Pascolo di fine inverno – Petit Fenis, Nus (AO)

A torto o a ragione, l’allevamento viene spesso chiamato in causa quando si parla di clima. Bisognerebbe solo ricordarsi sempre di specificare che si parla di allevamento intensivo, con animali che praticamente non escono mai all’aria aperta, concentrati in piccoli spazi, alimentati con foraggi che spesso richiedono molta energia e acqua per essere prodotti. Ciascuno di noi quindi può fare qualcosa per l’ambiente ogni volta che compie un acquisto, a partire dalla tavola.

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Tramonto ventoso – Cumiana (TO)

Quindi anche in questo caso vale la regola di acquistare prodotti locali, da piccoli allevamenti, da piccoli produttori. Per essere ancora più virtuosi, portiamo con noi i contenitori per evitare ulteriori imballaggi (anche se non so se le normative lo consentirebbero, tra etichettatura obbligatoria ecc ecc.). Non è semplice, non è affatto facile. Il discorso è complesso, mi verrebbe da dire che non tutti possono permettersi di essere “ambientalisti”. Il prodotto a basso costo raramente è sano, etico, sostenibile. Ci sarebbe da scrivere per ore su questi temi e c’è chi l’ha già fatto meglio di me.

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Fioritura precoce sui pascoli privi di neve – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Se tutti facessero qualcosa, i benefici sarebbero visibili almeno per quello che riguarda l’inquinamento. Il clima è più complesso, basterebbe un’eruzione di qualche grande vulcano per modificare la gran parte delle teorie di cui si legge o si sente parlare in questi giorni. Di clima comunque qui si continuerà a parlare, sia per mostrare i momenti belli delle stagioni, le fioriture, i colori dell’autunno… sia quello che mi auguro non accada, cioè il caldo torrido e la siccità, che influirebbero duramente sui prati, sulla fienagione, sui pascoli…

Tra poco è primavera, ma…

Non è normale un tempo così a febbraio! Ah no… adesso è marzo. Ma comunque non è normale lo stesso. L’aria è più che primaverile, l’altro giorno c’era un sole e un caldo che intontivano. Io non ce la faccio a gioire per questa serie infinita di belle giornate e per la possibilità di stare in maglietta quando il calendario dice che è ancora inverno.

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Ben più di una farfalla oggi a 1800m di quota – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Anche oggi, è marzo, ma è ancora inverno. Nonostante in montagna soffiasse un forte vento di tormenta, nei punti riparati il sole era caldo e così c’erano farfalle che svolazzavano qua e là ad oltre 1700m di quota, verso la sommità del Forte di Fenestrelle.

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Giochi di sole e ghiaccio – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Le fontane gorgogliavano come fosse estate, solo una che era rimasta all’ombra fino a poco prima aveva intorno un po’ di ghiaccio dovuto agli spruzzi portati dal vento fuori dalla vasca.

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Carline – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Sui pendii tra le rocce spiccavano i fiori secchi delle carline, i cui steli quest’anno non sono stati schiacciati e spezzati dal peso della coltre nevosa. Pareva un paesaggio autunnale, sicuramente non una giornata di fine inverno.

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Salicone – Prà Catinat, Val Chisone, TO

Ma non c’erano solo le infiorescenze secche dello scorso anno! Qua e là ecco veri e propri segni di primavera, i fiori! All’inizio avevo visto solo una pianta di salicone, i cui amenti maschili brillavano di polline giallo. Era l’unica, quasi che nella sua collocazione riparata avesse trovato un microclima speciale…

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Puy – Val Chisone, TO

Un po’ di neve nei tratti non esposti al sole l’ho pestata, ma i versanti esposti a sud erano completamente liberi anche solo dalla più piccola chiazza bianca, fin su alle creste rocciose. Un paesaggio surreale, inquietante più del vento che si infilava tra le case chiuse e quelle diroccate di Puy, facendo sbattere in modo sinistro una lamiera su qualche tetto.

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Case ristrutturate – Pequerel, Val Chisone (TO)

Si potrà tornare ad abitare stabilmente a Pequerel, con questo clima impazzito? I terrazzamenti intorno alla frazione indicano l’antica presenza di numerosi campi e il villaggio, collocato in pieno sole, sicuramente può godere di condizioni ottimali.

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Il crollo sul lato ad est del paravalanghe di Pequerel – Val Chisone (TO)

Dalle valanghe, quando di neve ne veniva tanta, Pequerel era protetto grazie a un paravalanghe a forma di cuneo. Sicuramente non è stata la neve di quest’anno a causarne un crollo parziale. Speriamo venga riparato, nonostante la tendenza a non avere più inverni nevosi…

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La fontana del lavatoio – Pequerel, Val Chisone (TO)

Pequerel è deserta nonostante il sole e la strada sgombra da neve. Una fontana gorgoglia allegramente appena sotto la via centrale, unico segno di vita nel villaggio.

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La parte superiore di Pequerel – Val Chisone (TO)

Ci sono case ristrutturate, altre pericolanti, altre ancora ormai diroccate. Passandoci in questi giorni viene da chiedersi davvero perché non viverci tutto l’anno. In fondo siamo “solo” a poco più di 1700m e altrove, sulle Alpi, vi sono ancora insediamenti stabili anche a queste quote.

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Pascoli interamente rivoltati dai cinghiali – Pequerel, Val Chisone (TO)

Approfittando del suolo sgombro dalla neve, i cinghiali hanno fatto festa… Mi domando in quanti altri luoghi si assista ad una situazione del genere. Ho sempre più paura che ci troveremo davanti ad un’estate molto difficile: niente scorte d’acqua date dalla neve, un cotico erboso rimasto scoperto tutto l’inverno, per di più rivoltato dai cinghiali, battuto dal vento, una terra arida…

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L’alpeggio di Pequerel – Val Chisone (TO)

Siamo a marzo, due mesi e mezzo, tre, e qui arriveranno le mandrie e le greggi! Nella migliore delle ipotesi pioverà, in questi mesi. Si spera, che piova… E che non siano piogge torrenziali. Purtroppo però ben sappiamo che la tendenza sta diventando quella.

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Un torrente scende dai versanti del Pelvo privi di neve e ghiaccio – Val Chisone (TO)

C’è chi nega i cambiamenti climatici… mi dica un po’, questa gente, cosa sto osservando oggi, il primo di marzo. Torrenti dove un po’ di acqua scorre scendendo giù giù tra i versanti polverosi e bruni. Niente ghiaccio, niente neve, poca acqua. Questo non è quello scorrere allegro del disgelo, della primavera che arriva. E’ uno scorrere stanco di un’acqua che, quest’anno, praticamente non si è mai fermata.

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Crocus e festuca paniculata a 1800m, il 1 marzo 2019… – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Manca solo a me il “riposo” invernale? E dire che noi, con la nostra vita frenetica, un vero riposo non lo facciamo più… Ma la natura invece sì, e ne avrebbe avuto un gran bisogno. Invece, dopo un’estate di siccità e un non-inverno, ecco che a queste quote già fioriscono i crocus e le graminacee iniziano a spinger su le foglie. Dovrebbe accadere a fine aprile, a maggio, quando la neve scioglie e i ruscelli si ingrossano. Ho davvero paura che ci attenda un’estate molto difficile…

Inverno? Non pervenuto…

Quest’autunno avevamo provato a “leggere” i segni che la natura ci dava, anche facendo riferimento agli antichi detti. La neve “sulla foglia” avrebbe significato un inverno mite? Oppure l’abbondanza di frutti autunnali voleva indicare un lungo inverno con tanta neve?

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Giochi di giaccio lungo il ruscello – Petit Fenis, Nus (AO)

Ha “vinto” il detto che parla di un inverno che “non da noia” quando nevica sulla foglia. Qui infatti ci sono state poche, pochissime giornate davvero invernali. Quelle in cui il termometro è rimasto costantemente sotto lo zero saranno state sì e no un paio, non di più.

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Perle di ghiaccio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il cielo era quasi sempre limpido, spesso la montagna era spazzata da un forte vento, ma questo portava più temperature insolitamente miti che non gelo e brina. Così è passato gennaio ed è arrivato febbraio.

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Il camion del trasporto latte la sera della nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

In queste ultime settimane qualche volta abbiamo sì visto la neve… ma si è trattato di pochi centimetri. Solo un giorno ha nevischiato dalla mattina fino al pomeriggio, per regalarci infine una nevicata serale/notturna.

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La valle al mattino dopo la nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

L’atmosfera è durata poco, il giorno dopo già risplendeva il sole che, in poche ore, ha fatto cadere tutta la ghirlanda bianca dai rami e ha assottigliato rapidamente lo spessore del manto bianco a terra.

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Tramonto infuocato verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è stato ancora un ultimi tentativo che, una sera, improvvisamente ha imbiancato tutto, dopodiché è tornato il vento, a spazzar via gran parte di quello che c’era ancora. Un tramonto infuocato, poi sono ricominciate le belle giornate di sole.

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Pascolo a febbraio, a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

E ieri il sole era caldo, troppo caldo. Un caldo fastidioso, che ti lasciava prostrato. Ti chiedevi persino se fosse l’influenza che era ritornata, ma non si trattava di febbre, solo di temperature decisamente sopra la media unite a un abbigliamento ancora invernale. Intanto, si sentivano ronzare api, in cerca di fiori ancora assenti e… sì, ho visto passare un paio di farfalle gialle!

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Un paesaggio poco invernale – Petit Fenis, Nus (AO)

Sull’altro versante della valle la neve c’è ancora, ma qui in pieno sole la neve si è ritirata ben oltre i 2000m, rimanendo solo qua e là a chiazze dove il vento l’ha accumulata e i raggi solari arrivano con più difficoltà.

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Pastis cerca refrigerio nella neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche gli animali sono confusi, si dirigono verso il bosco, ma per l’ombra occorre aspettare ancora qualche mese. Così, dopo aver mangiato ghiande, castagne e quel po’ di erbetta verde che già si fa vedere nei punti più riparati, eccole dirigersi verso la neve residua: c’è chi la mangia e c’è chi vi si rotola sopra. Il timore ora è che la vegetazione si “muova” troppo in fretta, per poi venir danneggiata dal gelo in primavera. Ahimè poco possiamo fare, se non riflettere sui cambiamenti climatici in atto…

Lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno

I giovani che stanno rispondendo al questionario per raccontarci cos’è successo nella decina d’anni tra la mia intervista per il libro e oggi ci stanno raccontando delle belle storie. Non sappiamo se, chi non ha risposto, forse non ha avuto altrettanto successo, ma… purtroppo sono tanti i fattori che influenzano le nostre vite, figuriamoci poi quando si pratica un lavoro che è una vera e propria scelta di vita!

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Oggi ci spostiamo in Valsesia dai fratelli Vaira. Qui l’intervista raccolta nel 2011 con Filiberto, allora studente universitario. E oggi invece? Di nuovo a lui la parola, in rappresentanza dell’azienda e della famiglia. “Grazie a te per ridarci la possibilità di raccontare. Abbiamo ancora animali e abbiamo ingrandito l’azienda: come detto nell’intervista scorsa, abbiamo eliminato gli ovini e aumentato i caprini (70 capi) e i bovini (45 capi).

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I bovini sono tutti di razza bruno alpina originale: è stata una nostra scelta soprattutto per un valore affettivo di questa razza, dato che era la vacca dei Walser. Abbiamo recuperato un po’ di capi qui vicino e adesso anche capi da Austria e Svizzera per migliorare la qualità dei nostri capi aziendali. Come prima veniamo in alpeggio in Valle Vogna, dove abbiamo acquistati nuovi terreni.

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In inverno non affittiamo più la stalla nel novarese, ma abbiamo comprato una cascina a Sostegno (BI), che si trova all’imbocco della Valsesia. Adesso l’azienda è a nome mio e dei miei fratelli e abbiamo formato una società, Azienda Agricola Vaira s.s.a., dove mio fratello si occupa dell’allevamento e trasformazione formaggio, io mi occupo della burocrazia aziendale, stagionatura formaggio, trasformazione carni e salumi, vendita prodotti e anche aiuto in allevamento, diciamo che sono il jolly per tutto! Oltre a noi c’è mia sorella che si occupa dei cavalli, prima erano due aziende distinte adesso ci siamo uniti per poterci aiutare meglio l’un l’altro, infatti per quanto riguarda i cavalli abbiamo costruito una stalla ad Alagna Valsesia, grazie ai contributi dell’insediamento giovani.

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Le difficoltà come dico sempre sono nella burocrazia, anche le domande di contributo vengono sempre più complicate e richiedono sempre più tempo, nel nostro caso io mi occupo di più di questo argomento e sono più aggiornato, ma chi si trova a gestire un’azienda da solo troverà molte difficoltà. Il lavoro sul campo ha i suoi problemi, ma sono problemi che si affrontano volta per volta e che ti fanno dire, a fine giornata, ho fatto fatica ma sono soddisfatto.

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A livello famigliare io mi sono sposato e ho una bambina di 2 anni, Mio fratello ha un figlio di 3 anni e mezzo e mia sorella un bambino di 11 e uno di 3. I nostri partner danno una mano in azienda oltre a fare altri lavori.

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Al momento abbiamo ancora molti progetti, tipo creare un piccolo agriturismo dove offrire tutti i nostri prodotti, quelli dell’allevamento, ma anche da tutte le piccole produzioni che vogliamo ingrandire per essere più autosufficienti nell’agriturismo, come produzione ortaggi, cereali per farina, frutta e apicoltura.

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Sono molto soddisfatto perché lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno, inoltre io lavoro anche come guardiacaccia in un’azienda faunistica, che mi permette di integrare lo stipendio e di continuare la mia passione di lavorare con la fauna e la natura, argomenti anche studiati all’università quando avevamo fatto l’altra intervista.

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Ai giovani che cominciano adesso 10 anni fa avrei cercato di sconsigliare loro questa avventura, oggi invece darei loro una mano, perché in questi anni ho capito che (soprattutto in montagna) il ritorno di tanta gente al lavoro in campagna va a beneficio di tutti e anche al beneficio personale, perché questo lavora è faticoso. ma ti regala delle soddisfazioni incredibili. Ogni giorno è una magia diversa, quello della nascita di un vitello o un capretto, la rinascita della natura in primavera, la raccolta dei tuoi prodotti dalla terra, ogni cosa per me è speciale. Al giorno d’oggi l’agricoltura è una certezza, anche se a fine mese non si è diventati più ricchi di prima, hai la possibilità di vivere bene, in un ambiente sano, e mangiare i tuoi prodotti.

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Fanno bene al cuore e allo spirito, queste belle storie, non trovate? Qualcuno potrebbe dire: “Quelli che si lamentano, sono degli incapaci! Questi sono i veri agricoltori/allevatori!“. Permettetemi una chiave di lettura di questa storia: abbiamo un’impresa famigliare con apporti economici che vengono anche da altre attività esterne alla sola azienda zootecnica. Sicuramente questo è l’elemento che fa la differenza e che permette la sopravvivenza, il successo, di un’azienda medio-piccola di montagna. Ma si tratta di un insieme di fattori non sempre facili da trovare, mescolare e far funzionare!

Sperando che non diventi solo folklore

A fine mese, 30 e 31 gennaio, le date sono sempre le stesse, ad Aosta l’appuntamento è quello con la Fiera di Sant’Orso. Tradizione millenaria, quella della fiera… Oggi è diventato un appuntamento soprattutto con l’artigianato del legno, in tutte le sue espressioni. Anche se certi oggetti li rivedi di anno in anno, è sempre bello aggirarsi per la fiera (nonostante la folla) per scovare i pezzi unici. Semplici o elaborati, ma meravigliosi nella loro forma e idea.

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Artigianato del legno alla Fiera di Sant’Orso, Aosta

Molti riguardano l’ambiente rurale, sono espressione del territorio in cui nascono. Gli stessi artigiani talvolta hanno vissuto o vivono tuttora la realtà zootecnica. Però il più delle volte quella che viene rappresentata è una scena dal sapore antico. E’ vero che questo mestiere talvolta è “senza tempo”, è vero che certi aspetti non cambiano e non cambieranno mai…

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Scene di vita d’alpeggio – Fiera di Sant’Orso, Aosta 

Nelle sculture si munge sempre a mano, non con la mungitrice, per fare un esempio! Però la scultura centrale, quella di uno degli artisti più famosi e apprezzati, in una delle passate edizioni (2017, mi sembra) ritraeva degli animali che venivano caricati su di un camion. Un’eccezione in mezzo a tante sculture velate di romanticismo e nostalgia.

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Artigianato del legno a tema zootecnico – Fiera di Sant’Orso, Aosta

Si ritrae ciò che è bello, ciò che piace. E l’idea astratta della pastorizia, dell’allevamento, piace sempre e comunque. Poi è sicuramente uno dei simboli di questa regione. Ma la mia paura è che, continuando di questo passo, resterà davvero quasi solo più un soggetto per le sculture…

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Il pastore e il suo gregge – Fiera di Sant’Orso, Aosta

Molte riguardano la pastorizia: pecore, un pastore con il gregge e gli asini… ma lo sapete che la maggior parte degli ovini che passano l’estate in alpeggio in Valle d’Aosta viene “da fuori”? La pecora rosset, razza autoctona, è sempre più a rischio di estinzione. Il numero di capi allevato cala sempre più, tra problemi di gestione legati alla presenza del lupo e scarsa remuneratività dell’allevamento. Così arrivano greggi dal Piemonte (cosa che accadeva già in passato, con le gregge biellesi), ma anche greggi da altre regioni d’Italia, in alpeggi affittati da “allevatori-speculatori” soprattutto per percepire i contributi…

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I collari per campanacci realizzati dagli studenti dell’Institut Agricole Règional di Aosta

La passione e la voglia di mandare avanti questo settore c’è ancora: non mancano i giovani che praticano il mestiere, ma quali prospettive anno? Dove non c’è questo ricambio generazionale, le aziende chiudono, e non sono poche quelle che hanno venduto gli animali negli ultimi tempi. Chi continua lo fa tra mille problemi.

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Un giovane allatta con il biberon un vitello di razza castana – Fiera di Sant’Orso, Aosta

Si commentava su Facebook questo articolo, dove vengono presentati i dati dell’annuario 2017 dell’agricoltura italiana: 320 mila aziende in meno in tre anni, ma cresce la Sau (superficie agricola utilizzata). Vero a livello nazionale, ma nelle aree “marginali” spesso la chiusura di aziende porta all’abbandono delle porzioni di territorio più difficili da utilizzare (prati ripidi da sfalciare a mano, ecc…).

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I simboli della passione degli allevatori valdostani: campanacci e batailles des reines

La forza della passione fa sì che ci sia sempre qualcuno che continua, nonostante tutto. Ma chissà come… già oggi molti allevatori di reines, appassionati delle battaglie, non sono più allevatori con una loro mandria che sale in alpeggio. Hanno delle vacche solo ed esclusivamente per partecipare alle battaglie (e lo stesso vale per le capre), ma il loro mestiere principale è un altro.

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La bataille des reines – Fiera di Sant’Orso, Aosta

Resterà solo un elemento di folklore, allora? Mi auguro di no… Ma “quelli dei piani alti” dovrebbero ascoltare di più le grida di dolore dei piccoli allevatori di montagna. Va bene fare un giro alla fiera, va bene ammirare tutto questo, ma bisogna anche impegnarsi per far sì che resti vivo, e non solo un ricordo scolpito nel legno.

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Le pecore – Fiera di Sant’Orso, Aosta 

Una di queste grida io l’ho letta e l’ho riportata qui. La lancia Enrico, allevatore valdostano, la cui storia ho anche raccontato in “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta” (MonteRosa Edizioni). Trascrivo il suo commento: “Sono un piccolo allevatore di montagna come tantissimi ve n’erano in Italia, faccio parte di una razza in via d’estinzione, che presto dovrà essere ricordata anch’essa nei giorni della memoria. Sembra un sacrilegio ciò che ho appena affermato, ma purtroppo è così, la piccola agricoltura è stata volutamente e sistematicamente sterminata da una classe dirigente che sa guardare solamente ai dati del mero profitto.

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Fiera di Sant’Orso, Aosta

Burocrazia asfissiante, mancato rispetto dei pagamenti, lupo, deprezzamento del valore di prodotti di nicchia che oserei chiamare eroici, stanno svuotando le nostre montagne, è la fine di un mondo che era uno dei pilastri dell’economia di tutte le valli alpine, arrecando danni irreparabili nel mantenimento di centinaia di razze autoctone, sulla biodiversità dei pascoli e sulla stabilità degli stessi. Mi scuso per questo sfogo, ma quando leggo o sento certi professoroni che si riempiono la bocca di dati al fine di distrarre tutti dalla triste realtà di un’agricoltura italiana agonizzante, perdo la ragione. Sono quattro anni che non ricevo i premi a me spettanti per un problema informatico risolvibile in due minuti! Vivo grazie all’aiuto dei miei genitori, come me siamo in tanti, troppo piccoli perché AGEA (agenzia per le erogazioni in agricoltura) s’interessi a noi.

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Uno gnomo e un tatà – Fiera di Sant’Orso, Aosta

E’ bella la fiera di Sant’Orso, anche grazie a questi pezzi di artigianato legati alla tradizione, al territorio… E’ bello il territorio valdostano, il territorio delle Alpi, perché c’è ancora l’agricoltura, la zootecnia. Speriamo proprio che qualcuno ascolti queste grida, le comprenda e le trasformi in azioni concrete per far sì che gli operatori del settore primario nelle aree montane non si trasformino nella bella immagine che vedete qui sopra, un essere mitologico e un giocattolo…

…dopo tanta attesa…

Nei giorni scorsi c’erano stati dei tentativi, spruzzate lievi come zucchero a velo, dissolte immediatamente dal vento e dal primo raggio di sole. Poi finalmente, ieri sera, è iniziata la vera nevicata.

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Stamattina, la neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Non sembra essere di quelle che portano a grandi accumuli, niente a che vedere con la neve, caduta già a dicembre, dello scorso inverno. Ma in questi tempi di cambiamenti climatici, ci si accontenta anche solo di vederla una volta all’anno, la neve. Ad ottobre mi chiedevo se, avendo nevicato sulla foglia, l’inverno davvero non avrebbe dato noia, come recita il detto. Lo scorso anno in questi giorni faceva bello e caldo, infatti il freddo e la neve erano continuati anche nelle settimane successive (Se feit solei lo dzor de Saint Ors, l’hiver dure incò quarenta dzor, recita il detto valdostano. Se il tempo è bello il giorno di S.Orso (inizio febbraio), l’inverno dura ancora quaranta giorni). E se invece nevica, come oggi? Comunque, per continuare secondo gli antichi detti, domani sarà la Candelora…

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La fontana del villaggio – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono belli questi momenti in cui nevica: senza fare un viaggio, sembra comunque di essere altrove. La neve cambia faccia al paesaggio, ai luoghi, alle cose. La neve ti trasporta nello spazio e nel tempo, per qualche istante sembra di essere in un’altra epoca. Bisognerebbe poter fare come una volta, quando la neve portava il riposo per quasi tutte le attività e le persone.

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Prati innevati – Petit Fenis, Nus (AO)

Sicuramente la neve garantisce un benvenuto riposo per i prati, i campi, le piante. Una coltre che finalmente proteggerà dal gelo e dal vento, una coltre che, quando scioglierà, donerà acqua, porterà al risveglio primaverile.

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Ruscello tra alberi e cespugli – Petit Fenis, Nus (AO)

Il ruscello scorre, anche il suo incessante mormorio oggi è ovattato, la neve avvolge tutto, nasconde il ghiaccio che ne ornava le sponde nei giorni scorsi. A quote maggiori, con temperature più basse, la nevicata sarà sicuramente più copiosa. Buon inverno, in fondo la primavera inizia il 21 marzo…

Vivere lassù

Non avessi avuto da fare, avrei battuto tutti sul tempo… sì, perché adesso la notizia è uscita, ma io l’avevo già vista l’altro giorno. Di cosa sto parlando? Oggi alcuni giornali on-line danno spazio (ma anche La Stampa) al fatto che sia stata messa in vendita su Subito una borgata tra quelle a monte di Castelmagno, Batuira, per essere precisi. Avevo visto l’annuncio qualche giorno fa e avevo subito chiesto a un amico che risiede da quelle parti…

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Casa walser in vendita a Dorca, Rimasco (VC)

Quando qualcosa approda sui social, ormai prende ogni sorta di direzione e i commenti si sprecano. Preferisco parlarne qui in modo più articolato. Dopo aver visto quell’annuncio e molti altri, tra cui quello della casa che vedete sopra, in Valsesia, ho pensato a tutte le volte che, pubblicando foto di case abbandonate, qualcuno mi ha detto: “Ma com’è possibile lasciar andare in rovina delle case così belle…“. Prendete questa casa: bellissima anche dal punto di vista architettonico, ci sono addirittura degli affreschi, l’intero villaggio dev’essere incantevole. C’è addirittura la corrente elettrica, ma il villaggio si raggiunge a piedi con una camminata di 25-30 minuti. E c’è una teleferica per i carichi pesanti…

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Alpeggio in vendita nel Canavese (TO)

Che bello, che avventura! Se volete si trovano anche alpeggi in vendita, come questo nelle montagne del Canavese. La quota è 1200m, verrebbe voglia di stabilirsi lì tutto l’anno, no? C’è gente che vive ad altitudini ben maggiori… Tutto è possibile, tutto è fattibile, con lo spirito giusto (e le risorse necessarie, oserei dire). Ma soprattutto, con un “piano” che tenga conto di tutti, ma proprio tutti i fattori. Non innamoratevi di uno di questi posti in primavera con i narcisi fioriti o d’autunno con gli aceri gialli e gli aceri arancioni. Andate a visitarli quando piove, quando c’è la nebbia. Se pensate di viverci stabilmente, salite a vederli d’inverno e stateci tutto il giorno, per vedere quante sono le ore di sole.

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Vecchie case in legno e pietra a Pradiran, St-Vincent (AO)

C’è chi sogna di far rivivere le borgate con progetti imprenditoriali di vario tipo… che possono anche funzionare, senza dubbio, ma non sono nello spirito e nelle competenze di chi scrive. Non esprimo giudizi, mi limito a considerare che, nei posti più poveri delle Alpi, dove chi ci viveva ha fatto delle vite grame ed è fuggito lasciando lì i suoi miseri averi, oggi occorre investire capitali non indifferenti per restaurare conservando intatta la bellezza degli edifici, arredandoli con gusto, isolandoli dal freddo e dotandoli, all’interno, di confort inimmaginabili per chi li aveva costruiti pietra su pietra.

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“Rustico da ristrutturare”, come si legge negli annunci immobiliari – Lavenche Dessus, Nus (AO)

Tornando invece a progetti più “agricoli”, un giorno ascoltavo alla radio (RAI Radio2) le telefonate degli ascoltatori che parlavano proprio del tema “il ritorno alla montagna”. Per pura combinazione, prendevano la linea ascoltatori del Nord Ovest. Uno era molto soddisfatto, da Milano era andato a vivere e lavorare a Gressoney, mi pare facesse il cuoco. Un’altro, sempre dalla città, si era spostato in un villaggio vicino ad Aosta, ma lavorava comunque in ufficio. Poi telefonava una donna di origini fiorentine, che si era trasferita in Valchiusella. Raccontava che la loro era stata una scelta voluta, di ritorno alla terra, ma valutava negativamente l’esperienza, perché i figli non vedevano l’ora di essere maggiorenni e andarsene. Ricordo che parlava di difficoltà nei servizi, i problemi per portarli a scuola, il dover viaggiare per avere qualche forma di intrattenimento, ecc.

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Un comignolo con la data 1864 su una casa abbandonata – Lavenche Dessus, Nus (AO)

Chi può far sì che questi comignoli tornino a fumare? Coppie molto giovani, piene di entusiasmo e di progetti. Però quando poi arrivano i figli, ma soprattutto quando questi entrano nell’età scolare, iniziano spesso i problemi. Homeschooling? Per qualcuno è una soluzione, o comunque è una soluzione per i primi anni, poi bisognerà affrontare levatacce, lunghi viaggi, o ancora la lontananza da casa e dalla famiglia ancor prima della maggiore età. Allora coppie di mezza età ancora in salute, senza figli o con figli già adulti e indipendenti. In questo caso probabilmente ci saranno dei risparmi accumulati che permettono anche di affrontare le spese di ristrutturazione per poi dar vita a qualcosa di nuovo. Mentre scrivo, penso ad amici che effettivamente hanno seguito questo percorso.

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Baite ai Piani di Cappia, Valchiusella (TO)

Gli aspetti da tenere presenti sono davvero tanti. Di cosa non possiamo fare a meno? Basteranno le soddisfazioni della nuova vita a compensare i disagi, le difficoltà fisiche e psicologiche? I legami con le persone che affronteranno con noi queste scelte sono sufficientemente forti? Perché… sì, verranno messi a dura prova. Per qualcuno sicuramente si rafforzeranno e avremo allora quelle belle storie di famiglie felici che ce l’hanno fatta, ma altri invece si troveranno soli, in una casa isolata in alta quota, con un’attività avviata o ancora in via di assestamento, spese, mutui, impossibilità di gestire da soli un’azienda, ecc.

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Case disabitate e un rascard pericolante a Perrière, St.-Vincent (AO)

Non voglio essere pessimista, ma realista, come mio solito. Prendiamo ancora in considerazione un altro aspetto: molti di coloro che compiono questa scelta di ritorno alla montagna, giustamente, pensano a un’attività agricola e/o zootecnica. Come vi ho già raccontato nel mio libro Capre 2.0, la capra è spesso l’animale scelto da chi non ha esperienze di allevamento. Se volete allevare animali, ricordate che vi servono anche i pascoli e… ciò che sembra abbandonato, non vuol dire che non abbia un padrone! Inoltre vi serve il foraggio per l’inverno. Se non riuscite a farlo o a stoccarne a sufficienza, tenete conto che dovrete essere in un posto raggiungibile dai mezzi che e lo porteranno. E il costo sarà in funzione anche di queste difficoltà. Personalmente, se dovessi cercare un posto dove trasferirmi e allevare capre, lo sceglierei isolato e non in un villaggio (specialmente se ci sono case ancora abitate, anche solo d’estate). La convivenza con dei vicini, quando si hanno animali, spesso è complessa… Gli animali puzzano, fanno rumore, “sporcano”, la loro presenza attira le mosche, i cani abbaiano, le capre brucano un fiore o un ramo di rosmarino passando, e così via. Però l’isolamento vi complica la vita quando dovete vendere i vostri prodotti…

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Mont Menè, Valtournenche (AO)

Già, l’isolamento. Magari è proprio quello che cercate. Ma siete sicuri che non diventerà mai un grosso problema? C’è chi dice che il clima che cambia porterà la gente ad abbandonare le metropoli per cercare “rifugio” in quota. Però magari i cambiamenti climatici un giorno si manifestano con piogge torrenziali e rimaniamo ancora più isolati perché frana il sentiero, la strada sterrata è impraticabile, cade un masso, esonda un torrente. O magari fa tre inverni miti e senza neve durante i quali ristrutturiamo la nostra casa e ci trasferiamo, poi arriva una stagione “vecchia maniera” e già a dicembre ci troviamo isolati, con metri cubi di neve da spalare anche solo per uscire di casa, ma di scendere in auto in fondovalle non se ne parla proprio…

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Case ristrutturate nel villaggio di Emarese (AO)

Prima di pubblicare questo articolo, ho letto nel gruppo “Indiani di valle” su Facebook la discussione in merito al “caso Batuira”. A supporto di tutto quello che avevo già scritto, ho trovato la testimonianza di Marta, un’amica che ha fatto questo percorso con la sua famiglia. Visto che la loro storia l’ho già raccontata altre volte, per completare il post riporto il suo commento, in quanto mi sembra che ben completi le mie considerazioni. “Il problema maggiore è che una volta comprato e ristrutturato (e già qui ci vanno tanti, ma tanti soldi), poi bisogna viverci e guadagnare sufficientemente per restarci… e valutare i servizi per famiglie che li potrebbero abitare. Creare un luogo dove si vive e di cui si vive è la vera sfida. Senza togliere nulla a chi investe in montagna, la possibilità di rinascita nasce dal fatto che vi siano famiglie che abitino queste borgate e vivano di quello che il territorio offre, e non è davvero facile. Parlo per esperienza personale. Non voglio sembrare pessimista o disfattista, ma non è corretto creare false illusioni: non basta avere soldi per rinnovare le nostre montagne. Dopo quasi 30 anni che sono diventata valmairese amo la scelta, amo i luoghi, ma è una fatica che sarebbe sbagliato negare. Poi penso che vivere in città abbia altre fatiche che non accetterei più e quindi per me vivere in montagna rimane una scelta valida che però non va fatta con leggerezza…

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Case ristrutturate a San Martino di Stroppo, Valle Maira (CN)

Cosa accadrà a Batuira non lo so. Chi è della zona dice che, sia nell’annuncio, sia negli articoli dei giornali, si sono “dimenticati” di dire che d’inverno la strada non è praticabile per rischio valanghe. Ma altrove nelle Alpi e non solo, in tutte le “terre marginali”, che siano montagne o colline, ci sono migliaia di case abbandonate. Molte crollano perché chissà dove sono gli eredi, magari all’estero. Altre crollano perché nelle divisioni delle eredità la proprietà è così frammentata che non si trova un accordo per venderle. Ma qualcosa on-line o nelle agenzie immobiliari c’è, altre le vedete con i cartelli sulle porte o sui balconi girando per sentieri e strade strette che si inerpicano lassù. Chi è pronto a raccogliere la sfida, nonostante tutto quello che è stato detto?

Meditazioni di inizio anno

In passato avrei scritto di getto, a caldo, appena lette certe notizie, appena sentite certe dichiarazioni. Adesso invece medito sulle cose che sto per scrivervi da un po’ di tempo. Ci penso mentre sono al pascolo, mentre cucino, quando pulisco la stalla, quando guido. Insomma, quando la mente non è impegnata in altro, i pensieri tornano lì.

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Pascolando in un gennaio troppo caldo e secco – Petit Fenis, Nus (AO)

Dopo aver letto decine e decine di reazioni a certi fatti capitati qua e là, mi sono innervosita, però… come dicevo, non ho scritto qui subito quello che avrei voluto dire. Ho lasciato decantare e ho fatto un esperimento. Ho postato su facebook alcune foto diverse tra loro e ho aspettato le immancabili reazioni… Quello che sto per scrivere, probabilmente non piacerà a molte persone. Ci sarà chi non capirà fino in fondo quello che voglio dire, chi mi giudicherà negativamente, chi mi accuserà inventandosi chissà quali retroscena. Mi spiace per tutti voi, non lo faccio per “interesse”, non ho alcuna ambizione politica, ma scrivo solo per dialogare con chi vuole ascoltarmi e con chi è pronto a provare a seguire il mio ragionamento.

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Paesaggio rurale montano, il villaggio di Sommarese (AO) circondato da prati e pascoli, ma tutt’intorno avanza il bosco

Chi mi conosce sa che ho sempre solo scritto e parlato di ciò che conoscevo, non porto avanti cause “per sentito dire”. Così, nel tempo, mi sono trovata a raccontare le realtà che via via incontravo o mi trovavo a vivere. Oggi quindi vi voglio sottoporre delle riflessioni che prendono spunto da ciò che accade nella dimensione in cui mi trovo, geograficamente e lavorativamente parlando. Come vi dicevo, ho fatto un esperimento.

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Resti di una predazione in mezzo alla strada al Col d’Arlaz, tra Montjovet e Challand (AO)
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Gamba di capriolo, resto di una predazione recente – Petit Fenis, Nus (AO)

Per due volte ho pubblicato immagini che potrebbero riguardare la presenza del lupo: delle ossa completamente spolpate (non so di quale animale selvatico), fotografate in mezzo alla strada asfaltata nella tarda mattinata del giorno di Natale, degli escrementi di canide di grosse dimensioni, contenenti molti peli e frammenti di ossa, una gamba di capriolo spolpata di fresco nel bel mezzo di un pascolo dove quasi quotidianamente porto le capre, a poca distanza da casa. Le reazioni sono state immediate e anche molto colorite. In un caso, pur avendo esplicitamente richiesto di evitare le polemiche inutili, i toni tra chi commentava si sono immediatamente infiammati. Non c’è niente da fare, per molti (allevatori e non) il lupo è una tematica che fa scattare il commento a spada tratta, spesso con argomentazioni tecnicamente molto discutibili.

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Pubblicità della Fontina sul volantino del supermercato Basko

Poi ho pubblicato la pagina di un volantino pubblicitario di un supermercato. Si tratta della catena Basko, ditta ligure presente anche in parte del territorio piemontese. Nel numero di dicembre, un’intera pagina era dedicata alla Fontina, fornita al supermercato tramite una ditta che la acquista da un affinatore di Cogne. Penso sia una buona pubblicità per il prodotto a livello di immagine, anche se ci sono un po’ troppi dati tecnici che, al consumatore, dicono forse poco. Quello che a me diceva molto era il prezzo: scontata del 35% (!!) per le feste, la Fontina costava 19,90 € al kg, anzi… 1,99 € all’etto, c’è scritto. Il prezzo pieno sarebbe stato 30,90 € al kg, per una Fontina di alpeggio. So che sono in tanti i Valdostani a seguire la mia pagina facebook, quando pubblico una foto di una Reina si scatenano a mettere like e commentare. Io a questo punto mi aspettavo un’indignazione ben maggiore rispetto a quella suscitata dalle due ossa spolpate… invece zero, silenzio assoluto, non un Valdostano che abbia detto una parola. Ci sono stati solo un paio di commenti specifici riguardanti le percentuali di grassi saturi e insaturi da parte di addetti ai lavori di altre parti d’Italia e niente più.

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Gregge di capre nel recinto elettrificato usato come protezione notturna – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

A questo punto lasciatemi dire una cosa… leggo tutti i vostri commenti sul lupo che mette in ginocchio l’allevamento, che fa chiudere le aziende… ma siete proprio sicuri che la colpa sia il lupo? Non crediate che io non sappia che tipo di problema è il lupo. L’ho vissuto sulla mia pelle in quello che, all’epoca, era stato l’alpeggio con il maggior numero di attacchi in Piemonte. So cosa vuol dire trovare pecore sbranate, resti di pecore, animali feriti, ecc. So cosa comporta in termini emotivi sia subire un attacco, sia vivere con l’angoscia per tutti i mesi d’alpeggio. So cosa significa cercare di prevenire gli attacchi con i diversi metodi ammessi e consigliati: la fatica di portare reti, quella di piantarle, tutti i problemi connessi all’inserimento dei cani da guardiania, la loro gestione e la “convivenza” con gli altri fruitori della montagna.

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Gregge di un pastore piemontese che trascorre l’estate in Valle d’Aosta, preceduto da uno dei cani da guardiania durante la transumanza autunnale – Pontey (AO)

So che ci sono state persone in Valle che hanno venduto le pecore… ma la causa è esclusivamente il lupo? Poi, in Valle d’Aosta, chi è che vive di SOLO allevamento ovino? Certo, il lupo ha attaccato anche dei bovini, e mi fa un po’ sorridere leggere i commenti di chi dice che il filo elettrico non basta a tenerlo lontano dalle vacche. Magari sarebbe il caso di informarsi un po’ meglio, prima di lasciarsi andare a certe dichiarazioni. Nel caso delle pecore, le reti (di altezza adeguata) aiutano (anche se non sono infallibili), ma nessuno ha mai parlato di fili per evitare gli attacchi ai bovini!!

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Cantina d’alpeggio – Pila (AO)

Ma non è di questo che voglio parlare… quello che volevo dire (o ripetere, dato che l’ho già detto anche in passato) è che il lupo è la goccia che fa traboccare un vaso ormai stracolmo di altri veri, grossi problemi. Problemi che però nessuno (o quasi) si mette a discutere sui social. Troppo complicato farlo? Troppo rischioso? O troppo complicato proporre delle soluzioni? Non lo so. Però mi aspettavo almeno un commento sui prezzi della Fontina in Valle, sui prezzi del latte venduto ai caseifici. Sulle aziende che chiudono una dopo l’altra, sulle centinaia di vacche andate al macello dalla fine della stagione d’alpe ad oggi. Sulle aziende che stanno in piedi solo grazie ai contributi e che boccheggiano se questi non arrivano…

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Le piccole aziende di montagna sono fondamentali anche per il ruolo che svolgono a livello territoriale e paesaggistico – Arbaz, Challand-st.-Anselme
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Paesaggi rurali a rischio di estinzione – Col d’Arlaz (AO)

Sulle aziende che sembrano funzionare, ma in realtà poggiano su realtà famigliari dove danno una preziosa mano figli che ancora studiano, mogli o altri famigliari che hanno un loro stipendio, genitori e zii in pensione, e così via. Sulle piccole aziende, quelle che veramente sono sostenibili dal punto di vista ambientale, quelle che davvero curano il territorio, sfalciando ancora prati ripidi, curando il territorio perché ci tengono davvero… ma che con quel numero di bestie “sostenibile” per il territorio, non sostengono più l’economia aziendale, per non parlare di quella famigliare.

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Nell’allevamento tradizionale molte delle difficoltà si superano grazie alla passione… ma quando l’azienda non è più economicamente sostenibile, la passione non basta più – Bataille des reines nel Vallone di St. Barthélemy (AO)

E’ il lupo il problema? Ma diciamocelo… io non so se i capi predati nelle passate stagioni siano stati indennizzati e se veramente sono state pagate le cifre che avevo letto nei bollettini ufficiali… ma so quanto sono state pagate le pecore che certi allevatori hanno venduto la scorsa primavera, pecore di razza autoctona, in via di estinzione. C’è chi ha accettato una ventina di euro a capo, perché nessuno le voleva. Era meglio farle mangiare dal lupo, se si vuol ragionare guardando solo il portafogli! Se però si trovasse a vendere la carne di capra o di pecora, se ci fosse richiesta di agnelli e capretti, se tutto funzionasse, il lupo sarebbe un problema di tutt’altro tipo. Se ci fosse un’economia stabile, troveresti chi te le prende in montagna per l’estate, garantendoti una buona sorveglianza. Ma se tutto non va, allora vendi, allora lasci perdere, e la colpa la dai al problema simbolo, al problema che ha un nome, al lupo.

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Vitello di razza valdostana castana – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

E’ un problema facilmente comprensibile per tutti… e gli allevatori saprebbero come risolverlo, per quello ne parlano tanto? Però vorrei che chi di dovere mettesse lo stesso impegno a parlare degli altri veri grandi problemi che stanno mettendo in ginocchio le aziende della Valle. Tipo i vitelli di razza valdostana, che uno deve vendere per poter mungere e caseificare o dare il latte ai caseifici. Lo volete sapere quanto viene pagata una vitellina di 50kg di razza valdostana all’allevatore? Più o meno cinquanta euro… I più colpiti dal lupo sono i piccoli, piccolissimi allevatori, perché sono già fortemente in crisi. Dover “convivere” con il lupo, le spese aggiuntive che questo comporta, i mancati redditi, i danni di eventuali predazioni porta al collasso. I grandi allevatori (parlo soprattutto dei pastori di pecore, piemontesi o di altre regioni) pian piano si sono adattati: continuano a patire tutti questi fattori, ma li ammortizzano con la quantità e comunque hanno già del personale per badare costantemente agli animali.

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Gregge vagante in Piemonte, con uno dei cani da guardiania

Il discorso sarebbe ancora più lungo, ma la questione di base è comunque questa. Adesso ditemi, voi che leggete, che non siete allevatori: acquistate prodotti di montagna da chi vive e lavora in montagna? Sapete qual è il “giusto prezzo”, oppure nel fare la spesa puntate al risparmio sempre e comunque? Vi domandate cosa c’è in termini di lavoro, orari, fatiche, dietro quel formaggio, quel salume, quel piatto? Oppure già preferite acquistare meno, puntando però alla qualità e spendendo anche quegli euro in più, consapevoli di tutto ciò di cui vi ho appena parlato?

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Prati fortemente danneggiati dai cinghiali – Col d’Arlaz (AO)

Forse è il caso di fermarsi qui. Amici allevatori… smettetela di preoccuparvi che il lupo mangi i vostri bambini: corrono rischi ben più gravi di altro genere. Lo so che il lupo passa appena fuori dalla porta di casa di molti di noi, compresa la mia. Lo fa anche la volpe (pericolosa per gli agnelli, per il pollaio), la poiana (che non perde occasione di prendere una gallina), ma pure cervi, caprioli e cinghiali in quantità (che devastano prati e pascoli, causando danni gravissimi). La montagna è sempre più abbandonata, per quello la fauna selvatica si espande. Son stufa di vedere spacciata come “notizia” la presenza di un lupo per le strade di un villaggio di montagna.

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Bell’esemplare di toro di razza valdostana pezzata rossa – Challand-St.-Anselme

Sono tanti, sono molti più di quello che si dice, il loro territorio si espande, non c’è da stupirsi. Piuttosto c’è da prevenire i danni, attrezzandosi come si deve. E’ giustissimo chiedere di poter difendere i nostri animali dagli attacchi dei predatori, fare in modo che il lupo torni ad avere paura dell’uomo. Però non dimenticatevi di assicurare un futuro ai vostri figli, un futuro in cui fare l’allevatore sia ancora un mestiere dignitoso, dove si vendono i prodotti a un prezzo equo, consono al vostro lavoro, ai vostri sacrifici quotidiani. La passione è fondamentale, ma il vostro lavoro deve portare un reddito. Chiedete pure a chi vi rappresenta, sindacati agricoli e politici, di continuare ad occuparsi del “problema lupo”, ma… prima cercate di ESIGERE delle risposte su tutto il resto, perché non potete continuare a svendere i vostri prodotti e a pagar caro tutto ciò che vi serve per mandare avanti l’attività. Anzi, nel prezzo dei prodotti, dovreste aggiungere anche qualcosa per compensare danni e disagi legati alla presenza dei predatori. Allora sì…

L’inverno inizia con il caldo

Nel penultimo giorno di autunno il cielo era grigio, ma poi si era aperto uno sprazzo di sole. Non credevo proprio arrivasse la neve…

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Pettirosso – Petit Fenis, Nus (AO)

Però il pettirosso continuava ad aggirarsi a pochi passi da me, svolazzando da un ramo all’altro intorno alle capre che pascolavano. Le previsioni meteo possono sbagliare, ma lui no… e infatti, dopo qualche tentativo mal riuscito, quando ormai era notte, la neve ha iniziato a cadere.

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Il villaggio di Petit Fenis al mattino – Nus (AO)

La precipitazione è durata al massimo un paio d’ore, poi al mattino il cielo era limpido e tutto il panorama sembrava spruzzato di zucchero. La cosa più strana era la fitta coltre di nebbia che intasava tutto il fondovalle spingendosi su fin oltre Aosta.

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Tracce nella neve – Lignan, Nus (AO)

Più si saliva in quota e più ci si stupiva per quanto poco facesse freddo. Pensavo a quel giorno in cui la neve si era depositata sulle foglie a fine ottobre e mi chiedevo se il vecchio detto, alla fine, non si sarebbe poi rivelato giusto, nonostante i cambiamenti climatici. Dicono che, se nevica sulla foglia (cioè presto in autunno) l’inverno poi non darà noia.

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La neve scioglie velocemente – Petit Fenis, Nus (AO)

E infatti il caldo man mano si faceva sentire. Non solo quel caldo relativo, dovuto al sole dopo giornate di maltempo, ma proprio un’aria che si faceva più tiepida, a preannunciare l’arrivo del vento di foehn. La neve scioglieva a vista d’occhio e, nei pendii più esposti, già ricompariva il verde dei prati.

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Una moltitudine di tracce – Petit Fenis, Nus (AO)

Una delle cose che mi piace della neve è vedere l’incredibile moltitudine di tracce rimaste al mattino, dopo una notte estremamente movimentata per tutta la fauna selvatica. C’è chi segue piste e sentieri e chi percorre i suoi passaggi speciali nel bosco, tracce battute da caprioli, cinghiali, volpi e chissà cos’altro. Una vita animatissima di cui siamo raramente consapevoli, anche se avviene a pochi passi da noi.

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Vista sulla Valle da Blavy, Nus (AO)

Fino a sera la fitta nebbia ha coperto la Valle, lasciando dietro di sé ricami di galaverna che si sarebbero visti solo il mattino dopo, giorno del solstizio d’inverno. Il cielo sarebbe rimasto nuvoloso, ma già nel pomeriggio ha iniziato a cadere pioggia e non più neve!

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Al pascolo nei prati abbandonati – Petit Fenis, Nus (AO)

E così l’inverno, quello del calendario, si è aperto pascolando in camicia, a mille metri, nel pomeriggio di una giornata di forte vento caldo. E il vento ha continuato a soffiare quasi ininterrottamente, “regalandoci” temperature sopra alla media di 19-20°C. I prati cambiano colore a vista d’occhio, dato che il terreno non è gelato, ma è stato inumidito da pioggia e neve disciolta. Non ci si lamenta di poter pascolare, ma… sarebbe meglio avere le stagioni al loro posto e non dover poi temere altre nefaste gelate primaverili come nel 2017!

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Speriamo che sia così. Nel frattempo, per concludere, una bella notizia che sarà un po’ il mio “regalo di Natale”. Il 2019, a dieci anni dalla sua pubblicazione, vedrà la riedizione di “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, il libro che forse mi ha regalato le maggiori soddisfazioni, tra tutti quelli scritti. Il suo incredibile successo per me è stato totalmente inatteso. Andato esaurito in breve tempo, ora ha trovato un Editore che ha deciso di scommetterci e così gli ho proposto non una ristampa, ma una nuova edizione con qualche aggiunta e qualche modifica. Qui trovate il blog dove parlavo del libro, delle (tantissime) serate di presentazione che avevo fatto e delle belle recensioni ricevute. In primavera ricomincerà il cammino di questo nuovo testo grazie a l’Araba Fenice.