Piangere non serve, allora bisogna attrezzarsi per convivere

Continuiamo con il racconto delle mie giornate in altre parti delle Alpi. Ora sono rientrata in Piemonte (e vi ricordo che domani sera presenterò “Capre 2.0” alla Crumiere di Villar Pellice). L’altro giorno invece, lasciato Ponte di Legno, sono salita al Passo del Tonale, passando così dalla Lombardia al Trentino Alto Adige.

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Passo del Tonale (TN)

Al passo c’era ancora un po’ di neve, ma i pascoli iniziavano ad essere punteggiati di crocus. Non faceva freddo, per cui sicuramente in poco tempo anche lì si farà vedere il verde della primavera. Via via che avanzavo verso il lato trentino, il panorama era occupato dalle infrastrutture turistiche, come in tutte le stazioni invernali. Non un bel vedere…

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Val di Sole (TN)

Poi però, scendendo nella valle, per chilometri si sono susseguiti meravigliosi paesaggi fatti di boschi e prati, punteggiati da masi e attraversati da strade bianche. Qua e là c’erano anche vacche al pascolo. Ho visto le indicazioni per tanti luoghi dove mi sarebbe piaciuto andare, dai finestrini ho osservato villaggi, castelli, ma dovevo proseguire perché ero attesa in più posti. Sono poi entrata in Val di Non e ho guidato tra infiniti meleti, con un fastidioso odore di antiparassitari che aleggiava nell’aria.

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Daniel e Bruno con il gregge 

Ad Ala mi aspettava un amico che non avevo ancora mai incontrato dal vivo, Bruno. Grazie a lui che mi ha accompagnato, sono andata a trovare una “vecchia conoscenza”, Daniel, che quest’anno lavora da quelle parti come pastore. “Lo scorso anno qui c’ero io con il gregge, ma quest’anno non andrò in alpeggio. Le mie pecore le ho date su a Daniel insieme ai cani. Lui lavora per l’allevatore per cui lavoravo io gli anni scorsi. La mia morosa ha una malga, lei non vuole fare la vita nomade, così quest’anno provo io a stare fermo…“. Bruno ha studiato da geometra, ha intrapreso per qualche mese il lavoro d’ufficio, ma ha subito capito che quella non era la sua strada. Così ha iniziato ad andare in alpeggio, “in malga”, come dicono dalle sue parti. E da allora gli animali hanno sempre fatto parte della sua vita.

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Cani da guardiania e gregge – TN

Anche qui ci sono problemi con il lupo, ormai da qualche anno. Io non sono contento che sia tornato il lupo, il lupo non l’abbiamo voluto, né io né gli altri allevatori. Però per me prima di tutto vengono le pecore. Tanti parlano, dicono che bisogna ammazzare tutti i lupi, ma intanto stanno lì e non fanno niente, così gli attacchi continuano e il lupo si insedia sempre più sul territorio. Piangere non serve, bisogna attrezzarsi per convivere.

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Bruno con l’asina e il gregge – TN

La convivenza di cui parla Bruno non è pacifica e nemmeno indolore: “Perdite e attacchi ne ho avuti, anche con i cani. Intorno a casa le fototrappole fotografano i lupi di continuo. Con i cani però posso dormire, prima eri sempre lì pronto a scattare, a vedere quello che succedeva.” Il significato di “convivenza” quindi è da intendere come qualcosa di imposto: il lupo c’è, bisogna attrezzarsi con ciò che la legge ci consente di usare. Bruno cerca anche di sensibilizzare i colleghi, far capire che occorre prevenire il problema.

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Cane da guardiania nel gregge – TN

Inserire un cane è un lavoro lungo. Per quello bisogna farlo prima, quando non c’è ancora l’urgenza di difendere gli animali da lupi già stabili sul territorio. Io voglio dei cani che facciano il loro lavoro, ma che mi riconoscano anche come capobranco. Se sbagliano, faccio come se fossi uno di loro, li prendo per il collo e li costringo a terra. Per i cani questa è la prova di forza del dominante. I miei cani devono obbedire al tono della mia voce.

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Cartelli informativi per i turisti sulla presenza dei cani da guardiania

A volte ci sono problemi con i turisti, ma… è affar loro! Nel senso che ci sono i cartelli e loro devono rispettare le regole. Io i cani li devo avere per difendere il gregge, il turista si deve adeguare.” Daniel racconta che, poche ore prima, un ciclista ha avuto paura dei cani, ma non è successo niente. “I cani devono difendere il gregge, ma non devono nemmeno essere troppo aggressivi con la gente. Però nemmeno troppo socievoli, altrimenti seguono il turista e abbandonano le pecore!

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Il cane da guardiania nel gregge – TN

La posizione di Bruno a riguardo di questi temi non sempre viene capita dai “colleghi”, anche perché, mi dice, ogni tanto il suo pensiero è stato strumentalizzato in certi articoli. Riconosce che non ovunque il problema può essere affrontato nello stesso modo, ma insiste sulla necessità di provare a prevenire, soprattutto con l’inserimento dei cani. Ammette che non sia una cosa semplice, ma proprio per questo bisogna iniziare per tempo, consapevoli che occorra dedicarci tempo e pazienza. “Le reti antilupo da sole non sono sufficienti, il lupo entra come vuole, le salta. Io ho sempre rinforzato tra un picchetto e l’altro con i picchetti che si usano per il filo delle vacche, ma nel recinto ci devono essere anche i cani. Su sul Carrega fare il recinto non è facile, queste reti hanno il doppio piede, è impensabile spostare il recinto frequentemente. Su è tutto sassi, per fare il recinto avevamo fatto i buchi con il tassellatore.

Le capre di Ardesio

Ieri ero in Val Seriana, ad Ardesio (BG), dov’ero stata invitata alla Fiera della capra. Per me è stato un ritorno, dato che avevo già partecipato all’edizione del 2010 e del 2015.

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Ardesio 2018 – Val Seriana (BG)

Quest’anno la fiera era alla sua 19° edizione. La giornata è stata accompagnata da temperature abbastanza rigide, ma anche da una bella giornata, almeno fino al primo pomeriggio. E il pubblico è accorso in massa, nella tarda mattinata c’era davvero tanta gente!

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L’arrivo alla fiera – Ardesio (BG)

Gli allevatori presenti erano 35, con più di 400 capre in mostra. Al mattino, man mano, chi a piedi, chi con i mezzi appositi, allevatori e appassionati hanno condotto i loro greggi (o parte di essi) alla fiera.

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Becchi dal palco imponente – Ardesio (BG)

Rispetto al passato, ho visto meno capi di razza Frisa valtellinese, mentre le razze più rappresentate erano l’Orobica e la Bionda dell’Adamello (non so esattamente i numeri, è impressione che ho avuto ad occhio). Non mancavano capre di altre razze (camosciata, saanen, meticce e così via).

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L’amore per i propri animali – Ardesio (BG)

In queste manifestazioni, uno dei protagonisti è… la passione! L’elemento che accomuna tutti, che spinge a partecipare anche quando ci sarebbe tanto da fare in azienda… E la passione la si vede brillare soprattutto negli occhi di giovani e giovanissimi, per i quali questa è una giornata molto importante. Non un gioco, ma un momento da adulti, e gli animali devono fare bella figura. Ecco così una bella spazzolata finale al pelo di capre e becchi!

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Categoria becchi – Ardesio (BG)

La mattinata si è conclusa, come sempre, con la sfilata dei capi, suddivisi per categorie, al fine di assegnare i premi agli animali più belli.

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Formaggi locali – Ardesio (BG)

Nel resto del paese intanto si poteva fare un giro tra le bancarelle: prodotti tipici, materiale, attrezzature, formaggi locali e non, come in qualsiasi fiera.

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Fiera della capra… e dell’asinello! – Ardesio (BG)

In cima al paese non mancavano poi gli asini, secondo elemento di questa manifestazione. In un’altra zona invece c’erano i cavalli e si poteva fare anche un giro in carrozza nella piazza e tra le vie di Ardesio.

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Bastoni da pastore – Ardesio (BG)

Una piazza era occupata dagli artigiani, che mostravano dal vivo come si realizzano i loro manufatti: bastoni da pastore, cesti di vimini, coltelli e altro ancora.

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Arrosticini – Ardesio (BG)

All’ora di pranzo, perché non gustare gli arrosticini di pecora? E’ vero che qui è più tipica la bergna (carne secca di pecora), ma i giovani dell’azienda Palamini si sono lanciati nello street-food. “E’ anche un modo per utilizzare la carne delle nostre pecore con più soddisfazione che non a venderla al commerciante!” Gli arrosticini sono già tutti pronti, la serie di spiedini viene posizionata sull’apposito sostegno e, con il calore, sono cotti in pochi minuti di attesa. Il pubblico sembra gradire, anch’io non potevo resistere, dato che amo questa carne: erano ottimi, succosi, saporiti!

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Si lascia la fiera – Ardesio (BG)

Pian piano al pomeriggio qualcuno iniziava a rientrare. Io ho avuto modo di chiacchierare con un po’ di gente e, per l’ennesima volta, me ne sono ripartita riflettendo sul ruolo svolto da questi allevamenti nel territorio montano. C’erano aziende più grosse, c’erano piccoli allevatori, c’erano appassionati.

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Un po’ di sfilata nel centro – Ardesio (BG)

Quale sarà il futuro di questa banda di allegri ragazzini, che ha fatto fare tre volte il giro della rotonda al piccolo gregge, a beneficio del pubblico? Nel convegno del sabato sera e in varie chiacchierate alla domenica si è parlato (giustamente) del ruolo della formazione, ma anche di aziende che vivano in modo economicamente sostenibile. Non si può avere come unico tornaconto la soddisfazione per avere una bella capra, per la nascita di un capretto, mentre il bilancio dell’azienda traballa. Ci sarà ancora da parlare di queste cose…

La gente si lamentava perché passava negli alpeggi e non trovava niente

Sempre grazie al passaparola degli amici, eccomi questa volta a Valtournenche, accompagnata da Liviana, che mi porta da Laura e Loris, amici di famiglia che gestiscono un alpeggio da quelle parti, producono e vendono formaggi. Proprio quello di cui ho bisogno io! Tra l’altro, questo alpeggio mi era già stato indicato anche da un altro “informatore sul campo”.

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Uscita dalla stalla – La Manda, Valtournenche (AO)

Arriviamo quando le vacche stanno per essere slegate, cioè stanno per uscire verso i pascoli. Un saluto veloce a tutta la famiglia, poi decido di seguire Loris, così posso scattare un po’ di foto approfittando della bella luce del mattino e del cielo ancora abbastanza azzurro. Le previsioni sono incerte, il tempo dovrebbe peggiorare, quindi è meglio non perdere l’attimo.

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In cammino verso i pascoli – La Manda, Valtournenche (AO)

Oltretutto, nei pressi dell’alpeggio il Cervino non si vede, è coperto da un costone, quindi seguendo la mandria dovrei arrivare dove si vede almeno la sua sommità. Loris accompagna gli animali e resterà con loro fino al momento di rientrare, così io ritorno sui miei passi per andare a fotografare Laura che sta lavorando il latte, poi sarà la volta delle domande.

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Laura rompe la cagliata – La Manda, Valtournenche (AO)

Loris al pascolo non rinuncia, quindi è toccato a me fare la casara. Poi le donne… hanno più pazienza! Era già il ruolo di mia nonna, mia mamma va ancora in alpeggio con mio fratello, la nuora e tutta la famiglia, è ancora lei che fa i formaggi. Sono due anni che trasformiamo qui in alpeggio, prima davamo il latte al caseificio. Il padrone dell’alpeggio ha messo a posto i locali, è stato anche lui a spingerci a lavorare il latte.

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La stagionatura dei formaggi – La Manda, Valtournenche (AO)

Qui turisti ne passano tanti, salgono con l’ovovia e fanno il percorso del Balcone del Cervino. La gente si lamentava perché passava negli alpeggi e non trovava niente da comprare! Qui nella zona di Cervinia adesso ci siamo noi, Didier e Gildo che fanno formaggi, tutti gli altri conferiscono. Turismo ce n’è parecchio!

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Il Bedzo – La Manda, Valtournenche (AO)

Abbiamo fatto la scelta di non fare Fontine. Passano quattro mesi prima di poterle vendere, oppure le fai e le dai alla cooperativa, ma qui per la gente che passa non hai niente. Allora ci siamo creati un nostro prodotto, il Bedzo, che vuol dire formaggio nel patois di qui. Produciamo, stagioniamo noi, minimo 60 giorni, e ce li vendiamo. E’ una scelta che funziona bene. D’inverno invece conferiamo alla Centrale del latte.

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La famiglia Pieiller – La Manda, Valtournenche (AO)

Questo alpeggio è ancora a conduzione interamente famigliare. Ethel e Ellis, le due figlie, hanno un’età in cui possono ormai aiutare i genitori. La maggiore studia all’Institut agricole, mentre la minore ha scelto un indirizzo turistico. “E’ dura essere madre e allevatrice perché… i figli non te li godi. Alla sera finisci i lavori e loro sono già a dormire. Stiamo più insieme d’estate.

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Sui pascoli di La Manda – Valtournenche (AO)

Torno sui pascoli e raggiungo Loris. “Non devi filmare, no? Solo domande? Io non fatico a parlare se tu scrivi, ma quando mi hanno intervistato con le telecamere, lì non sapevo cosa dire!“. Sicuramente non gli manca la parlantina, così mi faccio raccontare la sua storia.

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Loris e una delle sue vacche castane –

Bestie ne ho sempre avute, ma io facevo un altro lavoro, lavoravo per una ditta che distribuisce bevande. Più che altro erano i miei nonni che ne avevano. Poi ho sposato Laura, la sua famiglia già andava in alpeggio. Prima tenevamo le bestie giù, poi c’è stata l’alluvione nel 2000 e ha danneggiato i prati, così nel 2001 abbiamo iniziato a venire in alpeggio, all’inizio eravamo dall’altra parte della vallata, sempre qui a Valtournenche.

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Al pascolo al cospetto del Cervino – La Manda, Valtournenche (AO)

Una volta avevo solo vacche nere, poi abbiamo preso le bianche e rosse, per la resa. Solo con le nere non riesci a campare. Teniamo giù i manzi bianchi e rossi per pulire i prati brutti dove non possiamo sfalciare. Il fieno me lo faccio io, il primo taglio prima di salire, poi per il secondo viaggio su e giù. Quando non ci sono… la moglie e le figlie tirano fuori un po’ più di grinta!

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In quella foto c’è un po’ del mio cuore” – La Manda, Valtournenche (AO)

Le reine sono una… malattia, e pure contagiosa! Sono un qualcosa in più, ma danno anche l’input per andare avanti. Però non deve essere basato tutto su quello. Due o tre volte all’anno le porto alle battaglie, sono accanito… perché ci tengo, ma non sono di quelli che vogliono ad arrivare a tutti i costi.

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Chi già rumina e chi pascola – La Manda, Valtournenche (AO)

Più tardi, a tavola, con degli amici di Loris arrivati dal Piemonte, anche loro appassionati, dopo qualche parola sul tempo, sulla siccità, i temporali e la resa del fieno… il discorso sarà poi quasi esclusivamente dedicato alle reines e alle battaglie, non solo quelle della Vallée e del Piemonte, ma anche quelle svizzere. E Loris si arrabbierà perché non riusciva a ricordarsi il nome di una vincitrice alle finali svizzere…

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Al pascolo con i ghiacciai sullo sfondo – La Manda, Valtournenche (AO)

E’ un mondo particolare, quello degli appassionati di reines. Vedono una foto di una vacca e la riconoscono, sanno il suo nome e quello del suo proprietario, dove e quando ha vinto un combat, se è stata acquistata o se è nata nella stalla del suo padrone. Se ha avuto figlie vincitrici o se è lei figlia di una reina famosa… “Hanno un qualcosa in più nel carattere“, mi diceva Laura davanti alla stalla. “Una bianca e rossa, anche se la coccoli, non viene a farsi accarezzare e grattare prima di entrare in stalla come invece fanno le nere!

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Rientro dal pascolo mattutino – La Manda, Valtournenche (AO)

Nella baita c’è un pesce rosso, un coniglietto nano. Fuori razzolano le galline, una gatta gioca con il suo micino. C’è una capretta che segue Loris al pascolo e gli da i baci. “Viene anche in casa a prendere il biscotto… Io ho una grande passione per tutti gli animali. Bisogna rispettarli quando sono in vita, però… è un circolo, li allevi e sai che verrà il momento di macellarli, non puoi allevarli tutti. E’ la vita, appunto. La gente non capisce, se c’è l’allevamento, c’è anche la macellazione.

La gente apprezza che ci sia più scelta

Ci sono giovani che continuano la tradizione e altri che puntano sull’innovazione. Le scelte controcorrente possono essere criticate, ma l’importante è essere convinti delle proprie idee. Soprattutto sono importanti i risultati. Girando per gli alpeggi valdostani, sto pian piano comprendendo come la Fontina non sia un prodotto vendibile in loco, dato che richiede i 90 giorni di stagionatura. C’è chi le affianca il “formaggio valdostano” e chi fa scelte di altro tipo.

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Irrigazione in alpeggio – Veplace, Nus (AO)

Sono andata a trovare Luca e Lucrezia all’alpeggio Veplace sopra a Saint Barthelemy, nel comune di Nus. I cartelli lungo la strada indicano che è possibile, presso il loro punto vendita, acquistare diversi tipi di latticini. Arrivo in una rara giornata di nuvole basse e aria umida, la speranza per tutti è che porti pioggia, perché l’irrigazione da sola non basta a sconfiggere questa terribile siccità.

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Veplace, Nus (AO)

Veniamo qui da sette anni, prima non avevo montagne, mandavo via le bestie. Sono entrato che l’alpeggio era nuovo, non era mai stato affittato prima. Già i nonni avevano le bestie, da entrambe le parti. Giù avevo già l’azienda, mio papà aveva fatto la stalla nuova, io mi sono preso la grana dell’alpeggio. E’ un grosso impegno.

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Assortimento di formaggi, Az. agricola Elex – Nus (AO)

Facciamo ricotta, yogurt, burro di panna, reblec, tomini, tome semigrasse, tome alle erbe, al peperoncino, al ginepro. Non facciamo fontine, abbiamo deciso così, tanto la fanno tutti. E’ una scelta che funziona, abbiamo la nostra clientela e turisti d’estate qui in alpeggio. Nel mese di aprile abbiamo aperto il punto vendita in cascina, tre giorni alla settimana c’è mia mamma che lo tiene aperto. La gente apprezza che ci sia più scelta.

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Stagionatura dei formaggi –  Veplace, Nus (AO)

Qui è una zona abbastanza tranquilla, la gente viene a fare gite, passeggiate, è proprio questo che dà la qualità rispetto ad altre località. Lo scorso anno abbiamo fatto alpages ouverts e ci sono state circa 450 persone. E’ organizzato dall’AREV, loro fanno il pranzo, la carne, noi la polenta. Poi c’è la visita alla stalla, ai pascoli, si assiste alla caseificazione. Trovo che sia una festa molto positiva per far conoscere questo mondo, c’è sia gente della valle, del paese, sia turisti. Tutti gli anni noi comunque facciamo una festa, quest’anno sarà il 19 agosto. Pranzo con polenta e spezzatino, degustazione dei nostri prodotti, la ricotta pura o con i gusti, ecc.” (Se interessati, prenotate al 3355679031, affrettatevi!)

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Locale lavaggio bidoni – Veplace, Nus (AO)

Quello che serve per il nostro lavoro è… semplificare! Qui i muri sono del proprietario, io non poso fare chissà quali modifiche. Ogni volta che aggiungo un prodotto, una lavorazione, vengono i veterinari a fare un sopralluogo e spesso ci sono problemi. Sto su quattro mesi e ogni anno vengono a fare almeno 3 controlli. Adesso mi hanno fatto mettere dei teli di nylon contro le pareti della cantina… volevano che dessi il bianco! In cantina! Se non si semplifica, le piccole aziende non si tirano più fuori.

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Estrazione della cagliata – Veplace, Nus (AO)

A lavorare il latte c’è Lucrezia, la moglie di Luca. “Manca ancora tanta esperienza, ho molto da imparare! Mi ha insegnato suo papà, che ha lavorato anche come casaro in alpeggio e aveva vinto il premio per le Fontine.

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Luca e le sue reine – Veplace, Nus (AO)

La mandria è al pascolo più in alto con un aiutante, in stalla ci sono le reine, che verranno messe a pascolare separatamente. “Ho comunque vacche valdostane, anche se, non facendo fontina, non ho il vincolo della razza e potrei prenderne altre più produttive. Ci sto pensando… Le reine sono quel qualcosa in più che ti dà lo stimolo per andare avanti, per staccare un giorno. E’ un divertimento, una passione, un diversivo, una soddisfazione!

Sono partito da zero in tutto

La Val d’Aosta è disseminata di alpeggi, ma per trovare quelli “giusti” per le mie interviste, mi sto affidando soprattutto ai suggerimenti degli amici “sul campo”. Uno di loro, dopo aver lavorato per anni all’Institut Agricole di Aosta, ora è partito alla volta della Francia per una nuova avventura (e per fare l’agricoltore, così ci dirà poi lui qualcosa in più su cosa vuol dire lavorare oltralpe). Appena prima di varcare il confine, ha comunque trovato il tempo per mandarmi un elenco di alpeggi dove, secondo lui, meritava andare.

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Sulla facciata dell’alpeggio Verney – Piccolo San Bernardo (AO)

Quello di Davide Ramires era uno dei suggerimenti che ho ricevuto. “Davide, appassionato di reines, è nato in una famiglia “cittadina” e dopo il diploma (eravamo compagni di classe) ha concretizzato la sua passione…“, così scriveva il mio amico.

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Sylvie, Davide e le loro Bimbe – Alpeggio Verney, La Thuile (AO)

Ho incontrato Davide e la sua famiglia in un sabato mattina soleggiato e caldo anche a quelle quote. Siamo poco lontano dal Colle del Piccolo San Bernardo, questo è un alpeggio a conduzione famigliare, con l’aiuto di alcuni operai, tra cui un ragazzo valdostano che ha qui anche i suoi animali.

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Estrazione della cagliata – Alpeggio Verney, La Thuile (AO)

Davide mi aveva detto di arrivare per le 9, ora in cui estrae la cagliata dalla caldaia e mette le Fontine nelle fascelle. “Il mestiere l’ho imparato guardando, anche da piccolo sono sempre andato in montagna negli alpeggi. Un’estate mancava gente nell’alpeggio dell’Institut e ho imparato lì a lavorare il latte. Faccio il casaro perché è il lavoro che mi permette anche di scendere ed occuparmi della burocrazia.

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La mandria sorvegliata dal cane e dal pastore – Alpeggio Verney, La Thuile (AO)

Potessi, preferirei fare il pastore. Ma c’è spesso da scendere per le carte… Poi mi faccio io i fieni, molti prima di salire, poi quando siamo in alpeggio quando scendo a farli il latte lo lavora mia moglie. Abbiamo gli operai, ma è difficile trovare quelli giusti. Si tribola sempre e comunque…

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Le Fontine vengono messe in forma – Alpeggio Verney, La Thuile (AO)

Davide non è nato in una famiglia di allevatori. “Mia mamma è originaria di Roma, mio papà guardiaparco…“. Conosco di fama suo papà, innumerevoli volte mi è capitato di ammirare le sue fotografie sulle riviste oppure on-line. “I miei mi hanno aiutato molto, mi rendo conto che senza di loro non ce l’avrei mai fatta.

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Le Fontine vengono caricate per far spurgare il siero – Alpeggio Verney, La Thuile (AO)

Non pensavo di prendere l’alpeggio. Mi ha chiamato quello dove mandavamo i manzi e mi ha detto che c’era l’alpeggio libero. Subito ho detto di no, poi ho cambiato idea. Ho iniziato facendo il contratto di un anno, qui c’erano già tutte le attrezzature per lavorare il latte, altrimenti non sarei partito a fare questo, troppe spese. Adesso è l’alpeggio che “salva” l’inverno.

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Sono partito da zero in tutto. La passione è iniziata dalle reines. Non ci ho messo tanto a riempire la stalla, adesso ho esagerato, ne ho da tutte le parti, ma se non c’è il numero, non si sta a galla.” Le reines di Davide adesso sono in stalla, mentre tutti gli altri animali invece sono fuori al pascolo. Per loro un trattamento del tutto particolare che io, poco addentro a questo mondo, fatico a comprendere fino in fondo… Pian piano, intervista dopo intervista, spero di carpirne i segreti, per poterli poi raccontare nel prossimo libro.

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La mandria – Alpeggio Verney, La Thuile (AO)

Per vedere le vacche al pascolo, bisogna salire più in alto. Vista la bella giornata, oggi sono state condotte lassù. Speravo di poter scattare una foto con il Monte Bianco sullo sfondo, ma l’erba è buona e abbondante anche più in basso, così la mandria la incontriamo prima di trovarci al cospetto dei ghiacciai.

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Pascoli di alta quota, il Monte Bianco sullo sfondo – La Thuile (AO)

Il pascolo è davvero ricco, la vegetazione è già avanti: nonostante si tratti della prima settimana di luglio, anche a quelle quote, il trifoglio alpino è già sfiorito. Il caldo si è fatto sentire fin quassù, nonostante questo sia un luogo notoriamente fresco e battuto dalle perturbazioni in transito.

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Panorama sul Colle del Piccolo San Bernardo – La Thuile (AO)

La mandria pascola quieta. Non ci sono molti altri animali intorno, abbiamo incontrato un altro gruppo di vacche salendo, ma l’alpeggio che confina a monte con i pascoli di Davide è vuoto. Ci racconta di come, negli ultimi anni, lì si siano alternati diversi conduttori. “Sono venute anche delle pecore, dal Piemonte… quest’anno doveva salire un margaro sempre dal Piemonte, ma non abbiamo ancora visto nessuno. Ci sono sempre meno animali, in Val d’Aosta!

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Pascoli di alta quota – La Thuile (AO)

Qualcosa vendiamo qui, ad inizio stagione facciamo anche del formaggio valdostano, formaggio con il peperoncino, vari prodotti per poterli vendere ai turisti. Le Fontine in parte le conferisco a La Thuile, collaboriamo con il consorzio, loro ci portano su visite guidate, turisti, per far vedere i luoghi dove nasce e si produce la Fontina.

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Rientro della mandria – Alpeggio Verney, La Thuile (AO)

Davide continua a raccontare, mentre le bimbe entrano ed escono dalla stanza. “Spesso conoscono le bestie meglio loro degli operai! Sono contente di stare qui. A loro piace andare a scuola, ma poi “vivono” per venire su.” Si avvicina l’ora di pranzo, la mandria lentamente scende per rientrare in stalla. Gli animali verranno legati al loro posto, gli uomini mangeranno, si riposeranno, poi ci sarà la mungitura pomeridiana e il ciclo andrà avanti, sempre uguale, come ogni giorno.

Non si riesce più a fare solo questo mestiere

Proseguendo le mie “uscite” tra gli alpeggi valdostani, sono arrivata a Pila, nota stazione invernale, ma località turistica anche estiva, raggiungibile da Aosta con telecabina e seggiovia. Io sono salita in auto, affrontando la ripida strada a tornanti. Avevo un appuntamento per una giornata “speciale”.

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Vacche valdostane in stalla dopo la mungitura – Pila (AO)

Mi aspettava la famiglia Squinabol, Davide si era appunto offerto di “ospitarmi” per l’intervista, ma alla fine ho partecipato a una di quelle piccole transumanze che caratterizzano la stagione di alpeggio, cioè il passaggio da un tramuto ad un altro. Per meglio utilizzare i pascoli, ci sono diverse strutture, collocate a quote via via maggiori, pertanto ci si sposta quando l’erba è finita, poi si sale ancora e, nel mese di agosto/settembre, si torna indietro, a pascolare quel che è ricresciuto.

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Fontine – Pila (AO)

Arrivo quando tutti sono indaffarati, le vacche sono già state munte, ma bisogna lavare tutte le attrezzature, portare all’alpeggio successivo tutto ciò che è necessario e anche occuparsi della caseificazione. Inizio a chiacchierare con Federico, che mi mostra la stagionatura delle fontine (qui se ne producono 16 al giorno) e con la nonna Vittorina, che si occupa tra le altre cose della caseificazione.

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Caseificazione – Pila (AO)

Mi racconta un po’ della sua vita, mentre la tecnologia la aiuta: infatti è un motorino a provvedere al rimescolamento della cagliata che viene riscaldata nella caldaia, per la produzione della Fontina. “Non volevo più venire su, sono stanca, sono stufa, per me ormai sono 48 anni di alpeggio! Ho male alle braccia, stanotte non ho dormito per i dolori. E dovrei anche essere di nuovo operata di ernia. Mi ero già fatta operare, ma poi quando ho tirato su le fontine, è di nuovo uscita. Ho sempre fatto una vita dura io… Volevo smettere, ma poi Federico mi ha chiesto se venivo ancora…

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Partenza dall’alpeggio – Pila (AO)

Non c’è tempo per vedere le ultime fasi della caseificazione, infatti arriva anche Davide che era salito al tramuto di Pan Perdù per portare del materiale, così le vacche vengono slegate e si parte in una nuvola di polvere. La siccità si fa sentire e il caldo viene avvertito anche a quelle quote. Federico e uno degli operai partono davanti alla mandria.

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La mandria attraversa la pista di downhill – Pila (AO)

Ci sarebbe stata ancora erba per qualche giorno, ma sono in corso le prove per la gara nazionale di downhill che si doveva tenere la domenica: gli animali dovevano attraversare la pista diverse volte al giorno per uscire e rientrare in stalla, quindi era impossibile rimanere ancora lì. Mentre passiamo, i bikers si fermano, il fotografo smette di immortalare i loro salti sulle gobbe in terra battuta realizzate per l’occasione.

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Piste da sci e pascoli estivi – Pila (AO)

Si sale lungo le piste: la gran parte dei pascoli di questi alpeggi d’inverno è territorio degli sciatori. Il posto è bello, il paesaggio spettacolare, ma sicuramente le infrastrutture della stagione invernale disturbano l’occhio di chi è abituato alla montagna incontaminata. “Qui a Pila è comodo, sei in montagna, ma non sei isolato, in paese ci sono i negozi, c’è tutto”, racconta Davide. “Io però su ci sto poco, vado avanti e indietro, ci sono i fieni da fare giù. Ci sono mio figlio Federico, mia suocera e gli operai.

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Pan Perdù – Pila (AO)

Sono le valdostane castane a raggiungere per prime l’alpeggio, guidando la transumanza. La mandria è composta in prevalenza da vacche di razza valdostana pezzata rossa, alcune pezzate nere e alcune castane, perché la passione per le battaglie delle reines c’è anche in questa famiglia. La precedenza però si da alla produzione di latte, alla mungitura.

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Pascoli a Pan Perdù – Pila (AO)

Gli animali salgono pascolando e intorno all’alpeggio trovano un fresco pascolo abbondante. I fili sono già stati tirati in precedenza per fermare la mandria una volta che fosse giunta lì, così Federico e uno degli operai si occupano di sistemare l’acqua della fontana. Tutti gli altri arriveranno più tardi, dopo aver terminato i lavori nell’alpeggio sottostante.

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Alpeggio Pan Perdù – Pila (AO)

La baita è già addobbata con numerosi vasi di gerani e altri fiori arriveranno ancora in seguito sul pick up. “Mi piace che ci siano tanti fiori, arrivare in un posto e trovare tutto fiorito è una bella impressione. Il proprietario dell’alpeggio invece dice che è una perdita di tempo, perché bisogna anche bagnarli…

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Federico – Pila (AO)

Federico intende continuare la professione di allevatore, ma sta anche studiando veterinaria a Torino. “Spero in futuro di riuscire a fare entrambe le cose. In autunno inizio il quarto anno.” Davide, oltre a fare i fieni, deve scendere anche per tutto quel che concerne la burocrazia: “Non si riesce a fare solo il mestiere, si passano le giornate negli uffici a presentare domande e le leggi cambiano continuamente.”

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Qui a Pila i turisti non mancano, specialmente dalla fine di giugno alla metà di agosto, ma non sempre la convivenza è facile. La seggiovia porta i ciclisti in quota e dopo questi rientrano in paese godendosi la discesa, solo che bisogna ricordare loro di utilizzare solo le piste segnalate e non quelli che invece sono pascoli. “C’è un bel rapporto con la società che gestisce gli impianti, ci veniamo incontro a vicenda. I turisti invece non sanno più ho cosa sia l’alpeggio, ho fermato gente che saliva in mezzo ai pascoli… perché di lì si faceva prima, così mi hanno risposto.

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Valdostana pezzata rossa – Pila (AO)

Per la gente è tutto bello finché non si incontrano i due mondi. Il letame puzza, non piace che venga sparso sui pascoli, però per essere bello, tutto fiorito, bisogna fare manutenzione, concimare, ecc…“. Quel giorno di inizio estate però di turisti non ce ne sono. Le vacche hanno mangiato, gli uomini sono ancora indaffarati a sistemare tutto prima di concedersi un pranzo.

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Davanti alla stalla – Pan Perdù, Pila (AO)

Gli animali attendono di entrare in stalla, ma non è ancora tutto pronto. In quella lunga giornata non si riesce a rispettare gli orari normali. La fatica e la stanchezza poi iniziano a farsi sentire, la sveglia per la mungitura era suonata alla 3 del mattino.

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 Pan Perdù, Pila (AO)

Finalmente, poco alla volta, le vacche vengono fatte entrare. Per quella giornata particolare sono venuti a dare una mano anche gli allevatori che mandano qui in alpeggio per l’estate i loro animali. E’ stagione di fieni, c’è chi ne ha tagliati e deve andarli a ritirare, potrebbe fare un temporale prima di sera, o forse no. Si parla anche del gran caldo, della siccità, della speranza che non manchi l’acqua per irrigare i prati.

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In stalla – Pan Perdù, Pila (AO)

Finalmente tutti gli animali sono al loro posto e si può andare a pranzare. Resterà ben poco tempo per riposare prima della mungitura pomeridiana. Nonostante le mungitrici, occorrono comunque all’incirca tre ore per questa operazione, poi c’è nuovamente da lavorare il latte. “Per tutto il lavoro che comporta, le due lavorazioni quotidiane, il fatto che è un formaggio a latte intero, è una DOP, dovrebbe valere di più, la Fontina. La gente non sa che lavorazione c’è dietro.

Chi ce l’ha fatta

L’altro giorno si parlava di un mio “vecchio” libro, “Di questo lavoro mi piace tutto“, uscito ormai da alcuni anni. A dire la verità è stato pubblicato nel solo 2012, ma le interviste le avevo fatte nel 2010 e terminate nel 2011, poi da allora ne sono usciti diversi altri e così mi sembrava che sia passato molto più tempo. Comunque, nel libro (ancora disponibile, qui trovate i dettagli per ordinarlo), avevo raccolto una settantina di interviste a giovani allevatori, tra i 15 e i 30 anni. Raccontavano le loro scelte, le loro difficoltà, i loro sogni. Sarebbe bello andare a trovarli e vedere come son andate le cose, nel bene e nel male. Io non ho tempo e modo di farlo, ma per qualche studente universitario del settore, non potrebbe essere un bell’argomento per una tesi? Io sono disponibile per fornire i contatti per raggiungere la maggior parte di loro!

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Matteo e le capre nei boschi sopra ai Bastianoni – Cumiana (TO)

Ieri sera sono andata a trovare due di questi ragazzi, erano in coppia già nel 2010, la prima volta vi avevo parlato di loro qui, quando Matteo aveva affrontato la transumanza per andare a fare la sua prima esperienza in alpeggio. Poi ero andata per l’appunto ad intervistarli per il libro. E in seguito mi era capitato di incontrarli varie volte, anche perché avevano iniziato a salire sulle “montagne” sopra al mio paese. Non un vero alpeggio, ma comunque dei pascoli da utilizzare nella stagione estiva.

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Francesca munge le capre con “l’aiuto” dei bimbi – Cumiana (TO)

Sono cambiate molte cose in questi anni, però i loro sogni e progetti si sono man mano realizzati. Cosa diceva Francesca nel 2011? “Sposarci, lavorare insieme. Però non potrei mai lasciare l’azienda dei miei, che con un socio hanno un’attività di contoterzisti, magazzini per cereali e preparano anche i mangimi. Così al mattino aiuterei lui a mungere e fare i formaggi, poi andrei in azienda, ed alla sera di nuovo ad aiutare lui. A me lavorare piace, non sono capace di star lì senza fare niente. Seduta dietro ad un computer… No, non fa per me. Io devo stare fuori, muovermi!“. Oltre a lavorare insieme, Matteo e Francesca hanno anche due bambini, si sono sposati e la loro attività sta progredendo.

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Il rientro delle capre – Bastianoni – Cumiana (TO)

Ieri sera li ho incontrati quando avevano finito di spostare il recinto e aspettavano che le capre rientrassero dal pascolo. A dire il vero, avendo cambiato zona proprio quel giorno, il gregge se ne stava per i fatti suoi più in alto e non scendeva nonostante i richiami di Matteo, così ci è toccato andarle a cercare affidandoci al suono delle campanelle. I lavori da fare sono sempre tanti, nelle giornate precedenti Matteo si stava occupando della fienagione, quindi gli animali pascolano anche da soli, sorvegliati dai cani maremmano-abruzzesi, per rientrare al recinto la sera.

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Il recinto per la sera – Bastianoni – Cumiana (TO)

Varie volte il gregge ha avuto problemi con i predatori, in passato. Matteo il lupo l’ha già anche visto più volte, gli aveva ucciso delle capre anche vicino ad una delle borgate ancora abitate che ci sono nella parte alta di Cumiana. I cani sono un deterrente, ma la loro efficacia non è del 100%. Sarebbe però impensabile avere una persona con il gregge tutto il giorno, economicamente non sarebbe sostenibile. Matteo mi spiega che non ha terreni in affitto, pascola con il permesso dei proprietari, ma non ha stipulato contratti. In questo modo non può nemmeno presentare domande per avere dei contributi. “Ma è meglio così, non chiedo niente, non voglio niente, solo poter lavorare, fare il mio lavoro.

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Piccoli pastorelli crescono – Cumiana (TO)

Chiacchiero con Francesca e le chiedo della “nuova” avventura. Da poco tempo ha iniziato a fare i mercati con i formaggi di loro produzione. “Adesso il latte lo lavoro io, al mattino. Ci siamo attrezzati, abbiamo realizzato il caseificio a casa, al Selvaggio, dove abitiamo. Non abbiamo potuto farlo dove abbiamo la stalla perché è “zona residenziale” e non ci hanno dato il permesso. Non abbiamo chiesto contributi per farlo, perché tanto i soldi li dovevamo comunque tirare fuori noi prima. E poi dovevi avere tutte le fatture, invece così certi lavori ce li siamo fatti noi in famiglia. La spesa comunque è stata grossa.

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Assistenti alla mungitura – Cumiana (TO)

Poi abbiamo preso il furgone e il banco per vendere. Ho appena iniziato a fare i mercati dei produttori a Piossasco il sabato mattina e a Cumiana il mercoledì. Mi sono attrezzata secondo quello che mi ha detto l’ASL, ma poi vedo gli altri che arrivano a vendere e non hanno tutte le cose che hanno chiesto a me… Un’altra cosa che ho notato è che a questi mercatini non tutti sono veri produttori, c’è gente che rivende prodotti di altri. Le cose stanno andando bene, la gente apprezza i miei formaggi. La clientela è diversa, a Cumiana vengono a prendere 6, 12 tomini per volta, mi dicono che sono come quelli che facevano una volta, anche la ricotta. Invece a Piossasco c’è chi ti prende un tomino di capra, uno di mucca…

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Impariamo a mungere? – Cumiana (TO)

Il lavoro non manca e gli orari sono quelli che sono. Ieri sera si mungevano le capre alle nove di sera. “Lavoro il latte al mattino, poi dipende anche dalle ordinazioni che ho. Il Ristorante Freidour ci prende molte cose, poi ho qualche cliente fisso. Al pomeriggio continuo a lavorare dai miei, perché comunque di spese ce ne sono, per il furgone dei mercati abbiamo dovuto chiedere un prestito. Alla sera non ceniamo mai prima delle dieci, a volte mia mamma si impietosisce e mi dà la verdura già preparata, lavata.

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Un’ultima foto prima di lasciare il gregge nel recinto con i suoi guardiani – Cumiana (TO)

Il racconto di Francesca è sereno, non ci sono lamentele, solo determinazione e passione per la propria vita, il lavoro, la famiglia. Questi giovanissimi sono tra quelli che ce la stanno facendo ad andare avanti e realizzare i propri sogni, ma per molti altri protagonisti del libro non tutto è andato come si sperava. Vedremo se qualcuno andrà a verificare come si sono evolute le cose…

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Scende la sera sui pascoli di vacche, cavalli e asini – Cumiana (TO)

Francesca va con i bimbi alla roulotte a preparare cena, Matteo raggiunge le vacche per mungerle, poi più tardi scenderanno tutti a casa, in Val Sangone. Una volta Matteo aveva anche le pecore, ora tiene solo più capre e qualche vacca. “Pascoli qui ce ne sono pochi, non puoi avere tante bestie. Una volta c’erano vacche, capre… per anni è stato tutto abbandonato, il bosco si è allargato. Poi in questi anni sono già migliorati un po’, pian piano li stiamo pulendo, i proprietari tagliano qualche pianta, portano via quelle secche. Però se non piove… lo scorso anno a fine agosto era già tutto giallo.

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Matteo munge con l’ultima luce della sera – Cumiana (TO)

Saluto Matteo, ha finito di mungere e rientra dalla famiglia per cenare. Quando, quasi dieci anni fa, questo ragazzino dalle origini non agricole aveva scelto di fare il pastore, quelli “dell’ambiente” un po’ lo schernivano. C’era un misto di ammirazione per il suo coraggio (passare l’estate in alpeggio con un gregge), ma anche sembrava che tutti si aspettassero un’ammissione della sua sconfitta. Perché “pastori si nasce e non si diventa”. Invece oggi Matteo e Francesca sono una bella coppia, una bella famiglia, lavorano insieme e raccolgono i frutti della loro passione/mestiere.

Una fiera che ritorna in terre “difficili”

Nel mese di aprile sono stata invitata ad Ottone, un piccolo centro della provincia di Piacenza, collocato lungo il torrente Trebbia, a poca distanza dal confine con il Piemonte e la Liguria. Terre di confine, appunto. Ma anche terre dove è difficile vivere.

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Castello della Pietra – Vobbia (GE)

Per arrivare lì me la sono presa “comoda”, facendo un lungo giro in luoghi poco conosciuti. Volevo vedere dal vivo il Castello della Pietra di Vobbia, una costruzione particolare in un luogo dal fascino severo. Anche in questo caso è inevitabile porsi delle domande sul come sia stato costruito, sulla vita, sui commerci, sul passaggio che dovesse esserci all’epoca in queste vallate (il castello è del XI secolo). Oggi sono luoghi scarsamente popolati, i fiumi mostrano evidenti i segni delle alluvioni e mi chiedevo di cosa possa vivere la gente dei paesi che attraversavo.

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Pascoli al monte Buio – confine Piemonte-Liguria

Ho anche fatto una breve escursione, camminando prima nei boschi di faggio e sbucando poi in cresta su pascoli che sicuramente vengono utilizzati nella stagione estiva. Panorami diversi rispetto a quelli alpini, quote inferiori, boschi di latifoglie che terminano drasticamente per lasciare, in cresta, spazio ai pascoli.

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Carrega Ligure (AL)

Il mio viaggio è proseguito su strade così poco frequentate da incontrare meno di cinque auto in circa due ore di tragitto. Villaggi raggiungibili risalendo valli strette e tortuose, fitte di boschi, con pareti rocciose qua e là intaccate da frane che hanno interessato anche la sede stradale. Di cosa si vive quassù? E chi ci vive ancora? Gran parte delle abitazioni sembrava chiusa…

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Capanne di Carrega (AL)

Alle Capanne di Carrega, sul colle, un agriturismo abitato tutto l’anno. Sentivo campanelle risuonare nell’aria, qualche animale al pascolo in quel freddo giorno di primavera doveva esserci. L’impressione generale però era di “sopravvivenza”, piccole strutture, piccole realtà, mancherebbero totalmente gli spazi per aziende dimensioni maggiori (peraltro fuoriluogo quassù) e poi… sembra di essere lontano da tutto, più ancora che non in una vallata alpina. C’è il mare all’orizzonte, ma sicuramente quello è un altro mondo, così come la pianura delle grandi aziende. E’ sufficiente la stagione turistica per riuscire a tirare avanti?

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Pascolo tra Liguria ed Emilia – Barchi (PC)

Finalmente ho raggiunto la mia meta. Prima di andare ad Ottone, dove il giorno successivo sarei stata ospite della fiera del bestiame, sono ancora risalita a Barchi, per incontrare Gloria e la sua famiglia. Barchi è un villaggio che si popola d’estate, quando i villeggianti scappano dal caldo, ma in questa stagione non c’è quasi nessuno. La famiglia Pisotti e i loro animali sembrano costituire il nucleo principale. Gloria, insieme ad una compagna di scuola, mi accompagna subito a vedere la mandria dello zio. Saliamo sulla strada sterrata che porta ai pascoli dove gli animali stanno tutto l’anno.

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Cavalli al pascolo sull’Appennino tra Liguria ed Emilia

Gloria mi racconta di come questo sia possibile, grazie al clima. Se proprio arriva la neve, allora si interviene con del fieno, ma negli ultimi anni non ci sono state difficoltà. Così gli animali nascono, crescono, brucano, dormono, si abbeverano… Oltre alla mandria di vacche, ci sono i cavalli. Lo zio di Gloria e i suoi cugini mandano avanti l’azienda, che sarà tra le protagoniste della fiera del giorno successivo.

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Il gregge di Gloria – Barchi (PC)

La famiglia di Gloria mi riserva un’accoglienza molto calorosa, che mi fa sentire a casa anche qui dove le montagne sono arrotondate e diverse dall’aspetto che mi è usuale. Ci ritroviamo a parlare di conoscenze comuni, alcune reali, altre incontrate grazie ai social. Poi di qui si parte, una volta all’anno, e si viaggia fino alla fiera di Luserna, dove è possibile vedere tanti animali ed incontrare gli allevatori di un po’ tutto il nord Italia. Gloria mi racconta degli studi a Genova, ma non all’istituto agrario: “Perché lì sono specializzati sulla floricoltura e chi ha gli animali viene preso in giro persino dai compagni di scuola!

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Fiera del bestiame – Ottone (PC)

Il giorno successivo però la fiera è lì vicino, ad Ottone. Grazie alla presenza di un nucleo di giovani allevatori intraprendente, alla Proloco e all’Amministrazione, dopo 40 anni, è stata riproposta la Fiera del Bestiame. Ci sono rappresentanti delle varie aziende e avrebbero potuto essere ancora più numerosi, non fosse stato per alcune restrizioni sanitarie in vigore in quel periodo.

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I ragazzi delle scuole intervistano gli allevatori -Fiera di Ottone (PC)

I ragazzi delle scuole raccolgono testimonianze dai vari allevatori e tocca anche a Gloria essere intervistata. Tutti mi dicono che la fiera è stata un successo, non ci si ricorda di aver visto così tanti animali riuniti, qualche anziano parla delle fiere di un tempo, uno di loro mi racconta di quando acquistava i vitelli nelle aziende della zona e li rivendeva in Piemonte, proprio dalle mie parti, affinché fossero ingrassati.

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L’arrivo degli animali alla fiera – Ottone (PC)

Ci sono bovini, numerosi cavalli e asini, qualche capra, alcune pecore, un paio di lama. Al mattino ci si riunisce per un interessante convegno, dove si parlerà anche di razze autoctone, di pascoli e di allevamento come importante risorsa per il mantenimento e la gestione del territorio. Al pomeriggio invece il pubblico si ritrova ancora più numeroso nel campo sportivo ad ammirare gli animali, le esibizioni a cavallo, l’opera del maniscalco… Per me viene il momento di rientrare, così riparto contagiata dall’entusiasmo dei nuovi amici conosciuti in quei giorni. Finita la fiera, premiati i partecipanti, si torna però ai problemi quotidiani, che non possono essere affrontati e superati solo con la passione.