Mi definisco una margara alternativa perché mi piace mettermi in gioco

Ancora una storia di giovani, per proseguire il nostro cammino tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi vi porto dalla mia amica Roberta Colombero, che conoscevo già ancor prima di intervistarla per il libro… e che ho continuato a frequentare in questi anni. Ogni tanto questa giovane allevatrice ha fatto parlare di sé, ma qui ci spiega le sue motivazioni.

tehpem

Con la mia famiglia allevo sempre con passione bovini di razza piemontese, ne abbiamo circa 200. Cerchiamo sempre di migliorare la selezione dei nostri capi portando avanti la taglia e la qualità dei soggetti, così si ottengono soggetti interessanti, sia vitelle che vitelli, che vengono richiesti anche in altre parti del mondo, uscendo dall’Italia. Ciò è fonte di molta soddisfazione per me.

fxvrui

Negli ultimi anni ho inserito nell’azienda alcuni incroci di Frisone con Blu belga per aumentare la quantità del latte. Le Piemontesi vengono sempre munte a mano due volte al giorno, mentre gli incroci li mungiamo a macchina. L’azienda è sempre di famiglia, lavoro ancora con i miei genitori. Al lavoro si sono aggiunte alcune difficoltà, ma forse non le definirei proprio difficoltà, più che altro semplicemente impegni aggiuntivi sul fronte burocratico: mi tengo io l’anagrafe bovina, così come seguo altri aspetti burocratici e, a breve, anche le fatture elettroniche. Bisogna stare dietro ai tempi.

4ffmbb

Trasformo i miei prodotti nel periodo estivo all’alpeggio Valanghe a Marmora (CN), producendo principalmente Nostrale d’Alpe, Robiole, tomini, erborinati, semicotti, tipo Castelmagno, yogurt e burro. Durante l’inverno le vacche raggiungono le campagne di Savigliano e, in quei mesi, il latte viene venduto al Caseificio Osella. D’estate facciamo vendita diretta al turista di passaggio, oltre a rifornire locali e agriturismi della zona. Abbiamo sia “clienti storici”, sia stranieri che si trovano in Valle Maira in vacanza.

knlpk6

Cambiamenti nella mia vita? Ho preso al volo alcune “comparse “e programmi televisivi per pubblicizzare la mia azienda e il mio lavoro, la mia valle. Tutto questo l’ho fatto soprattutto con un pensiero molto aperto, per fare conoscere a molte persone che probabilmente nemmeno lo conoscevano un mestiere così antico. Personalmente mi definisco una “margara alternativa”, perché mi piace mettermi in gioco. Spesso però ad esporsi così tanto rischi di essere criticato, ma chi critica è solo geloso, così continuo per la mia strada e faccio ciò che mi piace.

lonuuo

Continuo a fare dei corsi di aggiornamento su nuove lavorazioni di formaggio, ho seguito il corso Onaf per imparare meglio a degustare il formaggio e proporlo in vari abbinamenti. Ho anche approfondito il mio studio della lingua inglese.

3xthr2

Mi capita qualche volta durante l’anno di lasciare soli mamma e papà per viaggiare all’estero per conoscere realtà simili alla mia, portare a casa qualche conoscenza. Per queste uscite ringrazio enormemente i miei genitori Giulio e Giovanna che mi danno queste possibilità.

ldz5bg

Mi piacerebbe molto realizzare anche un piccolo caseificio in pianura e produrre del formaggio tutti l’anno, perché le richieste sono molte. Sono molto soddisfatta della mia vita, le mie “ragazze” mi regalano soddisfazioni immense e porto avanti anche un piano sul benessere animale.

ojwmdu

f3azyi

La mia vita è una vita a ritmo con le stagioni. Il mio lavoro mi appaga e non mi manca nulla, però desidererei incontrare anche una persona che condivida tutto questo con me, avere una famiglia e crescere dei figli a stretto contatto con la natura e gli animali, per portare avanti questa tradizione indispensabile in un territorio come il nostro.

rbfysw

Sicuramente la storia di Roberta non è “convenzionale”, tra chi pratica il suo stesso mestiere. La sua voglia di conoscere altre realtà, di confrontarsi, ma anche la capacità di concedersi dei momenti non solo strettamente legati al lavoro sono, a mio avviso, caratteristiche che le permetteranno sicuramente di avere grandi soddisfazioni e anche successo dal punto di vista lavorativo. Aprire gli occhi sul mondo non fa mai male…

A volte la sola passione non basta!

E’ da un po’ che non vi propongo “storie di giovani”, per continuare il viaggio tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Ho messo da parte tutte le risposte ricevute, niente è andato perso… Oggi andiamo a trovare un altro di quei ragazzi, che nel frattempo ha incontrato una compagna di vita e di lavoro (Alessia, anche lei un’appassionata allevatrice) e hanno pure messo su famiglia!

wt29qq

Giorgio l’avevo intervistato a fine novembre del 2010, ma ci conoscevamo già da qualche anno. La prima volta l’avevo visto ragazzino (15 anni) in un alpeggio del Canavese, dove era andato a “fare la stagione” presso dei margari biellesi. Poi mi aveva scritto un’e-mail. Sono passati anni, ma me lo ricordo bene… all’epoca aveva le pecore, era ancora studente e mi aveva raccontato che, per riuscire a contattarmi, si era particolarmente applicato nell’ora di informatica! Tutta la sua storia la potete leggere su “Di questo lavoro mi piace tutto“, ovviamente. Da allora ci siamo visti più volte a fiere, cene dei margari, mie serate di presentazioni dei libri… Ma adesso lascio a lui la parola!

fgl2cl

Accidenti, ma son già passati così tanti anni da quell’intervista?! Sembra solo ieri… Sono cambiate un bel po’ di cose però… L’azienda ora si è evoluta, tanto per iniziare ora sono io ad essere il titolare, il numero di bovini è decisamente aumentato. In tutto, con quelle di Alessia, sono più di 50 e così abbiamo dovuto provvedere alla costruzione di una nuova stalla ben più ampia e confortevole che fa sì che si lavori in modo migliore e in minor tempo.

r3ib2k

Ci tengo a precisare che è stato un investimento totalmente autofinanziato, perché probabilmente la mia domanda di miglioramento non è stata considerata abbastanza importante e quindi bocciata. Le difficoltà riscontrate penso che puoi immaginarle, abbiamo dovuto far fronte alle numerose spese per il nostro non piccolo investimento e, come se non bastasse, anche i rincari del foraggio dello scorso anno, andato a prezzi esorbitanti, sicuramente non ci è stato d’aiuto. Tuttavia siamo ancora in piedi!

zcj0vi

Le nostre mucche ora sono iscritte al libro genealogico e produciamo formaggi di diversi tipi e burro che vendiamo esclusivamente a privati e piccoli negozi valligiani. In più ci siamo attrezzati di un piccolo banco frigo che usiamo per fare qualche mercatino e fiere in zona.

zqvcba

qoihcb

D’estate saliamo in un alpeggio del comune di Brosso, il posto diciamo che non è dei migliori (un po’ piccolo e con molte pietre), però c’è la strada ed è abbastanza vicino a casa, così d’estate posso scendere in paese a farmi i fieni.

d91jgd

iib5uy

vgowmd

Naturalmente tutto questo non si sarebbe realizzato se non avessi incontrato Alessia, con la mia stessa passione e testardaggine. Per ultimo una grande novità! Il 22 agosto 2018 è nato Domenico, che ha reso tutto ancora più magnifico e speriamo che un giorno possa portare avanti questo lavoro con la nostra stessa passione.

zzntju

Mi ricordo che quando mi avevi intervistato mi avevi chiesto della politica: il mio interesse è sempre lo stesso, finché non vedrò un politico con ”i quai”(calli) alle mani a mio parere non potrà essere credibile.

vift4w

Diciamo che per adesso sono soddisfatto, anche se mi piacerebbe vedere un giorno i nostri prodotti essere valutati come meritano. A chi intraprende questa strada posso solo dire di pensarci molto bene, perché ne ho già visti parecchi iniziare grandiosamente per poi buttare tutto all’aria. A volte la sola passione non basta!

nq5g36

Questa è la storia di Giorgio Pastore e Alessia Mazzurana, della Valchiusella. Ricordo che Giorgio, pur avendo quella passione fin da ragazzino ed essendo nato in una terra che vede ancora un settore zootecnico abbastanza vivo, non proviene da una famiglia di allevatori di professione

Lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno

I giovani che stanno rispondendo al questionario per raccontarci cos’è successo nella decina d’anni tra la mia intervista per il libro e oggi ci stanno raccontando delle belle storie. Non sappiamo se, chi non ha risposto, forse non ha avuto altrettanto successo, ma… purtroppo sono tanti i fattori che influenzano le nostre vite, figuriamoci poi quando si pratica un lavoro che è una vera e propria scelta di vita!

lvhy5o

Oggi ci spostiamo in Valsesia dai fratelli Vaira. Qui l’intervista raccolta nel 2011 con Filiberto, allora studente universitario. E oggi invece? Di nuovo a lui la parola, in rappresentanza dell’azienda e della famiglia. “Grazie a te per ridarci la possibilità di raccontare. Abbiamo ancora animali e abbiamo ingrandito l’azienda: come detto nell’intervista scorsa, abbiamo eliminato gli ovini e aumentato i caprini (70 capi) e i bovini (45 capi).

pjeb8b

I bovini sono tutti di razza bruno alpina originale: è stata una nostra scelta soprattutto per un valore affettivo di questa razza, dato che era la vacca dei Walser. Abbiamo recuperato un po’ di capi qui vicino e adesso anche capi da Austria e Svizzera per migliorare la qualità dei nostri capi aziendali. Come prima veniamo in alpeggio in Valle Vogna, dove abbiamo acquistati nuovi terreni.

rpu3mk

In inverno non affittiamo più la stalla nel novarese, ma abbiamo comprato una cascina a Sostegno (BI), che si trova all’imbocco della Valsesia. Adesso l’azienda è a nome mio e dei miei fratelli e abbiamo formato una società, Azienda Agricola Vaira s.s.a., dove mio fratello si occupa dell’allevamento e trasformazione formaggio, io mi occupo della burocrazia aziendale, stagionatura formaggio, trasformazione carni e salumi, vendita prodotti e anche aiuto in allevamento, diciamo che sono il jolly per tutto! Oltre a noi c’è mia sorella che si occupa dei cavalli, prima erano due aziende distinte adesso ci siamo uniti per poterci aiutare meglio l’un l’altro, infatti per quanto riguarda i cavalli abbiamo costruito una stalla ad Alagna Valsesia, grazie ai contributi dell’insediamento giovani.

xlfhgh

oocxxz

Le difficoltà come dico sempre sono nella burocrazia, anche le domande di contributo vengono sempre più complicate e richiedono sempre più tempo, nel nostro caso io mi occupo di più di questo argomento e sono più aggiornato, ma chi si trova a gestire un’azienda da solo troverà molte difficoltà. Il lavoro sul campo ha i suoi problemi, ma sono problemi che si affrontano volta per volta e che ti fanno dire, a fine giornata, ho fatto fatica ma sono soddisfatto.

jzt9gr

A livello famigliare io mi sono sposato e ho una bambina di 2 anni, Mio fratello ha un figlio di 3 anni e mezzo e mia sorella un bambino di 11 e uno di 3. I nostri partner danno una mano in azienda oltre a fare altri lavori.

zofyop

Al momento abbiamo ancora molti progetti, tipo creare un piccolo agriturismo dove offrire tutti i nostri prodotti, quelli dell’allevamento, ma anche da tutte le piccole produzioni che vogliamo ingrandire per essere più autosufficienti nell’agriturismo, come produzione ortaggi, cereali per farina, frutta e apicoltura.

jqrymh

Sono molto soddisfatto perché lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno, inoltre io lavoro anche come guardiacaccia in un’azienda faunistica, che mi permette di integrare lo stipendio e di continuare la mia passione di lavorare con la fauna e la natura, argomenti anche studiati all’università quando avevamo fatto l’altra intervista.

sdcrgq

Ai giovani che cominciano adesso 10 anni fa avrei cercato di sconsigliare loro questa avventura, oggi invece darei loro una mano, perché in questi anni ho capito che (soprattutto in montagna) il ritorno di tanta gente al lavoro in campagna va a beneficio di tutti e anche al beneficio personale, perché questo lavora è faticoso. ma ti regala delle soddisfazioni incredibili. Ogni giorno è una magia diversa, quello della nascita di un vitello o un capretto, la rinascita della natura in primavera, la raccolta dei tuoi prodotti dalla terra, ogni cosa per me è speciale. Al giorno d’oggi l’agricoltura è una certezza, anche se a fine mese non si è diventati più ricchi di prima, hai la possibilità di vivere bene, in un ambiente sano, e mangiare i tuoi prodotti.

mi9quv

Fanno bene al cuore e allo spirito, queste belle storie, non trovate? Qualcuno potrebbe dire: “Quelli che si lamentano, sono degli incapaci! Questi sono i veri agricoltori/allevatori!“. Permettetemi una chiave di lettura di questa storia: abbiamo un’impresa famigliare con apporti economici che vengono anche da altre attività esterne alla sola azienda zootecnica. Sicuramente questo è l’elemento che fa la differenza e che permette la sopravvivenza, il successo, di un’azienda medio-piccola di montagna. Ma si tratta di un insieme di fattori non sempre facili da trovare, mescolare e far funzionare!

Le soddisfazioni nelle piccole cose

Quando l’avevo intervistato nel 2011, Marco era stato uno di quelli che avevano detto: “Di questo lavoro mi piace tutto”, da cui poi il titolo del libro. Anche lui ha accettato la proposta di raccontare come sono andate le cose da allora.

li4kw8

Bell’idea quella di raccontare come stanno andando le cose. Sì, allevo ancora e da quando ho smesso scuola ho aumentato il numero di bestie. Quando ho finito la scuola ero anche partito con le capre, ma dopo 4 anni le ho rivendute perché facevano troppo disperare non le tenevo in nessun modo! Poi siccome mio padre odia le capre, mi ha fatto la proposta che se vendevo le capre mi comprava la mucca più bella della fiera. E dunque alla fiera a Balboutet una mucca barà (Regina) mi ha “rubato il cuore” e così ho dovuto mantenere il patto!

cauhif

uduflb
L’azienda non è a nome mio, ma sono coadiuvante qua in famiglia Su in alpeggio mi occupo io della vendita dei prodotti e aiuto nella lavorazione del latte, mentre in cascina mi occupo solo delle stalle.

efzsfx

Una cosa che sarebbe stato bello realizzare è aprire un’agri-gelateria.” La famiglia Agù gestisce già un punto vendita aziendale, “La Formaggeria di Agù”, presso la cascina di Villar Perosa (qui la loro pagina su Facebook), dove si vendono tutto l’anno formaggi freschi e stagionati. D’estate i prodotti si possono anche acquistare direttamente in alpeggio, presso l’Alpe Selleries in Val Chisone.

8q5f08

Sono davvero appagato di tutte le soddisfazioni, nelle piccole cose, nel vedere una mucca che cammina vanitosa elegante con il suo rudun, con la sua campana, quasi come se volesse mettersi in mostra. Ma anche vedere i clienti tornare a comprare il formaggio, in alpeggio vedere i turisti far foto e rivolgere complimenti per l’alpeggio e per le mucche.

qjqxs9
Ai giovani direi di non mollare, di seguire i sogni, che prima o poi si avverano. Bisogna anche ammirarli, i giovani che fanno questa scelta, perché di questi tempi non è per nulla facile iniziare!

6fmbmv

Ringraziamo anche Marco per il suo contributo. Sono già arrivate un bel po’ di risposte al questionario che ho mandato ai giovani protagonisti del libro, quindi potrò continuare a proporvi le loro storie nelle settimane a venire.

Le soddisfazioni sono alla fine della strada, quindi forza e coraggio!

Proseguiamo il nostro “cammino” tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi andiamo in provincia di Cuneo, all’imbocco della Valle Maira, a trovare Ylenia Luciano e la sua famiglia. Come vi avevo detto, di molti di loro conosco il “seguito della storia”, o per rapporti di amicizia, o perché comunque ogni tanto ci si vede.

m1fyvd

Sentiamo cosa ci racconta Ylenia: “Non è da tanto che sei passata a trovarci, quindi ti confermo che continuiamo ad allevare mucche, pecore, capre e asini. Abbiamo anche 4 cani e una maremmana che ci aiutano nel nostro lavoro. Abbiamo ingrandito un pochino la stalla per le mucche e i terreni coltivati ,ma per il resto resta sempre più o meno com’era quando eri venuta per l’intervista. L’azienda continua ad essere intestata a mio marito, ma si è aggiunto Silvio, mio cognato, come coadiuvante dopo la chiusura dell’ azienda in cui lavorava.

2kjplm

Le difficoltà nel lavoro sono legate soprattutto al fatto che sono richiesti sempre più aggiornamento e informatizzazione. Continuiamo a vendere il latte bovino a Piemontelatte, dato che la cooperativa Valle Stura non lo ritira più. Non abbiamo mai presentato domande per aiuti, né come giovani né altri.

akuiwz

Nella vita ci sono stati cambiamenti dato che, come sai, oltre a Giorgio che era piccolissimo, ma c’era già, adesso c’è anche Elisa. Con i loro rispettivi quasi 8 e quasi 6 anni, oltre alla scuola si divertono ad aiutarci con gli animali,  dato che non sono amanti né di televisione, né di telefoni, pc, giochi virtuali ecc.

veghpp

Per il futuro, magari ci piacerebbe riuscire a valorizzare maggiormente il biologico, che pratichiamo da anni. Ai giovani diciamo che la strada è lunga e faticosa ma le soddisfazioni sono alla fine della strada quindi forza e coraggio!!

Abbiamo ricominciato da zero quattro volte in 20 anni

Oggi ci racconta la sua sua storia Marco Guerrini, un altro dei giovani protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Lui aveva lasciato il Piemonte per andare in Polonia a continuare la sua attività di allevatore. Sul mio vecchio blog era “Marco il polacco”, che spesso inviava immagini dalla sua nuova terra…

rafcq6

Alleviamo ancora, ma non vacche a causa della separazione dai miei ex-soci. Le vacche e i trattori sono rimasti a loro e mi hanno pagato il valore concordato. Adesso alleviamo lumache, oltre al pollame, e probabilmente inizieremo quest’anno con un gruppo di agnelli da ingrassare per conto di un macellaio di prossimità che serve la ristorazione di alta qualità.

rhn7hk
Il perché non ci siamo rimessi con le vacche è che ci siamo affrettati dopo la divisione per rimettere in piedi un qualcosa in grado di dare un reddito senza i tempi di avvio di una stalla. L’azienda e’ sempre nostra, come lo era prima, non essendo agricoli di famiglia in nessun modo.

9tm0zl

Trasformiamo gli ortaggi che produciamo su quasi 3 ettari, specializzandoci nell’essiccato. Tra un mese ci sara’ un bando dedicato del PSR e ci vorremmo entrare per aumentare il volume di lavoro in ambito di comodità e lavoro a ritmi “umani” (pelare e tagliuzzare 30 quintali di aglio a mano non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico).

pdbdqr

Da quest’anno ci sono state parecchie liberalizzazioni sulla vendita diretta anche di carne e derivati, per cui allargheremo la nostra offerta. Probabilmente in capo a un anno e mezzo avvieremo anche un online shop. Ho già presentato domande per aiuti, ma non li ho ottenuti. Sara’ questo bando quello su cui ci affidiamo per un giro di boa importante. Non li ho presi per i cavilli che affliggono in generale la costruzione dei bandi PSR, che tendono più a premiare chi ha realtà grandi e consolidate, rispetto agli outsider o alle piccole realtà. O meglio, con 5000 metri quadri di lumache siamo finiti in un livello economico teorico, secondo i tabulati dell’ente erogatore, per cui eravamo troppo grossi per accedere ai bandi dedicati esclusivamente alle micro-aziende, che oggettivamente sono state aiutate. Il bando successivo per le aziende medie non prevedeva la trasformazione, per la quale c’e’ appunto il bando di febbraio, che dovrebbe essere il nostro.

wrcykt

Nella mia vita da quel dì sono cambiate diverse cose: due figli, la divisione dalla società delle vacche (con le relative preoccupazioni di recuperare quanto investito senza mangiarsene meta’ in tribunale), un trasloco di una quarantina di km da dove stavamo prima. La mia partner comanda, altro che lavora in azienda!! In pratica abbiamo ricominciato da zero quattro volte in 20 anni. Prima in Italia, poi venire in Polonia in una grande azienda come soci, poi una breve realtà di vendita di prodotti italiani tipici che abbiamo subito ceduto perché non era il nostro mestiere (prima di farsi male), e ora di nuovo in agricoltura, in un settore inedito, come quello delle lumache e dell’orticoltura specializzata.

55o4u9
Con una legge abbinata al PSR per le piccole aziende, abbiamo anche iniziato a vendere macchine agricole e per la zootecnia. Non abbiamo chiesto il contributo di avviamento per non finire in una situazione sfavorevole con i costi amministrativi, ma abbiamo fatto da soli.

mjdsgj

Abbiamo anche incontrato difficoltà in questi anni, a partire dall’entrare in un tessuto sociale diverso dal nostro e dovere imparare una lingua come il polacco. Io sono sempre stato selvatico, la solitudine non mi pesa, anzi, talvolta la cerco. Il discorso finanziario… quello c’è per tutti e per tutto. Con poco fai poco, ma se basta, va bene anche il poco.
Ci sarebbero tante cose che vorremmo realizzare, ma il freno, se cosi’ si può definire così, è la responsabilità verso i figli, cioè di fare il passo secondo la gamba. L’allevamento ci manca, ma siamo consapevoli che porta a una vita di sacrifici, e la domanda è questa: è giusto imporla ai figli? Anzi, le domande sono due: vale la pena rimettersi con il bestiame a 40 anni, e magari tra 15 esce che nessuno porterà avanti il tuo lavoro? Sono soddisfatto della mia vita. Con il senno del poi non mi insedierei più in Piemonte, ma sarei venuto via a 18 anni, quando le possibilità erano molto più attraenti per i giovani (per quanto siano ancora buone e i bandi insediamento vengano usati). Questo non per sputare nel piatto in cui ho mangiato, perché so benissimo che senza l’avvio in Italia né avrei avuto il capitale per aderire alla società, né avrei nemmeno avuto i presupposti per conoscere questa gente, operante in zootecnia. Agli altri giovani direi di seguire il proprio progetto, ma di rimanere bene coi piedi per terra, perché non si campa di sola passione. e poi arriva il momento in cui ti guardi attorno e ti chiedi che strada stai percorrendo? E vale la pena? Dico anche di non considerare l’estero come una fuga, o una vigliaccata. Ognuno sta bene dove si sente a casa e siamo tutti cittadini del mondo. Se altrove i propri desideri si possono realizzare meno difficilmente, perché no?

dqcftn

La storia di Marco era diversa dalle altre già nel libro, e come vedete sta continuando in  modo molto particolare. Intanto sto ricevendo anche altre testimonianze e, pian piano, le condividerò con tutti i lettori. Pur tra tanti cambiamenti, continua il suo cammino tra allevamento e agricoltura…

E’ tutto uguale come sempre

Proseguiamo il cammino tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Mi ha scritto anche Alessandra Tommasone, figlia di margari che, d’estate, salgono in alpeggio nella Val Grande di Lanzo, dove mi ero recata per intervistarla nel luglio del 2011. Qui leggete il post che avevo pubblicato allora.

mv34sl

Ci racconta Alessandra: “La mia vita in azienda è cambiata poco perché non ho trovato la persona giusta al mio fianco, quindi sono ancora a casa con la mia famiglia. Aiuto loro, d’estate produciamo sempre i nostri prodotti e, se fanno fiere al paese, vado a venderli.

s6kfxn

nk58wh

Un’importante novità per questa famiglia c’è stata: “Abbiamo comprato gli alpeggi, grazie a Dio ce l abbiamo fatta! Mia sorella maggiore si è sposata, ma per il resto posso dire che e tutto uguale come sempre…

qpwscy

cgqnwp

Il consiglio che posso dare agli altri giovani è di amare questa vita che riserva molte sorprese. Si ha nel sangue questo mestiere, perché non è facile andare avanti, specialmente ora con i tempi che corrono.

eltvta

Grazie anche ad Alessandra per la sua testimonianza. Alcune storie sono già arrivate, altre ancora me le invieranno quando avranno tempo, perché in questo mestiere di lavoro ce n’è sempre. Qualcuno dei giovani di allora non sono riuscita a raggiungerlo, non ho più contatti o non mi risponde sui social…

Non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare

Non credevo… non credevo proprio che avreste risposto così numerosi e in così breve tempo! L’altro giorno ho lanciato una “sfida” ai giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, per vedere cos’era successo da quando li avevo intervistati. Il libro era uscito nel 2012, ma le interviste risalgono al 2010-2011. In molti hanno già risposto, altri mi hanno chiesto il breve questionario e lo compileranno appena avranno tempo. Pubblico seguendo l’ordine di ricezione.

2ueso3

Il primo che mi ha scritto è stato Matteo Faion. Di lui avevo già scritto qui due anni fa, la sua storia la conosco visto che, d’estate, porta i suoi animali nella parte alta del mio comune di residenza e Francesca Maurino vende i formaggi al mercato dei produttori il mercoledì a Cumiana.

is9d8n

Ecco l’articolo che avevo scritto in occasione dell’intervista per il libro. Lui era uno di quelli senza un’azienda o una tradizione zootecnica alle spalle, quindi la sua storia va a smentire coloro che sostengono che “pastori si nasce, non si diventa”. Ma adesso… cosa ci racconta Matteo? A lui la parola (e le immagini, che mi ha inviato o che ho preso sul suo profilo Facebook).

qpt8sa

vkpyqr

crrvhg

Alleviamo ancora animali, la maggior parte capre. Da quando ci eravamo incontrati la prima volta, abbiamo realizzato il caseificio e venduto le pecore per aumentare il numero di capre. L’azienda è a nome mio (come sempre). Le maggiori difficoltà incontrate sono state ed sono tuttora quelle della burocrazia e della “mafia” che la circonda.

n63jjs

Trasformiamo il latte e vendiamo i formaggi sul mercato dei produttori. Ho presentato domanda di insediamento giovani per realizzare il caseificio, ma per noi è stata una fregatura perché, oltre a non aver preso alcun contributo, ci ha fatto spendere soldi in più.

fomako

znyujr

dttjak

Il nostro cambiamento è stato avere due figli Andrea e Erika, che ora hanno 5 e 3 anni. Tutti e due con la passione per gli animali, soprattutto Andrea, che ha una passione sfegatata per le capre.

rma4ci

Francesca invece lavora solo più part-time nella azienda di suo padre e si è dedicata alla trasformazione del latte e alla vendita del formaggio.

k8cla9

9idaay

Per ora direi che siamo riusciti a realizzare quello che era il sogno iniziale (ovviamente non è tutto rosa e fiori come c’è lo aspettavamo, però direi che non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare). Siamo soddisfatti della nostra vita. Sarebbe solo bello che il nostro lavoro rendesse un po’ di più viste le ore, i sacrifici, ma almeno c’è la passione che ci aiuta a continuare e a migliorare.

x4yvgg

Ai giovani che iniziano direi… che se non hanno sufficiente passione di non iniziare neanche, perché questo non è un lavoro, ma una vita. Quando ti svegli non pensi che devi andare a lavorare, ma a cosa devi fare e alla sera vai avanti fino a che gli animali non sono tutti a posto, che siano le 20.00 o che sia mezzanotte non importa niente altro, e lo fai 365 giorni l’anno.

vygivr

Secondo me è una sorta di malattia che di anno in anno va “peggiorando” e che ti spinge a fare follie sempre più grosse. Non è facile per non dire quasi impossibile fare questa vita ma… se uno è malato è malato e non può fare altrimenti.

o2htpf

E così questa è la prima storia… dove si vede chiaramente che, per Matteo, uno dei più grandi successi è la sua famiglia, i suoi figli che crescono felici imparando ad amare questa vita e soprattutto gli animali. L’azienda ha sede a Giaveno (TO), d’estate gli animali salgono sopra a Cumiana (TO), i loro prodotti di latte vaccino e caprino, freschi e stagionati, li trovate ai mercati dei produttori di Cumiana (il mercoledì) e Piossasco (il sabato). …ma le storie da raccontare sono tante…

Ma come sono poi andate le cose?

Tra gli addetti ai lavori si continua a parlare di problemi, di crisi, di difficoltà, invece ogni tanto esce il servizio o l’articolo dove pare ci sia il boom del ritorno alla terra, dell’agricoltura/allevamento come unico (o quasi) settore in ripresa. Sarà vero? Ci sarà proprio tutto questo ritorno? Magari sì… ma poi qualcuno torna ad intervistare questi neo-rurali? Ci sarà di sicuro chi andrà avanti e chi invece cambierà di nuovo strada.

3dOgGi

Non sono ancora passati 10 anni dall’uscita del mio libro dedicato ai giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto”, dove intervistavo ragazze e ragazzi tra i 15 e i 30 anni che raccontavano la loro storia, le loro difficoltà, i loro sogni. Le interviste però in effetti erano iniziate 10 anni fa… Più e più volte ho lanciato l’idea sul fatto che potrebbe essere uno studio interessante andare a vedere “che fine hanno fatto”,  ma nessuno ha mai raccolto la proposta. Per chi fosse interessato, il libro è ancora disponibile e lo spedisco io personalmente (contattatemi qui).

HdbKqC
Mattia, il più giovane tra gli intervistati, con la sorella Giorgia, in alpeggio in Valle Stura (CN)

Ho pensato però che si poteva tentare un esperimento: almeno per tutti quelli che sono su Facebook, tenterò di contattarli, chiedendo loro se hanno voglia di rispondere ad un paio di domande su come sono andate le cose. Poi, chi vorrà raccontare qualcosa in più, sarà il benvenuto. Il tutto poi verrà pubblicato qui sul blog, come testimonianza di un “campione” di giovani allevatori.

sfbvM7
Gruppo con numerosi giovani alla fiera di Bobbio Pellice (TO) qualche anno fa

Non ho idea di quale sarà il risultato: alcuni di loro li conosco bene e li incontro ancora di tanto in tanto, le vicende di vita e di lavoro per loro si sono intrecciate, prendendo strade a volte più tortuose, a volte più lineari. Sono nati nuclei famigliari, nuove coppie, bambini che già camminano davanti a mandrie e greggi… Purtroppo qualcuno di loro ci ha anche lasciato. Della vita privata mi racconteranno ciò che vorranno, ma la mia curiosità riguarda soprattutto l’ambito lavorativo.

i6a3xF
Giovani durante una transumanza in Val Germanasca (TO) ai tempi della raccolta di materiale per il mio libro

Sarà l’ennesimo modo per raccontare al pubblico, attraverso le parole dei protagonisti, come vanno realmente le cose. Perché è facile dire “ci sono gli aiuti, ci sono i contributi per i giovani”, oppure credere che in questo settore sia facile costruire un’azienda. E come sono andate le cose per chi partiva dal nulla, senza una famiglia che già facesse quel mestiere? Vedremo chi raccoglierà la sfida… Poi, se ci fossero altri giovani allevatori che vogliono raccontarmi/raccontarci la loro storia scrivendo e mandando delle immagini, saranno i benvenuti!

Una lunga riflessione di un pastore emigrato

Quando ho ricevuto l’e-mail di Andrea, gli ho risposto dicendo che non sapevo se avrei potuto pubblicare tutta la sua storia su queste pagine. Poi ho letto e riletto il suo testo e ho deciso di apportare solo dei minimi tagli. Prendetevi un po’ di tempo per leggere questo post fino in fondo. Le sue riflessioni secondo me genereranno in ciascuno di noi molti pensieri. Lascio allora la parola a lui e alle sue immagini… visto che il post è molto lungo, vi terrà compagnia anche nei giorni in cui non riesco ad aggiornare queste pagine!

vqfp5f
Andrea e Kira

Mi chiamo Andrea e sono un pastore di vacche da latte, trapiantato per il momento in Francia sui Pirenei. Ho 35 anni, sono originario della provincia di Brescia, Lago di Garda. Vengo da una famiglia che non ha alcun legame con l’agricoltura e l’allevamento, se non un bisnonno contadino che ho avuto la fortuna di conoscere e di ammirare e che sicuramente ha avuto una forte influenza sulla mia infanzia e mio padre che ha una grandissima passione per i cavalli (lasciati allo stato brado e cavalcati nei trekking di montagna). Ho cominciato ad avvicinarmi all’agricoltura quando avevo 18 anni, soprattutto lavorando sugli ulivi per la produzione di olio di oliva. L’agricoltura mi ha sempre appassionato perché adoro lavorare all’aria aperta, perché ho una grande passione per il lavoro fisico e di fatica, non so perché, ma amo sgobbare. Quindi per diversi anni della mia vita ho tirato a campare lavorando sugli ulivi e facendo vendemmie o raccolte di frutta e verdure.

Poi la mia vita ha preso un’altra direzione: ho vissuto in Australia per 5 anni, dove per 3 anni ho lavorato nel mondo della fotografia pubblicitaria, principalmente come assistente fotografo, ma anche come fotografo fino a quando ho sviluppato una certa coscienza che mi ha fatto comprendere che in realtà, avendo sempre detestato le pubblicità, non riuscivo a vedere un senso in ciò che stavo facendo. La fotografia è una delle mie grandi passioni, tramandata da mio padre fotografo, che però ho cominciato a vivere con meno entusiasmo con l’avvento del digitale che l’ha resa secondo me un mezzo creativo troppo inflazionato e troppo legato a meccanismi di lavoro e di postproduzione troppo artificiosi. Senza valutare il fatto che detesto passare le ore davanti al computer.

Tornato in Italia ho ricominciato a fare lavori di agricoltura e di giardinaggio, ma sentivo che mi mancava qualcosa. Come contadino ero anche in gamba perché in ogni cosa che faccio ci metto sempre anima e cuore, ma non ero particolarmente dotato nel rapporto con le piante. Ho fatto un periodo di tre anni a lavorare in un vivaio di piante grasse, avevo bisogno in quel periodo di un lavoro sicuro a tempo pieno, ma in realtà il lavoro non mi appassionava e ho cominciato ad essere negativo e stanco. Così ogni volta che andavo in montagna e mi capitava di vedere i pastori e i malghesi mi sembrava di sognare ad occhi aperti, vedevo una vita lontana da meccanismi di una società che spesso fatico a comprendere, la relazione con gli animali, con la montagna, con i cani da lavoro, una vita così concreta e reale. Mi sembrava un sogno perché davo per scontato che fosse una vita riservata alle persone che erano cresciute in questo ambiente, inconsciamente pensavo che dato il mio background non sarei mai stato in grado di fare una vita del genere. Fortunatamente la mia compagna dell’epoca mi ha praticamente “obbligato” a cambiare vita. Abbiamo così cercato l’incontro con una coppia di pastori delle nostre zone e a loro abbiamo chiesto consiglio. Loro facevano le stagioni in alpeggio in Svizzera con le vacche da latte e così ci hanno invitati: siamo andati a trovarli in Svizzera e abbiamo passato più di un mese a condividere la vita con loro. Dopo una settimana avevo già capito che quella era la mia vita! La stagione successiva il destino ha voluto che si liberassero due posti nella stessa malga così abbiamo fatto la nostra prima stagione lì, io ero aiuto casaro e responsabile della cantina e dovevo fare con i pastori le mungiture. Ma la mia vera passione era il lavoro di pastore e quindi ho fatto i salti mortali tutta la stagione per riuscire ad uscire anche al pascolo ed imparare così a pascolare gli animali. L’inverno precedente avevo anche trovato Kira, il mio cane da pastore e la mia necessità era anche riuscire ad arrivare a fine stagione con un cane pronto al lavoro. Fortunatamente Kira è un cane la cui priorità assoluta è lavorare, veramente ho avuto una gran fortuna ad incontrarla perché ha imparato molto in fretta, a sette mesi radunava già le mucche e si districava bene nel lavoro e poi chiaramente è andata migliorando nel corso della stagione, veramente una mitica ed un altro motivo per cui ringrazierò eternamente la famiglia di pastori che mi hanno introdotto al mestiere è anche che mi hanno donato questa compagna di vita. È da quando sono nato che ho la passione dei cani ma ho sempre aspettato di prenderne uno perché la mia vita prima non era mai stata abbastanza stabile secondo me. È per questo che uno dei motivi che mi lega molto al mestiere è anche il rapporto con i cani. Perché posso vivere la relazione con loro in completo equilibrio e armonia.

Prima di affrontare la stagione con le mucche avevo anche provato a fare una mezza stagione in Svizzera con delle pecore da carne, un gregge di mille pecore in una malga a 2500 metri d’altezza. Di quell’esperienza mi è piaciuto molto il luogo, isolato e selvaggio, ma mi è servita a capire che adoro il rapporto con gli animali da latte (un rapporto secondo me più empatico e vicino) e non amo particolarmente i meccanismi del gregge ed il carattere delle pecore. Io amo il momento della mungitura, poter relazionarmi ad ogni animale due volte al giorno, poter dare un nome alle vacche e farglielo imparare, parlargli, confidargli i miei pensieri.

Poi la mia vita ha cambiato nuovamente direzione, la mia compagna dopo un entusiasmo iniziale ha cominciato ad avere dei dubbi, credo che volesse vivere in un altro modo, quindi sono tornato a fare lavori di campagna e a dedicarmi alla fotografia, abbiamo fatto un viaggio in India e Nepal (il secondo della mia vita) e poi come tanti giovani abbiamo sentito la necessità di migrare all’estero, scegliendo la Francia, per cercare delle migliori condizioni di vita. In quel periodo il rapporto con la mia compagna ha cominciato a deteriorarsi, siamo andati a vivere a Toulouse nonostante io avessi già ben chiaro in testa che non sarei resistito troppo a lungo a fare una vita da cittadino. E infatti lì sia io che la Kira siamo caduti in una sorta di depressione, sono resistito 3 mesi fortunatamente mantenendo un certo equilibrio e poi nella mia testa si è delineata ben chiara la necessità di tornare verso le montagne. Su internet (www.emploiberger.blogspot.com) ho messo un annuncio spiegando la mia esperienza e dopo 10 giorni sono stato contattato da quello che è diventato il mio capo.

rogncc
La casa/alpeggio sui Pirenei

Al tempo non parlavo una parola di francese, l’ho incontrato mi ha portato a vedere le mucche e poi mi ha portato in montagna, ho visto il luogo, fantastico, ci siamo stretti la mano e de lì è cominciato tutto. Ho avuto una bella fortuna, ma sono convinto che nella vita la fortuna aiuta gli audaci. È incredibile perché nel momento difficile a Toulouse avevo cominciato a sognare di andare sui Pirenei e di trovare un alpeggio di 20 vacche da latte, e così è stato.
Non so se lo definirei proprio un alpeggio o piuttosto una azienda di media montagna, siamo a 1100 metri di altezza, ho una bella casa, con una stabulazione fissa che durante il periodo estivo uso come sala di mungitura. Governo 20 vacche da latte di razza abondance (una razza dell’alta Savoia, rustica e molto adatta alla montagna), un toro e una sessantina di manze, solitamente anche i cavalli che sfortunatamente quest’anno non sono potuti salire, dico sfortunatamente perché sono molto utili a recuperare i pascoli messi peggio.

La prima stagione è stata molto difficile perché il mio capo non riusciva a trovare un pastore e così da quando mi ha trovato verso fine aprile a quando è riuscito ad organizzare tutto siamo riusciti a cominciare in giugno. Sono arrivato qui e dopo 3 giorni sono arrivate le mucche, mi sono ritrovato con l’erba già molto dura, i recinti da fare, senza parlare la lingua e senza conoscere il territorio. Eppure sono riuscito a giostrarmi bene tutto, addirittura senza saperlo ho fatto il record di produzione di latte rispetto ai sette anni precedenti sia come quantità che come qualità, non so nemmeno io come, vista la qualità dell’erba: per compensare tale problema all’inizio ho fatto mangiare a fondo le manze sui pascoli che d’abitudine usiamo per le vacche per farle poi salire di quota verso metà luglio in modo da ricominciare la rotazione dei pascoli con le mucche con un’erba molto più morbida.
La Kira fortunatamente nonostante i due anni di pausa si ricordava bene il proprio lavoro ed è stata un aiuto essenziale.

La lingua è stata un aspetto molto difficile, anche perché l’azienda del mio capo è molto lontana da qui e quindi l’ho praticamente visto ad inizio stagione e poi un altro paio di volte, mi sono trovato qui a gestire tutto parlando veramente molto, molto male ma forse proprio questo mi ha fatto imparare il francese molto rapidamente.
E poi assolutamente non posso non parlare del grandioso Gilbert, l’uomo che ha dato vita all’azienda qui e che poi andando in pensione ha venduto tutto al mio capo. Un uomo di 72 anni, nipote di immigrati toscani, che nella sua vita ha fatto di tutto dallo sceneggiatore di teatro, al pastore di pecore all’allevatore di mucche, una persona con cui è nato un rapporto di amicizia, rispetto ed ammirazione reciproci, dice sempre che per lui sono come il figlio che non ha mai avuto, sicuramente il mio migliore amico qui in Francia. Lui è il mio “vicino” di casa, una delle 30 persone che vive qui stabilmente tutto l’anno (qui sfortunatamente la maggior parte delle case sono seconde case, a mio parere uno dei problemi legati ai meccanismi della montagna è il turismo che rende proibitivi i prezzi per chi vorrebbe veramente installarsi e crearsi una vita) e che mi ha aiutato e mi ha insegnato molto, sempre disponibile, sempre appassionato. È stato lui a colmare la mia mancanza di esperienza visto che prima di venire qui avevo praticamente fatto una stagione e mezza. Un personaggio sul quale si potrebbe tranquillamente scrivere un libro che vive la vita con una forza ed una passione impareggiabili. Mi ricorderò sempre il primo giorno che ci siamo incontrati, io arrivavo con le mucche chiamandole… “dai che noooom”… la Kira dietro, lui vedendomi aveva già capito che gli piacevo, ci siamo stretti la mano e lui mi ha detto: “io sono Gilbert Gilles, nipote di Panicchi, un rosso toscano” quelle poche parole che sa dire in Italiano e guardandoci abbiamo riso eravamo già migliori amici, sempre mi ricorderò quel momento con grande emozione. Ed è stato il Gilbert e sua moglie Marie ad avere la pazienza di ascoltare il mio pessimo Francese a cercare di capirmi a correggermi con calma e a farmi imparare. Superfluo dire che qui condividiamo tanti momenti, di svago tra i pranzi, le cene e gli aperitivi quando il lavoro me lo permette, ed i momenti di lavoro condiviso (facciamo un grande orto di patate assieme, la legna, e ci aiutiamo reciprocamente nel bisogno).

v66iya
Al pascolo

Così ho portato a termine la prima stagione, con la mia tipica insicurezza io ero convinto di fare un pessimo lavoro e invece senza saperlo ho conquistato il rispetto di tutti, tanto che nella valle ha cominciato a diffondersi la fama del pastore Italiano. Una bella soddisfazione anche perché io nella vita sono sempre convinto di non essere all’altezza delle situazioni che affronto e invece qui sto dimostrando a me stesso che questo è veramente il mio mestiere, mi riesce molto bene, non so perché, forse per la passione o per una certa predisposizione, non lo dico per egocentrismo ma perché è quello che mi dicono tutte le persone del mestiere con cui ho a che fare e che mi trattano con rispetto e ammirazione.
Da quel momento ho chiesto al mio capo di poter usare la casa tutto l’anno e mi sono stabilito qui a vivere, in questo angolo di paradiso.

rfbo7c
La mandria di Abondance

La seconda stagione ho potuto organizzarmela un po’ meglio ed è stata un successo, le vacche belle tonde, con il pelo lucido, tranquille, rilassate, serene, i pascoli sempre più belli, le quantità di latte altissime, il cane che ormai conosce il territorio e lavora bene con calma senza agitare le mucche tira fuori la grinta solo quando ce n’è bisogno.
Ora sto facendo la terza stagione, d’abitudine facevamo stagioni di 6 mesi, quest’anno il mio capo mi ha proposto di cominciare ad inizio marzo con le vacche in stalla e di finire a fine novembre ed io ho accettato molto volentieri.
Per il momento non facciamo ancora il formaggio perché non c’è un caseificio, da quando sono qui è in progetto ma non è ancora pronto e questo è forse il lato che mi frustra un po’ di più, mi sembra di fare il lavoro a metà e non ne vedo molto il senso ma è vero che non dipende da me e quindi pazienza…

tgoipy
La mitica Jilda, la vacca più eccentrica ed anarchica della mandria

Qui mi trovo molto bene, sicuramente sto facendo un’esperienza molto interessante e che mi sta facendo crescere professionalmente. Questi anni mi hanno dato la dimostrazione che posso riuscire bene nel lavoro che amo fare e mi stanno dando la motivazione e la voglia a farlo per il resto della mia vita. Questa esperienza mi ha dato anche la possibilità di conoscere un luogo nuovo con dei meccanismi sociali diversi dalla mia terra. Sto vivendo nel dipartimento dell’Ariege un luogo conosciuto e quasi “deriso” per la sua arretratezza ed io proprio in questo aspetto trovo il suo lato interessante. L’Ariege ha la fortuna di essere rimasto per tanti anni un luogo selvaggio, tagliato fuori dalla Francia e dai suoi meccanismi di sviluppo. Questo ha fatto si che qui si creasse un tipo di rapporti sociali e di meccanismi commerciali e di lavoro diversi. Quasi tutti gli allevamenti sono di piccole dimensioni e di tipo estensivo (le mandrie di mucche da latte sono solitamente di 10-20-40 capi, di capre sui 100-150) ci sono tanti contadini che lavorano ancora in trazione animale, ci sono tanti mercati (praticamente uno in ogni paese) in cui la stragrande maggioranza dei venditori sono produttori locali o artigiani ed è quindi molto facile nutrirsi in modo sano senza dover forzatamente andare a cadere nei meccanismi del biologico (inteso come etichettatura commerciale) potendo invece prediligere il “genuino”. Io sto riuscendo anche, proprio prediligendo tali mercati a sfuggire a meccanismi di consumismo e di arricchimento dell’industria alimentare. Diciamo che c’è una diffusa visione della vita che vuole opporsi a meccanismi moderni malsani ed insostenibili. Sfortunatamente però anche qui la situazione sta cambiando, sta arrivando anche qui la corsa allo sviluppo e alla ricchezza, negli ultimi dieci anni nelle due maggiori cittadine hanno cominciato a diffondersi le catene di franchising, i fast food, i grandi supermercati togliendo spazio al commercio locale. Il turismo si sta sviluppando molto in fretta con il miraggio dell’aumento del lavoro e della ricchezza la gente non si rende conto che sta svendendo la propria terra a meccanismi poco sostenibili (almeno secondo me). È un peccato perché io vedo in luoghi come questo degli esempi di sostenibilità ma in realtà è proprio la società consumista e capitalista che riesce sempre ad avere la meglio. E naturalmente con tutti questi meccanismi folli è arrivata anche l’introduzione dell’orso, con pretese di intenti ecologisti sostenuti da investimenti enormi che potrebbero essere usati in maniera ben più sensata per altre iniziative di carattere naturalista. E così la popolazione degli orsi aumenta (sono orsi importati con spese altissime dalla Slovenia) e gli allevatori/pastori cercano di adattarsi e ridurre al minimo i danni, il problema è anche il fatto che non viene dato il giusto lasso di tempo per adattarsi. A me sembra tutta una mossa per cambiare la destinazione d’uso della montagna. Mi sembra che le politiche Europee attraverso diversi meccanismi (aiuti economici, introduzione e tutela dei predatori) vogliano avere sempre più controllo sulle piccole realtà di montagna e trasformarla gradualmente in un luogo sempre più selvaggio e destinato quasi esclusivamente ad attività legate al turismo di massa.

iudhk9
Kira e la nuova arrivata Surya

Un altro problema che noto è la divisione della popolazione: allevatori contro ecologisti (o hippy), contrari all’orso e pro-orso, contrari all’apertura di una miniera e pro-miniera e intanto si stanno facendo portare via quel tipo di vita genuina tipica di qui, facendo infiltrare interessi economici e multinazionali nel proprio territorio. Come al solito la gente si riempie la testa di ideali che creano divisione, un buon esempio è l’agricoltore vegano che è in guerra con l’allevatore senza rendersi conto che un vegetariano ed un allevatore estensivo sono in realtà più fratelli che nemici. Io sono in un momento in cui comincio a detestare gli ideali e preferisco invece relazionarmi alla vita con azioni concrete ed onestà di intento. Vedo tante persone della mia generazione che si riempiono la testa di ideali, femminismo, antirazzismo, ecologia, sostenibilità… e tali ideali diventano un’esasperazione e non si traducono poi in azioni concrete, ognuno si mette sul suo piedistallo con la pretesa di non avere colpe quando in realtà siamo tutti colpevoli e tutti vittime di un sistema folle. Siamo tutti drogati di una libertà esasperata, di una vita viziata e non ci rendiamo conto che ci stanno levando i valori più essenziali di libertà concreta, cioè di fare un mestiere che ci appassioni con meccanismi umani, di poter creare una famiglia e di poterla sostenere, di poter dedicare del tempo alla crescita e all’educazione dei propri figli, di poter avere una casa e una dignità personale, di poter rapportarsi in modo costruttivo alla comunità che ci circonda e in cui possiamo sentirci tutelati. Tutto questo sta andando perduto in cambio di uno smartphone, di un’automobile acquistata a rate, di un aperitivo il cui tasso alcolico rischia di farci perdere la patente, in cambio di una vacanza al mare una settimana all’anno e di un giro al centro commerciale a comprare articoli di cui non abbiamo veramente bisogno.

L’unica cosa che mi manca è vivere nel mio paese, in certi momenti mi sembra di essere un albero senza radici, mi manca la mia famiglia, i miei migliori amici, mi manca la mia lingua, la nostra cultura, il nostro senso dell’umorismo, anche la nostra tradizione pastorale, mi manca il fatto di essere me stesso nel mio ambiente. È una cosa che mi sono reso conto riescono a capire bene gli immigrati con cui mi ritrovo a confrontarmi.

E così sto cominciando a riflettere su un ritorno a casa, nella mia terra, da un lato so che le cose potranno essere un po’ più difficili in Italia ma questo non mi fa paura, so che in un modo o nell’altro riuscirò ad organizzarmi e a “sopravvivere” anche lì. E’ strano ma è proprio facendo questa esperienza da immigrato che mi sto rendendo conto della negatività della cosa. Il fatto di andare all’estero è sempre visto come una cosa positiva, “perché in Italia è tutto una merda”, “perché le esperienze all’estero ci donano tanto”, ma magari non è forzatamente così, magari anche emigrare porta tanti disagi, ci astrae dalla nostra realtà per poi, un giorno, farci venire questo desiderio esasperato di tornare, magari proprio quando all’estero siamo riusciti a crearci una situazione stabile ed equilibrata che poi ci sentiamo quasi costretti a lasciare per un ritorno in patria. Lo dico perché parlando con altri amici che hanno pensato di partire mi rendo conto di non essere il solo a vivere questo disagio, gli amici di una vita lontani, i genitori che cominciano ad invecchiare, i nipoti e i figli degli amici che crescono senza che noi possiamo nemmeno rendercene conto e noi qui lontani da tutto quasi rinchiusi in una bolla di benessere.
Un altro motivo di disagio è anche il fatto di rendersi conto che si può anche vivere 30 anni in un paese straniero ma secondo me non si arriva mai all’integrazione assoluta si continua a rimanere per sempre immigrati in un certo modo.
E così guardo questa condizione degli Italiani sempre spinti ad emigrare per trovare delle condizioni di vita migliori e mi chiedo se ne valga veramente la pena… non saprei, anche perché sicuramente ci sarà qualcuno che si trova ben integrato all’estero e non ha alcuna intenzione di tornare a casa.

Io invece sto pianificando un rientro, vorrei tornare in Italia e stabilirmi con un piccolo allevamento di mucche o di capre da latte e fare il formaggio, so che le difficoltà saranno tante ma anziché spaventarmi la cosa mi dà coraggio e determinazione, sono ben conscio che la situazione in Italia è difficile ma per me è un motivo in più per tornare e combattere una sorta di battaglia fianco a fianco con i miei famigliari, i miei amici, la mia gente per riuscire ad apportare qualcosa di positivo nel mio paese. Quest’inverno vorrei tornare in Italia due mesi per cominciare a guardarmi intorno e farmi un’idea delle possibilità che si prospettano, a dire il vero la cosa che più mi spaventa è il pensiero di non fare una stagione la prossima estate perché questo mestiere diventa un po’ come una droga, arriviamo in autunno stanchi e con la voglia di riposare un po’ ma con il finire dell’inverno sentiamo subito la forte necessità di salire verso le montagne, con gli animali.

Un altro aspetto che mi porta un po’ di sofferenza è la solitudine, ma non la solitudine della montagna che anzi io apprezzo molto perché rende i rapporti più sinceri e forti, bensì la solitudine dell’immigrato lontano dalla propria gente e la solitudine di un uomo di 35 anni senza compagna. Sento il desiderio di creare la mia famiglia e di avere dei bambini e sono solo, è una condizione molto strana dovuta secondo me della follia della nostra epoca in cui le coppie non riescono a stare unite in un rapporto duraturo, le persone non sono più capaci di pazientare e di trovare gioia in ciò che hanno, si cerca sempre qualcosa in più, si vede sempre la felicità in ciò che non si ha, almeno secondo me.
Così mi trovo a combattere con questi pensieri, il sogno di incontrare una donna che ha voglia di condividere questo stile di vita, molto sano, pieno di serenità, di benessere psico fisico, di equilibrio e di fatica J in una società che si sta muovendo nella direzione opposta e nella quale la maggior parte delle donne credono di avere tutt’altri bisogni. È da tre anni che sono solo e in cui proprio non riesco ad incontrare una persona che mi faccia innamorare, incontro ragazze della mia età con dei sogni adolescenziali, con poca serietà e poca voglia di mettersi seriamente in gioco per creare qualcosa di concreto quando io sto cercando invece una donna matura con i miei stessi sogni e progetti di vita simili, con il bisogno di fare una vita concreta e semplice.

Vedo come pastori, malghesi ed allevatori estensivi vengano sempre messi su un piedistallo o messi in croce, ammirati o condannati a seconda della percezione delle persone, siamo sempre percepiti in modo contrastante ed un po’ estremo. Passiamo da essere degli eroi, guardiani della montagna, eremiti che hanno fatto una scelta coraggiosa a degli assassini, selvaggi, insensibili, distruttori di un ecosistema, un equilibrio e una pace della montagna. A me tutto ciò sembra ridicolo, io non amo essere condannato né tantomeno messo su un piedistallo, mi piace semplicemente essere trattato come ogni altra persona e che mi venga concessa la libertà di vivere la mia vita a modo mio, secondo i miei bisogni. Io non faccio questo lavoro per salvare il mondo anche se devo ammettere che uno dei motivi è il fatto che secondo la mia percezione della realtà è un modo di vivere sano e sostenibile. Ma lo faccio soprattutto perché è il mio mestiere, ciò che riesco a fare bene e che mi dona soddisfazioni, come penso dovrebbe fare qualsiasi altro essere umano. La differenza è che noi, nel nostro mestiere veniamo continuamente giudicati (in modo positivo e negativo) tutti ci guardano e pensano di avere il diritto di dire la propria opinione quasi come se tutti conoscessero in prima persona il nostro mestiere con i suoi pregi e le sue difficoltà, quando praticamente nessuno esterno a questo mondo può capirne i meccanismi. Allora io non capisco il perché di tutte queste opinioni nei nostri confronti. Per esempio il turista che ci critica in nome di un presunto amore nei confronti della montagna e della natura, perché allora non critica un avvocato, un chirurgo, un industriale, un operaio, una qualsiasi persona che vive in città e che con il suo stile di vita inquina quanto qualsiasi altra persona (distruggendo come ogni persona occidentale la natura), perché non critica chi va in vacanza una volta all’anno prendendo un aereo che è super-inquinante o perché non critica sé stesso in prima persona che per venire in montagna inquina con la propria automobile, magari avendo comprato vestiti ed attrezzatura alla decathlon (fatti di materiali sintetici ed inquinanti e venduti attraverso meccanismi insostenibili). Non sono forse le azioni di ogni singolo individuo a distruggere la natura con i suoi equilibri e le sue biodiversità? Siamo tutti vittime e tutti colpevoli di un sistema malato… e allora perché siamo sempre noi ad essere presi in esame e giudicati, quasi come se la gente si senta in dovere di esprimere il proprio parere positivo o negativo nei nostri confronti? A me piacerebbe che fossimo semplicemente lasciati stare, che la gente si rendesse conto che abbiamo lo stesso diritto di portare avanti la nostra vita come tutti gli altri e che semplicemente la nostra vita si svolge a contatto con la natura e la montagna.

Grazie Andrea, grazie davvero per aver condiviso con me, con noi, la tua storia. In bocca al lupo per tutto e… spero che ci farai sapere come sono andate le cose, se tornerai in Italia, se aprirai la tua azienda. Capisco perfettamente quello che dici, al posto tuo avrei gli stessi dubbi e non saprei cosa consigliarti, perché le strade che hai davanti sono tutte molto ripide… e purtroppo non basta aver voglia di sgobbare duramente per avere un successo garantito!