Il sogno si è fermato

Ho ancora un paio di storie di giovani da raccontarvi, ricevute via internet nei mesi scorsi. Qualcuno degli intervistati di allora non l’ho rintracciato, qualcuno non mi ha risposto, altri sono così impegnati dal lavoro da non aver tempo a scrivere la loro storia (li capisco!! non a caso questo blog lo aggiorno sempre meno!).

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Oggi però ho qualche minuto di tempo e così vi parlo di Alex. Da lui ero tornata per intervistarlo quando stavo scrivendo il libro sulle capre (Capre 2.0). Potete leggere qui quello che mi aveva detto nell’agosto del 2016.

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Dal 2016 ad oggi le cose sono ancora cambiate: “Da quando sei venuta a fare l’intervista nove anni fa poche cose sono cambiate: il sogno di fare il pastore a tempo pieno si è fermato subito, troppe spese e zero entrate, dalla famiglia nessun aiuto e quindi è rimasto un hobby.

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Continuo a lavorare con mio papà, ma è da 3 anni ho messo su anche le pecore. Tutto è partito da 3 agnelli regalati da Giuan, il pastore. Adesso ne ho una cinquantina e spero di continuare a tenerle finché il lavoro lo permette.

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Da fuori, chi non è di questo mondo vede tutto rosa e fiori, ma la realtà è ben lontana…“. Pochi animali (sì, 50 o anche 100 sono pochi, se non hai un’azienda con trasformazione e vendita diretta) non ti danno da vivere, ma richiedono tempo, dedizione e molte spese, specialmente in annate con pascoli scarsi, siccità, ecc.

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La passione c’è, quella resta intatta, ma gli aspetti da combinare sono tanti, così Alex non sa fino a quando il gregge potrà andare avanti, che si tratti di pecore, di capre o di entrambe. Ogni tanto dice di voler/dover vendere tutto, ma… mi auguro che, qualunque cosa gli riservi il futuro, possa continuare a tenere qualche animale!

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Sono soddisfatto della mia vita, anche se…

L’arrivo della primavera fa sì che aumentino i lavori da fare all’aperto, quindi c’è sempre meno tempo per stare seduta ad aggiornare queste pagine. Avrei tante cose da dire/scrivere e ancora qualche storia di giovani da raccontarvi. Oggi inizio con una di queste. Francesco Sartori era stato colui che mi aveva “ispirato” il libro “Di questo lavoro mi piace tutto“, infatti era stato proprio lui a dirmi: “Perché non parli di noi, di quei giovani che cercano di iniziare un’attività nel settore zootecnico?“.

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Andiamo indietro di qualche anno, qui potete leggere l’intervista che avevo fatto a Francesco quando raccoglievo materiale per il libro. Come sono poi andate le cose, in questi anni? Ce lo raccontare direttamente lui. “Allevo ancora animali, bovine da latte, manze di razza pezzata rossa valdostana e castana e pecore rosset. Alcune vacche sono in svernamento per problemi di spazio e di orari, siccome lavoro anche a tempo pieno al di fuori della mia azienda presso la Cascina Montfleury dell’Institut Agricole Régional di Aosta, nel settore Agronomia.

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L’azienda è a nome mio. Le maggiori difficoltà che sto incontrando sono il mancato arrivo dei fondi delle misure ad ettaro del PSR (indennità compensativa e misure agroambientali). Non faccio vendita diretta dei prodotti e non ho chiesto contributi come giovane imprenditore! Ho solo ricevuto un contributo a fondo perso per l’acquisto del trattore reversibile attrezzato per fienagione da montagna.

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La mia partner fa un altro lavoro e non qui in valle, ma quando può mi aiuta molto. Sono soddisfatto della mia vita e non la cambierei con un’altra, anche se mi piacerebbe che il lavoro in azienda fosse più remunerativo… Ad un giovane consigliere i di fare questo lavoro solo a titolo hobbistico.

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Così vanno le cose. Sicuramente sono stati fatti “tanti passi” da quella intervista, ma quello che emerge dal racconto di Francesco è che una piccola azienda di montagna difficilmente riesce a darti da vivere, se non arrivano i contributi e se non fai trasformazione e vendita (cosa quasi impossibile se sei da solo a dover seguire tutto). Qui un articolo uscito l’anno scorso dove si parla di Francesco e della sua azienda. Molti sicuramente si staranno chiedendo perché tutto questo lavoro e impegno aggiuntivo, se già è impiegato altrove a tempo pieno. Anche in questo caso, è la parola passione a spiegare tutto…

Purtroppo i miei sogni non si sono realizzati come avevo sperato

Fino ad ora vi ho presentato storie di giovani che, nella decina d’anni da quando li avevo intervistati per “Di questo lavoro mi piace tutto“, sono riusciti ad andare avanti sulla linea che avevano intrapreso. Oggi a parlarci di sé è Yves, la cui storia non è andata propriamente come lui si auspicava, ma che comunque, in un modo o nell’altro, è rimasto legato all’ambito agricolo/zootecnico.

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Mi fa un certo effetto rileggere ora quello che avevo scritto sul blog dopo averlo incontrato nel 2011. Non per quello che mi raccontava, ma per il fatto che quella era stata per me la prima volta da queste parti, dove oggi trascorro la maggior parte del mio tempo. Ricordo che le foto pubblicate su Facebook da Yves in alpeggio mi avevano colpito per la bellezza del panorama, anche se poi, in occasione della mia venuta, le nuvole non mi avevano permesso di apprezzare appieno il luogo. Diciamo che mi sono poi rifatta negli ultimi anni, dato che sono tornata molto spesso su quelle montagne in momenti diversi della stagione estiva! Ma adesso la smetto di divagare e lascio a lui la parola.

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Purtroppo i miei sogni non si sono realizzati come avevo sperato. L’azienda è sempre a nome di mio papà, io lavoro come casaro all’Institut Agricole Régional. Non ho potuto portare avanti l’azienda di famiglia soprattutto a causa di problemi di salute. Infatti, dopo vari accertamenti, ho scoperto di essere allergico all’epitelio dei bovini e ad alcuni pollini che si trovano nel fieno.

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Nonostante i problemi causati da queste maledette allergie, cerco di fare il possibile per aiutare a mandare avanti l’attività di famiglia, soprattutto in estate con l’attività di fienagione. Dal 2013 abbiamo deciso di non condurre più l’alpeggio, perché avevo cominciato a lavorare all’Institut Agricole. Ora l’azienda purtroppo è stata abbastanza ridimensionata: abbiamo una decina di vacche da latte e 6 capre, che sono tenute da papà per passione e soprattutto per mantenere il territorio.

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Il latte viene conferito al caseificio di Champagne in inverno e in estate le vacche salgono nella vallata di Saint Barthélemy, mentre i manzi e le capre pascolano i prati più impervi, che comunque sono difficilmente lavorabili.

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Nel 2014 ho conosciuto la mia compagna Silvye e da allora vivo ad Aosta, sono diventato papà di due bimbe Anays e Alysée. La famiglia della mia compagna aveva dei terreni semi abbandonati. Abbiamo deciso di sistemarli e da 4 estati tengo lì due mucche a pascolare da metà fine aprile fino a fine novembre. Più che altro mi piace averle giù per mantenere quei terreni che gli anziani hanno sempre amato e curato con tanta passione e fatica, ma anche per tenere le due mucche tranquille e prepararle per presentare ai concorsi eliminatori delle Batailles des reines, anche se non hanno mai avuto grossi risultati.

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Un altro motivo per cui mi piace tenerle qui nei prati vicini è vedere negli occhi delle mie bimbe la felicità nel salire con me a spostarle o portargli il pane e coccolarle. Tutto sommato posso dire di essere abbastanza soddisfatto della mia vita e del mio lavoro, anche se avrei preferito riuscire a costruire una stalla nuova con annesso un piccolo caseificio aziendale ed uno spaccio per la vendita dei prodotti. Ma a causa dell’allergia ho dovuto rinunciare.

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I giovani che avevo intervistato allora erano tutti tra i 15 e i 30 anni ed è normale che, tra di loro, ci sia anche chi non ha potuto o non ha voluto andare avanti sulla strada dell’allevamento. Ho ancora un paio di storie da presentarvi, alcuni non hanno risposto al mio appello, altri si sono fatti inviare il questionario, ma non hanno ancora avuto modo/tempo di rispondermi. Si sa, quello dell’allevatore è un mestiere che di tempo libero ne lascia poco…

Mi definisco una margara alternativa perché mi piace mettermi in gioco

Ancora una storia di giovani, per proseguire il nostro cammino tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi vi porto dalla mia amica Roberta Colombero, che conoscevo già ancor prima di intervistarla per il libro… e che ho continuato a frequentare in questi anni. Ogni tanto questa giovane allevatrice ha fatto parlare di sé, ma qui ci spiega le sue motivazioni.

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Con la mia famiglia allevo sempre con passione bovini di razza piemontese, ne abbiamo circa 200. Cerchiamo sempre di migliorare la selezione dei nostri capi portando avanti la taglia e la qualità dei soggetti, così si ottengono soggetti interessanti, sia vitelle che vitelli, che vengono richiesti anche in altre parti del mondo, uscendo dall’Italia. Ciò è fonte di molta soddisfazione per me.

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Negli ultimi anni ho inserito nell’azienda alcuni incroci di Frisone con Blu belga per aumentare la quantità del latte. Le Piemontesi vengono sempre munte a mano due volte al giorno, mentre gli incroci li mungiamo a macchina. L’azienda è sempre di famiglia, lavoro ancora con i miei genitori. Al lavoro si sono aggiunte alcune difficoltà, ma forse non le definirei proprio difficoltà, più che altro semplicemente impegni aggiuntivi sul fronte burocratico: mi tengo io l’anagrafe bovina, così come seguo altri aspetti burocratici e, a breve, anche le fatture elettroniche. Bisogna stare dietro ai tempi.

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Trasformo i miei prodotti nel periodo estivo all’alpeggio Valanghe a Marmora (CN), producendo principalmente Nostrale d’Alpe, Robiole, tomini, erborinati, semicotti, tipo Castelmagno, yogurt e burro. Durante l’inverno le vacche raggiungono le campagne di Savigliano e, in quei mesi, il latte viene venduto al Caseificio Osella. D’estate facciamo vendita diretta al turista di passaggio, oltre a rifornire locali e agriturismi della zona. Abbiamo sia “clienti storici”, sia stranieri che si trovano in Valle Maira in vacanza.

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Cambiamenti nella mia vita? Ho preso al volo alcune “comparse “e programmi televisivi per pubblicizzare la mia azienda e il mio lavoro, la mia valle. Tutto questo l’ho fatto soprattutto con un pensiero molto aperto, per fare conoscere a molte persone che probabilmente nemmeno lo conoscevano un mestiere così antico. Personalmente mi definisco una “margara alternativa”, perché mi piace mettermi in gioco. Spesso però ad esporsi così tanto rischi di essere criticato, ma chi critica è solo geloso, così continuo per la mia strada e faccio ciò che mi piace.

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Continuo a fare dei corsi di aggiornamento su nuove lavorazioni di formaggio, ho seguito il corso Onaf per imparare meglio a degustare il formaggio e proporlo in vari abbinamenti. Ho anche approfondito il mio studio della lingua inglese.

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Mi capita qualche volta durante l’anno di lasciare soli mamma e papà per viaggiare all’estero per conoscere realtà simili alla mia, portare a casa qualche conoscenza. Per queste uscite ringrazio enormemente i miei genitori Giulio e Giovanna che mi danno queste possibilità.

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Mi piacerebbe molto realizzare anche un piccolo caseificio in pianura e produrre del formaggio tutti l’anno, perché le richieste sono molte. Sono molto soddisfatta della mia vita, le mie “ragazze” mi regalano soddisfazioni immense e porto avanti anche un piano sul benessere animale.

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La mia vita è una vita a ritmo con le stagioni. Il mio lavoro mi appaga e non mi manca nulla, però desidererei incontrare anche una persona che condivida tutto questo con me, avere una famiglia e crescere dei figli a stretto contatto con la natura e gli animali, per portare avanti questa tradizione indispensabile in un territorio come il nostro.

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Sicuramente la storia di Roberta non è “convenzionale”, tra chi pratica il suo stesso mestiere. La sua voglia di conoscere altre realtà, di confrontarsi, ma anche la capacità di concedersi dei momenti non solo strettamente legati al lavoro sono, a mio avviso, caratteristiche che le permetteranno sicuramente di avere grandi soddisfazioni e anche successo dal punto di vista lavorativo. Aprire gli occhi sul mondo non fa mai male…

A volte la sola passione non basta!

E’ da un po’ che non vi propongo “storie di giovani”, per continuare il viaggio tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Ho messo da parte tutte le risposte ricevute, niente è andato perso… Oggi andiamo a trovare un altro di quei ragazzi, che nel frattempo ha incontrato una compagna di vita e di lavoro (Alessia, anche lei un’appassionata allevatrice) e hanno pure messo su famiglia!

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Giorgio l’avevo intervistato a fine novembre del 2010, ma ci conoscevamo già da qualche anno. La prima volta l’avevo visto ragazzino (15 anni) in un alpeggio del Canavese, dove era andato a “fare la stagione” presso dei margari biellesi. Poi mi aveva scritto un’e-mail. Sono passati anni, ma me lo ricordo bene… all’epoca aveva le pecore, era ancora studente e mi aveva raccontato che, per riuscire a contattarmi, si era particolarmente applicato nell’ora di informatica! Tutta la sua storia la potete leggere su “Di questo lavoro mi piace tutto“, ovviamente. Da allora ci siamo visti più volte a fiere, cene dei margari, mie serate di presentazioni dei libri… Ma adesso lascio a lui la parola!

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Accidenti, ma son già passati così tanti anni da quell’intervista?! Sembra solo ieri… Sono cambiate un bel po’ di cose però… L’azienda ora si è evoluta, tanto per iniziare ora sono io ad essere il titolare, il numero di bovini è decisamente aumentato. In tutto, con quelle di Alessia, sono più di 50 e così abbiamo dovuto provvedere alla costruzione di una nuova stalla ben più ampia e confortevole che fa sì che si lavori in modo migliore e in minor tempo.

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Ci tengo a precisare che è stato un investimento totalmente autofinanziato, perché probabilmente la mia domanda di miglioramento non è stata considerata abbastanza importante e quindi bocciata. Le difficoltà riscontrate penso che puoi immaginarle, abbiamo dovuto far fronte alle numerose spese per il nostro non piccolo investimento e, come se non bastasse, anche i rincari del foraggio dello scorso anno, andato a prezzi esorbitanti, sicuramente non ci è stato d’aiuto. Tuttavia siamo ancora in piedi!

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Le nostre mucche ora sono iscritte al libro genealogico e produciamo formaggi di diversi tipi e burro che vendiamo esclusivamente a privati e piccoli negozi valligiani. In più ci siamo attrezzati di un piccolo banco frigo che usiamo per fare qualche mercatino e fiere in zona.

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D’estate saliamo in un alpeggio del comune di Brosso, il posto diciamo che non è dei migliori (un po’ piccolo e con molte pietre), però c’è la strada ed è abbastanza vicino a casa, così d’estate posso scendere in paese a farmi i fieni.

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Naturalmente tutto questo non si sarebbe realizzato se non avessi incontrato Alessia, con la mia stessa passione e testardaggine. Per ultimo una grande novità! Il 22 agosto 2018 è nato Domenico, che ha reso tutto ancora più magnifico e speriamo che un giorno possa portare avanti questo lavoro con la nostra stessa passione.

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Mi ricordo che quando mi avevi intervistato mi avevi chiesto della politica: il mio interesse è sempre lo stesso, finché non vedrò un politico con ”i quai”(calli) alle mani a mio parere non potrà essere credibile.

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Diciamo che per adesso sono soddisfatto, anche se mi piacerebbe vedere un giorno i nostri prodotti essere valutati come meritano. A chi intraprende questa strada posso solo dire di pensarci molto bene, perché ne ho già visti parecchi iniziare grandiosamente per poi buttare tutto all’aria. A volte la sola passione non basta!

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Questa è la storia di Giorgio Pastore e Alessia Mazzurana, della Valchiusella. Ricordo che Giorgio, pur avendo quella passione fin da ragazzino ed essendo nato in una terra che vede ancora un settore zootecnico abbastanza vivo, non proviene da una famiglia di allevatori di professione

Lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno

I giovani che stanno rispondendo al questionario per raccontarci cos’è successo nella decina d’anni tra la mia intervista per il libro e oggi ci stanno raccontando delle belle storie. Non sappiamo se, chi non ha risposto, forse non ha avuto altrettanto successo, ma… purtroppo sono tanti i fattori che influenzano le nostre vite, figuriamoci poi quando si pratica un lavoro che è una vera e propria scelta di vita!

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Oggi ci spostiamo in Valsesia dai fratelli Vaira. Qui l’intervista raccolta nel 2011 con Filiberto, allora studente universitario. E oggi invece? Di nuovo a lui la parola, in rappresentanza dell’azienda e della famiglia. “Grazie a te per ridarci la possibilità di raccontare. Abbiamo ancora animali e abbiamo ingrandito l’azienda: come detto nell’intervista scorsa, abbiamo eliminato gli ovini e aumentato i caprini (70 capi) e i bovini (45 capi).

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I bovini sono tutti di razza bruno alpina originale: è stata una nostra scelta soprattutto per un valore affettivo di questa razza, dato che era la vacca dei Walser. Abbiamo recuperato un po’ di capi qui vicino e adesso anche capi da Austria e Svizzera per migliorare la qualità dei nostri capi aziendali. Come prima veniamo in alpeggio in Valle Vogna, dove abbiamo acquistati nuovi terreni.

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In inverno non affittiamo più la stalla nel novarese, ma abbiamo comprato una cascina a Sostegno (BI), che si trova all’imbocco della Valsesia. Adesso l’azienda è a nome mio e dei miei fratelli e abbiamo formato una società, Azienda Agricola Vaira s.s.a., dove mio fratello si occupa dell’allevamento e trasformazione formaggio, io mi occupo della burocrazia aziendale, stagionatura formaggio, trasformazione carni e salumi, vendita prodotti e anche aiuto in allevamento, diciamo che sono il jolly per tutto! Oltre a noi c’è mia sorella che si occupa dei cavalli, prima erano due aziende distinte adesso ci siamo uniti per poterci aiutare meglio l’un l’altro, infatti per quanto riguarda i cavalli abbiamo costruito una stalla ad Alagna Valsesia, grazie ai contributi dell’insediamento giovani.

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Le difficoltà come dico sempre sono nella burocrazia, anche le domande di contributo vengono sempre più complicate e richiedono sempre più tempo, nel nostro caso io mi occupo di più di questo argomento e sono più aggiornato, ma chi si trova a gestire un’azienda da solo troverà molte difficoltà. Il lavoro sul campo ha i suoi problemi, ma sono problemi che si affrontano volta per volta e che ti fanno dire, a fine giornata, ho fatto fatica ma sono soddisfatto.

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A livello famigliare io mi sono sposato e ho una bambina di 2 anni, Mio fratello ha un figlio di 3 anni e mezzo e mia sorella un bambino di 11 e uno di 3. I nostri partner danno una mano in azienda oltre a fare altri lavori.

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Al momento abbiamo ancora molti progetti, tipo creare un piccolo agriturismo dove offrire tutti i nostri prodotti, quelli dell’allevamento, ma anche da tutte le piccole produzioni che vogliamo ingrandire per essere più autosufficienti nell’agriturismo, come produzione ortaggi, cereali per farina, frutta e apicoltura.

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Sono molto soddisfatto perché lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno, inoltre io lavoro anche come guardiacaccia in un’azienda faunistica, che mi permette di integrare lo stipendio e di continuare la mia passione di lavorare con la fauna e la natura, argomenti anche studiati all’università quando avevamo fatto l’altra intervista.

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Ai giovani che cominciano adesso 10 anni fa avrei cercato di sconsigliare loro questa avventura, oggi invece darei loro una mano, perché in questi anni ho capito che (soprattutto in montagna) il ritorno di tanta gente al lavoro in campagna va a beneficio di tutti e anche al beneficio personale, perché questo lavora è faticoso. ma ti regala delle soddisfazioni incredibili. Ogni giorno è una magia diversa, quello della nascita di un vitello o un capretto, la rinascita della natura in primavera, la raccolta dei tuoi prodotti dalla terra, ogni cosa per me è speciale. Al giorno d’oggi l’agricoltura è una certezza, anche se a fine mese non si è diventati più ricchi di prima, hai la possibilità di vivere bene, in un ambiente sano, e mangiare i tuoi prodotti.

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Fanno bene al cuore e allo spirito, queste belle storie, non trovate? Qualcuno potrebbe dire: “Quelli che si lamentano, sono degli incapaci! Questi sono i veri agricoltori/allevatori!“. Permettetemi una chiave di lettura di questa storia: abbiamo un’impresa famigliare con apporti economici che vengono anche da altre attività esterne alla sola azienda zootecnica. Sicuramente questo è l’elemento che fa la differenza e che permette la sopravvivenza, il successo, di un’azienda medio-piccola di montagna. Ma si tratta di un insieme di fattori non sempre facili da trovare, mescolare e far funzionare!

Le soddisfazioni nelle piccole cose

Quando l’avevo intervistato nel 2011, Marco era stato uno di quelli che avevano detto: “Di questo lavoro mi piace tutto”, da cui poi il titolo del libro. Anche lui ha accettato la proposta di raccontare come sono andate le cose da allora.

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Bell’idea quella di raccontare come stanno andando le cose. Sì, allevo ancora e da quando ho smesso scuola ho aumentato il numero di bestie. Quando ho finito la scuola ero anche partito con le capre, ma dopo 4 anni le ho rivendute perché facevano troppo disperare non le tenevo in nessun modo! Poi siccome mio padre odia le capre, mi ha fatto la proposta che se vendevo le capre mi comprava la mucca più bella della fiera. E dunque alla fiera a Balboutet una mucca barà (Regina) mi ha “rubato il cuore” e così ho dovuto mantenere il patto!

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L’azienda non è a nome mio, ma sono coadiuvante qua in famiglia Su in alpeggio mi occupo io della vendita dei prodotti e aiuto nella lavorazione del latte, mentre in cascina mi occupo solo delle stalle.

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Una cosa che sarebbe stato bello realizzare è aprire un’agri-gelateria.” La famiglia Agù gestisce già un punto vendita aziendale, “La Formaggeria di Agù”, presso la cascina di Villar Perosa (qui la loro pagina su Facebook), dove si vendono tutto l’anno formaggi freschi e stagionati. D’estate i prodotti si possono anche acquistare direttamente in alpeggio, presso l’Alpe Selleries in Val Chisone.

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Sono davvero appagato di tutte le soddisfazioni, nelle piccole cose, nel vedere una mucca che cammina vanitosa elegante con il suo rudun, con la sua campana, quasi come se volesse mettersi in mostra. Ma anche vedere i clienti tornare a comprare il formaggio, in alpeggio vedere i turisti far foto e rivolgere complimenti per l’alpeggio e per le mucche.

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Ai giovani direi di non mollare, di seguire i sogni, che prima o poi si avverano. Bisogna anche ammirarli, i giovani che fanno questa scelta, perché di questi tempi non è per nulla facile iniziare!

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Ringraziamo anche Marco per il suo contributo. Sono già arrivate un bel po’ di risposte al questionario che ho mandato ai giovani protagonisti del libro, quindi potrò continuare a proporvi le loro storie nelle settimane a venire.

Le soddisfazioni sono alla fine della strada, quindi forza e coraggio!

Proseguiamo il nostro “cammino” tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi andiamo in provincia di Cuneo, all’imbocco della Valle Maira, a trovare Ylenia Luciano e la sua famiglia. Come vi avevo detto, di molti di loro conosco il “seguito della storia”, o per rapporti di amicizia, o perché comunque ogni tanto ci si vede.

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Sentiamo cosa ci racconta Ylenia: “Non è da tanto che sei passata a trovarci, quindi ti confermo che continuiamo ad allevare mucche, pecore, capre e asini. Abbiamo anche 4 cani e una maremmana che ci aiutano nel nostro lavoro. Abbiamo ingrandito un pochino la stalla per le mucche e i terreni coltivati ,ma per il resto resta sempre più o meno com’era quando eri venuta per l’intervista. L’azienda continua ad essere intestata a mio marito, ma si è aggiunto Silvio, mio cognato, come coadiuvante dopo la chiusura dell’ azienda in cui lavorava.

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Le difficoltà nel lavoro sono legate soprattutto al fatto che sono richiesti sempre più aggiornamento e informatizzazione. Continuiamo a vendere il latte bovino a Piemontelatte, dato che la cooperativa Valle Stura non lo ritira più. Non abbiamo mai presentato domande per aiuti, né come giovani né altri.

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Nella vita ci sono stati cambiamenti dato che, come sai, oltre a Giorgio che era piccolissimo, ma c’era già, adesso c’è anche Elisa. Con i loro rispettivi quasi 8 e quasi 6 anni, oltre alla scuola si divertono ad aiutarci con gli animali,  dato che non sono amanti né di televisione, né di telefoni, pc, giochi virtuali ecc.

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Per il futuro, magari ci piacerebbe riuscire a valorizzare maggiormente il biologico, che pratichiamo da anni. Ai giovani diciamo che la strada è lunga e faticosa ma le soddisfazioni sono alla fine della strada quindi forza e coraggio!!

Abbiamo ricominciato da zero quattro volte in 20 anni

Oggi ci racconta la sua sua storia Marco Guerrini, un altro dei giovani protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Lui aveva lasciato il Piemonte per andare in Polonia a continuare la sua attività di allevatore. Sul mio vecchio blog era “Marco il polacco”, che spesso inviava immagini dalla sua nuova terra…

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Alleviamo ancora, ma non vacche a causa della separazione dai miei ex-soci. Le vacche e i trattori sono rimasti a loro e mi hanno pagato il valore concordato. Adesso alleviamo lumache, oltre al pollame, e probabilmente inizieremo quest’anno con un gruppo di agnelli da ingrassare per conto di un macellaio di prossimità che serve la ristorazione di alta qualità.

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Il perché non ci siamo rimessi con le vacche è che ci siamo affrettati dopo la divisione per rimettere in piedi un qualcosa in grado di dare un reddito senza i tempi di avvio di una stalla. L’azienda e’ sempre nostra, come lo era prima, non essendo agricoli di famiglia in nessun modo.

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Trasformiamo gli ortaggi che produciamo su quasi 3 ettari, specializzandoci nell’essiccato. Tra un mese ci sara’ un bando dedicato del PSR e ci vorremmo entrare per aumentare il volume di lavoro in ambito di comodità e lavoro a ritmi “umani” (pelare e tagliuzzare 30 quintali di aglio a mano non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico).

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Da quest’anno ci sono state parecchie liberalizzazioni sulla vendita diretta anche di carne e derivati, per cui allargheremo la nostra offerta. Probabilmente in capo a un anno e mezzo avvieremo anche un online shop. Ho già presentato domande per aiuti, ma non li ho ottenuti. Sara’ questo bando quello su cui ci affidiamo per un giro di boa importante. Non li ho presi per i cavilli che affliggono in generale la costruzione dei bandi PSR, che tendono più a premiare chi ha realtà grandi e consolidate, rispetto agli outsider o alle piccole realtà. O meglio, con 5000 metri quadri di lumache siamo finiti in un livello economico teorico, secondo i tabulati dell’ente erogatore, per cui eravamo troppo grossi per accedere ai bandi dedicati esclusivamente alle micro-aziende, che oggettivamente sono state aiutate. Il bando successivo per le aziende medie non prevedeva la trasformazione, per la quale c’e’ appunto il bando di febbraio, che dovrebbe essere il nostro.

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Nella mia vita da quel dì sono cambiate diverse cose: due figli, la divisione dalla società delle vacche (con le relative preoccupazioni di recuperare quanto investito senza mangiarsene meta’ in tribunale), un trasloco di una quarantina di km da dove stavamo prima. La mia partner comanda, altro che lavora in azienda!! In pratica abbiamo ricominciato da zero quattro volte in 20 anni. Prima in Italia, poi venire in Polonia in una grande azienda come soci, poi una breve realtà di vendita di prodotti italiani tipici che abbiamo subito ceduto perché non era il nostro mestiere (prima di farsi male), e ora di nuovo in agricoltura, in un settore inedito, come quello delle lumache e dell’orticoltura specializzata.

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Con una legge abbinata al PSR per le piccole aziende, abbiamo anche iniziato a vendere macchine agricole e per la zootecnia. Non abbiamo chiesto il contributo di avviamento per non finire in una situazione sfavorevole con i costi amministrativi, ma abbiamo fatto da soli.

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Abbiamo anche incontrato difficoltà in questi anni, a partire dall’entrare in un tessuto sociale diverso dal nostro e dovere imparare una lingua come il polacco. Io sono sempre stato selvatico, la solitudine non mi pesa, anzi, talvolta la cerco. Il discorso finanziario… quello c’è per tutti e per tutto. Con poco fai poco, ma se basta, va bene anche il poco.
Ci sarebbero tante cose che vorremmo realizzare, ma il freno, se cosi’ si può definire così, è la responsabilità verso i figli, cioè di fare il passo secondo la gamba. L’allevamento ci manca, ma siamo consapevoli che porta a una vita di sacrifici, e la domanda è questa: è giusto imporla ai figli? Anzi, le domande sono due: vale la pena rimettersi con il bestiame a 40 anni, e magari tra 15 esce che nessuno porterà avanti il tuo lavoro? Sono soddisfatto della mia vita. Con il senno del poi non mi insedierei più in Piemonte, ma sarei venuto via a 18 anni, quando le possibilità erano molto più attraenti per i giovani (per quanto siano ancora buone e i bandi insediamento vengano usati). Questo non per sputare nel piatto in cui ho mangiato, perché so benissimo che senza l’avvio in Italia né avrei avuto il capitale per aderire alla società, né avrei nemmeno avuto i presupposti per conoscere questa gente, operante in zootecnia. Agli altri giovani direi di seguire il proprio progetto, ma di rimanere bene coi piedi per terra, perché non si campa di sola passione. e poi arriva il momento in cui ti guardi attorno e ti chiedi che strada stai percorrendo? E vale la pena? Dico anche di non considerare l’estero come una fuga, o una vigliaccata. Ognuno sta bene dove si sente a casa e siamo tutti cittadini del mondo. Se altrove i propri desideri si possono realizzare meno difficilmente, perché no?

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La storia di Marco era diversa dalle altre già nel libro, e come vedete sta continuando in  modo molto particolare. Intanto sto ricevendo anche altre testimonianze e, pian piano, le condividerò con tutti i lettori. Pur tra tanti cambiamenti, continua il suo cammino tra allevamento e agricoltura…

E’ tutto uguale come sempre

Proseguiamo il cammino tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Mi ha scritto anche Alessandra Tommasone, figlia di margari che, d’estate, salgono in alpeggio nella Val Grande di Lanzo, dove mi ero recata per intervistarla nel luglio del 2011. Qui leggete il post che avevo pubblicato allora.

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Ci racconta Alessandra: “La mia vita in azienda è cambiata poco perché non ho trovato la persona giusta al mio fianco, quindi sono ancora a casa con la mia famiglia. Aiuto loro, d’estate produciamo sempre i nostri prodotti e, se fanno fiere al paese, vado a venderli.

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Un’importante novità per questa famiglia c’è stata: “Abbiamo comprato gli alpeggi, grazie a Dio ce l abbiamo fatta! Mia sorella maggiore si è sposata, ma per il resto posso dire che e tutto uguale come sempre…

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Il consiglio che posso dare agli altri giovani è di amare questa vita che riserva molte sorprese. Si ha nel sangue questo mestiere, perché non è facile andare avanti, specialmente ora con i tempi che corrono.

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Grazie anche ad Alessandra per la sua testimonianza. Alcune storie sono già arrivate, altre ancora me le invieranno quando avranno tempo, perché in questo mestiere di lavoro ce n’è sempre. Qualcuno dei giovani di allora non sono riuscita a raggiungerlo, non ho più contatti o non mi risponde sui social…