Fame d’alpeggi

Anche ieri ho ricevuto l’ennesima richiesta di aiuto. Era una voce giovane, al telefono. La compagna di un pastore. Non li conosco, non li ho mai incontrati, ma siamo in contatto su Facebook. Lei aveva preso il coraggio e mi aveva chiesto se potevamo sentirci telefonicamente: “…per delle informazioni riguardanti le montagne , diciamola così! Per messaggio mi viene difficile spiegarmi.

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Salita di un gregge in alpeggio – Valle Orco (TO)

Immaginavo già la richiesta. Ne ricevo tante. C’è chi mi scrive, chi me lo chiede quando mi incontra, chi mi telefona. “Tu che giri… sai se c’è una montagna libera?“. Ultimamente la versione aggiornata è: “…adesso che giri in Valle d’Aosta, mi trovi una montagna su di là?“. Me lo chiedono cari amici, conoscenti, sconosciuti. Me lo chiede chi ha una montagna “difficile”, scomoda, e vorrebbe cambiare. Me lo chiede chi è rimasto senza montagna. Me lo chiede chi ha aumentato il numero delle bestie e non ha più pascoli a sufficienza lì dov’è ora. Me lo chiede chi la montagna non l’ha ancora mai avuta e vorrebbe iniziare ad andare in alpeggio, come la ragazza che mi ha chiamata ieri.

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Pascoli di alta quota al Gran Piano – Noasca (TO)

Ci tocca mandarle in affitto, ma il mio ragazzo alle sue bestie ci tiene. Sai com’è quando le mandi da altri… tu le pascoleresti differente. Se capita qualcosa, non sai mai se doveva proprio andare così o se è colpa di chi le guarda.” Loro hanno pecore, sanno che c’è il problema del lupo, ma il problema maggiore per loro adesso è non avere l’alpeggio. “Il mio ragazzo e suo fratello si alternerebbero a guardarle, non le lascerebbero da sole. Non ci interessano i contributi, a noi basta anche una montagna dove ci sono le mucche sotto e poter pascolare con le pecore tutte le parti alte…

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Costruzione di alpeggio diroccata in alta Valle Orco – Ceresole Reale (TO)

Già, i contributi… Girando per le montagne, chi non sa come stanno le cose potrebbe dire che di alpeggi abbandonati ce ne sono eccome! Ma una baita che crolla non vuol dire una “montagna vuota”. Possiamo iniziare a dire che oggi, con altri numeri di animali rispetto ad un tempo, non tutte le baite sono più utilizzate, anche quando greggi o mandrie salgono a pascolare quei territori.

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Il ripido sentiero che sale all’alpe Arietta – Val Soana (TO)

Ci sono alpeggi affittati sulla carta, proprio per i famigerati contributi, che poi non vengono pascolati… questo è illegale e non dovrebbe succedere. Accade più frequentemente che, con qualche strano intrigo, pascola tizio, ma i contributi li prende caio. Non va bene nemmeno questo, ma purtroppo è la realtà. Se ne parla troppo poco, ci sono troppi interessi dietro. Ogni tanto c’è un’inchiesta, ma grossi risultati in tal senso non si sono ancora visti.

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I pascoli si colorano a inizio stagione – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Per colpa dei contributi, arraffati a piene mani da speculatori e trafficoni, i prezzi degli alpeggi aumentano (ne abbiamo già parlato più volte), così se un giovane che sta iniziando vuole trovare una montagna, si trova a competere con prezzi impossibili. Ma questo vale anche per un “normale” allevatore che fa il margaro o il pastore da tutta la vita.

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I ruderi dell’alpe Leseney accanto al Lago Luseney – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Poi ci sono quei valloni scomodi, dove non c’è la strada, ma solo antiche tracce di sentieri… antiche mulattiere dove non passano nemmeno gli escursionisti. Diciamocelo, dove non salgono gli animali in alpeggio, avanzano i cespugli e non è più così bello passare a piedi… In quei valloni magari scopri delle conche meravigliose, pascoli ricchi di trifoglio alpino o altre erbe ricche. Uno di quei posti lo avevo descritto qui.

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Il sentiero nella parte bassa del Vallone di Savoney – Fenis (AO)

Anche l’altro giorno ho fatto una gita in un vallone selvaggio e apparentemente deserto. Nella parte bassa era stato pascolato recentemente, poi seguiva un lungo sentiero che saliva tra boschi e cespugli, fino ad arrivare ad una bella conca con un alpeggio abbandonato. C’erano tracce di utilizzo degli anni scorsi, ma non era difficile immaginare come venissero gestiti gli animali quassù.

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Alpeggio abbandonato – Savoney, Fenis (AO)

Ancora più in alto c’era un lago, conchette e valloni erbosi, erba bassa, di alta montagna, erba buona. Molto probabilmente lassù venivano messi degli animali giovani, in asciutta, che non necessitano di cure e sorveglianza quotidiana. Nei giorni successivi ho poi saputo che il vallone è ancora utilizzato e che saliranno delle manze, probabilmente a breve.

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Nella baita, l’angolo dedicato alla caseificazione – Savoney, Fenis (AO)

Mi viene allora da riflettere su come sia cambiato tutto. Su quali formaggi si facessero in questi luoghi un tempo, con quelle erbe ottime. Erbe che oggi rischiano di sparire, perché senza il pascolamento e la fertilizzazione del terreno, saranno altre erbe a prendere il sopravvento. Oggi i formaggi vengono fatti soprattutto con le erbe dei prati più comodi, più facilmente raggiungibili nei pressi delle baite. Non è così ovunque, ma in parte sì… Sto divagando, ma sono comunque riflessioni sul mondo degli alpeggi che cambia.

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Manze e manzette nell’alto Vallone di Saint Barthélemy – Nus (AO)

Cosa ho risposto alla ragazza che mi chiedeva se sapevo di una montagna libera per il prossimo anno? Quello che, ahimé, ho risposto a tutti gli altri. Se venissi a sapere di qualcosa… ben volentieri. Ma purtroppo non so come aiutare tutte queste persone. Non riesco nemmeno ad aiutare carissimi amici che hanno questo problema. E’ un controsenso, perché da una parte possiamo dire che il mondo dell’alpeggio tradizionale è in crisi… e dall’altra che non ci sono alpeggi disponibili!

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Pascoli di alta quota con abbondanza di trifoglio alpino – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Chi resta senza alpeggio spesso è proprio colui che lavorerebbe bene, che avrebbe cura del territorio, degli animali, delle tradizioni. Mentre chi mette su numeri di bestie eccessivi, lasciate quasi allo sbaraglio o in mano ad operai che fanno niente più del minimo indispensabile… affitta alpeggi qua e là anche in vallate non vicine.

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Alpeggio al Colle del Nivolet sul versante valdostano

C’è la speranza che cambi qualcosa? Per come la vedo io, al momento no, purtroppo. Se non si interviene seriamente a livello politico, questo fragile delicato mondo mi sembra seriamente in crisi. C’è chi resiste con le unghie e con i denti, con sacrifici e spese spesso non proporzionati alle entrate effettive. C’è chi sopravvive grazie al sostegno e alla manodopera di parenti in pensione che “danno una mano”. C’è chi non ce la fa ad andare avanti se non arrivano i contributi. Tutti segnali di un sistema non sano.

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Dove non si pascola, pian piano avanzano i cespugli – Val Soana (TO)

Eppure ci sono ancora giovani pieni di passione e di entusiasmo che telefonano e dicono: “Siamo disperati! Abbiamo iniziato a giugno a cercare una montagna per il prossimo anno, ma niente… Non ci interessano i contributi, ci basta avere un posto per portare su le nostre pecore!” Che tristezza, che amarezza non poter dar loro delle risposte. Che sconforto non poter aiutare chi fa “da sempre” questo mestiere e perde la montagna a un’asta, vedere nei suoi occhi la disperazione perché non sa dove portare a pascolare i suoi animali…

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Per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza

E veniamo all’ultima “storia di giovani” tra quelle ricevute nei mesi scorsi. Altri avrebbero voluto dirmi come erano andate le cose da quell’intervista di tanti anni fa, ma poi il lavoro è tanto, il tempo è poco, non tutti amano scrivere… Il tempo è poco anche per me, infatti Marta Fossati, nel suo racconto, parla di inverno e di capretti, ma proprio oggi siamo già arrivati al primo giorno d’estate. Lascio che sia lei e le immagini prese dal suo profilo facebook a raccontare. (Ricordo che Marta è anche in “Capre 2.0” – qui l’intervista comparsa sul blog -, oltre che in “Di questo lavoro mi piace tutto“).

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Pascolo primaverile a Sambuco (CN)

È da un po’ di giorni che mi riprometto di scriverti, sopratutto prima che arrivino i capretti!!! Il big ben! Si ricomincia un’altra stagione! Ma, confesso, amo molto leggere e ben poco scrivere! Sono cambiate molte cose da quel giorno che sei venuta a Sambuco per le interviste del tuo libro. Ci pensavo quando ho ricevuto il tuo messaggio.. Avevo in braccio una capretta che avevo chiamato Ladra di cuori: forse questa è la prima cosa che, a volte, penso che sia cambiata.

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Marta con uno dei capretti nati quest’inverno – Sambuco (CN)

La gioia, la felicità e l’affetto che sempre provo per i nostri animali sono comunque diversi da quelli che provavo nei primi anni che facevo questo lavoro. Non perché non lo amo più, ma perché per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza, consapevole che non potrei vivere senza animali, ma anche consapevole che, nel nostro lavoro (come penso in molti altri) alcune scelte e situazioni sono difficili e dolorose.

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Il gregge al pascolo con Sambuco sullo sfondo – Valle Stura (CN)

Allevo sempre animali, anzi alleviamo! Dall’aprile del 2016 io e Luca abbiamo la nostra azienda, Bars Chabrier. Le capre sono circa 150, sempre rigorosamente con nome proprio, sempre meticce selezionate per avere una buona produzione di latte, ma anche per essere delle buone pascolatrici che ben si adattano al territorio montano dove viviamo tutto l’anno.

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La stagionatura dei formaggi – Sambuco (CN)

Tutto il latte prodotto viene trasformato nel nostro piccolo laboratorio e venduto nel punto vendita (che eufemismo, sarà un metro per due!), in ristoranti della zona e nei 3 mercati settimanali.

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Il gregge nei pressi della nuova stalla – Sambuco (CN)

Sempre nel 2016 abbiamo partecipato ai bandi PSR e attualmente è in fase di costruzione la nuova stalla. Bellissima, ma fonte di grandi preoccupazioni. Non starò qua a tediarti su argomenti che sicuramente già ben conosci, ma vorrei solo dire che quelli che dicono “hanno preso i contributi”, di provare anche loro a vedere com’è la strada per accedere a questi aiuti. E, alla fine, vedere quanto siano stati “aiuti”. Io ancora non lo so, so però cos’è stato arrivare fino a qui. Se veramente è stato un aiuto a lavorare in modo migliore o l’aiuto a decretare la nostra fine!!

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Capretti meticci – Sambuco (CN)

“Spero che ci sarà una terza parte di questo libro e, comunque vada, di trovarmi ancora in mezzo agli animali. Veniamo ora alle difficoltà nella nostra attività. La prima è la quello che già ti ho scritto. Poi superare la perdita di un animale a cui tieni particolarmente, cioè praticamente tutti! Gioire per i capretti nati e sapere che fine faranno buona parte di loro, sapere che devi vendere una capra altrimenti la vedrai spegnersi giorno per giorno. Dolori, frequenti in questo mestiere ma anche molte gioie che ti fanno tornare il sorriso. E poi le umiliazioni, i bocconi amari costretto a ingoiare perché tanto hai le bestie, devi stare zitto altrimenti in un modo o nell’altro te la fanno purgare. E il senso di frustrazione davanti a una immensa quantità di burocrazia, leggi, norme, decreti, moduli e quant’altro, credo poco amate dalla maggior parte di noi esseri umani, ma particolarmente inaccettabili per chi fa un mestiere come il nostro.

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Marta con un agnello – Sambuco (CN)

Siamo ben capaci di sbrogliarci davanti a molti imprevisti della natura, ma davanti a tutti i fogli che devi fare se per caso decidi che quella capretta in più proprio la vuoi tenere… Beh… Io lì vado fuori di testa!!

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Luca al pascolo con il gregge – Sambuco (CN)

Cosa direi agli altri giovani che stanno iniziando? Sicuramente non sono giorni facili in nessun settore, il nostro implica anche un coinvolgimento della vita “oltre il lavoro”. Nel senso che proprio non c’è una vita! Sto scherzando, ma sicuramente è difficile ricavarsi del tempo libero, soprattutto più giorni consecutivi e, se come noi si lavora entrambi in azienda, poter approfittare di questo tempo insieme. Poi ci sono situazioni e situazioni. Ma se si è soli è difficile anche riuscire ad andare via poche ore. Sicuramente avendo poco tempo devo dire che cerco sempre di approfittarne meglio che posso! Ma se c’è davvero “la passione” per questo lavoro sarà difficile riuscire a fermarsi. Per concludere… sì sono, anzi siamo, soddisfatti della nostra vita!

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Il pascolo preferito dalle capre – Sambuco (CN)

Ringrazio ancora l’amica Marta per la chiacchierata virtuale. Qui potete trovare altre informazioni sull’azienda e sui luoghi dove acquistare i loro formaggi. Ricordo a tutti, giovani o meno giovani, che le pagine di questo blog sono sempre aperte a chiunque voglia raccontarmi la sua storia, legata alla montagna, all’allevamento, all’agricoltura di quelle aree cosiddette marginali.

Ci sarebbe bisogno del doppio del personale…

Ho ancora un paio di “storie” di giovani allevatori da raccontarvi, storie ricevute dai protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, nelle quali mi raccontano come sono evolute le cose negli 8-10 anni da quando avevo realizzato le interviste. Oggi “andiamo a trovare” Ivan Monnet, più volte presente su queste pagine, visto che siamo amici di vecchia data. Qui la prima intervista dedicata ai giovani, qui un momento di “lavoro quotidiano”, ma ci sono state anche le giornate di riprese video per il film sui pastori piemontesi.

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Le vacche in stalla – Villar Pellice (TO)

Continuo ad allevar bestie, pecore biellesi, capre valdostane, vacche piemontesi, barà e incroci. Non scendo più in pianura con le pecore, perché in 2 posti contemporaneamente non si può stare. Il viaggio mattina e sera era un costo, senza parlar del tempo dedicato agli spostamenti e ai lavori con gli animali. Era anche scomodo per voler lavorare il latte nello stesso caseificio, fare il formaggi a latte misto, ecc.

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Le pecore di Ivan nella stalla nuova – Villar Pellice (TO)

Per 2 anni abbiamo tenuto le pecore in diverse stalle scomode dove si portava il fieno sulla schiena, l’acqua per bere con i secchi e bisogna a portare fuori il letame a mano. Mio papà mi ha girato l’azienda e siam riusciti ad accedere al piano d’insediamento e miglioria facendo un ampliamento alla stalla delle vacche e costruendo un capannone dove stanno 200 pecore comode con deposito del fieno a fianco.

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Le nuove strutture dell’azienda – Villar Pellice (TO)

Adesso l’azienda è abbastanza ben sistemata, però qualcosa manca sempre per lavorare al meglio! I problemi più grossi per il mio lavoro in questi anni sono prima cosa gli inverni (cioè il periodo in cui non si può pascolare all’aperto perché manca il foraggio fresco, ndA) troppo lunghi, con costi di mantenimento assurdi, viste anche le passate campagne di siccità.

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Ivan e suo papà con una delle bovine della loro azienda – Villar Pellice (TO)

Seconda cosa ci sarebbe bisogno del doppio del personale, in modo da poter ricavare qualche momento per se stessi e un po’ di riposo, senza dover far sempre orari insensati. Accudire il bestiame dentro in stalla richiede tempo, senza parlar di cosa vuol dire metterle fuori, dove grazie al buon lupo non si è più padroni di mollarle a pascolare da sole nemmeno un attimo. Bisognerebbe forse costruire recinti da tenerli lontani durante la notte, ma i recinti di griglia qui in paese non son più a prova di lupo, visto che ci sono già stati danni a diverse aziende.

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Al pascolo con la prima erba di primavera – Villar Pellice (TO)

Infine c’è tutto il lavoro che dà il territorio, è una continua guerra per fermare l’avanzata di rovi e boschi. Inoltre c’è da spargere letame sui prati prima della primavera, tagliare il fieno quando è stagione, provvedere all’irrigazione ecc…
E poi la burocrazia! Servirebbe una persona solo per seguire la compra/vendita e le relative pratiche, oltre a tutta quanta la burocrazia dell’azienda per rimanere al passo con i tempi, visti i cambiamenti dei modelli di vendita e fatturazione, tutto da fare via internet.

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Alcuni dei prodotti della caseificazione – Villar Pellice (TO)

In mezzo alle mansioni quotidiane, aggiungi anche la mungitura e caseificazione, ovviamente. D’estate poi andiamo in montagna, l’alpeggio è sempre lo stesso al Giulian, in società con mia sorella e mio cognato. Da quell’intervista che avevi fatto per il libro,  in collaborazione con il comune abbiamo costruito la casa e il caseificio per poter lavorare il latte a norma. Adesso stiamo aspettando che ci aiutino per fare la stalla, per non dover continuare a mungere al freddo e pioggia a quelle quote…

Magari prendere una cascina…

Mi trovo un po’ in difficoltà ad andare a fare delle domande sul cambiamento climatico agli allevatori in questa fine primavera così fredda e piovosa. Ma d’altra parte parliamo di cambiamenti del clima, non di riscaldamento globale! L’altro giorno comunque sono salita in Valle Soana. Imboccata la vallata, le nuvole si sono chiuse sopra di me e, a mano a mano che procedevo per la stretta strada a curve, ha iniziato a piovere a dirotto. Alla mia destra il torrente era gonfio di acqua fragorosa e spumeggiante.

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Vacche piemontesi sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

Marco stava finendo di mettere il filo e i picchetti per il recinto, “riparato” da giacca e pantaloni di cerata, mentre le vacche attendevano pazienti sotto il diluvio. “Sprecano erba, con un tempo così…“. Il primo pascolo di stagione è nel fondovalle, a ridosso di villaggi quasi disabitati, dove le seconde case attendono condizioni meteo più favorevoli per il flusso di villeggianti. Marco fa pascolo vagante in pianura, poi con la sua mandria è risalito a piedi fino qui. Lui è anche uno dei protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, il margaro che, fin da ragazzino, ha dormito in una roulotte accanto alla sua mandria, d’inverno. Qui vi avevo raccontato la sua storia.

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Pascolo sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

La passione e il lavoro di Marco sono rimasti immutati. Nonostante la vita sicuramente non facile che fa, quando gli chiedo delle problematiche che affliggono la sua attività, risponde che fino ad ora non ha di che lamentarsi. Il lupo “fa paura”, ma attacchi per ora non ne ha mai avuti. Così continuiamo la nostra chiacchierata, con le domande del mio questionario che si mescolano a chiacchiere, aneddoti e un po’ di “gossip pastorale” su amici e conoscenti comuni. Ora Marco sta per condurre gli animali nelle aree di alpeggio propriamente dette, dove trascorreranno tutta l’estate. “In inverno sì, vorrei cambiare qualcosa. Prendere magari una cascina, almeno per portare quelle che devono partorire. E’ arrivato il momento di fermarsi un po’, diventare più stabile… Vedremo se trovo qualcosa nelle zone dove giro.” La pioggia continua a cadere, finisco il mio questionario e riparto verso la pianura.

Il sogno si è fermato

Ho ancora un paio di storie di giovani da raccontarvi, ricevute via internet nei mesi scorsi. Qualcuno degli intervistati di allora non l’ho rintracciato, qualcuno non mi ha risposto, altri sono così impegnati dal lavoro da non aver tempo a scrivere la loro storia (li capisco!! non a caso questo blog lo aggiorno sempre meno!).

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Oggi però ho qualche minuto di tempo e così vi parlo di Alex. Da lui ero tornata per intervistarlo quando stavo scrivendo il libro sulle capre (Capre 2.0). Potete leggere qui quello che mi aveva detto nell’agosto del 2016.

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Dal 2016 ad oggi le cose sono ancora cambiate: “Da quando sei venuta a fare l’intervista nove anni fa poche cose sono cambiate: il sogno di fare il pastore a tempo pieno si è fermato subito, troppe spese e zero entrate, dalla famiglia nessun aiuto e quindi è rimasto un hobby.

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Continuo a lavorare con mio papà, ma è da 3 anni ho messo su anche le pecore. Tutto è partito da 3 agnelli regalati da Giuan, il pastore. Adesso ne ho una cinquantina e spero di continuare a tenerle finché il lavoro lo permette.

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Da fuori, chi non è di questo mondo vede tutto rosa e fiori, ma la realtà è ben lontana…“. Pochi animali (sì, 50 o anche 100 sono pochi, se non hai un’azienda con trasformazione e vendita diretta) non ti danno da vivere, ma richiedono tempo, dedizione e molte spese, specialmente in annate con pascoli scarsi, siccità, ecc.

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La passione c’è, quella resta intatta, ma gli aspetti da combinare sono tanti, così Alex non sa fino a quando il gregge potrà andare avanti, che si tratti di pecore, di capre o di entrambe. Ogni tanto dice di voler/dover vendere tutto, ma… mi auguro che, qualunque cosa gli riservi il futuro, possa continuare a tenere qualche animale!

Sono soddisfatto della mia vita, anche se…

L’arrivo della primavera fa sì che aumentino i lavori da fare all’aperto, quindi c’è sempre meno tempo per stare seduta ad aggiornare queste pagine. Avrei tante cose da dire/scrivere e ancora qualche storia di giovani da raccontarvi. Oggi inizio con una di queste. Francesco Sartori era stato colui che mi aveva “ispirato” il libro “Di questo lavoro mi piace tutto“, infatti era stato proprio lui a dirmi: “Perché non parli di noi, di quei giovani che cercano di iniziare un’attività nel settore zootecnico?“.

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Andiamo indietro di qualche anno, qui potete leggere l’intervista che avevo fatto a Francesco quando raccoglievo materiale per il libro. Come sono poi andate le cose, in questi anni? Ce lo raccontare direttamente lui. “Allevo ancora animali, bovine da latte, manze di razza pezzata rossa valdostana e castana e pecore rosset. Alcune vacche sono in svernamento per problemi di spazio e di orari, siccome lavoro anche a tempo pieno al di fuori della mia azienda presso la Cascina Montfleury dell’Institut Agricole Régional di Aosta, nel settore Agronomia.

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L’azienda è a nome mio. Le maggiori difficoltà che sto incontrando sono il mancato arrivo dei fondi delle misure ad ettaro del PSR (indennità compensativa e misure agroambientali). Non faccio vendita diretta dei prodotti e non ho chiesto contributi come giovane imprenditore! Ho solo ricevuto un contributo a fondo perso per l’acquisto del trattore reversibile attrezzato per fienagione da montagna.

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La mia partner fa un altro lavoro e non qui in valle, ma quando può mi aiuta molto. Sono soddisfatto della mia vita e non la cambierei con un’altra, anche se mi piacerebbe che il lavoro in azienda fosse più remunerativo… Ad un giovane consigliere i di fare questo lavoro solo a titolo hobbistico.

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Così vanno le cose. Sicuramente sono stati fatti “tanti passi” da quella intervista, ma quello che emerge dal racconto di Francesco è che una piccola azienda di montagna difficilmente riesce a darti da vivere, se non arrivano i contributi e se non fai trasformazione e vendita (cosa quasi impossibile se sei da solo a dover seguire tutto). Qui un articolo uscito l’anno scorso dove si parla di Francesco e della sua azienda. Molti sicuramente si staranno chiedendo perché tutto questo lavoro e impegno aggiuntivo, se già è impiegato altrove a tempo pieno. Anche in questo caso, è la parola passione a spiegare tutto…

Purtroppo i miei sogni non si sono realizzati come avevo sperato

Fino ad ora vi ho presentato storie di giovani che, nella decina d’anni da quando li avevo intervistati per “Di questo lavoro mi piace tutto“, sono riusciti ad andare avanti sulla linea che avevano intrapreso. Oggi a parlarci di sé è Yves, la cui storia non è andata propriamente come lui si auspicava, ma che comunque, in un modo o nell’altro, è rimasto legato all’ambito agricolo/zootecnico.

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Mi fa un certo effetto rileggere ora quello che avevo scritto sul blog dopo averlo incontrato nel 2011. Non per quello che mi raccontava, ma per il fatto che quella era stata per me la prima volta da queste parti, dove oggi trascorro la maggior parte del mio tempo. Ricordo che le foto pubblicate su Facebook da Yves in alpeggio mi avevano colpito per la bellezza del panorama, anche se poi, in occasione della mia venuta, le nuvole non mi avevano permesso di apprezzare appieno il luogo. Diciamo che mi sono poi rifatta negli ultimi anni, dato che sono tornata molto spesso su quelle montagne in momenti diversi della stagione estiva! Ma adesso la smetto di divagare e lascio a lui la parola.

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Purtroppo i miei sogni non si sono realizzati come avevo sperato. L’azienda è sempre a nome di mio papà, io lavoro come casaro all’Institut Agricole Régional. Non ho potuto portare avanti l’azienda di famiglia soprattutto a causa di problemi di salute. Infatti, dopo vari accertamenti, ho scoperto di essere allergico all’epitelio dei bovini e ad alcuni pollini che si trovano nel fieno.

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Nonostante i problemi causati da queste maledette allergie, cerco di fare il possibile per aiutare a mandare avanti l’attività di famiglia, soprattutto in estate con l’attività di fienagione. Dal 2013 abbiamo deciso di non condurre più l’alpeggio, perché avevo cominciato a lavorare all’Institut Agricole. Ora l’azienda purtroppo è stata abbastanza ridimensionata: abbiamo una decina di vacche da latte e 6 capre, che sono tenute da papà per passione e soprattutto per mantenere il territorio.

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Il latte viene conferito al caseificio di Champagne in inverno e in estate le vacche salgono nella vallata di Saint Barthélemy, mentre i manzi e le capre pascolano i prati più impervi, che comunque sono difficilmente lavorabili.

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Nel 2014 ho conosciuto la mia compagna Silvye e da allora vivo ad Aosta, sono diventato papà di due bimbe Anays e Alysée. La famiglia della mia compagna aveva dei terreni semi abbandonati. Abbiamo deciso di sistemarli e da 4 estati tengo lì due mucche a pascolare da metà fine aprile fino a fine novembre. Più che altro mi piace averle giù per mantenere quei terreni che gli anziani hanno sempre amato e curato con tanta passione e fatica, ma anche per tenere le due mucche tranquille e prepararle per presentare ai concorsi eliminatori delle Batailles des reines, anche se non hanno mai avuto grossi risultati.

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Un altro motivo per cui mi piace tenerle qui nei prati vicini è vedere negli occhi delle mie bimbe la felicità nel salire con me a spostarle o portargli il pane e coccolarle. Tutto sommato posso dire di essere abbastanza soddisfatto della mia vita e del mio lavoro, anche se avrei preferito riuscire a costruire una stalla nuova con annesso un piccolo caseificio aziendale ed uno spaccio per la vendita dei prodotti. Ma a causa dell’allergia ho dovuto rinunciare.

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I giovani che avevo intervistato allora erano tutti tra i 15 e i 30 anni ed è normale che, tra di loro, ci sia anche chi non ha potuto o non ha voluto andare avanti sulla strada dell’allevamento. Ho ancora un paio di storie da presentarvi, alcuni non hanno risposto al mio appello, altri si sono fatti inviare il questionario, ma non hanno ancora avuto modo/tempo di rispondermi. Si sa, quello dell’allevatore è un mestiere che di tempo libero ne lascia poco…

Mi definisco una margara alternativa perché mi piace mettermi in gioco

Ancora una storia di giovani, per proseguire il nostro cammino tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi vi porto dalla mia amica Roberta Colombero, che conoscevo già ancor prima di intervistarla per il libro… e che ho continuato a frequentare in questi anni. Ogni tanto questa giovane allevatrice ha fatto parlare di sé, ma qui ci spiega le sue motivazioni.

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Con la mia famiglia allevo sempre con passione bovini di razza piemontese, ne abbiamo circa 200. Cerchiamo sempre di migliorare la selezione dei nostri capi portando avanti la taglia e la qualità dei soggetti, così si ottengono soggetti interessanti, sia vitelle che vitelli, che vengono richiesti anche in altre parti del mondo, uscendo dall’Italia. Ciò è fonte di molta soddisfazione per me.

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Negli ultimi anni ho inserito nell’azienda alcuni incroci di Frisone con Blu belga per aumentare la quantità del latte. Le Piemontesi vengono sempre munte a mano due volte al giorno, mentre gli incroci li mungiamo a macchina. L’azienda è sempre di famiglia, lavoro ancora con i miei genitori. Al lavoro si sono aggiunte alcune difficoltà, ma forse non le definirei proprio difficoltà, più che altro semplicemente impegni aggiuntivi sul fronte burocratico: mi tengo io l’anagrafe bovina, così come seguo altri aspetti burocratici e, a breve, anche le fatture elettroniche. Bisogna stare dietro ai tempi.

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Trasformo i miei prodotti nel periodo estivo all’alpeggio Valanghe a Marmora (CN), producendo principalmente Nostrale d’Alpe, Robiole, tomini, erborinati, semicotti, tipo Castelmagno, yogurt e burro. Durante l’inverno le vacche raggiungono le campagne di Savigliano e, in quei mesi, il latte viene venduto al Caseificio Osella. D’estate facciamo vendita diretta al turista di passaggio, oltre a rifornire locali e agriturismi della zona. Abbiamo sia “clienti storici”, sia stranieri che si trovano in Valle Maira in vacanza.

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Cambiamenti nella mia vita? Ho preso al volo alcune “comparse “e programmi televisivi per pubblicizzare la mia azienda e il mio lavoro, la mia valle. Tutto questo l’ho fatto soprattutto con un pensiero molto aperto, per fare conoscere a molte persone che probabilmente nemmeno lo conoscevano un mestiere così antico. Personalmente mi definisco una “margara alternativa”, perché mi piace mettermi in gioco. Spesso però ad esporsi così tanto rischi di essere criticato, ma chi critica è solo geloso, così continuo per la mia strada e faccio ciò che mi piace.

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Continuo a fare dei corsi di aggiornamento su nuove lavorazioni di formaggio, ho seguito il corso Onaf per imparare meglio a degustare il formaggio e proporlo in vari abbinamenti. Ho anche approfondito il mio studio della lingua inglese.

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Mi capita qualche volta durante l’anno di lasciare soli mamma e papà per viaggiare all’estero per conoscere realtà simili alla mia, portare a casa qualche conoscenza. Per queste uscite ringrazio enormemente i miei genitori Giulio e Giovanna che mi danno queste possibilità.

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Mi piacerebbe molto realizzare anche un piccolo caseificio in pianura e produrre del formaggio tutti l’anno, perché le richieste sono molte. Sono molto soddisfatta della mia vita, le mie “ragazze” mi regalano soddisfazioni immense e porto avanti anche un piano sul benessere animale.

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La mia vita è una vita a ritmo con le stagioni. Il mio lavoro mi appaga e non mi manca nulla, però desidererei incontrare anche una persona che condivida tutto questo con me, avere una famiglia e crescere dei figli a stretto contatto con la natura e gli animali, per portare avanti questa tradizione indispensabile in un territorio come il nostro.

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Sicuramente la storia di Roberta non è “convenzionale”, tra chi pratica il suo stesso mestiere. La sua voglia di conoscere altre realtà, di confrontarsi, ma anche la capacità di concedersi dei momenti non solo strettamente legati al lavoro sono, a mio avviso, caratteristiche che le permetteranno sicuramente di avere grandi soddisfazioni e anche successo dal punto di vista lavorativo. Aprire gli occhi sul mondo non fa mai male…

A volte la sola passione non basta!

E’ da un po’ che non vi propongo “storie di giovani”, per continuare il viaggio tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Ho messo da parte tutte le risposte ricevute, niente è andato perso… Oggi andiamo a trovare un altro di quei ragazzi, che nel frattempo ha incontrato una compagna di vita e di lavoro (Alessia, anche lei un’appassionata allevatrice) e hanno pure messo su famiglia!

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Giorgio l’avevo intervistato a fine novembre del 2010, ma ci conoscevamo già da qualche anno. La prima volta l’avevo visto ragazzino (15 anni) in un alpeggio del Canavese, dove era andato a “fare la stagione” presso dei margari biellesi. Poi mi aveva scritto un’e-mail. Sono passati anni, ma me lo ricordo bene… all’epoca aveva le pecore, era ancora studente e mi aveva raccontato che, per riuscire a contattarmi, si era particolarmente applicato nell’ora di informatica! Tutta la sua storia la potete leggere su “Di questo lavoro mi piace tutto“, ovviamente. Da allora ci siamo visti più volte a fiere, cene dei margari, mie serate di presentazioni dei libri… Ma adesso lascio a lui la parola!

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Accidenti, ma son già passati così tanti anni da quell’intervista?! Sembra solo ieri… Sono cambiate un bel po’ di cose però… L’azienda ora si è evoluta, tanto per iniziare ora sono io ad essere il titolare, il numero di bovini è decisamente aumentato. In tutto, con quelle di Alessia, sono più di 50 e così abbiamo dovuto provvedere alla costruzione di una nuova stalla ben più ampia e confortevole che fa sì che si lavori in modo migliore e in minor tempo.

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Ci tengo a precisare che è stato un investimento totalmente autofinanziato, perché probabilmente la mia domanda di miglioramento non è stata considerata abbastanza importante e quindi bocciata. Le difficoltà riscontrate penso che puoi immaginarle, abbiamo dovuto far fronte alle numerose spese per il nostro non piccolo investimento e, come se non bastasse, anche i rincari del foraggio dello scorso anno, andato a prezzi esorbitanti, sicuramente non ci è stato d’aiuto. Tuttavia siamo ancora in piedi!

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Le nostre mucche ora sono iscritte al libro genealogico e produciamo formaggi di diversi tipi e burro che vendiamo esclusivamente a privati e piccoli negozi valligiani. In più ci siamo attrezzati di un piccolo banco frigo che usiamo per fare qualche mercatino e fiere in zona.

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D’estate saliamo in un alpeggio del comune di Brosso, il posto diciamo che non è dei migliori (un po’ piccolo e con molte pietre), però c’è la strada ed è abbastanza vicino a casa, così d’estate posso scendere in paese a farmi i fieni.

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Naturalmente tutto questo non si sarebbe realizzato se non avessi incontrato Alessia, con la mia stessa passione e testardaggine. Per ultimo una grande novità! Il 22 agosto 2018 è nato Domenico, che ha reso tutto ancora più magnifico e speriamo che un giorno possa portare avanti questo lavoro con la nostra stessa passione.

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Mi ricordo che quando mi avevi intervistato mi avevi chiesto della politica: il mio interesse è sempre lo stesso, finché non vedrò un politico con ”i quai”(calli) alle mani a mio parere non potrà essere credibile.

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Diciamo che per adesso sono soddisfatto, anche se mi piacerebbe vedere un giorno i nostri prodotti essere valutati come meritano. A chi intraprende questa strada posso solo dire di pensarci molto bene, perché ne ho già visti parecchi iniziare grandiosamente per poi buttare tutto all’aria. A volte la sola passione non basta!

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Questa è la storia di Giorgio Pastore e Alessia Mazzurana, della Valchiusella. Ricordo che Giorgio, pur avendo quella passione fin da ragazzino ed essendo nato in una terra che vede ancora un settore zootecnico abbastanza vivo, non proviene da una famiglia di allevatori di professione

Lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno

I giovani che stanno rispondendo al questionario per raccontarci cos’è successo nella decina d’anni tra la mia intervista per il libro e oggi ci stanno raccontando delle belle storie. Non sappiamo se, chi non ha risposto, forse non ha avuto altrettanto successo, ma… purtroppo sono tanti i fattori che influenzano le nostre vite, figuriamoci poi quando si pratica un lavoro che è una vera e propria scelta di vita!

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Oggi ci spostiamo in Valsesia dai fratelli Vaira. Qui l’intervista raccolta nel 2011 con Filiberto, allora studente universitario. E oggi invece? Di nuovo a lui la parola, in rappresentanza dell’azienda e della famiglia. “Grazie a te per ridarci la possibilità di raccontare. Abbiamo ancora animali e abbiamo ingrandito l’azienda: come detto nell’intervista scorsa, abbiamo eliminato gli ovini e aumentato i caprini (70 capi) e i bovini (45 capi).

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I bovini sono tutti di razza bruno alpina originale: è stata una nostra scelta soprattutto per un valore affettivo di questa razza, dato che era la vacca dei Walser. Abbiamo recuperato un po’ di capi qui vicino e adesso anche capi da Austria e Svizzera per migliorare la qualità dei nostri capi aziendali. Come prima veniamo in alpeggio in Valle Vogna, dove abbiamo acquistati nuovi terreni.

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In inverno non affittiamo più la stalla nel novarese, ma abbiamo comprato una cascina a Sostegno (BI), che si trova all’imbocco della Valsesia. Adesso l’azienda è a nome mio e dei miei fratelli e abbiamo formato una società, Azienda Agricola Vaira s.s.a., dove mio fratello si occupa dell’allevamento e trasformazione formaggio, io mi occupo della burocrazia aziendale, stagionatura formaggio, trasformazione carni e salumi, vendita prodotti e anche aiuto in allevamento, diciamo che sono il jolly per tutto! Oltre a noi c’è mia sorella che si occupa dei cavalli, prima erano due aziende distinte adesso ci siamo uniti per poterci aiutare meglio l’un l’altro, infatti per quanto riguarda i cavalli abbiamo costruito una stalla ad Alagna Valsesia, grazie ai contributi dell’insediamento giovani.

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Le difficoltà come dico sempre sono nella burocrazia, anche le domande di contributo vengono sempre più complicate e richiedono sempre più tempo, nel nostro caso io mi occupo di più di questo argomento e sono più aggiornato, ma chi si trova a gestire un’azienda da solo troverà molte difficoltà. Il lavoro sul campo ha i suoi problemi, ma sono problemi che si affrontano volta per volta e che ti fanno dire, a fine giornata, ho fatto fatica ma sono soddisfatto.

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A livello famigliare io mi sono sposato e ho una bambina di 2 anni, Mio fratello ha un figlio di 3 anni e mezzo e mia sorella un bambino di 11 e uno di 3. I nostri partner danno una mano in azienda oltre a fare altri lavori.

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Al momento abbiamo ancora molti progetti, tipo creare un piccolo agriturismo dove offrire tutti i nostri prodotti, quelli dell’allevamento, ma anche da tutte le piccole produzioni che vogliamo ingrandire per essere più autosufficienti nell’agriturismo, come produzione ortaggi, cereali per farina, frutta e apicoltura.

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Sono molto soddisfatto perché lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno, inoltre io lavoro anche come guardiacaccia in un’azienda faunistica, che mi permette di integrare lo stipendio e di continuare la mia passione di lavorare con la fauna e la natura, argomenti anche studiati all’università quando avevamo fatto l’altra intervista.

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Ai giovani che cominciano adesso 10 anni fa avrei cercato di sconsigliare loro questa avventura, oggi invece darei loro una mano, perché in questi anni ho capito che (soprattutto in montagna) il ritorno di tanta gente al lavoro in campagna va a beneficio di tutti e anche al beneficio personale, perché questo lavora è faticoso. ma ti regala delle soddisfazioni incredibili. Ogni giorno è una magia diversa, quello della nascita di un vitello o un capretto, la rinascita della natura in primavera, la raccolta dei tuoi prodotti dalla terra, ogni cosa per me è speciale. Al giorno d’oggi l’agricoltura è una certezza, anche se a fine mese non si è diventati più ricchi di prima, hai la possibilità di vivere bene, in un ambiente sano, e mangiare i tuoi prodotti.

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Fanno bene al cuore e allo spirito, queste belle storie, non trovate? Qualcuno potrebbe dire: “Quelli che si lamentano, sono degli incapaci! Questi sono i veri agricoltori/allevatori!“. Permettetemi una chiave di lettura di questa storia: abbiamo un’impresa famigliare con apporti economici che vengono anche da altre attività esterne alla sola azienda zootecnica. Sicuramente questo è l’elemento che fa la differenza e che permette la sopravvivenza, il successo, di un’azienda medio-piccola di montagna. Ma si tratta di un insieme di fattori non sempre facili da trovare, mescolare e far funzionare!