Incertezza e confusione

Voi come vi sentite? A me sembra di essere sospesa in una bolla, le giornate passano, si trascinano, ci sono cose da fare, con gli animali non ti fermi mai, ma sono tutte uguali, non c’è più il diversivo della domenica, quando si andava ad una fiera, ad una manifestazione, a trovare qualcuno. Almeno adesso possiamo tornare a camminare in montagna e… fin quando i confini regionali (e nazionali) saranno chiusi, ci sarà poca gente, il che non è un male, per chi la montagna la ama e la apprezza con i suoi silenzi, le sue vastità, la lentezza.

gcyyw2
La neve del 1 marzo – La Pesse, Nus (AO)

Quest’anno la primavera è bellissima, ci sta regalando colori, giornate limpide, giochi di luci e nuvole. Dopo un inverno non così ricco di neve (almeno a queste quote) è stato marzo a portarci il candido mantello. Quando è iniziata la “chiusura”, la natura fuori dalla porta invece si è esibita in una stagione “giusta”, per ora senza eccessi, anche se in questi giorni sono attesi i primi picchi di calore.

uhppwv
Pulsatille nei pascoli di alta quota – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Qui almeno ce ne siamo accorti e abbiamo potuto apprezzare lo spettacolo naturale, ma non vedevo l’ora di poter salire più in alto e godere delle prime fioriture sui pascoli, le più spettacolari. Ma anche nella loro immutata bellezza, non sono sufficienti a forare quella bolla in cui siamo sospesi e riportarci a ciò che avevamo prima, nel bene e nel male.

6knp6n
Pierrey – Vallone di St.Barthélemy – Nus (AO)

Siamo ancora un po’ tutti in attesa di “ripartire”, anche chi non ha mai smesso di lavorare nei campi, nei prati, nelle stalle. Ma ripartire… come? L’altro giorno parlavo con un allevatore di una nota località turistica di montagna: “Sono più di 50 anni che vado in quell’alpeggio, ci sono andato fin da bambino. Qui una volta tutti avevano bestie, oggi d’inverno ci sono solo più cinque stalle aperte. Noi, per andare avanti, abbiamo integrato: abbiamo realizzato in alpeggio un piccolo punto ristoro e la vendita diretta dei prodotti. In questi anni passati ha funzionato ed economicamente ha aiutato. Quest’anno non so proprio come andrà… Però per chi ha lasciato perdere del tutto l’agricoltura, puntando solo esclusivamente sul turismo, sarà molto peggio che per noi!

jlrywg
Il gregge in transumanza attraversa un parcheggio affollato – Pont, Valsavarenche (AO)

Già… chi farà turismo, quest’anno? E come? Non tutti se lo potranno permettere. Poi ci sono le mille regole e limitazioni, la preoccupazione del contagio, tutti quelli che dicono che la montagna sarà da preferire come meta turistica… Non so che dire, sono spaventata da tutto questo, non so cosa mi preoccupi di più.

jabgtn
Rifugio Coda, sullo spartiacque tra Biellese e Valle d’Aosta

Nel leggere linee guida, normative regionali e comunali, non so se ridere o se piangere. Ignoro se voi abbiate o meno la possibilità di andare in ferie, ma vi viene voglia di farlo, con un “clima” del genere? Come riuscirete a rilassarvi tra spazi da rispettare, mancanza di tutta una serie di intrattenimenti (ludici, culturali, sportivi…), divieto persino per i bambini di giocare insieme (in spiaggia, ma non solo), ristoranti da prenotare in anticipo (immagino che ci sarà anche un tempo massimo per le consumazioni, altrimenti il ristorante fallirà di sicuro, se uno dei pochi tavoli rimasti viene occupato per tutta la sera da chi prende solo un’insalatina e una macedonia).

fragbb
Ruscello tra i pascoli, Vallone di St.Barthélmy, Nus (AO)

Lo so che per qualcuno suonerà male, ma… non sarebbe forse meglio un altro approccio? Regole d’igiene, certamente, quelle non guastano mai (e chi lavora in un’azienda agricola che trasforma prodotti di normative ne ha già sempre dovute seguire non poche). Però a fronte di mille divieti, di spauracchi di nuovi periodi di chiusura totale, di vita sociale, educazione scolastica, ecc ridotte a voci, suoni, visi dietro ad uno schermo, verrebbe da dire: “Facciamoci gli anticorpi e si salvi chi può“. Certo, potrebbe toccare anche a me o a qualcuno a cui voglio bene… ma sono pensieri che vengono, specie quando c’è così tanta confusione su questo virus. Su come si diffonde, sui suoi effetti, su quanto durerà, sul vaccino (che, ammesso che si trovi, potrebbe non essere efficace perché il virus, nel frattempo, potrebbe mutare), e via discorrendo. Mascherine sì, mascherine sempre, mascherine no, guanti, un metro, due metri…

lnvfod
Fiera a Valpelline (AO), edizione 2019

Insomma, al pensiero di dover tornare ad essere “rinchiusa” per mesi, senza la possibilità nemmeno di camminare da sola nei boschi dietro casa, o alla prospettiva di una vita “sospesa” che si protrae magari anche per anni, con la paura e la diffidenza verso chiunque, contatti con il prossimo quasi solo virtuali, box come quelli per i vitelli per andare in spiaggia o al ristorante, non una festa di paese, non un concerto, non una fiera… beh, persino un’amante dei posti solitari e del silenzio come me inizia ad avere certi pensieri.

a0rx4f
Prati a Seissogne – St.Marcel (AO)

Anche perché avete un bel dire che la montagna offre più possibilità di isolarsi e stare all’aria aperta, ma… ammesso che riaprano i confini regionali e nazionali, si creerà un affollamento pure lì, sia per chi si spingerà più lontano a piedi, sia per chi raggiungerà solo mete più accessibili. Non riesco ad essere ottimista, su questi aspetti. La gente è più che mai nervosa, irritabile, egoista e prepotente. Altro che appellarsi al rispetto reciproco e alla comprensione! Da una parte ci saranno gli interessi economici, dall’altra i timori di rischi sanitari, dall’altra ancora la voglia di poter dimenticare ciò che attende il “vacanziero in tempi di Covid” al ritorno da quel periodo di svago…

qculmn
Capre al pascolo – Nus (AO)

I pensieri si accavallano, qui nella mia bolla. Le capre pascolano inconsapevoli, per loro la stagione è buona, le piogge hanno portato erba e foglie in quantità, fino all’altro giorno non faceva nemmeno troppo caldo e presto verrà il giorno di partire verso l’alpeggio. Piccole certezze e punti fermi in un periodo di grande confusione…

Senza titolo

Ultimamente non mi vengono le parole. Ho scritto diversi post, che però poi non ho pubblicato. Non mi sento abbastanza competente per parlare, per giudicare, per fare delle proposte. All’inizio di questo strano periodo mi hanno “salvata” i capretti, il momento delle nascite lo aspetti tutto l’anno, sai che sarà fatto di gioie, dolori, sorprese, a volte qualche lacrima, spesso tante risate nel vedere i piccoletti alle prese con i primi giochi.

7g18qi
Prime uscite al pascolo con i capretti a metà marzo – Petit Fenis, Nus (AO)

Il primo momento di “blocco” lo abbiamo affrontato così, niente cambiava nelle nostre vite, dovevamo stare a casa per badare agli animali ed essere pronti a tener d’occhio il parto successivo. E’ un momento molto delicato e non sempre va tutto bene, senza l’intervento tempestivo e l’aiuto dell’allevatore (ma anche del veterinario, nei casi più complicati). Per dare coraggio e portare una ventata di aria fresca, condividevo con gioia le foto dei nostri animali. All’inizio tutti apprezzavano e mi ringraziavano.

Abbiamo anche suonato le campane, un suono di ringraziamento per i medici e infermieri, un suono di ricordo per chi non c’era più, un suono di gioia per i bambini frastornati da questo improvviso cambiamento di vita. Ormai è passato un mese da quel giorno, il primo giorno di primavera. L’umore di tutti nel frattempo è cambiato, perché volevamo, speravamo che andasse tutto bene, invece non è stato così.

Adesso ci ritroviamo confusi, stufi, preoccupati, frustrati. All’inizio non sapevamo, non capivamo fino in fondo. Non siamo medici, non siamo scienziati, non siamo politici e amministratori che devono prendere le decisioni. Essendo una cosa del tutto nuova, la gran parte di noi non poteva far altro che aspettare, adeguandosi a ciò che ci veniva detto di fare. L’isolamento aveva un senso, sia per prevenire/fermare il contagio, sia per ridurre il rischio di incidenti di qualsiasi tipo, che avrebbero sovraccaricato gli ospedali in un momento delicatissimo, tra il gran numero di malati da Covid e la necessità di riorganizzare i reparti.

6b6t0i
Al pascolo sopra al villaggio – Petit Fenis, Nus (AO)

In montagna, dopo una prima fase di grande confusione in cui, senza comprendere ancora bene che nemico si dovesse fronteggiare, qua e là si invitava a non disertare impianti e alberghi in nome dell’aria pura… dopo si è capito che il naturale isolamento di queste terre poteva essere una salvezza. Ed era giusto bloccare chi, a pandemia ormai dichiarata, partiva verso le seconde case, arrivando da nord come da sud. Si sapeva già che, oltre ai malati, c’erano persone asintomatiche, ma portatrici del virus. Non era “razzismo” contro chi veniva da fuori, ma buonsenso e istinto di sopravvivenza. Meno ci si spostava, minori erano i rischi di ingresso e diffusione del virus.

hwehzf
Spensieratezza al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Aspettavamo quindi, tutti nel nostro isolamento, o in uscite controllate, solo per necessità di vario tipo, di veder scendere il numero dei deceduti e dei contagiati. Invece sono venute a galla le falle del sistema, gli scandali delle case di riposo. Non erano solo notizie del TG, ma anche testimonianze dirette della gente che conoscevi. “Hanno fatto stare a casa un mio collega perché lo zio che vive con loro si è ammalato. Non hanno fatto il tampone a nessuno in famiglia, dopo 2 settimane l’hanno fatto tornare al lavoro, visto che nessuno aveva sintomi…“. “Quando mio papà si è ammalato, ci hanno fatto stare in isolamento. Poi lui è mancato e ci hanno rimandate a casa, senza farci tamponi.” “Mia cognata lavora in una casa di riposo, hanno fatto i tamponi agli ospiti, ma a loro che entravano e uscivano solo a fine marzo…

eavsjv
L’orto, più che mai fondamentale nell’isolamento – St. Marcel, (AO)

Pian piano la gran parte di noi si è stufata. Bene o male tutti hanno avuto la vita stravolta, gli è stato vietato il contatto con affetti che non vivono nella stessa casa, tutto si è complicato, le difficoltà economiche si sono abbattute sulle famiglie, sulle aziende. Lo stress psicologico ha avuto la meglio, la privazione di molte liberà ha superato la paura del contagio, in un certo senso. Anche perché si iniziava a capire come fare per difendersi (norme igieniche, evitare i luoghi affollati, utilizzo di protezioni) e non si capiva più perché, anche in montagna, non si potesse uscire a fare due passi o a fare l’orto. Pian piano sull’orto c’è stato qualche spiraglio (bontà loro, vicino a casa ce l’hanno poi lasciato fare, da un paio di giorni anche se non è nello stesso comune), ma sulle “attività all’aria aperta”, veto assoluto.

oklaoa
In questa stagione più in alto dovrebbe essere così.. – Vallone di St. Barthélemy, Nus (AO)

Fatemi dire due cose: la comunicazione ha avuto varie pecche, in questi mesi, tra cui quella di demonizzare le attività “ludiche” all’aperto. Una buona fetta del pubblico ha identificato in “untori” coloro che vanno in bici, a piedi, di corsa. Se ho ben capito, il divieto è nato perché si cercava il più possibile di ridurre i rischi di incidenti (da quando hanno chiuso prima gli impianti di sci, poi tutto il resto, in due mesi l’elisoccorso sarà passato una volta sola, qui sopra, mentre prima i voli erano quasi incessanti, soprattutto nel fine settimana) e quindi il numero di persone che necessitavano di assistenza, cure, personale sanitario e posti letto in ospedale. Poi, ovviamente, le attività di gruppo potevano favorire i contagi. Però lo stare all’aria aperta fa bene a tutti: il sole è fondamentale per la vitamina D, che sembrerebbe rinforzare le difese contro il virus, il movimento fa bene al corpo e allo spirito. Quindi… in assoluta sicurezza, da soli o con il proprio partner, con i figli, con chi abita con noi, senza cimentarsi in imprese pericolose, perché non poter uscire di casa?

5xyxce
Sui sentieri… solo con le capre! – Petit Fenis, Nus (AO)

Non so altrove, ma qui la sorveglianza è costante. Non solo nei fine settimana, ma ogni giorno le forze dell’ordine preposte a tali controlli passano e ripassano, pronti a fermare chi affrontava un’escursione anche breve (o andava nell’orto, nella vigna presso un altro villaggio). Come dicevo, alla questione degli orti finalmente si è trovata la soluzione. Gli orti sono fondamentali soprattutto per produrre cibo da consumarsi a breve termine o in futuro, riducendo così la necessità di affollare negozi e supermercati (dov’è sempre stato concesso andare, a volte affrontando anche lunghe code).

khpswb
La fioritura del tarassaco nei prati – Petit Fenis, Nus (AO)

Alcuni amici mi hanno chiesto se volevo aderire ad una raccolta firme lanciata qui in Valle d’Aosta per chiedere che, data anche la particolare conformazione territoriale, si potesse tornare ad uscire, in totale sicurezza e con buonsenso. Non mi dite: “Eh ma se poi qualcuno va a scalare il Cervino e si fa male…“. Se qualche idiota lo fa, lo si prende e gli si fa pagare una multa da togliergli tutte le voglie, magari destinando i soldi della sanzione all’ospedale. C’è e ci sarà sempre chi non rispetterà le regole, non lo farà entrando in un negozio e non lo farà in montagna, ma per colpa degli stupidi e degli irresponsabili, chi invece si comporta bene deve pagarne le conseguenze peggiori? Un coltello può essere usato per uccidere, ma anche per affettare il formaggio o il pane, tutto sta a chi lo usa, no? Eppure non è mai stata vietata, la vendita dei coltelli…

2qrrmr
Il sentiero che da Nus ( AO) sale alle frazioni della collina

In meno di due giorni la raccolta firme ha già superato le 5000 adesioni, speriamo possa portare a qualche risultato. Magari potreste dirmi: “Ma tu ci stai già, in montagna, cosa vuoi ancora?“. E’ vero, sto in montagna ed esco al pascolo, ma senza capre non potrei nemmeno andare a raccogliere le erbe selvatiche, ottime e salutari! Non potrei andare a più di 200 metri, tanto quanto chi sta in città. Voi che non capite l’esigenza di chi, come me, vorrebbe poter fare una passeggiata… cosa vi manca di più, in questi giorni? L’aperitivo? L’andare al cinema? Il fare shopping? Cosa di queste cose si può fare da soli o in due, in piena sicurezza, senza correre il rischio di infettare/essere infettati? Sono tante le necessità di ciascuno di noi, in questi giorni, per cui non possono continuare a tenerci segregati all’infinito. Qui si ragiona sulla necessità di poter camminare all’aria aperta, altrove persone competenti in altri settori analizzeranno come predisporre per l’apertura dei locali pubblici, dei rifugi alpini, delle scuole, ecc.

uhjd2l
Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Concludo con una riflessione: molti di coloro che, sui social, puntano il dito contro chi va a fare due passi o una corsetta, sono anche allevatori/agricoltori, categoria che ha patito vincoli minori sulla mobilità rispetto al resto della popolazione. Come dicevo prima, in virtù del nostro lavoro, possiamo uscire nei prati, nei campi possiamo portare al pascolo gli animali e qualcuno ha già anche affrontato le prime transumanze. Se vediamo qualcuno che corre o cammina accanto ai nostri prati, né ci sta contaminando (il virus si trasmette in altri modi), né è per colpa di quel poveretto (che vuol giusto fare un po’ di attività fisica perché chiuso tra le quattro mura di casa non ce la fa più) che le regioni e il Governo non sbloccano il ritorno alle varie attività. Se volete firmare anche voi per un lento ritorno all’aria aperta, in piena sicurezza e rispetto del prossimo, per tornare ad apprezzare paesaggi, territori (e poi anche i prodotti), potete farlo qui.

Le leggi e la montagna

Mi dà fastidio quando sento ripetere all’infinito una delle boutade di Mauro Corona sulla montagna che dovrebbe essere priva di leggi: “Per la montagna sogno l’anarchia imprenditoriale, soprattutto nelle zone povere, a rischio di spopolamento (…)“, così aveva detto in un’intervista. E’ facile fare il personaggio, è facile spararle grosse in TV o davanti ad una platea che viene ad ascoltarti. Ma poi? Dal punto di vista pratico?

azf3yb
Turismo “di massa” al Colle del Nivolet, dove nei fine settimana l’accesso alle auto è stato vietato e sostituito da navette – confine tra Valle Orco (TO) e Valsavarenche (AO)

Certo, molte volte anche qui, su queste pagine virtuali, avete sentito parlare di eccesso di burocrazia, di leggi “sbagliate” o create da chi, apparentemente, non sa come funzionano concretamente le cose in certi territori, in certi mestieri. Ma, secondo me, non è all’anarchia che bisogna puntare, bensì a leggi fatte da chi conosce la realtà ed ha una buona dose di buonsenso/senso pratico. Forse, direte voi, dall’anarchia siamo passati all’utopia… Ma proviamo a fare qualche ragionamento.

eahlxy
Infrastrutture per gli sport invernali e “vasche da bagno” per l’abbeverata degli animali: tante sono le forme di impatto ambientale negativo… – Val d’Ayas (AO)

Siete anche voi tra quelli che hanno annuito quando avete letto/sentito quella frase di Corona? Cosa avevate in mente? Di fare la famosa tettoia senza chiedere il permesso? Di brutture in montagna ce ne sono già fin troppe e non sono solo “quelli che vengono da fuori” ad averle fatte. Anzi, molto spesso certe ristrutturazioni inguardabili, certi depositi di attrezzi rotti, bidoni, taniche, nylon e chi più ne ha, più ne metta, appartengono a montanari doc.

ns8bas
Articolo comparso su “La Stampa” di Aosta nelle scorse settimane

Prendiamo il caso degli alpeggi: l’altro giorno ho sentito parlare al tg regionale valdostano della necessità di studiare delle normative che tutelino gli alpeggi dall’arrivo degli speculatori da fuori valle. Le leggi servono eccome! Altrimenti in questo caso ai veri allevatori non resterebbe più un ettaro di terra… Però leggi fate con buonsenso, perché l’intervistato (perdonatemi, non ricordo chi fosse e a che ente appartenesse) parlava, tra le altre cose, di limitare l’accesso agli alpeggi ad allevatori della valle che arrivano con i loro animali senza l’impiego di camion. Cosa vuol dire? Solo transumanze a piedi?

bbez93
Alpeggio in Val di Rhemes (AO)

E se dalla media valle devo portare le vacche a Cogne, a Morgex o al Gran San Bernardo? Ma anche solo se devo fare 20 o 30 km, in primavera gran parte delle vacche non sono uscite al pascolo e si cerca di evitare una “faticaccia” del genere, mentre in autunno tutti quelli che possono, scendono a piedi. E poi… ormai la situazione della zootecnia in Valle d’Aosta è decisamente critica, chiudere a chi viene da fuori vorrebbe dire lasciare alpeggi vuoti, non pascolati. Il problema non è il margaro o il pastore piemontese che non trova più pascoli nella sua regione, ma la mafia dei pascoli che affitta gli alpeggi solo per percepire contributi europei, fregandosene del benessere animale, della cura del territorio d’alpeggio, del prodotto tipico, ecc ecc…

h8dpnq
Sentiero lungo il Ru de Mazod: i percorsi lungo questi canali per l’acqua potrebbero essere valorizzati maggiormente a fine turistico – Quart (AO)

Se in un paese a rischio di spopolamento, in Italia, mi dici: “Fai quel che vuoi, basta che tieni vivo il villaggio“… chi pensate che ne approfitterebbe? Ahimè siamo conosciuti come il popolo che sa arrangiarsi con poco, ma anche come la patria dei “furbetti”. Così mi immagino subito qualcuno che, per approfittarne, compra un rudere a pochi soldi per avere la residenza nel villaggio semi disabitato in quota e poi “fa tutto quello che vuole”, e a quel punto non sarà solo più la tettoia dietro casa per mettere al riparo gli attrezzi o la legna.

rivhrl
Il “sentiero balteo” tra i vigneti della collina di Nus: i “cammini” sono una forma di turismo che può avere ricadute importanti sul territorio, ma il paesaggio e il percorso non bastano, serve la ricettività e molto altro

Di forme di “mafia” che puntano ai terreni marginali ce ne sono. Purtroppo quando girano soldi, c’è sempre chi se ne vuole approfittare. E così eccoci impantanati in tante, troppe leggi, fatte rispettare in modo anche esagerato (senza buonsenso, appunto), interpretate a modo proprio anche da chi deve farle applicare o, ancora, bellamente ignorate da qualcuno. Il risultato è la situazione attuale, dove a gran voce si inneggia a ritornare o a resistere (in montagna), dove si invitano le aziende a diversificare (ma se già fatichi a farne uno, di lavoro, senza fare il conto delle ore dedicate all’attività, come fai a farne anche un altro?)…

nhg1oj
Biodiversità rurale: qualcosa su cui puntare per il paesaggio, per l’ambiente, per l’agricoltura e anche per impostare un altro sistema di attribuzione degli aiuti-contributi? – Quart (AO)

…e se “diversifichi”, ogni attività implica vincoli e complicazioni dal punto di vista fiscale, burocratico, normative per i locali di trasformazione, per la ricettività, per l’accoglienza dei turisti, del pubblico… Insomma, senza far tanti giri di parole e per dire le cose schiettamente, è un gran casino! Penso a quello che mi ha detto un’amica un giorno (ritorno alla montagna in un villaggio praticamente abbandonato, azienda agricola, allevamento, agriturismo): “Se avessimo saputo tutto quello che ci aspettava… forse certe scelte non le avremmo fatte“.

gcuopy
Scorcio di un villaggio nel territorio di St. Marcel (AO)

Consapevolmente o inconsapevolmente, credo che tutti noi che abbiamo aziende agricole in montagna (e non solo) violiamo un paio di leggi al giorno (un animale caricato e trasportato per qualche chilometro in un mezzo non idoneo? una mezza dozzina di uova vendute senza avere il permesso? due formaggini veduti al vicino di casa?). Ma non per questo siamo delinquenti… Così come non è delinquente quell’esercente che tiene aperto l’ultimo negozietto nel paesino della valle e, abitando lì dove ha il punto vendita, serve il cliente fuori dall’orario di chiusura (perché lo sa che quel cliente ha gli animali, abita a quote ancora maggiori, ha i bambini piccoli, i genitori anziani malati, ecc…). Eppure, mi raccontavano in uno di questi negozi, quante volte si sono trovati la finanza in borghese o qualche altro controllo pronto a sanzionare queste gravissime infrazioni della legge!

ggz8uq
Energia eolica: energia pulita o impatto ambientale “negativo”? – St. Denis (AO)

Non è facile, non è affatto facile trovare soluzioni. Dobbiamo salvaguardare i montanari, ma dobbiamo anche salvaguardare l’ambiente, sono tutti temi che generano infinite discussioni e forti prese di posizione. Un po’ invidio quelli che dicono di avere la ricetta giusta per tutto, io fatico già solo a comprendere l’immensa varietà di opportunità e problematiche che offre il territorio che mi circonda dove ogni luogo ha una sua complessità, data da un insieme di fattori umani, territoriali, sociali, economici, ambientali…

ojtzz9
Il paesaggio rurale: una delle attrattive turistiche di paesi come la Svizzera – Engadina

…e così non sogno l’anarchia, sogno un mondo con più buonsenso per tutti. Sogni a parte, l’invito che faccio a chi si trova a dover amministrare/prendere decisioni, è di andare a studiare realtà simili dove le cose sembrano funzionare meglio che da noi. C’è sempre da imparare, sia dagli esempi positivi, sia dagli errori (propri e altrui). Problemi ne abbiamo tutti e l’erba del vicino spesso è verde solo in apparenza, ma qualcosa che funziona, qua e là, c’è. Partiamo di lì, non dal proclamare che c’è un boom di ritorni (alla montagna, all’agricoltura, alla terra) solo per interesse e per propaganda.

lklapj
Fiera di Valpelline (AO), quando la zootecnia di montagna si unisce all’artigianato, all’enogastronomia nel suo territorio e richiama turisti e addetti ai lavori 

Alpeggi e formaggi

Come sapete, sto svolgendo un lavoro che consiste nel sottoporre un questionario agli allevatori che monticano nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ovviamente non posso raccontare qui le informazioni che raccolgo con quelle domande, ma le mie visite negli alpeggi generano numerose riflessioni di vario tipo che vanno ben oltre gli obiettivi dell’incarico ricevuto.

wofz3n
Il latte viene fatto scaldare nella caldaia sul fuoco a legna all’aperto – Valli Orco e Soana (TO)

Dopo aver pubblicato sui social le immagini scattate durante queste mie visite in alpeggio, un amico valdostano ha commentato “se fai così in Valle, vai in galera“, riferendosi alle foto della caseificazione in certi alpeggi piemontesi. Parallelamente, altri mi chiedevano se potevo portare loro qualcuno di quei formaggi… A questo punto, credo sia doveroso specificare alcune cose.

ramt0b
Formaggi d’alpeggio nella cantina di stagionatura – Valli Orco e Soana (TO)

Le normative sanitarie, giustamente, tutelano il consumatore. I controlli sulla sanità degli animali fanno sì che pericolose patologie non vengano trasmesse dall’animale all’uomo (es. tubercolosi, brucellosi) e, più in generale, le analisi del latte controllano che questo non sia “sporco” (carica batterica, ecc…). Non è che, automaticamente, in un ambiente “sano” come quello dell’alta montagna, si ottenga un prodotto altrettanto sano. Bisogna avere bestie sane ed essere attenti all’igiene. Ciò detto, dal mio punto di vista, ogni tanto le normative sono eccessivamente rigide o vengono applicate senza il buon senso. Un caseificio è un caseificio, a 2000m di quota come in un complesso industriale di pianura? Ma il consumatore che cerca il prodotto d’alpeggio, cosa vuole ritrovare in quel formaggio?

gsob5n
Bovine al pascolo, Gran Prà – Valle Orco (TO)

Un prodotto genuino, che abbia al suo interno quei sapori, quei profumi che siano in grado di appagare il palato e raccontare una storia. Una storia fatta di transumanze, di campanacci, di pascoli in fiore ad alta quota, di giornate di sole e di nebbia, di animali che pascolano liberi. Il consumatore attento non vuole il mangime portato in quota per aumentare le produzioni di latte. Il consumatore buongustaio che ricorda i sapori di una volta, vede le foto e mi chiede quel formaggio lì, quello fatto sul fuoco a legna. Sa che, nella toma o nella ricotta, troverà quel leggero sentore di fumo che è andato perso altrove, negli sterili caseifici con il fornello a gas.

loqk4s
Caseificio d’alpeggio in Val di Rhemes (AO)

Ammetto di esser rimasta sorpresa pure io. Non credevo che, in Piemonte, consentissero ancora la caseificazione con fuoco a legna. In certi alpeggi mi hanno detto che lì il formaggio era solo “…per uso famigliare, più qualche amico, qualche privato che ci chiede qualche toma, il resto del latte lo diamo ai vitelli.” Altri invece mi hanno detto di avere le autorizzazioni regolari per la caseificazione, i prodotti vengono poi smerciati nei punti vendita aziendali o a commercianti. In vallate non lontane, già 10-15 anni fa mi avevano detto che non veniva loro consentito l’utilizzo della legna.

gskzv6
Caseificazione in Val Soana (TO)

Ho incontrato molte diverse realtà, ho assaggiato anche numerosi formaggi. Come sempre, non sono le piastrelle, l’inox, la plastica, il locale lavaggio bidoni o altre cose del genere a fare il “buon” formaggio. In un formaggio le componenti sono tante: l’animale, il foraggio che consuma, l’igiene al momento della mungitura, l’igiene delle attrezzature, il processo della caseificazione, la mano del casaro, la tecnica di caseificazione e salatura, il locale di stagionatura…

0nkfnd
Formaggio con evidenti difetti – Valle d’Aosta

Da un locale perfetto secondo le normative vigenti, possono anche uscire formaggi non buoni e/o formaggi con difetti. Se compro una fetta e non una forma intera, chiedo di assaggiare un pezzetto, per valutarne il gusto dopo aver visto l’aspetto (è amaro? è troppo salato??). I problemi nell’igiene delle attrezzature e del latte solitamente emergono nel formaggio sotto forma di occhiature irregolari e gonfiori nella forma. Per chi volesse approfondire l’argomento, ho trovato questa pagina che spiega abbastanza bene cosa guardare e come valutare anche per chi non è proprio addetto ai lavori.

cmdgnh
Caldaia di siero dopo l’estrazione della cagliata – Valli Orco e Soana (TO)

L’argomento, come vedete, è abbastanza complesso. Chi ha speso molti soldi per mettersi in regola, chi ha pagato multe salate per essere risultato fuori legge ai controlli, si indigna vedendo “certe cose” che, nella sua vallata, nel suo alpeggio, non sono più consentite. Che dire poi di chi, a poche centinaia di metri in linea d’aria dal confine regionale, si trova soggetto a controlli che apparentemente non riguardano, o riguardano in minor modo di “vicini”?

vtvcgw
Stagionatura e affioramento naturale della panna per raffreddamento in acqua – Valli Orco e Soana (TO)

E’ di recente pubblicazione questa guida pubblicata dall’ASL TO3, molto utile anche per il consumatore. Nei giorni scorsi ho sentito dire “…il burro in teoria non potremmo farlo, perché le normative non lo consentono, ma la gente lo cerca quasi più del formaggio!“. Nella suddetta guida in realtà viene menzionato, quindi non mi è chiaro come e perché certe normative vengano applicate e fatte osservare in modo differente.

rwyetm
Tome d’alpeggio nella cantina di stagionatura – Valli Orco e Soana (TO)

Molti alpeggi sono “tramuti”, cioè ci si ferma in quella sede un paio di settimane, un mese, ad inizio e fine stagione. Nel tramuto magari la casera a norma non c’è, è presente solo nell’alpe principale, ma ovviamente si caseifica lo stesso anche lì… I controllo ci sono, in alcune aree sono più severi, in altre pare che siano più tolleranti e (giustamente?) comprensivi. C’è chi segue la legge, chi la interpreta e chi non dimentica il buon senso.

clsmqr
Caseificazione in alpeggio in Valle Orco (TO)

Parlando con un anziano allevatore in una vallata valdostana non coinvolta dal progetto a cui sto lavorando, questo mi diceva di aver raccolto le confidenze di un veterinario incaricato di controllare le casere d’alpeggio. Lui ormai ha solo più pochi capi e non è più toccato direttamente dall’argomento. Il veterinario gli ha detto che, se si continua così, “…finirà che smetteranno tutti! Se chiederanno di applicare alla lettera tutte le normative, la gran parte delle casere risulterà essere fuorilegge.

ysx7n5
Cantina di stagionatura con apposito “armadio” per proteggere le forme dalle mosche – Ciantel del Re, Ribordone (TO)

A cosa alludeva? Le strutture d’alpeggio sono spartane. Sono già state messe piastrelle, scarichi al pavimento, finestre, zanzariere, rubinetti a pedale, servizi igienici, spogliatoi. In certe vallate già hanno imposto un apposito locale separato per il lavaggio bidoni (ma altrove quanti bidoni lavati alla fontana ho ancora visto!). Chiederanno altezze e spazi maggiori nei locali? Cosa chiederanno ancora? In alpeggio si sta due, tre mesi… Le strutture raramente sono di proprietà. Qualcuna è pubblica, ma i Comuni hanno soldi da spendere a beneficio di una singola famiglia che usa quel bene per un paio di settimane all’anno? I privati poi molto spesso non aggiustano nemmeno le strutture abitative affittate ai margari: “…aumentano l’affitto, ma il tetto non lo aggiustano da anni…“, mi raccontava un’anziana allevatrice.

dlnqdf
Ricchi pascoli d’alta quota – Valle d’Aosta

C’è già davvero chi ha smesso. In un bellissimo alpeggio, con pascoli dalle erbe ricche, che darebbero un latte meraviglioso, con il profumo inebriante del trifoglio alpino che aleggiava nell’aria fresca del mattino in alta quota, ho ascoltato una storia pazzesca. Una storia dove si diceva che le vacche lì sono tutte in asciutta, perché da qualche anno lì non è più possibile lavorare il latte. La burocrazia e le normative applicate alla lettera si intrecciano con dissidi famigliari tra i proprietari dell’alpeggio e con difficoltà logistiche, con il risultato che lassù non si produce più né Fontina, né Formaggio valdostano. “La gente passa, mi chiede se ho formaggio… devo rispondere che non possiamo più farlo.

gs9lya
I pascoli di Pian dei Morti – Campiglia Soana (TO)

Non è facile, la vita dell’alpeggio. Un tempo sarebbe stato impensabile, salire in alpe senza mungere gli animali. Un margaro l’altro giorno mi diceva che, per lui, la “goccia di latte” è importante. Certo, la bellezza dell’animale appaga l’occhio, ma il senso di questo mestiere è produrre qualcosa. E un formaggio d’alpeggio può essere un vero “gioiello”, un capolavoro che racchiude al suo interno una storia antica, un territorio. Bisogna incoraggiare chi sceglie ancora di alzarsi prima dell’alba per mungere, chi porta a valle i formaggi a dorso di mulo perché non c’è il sentiero… Bisogna aiutare i margari tradizionali, i veri allevatori. Altrimenti non è lontano il giorno in cui troveremo solo più grosse mandrie, immensi greggi, sorvegliati da operai che magari non parlano italiano. Già accade in molte zone… Non sono gli operai stranieri ad indignarmi (Italiani disposti a fare questa vita ce ne sono più pochi): è il fatto che il reddito di quegli animali non è il latte, il formaggio, la carne. Quegli animali sono lì per far sì che qualcuno percepisca dei contributi…

Per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza

E veniamo all’ultima “storia di giovani” tra quelle ricevute nei mesi scorsi. Altri avrebbero voluto dirmi come erano andate le cose da quell’intervista di tanti anni fa, ma poi il lavoro è tanto, il tempo è poco, non tutti amano scrivere… Il tempo è poco anche per me, infatti Marta Fossati, nel suo racconto, parla di inverno e di capretti, ma proprio oggi siamo già arrivati al primo giorno d’estate. Lascio che sia lei e le immagini prese dal suo profilo facebook a raccontare. (Ricordo che Marta è anche in “Capre 2.0” – qui l’intervista comparsa sul blog -, oltre che in “Di questo lavoro mi piace tutto“).

4om8lu
Pascolo primaverile a Sambuco (CN)

È da un po’ di giorni che mi riprometto di scriverti, sopratutto prima che arrivino i capretti!!! Il big ben! Si ricomincia un’altra stagione! Ma, confesso, amo molto leggere e ben poco scrivere! Sono cambiate molte cose da quel giorno che sei venuta a Sambuco per le interviste del tuo libro. Ci pensavo quando ho ricevuto il tuo messaggio.. Avevo in braccio una capretta che avevo chiamato Ladra di cuori: forse questa è la prima cosa che, a volte, penso che sia cambiata.

k6ak7v
Marta con uno dei capretti nati quest’inverno – Sambuco (CN)

La gioia, la felicità e l’affetto che sempre provo per i nostri animali sono comunque diversi da quelli che provavo nei primi anni che facevo questo lavoro. Non perché non lo amo più, ma perché per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza, consapevole che non potrei vivere senza animali, ma anche consapevole che, nel nostro lavoro (come penso in molti altri) alcune scelte e situazioni sono difficili e dolorose.

sm5dib
Il gregge al pascolo con Sambuco sullo sfondo – Valle Stura (CN)

Allevo sempre animali, anzi alleviamo! Dall’aprile del 2016 io e Luca abbiamo la nostra azienda, Bars Chabrier. Le capre sono circa 150, sempre rigorosamente con nome proprio, sempre meticce selezionate per avere una buona produzione di latte, ma anche per essere delle buone pascolatrici che ben si adattano al territorio montano dove viviamo tutto l’anno.

ig4zct
La stagionatura dei formaggi – Sambuco (CN)

Tutto il latte prodotto viene trasformato nel nostro piccolo laboratorio e venduto nel punto vendita (che eufemismo, sarà un metro per due!), in ristoranti della zona e nei 3 mercati settimanali.

yhrd24
Il gregge nei pressi della nuova stalla – Sambuco (CN)

Sempre nel 2016 abbiamo partecipato ai bandi PSR e attualmente è in fase di costruzione la nuova stalla. Bellissima, ma fonte di grandi preoccupazioni. Non starò qua a tediarti su argomenti che sicuramente già ben conosci, ma vorrei solo dire che quelli che dicono “hanno preso i contributi”, di provare anche loro a vedere com’è la strada per accedere a questi aiuti. E, alla fine, vedere quanto siano stati “aiuti”. Io ancora non lo so, so però cos’è stato arrivare fino a qui. Se veramente è stato un aiuto a lavorare in modo migliore o l’aiuto a decretare la nostra fine!!

n7keax
Capretti meticci – Sambuco (CN)

“Spero che ci sarà una terza parte di questo libro e, comunque vada, di trovarmi ancora in mezzo agli animali. Veniamo ora alle difficoltà nella nostra attività. La prima è la quello che già ti ho scritto. Poi superare la perdita di un animale a cui tieni particolarmente, cioè praticamente tutti! Gioire per i capretti nati e sapere che fine faranno buona parte di loro, sapere che devi vendere una capra altrimenti la vedrai spegnersi giorno per giorno. Dolori, frequenti in questo mestiere ma anche molte gioie che ti fanno tornare il sorriso. E poi le umiliazioni, i bocconi amari costretto a ingoiare perché tanto hai le bestie, devi stare zitto altrimenti in un modo o nell’altro te la fanno purgare. E il senso di frustrazione davanti a una immensa quantità di burocrazia, leggi, norme, decreti, moduli e quant’altro, credo poco amate dalla maggior parte di noi esseri umani, ma particolarmente inaccettabili per chi fa un mestiere come il nostro.

acgvvz
Marta con un agnello – Sambuco (CN)

Siamo ben capaci di sbrogliarci davanti a molti imprevisti della natura, ma davanti a tutti i fogli che devi fare se per caso decidi che quella capretta in più proprio la vuoi tenere… Beh… Io lì vado fuori di testa!!

5c4lxw
Luca al pascolo con il gregge – Sambuco (CN)

Cosa direi agli altri giovani che stanno iniziando? Sicuramente non sono giorni facili in nessun settore, il nostro implica anche un coinvolgimento della vita “oltre il lavoro”. Nel senso che proprio non c’è una vita! Sto scherzando, ma sicuramente è difficile ricavarsi del tempo libero, soprattutto più giorni consecutivi e, se come noi si lavora entrambi in azienda, poter approfittare di questo tempo insieme. Poi ci sono situazioni e situazioni. Ma se si è soli è difficile anche riuscire ad andare via poche ore. Sicuramente avendo poco tempo devo dire che cerco sempre di approfittarne meglio che posso! Ma se c’è davvero “la passione” per questo lavoro sarà difficile riuscire a fermarsi. Per concludere… sì sono, anzi siamo, soddisfatti della nostra vita!

t5upr9
Il pascolo preferito dalle capre – Sambuco (CN)

Ringrazio ancora l’amica Marta per la chiacchierata virtuale. Qui potete trovare altre informazioni sull’azienda e sui luoghi dove acquistare i loro formaggi. Ricordo a tutti, giovani o meno giovani, che le pagine di questo blog sono sempre aperte a chiunque voglia raccontarmi la sua storia, legata alla montagna, all’allevamento, all’agricoltura di quelle aree cosiddette marginali.

Ci sarebbe bisogno del doppio del personale…

Ho ancora un paio di “storie” di giovani allevatori da raccontarvi, storie ricevute dai protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, nelle quali mi raccontano come sono evolute le cose negli 8-10 anni da quando avevo realizzato le interviste. Oggi “andiamo a trovare” Ivan Monnet, più volte presente su queste pagine, visto che siamo amici di vecchia data. Qui la prima intervista dedicata ai giovani, qui un momento di “lavoro quotidiano”, ma ci sono state anche le giornate di riprese video per il film sui pastori piemontesi.

8fa5ou
Le vacche in stalla – Villar Pellice (TO)

Continuo ad allevar bestie, pecore biellesi, capre valdostane, vacche piemontesi, barà e incroci. Non scendo più in pianura con le pecore, perché in 2 posti contemporaneamente non si può stare. Il viaggio mattina e sera era un costo, senza parlar del tempo dedicato agli spostamenti e ai lavori con gli animali. Era anche scomodo per voler lavorare il latte nello stesso caseificio, fare il formaggi a latte misto, ecc.

b1awps
Le pecore di Ivan nella stalla nuova – Villar Pellice (TO)

Per 2 anni abbiamo tenuto le pecore in diverse stalle scomode dove si portava il fieno sulla schiena, l’acqua per bere con i secchi e bisogna a portare fuori il letame a mano. Mio papà mi ha girato l’azienda e siam riusciti ad accedere al piano d’insediamento e miglioria facendo un ampliamento alla stalla delle vacche e costruendo un capannone dove stanno 200 pecore comode con deposito del fieno a fianco.

jv0f5p
Le nuove strutture dell’azienda – Villar Pellice (TO)

Adesso l’azienda è abbastanza ben sistemata, però qualcosa manca sempre per lavorare al meglio! I problemi più grossi per il mio lavoro in questi anni sono prima cosa gli inverni (cioè il periodo in cui non si può pascolare all’aperto perché manca il foraggio fresco, ndA) troppo lunghi, con costi di mantenimento assurdi, viste anche le passate campagne di siccità.

ji55sw
Ivan e suo papà con una delle bovine della loro azienda – Villar Pellice (TO)

Seconda cosa ci sarebbe bisogno del doppio del personale, in modo da poter ricavare qualche momento per se stessi e un po’ di riposo, senza dover far sempre orari insensati. Accudire il bestiame dentro in stalla richiede tempo, senza parlar di cosa vuol dire metterle fuori, dove grazie al buon lupo non si è più padroni di mollarle a pascolare da sole nemmeno un attimo. Bisognerebbe forse costruire recinti da tenerli lontani durante la notte, ma i recinti di griglia qui in paese non son più a prova di lupo, visto che ci sono già stati danni a diverse aziende.

ebqhvw
Al pascolo con la prima erba di primavera – Villar Pellice (TO)

Infine c’è tutto il lavoro che dà il territorio, è una continua guerra per fermare l’avanzata di rovi e boschi. Inoltre c’è da spargere letame sui prati prima della primavera, tagliare il fieno quando è stagione, provvedere all’irrigazione ecc…
E poi la burocrazia! Servirebbe una persona solo per seguire la compra/vendita e le relative pratiche, oltre a tutta quanta la burocrazia dell’azienda per rimanere al passo con i tempi, visti i cambiamenti dei modelli di vendita e fatturazione, tutto da fare via internet.

qivblp
Alcuni dei prodotti della caseificazione – Villar Pellice (TO)

In mezzo alle mansioni quotidiane, aggiungi anche la mungitura e caseificazione, ovviamente. D’estate poi andiamo in montagna, l’alpeggio è sempre lo stesso al Giulian, in società con mia sorella e mio cognato. Da quell’intervista che avevi fatto per il libro,  in collaborazione con il comune abbiamo costruito la casa e il caseificio per poter lavorare il latte a norma. Adesso stiamo aspettando che ci aiutino per fare la stalla, per non dover continuare a mungere al freddo e pioggia a quelle quote…

I contributi che ammazzano la montagna

Era il 2003 quando mi trovai a girare per alpeggi, impegnata in un’attività di censimento delle strutture d’alpe e delle loro produzioni casearie. Non conoscevo ancora a fondo quel mondo, ma pian piano mi addentrai tra le sue molte realtà, fino ad entrare a farne parte.

rrrdbi
Pascoli primaverili – St.Rhemy-en-Bosses (AO)

Che il mondo reale fosse diverso dalla favola di Heidi era scontato, ma che progressivamente il marcio, la mafia, le speculazioni si infiltrassero così profondamente in questa “realtà idilliaca” non lo avrei mai immaginato. Allora, agli inizi degli anni 2000, venni a conoscenza della questione dei “tori” in alpeggio. Si sa, l’Italia è terra di menti ingegnose, così ci fu chi sfruttò a suo favore una forma di aiuto, di contributo a sostegno delle aziende agricole erogato dalla Comunità Europea e pensato per i grossi allevamenti di vitelloni all’ingrasso delle pianure. Per incentivare la messa al pascolo di questi animali, veniva dato un contributo sull’intera stalla se una certa percentuale usciva dai capannoni e… pascolava.

2tnhw3
Alpeggio in Val di Susa (TO)

Più o meno doveva essere così e poteva anche avere un senso, ma poi ci fu chi iniziò ad affittare alpeggi pagandoli cifre esorbitanti per aggiudicarsi queste superfici, portare su un camion di poveri vitelloni assolutamente inadatti al clima e al terreno. Ma tutto questo non importava all’allevatore, quel che gli interessava erano i milioni di lire, e subito dopo migliaia di euro, che arrivavano nelle sue casse. Non di rado capitò che i vitelloni morirono, lassù…

zwtlbw
Gregge al pascolo in alta Val Chisone (TO)

Credo che fu quello l’inizio di tutto. Poi ci furono altre “scoperte” più o meno legali che portarono a speculazioni sempre più feroci sugli ettari ed ettari di pascoli montani. Parlo di Alpi, ma anche di Appennini. Non sto a scendere nei dettagli, ma per far capire anche ai non addetti ai lavori, il meccanismo prevede solitamente degli speculatori “di professione”, che investono cifre ingenti per accaparrarsi i pascoli pubblici che vanno all’asta. Gli ettari dei pascoli servono loro come superfici per presentare delle domande per beneficiare di contributi europei. Solitamente la condizione per ottenerli è che vengano pascolati, quindi spesso si ricorre ai “veri” allevatori ai quali sono stati portati via gli alpeggi.

5sdb2v
Pascoli e baite nel Vallone di Bellino (CN)

Negli anni il meccanismo è variato, ci sono stati vani tentativi di contrastare questo fenomeno. Così si è passati da contratti in cui lo speculatore affidava il pascolo a chi gli animali li aveva davvero, a fantomatiche società dove le bestie cambiavano proprietario, sempre per portare soldi (e non parlo di un paio di migliaia di euro ma cifre ben più grosse) agli speculatori. C’erano e ci sono ancora alpeggi dove salgono solo asini, lasciati incustoditi e usati solo per essere “in regola” sulla carta. Ci sono greggi di pecore che vanno da una parte all’altra delle Alpi sempre per lo stesso motivo. Allevatori in difficoltà, rimasti senza alpeggio, che si prestano a questi giochi perché non sanno più dove andare e come sfamare le proprie bestie d’estate. Pensate a cosa possa voler dire perdere l’alpeggio e dover pure intestare i propri animali a una di queste “porcherie”, così come mi diceva al telefono una persona vittima di questo sistema.

i2mya4
Pascoli della Valchiusella (TO)

Ogni tanto sembra che qualcuno voglia far qualcosa per contrastare il fenomeno… Non è più una novità, le amministrazioni locali dovrebbero essere preparate a veder arrivare “forestieri” a caccia di ettari di pascolo. Ma poi anche quest’anno, 2019, vieni a sapere che certi alpeggi comunali sono andati all’asta ad aprile o a maggio, gli affitti sono stati portati alle stelle da personaggi venuti da fuori, da prestanome per chissà chi o per chissà quali strani giri sconosciuti a noi profani. Parlo del Piemonte, della Valchiusella, dell’alta Val di Susa. L’allevatore che saliva lì da anni può esercitare il diritto di prelazione, certo. Ma come fai a spendere 10 o magari anche 20 volte più di quel che spendevi prima? Da 5-6 mila euro all’anno a 30, 50, 70 mila o anche di più. All’allevatore tradizionale, al piccolo pastore o margaro, quegli ettari non rendono come agli speculatori. Lui non ha quei contributi. Lui, oltre al suo lavoro (che spesso ormai basta quasi solo più a coprire le spese), ne ha altri pensati veramente per chi fa correttamente questo mestiere, ma magari sono bloccati da qualche parte, non gli arrivano nemmeno, ci sono dei ritardi, delle non conformità nelle pratiche… Come vi ho detto, la galassia degli aiuti comunitari non è semplice da comprendere e da spiegare in poche righe.

o9iagu
Gregge in alta Val Chisone (TO)

Soldi… maledetti soldi… Sono in tanti a dire che, se non ci fossero i contributi, le cose andrebbero meglio. Sparirebbero quelle “aziende” nate apposta per percepirli. Il mercato dei prodotti sarebbe più sano, non falsato dal sistema. Scenderebbero certi costi, come gli affitti degli alpeggi. Ci sarebbe più spazio per chi vuol fare davvero questo mestiere con passione, con amore per gli animali, le tradizioni, i prodotti, il territorio.

wdqhm1
Una vacca con il suo vitello – Val di Susa (TO)

Mi domando perché le amministrazioni comunali permettano che accadano ancora certe cose. Ingenuità? Mah… Scarsa lungimiranza? Meglio riempire oggi le casse, piuttosto che pensare a che territorio ci troveremo domani? E le associazioni di categoria cosa fanno? Sono conniventi con chi opera le speculazioni? Ma sì, perché queste domande di contributi le puoi fare solo passando attraverso un CAF agricolo… E le domande che fanno girare grosse cifre rendono di più anche a chi queste pratiche le elabora.

vvavta
Pascoli della Valchiusella (TO)

Cosa faranno quegli allevatori che, da una vita, salivano su quegli alpeggi? Come si fa a fare le aste ad aprile, a maggio? Dove va chi non ha più la montagna adesso? Non che sia più facile trovarne di vuote a novembre o dicembre, ma almeno hai il tempo per organizzarti. Ma non è solo questo, non è solo la difficoltà che colpisce il singolo. È la montagna che va dritta verso la morte. Non tutti gli allevatori lavorano correttamente, come in ogni settore. C’è chi la montagna la gestisce meglio, chi peggio, così forse proprio questo potrebbe essere un buon metro per valutare chi ha diritto a premi e aiuti. Comunque, ci sono maggiori garanzie che curi il territorio il piccolo, chi ha un numero più ristretto di animali, chi anno dopo anno torna nello stesso posto e ha interesse ad avere dei buoni pascoli, delle strutture in ordine.

j5le3n
L’arrivo di una bovina in alpeggio per la stagione estiva – Verrayes (AO)

Invece questi piccoli stanno morendo, schiacciati da mille problemi. Loro, i custodi della biodiversità, delle tradizioni, del territorio, dei saperi. È vero che certi bandi per l’affitto degli alpeggi oggi includono parametri come le razze locali o la produzione dei formaggi tipici, ma non basta. Chi ha i soldi, questi vincoli li supera agevolmente, e nelle sue tasche pioveranno ancora altre centinaia di migliaia di euro.

06181v
Edificio d’alpeggio in Valgrisenche (AO)

Magari gli speculatori che nelle scorse settimane si sono accaparrati nuove montagne verranno tenuti sotto stretta sorveglianza (non c’è più il corpo forestale, ma qualcuno magari se ne occuperà). Forse ci saranno inchieste che si trascineranno per anni. Potrebbe succedere che qualcuno arrivi a dire che è stato un errore… Nel frattempo gli anni saranno passati, il conto l’avrà pagato la montagna e i suoi abitanti. Non pensiate che siano poche, le aziende che chiudono. Viene detto che è per la “crisi”, ma sotto questo termine troviamo tanti problemi, tra cui quello di cui vi ho appena parlato.

Lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno

I giovani che stanno rispondendo al questionario per raccontarci cos’è successo nella decina d’anni tra la mia intervista per il libro e oggi ci stanno raccontando delle belle storie. Non sappiamo se, chi non ha risposto, forse non ha avuto altrettanto successo, ma… purtroppo sono tanti i fattori che influenzano le nostre vite, figuriamoci poi quando si pratica un lavoro che è una vera e propria scelta di vita!

lvhy5o

Oggi ci spostiamo in Valsesia dai fratelli Vaira. Qui l’intervista raccolta nel 2011 con Filiberto, allora studente universitario. E oggi invece? Di nuovo a lui la parola, in rappresentanza dell’azienda e della famiglia. “Grazie a te per ridarci la possibilità di raccontare. Abbiamo ancora animali e abbiamo ingrandito l’azienda: come detto nell’intervista scorsa, abbiamo eliminato gli ovini e aumentato i caprini (70 capi) e i bovini (45 capi).

pjeb8b

I bovini sono tutti di razza bruno alpina originale: è stata una nostra scelta soprattutto per un valore affettivo di questa razza, dato che era la vacca dei Walser. Abbiamo recuperato un po’ di capi qui vicino e adesso anche capi da Austria e Svizzera per migliorare la qualità dei nostri capi aziendali. Come prima veniamo in alpeggio in Valle Vogna, dove abbiamo acquistati nuovi terreni.

rpu3mk

In inverno non affittiamo più la stalla nel novarese, ma abbiamo comprato una cascina a Sostegno (BI), che si trova all’imbocco della Valsesia. Adesso l’azienda è a nome mio e dei miei fratelli e abbiamo formato una società, Azienda Agricola Vaira s.s.a., dove mio fratello si occupa dell’allevamento e trasformazione formaggio, io mi occupo della burocrazia aziendale, stagionatura formaggio, trasformazione carni e salumi, vendita prodotti e anche aiuto in allevamento, diciamo che sono il jolly per tutto! Oltre a noi c’è mia sorella che si occupa dei cavalli, prima erano due aziende distinte adesso ci siamo uniti per poterci aiutare meglio l’un l’altro, infatti per quanto riguarda i cavalli abbiamo costruito una stalla ad Alagna Valsesia, grazie ai contributi dell’insediamento giovani.

xlfhgh

oocxxz

Le difficoltà come dico sempre sono nella burocrazia, anche le domande di contributo vengono sempre più complicate e richiedono sempre più tempo, nel nostro caso io mi occupo di più di questo argomento e sono più aggiornato, ma chi si trova a gestire un’azienda da solo troverà molte difficoltà. Il lavoro sul campo ha i suoi problemi, ma sono problemi che si affrontano volta per volta e che ti fanno dire, a fine giornata, ho fatto fatica ma sono soddisfatto.

jzt9gr

A livello famigliare io mi sono sposato e ho una bambina di 2 anni, Mio fratello ha un figlio di 3 anni e mezzo e mia sorella un bambino di 11 e uno di 3. I nostri partner danno una mano in azienda oltre a fare altri lavori.

zofyop

Al momento abbiamo ancora molti progetti, tipo creare un piccolo agriturismo dove offrire tutti i nostri prodotti, quelli dell’allevamento, ma anche da tutte le piccole produzioni che vogliamo ingrandire per essere più autosufficienti nell’agriturismo, come produzione ortaggi, cereali per farina, frutta e apicoltura.

jqrymh

Sono molto soddisfatto perché lavorare con la natura mi ripaga da tutti gli sforzi e i sacrifici che facciamo ogni giorno, inoltre io lavoro anche come guardiacaccia in un’azienda faunistica, che mi permette di integrare lo stipendio e di continuare la mia passione di lavorare con la fauna e la natura, argomenti anche studiati all’università quando avevamo fatto l’altra intervista.

sdcrgq

Ai giovani che cominciano adesso 10 anni fa avrei cercato di sconsigliare loro questa avventura, oggi invece darei loro una mano, perché in questi anni ho capito che (soprattutto in montagna) il ritorno di tanta gente al lavoro in campagna va a beneficio di tutti e anche al beneficio personale, perché questo lavora è faticoso. ma ti regala delle soddisfazioni incredibili. Ogni giorno è una magia diversa, quello della nascita di un vitello o un capretto, la rinascita della natura in primavera, la raccolta dei tuoi prodotti dalla terra, ogni cosa per me è speciale. Al giorno d’oggi l’agricoltura è una certezza, anche se a fine mese non si è diventati più ricchi di prima, hai la possibilità di vivere bene, in un ambiente sano, e mangiare i tuoi prodotti.

mi9quv

Fanno bene al cuore e allo spirito, queste belle storie, non trovate? Qualcuno potrebbe dire: “Quelli che si lamentano, sono degli incapaci! Questi sono i veri agricoltori/allevatori!“. Permettetemi una chiave di lettura di questa storia: abbiamo un’impresa famigliare con apporti economici che vengono anche da altre attività esterne alla sola azienda zootecnica. Sicuramente questo è l’elemento che fa la differenza e che permette la sopravvivenza, il successo, di un’azienda medio-piccola di montagna. Ma si tratta di un insieme di fattori non sempre facili da trovare, mescolare e far funzionare!

Non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare

Non credevo… non credevo proprio che avreste risposto così numerosi e in così breve tempo! L’altro giorno ho lanciato una “sfida” ai giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, per vedere cos’era successo da quando li avevo intervistati. Il libro era uscito nel 2012, ma le interviste risalgono al 2010-2011. In molti hanno già risposto, altri mi hanno chiesto il breve questionario e lo compileranno appena avranno tempo. Pubblico seguendo l’ordine di ricezione.

2ueso3

Il primo che mi ha scritto è stato Matteo Faion. Di lui avevo già scritto qui due anni fa, la sua storia la conosco visto che, d’estate, porta i suoi animali nella parte alta del mio comune di residenza e Francesca Maurino vende i formaggi al mercato dei produttori il mercoledì a Cumiana.

is9d8n

Ecco l’articolo che avevo scritto in occasione dell’intervista per il libro. Lui era uno di quelli senza un’azienda o una tradizione zootecnica alle spalle, quindi la sua storia va a smentire coloro che sostengono che “pastori si nasce, non si diventa”. Ma adesso… cosa ci racconta Matteo? A lui la parola (e le immagini, che mi ha inviato o che ho preso sul suo profilo Facebook).

qpt8sa

vkpyqr

crrvhg

Alleviamo ancora animali, la maggior parte capre. Da quando ci eravamo incontrati la prima volta, abbiamo realizzato il caseificio e venduto le pecore per aumentare il numero di capre. L’azienda è a nome mio (come sempre). Le maggiori difficoltà incontrate sono state ed sono tuttora quelle della burocrazia e della “mafia” che la circonda.

n63jjs

Trasformiamo il latte e vendiamo i formaggi sul mercato dei produttori. Ho presentato domanda di insediamento giovani per realizzare il caseificio, ma per noi è stata una fregatura perché, oltre a non aver preso alcun contributo, ci ha fatto spendere soldi in più.

fomako

znyujr

dttjak

Il nostro cambiamento è stato avere due figli Andrea e Erika, che ora hanno 5 e 3 anni. Tutti e due con la passione per gli animali, soprattutto Andrea, che ha una passione sfegatata per le capre.

rma4ci

Francesca invece lavora solo più part-time nella azienda di suo padre e si è dedicata alla trasformazione del latte e alla vendita del formaggio.

k8cla9

9idaay

Per ora direi che siamo riusciti a realizzare quello che era il sogno iniziale (ovviamente non è tutto rosa e fiori come c’è lo aspettavamo, però direi che non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare). Siamo soddisfatti della nostra vita. Sarebbe solo bello che il nostro lavoro rendesse un po’ di più viste le ore, i sacrifici, ma almeno c’è la passione che ci aiuta a continuare e a migliorare.

x4yvgg

Ai giovani che iniziano direi… che se non hanno sufficiente passione di non iniziare neanche, perché questo non è un lavoro, ma una vita. Quando ti svegli non pensi che devi andare a lavorare, ma a cosa devi fare e alla sera vai avanti fino a che gli animali non sono tutti a posto, che siano le 20.00 o che sia mezzanotte non importa niente altro, e lo fai 365 giorni l’anno.

vygivr

Secondo me è una sorta di malattia che di anno in anno va “peggiorando” e che ti spinge a fare follie sempre più grosse. Non è facile per non dire quasi impossibile fare questa vita ma… se uno è malato è malato e non può fare altrimenti.

o2htpf

E così questa è la prima storia… dove si vede chiaramente che, per Matteo, uno dei più grandi successi è la sua famiglia, i suoi figli che crescono felici imparando ad amare questa vita e soprattutto gli animali. L’azienda ha sede a Giaveno (TO), d’estate gli animali salgono sopra a Cumiana (TO), i loro prodotti di latte vaccino e caprino, freschi e stagionati, li trovate ai mercati dei produttori di Cumiana (il mercoledì) e Piossasco (il sabato). …ma le storie da raccontare sono tante…

Come gestire l’alpeggio

L’altro giorno mi ha telefonato un amico allevatore, chiedendomi se avevo visto le “istruzioni” per il pascolo per poter ottenere i contributi relativi all’alpeggio. No… Non ho un’azienda mia e non ho mai seguito dettagliatamente in prima persona il discorso “contributi”, ma ho cercato di informarmi su quello che mi veniva chiesto, perché sicuramente una piccola spiegazione poteva essere utile anche per altri.

5nabno
Pascolo in alpeggio – Val Pellice (TO)

Dunque, ciò di cui si parla, nella vasta galassia dei “contributi”, è il piano di pascolo (o Piano Pastorale Aziendale). Il nome mi fa tornare indietro di vent’anni, quando da studentessa universitaria in Scienze Forestali, nell’ambito del corso di Alpicoltura, avevamo fatto le esercitazioni in campo e ci eravamo occupati proprio dei rilievi vegetazionali, della raccolta dei dati aziendali e della successiva redazione del piano di pascolo. Anche se mi sono laureata per l’appunto in quella disciplina e, pur continuando a gravitare nell’ambito del mondo della zootecnia di montagna, di piani di pascolo non ne ho mai più fatti. Però ho visto portare al pascolo o ho pascolato io stessa molti animali, in situazioni e condizioni differenti.

57hnjs
Pascoli e alpeggi – Vallone di St.Barthélemy (AO)

Nel PSR attuale (2014-2020) la misura 10.1.9 “Gestione eco-sostenibile dei pascoli” indica tutta una serie di strumenti gestionali per il pascolamento e il mantenimento in buon stato dei pascoli. Cosa che gli allevatori di un tempo hanno (quasi) sempre fatto. Oggi però, per ottenere certi contributi specifici legati all’alpeggio (ce ne sono di vario tipo, non sono nemmeno io in grado di spiegarveli tutti), si può presentare le domande relative a tale misura (qui però potete leggere una guida semplificata al PSR per la regione Piemonte). Occorre l’intervento di un professionista che rediga tale piano, che comprende tutta una serie di elementi gestionali, dalla suddivisione delle aree di pascolo al calcolo dei carichi di bestiame e i giorni di pascolamento, ma anche il posizionamento di punti acqua, punti sale, ecc…

uaydei
Un dettaglio del fascicolo mostratomi da un allevatore piemontese

Sicuramente mi potrete dire che “i vecchi hanno sempre saputo come fare a gestire l’alpeggio”. E, nella stragrande maggioranza dei casi, avete anche ragione. Potreste anche dirmi che certe immagini contenute nel fascicolo ad illustrazione degli interventi vi hanno fatto ridere o vi hanno lasciato molto perplessi, facendovi dubitare della validità del tutto. E non avete completamente torto. Però ci sono alcuni aspetti da considerare.

xuzxsb
Pascoli d’alta quota – Vallone di Bellino (CN)

Innanzitutto, se ci siamo sempre lamentati dei contributi che vanno a finire nelle mani sbagliate, se abbiamo inveito contro gli speculatori, contro chi prende i soldi e non porta su nemmeno una bestia… Allora questi contributi non andranno a finire nelle loro tasche, perché qui si richiede di gestire nel migliore dei modi l’alpeggio. Leggete con attenzione, in fondo si chiede all’allevatore di fare al meglio il suo mestiere, garantendo il benessere degli animali, ma anche il mantenimento/miglioramento dei pascoli, di modo che lui o altri possano beneficiarne negli anni a venire.

b56g2w
Mandria in alpeggio a fine stagione – Valle Maira (CN)

Per esempio, con il posizionamento dei punti sale in determinate aree invase da vegetazione “cattiva”, si spingono gli animali a raggiungerle, contribuendo al loro miglioramento. Viceversa, si vuole impedire l’eccessiva concentrazione del bestiame per lunghi periodi in altri punti, al fine di evitare fenomeni di distruzione del pascolo, erosione, ecc. Perché tutto questo? Perché veniamo da anni in cui c’è stato da una parte l’abbandono, dall’altra l’aumento (anche eccessivo) dei capi monticati. Alcune aree non vengono più utilizzate, non ci sono più tante persone che salgono in alpeggio con pochi animali, ma poche persone che salgono con molti, moltissimi capi di bestiame.

wt02vd
Rustico “punto acqua” – Valle Sacra (TO)

Quando abbiamo 2-300 bovini (o anche di più) che vanno tutti i giorni, per settimane, a bere sempre nello stesso posto… possiamo immaginare cosa accade. Idem se la mungitura avviene sempre nel medesimo luogo. Queste misure sono una di quelle auspicate forme di contributi basate sulla qualità e non (solo) sulla quantità. Perché deve esserci un professionista a redigere un piano? Perché purtroppo molti allevatori non sanno più fare il loro mestiere. Perché in alpeggio vengono lasciati operai a gestire la mandria o il gregge, senza la presenza dei datori di lavoro. Perché in questi anni, ahimè, di situazioni negative se ne sono viste sempre di più. E’ vero che i vecchi certe cose le sapevano senza aver preso una laurea, ma non è anche vero che molti “giovani” invece non li hanno più ascoltati? Hanno badato più ai grossi numeri che alla cura del territorio? A prendere ciò che il territorio offriva, senza più dare niente in cambio?

ae0nwf
Vita d’alpeggio in Valtellina (dal sito lombardiabeniculturali.it)
rhiq7m
L’alpeggio di un tempo in Valle d’Aosta (dal sito cogneturismo.it)

Sappiamo bene che tutto ciò è accaduto anche per colpa dei contributi, che hanno stimolato l’avidità di molti… così adesso si corre ai ripari. Il territorio montano è fragile, sia l’abbandono, sia l’eccessivo sfruttamento lo mettono in pericolo. Non si tornerà più ai tempi in cui in un alpeggio salivano magari anche più di dieci persone, compresi bambini che avevano come unico stipendio il (poco) vitto. La cura della montagna di un tempo prevedeva anche questo, non dimentichiamocelo.

p05zcs
Esempi di punti acqua consigliati

In quella misura non c’è scritto che sia vietato far bere gli animali nei torrenti e nei laghi, c’è scritto che bisogna preferire altre soluzioni. Le sfilate di vasche da bagno che spesso troviamo in mezzo ai pascoli sicuramente non sono un bel vedere. Certo, sono pratiche e a buon mercato. Le vasche con il galleggiante, per evitare spreco di acqua, costano di più e non possono essere portate proprio dappertutto. Dove già ci sono grossi abbeveratoi, spero si possano continuare ad usare. Le tazzette in mezzo al pascolo le vedo poco pratiche, sia per la loro collocazione, sia perché gli animali hanno la tendenza a grattarsi contro ogni cosa che trovano. Fanno spesso una brutta fine già le paline in legno della sentieristica, figuriamoci le tazzette!

vf2cab
Abbeverata al fiume – Comboé (AO)

Io la vedo così: le intenzioni sono buone. Poi bisognerebbe, come sempre, usare il buon senso e unire la pratica alla grammatica. Se fossi io a dover redigere il piano di pascolo, parlerei a lungo con l’allevatore e cercherei di capire quel che si può fare effettivamente sul territorio, con le risorse a disposizione, comprese quelle umane. La teoria funziona sempre molto bene sulla carta… ma quando si è poi in alpeggio, con gli animali, con tutti i lavori da fare, con le ore del giorno che sono sempre e solo ventiquattro, con tutti gli imprevisti quotidiani, con la pioggia, la siccità e tutto il resto, il più delle volte tocca arrangiarsi. Se proprio tutto questo non ci va, nessuno è obbligato a presentare le domande per i contributi. Con i tempi che corrono, farne a meno per molti non è facile… Però, per come sembra a me, queste “regole” sono pensate per chi cerca di fare “qualità”. Ormai purtroppo occorrono regole per ogni cosa, la colpa è soprattutto di chi si comporta o si è comportato in modo scorretto, quindi bisogna creare delle norme per arginare la disonestà e le azioni errate.

dcxctb
Grosso abbeveratoio davanti ad un alpeggio – Vallone di St. Barthélemy (AO)

Come sempre, non è facile. Non lo è specialmente per chi ogni giorno ha come priorità quella di far mangiare a sufficienza i propri animali e mal tollera tutti gli ostacoli, gli impedimenti, le intrusioni nel suo mondo di quella che, in generale, viene chiamata “burocrazia”. Qualcuno di voi, allevatori che leggete, ha già provato questo sistema (introdotto già nel precedente PSR)? Come sta andando? Com’è andata? Quali sono le difficoltà principali? Cosa è fattibile e cosa no? Avete voglia di raccontarmelo (anche privatamente) così che possiamo poi continuare il discorso in futuro?

gsxytx
Antichi fabbricati d’alpe – Valli di Lanzo (TO)