Mi definisco una margara alternativa perché mi piace mettermi in gioco

Ancora una storia di giovani, per proseguire il nostro cammino tra i protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi vi porto dalla mia amica Roberta Colombero, che conoscevo già ancor prima di intervistarla per il libro… e che ho continuato a frequentare in questi anni. Ogni tanto questa giovane allevatrice ha fatto parlare di sé, ma qui ci spiega le sue motivazioni.

tehpem

Con la mia famiglia allevo sempre con passione bovini di razza piemontese, ne abbiamo circa 200. Cerchiamo sempre di migliorare la selezione dei nostri capi portando avanti la taglia e la qualità dei soggetti, così si ottengono soggetti interessanti, sia vitelle che vitelli, che vengono richiesti anche in altre parti del mondo, uscendo dall’Italia. Ciò è fonte di molta soddisfazione per me.

fxvrui

Negli ultimi anni ho inserito nell’azienda alcuni incroci di Frisone con Blu belga per aumentare la quantità del latte. Le Piemontesi vengono sempre munte a mano due volte al giorno, mentre gli incroci li mungiamo a macchina. L’azienda è sempre di famiglia, lavoro ancora con i miei genitori. Al lavoro si sono aggiunte alcune difficoltà, ma forse non le definirei proprio difficoltà, più che altro semplicemente impegni aggiuntivi sul fronte burocratico: mi tengo io l’anagrafe bovina, così come seguo altri aspetti burocratici e, a breve, anche le fatture elettroniche. Bisogna stare dietro ai tempi.

4ffmbb

Trasformo i miei prodotti nel periodo estivo all’alpeggio Valanghe a Marmora (CN), producendo principalmente Nostrale d’Alpe, Robiole, tomini, erborinati, semicotti, tipo Castelmagno, yogurt e burro. Durante l’inverno le vacche raggiungono le campagne di Savigliano e, in quei mesi, il latte viene venduto al Caseificio Osella. D’estate facciamo vendita diretta al turista di passaggio, oltre a rifornire locali e agriturismi della zona. Abbiamo sia “clienti storici”, sia stranieri che si trovano in Valle Maira in vacanza.

knlpk6

Cambiamenti nella mia vita? Ho preso al volo alcune “comparse “e programmi televisivi per pubblicizzare la mia azienda e il mio lavoro, la mia valle. Tutto questo l’ho fatto soprattutto con un pensiero molto aperto, per fare conoscere a molte persone che probabilmente nemmeno lo conoscevano un mestiere così antico. Personalmente mi definisco una “margara alternativa”, perché mi piace mettermi in gioco. Spesso però ad esporsi così tanto rischi di essere criticato, ma chi critica è solo geloso, così continuo per la mia strada e faccio ciò che mi piace.

lonuuo

Continuo a fare dei corsi di aggiornamento su nuove lavorazioni di formaggio, ho seguito il corso Onaf per imparare meglio a degustare il formaggio e proporlo in vari abbinamenti. Ho anche approfondito il mio studio della lingua inglese.

3xthr2

Mi capita qualche volta durante l’anno di lasciare soli mamma e papà per viaggiare all’estero per conoscere realtà simili alla mia, portare a casa qualche conoscenza. Per queste uscite ringrazio enormemente i miei genitori Giulio e Giovanna che mi danno queste possibilità.

ldz5bg

Mi piacerebbe molto realizzare anche un piccolo caseificio in pianura e produrre del formaggio tutti l’anno, perché le richieste sono molte. Sono molto soddisfatta della mia vita, le mie “ragazze” mi regalano soddisfazioni immense e porto avanti anche un piano sul benessere animale.

ojwmdu

f3azyi

La mia vita è una vita a ritmo con le stagioni. Il mio lavoro mi appaga e non mi manca nulla, però desidererei incontrare anche una persona che condivida tutto questo con me, avere una famiglia e crescere dei figli a stretto contatto con la natura e gli animali, per portare avanti questa tradizione indispensabile in un territorio come il nostro.

rbfysw

Sicuramente la storia di Roberta non è “convenzionale”, tra chi pratica il suo stesso mestiere. La sua voglia di conoscere altre realtà, di confrontarsi, ma anche la capacità di concedersi dei momenti non solo strettamente legati al lavoro sono, a mio avviso, caratteristiche che le permetteranno sicuramente di avere grandi soddisfazioni e anche successo dal punto di vista lavorativo. Aprire gli occhi sul mondo non fa mai male…

Annunci

Tra poco è primavera, ma…

Non è normale un tempo così a febbraio! Ah no… adesso è marzo. Ma comunque non è normale lo stesso. L’aria è più che primaverile, l’altro giorno c’era un sole e un caldo che intontivano. Io non ce la faccio a gioire per questa serie infinita di belle giornate e per la possibilità di stare in maglietta quando il calendario dice che è ancora inverno.

r8xzqp
Ben più di una farfalla oggi a 1800m di quota – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Anche oggi, è marzo, ma è ancora inverno. Nonostante in montagna soffiasse un forte vento di tormenta, nei punti riparati il sole era caldo e così c’erano farfalle che svolazzavano qua e là ad oltre 1700m di quota, verso la sommità del Forte di Fenestrelle.

kqgsro
Giochi di sole e ghiaccio – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Le fontane gorgogliavano come fosse estate, solo una che era rimasta all’ombra fino a poco prima aveva intorno un po’ di ghiaccio dovuto agli spruzzi portati dal vento fuori dalla vasca.

ixwu3x
Carline – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Sui pendii tra le rocce spiccavano i fiori secchi delle carline, i cui steli quest’anno non sono stati schiacciati e spezzati dal peso della coltre nevosa. Pareva un paesaggio autunnale, sicuramente non una giornata di fine inverno.

ksj5bc
Salicone – Prà Catinat, Val Chisone, TO

Ma non c’erano solo le infiorescenze secche dello scorso anno! Qua e là ecco veri e propri segni di primavera, i fiori! All’inizio avevo visto solo una pianta di salicone, i cui amenti maschili brillavano di polline giallo. Era l’unica, quasi che nella sua collocazione riparata avesse trovato un microclima speciale…

87wpw9
Puy – Val Chisone, TO

Un po’ di neve nei tratti non esposti al sole l’ho pestata, ma i versanti esposti a sud erano completamente liberi anche solo dalla più piccola chiazza bianca, fin su alle creste rocciose. Un paesaggio surreale, inquietante più del vento che si infilava tra le case chiuse e quelle diroccate di Puy, facendo sbattere in modo sinistro una lamiera su qualche tetto.

ucnfma
Case ristrutturate – Pequerel, Val Chisone (TO)

Si potrà tornare ad abitare stabilmente a Pequerel, con questo clima impazzito? I terrazzamenti intorno alla frazione indicano l’antica presenza di numerosi campi e il villaggio, collocato in pieno sole, sicuramente può godere di condizioni ottimali.

m3msua
Il crollo sul lato ad est del paravalanghe di Pequerel – Val Chisone (TO)

Dalle valanghe, quando di neve ne veniva tanta, Pequerel era protetto grazie a un paravalanghe a forma di cuneo. Sicuramente non è stata la neve di quest’anno a causarne un crollo parziale. Speriamo venga riparato, nonostante la tendenza a non avere più inverni nevosi…

rzkmmj
La fontana del lavatoio – Pequerel, Val Chisone (TO)

Pequerel è deserta nonostante il sole e la strada sgombra da neve. Una fontana gorgoglia allegramente appena sotto la via centrale, unico segno di vita nel villaggio.

rzbh7z
La parte superiore di Pequerel – Val Chisone (TO)

Ci sono case ristrutturate, altre pericolanti, altre ancora ormai diroccate. Passandoci in questi giorni viene da chiedersi davvero perché non viverci tutto l’anno. In fondo siamo “solo” a poco più di 1700m e altrove, sulle Alpi, vi sono ancora insediamenti stabili anche a queste quote.

t1kl0g
Pascoli interamente rivoltati dai cinghiali – Pequerel, Val Chisone (TO)

Approfittando del suolo sgombro dalla neve, i cinghiali hanno fatto festa… Mi domando in quanti altri luoghi si assista ad una situazione del genere. Ho sempre più paura che ci troveremo davanti ad un’estate molto difficile: niente scorte d’acqua date dalla neve, un cotico erboso rimasto scoperto tutto l’inverno, per di più rivoltato dai cinghiali, battuto dal vento, una terra arida…

7qpwkp
L’alpeggio di Pequerel – Val Chisone (TO)

Siamo a marzo, due mesi e mezzo, tre, e qui arriveranno le mandrie e le greggi! Nella migliore delle ipotesi pioverà, in questi mesi. Si spera, che piova… E che non siano piogge torrenziali. Purtroppo però ben sappiamo che la tendenza sta diventando quella.

mwgv0s
Un torrente scende dai versanti del Pelvo privi di neve e ghiaccio – Val Chisone (TO)

C’è chi nega i cambiamenti climatici… mi dica un po’, questa gente, cosa sto osservando oggi, il primo di marzo. Torrenti dove un po’ di acqua scorre scendendo giù giù tra i versanti polverosi e bruni. Niente ghiaccio, niente neve, poca acqua. Questo non è quello scorrere allegro del disgelo, della primavera che arriva. E’ uno scorrere stanco di un’acqua che, quest’anno, praticamente non si è mai fermata.

gwb6tx
Crocus e festuca paniculata a 1800m, il 1 marzo 2019… – Prà Catinat, Val Chisone (TO)

Manca solo a me il “riposo” invernale? E dire che noi, con la nostra vita frenetica, un vero riposo non lo facciamo più… Ma la natura invece sì, e ne avrebbe avuto un gran bisogno. Invece, dopo un’estate di siccità e un non-inverno, ecco che a queste quote già fioriscono i crocus e le graminacee iniziano a spinger su le foglie. Dovrebbe accadere a fine aprile, a maggio, quando la neve scioglie e i ruscelli si ingrossano. Ho davvero paura che ci attenda un’estate molto difficile…

AAA Fontina cercasi

Nei giorni scorsi, ho ricevuto un’e-mail da parte di un’amica che fa parte di un GAS in Piemonte (Valle di Susa). Sapete cosa sono i GAS? Gruppi di acquisto solidale. Dal sito di riferimento, ecco la definizione di GAS: “…sono un’esperienza di consumo critico nata in Italia negli anni ’90, attraverso cui i cittadini si organizzano per acquistare insieme direttamente dai produttori secondo criteri di rispetto per le persone e l’ambiente e preferendo piccoli produttori locali con un progetto legato al territorio.

mx4y6r
…dirette ai pascoli… – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Grazie all’organizzazione in gruppi, i consumatori acquistano prodotti realizzati con una certa “filosofia” direttamente dai piccoli produttori e li ricevono anche a centinaia di km di distanza. Si acquistano arance dalla Sicilia, pecorino dalla Sardegna e così via. Non posso andare di persona ad acquistare dall’azienda, so che quell’azienda produce rispettando certi canoni (di lavoro, di benessere animale, di salubrità del prodotto, di alimentazione delle vacche, capre, pecore…), certamente non sarebbe economicamente attuabile l’acquisto per una singola persona, ma organizzandosi in gruppo l’azienda farà delle spedizioni di una certa importanza. Ovviamente la spedizione deve prevedere già una suddivisione dell’acquisto: per intenderci, non la forma di pecorino, ma le fette sottovuoto etichettate, di modo che ciascuno ritirerà direttamente il suo pezzo. Una volta rodato il sistema, può anche funzionare bene. Io non ho esperienze dirette né di vendita, né di acquisto secondo questi canali, ma conosco persone che piazzano parte delle produzioni anche attraverso i GAS e altri che invece se ne servono per acquistare. Generalmente me ne hanno parlato positivamente.

zawsx8
Fontine “fresche” nel Vallone di San Grato – Issime (AO)

Dopo questa premessa necessaria per spiegare a tutti di cosa stiamo parlando, veniamo al nostro caso. L’amica mi contatta perché, sapendomi in Valle d’Aosta, avrebbe bisogno di trovare un fornitore di Fontina per il loro GAS. Avevano già fatto un tentativo, che però si era arenato sul discorso porzionamento ed etichettatura. Cioè, come si diceva sopra, spedire le fette tagliate ed etichettate, non la forma intera. Magari alcuni lettori/produttori, a questo punto staranno dicendo: “Io lo posso fare! Gliela vendo io la Fontina!“.

ttvvku
Mandria nei pascoli alti della Tsa de Fontaney – Vallone di St.Barthélemy, Nus (AO)

Come vi dicevo, il cliente del GAS però è un consumatore molto attento. Non cerca solo il “nome” Fontina, ma vorrebbe una Fontina buona, sana, d’alpeggio, prodotta secondo certe metodologie. “Io sono interessata a trovare la Fontina prodotta il più possibile solo con erbe di pascolo. Questo perché il latte derivante da mucche che hanno mangiato solo erba e/o fieno, possibilmente di alta montagna, è di valori nutritivi assai maggiori, oltre che più buono.” Personalmente, concordo al 100% con lei, ma so bene che la realtà valdostana vede, anche in alpeggio, l’utilizzo di mangimi. (Succede anche altrove, ma adesso stiamo parlando di Fontina). La Fontina è una DOP, ma il disciplinare prevede che ciò accada e definisce cosa è possibile impiegare nelle integrazioni alimentari oltre al fieno e/o al pascolo.

iydk0t
Caseificazione in alpeggio – Pila (AO)

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere e non poco su un discorso di quantità e qualità. Posso ancora comprendere le integrazioni al fieno, poiché parliamo di fieno di montagna, molto profumato, ma talvolta non così ricco. Guardate le foto d’epoca, le vacche non erano mai particolarmente grasse. Mangiando solo fieno e venendo munte, le riserve dell’animale si consumano. Ma quando sono al pascolo in montagna, perché dare mangimi? Per avere più latte, certo. Ma se abbiamo meno latte e questo ha caratteristiche organolettiche (oltre che gustative) migliori? Otterremo meno prodotto, ma di qualità più elevata, da vendere a prezzo maggiore ad un consumatore attento. E senza avere la spesa aggiuntiva del mangime! Giusto?

a9b6xt
Pascoli al lago di Cignana – Valtournenche (AO)

Un progetto in tal senso è stato fatto, ne avevo già anche parlato. Iniziato nel 2017, è continuato anche la scorsa estate, coinvolgendo un maggior numero di alpeggi. Parliamo quindi di Fontine prodotte d’estate, con latte derivante solo dal pascolo. Bene… c’è qualcuno di questi produttori interessato a collaborare con questo GAS? Ricordiamo tutti i requisiti richiesti:

1) l’allevatore possa prendere l’ordine via email
2) possa spedire la fontina via corriere
3) possa ricevere i soldi via bonifico
4) possa fare le porzioni di 1 kg (circa) sottovuoto
5) Ci garantisca sulla fiducia che la fontina sia prodotta da lui medesimo, con latte prodotto da vacche che hanno mangiato solo erba dei pascoli, non mangimi o integrazioni – in pratica un disciplinare biologico non certificato.

9udhea
Vacche di razza valdostana al pascolo – Pila (AO)

Ovviamente potrebbe essere anche un produttore che non ha aderito al progetto di cui sopra, ma che garantisce di non dare mangimi alle vacche in alpeggio. Vediamo un po’ se riusciamo a trovarlo… e comunque, oltre al GAS interessato all’acquisto, sono certa che ci siano molti altri consumatori che preferirebbero acquistare un prodotto del genere. Visto che ci si lamenta spesso del prezzo basso della Fontina o del latte venduto per fare la Fontina… non sarebbe il caso di puntare sulla qualità? I consumatori consapevoli e attenti ci sono, iniziamo a soddisfare loro. Non possiamo solo lamentarci che bisogna tenere il prezzo basso perché altrimenti non si vende… Fornirò alla mia amica i recapiti di chiunque si farà avanti, sarà il GAS a contrattare le condizioni con il produttore, eventualmente anche valutando le varie offerte ricevute. Scrivetemi, oppure contattatemi su Facebook. Spero di potervi raccontare il seguito di questa “storia”…

E’ tutto uguale come sempre

Proseguiamo il cammino tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Mi ha scritto anche Alessandra Tommasone, figlia di margari che, d’estate, salgono in alpeggio nella Val Grande di Lanzo, dove mi ero recata per intervistarla nel luglio del 2011. Qui leggete il post che avevo pubblicato allora.

mv34sl

Ci racconta Alessandra: “La mia vita in azienda è cambiata poco perché non ho trovato la persona giusta al mio fianco, quindi sono ancora a casa con la mia famiglia. Aiuto loro, d’estate produciamo sempre i nostri prodotti e, se fanno fiere al paese, vado a venderli.

s6kfxn

nk58wh

Un’importante novità per questa famiglia c’è stata: “Abbiamo comprato gli alpeggi, grazie a Dio ce l abbiamo fatta! Mia sorella maggiore si è sposata, ma per il resto posso dire che e tutto uguale come sempre…

qpwscy

cgqnwp

Il consiglio che posso dare agli altri giovani è di amare questa vita che riserva molte sorprese. Si ha nel sangue questo mestiere, perché non è facile andare avanti, specialmente ora con i tempi che corrono.

eltvta

Grazie anche ad Alessandra per la sua testimonianza. Alcune storie sono già arrivate, altre ancora me le invieranno quando avranno tempo, perché in questo mestiere di lavoro ce n’è sempre. Qualcuno dei giovani di allora non sono riuscita a raggiungerlo, non ho più contatti o non mi risponde sui social…

Una lunga estate… e un autunno breve!

Il maltempo ha colpito duramente quasi tutta Italia. Qui per fortuna i danni sono stati limitati, così possiamo anche goderci qualche immagine che, passato il vento fortissimo, ispirano quiete e silenzio. Ma prima andiamo indietro solo di qualche giorno…

2hcmyl
Stambecchi al Colle Vessonaz – Quart (AO)

Era solo la scorsa settimana quando si poteva ancora stare in canottiera a 2800m, mentre gli stambecchi si godevano il sole caldo. Come si vede, avevano accumulato un bello strato di grasso, indispensabile per affrontare l’inverno. Certo, a queste quote l’inverno può arrivare presto, però sembrava ancora così lontano, mentre il sole splendeva nel cielo limpido e scaldava l’aria.

4ttavn
Alpeggio Champanement – Quart (AO)

A quote inferiori, gli alpeggi ormai chiusi attendevano silenziosi il trascorrere della brutta stagione, ma i pascoli circostanti, concimati, già avevano ripreso un bel verde, quasi fossimo in primavera. La conca era davvero calda, al riparo dal vento. Sembrava che l’estate stesse ancora continuando, nonostante il calendario.

cjnimd
Strada per Champanement – Quart (AO)

I larici stavano appena iniziando a cambiare colore: dal verde gli aghi viravano al giallo e solo alle quote maggiori avevano già raggiunto la tonalità giallo oro, che poi sarebbe mutata in arancione, prima di disperdersi nel vento freddo autunnale.

fby8eq
Pascolo autunnale – Lignan (AO)

Nei villaggi abitati tutto l’anno si pascolava ancora, approfittando del bel tempo e della disponibilità di erba. Eppure il meteo aveva altri programmi…

yaucrv
Saquignod – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Così in poco tempo il paesaggio è cambiato bruscamente. La neve è arrivata non soltanto in alta quota, ma è scesa anche su quei pascoli dove le mandrie dovevano ancora pascolare per qualche giorno, per qualche settimana.

j3haho
Veplace – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Gli alpeggi ora sono davvero silenziosi, e non pare più strano come la settimana precedente, con tutto quel caldo e quel sole. Chissà se questa neve durerà, se sarà soltanto il primo strato che coprirà i pascoli per tutto l’inverno. Oppure tornerà il caldo “anomalo” e la farà sciogliere interamente?

scahho
Neve autunnale a Lignan – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Dalle mie parti si dice che, se nevica sulla foglia, l’inverno non darà noia. Non so se valga lo stesso detto anche in Valle d’Aosta… Solo in primavera potremo dire se il detto giusto è questo, oppure quelli legati all’abbondanza di frutti di cui avevamo parlato qui.

g4avrm
Bosco di larici – Veplace, Vallone di Saint Barthélemy (AO)

L’estate è stata lunga, con giornate più calde della norma e il caldo si è protratto sull’inizio dell’autunno, poi ora ecco la neve a imbiancare larici che ancora non erano diventati gialli.

8wef2f
Ultime discese dai monti – Blavy, Nus (AO)

Mentre scendevo tra neve e nebbia, nell’aria mi è arrivato il suono caratteristico degli Chamonix. C’era qualcuno che stava lasciando l’alpeggio in quel pomeriggio successivo alla precipitazione che aveva portato neve e pioggia sulla valle. Ho poi incontrato la mandria quando era ormai quasi a casa, si trattava di un piccolo gruppo di animali partito dai pascoli di un villaggio più a monte. “Avevamo ancora erba per un giorno, ma…” Ma quell’imbiancata precoce ha accelerato il rientro.

qhsvwf
Gregge nel Vallone del Gran San Bernardo (AO) (foto M.Blanc)
pipkpb
Partenza del gregge verso la pianura – Vallone del Gran San Bernardo (AO) (foto C.Vuillermoz)
3jfv3n
Ora di tornare in stalla – St. Rhemy-en-Bosses (AO) (foto D.Ronc)
i1tdtk
Fine stagione di pascolo – Gressoney (AO) (foto R.Cilenti)

Foto mie di discese nella neve, di transumanze degli ultimi a scendere non ne ho. Ma ho pescato qua e là qualche bella immagine tra quelle postate dai miei amici. La maggior parte delle mandrie è scesa già da qualche tempo, restava ancora qualche pastore, qualche piccolo gruppo di animali…

Appena oltre confine, tutto cambia

La stagione estiva volge al termine, a breve mandrie e greggi scenderanno, chi ha più erba riuscirà a fermarsi magari fino a fine mese, inizi di ottobre… per altri invece è questione di giorni. Prima del ritorno degli animali, volevo ancora fare una gita in Svizzera. Il confine non è lontano, così semplicemente basta scegliere una meta appena dietro la cresta, non più distante di altre località della Valle.

zdagpa
Val Ferret – Valais, Svizzera

Dicevo di aver bisogno di cambiare paesaggi, anche se questi non sono così diversi da quelli nostrani. Quel che cambia spesso è la cura del paesaggio, il modo con cui viene gestito. Non c’è bisogno delle onnipresenti bandiere rossocrociate per capire che si è in terra elvetica. Nell’alpeggio al fondo della strada asfaltata si può mangiare un assortimento di prodotti locali, ma i prezzi, al cambio vigente, fanno rabbrividire un Italiano, che con la stessa cifra in patria può scegliere un ristorante di lusso e non una fonduta o una raclette seguita da un dolce. E’ cara, la Svizzera? Per noi sì, ma… non sarà che, in questo caso, semplicemente si pagano i prodotti al giusto prezzo?

0kmeey
Lacs de Fenêtre – Val Ferret, Svizzera

La gita ha come meta degli splendidi laghetti alpini. A quelle quote non ci sono più animali, i pascoli sono già stati consumati da un gregge di pecore, a giudicare dalle tracce rimaste.

jclnfl
Fioritura di eriofori ai Lac de Fenêtre – Val Ferret, Svizzera

Ci sono però numerosi animali selvatici (stambecchi, pernici) e distese di ciuffi bianchi: non più pecore, ma le infiorescenze degli eriofori intorno ai laghi e ai ruscelli.

vxo3y5
Alpeggio Plan de la Chaux – Val Ferret, Svizzera

Sulla via del rientro, facciamo una deviazione per passare accanto alle mandrie al pascolo. Nei pressi dell’alpeggio era parcheggiata un’auto con targa italiana, quindi ci si poteva aspettare qualche operaio che, dal nostro paese, era andato in là a far la stagione. Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno via via crescente. Spesso si tratta di allevatori che mandano in alpeggio presso terzi i loro animali e vanno a guadagnare uno stipendio oltreconfine. E così nei nostri alpeggi lavorano operai rumeni, albanesi, marocchini… e in Svizzera troviamo pastori valdostani, piemontesi, lombardi…

rqq9pn
Mandria al pascolo – Val Ferret, Svizzera

La mandria è composta interamente da bovine di razza d’Herens, molto apprezzate da queste parti soprattutto dagli appassionati delle battaglie. Qui trovate il sito degli allevatori di questa razza, dove potete vedere i risultati dei combats, gli alpeggi dove vi sono mandrie come questa, le date dei prossimi combats, ma anche la situazione nei vari alpeggi. Cosa significa? Andiamo con ordine, ce lo spiegherà il pastore!

srm8pr
Luciano toglie il filo che suddivide il pascolo – Val Ferret, Svizzera

Il guardiano della mandria in quel momento stava dando il pezzo per il pascolo pomeridiano/serale. Dopo un primo scambio di battute in Francese, si scopre non solo la provenienza comune, ma ci si riconosce pure! E così ha inizio una lunga chiacchierata in cui vengo a sapere tante cose su come funziona qui l’alpeggio.

yi0wa4
Un bell’esemplare di razza d’Herens – Val Ferret, Svizzera

Il pastore che sta al pascolo costantemente con la mandria, tra le sue mansioni ha anche il compito di scrivere su un quaderno ogni giorno chi è la regina. Gli animali sono tutti identificati con una placchetta numerata attaccata al collare che sorregge la campana. Bisogna osservare i combattimenti che avvengono durante il giorno e segnare chi vince e chi perde. Avere la regina dell’alpeggio è un grande prestigio per l’allevatore, ma alla soddisfazione morale si aggiunge quella economica, visto che gli appassionati arrivano a spendere anche 30.000 CHF per acquistare una regina.

zolgpf
Non sono i cinghiali a scavare questi buchi nei pascoli, ma le reines mentre mostrano la loro forza! – Val Ferret, Svizzera

Si guarda la bellezza, si guarda la forza dell’animale. E’ una questione di passione. E così allevatori e appassionati vanno in alpeggio a vedere quando, per la prima volta, gli animali escono insieme al pascolo e iniziano i combattimenti per stabilire le gerarchie. Poi ci sono invece i combats organizzati, così come avviene in Valle d’Aosta.

sie2ut
Luciano e una delle bovine in cerca di attenzioni – Val Ferret, Svizzera

Il motivo per cui i Valdostani sono così apprezzati negli alpeggi del Vallese è anche il fatto che conoscono questa razza, il suo particolare comportamento, ma anche condividono questa passione. “Qui gli alpeggi sono dei consorzi, la gente è davvero precisa e corretta. Lo stipendio è più che buono, paragonato a quello che rende ormai questo mestiere da noi… Ci pagano un tanto al mese, in più abbiamo un tot per andare a comprare da mangiare. Da noi certe cifre te le sogni, il prodotto non vale più niente. Una vacca da macello qui viene pagata 10 CHF/kg.” (In Valle d’Aosta ci si aggira sui 2-2,5 €/kg, fate voi il paragone!)

znvszg
Plan de la Chaux – Val Ferret, Svizzera

In Svizzera la vita è più cara che da noi, basta entrare in un qualsiasi negozio e guardare i prezzi del formaggio o della carne. Ma è sufficiente, come vi dicevo prima, dare uno sguardo al menù accanto all’alpeggio al fondo della strada sterrata, dove si possono gustare alcuni piatti tipici, dai taglieri di salumi e formaggi alla fondue o la raclette. Sono prezzi esagerati? Per noi… sì, ma sono anche prezzi giusti, proporzionati al lavoro che c’è dietro ai prodotti, alle materie prime. Non ha senso che, in Italia, un formaggio di montagna, d’alpeggio, costi solo pochi euro più di un insapore formaggio di caseificio industriale.

7bvqup
Luciano e il suo cane – Val Ferret, Svizzera

Luciano ci mostra dove la mandria si abbasserà a breve, per concludere la stagione. “Nell’altro alpeggio sopra ci sono i manzi, lì c’è un ragazzo francese che si occupa di pascolarli. Prende 150 CHF al giorno. All’inizio queste erano quasi tutte da mungere, ma ormai siamo alla fine e alcune partoriranno ad ottobre. Qui facciamo formaggio Raclette. Ci sono animali da diversi proprietari, ci può essere quello che ne ha tante, magari anche 40, ma c’è chi ne ha anche solo 3 o 4. Conosco un allevatore che ha 5 vacche di queste nere, poi una decina di vacche da latte. Con questi numeri ha fatto una stalla da un milione di franchi, tira su una famiglia e ha anche un dipendente. E’ vero, in Svizzera danno i contributi, ma il paesaggio è tutto tenuto alla perfezione. Guarda giù per la valle come sfalciano i prati fin sul bordo della strada e fin contro il bosco…

4qj4v8
Sistema per lo spandimento dei liquami nei pascoli già utilizzati – Val Ferret, Svizzera

Gli allevatori pagano 400 CHF per bestia a mandarle su in alpe, ma poi se vengono a fare dei lavori per l’alpeggio, segnano le ore, le giornate di lavoro, e scalano dalla cifra da pagare. Oppure c’è quello che porta su la legna. C’è davvero grande correttezza in tutto.” Dopo questi discorsi, verrebbe davvero voglia di fare lo stesso, di passare il confine per fare la stagione. Forse, con i soldi guadagnati in alpeggio, non ce la faresti a vivere là, ma sicuramente sono buone cifre da portare in Italia. Ma il punto non è questo… Ciò che non funziona è che, in Italia, le piccole aziende (di montagna e non) soccombono, non riescono a vivere solo del loro (duro) lavoro. I prodotti (carne, latte, latticini) vengono venduti a prezzi irrisori che talvolta non pagano nemmeno le spese necessarie per ottenerli, senza contare le ore di lavoro, che in questo mestiere devono andare sotto il nome di “passione”. Non va bene, e non va bene nemmeno appoggiarsi a quei contributi che oggi ci sono, domani chissà, e che troppo spesso fanno più male che bene, falsando il mercato l’intero sistema.

…per chi volesse assistere alla sfilata di mandrie e greggi di questa vallata, l’appuntamento è a La Foully il 22 settembre

Perché dire “lupo” vuol dire tante cose

La scorsa settimana siamo finalmente riusciti ad andare a trovare Giovanni. Da troppo tempo rimandavamo questa visita, mesi e mesi, per non dire un paio d’anni! Ci siamo avventurati su per la Valchiusella, vallata che una quindicina di anni fa avevo percorso in lungo e in largo per il censimento degli alpeggi. Già allora non era stato facile individuare molti sentieri…

lypfmf
Al pascolo ai Piani di Cappia – Valchiusella (TO)

Per arrivare su dal nostro amico pastore, abbiamo approfittato delle indicazioni raccolte lungo la strada. Questa signora che pascolava la sua piccola mandria sapeva tutto degli spostamenti dell’uomo e del suo gregge “Si è abbassato ieri, prima era più su in alto. Prendete quel sentiero lì che va in là in piano, non potete sbagliare!

zulgvq
Mezzo di trasporto tradizionale – Piani di Cappia, Valchiusella (TO)

Una volta individuato il sentiero (nessuna freccia e segni sbiaditi sulle rocce), sbagliarsi era effettivamente impossibile, perché era l’unica traccia che tagliava quei versanti scoscesi tra boschi e cespugli fortemente danneggiati dall’incendio dello scorso autunno, pietraie e magri pascoli ripidi. Non sono “belle montagne”, queste. Piacciono a chi ama la natura selvaggia, ma venire in alpeggio qui significa far fatica, sapersi adattare a condizioni di vita quasi immutate nei secoli. Quassù non arrivano strade e le baite sono quelle vecchie, tradizionali, senza ristrutturazioni, senza “comfort”.

rh9pf0
Giovanni al pascolo con il gregge – Valchiusella (TO)

Giovanni ci aspettava, una delle poche modernità quassù è il segnale del telefonino, che prende e non prende, ma bene o male si riesce a comunicare. Avevamo tante cose di cui parlare, tanto da raccontare, ma il suo discorso, immediatamente dopo i saluti, è stato incentrato sul lupo. Ci ha mostrato che proprio lì vicino gli aveva sbranato degli animali. “La più bella capra fiurinà che avevo… Tante notti ho dormito anche lì, sotto quella balma, per essere vicino al recinto.

naldop
Gregge al pascolo – Valchiusella (TO)

Doveva sfogare la sua “rabbia”, la sua frustrazione, la sua impotenza contro questo nemico che gli impedisce di godersi questi ultimi momenti felici con il gregge. Il lupo è arrivato da quelle parti di pari passo con una serie di problemi che hanno colpito questo pastore. Gli anni passano, la salute non è più quella di un tempo, l’essere rimasto da solo dopo la scomparsa della moglie… Il gregge non ha più tanti animali come in passato, così l’estate la si trascorre quasi tutta qui, spostandosi tra i vari piccoli alpeggi. “Ma qui resto solo una settimana, poi mi abbasso. Troppo pericoloso.”

8ycep0
Il gregge di Giovanni – Valchiusella (TO)

Molti giovani non farebbero questa vita, in questo modo. Lui, come tanti altri pastori, probabilmente avrebbe continuato fin quando la salute glielo avesse permesso. Ma il lupo contribuirà a farlo smettere prima. Ci parla di un altro pastore che l’ha “invitato” ad unirsi a lui la prossima estate… Sicuramente lui lì, a più di settant’anni, fatica troppo a sostenere anche tutto il carico lavorativo e psicologico che la presenza dei predatori comporta.

3ujssw
I cani da conduzione del gregge – Valchiusella (TO)

Dei cani da guardiania lo aiuterebbero a fronteggiare gli attacchi, ma probabilmente Giovanni pensa che non valga più la pena di introdurre questo cambiamento, con tutti i problemi di gestione che questi animali comportano. “Non vado più avanti a lungo…“. Lo capisco: so com’è stata la sua vita, vedo come vive oggi, per lui il gregge è quel qualcosa che lo aiuta ad andare avanti nonostante i tanti pensieri rivolti al passato e a chi non c’è più. Non riuscire più a difendere i propri animali fa male. E’ dura per un giovane, ma lo è molto di più per un’anziano. Molti, alla sua età, si godono felicemente la pensione, lui invece è lassù, da solo, con qualsiasi condizione di tempo. Non chiedetemi chi glielo faccia fare: se conoscete il mondo degli allevatori, della pastorizia, sapete bene che il motore di tutto si chiama passione.

uu7vun
Al pascolo – Valchiusella (TO)

Così temo che verrà presto un’estate in cui questo gregge non salirà su per le strette strade e i sentieri della Valchiusella. E forse nessuno prenderà il suo posto, in queste montagne difficili. Certo, non è solo il lupo a far smettere Giovanni, ma come sempre è quella goccia che fa traboccare un vaso che si è riempito pian piano.

qdfetu
Pecora di razza biellese – Valchiusella (TO)

Permettetemi però di fare qualche riflessione: dalla primavera fino ad oggi quotidianamente ho visto, tra le immagini pubblicate dai miei amici e contatti sui social, foto di animali predati. Lupi, ma anche orsi (non in questa parte delle Alpi, per ora, mentre invece il lupo si è man mano spostato anche verso Est). E non solo nel nord Italia, ma anche sugli Appennini. Il problema è vasto, esteso, colpisce il grande come il piccolo allevatore, chi ha migliaia di capi e chi cerca di preservare piccoli greggi di razze in via di estinzione. Ma non solo pecore, anche capre, bovini, cavalli…

ykdnql
Montagne “come una volta” – Valchiusella (TO)

In rete c’è chi ha le soluzioni per tutti (ma spesso non fa questo mestiere), c’è chi si lamenta e basta, c’è chi vuole venderti i suoi cani, c’è chi insulta pastori e allevatori così a prescindere… Dal momento che non amo alimentare le “voci”, parlo e scrivo solo quando conosco le situazioni direttamente, perché non mi fido più di nessun “sentito dire”. Così non ho riportato nessuna notizia, non potendo verificare le fonti. Ho letto, ho osservato e ascoltato. Oggi vi ho raccontato la storia di Giovanni, perché è una delle tante che compongono l’immensa galassia di quelli che hanno problemi con il lupo.

gk1ivy
Capre e pecore – Valchiusella (TO)

Però ce ne sono tante altre che, secondo me, potrebbero andare diversamente. E’ vero che la “convivenza” con i predatori non esclude vittime, ma se uno vuole andare avanti e non chiudere l’attività, qualcosa lo deve fare! Mi fa rabbia vedere le immagini degli animali sbranati, ma me ne fa ancora di più leggere sotto le lamentele di chi non fa niente per proteggere i propri animali. Ormai si sa che i predatori ci sono, non siamo più negli anni in cui si parlava di pochi esemplari vaganti. I branchi ci sono, nascono cuccioli, il territorio è stato man mano colonizzato. Sapendo cosa comporta cercare di difendere i propri animali con i mezzi legali (costi, fatica, problemi con gli altri fruitori della montagna – vedi qui un mio recente post sui cani da guardiania), uno sceglie come comportarsi. Ma chi si ostina a lasciare liberi e/o incustoditi i propri animali, sa che rischi corre. Nessuno è obbligato a prendere i cani da guardiania, usare i recinti per la notte, ecc… ma se poi ti capita qualcosa, al giorno d’oggi, in zone con presenza stabile di predatori, non puoi metterti a lamentarti facendo la vittima.

gstxky
Arrivano nuvole e nebbie sul gregge – Valchiusella (TO)

Giustamente si indigna chi ha predazioni “nonostante tutto”, ma devo dire che solitamente si lamenta meno di chi invece non ha messo in opera alcun metodo di prevenzione. L’altro giorno per esempio in Alta Valle di Susa è avvenuta una predazione dentro ad un recinto dove si trovavano pecore con gli agnelli. C’era anche un cane da guardiania all’interno, cosa che probabilmente ha evitato perdite maggiori (una pecora uccisa, un agnello ferito gravemente che non è poi sopravvissuto). Può quindi succedere anche questo, quindi in quel caso sì che ci si può lamentare dicendo che servono anche altre forme di difesa.

zgwesd
Pascoli difficili in Valchiusella (TO)

E’ auspicabile che qualcosa si muova e che finalmente si autorizzi una difesa “attiva” del gregge. Al fatto che i lupi siano in via di estinzione non ci crede più nessuno. Non so che validità possa avere sparare con proiettili di gomma, ma perché non si inizia a provare questa strada, per esempio? Comunque, la mia opinione è sempre quella: se si arriverà ad autorizzare lo sparo, l’abbattimento, deve essere il pastore a poter intervenire. Lo sappiamo tutti che un animale (anche solo il cane o il gatto di casa) va punito mentre compie un misfatto o comunque quando viene colto in flagrante. Che senso ha organizzare delle squadre che vadano a cercare il lupo che, magari una o due settimane prima, ha colpito un gregge? Se il pastore ha un porto d’armi ad uso sportivo, che possa sparare al predatore quando lo vede arrivare nel suo gregge. La sua capacità nello sparare e il buonsenso nel farlo non differirà da qualsiasi altro cacciatore. I lupi devono associare il pericolo all’uomo, al gregge. Chissà se mai si arriverà a questo… intanto continuiamo con le tante parole, con la disinformazione, con la strumentalizzazione delle parole di tizio e di caio, con gli insulti on-line… e con le stragi di animali, custoditi e incustoditi, al pascolo e appena fuori dall’ovile, in montagna, in collina, in pianura…

Cani da guardiania e turisti

In queste ultime settimane quasi non passa giorno senza che mi capiti di leggere on-line qualche polemica sulla questione “cani da guardiania”. Nonostante la loro presenza sia andata sempre più diffondendosi in tutto il Nord Italia, al seguito dell’espansione del territorio dei predatori, molta gente sembra non aver ancora capito a cosa servano e qual è la differenza tra questi e i cani “da pastore”, cioè quelli che affiancano l’allevatore e lo aiutano a gestire e movimentare gli animali (ovicaprini o bovini che siano).

fwz1ns
Il gregge al pascolo – Alpe Sellery inferiore, Val Sangone (TO)

L’altro giorno sono andata in uno di questi punti “caldi”, sapevo che lì c’era un gregge (di capre) sorvegliato dai cani da guardiania… e avevo anche letto numerosi commenti e polemiche sulla loro presenza, dato che la zona è molto frequentata dai turisti. La pista agro-silvo-pastorale infatti passa davanti ad un alpeggio e termina più sopra a un altro alpeggio, ora riconvertito in un rifugio. Salgono quelli che fanno la gita breve per andare al rifugio, sale chi invece si spinge più in alto al colle e/o alle cime sovrastanti.

qq8ssw
Due dei guardiani del gregge – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Sapendo che ci sono i cani, volendo vedere le capre e avendo anche l’intenzione di salire molto più in alto per osservare da vicino gli stambecchi, ho lasciato il mio cane a casa. Ciò ha già ridotto notevolmente i rischi di incidente con i cani da guardiania. Per chi sta già obiettando che è un suo diritto andare in montagna accompagnato dal proprio cane, come ho già scritto altre volte, esistono parchi naturali dove è vietato introdurre cani, anche al guinzaglio. I cani da guardiania sono strumenti che i pastori hanno DOVUTO adottare per fronteggiare gli attacchi dei predatori, sono uno dei disagi che gli allevatori si accollano per cercare di “convivere” con il lupo. Anche gli altri fruitori della montagna devono accettare di dividere con gli allevatori il prezzo di questa convivenza.

9a6vao
Gregge di capre e cani da guardiania – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Il gregge non era sulla strada, siamo andati a cercarlo di proposito per vedere le capre, e i cani ci hanno subito avvistati. Dal momento che ci avvicinavamo alle capre, due di loro ci sono venuti incontro abbaiando: si trattava dei due cani più giovani, il terzo non ha abbandonato la sua posizione davanti al gregge. Siamo stati fermi e i cani si sono limitati ad abbaiare un po’ e ad annusarci, poi sono tornati dalle capre e noi abbiamo ripreso a salire, fino ad arrivare proprio vicino agli animali, che nel frattempo avevano raggiunto la strada.

c1tvxc
Il gregge e i suoi custodi – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

In quel momento è arrivato anche il maschio più vecchio, abbaiando con più convinzione rispetto ai giovani. Tutti e tre i cani sono venuti verso di noi abbaiando (ma senza aggredirci), noi siamo stati fermi e zitti, con le mani abbassate in modo che potessero annusarci, non abbiamo agitato nessun bastone (cosa che molti fanno, pensando erroneamente di difendersi). I giovani hanno smesso di abbaiare, quindi anche l’esemplare adulto si è tranquillizzato (pur rimanendo più sospettoso). Hanno girato intorno a noi annusandoci mani e gambe, quindi hanno ripreso il loro “lavoro” con il gregge.

5y25ll
I cani da guardiania accompagnano il gregge – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Per loro non rappresentavamo più un pericolo, si erano tranquillizzati sul nostro conto. Abbiamo comunque evitato di parlare a voce alta, di fare movimenti bruschi o di avvicinarci troppo alle capre… solo che, dopo qualche istante, sono state le capre ad avvicinarsi a noi, inglobandoci nel gregge che si era incamminato lungo la strada.

kl3r6x
In cammino con il gregge, ormai accettati dai cani – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

I cani più giovani tentavano addirittura di socializzare e si sarebbero lasciati accarezzare volentieri, ma ho evitato di farlo, poiché questi sono cani che stanno lavorando e non devono prendere il vizio di abbandonare il gregge per mendicare cibo o carezze dai turisti: cesserebbe il loro scopo di cani da guardiania.

wcz7as
Il gregge sulla strada che sale all’Alpe Sellery superiore – Val Sangone (TO)

Cani e capre si sono poi fermati nel presso del rifugio, mentre noi abbiamo proseguito… In seguito il gregge è poi salito a pascolare più a monte, lontano da strada e sentiero, sempre scortato dai cani. Al nostro rientro, mi sono complimentata con l’allevatore per il comportamento dei suoi cani. Lui mi ha risposto che molti invece si lamentano: “Alla sera le capre rientrano da sole mentre noi stiamo mungendo le mucche e si fermano qui sopra alla baita. I turisti scendono e dicono che i cani non li lasciano passare… C’è tanta gente che viene su con uno o due cani, è ovvio che i miei reagiscano, è il loro lavoro!“. Il gregge pascola con la sola custodia dei cani tutto il giorno, per poi rientrare a sera per la mungitura. L’allevatore ha anche dei bovini e produce formaggi, quindi personalmente non potrebbe passare la giornata al pascolo. La presenza dei cani è un deterrente efficace contro i predatori (ma negli anni ha comunque avuto ancora qualche perdita, anche se meno gravi che all’inizio quando non aveva i cani da guardiania). Qui l’intervista con Giancarlo, realizzata quando raccoglievo materiale per “Capre 2.0“.

fv45mv
Femmina di stambecco – Monte Robinet, Val Sangone (TO)
1ttrsx
Capretto di stambecco – Monte Robinet, Val Sangone (TO)

Quando leggerò ancora qualcosa su questi cani, o quando qualcuno mi dirà che è impossibile passare di lì per colpa dei cani di guardiania, avrò la mia esperienza diretta con cui replicare. Tenendo un giusto comportamento, noi non abbiamo avuto problemi di alcun tipo, abbiamo camminato per un tratto con le capre, mentre alcuni dei capretti più socievoli ci mordicchiavano le cinghie dello zaino e i lacci degli scarponi. Per la cronaca, abbiamo anche visto numerosi animali selvatici (camosci e stambecchi): in cima poi c’erano le “solite” femmine di stambecco con i loro capretti di pochi mesi. Sul colle, numerosi escrementi di lupo contenenti ossa e lana di pecora…

Lavoro in alpeggio

Quando c’era il vecchio blog, avevo iniziato a ricevere un numero sempre crescente di e-mail da parte di persone che volevano andare a lavorare in alpeggio, per fare un’esperienza, per un breve periodo estivo, per imparare un mestiere, per cambiare vita e abbandonare la città… Avevo quindi aperto un’apposita pagina dove, via via, inserivo i messaggi. Pian piano poi sono arrivati anche quelli di Italiani e stranieri già pratici del mestiere, che cercavano lavoro. Le aziende che invece avevano bisogno di manodopera tendenzialmente non scrivevano, al massimo consultavano l’elenco di annunci.

vrzsv3
Pastore in alpeggio in Valsavarenche (AO)

Poi quest’anno all’improvviso è cambiato qualcosa. Anche se il blog è chiuso, le pagine degli annunci restano attive (per pubblicare qualcosa, basta mandarmi un’e-mail e io provvedo ad inserire il testo) e, a quanto pare, sono molto consultate. Quest’anno sono aumentati gli annunci da parte di aziende. Aprendo la pagina non ne troverete più tantissimi, perché molti mi hanno scritto dopo aver trovato la persona che cercavano, chiedendo di rimuovere l’inserzione. Però credo ci sia da fare qualche riflessione su questo fenomeno.

mgn8zq
Momenti di lavoro in alpeggio – Val Chisone (TO)

Da una parte c’è forse una crisi nei “canali tradizionali”? Quelli attraverso i quali si trovavano normalmente gli operai? Oppure c’è maggior fiducia per il mezzo virtuale, dopo che qualche collega ha riferito di aver trovato in questo modo gli aiutanti giusti? Quello che so è che molti, quest’anno, si sono lamentati per le grandi difficoltà nel trovare personale per l’imminente stagione d’alpe: sia operai più specializzati, in grado di mungere e/o caseificare, sia pastori.

fpodlv
Alpeggio nel Vallone di Saint Marcel (AO)

C’è chi si è trovato senza operai quando ormai era ora di salire in alpeggio e chi li ha “persi” strada facendo, rimanendo in difficoltà ora, nel cuore dell’estate. Oltre alle singole vicende che mi sono state raccontate da amici, l’elemento comune di molte storie è stato il contatto con qualcuno che cerca lavoro… ma che poi non si presenta all’appuntamento! Perché? Perché dirsi interessati e poi non rispondere più nemmeno al telefono?

au5gnl
Alpeggio in alta quota – Valtournenche (AO)

Chi già ha esperienza, sa a cosa può andare incontro, chi invece è semplicemente affascinato dall’idea dell’alpeggio, del lavoro in montagna, a volte si scontra con una realtà diversa da quella attesa. Un discorso molto lungo potrebbe essere fatto sullo stipendio dei pastori (anni fa qualcosa lo avevo scritto qui): in Italia raramente le cifre sono elevate, sicuramente non comparabili con quelle percepite oltreconfine (Francia, Svizzera). L’importante è che i patti siano chiari fin dal principio, pare superfluo invitare alla correttezza da ambo le parti (anche se, ahimè, so bene che non sempre le cose vanno così).

poernf
Vita d’alpeggio a Bonalé – La Salle (AO)

Il lavoro in alpeggio non è facile, a volte le condizioni di vita sono molto spartane (per gli operai come per i datori di lavoro), non si può pensare di fare le otto ore e i giorni festivi. Ma questo dovrebbe essere scontato per chi sceglie questa strada: se vuoi le ferie e la domenica libera, non vai a lavorare con gli animali. La stagione d’alpe dura da maggio-giugno a settembre-ottobre, per quei mesi si richiede impegno esclusivo, totale condivisione di compiti e orari. Qualcuno forse obietterà che non sia “legale” tutto questo: io non conosco le normative in materia, ma credo che nessuno venga obbligato a fare questo mestiere: una volta definita la paga e le condizioni di vita/lavoro in quel periodo, se hai preso l’impegno, dovresti portarlo a termine. Mi auguro che coloro che mi hanno chiesto di togliere l’annuncio abbiano effettivamente trovato dei validi collaboratori che li accompagneranno fino alla fine dell’estate e magari anche oltre…

In alpeggio con rispetto

Saranno in tanti in questi giorni ad attraversare i territori di alpeggio, anche persone che nel resto dell’anno non sono abituali frequentatori della montagna si aggiungeranno agli escursionisti che invece cercano di sfruttare ogni occasione per “fare una gita in montagna”. Sembra scontato parlare di certe cose… e invece no, occorre ripeterle continuamente. Come spunto parto da un paio di esperienze vissute in prima persona e da post/commenti letti casualmente su facebook. Colgo inoltre l’occasione per dirvi che, nel numero di Meridiani Montagne in uscita in edicola il 1 agosto, ci sarà anche un mio articolo dedicato a un itinerario tra gli alpeggi della Valle d’Aosta. L’intero numero sarà sui sentieri delle malghe in varie regioni d’Italia.

ex3rf7
Bovini in alpeggio – Vallone di St.Marcel (AO)

Bisognerebbe però, oltre a suggerimenti e itinerari, fornire una guida comportamentale, al turista… Nel mio “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici“, MonteRosa Edizioni, ho inserito un apposito capitolo con alcune indicazioni per gli escursionisti. Non tutti possono sapere come funziona la vita/lavoro in alpeggio, non tutti si rendono conto di come certi comportamenti possono facilitare la pacifica convivenza di chi frequenta la montagna per diletto e chi vi lavora.

u4d0xg
Fili e picchetti per delimitare il pascolo – Val Chisone (TO)

Stamattina ho letto un “vivace” scambio di opinioni tra una persona che se la prendeva con gli allevatori che “inglobano i sentieri nei pascoli” tirando fili e fettucce “che non si strappano anche quando uno ci finisce in mezzo con la bici”. Vi risparmio il resto del discorso. Io ho cercato di capire le ragioni dell’uno e dell’altro. Partiamo dall’inizio: gli allevatori non tirano fili per puro divertimento: lo si fa per delimitare un pascolo, per evitare che gli animali vadano in luoghi pericolosi per la loro incolumità, per evitare che scappino, per far sì che non vadano a “inquinare” sorgenti e prese d’acqua o per confinarli in un recinto per la notte. Non sempre gli animali sono lì dove c’è il filo, “dentro al filo”. Perché il recinto lo prepari anche per le settimane a venire. Perché gli animali li sposti man mano che finisci l’erba. Perché pascoli qui, poi là e poi ritorni a pascolare nel primo punto quando l’erba è ricresciuta. Insomma, i recinti, i fili, fanno parte delle pratiche lavorative degli allevatori.

dby49s
Recinto usato per il ricovero notturno – Val Chisone (TO)

Certamente anche gli allevatori hanno il dovere di cercare di rispettare gli altri fruitori della montagna (ma teniamo ben presente che l’allevatore è lì per lavorare, paga un affitto per i pascoli, il sentiero attraversa i pascoli, noi turisti siamo ospiti), per quanto possibile. Così quando un filo attraversa una pista o un sentiero, quando possibile si predispone un attraversamento facilitato per gli escursionisti. Ve ne ho già parlato più volte in passato, ci sono anche appositi accorgimenti, ma quando trovate un sistema per aprire e chiudere il passaggio, dovreste poi rimetterlo come l’avete trovato. Perché se aprite e non richiudete e le bestie poi scappano, il pastore farà che lasciare il solito filo di traverso al sentiero. L’allevatore dovrebbe però avere sempre l’accortezza di legare qualcosa di visibile per segnalare la presenza del filo quando questo interseca un sentiero o, a maggior ragione, una pista dove transitano biciclette o altri mezzi. L’altro giorno, durante un’escursione, il sentiero che stavo seguendo “finiva” dritto dentro ad un recinto, dove erano ricoverati numerosi bovini, sorvegliati da cani da guardiania. Ho circumnavigato il recinto fino a ritrovare il sentiero ed ho proseguito. Non si trattava di negligenza o arroganza del pastore, semplicemente il recinto era stato fatto nell’unico spazio pianeggiante (attraversato nel mezzo dal sentiero) dove gli animali potevano coricarsi. Gli escursionisti come me possono risalire il versante facendo qualche passo in più, mentre le vacche non possono dormire in pendenza!

b49pm5
Motociclisti impazienti cercano di superare una mandria che si sta spostando lungo una pista sterrata in alta montagna – Val Chisone (TO)

Sempre parlando di rispetto, lungo piste e sentieri possiamo trovare animali che si stanno spostando, in totale autonomia all’interno dei pascoli delimitati o guidati dagli allevatori quando vengono condotti in un’altra zona di pascolo. Voler passare in mezzo a tutti i costi (a piedi, ma ancora di più con dei mezzi) è pericoloso per gli animali, ma anche per la nostra incolumità. Non è detto che l’animale si sposti per farci passare, anzi… sovente si spaventa e può avere reazioni improvvise. Gli animali normalmente non sono pericolosi per l’escursionista di passaggio, al massimo possono essere incuriositi e avvicinarsi per annusarci, ma non per “caricarci”, a a meno che si tratti di vacche che vogliono difendere i loro vitelli.

iwhfok
Auto incolonnate dietro ad una mandria che viene spostata lungo una pista sterrata – Val Chisone (TO)

L’altro giorno ho visto automobilisti irritati “scalpitare” dietro ad una mandria che veniva spostata lungo una pista sterrata in montagna (non una strada di comunicazione, ma una pista che conduce a vari alpeggi e termina davanti ad un rifugio). Era quasi mezzogiorno… Le auto consumavano frizione e copertoni per restare appiccicate agli allevatori che cercavano di far avanzare il più velocemente possibile anche il vitello più piccolo e la vacca più affaticata, in un nervosismo crescente da ambo le parti. Sei in montagna… se proprio non vuoi camminare e vuoi arrivare in auto a mangiare pranzo al rifugio, almeno stai calmo e goditi la vita di montagna in tutti i suoi aspetti! Aspetti di gustare la polenta concia? Bene… il formaggio e il burro così buoni li hai solo se ci sono gli animali nei pascoli… e nei pascoli non ci arrivano volando. Quella che per noi è tutta erba verde, può essere territorio di un altro alpeggio, quindi non può essere attraversato da qualunque animale, così per raggiungere un altro pascolo si seguono le strade esistenti.

s0yvlm
Una mandria di vacche viene fatta scendere verso l’alpeggio – Valtournenche (AO)

Tra i tanti suggerimenti al “turista in alpeggio”, un altro tema molto “caldo” è quello dei cani. In alpeggio ci sono sempre dei cani, soprattutto quelli cosiddetti “da conduzione”, utilizzati per spostare gli animali, per contenerli, per spronarli, per farli rientrare all’alpeggio, ecc… Ci possono poi essere cani da guardia accanto alle baite (anche se solitamente, soprattutto dove si vende formaggio, si evitano animali aggressivi contro i visitatori), infine vi sono i cani da guardiania. Per il turista, le cose cambiano nell’eventualità che sia da solo o accompagnato da un proprio cane da compagnia. Tranne alcune spiacevoli eccezioni, i cani da lavoro degli allevatori restano accanto a chi sta conducendo gli animali e non vengono ad infastidire i turisti di passaggio se questi non gridano, non corrono, non infastidiscono il bestiame.

zd7nia
Cani lungo una pista che sale ad un alpeggio – Valtournenche (AO)

Ieri però in due occasioni i cani degli allevatori si sono allontanati dai padroni (che non i hanno affatto richiamati) per venire non contro di noi, ma contro il mio cane (che era legato al guinzaglio). In alcuni parchi naturali (Gran Paradiso, per esempio) vi sono itinerari totalmente vietati ai cani, anche al guinzaglio, pena multe salate, questo per non disturbare la fauna selvatica. Non esistono leggi specifiche altrove, per non disturbare gli animali domestici al pascolo… Personalmente, consiglio però a tutti gli escursionisti di tenere il proprio cane al guinzaglio almeno in presenza di animali al pascolo o avvicinandosi agli alpeggi. Dato che il mio cane era legato, ieri abbiamo evitato che si azzuffasse con quelli degli allevatori. Non ho visto passare altri cani, quindi non so se l’atteggiamento aggressivo riscontrato in quei cani era solo rivolto al mio (che, essendo un cane da lavoro, a volte abbaia eccitato quando vede vacche, capre o pecore) o se sarebbe successo a chiunque. Al turista quindi suggerisco sempre l’utilizzo del guinzaglio… e all’allevatore di richiamare i suoi cani quando li vede partire di corsa abbaiando verso i turisti! Rispetto reciproco, sempre!

y5efrl
Cane da guardiania in un recinto – Val Chisone (TO)

Nel caso dei cani da guardiania, il discorso si complica ulteriormente. Sicuramente il rischio di incidenti con questi cani aumenta se si è accompagnati da un proprio cane da compagnia. Dovendo attraversare una zona dove sapevo che ne avrei incontrati (sia con le vacche, sia con le pecore), ho preferito affrontare l’escursione da sola e infatti non ho avuto nessun problema. Verso di me ci sono solo state “abbaiate di avvertimento” e ho potuto affrontare tutto l’itinerario della mia gita senza problemi. Anche in questo caso, ricordo che gli allevatori non si sono dotati di questi cani (pastore maremmano-abruzzese, pastore dei Pirenei, pastore della Sila, pastore del Caucaso, pastore dell’Asia Centrale, ecc…) per divertimento, ma per cercare di salvaguardare i propri animali dagli attacchi dei sempre più diffusi predatori. Lo so che sono discorsi non facili, lo so che c’è chi sbaglia da ambo le parti (tra gli umani, non darei colpe agli animali), quindi il mio invito a tutti è quello di cercare di facilitare le cose andandosi incontro a vicenda.

…E non vorrei mai più leggere certi commenti di persone che invitano a “tagliare i fili”, scatenando così una valanga di odio, insulti e chiusura sempre maggiore…