Il riposo della neve

Stamattina ci siamo svegliati con i fiocchi che danzavano in cielo e il paesaggio notturno rischiarato dalla neve. La nevicata non è durata a lungo, qualche ora dopo aveva già smesso e le temperature si erano rialzate. Il cielo non si è rasserenato, ma credo che, se ricomincerà la precipitazione, qui saremo sul confine tra pioggia e neve.

i7ikgx
La nevicata di stamattina, durata poche ore – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche quello attuale non ha nessuna intenzione di essere un inverno degno di questo nome. C’era stata un po’ di neve autunnale, insieme a parecchia pioggia, che ci aveva impedito di finire l’erba nei prati con le vacche, infatti quando era tornato il bel tempo erano iniziati i parti. Per un po’ ne hanno beneficiato le capre, poi era ora di mettere il letame… La neve servirebbe, molto più di quella caduta stamattina, anche per permettere al letame di sciogliersi e filtrare lentamente nel terreno, per garantire tanta buona erba per la primavera e l’estate.

1izwm4
Pascolo invernale nel bosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri, pascolando sotto ai noccioli, bastava che una capra sfiorasse un ramo per vedere nuvole di polline giallo che si spargeva nell’aria. Fine gennaio a 1000m di quota, tutto ciò non è “nella norma”. E non erano gli unici segnali della primavera imminente…

bgbkk5
Una primula fa capolino nel sottobosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Infatti ovunque, tra le foglie secche, ecco spuntare ciuffi verdi appartenenti alle varie specie che annunciano la nuova stagione. C’erano le primule e, in un punto più umido, anche i fiori della farfara. Certo, sono le prime piante a riprendere il ciclo vegetativo, ma fosse fine febbraio sarebbe stato meglio.

bbtbx8
Ieri pomeriggio al pascolo con il cielo e l’aria che già preannunciavano la neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe servito un lungo riposo per tutti, non solo per le piante. E’ vero, l’assenza di neve mi ha permesso di pascolare quasi quotidianamente anche quest’anno e le capre sicuramente ne beneficiano, sia come salute, sia come umore. Le abbiamo tenute in stalla quando c’era la nebbia o il vento troppo forte, quando la mattina il terreno era bianco di brina, ma ora abbiamo già ripreso a farle uscire dal mattino quando arriva il sole fino al tramonto… e le giornate si stanno allungando!

143kku
Altri “segni di primavera” nel sottobosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Il riposo serviva anche per le persone. Sì, perché quando è tutto bianco di neve c’è da faticare un po’ di più per fare i lavori quotidiani indispensabili, per il resto si sta fermi e si tira il fiato. Invece no, così tutti i giorni c’era qualcosa da fare e la stanchezza si accumula. Certo, altrimenti si sarebbero accumulati i lavori, ma se uno fosse più riposato, alla fine le cose le farebbe meglio e in meno tempo. Credo inoltre che sia fisiologico, tutti gli organismi nati e cresciuti in questo clima, avrebbero bisogno del giusto alternarsi delle stagioni. Per finire, serviva un periodo in cui non si poteva lavorare fuori, nei prati, per occuparsi di tutte quelle piccole cose, riparazioni, fare ordine, quelle attività che vengono rimandate alle giornate di brutto tempo…

“Avventura e divertimento” al pascolo

In questi ultimi anni sempre più persone hanno “scoperto” il mondo della pastorizia e hanno voluto condividere con il resto del mondo il fascino che esso ha esercitato su di loro. È un percorso che ho compiuto anch’io, come ben sapete. Nel mio caso però in un certo senso questo percorso non si è mai concluso, piuttosto si è evoluto per strade che si sono diversificate nel tempo, sia per scelte, sia per i casi della vita.

9amzkq
Gregge in alpeggio al Moncenisio (TO)

C’è chi è stato affascinato e ha cercato di trasmettere al pubblico delle emozioni, dei momenti, delle immagini che altrimenti quasi nessuno avrebbe neanche lontanamente immaginato. Sono stati realizzati film, documentari, articoli, libri, mostre fotografiche. C’è anche stato chi ha capito il potenziale emotivo che queste storie e queste immagini potevano suscitare e le ha usate per costruire “prodotti” che potessero funzionare dal punto di vista commerciale.

wrkjng
Transumanza autunnale in Valchiusella (TO)

Ognuno fa il suo mestiere, per carità… quello che però mi infastidisce maggiormente è veder trattato l’argomento in modo eccessivamente superficiale o sotto un ottica “sbagliata”, perché al giorno d’oggi più che mai al pubblico bisogna dare un messaggio chiaro e corretto, visto che sul mondo dell’allevamento circolano fin troppi luoghi comuni e disinformazione.

kplrtx
Gregge in alpeggio con maltempo imminente (foto di Mauro Scattolini)

Un po’ di tempo fa mi è capitato di vedere una bella foto realizzata da un fotografo che si sta interessando all’argomento della pastorizia. Lo scatto, realizzato in montagna, ritraeva il gregge in un contesto di maltempo in arrivo. Lo so che dal punto di vista grafico l’immagine funziona bene… ma non bisogna dimenticare il contesto! Essendo stata postata in un gruppo di allevatori, qualcuno aveva fatto osservare che, per l’appunto, la foto era bella, ma l’allevatore e il gregge stavano per passare dei momenti non tanto piacevoli.

ggonw1
Maltempo in alpeggio in Valchiusella (TO)

Non ricordo a memoria tutta la risposta del fotografo, ma mi è rimasto impresso il fatto che parlasse di “avventura e divertimento” che stavano per cominciare dopo quello scatto. Non basta passare una settimana o un mese con i pastori per capire certe cose… Io lo capisco, il fotografo, lui pregustava gli scatti “unici” che stava per realizzare. Può capitare anche ad altri di scattare una bella foto a un gregge in montagna, ma nel mezzo di un temporale o di una nevicata raramente ci sono spettatori esterni.

3dfrn7
Con il maltempo i lavori si complicano – Val Germanasca (TO)

Sapete dove sta la differenza tra il pastore e il fotografo che vivono questi momenti? Uno è emozionato per le situazioni eccezionali che sta cogliendo con la sua macchina, con la sua telecamera. L’altro è preoccupato per i suoi animali. Cambia la prospettiva, cambia il tipo di coinvolgimento emotivo. Ricordate quando cercavo la copertina giusta per il mio libro fotografico su 10 anni di pascolo vagante? Scartammo le immagini con la neve che forse avrebbero funzionato di più con il pubblico, ma evocavano brutte giornate, momenti duri, difficoltà a sfamare le bestie per i pastori.

wusyoc
Perturbazione in arrivo al Moncenisio (TO)

Il temporale che incombe, la nebbia che avvolge, la nevicata improvvisa… belle da vedere, forse. Sicuramente creano suggestioni quando le osservi in fotografia. Ma per chi è lì con gli animali significano sia vivere momenti difficili (rimanere ore e ore al pascolo mentre freddo e umidità penetrano tra gli strati di abbigliamento, e non si arriverà nella baita (spesso fredda) fino alla sera), sia essere preoccupati per gli animali. Un fulmine può causare una strage… Un rigagnolo può gonfiarsi di fango scuro e vischioso, impedendo il rientro alla stalla, al recinto. Nella nebbia ancora più facilmente può essere in agguato un predatore. La neve nasconde l’erba, sarà più difficile sfamare il bestiame. Altro che avventura e divertimento!

fy0ab4
Prima neve in alpeggio a fine stagione al Moncenisio (TO)

Non che non si debbano mostrare queste immagini, anzi! Solo che vanno spiegate al pubblico, che conosce sempre meno queste realtà, che sta perdendo completamente il contatto con la terra, con la dimensione rurale del mondo. Si va dall’eccesso di chi accusa un allevatore di maltrattamento perché, d’inverno, vede un gregge all’aperto sotto la neve… a chi propone queste immagini semplicemente come un momento “avventuroso” del lavoro del pastore.

paytkk
Un pastore con il suo gregge in Val Germanasca (TO)

Forse chi sta lavorando a un progetto che riguarda la pastorizia o, più in generale, l’allevamento, prima di consegnarlo al pubblico dovrebbe farlo vedere ad un addetto ai lavori. Credo sia valido per qualunque mestiere, si tratti di pastori, pescatori, panettieri, vignaioli… Si eviterebbe così di scontentare proprio la categoria che invece si vuol “celebrare”. La maggior parte delle volte si eccede nel romanticismo. Si preferiscono le storie più naif, si cercano di escludere le “contaminazioni” con il XXI secolo, consegnando al pubblico dei ritratti fuori dal tempo.

eor7hq
Maltempo in alpeggio – Val d’Angrogna (TO)

Reali, per carità, ma non rappresentativi dell’intera categoria. Certo dipende dalle finalità dell’opera: se si vuole cercare l’ultimo, il più anziano, se si vuole ascoltare la voce del passato o dell’eremita, va bene. Ma se si vuole fare un ritratto della pastorizia odierna bisogna coglierne le molteplici sfaccettature e i chiaroscuri. Così avremo l’anziano che cammina a fianco del suo asino… e il giovane con il fuoristrada e il rimorchio attrezzato, che parla magari di valorizzazione e innovazioni. Forse è “meno bello” per il quadretto, ma continuare ad insistere su scenette tradizionali ha poco senso, non trovate?

37ht5n
Un “locale lavaggio” non proprio a norma…

A maggior ragione, se compaiono anche i prodotti e le trasformazioni, bisognerebbe spiegare (anche attraverso le parole di chi fa il mestiere) quali sono le normative vigenti. Lo so che le antiche tradizioni sono tanto pittoresche, ci può stare benissimo la voce della casara che dice che stiamo perdendo una parte importante del prodotto in nome di un rigore forse eccessivo… ma per trasformare e per vendere a norma di legge ci sono delle regole, celebrare chi le infrange è anche offensivo per chi ha speso migliaia di euro per adeguare locali e attrezzature. Se vengono mostrate queste immagini, vanno ugualmente spiegate nel loro contesto, altrimenti al pubblico arriva un messaggio errato o non completo.

l0wvam
Una bella foto, ma al pastore non piacevano le pecore in primo piano… – Val Germanasca (TO)

Per concludere… non so come mai, ma raramente chi non è del mestiere fotografa o filma quelli che sono gli animali preferiti dell’allevatore. Anzi, spesso la telecamera indugia su quegli animali che non si vorrebbe proprio che venissero visti. Un po’ come se venissero a girare un servizio a casa vostra e.. dopo la prima panoramica, ecco un’inquadratura prolungata del cesto della biancheria sporca o di quello sgabuzzino sul retro dove ci sono accumulate mille cose che magari un giorno potrebbero servire! E così la telecamera inquadra a lungo quella pecora che bruca in ginocchio perché ha la zoppina e fatica a camminare… oppure l’agnellino rattrappito con la pancia gonfia per problemi gastrointestinali. O ancora la pecora il cui vello penzola a brandelli per la rogna… Non me le sto inventando, queste scene, le ho davvero viste tutte in foto e video trasmessi anche in televisione. D’altra parte pure io, all’inizio, mi ero fatta stampare una maglietta con la testa di una pecora che sbucava dalla finestra. “Proprio quella lì che è cieca da un occhio…“, mi aveva subito rimproverata il Pastore.

Per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza

E veniamo all’ultima “storia di giovani” tra quelle ricevute nei mesi scorsi. Altri avrebbero voluto dirmi come erano andate le cose da quell’intervista di tanti anni fa, ma poi il lavoro è tanto, il tempo è poco, non tutti amano scrivere… Il tempo è poco anche per me, infatti Marta Fossati, nel suo racconto, parla di inverno e di capretti, ma proprio oggi siamo già arrivati al primo giorno d’estate. Lascio che sia lei e le immagini prese dal suo profilo facebook a raccontare. (Ricordo che Marta è anche in “Capre 2.0” – qui l’intervista comparsa sul blog -, oltre che in “Di questo lavoro mi piace tutto“).

4om8lu
Pascolo primaverile a Sambuco (CN)

È da un po’ di giorni che mi riprometto di scriverti, sopratutto prima che arrivino i capretti!!! Il big ben! Si ricomincia un’altra stagione! Ma, confesso, amo molto leggere e ben poco scrivere! Sono cambiate molte cose da quel giorno che sei venuta a Sambuco per le interviste del tuo libro. Ci pensavo quando ho ricevuto il tuo messaggio.. Avevo in braccio una capretta che avevo chiamato Ladra di cuori: forse questa è la prima cosa che, a volte, penso che sia cambiata.

k6ak7v
Marta con uno dei capretti nati quest’inverno – Sambuco (CN)

La gioia, la felicità e l’affetto che sempre provo per i nostri animali sono comunque diversi da quelli che provavo nei primi anni che facevo questo lavoro. Non perché non lo amo più, ma perché per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza, consapevole che non potrei vivere senza animali, ma anche consapevole che, nel nostro lavoro (come penso in molti altri) alcune scelte e situazioni sono difficili e dolorose.

sm5dib
Il gregge al pascolo con Sambuco sullo sfondo – Valle Stura (CN)

Allevo sempre animali, anzi alleviamo! Dall’aprile del 2016 io e Luca abbiamo la nostra azienda, Bars Chabrier. Le capre sono circa 150, sempre rigorosamente con nome proprio, sempre meticce selezionate per avere una buona produzione di latte, ma anche per essere delle buone pascolatrici che ben si adattano al territorio montano dove viviamo tutto l’anno.

ig4zct
La stagionatura dei formaggi – Sambuco (CN)

Tutto il latte prodotto viene trasformato nel nostro piccolo laboratorio e venduto nel punto vendita (che eufemismo, sarà un metro per due!), in ristoranti della zona e nei 3 mercati settimanali.

yhrd24
Il gregge nei pressi della nuova stalla – Sambuco (CN)

Sempre nel 2016 abbiamo partecipato ai bandi PSR e attualmente è in fase di costruzione la nuova stalla. Bellissima, ma fonte di grandi preoccupazioni. Non starò qua a tediarti su argomenti che sicuramente già ben conosci, ma vorrei solo dire che quelli che dicono “hanno preso i contributi”, di provare anche loro a vedere com’è la strada per accedere a questi aiuti. E, alla fine, vedere quanto siano stati “aiuti”. Io ancora non lo so, so però cos’è stato arrivare fino a qui. Se veramente è stato un aiuto a lavorare in modo migliore o l’aiuto a decretare la nostra fine!!

n7keax
Capretti meticci – Sambuco (CN)

“Spero che ci sarà una terza parte di questo libro e, comunque vada, di trovarmi ancora in mezzo agli animali. Veniamo ora alle difficoltà nella nostra attività. La prima è la quello che già ti ho scritto. Poi superare la perdita di un animale a cui tieni particolarmente, cioè praticamente tutti! Gioire per i capretti nati e sapere che fine faranno buona parte di loro, sapere che devi vendere una capra altrimenti la vedrai spegnersi giorno per giorno. Dolori, frequenti in questo mestiere ma anche molte gioie che ti fanno tornare il sorriso. E poi le umiliazioni, i bocconi amari costretto a ingoiare perché tanto hai le bestie, devi stare zitto altrimenti in un modo o nell’altro te la fanno purgare. E il senso di frustrazione davanti a una immensa quantità di burocrazia, leggi, norme, decreti, moduli e quant’altro, credo poco amate dalla maggior parte di noi esseri umani, ma particolarmente inaccettabili per chi fa un mestiere come il nostro.

acgvvz
Marta con un agnello – Sambuco (CN)

Siamo ben capaci di sbrogliarci davanti a molti imprevisti della natura, ma davanti a tutti i fogli che devi fare se per caso decidi che quella capretta in più proprio la vuoi tenere… Beh… Io lì vado fuori di testa!!

5c4lxw
Luca al pascolo con il gregge – Sambuco (CN)

Cosa direi agli altri giovani che stanno iniziando? Sicuramente non sono giorni facili in nessun settore, il nostro implica anche un coinvolgimento della vita “oltre il lavoro”. Nel senso che proprio non c’è una vita! Sto scherzando, ma sicuramente è difficile ricavarsi del tempo libero, soprattutto più giorni consecutivi e, se come noi si lavora entrambi in azienda, poter approfittare di questo tempo insieme. Poi ci sono situazioni e situazioni. Ma se si è soli è difficile anche riuscire ad andare via poche ore. Sicuramente avendo poco tempo devo dire che cerco sempre di approfittarne meglio che posso! Ma se c’è davvero “la passione” per questo lavoro sarà difficile riuscire a fermarsi. Per concludere… sì sono, anzi siamo, soddisfatti della nostra vita!

t5upr9
Il pascolo preferito dalle capre – Sambuco (CN)

Ringrazio ancora l’amica Marta per la chiacchierata virtuale. Qui potete trovare altre informazioni sull’azienda e sui luoghi dove acquistare i loro formaggi. Ricordo a tutti, giovani o meno giovani, che le pagine di questo blog sono sempre aperte a chiunque voglia raccontarmi la sua storia, legata alla montagna, all’allevamento, all’agricoltura di quelle aree cosiddette marginali.

Magari prendere una cascina…

Mi trovo un po’ in difficoltà ad andare a fare delle domande sul cambiamento climatico agli allevatori in questa fine primavera così fredda e piovosa. Ma d’altra parte parliamo di cambiamenti del clima, non di riscaldamento globale! L’altro giorno comunque sono salita in Valle Soana. Imboccata la vallata, le nuvole si sono chiuse sopra di me e, a mano a mano che procedevo per la stretta strada a curve, ha iniziato a piovere a dirotto. Alla mia destra il torrente era gonfio di acqua fragorosa e spumeggiante.

vazxiv
Vacche piemontesi sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

Marco stava finendo di mettere il filo e i picchetti per il recinto, “riparato” da giacca e pantaloni di cerata, mentre le vacche attendevano pazienti sotto il diluvio. “Sprecano erba, con un tempo così…“. Il primo pascolo di stagione è nel fondovalle, a ridosso di villaggi quasi disabitati, dove le seconde case attendono condizioni meteo più favorevoli per il flusso di villeggianti. Marco fa pascolo vagante in pianura, poi con la sua mandria è risalito a piedi fino qui. Lui è anche uno dei protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, il margaro che, fin da ragazzino, ha dormito in una roulotte accanto alla sua mandria, d’inverno. Qui vi avevo raccontato la sua storia.

y9x5d6
Pascolo sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

La passione e il lavoro di Marco sono rimasti immutati. Nonostante la vita sicuramente non facile che fa, quando gli chiedo delle problematiche che affliggono la sua attività, risponde che fino ad ora non ha di che lamentarsi. Il lupo “fa paura”, ma attacchi per ora non ne ha mai avuti. Così continuiamo la nostra chiacchierata, con le domande del mio questionario che si mescolano a chiacchiere, aneddoti e un po’ di “gossip pastorale” su amici e conoscenti comuni. Ora Marco sta per condurre gli animali nelle aree di alpeggio propriamente dette, dove trascorreranno tutta l’estate. “In inverno sì, vorrei cambiare qualcosa. Prendere magari una cascina, almeno per portare quelle che devono partorire. E’ arrivato il momento di fermarsi un po’, diventare più stabile… Vedremo se trovo qualcosa nelle zone dove giro.” La pioggia continua a cadere, finisco il mio questionario e riparto verso la pianura.

In Piemonte mi è tornata la passione

La scorsa settimana sono andata a trovare un pastore… Avevo visto foto della sua transumanza, della salita del gregge in Valle d’Aosta. Quando l’ho saputo “fermo” in pascoli di mezza quota, gli ho fatto visita. Tra l’altro, la destinazione finale della sua transumanza è nel territorio del Parco del Gran Paradiso, quindi anche lui fa parte degli allevatori che devo intervistare per il progetto di cui vi parlavo qui.

nnhwd0
Mimmo e il gregge a Sommarese (AO)

Mimmo lo avevo già incontrato lo scorso autunno quando, con il gregge, la famiglia e gli amici, ridiscendeva la valle a piedi. Ma in primavera riesce ugualmente a salire a piedi? “Di qui alla valle di Rhêmes carico sui camion, a questa stagione è impossibile spostarsi, ci sono tutti i prati dove devono tagliare l’erba o animali al pascolo. Non è stato facile nemmeno arrivare qui, ho dovuto fare le tappe di notte, prendere dell’erba in un posto giù per potermi fermare di giorno.

a5mlld
Il gregge a Sommarese (AO)

I pascoli di Sommarese sono una “benedizione” per il gregge e il suo pastore. “Devo proprio ringraziare tanto il Consorzio che, da cinque anni, mi fa salire qui per pascolare tutta questa zona che ormai era abbandonata. C’è solo uno con le vacche più in basso. Mi fermo circa un mese, adesso in primavera e poi in autunno. In autunno però riesco a scendere a piedi, 4 giorni dalla Valle di Rhêmes. Con meno pecore uno potrebbe passare qui tutta l’estate, l’unico problema è che c’è poca acqua.

iqydtx
Gregge e cani da guardiania, Sommarese (AO)

E’ un bel pomeriggio di sole caldo, le temperature in quei giorni si erano finalmente alzate. Il gregge, quando sono arrivata, era ancora nel recinto, inutile metter fuori le pecore sotto il sole, pascolano meglio la sera con il fresco. Il gregge era sorvegliato da tre cani da guardiania nel recinto, tre pastori abruzzesi, e uno era legato fuori, un pastore dell’Asia Centrale. Mimmo mi racconta, come tutti i pastori, del rapporto contrastante con questi cani, fondamentali nel proteggere il gregge da un predatore sempre più numeroso e presente, ma problematici per la coabitazione con tutti gli altri fruitori della montagna. “Ne avevo su solo due, poi dopo aver passato le notti in bianco perché abbaiavano di continuo, sono andato a prendere gli altri due. I lupi ci sono, li ho visti. Negli anni scorsi ho già anche visto i cani scontrarsi direttamente con i lupi.

b5homv
Anche alcuni asini e cavalli nel gregge – Sommarese (AO)

La Valle d’Aosta non è un territorio particolarmente abituato al transito di greggi così grossi, qui gli allevatori di ovini hanno un numero di capi solitamente molto più ridotto, qualche decina di capi, non di più. “All’inizio c’era qualche… perplessità! Poi adesso va tutto bene. Certo, c’è qualcuno che proprio non vuole che passi o non mi lascia fermare nemmeno d’autunno, ma in generale va bene. Anzi, è più difficile trovare dove passare in Piemonte, da Carema in giù, quando scendo.

wzzsfl
Uno dei cani da guardiania sorveglia il territorio a lato del gregge – Sommarese (AO)

Chiacchieriamo ancora un po’, poi lascio Mimmo al suo pascolo pomeridiano. Mi racconta di essere “nato” pastore, da bambino e ragazzino già faceva questo mestiere. “Ma in Calabria, con i miei. Lì le pecore le mungevamo. Poi ho fatto altro, mi sono spostato, ho lavorato anche con i cavalli. Poi sono venuto in Piemonte e mi è tornata la passione. E’ dal 2001 che ho le pecore.

Eppure “raccontare storie” va di moda…

Oggi faccio qualcosa di diverso, oggi parlo in prima persona, oggi parlo di me e della mia attività. Come sapete, dal momento che scrivo libri, mi definisco scrittrice. Avevo coltivato il sogno che sarebbe potuta essere un’attività che mi consentiva di viverci, ma non è così. Forse perché non ci dedico abbastanza tempo, forse perché la scrittura si incastra tra i miei altri impegni, quelli del vivere in montagna e dell’allevamento, ma soprattutto perché non faccio i “numeri” che danno una vera rendita.

a9gydg
Scrivendo in compagnia al pascolo… – Petit Fenis, Nus (AO)

Io scrivo soprattutto attingendo alla mia realtà, quindi tutto collimerebbe alla perfezione, sia quando pubblico saggi, sia quando mi dedico alla narrativa. Non frequento i “salotti culturali”, ho raramente il tempo di recarmi ad appuntamenti extra rispetto alle mie attività, che hanno orari spesso molto vincolanti. Però leggo molto, mi documento, ascolto la radio… Ho scoperto, proprio alla radio, che ciò che faccio spesso oggi viene definito con l’ennesimo termine inglese, cioè “storytelling”. E io allora sarei uno “storyteller”. Cioè racconto storie… Che un tempo erano storie di pascolo vagante, poi sono diventate storie di allevatori, di montagna, di capre e caprai, di alpeggi… Il più delle volte le racconto su carta (nei libri) o su pagine virtuali (qui), ma mi piace anche raccontarle davanti ad un pubblico, dove si può interagire, dove si può spiegare meglio, dove si possono soddisfare le curiosità di chi questo mondo non lo conosce grazie alle domande che sempre arrivano alla fine di una serata, dopo aver osservato le immagini e ascoltato quello che ho raccontato.

ejrowg
Il pubblico in attesa della presentazione a Novalesa (TO)

Ma ultimamente non si riesce più a fare tutto questo. Come mai? Me lo dite voi? Quando ero praticamente sconosciuta, alle prime presentazioni dei miei libri si riempivano le sale. Che ricordi che ho di quelle serate… La prima di “Dove vai pastore?” al Forte di Fenestrelle. O una presentazione durante una serata di neve fitta alla Crumiere di Villar Pellice, mi pare si trattasse di “Di questo lavoro mi piace tutto”, con la sala gremita, gente arrivata anche da lontano. Venivano gli allevatori, i protagonisti dei libri, gente del paese dove si svolgeva l’evento e persone interessate che si spostavano apposta per essere lì. Serate in Lombardia, in Veneto, in Trentino. Numeri inimmaginabili di pubblico in sperduti paesini di vallate alpine.

pmgpnm
Incontro con gli studenti e il pubblico al CFP di San Giovanni Bianco (BG)

La cosa più bella di questi incontri per me è sempre stato il momento del dibattito che segue la presentazione. Questo è il mio metro di valutazione del successo delle serate. Certo, fa piacere vendere copie dei libri, più che altro per ripagarsi le spese necessarie per realizzarli (tenete conto che, a parte il romanzo, tutti gli altri libri hanno richiesto mesi di interviste sul campo, spostamenti in auto e a piedi, talvolta anche pernottamenti lontano da casa), ma la passione viene tenuta viva dal pubblico. Soddisfare le curiosità, controbattere a chi ha idee differenti, cercare il più possibile di informare correttamente su tematiche che mi stanno a cuore.

7tsiim
Presentazione del libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014” nel salone della Scuola Malva Arnaldi a Bibiana (TO)

Fino a qualche anno fa dovevo consultare l’agenda quando venivo chiamata per presentare i miei libri, oggi la scelta delle date è quanto mai vasta. In tutta l’estate che sta per cominciare, ho due, dico DUE, appuntamenti in calendario. Eppure è uscito il romanzo “Il canto della fontana” in autunno e la nuova edizione di “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora” in queste settimane. Poi sono più che mai disponibile a presentare tutte le opere degli ultimi anni, a seconda delle necessità del territorio che mi chiama. Parlare di capre, parlare di pastorizia nomade, parlare di itinerari in alpeggio, di turismo legato ai prodotti dell’alpe…

p8bakv
Al Salone del Libro 2019, stand de L’Araba Fenice editore

Qualche giorno fa ero al Salone del Libro di Torino e mi confrontavo con altri autori ed editori. A quanto pare il male è comune, il problema non è soltanto mio. La gente esce a fatica di casa, forse resta seduta a guardare il computer e lo smartphone? Esaurisce così la sua voglia di socialità e di dibattito? Ogni tanto qualche bella serata la si riesce ancora ad organizzare, ma il più delle volte, per attirare pubblico, bisogna abbinare al libro l’enogastronomia, la musica, oppure riunire due o tre autori.

texgzz
Con Valeria Tron a Massello (TO)

Ogni tanto qualcuno mi suggerisce di contattare tizio o caio per organizzare una serata. Tentar non nuoce, però ho proposto le mie ultime opere a tutte le principali biblioteche della Valle d’Aosta senza ricevere una singola parola di risposta, un riscontro di qualsiasi tipo. Perché la presentazione funzioni davvero, deve crederci l’organizzatore per primo. Avere letto i libri dell’autore, apprezzarli, avere un reale interesse sull’argomento. Perché solo così si darà davvero da fare per organizzare e promuovere l’evento, attirare gente. Sempre per esperienza personale, posso dire che se manca questo “entusiasmo”, a volte non vengono ad ascoltarti nemmeno i “padroni di casa” che ti concedono la sala per presentare le tue opere. Meglio allora aver solo un paio di serate in programma, dove sono stati gli organizzatori a cercarti e invitarti, piuttosto che un lungo calendario di appuntamenti messi insieme implorando degli spazi.

cuje2j
Momenti della mia vita quotidiana, Petit Fenis, Nus (AO)

Sempre al Salone del Libro, ho assistito a qualche incontro con scrittori famosi. Qualcuno era all’altezza della sua fama, altri mi sono sembrate persone normali che poco avevano da dire sulle loro opere. Hanno raccontato soprattutto aneddoti sulle loro vite, probabilmente la loro creatività la esprimono meglio sulla carta, ma d’altra parte è quello che lo scrittore, specie se di romanzi, deve fare. Oggi però va di moda soprattutto il personaggio, quello che parla di qualunque argomento, vanno di moda le polemiche e i toni alti. Io invece continuo a raccontare le “mie” storie. Se vi piacciono, fatemelo sapere.

lt51o7
Immagini di maltempo durante il pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Stavo preparando questo post con un po’ di sconforto e disillusione quando mi è arrivato un messaggio da un’amica virtuale del Veneto, Veronica. Poche parole scritte di getto, ma con il cuore, che ancora una volta mi hanno fatto capire come sia importante continuare a fare quello che faccio. Magari i diretti interessati non riescono a venire alle mie serate, perché sono lontani, perché hanno impegni legati al loro lavoro. Magari però i miei libri li leggono, quando sono al pascolo o hanno un momento di riposo. “Volevo ringraziarti per ciò che pubblichi e per come riesci in poche righe a riassumere le situazioni di chi sta cercando di vivere di allevamento. Sono otto anni da quando mi sono trasferita in montagna. Partita per seguire l’avventura dell’ex marito… e dopo un anno la passione viscerale delle pecore… tante vicende meravigliose e molte che ti tolgono il respiro… tanti lavori per mantenere un sogno: lavori serali nei ristoranti, w/e negli agriturismi, lavori qua e là sempre per portare avanti un sogno… Poi l’arrivo delle prime capre un anno fa, il desiderio di caseificare… anni per cercare una stalla e terra. Nessun contratto sui terreni e i pochi che trovi solo in nero, difficili da pascolare. Che brutta realtà per chi desidera vivere la montagna e vivere di allevamento… Grazie per essere presente e scrivere di realtà molto scomode.

6yfvzp
Relax al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Vedete? Anche questa volta vi ho raccontato delle storie. Un po’ della mia, poi quella che emerge dalle righe di Veronica. Così mi viene in mente di aggiungere una cosa: spesso, nelle serate in giro per le Alpi, mi è anche capitato di dare un volto reale e una voce alle amicizie virtuali, sono stati momenti davvero belli, mi auguro possano continuare ad essercene.

Piccoli animali, grandi problemi

Di certi problemi si parla quotidianamente, insistentemente. Altri, anche molto gravi, non ricevono la stessa attenzione. Del problema lupo sappiamo tutto e anche di più, c’è gente che spaccia per notizie il fatto di averli addirittura sentiti ululare… Con costi elevati in termini di fatica, di stress e di denaro, dal lupo ci si può cercare di difendere (o meglio, di contenere i danni). Ma che fare contro nemici molto più piccoli e sicuramente molto più insidiosi? Con la complicità di un clima mutato, inverni sempre meno freddi, estati con temperature elevate, c’è una serie di animaletti, insetti e non solo, che hanno fatto la loro comparsa dove prima non c’erano o hanno aumentato enormemente il loro numero.

9iqcng
Zecche sulla mammella di una capra

Partiamo dalle zecche (e ribadiamo ancora una volta che non le “porta” nessuno, piuttosto la loro presenza è favorita dalla combinazione di terreni abbandonati, ricchi di vegetazione, maggiore presenza in queste aree di fauna selvatica e, appunto, temperature più miti).

hicoiw
Capra che si gratta con un arbusto per liberarsi delle zecche tra le corna

Anche a 1000 metri di quota, potevi già vedere le prime addirittura al mese di gennaio. Prima le capre, poi i capretti, ne sono stati vittima in maniera massiccia. I trattamenti antiparassitari hanno una durata e un’efficacia limitata, in caso di consumo del latte e/o della carne puoi affidarti solo a prodotti a base di erbe, ma servirebbe un bagno completo ogni due tre giorni in una vasca piena di olio di neem o di qualche prodotto piretroide, per tenerle lontane!

lvjfkl
Camminando tra cespugli ed erba alta in terreni semi-abbandonati è facile trovarsi numerose piccole zecche sugli abiti

Le zecche comunque le conosciamo tutti e molti di noi in questi ultimi anni sicuramente hanno avuto modo di fare qualche incontro ravvicinato anche senza essere allevatori o possessori di cani e gatti. Invece ditemi un po’ chi di voi conosce i simulidi. Io non ne avevo sentito parlare fino a due anni fa. Molti allevatori forse ne conoscono gli effetti nefasti, ma non il nome. Sono dei moscerini che, da qualche anno, causano grossi problemi in primavera quando è ora di mettere fuori dalle stalle i bovini. Li ho visti in azione sulle capre, che quest’anno hanno sempre pascolato all’aperto, esclusi quei pochissimi giorni di maltempo.

kqg3pa
Mammella di una capra con i segni delle punture dei simulidi

Già a fine marzo, ma poi in modo massiccio ad aprile, vere e proprie nuvole di questi moscerini circondavano ogni animale del gregge, accanendosi particolarmente sulle mammelle. A parte l’evidente fastidio, su questi animali per fortuna non si sono manifestati effetti peggiori. Con i bovini purtroppo non è così. Non so altrove, ma qui in Valle d’Aosta ogni anno si registra qualche morte per colpa dei simulidi. Le punture causano, oltre al gonfiore nelle zone colpite, gonfiore della gola, della testa e shock anafilattico. Solo un intervento mirato e tempestivo del veterinario può salvarle.

jioegq
Gregge al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Si può tentare un trattamento con un prodotto repellente, ma non sempre è efficace. E così anche quest’anno ci sono già state alcune manze morte, altre salvate appena in tempo. Ma non ci sono grosse soluzioni, si mettono le bestie fuori, si tengono d’occhio e si spera. Anzi, ci si fa fare la ricetta del prodotto da iniettare contro lo shock anafilattico dal veterinario e ci si tiene pronti a correre in farmacia (in certe già scarseggia, se uno ha un’urgenza non è detto che in questi giorni riesca a trovarlo subito!).

uh9j2v
Il clima è più freddo in questi ultimi giorni che non nei mesi scorsi – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è chi dice che servirebbe un temporale, una pioggia, mentre gli animali sono fuori, così da lavar via l’odore di letame. Dopo i moscerini sarebbero meno aggressivi. E dire che comunque in questi giorni ce ne sono già meno rispetto a qualche settimana fa. Il freddo di questi giorni forse li terrà lontani o li annienterà?

iivy92
Vacche valdostane in una piccola stalla di montagna – Varfey, Lillianes (AO)

Erba che viene dura e bestie in stalla perché si ha paura di metterle fuori… C’è chi ha paura di un attacco del lupo, chi delle punture dei simulidi! Qualcuno altrove ha questo problema? Qualcuno ha trovato delle soluzioni efficaci? Quasi mai colpiscono anche l’uomo, ma io ho potuto sperimentare anche questa esperienza, e vi garantisco che la loro puntura è molto fastidiosa, causa un grosso ponfo indurito dal prurito fortissimo che dura molti giorni.

L’intervista con la RAI

Lo scorso gennaio una troupe della redazione Rai della Valle d’Aosta mi aveva seguita e intervistata in una “giornata tipo”. Finalmente il servizio, un condensato di quelle ore di filmati e interviste, è andato in onda ieri sera nel tg regionale delle 19:30. Condivido qui il video, di modo che lo possiate vedere… in tutta Italia!

Inverno? Non pervenuto…

Quest’autunno avevamo provato a “leggere” i segni che la natura ci dava, anche facendo riferimento agli antichi detti. La neve “sulla foglia” avrebbe significato un inverno mite? Oppure l’abbondanza di frutti autunnali voleva indicare un lungo inverno con tanta neve?

damd7r
Giochi di giaccio lungo il ruscello – Petit Fenis, Nus (AO)

Ha “vinto” il detto che parla di un inverno che “non da noia” quando nevica sulla foglia. Qui infatti ci sono state poche, pochissime giornate davvero invernali. Quelle in cui il termometro è rimasto costantemente sotto lo zero saranno state sì e no un paio, non di più.

bbat6w
Perle di ghiaccio – Petit Fenis, Nus (AO)

Il cielo era quasi sempre limpido, spesso la montagna era spazzata da un forte vento, ma questo portava più temperature insolitamente miti che non gelo e brina. Così è passato gennaio ed è arrivato febbraio.

zwunkr
Il camion del trasporto latte la sera della nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

In queste ultime settimane qualche volta abbiamo sì visto la neve… ma si è trattato di pochi centimetri. Solo un giorno ha nevischiato dalla mattina fino al pomeriggio, per regalarci infine una nevicata serale/notturna.

mowads
La valle al mattino dopo la nevicata – Petit Fenis, Nus (AO)

L’atmosfera è durata poco, il giorno dopo già risplendeva il sole che, in poche ore, ha fatto cadere tutta la ghirlanda bianca dai rami e ha assottigliato rapidamente lo spessore del manto bianco a terra.

wwgs1y
Tramonto infuocato verso l’alta valle – Petit Fenis, Nus (AO)

C’è stato ancora un ultimi tentativo che, una sera, improvvisamente ha imbiancato tutto, dopodiché è tornato il vento, a spazzar via gran parte di quello che c’era ancora. Un tramonto infuocato, poi sono ricominciate le belle giornate di sole.

b0g4zp
Pascolo a febbraio, a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

E ieri il sole era caldo, troppo caldo. Un caldo fastidioso, che ti lasciava prostrato. Ti chiedevi persino se fosse l’influenza che era ritornata, ma non si trattava di febbre, solo di temperature decisamente sopra la media unite a un abbigliamento ancora invernale. Intanto, si sentivano ronzare api, in cerca di fiori ancora assenti e… sì, ho visto passare un paio di farfalle gialle!

lnjvf9
Un paesaggio poco invernale – Petit Fenis, Nus (AO)

Sull’altro versante della valle la neve c’è ancora, ma qui in pieno sole la neve si è ritirata ben oltre i 2000m, rimanendo solo qua e là a chiazze dove il vento l’ha accumulata e i raggi solari arrivano con più difficoltà.

xada0x
Pastis cerca refrigerio nella neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche gli animali sono confusi, si dirigono verso il bosco, ma per l’ombra occorre aspettare ancora qualche mese. Così, dopo aver mangiato ghiande, castagne e quel po’ di erbetta verde che già si fa vedere nei punti più riparati, eccole dirigersi verso la neve residua: c’è chi la mangia e c’è chi vi si rotola sopra. Il timore ora è che la vegetazione si “muova” troppo in fretta, per poi venir danneggiata dal gelo in primavera. Ahimè poco possiamo fare, se non riflettere sui cambiamenti climatici in atto…

AAA Fontina cercasi

Nei giorni scorsi, ho ricevuto un’e-mail da parte di un’amica che fa parte di un GAS in Piemonte (Valle di Susa). Sapete cosa sono i GAS? Gruppi di acquisto solidale. Dal sito di riferimento, ecco la definizione di GAS: “…sono un’esperienza di consumo critico nata in Italia negli anni ’90, attraverso cui i cittadini si organizzano per acquistare insieme direttamente dai produttori secondo criteri di rispetto per le persone e l’ambiente e preferendo piccoli produttori locali con un progetto legato al territorio.

mx4y6r
…dirette ai pascoli… – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Grazie all’organizzazione in gruppi, i consumatori acquistano prodotti realizzati con una certa “filosofia” direttamente dai piccoli produttori e li ricevono anche a centinaia di km di distanza. Si acquistano arance dalla Sicilia, pecorino dalla Sardegna e così via. Non posso andare di persona ad acquistare dall’azienda, so che quell’azienda produce rispettando certi canoni (di lavoro, di benessere animale, di salubrità del prodotto, di alimentazione delle vacche, capre, pecore…), certamente non sarebbe economicamente attuabile l’acquisto per una singola persona, ma organizzandosi in gruppo l’azienda farà delle spedizioni di una certa importanza. Ovviamente la spedizione deve prevedere già una suddivisione dell’acquisto: per intenderci, non la forma di pecorino, ma le fette sottovuoto etichettate, di modo che ciascuno ritirerà direttamente il suo pezzo. Una volta rodato il sistema, può anche funzionare bene. Io non ho esperienze dirette né di vendita, né di acquisto secondo questi canali, ma conosco persone che piazzano parte delle produzioni anche attraverso i GAS e altri che invece se ne servono per acquistare. Generalmente me ne hanno parlato positivamente.

zawsx8
Fontine “fresche” nel Vallone di San Grato – Issime (AO)

Dopo questa premessa necessaria per spiegare a tutti di cosa stiamo parlando, veniamo al nostro caso. L’amica mi contatta perché, sapendomi in Valle d’Aosta, avrebbe bisogno di trovare un fornitore di Fontina per il loro GAS. Avevano già fatto un tentativo, che però si era arenato sul discorso porzionamento ed etichettatura. Cioè, come si diceva sopra, spedire le fette tagliate ed etichettate, non la forma intera. Magari alcuni lettori/produttori, a questo punto staranno dicendo: “Io lo posso fare! Gliela vendo io la Fontina!“.

ttvvku
Mandria nei pascoli alti della Tsa de Fontaney – Vallone di St.Barthélemy, Nus (AO)

Come vi dicevo, il cliente del GAS però è un consumatore molto attento. Non cerca solo il “nome” Fontina, ma vorrebbe una Fontina buona, sana, d’alpeggio, prodotta secondo certe metodologie. “Io sono interessata a trovare la Fontina prodotta il più possibile solo con erbe di pascolo. Questo perché il latte derivante da mucche che hanno mangiato solo erba e/o fieno, possibilmente di alta montagna, è di valori nutritivi assai maggiori, oltre che più buono.” Personalmente, concordo al 100% con lei, ma so bene che la realtà valdostana vede, anche in alpeggio, l’utilizzo di mangimi. (Succede anche altrove, ma adesso stiamo parlando di Fontina). La Fontina è una DOP, ma il disciplinare prevede che ciò accada e definisce cosa è possibile impiegare nelle integrazioni alimentari oltre al fieno e/o al pascolo.

iydk0t
Caseificazione in alpeggio – Pila (AO)

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere e non poco su un discorso di quantità e qualità. Posso ancora comprendere le integrazioni al fieno, poiché parliamo di fieno di montagna, molto profumato, ma talvolta non così ricco. Guardate le foto d’epoca, le vacche non erano mai particolarmente grasse. Mangiando solo fieno e venendo munte, le riserve dell’animale si consumano. Ma quando sono al pascolo in montagna, perché dare mangimi? Per avere più latte, certo. Ma se abbiamo meno latte e questo ha caratteristiche organolettiche (oltre che gustative) migliori? Otterremo meno prodotto, ma di qualità più elevata, da vendere a prezzo maggiore ad un consumatore attento. E senza avere la spesa aggiuntiva del mangime! Giusto?

a9b6xt
Pascoli al lago di Cignana – Valtournenche (AO)

Un progetto in tal senso è stato fatto, ne avevo già anche parlato. Iniziato nel 2017, è continuato anche la scorsa estate, coinvolgendo un maggior numero di alpeggi. Parliamo quindi di Fontine prodotte d’estate, con latte derivante solo dal pascolo. Bene… c’è qualcuno di questi produttori interessato a collaborare con questo GAS? Ricordiamo tutti i requisiti richiesti:

1) l’allevatore possa prendere l’ordine via email
2) possa spedire la fontina via corriere
3) possa ricevere i soldi via bonifico
4) possa fare le porzioni di 1 kg (circa) sottovuoto
5) Ci garantisca sulla fiducia che la fontina sia prodotta da lui medesimo, con latte prodotto da vacche che hanno mangiato solo erba dei pascoli, non mangimi o integrazioni – in pratica un disciplinare biologico non certificato.

9udhea
Vacche di razza valdostana al pascolo – Pila (AO)

Ovviamente potrebbe essere anche un produttore che non ha aderito al progetto di cui sopra, ma che garantisce di non dare mangimi alle vacche in alpeggio. Vediamo un po’ se riusciamo a trovarlo… e comunque, oltre al GAS interessato all’acquisto, sono certa che ci siano molti altri consumatori che preferirebbero acquistare un prodotto del genere. Visto che ci si lamenta spesso del prezzo basso della Fontina o del latte venduto per fare la Fontina… non sarebbe il caso di puntare sulla qualità? I consumatori consapevoli e attenti ci sono, iniziamo a soddisfare loro. Non possiamo solo lamentarci che bisogna tenere il prezzo basso perché altrimenti non si vende… Fornirò alla mia amica i recapiti di chiunque si farà avanti, sarà il GAS a contrattare le condizioni con il produttore, eventualmente anche valutando le varie offerte ricevute. Scrivetemi, oppure contattatemi su Facebook. Spero di potervi raccontare il seguito di questa “storia”…