La ricetta (degli altri) per la tua azienda di montagna

Non credo succeda solo a me, immagino che anche altri (allevatori, agricoltori di montagna) si siano sentiti fare la lezioncina da qualcuno che sapeva come fare per dare una svolta alla sua attività che cerca di barcamenarsi per sopravvivere. “Ma perché non… (trasformi i tuo prodotti, non fai un punto vendita, non apri un agriturismo, non fai una fattoria didattica ecc ecc ecc).” Avete mai sentito queste parole?

Edificio d’alpeggio abbandonato – Aosta

Ieri mi è capitato di vedere delle belle foto di una località non lontana da qui, pubblicate da una pagina che pubblica immagini di escursioni tra Piemonte e Valle d’Aosta. Data la poca neve su queste montagne, chi cura questa pagina era salito fino ad alcuni alpeggi, incontrandone di abbandonati lungo il percorso.

Vecchio alpeggio in rovina – Pontey (AO)

Ciò che resta dell’Alpe (…). Non mi soffermo a ripetere ciò che penso, faccio solo notare che anche a fianco di questa pur ottima sterrata sono di più gli alpeggi abbandonati di quelli in attività.” E’ vero, dove c’è la strada è più facile arrivare, ristrutturare, lavorare in un certo modo. Ma non basta una strada per risolvere tutti i problemi. E soprattutto, tu escursionista “della domenica”, cosa ne sai del vivere e lavorare in montagna?

Qui sono utilizzati i pascoli e la vecchia stalla, ma non più la casa – Quart (AO)

Ho provato a rispondere spiegando che in quella realtà (così come altrove), l’attività d’alpeggio è ancora praticata nella stagione estiva, ma ormai le cose sono molto cambiate rispetto al passato, così succede che si utilizzino i pascoli, ma non più tutte le strutture. I motivi possono essere i più svariati: ogni luogo, ogni realtà, ogni azienda ha i suoi. In generale comunque sono stati ristrutturati i tramuti principali, dove si vive e si pratica la caseificazione, mentre di quelli secondari si utilizzano solo i pascoli. Se particolarmente scomodi o lontani da raggiungere, in quei pascoli vengono lasciati animali in asciutta, non produttivi.

Poco sopra all’alpeggio abbandonato, ecco quello ristrutturato e utilizzato – Quart (AO)

Il nostro amico (o amica, non so chi ci sia dietro alla pagina) però mi risponde che “È così anche dalle mie parti, ma così facendo i pascoli più piccoli vengono gestiti e seguiti meno bene, e pian piano, anno dopo anno, il bosco “se li mangia”. E questa sorte poi tocca a pascoli meno piccoli … in questa escursione ne ho incontrati parecchi che piccoli non erano affatto, ma semiabbandonati sì. La tecnica che hai descritto va bene su orizzonti brevi, non se si guarda a un futuro di decenni. …il futuro sta nella produzione di formaggi di qualità, e questa produzione richiede alpeggi ben attrezzati. Senza di questi vedo un futuro problematico.

Alpeggio dove si munge, si trasforma e si vende formaggio – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Tutto giusto, per carità, ma… dal di fuori è sempre facile. Quanti fattori sono cambiati rispetto al passato? Spese, vincoli per fare certi lavori (per esempio locali per la caseificazione), personale presente in alpeggio… Aggiungiamo poi altre problematiche che possono andare dalla scarsità d’acqua in certi pascoli al problema dei predatori che impongono una gestione differente degli animali. Tutti noi ci siamo trovati a dover cambiare molte cose, anche solo negli ultimi anni. C’è meno tempo per tutto, aumentano gli impegni, diminuisce il personale, il nucleo famigliare si trasforma, il reddito è sempre più risicato.

Stagionatura in alpeggio – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Nel nostro caso chi scrive dice di avere origini legate al mondo zootecnico alpino “…sono cresciuto tra le bovine. Conosco i problemi che descrive. Tuttavia, frequentando molte diverse valli sia in Vallée che in Piemonte, le posso dire che in certe zone questi problemi sono stati superati. Il segreto, che è un segreto di Pulcinella ma spesso se ne trascura l’importanza, è di puntare NON sulla quantità ma sulla qualità. Pensi alla zona del Castelmagno … e 38 euro al chilo lo stagionato d’alpeggio 20 mucche in produzione bastano e avanzano. Lì tengono puliti anche i fazzoletti di terreno, altro che i pascoli minori.
Potrei fare numerosi altri esempi, sempre sulla stessa linea. Anche in Vallée ci sono casi virtuosi. Non solo fontina … penso al successo sempre crescente della Toma di Gressoney. La Toma dell’Alpe Maccagno sul versante opposto, in Val Vogna. Ecc. Dimenticavo. La seconda parte del segreto è la vendita diretta.

Azienda agricola con punto vendita – Coggiola (BI)

Giusto? Certo, sono la prima a parlare sempre di qualità e non di quantità, ma… anche in questo caso i discorsi che leggo non possono essere fatti per ogni realtà. Molti formaggi sono legati a un territorio (e non solo) dal disciplinare. Nella maggior parte del territorio valdostano si fa Fontina e quella d’alpeggio, in alpeggio, non la trovi praticamente mai (a meno che sia dell’anno prima o che sia il mese di settembre e gli animali siano saliti a maggio, la stagionatura minima deve essere di 80 giorni). Non sono molti gli alpeggi dove si pratica la vendita diretta, in Valle d’Aosta, chi la fa è in un luogo di grande passaggio dove può commercializzare anche prodotti freschi e altri formaggi diversi dalla Fontina. Nella zona dov’è passato il nostro amico escursionista c’è pochissimo turismo, non ci sono mete alpinistiche, solo lunghissime strade poderali chiuse al traffico che vanno bene per ciclisti o qualche camminatore che non si spaventa di partire da bassa quota anche nella stagione estiva.

Alpeggio nella vallata di Gressoney (AO)

…e comunque a Castelmagno non ci sono mandrie con 20 vacche… è da un po’ che non frequento la zona, ma già 20 anni fa, quando mi ero occupata del censimento degli alpeggi, le mandrie di piemontesi da quelle parti superavano di gran lunga i 100 animali (non tutti in mungitura, ma i numeri erano quelli).

Castelmagno d’alpeggio – Valle Grana (CN)

Uscendo dal caso specifico, in generale chi fa queste considerazioni si trova sul posto per piacere (escursioni, vacanze, ecc.), però chiede a te, abitante e lavoratore del territorio montano, di dare di più, come se tutto ciò che non viene fatto sia sinonimo di menefreghismo, di pigrizia, di trascuratezza. “E’ un bel posto, qui… perché non…“. Perché non vieni tu, al mio posto? Perché non provi, perché non lasci il tuo posto fisso, che ti garantisce stipendio, ferie, fine settimana liberi? Va bene la passione, ma anche l’allevatore, l’agricoltore di montagna magari vuole avere la domenica mattina per tirare il fiato, per andare a vedere una manifestazione che gli interessa. Se trasformo il latte poi i prodotti li devo vendere sempre, non solo la domenica quando c’è il sole e passa il turista. Magari proprio davanti alla mia porta non passa, e allora devo andare a portarli a negozi, a ristoranti, devo andare ai mercatini con la bancarella. Mentre faccio quello, ci dev’essere qualcun altro a casa a fare tutti gli altri lavori, a pascolare gli animali, ecc.

Allevatori e appassionati alla battaglia delle capre di Lignan – Nus (AO)

Ovviamente niente di personale contro la persona che ha scritto quelle riflessioni sulla sua pagina, è stato solo uno spunto per trattare questo tema. D’altra parte, le medesime considerazioni emergono spesso anche con amici e conoscenti quando pubblico immagini di vecchie case in rovina, borgate e frazioni a mezza quota ormai totalmente abbandonate. “Che peccato, come mai, ma perché?” Perché magari c’è sì la strada, ma non è detto che sia la prima che aprono in caso di neve… Perché oggi, nel XXI secolo, di cosa si potrebbe vivere, in certi posti? Perché il negozio più vicino, il medico, la scuola…

Frazione abbandonata – Lillianes (AO)

Piccole greggi in mezza montagna

L’argomento di questo post rispecchia forse più di ogni altro il tema di base del blog. Siamo in mezza montagna, la montagna dell’uomo, quella dove (forse) si fa più fatica che altrove a sopravvivere. L’alta montagna (parlo dei pascoli, non delle cime) è il territorio dove gli allevatori si spostano in estate. Nel fondovalle e nelle pianure c’è più spazio, i prati sono pianeggianti, le estensioni sono maggiori, ci sono meno difficoltà nel reperire qualsiasi cosa possa servire per il lavoro (e non solo), i costi di trasporto sono inferiori e così via.

Recinto con capre accanto a un villaggio – Hers, Verrayes (AO)

In mezza montagna resistono aziende zootecniche medio-piccole, poi ci sono realtà piccolissime, hobbisti e appassionati, che tengono “qualche animale” per passione, per tenere puliti gli appezzamenti intorno a casa, intorno al villaggio, per mantenere viva la montagna. Solitamente si tratta di pecore e di capre, il più delle volte scelgono razze autoctone, locali, non così produttive se paragonate ad altre, ma il loro obiettivo principale non è quello della mungiture.

Asini al pascolo in un recinto – Lavenche, Nus (AO)

C’è poi anche chi punta su animali di tutt’altro tipo, sempre soprattutto per passione e per aver cura di un territorio difficile da mantenere con l’impiego di mezzi meccanici. Troviamo allora asini, cavalli (di razze alpine), lama, alpaca, oppure pecore di svariate razze europee (Suffolk, Ouessant, Vallesane dal naso nero…), capre tipiche di altre regioni alpine (Vallesane, Passiria…). Il risultato comunque non cambia, abbiamo un territorio più vivo e più curato, soprattutto laddove altrimenti nessuno pascolerebbe o farebbe più il fieno, perché parliamo di appezzamenti piccoli che non interessano alle mandrie con diverse decine (o addirittura centinaia) di capi, perché da quelle parti non salgono greggi di grosse dimensioni dalla pianura, perché le pendenze rendono la fienagione estremamente faticosa.

Mandria di manze e manzette in transumanza lungo il sentiero Balteo – Nus (AO)

All’incirca un mese fa apprendiamo prima da un servizio al tg regionale e immediatamente dopo da canali d’informazione destinati alle aziende agricole che la Regione Valle d’Aosta ha stanziato degli aiuti per la zootecnia, destinati al settore bovino e ovicaprino. L’aiuto era pensato per venire incontro alle difficoltà degli allevatori dovute ai rincari connessi alla crisi (energia, carburante, foraggi, ecc.). Che delusione la scoperta, in fase di compilazione della domanda, che, oltre ai bovini (vacche in lattazione e manze sopra i 2 anni che non hanno ancora partorito) solo gli ovicaprini che vengono munti ricevano tali aiuti.

Capre di razza valdostana – Petit Fenis, Nus (AO)

Inoltre veniva fissato un tetto, cioè una cifra minima (400 euro), conteggiata in base al numero di capi. Non sto ad addentrarmi in tutti i tecnicismi di questo aiuto, in sintesi il risultato è che sono stati esclusi tutti gli allevatori di capre e di pecore di razze autoctone, o meglio, hanno potuto beneficiare del contributo solo gli allevamenti di capre e pecore da latte di una certa dimensione. Non che non ne avessero diritto, ci mancherebbe! Ma perché escludere tutti gli altri?

Esistono anche piccole realtà di capre cachemire – Lavenche, Nus (AO)

La questione può essere vista secondo diversi punti di vista… innanzitutto, anche quegli animali fanno parte del patrimonio zootecnico della regione, i loro allevatori hanno avvertito l’effetto dei rincari al pari di ogni altro. Così come le manze non in lattazione sono state pagate meno rispetto alle vacche da latte, si poteva ragionare allo stesso modo anche per capre e pecore che non vengono munte.

Capre lungo una mulattiera – Petit Fenis, Nus (AO)

Questi animali inoltre rappresentano una ricchezza, già solo a livello di biodiversità e di contributo apportato al territorio. Ma c’è dell’altro. Questa è una regione ad alta vocazione turistica, giusto? Ho provato a chiedere on line a chi frequenta la mezza montagna quali sono le sue reazioni, emozioni, impressioni nell’incontrare un piccolo gregge di pecore o di capre al pascolo con il pastore oppure libere.

Capre al pascolo lungo un sentiero – Petit Fenis, Nus (AO)

Quasi tutti hanno espresso preoccupazione… per l’eventuale presenza di cani da guardiania! Ma questo è un altro discorso… anche se la presenza dei predatori sta incidendo non poco sulla sopravvivenza di queste piccole realtà. La maggior parte però (cani a parte) è felice di questi incontri, cerca di avvicinarsi, scatta foto, qualcuno cerca il pastore per salutarlo e fare due chiacchiere. “Intanto ascolto: da quando mi è capitato anni fa sopra Pontboset di scendere a chiamare i pastori per liberare un capretto che si era infilato sotto una pietra piatta spaventato dal tuono e non riusciva più ad uscire. E osservo: se c’è cane da guardiania mi tengo a distanza, e muovo con cautela. Se c’è il pastore/a scambio qualche parola. Se sono sole faccio in modo che non mi seguano… mi è successo qualche volta. Sono sempre grato a chi le tiene. Sono di famiglia contadina modesta.”

Gregge nel recinto tra le vigne – Donnas (AO)

Qualcuno mi ha raccontato un incontro in particolare, corredandolo di foto: “Mettendomi a lato del sentiero, mi sono goduta lo spettacolo. Ho aspettato che passassero tutte, fino all’ultima, quella più timida e timorosa. Quella che ha cercato in ogni modo l’alternativa per non essermi troppo vicina. E l’ha trovato, inerpicandosi su per il versante. E quando è stata lontana, si è girata a guardarmi, come per dire “tiè, ti ho fregato!” Ho scattato delle foto e girato dei video affinché, una volta tornata a casa, potessi riguardarle e ascoltare ancora quella musica di montagna, fatta di campanacci, vento e canto d’uccelli.

L’incontro della lettrice durante un’escursione (foto Barbara B.)

Ho trovato sorprendente leggere che molti si fermino a “parlare” con gli animali (mi ha anche rassicurata sul fatto che non sono io la pazza, o per lo meno non l’unica, dato che lo faccio normalmente quando le incontro!). “Faccio sempre grandi discorsi con le bestie , in particolare con le capre perché quelle ti rispondono anche“. “Mi fermo, le guardo e poi inizio a parlare con loro e a far loro complimenti e se posso anche qualche carezza“. A qualcuno ricordano il passato: “E’ sempre bello incontrarle, e ogni volta mi rivedo bambino quando pascolavo le nostre caprette“.

Capre e cane da pastore – Petit Fenis, Nus (AO)

Per chi non appartiene a questo territorio/realtà, l’incontro può destare anche qualche preoccupazione, in quanto non si conoscono le reazioni e i comportamenti degli animali, ma la taglia più contenuta di pecore e capre è più rassicurante, rispetto all’incontro con dei bovini. “Faccio foto e sto attenta se ci sono cani , altrimenti mi avvicino e gli offro dei ciuffi d’ erba e le accarezzo il muso.” “Sono molto contenta di incontrare un mondo diverso dal mio solito, guardo se c’è il cane, se sono pecore vado più tranquilla, sto lontana per non disturbare.” “Mi piace, è segno la montagna che resta viva e non abbandonata a sé stessa. Mi riporta anche a un tempo antico che non ho vissuto, a fatiche che non conosco ma che capisco. Se posso mi avvicino e parlo con loro, se invece c’è un cane che mi dice di stare alla larga obbedisco.” “Per chi ama la montagna questi incontri sono gradevoli, io mi fermo a fare foto, ad accarezzare se posso e se non ci sono cani pastori nei paraggi. Amo le caprette e le mucche…le une sono carine e le altre tenere…mio parere“.

Capre sulla collina di Nus (AO)

Anche se si tratta di un campione non sufficientemente rappresentativo (raccolto sulla mia pagina facebook e sul gruppo “Valle d’Aosta da scoprire”), indica comunque atteggiamenti ed emozioni suscitati in chi la montagna la pratica per piacere. La fauna selvatica non sempre è facile da incontrare/osservare, ma un incontro con degli animali domestici può comunque arricchire la nostra escursione. Non è quindi anch’esso un elemento importante per l’economia delle aree montane? Bisognerebbe avere uno sguardo più ampio sulla zootecnia, non considerare attività “economiche” esclusivamente quelle che producono un qualcosa di quantificabile come i litri di latte.

Un allevatore con la sua capra alla rassegna di Aosta

Ultimo dettaglio: abbiamo già fatto presente questi aspetti a chi di dovere in ambito dell’amministrazione regionale ed è emerso un ulteriore problema: chi non ha la partita IVA non percepisce nemmeno più gli incentivi legati al mantenimento di razze autoctone in via di estinzione (capra valdostana, pecora rosset). Quindi gli hobbisti, gli anziani, i ragazzini che iniziano a tenere qualche animale non possono ricevere alcun aiuto. Possibile che non si riesca a bypassare il problema in qualche modo?

Riavremo l’acqua d’autunno?

Come promesso, eccomi qui ad aggiornarvi sulla questione acqua. Lo scorso 28 novembre abbiamo inviato ai destinatari la lettera e le firme raccolte (sia on-line, sia cartacee). Uno dei motivi principali per cui l’abbiamo lanciata è stato quello di attirare l’attenzione su un problema che altrimenti rischiava di essere classificato come una fastidiosa lamentela di quei quattro gatti che sono rimasti in montagna a fare gli agricoltori/allevatori in modo tradizionale. Il primo obiettivo quindi è stato raggiunto, perché la vicenda ha trovato ampio spazio sui media locali (sia on-line, sia su giornali e tv).

Articolo comparso su La Stampa

Un secondo obiettivo era quello di capire se il problema fosse soltanto “nostro”, cioè delle aziende che usufruiscono a vario titolo dell’acqua derivata dal Ru de Val, o se anche altrove ci fossero situazioni simili. Visto che c’è chi pensa che il tutto nasca da un’esigenza “personale”, sottolineo ancora una volta come la mancanza di acqua dal 1° ottobre ha portato disagi sia alle aziende (agricole/zootecniche), sia ai privati cittadini (per gli orti e giardini), infatti i firmatari residenti sul territorio sono numerosi e appartengono a tutte queste categorie. Anche in questo caso, la rete ha fatto sì che ci si potesse “incontrare” anche continuando a fare ciascuno il proprio mestiere sul territorio. Sono emerse problematiche differenti: c’è chi, come noi, lamenta la carenza/mancanza d’acqua legata all’entrata in funzione di centraline idroelettriche e chi invece si oppone alla nascita di nuove centraline temendo le conseguenze per l’ambiente durante i lavori e, in seguito, per la captazione dell’acqua.

Bovini al pascolo a Praille – Nus (AO)

Abbiamo immediatamente ricevuto assicurazioni dal Sindaco sul fatto che le nostre esigenze verranno prese in considerazione, cioè si cercherà di cambiare la situazione attuale per garantire l’acqua anche nel mese di ottobre e novembre nel ruscello che in questo tratto viene chiamato Ru du mulin (più correttamente nei documenti storici il suo percorso è denominato Canale del Signore) e nelle altre derivazioni di servizio a prati e terreni utilizzati a pascolo.

Il Ru du Mulin a inizio dicembre 2022 – Petit Fenis, Nus (AO)

Rimaneva però un punto in sospeso. C’era o no l’acqua durante l’inverno? Io non sono qui da moltissimo tempo, però fino alla fine dell’estate 2021 l’acqua l’ho sempre vista scorrere. I problemi sono iniziati nell’autunno 2021. Prima l’acqua c’era, ne sono testimonianza le foto che ho scattato nei giorni più freddi, con il ghiaccio che creava meravigliose sculture naturali.

Il ruscello nel gennaio 2019 – Petit Fenis, Nus (AO)

Inoltre tutte le testimonianze degli abitanti più anziani affermano che l’acqua è sempre passata nel ruscello, da aprile a settembre con una portata maggiore, per riempire le vasche dell’irrigazione e per consentire l’irrigazione di quei terreni non serviti da impianti moderni, mentre da ottobre a fine marzo la portata era ridotta, ma sempre presente.

Il ruscello nel gennaio 2020 – Petit Fenis, Nus (AO)

Era necessario trovare delle prove di queste nostre affermazioni siamo riusciti a ottenere dei documenti scritti dove è chiaramente riportato questo diritto. Nella relazione dell’ing. Riccardo Perret “Studio di razionalizzazione delle acque del Saint-Barthélemy” , realizzata dopo l’alluvione del 2000, citando l’istanza del 3 gennaio 1924 presentata dai proprietari del canale nei confronti del Ministero dei Lavori Pubblici di Roma, viene detto: “L’acqua serve per l’irrigazione delle proprietà dal mese d’Aprile a tutto settembre di ogni anno, nonché per uso domestico delle diverse frazioni. La derivazione è a presa libera e la portata è di moduli 6,50 pari a litri 650 al secondo dati da una sezione liquida di m 1,2 x 0,7 ed una velocità media di m 0,77 essendo il canale in terra ordinaria con velocità al filone di m 0,84 (negli altri mesi la portata è ridotta a un terzo per usi potabili, per il bestiame e per la pulizia).
Tale modalità di derivazione e portata è stata praticata in ogni tempo dall’epoca della formazione del canale e segnatamente nel trentennio 1854-1884.
” Successivamente, nella medesima relazione, parlando di tutti i Ru derivanti dal torrente Saint-Barthélemy, viene indicato come in certi periodi dell’anno la portata derivata servisse prevalentemente per usi potabili, per il bestiame e per l’antincendio, anche se queste utilizzazioni “sono state oggi quasi totalmente abbandonate”. Nel nostro caso, l’abbandono non c’è stato. Complice il cambiamento climatico si può addirittura affermare che il periodo di pascolo all’aperto è mutato rispetto al passato e le necessità di abbeverata sono aumentate.

Niente acqua per riempire la vasca – dicembre 2022, Petit Fenis, Nus (AO)

Non so fino a quando si rimanesse al pascolo da queste parti in passato, sicuramente un tempo nel mese di novembre le vacche erano già tutte in stalla. Oggi quasi tutti restano nei prati fin quando l’erba non è finita o fin quando arriva la neve. I giorni davvero freddi sembrano diminuire anno dopo anno, negli ultimi tempi le capre le abbiamo tenute chiuse per pochi giorni di fila, la neve scioglie già il giorno successivo, così si esce, sia per il benessere degli animali, sia per risparmiare fieno…

Capre e vacche (di aziende differenti) al pascolo nel mese di novembre – Petit Fenis, Nus (AO)

In data odierna, 15 dicembre 2022, presso il Municipio di Nus, si è tenuto un incontro con il Sindaco Camillo Rosset e il presidente del Consorzio di Miglioramento Fondiario Rivo Val Marco Deval. Finalmente è stato possibile chiarire alcune cose. Da quando il Ru è stato intubato (almeno per alcuni tratti), d’inverno l’acqua non è più stata fatta passare per evitare danni alle tubature e, ancor di più, alle saracinesche. Quella che continuava a passare nel Canale del Signore era il troppo pieno dell’acquedotto, che ovviamente non c’è più stato in queste annate siccitose.

Irrigazione primaverile (maggio) a Praille – Nus (AO)

Il diritto, nel mesi da ottobre a marzo, ad avere una portata di un terzo di quella estiva citata nello studio dell’ing. Perret sembrerebbe quindi essere in disuso da tempo, ma su questo aspetto non è stato possibile avere una risposta esaustiva. Le nuove opere di presa e la cessione dell’acqua alle nuove centraline idroelettriche sicuramente ha fatto sì che le date per scaricare il Ru non fossero più “elastiche”, ma che allo scadere del 30 settembre l’acqua non venisse più fatta passare.

Il Torrente Saint Barthélemy in inverno – Nus (AO)

Dal momento che la concessione al Consorzio è valida esclusivamente dal 1 aprile al 30 settembre, per avere una certa quantità di acqua in altri periodi, ovviamente senza causare danni alle strutture, occorre chiedere una deroga in Regione all’Ufficio Acque. Attualmente questa deroga va richiesta (da parte del Consorzio) di settimana in settimana e, quest’anno, ha portato ad avere (dopo un primo periodo a inizio ottobre, in cui siamo rimasti totalmente senz’acqua) una minima portata fino a fine ottobre, ma non oltre. Alla luce delle esigenze del settore agricolo, del cambiamento delle condizioni climatiche, ma anche delle firme raccolte, il Sindaco, insieme al Consorzio, si è impegnato a richiedere un incontro con il responsabile della gestione del demanio idrico per poter rivedere le date 1 aprile-30 settembre.

Abbeverata alla fontana del villaggio – Petit Fenis, Nus (AO)

Ci auguriamo che vengano accolte le istanze di allevatori e agricoltori, la cui presenza è fondamentale non solo in quanto attività produttive, ma anche come presidi per il mantenimento del territorio di media montagna. Sottolineo ancora una volta come questa “campagna” non sia contro niente e nessuno, semplicemente si chiede che venga rispettato un “diritto all’acqua”. Le nostre attività e i nostri animali non possono esistere senza l’acqua, se ci verrà negata quella dei ruscelli, dovremo necessariamente ricorrere a quella dell’acquedotto… Ovviamente ciò avverrà soprattutto in annate di siccità, quando le risorse idriche già scarseggiano.

Bovine al pascolo nel mese di novembre – Petit Fenis, Nus (AO)

Fiere e rassegne di fine autunno (e successive riflessioni)

Fuori il vento soffia forte e sposta la neve gelata caduta nei giorni scorsi. Cerco di prendermi un momento per scrivere, ho molti arretrati, molte cose da raccontare e riflessioni da fare. Iniziamo con le fiere e rassegne zootecniche a cui ho partecipato nel mese di novembre.

Arrivo di una delle mandrie locali alla Fiera di Luserna (TO)

Devo per forza iniziare con la Fiera dei Santi di Luserna San Giovanni (TO), un appuntamento a cui non si può mancare. Si va a fare acquisti, le bancarelle sono più o meno le solite, ma c’è di tutto e di più, sarà accontentato chi cerca attrezzature, chi generi alimentari, chi abbigliamento… e anche qualche curiosità.

Una delle numerose bancarelle presenti alla fiera di Luserna (TO)

Ovviamente a Luserna si va soprattutto per vedere gli animali… e per incontrare gli amici, anche quelli che non si vedevano da tempo. Personalmente la parte dedicata ai commercianti di bestiame mi “interessa meno”, se non per dare uno sguardo e scattare qualche foto.

Giovani appassionati a una bancarella di attrezzature e campanacci – Luserna San Giovanni (TO)

…quello che rende la Fiera di Luserna un appuntamento particolare è la sfilata di mandrie e greggi di allevatori della zona. Da quando è stata scelta questa modalità per far arrivare gli animali sul prato della fiera, questo è diventato il momento clou della manifestazione.

Come ogni anno, il gregge chiude la sfilata – Luserna San Giovanni (TO)

Quest’anno, visto il grande numero di partecipanti, per causare il minor disagio possibile al traffico della Val Pellice, è stato scelto un altro percorso, ma l’effetto scenografico è stato come sempre di grande effetto. Non posso che rinnovare i miei complimenti agli organizzatori e a tutti coloro che collaborano alla riuscita di questa manifestazione. Devo anche dire che incontro sempre più appassionati e curiosi che arrivano da fuori regione per visitare quella che, a mio parere, è la più grande fiera zootecnica del Piemonte.

Un gregge in arrivo alla fiera di Pomaretto (TO)

Sempre “da quelle parti”, in Val Germanasca, un appuntamento che cresce di anno in anno è la fiera di Pomaretto – TO (Fiero dâ Paî dâ Ramìe), bancarelle e rassegna zootecnica locale. La sua tradizione è molto più recente rispetto alla storia della Fiera di Luserna, ma ha saputo affermarsi rapidamente sia tra i partecipanti, sia tra un pubblico sempre più numeroso.

Foto di gruppo a Pomaretto (TO)

Mancavo da qualche anno, ma è stato un piacere ritornare, grazie anche alla calorosa accoglienza degli organizzatori. Manifestazione molto ben riuscita, complice anche una bellissima giornata autunnale.

Animali alla fiera di Pomaretto (TO)

A Pomaretto come altrove, vedere tanti giovani e giovanissimi tra i partecipanti fa ben sperare per il futuro della zootecnia di montagna…

Fiera a Pont Saint Martin (AO)

Per la prima volta invece quest’anno sono stata alla Fiera di Pont Saint Martin (AO). Temevo una manifestazione sotto tono, invece nel centro del paese c’erano numerose bancarelle, mentre nei prati appena fuori dall’abitato si trovava l’area dedicata agli animali in vendita.

Gruppo di Valdostane pezzate rosse in arrivo alla fiera – Pont Saint Martin (AO)

Bovine di razza valdostana (castana, pezzata rossa e pezzata nera) erano esposte nei recinti o lungo il perimetro dell’area della fiera. Ciò che mi ha colpito particolarmente è stata la grandissima affluenza di pubblico. La posizione “di confine” ha fatto sì che convergessero a Pont numerosi allevatori da tutta la Valle d’Aosta, ma soprattutto dal Piemonte.

Alla fiera di Point Saint Martin (AO)

Sempre più deludente invece la rassegna ovicaprina di Aosta, nell’arena della Croix Noire. Conservo dei bellissimi ricordi di quando la visitai la prima volta una decina di anni fa (allora si chiamava Foire des Alpes): moltissimi animali alla rassegna (capre di razza valdostana e pecore rosset), poi capre e pecore di altre razze alpine, asini, addirittura un anno c’erano le renne. Il tutto accompagnato da un mercatino di produttori locali e artigiani. Insomma, una manifestazione viva e da consigliare agli appassionati.

Premiazione alla rassegna ovicaprina 2022 – Aosta

Da qualche anno a questa parte invece la partecipazione è sempre meno sentita: non si respira un’atmosfera di festa, chi viene lo fa soprattutto per non perdere i contributi destinati alla razza in via d’estinzione… A parte i capi per la rassegna (massimo 3 per allevatore) non c’è nient’altro e, appena terminano le proclamazioni degli animali premiati, tutti si affrettano a caricare capre e pecore sui camion per tornare velocemente a casa.

Pecore di razza Rosset – Aosta

Novità del 2022 è stata la dimostrazione di tosatura, condotta da un tosatore professionista proveniente da fuori regione.

Dimostrazione di tosatura – Aosta

Perché questo declino? Sulle modalità organizzative non so dirvi, avevo sentito che il mercatino nella parte rialzata dell’arena non rispettava le norme di sicurezza (ma si potrebbe organizzarlo diversamente, lo spazio non manca!). Sicuramente ci sono meno animali/allevatori. Si tratta di piccoli greggi allevati spesso da hobbisti/appassionati e la loro gestione si fa di anno in anno più difficile (a causa della presenza dei predatori) e onerosa. A tal proposito va anche detto che, da due anni a questa parte, a chi non ha la partita IVA non viene più riconosciuto il finanziamento legato alla partecipazione alla rassegna…

Premiazione alla rassegna ovicaprina durante la Foire des Alpes di Aosta nel 2012

Molto partecipate invece due manifestazioni dedicate alle capre in Piemonte. Locana (TO) è stata una conferma, a occhio mi sembra che il numero di animali e di allevatori si mantenga più o meno costante (con qualche defezione e qualche new entry).

Capre alla rassegna di Locana (TO)
Giovani appassionati a Locana (TO)

Valchiusa (TO) invece sempre più sta diventando un vero e proprio appuntamento fisso per gli appassionati di capre valdostane di tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta. Quest’anno le capre presenti erano 462, di provenienza locale, ma anche da altri comuni del Canavese e del Biellese.

Capre in mostra a Valchiusa (TO)

In queste due manifestazioni (Locana e Valchiusa), alla rassegna, oltre a un mercatino, viene abbinata anche la battaglia delle capre, cosa che contribuisce a rendere ancora più partecipata la giornata.

Capre e allevatori a Valchiusa (TO)

Novembre è stato un mese ricco di manifestazioni (e quelle che vi ho descritto solo solo alcune di quelle che hanno interessato il territorio tra Piemonte e Valle d’Aosta), ora si va verso l’inverno, è arrivata la prima neve, per incontrarsi a fiere e rassegne tocca attendere la primavera…

Ancora un’immagine della mostra caprina a Valchiusa (TO)

Quando e dove incontrarci a dicembre

Nelle prossime settimane sarò coinvolta in eventi di vario tipo… Il primo in ordine di tempo ahimé non ha ancora la locandina apposita, comunque vi invito a Nus (AO) il prossimo 9 dicembre, ore 20:30, presso la Sala Consigliare del Comune, per la presentazione de “L’ora del pastore”.

Prima ancora, questo sabato 3 dicembre (neve permettendo, viste le previsioni meteo), sarò ad Aosta presso la Biblioteca Ida Desandré in Viale Europa, ospite di un incontro organizzato da Legambiente Vda dal titolo ACQUando, per parlare di quel che è successo qui nei mesi scorsi, la “nostra” questione acqua (sulla quale, tra l’altro, ho importanti aggiornamenti da fare, ma attendo un ultimo incontro ufficiale per raccontarvi tutto). Sempre per il discorso acqua, sarò ospite domattina a Buongiorno regione negli studi Rai di Aosta, ore 7:30 (visibile solo in VdA).

Domenica 11 dicembre, ore 16:00, sarò invece a Fenis (AO), presso il MAV (Museo dell’Artigianato Valdostano di tradizione), per il convegno tutto al femminile “Una montagna di cultura”, in occasione dell’International Mountain Day 2022, che quest’anno ha come tema “Women Move Mountains” (le donne muovono le montagne).

Per finire, il 16 dicembre, ore 8:30-16:45, doppio appuntamento all’interno del convegno “Cambiamenti climatici: quale futuro per i pascoli alpini e le risorse idriche in agricoltura?”. Il mio intervento si terrà al mattino, ore 10:50, e illustrerò i risultati della ricerca condotta per conto dell’Institut Agricole Régional negli alpeggi del Parco Nazionale Gran Paradiso in merito alla percezione dei cambiamenti climatici (Progetto Interreg Pastoralp).

Appuntamenti

Sta per iniziare un periodo abbastanza impegnativo, alle normali incombenze quotidiane, che già normalmente riempiono la giornata da mattina a sera (e anche oltre), si sommeranno vari eventi che richiedono la mia partecipazione. Da una parte c’è la promozione de “L’ora del pastore” (che sta lentamente anche iniziando il suo cammino nelle librerie), dall’altra alcuni momenti d’incontro a cui sono stata invitata a vario titolo. Anche se la la raccolta firme per l’acqua non è ancora stata completata, se ne parla da più parti e quindi mi è stato chiesto di portare la voce e le esigenze dei firmatari in un paio di convegni a tema.

Per quanto riguarda le presentazioni del romanzo, mentre già arrivano i riscontri dei primi lettori, vi segnalo questi appuntamenti. Si comincia ad Aosta, giovedì 10 novembre 2022, una collocazione cittadina decisamente atipica rispetto alle tematiche delle mie opere letterarie, ma per me particolarmente importante, dato che con questo romanzo voglio rivolgermi soprattutto a chi non conosce il mondo di cui parlo e scrivo. Aperitivo con l’autrice, ore 18:00, presso Secrets Restocafé culturel, Piazza Roncas 5.

La settimana dopo sarò in Piemonte, a Condove, il 18 novembre 2022. In quell’occasione presenterò “L’ora del pastore” parlandone insieme a Paola Giacomini. Ore 20:45, presso la Biblioteca Comunale. Spero di vedere molti di voi a queste serate (e a quelle che seguiranno, di alcune stiamo cercando di definire date e luogo), perché si parla di argomenti reali, concreti, ed è meglio farlo dal vivo, piuttosto che dietro a uno schermo, così com’è meglio vedersi di persona, fare domande, commentare a voce.

…una volta acquistato, lo potete leggere dove e con chi preferite… anche al pascolo! (Grazie a Simone Massa per la foto)

Una firma per l’acqua

Passano i giorni e le settimane, ma il problema non è ancora risolto. Torno a parlarvi della questione “acqua”, dal post precedente sono cambiate alcune cose e abbiamo capito un po’ meglio cosa sta succedendo, quindi ci siamo anche mossi su altri fronti per far sì che, per il futuro, qui e altrove non debba ripetersi la stessa situazione.

Le capre rientrano assetate dal pascolo in queste giornate di caldo più che anomalo – Petit Fenis, Nus (AO)

Dunque, le cose stanno così: qui i Consorzi Irrigui hanno diritto a prendere acqua da fiumi e torrenti dal 1 aprile al 30 settembre, acqua che viene incanalata nei rus, va a riempire delle vasche e poi viene usata per irrigare o attraverso impianti a pioggia o con altri metodi. Parte dell’acqua va a finire nelle cosiddette derivazioni, che scorrono lungo i versanti quasi come ruscelli naturali e dalle quali (pagando comunque una quota al consorzio) i proprietari dei terreni captano acqua per bagnare prati, orti, giardini non serviti dagli impianti. Quello che scorre nei pressi della nostra azienda e che qui chiamano la “cumba” è una di queste derivazioni, mi è stato detto che il suo nome antico era ru du mulin, dato che serviva per far girare la macina del mulino nel villaggio più a monte.

L’antico mulino di Blavy con il ruscello che un tempo passava al suo interno – Nus (AO)

Con il cambiamento climatico che stiamo vivendo (lunghi periodi di siccità, temperature più elevate) bisognerebbe urgentemente rivedere i periodi per l’irrigazione. Questa è la questione fondamentale, sia per la primavera, sia per l’autunno. Se ve n’è la necessità e se il clima lo consente, almeno a certe quote potrebbe essere molto importante iniziare prima a irrigare, già nel mese di marzo. Nel mese di ottobre, spesso sconfinando anche su novembre, vi sono invece gli animali al pascolo. Non è più necessario irrigare, ma avere una certa quantità di acqua per abbeverare il bestiame è essenziale. Il problema non coinvolge solo gli allevatori perché anche chi ha aziende vinicole e ortofrutticole lamenta danni e perdite dovute alla mancanza di acqua in periodi in cui invece sarebbe stata necessaria a causa del clima più mite. Scrive Stefano, viticultore valdostano: “Lo stesso problema lo abbiamo in vigna: spesso serve acqua al germogliamento e invece è chiusa fino a metà aprile quando la pianta è partita. Anni fa non serviva perché bastavano le piogge invernali ora, purtroppo, non è più così. Bisogna rivedere la logica di distribuzione dell’acqua e, soprattutto, mettere qualche controllo: perché, come spesso accade, c’è chi rispetta le regole e chi abusa.”

Pascolo autunnale: con il caldo di questi giorni, avere acqua sempre disponibile è fondamentale – Petit Fenis, Nus (AO)

Ovviamente, oltre a una revisione delle date, bisogna usare il buonsenso: se fa molto freddo nel mese di marzo, ovviamente né si caricano gli impianti, né si inizia a irrigare. Ormai le previsioni meteo ci avvisano con sufficiente anticipo riguardo a fenomeni di una certa importanza e quindi è possibile regolarsi di conseguenza. La stessa cosa vale per la fine stagione, se arriva il freddo, si scaricano gli impianti (che potrebbero venir danneggiati dal gelo), ma si lascia almeno un po’ di acqua a scorrimento nelle derivazioni dei ruscelli per l’abbeverata del bestiame (e non solo… continuo a vedere ogni tipo di uccello che si alza in volo quando passo vicino all’acqua della cumba, dato che è l’unico posto dove possono dissetarsi, con questa siccità). Tra l’altro, uno scorrimento continuo contiene lo sviluppo di vegetazione invasiva all’interno dell’alveo di questi ruscelli.

Ondata di gelo improvviso quando già l’irrigazione era attiva nell’aprile 2021 – Petit Fenis, Nus (AO)

Potrebbe sembrare relativamente semplice, un affare tra Regione (ufficio delle acque) e Consorzi irrigui, ma… purtroppo non è così, o almeno, non dappertutto. Dove siamo noi il Torrente Saint Barthélemy è interessato da due concessioni per delle centraline idroelettriche (entrate in funzione in questi anni), una che si avvale delle strutture del Ru Deval (o Rivo Val) quando questo capta l’acqua per l’irrigazione (1/4 – 30/9) e una nei restanti mesi. Ecco perché dal 1 ottobre eravamo senz’acqua! Il ru era stato completamente scaricato, le vasche svuotate e qui di acqua non ne arrivava più, finiva tutta o nel torrente e/o nella centralina. Quella che ci sta arrivando ora è frutto di una domanda presentata dal nostro Consorzio in Regione, ma vale solo fino a fine mese e per il 2022, il mese (e l’anno) prossimo saremo di nuovo in difficoltà.

L’acqua nel ru du Mulin nei giorni scorsi (ora ne arriva proprio solo più il minimo indispensabile) – Petit Fenis, Nus (AO)

D’estate invece l’acqua che arrivava agli impianti d’irrigazione era non sufficiente poiché si sommava la scarsità generale dovuta alla siccità e la captazione per le altre centraline, collocate più avanti sul ru rispetto alle vasche che servono gli impianti che irrigano i prati da queste parti. Ci si doveva spartire l’acqua disponibile e… quella che arrivava da noi era decisamente insufficiente. Probabilmente in un annata meno siccitosa ce ne sarebbe stata in abbondanza per tutti, ma quest’anno i danni della mancata/scarsa irrigazione sono stati ingenti.

I prati non irrigati sono completamente inariditi – Petit Fenis, Nus (AO)

Per far sentire la nostra voce, le nostre esigenze e per far sì che ci si occupi del problema a livello generale (purtroppo non è una questione che riguarda solo noi, sempre più persone mi stanno segnalando problemi molto simili anche in altri comuni), abbiamo deciso di lanciare una raccolta firme, sia cartacea, sia on-line per raggiungere più persone in meno tempo. Noi siamo bloccati dal lavoro, tutto quello che posso fare è usare la rete per raccontare ciò che sta accadendo. Se condividete questo problema, se ritenete che sia giusto prendere in considerazione le nostre richieste, lasciate anche voi una firma qui, eventualmente anche commentando per spiegare il perché del vostro sostegno. La raccolta delle firme verrà presentata agli enti e soggetti indicati nel testo, oltre che inviata per conoscenza agli organi di stampa.

In giornate così calde e con pascoli tanto aridi, gli animali hanno bisogno di bere molto spesso – Nus (AO)

Ci tenevo a sottolineare che la raccolta firme non è “contro le centraline”, ma semplicemente si chiede di non perdere il “diritto all’acqua”, elemento primario e fondamentale per la vita, prima ancora che per il lavoro. Ovviamente le centraline l’acqua la restituiscono al territorio, ma ciò avviene altrove rispetto a dove era disponibile precedentemente, quindi vi sono zone (come la nostra) fortemente penalizzate. Si chiede pertanto una migliore gestione della risorsa idrica, che tenga veramente conto di tutte le esigenze di chi vive e lavora sul territorio. Come già detto, mi sembra assurdo ricorrere all’acquedotto (già in grosse difficoltà) per tutta una serie di attività per le quali l’acqua dei rus sarebbe perfettamente adatta.

In mancanza di acqua nei rus, gli allevatori hanno dovuto ricorrere alle botti e all’acqua dell’acquedotto – Nus (AO)

Parlando con chi il territorio lo vive da sempre, è emerso anche il fatto che vi sono sempre meno “sorgenti”. In parte questo è dovuto alla siccità, ma anche al fatto che la gran parte dei rus è stata intubata o è stato fatto un fondo in cemento. Negli antichi ruscelli infatti veniva caricata una quantità di acqua molto maggiore rispetto a quella attuale, ma lungo il tragitto molta andava dispersa, andando ad alimentare per l’appunto varie sorgenti qua e là. Vista la scarsità di acqua è fondamentale evitare ogni spreco (non solo lungo il corso del ru, ma anche altrove, dove ci sono delle saracinesche, negli impianti d’irrigazione, ecc.), ma il fatto che non vi siano più altre fonti di abbeverata (per animali domestici e selvatici) derivanti da queste infiltrazioni rende fondamentale avere quel minimo flusso nelle derivazioni anche in altri periodi dell’anno.

Lungo il Ru d’Arlaz in un tratto non intubato – Val d’Ayas (AO)

Grazie a tutti, vi terrò informati sugli sviluppi di questa vicenda, sempre nella speranza che arrivi al più presto qualche pioggia, ormai da queste parti l’attendiamo da più di un anno.

Un ruscello che scorre tra le rocce sulla montagna di Saint-Marcel (AO): un tempo tutti i rus erano così e parte dell’acqua filtrava andando ad irrigare “naturalmente” i territori attraversati

Incontri

Dopo un lungo, lunghissimo stop, ricominciano gli appuntamenti dove potremo incontrarci, parlare, confrontarci sui temi di questo blog e non solo. Tra pochissimi giorni, sabato 15 ottobre 2022, in occasione della Giornata Internazionale delle Donne Rurali, sono stata invitata da Pasubagria a Valli del Pasubio (VI) a partecipare al convegno “Piccoli ruminanti, grandi pascolatori. Esperienze di vita al pascolo”. Sarà un piacere visitare quei luoghi, incontrarne la gente e anche rivedere delle “vecchie” amiche, Chiara Cannizzo e Verdiana Morandi. L’appuntamento è per le ore 20:00. Oltre alla mia storia e alle mie esperienze, porterò con me anche il film “Tutti i giorni è lunedì”, girato anni fa tra i pastori del Piemonte (qui il trailer).

Ci saranno anche, in anteprima, le copie del mio nuovo romanzo “L’ora del pastore”, che sto per andare a ritirare! Nell prossime settimane vi potrò dire qualcosa anche sulle date delle prime presentazioni nel mese di novembre (stiamo definendo i dettagli per Aosta e Condove, tanto per cominciare).

Se volete incontrarmi virtualmente, invece mi potete vedere qui, nel documentario girato in Valchiusella da Eloise Barbieri, andato in onda a Geo su Rai3. Vi porteremo a incontrare alcuni allevatori di quella piccola valle in provincia di Torino.

La montagna è di tutti, ma l’acqua no?

Scrivo per capire se siamo solo noi (e pochi altri allevatori/contadini che resistono su queste terre di mezza montagna sempre più aride, assolate e ventose) ad avere questo problema o se il fenomeno interessa anche altri nei vari comuni della Valle d’Aosta. Siamo senza acqua per abbeverare il bestiame al pascolo, per bagnare i prati, gli orti.

Il Ru Neuf, uno dei tanti canali irrigui presenti sul territorio (con un flusso minimo di acqua anche in pieno inverno) – Gignod (AO)

Iniziamo dal principio, anche se non sono ancora ben riuscita a capire tutti i retroscena di questa vicenda che con la siccità ha a che fare solo fino a un certo punto. Come vi ho già detto più volte, l’agricoltura e l’allevamento in molte aree della Valle d’Aosta, specialmente quelle sui versanti, può esistere solo grazie all’irrigazione. E non parliamo solo dei nostri giorni, tra cambiamento climatico e vicissitudini varie, ma andiamo indietro di molti secoli, intorno all’anno 1000, secolo più, secolo meno. Se oggi molti conoscono i rus come piacevoli itinerari turistici, a cielo aperto o intubati, i ruscelli hanno comunque mantenuto il loro scopo e portano ancora l’acqua agli impianti d’irrigazione dalla primavera all’autunno. Se da più di un anno a questa parte la siccità è stata estrema, anche in annate relativamente normali l’irrigazione è fondamentale per avere foraggio, sia da sfalciare, sia da pascolare, ma anche campi, orti (privati e di aziende agricole), vigneti e frutteti beneficiano dell’acqua trasportata sui versanti con questi sistemi.

Irrigazione estiva – Praille, Nus (AO)

I rus vengono “caricati” ad inizio aprile e restano in funzione fino alla fine di settembre, questo secondo antichi statuti, mi hanno detto. Questa primavera qui da noi l’acqua non arrivava… tutt’intorno nei comuni confinanti e di fronte vedevamo funzionare gli impianti d’irrigazione, ma da noi “non c’era acqua“. C’era chi diceva che erano quelli degli altri comuni a “rubarcela”, c’era chi dava la colpa alla siccità (solo qui???), anche se comunque la poca neve stava sciogliendo e, in alto nel vallone, acqua ce n’era. Cosa sia successo non lo so. Finalmente a fine aprile l’acqua è arrivata, ma questo ritardo, unito alla mancanza di precipitazioni atmosferiche, ha comunque fortemente compromesso la resa del primo taglio del fieno. Una quantità pari alla metà del normale, non di qualche balla in meno. Nel corso dell’estate bene o male l’acqua c’è stata. Poca, ma non si poteva pretendere, con la siccità generale (questo è ciò che pensavamo, anche se ogni tanto capitava di vedere un ruscello gonfio di acqua che scorreva a precipizio verso valle in mezzo a terreni abbandonati).

Il Torrente Saint-Barthélemy nella parte alta del vallone omonimo nella seconda metà di aprile, quando da noi ancora non era entrata in funzione l’irrigazione – Nus (AO)

Da quando sono qui, certi anni le vasche e gli impianti non venivano scaricati magari anche fin dopo la prima settimana di ottobre (non c’è assolutamente rischio di gelate, con il clima attuale), ma in questi ultimi due anni la scadenza è stata rispettata tassativamente. C’era però l’acqua della “cumba“, un ruscello che scorre in discesa lungo il versante, passando attraverso diverse frazioni. Serve sia per irrigare quei prati dove non ci sono gli impianti, sia per abbeverare gli animali al pascolo, sia per bagnare orti, giardini, campi…

Pascolare senza acqua è impossibile, il benessere degli animali non è garantito – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma adesso non c’è più nemmeno quell’acqua. Perché?? Non diamo la colpa alla siccità, infatti fino a qualche giorno fa un po’ di acqua è (quasi) sempre arrivata. Quando il suo flusso si arrestava spesso era perché qualcuno a monte egoisticamente la usava tutta senza pensare a chi si trovava più a valle. Tutti mi dicevano che la cumba l’acqua l’ha sempre avuta, asciutta non lo è stata mai, persino negli inverni più freddi la vedevi scorrere sotto il ghiaccio.

Con i primi freddi, sul pelo dell’acqua nella cumba iniziavano a formarsi ricami e sculture di ghiaccio – Petit Fenis, Nus (AO)

Veniamo al punto. Fa caldo, un caldo tremendamente anomalo. Alla luce di questo clima che varia, non bisognerebbe ripensare le varie date (irrigazione, salite e discese dagli alpeggi, ecc…)? Adesso abbiamo gli animali al pascolo nei prati, a mangiare quella poca erba che è ricresciuta dopo il secondo taglio. La scorta di fieno è scarsa, anche nella migliore ipotesi di riuscire a pascolare all’aperto tutto il mese di ottobre (e magari anche oltre, se piovesse, se venisse ancora un po’ di erba) non basterà ad alimentare tutti gli animali fino alla prossima stagione d’alpeggio (quindi bisognerà portarne alcuni al macello). Gli animali non possono stare al pascolo tutto il giorno senza bere.

Con temperature così elevate il fabbisogno idrico degli animali aumenta e avrebbero bisogno di bere più volte anche mentre sono al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Ma perché quest’acqua non c’è più? Forse ora il “mistero” è stato svelato. Parrebbe che la famosa cumba fino ad ora usufruisse abusivamente (????) dell’acqua, perché dal 30 settembre tutti, ma tutti i ruscelli devono essere svuotati. Ma perché improvvisamente, proprio in queste annate di siccità, viene fatto rispettare un regolamento che risale a secoli fa, quando a settembre in montagna già nevicava e iniziavano le gelate, per cui si chiudevano le prese dei rus? Guarda caso su questo territorio negli ultimi anni sono state fatte delle centraline idroelettriche… Certo, le famose energie rinnovabili! In teoria l’acqua fa girare le turbine e poi viene restituita al territorio senza che vi siano dei consumi, giusto? Peccato che venga restituita altrove e non dov’è stata presa. Ecco perché siamo senz’acqua. Noi e pochi altri o ci sono situazioni simili alla nostra anche altrove? Vorrei saperlo, in modo da poter andare da chi di dovere per esigere delle risposte e delle soluzioni.

Una delle tante vasche di captazione dei rus – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Solo adesso, faticosamente, dopo aver avuto per lungo tempo delle risposte vaghe e contradditorie, abbiamo saputo che il Consorzio Irriguo locale ha presentato in Regione una domanda per avere una proroga (e quindi l’acqua) fino alla fine di ottobre, di modo che continui ad esserci almeno quella per dar da bere al bestiame (e bagnare gli orti, visto che le verdure autunnali/invernali stanno languendo sotto il sole e con temperature superiori ai 20°C). In attesa di questa risposta, cosa dobbiamo fare? La fontana del villaggio ha un filo d’acqua da inizio estate (molte altre sono state chiuse, per risparmiare acqua potabile), riempire lì una botte per abbeverare le vacche richiederebbe ore e ore. L’unica alternativa è… ricorrere all’acquedotto!

La nostra piccola mandria al pascolo nei prati vicino a casa – Petit Fenis, Nus (AO)

Sapete qual è il fabbisogno idrico giornaliero di una vacca da latte? Si parla di 200 litri di acqua per una lattifera dalle grandi produzioni. Bisognerebbe tener conto del tipo di foraggio ingerito, della produzione di latte del singolo animale, delle temperature… Ipotizziamo che le nostre piccole valdostane, alcune prossime al parto, altre a fine lattazione, bevano 100 litri di acqua/gg. Sono 2000 litri di acqua ogni giorno! Solo per le nostre vacche, aggiungiamo poi anche le capre (almeno un 5-6 litri al giorno a capo)… e tutti gli altri animali presenti nel territorio di questo Comune? Ha senso consumare migliaia e migliaia di litri di acqua destinata all’uso domestico, quando sicuramente l’acquedotto è in sofferenza per la prolungata mancanza di precipitazioni?

Con la siccità degli ultimi anni, persino d’inverno avevo bisogno di abbeverare le capre mentre ero a pascolo, prendendo l’acqua dalla cumba – Petit Fenis, Nus (AO)

…e non dimentichiamoci di tutti gli animali selvatici! La cumba è fondamentale non solo per l’uomo e per le sue attività, quante volte nel corso dell’estate ho visto uccelli abbeverarsi proprio lì, non essendoci più acqua altrove, nelle varie sorgenti e pozze che normalmente mantenevano un po’ di acqua anche nei periodi più caldi. Ma non solo, qui in zona c’è una gran varietà faunistica (qualcuno si fa vedere anche di giorno, di altri vedo le tracce o sento i versi di notte): caprioli, un paio di camosci, volpi in quantità, cervi, tassi, scoiattoli, pure il lupo… e tutti gli animaletti più piccoli (roditori, ecc ecc), hanno bisogno di acqua anche loro!

Un capriolo, tra i tanti abitanti dei boschi e dei prati che rimarranno senz’acqua se non verrà ripristinato un flusso minimo nella cumba – Petit Fenis, Nus (AO)

Mi verrebbero in mente a questo punto decine di riflessioni sul ruolo di allevatori/agricoltori nel territorio montano, su quanto poco ci si ricordi di loro nel momento in cui vengono prese delle decisioni (che però vanno a influire molto pesantemente sul loro lavoro), o addirittura su come le loro esigenze siano ignorate da chi prende le decisioni! E non parliamo dello Stato, che è lontano, ma i Comuni, le Regioni dove i suddetti allevatori/agricoltori vivono e lavorano! E le varie associazioni che ci dovrebbero tutelare, sono a conoscenza di queste situazioni?

Pascolo autunnale – Petit Fenis, Nus (AO)

Il turista viene in montagna per divertirsi, riposarsi, fare sport e, appena gli si chiede di rispettare qualche normativa in nome della convivenza civile e pacifica sul territorio con chi ci lavora, inalbera la classica risposta “la montagna è di tutti!” anche laddove è un territorio di lavoro per gli allevatori. L’acqua di tutti sicuramente non è, dato che ogni anno si paga il Consorzio per usufruire di un servizio sempre più ridotto e insufficiente rispetto alle necessità. Se la colpa fosse solo della siccità, non sarei qui a scrivere, ma consulterei per l’ennesima volta i siti di previsioni meteo, scuotendo la testa sconsolata di fronte alla solita serie di icone con un sole splendente, affiancate da temperature troppo alte. Ma qui dei responsabili ci sono, così come l’acqua ci è stata tolta, l’acqua può essere rimessa. Non serve avere una portata immensa, quel giusto quel flusso continuo che permette un po’ a tutti (mi raccomando, onestamente!) di sopravvivere, nel vero senso della parola.

Pale eoliche a Saint-Denis (AO)

…e poi, perdonatemi, ma perché fare delle centraline idroelettriche qui, sulla collina di Nus, in una delle poche vallate valdostane che non ha ghiacciai ad alimentare il suo torrente principale? Se volete fare energia rinnovabile in Valle d’Aosta, usate il vento, usate il sole! Quelli abbondano, sempre, mentre l’acqua potrebbe diventare oggetto di vere e proprie guerre, negli anni a venire… Basta vedere tutte le piccole guerre che, qui e altrove, hanno coinvolto villaggi, vicini di casa, chi non poteva bagnare l’orto e chi invece non faceva mancare l’acqua al suo praticello all’inglese davanti a casa, il privato che si vedeva affiggere davanti al cancello l’ordinanza in cui si vietava di bagnare, mentre la rotonda lungo la strada veniva puntualmente irrigata fino ad avere l’acqua che formava pozzanghere sull’asfalto…

Un’antica transumanza del XXI secolo

Una rapida fuga dalla routine di queste giornate al pascolo per respirare un po’ di quell’atmosfera che un tempo era la mia quotidianità. Sono venuta a sapere che anche quest’anno ci sarebbe stato un gregge che scendeva lungo la Valle di Champorcher, ma non si trattava di animali che avevano trascorso la stagione estiva in quella zona…

Un momento della discesa del gregge nella vallata di Champorcher (AO)

Il gregge infatti pascola sulle montagne di Cogne, ma già l’anno scorso aveva valicato il Col Fenêtre de Champorcher per poi raggiungere la bassa valle e spostarsi rapidamente verso il Biellese, territorio di pascolo vagante in autunno, inverno e primavera. Facciamo un salto indietro, era il 2014 quando avevo accompagnato lo stesso gregge in salita verso l’alpeggio Lauson, nel 2016 ero andata a trovare i pastori su al Lauson, ma nel 2017 l’avevamo visto sfilare a Cogne per la tradizionale festa in occasione della Devétéya.

La discesa del gregge di Davide Ramella Levrin – Champorcher (AO)

Un tempo era normale che le transumanze avvenissero interamente a piedi e non solo “in discesa”, soprattutto per le greggi, che scendevano a fine stagione quando ormai le vacche erano rientrate in fondovalle. Così i pastori valicavano le creste passando di valle in valle per arrivare nelle zone dove avrebbero svernato. Erano numerosi i pastori biellesi che raggiungevano i pascoli valdostani per la stagione estiva e rientravano in questa stagione, ma i tempi sono cambiati, gli allevamenti diminuiti nella quantità e aumentati nelle dimensioni…

Le capre davanti al gregge – Champorcher (AO)

Oggi di greggi in Valle d’Aosta se ne vedono pochi, quello di Davide è uno di quelli che continuano a cambiare regione e raggiungere Cogne. La salita avviene con i camion, sarebbe troppo complicato affrontarla a piedi, ma per la discesa: “…era già da qualche anno che studiavamo come fare“, mi racconta Enrico, proprietario di parte dei pascoli d’alpeggio utilizzati dalle pecore a Cogne, che trascorre buona parte della stagione in alpeggio con Davide. “Abbiamo perso due anni pensando a come passare da Campiglia, ma poi ci siamo detti che la via migliore era quella da Champorcher, così lo scorso anno siamo partiti.

Una giornata calda per uomini e animali – Champorcher (AO)

La transumanza 2021 era avvenuta con il maltempo e la nebbia: “Non so nemmeno dove siamo passati, non si vedeva niente!”. Quest’anno invece il cielo è inesorabilmente blu e le temperature sono più estive che autunnali. “Nei giorni in cui eravamo dietro il colle ha anche nevicato, poi sabato ha piovuto e la neve si è sciolta. Ieri e oggi giornate splendide.

L’arrivo del gregge a Chardonney – Champorcher (AO)

Gli chiedo da cos’è stata dettata la voglia di affrontare questa lunga transumanza. “Spirito d’avventura, soprattutto. Poi certo, si risparmia anche sui camion.” Il gregge arriva, scende lungo la pista nel bosco e si affaccia sul prato adiacente la partenza della seggiovia. Alcuni abitanti di Champorcher hanno preparato un buffet di benvenuto per i pastori e per gli amici/famigliari che li hanno raggiunti lì per aiutare durante la discesa su strada.

Un saluto ai pastori di passaggio a Champorcher (AO)

Una piccola pausa e poi il gregge si mette in cammino nella cornice della valle che si sta tingendo dei colori d’autunno. Davide mi ha spiegato che faranno una tappa in bassa Valle, l’indomani proseguiranno verso il Piemonte e una terza tappa li porterà in provincia di Biella. “Non sono sceso a vedere, spero che ci sia da pascolare, è stata un’estate molto strana, il caldo, la siccità.

Foto di gruppo per pastori e aiutanti – Chardonney (Champorcher – AO)

In precedenza Enrico aveva espresso quella che è la speranza di tutti nel mondo agricolo e non solo: “Deve nevicare, quest’inverno, altrimenti è la fine.” Spiegandomi che il gregge passa in due alpeggi prima di arrivare al Lauson, aveva aggiunto: “Mancava l’acqua, da un alpeggio siamo dovuti andar via perché si era asciugata la sorgente per l’acqua potabile. A fine luglio non immaginavo di riuscire ad arrivare fino ad ottobre.” Le poche piogge sono comunque riuscite a dare quel minimo di sollievo e così, bene o male, la gran parte degli allevatori è comunque riuscita a raggiungere la fine di settembre.

Un saluto al gregge lungo il cammino – Champorcher (AO)

Lungo il cammino, la gente usciva sui balconi o sui marciapiedi per vedere lo spettacolo. Nel giorni precedenti erano già passate alcune transumanze di bovini, ma le pecore sono un’altra cosa. “Vanno piano, le vacche correvano!“, commenta una signora. Un anziano guarda con grande interesse, poi si affretta a scendere lungo un sentiero per rivedere il gregge alla curva sottostante. “Aveva anche lui le capre“, mi dice Samir, che cammina davanti alle pecore. “Era venuto su per vederle, ma erano lontane, a pascolare in alto.

Tappa lungo la discesa – Pontboset (AO)

Il gregge è sceso con una temperatura sempre più alta, l’ho accompagnato fino all’ingresso nel territorio di Pontboset, dopodiché sono dovuta rientrare. Uomini e animali tiravano il fiato con una pausa in un prato accanto a una frazione. Il termometro segnava 27-27,5°, decisamente anomali per gli inizi di ottobre.

Il gregge in transumanza si allunga nel caldo del mezzogiorno – Pontboset (AO)
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