Mungere (i turisti) in alpeggio

Continuiamo il discorso su quanto abbiamo visto in Val Passiria e sulle impressioni personali che mi sono riportata a casa dopo questa breve vacanza. Quel che sto per raccontarvi è soprattutto frutto di quanto osservato, se qualcuno avesse informazioni diverse, sarò felice di leggerle/ascoltarle.

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Escursionisti sulle sponde del Lago Nero del Tumulo – Val Passiria (BZ)

Vi dicevo che la scelta della Val Passiria come meta delle nostre vacanze è stata in parte casuale, in parte volutamente lontana da località molto più conosciute e blasonate dell’Alto Adige. E’ la zona adatta per stare tranquilli e far passeggiate in montagna. Certo, ci sono colli, laghi, rifugi e vette come mete, ma per molti la meta è… la malga. Vale per gli escursionisti locali, vale per i turisti provenienti da altre parti d’Europa (quest’anno, con un afflusso sicuramente anomalo, c’erano comunque numerosi Tedeschi, qualche Svizzero e Austriaco).

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Lazinser Alm – Plan, Val Passiria (BZ)

 

C’è anche un bel libretto curato dall’Associazione Turistica della Val Passiria (presumo ve ne sia uno per ogni vallata), che si apre con queste parole: “Caro ospite! In quanto meta escursionistica di numerosi turisti, le malghe della Val Passiria rivestono da sempre un ruolo di particolare importanza. La loro importanza non si limita però esclusivamente al turismo. Già il fatto che due terzi del patrimonio zootecnico trascorrono circa tre mesi sulle malghe, nonché la circostanza che quasi la metà della superficie totale della valle è costituita da malghe, testimoniano il loro grande valore economico per la regione. (…)

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Timmelsalm – Val Passiria (BZ)

Capite? Prima si parla di turismo! In questa parte delle Alpi invece ben pochi alpeggi svolgono (anche) un’attività di ricezione turistica. Alcuni sono interessati da particolari giornate dedicate alla promozione dei loro prodotti, feste dell’alpeggio, pranzi in alpe o cose simili, ma per quasi nessuno è l’attività principale. Anche chi pratica l’attività agrituristica in alpeggio, parallelamente comunque ha un normale impegno di gestione della mandria, mungitura, caseificazione, ecc…

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Faglsalm – Falsertal, San Martino in Passiria (BZ)

In Val Passiria l’impressione è che, nelle malghe, si mungano i turisti, più che le vacche! Attenzione, non lo sto dicendo in tono negativo, è una constatazione sul tipo di lavoro e sul reddito conseguente. Accanto alle malghe infatti raramente abbiamo visto più di una decina di vacche in mungitura. Come vi ho raccontato, sui pascoli degli alpeggi abbiamo incontrato soprattutto manze, manzette, vitelli, vacche in asciutta o vacche con il vitello.

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Nei pascoli davanti alla malga – Timmelsalm, Val Passiria (BZ)

Davanti alle malghe però troviamo cascate di fiori (anche ad alta quota), tavoli, panche, ombrelloni e menù che offrono dallo spuntino al pranzo completo, con i prodotti della malga o comunque del territorio. E’ un altro modo di lavorare rispetto a quello dei nostri alpeggi, sicuramente. Può esserci l’escursionista di passaggio, il ciclista che pedala lungo la pista agro-silvo-pastorale e si ferma solo per bere un bicchiere di succo di mela, una birra. Oppure chi prende un thé, un bicchiere di latte e una fetta di torta al pomeriggio. O chi pranza con un tagliere di salumi e formaggi, chi sceglie un piatto caldo, dai classici canederli all’arrosto di capra.

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Il menù di una malga – Faltschnalalm, Plan (BZ)

E così c’è il pastore che va a sorvegliare gli animali nei pascoli più alti, che posiziona picchetti e fili per i grossi recinti, c’è la famiglia che si occupa della gestione della malga, mungitura, forse caseificazione (cartelli di vendita formaggi nelle malghe non ne ho visti), ma soprattutto accoglienza e ristorazione. Il grosso della mungitura la si fa fin quando si è nelle aziende di fondovalle, quando il latte viene conferito ai caseifici.

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Il pastore delle manze – Timmelsalm, Val Passiria (BZ)

Anche nella stagione estiva abbiamo visto, mattina e sera, decine e decine di bidoni lungo le strade, alcuni scesi dai masi di mezza quota grazie alle teleferiche. Il camion passa, aspira il latte e lo porta giù a Merano o a qualche caseificio lungo la valle.

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Bidoni del latte – Plan, Val Passiria (BZ)

Il libretto “Malghe e ristori 2020” comprende anche qualche maso abitato tutto l’anno e alcuni rifugi di alta quota, per un totale di 54 punti di ristoro, dai 650m ai 2989m. C’è la foto, i contatti dei gestori, la descrizione su come raggiungerli, la difficoltà dell’escursione, il periodo di apertura e altre informazioni utili. Inoltre, all’inizio, due pagine forniscono all’escursionista alcune regole per la sicurezza in montagna, ma anche delle norme di comportamento sui pascoli, sia per rispettarli, sia per non incorrere in incidenti con gli animali al pascoli.

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I dolci del giorno – Faltschnalalm, Plan (BZ)

Si può votare la malga dell’anno e si possono collezionare i “punti” a cui si ha diritto raggiungendo via via le mete più lontane, fino ad ottenere un distintivo d’argento o d’oro in base alla quantità di punti accumulati a fine stagione facendo timbrare via via il passaporto dell’escursionista.

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Un piatto di canederli in brodo – Faglsalm
Falsertal, San Martino in Passiria (BZ)

L’attenzione verso il turista non finisce qui: dato che l’attività zootecnica è praticamente inscindibile da quella turistica, non vi è un passaggio che sia uno tra piste, strade, sentieri principali o secondari che presenti difficoltà nell’intersecare i recinti elettrificati che contengono gli animali o fanno sì che questi non possano avvicinarsi a zone troppo ripide o pericolose. Gli accorgimenti sono molteplici, dalla “classica” maniglia alle asticelle a molla, dal cancello al passaggio creato ad hoc con picchetti, filo/fettuccia ribassata in quel punto e filo elettrico che passa più in alto.

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Sistemi di attraversamento dei recinti elettrificati – Val Passiria (BZ)

C’è da rifletterci su, vero? Non dico che potrebbe essere un modello da applicare ovunque, ma… sicuramente dovrebbe essere favorita una gestione del genere anche altrove. Non so come funzioni la parte di cucina in queste malghe (tra quelle che abbiamo visitato, una era piccola e non particolarmente attrezzata, dubito vi fosse una cucina separata per gli ospiti), ma inviterei chi si candida ad amministrare regioni e comuni montani a fare un viaggio in quelle realtà, per capirne di più e vedere come proporlo anche altrove.

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Falser Alm – Falsertal, San Martino in Passiria (BZ)

L’attività di ricezione turistica parallela all’azienda agricola non è un’esclusiva della malga. Noi abbiamo soggiornato in un maso a 1000m di quota, una piccola azienda agricola con una quindicina di vacche da latte (frisone). Nel maso si poteva anche mangiare e, inoltre, vi erano due appartamenti da affittare agli ospiti. In questo sito potete vedere quanti sono i masi (a conduzione zootecnica, ma anche viticola e frutticola) che offrono ospitalità in tutto l’Alto Adige.

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Vista dal balcone del maso – Scena (BZ)

Più che mai quest’anno un simile modello secondo me dev’essersi rivelato la scelta migliore: le strutture prettamente turistiche hanno avuto dei mesi di blocco totale e anche ora non funzionano a pieno regime, per cui il danno è enorme. Le grosse aziende si sono trovate in difficoltà nel gestire la gran quantità di prodotti, hanno patito e stanno patendo tutt’ora la carenza di manodopera estera. Chi invece ha una piccola azienda differenziata in questo modo ha contenuto il danno nel periodo del lockdowd (comunque non è mai stato totalmente senza reddito) e oggi magari ha più clienti del grande albergo, poiché il turista cerca la montagna, l’appartamento singolo, la maggior sicurezza della sistemazione appartata.

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Lazinser Hof – Plan, Val Passiria (BZ)

Quella della mungitura del turista era una battuta, una provocazione per attirare l’attenzione… Come turista in queste strutture (malghe, masi) siamo stati accolti in modo famigliare e cordiale, con qualcuno abbiamo anche avuto modo di far lunghe chiacchierate, per cui il bilancio dell’esperienza è sicuramente positivo. Adesso lascio a chi legge la riflessione, nella speranza che possa cambiare qualcosa anche da noi, dove purtroppo spesso il rapporto alpigiano-turista si sta facendo sempre più conflittuale, con comportamenti maleducati, mancanza di rispetto reciproco, incomprensioni di fondo, ecc ecc…

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Turismo invernale sugli sci… e turismo estivo in malga – Passo del Giovo (BZ)

Qualche fazzoletto gettato a terra lungo i sentieri l’abbiamo visto anche là, qualche turista che abbandonava il sentiero per andare in mezzo alle bovine a scattarsi un selfie c’è stato… Ma in generale l’atteggiamento dei frequentatori delle malghe mi è sembrato corretto e rispettoso, anche per quello che concerne la presenza di cani, tutti tenuti al guinzaglio anche dove non c’erano cartelli di divieto ad imporlo (è infatti una delle regole raccomandate al turista nel libretto di cui vi ho parlato).

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Vacche di razza Bronw Swiss al pascolo nei pressi degli impianti sciistici – Racines (BZ)

Infine è doveroso ricordare come il paesaggio di montagna, così apprezzato dal turista che lo frequenta, sia indissolubilmente legato all’attività zootecnica attraverso il pascolamento e con la fienagione… per non parlare della presenza degli animali sui pascoli, del suono dei campanacci, delle strutture d’alpeggio che possono anche diventare ricoveri di emergenza in caso di maltempo…

La regola delle “3 S”

Non scrivo da un po’… c’era il fieno da fare, tra vari problemi siamo riusciti a portarlo a termine, subito dopo ci siamo concessi un piccolo “stacco”. Non so con quale criterio voi scegliate la meta delle vostre vacanze, ma in quest’estate un po’ particolare abbiamo guardato ad est, rimanendo tra i monti. L’Alto Adige è una località molto ambita, ma noi abbiamo scelto una vallata forse meno conosciuta, la Val Passiria. Lo confesso, una delle principali motivazioni per andare proprio lì era… il fatto che c’è una razza di capre originaria proprio di quella vallata. Inoltre, non essendo così famosa come altre località di quella regione, contavo di trovarla poco affollata.

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Capre di razza Passiria – Timmelsalm (BZ)

Si tratta di un territorio spiccatamente agricolo e sicuramente non frequentata dal turismo di massa, adatto a chi vuol fare gite, camminate, escursioni in ambiente montano. La parte bassa della valle, a ridosso di Merano, è completamente coperta di vigneti e frutteti, che risalgono i versanti delle montagne fin verso i 6-700m, dopodiché vi sono i boschi, tra i quali si aprono i masi, con le loro case, stalle e fienili.

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Antico maso a Scena (BZ)

L’ambiente dei frutteti, pur essendo attraversato da sentieri (alcuni dei quali seguono il tracciato delle rogge, il sistema per trasportare l’acqua dai corsi d’acqua principali ai versanti coltivati), non mi ha entusiasmata. Le colture occupano ogni spazio disponibile e sono per lo più avvolte da reti antigrandine (fondamentali, visto il violento temporale che ci ha dato il benvenuto la prima sera). Sicuramente nel momento della fioritura dei meli si potrà godere di scorci colorati e pittoreschi, ma in questi giorni questa monocoltura è abbastanza soffocante, sensazione non solo psicologica, ma anche reale, dato il continuo via vai di piccoli trattori, adatti al passaggio tra i filari, con al seguito atomizzatori che irrorano le coltivazioni o gettano erbicida al piede dei vigneti.

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Frutteti a Rifiano, Val Passiria (BZ)

Meglio dirigersi verso i monti, in un panorama di vallate dai pendii ripidi, ma anche vasti pascoli, laghi, torrenti, rododendri in fiore. Prima di raggiungere gli alpeggi, parliamo ancora un momento dei masi. Girando per la Val Passiria, non ho visto praticamente nessun edificio abbandonato. Ci sono i villaggi, poi vi sono i masi: si tratta di aziende agricole, la cui gestione è stata tramandata di generazione in generazione attraverso il meccanismo del “maso chiuso”. Qui potete trovare più informazioni su questo sistema caratteristico dell’Alto Adige. Questa è la legge (aggiornata al 2001) che ne regola la gestione. Penso che gran parte della “buona gestione” del paesaggio e del territorio di queste zone sia dovuta a questa istituzione, che ha fatto sì che si mantenesse l’unità aziendale, senza la grande frammentazione che caratterizza invece le nostre aree collinari e montane.

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Il paesaggio dei masi – San Martino in Passiria (BZ)

Dal momento che la bassa valle e la pianura sono interamente occupate da frutteti e vigneti, fare i prati sono quasi tutti molto ripidi, per cui fare il fieno è un’attività eroica. Lo è anche farlo asciugare, dato che quasi ogni giorno c’è stato almeno un temporale… I fienili hanno quasi tutti delle ventole per poter continuare l’essiccazione anche dopo lo stoccaggio, oppure altrove si ricorre al metodo di fasciare le rotoballe per la loro conservazione.

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Prati pianeggianti da sfalciare solo in alcuni villaggi d’alta quota – Plan, Val Passiria (BZ)

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Scene di fienagione in Val Passiria (BZ)

Saliamo ancora e arriviamo nell’alta valle o nelle vallate laterali, dove numerose piste forestali chiuse al traffico raggiungono le malghe, gli alpeggi, da cui poi si prosegue lungo sentieri per arrivare ad alpeggi più piccoli. Noi cercavamo le capre… e le abbiamo trovate. Tante, tantissime! Le prime le abbiamo viste vicino ad una piccola baita la domenica mattina. Dopo alcune difficoltà di comunicazione con persone che si dirigevano là (qui parlano soprattutto Tedesco, alcuni non sanno o non vogliono parlare Italiano), nei pressi della baita abbiamo trovato un giovane pastore con cui scambiare quattro chiacchiere.

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Capre e giovane pastore – Timmelsalm, Val Passiria (BZ)

Ci ha detto di essere il pastore delle manze in un vallone vicino, ma che la domenica ci si riuniva con altri pastori e con i proprietari delle capre per controllare gli animali, che pascolano ancora liberi nelle parti più alte degli alpeggi. Aveva messo il sale intorno alla capanna (che può servire, oltre che da magazzino, da ricovero per i pastori in caso di necessità), così che le capre scendessero e potessero essere viste dagli allevatori.

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Capre Passiria al Passo del Rombo (BZ)

Le capre di razza Passiria sono animali robusti, adatti alla montagna: di taglia media, sono capre tarchiate, con le gambe robuste, corna non troppo sviluppate, muso corto, mantello dalle diverse colorazioni. Nelle greggi lasciate pascolare libere c’erano solo femmine e capretti nati in primavera, i maschi li abbiamo visti altrove, o nel fondovalle accanto alle case o in recinti vicino alle malghe più in basso. Verranno poi inseriti nel gregge dopo ferragosto, quando inizia generalmente il naturale periodo dei calori.

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Due becchi in un recinto nella parte bassa del vallone – Falsertal, San Martino in Passiria (BZ)

Un gregge lo abbiamo visto, la sera, proprio accanto alla strada che porta al Passo del Rombo, confine con l’Austria. Non c’erano solo capre, sul versante austriaco alcune pecore si spostavano liberamente, attraversando la strada asfaltata (poco trafficata, dato che più a valle, in Austria, era interrotta a causa di una frana). Altre pecore le abbiamo incontrate, sempre in Val Passiria, in piccoli gruppi sparsi.

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Pecore al Passo del Rombo – Austria
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Gregge nei pressi del Passo del Rombo – Austria

Le capre restano a pascolare fino agli inizi dell’autunno, quando poi verranno fatte ridiscendere a valle. Succedeva anche dalle nostre parti, fino a qualche anno fa… e non sempre questa operazione è semplice, poiché può capitare di doverle andare a recuperare in luoghi impervi.

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Una lapide posta lungo un sentiero a ricordare un giovane capraio perito nel cercare di recuperare i suoi animali – San Martino in Passiria (BZ)

I bovini invece pascolano all’interno di grandi recinti che delimitano le varie parti dell’alpeggio. Qualche vacca in mungitura nei pressi delle malghe, molte vacche in asciutta, alcune vacche con i vitelli, moltissime manze e vitelli, delle razze più disparate (dalla Frisona alla Grigia alpina, dalla Jersey alla Pustertaler, ecc…). La sorveglianza non è costante, ci sono dei pastori che periodicamente vanno a controllare questi animali, abbiamo visto una “squadra” di persone impegnate nel posizionare fili e picchetti fino sulla cresta spartiacque tra un vallone e l’altro.

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Vacche in asciutta nei pascoli accanto al Passo del Giovo (BZ)
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Manze al pascolo – Fatschnal Tal, Val Passiria (BZ)
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…non solo bovini negli alpeggi… – Falsertal, San Martino in Passiria (BZ)
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Manze di razza Grigia alpina – Lazinser Alm, Val Passiria (BZ)

Vi starete già chiedendo com’è possibile che qui gli animali siano ancora liberi, soprattutto capre e pecore. Semplicemente qui il lupo non c’è (ancora), così come non c’è nemmeno l’orso. Questi animali non sono i benvenuti, in una realtà totalmente zootecnica come questa. E non è solo una sensazione, il concetto è espresso chiaramente dagli striscioni affissi all’esterno di ogni malga e da piccoli opuscoli (in Italiano e Tedesco) distribuiti ovunque a cura della Südtiroler Bauernbund, dove si spiega come lì “non vi sia posto per il lupo”.

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Lo striscione presente in quasi tutte le malghe – Val Passiria (BZ)

In una di queste malghe, il titolare chiacchiera volentieri. Ci racconta come in tutto l’Alto Adige vi siano 8.000 capre di razza Passiria, ma lì, nella valle omonima, i capi allevati siano 6.000! “Le alleviamo per passione…“. Non c’è bisogno di spiegare, capiamo benissimo. Quest’anno il lockdown ha completamente bloccato la vendita dei capretti nel periodo pasquale. “Per fortuna ora un macellaio si è inventato la vendita di arrosti. La gente non prende i pezzetti con l’osso, non li sa mangiare, cucinare… ma l’arrosto sì, quello si vende.

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Gregge di capre Passiria al Passo del Rombo (BZ)

Quando però inizia a parlare del lupo, il discorso si infiamma. “Hanno fatto una riunione qui, gli ambientalisti hanno chiesto di fare delle proposte per convivere con il lupo. Si è alzato uno Svizzero, ha detto che l’unica regola che funziona è quella delle 3 S.” Ci dice tre parole in Tedesco, poi cerca di tradurle. Anche in Italiano sono 3 S: Sparare, Sotterrare, Silenzio.

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L’opuscolo dove si spiega il punto di vista degli allevatori altoatesini in una delle malghe che offrono accoglienza ai turisti – Val Passiria (BZ)

Lupo, allevamento, montagne, turismo: cose che insieme non possono funzionare, ci dicono. Qui l’allevamento è fortemente legato al turismo, si può dire che, almeno nella stagione estiva, le due attività siano inscindibili. Ma di questo vi parlerò in un altro post

La pioggia serve, ma…

Quest’anno non ci stiamo lamentando per la siccità. Il problema è che non la smette di piovere… La primavera è stata bella, abbastanza fresca, con giornate limpide e raggi di sole che illuminavano le montagne silenziose. Gli agricoltori però non si sono mai fermati, indipendentemente dall’emergenza e dal lockdown. In pianura penso che buona parte dei fieni siano stati fatti, in montagna invece bisognava iniziare adesso…

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Prati tagliati e fieno che secca in piedi – Collina di Nus (AO)

Nel fondovalle ci sono prati ormai verdissimi, dove l’erba nuova cresce abbondante, e altri sempre più gialli, laddove non c’è stato tempo e modo di tagliare. Lo stesso accade fino ad una certa quota, di lì in poi il momento giusto per iniziare il fieno è arrivato insieme alle piogge. Nel nostro caso, non si riesce ad iniziare fin quando gli animali sono in stalla, ma ormai sono tutti in alpeggio, il tempo ci sarebbe, è quello atmosferico che non accompagna.

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Neve fresca a quote alte (qui la Grivola), ma spesso anche sui pascoli dove già ci sono le mandrie e le greggi

Piove, piove quasi quotidianamente… forse oggi pomeriggio tornerà il sole e potrebbe durare qualche giorno. Era ricomparso domenica, giusto per illuminare creste, vette e pascoli di alta quota imbiancati. Anche stamane le nebbie per qualche istante si sono diradate, per mostrare altra neve fresca, dopo una notte di pioggia battente.

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Gregge di capre sui pascoli in un giorno di pioggia – Arpilles, Introd (AO)

Non che negli alpeggi le cose vadano molto meglio, sia per gli uomini, sia per gli animali. Tocca andare al pascolo con la pioggia, a volte anche nel bel mezzo di temporali. Fa freddo, non sempre c’è modo di asciugare gli indumenti fradici di acqua. Per non parlare di chi deve mungere all’aperto… Insomma, la siccità è grave per i pascoli, ma di troppa pioggia nessuno ne trae beneficio, perché gli animali pascolano male e sprecano foraggio.

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Tornando in basso, nei prati da falciare, così si presentavano i migliori fino a qualche giorno fa. Tanta erba, bella erba, matura al punto giusto… Tutti scalpitano e imprecano, ma iniziare quando le previsioni davano un piccolo spiraglio era troppo rischioso. Il fieno va fatto bene, va ritirato ben asciutto, altrimenti e balle ammuffiscono o, peggio ancora, rischiano di “bollire”, di fermentare, fino a prendere fuoco.

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Fieno che marcisce a terra – Val d’Ayas (AO)

Chi ha tagliato nel momento sbagliato ora ha del fieno che sta marcendo, con l’erba sotto che già fa capolino tra i mucchietti di colore giallo scuro/marrone. Qualcuno da queste parti ha rischiato un taglio domenica mattina, nonostante la pioggia intensa di sabato pomeriggio/sera. Qualche fortunato ieri sera passava giù con il carro carico di rotoballe (sotto altra pioggia a dirotto), avendo sfruttato il sole e il vento e i temporali passati appena un po’ più in là…

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Nuvole temporalesche verso il Piemonte – Petit Fenis, Nus (AO)

Sì, perché anche con previsioni buone, poi si forma all’improvviso quel temporale che magari non arriva, o magari ti investe in pieno, magari passa dall’altra parte della valle, lasciandoti con il fieno asciutto e un bell’arcobaleno da ammirare mentre le nuvole si spostano altrove.

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I prati dopo una notte di forte pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri sera tutte le previsioni segnavano pioggia, quelle più aggiornate avevano diminuito la quantità, da queste parti, invece bisognava tener buona l’intensità annunciata nei giorni precedenti, infatti stamattina presto ancora pioveva e i prati erano fradici. Adesso c’è una nebbia autunnale che ci fa capire come nemmeno oggi si possa dare il via alla stagione del fieno… Tra l’altro, da queste parti, non bastano 4-5 giorni o una settimana di bel tempo. Non è come in pianura dove le estensioni sono grosse, i pezzi pianeggianti. Qui ci sono prati e praticelli, muretti, angoli, strisce, pendenze. Servirebbero almeno 2 settimane senza pioggia. Facciamo tre, così andiamo sul sicuro!

Il primo giorno di pascolo

Paese che vai, usanze che trovi… Regione che vai, usanze che trovi! Dopo aver pubblicato alcune immagini dei giorni scorsi su facebook, ho capito che era necessario un articolo per spiegare come funzionano le cose da queste parti. La vita (e il lavoro) in alpeggio non sono uguali ovunque.

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Un alpeggio che, nelle scorse settimana, ancora attendeva uomini e animali – Ollomont (AO)

Ecco che l’inizio della stagione può essere differente a seconda della vallata, della regione, del tipo di animali e persino della razza di animali allevati. Come sapete, da qualche anno ormai frequento soprattutto le montagne della Valle d’Aosta. Nonostante la distanza con il confinante Piemonte non sia molta, qui cambiano molte cose.

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Fioritura del tarassaco nel Vallone di Vertosan – Avise (AO)

L’altro giorno siamo andati nel Vallone di Vertosan, dove si trova l’alpeggio in cui trascorreranno l’estate le nostre vacche. Gli animali erano già su dal pomeriggio precedente, ma fino a quella sera non sarebbero uscite al pascolo. Strano, non vi sembra? Solo in parte… Questi tempi sono dovuti alla razza di animali che si alleva in Valle d’Aosta.

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Mungitura pomeridiana – Dzette, Avise (AO)

Ecco allora tutte le vacche (di razza valdostana pezzata rossa, pezzata nera e castana) in stalla, mentre vengono munte nel pomeriggio. Ciascuna è legata al suo posto. Terminata la mungitura, si uscirà al pascolo. Questo avviene due volte al giorno, al mattino e alla sera, dopo il pascolo gli animali vengono fatti rientrare in stalla.

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Valdostana pezzata rossa – Dzette, Avise (AO)

Sul muro della stalla sono segnati dei numeri, prima di uscire ad ogni animale verrà scritto sulla coscia il numero corrispondente al proprio posto, così da essere facilitati nel farli rientrare e legare la sera. Soprattutto i primi giorni, questa non è un’operazione semplice. Qui poi gli animali non resteranno a lungo, perché dopo una decina di giorni la mandria verrà già spostata nel tramuto superiore.

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Partenza per il pascolo – Dzette, Avise (AO)

Dopo aver mangiato un po’ di merenda, il casaro va ad occuparsi del latte, mentre tutti gli altri (padroni degli animali, operai, gestore dell’alpeggio, amici, parenti) fanno uscire le vacche dalla stalla e iniziano a chiamarle verso il pascolo. Qualcuna in fondovalle già usciva a pascolare, altre escono in quel momento per la prima volta dopo mesi di alimentazione a fieno. Ma perché attendere fino al tardo pomeriggio per uscire?

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Le vacche castane scavano, muggiscono e si preparano a dar via alle battaglie – Dzette, Avise (AO)

Si è aspettato l’arrivo di tutti gli animali che costituiranno la mandria per quell’estate. Uscire solo con alcune avrebbe complicato le cose, invece adesso sono tutte insieme e… “faranno conoscenza” in un unico momento. Qui questo particolare momento viene chiamato “decorda“, cioè quando per la prima volta vengono slegate tutte insieme le vacche. In questo alpeggio gli animali vengono fatti uscire e salire in un prato qualche centinaio di metri più a monte, più pianeggiante rispetto a quelli sotto l’alpeggio.

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Battaglie tra reines per definire chi guiderà la mandria – Dzette, Avise (AO)

Dopo aver raspato con le zampe, dopo vari muggiti e sfregamenti del capo nella terra, iniziano le battaglie, qualcuna rapida, qualcuna più combattuta, il tutto sotto gli occhi vigili dei proprietari degli animali. Avere la regina è soddisfazione, è prestigio, è la realizzazione di tanti sacrifici fatti per i propri animali. Quest’anno le decorde sono più che mai l’occasione per vedere delle battaglie, dato che i vari incontri ufficiali in calendario sono stati tutti sospesi a causa dell’emergenza Covid.

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Momenti di una battaglia – Dzette, Avise (AO)

Il tutto avviene in modo totalmente naturale,  l’intero prato risuona di muggiti e di sbuffi, qua e là gli animali si affrontano due a due. Gli occhi di tutti però sono puntati sula regina del gestore dell’alpeggio, che si scontra con una bestia di pari mole e potenza, mandata in alpeggio per l’estate da un altro allevatore.

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Si pascola la prima erba fresca in alpeggio – Dzette, Avise (AO)

Le valdostane pezzate rosse invece pascolano placidamente, loro pensano soprattutto ad alimentarsi e cercano di stare discoste dalle loro compagne attaccabrighe.

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Battaglia tra valdostane pezzate rosse – Dzette, Avise (AO)

Succede molto più raramente, ma anche alcune di loro danno vita ad alcune brevi battaglie, ma non sono “quelle che contano” per definire i ruoli gerarchici nella mandria per il resto della stagione.

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Si assiste alle battaglie – Dzette, Avise (AO)

Le decorde richiamano un buon numero di appassionati, specialmente laddove si sa che vi sono reines importanti. E’ un’occasione di vedere gli animali che si misurano tra di loro, incontrare amici con la stessa passione, fare un po’ di festa insieme.

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Lo sguardo “triste” di una reina che ha perso una battaglia – Dzette, Avise (AO)

Passato quel primo momento di festeggiamenti, dal giorno dopo (o meglio, dalla notte successiva, dato che si inizia a mungere ben prima del sorgere del sole) inizia la routine del lavoro d’alpeggio. Per i Valdostani tutte queste sono normali ovvietà, ma gli amici che mi seguono da altre regioni vivono il loro primo giorno d’alpeggio in altri modi.

Che stagione sarà?

Le stalle si stanno svuotando, in questi giorni c’è stato un flusso incessante di camion, camioncini, trattori con bighe, tutti carichi di vacche dirette agli alpeggi del vallone che si apre qui sopra. E lo stesso sta succedendo altrove. La stagione d’alpeggio 2020 è iniziata, nonostante tutto. Ma che stagione sarà? Oggi è la Giornata Mondiale dell’Ambiente, così si fa un gran parlare di biodiversità, di scomparsa di specie (animali e vegetali), di inquinamento, di clima (e dei suoi cambiamenti).

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Biodiversità in un prato in Valtournenche (AO)

Anche i prati e i pascoli di montagna sono ricchissimi di biodiversità, il fatto che l’uomo li gestisca (con lo sfalcio e con la brucatura da parte di mandrie e greggi) ne garantisce la biodiversità, a patto che il carico di animali sia adeguato (né troppi capi, né troppo pochi). Certamente, anche il bosco è ricco di biodiversità, ma diversa da quella di un prato. E c’è ancora più biodiversità quando si alternano ambienti diversi (boschi, radure, pascoli di alta quota, ecc…). Visto che, purtroppo, sempre di più una certa fetta di informazione demonizza l’allevamento in generale, senza far differenze tra quello intensivo e quello estensivo più tradizionale, è sempre meglio ripetere queste cose. E ribadire come l’allevamento estensivo sia importante sia per la biodiversità (vegetale, ma anche animale, grazie alla scelta di razze autoctone), sia per il paesaggio.

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L’alpeggio Berruard (1947m) già caricato ad inizio giugno – Ollomont (AO)

Ma torniamo alla nostra stagione d’alpeggio che sta prendendo il via. Dopo un inverno ancora una volta abbastanza mite, la neve si è poi abbassata di quota quando la primavera stava per iniziare, ma ovviamente non è rimasta a lungo sul suolo. Così a fine maggio l’erba è già verde anche intorno a quegli alpeggi che dovrebbero vedere l’arrivo delle mandrie solo nel cuore della stagione estiva. Non è un buon segno e non fa ben sperare.

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Pascoli a 2100m il 2 giugno nella Conca di By – Ollomont (AO)

Un amico pastore salito in montagna con il suo gregge già agli inizi di maggio mi diceva che l’erba “veniva già grossa“, cioè era già alta, dura. A queste quote lo si vede anche nei prati, dove l’erba sarebbe già matura per la fienagione, se soltanto il tempo lo permettesse. I temporali e le piogge, oltre ad averla infradiciata, l’hanno persino coricata al suolo.

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Al 7 di maggio la neve era già quasi interamente sciolta alla Tsa de Pierrey (2333m) – Vallone di St.Barthélemy, Nus (AO)

In alto c’è poca, pochissima neve e questo sarà un problema, se dovesse esserci siccità. Per ora le previsioni indicano un periodo di instabilità che sembrerebbe dover durare per parecchi giorni, ma l’estate è lunga, non sono sufficienti dieci giorni di pioggia a giugno per garantire buona erba e acqua nei ruscelli e nei laghi fino a settembre. Soprattutto se poi le temperature dovessero salire e farsi estreme come già accaduto nelle ultime estati.

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L’inizio del Ru de By – Ollomont (AO)

La Valle d’Aosta è una regione abbastanza secca e ventosa, fin dall’antichità l’uomo ha realizzato una vasta rete di canali (ru) per portare l’acqua sui versanti dove altrimenti non ve ne sarebbe la disponibilità. I ruscelli iniziano in un corso d’acqua dove c’è la presa principale e la distribuiscono man mano dove ce n’è bisogno, con un sistema di saracinesche, vasche e canali secondari. L’irrigazione dei prati in gran parte delle zone è stata modernizzata con dei sistemi di girandole, la cui apertura temporizzata è regolata dai computer, ma… all’inizio c’è sempre solo un torrente di alta montagna alimentato dallo scioglimento di neve e ghiacciai.

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Ciò che resta dei ghiacciai del gruppo del Monte Bianco visti dalla Val Veny – Courmayeur (AO)

…ghiacciai che arretrano sempre di più, alimentati da sempre meno neve. Per cui ci si augura che piova ogni tanto, almeno un temporale, per mantenere l’erba verde, per farla crescere nei pascoli più bassi dopo che è stata consumata, di modo che gli animali possano passare una seconda volta a fine stagione. Si spera che ci sia acqua nei torrenti, per far sì che gli animali possano bere, ma anche per utilizzarla per l’irrigazione, laddove questa venga fatta anche in alpeggio.

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Un tratto del Ru de By – Doues (AO)

Come sarà la stagione dal punto di vista del clima e, conseguentemente, della vegetazione, lo potremo dire solo al mese di ottobre, quando le montagne torneranno silenziose. Interrogativi quest’anno comunque ne abbiamo ben più del solito, per quello che riguarda la vendita dei prodotti, l’afflusso di turisti, l’atteggiamento di questi ultimi nei confronti dell’ambiente montano, dei suoi abitanti…

Servono regole?

Questo forse è stato l’ultimo weekend di pace per alcune vallate e di delirio per altre. Vivendo questa situazione dalla Valle d’Aosta, regione interamente montuosa e con meno abitanti concentrati in aree urbane rispetto al vicino Piemonte, fortunatamente non ho vissuto quello che si è verificato altrove, con un vero e proprio assalto delle cavallette sul territorio montano non appena sono state “aperte le porte”.

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Area attrezzata deserta in una domenica di maggio – La Magdaleine (AO)

Dal 3 giugno si potrà tornare a spostarsi tra le regioni, quindi anche qui arriveranno i turisti, chi preferisce il mare alla montagna si recherà altrove e comunque ci si distribuirà forse un po’ meglio sul territorio. Tante parole sono già state dette e scritte in merito, aggiungo anche il mio pensiero, se avete voglia di leggerlo.

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Panorama della Val Veny – Courmayeur (AO)

Prima riflessione: le città non sono un posto molto vivibile, la gente che vi abita non vede l’ora di abbandonarle e cercare altrove svago, relax, aria buona. Non è passato nemmeno un secolo da quando le valli sono state bruscamente spopolate per cercare una “vita migliore” in città: più comodità, un lavoro con uno stipendio, un orario… E poi ecco che sono nate le ferie, il tempo libero, tutte cose che in campagna/montagna non esistevano. Le montagne e le colline si sono spopolate, molte delle attività agricole sono state abbandonate, si è toccato il fondo… e poi è iniziata una risalita, ma con delle trasformazioni.

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Infrastrutture per lo sci invernale – La Salette, Valtournenche (AO)

Da una parte si è puntato sul turismo, questa nuova vacca da mungere, questa gallina dalle uova d’oro. Un turismo legato a singole stagioni (la neve, l’inverno), a nuove strutture con forte impatto (impianti di risalita, grossi alberghi, piste) a cui, soprattutto recentemente, si sono affiancate forme più responsabili, più attente al territorio e alla sua riscoperta (trekking, escursioni, attività didattiche e ambientali), con una forte attenzione all’enogastronomia locale. Questo ultimo aspetto ha permesso una rinascita e anche un nuovo insediamento di aziende agricole, alcune delle quali fortemente legate al turismo (con attività ricettive sia per il pernottamento, sia per la ristorazione).

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Uno dei tanti cartelli che invitano al rispetto – Val Veny, Courmayeur (AO)

Non sto a parlare delle nuove regole per chi fa accoglienza, a tutti i problemi che coinvolgono gli operatori del settore turistico, non ne so abbastanza, lascio che siano loro a raccontarveli. Da persona che il territorio lo vive e lo frequenta, però qualche considerazione da fare ce l’ho. Quello che sta accadendo me lo aspettavo. Lo ripeto da anni, c’è una fetta di “turisti”, di “vacanzieri”, di “merenderos” che vedono nella montagna un luogo di svago senza regole, senza confini, senza proprietari. “La montagna è di tutti“, “...i pastori mica sono padroni della montagna!” e altre affermazioni del genere le ho lette solo qualche giorno fa, dopo il famoso primo weekend di apertura, quando “il mondo” si è riversato sulle Terre Alte, non avendo altri posti dove andare, dopo essere stato accusato della famigerata movida perché ci si trovava tutti insieme in città. I posti per ritrovarsi sono quelli, la gente è tanta, cosa c’era da stupirsi nel fatto che si fosse ritrovata “tutta” lì?

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Oltre ai cartelli “istituzionali”, è meglio ribadire il concetto – Val Veny, Courmayeur (AO)

Quando è stato concesso di ritornare all’aria aperta, a camminare in montagna, sono uscite molte tabelle con regole per chi si apprestava ad andarci. Regole anche ridicole, in un certo senso. Ovvie, scontate, per chi in montagna c’è sempre andato ed è stato obbligato a guardarla da lontano per (soli) due mesi. Il problema è che quelle regole andavano fatte leggere, imparare a memoria a quelli che ci sono andati per la prima volta. O che ci sono sempre solo andati saltuariamente in estate quando faceva troppo caldo, quando per “fare una gita” si intendeva arrivare in macchina “da qualche parte”, scaricare coperte, tavolini ecc ecc per fare un pic nic a poca distanza dall’auto.

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Più gente che altrove, ma quasi nessuno rispetto ad una normale domenica di bel tempo – Chamois (AO)

La perdita delle radici rurali è avvenuta velocemente, molti dei “cittadini” arrivano in montagna assolutamente impreparati e ignoranti, ma se le carenze sono solo queste e c’è la buona volontà, con qualche regola si risolve tutto. Se invece si aggiunge la maleducazione, l’arroganza e una dose di irascibilità portata a limiti estremi dalla difficile situazione che stiamo vivendo, lo scontro tra “cittadino” e “montanaro” si fa insanabile (specie se anche il secondo è esasperato e pure lui irascibile). Generalizzare non è mai corretto, ma sbaglia tanto l’abitante della montagna che teme a priori l’arrivo dei turisti cittadini, quanto colui che fa una gita la domenica e già alla sera insulta sui social gli allevatori che hanno cani da guardiania, i contadini che l’hanno cacciato in malo modo quando raccoglieva le erbe selvatiche in mezzo ad un prato e così via. Non esiste il cittadino e il montanaro, ma esiste la persona rispettosa e quella maleducata, con tutte le sfumature e le eccezioni possibili e immaginabili.

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Prati in piena fioritura – Valtournenche (AO)

La montagna non è di tutti e, lasciatemelo dire, non è per tutti. Non è DI TUTTI perché ogni lembo di terra ha un proprietario, un affittuario, delle regole. Ci son terreni privati, comunali, demaniali, terreni che vengono sfalciati, pascolati, boschi che vengono tagliati e are che sono sottoposte a vincoli di tutela perché parchi o aree di interesse naturalistico, faunistico, ecc. Gli alpeggi o hanno un proprietario che li utilizza con i suoi animali o, più spesso, sono dati in affitto ad un allevatore che li gestisce con la sua mandria, il suo gregge, nella stagione estiva. Quindi chi li attraversa è un ospite che si trova sì in un “bel posto” per svagarsi, per fare sport, ma è a casa d’altri per di più in un luogo di lavoro. Lo stesso vale per un bosco, per una baita che, per quanto possa sembrare abbandonata, non è un self service da cui asportare oggetti e materiali… Ovviamente, a maggior ragione, in qualsiasi posto vi troviate, questo non è una discarica dove abbandonare i resti del vostro pic-nic. Penso comunque che chi getta immondizia in montagna lo faccia anche al mare, al lago o lungo le strade della periferia urbana, spero che nessuno si trasformi in incivile solo per ragioni di quota!

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Non a tutti piace la montagna senza eventi e manifestazioni, con “troppa pace” – Chamois (AO)

Non è PER TUTTI perché ha le sue leggi naturali. Bisogna conoscerla sia per rispettarla, sia per affrontarla. O anche solo per “trovarcisi bene” durante una vacanza, soprattutto quest’anno quando molte iniziative organizzate per lo svago dei turisti probabilmente non ci saranno (concerti, sagre, manifestazioni di vario tipo). Quindi… cosa fare in montagna? Riposarsi, prendere il sole, affrontare lunghe camminate, escursioni più impegnative, gite in bicicletta. Gustare un pranzo in rifugio e/o una cena nei vari ristoranti tipici. Ma ricordiamoci che ci può essere il maltempo, il temporale improvviso o la pioggia di più giorni. Magari anche una spruzzata di neve persino al mese di luglio, a certe quote. Dobbiamo affrontarla attrezzati come vestiario, come calzature, come preparazione fisica. Avere una mappa da consultare (cartacea… le app non sempre riesci ad aprirle, senza segnale telefonico)… Bisogna anche saper guidare, in montagna, perché a volte trovi chi va a cacciarsi in difficoltà con mezzi non adatti o chi non sa affrontare strade strette e tortuose. Insomma, tante piccole regole scontate per chi ci va da sempre, ma che possono mettere in difficoltà chi la montagna non la conosce e non è abituato a percorrerla.

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La nebbia può scendere in pochi minuti e rendere il panorama irriconoscibile – La Salette, Valtournenche (AO)

In queste settimane ho notato un aumento di richieste di consigli (su gruppi on-line dedicati alle vallate alpine) riguardanti le escursioni. “Dove posso andare con un bambino piccolo?” “Mi piacerebbe raggiungere un lago/un rifugio/vedere animali selvatici ecc ecc senza dover camminare troppo” e altre domande del genere. Dato che non ci si poteva allontanare dalla propria regione, chi chiedeva non era un turista in cerca di consigli per le vacanze, ma qualcuno che in montagna non c’era mai andato. Quella che per me è una semplice passeggiata, per un neofita può trasformarsi in un incubo: penso a scarpe non adatte, penso ad un temporale improvviso, alla nebbia che sale… Già normalmente capita, di ritorno da qualche gita, di incontrare qualcuno seduto su un sasso o che arranca sotto il sole pomeridiano e, nel vederti, pone la fatidica domanda: “Quanto manca?” Quanto manca… a cosa? Qual è la tua meta? E poi… con un passo normale mancano 10 minuti, mezz’ora, un’ora, ma non so quanto potrai impiegarci tu!

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Capre in un recinto accanto ad una strada nei pressi di un’area attrezzata per turisti – Champléve, Valtournenche (AO)

Potrei scrivere per ore, su queste tematiche. C’è poi la solita diatriba dei cani da guardiania che tanto scalda gli animi con lettere ai giornali e violenti post sui social, ci sono i cani dei turisti lasciati liberi, ci sono le deiezioni (dei cani, dei turisti e tutti i fazzolettini lungo i sentieri, adesso iniziano a comparire anche le mascherine). Insomma, sarebbe tutto riassumibile con un paio di concetti elementari: buona educazione, rispetto e buonsenso, ma una certa parte di popolo fuoriuscito dal lockdown sembra aver cancellato queste parole dal suo bagaglio (o forse già ne era privo), mentre si è caricato di una bella dose di arroganza e insofferenza.

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Segnaletica sul muro di un vecchio alpeggio – Valtournenche (AO)

Concludo con un’altro argomento di stretta attualità collegato con quanto scritto sopra: la “montagna a pagamento” di cui si sta tanto parlando (e che è già diventata una realtà in alcune zone). Numeri chiusi e pedaggi? Non sono contraria a priori, ma… il numero chiuso mi fa un po’ paura, perché se chiudo qui, chiudo là, cosa succede dove lascio libero accesso a tutti? Sul pagamento di un ticket invece sono d’accordo, ma non deve essere una tassa e basta, deve essere usato per finanziare quei servizi di cui usufruirà chi paga (perché parcheggia in un certo posto o perché percorre una certa strada di alta montagna). Quindi pago volentieri se ho un parcheggio con cestini per la raccolta differenziata, dei servizi igienici, una buona segnaletica sulla sentieristica che parte da quel luogo dove lascio la mia auto, solo per fare alcuni esempi.

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Il Lago di Lod in attesa dei turisti – Chamois (AO)

Non so se al mare o in altri “luoghi turistici” si viva il “problema” allo stesso modo. Non conosco abbastanza le altre realtà per poter fare dei confronti. Ciò che si sta verificando in questi giorni non è che un peggioramento di ciò che già avveniva ogni estate. Ricordo per esempio ciò che accadde l’anno scorso durante un periodo di caldo eccezionale tra fine giugno ed inizi di luglio, con la gente che scappava dalle città sperando di trovare refrigerio in montagna. Non solo infinite code nelle valli al rientro, ma sovraffollamento, immondizia ovunque, prati calpestati, ecc…

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Le vacche escono dalla stalla dirette verso i pascoli, scene di normale vita rurale in una zona altamente turistica – Losanche, Valtournenche (AO)

Soluzioni? Buonsenso e buona educazione risolverebbero almeno l’80% delle criticità. Per il sovraffollamento non so che dire, siamo sicuramente un po’ allo stretto in generale sulla Terra e molti di noi, sia nella vita di tutti i giorni, sia nei momenti in cui siamo turisti, vorrebbero poter godere di un luogo in pace e tranquillità. Penso a quella signora che, l’altro giorno, in un gruppo di montagna su facebook chiedeva: “Dove posso andare per fare una gita tranquilla senza incontrare gente?“. Ognuno dava il suo consiglio, ma chissà quanti di quelli che leggevano saranno poi andati lì ieri, tutti a cercare la stessa meta solitaria??

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Ancora un cartello che invita al rispetto – La Magdaleine (AO)

Incertezza e confusione

Voi come vi sentite? A me sembra di essere sospesa in una bolla, le giornate passano, si trascinano, ci sono cose da fare, con gli animali non ti fermi mai, ma sono tutte uguali, non c’è più il diversivo della domenica, quando si andava ad una fiera, ad una manifestazione, a trovare qualcuno. Almeno adesso possiamo tornare a camminare in montagna e… fin quando i confini regionali (e nazionali) saranno chiusi, ci sarà poca gente, il che non è un male, per chi la montagna la ama e la apprezza con i suoi silenzi, le sue vastità, la lentezza.

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La neve del 1 marzo – La Pesse, Nus (AO)

Quest’anno la primavera è bellissima, ci sta regalando colori, giornate limpide, giochi di luci e nuvole. Dopo un inverno non così ricco di neve (almeno a queste quote) è stato marzo a portarci il candido mantello. Quando è iniziata la “chiusura”, la natura fuori dalla porta invece si è esibita in una stagione “giusta”, per ora senza eccessi, anche se in questi giorni sono attesi i primi picchi di calore.

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Pulsatille nei pascoli di alta quota – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Qui almeno ce ne siamo accorti e abbiamo potuto apprezzare lo spettacolo naturale, ma non vedevo l’ora di poter salire più in alto e godere delle prime fioriture sui pascoli, le più spettacolari. Ma anche nella loro immutata bellezza, non sono sufficienti a forare quella bolla in cui siamo sospesi e riportarci a ciò che avevamo prima, nel bene e nel male.

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Pierrey – Vallone di St.Barthélemy – Nus (AO)

Siamo ancora un po’ tutti in attesa di “ripartire”, anche chi non ha mai smesso di lavorare nei campi, nei prati, nelle stalle. Ma ripartire… come? L’altro giorno parlavo con un allevatore di una nota località turistica di montagna: “Sono più di 50 anni che vado in quell’alpeggio, ci sono andato fin da bambino. Qui una volta tutti avevano bestie, oggi d’inverno ci sono solo più cinque stalle aperte. Noi, per andare avanti, abbiamo integrato: abbiamo realizzato in alpeggio un piccolo punto ristoro e la vendita diretta dei prodotti. In questi anni passati ha funzionato ed economicamente ha aiutato. Quest’anno non so proprio come andrà… Però per chi ha lasciato perdere del tutto l’agricoltura, puntando solo esclusivamente sul turismo, sarà molto peggio che per noi!

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Il gregge in transumanza attraversa un parcheggio affollato – Pont, Valsavarenche (AO)

Già… chi farà turismo, quest’anno? E come? Non tutti se lo potranno permettere. Poi ci sono le mille regole e limitazioni, la preoccupazione del contagio, tutti quelli che dicono che la montagna sarà da preferire come meta turistica… Non so che dire, sono spaventata da tutto questo, non so cosa mi preoccupi di più.

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Rifugio Coda, sullo spartiacque tra Biellese e Valle d’Aosta

Nel leggere linee guida, normative regionali e comunali, non so se ridere o se piangere. Ignoro se voi abbiate o meno la possibilità di andare in ferie, ma vi viene voglia di farlo, con un “clima” del genere? Come riuscirete a rilassarvi tra spazi da rispettare, mancanza di tutta una serie di intrattenimenti (ludici, culturali, sportivi…), divieto persino per i bambini di giocare insieme (in spiaggia, ma non solo), ristoranti da prenotare in anticipo (immagino che ci sarà anche un tempo massimo per le consumazioni, altrimenti il ristorante fallirà di sicuro, se uno dei pochi tavoli rimasti viene occupato per tutta la sera da chi prende solo un’insalatina e una macedonia).

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Ruscello tra i pascoli, Vallone di St.Barthélmy, Nus (AO)

Lo so che per qualcuno suonerà male, ma… non sarebbe forse meglio un altro approccio? Regole d’igiene, certamente, quelle non guastano mai (e chi lavora in un’azienda agricola che trasforma prodotti di normative ne ha già sempre dovute seguire non poche). Però a fronte di mille divieti, di spauracchi di nuovi periodi di chiusura totale, di vita sociale, educazione scolastica, ecc ridotte a voci, suoni, visi dietro ad uno schermo, verrebbe da dire: “Facciamoci gli anticorpi e si salvi chi può“. Certo, potrebbe toccare anche a me o a qualcuno a cui voglio bene… ma sono pensieri che vengono, specie quando c’è così tanta confusione su questo virus. Su come si diffonde, sui suoi effetti, su quanto durerà, sul vaccino (che, ammesso che si trovi, potrebbe non essere efficace perché il virus, nel frattempo, potrebbe mutare), e via discorrendo. Mascherine sì, mascherine sempre, mascherine no, guanti, un metro, due metri…

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Fiera a Valpelline (AO), edizione 2019

Insomma, al pensiero di dover tornare ad essere “rinchiusa” per mesi, senza la possibilità nemmeno di camminare da sola nei boschi dietro casa, o alla prospettiva di una vita “sospesa” che si protrae magari anche per anni, con la paura e la diffidenza verso chiunque, contatti con il prossimo quasi solo virtuali, box come quelli per i vitelli per andare in spiaggia o al ristorante, non una festa di paese, non un concerto, non una fiera… beh, persino un’amante dei posti solitari e del silenzio come me inizia ad avere certi pensieri.

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Prati a Seissogne – St.Marcel (AO)

Anche perché avete un bel dire che la montagna offre più possibilità di isolarsi e stare all’aria aperta, ma… ammesso che riaprano i confini regionali e nazionali, si creerà un affollamento pure lì, sia per chi si spingerà più lontano a piedi, sia per chi raggiungerà solo mete più accessibili. Non riesco ad essere ottimista, su questi aspetti. La gente è più che mai nervosa, irritabile, egoista e prepotente. Altro che appellarsi al rispetto reciproco e alla comprensione! Da una parte ci saranno gli interessi economici, dall’altra i timori di rischi sanitari, dall’altra ancora la voglia di poter dimenticare ciò che attende il “vacanziero in tempi di Covid” al ritorno da quel periodo di svago…

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Capre al pascolo – Nus (AO)

I pensieri si accavallano, qui nella mia bolla. Le capre pascolano inconsapevoli, per loro la stagione è buona, le piogge hanno portato erba e foglie in quantità, fino all’altro giorno non faceva nemmeno troppo caldo e presto verrà il giorno di partire verso l’alpeggio. Piccole certezze e punti fermi in un periodo di grande confusione…

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Ultimamente non mi vengono le parole. Ho scritto diversi post, che però poi non ho pubblicato. Non mi sento abbastanza competente per parlare, per giudicare, per fare delle proposte. All’inizio di questo strano periodo mi hanno “salvata” i capretti, il momento delle nascite lo aspetti tutto l’anno, sai che sarà fatto di gioie, dolori, sorprese, a volte qualche lacrima, spesso tante risate nel vedere i piccoletti alle prese con i primi giochi.

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Prime uscite al pascolo con i capretti a metà marzo – Petit Fenis, Nus (AO)

Il primo momento di “blocco” lo abbiamo affrontato così, niente cambiava nelle nostre vite, dovevamo stare a casa per badare agli animali ed essere pronti a tener d’occhio il parto successivo. E’ un momento molto delicato e non sempre va tutto bene, senza l’intervento tempestivo e l’aiuto dell’allevatore (ma anche del veterinario, nei casi più complicati). Per dare coraggio e portare una ventata di aria fresca, condividevo con gioia le foto dei nostri animali. All’inizio tutti apprezzavano e mi ringraziavano.

Abbiamo anche suonato le campane, un suono di ringraziamento per i medici e infermieri, un suono di ricordo per chi non c’era più, un suono di gioia per i bambini frastornati da questo improvviso cambiamento di vita. Ormai è passato un mese da quel giorno, il primo giorno di primavera. L’umore di tutti nel frattempo è cambiato, perché volevamo, speravamo che andasse tutto bene, invece non è stato così.

Adesso ci ritroviamo confusi, stufi, preoccupati, frustrati. All’inizio non sapevamo, non capivamo fino in fondo. Non siamo medici, non siamo scienziati, non siamo politici e amministratori che devono prendere le decisioni. Essendo una cosa del tutto nuova, la gran parte di noi non poteva far altro che aspettare, adeguandosi a ciò che ci veniva detto di fare. L’isolamento aveva un senso, sia per prevenire/fermare il contagio, sia per ridurre il rischio di incidenti di qualsiasi tipo, che avrebbero sovraccaricato gli ospedali in un momento delicatissimo, tra il gran numero di malati da Covid e la necessità di riorganizzare i reparti.

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Al pascolo sopra al villaggio – Petit Fenis, Nus (AO)

In montagna, dopo una prima fase di grande confusione in cui, senza comprendere ancora bene che nemico si dovesse fronteggiare, qua e là si invitava a non disertare impianti e alberghi in nome dell’aria pura… dopo si è capito che il naturale isolamento di queste terre poteva essere una salvezza. Ed era giusto bloccare chi, a pandemia ormai dichiarata, partiva verso le seconde case, arrivando da nord come da sud. Si sapeva già che, oltre ai malati, c’erano persone asintomatiche, ma portatrici del virus. Non era “razzismo” contro chi veniva da fuori, ma buonsenso e istinto di sopravvivenza. Meno ci si spostava, minori erano i rischi di ingresso e diffusione del virus.

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Spensieratezza al pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Aspettavamo quindi, tutti nel nostro isolamento, o in uscite controllate, solo per necessità di vario tipo, di veder scendere il numero dei deceduti e dei contagiati. Invece sono venute a galla le falle del sistema, gli scandali delle case di riposo. Non erano solo notizie del TG, ma anche testimonianze dirette della gente che conoscevi. “Hanno fatto stare a casa un mio collega perché lo zio che vive con loro si è ammalato. Non hanno fatto il tampone a nessuno in famiglia, dopo 2 settimane l’hanno fatto tornare al lavoro, visto che nessuno aveva sintomi…“. “Quando mio papà si è ammalato, ci hanno fatto stare in isolamento. Poi lui è mancato e ci hanno rimandate a casa, senza farci tamponi.” “Mia cognata lavora in una casa di riposo, hanno fatto i tamponi agli ospiti, ma a loro che entravano e uscivano solo a fine marzo…

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L’orto, più che mai fondamentale nell’isolamento – St. Marcel, (AO)

Pian piano la gran parte di noi si è stufata. Bene o male tutti hanno avuto la vita stravolta, gli è stato vietato il contatto con affetti che non vivono nella stessa casa, tutto si è complicato, le difficoltà economiche si sono abbattute sulle famiglie, sulle aziende. Lo stress psicologico ha avuto la meglio, la privazione di molte liberà ha superato la paura del contagio, in un certo senso. Anche perché si iniziava a capire come fare per difendersi (norme igieniche, evitare i luoghi affollati, utilizzo di protezioni) e non si capiva più perché, anche in montagna, non si potesse uscire a fare due passi o a fare l’orto. Pian piano sull’orto c’è stato qualche spiraglio (bontà loro, vicino a casa ce l’hanno poi lasciato fare, da un paio di giorni anche se non è nello stesso comune), ma sulle “attività all’aria aperta”, veto assoluto.

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In questa stagione più in alto dovrebbe essere così.. – Vallone di St. Barthélemy, Nus (AO)

Fatemi dire due cose: la comunicazione ha avuto varie pecche, in questi mesi, tra cui quella di demonizzare le attività “ludiche” all’aperto. Una buona fetta del pubblico ha identificato in “untori” coloro che vanno in bici, a piedi, di corsa. Se ho ben capito, il divieto è nato perché si cercava il più possibile di ridurre i rischi di incidenti (da quando hanno chiuso prima gli impianti di sci, poi tutto il resto, in due mesi l’elisoccorso sarà passato una volta sola, qui sopra, mentre prima i voli erano quasi incessanti, soprattutto nel fine settimana) e quindi il numero di persone che necessitavano di assistenza, cure, personale sanitario e posti letto in ospedale. Poi, ovviamente, le attività di gruppo potevano favorire i contagi. Però lo stare all’aria aperta fa bene a tutti: il sole è fondamentale per la vitamina D, che sembrerebbe rinforzare le difese contro il virus, il movimento fa bene al corpo e allo spirito. Quindi… in assoluta sicurezza, da soli o con il proprio partner, con i figli, con chi abita con noi, senza cimentarsi in imprese pericolose, perché non poter uscire di casa?

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Sui sentieri… solo con le capre! – Petit Fenis, Nus (AO)

Non so altrove, ma qui la sorveglianza è costante. Non solo nei fine settimana, ma ogni giorno le forze dell’ordine preposte a tali controlli passano e ripassano, pronti a fermare chi affrontava un’escursione anche breve (o andava nell’orto, nella vigna presso un altro villaggio). Come dicevo, alla questione degli orti finalmente si è trovata la soluzione. Gli orti sono fondamentali soprattutto per produrre cibo da consumarsi a breve termine o in futuro, riducendo così la necessità di affollare negozi e supermercati (dov’è sempre stato concesso andare, a volte affrontando anche lunghe code).

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La fioritura del tarassaco nei prati – Petit Fenis, Nus (AO)

Alcuni amici mi hanno chiesto se volevo aderire ad una raccolta firme lanciata qui in Valle d’Aosta per chiedere che, data anche la particolare conformazione territoriale, si potesse tornare ad uscire, in totale sicurezza e con buonsenso. Non mi dite: “Eh ma se poi qualcuno va a scalare il Cervino e si fa male…“. Se qualche idiota lo fa, lo si prende e gli si fa pagare una multa da togliergli tutte le voglie, magari destinando i soldi della sanzione all’ospedale. C’è e ci sarà sempre chi non rispetterà le regole, non lo farà entrando in un negozio e non lo farà in montagna, ma per colpa degli stupidi e degli irresponsabili, chi invece si comporta bene deve pagarne le conseguenze peggiori? Un coltello può essere usato per uccidere, ma anche per affettare il formaggio o il pane, tutto sta a chi lo usa, no? Eppure non è mai stata vietata, la vendita dei coltelli…

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Il sentiero che da Nus ( AO) sale alle frazioni della collina

In meno di due giorni la raccolta firme ha già superato le 5000 adesioni, speriamo possa portare a qualche risultato. Magari potreste dirmi: “Ma tu ci stai già, in montagna, cosa vuoi ancora?“. E’ vero, sto in montagna ed esco al pascolo, ma senza capre non potrei nemmeno andare a raccogliere le erbe selvatiche, ottime e salutari! Non potrei andare a più di 200 metri, tanto quanto chi sta in città. Voi che non capite l’esigenza di chi, come me, vorrebbe poter fare una passeggiata… cosa vi manca di più, in questi giorni? L’aperitivo? L’andare al cinema? Il fare shopping? Cosa di queste cose si può fare da soli o in due, in piena sicurezza, senza correre il rischio di infettare/essere infettati? Sono tante le necessità di ciascuno di noi, in questi giorni, per cui non possono continuare a tenerci segregati all’infinito. Qui si ragiona sulla necessità di poter camminare all’aria aperta, altrove persone competenti in altri settori analizzeranno come predisporre per l’apertura dei locali pubblici, dei rifugi alpini, delle scuole, ecc.

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Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

Concludo con una riflessione: molti di coloro che, sui social, puntano il dito contro chi va a fare due passi o una corsetta, sono anche allevatori/agricoltori, categoria che ha patito vincoli minori sulla mobilità rispetto al resto della popolazione. Come dicevo prima, in virtù del nostro lavoro, possiamo uscire nei prati, nei campi possiamo portare al pascolo gli animali e qualcuno ha già anche affrontato le prime transumanze. Se vediamo qualcuno che corre o cammina accanto ai nostri prati, né ci sta contaminando (il virus si trasmette in altri modi), né è per colpa di quel poveretto (che vuol giusto fare un po’ di attività fisica perché chiuso tra le quattro mura di casa non ce la fa più) che le regioni e il Governo non sbloccano il ritorno alle varie attività. Se volete firmare anche voi per un lento ritorno all’aria aperta, in piena sicurezza e rispetto del prossimo, per tornare ad apprezzare paesaggi, territori (e poi anche i prodotti), potete farlo qui.

Tra i tanti problemi, la manodopera

Mi trovo in difficoltà, in questi giorni: tante sarebbero le cose di cui scrivere, tante le problematiche, i dubbi, le incertezze. Per quasi tutte però lo scriverne non cambierebbe nulla, se non come forma di sfogo o di confronto virtuale. Invece parlare ora del problema della manodopera negli alpeggi magari può aiutare qualcuno a risolvere un problema che incombe.

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Alpeggio ancora chiuso ad inizio stagione – Val Soana (TO)

La gran parte delle attività sta soffrendo per la crisi e l’immobilità determinata dall’emergenza Covid-19. Anche se gli interrogativi sono ancora tanti, nel mondo zootecnico tradizionale si guarda con sempre più apprensione anche alla stagione d’alpeggio imminente. Con la speranza di poter salire tutti, con la speranza ancor più grande che, per quando sarà ora di transumanza, non ci siano più nuovi contagi, non si sa se quest’anno si potrà contare sulla manodopera straniera.

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Il siero ai vitelli: tanti e differenti sono i lavori in alpeggio – Ceresole Reale (TO)

Ammesso che il peggio dell’emergenza sanitaria sia alle spalle e che si possano assumere operai per i lavori in alpe, è probabile che una certa fascia di manodopera stagionale, che proveniva da paesi esteri solo per l’estate, sia impossibilitata ad entrare in Italia. Una situazione simile la sta già vivendo il settore dell’ortofrutta, che lamenta mancanza/carenze di personale per la raccolta (un esempio qui). E’ però più facile imparare a raccogliere fragole o pomodori, piuttosto che mungere vacche in alpeggio…

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Uscita mattutina al pascolo – Fontainemore (AO)

Però il nuovo mondo che ci aspetta fuori dalle porte il giorno che finalmente potremo riaprirle probabilmente ci chiederà di cambiare tante cose, nelle nostre vite. La mia pagina del cerco-offro lavoro in alpeggio/azienda zootecnica continua ad essere attiva, per pubblicare un annuncio, è sufficiente inviarmelo via e-mail. In certi alpeggi si cercano esperti mungitori e/o casari, in altri tuttofare, per pulire stalle, condurre gli animali al pascolo, montare e smontare recinzioni. Occorre essere temprati alla vita in montagna, si lavora 7 giorni su sette, con qualsiasi condizione atmosferica, talvolta le sistemazioni saranno spartane, a seconda delle strutture di cui è/non è dotato l’alpeggio.

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Vacche in stalla in alpeggio – Cogne (AO)

Non fatemi domande sulla “giusta paga”: usciremo tutti da questo periodo in ginocchio se non peggio. Le aziende zootecniche tradizionali non se la stanno passando bene, tra animali invenduti o venduti sottocosto, prodotti caseari che si accumulano nelle cantine. Speriamo solo ci si possa rimettere tutti in piedi e che, ripartendo i sacrifici, si possa ricominciare. Lavoro, in questo settore, ce n’è… bisogna aver voglia di farlo!

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Vacche al pascolo – Ribordone (TO)

Adesso tocca a voi

Sabato 21 marzo gli allevatori si sono fatti sentire. E’ stata una giornata emozionante: alle 11:30 qui l’intera valle si è letteralmente riempita di suoni, ancora più potenti nel silenzio quasi totale di questi giorni in cui non circolano molti mezzi. Poi, per tutto il resto del giorno, campani e campanacci hanno continuato a risuonare sui social.

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Flash mob a Bobbio Pellice (TO) – foto D.Bonnet

Quando abbiamo lanciato l’idea, non avevamo tenuto conto di un elemento: i bambini! Per loro sabato è stata finalmente una giornata diversa dalla strana quotidianità di queste settimane. Ci sono state le ore di organizzazione dell’evento, i minuti in cui si suonava e poi ore a vedere e rivedere i video all’infinito.

Come si era detto, ciascuno ha suonato con il proprio spirito: chi solennemente, chi con dolore, chi con forza, quasi a scacciare il male, chi, paradossalmente, in silenzio, dando al suo gesto una forza immensa.

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Flash mob in silenzio – Quart (AO) – foto E.Roullet
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Campane da lutto – Valli di Lanzo (TO) – foto CA Solero Sevan

 

La solidarietà degli allevatori e degli appassionati di campane non si ferma a questo gesto simbolico. Parallelamente al flash mob, in modo del tutto spontaneo, molti artigiani vicini al mondo zootecnico stanno organizzando un’asta dove vendere campane e collari in cuoio realizzati per scopo benefico.

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Solidarietà e beneficenza – foto S.Meglia

Adesso però tocca a voi, a voi che avete ascoltato. Gli allevatori vi hanno detto che loro ci sono e che, nonostante tutto, cercano di continuare il loro lavoro. Mungono, caseificano, immettono o immetterebbero sul mercato carne, latte, latticini. Voi, anche se siete confinati a casa… mangiate! Anzi, avete più tempo per cucinare e potete svolgere questa attività con i vostri bambini, passando il tempo insieme.

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Molti allevatori sui social hanno pubblicato una foto delle loro campane con la scritta “Noi ci siamo” – Valle d’Aosta – foto E.Yeuilla

Quando andate a fare la spesa, scegliere prodotti che provengono dall’Italia. Così aiutate gli allevatori in questi giorni difficili, ma anche gli agricoltori e tutti gli operatori del settore della trasformazione. Fate più che mai attenzione alle etichette, alla provenienza… Ma informatevi anche sulle aziende agricole della vostra zona, moltissime si sono organizzate per recapitare a domicilio i loro prodotti. Questo è quello che potete fare… e mi auguro che continuerete a farlo anche quando l’emergenza sarà passata.

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C’è anche Quincinetto (TO) – foto L.Motta Frè