Fate anche voi la vostra parte?

Siamo ancora qui a parlare di “giusto prezzo del lavoro” e “sfruttamento dei lavoratori”. Ricordate il mio post di qualche tempo fa? Ma non è un argomento ristretto ad questo piccolo ambito di allevatori tradizionali, alpeggi, ecc… Il tema è ampio, se ne parla a livello nazionale riferendosi a diverse categorie. Ultimamente era il settore ristorazione ad esserne interessato, dato che sembra che manchino camerieri. “I giovani/la gente non vuole più lavorare, preferisce aspettare sussidi, il reddito di cittadinanza ha portato a questo.” “Non accetto perché è una paga troppo bassa, ho bisogno di lavorare, ma offrono paghe indegne.” Chi ha ragione?

Tome d’alpeggio in vendita alla fiera di Luserna S.Giovanni (TO)

Io però farei un passo indietro, o uno avanti, vedete un po’ voi come preferite. Non ne sapete molto di aziende agricole, di alpeggi, del tipo che lavoro che si deve svolgere? Allora provate a pensare a una sera in cui volete andare a mangiar fuori. Dove andate? Cosa cercate? La qualità? Il tipo di cibo servito? La cortesia? E il prezzo? Lo guardate il prezzo? Vi informate su quanto costa mangiare lì, prima di entrare? Ordinate la portata in base al prezzo sul menù? Qualcuno mi starà dicendo che non può permettersi di andare a mangiare fuori… Però qualcosa mangerà ed anche acquistando le materie prima, cosa guarda per prima cosa? La provenienza? Legge l’etichetta? O guarda il prezzo?

Fontine e formaggi alla fiera di Sant’Orso – Aosta

Perché tutto parte di lì, secondo me. Non potete dire qual è il giusto stipendio per un operaio in alpeggio o per un cameriere in una pizzeria se siete tra coloro che potreste permettervi di spendere un po’ di più, ma invece scegliete il prezzo più basso. Non pensate che quel prezzo per voi vantaggioso comporti una paga bassa per chi lavora lì? Quando deve guadagnare un operaio in alpeggio? 2000 euro al mese? 2500 perché non si fanno le otto ore e si lavora 7 giorni su 7? Bene… e quanto è giusto pagare il formaggio, al chilo? E la carne? Perché vi indignate se venite a sapere che la paga dell’operaio è di 1200 euro al mese, ma non vi stupite se la Fontina, la Toma o qualunque altro formaggio costa 10 euro o anche meno? Anche quel valore è vergognoso, per come lo vedo io. Paghereste un formaggio vaccino in alpeggio 20, 25 euro al kg?

Degustazione di mocetta di capra

Eh no, è un po’ caro. 10-12 € va già più che bene e ne prendete solo una fetta, che se è mezzo chilo è poi già troppo. Il discorso vale per il latte, il burro, l’arrosto, la passata di pomodoro, l’olio d’oliva. Quando comprate un prodotto agroalimentare, il prezzo molto basso vi parla di qualcosa che non va: la qualità del prodotto stesso, il come è stato allevato/coltivato/raccolto/trasformato, la sua provenienza geografica.

Vacche valdostane in alpeggio – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Ci sarà qualcuno che starà dicendo che gli agricoltori, gli allevatori, ricevono i contributi e dovrebbero usare quei soldi per pagare dignitosamente gli aiutanti. Vero fino ad un certo punto. Parliamo di un’azienda vera e non di quelle che speculano sui fondi europei per intascare enormi somme di denaro. Purtroppo i contributi sono diventati sempre più fondamentali per andare avanti, non sono un “di più”. Servono a pagare spese sempre più elevate, acquisto di attrezzature e macchinari, interventi di ammodernamento e adeguamento alle normative vigenti delle strutture, acquisto di foraggi, affitto di cascine, di prati, pascoli, ecc. Con quanti amici titolari di aziende medio/piccole ci si chiede ripetutamente: “Ma ha senso continuare così?” Ho sentito parole come “boccheggiamo“, “galleggiamo“, “si cerca di sopravvivere“.

Gregge di capre in alpeggio – Valsavarenche (AO)

Se i prodotti avessero un prezzo proporzionato a tutto ciò che li ha portati fino al consumatore, magari le cose andrebbero diversamente e ci sarebbe anche la possibilità di offrire uno stipendio maggiore all’operaio. Ma fin quando il titolare “galleggia”, non riuscendo più ad avere un bilancio aziendale che permetta di metter da parte qualcosa a fine anno, come si fa? Anche quando arrivano quei famigerati contributi, molto spesso servono a saldare conti in sospeso… Come posso pagare un operaio 2000 euro al mese se non li ho io in tasca? Il galleggiare significa questo, tirare avanti cercando di coprire le spese, senza avanzare nulla, nella migliore delle ipotesi.

Gregge di pecore in alpeggio – Gressoney-St.Jean (AO)

Detto ciò, volevo aggiungere che anche altrove pare esserci carenza di operai in alpeggio. Su una pagina francese, leggevo decine di richieste per pastori. Qui quello arrivato ad inizio stagione se n’era andato, là un altro aveva rinunciato, in quell’altro alpeggio manca ancora il casaro, l’aiuto pastore non si è mai presentato e così via. “URGENT, cause désistement du salarié à la dernière minute: Poste « Aide berger-ère en estive »“, “Alpage sur le commune de Château Ville Vieille recherche 1 berger et 1 aide berger dès que possible pour la saison d’été, de maintenant jusqu’au 15 octobre. C’est un alpage de 1600 brebis” e così via (siamo a fine giugno!!!!!). E in Francia si dice paghino meglio che in Italia.

Manze incustodite in alpeggio – St.Rhemy en Bosses (AO)

Lasciatemelo dire, non è solo una questione di soldi. Mancano le persone che abbiano voglia di fare questo lavoro, perché comporta privazioni, non ha orari, richiede passione, dedizione, forza di volontà, adattabilità. Secondo voi ciascuno di questi aspetti ha soltanto un valore economico? Allora probabilmente non siete fatti per questa vita. Perché poi, accettato il contratto a inizio stagione, dopo l’ennesimo temporale scoprite che lo stipendio non vi basta più. Parlando con amici e conoscenti vengo allora a sapere di aiutanti che fanno presenza o poco più. C’è quello che, incaricato di sorvegliare vacche in asciutta e vacche con i vitelli (quindi niente mungitura, niente pulizia stalle) aspetta l’arrivo del titolare dal fondovalle per dire che non arriva l’acqua alla vasca di abbeverata. Non era pagato a sufficienza per risalire lungo i tubi e capire cos’era successo?? C’è quello che, quando ci si sposta al tramuto superiore dove non si arriva con l’auto, scopre che di lì in avanti ci sarà “troppo da camminare” e quindi se ne va. C’è quello che, data la parola mesi prima dell’inizio stagione, al momento buono non si è più fatto trovare. Per fortuna ci sono anche tutti gli altri, quelli che lavorano correttamente, con impegno, ma anno dopo anno, le difficoltà nel trovare aiutanti (italiani o stranieri) sono sempre maggiori.

Alpeggio in alta quota – Estoul, Brusson (AO)

2 Replies to “Fate anche voi la vostra parte?”

  1. D’accordo su tutto
    occorrerebbe inserire l’educazione alimentare nelle scuole, coinvolgendo i produttori locali.
    Così forse si riuscirebbe a invertire la tendenza verso il cibo spazzatura, che evito come la peste, nel giro di qualche generazione
    Una fontina a meno di 20 € al kg non può esistere
    Se mancano i soldi si mangia meno, non si mangiano schifezze
    Parere personale

    Per quanto riguarda il problema visto dall’altra parte, ci vorrebbe una classe politica più moderna che aiuti gli allevatori a vincere le resistenze e consorziarsi per aumentare la leva nelle loro mani, ma qui andiamo nella fantascienza

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    1. …in generale c’è un gran spreco di cibo, o comunque un’attenzione non adeguata al cibo che si mette in tavola/in pancia. c’è chi risparmia sul cibo, nel fare la spesa, ma non sul nuovo modello di cellulare…

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