Le montagne degli ultimi

Non mi è mai piaciuto dipingere come una razza in via di estinzione gli uomini e le donne che si ostinano a vivere e lavorare in montagna. Proprio per quello molte volte sono andata a cercare i giovani, vi ho parlato di loro, vi ho narrato le loro storie. Da quando sono in Valle d’Aosta, molto spesso sento gli amici piemontesi che parlano con invidia delle montagne (cioè degli alpeggi) valdostani… ma non tutti sono delle “regge” comodamente raggiungibili con strade sterrate lisce come l’olio. C’è un po’ di tutto anche qui. E ci sono montagne che non hanno niente da “invidiare” ai più difficili tra gli alpeggi piemontesi. Qui come là, se c’è ancora qualcuno che li usa, che ci vive per i mesi estivi, è qualcuno che ci è nato, che vi sale da sempre con gli animali, che conosce ogni pietra, ogni centimetro di quei pascoli.

Grossa casa nel villaggio di Devine – Pontboset (AO)

In primavera avevamo fatto un’escursione per raggiungere dei villaggi abbandonati nel comune di Pontboset e mi avevano incuriosita i valloni che vedevo sul versante opposto. In particolare, con il binocolo avevo guardato verso un villaggio sulle cui case spiccavano delle grosse croci. Consultata la mappa, avevo visto che era possibile, nella bella stagione, fare delle escursioni che prevedevano il raggiungimento di alcuni alpeggi. Cercando in rete, avevo anche trovato questo post dove si parlava di “escursione da non ripetere”, altri camminatori ribadivano di evitare la zona in caso di nebbia, dato che i sentieri non sempre erano evidenti e ben tracciati.

Un bel rascard tra i villaggi di Fournier – Pontboset (AO)

La giornata alla fine è stata discreta e ci siamo trovati anche nella nebbia, per alcuni tratti, ma fortunatamente non ci siamo persi. In tutto il giorno (una domenica) abbiamo incontrato solo un altro escursionista. Eppure abbiamo visitato posti molto belli dal punto di vista escursionistico, naturalistico, ma anche storico e antropologico. All’inizio il sentiero/mulattiera passa a fianco di vari villaggi abbandonati, con strutture architettoniche molto interessanti, tra cui alcuni rascard fortunatamente ancora in buone condizioni.

Il sentiero che sale nel vallone di La Manda con, a fianco, la monorotaia – Pontboset (AO)

Quando attraverso questi luoghi non posso fare a meno di pensare alla storia e alla vita delle persone che qui in tempo abitavano stabilmente. Oggi è una piacevole escursione salire lungo questi vecchi sentieri, ma cosa significava percorrerli con pesi a spalle, con i muli? Di cosa si viveva, quassù? La curiosità è cresciuta nel corso della giornata, tanto da spingermi a cercare un libro dove potermi documentare. “(…)si dedicavano ad un’agricoltura di sussistenza, producendo pochi cereali, coltivabili solo su terrazzamenti di dimensioni ridotte, ricavati riportando terra sui numerosi muretti a secco (…)“. Così viene detto nel libro “Pontboset. Il territorio, la sua storia, la sua gente.”

Vacche valdostane al pascolo vicino ai villaggi abbandonati – Pontboset (AO)

Ma… e gli alpeggi? A Fournier, praticamente tra le case dei villaggi abbandonati e in quelli che ora sono pascoli tutt’intorno, c’erano delle vacche che brucavano. Quando le abbiamo viste, ancora non sapevamo nulla di quel vallone, dei suoi alpeggi, di chi li utilizza ancora. Un tempo “(…) gli alpeggi frequentati dai pastori si trovavano normalmente all’envers, ossia sul versante rivolto a nord, che è meno soleggiato, più umido e produce un foraggio di buona qualità.” Sempre nel libro, ho poi letto che, già nel XIII secolo, oltre al bestiame locale, sull’intero territorio di Pontboset e Champorcher, salivano greggi con centinaia di pecore, provenienti dal Canavese. Si parla anche di pastori lombardi.

Edifici d’alpe in parte ristrutturati a Boset – Pontboset (AO)

Veniamo a tempi più vicini a noi. Terminati i villaggi, arriviamo a quello che è sicuramente un alpeggio. La cremagliera che saliva parallela al sentiero si è interrotta ed è stata sostituita da una pista per quad, che permette di raggiungere un po’ più agevolmente questo alpeggio. Uno dei fabbricati è un container completamente rivestito di pietra e legno, così da non impattare sul paesaggio e, nello stesso tempo, consentire la lavorazione del latte a norma di legge. Sarà solo successivamente che scoprirò chi è l’allevatore che sale ancora quassù. Si chiama Danilo, è di Ponboset, dove vive d’inverno. “E’ 45 anni che vado nel Vallone della Manda. Sono io che ho messo la monorotaia e ho fatto la pista. Nel 2008-2009 d’inverno la valanga aveva portato via due case e i container, con tutta la roba dentro, anche le caldaie per il latte. Anche 2 case con tutta la roba del latte. Dopo ho fatto questa struttura tutta interrata per le valanghe. Con una soletta che neanche le bombe la buttano giù. E ho comprato nuovi container e li ho incassati dentro.

Il vecchio alpeggio Champas – Pontboset (AO)

Ma queste cose le ho sapute dopo. Quella domenica salivamo incontrando alpeggi abbandonati e, ad un certo punto, arrivò anche la nebbia. Mi sembrava di essere tornata in certi alpeggi piemontesi, tra rocce, cespugli, versanti ripidi, nebbia, vecchie baite in pietra. Per fortuna il sentiero era abbastanza evidente, così si poteva continuare sull’itinerario previsto…

L’unico edificio ancora in piedi a LaManda – Pontboset (AO)

Le maggiori sorprese ci attendevano all’alpe La Manda. Più che un alpeggio, un vero e proprio villaggio di baite di varie dimensioni, quasi completamente diroccate. Si intuivano canali per l’acqua che passavano nelle cantine, dove veniva messo a raffreddare il latte, Poi fontane, stalle, abitazioni spartane, canali per portare i liquami nei pascoli… La nebbia rendeva il tutto più spettrale e misterioso. Sarà poi di nuovo Danilo a raccontarmi qualcosa su questo alpeggio, dato che nel libro ho trovato solo indicato il numero di animali che saliva nei secoli scorsi e la stima del valore da pagare per l’uso dei pascoli.

I resti dell’alpeggio La Manda – Pontboset (AO)

Tra tutti i muntagnin che andavano lì, avevano circa 70 mucche. I padroni della Manda erano dei ricchi a quel tempo. Pagavano 2 lire alle donne per andare su a tagliare dove non andavano le mucche e portavano il fieno fino a Hone. Perché i padroni sono di Hone anche se la Manda è nel territorio di Pontboset. I vecchi padroni erano dei nobili e andavano su a caccia. Hanno fatto quella casa, l’unica ancora in piedi: quella era apposta per loro quando andavano su a caccia. Mio papà da piccolo è stato valet lì, mi diceva che nessun altro poteva andare in quella casa, era riservato solo per i padroni.”

La cisterna dell’acqua dell’alpe La Manda – Pontboset (AO)

Un po’ sopra all’alpeggio, un’altra struttura misteriosa, ai piedi di una roccia, di fianco al torrente. Salendoci sopra abbiamo trovato un foro, coperto da una lastra di pietra. Pareva una cisterna… “Mia nonna e le mie zie andavano sovente su lì con quelli che tagliavano fieno con la falcetta. E a portare cemento e sabbia quando hanno fatto quei vasconi per riserva dell’acqua.

I pascoli dell’alpe La Manda, i cui ruderi sono praticamente invisibili, mimetizzati tra le rocce – Pontboset (AO)

Anche se i pascoli di quell’alpeggio paiono così ripidi, nei documenti antichi sono sempre solo indicati come pascoli da vacche, mentre negli altri alpeggi troviamo sempre anche capre (molto numerose a Pontboset, dove potevano essere mantenute anche d’inverno, pascolandole sui versanti esposti e nei boschi) e, esclusivamente a Croset, le pecore.

L’arrivo della monorotaia e le baite di Croset – Pontboset (AO)

Un sentiero che corre su una cengia (dov’è stato anche fatto passare un ru con un tubo per l’acqua) ci porta a Croset. Qui ritroviamo la cremagliera e i container, uno rivestito in legno e l’altro nascosto dietro alle vecchie baite. I pascoli sono ripidi, ma l’erba è buona. Danilo mi dirà che quest’ultimo tratto di monorotaia è stato danneggiato in un punto dalle valanghe.

La monorotaia che sale a Croset – Pontboset (AO)

La spesa per rifarla è elevata, ma il versante è ripido, una pista per quad è quasi impossibile da fare se non con gli interventi necessari per metterla in sicurezza. “Vorrei fare ancora tante cose ma sono vecchio, non ho più forza. L’alpeggio Croset ha sempre avuto problemi di acqua, io il primo anno che sono andato ho messo 2000 metri di tubi. E ho acqua per fare girare anche la turbina.”

Pascoli nel vallone della Manda – Pontboset (AO)

Temo che questi siano davvero gli ultimi… se dovesse smettere chi ha letteralmente dato la sua vita a queste montagne, chi sarà ancora disposto ad affrontare fatiche e sacrifici del genere? “Andassi a ritirarmi sarebbe meglio, ma è una malattia.” Sono parole che ho sentito ripetere molte volte anche altrove, in situazioni anche meno estreme di queste. Dalla pagina facebook dell’azienda agricola, copio e incollo il testo di presentazione. “Agricoltore allevatore, da ben 40 di esperienza, di allevatore di capre e bovine da latte, e produzione formaggi di alpeggio, in questo momento solo latte vaccino. Le bovine di razza valdostana pezzata rossa, Da Maggio a Novembre vengono portate negli alpeggi Boset, e Crouset, comune Pontboset Valle D’ Aosta , in media e alta montagna da 1600 a 2000 metri di altezza, in una natura splendida e unica, Dove i bovini tutto il giorno intero stanno al pascolo, con erba verde fresca in pieno fiore, e bevono acqua che sgorga dalla roccia, in una natura incontaminata Solo la sera vengono ritirate in stalla per la mungitura, e il mattino dopo la mungitura , vanno di nuovo al pascolo. solo erba, acqua, e sale 2 volte alla settimana , nessuna aggiunta di mangimi di nessun genere. Tutto biologico al cento per cento. Viene prodotto 2 volte al giorno subito dopo la mungitura del mattino e sera, il formaggio a latte intero. Ingredienti. latte vaccino appena munto, caglio, sale. E’ lavorato con estrema, professionalità , passione, e con rigide regole sanitarie. Dopo circa 2 mesi di stagionatura in cantine adatte, viene venduto un prodotto, sano nutriente , e di alta qualità, a un prezzo buono.” A questo punto, non vi è venuta voglia di andare a fare un giro in un angolo di Valle d’Aosta sconosciuto ai più?

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