Il paesaggio non è solo “natura”

Non c’è pandemia che tenga. Ci avviciniamo a Pasqua e fioriscono non solo mandorli, peschi e albicocchi, tutti gli anni si ricomincia con la campagna contro la macellazione di agnelli e capretti. Che volete farci, toccherebbe tutti gli anni spiegare perché questi animali verrebbero comunque macellati. L’ho già detto e scritto più volte, potete andare a rileggere qui, qui e qui.

Capretti nati nelle scorse settimane, al pascolo con le madri – Petit Fenis, Nus (AO)

Quest’anno da noi sono nati quasi tutti capretti maschi… Spiace perché si sa che non si potranno allevare. Non possono diventare dei riproduttori nella nostra stalla e solo qualcuno potrà interessare come futuro becco ad altri allevatori. Posto il caso che uno volesse considerarli “animali da compagnia”, metti anche che uno li castrasse per non macellarli… Poi? Dove li teniamo? Lo spazio è quello che è… Non fatevi illudere da quelli che dicono che allevano senza macellare nulla. Non è sostenibile, è impossibile mungere se hai agnelli, capretti, vitelli che succhiano il latte. Continueranno a farlo fin quando la madre avrà latte, smetteranno solo allora. O hai due capre proprio solo da compagnia e non le fai partorire, o la macellazione, anche solo per autoconsumo, è inevitabile.

L’immagine di una delle campagne contro le macellazioni: da notare come si assimili l’agnello ad un neonato per impressionare il consumatore (immagine dal web)

Comunque, oggi scrivo lo stesso, perché nei giorni scorsi ho visto un post sull’argomento nella bacheca di una persona che era tra i miei contatti e che, di professione, è accompagnatore naturalistico in Piemonte. La sua non è una professione improvvisata, si segue un corso apposito, si devono avere determinate competenze e conoscenze, come potete leggere sul sito della Regione Piemonte.

Agnelli di razza biellese – Canavese (TO)

Ciascuno, nella sua vita privata, può seguire la dieta che preferisce… per motivi etici, religiosi, di salute, per moda o per gusti personali. Ma quando un accompagnatore naturalistico scrive un post dove vengono insultati i ristoratori del territorio che, in questo difficile momento, propongono nel menù da asporto per le festività pasquali carne di agnello… la cosa mi risulta indigesta. E lo è ancora di più vedendo a corredo del post una foto di un agnello riccioluto di razza non locale.

Casa di montagna: non mancava mai la stalla e il fienile, spazi talvolta più importanti di quelli “abitativi” per le persone – Elva, Valle Maira (CN)

A questo signore sembra assurdo che, nel XXI secolo, si possa ancora essere così trogloditi da allevare, macellare e consumare degli esseri viventi. A me invece sembra assurdo che una persona che esterna simili pensieri possa accompagnare la gente alla “scoperta” del territorio di una vallata alpina piemontese, ricca di storia, tradizioni e prodotti inscindibilmente legati all’allevamento.

Anche se ormai spesso abbandonati, vi sono chilometri e chilometri di muretti a secco che modellavano il paesaggio – Valle di Champorcher (AO)

Io, operatore economico di una vallata alpina, mi sentirei danneggiata dalle frasi scritte da quel signore. Vorrei che chi accompagna i turisti a visitare il “mio” territorio mostrasse sì il fiore raro, le particolarità geologiche, le iscrizioni rupestri, il branco di stambecchi e il lago alpino, ma vorrei anche che insegnasse a leggere il paesaggio, le strutture e le architetture tradizionali. Perché tutte le vecchie baite hanno stalle e fienili. Perché ci sono terrazzamenti dove l’uomo coltivava strappando spazi ai ripidi pendii, ma vi sono (erano) anche prati e pascoli, a quote diverse. In quota poi si incontreranno i vasti pascoli degli alpeggi, là dove passerà accompagnando i turisti verso un colle, una vetta… Cosa dirà ai turisti, vedendo mandrie e greggi? Non spiegherà loro se si tratta di animali appartenenti a razze locali, magari in via di estinzione, recuperate e valorizzate grazie a progetti di tutela. Tacerà o dirà ai turisti che sono barbare forme di sfruttamento perpetrate da uomini e donne che non hanno saputo evolversi?

Alpeggio e vacche al pascolo – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Soprattutto non indirizzerà i turisti all’acquisto dei formaggi negli alpeggi o nei punti vendita del fondovalle. Non saprà consigliare i prodotti tipici, i ristoranti dove si cucina con ciò che di meglio offre il territorio. L’accompagnatore deve saper spiegare la storia e il folklore, ma se parla con toni così duri di chi alleva e di chi si nutre di carne, come fa a spiegare la storia di una vallata alpina? Certo, anticamente di carne se ne mangiava ben poca, ma in montagna è sempre stato l’allevamento a permettere la sopravvivenza per 365 giorni all’anno. Fosse anche solo il latte di una capra… Ben vengano i ragionamenti e i confronti tra l’allevamento di un tempo e su quello, spesso troppo “spinto” dei giorni nostri. Ben vengano le riflessioni sull’attuale consumo di carne, molte volte eccessivo e di scarsa qualità, sugli sprechi alimentari attuali e sulla cucina di un tempo, dove non esisteva lo scarto, dove tutto trovava un impiego e anche un “recupero”.

Allevamento e paesaggio: la fienagione – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)
Pascoli di alta quota – Valle Maira (CN)

E poi, visto che il nostro “amico” si appella alla pandemia, dicendo che dovrebbe aiutarci a ragionare meglio, a essere più consapevoli, lo faccio anch’io. Vi invito a cercare in rete, se già non avete un locale o un fornitore di riferimento, chi propone carni locali nei menù. O anche aziende che vendano carne dei loro agnelli/capretti, nel caso preferiste cucinarle voi stessi. Quest’anno più che mai fareste un gesto importante non solo per sostenere l’economia locale, ma anche il morale dei produttori e della ristorazione.

Occhio all’etichetta! (immagine dal web)

Se invece non avete modo di acquistare direttamente da un produttore, nel negozio/macelleria/supermercato leggete sempre bene le etichette, che si tratti di animali nati, allevati e macellati in Italia.

Le fontane, nei villaggi, servivano anche per abbeverare gli animali, dal momento che non c’erano sistemi per l’abbeveraggio in stalla – Biel (AO)

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