L’albero della morte

Ieri mi ha telefonato un amico allevatore, raccontandomi la sua disavventura. Qualche settimana fa, arrivando al mattino dal suo gregge, ha visto prima una, poi due, poi diverse decine di animali morti, gambe all’aria, pance gonfie. Nel primo istante ha pensato ad un attacco del lupo (già successo, negli anni scorsi). Avvicinandosi ha però capito che si trattata di altro. Gli animali non erano feriti, erano gonfi, cianotici. Un avvelenamento. Chi poteva aver fatto una cosa del genere?

Taxus baccata (Immagine dal web)

Ha chiamato i veterinari e, dalle analisi, è risultato subito chiaro che l’uomo non centrava nulla, o meglio, non in modo diretto. Il responsabile era una pianta, il Taxus baccata. Il suo racconto mi ha sorpresa, perché proprio il giorno prima avevo letto un articolo su di un fatto analogo capitato ad un allevatore di capre in Piemonte. Anche l’amico al telefono ne era a conoscenza, e infatti mi ha detto: “Io non ne sapevo niente, non conoscevo la pianta, qui non se ne vede, ce n’erano nel giardino di una villa e non sapevo fosse così velenosa. Come me, non lo sapranno molti altri. Ho pensato a te, se potevi scrivere qualcosa, perché bisognerebbe far circolare la notizia il più possibile, in modo da evitare che succede ancora ad altri!

L’allevatore Mauro Garbolino con una delle capre morte per ingestione di tasso (Foto dal web)

Vediamo di capire meglio di cosa si tratta. Sapevo a grandi linee della pericolosità del tasso, ho delle reminscenze di studi universitari in cui si diceva che tutta la pianta è velenosa, a parte l’arillo, la parte rossa e carnosa del frutto. Ma perché in questo articolo sui fatti capitati nelle Valli di Lanzo si dice che sono state avvelenate dalle bacche?

Ancora un’immagine del tasso (Foto dal web)

Tutta la pianta è velenosa, in particolare gli aghi e i semi. Inoltre, nel periodo invernale, il veleno si concentra. In questo sito leggiamo: “La velenosità del tasso è leggendaria. Ne parla già Giulio Cesare nel De bello gallico a proposito di un capo celtico (Catuvolco) che, piuttosto che arrendersi alle legioni romane, preferì suicidarsi con il tasso. Gli antichi ritenevano addirittura che dormire sotto i tassi nuocesse alla salute, probabilmente per l’abbondante produzione di polline da parte delle piante maschili in primavera. Il tasso era un tempo abbondante in tutta Europa, ma la sua popolazione spontanea è stata sistematicamente decimata per via della sua velenosità per gli animali e l’uomo, e per l’utilizzo del suo legno per fare archi e mobili. Il tasso è oggi comune nei parchi, ed è soprattutto in questo contesto urbano che possiamo ammirarne la bellezza. Il tasso è caratterizzato da una crescita lentissima, e sono state descritti esemplari plurimillenari.
In Piemonte sono presenti due esemplari monumentali con una circonferenza superiore ai tre metri e mezzo. Uno si trova nel parco del castello di Racconigi (CN), e l’altro a Cavandone vicino a Verbania, e sono censiti fra gli alberi monumentali italiani. Il tasso era anche una pianta sacra nella tradizione celtica, e, prima della sua sostituzione con i cipressi, era comune nei cimiteri. La velenosità del tasso è ampiamente documentata anche nella Letteratura. Il tasso è uno dei candidati per l’
hebenon, veleno misterioso con cui, nell’Amleto di Shakespeare, il padre del protagonista è ucciso dal fratello (vedasi anche la voce giusquiamo), e, in epoca più recente, un omicidio con il veleno del tasso è alla base di uno dei racconti più famosi di Agatha Christie (Una tasca piena di avena).

Piante di tasso potate in forme ornamentali (Foto dal web)

Chissà se, chi lo utilizza in siepi e giardini, è al corrente della sua velenosità? Interessanti i suggerimenti, consigli e avvertenze che troviamo in questo sito svizzero. Si sconsiglia di piantarlo in parchi e giardini, specialmente se frequentati da bambini, ma anche di utilizzarne i rami per semplici decorazioni natalizia.

Il tasso monumentale in provincia di Verbania (Foto dal web)

Se viene chiamato “Albero della morte” ci sarà un perché… Un tempo evidentemente lo si conosceva bene ed, essendo molto più presente allo stato naturale, i pastori lo conoscevano e anche gli animali, probabilmente, avevano imparato ad evitarlo, così come accade attualmente con molte altre erbe e piante selvatiche, che non vengono consumate dagli animali abitualmente al pascolo.

Pecore morte per avvelenamento da tasso (Immagine dal web)

Cercando on-line, si scopre che ci sono diversi precedenti. Per esempio il post di questo veterinario, in Piemonte, che descrive un episodio analogo a quello capitato al mio amico. Siamo nel novembre 2019. “Alle 7.30 ricevo una chiamata da un allevatore di pecore: la sera prima ha messo tutte le sue pecore da rimonta (una trentina in totale) in un pascolo mai frequentato prima. La mattina ne ha trovate 6 morte e durante i 10 minuti della chiamata ne sono decedute improvvisamente altre 2.” Vengono fatte le autopsie all’Istituto zooprofilattico ed il responso è immediato, i rametti di tasso sono ancora nel rumine. “La quantità necessaria a produrre effetto tossico e letale è estremamente bassa: si ritiene che lo 0,1 % del peso corporeo, in foglie secche, sia letale per un cavallo, mentre nel bovino si arriva quasi a 500 grammi. Difficile riconoscere l’intossicazione dai sintomi. L’alcaloide inizialmente esercita il suo effetto a livello cardiaco e solo in seguito a livello neurologico. Gli animali colpiti inizialmente sembrano stare bene, poi si verificano tremori e debolezza con tendenza al collasso e rapidamente sopraggiunge la morte.

Fiori e foglie di oleandro, altra pianta molto velenosa (Immagine dal web)

Spero questo post possa contribuire ad evitare che si ripetano episodi simili. In prima persona, in passato, ho avuto brutte esperienze con altre piante ornamentali incontrate lungo il cammino del gregge: molto velenoso (pure per l’uomo) infatti è anche l’oleandro, facilmente riconoscibile quand’è fiorito, meno visibile quando vi sono solo le foglie (sempreverdi). Bisogna sempre fare molta attenzione a siepi e piante collocate davanti a giardini e cancelli, anche lungo le strade, ma il pericolo può spesso venire anche da mucchi di scarti di potatura che spesso vengono gettati in aperta campagna, in terreni abbandonati, lungo fossi e torrenti, ma anche accanto a bidoni dell’immondizia. Oltre all’oleandro, ricordo il caso di pecore morte per aver brucato una siepe di lauroceraso. Questa pianta infatti contiene acido cianidrico, che si libera soprattutto nella fermentazione (quindi nuovamente fare molta attenzione agli scarti di potatura!)

Il proprio territorio

Ringrazio le persone illuminate che, fortunatamente, qui in Valle d’Aosta ci hanno dato una zona rossa… con sfumature adatte al territorio in cui viviamo! Nello specifico, il decreto firmato il 6 novembre dal Presidente della Regione consente, tra le altre cose, l’andare a camminare anche oltre l’angolo di casa propria. Si possono fare passeggiate o escursioni in solitaria o con i propri famigliari, restando all’interno del proprio comune, seguendo strade e sentieri segnalati ed evitando le alte quote (limite dei 2200m, per ridurre al minimo i rischio di infortuni con attività di tipo alpinistico).

Il borgo di Lignan, circondato dai pascoli – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Dovrebbe essere ovvio che, qualsiasi cosa facciamo in questi giorni, preveda un’alta dose di buonsenso e rispetto reciproco. Non diamo la colpa della situazione attuale solo a chi ci governa o “agli altri”, sbagli piccoli e grandi, imprudenze e stupidaggini ne abbiamo fatte un po’ tutti, magari senza pensarci. Forse proprio andando a fare due passi, invece di stare a casa ad ascoltare notiziari o instupidirci e farci confondere dalla ridda di notizie che passano sugli schermi di TV, computer e smartphone, potremmo riflettere meglio su ciò che ci sta capitando. Camminare fa bene al corpo… e alla mente!

Con il gregge di capre sulla mulattiera – Petit Fenis, Nus (AO)

Eccoci allora a fare quattro passi sui sentieri del nostro territorio. Quanti lo fanno abitualmente? Per quanti è la prima volta? Quanti non sono mai passati in quella frazione, su quel sentiero, lungo quella mulattiera? Nel primo sabato da “regione rossa”, di gente sul sentiero (tra l’altro anche facente parte del tracciato del Cammino Balteo) ne è passata parecchia e molti hanno continuato a passare anche durante la settimana. Dato che avrebbero dovuto essere solo ed esclusivamente residenti nel Comune, ci ha sorpresi parecchio vederli consultare GPS e APP varie per capire dove andare, nonostante la presenza più che buona della segnaletica in loco!

Pascolo nel pomeriggio autunnale – Petit Fenis, Nus (AO)

Prendiamo gli aspetti positivi anche dei momenti peggiori e andiamo a scoprire la protagonista di questo blog, cioè la “montagna dell’uomo”, quella abitata tutto l’anno, quella dove c’è ancora qualcuno che non solo ci vive, ma lavora pure, con attività per lo più agricole, strettamente legate al territorio. In questo autunno dal clima piuttosto mite, troveremo ancora animali al pascolo, ma anche vigneti colorati, qualche mela dimenticata sui rami più alti degli alberi, orti con le ultime verdure di stagione… Dato che saremo da soli, o al massimo con i nostri famigliari, oltre ad osservare, potremo anche ascoltare suoni, richiami, rumori dell’ambiente che ci circonda.

Montagnetta – Quart (AO)

Come vi sembrano i luoghi in cui state camminando? Lo vedete quanto abbandono c’è? Vi accorgete di com’erano queste terre fino a qualche decina di anni fa? Ci sono muretti che crollano, ci sono case in pietra abbandonate che emergono dai boschi ormai quasi senza foglie. A queste quote sono battuti solo i sentieri principali, appena usciamo dalle tracce più percorse, spesso fatichiamo ad individuare il cammino giusto e magari finiamo per imboccare la “via” dei selvatici, veri padroni di questi territori, piuttosto che il tracciato realizzato dall’uomo nei secoli passati.

Il sentiero tra Lignan e Arlod, per lunghi tratti sbarrato dagli alberi caduti durante l’uragano – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Ci sono poi zone dove si cammina meglio, perché pulite dal pascolamento degli animali o perché vie per raggiungere i suddetti pascoli, o ancora perché conducono a un orto, un campo. O ancora tratti di sentiero dove ci tocca faticare più che in una giungla, dato che la recente tempesta Alex ha abbattuto decine di piante in boschi non più curati da anni. E’ passato ormai più di un mese da quelle giornate di bufera, ma su quel sentiero che abbiamo seguito noi non era ancora passato nessuno. E pensare che, un tempo, doveva essere l’unica via di congiungere quei villaggi… Qui inoltre abbiamo i Ru, i ruscelli che portano la preziosa acqua sui versanti aridi. In questa stagione sono asciutti e possono essere passeggiate molto particolari (sempre con la massima prudenza, informandosi prima sulla loro percorribilità).

Sul Ru d’Etran – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Nella speranza che il futuro ci porti giorni migliori, invito chiunque voglia farlo (in zone dove questo è consentito) ad uscire di casa, a scoprire con occhi e mente aperti il proprio territorio, che spesso può regalare sorprese tanto quanto le mete più lontane. Facciamolo rispettando le regole, perché infrangerle con delle inutili imprudenze sarebbe un insulto a chi si sta prodigando fin oltre le sue forze negli ospedali. Inoltre potrebbe portare a privare tutti di questa sana “boccata d’aria” che, in tutti i sensi, ci sta aiutando a superare questo periodo.

Pascolo autunnale a Lignan – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Perché non scrivi?

Mi hanno chiesto: “Ma tu che sei una scrittrice, perché non scrivi qualcosa su questi tempi che stiamo vivendo, su quel che sta succedendo?“. Qualcosa ho scritto, nei giorni scorsi, ho buttato giù qualche pensiero, ma continuo a ritenere che ci sia già fin troppa gente che scrive e che parla su di un argomento che sembrano non conoscere del tutto nemmeno gli addetti ai lavori. Altrimenti non ci si spiega come mai dei medici, tutti ugualmente laureati in medicina, abbiano opinioni tanto diverse.

Escursionisti e turisti in una giornata della scorsa estate in Valsavarenche (AO)

Adesso è il momento delle mille accuse, la chiusura parziale o totale “è colpa di…”. Di quelli che sono andati in ferie, dei giovani, della movida, degli aperitivi, degli studenti, degli anziani che giocavano a carte al bar…. E nelle case di riposo, dove il livello di attenzione e prevenzione avrebbe dovuto essere massimo, senza mai calare anche solo un giorno, dove nessuno dovrebbe aver disatteso le regole igienico-sanitarie? Accidenti a quei nonni che, tra movida e apericena, ci hanno portato a un nuovo lockdown…

La terapia rigenerante delle camminate in solitaria in montagna… – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Ma nessuno ha badato, in questi mesi, quando comunque si sapeva che il virus sarebbe tornato in autunno, a prevenire per esempio con una corretta alimentazione, o cercando di capire come rafforzare il sistema immunitario… E anche adesso, con un nuovo lockdown, si va a colpire duramente il corpo e lo spirito, privando moltissime persone, tra le altre cose, della possibilità di fare movimento (non dico sport agonistico, dico proprio solo fare una camminata in solitaria lontano dalle aree urbane), beneficiando di tutto ciò che il movimento, il sole, l’aria pura ci possono dare.

Paesaggi autunnali salendo al Col Collet – Quart (AO)

Perché non sono stati fatti più studi sul perché certe persone si sono ammalate in forma grave e altre no, a parità di condizioni di salute? E’ vero che c’è una correlazione con la carenza di vitamina D? La vitamina D si assume attraverso gli alimenti… e stando al sole (è chiamata la “vitamina del sole”)! Ma ora ecco che ci chiudono tutti in casa, vietato allontanarsi, vietato camminare e respirare aria buona!

Angoli poco conosciuti della Valle dove camminare in totale solitudine – Chaleby, Quart (AO)

Quel che pensavo questa primavera in occasione del primo lockdown è ancora più valido oggi, alla luce di quanto visto e sentito in tutti questi mesi. Oggi ci si scaglia contro chi si preoccupa perché non può andare a camminare, ma anche contro chi parte dalle città verso le seconde case. Io farei lo stesso, in nome della salute fisica e psicologica. Per chi teme che sia un escursionista o uno “venuto da fuori” a portare “il contagio”… tranquillizzatevi! Facessero il tampone a tutti, nello stesso giorno, chissà quanti di noi sarebbero positivi (e asintomatici), abitanti delle città, delle vallate, dei villaggi, delle località di mare.

Un tardo pomeriggio autunnale dopo una giornata di maltempo – Petit Fenis, Nus (AO)

Me la permettete un’altra riflessione da allevatrice che abita in montagna? Nel leggere le infinite diatribe tra chi quasi nega il virus o ne minimizza la pericolosità e chi, spesso appartenenti in prima persona al mondo ospedaliero, enfatizza all’opposto la grave situazione che vive ogni giorno in prima persona, mi viene in mente un’altra situazione. Quella del lupo. Cosa centra? Perché tirare in ballo il lupo anche qui?

Gregge al pascolo in alpeggio -Bardonecchia (TO)

Perché è un problema che conosco bene e di cui ho analizzato a fondo tutte le sfaccettature e implicazioni. C’è chi nega che gli attacchi siano “colpa sua” (chiamando in causa fantomatici cani randagi), chi dice che la colpa è comunque dei pastori (che non sorvegliano adeguatamente il bestiame, che abbandonano cani in giro, che non danno da mangiare ai propri e via di ipotesi fantasiose di questo tono), chi ne fa una questione politica, chi una questione economica. C’è chi se ne disinteressa totalmente (ritenendo che non sarà mai affar suo), chi si preoccupa anche quando non corre praticamente alcun rischio… Poi ci sono quelli in prima linea, gli allevatori, che reagiscono in modo diverso a seconda di quanto sono colpiti direttamente, dei danni subiti, dell’impostazione aziendale, della passione che ci mettono nel loro lavoro, dell’ampiezza di vedute, della filosofia di vita personale.

Gregge al pascolo – Passo del Gran San Bernardo (AO)

Non vedete in un certo senso una qualche analogia? Anche nel fatto che se ne parla tanto, si sa che in una certa stagione il problema si ripresenta, ma immancabilmente nei mesi precedenti non si è fatto abbastanza per arrivare preparati ad affrontarlo. Non voglio mancare di rispetto a nessuno con questo parallelismo, ma invito solo a riflettere su come le problematiche abbiano un peso diverso in base a quanto ci coinvolgono in prima persona.

Domenica scorsa i parcheggi alla partenza dei sentieri erano al completo, tutti a far scorta di aria buona, tutti ad ossigenare i muscoli e i polmoni, ad alleviare lo spirito – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Comunque, c’è un bel sole in questa giornata di transizione… Giornata per me difficile da comprendere: se siamo così a rischio, cosa cambia da oggi a domani? Perché posticipare di un giorno la chiusura? Anche da quassù posso immaginarmi le corse odierne ai supermercati, gli spostamenti tra comuni, tra regioni, per andare a dare almeno un ultimo saluto a un parente, un fidanzato, un amico, oltre alle transumanze verso “prigioni” più accettabili rispetto ad una città, come si diceva sopra. E tutte quelle cose da fare… già solo qui, quante macchine sono passate, oggi, quanti si sono fermati anche solo per far due parole, per dare un saluto.

Al pascolo nei mesi del lockdown primaverile – Petit Fenis, Nus (AO)

Me lo sento, avremo delle bellissime giornate autunnali, d’ora in poi. La natura si farà beffe di noi, l’avevo già notato in primavera. Pur con uno spirito oppresso dalla situazione che stavamo vivendo, pur colmi di preoccupazioni per un futuro economicamente e socialmente sempre più nero, era inevitabile non vedere quanto fosse meraviglioso l’esplodere della primavera, in giornate dal cielo terso, che ospitava un sole brillante come non mai. Quasi la natura ci volesse dire qualcosa, ma non so quanti abbiano colto il suo messaggio.

Rientro dal pascolo, ieri pomeriggio – Petit Fenis, Nus (AO)

Adesso i colori dell’autunno stanno per chiudere la loro parentesi, le brume dei giorni scorsi hanno appesantito molte foglie già instabili, spogliando interamente alcuni alberi, come frassini e noci. Resistono ancora parte delle chiome dei ciliegi e delle betulle, ma giorno dopo giorno anche queste macchie di colore spariranno. Su in alto, i boschi di larice hanno virato dal giallo oro all’arancione e, prima di liberare i loro aghi con le gelate che ancora si fanno attendere, mantengono un aspetto di rame antico.

Una cornice autunnale – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Se le protezioni che ci hanno insegnato ad usare sono sufficienti ed efficaci, il virus non mi fa paura. Temo molto di più gli effetti collaterali di queste chiusure. Sono grata al fatto di vivere questi momenti qui e di non essere da sola, sono consapevole di questa mia immensa fortuna. Nello stesso tempo però non intendo accettare passivamente tutto ciò che sta accadendo. Visto che lo scopo dovrebbe essere la nostra salute, intendo preservarla stando all’aria aperta, camminando, vivendo!

Domenica scorsa anche il tempo era immobile, sembrava quello che precede la neve, ma le temperature erano miti, in questo anno così strano… – Vallone di Saint-Barthélemy, Nus (AO)

Volevo chiudere con una riflessione sentita in bocca a diversi anziani, negli ultimi tempi. Persone molto diverse tra loro, sia per origini, sia per titolo di studio, passato lavorativo, esperienze di vita. Tutti mi hanno detto: “Noi la nostra vita bene o male l’abbiamo fatta, adesso cerchiamo di fare attenzione, speriamo vada tutto per il meglio, ma se deve capitare, vuol dire che era la nostra ora. Quel che ci preoccupa è vedere i giovani, voi, che non vi lasciano vivere, lavorare, divertirvi com’è giusto che sia . Vi stanno togliendo il futuro, la speranza, la voglia di fare.