Il più bel “brutto” alpeggio della Valle d’Aosta

Cercando informazioni on-line sulla possibile meta per una gita, mi è capitato di leggere in un blog che quello da me scelto era “…il più bel brutto posto della Valle d’Aosta“. Ci sono andata lo stesso e non me ne sono pentita. Innanzitutto, non è per niente un brutto posto, offre scorci panoramici meravigliosi, dal Lago di Place Moulin sempre presente in fondovalle, alle cime circostanti, i ghiacciai, i numerosi laghetti alpini che si incontrano lungo il percorso… per non parlare poi dei selvatici (camosci, stambecchi, marmotte), unica presenza animale in una stagione in cui gli alpeggi già si sono svuotati.

Un camoscio in cresta lungo il sentiero che sale all’alpeggio La Meà – Bionaz (AO)
Vista sul Lago di Place Moulin – Bionaz (AO)

Ecco… gli alpeggi… è proprio di questo che vi voglio parlare, per restare in tema con l’argomento del blog. Lungo il cammino ne attraverseremo alcuni diroccati (i cui pascoli sono ancora utilizzati), ma ne raggiungeremo anche uno perfettamente restaurato e curato secondo tradizione in ogni dettaglio gestionale.

Dettaglio dell’architrave di una stalla tra i ruderi dell’alpeggio Le Meà – Bionaz (AO)

Andiamo con ordine… visto il posto, con pascoli poveri e pietrosi, assenza di piste o strade, ci si potrebbe aspettare al massimo di trovare delle manze (o “manzi”, come vengono chiamate in valle le bovine giovani che non hanno ancora partorito) con un pascolo delimitato da fili e nessuna sorveglianza umana. Invece no, qui ci sono sicuramente state delle bovine da latte e lo si capisce da diversi indizi ancor prima di raggiungere l’alpeggio principale…

Sentiero e cremagliera per Plan Vayun – Bionaz (AO)

Ignoro chi salga quassù in alpeggio, ma vorrei tanto incontrarlo, vorrei tornare l’anno prossimo, vedere come si muovono tra questi pascoli estremi le bovine. Il sentiero è ripido e… sorpresa, c’è anche una cremagliera (penso di recente costruzione, ma non ho trovato notizie in rete sulla sua realizzazione) che parte dalla strada e si inerpica sui ripidi versanti, compiendo un lungo tragitto fino a poche decine di metri dalle costruzioni d’alpeggio.

La cremagliera per Plan Vayun a Les Seytives – Bionaz (AO)

Vorrei vederla in funzione, la cremagliera, con il carico di Fontine che scende a valle su quei passaggi sospesi nel nulla, in cresta… diversamente da un’altra opera simile di cui vi avevo già parlato, questa è più bassa, nei punti più esposti sarà al massimo a due spanne da terra, così immagino che le valanghe non rappresentino un problema, dato che le prime nevicate già la copriranno interamente.

Spietramenti per recuperare pascolo a Plan Vayun – Bionaz (AO)

L’alpigiano che montica qui la sua mandria o è un eroe… o è un pazzo! Come vi dicevo, non ci sono strade… e l’alpeggio è “bruttissimo”. Parlo dei pascoli. Ci sono pietre ovunque, i pianori sono quasi inesistenti, ancora oggi vengono fatti degli spietramenti (usanza andata perduta praticamente ovunque), immagino che recuperare lembi di terra sia l’occupazione principale del pastore mentre è al pascolo delle bovine.

Ruscelli per l’acqua e per la feritirrigazione – Plan Vayun, Bionaz (AO)

Ci sono anche centinaia di metri di tubi per portare l’acqua anche nei pascoli più lontani, oltre ai ruscelli ancora scavati a mano (penso che serva una zappa nuova ogni anno, con tutte quelle pietre…).

Abbondante fertirrigazione dei pascoli a fine stagione – Plan Vayun, Bionaz (AO)

A fine stagione la concimaia è stata svuotata e lavata alla perfezione, i liquami sono stati fatti scendere nei pascoli sottostanti l’alpeggio, per garantire nuova erba per l’anno successivo. Quindi le stalle sono utilizzate per ricoverare gli animali e per mungere, ecco l’indizio che mi fa credere che quassù si produca Fontina.

La concimaia e i pascoli sottostanti a Plan Vayun – Bionaz (AO)

La cosa bella di questo alpeggio sono i fabbricati e le strutture, collocati nel mezzo di Plan Vayun (o Vaiun a seconda delle mappe consultate). Stalle, casa, casera, centralina idroelettrica per la corrente, oltre ovviamente alla già citata cremagliera. Se penso a quante montagne belle (intese come ottimi pascoli), anche facilmente raggiungibili, mancano di strutture o hanno fabbricati insufficienti rispetto alle necessità…

Le baite di Plan Vayun – Bionaz (AO)

Data la carenza di pascolo, quello che c’è è stato utilizzato fino all’ultimo stelo d’erba, dall’alpeggio più basso fin su alle ultime chiazze nei pressi del Lac Long. Non dev’essere facile, pascolare qui… Io ci vedrei male persino delle pecore, figuriamoci le vacche!

Il Lac Long, fondamentale riserva d’acqua per l’alpeggio Plan Vayun – Bionaz (AO)

Pazzo o eroe che sia, cercherò di rintracciare l’alpigiano, non so se ora sia già sceso alla stalla di fondovalle o abbia ancora un altro tramuto a quote inferiori rispetto agli alpeggi che abbiamo visto ieri. Appena pubblicate le foto su Facebook, amici in zona mi hanno già subito riferito di chi si tratta…

Ruderi delle stalle e pascoli a Les Seytives – Bionaz (AO)

Tra i tanti pensieri riguardanti questo alpeggio, immagino anche la qualità della Fontina… quassù sono praticamente sicura che non vengano usati mangimi, ma solo ciò che offre la natura: acqua, erba… e la mano del casaro per trasformare il latte!

Un tratto del sentiero tra i ruderi dell’alpeggio Seytives – Bionaz (AO)

A questo punto vi prometto che, in futuro, troverò il modo di riparlare di questo alpeggio. Queste sono sicuramente realtà che fanno vivere la montagna nel vero senso della parola, realtà da premiare! Altro che i contributi dati ai grossi numeri (di bestie e di ettari)…

Finirà l’estate…

Ci eravamo illusi che stesse arrivando l’autunno, che il caldo fosse alle spalle, quando le nuvole si erano alzate e avevamo visto la prima spruzzata di neve sulle cime e non solo. Si respirava un’altra aria, finalmente frizzante, carica di quell’odore intenso di erba secca, aghi di larice, foglie di rododendro e di ginepro.

Gregge al pascolo nel Vallone del Gran San Bernardo (AO)

Le ombre si allungano, i raggi del sole sono radenti e i colori, specialmente in alta quota, iniziano a cambiare, ma solo sui pascoli, per le foglie degli alberi c’è ancora tempo. Non so voi, ma io ho voglia di autunno. Basta caldo, basta sole che brucia, afa… Ho voglia di aria che pizzica, di maglie con le maniche lunghe, ho voglia di “tana”, di entrare in casa e accendere la stufa, di cucinarci sopra una polenta, di cuocere in forno una torta.

La nevicata di fine agosto sulle cime nel Vallone di Saint Barthélmy – Nus (AO)

All’improvviso, dopo quella pioggia/neve, la montagna per qualche giorno pareva essersi spopolata. I parcheggi alla partenza dei sentieri erano vuoti, la montagna risuonava solo più del sibilo del vento, dei fischi delle marmotte, dei campanacci delle vacche che uscivano dalle stalle per il pascolo, accompagnati dalle grida dei pastori e dall’abbaiare dei cani.

La mandria esce dalla stalla dopo la mungitura per il pascolo serale – Barbonce, Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

L’illusione è durata poco, perché il caldo è tornato, così si continua in pantaloncini e canottiera, si suda al minimo sforzo, si fatica il doppio… Specialmente nel fine settimana, sono tornate pure le “orde” di turisti ad affollare i percorsi più classici, a bivaccare sui pascoli intorno ai rifugi. Oltre al caldo, perdura anche la siccità, che ha ingiallito i prati anzitempo soprattutto in montagna. Già a fine luglio, inizi di agosto, in certi posti ci si lamentava per la siccità. Altrove invece sembra che una volta ogni settimana debba scaricare almeno un temporale, un violento temporale, spesso con venti di burrasca e grandine devastante. Stranezze di un clima sempre più estremo…

Violenta cella temporalesca sulla pianura piemontese (foto da Centro Meteo Piemonte CMP)
Pascoli riarsi dalla siccità a fine luglio nel Vallone del Grauson – Cogne (AO)

Dove la siccità dura da settimane, interrotta solo da brevi spruzzate di pioggia (quasi sempre seguite da giornate di vento) è tutto giallo, marrone, grigio, polveroso. Qua e là ci sono già state le prime transumanze, anticipate rispetto al solito, proprio per colpa della carenza di acqua e dei pascoli riarsi.

Transumanza precoce nelle Valli di Lanzo – Ala di Stura (TO) (foto f.lli Massa)

I nevai sono spariti quasi ovunque, molti ruscelli e torrenti sono asciutti, i laghi più piccoli si sono prosciugati interamente, altri si sono ritirati, lasciando scoperte metri di sponde sassose. Uno “spettacolo” inquietante e preoccupante.

Il Lac de Luseney in secca a metà settembre – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Speriamo arrivi la pioggia, speriamo scendano le temperature. Speriamo non nevichi troppo presto… Lo scorso anno la neve precoce, come spiegano anche gli antichi detti, aveva portato un inverno povero e quasi inesistente, per lo meno da queste parti. Se guardiamo i “segni” della natura, qui i sorbi sono carichi all’inverosimile di frutti. Non è così ovunque, in vallate piemontesi dove i pascoli sono più verdi (grazie a qualche pioggia ogni tanto), i rami dei sorbi non si piegano sotto a grappoli pesantissimi.

Pianta di sorbo montano con abbondanza di frutti – Petit Fenis, Nus (AO)

Per me questo periodo dell’anno rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo. Una sorta di capodanno, se vogliamo chiamarlo così. Gli animali rientrano dall’alpeggio e si ricomincia. Ma farlo con temperature quasi maggiori di quando le avevamo accompagnate ai monti non è ciò che mi auguro. Eppure l’altra sera, a più di 2000 metri di quota, all’imbrunire si stava ancora bene in pantaloncini e maglietta.

Gregge al pascolo sulle montagne di Ostana – Valle Po (CN)

Mancano pochi giorni all’autunno del calendario, le previsioni meteo al momento sembrano dire che saluteremo l’estate con un po’ di pioggia, ma purtroppo è da settimane che mostrano la nuvola con le gocce, poi con il passare dei giorni i millimetri previsti si riducono e il giorno stesso le previsioni cambiano ancora, dicendo che neanche questa volta vedremo la pioggia…

Siccità nei pascoli d’alpeggio – Vallone di Vertosan (AO)

Cosa c’è nel Vallone delle Cime Bianche

Avete mai sentito parlare del Vallone delle Cime Bianche? Da quando vivo in Valle d’Aosta, l’ho sentito nominare spesso, sia dai media, sia leggendo post e commenti dei miei amici, virtuali e non. Si tratta di un Vallone nella testata della Val d’Ayas, privo di strade, percorso solo da sentieri. E’ ancora utilizzato come sede d’alpeggio, anche se nella parte alta non vi sono più fabbricati agibili. Perché se ne parla tanto? A causa di un progetto di “valorizzazione turistica” che prevederebbe la realizzazione di una funivia al fine di creare un collegamento con gli impianti già presenti a monte e favorire il passaggio da un comprensorio sciistico ad un altro. Qui potete leggere qualche notizia su cosa è stato proposto. Non tutti sono d’accordo e le ragioni di chi si oppone sono molteplici. Qui trovate la pagina dei Luoghi del Cuore del FAI sul Vallone, o ancora un corposo dossier di Ayas Trekking per farvi capire le ragioni del NO su basi scientifiche, ambientali, naturalistiche…

Uno dei laghi nella parte alta del Vallone di Courtaud, con le Cime Bianche sullo sfondo – Val d’Ayas (AO)

Non sono solita ricorrere a citazioni per i miei post, quindi chi vuole potrà leggere questi link, oppure potrà semplicemente continuare a seguire il mio ragionamento. Non mi definisco sicuramente “ambientalista”, anche perché talvolta questo termine per me ha risvolti negativi ed identifica soprattutto chi teorizza sull’ambiente dal salotto di casa propria e viene in montagna solo nel tempo libero. Io l’ambiente lo vivo, io nell’ambiente ci lavoro, così la mia visione è più disincantata e concreta. Così sono tendenzialmente favorevole, per esempio, quando si propone di fare una nuova pista che vada a servire uno o più alpeggi. Ovviamente la strada dev’essere fatta come si deve e, soprattutto, riservata agli aventi diritto e non aperta al traffico. Come ho già avuto modo di dire molte volte, ci sarà la “ferita” nel momento in cui la strada viene tracciata, ma dopo un paio di stagioni quella strada farà parte del paesaggio e… nello stesso tempo farà sì che un allevatore con la sua famiglia continui a mantenere una tradizione che parla di pascoli utilizzati a dovere con bestiame sorvegliato, parla di prodotti frutto della tradizione e del territorio…

Pista che sale agli alpeggi nel Vallone di Vertosan, perfettamente inserita nel paesaggio – Avise (AO)

Veniamo però alle “nostre” Cime Bianche. In realtà le Cime sono nella sommità del Vallone, che si raggiunge con un lungo cammino non alla portata di tutti. Occorre essere dei buoni camminatori allenati per arrivare fino al fondo di questo lungo vallone composto da due rami, il vallone di Courtaud e quello composto da la Comba de l’Aventine e la Comba de Rollin, dove si inerpica il sentiero principale, più frequentato dal pubblico.

Resti di un alpeggio e zona di torbiera salendo nella Comba de l’Aventine – Val d’Ayas (AO)
Giochi d’acqua salendo nella Comba de Rollin – Val d’Ayas (AO)

All’inizio si sale in un “normale” bosco di larici, ma prendendo quota si raggiungono i pascoli e si inizia a godere dello spettacolo naturale fatto da giochi d’acqua, torrenti, laghetti, cime calcaree, torbiere, ghiacciai… Noi siamo saliti a fine estate, ma potevo facilmente immaginare quale meraviglia si potesse osservare al culmine delle fioriture estive.

Androsace alpina tra rocce e ghiaie ai Lacs de l’Aventine – Val d’Ayas (AO)
Linaria alpina in piena fioritura salendo al Colle delle Cime Bianche – Val d’Ayas (AO)

Fioriture che potevano ancora essere apprezzate alle quote maggiori, insieme alla fauna selvatica che non è stato difficile osservare in una giornata infrasettimanale priva di un eccessivo afflusso di escursionisti. Insomma, anche senza intendersene di geologia, di botanica, di natura in generale, è facile dire che questo è “davvero un bel posto”. Ed è bello così com’è! Lo apprezzi guadagnandotelo passo dopo passo, svoltando un costone e arrivando ad un altro lago, costeggiando il medesimo lago e vedendone mutare il colore a seconda dei riflessi di luce.

Eriofori lungo i laghetti e corsi d’acqua nella parte sommitale del Vallone di Courtaud – Val d’Ayas (AO)
Branco di femmine di stambecco con i loro piccoli – Lacs de l’Aventine, Val d’Ayas (AO)

C’è la natura, ma c’è già anche l’uomo, quello che da secoli utilizza questi pascoli, così come tutti gli altri delle vallate alpine. Un tempo sicuramente quassù c’erano molti più alpeggi utilizzati, infatti i resti di baite, stalle, recinti in pietra li incontriamo un po’ ovunque. Ma è una presenza umana integrata nella natura: anche se stagionale, fa letteralmente parte del paesaggio e sarebbe strano salire quassù senza sentire un muggito o un campanaccio.

La mandria nei pressi dei fabbricati fatiscenti dell’alpeggio Mase – Val d’Ayas (AO)

Infatti c’è anche una mandria variegata che pascola quassù da qualche anno. Prima ancora altri allevatori utilizzavano i fabbricati esistenti, ma il loro progressivo degrado ha fatto sì che questo vallone venisse destinato a chi non pratica la mungitura e lascia quassù animali in asciutta, vacche con vitelli, manze, asini e cavalli. L’allevatore deve salire e scendere a piedi da un alpeggio posto all’inizio del vallone, dove c’è un’abitazione ristrutturata in epoche più recenti.

I Lacs de l’Aventine salendo al Colle delle Cime Bianche – Val d’Ayas (AO)

Se poi questo enorme spazio naturale lo si vuole guardare dall’alto, basta salire e salire ancora, così i laghi che si osservano con un solo colpo d’occhio sono due, tre o anche di più. Questa è la montagna vera… E non tutti se la meritano, lasciatemelo dire. Non solo ritengo che la montagna non sia “di tutti”, ma non è nemmeno “per tutti”. Più che mai ne abbiamo avuto la dimostrazione quest’anno, che ha visto numeri mai visti di “turisti” riversarsi sulle montagne, causando anche non pochi problemi. La montagna va conquistata, la montagna è fatica e soddisfazioni, arrivi dove ti portano le tue forze…

Sulle sponde del Lac Grand, tracce dell’uomo… – Val d’Ayas (AO)

Purtroppo dove arriva l’uomo, spesso lascia le sue tracce… E più ci arriva “comodamente”, più porta con sé cose che poi tende ad abbandonare. Come sono arrivate questa coperta e questo pallone quassù? No… non sulle spalle di qualcuno… Lassù in cresta, molte centinaia di metri più a monte, già ci sono molteplici funivie e seggiovie. Un colpo di vento, una disattenzione… e così ecco che in questo paesaggio ancora apparentemente incontaminato si trova una quantità di immondizia che, fortunatamente, altrove non c’è. Al fondo dei canaloni che scendevano dalla cresta c’era davvero di tutto…

Le piogge, il vento e le slavine portano quaggiù oggetti di vario tipo “grazie” alle piste e alle funivie su in cresta – Lacs de l’Aventine, Val d’Ayas (AO)

Arrivando al Colle, purtroppo il paesaggio non è più incontaminato. La vista sarebbe bellissima, ma si fatica anche a trovare un punto dove scattare delle foto senza “infrastrutture”. Il Cervino scompare letteralmente di fronte alla desolazione di un bacino artificiale in quel giorno privo di acqua.

Il paesaggio quassù sarebbe unico… ma è ormai irrimediabilmente compromesso… – Colle delle Cime Bianche, Valtournenche (AO)

…poi la desolazione degli sbancamenti fatti per realizzare le piste, i piloni delle funivie, più in alto gli edifici letteralmente aggrappati alla montagna… no, mi spiace, non è questo che cerco, non è questa la montagna che mi piace vedere e percorrere. Qui non provo più le sensazioni che normalmente mi regala l’alta quota, quella pace, quel senso di infinito, quella libertà, quella gioia fatta di silenzio, immensità.

Piste e impianti di risalita tra i due Colli delle Cime Bianche tra Valtournenche e Val d’Ayas (AO)
Profondi segni di erosione nella montagna completamente “rimodellata” ad uso sciistico – Cime Bianche, Valtournenche (AO)
Una visione d’insieme dell’area lungo cui abbiamo camminato tra i due Colli – Val d’Ayas (AO)

Purtroppo guardandomi intorno segni di violenza sulla montagna ne vedo già fin troppi, quindi… anche senza pensare al clima che cambia, agli inverni con sempre meno neve, alla necessità di non concentrare troppo le persone negli stessi posti (la pandemia dovrebbe averci insegnato tante cose…), al bisogno di integrare il turismo con le attività già presenti sul territorio, senza alcun dubbio dal cuore e dalla testa mi viene da dire che questo vallone deve rimanere così com’è.

…alle spalle gli impianti di risalita verso il colle delle Cime Bianche… – Val d’Ayas (AO)
…e davanti agli occhi le fioriture di erioforo sulle sponde del Lac de Rollin – Val d’Ayas (AO)
Appena poco oltre le zone spianate e rimodellate, ricomincia la montagna, con la sua vegetazione tipica delle alte quote (qui un ciuffo di genzianelle) – Val d’Ayas (AO)

Basta spostarsi quel poco per ritrovare, fortunatamente, la vera montagna. Non so come sia il panorama quassù con la neve (che nasconde, cancella, rimodella ogni cosa), ma oggi davvero non ha niente di affascinante, a meno di tornare a casa e cancellare, tagliare, modificare le immagini con Photoshop. Io però non sono solita ricorrere alla post-produzione e vi mostro quello che ho visto, senza nemmeno usare un filtro…

In alta montagna a tutti i costi… le strutture sulla Testa Grigia – Valtournenche (AO)
Il panorama su Cervinia: notate la differenza tra le zone degli impianti/piste e quelle degli alpeggi… anche con questa siccità e a fine stagione, il colore è evidente – Valtournenche (AO)

Davvero un collegamento con una funivia “cambierebbe tutto” per l’economia? Siamo sicuri? E che economia porterebbe? Chi va a camminare in posti del genere solitamente è qualcuno che apprezza il territorio e i suoi prodotti, quindi per mangiare e dormire sceglie piccole strutture, non grandi alberghi… L’abbiamo già ripetuto tante volte, quest’estate: chi viveva solo di turismo, quest’anno con il lockdown e la crisi legata al Covid ha fatto la fame, ha chiuso, non ha visto un soldo. Chi aveva nel turismo un’integrazione al reddito (dell’azienda agricola, per esempio), ha superato meglio il momento difficile.

Ancora un’immagine delle Cime Bianche con il tratto di impianti già esistente – Val d’Ayas (AO)

Non è l’unico bel posto della Val d’Ayas, questo… ma è sicuramente un vallone unico. Distruggerlo sarebbe una perdita incommensurabile. L’ho pensato durante la salita, ma anche durante la discesa sul versante opposto, seguendo un sentiero molto poco battuto di cui spesso si perdeva la traccia, un po’ per la scarsa frequentazione, un po’ per la recente esondazione e vari fenomeni erosivi legati alla forte pioggia dei giorni precedenti.

Il Lac de Rollin, nella parte alta del Vallone di Courtaud – Val d’Ayas (AO)
Le acque impetuose del torrente Courtaud che, più a valle, in parte andranno ad alimentare il Ru Courtaud, lungo una ventina di chilometri, fondamentale per l’irrigazione di vasti territori – Val d’Ayas (AO)

Sicuramente non saranno queste mie poche righe e immagini a far cambiare le cose, ma invito chi di voi non lo conosce ancora ad andarci, fermandosi poi sulla via del ritorno per portare a casa qualcosa di locale, anche solo una fetta di formaggio, un gelato… e ditelo, dove vi fermate, che siete stati alle Cime Bianche e il vallone vi piace così com’è, ditelo che non ci tornereste, se ci fosse una funivia o una pista da sci…

Resti di un antico alpeggio nel Vallon de Courtaud – Val d’Ayas (AO)